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pagina 12 • 3 ottobre 2009

el corso di tutta la presidenza Bush, i sondaggi di opinione del Pew Research Center divulgarono disastrosi “approval ratings” dell’America in tutto il mondo. Il problema, suggerivano i sondaggisti con statica regolarità, era che un presidente cowboy aveva infiammato il mondo musulmano – e gli alleati europei dell’America – con la sua guerra “unilaterale” al terrorismo. Il rimedio, naturalmente, era una nuova amministrazione dall’approccio più fresco: un presidente impegnato al multilateralismo, alla diplomazia astuta, e al potere morbido americano. A questo proposito, un rapporto del Pew acclamò l’elezione di Barack Obama per aver ispirato “fiducia globale” nella guida degli Stati Uniti e per aver salvato la reputazione americana dalla perdizione eterna.

N

La trama agiografica, comunque, sta evaporando come una nebbia mattutina. Un più recente sondaggio del Pew suggerisce che la maggior parte dei Paesi islamici provano un sentimento di sfiducia verso gli Stati Uniti sotto la guida del Presidente Obama, proprio come quello che provavano sotto la guida di George W. Bush. Sì, la maggior parte delle popolazioni musulmane intervistate credono ancora che l’America giochi un ruolo soprattutto distruttivo nel mondo. Molti vedono gli Stati Uniti come “un nemico” e “una minaccia militare” per la loro patria. Molti di loro non approvano i tentativi guidati dall’America per combattere il terrorismo. Ampi numeri, infatti, testimoniano un forte sostegno al terrorismo e a Osama Bin Laden. L’Europa occidentale, benché abbia espresso opinioni personali positive su Obama, dimostra poco entusiasmo per gli obiettivi chiave della politica estera statunitense. In altre parole, l’antiamericanismo è vivo e vegeto nell’era di Obama. La conclusione più allarmante, in vista delle capacità nucleari del Pakistan, sta nel fatto che i pakistani esprimono pareri positivi più per Osama bin Laden che per il presidente Obama. Il sondaggio del Pew, completato proprio dopo il discorso che Obama ha tenuto al mondo arabo a Il Cairo, verteva su 27 mila interviste in 25 paesi, cinque di questi a maggioranza musulmana. Le conclusioni sconnesse da parte degli intervistati musulmani – riportate dai ricercatori del Pew con un insieme di confusione e razionalizzazione – ricevettero limitata attenzione dai principali media. Non c’è da meravigliarsi: se i risultati dei sondaggi rappresentano le attitudini nel Medio Oriente e oltre, allora le premesse liberali più affezionate sull’islam radicale e sulla politica estera degli Stati Uniti sono esposte come falsità disperate. Forse l’esempio più temibile è il Pakistan, dove solo circa il 16 per cento degli intervistati ha espresso un’opinione positiva sugli Stati Uniti – un calo di tre punti rispetto a quando era presidente Bush. A causa in parte degli attacchi terroristici che hanno fatto vittime tra civili pakistani, il rifiuto del terrorismo e dei tale-

speciale Obama

Dall’ultimo rapporto di Pew sul Medioriente emerge un quadro ide

Bush & Obam Si diceva che l’antiamericanismo diffuso nei Paesi islamici fosse causato dalla politica estera unilaterale del presidente repubblicano. Ma i sondaggi dimostrano che il “sentimento” è vivo e vegeto anche con il nuovo inquilino della Casa Bianca

bani è salito prepotentemente negli ultimi mesi. Ciò nonostante la maggior parte dei pakistani (il 64 per cento) considerano gli Stati Uniti un nemico. Circa un intervistato su cinque (il 18 per cento) crede che bin Laden “farà la cosa giusta” negli affari mondiali, contro il 13 per cento a favore di Obama. Dato il record di Al Quaeda a massacrare i musulmani con la stessa facilità con cui massacrano gli infedeli occidentali, la psiche dei pakistani sembra destinata a un crollo morale.

La situazione in altre terre musulmane appare quasi ugualmente cupa. Facendo eco alle conclusioni del Pew, un recente sondaggio del World Public Opinion suggerisce che molte persone nei paesi a maggioranza mu-

si, con un margine superiore a uno a due (51 per cento contro il 23 per cento) hanno più fiducia nel leader di al Quaeda che nel presidente Obama. Obama ottiene percentuali di approvazione superiori in Turchia – circa il 33 per cento – ma la maggior parte degli intervistati è contraria alla sua politica in Afghanistan ed esprime attitudini estremamente sfavorevoli verso gli Stati Uniti. In verità, circa l’86 per cento della popolazione turca sostiene che gli Stati Uniti abusano del loro potere per indurre la Turchia a fare quello che vogliono, e il 76 per cento vede che l’America sta adottando un’agenda “ipocrita”.

Questo nonostante il continuo sostegno statunitense per l’ammissione della Turchia nell’Unione Europea,

binati con dati storici, questi nuovi sondaggi dimostrano che l’antiamericanismo potrebbe diventare una componente interiorizzata della società turca e che gli anti-americani in Turchia non si collegano a specifiche amministrazioni statunitensi». Questo verdetto potrebbe essere applicato quasi ad ogni paese nella Lega Araba. Tuttavia, i sondaggisti, decisi a localizzare le cause dell’antiamericanismo nella politica estera degli Stati Uniti, hanno realizzato sondaggi per esonerare le loro congetture. Le ambizioni imperiali dell’America, le rapaci società petrolifere dell’America, le lobby ebree, gli evangelici apocalittici – tutti sono stati condannati per aver trasformato gli Stati Uniti in un oggetto di paura e odio nel mondo musulmano. Dalia Mogahed,

La maggioranza dei musulmani intervistati vede gli Stati Uniti come “un nemico” e “una minaccia militare” per la propria patria. E molti di loro non approvano i tentativi guidati dall’America per combattere il terrorismo

sulmana credono che gli Stati Uniti stiano svolgendo un ruolo altamente negativo (il 72 per cento in Turchia sostiene che gli Stati Uniti stanno svolgendo un ruolo principalmente negativo, il 69 per cento in Pakistan, il 67 per cento in Egitto, il 53 per cento in Iraq e il 39 per cento in Indonesia). In Egitto, dove colpire l’America è virtualmente l’unica forma di protesta pubblica legittima, persistono alti livelli di antiamericanismo. I palestine-

nonostante l’assistenza contro gli attacchi terroristici del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, e nonostante un viaggio di Obama in cui egli ha rassicurato la popolazione turca che l’America “non è e non sarà mai in guerra con l’islam”.

Un rapporto recente condotto dal Washington Institute sulla politica nel Vicino Oriente ha cominciato a far emergere la realtà essenziale: «Com-

direttore esecutivo del Center for Muslim Studies alla Gallup e consigliere alla Casa Bianca di Obama, insiste sul fatto che l’islam non ha niente a che vedere con la rabbia terrorista contro gli Stati Uniti: «La vera differenza tra coloro che giustificano gli atti terroristici e tutto il resto sta nella politica, non nella devozione». Senza considerare il fatto tangibile che i leader musulmani brandiscono apertamente il Corano per giustificare

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di Franco Insardà di Enrico Cisnetto L a somma dei dolori possibili QUOTIDIANO • SABATO 3 OTTOBRE 2009 DIRETTORE DA WASHINGTON: MICHAEL NOVA...

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