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Anno 25 - N°11 del 20/11/2019- www.newentry.eu - bergamo@newentry.eu - Pubblicità: Gianluca Boffetti 347.73.52.863 BERGAMO GRATUITO Il Giornale della Gente

ANNA CAPITANO IMPRENDITRICE CON VISTA SUL VATICANO…

Intervista a pagina 18

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Editoriale

I colori dell'amicizia Il mestiere del genitore oggi sembra quello più difficile da compiere e tutto ciò è dovuto alla società in cui viviamo che è in continuo peggioramento trovandoci impreparati di fronte ai nuovi pericoli che essa ci propina. Difficile di questi tempi infondere nei propri figli i buoni propositi e i valori veri della vita anche se una soluzione a questo problema esistenziale bisogna pur trovarla e credo sia quella che i genitori pur mantenendo la loro figura di padre e madre, diventino amici dei figli Penso che, se un genitore è amico di suo figlio, sa anche quando è il momento di dargli un calcio nel sedere. Ed il figlio saprà valutarlo bene poiché non gli sarà dato solo dal padre o dalla madre ma dall’amico che è in loro. Capisco che al giorno d’oggi è difficile essere amici dei figli poiché mancano i colori di quella povertà che teneva unita la famiglia. Di quella semplicità che, non conoscendo una qualità migliore della vita, dava ai familiari un motivo per stringersi insieme e unire le forze per costruire un futuro migliore. poiché è nell’in-

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sieme che vive il rispetto reciproco, quel rispetto che spesso viene a mancare nelle generazioni attuali. Quindi, il primo confronto da non tralasciare è in seno alla famiglia e non è detto che siano i genitori a dover imparare dai figli. Tuttavia non conta tanto chi deve o non deve imparare, quanto invece quell’incontro quotidiano che può avvenire, per esempio, a tavola quando tutta la famiglia è riunita. Un momento importante anche se non si parla e si mangia soltanto. Il solo fatto di essere lì tutti insieme attorno ad un tavolo ti ricorda che ti devi lavare, devi lavorare, devi essere onesto e non presuntuoso e soprattutto che devi essere allegro perché la vita è bella. Per ricordarci tutte queste cose a volte basta un semplice incontro casuale che nell’arco di un’intera giornata è abbastanza difficile (anche al mondo d’oggi) che sfugga. Magari uscendo da casa, incroci tuo padre che rientrando ti dice: “Non tornare tardi”. Ecco, con quel “Non tornare tardi” significa anche “Non drogarti, non essere violento e se hai l’Aids


Editoriale

guarda di non infettare quella povera ragazza che crede in te, sii sincero con lei”. Una dimostrazione d’amore di un padre amico al proprio figlio, tutte cose che lui non ti ha detto, ma che tu hai sentito, e che metteresti in pratica con serenità. Purtroppo però il benessere, quel benessere che oggi ha tanto migliorato la qualità della vita, ha però fatto sì che questo dialogo, questo rapporto si frantumasse. E allora genitori e figli, pur vivendo nella stessa casa, rimangono separati, ognuno nella sua solitudine. Per cui il mangiare insieme viene considerato una perdita di tempo senza contare poi il rischio di essere coinvolti con la parola, nell’eventualità che anche un piccolo argomento possa essere intavolato. In quel caso, per salvarsi da questa “immane fatica”, è opportuno fingere l’atteggiamento ipocrita di chi è sempre d’accordo su tutto, in modo che il massimo del dialogo non vada al di là di “Certo, Sì. è vero. Certo”. E allora il padre che capisce il triste disinteresse dei figli, fa finta di nulla, ma dentro di lui, prova il dolore di una famiglia che piano piano si sta esaurendo

con la conseguenza di avere poi dei figli senza valori, senza alcun progetto per il futuro. Penso quindi che non solo l’amore ma anche l’affetto ha bisogno di essere alimentato, altrimenti non si spiegherebbero quelle madri che, per quanto abbiamo voluto bene ai figli, nel momento in cui la stima per essi crolla sono loro stesse a denunciarli alla polizia. Se esiste dunque un confine oltre il quale ci si disamora dei figli, è presumibile che esista anche una rossa indicata come zona di pericolo e prima ancora una gialla dove si avverte che sei oltre il limite di sicurezza. Una specie di graduatoria degli affetti, simile ad una scala di gradini colorati che, partendo da quel prato verde dove vivono rigogliosi gli affetti e l’amore, perdono il loro colore man mano che scendono verso il buio. E se non ci prenderemo la responsabilità di porre rimedio a questa situazione con alcuni accorgimenti ci troveremo dei figli che avranno altri figli che imboccheranno la porta di casa abbandonando i genitori ancora prima di nascere. Gianluca Boffetti

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RIFLESSIONI

CRITICA E INCORAGGIAMENTO Uno dei più intricati problemi secondo me, nel processo educativo, è trovare il giusto rapporto tra la critica e l’incoraggiamento. La critica è indispensabile, come l’amara medicina che viene somministrata in piccole dose, altrimenti diventa veleno. Distrugge incalcando nel cervello il pensiero che si è incapaci di svolgere un determinato compito. E’ nella prima infanzia, il periodo in cui si costruisce la personalità e si condiziona il futuro comportamento. Questo pensiero potrebbe scatenare conseguenze micidiali. Mi viene in mente un articolo che avevo letto nel quale si parlava di un circo nel cortile dove c’era un’enorme e fortissimo elefante, legato con una piccola catenina. Il visitatore si meravigliava di come l’elefante rimaneva così ubbidiente, non provava neanche a liberarsi. Si spiegava questo con la bravura delle persone, che l’hanno addomesticato. Quale era il suo stupore nel sentire che l’elefante semplicemente non sapeva che poteva scatenarsi. Perchè? Semplice, appena nato è stato legato a questa catena, ha fatto mille tentativi per i primi anni della sua vita, e poi si è arreso, disperato. E’ rimasto con l’impressione che non sarebbe mai stato capace di essere libero. Adesso, ormai cresciuto e possente non prova neanche perchè convinto di non riuscire, rimarrà così per sempre legato. Invece basta un piccolo sforzo, la libertà per lui è proprio dietro l’angolo ma lui non lo sa. E non lo saprà mai. I bambini che crescono con la convinzione di non essere bravi, capaci, saranno sempre incatenati alla propria bassa autostima, non avranno mai il coraggio di provare di nuovo e di nuovo ancora. Per loro il fallimento è la fine invece di essere un nuovo inizio. Gli errori e gli insuccessi sono come concime che rende fertile il suolo per i futuri successi. 04

Non meno dannoso è l’eccessivo incoraggiamento, la mancanza totale della critica. Perchè il bambino rimane convinto di essere superiore a tutti gli altri, in grado di fare ogni cosa con facilità e in modo migliore. Anche l’impossibile. E di qua manca un passo a lanciarsi dall’alto perchè convinti che come Harry Potter possiamo anche volare. I sogni a volte diventano mortali e non è vero che sempre sono la parte migliore della vita. Sono come fuoco, con loro non si deve giocare. Per carità, questo non vuol dire che dobbiamo fare a meno di sognare, anzi. Ma in modo giusto, lasciamo la realtà e la fantasia di governare, ognuna nel proprio regno. Non permettiamo che il vento dell’immaginazione ci porti via, perchè si finisce per cadere e farsi del male. Possono volare nall’aria le foglie dell’albero, le radici però devono rimanere saldamente radicate. E per complicare ulteriormente la situazione viene il fatto che ogni individuo è un intero universo e l’approccio a ciascuno deve essere sintonizzato con le sue caratteristiche personali, perchè quello che aiuta uno di loro, per l’altro potrebbe essere inefficiente. E ricordarsi, che la formazione del carattere umano comincia dalla prima infanzia ed enorme è la responsabilità dell’educatore, perchè chi semina carattere un giorno mieterà destino. Dara Naumova


RIFLESSIONI

CON ME ARROSSICONO... Quando arriva Aurora, ditele che non la voglio vedere, Nemmeno con la sua amica Alba, voglio parlare. Perché, cosa ti han fatto?? Qualsiasi cosa gli dica, arrossiscono sempre,

Eppure è da tantissimo tempo che ci conosciamo, Poi arriva Sole e se le porta via tutte e due. Hai capito??? Con me arrossiscono, e da lui si fanno prendere!! Giordano

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RIFLESSIONI

Passeggeri di Serie A e di Serie B

Qui di seguito pubblico alcune delle numerose regole a cui un qualsiasi passeggero deve attenersi se vuole utilizzare un mezzo pubblico. 1. Il passeggero in attesa, segnalando l'intenzione di salire, evita ai conducenti di effettuare inutilmente fermate non richieste, contribuendo ad una migliore qualità del servizio. 2. I passeggeri sono tenuti a servirsi delle porte di entrata sul mezzo come indicato dalla segnaletica. 3. Non è possibile salire fuori fermata e quando la vettura è in movimento; inoltre, alla fermata, non è consentito avvicinarsi all’autobus prima che questo sia fermo e con la porta di salita completamente aperta. Durante il viaggio: 4. Non è possibile occupare più di un posto a sedere. 5. Per l'utilizzo ottimale dello spazio sui mezzi, è richiesto ai passeggeri di evitare di fermarsi vicino alle porte ed alle macchinette obliteratrici. 6. Non è consentito sporgersi dai finestrini e gettare oggetti fuori dal mezzo. 7. Sull'autobus, che è un mezzo pubblico, non è consentito fumare. 8. E' richiesto a tutti di concorrere ad evitare disagi e disturbi durante il viaggio, tenendo comportamenti conformi al decoro e rispettosi nei confronti degli altri passeggeri. 9. I passeggeri sono tenuti ad adottare, nei confronti dei conducenti, comportamenti di rispetto 06

e collaborazione, per favorirli nello svolgimento del servizio. Potrei andare avanti ancora con l'elenco ma credo che possa bastare. Noto la particolare attenzione nei confronti della sicurezza del passeggero quindi mi chiedo se lo stesso grado di sicurezza vale sia per le persone che rimangono in piedi sia per quelle sedute. Si può sicuramente affermare che da sempre gli autobus, specialmente quelli che devono portare gli studenti negli istituti scolastici, sono strapieni all'inverosimile. Ciò mi permette di formulare qualche domanda al riguardo: il prezzo del biglietto o abbonamento costa uguale sia per quello che sta sempre seduto (perchè ha la fortuna di salire prima) sia per quello che per sua sfortuna sale quando l'autobus è già stracolmo di gente? Già 25 anni fa capitava di salire sul pullman ed essere letteralmente schiacciato come una sardina nell'abitacolo tra cartelle, cartellette e quant'altro. Gli anni passano ma il problema rimane e soprattutto, oltre alla scomodità, il tema sicurezza credo sia quello più delicato. Capisco che i soldi sono sempre meno e mettere un pullman in più può essere oneroso ma dall'altra parte non è nemmeno giusto che uno paghi un biglietto per stare in piedi con un rischio maggiore anche di farsi del male... Non aspettiamo come al solito che accada qualcosa di grave che si poteva evitare... Gianluca Boffetti


RIFLESSIONI

CIASCUNO NIENTE DI SCONTATO Sei single e ti manca un partner. Sei in coppia e ti manca la libertà. Lavori e ti manca il tempo. Hai troppo tempo libero e vorresti lavorare. Sei giovane e vuoi crescere per fare le cose degli adulti. Sei adulto e vorresti fare le cose dei giovani. Sei nella tua città ma vorresti vivere altrove. Sei altrove ma vorresti tornare nella tua città. Forse è tempo di smettere col guardare sempre a ciò che ci manca e iniziare a vivere nel presente, apprezzando davvero quello che abbiamo. Goditi il profumo della tua casa prima di aprire la porta ed uscire a cercare i profumi del mondo. Perché niente è scontato, e ogni cosa è un dono. Dagli valore. O. Travino

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Ciascuno di noi si può sforzare di non criticare, gudicare, infangare gli altri, dalle altezze vertiginosi del suo essere presuntuoso considerarli inferiori e se stesso superiore. Perchè mio fratello ha pelle o pensieri di diverso colore, ma lo stesso al mio identico diritto di essere sotto il sole. E se a qualcuno non piace non è un problema... è suo il dilemma. Noi tutti siamo chiamati, non di fare cambiamenti epocali, salvare il pianeta, nazioni, generazioni, con clamore e fracasso infernale. NO! Nel silenzio immersi, siamo chiamati a cambiare solo noi stessi. E se lo facciamo in questo stesso istante con umiltà, senza rumore, finalmente il mondo diventerebbe un posto bianco e buono, un posto migliore. Dara naumova

NEW ENTRY il Giornale della Gente

Quindicinale d’informazione sociale e culturale

Decreto del Presidente del Tribunale di Bergamo n°21 del 09/03/2000 Editore e Direttore Responsabile: Gianluca Boffetti

Direttore Onorario: Michele Cortinovis Anno 25- N°11 del 19/11/2019

Sede: Brembate di Sopra (Bg) Via Tresolzio n° 48


RIFLESSIONI

AFFETTI SENZA TEMPO Osservando un po’ oltre l’apparenza e il pensare comune, il cimitero si può definire non solo un luogo di dolore, di pianto, di rimpianti, di ricordi affettivi, di impotenza davanti alla morte. C’è sicuramente innanzitutto questo insieme di sentimenti, ma ci sono anche altri vari motivi per cui le persone vi si recano spesso. Ci sono gli anziani soli che, mentre recitano una preghiera o un rosario facendo il giro delle tombe dei propri cari, scambiano volentieri quattro chiacchiere con conoscenti, o semplicemente con parenti dei vicini di tomba, con cui confidare e condividere ricordi che li legano ai loro familiari defunti, per alleviare un po’ lo smarrimento della solitudine, per riempire un po’ il vuoto delle loro giornate trascorse per troppe ore in una casa ormai vuota. A volte basta un saluto cordiale e un sorriso anche da parte di chi non li conosce, ma li incontra abitualmente, per addolcire un po’ il loro dispiacere. Molti di loro curano in modo amorevole ogni giorno i fiori e le lapidi dei loro defunti, gesti silenziosi che esprimono un affetto senza tempo, soffermandosi parecchio, probabilmente per un intimo muto dialogo con chi è sempre presente nel loro cuore. Ci sono figli molto affettuosi che, malgrado gli impegni di lavoro, non mancano mai di andare per un breve saluto alla mamma o al papà, un gesto commovente che non passa inosservato. Ci sono parenti di persone scomparse giovani, per i quali è impossibile comprendere il mistero di destini così ingiusti. Ci sono le mamme: per loro non esistono commenti, se non un grande rispetto per la dignità con cui affrontano il loro immenso dolore. C’è chi ha una profonda fede e trasmette una pace interiore e un’accettazione del distacco molto rasserenante e consolante anche a chi, come me, fa più fatica ed è più dubbiosa, pur essendo convinta che ci sia un aldilà. Questo panorama così variegato di sentimenti mi fa pensare ad un cerchio in cui ognuno aiuta e sostiene gli altri, come

in una grande famiglia o come in una grande compagnia di amici, perché se una gioia condivisa si raddoppia, un dolore condiviso si dimezza e anche perché non bisogna mai dimenticare che in questo luogo diventiamo proprio tutti uguali. E’ quindi forse un po’ da sfatare il pensiero che sia troppo triste andare al cimitero, può invece diventare un momento per mantenere un rapporto intenso con chi ci ha lasciato, seppur solo spiritualmente. E non ultimo…un momento in cui riflettere che bisogna godere appieno della vita. Ornella Olfi

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Società

DROGA E SILENZI ASSORDANTI Chissà mai perché sul problema delle dipendenze, dell’assunzione di droga, c’è sempre a fare da voltagabbana la disinformazione, la politica d’accatto, come se fosse un disagio sociale del tutto periferico, appartenente ai soliti giovanissimi, invece che ai volti nuovi e alle conseguenti carni zigrinate dagli inciampi, dalle droghe tutte, dagli abbandoni seguiti a catena. C’è che la droga non conosce intoppi o rimandi, è sempre lì a ogni angolo di strada, sottocasa, proprio dove ti aspetti di trovarla. Viene da pensare agli abiti vecchi e al tempo che ogni cosa riporterà al suo posto, ma io che di tempo ne ho avuto tanto, a ben pensare non so ancora bene cos’è, figuriamoci se posso spiegarlo ad un giovanissimo che del tempo a venire non sa che farsene. Mi rendo conto che nel tentativo di “ tirare fuori “, di costruire e crescere insieme, non può resistere all’usura del tempo chi parte per “ questa avventura “ con un bagaglio di certezze inossidabili, di regole intransigenti, di binari singoli. E’difficile sapere, conoscere e agire, quando un 10

giovane se ne sta impettito, a muso duro, felice di avere scelto il vicolo cieco, è davvero difficile spiegargli quanto è doloroso, POI, il resto che se ne ricava. Sulla droga prevenire con progetti condivisi e realizzabili rimane spesso una intuizione che soccombe alle pressioni economiche-politiche: reprimere costa meno che prevenire, ma il risultato è l’accettazione dell’esclusione, del “sei fuori dal gioco e ci rimani “. Quando sento di un ragazzo o di una persona adulta che soccombono, che si uccide di eroina, o peggio che uccide gli altri, gli innocenti, perchè sballato guida o pensa di essere diventato invincibile, mi chiedo quale può essere il metro di misura da usare con chi è lacerato dentro, se poi questa vista prospettica richiesta è annebbiata dalla roba. L’impressione che si ricava nel camminare insieme alle tante lentezze e devastazioni interiori, è che non solo è difficile ben operare a causa della marea di disagio dilagante, ma lo è anche soprattutto per l’avanzare di nuove forme di malessere,


Società

che non hanno più l’etichetta protestataria di un tempo. Malessere che si insinua più facilmente in chi non ha strutture mentali formate, in chi nell’evoluzione intellettuale ha ceduto sotto il peso di una libertà inconsciamente percepita come una prostituta, per l’incapacità ad onorare reciprocamente le proprie responsabilità. La droga è un disagio che intacca aree di vita in maniera sempre più esponenziale, ogni volta che un adolescente inceppa il potente meccanismo sociale, c’è qualcuno che innalza bandiere “giustificanti”, con qualche artificio clownesco portiamo in scena la rappresentazione sulla vita, poco importa se virtuale, su come viverla al meglio, infine, come sopravviverle quando non è di nostro gradimento. Nel frattempo si ripetono accadimenti tragici, che non posseggono alcuna attrattiva se non quella di seminare indifferenza per chi è piegato in due dalle proprie fragilità e dalle proprie rese. Giovani alla spicciolata, uno sparo diritto a ogni banale conformità, a ogni inconfessabile obbedienza, che pesa come un macigno, insopportabile da trascinare appresso. Sulla droga sappiamo tutto, oppure per non pagare dazio non sappiamo niente, nonostante ciò si muore nel rumore e nel silenzio, in modo consapevole e più impertinente verso la vita trasformata in una danza inarrestabile in onore della sordità, del rigetto, del disamore. Si muore muovendo il corpo,

ma non vedendo, non sentendo, non capendo più che c’è anche domani, si muore in gruppo, dentro il recinto, fuori da ogni reale condivisione, senza la pietà della compassione, privati di una mano amica a sorreggerti, accompagnarti, accoglierti. Mentre qualcuno si affanna a rimarcare che non tutta la droga fa male, che c’è quella buona e quell’altra cattiva, intorno ci sono quelli che allora provano per curiosità, per passioni incrociate che hanno l’esigenza di incontrarsi, di conoscersi, come fa la musica, alfabeto e vocabolario per riuscire a parlare tra irrequieti che in fondo non sono affatto. Forse occorrerebbe avere più attenzione sulle parole d’ordine, sulle immagini, che vorrebbero possedere carisma sufficiente per un pensiero di socialità, di unità e libertà. Forse è necessario usare le parole con un linguaggio che non fa curve inesistenti, dichiarando che l’alcol, la droga, qualche lama di coltello, non possono apparire come una periferia ambulante ove ognuno nel fine settimana può ritornare a “essere” qualcosa di non meglio definito. Continuo a pensare che siamo arrivati a un punto in cui c’è bisogno di una rinascita sociale di relazioni intelligenti, non perchè elitarie, ma perché sane e equilibrate, mai affidate a comportamenti che sbaragliano letteralmente la possibilità di continuare a crescere e migliorare insieme. La droga c’è, forse il mondo adulto è scomparso. Vincenzo Andraous certificato ANAMMI n. N946

Sede operativa: TREVIOLO (BG) - Via Marconi,42 - Tel. 035 07 85 011 PALAZZAGO (BG) - Via Burligo,10 c - Cell. 347 90 98 361 - michela.scavo@gmail.com 11


RACCONTI

IL GIOVANE CHE NON VOLEVA VOLARE di Laura Gorini Dedicato a chi ha paura di volare Se ne stava sdraiato mollemente su quel lenzuolo spiegazzato. Era bianco, di un bianco indecifrabile, come indecifrabile era la sua vita. Per lo meno questo era ciò che pensava da tempo. Teneva le imposte chiuse e se tramite esse filtrava un raggio di sole o una fioca luce, strizzava a più non posso gli occhi al fine di crogiolarsi nel buio. Odiava il calore. Non poteva fare a meno di accarezzare quei piccoli brividi che gli invadevano la pelle in profondità. Era magro, forse addirittura scarno, e il suo volto aveva un'espressione corrucciata. Si alzava di rado, solo per lavarsi di tanto in tanto ed andare in bagno. Leggere non gli interessava più, le partitelle di calcio con gli amici lo annoiavano da tempo e con la sua famiglia aveva chiuso. La scuola poi lo stressava terribilmente e di trovarsi un lavoro non se ne parlava. <<Tu non puoi stare a casa a fare nulla!>>, tuonava suo padre da dietro la porta. Ma lui non lo ascoltava più. Faceva finta di non sentirlo, perché lui non esisteva più. Sua madre non parlava, aveva gettato la spugna. Del resto era sempre stato succube di quell'uomo che le era stato imposto dalla famiglia. Non uno slancio d'amore o di passione. Una madonnina infilzata, ecco ciò che era! Suo padre era un gran lavoratore, questo lo ammetteva, ma non era mai stato un vero 12

compagno e un papà. Sapeva solo comandare e imporre le proprie idee. Ma ci fu un giorno che non lo sentì più davvero parlare: no, non stava fingendo di non ascoltarlo, lui aveva smesso di parlare! Il giovane iniziò a tremare e a chiedersi il motivo di tale comportamento. Era una mancanza e lui ora la avvertiva. Era dunque ancora vivo? Si alzò di scatto dal letto, aprì le imposte e fece entrare un po' di luce. E poi spalancò la finestra: l'aria frizzante del mattino gli rinfrescò il volto. Sorrise e respirò a pieni polmoni quell'alito di vento. Osservò il paesaggio che non gli era mai sembrato tanto bello prima di allora; le case, piccole e grandi, che circondavano la sua cascina, gli alberi maestosi e i campi infiniti. E poi notò Bach, il suo cane Bach, accasciato a terra, che aveva iniziato ad abbaiare nervoso e addolorato. Abbassò lo sguardo e vide suo padre steso a terra. Aprì la porta, corse per le scale e in battibaleno fu in giardino: prese tra le braccia il padre e gli ascoltò il battito del cuore che si faceva sempre più fioco. Bach iniziò a leccargli le mani. Suo padre si riprese e, da quel giorno, quel giovane decise di alzarsi la mattina presto per aiutare nei campi e ricominciare ad andare a scuola. Sua madre cuciva accanto al camino e sorrideva guardando fuori dalla finestra. Poi d'improvviso sentì un flebile cinguettio: un piccolo passero se ne stava appollaiato sul ramo, ma non ne voleva sapere di volare. Il giovane si arrampicò sull'albero e si avvicinò all'uccellino, gli sorrise dolcemente e gli parlò: e fu così che il passero alzò le sue piccole ali e si librò in volo. Credito Foto: Damiano Conchieri


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RIFLESSIONI

“Com’è labile la vita”

GENITORI DI UNA VOLTA... Rimpiango i genitori di una volta, quelli che un “sì” era un “sì” e un “no” era un “no”, quelli che ti insegnavano che non si può avere tutto e si può stare bene lo stesso. Quelli che ti spiegavano che un signore si vede dal comportamento e non da ciò che possiede. Quelli che non davano ai figli ciò che volevano, ma solo ciò di cui avevano bisogno o ciò che sapevano meritarsi. Quelli che non li viziavano, ma li preparavano alla vita. Allora, da figlio, la chiamavo severità. Oggi so che era Educazione. Antonio Curnetta

Com’è labile la vita, così incerta e traballante, può cambiare in ogni istante, e noi piccole inermi pedine su questa immensa scacchiera, facciamo i salti mortali per arrivare a sera. A volte si spinge, a volte si sgomita per avanzare di una sola casella. Sempre di corsa, sempre di fretta sta vita maledetta, e quando finalmente abbiamo raggiunto la vetta, dall’altra parte ci spinge, schifosa maledetta. Giordano

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ASSOCIAZIONE ALCOLISTI ANONIMI

FUI ACCOLTO COME UN FRATELLO... Sono passati già nove mesi: sono pochi, molto pochi nella vita di un uomo ma per un alcolizzato, come lo ero io fino a nove mesi orsono sono una vita. Una nuova vita che solo ora comincio a vivere, a gustare come un tempo. Ritornando indietro nel tempo, m’accorgo solo ora quanti giorni, mesi e anni ho buttato via e solo per un bicchiere in più. Ho cominciato a bere senza sapere, forse per sentirmi un uomo, poi ho dato la colpa alla morte di mio figlio, poi a quella di mia madre, tutti pretesti per nascondermi la realtà, cioè che ero diventato veramente un alcolizzato. Avevo perso qualsiasi interesse per la famiglia, per il lavoro che stavo compromettendo seriamente e per la vita stessa; l’ importante per me era poter bere. Dopo diversi richiami dei miei superiori, venni da loro inviato al Servizio di Alcologia di Dolo e di questo aiuto sarò sempre loro grato. Dopo una lieve cura disintossicante a domicilio, mi fu suggerito, molto amorevolmente ma fermamente, di recarmi in A.A. Mia moglie che mi è stata sempre vicina dimostrando una fermezza che da lei non mi sarei mai aspettato, mi ci portò di peso. La sera del 14 novembre feci il mio primo ingresso in A.A., pieno di vergogna e avversione. Ancora non ero convinto di essere un alcolizzato. La mia sorpresa fu grande; mi aspettavo di vedere dei rottami, delle persone che non avevano più nulla da perdere e più nulla da chiedere alla vita, cioè degli ubriaconi. Fui accolto come un fratello e questo è dire poco. Per la prima volta, io che sono infermiere da diciassette anni, sentii parlare di una malattia, di lasciar perdere il primo bicchiere e di pensare al presente. Nelle prime riunioni non capii molto e forse ancora ades-

so non capisco... ma una cosa è certa: grazie agli amici A.A. non ho più bevuto. Ho ripreso fiducia nella vita e nelle mie seppur deboli capacità; nel lavoro sono ritornato quello di un tempo e sono rispettato anche più di prima ma forse sto peccando di presunzione. Sta di fatto che lo devo a voi, cari amici A.A. e un grazie anche ad Al-A e non (familiari e amici di alcolisti) da Leo.

Numeri utili Referente provinciale Brescia 334 73 44 880 Numero Verde 800 411 406 Sito web www.alcolistianonimiitalia.it

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RIFLESSIONI

QUALE CURIOSITÀ SUI LIBRI Il termine “libro” deriva da “LIBER”, il più interno di tre strati della corteccia, sul quale gli antichi scrivevano. I primi libri non avevano titolo, e per individuarli si usavano le prime parole del testo. Il 1° libro fu stampato da Gutenberg, (inventore della stampa a caratteri mobili) una Bibbia in 2 volumi, nota appunto come la Bibbia di Gutenberg. Il libro più piccolo leggibile senza lente si trova nella Biblioteca Malatestiana di Cesena, stampato a Padova nel 1897, misura 15x 9 mm e contiene una lettera di Galileo Galilei a Cristina di Lorena. Il libro più rubato nelle biblioteche pubbliche degli USA è stato “Il guinness dei primati”, un primato nei primati! Il romanzo più lungo è stato scritto da Henry Darger, lunghissimo già il titolo e conta 16.000 pagine. L’autore con più libri è Ryoki Inove, scrittore brasiliano che a 40 ani aveva già scritto 1102 libri, molti dei quali sotto pseudonimo. Uno dei libri più misteriosi di tutti i tempi è il Manoscritto Voynich, un volume dell’inizio del XV sec, scritto a mano su pergamena, in una lingua così strana che nessuno finora l’ha decifrata. L’indice dei libri proibiti, istituito da Papa Paolo IV nel 1558, era un elenco di pubblicazioni ritenute dannose per la fede che i cattolici non dovevano leggere, pena la scomunica. Libro nero è un modo di dire risalente alla Rivoluzione Francese, quando i nomi dei condannati alla ghigliottina venivano annotati su un volumetto di colore nero. La definizione libro giallo nacque quando la Casa Editrice Mondadori pubblicò nel 1929 una collana di libri polizieschi con la coperti16

na gialla. Romanzo rosa è un genere letterario che narra storie e intrecci d’amore, scritto prevalentemente da donne e destinato in genere ad un pubblico femminile. Di qualsiasi genere siano i gusti in fatto di libri, l’importante è avere la buona abitudine di leggere, insegnarla ai bambini perché diventino lettori fin da piccoli e per chi non può permettersi di comprare tanti libri, le biblioteche sono un patrimonio a disposizione gratuitamente di tutti. Ornella Olfi

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Soffriggere la cipolla tagliata sottilissima nel burro, versare il riso, tostarlo per qualche minuto, sfumare con un mestolo di brodo caldo. Proseguire aggiungendo brodo ogni qualvolta il riso si secca. Tagliare le fettine di pancetta a listarelle e farle tostare in una padella antiaderente. Verso metà cottura (8 minuti dall’inizio cottura)aggiungere la crema di zucca. A fine cottura aggiustare di sale e mantecare con formaggio grattugiato a fuoco spento. Servire il riso con crema di zucca appoggiando su di esso la pancetta croccante e spolverizzare con cioccolato fondente grattugiato. Anna - www.cucinacreare.it

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L’INTERVISTA

ANNA CAPITANO Nel triplice ruolo di imprenditrice, donna di casa e fotomodella, Anna Capitano non ha molto tempo da ritagliarsi per se stessa. Eppure, oggi più che mai, si sente realizzata. Un lavoro che viaggia a gonfie vele, fotografie da far girare la testa e una ritrovata autostima dopo qualche ostacolo non semplice da superare. Orgogliosamente romana, mamma di due splendidi figli ormai maggiorenni, Anna Capitano è la “padrona di casa” di due appartamenti per turisti a due passi dal Vaticano e dal centro di Roma. San Pietro Orange Loft e San Pietro White house sono due sue autentiche “creazioni”, fortissimamente volute tanto da averla indotta ormai quasi un anno fa a lasciare il lavoro per dedicarsi ai suoi alloggi. Il lavoro, come sempre, le ha dato giustizia: sia Airbnb che Booking valutano entrambe le strutture praticamente con il massimo dei punteggi e da ogni parte del globo arrivano in quel di Roma turisti che soggiornano coccolati a pochi metri da Papa Francesco. 18

“Il mio punto di forza è la varietà di servizi che offro a partire dalla disponibilità completa su qualsiasi problema o dubbio del cliente” racconta Anna, sguardo vispo e anima elegante, donna che a 45 anni ha scelto di sperimentare anche il campo della fotografia trovando quella forza per superare la vitiligine, una patologia della pelle che l’ha accompagnata fin da quando era bambina, che le è costata bassa autostima e troppo bullismo. Oggi, per fortuna, tutto è alle spalle e anche quelle “macchie” fanno parte del suo fascino. Facciamo un passo indietro e parliamo di Anna Capitano in versione imprenditrice. Nella vita ho sempre dedicato molto tempo al lavoro. All’inizio per necessità, poi per sfuggire ad una piacevole routine familiare che mi aveva costretto a casa a curare i miei adorati figli. L’ultima occupazione è durata 7 anni, fino a quando, precisamente un anno fa, decisi che se l’Epifania tutte le feste portava via, nel 2019 avrebbe portato via anche un Anna che doveva


L’INTERVISTA

migliorare. Così, hai preso una scelta drastica. Ho dato le dimissioni e mi sono dedicata ad un’attività imprenditoriale. Ho preso in affitto due appartamenti che si trovano nello stesso stabile e li ho sistemati in modo da renderli confortevoli per i turisti in visita a Roma. Ora gestisco due case vacanze: San Pietro Orange Loft e San Pietro White house, ubicate vicino al caro Papa Francesco, valutate 9.5 punti su 100 su Booking e 5 su 5 su Airbnb! Un lavoro che ti avvolge 7 giorni su 7. È vero, ma sono contenta di aver fatto questa scelta! Mi sento una donna realizzata perché svolgo un lavoro dove ho la possibilità di conoscere persone di nazionalità diverse e di apprezzare le varie culture di tutto il mondo. Poi è arrivata una nuova esperienza, quella legata alla fotografia. È stata un’avventura emozionante che mi ha

permesso di riscattare un passato talvolta doloroso. Le mie macchie che persistono sulle braccia, sull’inguine e sulle gambe sono diventate uno strumento per raccontare alle donne che occorre piacersi andando oltre ogni pregiudizio e cattiveria. Ero stanca di dover sempre difendermi, così la scorsa estate mentre ero in vacanza al mare, ho pensato ad un progetto che parlasse della mia patologia per poter aiutare chi soffre come me. Detto, fatto. Ai fotografi l’idea è piaciuta. Credo che la fotografia sia una delle forme d’arte più bella che possa esistere, basta saper usare bene il pulsante sulla macchinetta! Farsi fare delle foto non significa essere per forza esibizionisti, nel mio caso si è trattato di lanciare un messaggio forte: mettersi in gioco, senza paura di giudizi e confronti. Oggi le tue fotografie non devono soltanto essere “belle” da vedere.

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L’INTERVISTA

Ultimamente sto cercando di sensibilizzare le persone che ignorano la mia patologia. Anche per questo trovo che i social siano utili. Su Facebook pubblico molto, ma non sono mai banale. Io sono una donna che si fa e si fa fare molte foto. Se andate sul mio profilo Facebook troverete molti scatti, occorre solo andare oltre l’apparenza e arrivare dritti dritti al contenuto… Com’è stato tuffarsi nel mondo della fotografia per realizzare il tuo progetto? Ho realizzato il servizio fotografico con Barbara Fiorenzola, una fotografa straordinaria che ha subito sposato la mia proposta. La sensibilità è donna, su questo non si discute e insieme abbiamo inseguito quegli attimi da immortalare per trasmettere le

emozioni che stavo provando. Il tuo rapporto con la vitiligine ancor oggi caratterizza la tua quotidianità. Da adulta, ho metabolizzato la mia condizione perché nel frattempo è uscito un carattere forte… di conseguenza, ogni tanto una discussione con chi mi guarda con insistenza, me la faccio! Cosa ho imparato? Semplice: nessuno è perfetto, i nostri difetti ci caratterizzano ed è bello perché siamo tutti diversi. CONTATTI SOCIAL https://www.facebook.com/sanpietrowhitehouse/ https://www.facebook.com/sanpietroorangeloft/ https://www.facebook.com/anna.capitano

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IL VIAGGIO DI FRANCESCA (3^Parte) Romanzo di Anna Gay ANTEFATTO LA NASCITA DI FRANCESCA Mentre aspettava il traghetto, le vennero incontro di corsa due donne, una sui 40 anni e l’altra sui 60, che aveva una certa rassomiglianza con Antonio. “NO,SIGNORA!” esclamarono insieme “LEI NON DEVE ANDARE A REGGIO CALABRIA, E QUELLA BAMBINA DEVE ANDARE SUBITO IN UN ORFANOTROFIO!” “NO! La mia bimba rimane con me!” urlò Paola, ma quelle era due contro una. Le strapparono di mano la carrozzina, lei prese la bambina e le stapparono di mano anche quella, e le misero in mano dei fogli, che lei stracciò senza neppure leggerli “NO! Non firmo!” “Peggio per te! Non dovevi fare una figlia con un uomo sposato!” Paola si controllò finché non si furono allontanate, poi scoppiò in lacrime. “Mi resta una sola cosa da fare” si disse freddamente dopo aver pianto. Si avvicinò a un ragazzo che stava lì sul molo. “Scusa, mi tieni la borsa?” quello la prese senza sospettare nulla. Andò sul limitare della banchina, e si buttò “Tra poco” pensava ”sarà tutto finito… una vita senza senso…aveva un senso se c’era la pecceridda, ma ora non l’ha più..” Poi perse i sensi. Non sentì nulla di questo dialogo, in messinese stretto, di due pescatori. “Salvatore! Salvatore!” “Che succede?” “Vieni, presto! Una donna si è gettata in mare!” “Arrivo! Speriamo che sia ancora viva!” “Sì, speriamo!” La prima cosa che le venne in mente quando l’ebbero ripescata e rianimata, ancora frastornata, fu: “Me la sono pure fatta sotto, mannaggia che schifo!” Poi ricordò perché l’aveva fatto e prese a lamentarsi sottovoce, come se non volesse distur22

bare nessuno: “la pecceridda mia! Senza di lei non voglio più vivere!” e piangeva. Un passante di buon cuore le disse: “Venga, signora, l’accompagno al pronto soccorso. Lì sapranno come aiutarla. Non abbia paura” aggiunse vedendola irrigidirsi “Non sono un malintenzionato” Il ragazzo che le aveva tenuto la borsa si avvicinò: “La sua borsa, signora” lei la prese macchinalmente, e salì in macchina. Arrivarono al Pronto Soccorso, Paola tutta bagnata e l’uomo che era già pentito di aver preso quella gatta da pelare. Nella stanza c’erano i feriti gravi di un incidente, un’anziana con la febbre alta e una bambina che si era fratturata una mano dentro a una porta. Finalmente venne il suo turno e l’uomo spiegò per sommi capi cos’era successo. “Non so perché l’abbia fatto! Potete vedere se fisicamente sta bene?” Poi, a voce bassa: “Mi pare un po’ matta, continua piangere e parla di una bambina, ma con lei non c’era nessuna bambina…” I medici la visitarono e le chiesero: “Si ricorda cos’è successo, signora? Che cosa ha fatto?” “Non voglio più vivere” rispose lei “Senza la mia bambina la vita non ha senso!” “Aspetti che la accompagno da un dottore che potrà aiutarla. Venga.” Paola seguì l’infermiera, che la fece entrare nel reparto di neuropsichiatria. Entrò in un ufficio dove c’era un altro medico. “C’è un tentato suicidio, dottore” Lui non fece commenti e le chiese anche lui cosa ricordava dell’accaduto. “Voglio morire” disse “La mia vita aveva un senso solo perché c’era la bambina, e ora me l’hanno portata via…Francesca! La mia Francesca!” e si rimise a piangere”


RACCONTI

“Però vedo che la borsa è asciutta! Lei non voleva “Sì, ma ce ne vuole per imparare a fare sul serio la veramente suicidarsi!” Paola chinò il capo. sarta! Non basta essere un po’ bravi! “In quel momento” disse “non sapevo neanche E’ come se un’inserviente dell’ospedale volesse cosa stavo facendo” Lo psichiatra riuscì, con op- fare l’infermiera perché ha dimestichezza con portune domande, a farsi raccontare tutto con l’ambiente.” ordine, poi la sgridò: “Lei ha sbagliato a cercare “Allora tornerò a fare la domestica” disse lei. di risolvere i problemi economici e familiari diven- “L’importante è che non lo faccia in nero. Non si tando l’amante di un uomo sposato. Lei ha una faccia sfruttare!” Si alzò. “Bene, per ora il collopersonalità dipendente dagli altri e sceglie chi le quio è terminato. Se dovessero sorgere di nuovo sembra che possa farsi carico dei suoi problemi. dei problemi, io sono qua.”Paola uscì e si trovò in Lui le ha detto la cosa giusta quando l’ha esortata mezzo al traffico di Messina. Chiese informazioni a firmare per fare adottare la bambina. Rifiutandosi per tornare al porto, rivide il luogo dove aveva tendi farlo, lei ottiene proprio quello che non voleva tato il suicidio e pensò: “Al nord ci vado lo stesso. per sua figlia: l’orfanotrofio.” Alla bambina ci penserò” Paola chinò di nuovo il capo, sospirando. Per un 4 - continua attimo tacque, ripensando a tutto l’accaduto e cercando di vederlo da un altro punto di vista. Poi chiese: “Che cosa mi consiglia di fare, dottore? A parte il fatto di firmare.” Quella cosa non voleva entrarle in testa. “Cerchi di cambiare amwww.ariannalatelier.com biente. Non riveda più il padre della bambina, si trovi un lavoro, si tenga occupata e non pensi più a Francesca. Se riesce a ricucire il rapporto con i suoi, potrebbe essere una buona idea” Paola scosse il capo con un’espressione seccata. “Non le va? E cosa le andrebbe di fare?” Terno d’Isola - Via E.Fermi,11 “La sarta. Al paese dicevano che ero brava con Almenno S.B. - Galleria La Fornace la macchina per cucire.” 23


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Gli anni 60, si sa furono un periodo glorioso per l’automobilismo, ricco di fascino, estro creativo e irripetibili capolavori. Erano anni in cui spesso le case si esercitavano a livello stilistico oppure provavano soluzioni tecniche per poi riportarne i risultati su vetture di serie. La Osi Scarabeo fu un esempio dannatamente bello e lampante di ciò che ho appena scritto sopra. Montava il leggendario quattro in linea bialbero, fiore all’occhiello della casa di Arese, che per decenni equipaggiò le vetture del biscione. Questa volta però fu usato quello della GTA. Montato in posizione posteriore, trasversalmente, in blocco con frizione e cambio. La vettura era leggerissima, circa 700 kg, superava i 200 km/h. Ne produssero tre, ma differenti tra loro nello stile. L’ing. Busso fu fra i fautori della creazione della Scarabeo, unitamente alla preziosis24

sima collaborazione della Officina Stampaggi Industriali di Borgaro torinese, divenuta poi famosa semplicemente come OSI. Il telaio era tubolare, altra grande finezza dal punto di vista tecnico, con i serbatoi del carburante posizionati nei longheroni tubolari posti ai lati della vettura. Le linee furono disegnate da Sergio Sartorelli. Un curiosità della Scarabeo consta nel fatto che per le sospensioni anteriori, furono usate quelle dalla Renault 8. Uno dei tre esemplari, fu dotato di un sistema di accesso all’abitacolo veramente futuristico ed affascinante. Si accedeva all’interno della vettura non aprendo le portiere come quasi sempre accade, si doveva aprire ed alzare la grossa cupola in vetro e plexiglass che costituiva la copertura dell’abitacolo. Un corpo unico che una volta aperto concedeva ai passeggeri di salire a bordo, alla


EPOCA

vista era una sorta di avvenieristica cupola. Soluzione stilistica poi ripresa su alcune kit car degli anni 70/80. Era una due posti secchi, con un grande volante a quattro razze che dominava l’abitacolo. Il posteriore era a coda tronca, di contralto all’anteriore lungo e affusolato. Fu presentata al salone di Parigi del 1966, un vero peccato il non susseguirsi di una produzione in serie. Oggi due esemplari sono custoditi al museo di Arese, il terzo non è ben chiaro dove sia finito, facilmente in qualche hangar blindato di importanti collezionisti… Sono stati anni irrepetibili, stilisticamente liberi, dove le creazioni era frutto di pura genialità. Creare certi capolavori è possi-

bile solo in determinati momenti storici, serve un “microclima“ adatto. Gli anni 60 al netto di tutto, furono per il mondo dell’auto un decennio fondamentale, forse l’ultimo periodo in cui la creatività ha avuto libero sfogo. Oggi una Scarabeo affascina più di allora, con le sue imperfezioni figlie dell’artigianato puro, della mano dell’uomo sicuramente non infallibile ma certamente geniale. Antonio Gelmini Per curiosità o valutazione su vetture di interesse storico inviare una mail a: Antonio Gelmini meccanicagelmini@gmail.com

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CAMMINO DI VITA O BARRIERA? Sono un traguardo importante i diciotto anni; emblema di maturità, libertà, espressione di pensiero. Ciascuno di noi li ricorda con un pizzico di nostalgia, con tenerezza infinita. A galla vengono riportati flashback, accenni di baldorie, amicizie sfumate dal tempo. Per la vita di un ragazzo colto da fragilità indicano ingarbuglio di burocrazie, documenti, verifiche, valutazioni. Sono attese, prese capillari di coscienza. Per chi, come noi, che da sempre ha accudito, custodito, cercato di fare il meglio per il proprio figlio ci si ritrova, in un batter d’occhio, ad essere dinnanzi alle autorità “ degli estranei” che devono necessariamente essere supportati ed avvallati da una figura giuridica con la finalità di proteggere il “fragile”. Comprendo gli abusi di cui spesso si sente parlare; d’imbrogli a carico di coloro che non essendo del tutto in grado di gestirsi nella vita quotidiana si trovano a dover fare i conti con gente senza scrupoli ma santi numi!! Quando questi “nostri figli” si “grandoni” ma allo stesso tempo “tanto grandi tanto piccoli” hanno la fortuna di vivere in famiglia, in un ambiente protetto dove da sempre sono stati amati per i genitori diventa passaggio umiliante, difficoltoso da digerire.

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Inoltre diverse le spese da affrontare, marche da bollo, diritti di segreteria .. negli ultimi giorni maggiorazione oneri ...diversificano la spesa per i residenti in provincia e non... Lo stato deve guadagnare anche su questo? Anche sulla disabilità grave? …. per poter accedere ai servizi presso il tribunale dove un giudice, uno a caso, uno fra i mille, uno che mai ha guardato, sentito,odorato la mia Vittoria affiancherà in modo parallelo il nostro cammino di vita. Da lodare e ringraziare il personale dell’asst del Garda di Montichiari nella persona della signora Elisabetta Bertoli la quale ci sta seguendo passo passo, accompagnandoci con tanta pazienza e delicatezza. La notte rivela pensieri, inclinazioni, fa il petto ansare, sospirare. Sogni distratti mettono a zittire tremori, fanno nascere speranze. Tanti, infiniti, sono i tratti di via, cammini da imboccare, tracce da seguire, perseguendo sempre ed ovunque il bene dei figli. Al buon Dio, si chiede forza, coraggio, sorriso per non abbattersi, nella speranza che coloro che per caso saranno chiamati dalla legge ad affiancarci abbiano cuore e buon senso, amore per la vita. Milena, la mamma di Vittoria e di Celeste

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L’INTERVISTA

LAURA FREMIOT

DOPO INSTAGRAM HA CONQUISTATO ANCHE... IL CALCIATORE

Da Milano (per amore) a Castellamare di Stabia. Se la vita è un lungo viaggio, Laura Fremiot ha trovato la fermata giusta. Dopo aver conquistato il popolo di Instagram, ora ha fatto breccia anche nel cuore del “suo” calciatore. Una relazione che viaggia a gonfie vele nonostante le “solite” gelosie con cui le fidanzate devono sempre fare i conti. Ma Laura è una ragazza tosta. Alla faccia dell’apparenza, ha energia da vendere e tanta voglia di fare. Non è un caso che, sempre per amore, abbia lasciato la famiglia, un lavoro a tempo indeterminato e il centro gravitazionale della moda internazionale per spostarsi in Campania al fianco del “suo” guerriero. Il nome? Quasi top secret. Due indizi: un passato nell’Hellas Verona, qualche presenza in serie A e uno di quei “mediani” tutto muscoli e polmoni già decantati da Ligabue. Insomma, una coppia quasi perfetta. Belli, tatuati, famosi e “testoni”. Ma c’è un di più. Alla faccia del fidanzato “famoso”, Laura ha deciso di continuare a mantenere la sua indipendenza. Così, sfruttando la 28

popolarità di Instagram, ormai da qualche mese è a tutti gli effetti distributrice dei prodotti FitLine dopo aver iniziato la carriera come modella commerciale. Ad appena 27 anni, in testa ha idee precise e obiettivi ambiziosi: “Il mio è un lavoro duro, adatto a chi vuole cambiare vita, migliorarla e puntare in alto”. L’ambizione non le manca e dalla spiaggia di Castellamare di Stabia, la città che la ospita, continua a raccontarsi al popolo dei social… Che, naturalmente, non vede l’ora dei tuoi post e delle tue story. Uso tantissimo Instagram, è il mio mondo lavorativo. A Milano collaboravo con negozi, parrucchieri, ristoranti e Centri estetici. Poi ho scoperto FitLine e il team di persone che sta dietro questa splendida idea! Mi permette di lavorare da casa, comoda e sul divano! E proprio grazie a queste peculiarità mi sono potuta trasferire a Castellamare, mantenere il mio lavoro e proseguire nel percorso intrapreso. Insomma, il mondo del lavoro è decisamente cambiato…


L’INTERVISTA

Sembra strano poter lavorare in questo modo: le persone sono abituate alla sveglia presto, ad alzarsi e far code chilometriche per andare a lavorare. È sempre stato così no? Io ho approfittato dell’importanza che hanno adesso i social: se ci mettete lo stesso impegno che mettete nel vostro lavoro attuale, non avete neanche idea di quanta strada si possa fare. E poi… sarete voi il capo di voi stessi… Insomma, un’occasione che consigli. È un lavoro a tutti gli effetti , completamente in regola con un contratto! Le ragazze che vogliono un guadagno extra possono scrivermi per iniziare una nuova avventura! E questo lavoro si è “sposato” con questo tuo trasloco. Negli ultimi mesi la mia vita è cambiata completamente. Ho avuto momenti alti e altri più complicati. Ho imparato che basta anche solo un messaggio, un pensiero per dimostrarmi un po’ di affetto. Ed è proprio in questi mesi che ho capito quanti pochissimi amici veri ho. Ho perso amicizie che pensavo fossero per

sempre e invece sì sono rivelate solo passeggere. Ho capito quante persone mi stavano a fianco solo per convenienza, solo per comodi loro, e quando la felicità stava per avvicinarsi a me, ho visto tanti invidiosi intorno e questo mi

ha fatto male. Perché sei a Castellammare di Stabia? Per amore. Ho dovuto fare una scelta. Il mio ragazzo fa il calciatore. O stavo a Milano e lo vedevo una volta al mese o lo seguivo. Ho deciso di mollare tutto e di andare con lui. Non è stato per niente facile ma per lui lo rifarei mille volte. Qui abbiamo preso una casetta in centro, stiamo bene. E se devo essere sincera, Milano non mi manca per niente: c’è il mare, ci sono tantissimi posti belli da vedere, si mangia bene, e non c’è il freddo del Nord. Com’è stato lo spostamento? All’inizio mi sentivo tanto sola, dopo 20 giorni mi ha regalato un cucciolo di chihuahua toy: King. Pian piano qui ho fatto nuove amicizie, ho conosciuto persone e famiglie speciali, a volte li guardo e penso che piacerebbe tanto anche a 29


L’INTERVISTA

me avere una famiglia vera, tutta mia! Ma le cose si fanno piano piano…

Come nasce questa storia? Io e il mio fidanzato stiamo insieme da quasi un anno. Ci siamo conosciuti grazie ad amici in comune a Formentera. Naturalmente, le curiosità non mancano. Da dove partire? Prima di conoscerlo odiavo il calcio, odiavo la gente che stava a casa la domenica per vedere le partire. Adesso invece non vedo l’ora delle sue partite per andare allo stadio! D’altronde, credetemi: è diverso guardare una partita normale dal guardare una partita dove c’è il tuo fidanzato! Che coppia siete? Difficile… ma bella! Abbiamo due caratteri forti e questo spesso porta allo scontro: io sono permalosa, rancorosa, testarda ed esageratamente possessiva. E lui... è uguale a me. Quindi cerchiamo di venirci incontro! Come persona io sono molto esigente: pretendo tanto ma do tantissimo! Ma ho anche tantissimi pregi, quindi pazienza! Cosa puoi raccontarci di lui?

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Apparentemente è molto freddo, non ha avuto una vita facilissima, ma lo stesso passato lo ha portato ad essere quello che è oggi. Mi insegna ogni giorno che nella vita nessuno ti regala niente, che la vera vittoria é costruirsi da se, lottando e sbagliando. Grazie a lui ho imparato che non è importante essere il migliore ma che è fondamentale non arrendersi mai e non mollare anche quando qualcosa non va come vorremmo. In campo, i suoi tifosi lo chiamano “il guerriero”. E questo mi rende orgogliosa… In più, poco tempo fa mi ha dedicato un gol, è venuto sotto la tribuna facendomi un cuoricino con le mani: é stato emozionante! Spero che possa raggiungere i suoi sogni... se lo merita ! È un uomo molto ambizioso, sono sicura che quando finirà la sua carriera farà qualcosa di altrettanto soddisfacente: si merita ogni fortuna! Naturalmente, nella coppia non è il solo ad essere “famoso”.

L’INTERVISTA

Io sono stata 4 volte a “Tiki taka” in Mai dire talk, quindi concorrente a Guess my age e ho realizzato uno shooting per Yamamay! Poco tempo fa mi hanno chiamata per partecipare a un programma su una tv nazionale che mi avrebbe portata in giro per il mondo per 4 mesi: ho rifiutato per lui. Per come sono fatta, oggigiorno per me la mia famiglia é lui, e non ho bisogno di altro. Naturalmente, non rinunci a stare bene con te stessa. Mi piace vestirmi bene, mi curo sempre, non mi trascuro mai! Mi piace farmi bella per me, e stare bene con me stessa! Solo quando stai bene tu, puoi far stare bene chi hai intorno. Sono abbastanza appariscente, mi piacciono le cose che “danno nell’occhio”. Tutto quello che indosso deve avere qualcosa di particolare… CONTATTI SOCIAL https://www.instagram.com/laurafremiot/

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Ed è Poesia

“Novembre - San Martino” Nell'antica usanza contadina il trasloco si faceva a San Martino: ci si recava in un'altra cascina caricando tutto sul “biroccino”. Scadevano i contratti di lavoro e si decideva se andare o restare... si salutava il padrone con decoro dopo aver scelto di cambiare. Cambiavamo casa, paese, valle... tutta la vita, mutava, in poche ore. Ci lasciavamo tutto alle spalle... ma la tristezza entrava nel cuore. Fanno parte della mia infanzia molti luoghi e amici lasciati... Ma nel silenzio della mia stanza, pensavo se mai li avrei ritrovati. In questo malinconico mese tutti i morti sono ricordati... e nei cimiteri di ogni paese con tanti fiori vengono onorati. La morte, ci fa meditare sul grande valore della vita... su ciò che dovremo lasciare quando, la nostra strada, sarà finita. Piera Masoch

L’eco dei miei pensieri Nel buio della mia mente, silente, ascolto una voce che nasce dal silenzio di una stanza assolata, ma senza luce, una voce senza eco: l’ eco dei miei pensieri. Erminia Bertulessi Bergamo 34

“L’Europa” L’Europa giovane ed innocente leggeva il suo romanzo cavalleresco, protetta, custodita, quanto prima dell’alba dei tempi l’ultimo re bulgaro, Ivan Shishman perse la vita. L’Europa piangeva per Giulietta, L’ Europa addorava Bach quando con ullulato di lupi invadevano l’antica Tracia i branchi di Allah. L’Europa circondata da servi, immersa nel splendore, lontantana dal questo Calvario, e nel mercato di Tessaloniki cinque ragazze cristiane,schiave li vendevano per un denario. Europa costruiva catedrali, castelli, e negli antichi Balcani piangeva la natura stessa per la morte dei giovani ribelli. Si alzavano torri insanguinati con teste umane mozzate ma la terra degli aqcuilli ribelli non fu calpestata. Eppure era piccola come palmo della mano, e come traccia di un leone ma sI è trasformata in una trappola insormontata, coperta di ossa, insanguinata. Con fucili e bastoni, con sassi e frecci I nostri avi l’hanno protetta non hanno permesso, che il male li sconfiggi e i turchi non hanno raggiunto Parigi! Ivajlo Balabanov


RIFLESSIONI

C'ERANO UNA VOLTA - I VALORI ...7°NON RUBARE Ho trovato uno scritto del mio nonno materno (Guarisco Modesto 17/08/1903-07/08/1960) trovato in fondo ad un cassetto... invio anche la foto del foglio che dimostra la veridicità del testo e l'eleganza morale e di scrittura di quei tempi.

• si ruba mettendo la mano nella tasca altrui • si ruba facendo debiti che non si possono pagare • si ruba permettendo che altri rubino • si ruba non eseguendo il dovere per cui si è pagati • si ruba vendendo roba scadente per buona • si ruba facendo perdere tempo a chi lavora • si ruba non restituendo la roba presa a prestito • si ruba dissipando la roba che ci è stata consegnata in custodia • si ruba falsificando conti e registri • si ruba trattenendo la roba trovata senza il permesso del padrone • ruba il capomastro che mette mattoni vecchi nei muri nuovi • ruba il fornaio mescolando polvere alla farina • ruba l'oste vendendo vino cattivo per buono • ruba il padre ai figli gozzovigliando all'osteria

• ruba il padrone che lesina la mercede all'operaio • ruba l'operaio che strapazza il lavoro del padrone • chi dice male del prossimo ruba l'onore altrui Balini Metilde

Gocce di Memoria 60’ 70’ 80’ Noi che si accontentavamo di cose semplici ma che ci davano tanto divertimento.... Noi che sapevamo che erano le 4 perché iniziava BIM BUM BAM Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c’era Happy Days Noi che il primo novembre era ‘Tutti i santi’, mica Halloween Noi che le merendine erano la girella e la crostatina al ciocco“Ciao” della Piaggio lato 35


IL SALOTTO DI KETTY

OLI VEGETALI - 3^parte... OLIO DI MANDORLE DOLCI Ben ritrovati a questo nuovo appuntamento con la nostra rubrica che parla di benessere naturale, di consigli e rimedi per affrontare le più disparate problematiche fisiche nonché la prevenzione, perché come diceva una nota pubblicità degli anni 90-2000 prevenire è meglio che curare… nessuno può negare questa grande verità!!! Come sempre oltre alla rubrica, potete venirci a trovare direttamente in Erboristeria a Presezzo, dove insieme a voi possiamo aiutarvi a scegliere un prodotto oppure un percorso per affrontare le vostre esigenze, con discrezione e professionalità! Per i più tecnologici, potete utilizzare i nostri canali digitali (sito internet, social, ecc.) per raggiungerci. Bene, cominciamo, anzi ricominciamo il discorso da dove l’abbiamo lasciato il mese scorso, con questi 2 ultimi appuntamenti riguardanti gli oli vegetali. Oggi parliamo del famosissimo, unico ed inimitabile OLIO DI MANDORLE DOLCI. Vi starete chiedendo perché in commercio esiste solo ed esclusivamente l’olio di mandorle dolci, se c’è un dolce vuol dire che esiste anche il suo esatto opposto in natura, e cioè le mandorle amare. Presto detto….sono altamente tossiche!!! Quando si spreme, si bagna o si mastica la mandorla amara, si libera l’acido cianidrico; l’avvelenamento mortale per l’uomo adulto avviene dopo l’assunzione di circa 6 ml, ripeto solo 6 ml!, di olio di mandorle amare che abbia circa il 2-4 % di quest’acido! Quindi ecco spiegato perché quando si parla di olio di mandorle si specifica sempre la dicitura dolce. Anche in questo caso la spremitura, per i prodotti migliori, avviene a freddo. Possiede un’altissima percentuale di grassi insaturi e polinsaturi, oltre alla presenza di vitamina E e B, amminoacidi essenziali e sali minerali. La pianta origina dall’Asia Centro Occidentale. Si tratta di un piccolo albero che può raggiungere i 5 metri di altezza, con fiori bianchi o tendente al rosaceo, che sbocciano in primavera. Il frutto, la mandorla, può essere consumata tale e quale avendolo essiccata precedentemente, oppure tramite spremitura si può ricavare appunto l’olio oppure il latte di mandorla. Ora che conosciamo meglio questo meraviglioso prodotto, vediamo quali usi se ne possono fare sia in cosmesi che in alimentazione. Innanzitutto essendo un olio, è abbastanza facile comprendere che è un ottimo idratante ed emolliente; usato sulla pelle secca è in grado di donargli un’idratazione ai massimi livelli, lenendo tutte quelle piccole infiammazioni. Viene usato 36 www.newentry.eu


IL SALOTTO DI KETTY

infatti in gravidanza o nelle diete dimagranti per prevenire le smagliature dovute all’aumento o alla perdita di volume. Altre proprietà sono:  dilata i pori e pulisce a fondo: a livello cutaneo può essere utilizzato come struccante;  anti-ossidante: può essere utilizzato per prevenire la comparsa di rughe;  olio vettore: ovvero è l’olio vegetale utile per diluire al suo interno le gocce di olii essenziali prima di fare massaggi o trattamenti terapeutici;  neonati: essendo un lenitivo, può prevenire le irritazioni da pannolino;  capelli: un impacco di 30 minuti sui capelli asciutti prima dello shampoo, restituisce morbidezza alla chioma, eliminando quella secchezza dovuta dal capello sfibrato dal sole o dalla salsedine. E in cucina? Può semplicemente essere usato come sostituito dell’olio di oliva. Ovviamente come tutti gli olii vegetali naturali, è meglio utilizzarlo a crudo, magari per condire un’insalata oppure un filo sopra ad una bruschetta. Il suo utilizzo costante, migliora le funzioni intestinali, previene i fattori di rischio che possono portare a problemi come ipertensione, arteriosclerosi e trombosi. Come ricordiamo sempre, non elemosinate sulla qualità di prodotti. Mi raccomando, che sia bio, spremuto a freddo, che sia puro al 100%, che non sia raffinato e sia senza conservanti. Noi in Erboristeria Presezzo abbiamo tutti olii e prodotti certificati, in quanto vogliamo consigliare sempre il meglio per la salute dei nostri clienti!

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QUESTO E’ IL MIO NOME

Rubrica nata agli albori della nostra rivista (ormai 25 anni fa) ideata e curata da Michele Cortinovis, ritrova la sua collocazione all’interno di New Entry non solo grazie alla richiesta dei lettori, ma soprattutto nel ricordo di Michele, prematuramente scomparso, sempre presente nei nostri cuori.

Ilenia / Ylenia

Nonostante i diversi studi effettuati sul nome Ilenia, non si è ancora trovato un accordo univoco sulla sua origine. Una delle ipotesi più accreditate ci dice che il nome Ilenia e la sua variante più nota Ylenia derivi dalla variante slava (con tutta probabilità russa) del nome Elena la cui pronuncia è Ielèna. Se questa ipotesi è giusta, il significato di questo nome sarebbe, quindi, simile a quello di Elena, ovvero, “torcia” o “fiaccola”. Oppure, per estensione, il suo significato può essere “che brilla” o “brillante”. Un’altra ipotesi sull’origine di questo nome (ma meno accreditata della precedente) è quella in cui viene associato al nome ebraico Ilana il cui significato è “albero” o “pianta”. Una terza ipotesi fa derivare il nome Ilenia o Ylenia all’antico nome greco Heléneia o Helénia. Con questo termine si indicavano i festeggiamenti in onore di Elena di Sparta o, anche, il nome del fiore Enula Campana, ovvero, Inula Helenium in latino. Secondo la tradizione, questo delicato fiore, veniva stretto nella mani di Elena quando fu rapita da Paride. Nella forma Ilenia, questo è un nome prettamente italiano. Molto diffuso negli anni ’80 venne man mano affiancato dalla sua variante Ylenia a partire dagli anni ’70 periodo in cui, i celebri cantanti Al Bano e Romina Power diedero alla luce la loro primogenita dandole, appunto, il nome Ylenia. Oltre a questa variante, troviamo questo nome anche nella forma Jlenia dovuta a uno scambio tra la “I” e la “J”. Onomastico Essendo un nome adespota, l’onomastico si festeggia il 1º novembre, giorno dedicato a tutti 38 www.newentry.eu

i Santi. Ad ogni modo, alcuni lo festeggiano lo stesso giorno di Elena, ovvero il 18 agosto, in onore di sant’Elena imperatrice. Caratteristiche del nome Chi porta il nome Ilenia o la sua variante Ylenia, è una persona che non ama essere imbrigliata in stereotipi o convenzioni. Ama la libertà e insegue i suoi sogni. Di carattere umile e senza “grilli per la testa” chi porta questo nome riesce a ricavare il meglio di sé anche nei piccoli gesti della vita quotidiana rendendoli piccoli momenti di felicità. Nonostante questo però, non disdegna grandi progetti e si getta sovente a capofitto in imprese al limite dell’impossibile. Origine: greca Parola chiave: libertà Varianti femminili: Ylenia, Ilena, Hilenia Numero portafortuna: 6 – Scopri il significato del numero Sei Colore: Blu – Scopri il significato del colore Blu Pietra Simbolo: Ametista Metallo: Oro Onomastico: 24 dicembre Segno zodiacale corrispondente: Gemelli Micky

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RIFLESSIONI

IL SENTIERO A piccoli incerti passi comincia il tuo cammino, seguendo la scia del tuo destino. Tutto il mondo attorno sembra rosa, ma ben presto capirai che non è tutto poesia ne prosa. Adesso ragazzo avanzi con passo lesto sul sentiero della vita, non curante della ripida salita, ma ben presto capirai, che rallentare tu dovrai. Quante buche sulla strada, tronchi d'albero per traverso, ma tu lo sai, fermarti non potrai. Avanzi forte, spedito, ma attento, ricorda, mai il passo più lungo della gamba, O cadere tu potrai ed a rialzarti come fai? Adesso cominci a sudare, ma sempre avanti devi andare, lo sai, non ti puoi più fermare. La fatica si fa sentire, questa strada è un bel patire, Anche un carretto devi tirare; "Ma io mi vorrei ritirare!", Nooo, è la fine, non ti puoi riposare. Attento, c'è una pozza sul tuo cammino, tasta piano col piede prima di avanzare, noo, stai sprofondando, Alza la testa, continua a respirare,

cerca un appiglio, ti devi salvare. Ecco, un ramo, aggrappati alle fronde, per un pelo ne sei uscito, asciugati la fronte, sei tutto inzuppato, ma la vita è cosi: anche di fango ci si deve sporcare, un ruscello scorre vicino, ti vorresti lavare, ma la macchia sull'anima mai più si può sbiancare. Avanzi lento ora, ti manca il respiro, I capelli son bianchi, la testa è pesante, gli anni son tanti, le ossa scricchiolano, "Bastaa,! Mi fermo qui, più avanti non riesco ad andare"; Ed ecco, un gigantesco portone ti appare all'improvviso... Cosa ci sarà oltre la porta? La luce? IL buio? L'abisso o il dolce aleggiare? La pace eterna? Rivedrò parenti ed amici? E Felice, mi porterà ancora sulle sue spalle?" Appoggi l'orecchio al legno per poter sentire, ma è inutile, nulla puoi udire. Per avere risposta ai tuoi mille perché, solo bussare ora tu potrai fare, alza il braccio, chiudi il pugno e con tutta la forza: TOC TOC Giordano 41


RIFLESSIONI

COME ABBIAMO... A volte mi chiedo: come ha fatto la nostra generazione a sopravvivere ai cibi contenenti lattosio? Come siamo potuti crescere senza omogenizzati, integratori, ormoni e multivitaminici? Come siamo vissuti senza Coca zero, Red Bull, aperitivi e long drink, se aspettavamo la domenica per bere l’acqua gasata con polverine disciolte? Come abbiamo superato gli inverni rigidi col panino nella cartella, senza le merendine, la Nutella e gli immunostimolanti? Come ci siamo accontentatidella merenda del pomeriggio fatta di pane, burro e zucchero, senza ricorrere ai centrifugati di frutta e verdura? Come abbiamo superato le sere d’estate con una fetta di anguria per strada, senza la baldoria degli happy hour? Come abbiamo sopportato la punizione di un professore, e abbracciato incontrandolo dopo tanti anni, senza aggredirlo con l’approvazione dei genitori? Come abbiamo potuto corteggiare la compagna di banco senza epilazione sul petto, e un fisico da body building? Come abbiamo potuto fare a meno del personal trainer, avendo giocato solo a calcetto sui terreni sterrati, mentre il compagno più sfigato faceva da arbitro? Come siamo sopravvissuti alle ginocchia sbucciate e disinfettate con la sola saliva, senza ricorrere ad antibiotici antisettici e medicazioni? Come siamo riusciti ad incontrarci con la ragazza se non esisteva il cellulare e gli unici sms erano un bigliettino nel diario e un bacio rischiato? Come accettava di uscire con noi, se andavamo a prenderla a piedi sapendo che volevamo regalarle le ali? Come abbiamo potuto scrivere poesie e comporre canzoni senza l’uso del computer? Come siamo riusciti ad aspettare un tempo infinito per dare il primo bacio, se ora è l’ultimo ad 42

arrivare dopo un amplesso? Eppure, la nostra generazione che non faceva l’alba, ha saputo sognare. Perché il cibo più sano che l’ha nutrita, era la speranza.. - Gianni Miniello


RIFLESSIONI

GENITORI RICORDATE CHE... Queste cose si imparano a casa: salutare, ringraziare, curare l'igiene, essere onesti, puntuali, educati, non dire parolacce, rispettare gli altri, essere solidali, mangiare con la bocca chiusa, rispettare le regole, non dire bugie, rispettare le proprie cose e quelle degli altri. Queste si impa-

rano a scuola: matematica, italiano, scienze, inglese, scienze umane e geometria. La scuola può rinforzare i valori dell'educazione, ma l'esempio più importante è quello di mamma e papà. Redazione

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OROSCOPO dal 19 al 10 Dicembre 2019

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ARIETE - 21/03-20/04

TORO - 21/04-20/05

GEMELLI - 21/05-21/06

La tua forza ora sta nel riuscire a gioire delle cose belle che già hai. Senti il bisogno di novità, di situazioni gratificanti ed emotivamente allettanti? Niente e nessuno ti impedisce di metterti in viaggio, di avventurarti in qualche impresa.

Non servono le previsioni delle stelle per farti accorgere quanto stai meglio, quanto la vita è tornata ad essere movimentata al punto giusto. Fascino e vitalità, ti rendono frizzante come una coppa di champagne e pronto ad innamorarti di nuovo.

E’ l’amore ad essere al centro del tuo mondo. Senza essere vanitoso né esibizionista dimostri il tuo grande fascino, che ora cattura anche quella persona difficile. Concentra energie e desideri sul partner e prendi pure una decisione importante...

CANCRO 22/06-22/07

LEONE - 23/07-23/08

VERGINE - 24/08-22/09

Sei carico di energie mentali e creative, e questo è già un bel punto di forza per te! L’amore è in sordina? Qualcosa di molto bello può sempre accaderti, perché tu sai come farlo accadere.

Calde emozioni vivacizzeranno la tua vita di relazione. Vivacità erotica e una certa irrequietezza del cuore quanto basta per rendere più eccitanti le notti di festa. Single? Muoviti, viaggia, allontanati dal solito ambiente e l’amore busserà al tuo cuore.

E’ il momento per seguire quello che il cuore propone e per dare una direzione definitiva ai sentimenti. Nuovi incontri da vivere senza inibizioni e con una spontaneità che stupisce anche te. In ogni contesto la tua franchezza è apprezzata perchè rivela che hai un grande cuore.

BILANCIA - 23/09-22/10

SCORPIONE - 23/10-22/11 SAGITTARIO - 23/11-22/12

La vita sentimentale appare piuttosto agitata dagli influssi astrali di questi giorni. Attenzione alle situazioni stressanti, troppo mosse per il tuo temperamento. Sorprese antinoia in arrivo, probabilmente da parte di un vecchio amico.

Si fa strada una certa aggressività verbale, perciò non esagerare con le polemiche e nell’intimità fai l’amore non la guerra. In ogni caso sono giorni di eccelse intese amorose, di fantasie e sogni che si tramutano in realtà. Single? Spazia oltre i confini del consueto.

In amore è tempo di aprire il cuore e abbassare il muro delle apprensioni. Non è il caso di vivere un rapporto di coppia velato da insani dubbi e sospetti infondati. Abbandonati alla passione e ai dolci piaceri della Luna nel segno tra giovedì sera e sabato.

CAPRICORNO 21/12-20/01 ACQUARIO - 21/01-19/02

PESCI - 20/02-20/03

Il recupero di entusiasmo procederà di pari passo con un notevole incremento di fantasia, che vi accompagnerà nel week-end. Ottima sarà la vitalità per i nativi della seconda decade: fascino ed ingegno sono vostri!

Hai una grande energia e non solo fisica, una vitalità che non può rinunciare ai propri spazi. Nessuno può posizionarti dei limiti, nemmeno il destino. Niente può impedirti di vivere una natura che vuole cercare di conoscere.

Ora guardi avanti, al futuro che ti rende libero di vivere la vita come piace a te. Lunedì e sabato affiorano delle nuvolette dispettose, ma niente di cui ti debba preoccupare eccessivamente. In amore la miglior tattica rimane la naturalezza.


RIDIAMOCI SOPRA

IL GALLO GELOSO Un contadino vuol fare uno scherzo ad una delle sue galline e le sottrae di nascosto un uovo per dipingerlo di tutti i colori. Poi lo rimette in mezzo alle altre uova e si mette a spiare le reazioni della chioccia. Questa però resta del tutto indifferente. Deluso, il contadino sta per tornarsene ai suoi lavori, quando vede dall’altra parte dell’aia un gran putiferio: è il gallo che riempie di botte il pavone! E il ladro, con voce flebile: “Ugo... il Muto... “ DAL GINECOLOGO Due signore si incontrano dopo 9 mesi dal ginecologo, una ha un pancione grande e l’altra non è ancora incinta. Quella non incinta le chiede come mai le cure a lei hanno fatto effetto. La signora incinta le risponde che lei ha preso l’abitudine di andare senza il marito dal ginecologo e quello è il risultato.

BIANCA MARIA

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IL MALINTESO Questa è la storia di due gemelli, Roberto e Riccardo. Roberto era proprietario d i una vecchia barca che, per coincidenza, affondò nello stesso giorno in cui morì la moglie di Riccardo. Alcuni giorni dopo una vecchia signora vide Roberto e, scambiandolo per Riccardo, gli fece le sue condoglianze: “Ho sentito della sua perdita. Deve essere stato terribile. Immagino che lei si senta a terra...” “Beh, tutto sommato sono contento di essermene sbarazzato. Tanto per cominciare era un vecchio rottame che puzzava di pesce marcio. Perdeva continuamente acqua, aveva un buco di dietro e uno ancora più grande davanti. Tutte le volte che la usavo il buco davanti diventava sempre più grande e lei si ammollava in una maniera disgustosa. Si è definitivamente rovinata quando l’ho affittata a quattro tizi che cercavano qualcosa per divertirsi. Glielo avevo detto che ormai non era più buona a niente, ma loro l’hanno voluta prendere lo stesso. Quei cretini hanno cercato di usarla tutti e quattro insieme e ovviamente si è spaccata nel mezzo.” La vecchia signora sviene. ANNUNCI ECONOMICI Vendesi locale seminterrato, 1500 cm cubi, uso abitazione, mura e pavimenti in marmo, vicino città. Vista su cimitero. ORBO occhio sinistro cerca orbo occhio destro per scambio di vedute

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LO SCRITTORE DEL MESE di Laura Gorini

RIFLESSIONI AUTUNNALI Ho sempre amato l'autunno, con le sue tinte chiare, delicate e, a tratti, cupe. L'aria fresca, il buio e quel cadere incessante e inevitabile delle foglie, leggero e soave, che scricchiolano sotto le suole delle mie scarpe quando cammino. Amo le nuvole, la pioggerella leggera, quel filo di vento che ti scompiglia i capelli e che ti invoglia a riflettere su te stesso, sulla vita e sull'amore. Perché in fin dei conti è “lui” il motore del mondo. Un mondo che da Cosmo, ordinato e perfetto, sta diventando sempre più un autentico Caos. Dove siamo andati a finire e dove andremo? Non lo so, sono solo una donna e un essere umano. Solo Dio può saperlo. Ma perché oggi non sappiamo più dare un valore alle cose, alle persone e ai sentimenti? Perché tendiamo o ad amarci troppo o ad amarci per nulla? Dove sta l'equilibrio e il confine che decide dove risiede il positivo e il negativo? Riflettevo poco fa, dopo la lettura del terzo romanzo della scrittrice, attrice, autrice e conduttrice televisiva toscana Chiara Francini, che ho avuto il piacere di conoscere un mesetto fa circa a Librixia. Un Anno Felice è

Il Giornale della Gente

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stato un dono di mio padre Ermanno, al quale sono molto legata, e che ha assistito all'evento insieme a me e al mio compagno Damiano. È stato un pomeriggio bellissimo e Chiara, che da sempre adoro e stimo come artista, oltre che come scrittrice, è apparsa schietta, sincera, frizzante e, nel contempo, profonda. Mi ha letteralmente conquistata e indotta a leggere con attenzione la sua nuova opera letteraria. C'è indubbiamente tanto, tantissimo di lei nel testo. Non solo perché è ambientato per


LO SCRITTORE DEL MESE di Laura Gorini

metà a Firenze, città natale della Francini, e per metà in Svezia, ove lei stessa si è trasferita, avendo vissuto una lunga storia d'amore con un ragazzo svedese, ma anche perché Beatrice Melania, la sua indiscussa protagonista, ricorda inevitabilmente, per il suo modo di porsi e di ragionare, lei in carne ed ossa. La giovane si è annullata per amore, per amore di un uomo a metà, che non ha saputo proteggerla, essendo troppo preoccupato a dare adito alle sue frustrazioni esistenziali. E così eccola lì, lei, eletta vittima sacrificale, a gettare in aria la sua vita e ad annullarsi. Ma in nome di cosa e di chi? È amore questo? E lui chi è, se non un fantoccio di uomo? L'amore è qualcosa di talmente grande che non si può etichettare e quello che vige tra due persone, quando si crea una coppia, è talmente personale che ognuno deve viverlo

come meglio crede, senza però dimenticare di rispettare l'altra persona sì, ma anche e sopratutto sé stessi. Grazie, cara Chiara Francini, per avermi permesso di fare questa profonda riflessione! Laura Gorini

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RIFLESSIONI

UNA VITA SENZA DI TE Non è facile per me, nonostante la professione che svolgo, parlare – pardon – scrivere a cuore aperto e con l'animo leggero di ciò che da tempo cerco di nascondere, non solo agli altri, ma sopratutto a me stessa, perché temo che, se lo rendessi manifesto, potrebbe farmi ancora più male. E invece no, è giunto il momento di aprire il rubinetto e di fare scorrere, come se fosse acqua tiepida, quel sentimento complesso e difficile da etichettare, che mi pervade anche la mente e che sovente mi offusca i pensieri. Te ne sei andato che ero poco più che una bambina, quella fredda mattina di quel terribile 31 ottobre del 1991, che io non dimenticherò mai: una telefonata fugace, una corsa in ospedale e ancora prima in ambulanza, ma tu non c'eri già più! Te ne sei andato senza dire una parola, senza fare alcun rumore e senza disturbare. Del resto tu sei sempre stato un uomo dal

L’Emozione di ascoltare la propria anima, il proprio cuore... Tu lettore sei il protagonista! Con le tue storie, le tue emozioni... Invia i tuoi scritti a: redazione@newentry.eu

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cuore grande sì, ma anche profondamente riservato. In punta di piedi hai chiuso i tuoi occhi dolci e hai fatto cadere le tue membra stanche sull'asfalto di quel marciapiede che io, anche dopo la tua dipartita terrena, sono stata costretta a calcare tante volte. Ho osservato a lungo la fermata dell'autobus, di quell'autobus che quel giovane autista ha fermato, incurante che fosse in mezzo alla strada, per tentare di aiutarti. Gli sei morto tra le braccia. Tra le braccia di un estraneo, che però in quel momento si è comportato come un figlio amorevole. Quante volte mi sono chiesta se e perché quella mattina, nonostante il freddo, sei voluto uscire: d'accordo, eri solito fare due passi al mattino per andare a prendere il pane o compiere piccole commissioni per te e tua moglie, ma se non fossi uscito di casa quel giorno, saresti


RIFLESSIONI

ancora vivo? Saresti morto ugualmente il 31 ottobre del 1991? Non lo so, non so darmi una risposta sicura e netta al riguardo, ma ora so, oggi che sono passati più di 20 anni e quasi 30 da allora, che da quel giorno io ho incominciato ad avere paura, non della morte, perché quella è inevitabile per gli esseri viventi, ma della perdita. Sì, io ho paura di perdere gli oggetti, di perdere le cose e le persone. Ho paura di perdere ricordi, frasi e pensieri. Ho paura di non saper cogliere l'attimo, quell'attimo che ora vive e che tra poco scomparirà, utile per professare una parola o per compiere un abbraccio. La vita non torna indietro, questo lo so, è un fiume in piena che ti travolge e che, il più delle volte, non riesci ad ammansire: provi a nuotare, ma la corren-

te è troppo forte e tu fatichi a stare a galla. E la riva non la vedi, non la vedi più! Quanta nebbia c'è intorno a me in certe giornate e in certe nottate che sembrano non finire mai. La vedi anche tu da lassù? Sto osservando fuori dalla finestra, il cielo mi abbraccia con la sua tinta scolorita e fioca e le nuvole si muovono lente. Vedo case, campi, alberi e vita che scorre ora piano, ora più veloce, intorno e accanto a me. Ma non vedo tanta luce. Eppure, lo so, che c'è e che ci deve essere, perché lei è vita, me lo hai insegnato tu in quei pomeriggi domenicali, semplici e nel contempo speciali, sorridendomi e tenendomi tra le tue braccia. Ciao luce, il mio è un arrivederci, perché io un giorno ti rincontrerò! Laura Gorini

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L’INTERVISTA

CARMEN CARATOZZOLO

Questa è la storia di una ragazza bella e intraprendente: Carmen Caratozzolo, 21 anni da Palmi, ha tutta l’aria di essere una predestinata. E’ iscritta alla Facoltà di Lettere a Messina ed ha da poco pubblicato il suo primo romanzo. Ma non solo. I suoi scatti sono un trionfo di sensualità, femminilità ed eleganza.. Insomma, Carmen ogni tanto viaggia controcorrente e non ha paura di farlo. Anche i social, dove pure è presente, non sono la sua prima ossessione. Nel frattempo, i suoi canali social (Facebook: @carmencaratozzolo; Instagram: @carmen_ alba_caratozzolo) la raccontano come meglio non potrebbero. Dopo un anno trascorso a cercare le parole giuste, il suo primo romanzo è già in vendita on line. Nel mentre, naturalmente, c’è stato spazio per mettere in risalto tutto il suo fascino. Ogni volta che si è messa in gioco davanti ad una giuria nei vari concorsi di bellezza (Miss Italia, Miss Reginetta D’Italia, Miss Sirenetta dello Ionio), ha saputo far strage di consensi. racconta - “Il mio sogno nel cassetto ad oggi è poter en50

trare nel mondo del cinema e recitare”. E’ bello che ragazze come Carmen si mettano in gioco. Di sfide davanti ce ne sono, Iniziamo proprio dal tuo rapporto con la scrittura. All’età di 16 anni, ho iniziato a scrivere su Tumblr, riuscendo ad arrivare a 10mila lettori: ogni giorno raccontavo le mie giornate e ogni giorno che passava riscontravo commenti positivi sui miei scritti. Finchè i social sono diventati un modo per rispondere agli sos dei tuoi coetanei. Compiuti i 17 il blog era passato a 20mila lettori, da lì ho aperto gruppi di sostegno aiutando i miei coetanei nei loro punti di debolezza: c’era chi soffriva di bullismo, chi stava affrontando il divorzio dei genitori,chi soffriva di depressione... Siamo arrivati ad essere una famiglia. Chiuso il blog poiché tutti i lettori si sono concentrati a seguirmi nelle versioni cartacee. Mi rende felice sapere che lì fuori in questo momento qualcuno sta leggendo un mio libro pensando “mi capita la stessa cosa”.


L’INTERVISTA

Come e perche nasce Respirare? Respirare è nato in un momento di bisogno, tra un soffio urgente d’amore e la libertà di fermarsi. Il vero messaggio del libro è far capire al lettore che ad una fine c’è sempre un inizio, basta scegliere come rinascere un’altra volta. Probabilmente dopo aver letto il romanzo apprezzerete di più i “piccoli dettagli”. Adesso sto lavorando per l’uscita del secondo romanzo, ma non posso svelarvi niente! Di cosa parla “Respirare”? Il libro tratta di Cara: una ragazza che aspetta tutta la vita una possibilità, quello di cui aveva bisogno era qualcuno che la riportasse a casa e non a letto, qualcuno per cui valesse la pena amare ogni dettaglio: espressioni, degli sguardi, di un neo particolare sul viso o su qualsiasi altra parte del corpo. Incontrando Harry nasce tra di loro un “patto”, il giovane ragazzo spietato e dall’aria violenta non sarà l’unica persona interessata alla ragazza. Il giovane dagli occhi verdi nasconde tanti segreti riguardo al suo passato. Mi fermo qui! Ma Carmen Caratozzolo non è solo scrittura… Ma anche fotografia, il modo più bello e speciale per archiviare la tua vita. Non mi è mai pesato il fatto di dover stare sotto l’obbiettivo di una macchina fotografica, ricordo mia madre quante foto mi scattava da piccola.Ed ecco che la passione è diventata qualcosa di serio e indimenticabile. Cito in particolare quelle con Antonio Salerno, un fotografo molto professionale, divertente e allo stesso tempo raffinato. In questi contesti bisogna saper stare con i piedi per terra, senza lasciarsi influenzare troppo. Il mondo dello spettacolo è bello Il ‘dietro le quinte’ non è tutto rose e fiori, anzi ci vuole coraggio e pazienza! Parliamo di Carmen Caratozzolo di “tutti i giorni”: che ragazza sei? A parte confessare che cucino molto bene… che altro volete sapere? Invece di fare un elen-

co di aggettivi per presentarci, dovremmo parlare di tutte le cose che ci mancano. Perchè più di tutto sono queste a descriverci. Ma già che ci siamo… parliamone. Sono infinite le curiosità su di me, potresti metterci una vita a scoprire davvero tutto. Quando mi chiedono “cosa ti piace della tua vita?”… io rispondo: “scrivere”. Progetti per il futuro? Sono già operativa con l’uscita del secondo romanzo. Tra dieci anni? Spero di essere riuscita ad aprire un istituto classico paritario, la mia carriera da scrittrice sarà sempre produttiva e il mio sogno di entrare nel cinema si sia realizzato.

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RIFLESSIONI

Il valore del nostro tempo

Figlio: “Papà, posso farti una domanda?” Papà: “Certo, di cosa si tratta?” Figlio: “Papà, quanti soldi guadagni in un ora?” Papà: “Non sono affari tuoi. Perché mi fai una domanda del genere?” Figlio: “Volevo solo saperlo. Per favore dimmelo, quanti soldi guadagni in un ora?” Papà: “Se proprio lo vuoi sapere, guadagno 50€ in un ora” Figlio: “Oh! (con la testa rivolta verso il basso) Figlio: “Papà, mi presteresti 25€?”-Il padre si infuriò. Papà: “La sola ragione per cui me lo hai chiesto era per chiedermi in prestito dei soldi per comprare uno stupido giocattolo o qualche altra cosa senza senso, adesso tu fili dritto per la tua stanza e vai a letto. Pensa al perché stai diventando così egoista. Io lavoro duro ogni giorno per questo atteggiamento infantile. Il piccolo bambino andrò in silenzio nella sua stanza e chiuse la porta. L’uomo si sedette e diventò ancora più arrabbiato pensando alla domanda della ragazzo. Come ha avuto il coraggio di farmi una domanda simile solo per avere dei soldi? Dopo un ora o poco più, l’uomo si calmò, e cominciò a pensare: forse c’era qualcosa di cui aveva davvero bisogno di comprare con 25€, non chiede dei soldi molto spesso. L’uomo andò nella stanza del piccolo bambino e aprì la porta. Papà: “Stai dormendo, figlio?” Figlio: “No papà, sono sveglio”. Papà: “Stavo pensando, forse sono stato troppo duro con te prima. È stato un giorno faticoso per me oggi e mi sono scaricato su di te. Questi sono i 25€ che mi hai chiesto”. Il piccolo bambino si sedette subito e cominciò a sorridere. Figlio: “Oh, grazie papà!” Dopo, da sotto il suo cuscino ha tirato via delle banconote stropicciate. L’uomo vide che il bambino aveva già dei soldi e iniziò ad infuriarsi di nuovo. Il piccolo bambino iniziò lentamente a contare i suoi soldi, e dopo guardò il padre. Papà: “Perché vuoi altri soldi se ne hai già”? 52

Figlio: “Perché non ne avevo abbastanza, ma adesso si”. “Papà, ho 50€ adesso. Posso comprare un’ora del tuo tempo? Per favore vieni prima domani. Mi piacerebbe cenare con te.” Il padre rimase impietrito. Mise le sue braccio attorno al suo bambino e lo implorò di perdonarlo. Questo è solamente una storia per ricordare a tutti voi che non bisogna sempre lavorare così duramente nella vita. Non ci rendiamo conto che il tempo ci scivola via tra le dita senza averne speso un po’ con le persone più importanti della nostra vita, quelle vicino ai nostri cuori. Ti ricorderai che 50€ valgono il tuo tempo con la persona che ami? Se noi morissimo domani, la società per cui lavoriamo ci potrà facilmente sostituire in qualche giorno. Ma la famiglia e gli amici che ci lasciamo dietro sentiranno la mancanza per il resto delle loro vite. E inizia a pensarci, noi mettiamo tutto ciò che abbiamo sul lavoro piuttosto che sulla nostra famiglia. Alcune cose sono più importanti. E adesso, rifletti e condividi. Redazione


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Lago Smeraldo Fondo (Val di Non - Trentino)

La Val di Non è una terra ricca di meravigliosi tesori da scoprire, uno tra questi è il lago smeraldo che si rivela ai sensi dei viaggiatori dopo una piacevole passeggiata nel burrone di Fondo. Si parte dal centro del paese per arrivare fino alle acque del lago Smeraldo, circondato da stupendi boschi e una meravigliosa fauna. Ha una superficie di 10 mila metri quadrati. E’ un bacino artificiale che, inserito nell’ambiente alpino della zona, ne aumenta il fascino e la bellezza. Realizzato nel 1965 sbarrando il corso del Rio Fondo, il lago è diventato l’orgoglio della comunità. Ha una piccola spiaggia per chi vuole rilassarsi al sole o rinfrescarsi nelle sue acque. Al lago si può tranquillamente arrivare in macchina, ma particolarmente suggestivo è raggiungerlo a piedi dall’abitato di Fondo. La stretta valle dei Molini, nota anche come passeggiata del Burrone, è l’angusta forra che collega il centro paese al lago: è uno spettacolare orrido inciso

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dal Rio Sass con concrezioni, marmitte dei giganti e fossili. Il sentiero ricavato nella roccia e attrezzato con comode passerelle è anche illuminato nelle ore notturne. Lungo il tracciato si può ammirare un antico lavatoio, il ponte romano, la ricostruzione di un vecchio mulino. Altre comode passeggiate sono quelle che, partendo dal lago, conducono sul doss di Sedruna (20 minuti), alla Madonna Brusada (20 minuti) o all’Orto Botanico ove si ammira il panorama dall’alto (20 minuti). La passeggiata è adatta per le coppie che vogliono stupirsi ma anche alle famiglie con bambini innamorati dell’avventura. Da Fondo si deve raggiungere la piazza San Giovanni, riconoscibile grazie alla chiesa con il caratteristico campanile a cipolla. Seguite le indicazioni nella stradina a destra, percorrendo questa via alzate gli occhi e guardate le particolari case dei locali immerse nel verde. Superato il ponte inizia la vera avventura, le pa-


ITINERARI

reti del canyon sono verdi e rigogliose creando un’atmosfera quasi fiabesca. Il suono dello scorrere del fiume Rio Sass è la colonna sonora d’apertura perfetta del percorso. Proseguendo si arriva al vecchio mulino dove i contadini lavoravano il frumento sfruttando la potenza della corrente dell’acqua del fiume. Nonostante l’età i grandi ingranaggi funzionano ancora, anche se adesso non viene più usato per la sussistenza locale. Se siete stanchi o volete fare una piccola sosta ci sono delle panchine che costeggiano il sentiero, lo slargo dopo il mulino è perfetto per una pausa in estate poiché il canyon protegge dal caldo sole e mantiene il luogo fresco. Passeggiata al burrone Attraversando il Rio Sass il canyon diventa più stretto e il percorso prosegue su passerelle e scale forate in ferro. Se avete intenzione di por-

tare con voi il vostro amico a 4 zampe ricordate che potrebbe averne paura. Questo tratto è il più emozionante, specialmente per chi affronta per la prima volta un’escursione sui canyon della Val di Non, per la vista e l’atmosfera che lo caratterizza. Dal buio si passa alla luce, in un gioco di colori unico. Il rumore della cascata è solo il preambolo della magnifica vista che arriva subito dopo la scalinata. Finalmente davanti a voi ecco il lago Smeraldo, da poter costeggiare in tutta la sua grandezza. In estate è possibile anche rinfrescarsi con un bagno con le sue rinfrescanti acque. Per i più romantici è il luogo perfetto per un picnic, per le famiglie sarà divertente vedere i bambini giocare al sicuro nelle acque dolci del lago. Tempo di percorrenza: 20/30 minuti circa Lunghezza percorso: 1km circa

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L’ANIMA DEL TATUAGGIO

Con immenso piacere mi dedico a questa rubrica, un piccolo spazio ma di grande rilevanza proprio come un piccolo tatuaggio inciso in una piccola parte del corpo che contiene grande valore e sentimento e rimarrà impresso nel tempo. La Tattoo Art oggi più che mai racchiude 56

in sè vari stili e metodi di arte corporea, in questo mondo moderno ricco di benessere e tecnologia rimane ancora intatto il mestiere dell’artigiano: IL TATUATORE. Ed é proprio nel profondo significato di questa parola che si basa l’intero panorama


Ink Master che proporrò ad ogni uscita... si perché é proprio dal TATUATORE che nasce tutta la cultura e la storia del tatuaggio stesso. Eseguo tatuaggi da circa 15 anni e dall’età di 16 frequento il mondo musicale dell’Heavy Metal “Matrimonio Solenne”, tra Convention Internazionali, collaborazioni con altri studi e seminari con Master del “Settore”. Nel 2006 apro il Black Art, il mio primo Tattoo Studio su strada, da allora mi sono dedicato esclusivamente al tatuaggio che, insieme alla musica, ho trasformato la passione in stile di vita. Questa rubrica parlerà del tatuaggio: la sua storia, le origini... fin dall’antichità ai giorni nostri, le varie tradizioni dei popoli, le sottoculture underground londinesi alla tradizionalità americana, l irezumi giapponesi, i demoni tibetani, i tatuaggi spirituali thailandesi, i draghi cinesi passando poi dalle pin up anni 50 alla Santa Muerte del Messico al puro stile Chicano sud Americano, ricco di tatuaggi legati alla criminalità proprio come la parte Siberiana, i tatuaggi russi. Insomma, un viaggio intenso in un mondo speciale e ricco di “Magia”... attraverserò, anche se in breve, il passaggio

delle mode che, anche se marginalmente, ha sciupato questa magia e il duro lavoro degli ultimi 50 anni... Per fortuna, almeno nel nostro caso le mode passano e si può tornare a far splendere la vera essenza del Tatuaggio e del Tatuatore. Altrettanto fondamentale la storia dei “Tatuati” perchè dall’idea nasce un disegno che viene “Skizzato” su carta, elaborato poi per esser trasferito su pelle, la pelle di coloro che poi terranno l’opera per sempre. Chi cerca il tatuaggio per ornamentare il proprio corpo a chi sceglie il tatuaggio per raccontare la propria storia, appartenenza sociale, sogni, ricordi, come una fotografia, un momento, un attimo ricco d’emozione immortalato lì, per sempre sotto pelle. Ecco, rompendo il ghiaccio mi sono presentato e presento al momento stesso Ink Master, ”L’anima del Tatuaggio” la “Nostra” rubrica sul Tatuaggio. Nella prossima uscita parlerò e presenterò il Tatuaggio Tradizonale conosciuto come “OLD SCHOOL”per allacciarmi alle sue primissime radici.! Seguiteci! Max Signorini

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50 PLAY MUSIC

anni fa 1969 2019

08 NOVEMBRE 1969

Lo straniero - Georges Moustaki Quanto t’amo - Johnny Halliday 03 Belinda - Gianni Morandi 04 Some velvet morning - Vanilla Fudge 05 Oh Lady Mary - David Alexandre Winter 06 Una spina una rosa - Tony Del Monaco 07 Come together - Beatles 08 Rose rosse - Massimo Ranieri 09 L’amore e’ blu. ma ci sei tu - Maurizio 10 Il primo giorno di primavera - Dik Dik 01

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Quanto t’amo Jhonny Halliday

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JHONNY HALLIDAY - QUANTO T’AMO Johnny Hallyday (nome d’arte di Jean-Philippe Smet; Parigi, 15 giugno 1943 – Marnes-la-Coquette, 6 dicembre 2017) è stato un cantante e attore francese. Considerato tra i maggiori esponenti del rock del suo Paese, ha venduto oltre cento milioni di dischI. Biografia Nasce a Parigi da madre francese e padre belga, Hughette Clerc (1920-2007) e Léon Smet (19081989), in una famiglia di artisti, risalente al XVII secolo, che lo porta con sé in tournée per l’Europa. Successivamente i genitori si dividono e viene affidato alla sorella del padre, Hélène Mar (conosciuta col nome d’arte Eleen Dosset) cantante ed ex attrice del cinema muto. Nel 1956 vuole intraprendere la carriera di cantante, quindi decide d’adottare il nome d’arte dei cugini Hallyday, accoppiandolo a Johnny (versione inglese di Jean). 58

Negli anni successivi Johnny si avvicina professionalmente al nuovo rock’n’roll proveniente dagli USA e la sua apparizione nella trasmissione radio “Paris-Cocktail” del dicembre 1959 è il primo passo per diventare uno dei primi rocker francesi di grande successo. Nel marzo 1960 Hallyday pubblica il suo primo disco Hello Johnny. In più di 50 anni di attivissima e instancabile carriera è un’icona del rock mondiale; è stato anche uno degli scopritori di Jimi Hendrix. Il suo repertorio spazia dal rock al blues. Ha cantato diverse volte in italiano; il suo successo maggiore in Italia è “Quanto t’amo” (Que je t’aime); ha anche tradotto in francese alcuni brani di Adriano Celentano fra cui 24 000 baci (24 000 baisers). Molti suoi concerti sono indimenticabili, come quello ai piedi della Torre Eiffel o quello assieme ai Rolling Stones. Ha duettato anche con il collega e amico Zucchero Fornaciari (nella cover di


PLAY MUSIC

Blue Suede Shoes e in Mama) e con molte cantanti donne, come Lara Fabian (Requiem pour un fou), Isabelle Boulay (Tout au bout de nos peines), Chimene Badi, Maurane, Céline Dion (L’envie, Blueberry Hill, L’hymne à l’amour), Laura Pausini (La loi du silence - Parole e silenzio, Come il sole all’improvviso). Nel 2007 ha sostenuto, insieme ad altri musicisti, la candidatura di Nicolas Sarkozy alla Presidenza della repubblica. Vita privata Sposato dal 1965 al 1980 con la cantante Sylvie Vartan, ha avuto da lei il figlio David Hallyday, anche lui cantante, mentre l’attrice Laura Smet è nata nel 1983 dalla sua relazione sentimentale - durata dal 1982 al 1986 - con Nathalie Baye. L’ultimo matrimonio, dal 1996 al 2017, è stato con Læticia Boudou; insieme hanno adottato due fu colpito da un tumore polmonare, come da sua ammissione. Morì nella notte di mercoledì 6 dibimbe. cembre 2017. Morte Fonte: Wikipedia Mai appagato dalla sua passione per le Gitanes RIFLESSIONI

BIBLIOTECHE ITINERANTI

Le biblioteche itineranti stanno riscuotendo sempre maggior successo in Italia. Un prezioso strumento per portare libri anche dove reperire una biblioteca è difficile. Inizialmente pensate per piccoli centri abitati, hanno poi raggiunto anche le grandi città e perfino le spiagge. Da Nord a Sud sono ormai molte e molto apprezzate. A Brescia il BIBLIOBUS funziona durante l’anno, ma soprattut-

to in estate nei parchi e nelle piazze della città, portando libri di tutti i generi e per tutte le età. Per accedere al servizio basta essere iscritti presso un Biblioteca del Comune di BS o della provincia, oppure ci si può registrare presso lo stesso Bibliobus con un documento. I libri hanno una durata di prestito di 1 mese e possono essere restituiti al bibliobus nei successivi appuntamenti o alla biblioteca più vicino. Per sapere dove trovare il bibliobus consultare l’Opac. Ornella Olfi 59


L’INTERVISTA

MARIA PAGLIARO Le sue giornate iniziano presto, la maggior parte delle volte quando il sole deve ancora sorgere e gran parte di Milano deve togliersi le coperte di dosso. Maria Pagliaro non ha paura di far fatica. Sveglia all’alba, treno e autobus per raggiungere il supermercato di cui è responsabile. Lavoro e responsabilità che l’hanno forgiata nel carattere, rendendola più matura dei 24 anni che ha. Ma non è tutto qui. Anche se per tanto (troppo) tempo il suo lato esteriore l’ha messo da parte, ora Maria ha scelto di entrare nel mondo della fotografia. A piccoli passi e con una buona dose di prudenza, come le si addice alla perfezione. Eppure, una volta entrata, ora ha tutta l’intenzione di giocarsi le sue carte. Ovvero, quelle di un corpo praticamente perfetto, di un fisico tatuato e di un volto che le permette di conquistare una miriade di complimenti. Un elemento, quest’ultimo, che la “costringe” ad imbarazzarsi in pubblico perché lei proprio non è avvezza a moine, ammiccamenti e via discorrendo. Carattere tosto, alle volte complesso da decifrare, ma serietà garantita. I suoi primi scatti, a dir la verità, risalgono a molti anni addietro. “Ho iniziato da piccola, ho partecipato ad una pubblicità della Chicco – racconta – poi sono

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arrivate le prime sfilate per i brand… fino ad una lunga pausa interrotta solo qualche mese fa”. Come si è ri-allacciato il filo? Tutto è nato da una collaborazione con un fotografo del mio paese, da lì mi son state date le prime immagini ed è iniziato un lungo percorso interiore: attribuire valore alla mia immagine. Un dettaglio che, per lungo tempo, è rimasto in disparte. Una bella avventura proseguita con successo. I complimenti mi hanno dato la spinta per continuare ad andare avanti, nonostante parecchie resistenze. Una su tutte? Del mio viso, a parte gli occhi, mi piace poco… ed i fotografi invece hanno iniziato a contattarmi proprio perché colpiti dai miei lineamenti. Ho deciso di non mollare, ho collaborato con fotografi professionisti, si è accresciuta la mia autostima e finalmente ho iniziato a non vedere più tutto piatto. Le tue foto sui social hanno generato interesse. Proprio così, qualcuno ha anche iniziato a guardarmi come una diva… io invece rimango saldamente con i piedi ben piantati a terra. Sono Maria Pagliaro di sempre, voglio rimanere quella che sono. Al più,


L’INTERVISTA

con una miglior dose di stima verso me stessa. Un percorso che si preannuncia ancora lungo. La fotografia mi ha aperto le porte di un mondo diverso da quello che vivo quotidianamente, inutile negare che mi affascina l’idea di sperimentare il mondo della pubblicità, delle mostre. Ma volo bassa, nella certezza che questa esperienza mi sta rendendo felice. Le persone accanto a me se ne sono rese conto… Naturalmente, tu dici che rimani la ragazza di sempre. Non potrebbe essere altrimenti: sono complessa, contraddittoria, estroversa, simpatica anche oltre ogni apparenza. Gioco a pallavolo e adoro i tatuaggi: se non ho perso il conto, sono arrivata a 26… Nelle fotografie si intravede qualcosa: una “donna della morte” sul mio fianco o un panda quale simbolo della protezione di ogni specie animale. Che foto ti piace fare? Oltre al fisico, mi piace mettere in gioco uno sguardo, un’emozione, un sentimento. Per questo motivo mi piace essere femminile nei

13 Dicembre Din Din Din, Din Din Din; Hai sentito Martina? È arrivata Santa Lucia, Con il suo carretto carico di giocattoli, Hai preparato il fieno per il suo asinello? Ed il secchio dell'acqua, Hai preparato anche quello? Calmati tesoro, non continuare a saltare, Sai che la Santa tu non la puoi guardare! Ma che brava che è stata, Quanti balocchi ti ha portato; Ma tu sei sicura di esserti tutta meritato? Senti Martina, questa bella macchinina, La portiamo al tuo amichetto c he sta in ospedale? Si nonno, gliela voglio portare, Amore mio, tu il cuore mi farai scoppiare. Giordano

miei outfit, ma mai volgare. Prediligo l’eleganza, anche perché nel quotidiano vesto poco appariscente. Osare non fa parte del mio dna… Non tendo a valorizzare il mio corpo, preferisco puntare tutto su altro. CONTATTI SOCIAL @MEE_RY.P CREDITS FOTOGRAFICI Ph. Matteo Cossu Ph. Gianni Mantegazza

“Piccoli Angeli” Attraversano il mondo Lo vedon dal basso Attraversan la vita a 4 zampe. Sanno entrare nei cuori. Preziosi Amici. Tesori. Non hanno ali ma occhi che brillan d’incredibile Luce Occhi che parlano senza parole Occhi che ascoltano, capiscono, insegnano e dicono a chi riesce a sentire. Sono uno più bello dell’altro. Hanno sogni e sempre Speranze. Piangono… ma sorridono sempre. Volano dentro il Cuore. Quanto, tutti li vorrei cullare. Ali d’amore , vorrei poter donare… per farli volare. Gabriella Masoni 61


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Gianluca Boffetti

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New Entry - Edizione di Bergamo del 20 Novembre 2019  

Territorio, cultura, riflessioni, cucina, poesie, interviste e tanto altro... Da 25 anni regaliamo emozioni.

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