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panorama

18 luglio 2009 • pagina 11

Scenari. Il comico tesserato ad Avellino. Ma la sua autocandidatura alla segreteria del Pd mostra i limiti di un intero sistema politico

E alla fine la spuntò il “Grillo sparlante” di Osvaldo Baldacci eppe Grillo ce l’ha fatta. Se gli ostacoli alla sua candidatura a leader del Pd erano mascherati solo dall’assenza della tessere, era certo che avrebbe trovato qualcuno che gliel’avrebbe data. In un Paese che sta diventando il regno della provocazione e dell’antipolitica, lui è il maestro. E i dirigenti del Pd arrancano. Cercheranno ora di annullare l’iscrizione e di punire il circolo che l’ha avallata, e continueranno così a farsi del male. Il nodo non è nella persona, ma nel sistema politico e di valori troppo confuso, e nell’aver troppo a lungo civettato con l’antipolitica sperando di riassorbirla e venendone invece schiacciati. L’incursione di Beppe Grillo nel Pd smaschera il vuoto del “nuovismo” e dell’antipolitica. Non si limita a “sputtanare” il partito, come ha detto Cacciari. L’autocandidatura del comico alla segreteria del Pd mostra i limiti dell’attuale sistema politico. Proviamo a mettere in fila due riflessioni. Aveva ragione il Pd a negare a Grillo la tessera? Certo, la cosa era politicamente ineccepibile. Per partecipare all’azione di un qualsiasi gruppo, e tanto più di

tutto il diritto di respingere la sua adesione e ancor più il suo tentativo di assumere la leadership di un partito di cui non condivide nulla.

B

Da una parte è a rischio la selezione della classe dirigente, dall’altra si illude il cittadino di avere forza perché lo si rende partecipe delle primarie un partito, bisogna condividerne i valori e gli indirizzi fondamentali. All’interno di questo alveo si può cercare di modificare la linea ed eventualmente si combattono le proprie battaglie. E ci vuole anche un po’ di tempo per dimostrare che si è su quelle posizioni in cui ci si riconosce e si è riconosciuti. Grillo potrebbe anche bruciare le tappe, ma se le sue idee fos-

sero compatibili con quelle del partito cui desidera iscriversi. Il fatto è che non è così, è evidente ed è riconfermato dai proclami che il genovese sta facendo mentre presenta l’autocandidatura. È poi noto l’appoggio esplicito di Grillo e del suo movimento a varie liste elettorali in Italia, e le simpatie dipietriste. Sono questi dunque i motivi ragionevoli per cui il Pd ha

Ma è ora opportuno andare oltre. Come è stato possibile che Grillo pensasse di potersi candidare e come mai in molte parti dell’opinione pubblica questo appare normale e persino stimolante, mentre non arrivano i semplici e lineari ragionamenti sopra esposti, ma piuttosto molti ritenevano strano che al comico fosse rifiutata la candidatura? Questo è un tema di cultura della politica. È in corso una trasformazione della politica in Italia, ma è una trasformazione confusa. Si ha paura di presentare all’opinione pubblica una politica seria, strutturata, fondata su partiti che non siano mostri, ma neanche raccoglitori di tutto e del suo contrario. Da anni ci si spinge sempre di più sulla strada di una politica dell’immagine, dei partiti leggeri, della partecipazione aperta a tutti, fino a una sorta di demagogia e di plebiscitarismo, con gli sconfinamenti nell’antipolitica e nel nuovo a tutti i costi. Da

una parte si mette a rischio la capacità di selezionare la classe politica, tramite il voto di preferenza e il lavoro sul territorio e nelle sezioni, prevalendo invece la cooptazione dei rappresentati politici. Dall’altra parte si illude il cittadino di avere una maggiore forza perché ogni tanto lo si fa partecipare a qualche procedimento sul tipo delle primarie, comunque in realtà gestite dall’alto. Procedimenti strettamente legati all’idea del nuovismo: no ai politici impegnati, sì agli esterni. Ma è chiaro che è una questione di facciata. Grillo lo dimostra: la politica e la logica pretendevano che non potesse candidarsi alla segreteria del Pd, ma veniva invece da moltissimi percepito come un candidato di diritto di fronte allo spettacolo messo in piedi finora. Chi più nuovo, più antipolitico, più plebiscitario di Grillo? Sempre più poi si inseguono i temi della protesta, della denuncia e del momentaneo sui temi dei progetti, delle soluzioni e delle prospettive. Bisogna quindi avere il coraggio di riformare la politica. Altrimenti i grilli uccideranno i partiti, ma non sarà un bene.

Dubbi. La connotazione non politica dell’omicidio Sandri ha confinato il delitto in un silenzio “colposo”

Se al posto di Gabbo c’era un no-global... di Antonella Giuli uasi non se ne parla già più. E tutto sommato, ci sarebbe addirittura da dire meno male. Dacché ogni giorno, per giorni, s’è fatta una vera e propria corsa al “meglio titolo” o all’ultimo “corsivo” sulle pagine dei quotidiani nazionali, chi solo per dare la notizia e chi invece per commentare quella che rischia di passare alla storia come la “sentenza-choc” dell’Italia intera, adesso niente di niente. Neanche più una brevina a parlare dell’uccisione di quel figlio di Roma che era Gabriele Sandri, morto ammazzato nel sedile posteriore di un’auto l’11 novembre del 2007. Nemmeno una riga, oggi come oggi, che provi anche solo timidamente a decifrare quel che (non) è accaduto all’agente di Polizia che lo ha ucciso, o che tenti di interpretare il meccanismo che ha portato la Corte d’Arezzo a emettere quella sentenza. Lo spazio tra le dichiarazioni dei politici di Palazzo, come lo spazio nelle pagine di cronaca che ancora pensano di aver qualcosa da dire, è perlopiù appal-

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tato a loro, agli ultras, mentre di Gabriele Sandri e Luigi Spaccarotella, quasi non se ne parla già più. Si potrebbe dire meno male se non fosse però per un dubbio, un po’ malizioso e un po’ no, che sarebbe meglio intanto tirare fuori. Perché la sensazione è che l’intera vicenda, non solo quindi il capo d’impu-

priamente politico e vedere di nascosto l’effetto che fa. Se cioè in quella Mégane Scénic avessero viaggiato dei giovani alla volta di una manifestazione per esempio di “disobbedienti”, se si fossero scontrati all’Autogrill di Badia al Pino con un altro gruppo riconducibile a qualche sigla estremista,

Se a rinunciare al tavolo del dissenso composto sono i più legittimati a protestare, è ovvio che lo spazio lasciato scoperto viene riempito dall’area più estremista tazione di Spaccarotella, sia stata quasi del tutto derubricata dalla stampa e dal mondo in doppiopetto perché il contesto in cui l’agente ha ucciso il giovane deejay romano non aveva una qualche connotazione politica.

Basterebbe prendere la dinamica dell’omicidio così come si è verificata, decontestualizzarla dal contorno più pericoloso delle Curve (i cattivi più gettonati del momento), calarla in un coté più pro-

destra o sinistra che sia, e un poliziotto avesse sparato per sedare la rissa ammazzandone uno qualunque, il sospetto è che il fattaccio avrebbe riempito le pagine dei quotidiani che contano per giorni e giorni, sotto forma di raffinati ragionamenti o di processi mediatici, sarebbe approdata in Parlamento, magari con la veste di interrogazione urgente di politici battaglieri, e l’attenzione dell’opinione pubblica sarebbe quotidianamente stata

catturata dalla nuova lotta al cattivo (in uniforme come in passamontagna, a seconda dello spirito d’appartenenza). Ora, che Giorgio Sandri e la sua famiglia riescano o meno a portare in piazza un milione di manifestanti, a oggi non è dato saperlo. Certo è che se a latitare, se a rinunciare al tavolo del dissenso forte ma composto sono proprio i più legittimati a impugnare l’arma della rivendicazione democratica della giustizia (e della giustezza), è evidente che lo spazio lasciato scoperto venga subito riempito da quell’area più estremista che tanto si prova a contrastare. Siamo sicuri di voler perdere anche questa occasione?

2009_07_18  

L’ipotesi l’ha lanciata Stefano Folli sul “Sole”. Moderati del Pdl, riformisti del Pd, centristi di Casini: c’è un fronte trasversale che so...

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