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Benvenuti! Pubblicato il maggio 9, 2008| 1 commento

Nel numero 1 della rivista Kairòs faremo un viaggio attraverso la Penisola, partendo da uno dei maggiori vanti del Belpaese, ovvero la gastronomia. L’Italia paese di gastronomi? Sembrerebbe proprio di sì, e la buona cucina italiana, conosciuta ovunque è un’insieme di sapori, gusti, creatività, storia, tradizioni di tutte le terre del Belpaese, è in realtà “la gastronomia delle regioni italiane”. Visto che sarà, nonostante il tentativo, impossibile, elencare tutti i prodotti tipici e le ricette tradizionali, in quest’introduzione ricorderemo quei prodotti italiani, tipici, universalmente a tutti, senza alcuna differenza geografica: 

1. Le tre P, regine della cucina italiana: pasta, pizza e parmigiano!!! Impossibile v isualizzare l'immagine collegata. È possibile che il file sia stato spostato, rinominato o eliminato. Verificare che il collegamento rimandi al file e al percorso corretti.


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(Foto da internet) 

2. Il re della gastronomia made in Italy: il caffè. Che cosa c’è di meglio che na tazzulella ‘e cafè!!!


(Foto da internet) Nessuno avrebbe niente da obiettare se asseriamo che mangiare non significa semplicemente soddisfare la sensazione fisica della fame; non si mangia solo per placare il brontolio dello stomaco, ma anche perché il cibo è sinonimo di convivio, di conoscere le regole del bon ton: bere un bicchiere di vino o accettare una fetta di torta significa saper godere della buona compagnia. Anche la lingua italiana riflette l’importanza del mangiare, una prova ne sono i proverbi che si usano più o meno comunemente nella lingua parlata per riflettere come il cibo accompagni la quotidianità degli italiani. Ovviamente ce ne sono molti, ma questi che vi proponiamo ci sembrano consoni con le nostre riflessioni: Cominceremo con un esempio, perché, forse, questo detto non è immediatamente comprensibile. Perché, se si vuole nascondere qualcosa, si ricorre al proverbio: Al contadino non far sapere com’è buono il formaggio con le pere? Secondo alcuni studiosi, il proverbio sarebbe una sorta di romanzo sociale, giacché racconterebbe il conflitto sociale tra la classe agiata e quella contadina, quando il formaggio era tipico del pastore, e poi, in seguito subì un’ascesa sociale e venne impreziosito con un frutto nobile, la pera appunto. Conclusione: il contadino deve stare al suo posto, la pera è vietata: la produce, ma non la può consumare. Certo, da quando è diventato un proverbio, ha perso lentamente il suo originario significato


e oggi non funziona più con questo significato classista. Infatti, i proverbi, essendo legati alla cultura scritta, influenzano la cultura subalterna e quella dominante, e compare, poi, l’importanza del cibo per la cultura in generale. Divertitevi un po’ con questi altri proverbi!!! 1. Assai digiuna chi mal mangia. 2. Bacco, tabacco e Venere, riducono l’uomo in cenere. 3. Buon vino fa buon sangue. 4. Donne, ricette e mode, chi li capisce gode. 5. Il vino è buono se l’ostessa è bella. 6. L’appetito vien mangiando. 7. Pancia affamata, vita disperata. 8. Piatto ricco mi ci ficco. 9. Quando arriva la minestra non c’è più sinistra o destra. 10. Tutto ciò che è proibito, è boccon dell’appetito.


(Foto da internet) Per concludere questa breve introduzione alla gastronomia italiana, ricordiamo Aldo Fabrizi, un indimenticabile attore, regista, poeta, comico, e come no, cuoco. Infatti la cucina era la sua grande passione. Oltre ad una vasta raccolta di ricette ideate da lui in persona, l’attore romano ha lasciato anche una serie di “poesie gastronomiche“ che sottolineano tutto l’amore di Fabrizi per il cibo e la buona cucina. Ecco una poesia gastronomica in dialetto romano (leggi la traduzione>>) che sintetizza che cos’è il cibo per un italiano: Er medico m’ha detto Commenda caro, è duopo che lo dica ma l’italiano, escluso il proletario, pappa tre volte più del necessario, sottoponendo il cuore a ‘na fatica. Di fame, creda, non si muore mica, piuttosto accade tutto l’incontrario, e chi vol diventare centenario deve evità perfino la mollica. Perciò m’ascolti, segua il mio dettame; io quando siedo a tavola non m’empio e m’alzo sempre avendo ancora fame!


Embè quanno che ar medico ce credi, bisogna daje retta: mò, presempio, l’urtimo piatto me lo magno in piedi!

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