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cultura

pagina 20 • 18 luglio 2009

l successo nelle librerie statunitensi della fresca ristampa di Cities of thieves (“La città dei ladri, Neri Pozza, 2008 pagg. 309) consacra da giovane promessa ad autore affermato un americano che vende e convince oramai da anni, un autore che non fa parte della cerchia di Mc Sweeney, di riviste perse nella snobistica ricerca del “puro” postmoderno, qualcuno che non deve la sua fortuna ai salotti buoni newyorkesi che trovano sponda sul New Yorker o sul New York Times. Uno scrittore che sa far cantare i luoghi che racconta senza reticenze e filtri intellettuali.

I

In basso, David Benioff. A sinistra, la copertina originale del suo libro “City of thieves”, a destra, l’edizione italiana titolata “La città dei ladri”. A fianco, un disegno di Michelangelo Pace

la città. L’occhio di Benioffi rende lo strampalato protagonista un osservatore disincantato della assurdità della devastazione che lo circonda, creando un rapporto empatico con il lettore che finisce per “legare” con un ladruncolo di dubbia moralità che si auto-disprezza, almeno sino al momento del riscatto quando Lev mostrerà tutto il suo coraggio nel momentum della sua vita.

La celebrità di David Benioff nasce con il successo cinematografico de La 25° Ora (Neri Pozza, 2004, pagg. 215), il film di Spike Lee tratto dal suo omonimo romanzo, un racconto denso di una tensione subliminale e di un travolgente scambio emotivo tra personaggi e metropoli. Ed è questa la cifra stilistica di Benioff, il contesto narrativo diventa sempre il luogo adatto per il segno dissacrante del dolore, di una cicatrice improvvisa che sfiguri la superficie pati-

L’ironia e l’humor del protagonista scorrono sopra un delicato equilibrio narrativo per cui non finiscono mai per stonare, stridendo con la drammaticità storica in cui la vicenda è inserita. Del resto è questo “il mestiere” di Benioff, autore metropolitano che gioca con il racconto lirico americano e non solo infilandoci dentro l’estetica pop le

Libri. Amori, dolori, frustrazioni (ma anche ironia) in “La città dei ladri”

Lo sturm und drang di David Benioff di Giampiero Ricci

nata delle nostre esistenze: che sia una New York persa in mille dolori e frustrazioni che anticipa il trauma del 9/11, che siano i boschi ceceni in cui si avventura il diciottenne Leksi, soldato russo che sprofonda nel pantano della neve cecena (La ballata di Sadjoe, Neri Poz-

continuato a mantenerla e a maturarla anche mentre si guadagnava le copertine di People accanto a Matt Demon, Ben Afflek, Russel Crowe, George Clooney e compagnia, oppure mentre, in barba alla alzata di sopracciglia dei critici più à la page, si imbatteva nella sceneggiatura del Troy di W.Petersen tra i muscolacci di Brad Pitt e il rapimento di Ele-

sulla sua strada. Il soldato è morto e Lev gli ruba un coltello venendo arrestato dai soldati russi sotto minaccia di pena capitale. In carcere stringe amicizia con un disertore cosacco fino a che il colonnello decide di risparmiare loro la vita ad un patto: devono trovare in cinque giorni una dozzina di uova per la torta di nozze della figlia.

Il romanzo consacra lo scrittore da giovane promessa ad autore affermato. Vende e convince oramai da anni per la sua eccezionale abilità di far cantare i luoghi che racconta, senza reticenze e filtri intellettuali za, 2005 pagg. 213), lo “spazio” finisce sempre per diventare protagonista. I personaggi di Benioff racchiudono il senso struggente di individui in conflitto con qualcosa di indefinibile, sono inermi e nella loro strenua difesa da un mondo ostile, avanzano con le armi della logica, inadatte però ad affrontare l’irrompere dell’irrazionale o della mistica follia. Tale tensione narrativa il giovane scrittore di origine russo-romena ha

na, o ancora oggi quando firma la sceneggiatura del fumettone cinematografico sulle origini di Wolverine, l’X-Men marveliano più famoso d’America: pur sempre di epica si tratta, risponde lui; questo è Benioff, prendere o lasciare.

Con La Città di ladri sotto la sua lente finiscono gli anni ’40. A Leningrado c’è la legge marziale. Lev ha diciassette anni e resta solo, accade però che un paracadutista tedesco atterri

La loro missione li espone ad atti macabri ed odiosi nei confronti della popolazione civile già provata, dovendo

loro requisire cibo prezioso per la sopravvivenza e li pone dietro le linee del nemico.

Lì i due amici maturano un nuovo senso per la loro missione: uccidere il comandante delle forze tedesche che occupano

radici morali ed etiche della nostra civiltà, il tutto senza alcuna presunzione ed in piena onestà intellettuale Benioff con la sua prosa ricorda per certi versi il primo Mc Inerny, dichiara apertamente di essere debitore di Samuel Beckett e tra gli italiani di apprezza soprattutto le sceneggiature per Fellini di Ennio Flaiano e il sottovalutato Kaputt di Curzio Malaparte. Il suo ultimo romanzo, La città dei ladri è un romanzo capace di rinnovare il valore della tradizione del racconto americano attraverso una trama semplice giocata su di una robusta maestria emotiva. Con Benioff rivive nel romanzo contemporaneo americano una voce propriamente libertaria e il senso whitmanesco delle possibilità e dei desideri insoddisfatti del vivere. Un romanzo da leggere, un autore da seguire.

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