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il paginone

18 luglio 2009 • pagina 13

rra bussò alla Luna

mo Tosti disgraziata Luna, ebete, senza amor proprio, senza fantasia. E gli uomini non ci troveranno niente. Constateranno che non è fatta neppure di formaggio, come ci dicevano da bambini: di emmenthal coi buchi. Pietre morte e basta. Neanche un moscerino. Non un segno di vita, una striscia di remota civiltà, uno spillo, un fiammifero spento, un microbo fossile, un biglietto del tram. Niente di niente». Dopo aver pronunciato la sua storica frase, Armstrong descrisse la superficie lunare («molto granulosa, quasi come la polvere»); spiegò che muoversi nella gravità lunare (un sesto circa di quella terrestre) era molto più semplice di quel che aveva provato

nelle simulazioni effettuate prima del lancio.

Quando Aldrin lo raggiunse sulla superficie lunare, sperimentarono insieme quale fosse il modo migliore per muoversi in quell’ambiente sconosciuto, e provarono anche il cosiddetto “salto del canguro”. La disposizione dei pesi nella tuta creava una tendenza a cadere all’indietro: correre a passi lunghi si rivelò il modo migliore per mantenere l’equilibrio e spostarsi con una relativa agilità e sicurezza. Il terreno era anche sdrucciolevole. Aldrin osservò che muoversi fra la luce diretta del sole e l’ombra dell’Eagle non provocava cambiamenti significativi di temperatura all’interno della tuta spaziale, mentre il casco era soggetto a uno sbalzo di qualche grado. Insieme, i due astronauti trascorsero due ore e mezza a fotografare la superficie lunare e raccogliere campioni di roccia. Piantarono anche una bandiera a stelle e strisce, ma la consisten-

Edwin “Buzz” Aldrin davanti al Lem. Nella foto piccola, Neil Armstrong. Nelle foto in alto, da sinistra: Aldrin scende dal Lem; i tre astronauti della missione Apollo 11 ; Armstrong nella “passeggiata” sulla Luna

za del terreno non permise di inserirla per più di 20 centimetri. E posarono sulla superficie una targa dorata con il disegno dei due emisferi terrestri e un’iscrizione che recava le firme dei tre astronauti e del presidente Richard Nixon. «Here Men From Planet Earth / First Set Foot Upon the Moon / July 1969 A.D. / We Came in Peace For All Mankind». («Qui uomini dal pianeta Terra / fecero il primo passo sulla Luna / Luglio, 1969 dopo Cristo / Siamo venuti in pace a nome di tutta l’umanità».

Aldrin rientrò nell’Eagle per primo. Con non poche difficoltà, gli astronauti caricarono i film, le foto, e due sacchi contenenti più di 22 chilogrammi di materiale lunare. Poi Armstrong saltò sulla scaletta ed entrò nel Lem. I due si conces-

sero un meritato riposo. L’esplorazione era stata stressante e faticosa, ed era indispensabile fare rifornimento di energie per i nuovi compiti che li attendevano. Inquadrati dalle telecamere, Armstrong e Aldrin ap-

Anche il viaggio di ritorno non fu turbato da incidenti. Giovedì 24 luglio, la capsula imboccò il corridoio ideale che la portò ad ammarare dolcemente nell’Oceano Pacifico parivano sorridenti e felici. Soltanto alle 19,54 (ora italiana) del 21 luglio, Armstrong diede il via a un’altra fase delicatissima dell’impresa, premendo il pulsante di accensione del modulo. La parte superiore di Eagle si sollevò regolarmente, staccandosi dalla base, per riportare i due astronauti all’aggancio con l’astronave Columbia che li attendeva in orbita. Tutto funzionò alla perfezione.

E anche il viaggio di ritorno non fu turbato da incidenti. Giovedì 24 luglio, la capsula Apollo, imboccò il corridoio

ideale che doveva portarlo ad ammarare nell’Oceano Pacifico. Per precauzione, Armstrong, Aldrin e Collins, dovettero indossare di nuovo le tute spaziali e sottoporsi a una quarantena, per evitare che trasmettessero sulla terra eventuali microrganismi sconosciuti. Poi si aprì per loro la fase più faticosa di tutta l’impresa: i festeggiamenti. La conquista della Luna era stato uno dei sogni di John Fitzgerald Kennedy, il presidente della Nuova frontiera assassinato nel 1963. Due anni prima – il 25 maggio 1961 – JFK aveva dichiarato davanti al Congresso: «Credo che questo Paese debba impegnarsi a realizzare l’obbiettivo di far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra. Non ci sarà nessun progetto spaziale più impressionante per l’umanità, o più importante per l’esplorazione dello spazio; e nessuno sarà così difficile e costoso da realizzare». Era stato, davvero, difficile e costoso. Rapportato ai valori di oggi, si può calcolare approssimativamente in 150 miliardi di dollari il costo dell’intero programma Apollo. La prima missione si risolse in una tragedia. Durante i test a terra, un incendio a bordo provocò la morte dei tre cosmonauti dell’Apollo 1: Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee. Le ultime tre missioni (Apollo 18, 19 e 20) furono cancellate per il taglio ai fondi delle missioni spaziali deciso dal Congresso degli Stati Uniti. L’ultima missione lunare fu quella dell’Apollo 17, e l’ultimo astronauta a calcare il suolo della Luna fu Gene Cernan, nel 1972. Poi i programmi americani imboccarono altre strade: si lavorò soprattutto per costruire le stazioni spaziali (utili, in prospettiva, come basi di partenza di spedizioni ancora più ambiziose, verso altri pianeti del sistema solare) e per mettere a punto navicelle (come gli Shuttle) in grado di effettuare atterraggi morbidi sulla Terra. Anche questo programma ha comportato spese molto ingenti, e ha preteso un costo alto in vite umane (14 astronauti morti nelle missioni Challenger e Columbia). Ma gli Stati Uniti hanno ancora il dito puntato verso il cielo. E non sono più soli, insieme con la Russia. Si sono aggiunti i cinesi, e altri pretendenti sono sulla rampa di lancio. La fantascienza è alle porte. E soltanto fra trenta o quarant’anni l’umanità si renderà pienamente conto della svolta storica alla quale molti di noi ebbero la fortuna di assistere in una notte ormai lontana del 1969.

2009_07_18  

L’ipotesi l’ha lanciata Stefano Folli sul “Sole”. Moderati del Pdl, riformisti del Pd, centristi di Casini: c’è un fronte trasversale che so...

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