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GENNAIO 2014 • ANNO VII • N. 1

RIONE MONTI

pocket magazine free press


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Buon 2014! di Marco Dionisi

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uovo anno e vecchi problemi. A Monti le criticità riscontrate nel passato, salvo rare eccezioni, ce le siamo portate dietro con il nuovo anno. E’ così per la situazione stradale, con buche che diventano voragini e marciapiedi fatiscenti. E’ così anche per la situazione di degrado in cui versa il parco del Colle Oppio, ieri villa “dorata” di Nerone, oggi discarica a cielo aperto e nuova dimora per decine di immigrati che vi hanno allestito una tendopoli. E’ così anche per il commercio, con attività di ogni genere che mese dopo mese chiudono per sempre la saracinesca -secondo i diretti interessati complice anche la nuova pedonalizzazione dei Fori che al momento non ha mostrato alternative serie neanche in fatto di viabilità- , mentre quelle di souvenir e di prodotti di dubbia qualità e provenienza proliferano in ogni dove. E poi c’è il mercato rionale di via Baccina, in cui a fatica resistono i due soli banchi sopravvissuti, mentre per gli altri si attende un nuovo bando, perché il vecchio è ormai scaduto da anni senza che nessuno si sia mai insediato. E intanto gli altri, a cui lo spazio non era stato assegnato, attendono ancora speranzosi… C’è Palazzo Rivaldi in via del Colosseo, ancora “infiocchettato” di impalcature rosse - che andavano bene per Natale e che ora risultano quanto mai anacronistiche-; c’è l’ex Istituto Angelo Mai, per cui ci fanno sapere “ci siamo!”, ma in realtà “ci siamo” da anni e invece lì dentro c’è ancora molto da fare prima che gli studenti del Viscontino di via IV Novembre (che lì studiano senza alcuna norma di sicurezza) vi si possano trasferire. E come dimenticare la Torre dei Conti, il cui interno non è ancora stato messo in sicurezza e i cui lavori, nonostante i soldi fossero stati trovati (poi destinati altrove), non sono mai partiti. Di buono, però, qualcosa c’è. C’è la riapertura del passetto di via Campo Carleo, che riconsegna alla città uno degli angoli più belli; c’è la riapertura di

via Alessandrina; c’è anche la riqualificazione -in corso- di Villa Aldobrandini. C’è, soprattutto, l’entusiasmo del fare di artigiani e commercianti tutti, che in un periodo di crisi hanno deciso di rimboccarsi le maniche creando associazioni ad hoc, impegnate nella riqualificazione del territorio e nella salvaguardia delle attività commerciali. A questi, ai residenti monticiani -vecchi e nuoviche qui vivono nel pieno rispetto delle tradizioni e della storia del rione, agli ormai non più nuovi consiglieri comunali e municipali che hanno voglia di fare e seriamente, tanti auguri di un buon 2014.

Pocket magazine free press. Registrazione presso il Tribunale di Roma n. 138/2008 del 27/03/2008.

Cooperativa ItalyArt Arl. Editore: Romano Cruciani Redazione: Via Baccina, 66 Stampa: Il centro stampa (Roma) Direttore Responsabile: Daniele Serapiglia In redazione: Marco Dionisi, Maurizio Borghi, Michele Cruciani, Federico Greco, Matteo Meloni Progetto grafico e impaginazione: Roberto Albini

Mail: cronacadiroma@gmail.com Facebook: www.facebook.com/cronacadiroma

PER LA TUA PUBBLICITA’

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L’INTERVISTA di Maurizio Borghi

Valentina Grippo: il turismo alla base della crescita di Roma

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al 2008 assessore alla Scuola e alla Cultura dell’ex III Municipio e vice presidente del Pd romano, Valentina Grippo è oggi Consigliere comunale e presidente della commissione Turismo, Moda e Relazioni internazionali, nonché vicepresidente della commissione Scuola e membro della commissione Cultura, Politiche giovanili e Lavoro.

Valentina Grippo, Presidente della commissione Turismo, Moda e Relazioni internazionali - Roma Capitale

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Cominciamo dal turismo per il centro storico. Ha già le sue prime idee, strategie, piani a breve e lunga scadenza? Stiamo lavorando a un piano quadriennale sul turismo che prevede la formulazione di pacchetti, anche in collaborazione con i privati, per individuare tutte le facilitazioni e le offerte che Roma Capitale può mettere a disposizione, soprattutto nei periodi di basso afflusso turistico. Una mia battaglia sarà la trasformazione del contributo di soggiorno in una “tassa di scopo”, da reinvestire per finanziare la promozione e la valorizzazione turistica della città. Concretamente, significa destinare questi fondi per potenziare l’accoglienza e i servizi per i turisti ma anche per i romani: dalla manutenzione delle strade e marciapiedi, all’illuminazione stradale, fino al potenziamento della cartellonistica dei siti turistici e museali. Il centro storico, in ogni angolo, è ricco di “tesori”, come il Ludus


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Magnus nell’area del Celio, spesso ignoti ai più perché nemmeno segnalati con una targa, chiusi da anni o visitabili solo per appuntamento. Mentre potrebbero diventare, destinandovi un minimo di risorse, punti di forza di pacchetti turistici mirati. Dall’altro lato, il centro storico è patrimonio dell’Unesco e bisogna incentivare un’offerta turistica di qualità, invitando gli stessi operatori a rispettare Roma. A partire dal decongestionamento delle aree più fragili dal punto di vista urbanistico come i rioni Monti, Trastevere, Parione. Per questo il varo del nuovo Piano pullman, deliberato dalla giunta capitolina, è uno strumento essenziale nel razionalizzare gli stalli e favorire gli operatori virtuosi, disincentivando chi inquina e non rispetta le regole, e introduce il numero chiuso in aree come piazza San Pietro e dintorni, dove l’affluenza dei bus turistici è diventata insostenibile.

ricettive che operano nella legalità. Un grande lavoro è stato sin qui svolto, in collaborazione con l’Amministrazione, anche dal Nucleo informativo di polizia locale di Roma Capitale, che dal 10 giugno 2010 al 31 agosto 2013 ha effettuato oltre 2mila controlli erogando sanzioni pari a 4.223mila euro e scoprendo oltre trecento strutture totalmente abusive”. Lei ha detto che il turismo a Roma è diventato troppo “mordi e fuggi”, con una permanenza media di soli 2,5 giorni, e che produce poco valore. Questo è un argomento su cui tutti i monticiani sono molto sensibili. Esistono dei piani in questa direzione? In Commissione abbiamo iniziato un percorso, in sinergia con i Municipi e con alcuni atenei come Tor Vergata, volto alla

Quali erano le cose, magari a costo zero, che si potevano fare e non si sono fatte e che invece lei ha intenzione di fare? Il patrimonio culturale, storico e paesaggistico di Roma non ha eguali al mondo, tuttavia spesso alla percezione di unicità della nostra città, non corrispondono un’adeguata valorizzazione, promozione e capacità di stare sul mercato mondiale. In commissione stiamo lavorando a un piano di investimento sul turismo “verticale” nelle sue innumerevoli tipologie - culturale, familiare, ambientale, religioso, giovanile, congressuale, gay, sportivo ognuna delle quali è perfettamente sostenibile da una città come Roma. Tra le nostre priorità c’è poi la lotta al sommerso riguardo le strutture ricettive abusive, molte delle quali sono concentrate proprio tra Monti ed Esquilino, che permetterebbe di reperire risorse importanti da reinvestire in promozione turistica, promuovendo al contempo quelle strutture

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creazione di nuovi itinerari anche periferici, da valorizzare in un’ottica turistica e da collegare con l’offerta dell’area archeologica e monumentale del centro storico. La creazione di nuovi "attrattori" turistici servirebbe sia ad incrementare la conoscenza di quartieri storici della capitale, come Cinecittà o Centocelle, fuori dalle Mura Aureliane; sia a favorire la permanenza dei turisti nella città, che sin qui è al di sotto della media delle altre capitali europee. Un obiettivo, quest’ultimo, che vogliamo raggiungere anche attraverso il ripristino dei siti degradati, la riapertura di quelli chiusi al pubblico e la messa in rete dei servizi web, dei call center, dei punti informativi. A questo scopo abbiamo creato anche un nuovo portale istituzionale sul Turismo, che ha questa “mission”, che lanceremo subito dopo Natale. Lei ha giustamente individuato nel turismo legato alla convegnistica internazionale un'opportunità di turismo ricco non colta da Roma. Questo può interessare molto i monticiani per uscire dal turismo “mordi e fuggi” di più basso valore. Il turismo congressuale a Roma è ancora

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poco incisivo rispetto al suo potenziale. La capitale si colloca in 15esima posizione, dopo Vienna, Barcellona, Parigi e Berlino. Rafforzare questo settore con l’istituzione del Convention Bureau, un organismo che esiste in tutte le altre capitali e che ha lo scopo di mettere in correlazione domanda e offerta turistica, è un obiettivo strategico della mia commissione. Purtroppo il sistema di ricezione romano è oggi estremamente parcellizzato, l’organizzazione di pacchetti “all inclusive” difficile e i costi elevati: tutti elementi che determinano un tempo medio di permanenza del turista molto ridotto. Per rilanciare il turismo congressuale, in particolare, la Commissione ha elaborato una mozione, approvata dall’Assemblea capitolina lo scorso 4 ottobre, per candidare Roma ad ospitare nel 2018 la Conferenza biennale dell’Iba, l’Associazione internazionale dei grandi studi forensi internazionali, che potrebbe portare nella capitale un indotto turistico di 5mila-10mila presenze. Sarebbe un lancio fortissimo del “brand” Roma, anche in questo settore, soprattutto una volta completata la Nuvola di Fuksas all’Eur.


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L’INCHIESTA di Marco Dionisi

Lo scandalo di Colle Oppio

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na tendopoli con vista Colosseo nel cuore del Colle Oppio, a poche decine di metri dalla Domus Aurea e della facoltà d’ingegneria di Roma Tre. Tende da campeggio, panni stesi su recinzioni metalliche e muraglioni, cassonetti strabordanti di rifiuti e mondezza sparsa in ogni dove: questo lo spettacolo offerto ai passanti che s’imbattono in uno degli spazi verdi più importanti della nostra città percorrendo via Luigi Cremona, via Cesare Ceradini, via delle Sette Sale e viale del Monte Oppio. A popolare l’area ormai da mesi, un nutrito assembramento di immigrati, quasi tutti rifugiati politici provenienti dalla Libia, giunti nella capitale dopo aver stazionato nel centro di accoglienza di Lampedusa. Come tengono a precisare, il loro accampamento nel parco non è una scelta, bensì una necessità dettata dalla disperazione e dal bisogno di trovare un rifugio più o meno sicuro: “Siamo rifugiati politici e

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siamo in Italia da due anni senza alcun sostentamento. Abbiamo più volte chiesto aiuto alla Caritas -la Mensa Caritas di via delle Sette Sale- ma ci dicono che non c’è posto. Non volgiamo vivere per strada e capiamo le lamentele delle persone, ma non sappiamo dove andare e questa vita non ci piace. Il nostro desiderio è quello di andare in Francia dove, a differenza di ciò che accade qui, possiamo trovare lavoro, ma i nostri documenti da rifugiati politici in Italia non ce lo permettono”. Insomma, uomini soli, lasciati in balia del loro destino e costretti a vivere per la strada senza aiuto alcuno. Tuttavia, a pagarne le conseguenze sono i residenti, costretti a veder da tempo drasticamente cambiata l’immagine dell’area. Chi ha paura di camminarci la notte, chi invece no; chi vede in questo stato di profonda illegalità preoccupazione e chi invece si definisce tranquillo sotto il profilo della sicurezza. Tutti però estremamente contrariati e che, ormai stanchi, puntano il dito sia contro l’amministrazione comunale che municipale. Immigrati a parte -situazione comunque da risolvere al più presto-, il degrado di Colle Oppio ha una matrice precisa. Tre mesi fa è scaduto il contratto comunale della Cooperativa 29 Giugno, una società cooperativa che promuove l’inserimento lavorativo delle categorie protette svantaggiate e, più in generale, delle persone appartenenti alle fasce deboli della società. A questa era affidato il compito di pulire l’intera area, garantendo un servizio di manutenzione comunque accettabile. In attesa del nuovo contratto, il parco resta però abbandonato, salvo qualche sporadico intervento dell’Ama richiesto dal coordinamento Decoro Urbano del Comune di Roma, impossibilitato all’intervento a causa dei drastici tagli al personale e che attualmente opera soltanto al termine delle manifestazioni o in situazioni particolari. Lo scorso mese si è tenuta una manifestazione (“Fiaccole contro il degrado”) organizzata dalle associazioni dei rioni Monti ed Esquilino, da


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quelle di via Merulana per l’Esquilino, Domus Romana, Cyrano Monti, Amici del Parco e i comitati residenti S.Martino ai Monti, via Giolitti, “la polveriera”, via Labicana, Santa Croce, piazza Dante e mamme del Colle Oppio. Tutti insieme, per spingere le autorità competenti a un pronto intervento. Come ci racconta Giogio Catenelli, membro dell’associazione Cyrano Monti, la manifestazione ha avuto come obiettivo quello di sensibilizzare gli indifferenti: sia i residenti, che spesso si lamentano senza però far nulla, sia il municipio, più volte sollecitato ma mai intervenuto dopo le segnalazioni pervenute. “Chiediamo che agli immigrati accampati a Colle Oppio, che hanno diritto all’ospitalità in quanto rifugiati politici, sia garantita un’assistenza dignitosa nei dormitori e nelle strutture adeguate, mentre per quelli clandestini l’espulsione immediata. Inoltre prosegue Giorgio- troviamo necessario un piano generale di riqualificazione del parco che veda coinvolti anche cittadini e residenti. Alcuni ragazzi dei comitati si sono adoperati per la pulizia del parco trovando siringhe e rifiuti di ogni genere. Abbiamo ripulito le due fontane in cui da tempo c’erano valigie e buste di plastica. Da mesi non vediamo più bambini giocare e la loro area riservata non ha quasi più recinzioni, divelte o staccate del tutto perché all’interno viene preso il legno per accen-

dere il fuoco. Purtroppo è sotto gli occhi di tutti che Colle Oppio, meta turistica a cento metri dal Colosseo, sia oggi una discarica a cielo aperto”. Il capogruppo del Municipio I per Fratelli d’Italia Stefano Tozzi, presente alla manifestazione con i consiglieri del Movimento 5 Stelle, si sta prodigando affinché il parco del Colle Oppio entri nell’area del Colosseo, così da avere pari servizi e tutela. “Colle Oppio è un patrimonio della nostra città dal valore inestimabile. Noto con piacere che molti comitati di quartiere si stanno battendo affinché lo spazio verde sia riqualificato, ma come consigliere auspico un inserimento politico in grado di garantire gli interventi necessari. Abbiamo abbracciato il progetto lanciato dai residenti che prevede l’inserimento del parco nell’area archeologica del Colosseo, così da poter beneficiare della stessa tutela. A breve partirà una raccolta firme da proporre al Comune. Quest’ultimo poi dovrà sedersi al tavolo con i Ministeri Ambiente e Sovrintendenza.Far parte dell’area archeologica più grande e importante al mondo potrebbe però limitarne la fruibilità. Credo invece che il parco debba rimanere aperto a tutti anche dopo l’operazione di inserimento, dato che rappresenta uno dei rarissimi spazi verdi pubblici per i residenti dei rioni Monti, Celio ed Esquilino”.

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ARTIGIANATO MONTICIANO di M.D.

Giuseppe Trusso, un documentario a Regola d’Arte

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utto iniziò attraverso le pagine della nostra rivista. Era il febbraio del 2010 e l’allora direttore Daniele Serapiglia commissionò un’inchiesta sulle botteghe artigiane e sul perché nel corso degli anni ne fossero scomparse tante. Giuseppe Trusso Sfrazzetto, redattore di Cronaca di Roma, fece così un’indagine intervistando gli artigiani monticiani “sopravvissuti” e conoscendo a fondo il tessuto sociale del primo rione di Roma. Da lì, spinto anche dalla qualifica di sociologo e dai recenti studi sulla città, l’ambiente e il turismo, nacque l’idea di tramutare la ricerca in un documentario, un modo più diretto e immediato per raccontare la realtà di un mondo in via di estinzione attraverso una telecamera. “Dopo un anno di ricerca - ci racconta Giuseppe - avevo raccolto una quantità di informazioni notevoli e pensai di tradurre i miei appunti nel linguaggio audiovisivo. Ne sono nati due film-documentari dal titolo “Regola d’Arte”. Nel primo atto ci sono gli appunti sulla cultura artigiana (i falegnami e la festa di San Giuseppe), nel secondo gli appunti sulla pratica artigiana”. Da ultimo romantico (ma non diteglielo, potrebbe arrossire), Giuseppe ha così auto-prodotto due documentari senza scopo di lucro, facendo leva sulla passione - cresciuta a contatto con una realtà sì in crisi, ma sempre ricca di fascino - e sul

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supporto dell’amico Dario Cincilla, operatore video. “E’ un gesto, questo, che definirei patriottico, ma non vorrei esagerare… Il mio intento è quello di raccontare l’attuale situazione dell’artigianato e diffondere le nostre conoscenze. Questa è gente che ha imparato il mestiere sin da piccola all’interno delle botteghe artigiane. E proprio sull’importanza delle botteghe è necessaria una profonda riflessione: Caravaggio e Michelangelo, ad esempio, sono cresciuti lì e lì hanno piantato le basi per la loro arte. Se le botteghe chiudono, non avremo più giovani artisti, perderemo la nostra arte per cui siamo apprezzati nel mondo. E’ l’immagine del nostro paese a subire le conseguenze anche all’estero in cui ci riconoscono come grandi manifatturieri”. Nel 2010 il primo contatto con il mondo artigiano. A distanza di tre anni, rispetto all’inchiesta su Cronaca di Roma, nulla è cambiato e il settore, in difficoltà ormai da anni, non sembra dar cenni di ripresa. “Noto a livello emotivo una grande depressione. Gli artigiani che ho intervistato lamentano l’immobilismo delle istituzioni competenti: tante le rassicurazioni, ma a livello politico si è mosso poco e niente. E


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Diana, impagliatrice monticiana

le botteghe continuano a chiudere. Dobbiamo salvare e valorizzare l’unica testimonianza vivente degli antichi mestieri, anche per il turismo di qualità. Mettere in pratica delle collaborazioni a livello europeo come avviene per i Beni Culturali. Gli archeologi inglesi, ad esempio, non potendo operare in loco perché numerosi al cospetto di pochi siti archeologici, vengono a lavorare in Italia grazie alle università del paese di origine. Questo potrebbe accadere anche nell’artigianato, con gio-

vani europei impegnati nelle botteghe artigiane italiane come apprendisti. Ciò porterebbe forze fresche ed eviterebbe ai mestieri di morire e al titolare della bottega di assumere un manovale a costi esorbitanti a causa dell’alta fiscalità di cui il nostro paese è soggetto. Al momento non vi sono agevolazioni fiscali per chi opera nel settore in questione, quindi questa potrebbe essere una soluzione”. Dalla messa in onda del primo video sono giunti attestati di stima dall’Italia e da paesi lontani non solo per geografia, ma anche per cultura. “Ho avuto molti contatti all’estero - prosegue soddisfatto Giuseppe -, in particolare in Svezia e Canada. Mi chiedono in continuazione dove può andare un turista interessato all’artigianato italiano. Insomma, siamo sempre lì, vedere la bottega come una grande risorsa anche turistica, per un turismo di qualità sia chiaro, e non solo una vecchia pratica da relegare al passato”. Nel primo documentario figurano i falegnami e la festa del patrono San Giuseppe, nel secondo figurano anche altre manovalanze e oltre all’orafo, al vetraio, all’impagliatore, vi sono quelli che potremmo definire i nuovi artigiani impegnati in settori moderni. “Anche i tatuatori, i grafici,

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gli stilisti e alcuni ristoratori si distinguono nell’attività manifatturiera”. Al termine di questa duplice fatica, Giuseppe ha ritrovato con piacere le proprie origini e reso omaggio ad antichi mestieri che hanno caratterizzato la storia della propria famiglia. “Nel secondo atto sono andato alla ricerca delle mie origini. Mio nonno Giuseppe era un mastro calzolaio in Sicilia. L’altro mio nonno, invece, diplomato per corrispondenza, all’epoca funzionava così…, era un falegname. Primo atto, secondo atto… per rispettare i tempi della Commedia classica - sia chiaro, non per contenuti, tutt’altro che comici - manca il terzo atto. Pronta la risposta: “Il terzo atto è in cantiere e ri-

La processione di San Giuseppe

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guarda gli appunti sull’artigianato artistico. Per realizzarlo cerco persone che abbiano voglia di promuoverlo e co-produrlo attraverso il portale online “Produzioni dal basso”, un crowdfunding, una ricerca finanziamenti per autoproduzioni. Per farlo basta cercare “Regola d’Arte” sul sito in questione e scegliere l’importo con il quale si desidera diventare co-produttore”. In attesa dell’ultimo documentario della serie, per la cui realizzazione tutta la redazione di Cronaca di Roma esprime il proprio sostegno, non resta che invitare i nostri lettori alla visione di “Regola d’Arte” (atto I e atto II) gratuitamente su Youtube.


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RACCONTA MONTI di Maurizio Borghi

Studenti e ingegneri, ieri e oggi

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an Pietro in Vincoli, per chi s’iscriveva a ingegneria negli anni '60, era un sogno, un miraggio. Se non si riusciva a superare un certo numero di esami, decadeva la possibilità di iscriversi al triennio a San Pietro in Vincoli e, soprattutto, di rinviare il servizio militare obbligatorio. A quel punto le possibilità di laurearsi diventavano pressoché nulle. Il corso d’ingegneria era quindi diviso in due tempi, come un film. Peccato che per molti si trattasse di un film dell’orrore. Se sopravvivevi al primo, ti aspettava un secondo tempo altrettanto duro. Per pochi arrivava il lieto fine. Per me significò pure ritornare nel mio amatissimo rione. A quel tempo avevo ormai superato il trauma del trasferimento a un altro quartiere. Avevo vissuto il distacco da Monti come un lutto, una frattura insanabile. Per anni avevo fatto sogni ricorrenti in cui mi vedevo tornare nella vecchia immensa casa di via Madonna dei Monti.

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Poi un giorno avevo comprato un’antica stampa del Vasi in cui si vedevano, allineate, la casa dove ero nato, la scuola dove avevo fatto le elementari e la chiesa dove avevo ricevuto battesimo, comunione e cresima. Quando appesi quella stampa al muro, smisi per sempre di fare il sogno ricorrente. Stranezze del cervello! Ormai, a vent’anni, la vita mi aveva imposto altre priorità. Il lutto per Monti lo avevo portato abbastanza. Guardavo il vecchio rione con occhi diversi. Dell’infanzia monticiana erano rimaste vive poche cose: Ughetto e la sua trattoria, dove ci ritrovavamo un po’ tutti per via dei buoni-pasto. I ricordi delle case e conventi del Colle Oppio, che mi avevano così tanto stupito da chierichetto durante la benedizione delle case. Le case intorno a San Pietro in Vincoli erano, infatti, abitate da persone molto diverse, gente comune ma anche imprenditori e artisti famosi come Bulgari, oltre ad attori, scrittori, architetti, ministri ecc. Arrivai a San Pietro in Vincoli in pieno sessantotto e già avevo avuto, nelle aule intorno alla Minerva, un primo sanguinoso assaggio del profondo malessere che attraversava gli studenti a Roma in quegli anni. Dopo la morte dello studente Paolo Rossi, a Lettere nel 66, la contrapposizione e lo scontro fra movimenti studenteschi di opposte fazioni erano quotidiani. Gli studenti si scontravano quasi ogni giorno con le forze dell’ordine. Ne seguivano cariche violentissime. Ho ancora negli occhi l’immagine, purtroppo familiare a quel tempo, del capo delle forze dell’ordine con fascia trico-


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lore che ordina la carica al suono della tromba. Si susseguivano scontri, arresti, occupazioni, sgomberi improvvisi e violentissimi. Quando mi trovai coinvolto nello sgombero della Facoltà di Elettrotecnica in via delle Sette Sale, ero talmente terrorizzato che, per non essere arrestato, mi gettai dal secondo piano, riuscendo a seminare il celerino che mi vide atterrare. Ero stato eletto, in un’assemblea, nel gruppo dei rappresentanti degli studenti della Facoltà. Il nostro compito era ridiscutere, con i cosiddetti “baroni”, le condizioni, particolarmente pesanti, dello studio e degli esami. I risultati dei nostri incontri col “potere universitario” furono coronati da insperato successo, soprattutto per merito di un professore, particolarmente illuminato e aperto, che sarebbe poi diventato rettore, ministro e fondamentale commissario della ricerca scientifica a Bruxelles: Antonio Ruberti. Oggi il meraviglioso chiostro della facoltà, con l’antico pozzo di Giuliano da Sangallo, adiacente alla chiesa del Mosè, è aperto a tutti. Particolarmente agli studenti, che vi si soffermano per fare di tutto, nelle pause tra le lezioni. Anche il triennio passò e imparai che Monti era frequentato anche da altre due categorie di persone. La prima, quella dei luminari dell’ingegneria italiana, comprendeva, fra gli altri, Silvestroni, Sette, Ghizzetti, Ossicini, Pediconi, Broglio, Castagna, oltre al già citato Ruberti, nomi che hanno fatto la storia dell’Università italiana, per parlare solo di quelli con cui ho avuto la fortuna di studiare. La seconda categoria era di noi studenti, da cui si sarebbe formata una parte della classe dirigente tecnologica italiana. Nel corso post laurea di Teoria dei Sistemi a San Pietro in Vincoli ebbi modo di lavorare con l’ingegner Ruberti, un visionario trascinatore pieno di entusiasmo che ha cambiato la ricerca europea. Dobbiamo a lui, tra l’altro, gli accordi con l’Agenzia Spaziale Europea ESA e soprattutto con il CERN, il

laboratorio europeo della fisica nucleare, in cui il ricercatore britannico Tim Berners Lee ha sviluppato, mettendola gratuitamente a disposizione, una delle invenzioni più straordinarie e pervasive del XX secolo: il World Wide Web, oggi utilizzato da oltre due miliardi d’internauti. Oggi a Monti sono arrivati nuovi studenti: quelli di architettura all’Argiletum, quelli di musica della Saint Louis, quelli dell’Upter in via Quattro Novembre. Molti sono studenti… senza età. Viviamo i tempi del Long Life Learning, cioè dello studio che dura tutta la vita. D’altra parte, come diceva una canzone goliardica in voga a quei tempi… “gli studenti hanno sempre vent’anni!”. La strofa successiva diceva pure che gli studenti “hanno una cosa rivolta all’insù”, ma non mi ricordo cosa… Mi sembra una cosa che si mangia pure col pecorino! Boh...

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Foto di Matteo Meloni


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VEDUTA DAL CAMPIDOGLIO


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EVENTI a cura della redazione

Feste monticiane

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l sei gennaio monticiano all’insegna di due eventi che hanno caratterizzato piazza Madonna dei Monti e il mercato rionale di via Baccina. La neonata Associazione Culturale Arte e Merstieri Rione Monti ha organizzato un mercatino nello spazio coperto di via Baccina a cui hanno partecipato per tre giorni gli artigiani monticiani che hanno esposto i propri prodotti. Dalle borse alle medaglie in bronzo, dai gioielli in oro e argento ai libri, dai violini alle lampade a led e plexiglass. Pezzi unici, tutti rigorosamente fatti a mano e made in Monti. Ad arricchire le tre giornate, che si sono concluse nel giorno della Befana, anche corsi per i più piccoli di ceramica e pasticceria, oltre al laboratorio del trottoliere, con tutti i passaggi per la costruzione delle trottole, e le proiezioni dei film cult ambientati a Roma con la collaborazione del cineclub Detour. In piazza Madonna dei Monti, invece, l’Associazione Culturale Ricreativa e Sportiva Rione Monti ha organizzato uno degli appuntamenti fissi della sua programma-

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zione. E così, dopo il successo dell’Ottobrata Monticiana, ecco il turno della Befana. Dalla mattina gli animatori de I Lazzaroni, fervente associazione sportiva romana con centinaia di eventi alle spalle, hanno divertito i tanti bambini presenti con giocolieri, prestigiatori e trucca-bimbi, distribuendo a tutti i partecipanti pop-corn e caramelle.


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POESIA ROMANESCA a cura della redazione

Pascarella, Er morto de campagna

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esare Pascarella è annoverato nella cerchia dei più grandi poeti italiani e, assieme al Belli e Trilussa, il più grande portavoce del popolo romano. Incensato da Carducci per Villa Gloria (1886), raccolta di 25 sonetti sul tentativo dei fratelli Cairoli di liberare Roma dal governo pontificio, Pascarella ha raggiunto fama nazionale grazie a La scoperta de l’America (1894) e Storia nostra (pubbli-

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cato nel 1961 dall’Accademia dei Lincei), entrambi componimenti in sonetti romaneschi. Nato a Roma nel 1858, Pascarella visse la nuova capitale che ribolliva di novità, idee, progetti e smanie. Appena ventenne cominciò a frequentare gli artisti mondani e innovatori, partecipando alle attività dei XXV della campagna romana, gruppo nato nel 1904 con l’intenzione di rinnovare la tradizione pittorica nella raffigurazione “dal vero” dei luoghi nei dintorni di Roma. Fu assiduo frequentatore del Caffè Greco, stringendo rapporti con gli artisti più simili a lui per irrequietezza e bisogno del nuovo, collaborando con le redazioni della Cronaca bizantina e del Fanfulla della domenica. Questo mese abbiamo deciso di omaggiarlo


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pubblicando Er morto de campagna (1881), un componimento di cinque sonetti che racconta il viaggio di un gruppo di amici, tra cui lo stesso Pascarella e due monticiani, alla ricerca di “un ammazzato” che giaceva “un ber po’ for de le mura”. Tale pratica, non una gita fuori porta ma la ricerca di poveri uomini deceduti per offrire loro una degna sepoltura, era in opera già nel ‘500, come riporta uno Statuto dell’Arciconfraternita della Morte ed Oratione: “Nell’anno del Signore 1538, alcuni devoti Christiani vedendo che molti poveri, li quali o per la loro povertà, overo per la lontananza del luogo dove morivano, il più delle volte non erano sepolti in nessun luogo sacro, overo restavano senza sepoltura, e forse cibi di animali, mossi da zelo di carità e pietà, instituirono a Roma una Compagnia sotto il titolo della Morte, la quale per particolare instituto facesse questa opera di misericordia tanto pia, e tanto grata alla Divina Maestà di seppellire li poveri morti”.

C'erimo io, Peppetto de li Monti, Checco Cacca, Gigetto Canipella. Chi antro c'era?...L'oste a via Rasella, Stefeno er tornitore a Tor de Conti.

E, me pare, er droghiere a li du' Ponti, Cencio la Quaja, Zio de la Renella, Er Teoligo, Peppe... e la barella. All'una e un quarto stamio tutti pronti. Prima d'usci', mannassimo Nunziata A giocacce dar Sordo un ambo sciorto: Cinque mortorio e trenta la giornata. Poi sentissimo bene da Gregorio, Er mannataro, dove stava er morto, E uscissimo a le due da l'Oratorio. Quanno stamo un ber po' for de le mura, Dice: - Passamo pe' la scortatora, - Ah, Nino, dico, si nun è sicura, Bada che non uscimo piú de fora. - Ma, dice, annamo, nun avé' paura: Ce venni a caccia pe' la Cannelora. E annamo. Peppe mio, che fregatura! Stassimo pe' la macchia un frego d'ora. Sotto a le Capannelle de Marino Trovassimo 'na fila de carretti, Che veniveno a Roma a portà' er vino; E a forza de strillaje li svejassimo, Che dormiveno tutti, poveretti; E lí a lo scuro je lo domannassimo.

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- Avete visto gnente un ammazzato ? Dice - Vortate giú pe' 'ste spallette, Annate a dritta, traversate er prato; Quanno sete arrivati a le Casette, Domannatelo a l'oste der Curato Che ve l'insegna. - Quanto ce se mette? Dice: - si annate a passo scellerato Ce metterete sempre un par d'orette Ritornassimo addietro viciversa, Fijo de Cristo! co' le cianche rotte. Quanno stassimo sotto a la Traversa, Lí, li carretti ce se slontanorno, E noi daje a girà, tutta la notte Finché a la fine ce se fece giorno. Che giornata, Madonna! Nera, nera, Che pareva dipinta cór carbone, Che proprio nun te fo esagerazione, Era matina e ce pareva sera. Se mettessimo sotto a 'na macèra Morti de fame pe' magnà' un boccone. Venne un'acqua! Ce prese 'no sgrullone Che nun vedemio piú celo né tera.

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Spiobbe. Se rimettessimo in cammino; Ma indovinece un po'? Riannamo a sbatte' Sotto a le Capannelle de Marino. Ma basta, er fatto sta, tanto cercassimo Immezzo a li canneti, pe' le fratte, Pe' li fossi, che arfine lo trovassimo. Stava infrociato là a panza per aria, Vicino a un fosso, accanto a 'na grottaccia, Impatassato drento a la mollaccia... C'era 'na puzza ch'appestava l'aria. Le cornacchie e li farchi da per aria Veniveno a beccàjese la faccia, E der pezzo de sopra de le braccia C'era rimasto l'osso. Che barbaria! E ne l'arzallo pe' portallo via, Je trovassimo sotto un istrumento Lungo cusí, che mo sta in Pulizia. Poi don Ignazio disse le preghiere; E tornassimo co' le torcie a vento, Pe' la macchia, cantanno er Miserere. Cesare Pascarella, 1881


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parola ai monticiani a cura della redazione

P

ubblichiamo lo sfogo di Fabio, commerciante monticiano costretto a chiudere la propria attività. Un’altra vittima di un settore in crisi non solo per l’attuale economia nazionale e cittadina, ma anche per anni di malgoverno di chi si è seduto sulla poltrone comunali.

“Dopo quasi quattro anni Soap Village Colosseo Roma chiude nella zona forse più bella del mondo. Questa parte di Roma, assolutamente unica e straordinaria da cui parti la civiltà che conquistò tutto il mondo allora conosciuto, è da almeno quindici anni lasciata al degrado. Le amministrazioni precedenti hanno permesso a centinaia di cinesi e indiani di aprire negozi di dubbia qualità e rendere la zona più antica della città una kasbah dove non ci sono più regole. Questo degrado ha origini lontane che tocca le varie giunte Rutelli, Veltroni e Alemanno. Dovrei scrivere pagine e pagine per spiegare quanto è stata grande l'indifferenza, l'inettitudine, l'incompetenza e la falsità di chi si è succeduto sulla poltrona di sindaco, ma mi limiterò a parlare di questa ultima giunta comunale (che io ho votato e fatto votare) che mi aveva illuso con i suoi fantasmagorici progetti per la rinascita della città. Primo fra tutti metto la fantomatica 'Pedonalizzazione dei Fori Imperiali', che esiste solo sulle pagine dei giornali, perché è bene che tutti sappiano che Ignazio Marino non ha reso pedonale (così come ha sempre detto) via dei Fori Imperiali da Largo Corrado Ricci a Piazza del Colosseo, ma lo ha interdetto solo al traffico dei mezzi privati, così che il Colosseo a oggi è ancora la rotatoria più grande del mondo! Se ne è accorto signor sindaco? In questi anni mi sono speso molto affinché

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questa parte straordinaria di Monti potesse rinascere, cercando in questi ultimi mesi un confronto con l'amministrazione proprio perché potesse rendersi conto della gravissima situazione del commercio. Ho avuto, abbiamo avuto, solo promesse, non un segno che potesse farci sperare. E così nel corso di questi ultimi mesi ho visto andar via amici che avevano splendide botteghe proprio a ridosso dei Fori, oramai troppo provati dalla crisi e dall'indifferenza dei politici. Sono stato, assieme ad un'amica commerciante, convocato qualche settimana fa in Campidoglio per esternare il disagio e la preoccupazione di tantissimi amici commercianti, con la speranza di raccogliere dei segnali precisi. Un personaggio dall'indubbia cordialità mi ha solo parlato di progetti che potrebbero partire entro un anno per migliorare la vivibilità di tutta la zona. Intanto i commercianti chiudono negozi e licenziano personale. Avrei voglia di dire tante altre cose per poter rendervi più chiaro il quadro della situazione, ma preferisco soffermarmi sulle quelle cose positive della mia esperienza, bellissima. Qui nel Rione lascio un pezzetto di cuore. Ho conosciuto persone sincere e cordiali che mi hanno accolto con affetto e a cui spero di aver ridato affetto e simpatia. Ho conosciuto uomini che si alzano presto la mattina per aprire le proprie attività con la speranza di guadagnare la giornata senza risparmiarsi e che ogni giorno rischiano la chiusura. Ringrazio tutti gli amici con cui ho condiviso il cammino, la speranza verso un futuro migliore. Grazie a tutti e a presto”. Fabio, Soap Village, via del Cardello


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Farmacia Quirinale Turni per il mese di gennaio 2014:

Farmacia Savignoni Turni per il mese di gennaio 2014: Sabato 11 gennaio: aperto dalle 8.30 alle 13.00 Domenica 12 gennaio: chiuso Sabato 18 gennaio: aperto dalle 8.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.30 Domenica 19 gennaio: chiuso Sabato 25 gennaio: chiuso Domenica 26 gennaio: Chiuso

Durante la settimana la farmacia è aperta con orario NO STOP dalle 8.30 alle 19.30

Sabato 11 gennaio: aperto dalle 8.30 alle 19.30 (orario continuato) Domenica 12 gennaio: aperto dalle 8.30 alle 19.30 (orario continuato) Sabato 17 gennaio: chiuso Domenica 18 gennaio: chiuso Sabato 25 gennaio: aperto dalle 8.30 alle 13.00 Domenica 26 gennaio: chiuso Sabato 1 febbraio: aperto dalle 8.30 alle 13.00 Domenica 2 febbraio: chiuso Sabato 8 febbraio: aperto dalle 8.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.30 Domenica 9 febbraio : chiuso Durante la settimana la farmacia è aperta con orario NO STOP dalle 8.30 alle 19.30

Dott.ssa Maria Bartoleschi Via dei Serpenti, 125 - 00184 Roma Tel. 06.4882973 - Fax: 06.48986967 e-mail: farmaciaserpenti@virgilio.it

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Farmacia Enei Turni per il mese di gennaio 2014: Sabato 11 gennaio: aperto dalle 8.30 alle 19.30 Domenica 12 gennaio: chiuso Lunedì 13 gennaio: aperto dalle 8.30 alle 19.30 Venerdì 17 gennaio: aperto dalle 8.30 alle 19.30 Sabato 18 gennaio: chiuso Domenica 19 gennaio: chiuso Lunedì 20 gennaio : aperto dalle 8.30 alle 19.30 Venerdì 24 gennaio: aperto dalle 8.30 alle 19.30 Sabato 25 gennaio: aperto dalle 8.30 alle 13.00 Domenica 26 gennaio: chiuso Lunedì 27 gennaio : aperto dalle 8.30 alle 19.30

Numeri utili Roma Capitale 06.06.06 (uffici e servizi) 06.06.08 (turismo e cultura) 06.06.09 (chiama taxi) Municipio I Centro Storico Via Petroselli, 50 - 06.69601332/3 06.67102139/3595/7229 Carabinieri (Stazione Viminale) Via 24 Maggio, 13 - 06.69205941 Polizia (Questura di Roma) Via di San Vitale, 15 - 06.46861

Venerdì 31 gennaio: aperto dalle 8.30 alle 19.30

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L’OROSCOPO Bukowski 2014

a cura di Bronco

Ariete

bilancia

La tua unica ambizione è quella di non essere nessuno, mi sembra la soluzione più sensata.

Quello che più mi piace, mi sa, è che nel tempo tutto si risolve, si aggiusta, si cicatrizza, indipendentemente da quel che pensi o fai.

toro

scorpione

L'esistenza è non solo assurda, è un duro lavoro, puramente e semplicemente. Pensate quante volte vi infilate la biancheria intima, in tutta la vita. E’ spaventoso, è disgustoso, è stupido.

Quando sei felice bevi per festeggiare. Quando sei triste bevi per dimenticare. Quando non hai nulla per essere triste o essere felice, bevi per fare accadere qualcosa.

gemelli

saggittario

Scrivere poesie non è difficile. Difficile è viverle.

Le donne sono animali fondamentalmente stupidi ma si concentrano sul maschio con un impegno così totale da riuscire spesso a sconfiggerlo quando lui pensa ad altro.

cancro

capricorno

Non essere giù perché la tua donna ti ha lasciato: ne troverai un'altra e ti lascerà anche quella.

Non puoi far altro che scolare la lattina di birra e aspettare che cada l'atomica.

leone

acquario

Solo le persone noiose si annoiano.

A volte passi accanto a 200 persone e non riesci a vedere un solo essere umano.

vergine

pesci

Non fidarti molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media.

Ovviamente è possibile amare un essere umano, se non lo si conosce abbastanza bene.


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Cronaca di Roma, gennaio 14