Page 18

cultura

pagina 18 • 18 luglio 2009

Ricorrenze. Ode all’immortalità dell’Urbe, che nel 2011 festeggerà (si spera adeguatamente) il 150esimo anniversario del suo “battesimo”

Roma capitale d’Europa La sua cultura millenaria colloca la Città eterna sul palcoscenico del mondo come interprete della Storia di Franco Ricordi estate romana, giunta al 32° anno dalla nascita, si è riproposta quest’anno con la giunta di centrodestra guidata dall’assessore alla Cultura Umberto Croppi. Fra le varie iniziative ci sembra suggestivo il richiamo “alla Luna”, ovvero al quarantennale del primo allunaggio nell’estate del 1969. Qualcuno ha scritto che questa estate della “destra” non risulta abbastanza graffiante, autonoma, quasi fosse un riciclaggio della memoria nicoliniana in salsa alternata. Non ne siamo certi, staremo a vedere.Tuttavia vorremmo precisare subito che la Cultura romana dovrebbe – per sua stessa natura – levarsi di dosso quell’aura “di sinistra” che ha tenuto per tanti anni senza per questo indossare una nuova e non meglio identificata livrea “di destra”. Soprattutto in attesa del 2011, anno in cui ricorrerà il 150° anniversario della designazione di Roma Capitale d’Italia (il riferimento preciso è al celebre discorso di Cavour che fu tenuto il 27 marzo 1861, e che fu poi celebrato nel 1911 per il suo cinanche quantenario, con l’ultimazione dell’Altare della Patria), vorremmo ipotizzare qualcosa di più importante e consono per la Cultura di Roma in Europa e nel mondo.

L’

Si tratta di comprendere come, con una apertura verso tutte le arti, Roma possa e debba essere considerata come la vera e autentica capitale culturale d’Europa, ergendosi ben al di sopra di tutte le altre grandi città, anche di Parigi, Londra, Madrid, Berlino, Lisbona, Atene, Mosca. L’epicentro culturale di Roma è anzitutto di natura teatrale, drammaturgica. E si presenta nella storia come qualcosa di unico, straordinario, che sotto molti aspetti non è stato ancora sufficientemente

indagato e compreso. Nessuna città come Roma è stata epicentro dell’interesse di drammaturghi e poeti di tutte le nazioni. Dagli inglesi, basterebbe pensare alle tragedie romane shakespeariane e all’importan-

Il suo epicentro è anzitutto di natura drammaturgica. E si presenta come qualcosa di unico, straordinario, ma ancora da indagare

con Grabbe, assistiamo alla prima concezione di Roma come luogo di incontro-scontro europeo – lo spagnolo Don Giovanni e il tedesco Faust che si sfidano a Roma. E se la decantazione tedesca rimane comunque luterana, l’approccio della cultura spagnola, soprattutto con Calderon de la Barca e i suoi eredi, rappresenta e garantisce la più grande apologia del cattolicesimo teatrale e letterario. Ma anche la Scandinavia, con Ibsen e soprattutto Strindberg (nel soggiorno romano in Cristina di Svezia) ci trasporta in una atmosfera che

A fianco, uno scatto del Colosseo effettuato nel 1933 da via dei Fori Imperiali. Sotto, un’immagine del complesso del Vittoriano a Roma. A sinistra, Camillo Benso conte di Cavour. A destra, Giuseppe Verdi

trimonio sia latino (Plauto e Seneca) sia rinascimentale, moderno e contemporaneo, fino all’anelito per la romanità di Alfieri, Leopardi, Moravia e soprattutto Pasolini.

Con quest’ultimo, ma poi soprattutto con la straordinaria visione della Roma felliniana, l’Urbe diviene anche insostituibile materiale della pellicola cinematografica. A tutto questo andrebbe aggiunta anche la grande suggestione melodrammatica che, in 400 anni di storia dell’Opera, ha caratterizzato nuovamente Roma come protagonista di almeno una o due fra le più belle composizioni dei più grandi musicisti, da Monteverdi a Haendel, da Verdi a Wagner, da Donizetti a Puccini, da Spontini e Bellini fino a Maderna e Rendine. In tal senso l’Europa si può dire abbia za di Roma (pagana e cristiana) in tanta parte dell’opera del Bardo, ma anche di Shelley, Keats, Byron. In area francese citiamo soltanto Corneille, Racine, Stendhal e Artaud, ma vi sono tanti riferimenti di ambientazioni, spunti, passeggiate, tragedie e commedie. Dalla Germania, con Goethe, Schiller e Winckelmann, ma soprattutto

seguirà nelle visioni nordiche di registi come Greenaway (che come pochi ha saputo fotografare il Vittoriano), fino alla prima opera teatrale dello svizzero Duerrenmatt, Romolo il Grande, dedicata all’ultimo imperatore romano nel 476 d.C., concepito come primo grande antieroe della Storia. E da qui nuovamente in Italia con il pa-

avuto nei secoli un rapporto dialettico costante con la nostra città, delineando anche una “seconda Roma”in Costantinopoli e una “terza Roma” in Mosca. Pertanto crediamo che oggi sia nostro compito eticoestetico interpretare questa straordinaria materia letteraria, teatrale, artistica. E quella del 2011 potrà essere la migliore occasione per celebrare e, perché no, sfruttare ovvero cercare di restituire adeguata-

2009_07_18  

L’ipotesi l’ha lanciata Stefano Folli sul “Sole”. Moderati del Pdl, riformisti del Pd, centristi di Casini: c’è un fronte trasversale che so...

2009_07_18  

L’ipotesi l’ha lanciata Stefano Folli sul “Sole”. Moderati del Pdl, riformisti del Pd, centristi di Casini: c’è un fronte trasversale che so...

Advertisement