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sport

15 febbraio 2008 • pagina 21

Il re degli arbitri ammetteva con disinvoltura i suoi errori

Quando sbagliava don Concetto di Italo Cucci n godimento. La cercavo nella mia ricca memoria da “ancien prodige”– e già me ne rivelavo i contorni, i protagonisti – quando l’ho trovata VERA su You Tube che non rilancia solo monnezza. Come Spal-Napoli del 5 febbraio 1967, terminata con un 4-1 per il Napoli di Sivori, Altafini e Juliano. La cercavo subito dopo Catania-Inter, domenica sera, con l’arbitro Farina che se ne andava dal campo, beccato dalla folla che rumoreggiava ridendo, cosa a dir poco insolita nel campionato italiano e comunque straordinaria per quel campo che appena un anno prima aveva vissuto la tragedia dell’agente Raciti ucciso da pseudo ultrà assassini. Anche allora l’arbitro era Farina e il dettaglio non da poco doveva far capire, l’altra sera, la sua fuga non vile, ma preoccupata: aveva ancora negli occhi e nella mente le scene del dopo Catania-Palermo del 3 febbraio 2007.

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Ho già rivisto Spal-Napoli, e son pronto a scriverne, ma incalza un altro ricordo – da manuale del calcio – legato a un Catania-Inter di quarantotto anni fa, passato alla storia per quel quasi/grido gracchiato da Sandro Ciotti nel microfono di “Tutto il calcio minuto per minuto”: “CLAMOROSO AL CIBALI!”. Era il 4 giugno del 1961 e il Catania aveva battuto l’Inter “quasi” Campione d’Italia. L’urlo strozzato di Sandro aveva annunciato il 2-0 di Calvanese, l’1-0 l’aveva realizzato Castellazzi, il portiere nerazzurro Da Pozzo distrutto, gli altri avviliti, Facchetti smarrito aveva sbagliato, uscendo, spogliatoio; e tutt’intorno si levavano canti ironici, proprio come domenica sera: “Herreracha-cha-cha”. Angelo Massimino, amico mio, detto anche El Rubio (il biondo) dopo avventure argentine, si guadagnò quella sera l’eterno amore dei concittadini che giunsero – in morte – a cancellare il “Cibali” ribattezzandolo “Massimino”. “C’è chi può e chi non può – mi direbbe Angelo se lo scomodassi, lassù - : io può”. Quel risultato fu drammatico per l’Inter che dovette lasciare lo scudetto – tanto per cambiare - all’odiata Juventus, appagata da un pareggio col Bari. C’era ancora in programma lo scontro frontale, reso inutile. Quel derby d’Italia si giocò il 9 giugno, a Torino, e l’Inter per protesta mandò una squadra di ragazzini dei quali Sivori (autore di sei gol) e Boniperti (all’ultima partita) e compagni non ebbero pietà: gli segnarono nove gol, quello della bandie-

ra fu firmato, per i nerazzurri, su rigore, da un esordiente secco e lungo, Sandrino Mazzola, figlio di Valentino.

Mio Dio, vedete come si fa presto a perdersi nei meandri del calciostory, un sollazzo per pochi privilegiati che – come me – queste

storie le han vissute. Dicevo di Farina. Dicevo dei cori ironici di Catania. Dicevo della fuga dell’arbitro che poi s’è scusato in tv. E arrivo al dunque: i cori e il pentimento mi hanno riportato alla mente Concetto Lo Bello. Il re degli arbitri. Il Grande Istrione. Don Concetto da Siracusa entrava in campo con la sua elegante mise noir su camicia bianca; il suo passo era lento, ma continuo, il portamento altero, la testa alta sovrastata da onde brillantinate, il baffo fremente; sul dischetto di centrocampo, prima del via, scaldava le gambe scalciando come un purosangue; poi, corsa leggera e sguardo fisso sul pallone, non sempre vicinissimo all’azione, ma preciso negli interventi, implacabile.

area spallina il gesto di protesta di un napoletano, fischia, s’avvicina a passo lento e, all’improvviso, indica il dischetto del rigore per la quarta volta: Altafini – sbalordito – segna il 4-1 finale. Il “Duce! Duce!”diventa tempesta, Lo Bello se ne va tranquillo, non corre e non tien conto della protezione dei poliziotti. Non è impermalito – come Farina – ma divertito. In tribuna stampa, s’accendono dibattiti: mai vista una scena così. Lo ripeto, un po’ agitato, al collega Marcucci del “Mattino”, mentre abbandoniamo il campo verso l’uscita e la folla tumultuante. Io scrivo per “Stadio”, il quotidiano sportivo bolognese, eppure un giovanotto dai capelli rossi mi scambia per napoletano e mi zompa addosso, lo schivo, scatto, scappo, difronte allo stadio c’è una chiesa, mi c’infilo e chiedo asilo al prete sbalordito mentre s’alzano cori che dal “Duce”son passati ad epiteti più pesanti. Solo a sera potei tornarmene a Bologna per raccontare le imprese di Concetto Lo Bello. Il quale, di lì

Il gol convalidato da Farina all’Inter contro il Catania riporta alla mente episodi da almanacco del calcio come il 4 a 1 del Napoli alla Spal grazie ai tre rigori dati da Lo Bello Senza errori. Oddio, così credeva. Qualche tempo prima di Spal-Napoli, a Firenze l’avevano beccato duro: “Duce!Duce!”, gridavano al “Berta”. E lui, a un certo punto gli aveva rifilato un rigore.

A Ferrara se l’erano ricordato subito quando, dopo lo 0-1 firmato dal giovane Juliano, Lo Bello aveva fischiato il primo rigore contro la Spal: gol di Altafini (0-2) e subito un coro timido “Duce!Duce!”; e allora un altro rigore, realizzato ancora da Altafini (0-3) e il coro più alto, stizzito: “Duce! Duce!”. Pausa: gol spallino, ma è un’autorete di Nardini (1-3). Lo Bello esibisce ancor più decisamente la sua padronanza del campo, sfottente, quasi arrogante, e il coro si fa isterico mentre in tribuna il presidente spallino Pavlòn Mazza è ormai rosso in viso come prossimo all’infarto: “Duce! Duce!”. Don Concetto, lontano dall’azione, coglie in

a qualche tempo, ricevette in quel di Siracusa la visita di ufficiali della Tributaria inviati da Luigi Preti, ministro delle Finanze e tifosissimo della Società Polisportiva Ars et Labor.

L’originalità, la disinvoltura, la sicurezza e la grinta irridente di Lo Bello l’ho spesso ricordata ai suoi colleghi, pochi giorni fa anche a Collina quando ho chiesto – per l’ennesima volta – che consentisse ai suoi arbitri di parlare. Lo Bello lo aveva fatto, fregandosene di ordini e regole, andando alla Domenica Sportiva e ammettendo davanti a Carlo Sassi, “inventore” della moviola, che sì, in Juve-Milan c’era un evidente rigore per i rossoneri e lui non l’aveva dato. Pazienza. Anche Farina ha ammesso – il lunedì – che il gol di Cambiasso al Catania era in fuorigioco. E prima Collina aveva segnalato altri due errori pro-Inter col Parma e l’Empoli. Dunque parlano, adesso, gli arbitri. E si pentono degli errori commessi. Si spera anche a favore di altre squadre, non di una sola.

2008_02_15  

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