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mondo

15 febbraio 2008 • pagina 11

La Nato appronta una nuova struttura contro le guerre virtuali

Con la Cyberwar i soldati sono nella rete di Francesco Guarascio e guerre tradizionali prendevano mesi. Le guerre moderne settimane. Per le guerre virtuali che si combattono su internet bastano pochi minuti o secondi». A parlare è Jaak Aaviksoo, ministro della Difesa dell’Estonia e reduce di una delle più intense guerriglie elettroniche finora registrate, così intensa da spingere la Nato a rivedere il suo sistema di difesa per includervi una nuova struttura dedicata a far fronte ai pericoli provenienti dalla Rete. Aaviksoo aveva appena assunto le redini dell’apparato difensivo del suo Paese quando lo scorso maggio si è trovato a far fronte ad un black-out generalizzato che ha messo fuori uso i computer delle banche più importanti e numerosi siti internet di autorità pubbliche. L’attacco virtuale è giunto durante le proteste russe per lo spostamento in un cimitero della statua di un soldato dell’Armata Rossa per anni posizionata nel centro di Tallinn, la capitale. Per diversi giorni i cittadini estoni non hanno potuto accedere ai servizi su Internet, in un Paese dove il 90 per cento delle dichiarazioni dei redditi si fanno via web. Mosca è stata subito additata come la responsabile dell’attacco che, secondo le autorità estoni, è stato sferrato da computer collegati a server del governo russo. Qualcuno a Tallinn ha paragonato l’attacco all’11 settembre di New York. «Gli eventi nella rete ci possono colpire duramente proprio come quelli reali, nel momento in cui sono percepiti come minacce alla sicurezza di un Paese», ha sottolineato Aaviksoo. E non si tratta di esagerazioni. Se l’effetto principale di un attentato

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gli attacchi possono essere pianificati in un Paese, ma poi eseguiti con computer posti in qualsiasi parte del mondo è quello di mettere fuori uso infrastrutture sensibili in un Paese e diffondere il panico, quello che è accaduto in Estonia la scorsa primavera non differisce di molto. La Nato creerà una nuova struttura dedicata alla prevenzione e al contrasto di nuovi attacchi virtuali. L’occasione giungerà con il vertice dei capi di Stato e di governo dei Paesi Nato che avrà luogo in Romania, dal 2 al 4 aprile prossimi. «A Bucarest avvieremo una nuova struttura con il compito di condividere intelligence e di agire in modo coordinato contro guerriglia o guerra virtuale», ha affermato il generale della Nato, Georges D’Hollander. L’attività di intelligence sarà la priorità della nuova

struttura, anche perché risulta difficile capire da dove a da chi proviene l’attacco. Tallinn accusa Mosca per il black out di maggio, ma a detta dello stesso Aaviksoo «non abbiamo trovato ancora nessuna pistola fumante. Nel web non ci sono impronte digitali». I casi di errate diagnosi si sprecano. «Un recente attacco contro siti delle autorità britanniche è stato inizialmente attributo a terroristi basati in Corea del Nord o in Lettonia, per poi scoprire che a mettere in crisi il sistema era stato un hacker londinese di sedici anni», ha spiegato il professor Peter Sommer che insegna Sicurezza dei sistemi informatici alla London School of Economics. Di fatto gli attacchi possono essere studiati in un Paese, ma poi essere eseguiti con computer posti in tutto il mondo. In gergo sono chiamati botnet, o soldati della rete. Si tratta di pc sequestrati tramite software infiltrati come moderni cavalli di Troia nei sistemi operativi. Al richiamo dei loro controllori (e all’insaputa degli stessi proprietari dei pc), portano attacchi virtuali. «Si stima che almeno il 2 per cento dei computer nel mondo agiscano da botnet», ha affermato Aaviksoo. Di fronte ad un esercito virtuale talmente possente la Nato dovrebbe creare un sistema di server capaci di intervenire congiuntamente in aiuto dei siti attaccati. «Questo implica però un’estensione dell’attuale protezione del sistema di comunicazione interno dell’Alleanza ad una rete ben più grande. Le complicazioni non mancano», ha ammesso un funzionario della Nato.

Botnet, i «commando» del web I BOTNET, OVVERO I ROBOT della rete, sono computer infetti controllati a distanza e spesso all’insaputa dei proprietari. Alcuni analisti ne contano circa un milione nel mondo. Altre statistiche fanno riferimento ad almeno il 2 per cento di tutti i computer collegati alla rete. Si calcola che solo negli Stati Uniti si trovino oltre un terzo (34 per cento) di tutti i computer infetti. Un’altra sostanziosa fetta e’ localizzata in Cina (31 per cento). La Russia segue a distanza con circa il 10 per cento. In Italia sono di meno, ma in crescita. Le attività illegali effettuate tramite questi moderni cavalli di Troia sono varie. Innanzitutto, i software installa-

ti a distanza possono agire direttamente a danno degli stessi computer in cui sono infiltrati, sottraendone per esempio dati sensibili o impedendone le normali operazioni. Si aggiungono poi i danni arrecati a computer terzi. Lo spam, cioé l’invio di e-mail indesiderate, è spesso effettuato tramite computer controllati a distanza. Quando si trasformano in botnet, le macchine arrivano poi a presentare minacce concrete non solo per gli utenti privati ma per interi governi. Secondo le stime del ministero della Difesa estone, l’attacco dello scorso maggio è costato al Paese milioni di euro.

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Kosovo 1/ Usa e big Europa danno ok L’Italia e gli altri big europei coinvolti in prima linea nel dossier Kosovo annunceranno l’intenzione di riconoscere l’indipendenza di Pristina già da lunedì, al termine della riunione dei ministri degli Esteri dei 27 a Bruxelles. Lo riferiscono fonti diplomatiche, rivelando che i governi di Roma, Londra, Berlino, Parigi, insieme agli Usa, non lasceranno passare più di 24 ore prima di accettare la secessione del Kosovo dalla Serbia. Nel frattempo, venerdì allo scadere della mezzanotte arriverà il via libera operativo all’invio della missione civile Ue in Kosovo.

Kosovo 2/ Serbia, nessuna umiliazione La Serbia non si farà umiliare sul proprio territorio con «uno Stato fantoccio». Lo ha affermato il primo Ministro serbo Vojislav Kostunica. «Dobbiamo concentrarci su decisioni di portata storica e annullare, una volta per tutte, ogni atto dei separatisti albanesi».

Kosovo 3/ Putin: no a doppi standard L’appoggio unilaterale all’indipendenza del Kosovo è un atto «immorale e illegale», e l’Europa dovrebbe smettere con i doppi standard: lo ha detto Vladimir Putin ieri, nella sua ultima conferenza stampa annuale da presidente russo. «Non vogliamo scimmiottare l’Occidente, se qualcuno prende decisioni stupide e illegali, non significa che dobbiamo farlo anche noi», ha detto Putin. «Ma lo interpreteremo come un segnale e reagiremo per garantire i nostri interessi. Abbiamo già pronto un piano e sappiamo cosa fare».

Hezbollah dichiara guerra a Israele Hassan Nasrallah, leader degli Hezbollah, ha dichiarato «guerra aperta» a Israele durante un discorso fatto al funerale del capo militare della milizia sciita, Imad Mughnieh, ucciso a Damasco da un’autobomba. «Se i sionisti vogliono la guerra, allora l’avranno», ha detto Nasrallah durante la cerimonia funebre avvenuta a Beirut.

Bosnia, perduto l’accordo di Dayton L’originale dell’accordo di pace di Dayton, che ha messo fine alla guerra in Bosnia, non c’e’ nell’archivio della presidenza bosniaca e non si sa dove sia finito. Lo ha annunciato l’attuale presidente della presidenza tripartita bosniaca Zeljko Komsic.

Fratelli musulmani: 36 arresti in Egitto Le autorità egiziane hanno annunciatoi l’arresto di 36 membri della Fratellanza musulmana, il maggior partito d’opposizone al governo di Hosni Mubarak. Le operazioni di polizia sono state eseguite nelle città di Manufiya e Sharqiya, sul delta del Nilo, e a Fayun a sud del Cairo. Nelle elezioni del 2005 il partito, dichiarato illegale, presentando i propri candidati in liste indipendenti, aveva conquistato un quinto dei seggi.

Libano: un milione in piazza per Hariri Un milione di libanesi, rispondendo all’appello della maggioranza parlamentare antisiriana, hanno manifestato nel centro di Beirut in occasione del terzo anniversario dell’omicidio delll’ex primo Ministro Afec Hariri. La notizia è pervenuta attraverso il minstro degli Interni libanesi che perevede un afflusso di ulteriori 500mila persone nella piazza dei Martiri della capitale libanese.

Nato: decidiamo noi, non la Russia I 26 Paesi membri della Nato sono «i soli» che devono decidere sull’adesione di nuovi Stati all’Alleanza atlantica, Ucraina inclusa. Il portavoce James Apparthurai replica così al preseiodente russo Vladimir Putin, che ha minacciato di puntare i missili contro Kiev nel caso in cui decidesse di aderire alla Nato. L’ingresso del Paese slavo, sostenuta da presidente Viktor Yushchenko, ma osteggiatao da almeno metà della popolazione, non è al momento nell’agenda politica di Kiev.

Elezioni ceche, Klaus deve aspettare Vaclav Klaus, presidente uscente della Repubblica Ceca, la vittoria in tasca pensava di averla già la scorsa settimana. Ma se la situazione rimarrà quella di ieri, il brindisi è stato soltanto rimandato. La nuova votazione che inizierà oggi al Castello di Praga, infatti, potrebbe decretare facilmente la rielezione dell’attuale capo di stato.

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