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opinioni commenti lettere proteste giudizi proposte suggerimenti blog LA DOMANDA DEL GIORNO

Nicolas Sarkozy: rupture o delusione? Altro che rottura col passato, soltanto atteggiamenti da cowboy A pochi mesi di distanza dalla sua trionfale elezione, Sarkozy nei sondaggi precipita a percentuali sempre più basse nel gradimento dei suoi connazionali. Dalla rupture alla delusione? Forse sì, forse ha ecceduto in esibizionismo. Certi atteggiamenti da cowboy durante il viaggio negli Usa, la telenovela con Carla Bruni, non gli hanno certamente giovato e di rupture - secondo i francesi - c’è stata solo quella con la moglie Cecilia. Altro che rottura con le abitudini, i conformismi e le insufficienze della vita politica tradizionale. Eppure sono convinto che i francesi finiranno per apprezzare il nuovo stile di proporsi del loro presidente. I risultati del resto cominciano ad arrivare: sontuosi trattati commerciali con la Cina già firmati, consistente riavvicinamento nella politica estera con gli Usa, la Francia di nuovo al centro della politica della Ue. Non è poco.

Luigi Marchi - Arezzo

Nessuna delusione, il presidente saprà decidere nel migliore dei modi Perché delusione? Sarkozy sta mantenendo le promesse. Quando parlava di rupture non intendeva dire rottura con la paludata politica di Chirac? E’ quel che sta facendo. Certo è fuor di dubbio che alcuni eccessi nel modo di proporsi ci siano stati, ma Sarko di politica se ne intende, e vedremo che presto tornerà a salire nel gradimento dei francesi. E’ un decisionista e saprà decidere nel migliore dei modi. Il calo di popolarità è anche dovuto alla solita propaganda di demonizzazione della sinistra. Lo capiranno anche i francesi. Magari averlo anche in Italia un Sarkozy.

Annalisa Minoli - Asti

Sarkozy è il nuovo che avanza, magari avessimo noi un politico come lui Magari l’Italia avesse un uomo di governo come Sarkozy. A parte i gossip, la Francia è veramente fortunata ad avere un politico come Sarko. Ha demolito i falsi miti della sinistra, ha riportato l’ordine, ha finalmente dato ai francesi un’idea di sviluppo e rinnovamento. E non ha dimenticato le problematiche sociali, l’emergenza delle banlieu e del mondo del lavoro. Non c’è dubbio: Sarkozy è il nuovo che avanza. Se saprà tenere a bada gli amici statunitensi, sicuramente rimetterà la Francia al posto che gli spetta nello scacchiere internazionale e darà fiducia al progetto europeo. Intanto i nostri politici dibattono su cose piccole piccole e fanno la corsa alla nuova Dc.

Vittorio Arrighi - Milano

Potrà anche risultare simpatico, ma da qui ad avere troppe aspettative... A me Sarkozy non è mai piaciuto. Meglio: non ho mai digerito l’innamoramento cieco di cui certa destra italiana è stata (è ancora?) affetta. A ridosso dell’incoronamento francese e subito dopo, per le vie della Capitale si potevano ”ammirare” manifestini targati An che salutavano con sfrenato favore l’arrivo dell’uomo nuovo. Quello tanto amato da Fini e che proprio a Fini avrebbe dovuto garantire una buona parola nei salottini europei. Lui, l’uomo nuovo, l’abbiamo visto ubriaco dopo un pasto con Putin. L’abbiamo visto tormentato dagli affari di cuore della regina di picche Cecilia. Ancora, lo abbiamo visto innamorarsi di Carla Bruni, che è la fotocopia appena appena ringiovanita dell’ex moglie. Insomma, Sarkozy potrà alla fine anche risultare simpatico. Ma da qui ad avere troppe aspettative...

Gaia Miani - Roma

LA DOMANDA DI DOMANI

Quali donne vorreste nel prossimo governo?

Diffondiamo l’idea di un nuovo e diverso ’68 Sono stato sinceramente colpito dalla serie di articoli sull’analisi critica del ’68. Consapevole da sempre dello stretto rapporto tra i processi in atto nella società civile specie se di massa, ed il ’68 non solo lo è stato ma lo è ancora volenti o nolenti come giudizio, come mentalità, come comportamento, addirittura come tipo di espressività anche nell’uso dei vocaboli, e gli intellettuali che da sempre hanno il compito di lanciare il sasso di un processo che a poco a poco, come lava carsica si plasma nel tempo. Esemplificativo il rapporto naturaliter tra Illuminismo e Rivoluzione francese. Sono inoltre profondamente consapevole dello stretto rapporto non solo di accidentale vicinanza, ma di fattiva collaborazione, tra pensiero cattolico, o meglio ellenico giudaico cristiano, e liberale non giacobino sulla base di quel senso comune, di quel diritto naturale su cui si fonda la nostra vita. Penso inoltre alla grande opportunità e responsabilità che Fondazione liberal si è ritagliata nel costituire un movimento culturale (questo è infatti il grande difetto dei moderati, la debolezza culturale, basti soltanto pensare al ruolo cardine esercitato ahimé dal pensiero e dalla egemonia culturale gramsciana) per trasferire e diffondere quella pars costruens (un altro ’68 ma del tutto diverso e propositivo) nella società civile. Con vivo apprezzamento.

Pierfranco Morini - Torino

“Italia, rialzati!”, il pensiero di Luigi Einaudi Silvio Berlusconi propugna l’economia di mercato concorrenziale e il liberalismo sociale. Con l’appello “Italia, rialzati!”, riecheggia il grande pensiero di Luigi Einaudi. Egli rompe la congiura del silenzio su gulag, foibe e altri misfatti del comunismo realizzato nel mondo, responsabile di circa 100 milioni di morti. E’ uno spiri-

dai circoli liberal

Rispondete con una email a lettere@liberal.it

PENSIERO LATERALE Dopo l’ingresso in Europa, salutato come un grande traguardo, il nostro Paese è entrato in un tunnel dal quale non riesce più ad uscire. Ed infatti si parla di stagnazione della economia, di indici di sviluppo più bassi rispetto a quelli di Germania, Francia e persino Spagna e, per di più, dalla lontana America arrivano messaggi di una imminente recessione economica che sta colpendo gli States e arriverà in Europa. Diventa allora importante la risposta che si riuscirà a dare ai problemi indicati e la risposta sarà tanto più efficiente se dimostrerà di contenere idee nuove e innovative. Purtroppo la capacità di rinnovarsi che manifesta il nostro Paese non sembra tale da lasciarci fiduciosi sotto questo aspetto. Infatti registriamo in diverse occasioni la impossibilità o difficoltà delle generazioni più giovani a farsi largo nei diversi strati della nostra società; e questo accade a tutti i livelli, dalle classi dirigenti fino a quelle operaie e in tutte le aree geografiche. Tanto per fare un esempio, la televisione di Stato non si sottrae a questa abitudine. Nella gran-

de e variegata offerta di programmi un posto di rilievo ha il Festival di Sanremo. Ebbene anche quest’anno la celeberrima manifestazione che viene trasmessa in diversi Paesi del mondo, vede come conduttore un uomo che certamente non è alle prime armi. E questo è un caso emblematico della difficoltà che nutre questo Paese di dare possibilità concrete alle generazioni più giovani, di aiutare il Paese a sentirsi nuovo, fresco con una nuova luce. Edward De Bono, economista, conosciuto in tutto il mondo per il suo mitico “Pensiero Laterale” è, fra le altre cose, il fondatore di Want, la World academy of new thinking, i cui membri sostengono l’importanza di un nuovo modo di pensare. Appunto un “new thinking” che favorisce nuove percezioni e concepisce idee creative e concetti freschi, trovando soluzioni alternative applicabili in ogni campo del sapere e del vivere. De Bono ama ripetere spesso: “Le nuove idee sono la sostanza del cambiamento e del progresso in ogni campo, dalla scienza all’arte, dalla politica alla felicità personale”. Oggi, per utilizzare ancora pensieri del nostro creatore del

to decisionista, generoso e quasi stacanovista; parla chiaro e schietto; supera le ambiguità, la politica dei due forni e le “convergenze parallele”. Da 14 anni in politica, rappresenta il nuovo rispetto al vecchiume dei professionisti che non sanno fare altro e vi operano da circa 30 anni o più (pur essendo più giovani all’anagrafe). Innova rispetto ai conservatori statalisti, che ostacolano meritocrazia, azionariato popolare, elevamento dell’età pensionabile, adeguamenti stradali, Tav, termovalorizzatori, energia nucleare a fini pacifici, eccetera.

Gianfranco Nìbale

Il ministro dell’Economia? Spero che ritorni Tremonti E’ certo più facille dire chi non dovrà essere il prossimo ministro dell’Economia: non un personaggio schierato su atteggiamenti punitivi (Visco); non un professore onnipresente, vagante nel suo astratto mondo accademico (Padoa-Schioppa); non un ginecologo diventato ministro dell’economia (Geronimo). Non ho una conoscenza tale da potere indicare qualcuno: potrebbe essere il professor Tremonti, a patto che scenda dalla cattedra e che diventi un po’ più simpatico. Un altro, a naso, il professor Brunetta. Altri non saprei. Comunque possibilmente non un bocconiano. Saluti.

Ferruccio Bergomi - Milano

pensiero laterale, è arrivato il momento di “sparigliare le carte e rovesciare il tavolo”. A breve l’elettorato è chiamato a dare un indirizzo alle politiche non soltanto economiche di questo Paese, ed è arrivato il momento di dare spazio alle energie creative dei nostri leader, dei nostri manager, e di coloro che vogliono assumersi responsabilità. Francesco Facchini CLUB LIBERAL LEVANTE BARI

APPUNTAMENTI ROMA - VENERDÌ 22 FEBBRAIO 2008 Ore 11, presso l’Università Gregoriana, in piazza della Pilotta 4 Riunione mensile nazionale di tutti i Presidenti dei Circoli Liberal.

2008_02_15  

russia S S e e l l ’ ’ U U d d c c c c o o r r r r e e d d a a s s o o l l a a c c a a m m b b i i a a t t u u t t t t o o i i l l n n o o s...