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pagina 8 • 15 febbraio 2008

pensieri

L’INTERVENTO

Veltroni predica il “nuovo”, ma propone idee vecchie

Salario minimo. Walter, tutto qua? di Giuliano Cazzola he delusione! Si chiami Unione o Pd, corra in compagnia o da solo, quando arriva il clou la sinistra finisce sempre per «rammendare le solite vecchie calze». L’esordio di Walter Veltroni a “Porta a porta”ha lasciato intendere che, durante la campagna elettorale, il suo “nuovo” partito insisterà parecchio sul tema, ormai “vecchio”, dei precari. La proposta forte sarà quella di riconoscere a questi lavoratori un salario minimo - sono parole di Veltroni - di 1.0001.100 euro mensili. E pensare che quando avevamo letto i nomi degli intellettuali presenti nella Commissione presieduta da Enrico Morando e mobilitati per redigere il programma (che Veltroni illustrerà domani dopo le anticipazioni fatte in tv), ci eravamo preoccupati. Alcune tra le migliori intelligenze del Paese - ci eravamo detti elaboreranno delle idee interessanti, tanto da mettere in difficoltà il PdL che, per sua natura, non è molto attento a tale dimensione della lotta politica. Ma se i risultati sono quelli enunciati da Vespa possiamo dormire sonni tranquilli; salvo

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doversi misurare con i guasti provocati dalla demagogia e con le tentazioni imitative che essa suscita.

Ma perché è sbagliata la proposta di Veltroni sull’introduzione di un salario minimo legale a favore dei lavoratori precari? Innanzi tutto, di che cosa si tratta? Il salario minimo legale è un livello retributivo, stabilito per legge, al di sotto del

Se dipendesse dalle sue politiche del lavoro, la sinistra non produrrebbe una diminuzione della precarietà, ma soltanto un calo dell’occupazione quale non è possibile remunerare i lavoratori alle dipendenze. La proposta è criticabile, innanzi tutto, per quanto riguarda il modello delle tutele (legislative e contrattuali) consolidato in Italia. Nei Paesi in cui è vigente un sistema di salario minimo non è praticamente operante un assetto di contrattazione collettiva esteso, onnicomprensivo e “pesante” come da noi. Tanto che la giurisprudenza si è orientata da decenni a considerare applicati i principi di cui

hi avrebbe mai pensato che una ricerca bibliografica potesse dirci qualche cosa in più sulla personalità politica più in vista del momento? Un giovane scrittore italiano attento alle cose del mercato editoriale del nostro Paese ha rilevato un’anomala presenza di scritti di un noto politico italiano. Per questo il poco più che trentenne romano Christian Raimo ha controllato un certo numero di libri e ha fatto due calcoli. Sbalordito dai risultati ha inviato un messaggio ad un noto scrittore Tiziano Scarpa che lo ha pubblicato sul sito www.ilprimoamore. com. Di quale notizia sconvolgente si tratta? Walter Veltroni è autore di ben 66 prefazioni di libri pubblicati in questi ultimi anni. Una media di circa nove prefazioni l’anno. Da questo conto vanno esclusi naturalmente i libri che il segretario nazionale del Pd ha scritto e gli articoli pubblicati su quotidiani e riviste. Non basta. Per i lettori di liberal abbiamo provato ad analizzare in profondità la produzione “prefatoria” di Veltroni. Con grande stupore ci siamo accorti che Raimo ha, per così dire, usato fonti incomplete. Da una ricerca condotta con gli strumenti messi a di-

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all’articolo 35 della Costituzione («Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa») quando vengono erogate le retribuzioni minime stabilite dai contratti nazionali. Si dirà che il salario minimo legale sarà istituito solo per i lavoratori precari proprio perché

essi non si avvalgono della contrattazione collettiva. Non ha senso, però, che una forza politica convinta del fatto che i collaboratori siano, nella grande maggioranza dei casi, lavoratori subordinati con rapporti fasulli, finisca per prefigurare percorsi regolatori distinti e diversi (che, in altre realtà, si elidono vicendevolmente) per le due fattispecie. Ci sono poi degli interrogativi a cui prima o poi Veltroni dovrà rispondere: perché il salario minimo legale deve valere solo

per i precari e non anche per tutto il lavoro dipendente, compreso quello strutturato e contrattualizzato? Soprattutto quando il minimo di 1.100 euro mensili (ovviamente lordi) è assolutamente competitivo con livelli retributivi disposti da fior di contratti nazionali.

Del resto, ad osservare le statistiche dell’Inps il livello retributivo medio degli iscritti in via esclusiva alla Gestione separata è superiore a 15mila euro all’anno, a prova del fatto che l’istituzione del salario minimo migliorerebbe di ben poco la condizione dei lavoratori, danneggiando invece i datori, i quali sarebbero chiamati a misurarsi con un limite in più. Ormai il disegno è evidente. La sinistra - moderna o antica - intende accelerare la “soluzione finale” dei collaboratori, messa in cantiere da tempo dal governo Prodi (con qualche responsabilità pregressa di Giulio Tre-

Il leader del Pd “benedice” un libro al mese

Il sindaco prefatore ha battuto tutti i record di Andrea Capaccioni

sposizione dal Servizio bibliotecario nazionale (www.internetculturale.it) e da un primo parziale riscontro con la lista precedente risultano ben altri 20 interventi (prefazioni, introduzioni, ecc) scritti dal nostro per libri pubblicati tra il 2000 e il 2007. La media sale dunque alla cifra non trascurabile di 12 contributi l’anno. Una prefazione al mese. E la stima, come si dice in questi casi, è destinata a salire. Qualche esempio

monti). Dopo il forte aumento contributivo avvenuto nella legislatura precedente, anche in quella appena terminata è stato inferto un altro colpo di piccone ad un istituto che bene ha meritato - nonostante tutto nell’interesse della maggiore occupazione: l’accelerato incremento delle aliquote contributive, dal 2007 al 2010, ben 9 punti in più (4,8 miliardi di maggiori entrate in valore assoluto). Se dipendesse dalle sue politiche previdenziali e del lavoro la sinistra finirebbe per rendere proibitivo il ricorso alle collaborazioni, col pretesto di una loro protezione più adeguata. Solo che, alla fine di tutto ciò, non vi sarebbe un posto di lavoro stabile in più, ma un occupato in meno. Intanto, Fausto Bertinotti e la Sinistra Arcobaleno sanno soltanto riproporre l’abolizione della legge Biagi. E poi dicono di voler mandare al potere la fantasia…

tratto dai nuovi titoli.Veltroni non si accontenta di offrire un suo scritto per un “Dossier Lennon” (Milano, 2007) così, forse per bilanciare un eccessivo spostamento a sinistra, ha partecipato con un contributo alla raccolta di tutte le canzoni di Baglioni (Torino, 2005) e ha aggiunto una introduzione alle memorie di Nino Castelnuovo (2005). Una chicca: la presentazione ad un manuale di polizia municipale (Roma, 2005); ma anche alcuni interventi seri in volumi sull’ebraismo a Roma o sulle figure di Berlinguer e Robert Kennedy, tanto per citare alcuni esempi. Rimane un dato: una produzione esagerata. E negata. Se si vanno infatti a controllare le biografie ufficiali non c’è traccia di questo impegno così gravoso. Nel sito del Pd, ad esempio, la nota biografica è quasi per metà occupata dalle imprese librarie, cinematografiche (da intendersi: recensioni), musicali del segretario ma non c’è una parola una su questa intensa attività di prefatore-introduttore-contributore. Modestia? Imbarazzo? Ai moralisti l’ardua sentenza. Ai bibliografi di buona volontà invece il compito di controllare l’attività di altri politici in vista, provo a fare un nome: Fausto Bertinotti.

2008_02_15  

russia S S e e l l ’ ’ U U d d c c c c o o r r r r e e d d a a s s o o l l a a c c a a m m b b i i a a t t u u t t t t o o i i l l n n o o s...