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panorama

7 luglio 2010 • pagina 11

Arrestati 2 ex dirigenti e tre imprenditori. Indagati anche altri 6 manager della compagnia ferroviaria di Stato

Trenitalia: tangenti per gli appalti La procura di Napoli: manutenzioni affidate a parenti o con trattative irregolari di Marco Palombi

ROMA. Un’inchiesta lunga, che già all’indomani del disastro ferroviario di Viareggio in cui morirono 32 persone, finì sui giornali. Circa quattromila “vagoni fantasma”, scrisse all’epoca la Repubblica, circolano grazie ad un “sistema criminale”: dovevano essere rottamati per conto di Ferrovie dello Stato, ritirati e smembrati pezzo a pezzo dopo decenni di carriera e invece tornavano in servizio con numeri di telaio falsi, impiegati da ditte private per il trasporto merci o il movimento terra. Ieri uno dei filoni dell’indagine coordinata dai pm napoletani Curcio e Woodcock ha portato in galera cinque persone tra ex dirigenti delle ferrovie e imprenditori: Raffaele Arena, ex dirigente responsabile del servizio manutentivo di Trenitalia, e Fiorenzo Carassai, ex responsabile di una sezione di manutenzione della società (entrambi licenziati dopo un pesante audit interno della società oggi guidata da Moretti), e i fratelli Giovanni e Antonio De Luca, titolari della società “Fd Costruzioni”, al centro dell’inchiesta.

messe - spesso a trattativa privata - per manutenzione e rottamazione dei treni in cambio della classica mazzetta. Almeno dieci milioni di euro il giro d’affari finito sotto l’occhio degli investigatori. Un’indagine, ha voluto sottolineare il procuratore aggiunto di Napoli Francesco Greco, per la quale “sono state fondamentali” le intercettazioni, oltre alla collaborazione di Trenitalia (che si costituirà parte civile). Al centro dell’inghippo sarebbe, come detto, la “Fd Co-

struzioni srl” di Napoli, dei fratelli De Luca, che operano proprio nel settore ferroviario, ed altre aziende alle quali i due ex dirigenti di Trenitalia ora in carcere - Arena e Carassai - avrebbero affidato gli appalti dietro pagamento di tangenti o l’affidamento di commesse a società controllate e gestite da Arena tramite dei parenti. I due, peraltro, non sono accusati solo per il periodo in cui erano due figure rilevanti all’interno della società pubblica, ma anche dopo il licenziamento – accusa il giudice – hanno negli anni «costantemente esercitato una pervicace, quanto insidiosa attività, sistematicamente diretta a turbare e “pilotare” le commesse conferite da Trenitalia» anche grazie alla complicità di altri dirigenti ancora in servizio. La tesi degli inquirenti è che Arena - attraverso assegni e bonifici intestati alla moglie - avrebbe ricevuto denaro in cambio degli appalti, mentre in alcuni casi le stesse società aggiudicatrici sarebbero a lui riconducibili, mentre Carassai, attraverso il figlio Leonardo (indagato pure lui), avrebbe ottenuto un’ingente somma di denaro per finanziare un’iniziativa industriale più altre somme erogate qui e là. Per l’accusa si tratta di un «sistema criminale» strutturato e «a tutt’oggi ancora operativo», in cui «più che la libera concorrenza viene in rilievo un mercato manipolato ed egemonizzato da un cartello di imprese

I provvedimenti sono stati disposti dal gip Luigi Giordano, su richiesta dei pm Woodcock e Curcio

Ai domiciliari, invece, è finito Carmine D’Elia, secondo i magistrati socio occulto di Arena. Pesanti le accuse: associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, corruzione, turbativa d’asta, riciclaggio dei proventi illeciti. In sostanza l’accusa è che gli ex dirigenti Fs pilotavano appalti e com-

amiche». Tutto il giochino dei rapporti di scambio tra le parti viene gestito, scrivono i giudici citando la battuta di una delle intercettazioni contenute negli atti d’inchiesta, «parecchio al di là del Codice Penale»: un sistema - mette a verbale il giudice delle indagini preliminari - che vede protagonisti altri gruppi che opererebbero «in modo illecito nel settore delle commesse ferroviarie» e tutto un «diffuso» mondo di «cartelli illegali».

Nell’inchiesta, infine, spunta anche il nome dell’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe: in questo caso, però, il sacerdote è solo citato in una intercettazione e non è coinvolto nelle accuse, a differenza di quanto accade a Perugia nell’inchiesta sui grandi appalti (dove è indagato per corruzione). Lo chiama in causa una telefonata tra due degli arrestati: in una conversazione captata il 5 maggio, Giovanni De Luca, assieme al fratello Antonio, chiede alla sorella Anna un intervento presso il cardinale per fissare un incontro con l’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti. L’indomani, sempre al telefono, Anna riferisce ad Antonio che «il cardinale ha rifiutato di fissarle un incontro con Moretti», perché Sepe «aveva saputo da uno stretto collaboratore del ministro dei Trasporti che Moretti, entro poco, avrebbe lasciato l’incarico».

Palazzo dei Marescialli. Il voto per l’elezione dei 16 togati si è svolto domenica e lunedì

Csm, oggi lo spoglio delle schede di Gaia Miani

ROMA. Comincerà oggi lo spoglio del voto dei magistrati per le elezioni dei 16 togati del Csm, che si sono tenute domenica e lunedì. Le operazioni saranno svolte dalla Commissione elettorale della Cassazione dove confluiscono dai distretti giudiziari di tutta Italia i plichi con le schede votate (tre per ogni elettore); schede che all’arrivo a Roma vengono mescolate per evitare che possa essere identificato il voto delle varie sedi giudiziarie. I 16 togati sono divisi per categoria di appartenenza: lo spoglio inizierà dalle schede per l’elezione dei due magistrati della Cassazione e il risultato potrebbe aversi già nella serata di oggi, o altrimenti domani. Nei giorni successivi si procederà allo scrutinio delle schede per l’elezione dei 4 pm e una volta esaurito questo a quello per l’elezione dei dieci giudici di merito. Anche i dati complessivi sull’affluenza si conosceranno solo oggi, visto che nei plichi trasmessi dagli uffici giudiziari alla Cassazione sono contenuti anche i verbali sul voto.

Un’affluenza che, si sa già, è stata molto alta in Cassazione, dove hanno votato 285 magistrati su 317, cioè quasi il 90 per cento degli aventi diritto.

Il responso sui 16 consiglieri togati è destinato a pesare non poco sulla scelta dei nomi che le Camere designeranno per l’or-

giocherà dopo che saranno chiari i risultati della consultazione tra i magistrati. Il che rende anche possibile una nuova fumata nera in Parlamento per la seconda votazione, prevista giovedì 8 luglio. I magistrati candidati sono 25, un quarto (cioè 6) sono i nomi scesi in campo fuori dalle liste delle correnti. E sono proprio questi “outsider” a rendere incerto il risultato, con previsioni che rischiano di mutare gli attuali equilibri tra le“anime” della magistratura al Csm. Attualmente, la sinistra di Magistratura democratica conta su 4 consiglieri, ai quali si aggiungono i 3 rappresenti del Movimento per la giustizia. La maggioranza è nelle mani dei “centristi” di Unicost, con 6 consiglieri, mentre i più moderati di Magistratura indipendente ne hanno 3.

Affluenza molto alta in Corte di Cassazione, dove hanno votato 285 magistrati su 317, cioè quasi il 90 per cento degli aventi diritto gano di autogoverno della magistratura e tra i quali sarà scelto il nuovo vicepresidente. Partita, anche questa, tutta aperta in attesa proprio dei risultati delle elezioni dei togati. In pole per ora c’è ancora l’Udc Michele Vietti: sul suo nome potrebbero convergere le correnti più moderate e (al momento) maggioritarie assieme ai rappresentanti di Md. Ma la fase decisiva si

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