Page 5

prima pagina

13 maggio 2009 • pagina 5

Un primo bilancio del viaggio del Papa in Medioriente

Un capolavoro di diplomazia di Emanuele Ottolenghi ome in ogni altra visita pastorale, il viaggio di Papa Benedetto XVI in Terra Santa ha una doppia dimensione: religiosa e politica. I tre governi che lo hanno ospitato e ospitano fino a venerdì - Giordania, Israele e Autorità Palestinese - condividono senz’altro la speranza di vedere un Vaticano più attivo sulla scena internazionale a promuovere il processo di pace. In che modo, naturalmente, dipende dai desideri della capitale in questione. Ma difficilmente il papa poteva soddisfare questa aspettativa: il Vaticano tradizionalmente non scende in campo su temi controversi, preferendo guardinghe dichiarazioni pubbliche e operando piuttosto dietro le quinte. E non poteva essere altrimenti, vista la natura altamente spericolata dell’equilibrismo richiesto al pontefice in questo viaggio. Il Papa in cinque giorni doveva parlare al mondo musulmano, ai cristiani in Medioriente e agli ebrei, ma anche agli arabi, agli israeliani e ai palestinesi. Considerando le animosità e le aree di potenziale scontro, meno diceva e meno rischiava. Invece, nella consueta abilità diplomatica del Vaticano, fin qui il Papa è riuscito a dir molto. Al mondo musulmano ha portato un messaggio di dialogo improntato al rispetto, anche se non quel rispetto offerto da altri leader occidentali la cui premessa è sempre un viaggio a Canossa dell’Occidente. Il Papa infatti ha sostanzialmente ribadito il messaggio di Ratisbona, secondo cui la violenza stravolge la religione. Detto nel cuore del mondo arabo, mentre si appresta a dire messa davanti a migliaia di cristiani (il cui futuro è sempre più incerto) le parole di conciliazione nascondevano un monito fermo. Il Papa del resto poi lo ha immediatamente ripetuto proprio nel suo messaggio alle comunità cristiane.

C

contraccezione e dalla società in generale per l’annosa diatriba sulla beatificazione di Pio XII.

Altri hanno criticato il papa per non aver istruito la sua diplomazia ad abbandonare la sala del Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra tre settimane fa, quando il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ne usò il podio per ribadire le sue posizioni antisemite. Naturalmente, queste aspettative sono malposte e destinate a restare deluse: non ci si può aspettare dal Papa un gesto politico sull’Iran. Né tanto più si può realisticamente immaginare un pontefice che rinnega la posizione della Chiesa sulla famiglia. Ma la visita a Gerusalemme non mirava ad altro che a cementare il dialogo ebraico-cristiano su base paritaria e riaffermare la centralità di questo dialogo nella visione teologica di questo pontificato nel cuore dello Stato ebraico, riconoscendo quindi il profondo legame esistente tra popolo ebraico, terra e Stato d’Israele. In questo contesto, la condanna ineluttabile dell’antisemitismo pronunciata durante la visita a Yad Vashem non contiene riferimenti specifici né al vescovo Williamson né al presidente Ahmadinejad, ma vi si può dedurre una condanna a entrambi dal linguaggio usato, così come si può dedurre un monito all’islam radicale nelle parole concilianti pronunciate dal pontefice in Giordania. E del resto questo atto di abile equilibrismo il Papa lo doveva fare anche sul minato terreno politico del conflitto mediorientale, dove una dichiarazione di troppo avrebbe alienato uno dei suoi tre ospiti, mentre la riaffermazione del diritto internazionale e delle esigenze di pace e riconciliazione che la Chiesa non può esimersi per il suo ministero di esigere ha evitato guai politici, e permesso di esaltare la dimensione pastorale del viaggio. Il fatto resta. Nei messaggi pronunciati chi vorrà potrà trovare un elemento politico importante, che resta quello di papa Benedetto XVI sin dall’inizio, che fu contrassegnato (non dimentichiamolo) dalla visita alla sinagoga di Colonia e dal discorso di Ratisbona. Da un lato, la Chiesa rimane schierata a fianco dei cristiani nel mondo contro l’avanzare dell’integralismo musulmano. E dall’altro, il dialogo con il popolo ebraico avanza qualitativamente su premesse rivoluzionarie rispetto al passato della Chiesa, portando a logico compimento il percorso iniziato dal Concilio Vaticano Secondo.

La visita di Benedetto in Terra santa non mirava ad altro che a cementare il dialogo tra ebrei e cristiani su base paritaria

amarsi vicendevolmente. I comandamenti impartiti da Dio delineano il basilare codice sociale: onora il padre e la madre, non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza, non mentire, non commettere adulterio, non fornicare, non desiderare la casa del tuo prossimo, ecc… Tale codice si rivela essere particolarmente affine ai dettami impartiti dal diritto di natura a quelle disparate moltitudini che si collocano al di fuori del patto sottoscritto da Dio con Israele – insegna mediante il tentativo e l’errore. Coloro che trasgrediscono questo basilare codice sociale si avviano verso una lenta distruzione di sé stessi. Coloro che invece si attengono ai dettami di questo codice prosperano, e fondano il proprio vivere sulla fiducia e sull’aiuto reciproci.

Il mio sincero e rispettoso interrogatore mi ha aiutato ad intravedere in tutto ciò una profonda ironia. Ora che la Bibbia gli ha impartito un elevato livello di virtù, di coscienza, di giudizio

e di aspirazione, egli decide di rifiutare l’Autore che gli ha conferito tali vantaggi morali. Come mai? Poiché l’Autore non rivela tutto subito.

Il mio corrispondente rifiuta Dio secondo il criterio che vuole che Dio e Dio soltanto - ci abbia insegnato ad osservare: non solo i Dieci Comandamenti (che tutti possono imparare), ma anche l’amore per Dio e per il prossimo, la compassione, il perdono, la dignità di ogni singola coscienza, l’imperituro valore di ognuno di noi (solo noi siamo stati creati ad immagine e somiglianza del Creatore) ed i diritti umani che da tutto ciò discendono. Per un motivo o per l’altro, il cammino intrapreso dal mio corrispondente non mi appare corretto. Ritengo ammirevole il fatto che Dio ci abbia pazientemente educato e continui ad educarci. Il sito internet di Michael Novak è www.michaelnovak.net e quello di sua moglie laub-novakart.com

La Chiesa insomma rimane combattiva di fronte all’avanzare dell’integralismo e questo lo ha detto in Giordania, subito dopo aver parlato di rispetto e riconciliazione con l’islam! Poi Ratzinger si è recato in Israele, dove lo aspettava un esame sotto il microscopio di un Paese che guarda alla Chiesa di Roma con speranza e apprensione. L’arrivo del Papa è stato inevitabilmente accompagnato da critiche: da destra principalmente per la riammissione nei ranghi della Chiesa dei vescovi lefebvriani, da sinistra per le posizioni conservatrici del Papa su grandi temi sociali come l’aborto e la

2009_05_13  

Benedetto XVI 12 maggio 2009 Giovanni Paolo II 26 marzo 2000 Giovanni Paolo II 26 marzo 2000 N on ci sono fenomeni IL MURO DELLA DISCORDIAIL...

2009_05_13  

Benedetto XVI 12 maggio 2009 Giovanni Paolo II 26 marzo 2000 Giovanni Paolo II 26 marzo 2000 N on ci sono fenomeni IL MURO DELLA DISCORDIAIL...

Advertisement