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GIORNALE LOCALE Domenica 28 ottobre 2012

SETTIMANALE CATTOLICO MODENESE FONDATO NEL 1957 FONDATO NEL 1957 www.nostrotempo.it www.nostrotempo.it

Anno LVI n° 38 • euro 1.20

POSTE ITALIANE S.p.A. - SPED. ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1 COMM. 1 DCB DI MODENA - CONTIENE I.P.

Spiritualità

Tra fede e incredulità Sabato scorso il convegno biblico diocesano sul Vangelo di Giovanni A PAGINA 3

Le priorità di vita secondo i giovani “

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giovani considerano il lavoro e la famiglia come due certezze. Sono disponibili a qualsiasi tipo d’impiego, ma hanno paura dell’incertezza del posto; la famiglia, poi, resta il punto di riferimento nella fase di transizione verso il lavoro”: così Graziano Trerè, amministratore unico Ial nazionale (ente della Cisl per la formazione, la qualificazione e l’aggiornamento professionale, culturale e sociale dei lavoratori, giovani e adulti) ha sintetizzato i risultati della ricerca su “Il futuro delle nuove generazioni in Italia”, focalizzata sulle dimensioni del vissuto giovanile nell’era della precarietà. Presentata nei giorni scorsi a Roma, la ricerca è stata realizzata su un campione di giovani italiani tra i 18 e i 34 anni. I dati restituiscono una fotografia alquanto nitida del pensiero dei giovani su temi importanti per il loro futuro. Per il 91% degli intervistati “l’occupazione è una priorità di vita”, superando, tra le cose importanti, il primato della famiglia (90%). Il 71% ha dichiarato che “oggi è preferibile fare qualsiasi lavoro purché remunerato”. Nella percezione di più di sei intervistati su dieci, “chi studia oggi occuperà in futuro una posizione sociale ed economica meno privilegiata rispetto alle precedenti generazioni”. Il pessimismo aumenta tra coloro che hanno elevata scolarizzazione in quanto pensano che per i laureati “l’ascensore sociale è fuori uso”. Il 72% lamenta la discontinuità del lavoro: a circa 7 su 10 manca un reddito adeguato per pianificare la propria vita presente e futura. C’è poca fiducia nel futuro: dall’indagine è emerso che le nuove generazioni si “adattano in modo remissivo e agiscono pensando all’oggi, senza determinismi e illusioni”. Alla domanda in che condizione pensano di trovarsi tra cinque anni, quattro giovani italiani su dieci hanno risposto “con un lavoro non stabile”, solo il 22% si vede “stabilizzato e ben retribuito”; un quinto pensa che si troverà ancora nella condizione di chi cerca occupazione, un pessimismo che cresce fra le donne. Tutto ciò aumenta i timori rispetto alle prospettive lavorative: il 70% ha paura di restare senza lavoro o di averne uno precario (61%), il 60% di non riuscire a costruire famiglia, il 56% di non maturare la pensione, il 53% di non poter risparmiare o acquistare una casa (51%). Fin qui i dati che fanno vedere “più nera” la situazione: una versione di tendenza sarà possibile? E, se sì, in che modo? Ma ci sono, per fortuna, anche punti di forza. Alla famiglia sono “riconosciute funzioni sussidiarie, di welfare”; la permanenza nel nucleo familiare d’origine è una condizione forzata, ma la famiglia “rimane importante nelle nuove generazioni e alimenta la dimensione delle aspirazioni”. Nel segmento dei giovani/adulti, la famiglia è “punto di forza d’origine e prospettiva attesa e desiderata”. Da qui, da queste aspettative, si potrebbe ripartire…

La ricostruzione

50 anni fa il Concilio

Documento di tutte le associazioni datoriali per ripartire dopo il sisma A Villafranca la nuova chiesa A PAGINA 7 e 8

Il 7 novembre la prima conferenza su ‘Lumen Gentium’. Il 29 ottobre incontro con Roberto Repole A PAGINA 10 e 11

Uniti per l’impresa

Un dono per tutti

Il luogo dell’Ora et Labora

Terminato il restauro, nuova vita per l’antico cortile della spezieria della basilica di San Pietro, ora riaperta dopo il sisma. Nel cuore di Modena uno spazio per la meditazione e il silenzio Pagina 20


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Domenica 28 ottobre 2012

Sinodo dei vescovi Il lavoro e i temi in agenda al Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione

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• don Gianni Gherardi*

ono già a buon punto i lavori del Sinodo dei vescovi, che si è aperto il 7 ottobre

Con grande realismo con l’omelia, corposa, del Papa sul tema così importante della “nuova evangelizzazione”. Benedetto XVI ha ripetuto che essa è “orientata principalmente alle persone che, pur essendo battezzate, si sono allontanate dalla Chiesa e

vivono senza fare riferimento alla prassi cristiana”. Il Papa ha fornito un’altro prezioso contributo iniziando, l’11 ottobre, l’Anno della fede e suggerendo l’immagine forte di un “pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo in cui porta-

I padri sinodali

“Meraviglioso, difficile, possibile”

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inodo dei vescovi al “giro di boa”, nei giorni scorsi, e a metà cammino il bilancio stilato da alcuni padri sinodali ai giornalisti è sicuramente positivo. Con la presentazione della “Relatio post disceptationem” che fa il punto di tutte le discussioni avvenute in aula, fino alla conclusione (il 28 ottobre) i padri sinodali si riuniscono nei circoli minori per presentare poi al Santo Padre le preposizioni finali del Sinodo. Il card. John Tong Hon, arcivescovo di Hong Kong, parla ai giornalisti del Sinodo usando tre parole: “Meraviglioso, difficile, possibile”. “Meraviglioso - spiega - perché è un consesso incredibile che ci permette d’incontrare e ascoltare fratelli vescovi provenienti da tutto il mondo”. “Difficile” perché l’evangelizzazione oggi si scontra con “la realtà della mancanza di vocazioni” e dell’“edonismo”. “Possibile - conclude l’arcive-

scovo cinese - perché siamo pieni di speranza per il futuro dell’evangelizzazione”. Tanti dei padri sinodali presenti alla conferenza stampa hanno sottolineato quanto sia stata importante la presenza “costante” del Santo Padre ai lavori sinodali. “Una presenza - ha detto il card. Tong Hon - incoraggiante e ispiratrice” dando “consigli e idee positive che ci permettono di arricchire la Chiesa e di andare avanti nel mondo con il suo umanesimo”. L’arcivescovo di Kinshasa, card. Laurent Monsengwo Pasinya, ha sottolineato che l’evangelizzazione è “nuova” e alla ricerca di linguaggi e metodi nuovi perché si confronta con un mondo che “non si pone più la questione di Dio o la pone male”. Mons. Jan Babjak, arcivescovo metropolita di Presov per i cattolici di rito bizantino (Slovacchia), ha parlato “dell’importanza di

alcuni luoghi di pellegrinaggio” come i santuari mariani, “luoghi dove le persone sono più disponibili ad ascoltare la voce di Dio e aprire i cuori e le menti alle cose belle che ha creato”. Mons. Jose Horacio Gomez, arcivescovo di Los Angeles, ha parlato di un “esperienza fortissima” di “universalità della Chiesa” grazie alla presenza di vescovi di tutto il mondo che ha dato la possibilità di fare “una valutazione” sullo stato della Chiesa nel mondo e di partecipare ad uno “scambio di esperienze” per capire “cosa fare per il futuro”. L’arcivescovo greco-cattolico dell’Ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, ha infine concluso gli interventi dicendo: “Si avverte un grande entusiasmo. Se posso usare un’immagine per descrivere questo Sinodo, direi: la Chiesa è nelle fiamme dello Spirito Santo”.

re con sé solo ciò che è essenziale: non bastone, né sacca, né pane, né denaro, non due tuniche - come dice il Signore agli Apostoli inviandoli in missione- ma il Vangelo e la fede della Chiesa, di cui i documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II sono luminosa espressione, come pure lo è il catechismo della Chiesa cattolica, pubblicato venti anni or sono”. Sull’Osservatore Romano, giorno per giorno, vengono riportate le sintesi dei diversi interventi dei padri sinodali (quasi 300 vescovi provenienti da tutto il mondo, oltre ai rappresentati di altre Chiese e agli invitati): una straordinaria varietà di situazioni, di accenti, di problemi, con una profonda sensibilità umana ed ecumenica e l’esigenza di un ascolto reciproco. Dei gruppi di lavoro (circuli minores) non si hanno notizie. Tra gli interventi, in assemblea, sembrano di particolare interesse quelli che riguardano le diverse situazioni mondiali di scristianizzazione e quelli che suggeriscono qualche indicazione di soluzione. Per fare qualche esempio dei tanti problemi affrontati: il ruolo della parrocchia, il dialogo con la scienza, i mezzi di comunicazione sociale, i diritti umani, la dottrina sociale della Chiesa, la famiglia con le difficoltà di divorziati e rispostati, il primo annuncio e la catechesi agli adulti e ai piccoli, la povertà, il catecumenato di recupero, la testimonianza della carità… Non sono mancati nelle assemblee comuni i riferimenti preoccupati e appassionati ad alcune difficili situazioni socio-politiche: tra tutte, Nigeria, Siria, Haiti… Un mondo intero, estremamente variegato si è reso presente con grande realismo. I vescovi italiani presenti

hanno sottolineato alcuni peculiari realtà e sensibilità e hanno ricordato a un Paese di antiche tradizioni cristiane come siano particolarmente importanti i lavori di questa assise, per tanti italiani che pur battezzati si sono allontanati dalla Chiesa e, per quanti battezzati senza alcuna consapevolezza, continua-

no a chiedere il battesimo per i loro figli, ponendo concretamente e urgentemente la necessità di una nuova evangelizzazione. Non sarà da spegnere questa esigenza, sarà da portare particolare attenzione a quanto il Sinodo produrrà. * direttore ufficio comunicazioni sociali e cultura

Parola

Riflessioni sulla “La tua fede ti ha salvato” (Mc 10,52)

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G.g

proprio una gran bella storia quella che ci narra Marco sul passaggio di un uomo dal buio alla luce, dalla cecità completa al vederci bene. Proviamo ad immaginare le condizioni di un non vedente duoemila anni fa: nella miseria più nera, senza alcun rapporto, giorno e notte per le strade ad elemosinare, con la sola... ricchezza di un mantello per ripararsi dal freddo… Ha sentito parlare di Gesù e del bene che sta facendo. E, adesso che gli passa accanto, prende coraggio e lo invoca, grida: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” e insiste… Gesù lo fa chiamare e avvicinare. C’è chi aiuta il cieco: “Coraggio! Alzati, ti chiama!” Lui si libera subito del mantello e si avvicina a Gesù che gli chiede: “Cosa vuoi che io faccia per te?”, “Che io veda di nuovo” è la richiesta accorata. Il cieco esprime la invocazione in modo tale che Gesù riconosce in lui la capacità di affidarsi pienamente: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. Per quell’uomo comincia una vita nuova. Vede e si mette a seguire colui che gli ha ridato la vista e la vita, possiamo immaginare con quanta gratitudine. E’ l’avventura di uno senza luce, senza rapporti vivi, senza opportunità di cambiamento, che riacquista insieme vista e fede. Per ogni uomo che incontra Gesù è possibile passare dal buio alla luce, dalla incredulità alla fede viva. Occorre però la consapevolezza della propria situazione e, insieme, il desiderio, il bisogno, l’invocazione della salvezza. Occorre provare la gioia del vederci di nuovo, dell’azione miracolosa che riporta alla vita. Come leggiamo in Geremia, nella prima lettura, lo zoppo, il cieco, la donna incinta… “erano partiti nel pianto – erano un piccolo resto di Israele – io li riporterò tra le consolazioni a fiumi d’acqua, per una strada diritta in cui non inciamperanno”... Tutto questo perché Dio è un padre amorevole. Quando Lui interviene tutto diventa nuovo, tutto si fa luminoso.


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Domenica 28 ottobre 2012

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Spiritualità

Sabato scorso al Centro Famiglia di Nazareth il convegno biblico diocesano su figure significative del Vangelo di Giovanni

Tra fede e incredulità cede per 4 tappe che definiscono un cammino di fede. C’é un iniziale dare credito (il cieco va alla piscina di Siloe sulla parola di Gesù), c’é poi un rimanere nella Parola (quando il cieco é sottoposto a insistenti pressioni perchè prenda le distanza da colui che lo ha guarito), c’é un progredire nella conoscenza della Verità (cioè: del mistero personale di Gesù) che lo rende discepolo; c’é infine la esperienza di una grande libertà

• carlo cantini

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l convegno biblico ha la funzione di introdurre nella lettura del libro biblico proposto per l’anno pastorale; quest’anno, in sintonia con la scelta del Papa di dedicare l’anno alla riflessione sulla fede, é stata proposta la lettura del Vangelo di Giovanni, attraverso la comprensione di personaggi particolarmente significativi in ordine alla fede: Maria, il Battista, il Discepolo amato ecc. Come accade ormai da alcuni anni, il Servizio biblico ha preparato un volumetto (“Credi tu questo?”-figure della fede nel IV Vangelo), come strumento per sostenere i percorsi di lettura che si faranno nelle varie realtà parrocchiali. Il convegno si é tenuto sabato scorso al Centro famiglia di Nazaret; ha avuto per tema: “fede e incredulità nel Vangelo di Giovanni” e per relatori il biblista don Maurizio Marcheselli, docente alla Facoltà teologica dell’Emilia Romagna di Bologna, e il nostro vicario generale don Giacomo Morandi. Don Maurizio ha scelto due figure: la donna di Samaria e

il cieco nato, per illuminare due distinti cammini di fede, che portano al discepolato del Signore, a partire da situazioni di distanza; d.Morandi ha invece trattato della Passione secondo Giovanni. Le relazioni, di grande bellezza, ricchezza e intensità, saranno disponibili sul sito diocesano verso la fine dell’anno. Di seguito: alcuni spunti, per far sentire un po’ del loro sapore. La donna di Samaria: punto di partenza del racconto é una duplice sete; quella della donna e quella di Gesù (che é la sete di Dio); la sete esprime un bisogno, materiale e spirituale, insieme a un desiderio ardente: la donna finirà per desiderare quell’acqua che

L’angolo della Spiritualità

Anno della fede L’uomo chiama Dio

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• don nardo masetti

ella tua bontà, o Signore, mi hai posto su un monte sicuro; ma quando hai nascosto il tuo volto, io sono stato turbato (Sal 29,8). Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere (Sal 103,29). L’uomo normale prima o poi, in modo esplicito o anonimo si pone certi interrogativi, che ha dentro di sé e che non può reprimere se non con uno sforzo innaturale. Si rende conto che lui da solo può dare “risposte corte”; il credente sa che solo Dio può offrire “risposte lunghe” e soddisfacenti. Guai se Dio “nasconde il suo volto”! La fede, quindi, non è imposizione di Dio, per essere servito e ossequiato, ma risposta misericordiosa all’uomo, che si interroga sui problemi esistenziali. L’uomo si rende conto che la risposta fondamentale: “Chi sono? Dove vado?” necessita di un salto ontologico, che non dipende da lui. Tale desiderio è espresso pure da Nietzsche: “Ogni piacere vuole eternità, vuole profonda eternità, perché è solo nei momenti in cui l’uomo raggiunge o semplicemente ritiene di aver raggiunto la vita autentica, che egli davvero non vorrebbe vederli passare via e vorrebbe renderli eterni”. L’uomo, infatti, è creato a immagine e somiglianza di Dio; vedendo Dio vede se stesso e giunge a scoprire la propria grandezza.

estingue ogni genere di sete, mentre il bisogno di Gesù é che quella donna abbia la vita come Dio la possiede e perciò che giunga a credere, perchè la fede é la condizione per avere questa vita. Il loro incontro, al pozzo, che evoca i fidanzamenti dei patriarchi, ha una dinamica sponsale; infatti c’é in esso un dare e un ricevere e un saziarsi reciproco. Quell’acqua che Gesù promette é l’acqua della Parola, che potrà divenire intima all’uomo e attuale alla sua vita per la attività dello Spirito. Il cieco nato: il racconto pro-

Una riflessione sulla festa liturgica del primo novembre • Angelo Sceppacerca

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la festa dei Santi – Tutti i Santi!, conosciuti e anonimi – vicina alla memoria dei defunti o è la seconda accostata alla prima per invocare misericordia e far crescere la speranza che consola il lutto? Non importa; conta avere davanti tutti, Santi e defunti, come Gesù aveva davanti al suo sguardo le folle e, in mezzo, i dodici. Gesù vede tutti, le folle come i due pescatori. Si ferma e sale sul monte, per vedere meglio e più al largo. Beati quelli che non sono soli. Giovanni il Battista aveva avuto parole di fuoco ma che annunciavano la vicinanza del “Regno dei cieli”; Gesù dice che quel Regno vicino è già presente e riguarda le persone che ha davanti. Beate soprattutto perché non sono più sole: Gesù è lì, con loro. Dieci beatitudini perché dieci volte torna la parola beati a ritmare le parole del Signore, eco dei canti del popolo di Dio, fin dall’inizio del primo Salmo: “Beato l’uomo...”. Solo Dio poteva dirlo e vedere nell’uomo che vive della legge del Signore il paragone con “l’albero

interiore. E accanto a questa figura di fede, Giovanni tratteggia la condizione della incredulità (nei capi che si induriscono) e della fede che, per paura, non arriva alla confessione (i genitori del cieco). La Passione: la croce esprime la regalità di Gesù che non é secondo la logica del mondo ma che é secondo la logica dell’amore. Il grande gesto della lavanda dei piedi anticipa e significa la passione. Le parole-idee chiave sono: l’in-

nalzamento (torna 3 volte in punti di grande importanza); il giudizio (il principe di questo mondo é già condannato); la riunione dei figli di Dio dalla dispersione; la Pentecoste (consegnò lo Spirito); la nascita della Chiesa (stavano presso la croce sua madre...e accanto a lei il discepolo che egli amava); e l’apice del senso del racconto è affidato alla Maddalena: “Va’ dai miei fratelli e dì loro: salgo al Padre mio e Padre vostro”.

Tutti i Santi!

piantato lungo corsi d’acqua”. Le beatitudini son ben più che semplice gioia; ognuna e tutte insieme sono una straordinaria icona di Gesù, del suo insegnamento e della sua opera. Per questo il “beato” è una persona benedetta; perché riceve, in Gesù, il dono dell’adozione a figlio di Dio. È beato, su tutti, chi può rivolgersi a Dio e chiamarlo Padre. Beati sono i missionari uccisi a causa del Vangelo: compagni dell’Agnello che hanno lavato le loro vesti nel suo sangue e ora vivono per sempre e intercedono per noi. Sono i miti delle beatitudini che ricevono dal Padre l’eredità della terra perché hanno rinunciato a difendersi. Le beatitudini non dicono che cosa deve fare l’uomo. Mostrano invece che cosa fa Dio in Gesù e come agisce nella storia umana. Nella discesa di Mosè dal monte, sulle tavole dei dieci comandamenti c’era scritto quello che l’uomo doveva fare; nella discesa di Gesù dal monte Dio rivela che cosa fa lui. Chi sono i Santi? Una maestra di una scuola materna aveva portato la sua classe a visitare una chiesa con le figure dei Santi sulle vetrate luminose.

Ritornati dalla visita, il parroco domandò ai bambini: “Sapete chi sono i Santi?”. Un bambino rispose: “Sì, sono quelli che fanno passare la luce!”. Sì, ma ci vuole la fede. I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie ingiallite pendevano dai rami. L’erba era sparita. La gente era nervosa, mentre scrutava il cielo. Da mesi non cadeva una vera pioggia. Il parroco orga-

nizzò un’ora di preghiera per implorare la grazia della pioggia. All’ora stabilita la piazza era gremita. Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari. Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila. Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.

Nella stessa carità di Dio

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enerdì 2 novembre la Chiesa celebra la commemorazione dei fedeli defunti, una ricorrenza non a caso anche cronologicamente collegata alla festa di Tutti i Santi, il giorno precedente. La Chiesa fin dai primi tempi ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti e ha offerto per loro i suoi suffragi. A Roma si iniziò a celebrare la commemorazione di tutti i fedeli defunti fin dal XIV sec. Non a caso, nei riti funebri la Chiesa celebra con fede il mistero pasquale, nella certezza che quanti sono diventati con il Battesimo membri del Cristo crocifisso e risorto, attraverso la morte, passano con lui alla vita senza fine. (vd. Rito delle esequie, 1). Fino a quando il Signore Gesù verrà nella gloria, e distrutta la morte gli saranno sottomesse tutte le cose, alcuni suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri che sono passati da questa vita stanno purificandosi, altri infine godono della gloria contemplando Dio. Tutti però comunichiamo nella stessa carità di Dio. L’unione quindi di coloro che sono in cammino con i fratelli morti non è minimamente spezzata, anzi è conservata dalla comunione dei beni spirituali, come ricorda, in questo 50° anniversario del Concilio Vaticano II la Costituzione dogmatica sulla chiesa “Lumen gentium”, (n° 49).


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Domenica 28 ottobre 2012

Attualità

Il progetto per valorizzare il volontariato modenese, a cura di Csv e associazioni, sarà al Foro Boario fino al 31 ottobre

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partita mercoledì 24 ottobre la nona edizione de “Le officine della Solidarietà”, il progetto a cura del Centro Servizi Volontariato di Modena e di associazioni di volontariato modenesi rivol-

Al via le Officine della Solidarietà to a studenti delle classi terze delle scuole medie e delle classi prime e seconde delle scuole superiori del distretto di Modena. Valorizzare il volontariato in quanto portatore e testimone di valori etici di riferimento, soprattutto per i giovani, proponendo stili di vita che mettano in primo piano il valore della persona e, al tempo stesso, promuovere nei ragazzi il senso di solidarietà, intesa come cittadinanza attiva e pratica di corresponsabilità nella costruzione della società

civile, rappresenta il principale obiettivo di questo progetto. Si tratta di un’iniziativa di promozione della cittadinanza attiva finalizzata ad un primo incontro tra studenti e mondo del volontariato locale e si distingue da altri percorsi per il suo carattere fortemente interattivo, lasciando spazio ad ulteriori approfondimenti nelle normali attività scolastiche che seguono alla visita. Tra gli obiettivi del progetto offrire agli studenti un’occasione di contatto con le problematiche del volontariato

modenese all’interno di laboratori preparati dalle associazioni, presentare ai docenti uno spazio utile a sostenere percorsi di solidarietà già avviati nelle classi o nelle scuole, sperimentare nuove forme di incontro tra volontariato e mondo giovanile. “Le officine” sono uno spazio organizzato in cui i volontari interagiscono con gli studenti in visita per presentare le loro associazioni all’interno di laboratori di animazione con percorsi, giochi, video, test, oggetti, cartelloni. Il percor-

so della visita alle officine è articolato in diverse attività proposte da 24 associazioni, raggruppate in quattro settori; ogni settore viene introdotto da una breve scena teatrale. Ogni classe, nell’accedere ad un settore, viene suddivisa in piccoli gruppi che hanno preso contatto ciascuno con una associazione. Ogni gruppo, soffermandosi per 25 minuti circa all’interno del settore, al termine del percorso di due ore ha interagito con quattro associazioni di volontariato e la classe, nel suo complesso,

ha fatto esperienza di 24 associazioni. Ovviamente ciò crea la premessa per un momento successivo da svolgere in classe, nel quale ogni gruppo racconta la propria esperienza in modo da estendere a tutti la conoscenza dell’intera rassegna e di confrontare le suggestioni ricevute. Per facilitare tale compito, sono stati prodotti materiali diversi, per i ragazzi e per i docenti, che facilitano il lavoro in classe. “Le officine della solidarietà” proseguiranno al Foro Boario fino a mercoledì 31 ottobre.

i ‘cugini’ d’oltre Secchia non hanno preso bene (almeno a livello politico e istituzionale) quella che qualcuno considera una annessione, da qui nasce la diatriba sul nome e sulla ‘precedenza’, ovvero se partire con Modena (come vorrebbe la logica) o con Reggio (come sembrava fino a pochi giorni fa). Detto che quello del nome è un dibattito che appassiona il

giusto, e che le parti politiche hanno giocato molto su questo (in particolare il Pdl e la stessa Lega ne ha fatto una battaglia, ma non mancano anche esponenti Pd che, al di là di tutto, hanno espresso il gradimento per Modena e Reggio e non viceversa), restano da cogliere alcuni aspetti che dettagli non sono. Da giugno 2013 l’esperienza delle province, così come le conosciamo, finirà e nasceranno le ‘nuove province’ che non avranno più un sistema di elezione diretta dei cittadini, ma i cui organi saranno scelti dai comuni. In pratica, quindi, restano aperti i nodi legati ai centri istituzionali (si dice che a Reggio andranno la Questura e la Motorizzazione, ad esempio) e quelli sui risparmi che saranno possibili. Di certo si risparmierà a livello di rimborsi e compensi per gli amministratori e per i consiglieri, mentre i dipendenti (almeno stando a quanto detto sinora) resteranno al loro posto, anche

se potrebbero cambiare sede operativa e, magari, spostarsi di qualche decina di chilometri. Infine, quindi, si torna al nome e alle valenze psicologiche, certo, ma anche pratiche e di cosiddetto ‘marketing territoriale’. Un marketing, quello della fascia centrale dell’Emilia, che ha potenzialità elevatissime (enogastronomia, eccellenze produttive, arte antica e moderna…) ma che vanno sfruttare al meglio e con strumenti adeguati al mondo globalizzato. Per finire, siamo proprio sicuri che un nome differente da quelli (che naturalmente resteranno per le città) di Modena e Reggio non possa essere un buon compromesso e possa aiutare una integrazione che, nome o non nome, è già in atto da anni come dimostrano università, distretti industriali, persino associazioni di categoria (la Confartigianato Lapam ha già fatto la fusione, Cna e altre ci stanno pensando)?

In nome di modenesi e reggiani

Rinviata la scelta della denominazione della nuova provincia unica, sul tavolo restano questioni importanti • Paolo Seghedoni

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odena e Reggio, Reggio e Modena o, chissà, Secchia o addirittura Lambrusco. E perché non Emilia Centrale, dato che c’è già quella di Romagna? Mentre le province perdono peso (politico e amministrativo) il tema della denominazione del nuovo ente che da giugno 2013 metterà insieme chi si identifica nella Ghirlandina con chi ha come simbolo il tricolore, è stato per il momento risolto… all’italiana, ovvero con un rinvio. Non sarà

la Regione, tantomeno il Governo, a decidere come si chiamerà la nuova provincia (che, al di là dei pareri e delle idee sarà comunque la più grande della regione con più di 1 milione e 200mila abitanti, con un tessuto economico che al di là della crisi è comunque molto diffuso e con un Pil da piccolo stato europeo), ma le stesse autonomie locali che prima

avevano passato la ‘patata bollente’ per poi ritrovarsela. Una considerazione scontata: che il ‘capoluogo’ della nuova provincia sarà Modena non lo dicono solo le carte (la sede principale dell’ente sarà proprio sotto la Ghirlandina), ma anche le dimensioni sia come numero di abitanti che di estensione geografica, senza dimenticare la storia. Ma è anche vero che


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Spiritualità per i sacerdoti • Simonetta Delle Donne

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“Bibbia per caffè”

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Diocesi

a Bibbia non invecchia mai e anche le pagine meno note sono perle preziose da riscoprire, come il piccolo Libro di Rut - un libro femminile per eccellenza dai personaggi all’autrice, valorizzato più dagli ebrei che dai cristiani - che insegna il valore dell’umanità e della solidarietà fra diversi: messaggi incarnati dalle protagoniste - paradossalmente suocera e nuora - che riescono a condividere dolore e gioia,

aiutandosi reciprocamente pur appartenendo a popoli nemici. Questo è il libro che, venerdì 12 ottobre scorso Brunetto Salvarani ha scelto di commentare per inaugurare presso l’Istituto Itis “Corni” di Modena, un ciclo di incontri per docenti e studenti dal nome curioso - “Bibbia per caffè” - progettato dalla pastorale scolastica dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola per l’Anno della fede. Proprio in onore delle “madri conciliari”, cioè le 23 suore laiche partecipanti al

concilio Vaticano II - invisibili ai media durante l’evento e cancellate subito dopo – il professore ha sintetizzato in 60 minuti la vita di Rut (che significa “amica”), vissuta al tempo dei Giudici (XI secolo A.C.): 85 versetti in cui la cosiddetta “Cenerentola ebraica” da povera vedova moabita, cioè maledetta, conquista un posto di grande pregio nella storia della salvezza, perché inserita nella genealogia - maschile - del Salvatore. Si legge in Deuteronomio 23,4

che “L’Ammonita e il Moabita non entreranno nella comunità del Signore; nessuno dei loro discendenti, neppure alla decima generazione, entrerà nella comunità del Signore”, ma si legge pure nel Vangelo di Matteo 1,5 che “Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse”. Ecco perché taluno definisce questo “testo a contenuto eversivo” perché mentre Israele ha sempre proibito i matrimoni misti per paura di

perdere identità, fede, cultura e tradizione - vera ossessione al rientro da Babilonia dopo l’esilio (539 A.C.) - qui tale unione viene giudicata una benedizione e la figura di Rut è letteralmente esaltata, quale vedova seria, generosa, impegnata che – contravvenendo a detti e proverbi largamente diffusi – si lega indissolubilmente alla vecchia suocera vedova-povera-sola con un giuramento: Rut 1,16-17: “...dove andrai tu andrò anch’io; dove ti fermerai

mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch’io e vi sarò sepolta. Il Signore mi punisca come vuole, se altra cosa che la morte mi separerà da te”). Affascinati dalla Sacra Scrittura proviamo a raccogliere l’invito del relatore (che è lo stesso di Papa Benedetto XVI) e ricominciamo a leggere la Bibbia (possibilmente con la traduzione ufficiale Cei2008): potrebbe aiutarci davvero!

Pastorale sociale e del lavoro: la Giornata del Ringraziamento

Group in via Torazzo 2/G a Sorbara la giornata provinciale del ringraziamento con la s.messa presieduta dall’arcivescovo mons. Antonio Lanfranchi in ringraziamento per i frutti della terra e del lavoro dell’uomo. Durante la celebrazione, la presentazione dei doni e la raccolta di alimentari a favore della Caritas parrocchiale di Sorbara

e la benedizione dei mezzi di lavoro. La commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace ha diffuso a inizio ottobre il messaggio per la celebrazione di questa 62° Giornata nazio-

sono infatti le mani dell’agricoltore, aperte a seminare con larghezza, se non mani di fede? Non è forse la fede nella gioia di un raccolto abbondante, solo intravisto, a guidare le sue mani nella necessaria potatura, dolorosa

un modo nuovo di costruire il futuro di tutti noi. Un grazie particolare va alle cooperative agricole che ridanno vita a terreni abbandonati, in non pochi casi togliendoli alla malavita organizzata, con una forte ricaduta educativa

ca, ma anche culturale, ecologica, sociale, politica di forte valenza educativa. Infatti “le modalità con cui l’uomo tratta l’ambiente influiscono sulle modalità con cui tratta se stesso e, viceversa. Ciò richiama la società odierna a rivedere seriamente il suo stile di vita che, in molte parti del mondo, è incline all’edonismo e al consumismo, restando indifferente ai danni che ne derivano (Caritas in veritate, n. 51)”.

“Fa’ il bene e abiterai la terra” S

i celebra domenica 11 novembre presso la cooperativa agricola Fruit Modena

Caritas-Porta Aperta

Ritrovarsi per pregare

Agenda della

Diocesi

Sabato 27 ottobre ore 9.30 al Cfn Consiglio pastorale diocesano Mercoledì 7 novembre ore 20.45 Forum“Monzani” Conferenza su “Lumen Gentium”

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iprendono, in quest’anno pastorale, Anno delle fede, gli incontri di preghiera proposti dalla Caritas diocesana al centro di accoglienza Porta Aperta in strada Cimitero di S.Cataldo 117 a Modena. “Ai poveri è annunciata la buona notizia” (Mt 11,5): questo il filo che lega gli incontri di preghiera presieduti dal vicario episcopale mons. Paolo Losavio. Il primo appuntamento è fissato per martedì 30 ottobre alle ore 21. Le altre date più prossime sono giovedì 22 novembre sempre alle ore 21, quando la preghiera sarà guidata da frere John di Taizè; per chi è interessato, l’incontro di preghiera sarà preceduto alle ore 19 da incontro sul tema della nuova solidarietà e alle 20 dalla cena presso la mensa di Porta Aperta (per la cena occorre comunicare la propria partecipazione allo 059/827870 entro il 18 novembre 2012). Mercoledì 12 dicembre alle ore 18 la s.messa in preparazione al Natale sarà presieduta dall’arcivescovo della diocesi di ModenaNonantola mons.Antonio Lanfranchi presso il Santuario Madonna del Murazzo. Nel nuovo anno, gli appuntamenti di preghiera sono, sempre alle ore 21, giovedì 24 gennaio, giovedì 28 febbraio, mercoledì 20 marzo (alle ore 18 con la s.messa in preparazione alla Pasqua presso il Santuario Madonna del Murazzo), martedì 23 aprile, giovedì 30 maggio, giovedì 27 giugno e venerdì 27 settembre (alle ore 18.30 con la s.messa per la ricorrenza di S. Vincenzo de’ Paoli presso il Santuario della Madonna del Murazzo.

nale del Ringraziamento che si celebra quest’anno a Termoli, Molise, avendo come riferimento biblico il versetto “Confida nel Signore e fa’ il bene: abiterai la terra” (Sal 37,3). “Questo bel versetto – si legge nel messaggio - descrive efficacemente il cuore di tutti noi nella tradizionale Giornata del Ringraziamento rurale, che celebriamo agli inizi dell’Anno della Fede, tempo di grazia e di benedizione, indetto da Benedetto XVI. Le parole del salmo sono l’espressione di uno stile di vita radicato nella fede, con il quale desideriamo ringraziare il Signore per ogni dono che compie nelle nostre campagne e per il lavoro dei nostri agricoltori. La fede e il mondo agricolo È l’Anno della Fede, da cogliere nei gesti stessi del lavoro dei campi. Che cosa

ma vitale? (…). Nella fede riconosciamo la mano creatrice e provvidenziale di Dio che nutre i suoi figli. Ciò appare in modo speciale a quanti sono immersi nella bellezza e nell’operosità del lavoro rurale. Guai se dimenticassimo la relazione d’amore e di alleanza che Dio ha intrecciato con noi e che diventa vivissima davanti ai frutti della terra (…). Ringraziare, guardando ai giovani La valenza educativa propria della Giornata del Ringraziamento ha una ricaduta importante nell’attuale società, in cui l’appiattimento sul presente rischia di cancellare la memoria per i doni ricevuti. Pensiamo in particolare ai giovani, che in tanti stanno riscoprendo il lavoro agricolo: nel ritorno alla terra possono aprirsi nuove prospettive per loro e insieme

per tutto il territorio dove si trovano a operare. Infatti, la bellezza di una terra riscattata, che da deserto diventa giardino, parla da sé: non solo cambia il paesaggio, ma soprattutto rincuora l’animo di tutti. Una terra coltivata è una terra amata, sposata, come narra il profeta Isaia, nel celebre capitolo 62 (…). L’economia rurale per ritornare al territorio Di fronte alla grave crisi che tocca il mondo economico e industriale, occorre guardare al futuro del nostro Paese andando oltre schemi abituali. È importante guardare al nostro futuro nel rispetto e nella valorizzazione delle tipicità dei diversi territori che la bella storia d’Italia ha posto nelle nostre mani e che costituiscono l’unico Paese (…). Investire nell’agricoltura è una scelta non solo economi-

Agenda del

Vescovo

Mercoledì 31 ottobre ore 11 in Arcivescovado Conferenza stampa sul ciclo di incontri per il Concilio Giovedì 1 novembre ore18 in Duomo s. messa Venerdì 2 novembre ore 9 al Cimitero cittadino – s.messa ore 18 in Duomo – s.messa Sabato 3 novembre ore 18 in Duomo – s.messa per i Vescovi defunti


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NostroTempo

Domenica 28 ottobre 2012

Economia Workshop, incontri e mostre nella rassegna sulla green economy promossa dai comuni del distretto e da Confindustria Ceramica • Luca Beltrami

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inque giornate, 40 eventi sparsi in otto comuni, 120 relatori provenienti da tutta l’Italia. Sono questi alcuni numeri del Festival Green Economy di Distretto, la kermesse promossa da Confindustria Ceramica insieme ai comuni di Fiorano Modenese, Casalgrande, Castellarano, Castelvetro, Formigine, Maranello, Sassuolo e Scandiano. Tra i temi di questa seconda edizione, in calendario dal 24 al 28 ottobre, ci saranno il confronto in ottica green tra sei distretti industriali, i nuovi progetti di architettura per la sostenibilità, la rigenerazione urbana in chiave green, la ceramica per la ricostruzione sostenibile e sicura dopo il terremoto, il ruolo del commercio e delle piccole e medie imprese, il punto su green motors, green food e green

Il festival del vivere sostenibile

energy. Il Festival intende mostrare le buone pratiche esistenti di Green Economy nel distretto industriale della ceramica a vari stakeholder nazionali e locali, valorizzare l’innovazio-

ne di prodotti e processi produttivi della filiera ceramica per la Green Economy, approfondire le implicazioni per i vari attori economici, sociali e istituzionali, stimolare e confrontare nuove idee e nuove

informali come il Green Aperitivo giovedì e venerdì alle 19 a Fiorano. Giovedì 25 ottobre alle ore 9.30 la sede di Confindustria Ceramica di Sassuolo ospiterà due incontri, “Edilizia soste-

piste di lavoro intersettoriali per l’innovazione e la sostenibilità e divulgare pratiche concrete di Green Economy locali ed estere in vari settori di applicazione. Non solo imprese, tecnici di enti pubblici e privati, progettisti e designer della filiera dell’architettura, ma anche studenti, volontari impegnati nel mondo del no profit, media specializzati e semplici interessati si confronteranno in seminari, laboratori, workshop, all’interno di un evento tecnico-culturale dove non mancheranno anche momenti

nibile pubblica e privata e uso dei rivestimenti ceramici” e “Green Innovation di prodotti e processi produttivi”, mentre nel pomeriggio il Festival si sposterà a Fiorano, dove alle ore 14.30 si discuterà su “Cosa c’è di Green Economy nei distretti italiani?”. Alle 17.45 il Castello di Spezzano sarà la cornice di “40 anni di Ceramica”, racconti e aneddoti di imprenditori e tecnici protagonisti della storia dell’industria ceramica italiana, con inaugurazione della mostra fotografica dedicata. Il salone d’onore della Rocca

«Il Festival sarà uno stimolo ad innovare in chiave green»

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alter Sancassiani, coordinatore del Festival Green Economy di Distretto, descrive così la cinque giorni: «Questo Festival è nato da un lato per far conoscere il profilo green del settore, dall’altro serve per trovare nuove piste di lavoro per superare le criticità ambientali del distretto. Ha una doppia funzione: quella di sviluppare il marketing green territoriale, e quella divulgare ed approfondire i temi green, sollecitando i vari attori a cercare di innovare questo territorio dal punto di vista della sostenibilità». Sulle novità di questa seconda edizione, Sancassiani spiega: «Abbiamo allargato le iniziative a due provincie, Modena e Reggio Emilia, e sarà un Festival itinerante. Il menù proposto è fatto di varie iniziative, rivolte ad un pubblico ampio, dai professionisti e i tecnici, ma anche al mondo della scuola con progetti green a confronto. Rispetto alla precedente edizione ci saranno temi nuovi, tra questi le smart city, con Carlo Ratti, uno dei maggiori esperti internazionali del settore. Altri temi interessanti saranno le reti di impresa green, il ruolo del piccolo commercio, la motoristica green e le nuove filiere agroalimentari». Un occhio di riguardo sarà riservato ai giovani: «La Green Economy – conclude Sancassiani – sarà osservata da generazioni diverse, con la presentazione di tesi di laurea e due premi di buone pratiche green rivolto al mondo della scuola e del volontariato sociale. Saranno inoltre resi noti i risultati dell’indagine sullo stato dell’arte della green economy nel distretto, alla quale hanno partecipato più di 50 imprese».

del Boiardo di Scandiano ospiterà dalle 9 alle 12 di venerdì 26 ottobre l’incontro “Green Food”, sulle tipicità dei prodotti locali per un’agricoltura e un turismo sostenibile, mentre a Castellarno si terrà nello stesso orario una visita guidata al laboratorio Archimede, dal titolo “Le scuole che recuperano”, e all’auditorium Ferrari di Maranello verranno confrontati casi sull’innovazione in tema di mobilità dal titolo “Green Motors”. In serata, Castellarano ospita dalle 21 l’incontro su stili di vita e consumi sostenibili “Green Style.

La Green Economy nel quotidiano”. Nella mattinata di sabato 27, dalle 9 alle 12.30, via ai Green Tours, le visite nelle fabbriche di Casalgrande, Sassuolo e Fiorano. Sindaci a confronto a Fiorano dalle ore 18 nella Road Map per la Green Economy di distretto, mentre domenica 28 ottobre il PalaGreen di Fiorano ospiterà alle ore 14.30 “Green Thinking. Design, Arte e per la Green Economy” e a seguire alle ore 18 la premiazione delle buone pratiche green della scuola e società civile.

Armonizzare per vivere e lavorare meglio L’economista Stefano Zamagni a Modena per parlare di famiglia, lavoro e impresa

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i è parlato di famiglia, lavoro e impresa nel corso dell’incontro promosso mercoledì 17 ottobre dalla sezione modenese dell’Ucid (Unione cristiana imprenditori e dirigenti) al Centro famiglia di Nazareth. All’appuntamento, presieduto dal presidente dell’Ucid Giancarlo Vezzalini, ha partecipato Stefano Zamagni, economista dell’Università di Bologna e autore, insieme alla moglie Vera

Zamagni, anch’essa docente di storia economica nel medesimo ateneo, di un libro di recente pubblicazione dal titolo “Famiglia e lavoro. Opposizione o armonia”. L’incontro, con ampi riferimenti alla pubblicazione, ha analizzato la relazione tra vita familiare e vita lavorativa, oggi, estremamente complessa. Con la rivoluzione industriale e il processo di emancipazione femminile, infatti, i rapporti e gli equilibri fra le due parti sono cambiati profondamente. Oggi prevalgono forme di famiglia diversifi-

cate nelle quali l’accento è posto sull’autorealizzazione; tuttavia, anche da un punto di vista economico, solo la gratuità e la reciprocità nella relazione possono favorire l’armonia tra lavoro e famiglia, base necessaria per la costruzione di una corretta vita sociale. La tesi che l’economista bolognese sostiene è quella che vede nell ’attenzione alla famiglia e all’armonizza-

zione (non conciliazione) tra i tempi del lavoro e quelli della vita familiare una risultanza del tutto positiva anche per le aziende. Una tesi sicuramente e incontestabilmente valida anche se non universalmente: se l’armonizzazione infatti trova possibilità di realizzazione più agevole in modelli di organizzazione aziendali tarate sulle grandi dimensioni, più difficile (o meno facile, se si preferisce) ne risulta l’applicazione all’interno di realtà come le piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare o comunque con pochi lavoratori, assi portanti, ad esempio, anche del sistema economico modenese. Rimane, comunque, la validità della richiesta di porre

maggiori attenzioni alla famiglia per un assetto sociale che possa produrre vantaggi anche al sistema economico. Da qui, una sorta di appello al mondo della politica, affinché cambi il punto di vista nei confronti della famiglia, vedendola come ‘soggetto attivo’, e proponendo l’assunzione di un criterio di ‘valutazione di impatto famigliare’. Per il mondo delle imprese, invece, la sollecitazione verso un impegno per ridiscutere il processo produttivo in un’ottica di armonia con la famiglia; infine per il mondo della cultura, la richiesta di interpretare la famiglia “come luogo di produzione di capitale umano, relazionale e sociale, e non più come mero oggetto di consumo”.


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La ricostruzione

A Villafranca di Medolla è stata realizzata una chiesa temporanea che sarà inaugurata per la metà di novembre, grazie al contributo della Fondazione di Culto Banco San Geminiano e San Prospero

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Piccoli segni d’identità, per alimentare la speranza

• Marcella Caluzzi

’ stata realizzata a fianco delle rovine dell’antica chiesa di San Bartolomeo, crollata in seguito al terremoto, la nuova chiesa temporanea di Villafranca di Medolla che inaugurerà entro la metà di novembre. La struttura, un fabbricato leggero di pannelli di vetroresina che potrà ospitare fino a cento fedeli, rappresenta la prima chiesa realizzata nella diocesi di Modena-Nonantola dopo il sisma di maggio. Una comunità, quella di Villafranca, che non dimentica le ferite

provocate dal terremoto del maggio scorso: a testimoniarlo le macerie della chiesa di San Bartolomeo che hanno fatto da sfondo alla cerimonia di presentazione della nuova struttura, che si è tenuta lo scorso venerdì 19 ottobre. Ma sono la speranza e la voglia di riprendersi la propria identità ad emergere dalle parole di tutti i presenti alla cerimonia: dal vescovo Antonio Lanfranchi al parroco don Davide

Sighinolfi, dal sindaco di Medolla Filippo Molinari al vicepresidente della Provincia di Modena, Mario Galli passando per il consigliere del Banco Popolare, Claudio Rangoni Machiavelli. A raccontare con emozione com’è nato il progetto della chiesa è stato don Davide, parroco di Villafranca

e Medolla: “A luglio ho ricevuto la chiamata di un tecnico della diocesi che mi proponeva la costruzione di una chiesa a Villafranca… ho accettato con gioia e meraviglia e ora, a 5 mesi dal terremoto, questa piccola parrocchia sarà la prima della diocesi ad avere una chiesa nuova. Chiesa che sappiamo bene non essere soltanto un edificio ma un ambiente che dà un’anima al territorio, specialmente in

realtà piccole come quelle di Villafranca in cui sono rimasti pochi i punti di riferimento per la comunità”. Don Davide si è poi detto piacevolmente stupito della collaborazione che è nata, in seguito al terremoto, tra tutte le realtà del territorio: dalla parrocchia all’associazionismo, dal comune alle realtà scolastiche ed educative. Collaborazione confermata anche dal sindaco Filippo Molinari, che ha poi annunciato la pronta realizzazione di un municipio temporaneo a Medolla. La comunità al centro anche dell’intervento del vescovo Lanfranchi, che ha sottolineato come “la presenza della comunità cristiana sia fondamentale” e che “se questa viene meno si spegne il territorio e si perde l’identità, la storia”. “La comunità cristiana - ha continuato l’arcivescovo - ha bisogno di luoghi di culto in cui si alimenti la speranza e questi luoghi sono cari anche a chi non è credente. In questo periodo ho

potuto, infatti, notare come la nostalgia per le chiese e i campanili danneggiati o distrutti dal terremoto, abbia colpito tutti, non solo i credenti. Mi auguro che questa esperienza di Villafranca faccia da capofila ad altre che spero vedano la luce prima di Natale”. La nuova chiesa è di oltre 200 mq ed è stata realizzata da Intetecnica Arredamenti; in un secondo momento potrà essere riconvertita o reinstal-

lata in un altro luogo. La sua realizzazione è stata possibile grazie al contributo della Fondazione di Culto Banco S. Geminiano e S. Prospero, in parte attraverso una raccolta fondi promossa dal Banco S. Geminiano e S. Prospero e dal Gruppo Banco Popolare e in parte dalla donazione benefica e dalla rinuncia al gettone di presenza dei componenti dei

comitati territoriali di Modena e Verona. “E’ stato un gesto molto apprezzato - ricorda l’economo diocesano Giorgio Garuti -, che ha confermato la sensibilità e l’attenzione del Banco Popolare verso le esigenze delle realtà locali”. “Qui a Villafranca – ha concluso Claudio Rangoni Machiavelli, consigliere di amministrazione del Gruppo Banco Popola-

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re –, e più in generale in tutta l’Emilia, abbiamo incontrato una comunità volenterosa e tenace, ma profondamente colpita. Per questo, quando abbiamo ricevuto la richiesta di aiuto da parte di don Davide Sighinolfi, ci siamo attivati per trovare con immediatezza una soluzione che potesse restituire una chiesa ai villafranchesi”.

12-11-2008

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www.bsgsp.it

Le tue radici e il tuo futuro sotto un buon segno.

Le tue radici, il tuo futuro.


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La ricostruzione Tutte le associazioni imprenditoriali modenesi chiedono misure urgenti e adeguate per ripartire dopo il sisma

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utto il mondo imprenditoriale modenese, dalle associazioni artigiane e commerciali (Lapam, Cna, Confcommercio, Fam, Confesercenti) a quelle cooperative (Confcooperative, Lega Coop e Agci), dalle agricole (Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri) a quelle industriali (Apmi Confimi e Confindustria). Tutte insieme per chiedere un intervento più puntuale sul sisma e per dire, a chiare lettere, che le imprese da sole non possono farcela a uscire dalle difficoltà del terremoto. E non solo quelle dell’area del cratere sismico, ma più in generale quelle della provincia, se è vero, come scrivono le associazioni, che il riverbero dei danni va molto al di là della zona colpita, an-

Uniti per l’impresa

che per i rapporti commerciali o di subfornitura. Un lungo lavoro di cucitura ha permesso al documento di essere siglato da tutto il sistema imprenditoriale della provincia. Dopo una fase di scenario (‘il terremoto ha interrotto intere filiere produttive, con conseguenze difficilmente valutabili nella loro effettiva portata nel breve periodo; sin da subito è in ogni caso emerso che le ripercussioni sarebbero state devastanti, innestandosi il terremoto in una situazione di crisi che – come è noto – sta minando l’economia già da diversi anni. Evidenti anche gli effetti sotto il profilo sociale, tenuto conto che le imprese di quelle zone occupano e dunque consentono la sopravvivenza di migliaia di persone e di famiglie’) il documento si sofferma su alcuni titoli: la burocrazia, le imposte e tasse, le banche, le infrastrutture, la ricostruzione, la trasparenza. “E’ indispensabile – si legge

Due milioni dal ‘Grana solidale’ I risultati della raccolta promossa dal consorzio del Grana Padano, il denaro consegnato ai sindaci

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n aiuto concreto per Cavezzo, Medolla, Finale Emilia, San Felice, San Prospeto, ma anche per Mirandola, Concordia e San Possidonio e, uscendo dalla provincia, per

Cento, Correggio, Gonzaga, Guastalla, Luzzara, Moglia, Pegognaga, Quistello, Reggiolo e Sant’Agostino. Due milioni di euro raccolti dal consorzio Grana Padano e messi a disposizione delle amministrazioni comunali di questi paesi, grazie ai proventi raccolti dalla vendita del ‘Grana solidale’ nei supermercati della grande distribuzione che hanno aderito all’iniziativa (Conad, Coop, LD, Esselunga, Bennet, Pam, Crai, Il Gigante, IN’S, Famila, Alì, Interdis). La donazione è stata effettuata a Mirandola, nel corso di una

mattinata alla presenza di due testimonial d’eccezione: Alex Zanardi e Carolina Kostner. “Spesso la gente mi riconosce un’energia e una caparbietà che non credo di possedere - commenta Alex Zanardi -. Questa doti, invece, appartengono certamente a queste popolazioni della mia terra che dimostrano ogni giorno una gran voglia di fare anche di fronte alla sciagura che ha colpito le loro famiglie e le loro imprese”. “Essere qui, al fianco di questa gente, è per me un onore - aggiunge Carolina Kostner -. Ho potuto apprezzare la

dignità e la determinazione con cui tutte queste persone hanno saputo affrontare un dramma che gli ha cambiato la vita dall’oggi al domani”. “Questa giornata – ha chiuso il presidente del Consorzio Baldrighi - certamente non risolverà tutti i problemi che il sisma ha generato. Credo però sia un segnale concreto di come insieme si possano raggiungere obiettivi importanti e di come, con unità di intenti, ascoltando la ragione ed il cuore, sia possibile superare o alleggerire le avversità più gravi”.

sul primo punto - alleggerire le procedure di autorizzazione che interessano le imprese eliminando tutti gli adempimenti inutili. Le imprese modenesi saranno tanto più rapide nella ripresa della loro attività e nel superamento delle difficoltà in atto quanto meno burocrazia saranno obbligate ad osservare”. Sulle tasse si chiede al sistema politico se vuole partire dai “bisogni reali delle imprese e dei cittadini colpiti da un evento terribile come il terremoto, di non chiedere il pagamento delle imposte prima di aver erogato i contributi a risarcimento dei danni subiti. Invece in merito alle sospensioni e proroghe sino ad oggi operate è di tutta evidenza che si è proceduto ‘a singhiozzo’; per tale ragione si chiede che si stabilisca una sospensione e/o proroga almeno sino al 30 giugno 2013 per il pagamento di imposte e tributi vari, prevedendo sin d’ora che gli importi vengano recuperati senza interessi e stabilendo le modalità di rateizzazione”. La richiesta è una dilazione di 5 anni per le imprese che non hanno subito danni diretti, di 10 anni per le imprese che hanno subito danni. Si chiede inoltre l’applicazione del meccanismo delle Zone Franche Urbane per evitare la delocalizzazione e per scongiurare un calo di aziende che è stato quantificato fino al 50%. Inoltre, per il mondo agricolo, si chiede una proroga adeguata per l’accatastamento dei fabbricati rurali. Al sistema bancario la richiesta è di non “abdicare al ruolo di soggetti erogatori di credito che è loro proprio. D’altra parte la mancanza di liquidità - e dunque l’accesso al credito - rappre-

senta oggi uno dei problemi principali a cui si può porre rimedio solo con il supporto degli Istituti di credito. E’ inoltre indispensabile – spiegano le sigle - che venga data concreta attuazione agli accordi siglati tra banche e Regione Emilia-Romagna per evitare che restino mere dichiarazioni d’intenti”. Sulle infrastrutture le associazioni chiedono di non recedere su Cispadana, autostrada Ferrara-Porto Garibaldi e terza corsia dell’A22. Da ultimo la ricostruzione, che “potrà rappresentare una grande occasione di riqualificazione territoriale che passa necessariamente attraverso opere realizzate da imprese affidabili in grado di operare secondo criteri di economicità e che puntano alla qualità, conoscendo inoltre il contesto in cui sono chiamate ad intervenire”. La richiesta è che i bandi tengano conto di queste esigenze e che la normativa sia semplificata in particolare per consentire la rinascita dei centri storici. Per ultimo un richiamo fondamentale: il tema della chiarezza e della trasparenza che “deve caratterizzare trasversalmente ogni azione ed intervento nei riguardi delle imprese e dei cittadini colpiti dal sisma. Tutti coloro che operano in quest’ambito debbono fornire messaggi chiari e comprensibili, di modo che non vi possano essere margini di discrezionalità nell’applicazione delle diverse normative”. Il documento è stato consegnato ai parlamentari modenesi, con l’obiettivo di agire sul Governo perché le imprese modenesi, colpite dal sisma o dagli effetti dello stesso, possano continuare a garantire il benessere diffuso del nostro territorio.

Finale Emilia

Donazione per il Sacro Cuore dai Consulenti Tributari

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olidarietà nei fatti da parte di Ancit, associazione nazionale Consulenti Tributari Italiani, per Finale Emilia, uno dei comuni più colpiti dal terremoto dello scorso maggio. I professionisti di Ancit hanno deciso, infatti, di organizzare il proprio XXI Congresso Nazionale proprio a Finale Emilia, nella tensostruttura Comunale in via Montegrappa, nei giorni 26 e 27 ottobre. Dal punto di vista pratico, la ricaduta sul territorio rappresenta un investimento diretto di circa 20.000 euro per alloggiamenti, organizzazione della manifestazione, servizi vari, ai quali si devono aggiungere i costi sostenuti in loco per gli spostamenti e la ristorazione. Ancit poi donerà 5.000 euro all’amministrazione comunale per il completamento di opere di utilità comune e altri 5.000 euro verranno consegnati a don Ettore Rovatti, parroco di Finale Emilia, per acquistare le attrezzature necessarie alla ripresa delle attività nell’asilo gestito dalla parrocchia, che ospiterà ogni giorno circa 150 bambini e che è stato costruito a tempo di record (l’inaugurazione è stata fatta il 6 ottobre e il ‘nuovo’ Sacro Cuore è ormai pronto per cominciare ad accogliere i bimbi).


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Missioni

Albania, così vicina, così lontana Le esperienze in terre di missione sperimentate da modenesi durante la scorsa estate

• cecilia latini

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escrivimi il Madagascar in 3 parole”, mi chiede l’amica che mi pedala di fianco. Hai detto niente, penso. Sì, perché dovresti metterci tutto, capite, dalle papaye mature di Analavoka, le ragazze di Ambalavao, il mercato di Tanà, i medici di Alarobia, i bimbi di Ampahimanga. Voglio vedere come le spieghi gli occhi di suor Elisabetta, così attenti, forti e saggi; la sua capacità di risolvere ogni situazione, la sua tenerezza, il suo essere così pacatamente una stella polare. Le risate della gente, che ti accoglie nonostante tutto quello che rappresenta l’uomo bianco, come ti invitano nelle loro capanne, anche se hai lo stesso colore dei colonizzatori, i vahaza. Prova a narrarle la meraviglia di andare a braccetto con quella che potrebbe essere tua sorella minore, la vicinanza che senti perchè canta le stesse canzoni che hai amato. E poi spiegagli l’abisso che senti quando sai che

Condivisione e coinvolgimento con la gente del Burkina Faso da parte di un gruppo di otto giovani

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uagadougou, 19 agosto, ore 18.45. Ci siamo tutti. Dopo un viaggio di quasi due giorni, dopo aver ripetuto l’avventura sul Car (la “tipica” corriera africana) per tornare da Toma nella capitale, dopo aver passato una giornata tra i mercati della caotica Ouaga, non sapendo se e dove mangiare, dopo aver contrattato con tre strampalati tassisti per raggiungere l’aeroporto, sperando che le auto non ci abbandonassero da un momento all’altro, ci siamo. E ci siamo tutti. La cosa più strana probabilmente è che nessuno di noi è minimamente preoccupato di poter perdere l’aereo: la filosofia del “bassibaama” (pas des problem per noi “francofoni”) si è instillata nelle nostre mentalità con una facilità straordinaria. Avere un orario da rispettare sembra strano anche a noi, dopo tre settimane di giornate, splendide, vissute con i nostri ospiti burkinabè che ci hanno, in pochi gior-

si vende per aver di che vivere. Il senso di colpevolezza per esser nata in Italia. Quello ancora più enorme di inutilità. Racconta delle stelle ad Ampahimanga, anche se faresti peccato solo a provarci. Però ci si prova. Così a bruciapelo, gli sparo addosso la prima parola che mi viene in mente, pulita, immediata. Rosso. Mi guarda. Perché il rosso è ovunque. È la sabbia di Ampahimanga quando ti si attacca addosso, che la Marsiglia non basta . È Ambalavao al crepuscolo in

cerchio a pelar patate o ad asciugare i capelli al vento. È il fuoco della stufa in ogni casa delle suore, che fa il brodo così buono. È la carne cruda che si vende a Tanà, nei baracchini rimediati della gente normale. Rosso è il deserto dal finestrino dell’aereo. Rosso l’amore che padre Pedro mette nel migliorare la vita di tante persone, lo stesso che le suore hanno per il proprio popolo e la propria terra. Rosso è il nostro viso quando fuori tira vento. La seconda. Riso. L’alimento

fondamentale, il cereale che i più si possono permettere, fonte di sostentamento per molti in tutto il mondo. Quello sul rosa con carne e fagioli che servivamo ai bimbi il giorno del Grest, quello che c’era sul tavolo a colazione e che le suore mangiavano con le verdure. Ma non solo. Il riso dei bambini che incontravamo per strada, che ci salutavano correndo e saltando, e si sbracciavano pur di salutarci; il sorriso che si schiudeva quando gli facevi una foto, il buonumore delle suore, capace di sdrammatizzare anche le situazioni non proprio simpatiche. I bambini il giorno del Grest, tutti vestiti con gli abiti migliori; le risate che accompagnano le canzoni. E poi quello portato dall’amicizia tra di noi, che è nata a poco a poco. Le battute in camera che vien mal di pancia, tutti a tavola insieme, la complicità che nasce, l’affetto che cresce e soprattutto rimane. E la terza? Per la terza ci ho messo di più. E alla fine ho scelto Ritorno. La voglia di rivedere le persone a cui si vuol bene, le comodità del nostro mondo ritrovate, l’acqua calda nella doccia. ma anche la consapevolezza che una fredda non sia poi la fine del mondo, in fondo. La sensazione del superfluo con cui ci circondiamo, l’occhio più attento allo spreco, non cam-

biare la propria vita ma viverla in modo diverso. Il mal d’Africa e la nostalgia che comporta. La convinzione di aver lasciato qualcosa di problematico ma pulito, di povero ma dignitoso. La mancanza degli amici che hai trovato, che ti fa guidare per km, prendere treni, partir di notte pur di ritrovarsi.

proprio piccolo. Non riuscire a sentirsi giustificati nel vivere nella bambagia, sentirsi colpevoli, quando si gira la testa. L’ultima non ci doveva essere ma la aggiungo io: ringraziare. I malgasci ripetono grazie continuamente, ce l’hanno come cultura, come attitudine. Ma soprattutto è la nostra vo-

Ma soprattutto è arrivare a casa e pensare “e adesso?”, prendere coscienza della fortuna che abbiamo e anche un po’ della nostra “povertà” e sentire come un dovere il dover far qualcosa nel

glia di dire grazie: a Dio, a chi l’ha permesso, a chi ci è stato accanto, a chi abbiamo incontrato, a chi ci aspettava al ritorno, alle cose che ci ha insegnato, davvero.

Non un viaggio a caso ni, insegnato come vivere la giornata senza schemi precisi, senza programmi dettagliati al minuto: ci hanno insegnato a vivere come si vive in Africa. Siamo noi otto, ad accompagnarci le nostre MdR (Missionarie di Riferimento, ndr) e Lazare ed Ema, due dei dodici ragazzi che ci hanno dedicato la loro vita nel periodo in cui siamo stati tra loro. L’emozione è forte, 21 giorni non sono niente per i nostri standard, 21 giorni sono un’enormità se vissuti così. Non abbiamo trovato l’Africa da cartolina di cui tutti raccontano, il Burkina è “brutto”: il cielo, la natura, gli animali, niente corrisponde alle bellezze che ci aspettavamo di trovare, ma in quel momento all’aeroporto, con gli zaini in spalla e il volo per Parigi che incombe, siamo tutti innamorati segretamente di quel posto. Siamo stati visitatori di gente, in Burkina. Ci siamo infilati nelle loro vite, a volte in silenzio (nonostante non passassimo certo inosservati), a volte con tutta l’energia che avevamo in corpo, e le abbiamo conosciute: missione e conoscenza, viste in questi termini, sono quasi sinonimi. E quando, guardando un Paese

senza schermi che lo rendano una meta turistica, ci siamo accorti che di questo viaggio non ricorderemo mai un tramonto, ma un volto, un sorriso, che sia quello di Lazare o di Adeline o di Anna; quando ci siamo scontrati, o meglio incontrati, con una mentalità così diversa dalla nostra, con una fede così forte da stare tutta la notte in chiesa a cantare, con dei bambini così “veri”, che giocano e ridono e ci corrono incontro urlando “nassarà”, uomo bianco, e anche con dei limiti così ristretti, la povertà, la malattia, l’emergenza sanitaria: quando abbiamo conosciuto tutto ciò, è stato impossibile non innamorarsi. Mentre decolliamo, dal finestrino guardiamo giù: Ouaga ormai è lontana e si vede solo terra rossa con qualche campo verde germogliato nella stagione delle piogge. Esattamente ciò che abbiamo visto al nostro arrivo. Ma ora sappiamo che Lazare ed Ema, in aeroporto, e tutti gli altri ragazzi rimasti a Toma, sopra a quella terra e in mezzo a quel verde, stanno pensando a noi. Ed è così bello, pensare a loro. Il gruppo modenese in Burkina Faso

Con i bambini nel deserto

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n’altra estate all’insegna della solidarietà quella di Daniele Montanari di Bomporto che l’anno scorso ha raccontato a Nostro Tempo la sua esperienza in Eritrea con padre Aristide Guerra e che quest’anno ci parla del tempo trascorso in un orfanotrofio in Burkina Faso, dove si è recato in agosto tramite l’associazione “Bambini nel deserto”. “In questo orfanotrofio ho trovato 35 bambini da 0 a 3 anni, tra loro anche qualcuno un po’ più grande, tra i 7 e i 9 anni, tutti con problemi nutrizionali – ci ha detto Daniele – Il problema più diffuso, infatti, è la malnutrizione: c’è una gran uso di integratori alimentari con cui si riesce a bilanciare la dieta ma questi bambini vivono davvero in condizioni di estrema povertà: pensate che non hanno nemmeno i giocattoli...”. Daniele si è recato in Africa con altri ragazzi volontari provenienti da tutta Italia che come lui si erano messi in contatto con “Bambini nel deserto” tramite il sito dell’associazione, per intraprendere un viaggio solidale e trascorrere un’estate diversa, nuova: “noi volontari abbiamo cercato di far svagare i bambini, di farli giocare e ridere – spiega Daniele – I maschietti li abbiamo tosati come Balotelli ed erano entusiasti! Abbiamo piantato con loro 20 alberi nel cortile dell’orfanotrofio, li abbiamo fatti disegnare e colorare: avevo portato ai bambini delle matite colorate e anche un piccolo dono come questo per loro è stato un regalo incredibile, perché davvero non hanno niente. Nella mia quotidianità non dimentico mai queste realtà: viaggi come questo ti cambiano prospettiva e modo di pensare e vedere il mondo”.


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NostroTempo

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50 anni fa il Concilio

Quella finestra aperta sul mondo Venerdì 19 ottobre nella chiesa della Madonna Pellegrina lo spettacolo del gruppo veronese “Il Nardo” sul Vaticano II

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Concilio, ultimo appuntamento Proposto da Azione Cattolica e Ferrini

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unedì 29 ottobre, alle ore 20.30 presso il salone della parrocchia di San Pio X, si tiene l’ultimo appuntamento del corso sul Vaticano II proposto da Azione Cattolica e Istituto Superiore di Scienze Religiose, Beato Contardo Ferrini. Dopo il successo delle prime tre serate, che hanno visto la partecipazione di centinaia di persone e che hanno mantenuto un livello qualitativo sicuramente alto, sarà la volta del teologo torinese Roberto Repole, presidente dell’associazione teologica italiana (Ati). Repole parlerà della ricezione e delle sfide aperte del Concilio Vaticano II, un tema sicuramente molto interessante. Repole, tra l’altro, ha uno stile divulgativo che consentirà a tutti di poter partecipare.

• chiara ronchetti

enerdì 19 ottobre, entrando nella penombra della chiesa della Madonna Pellegrina per assistere allo spettacolo del gruppo teatra-

le “Il Nardo”, siamo rimasti colpiti da una scenografia particolare: una finestra, posizionata quasi al centro dello spazio scenico, che ha fatto un po’ da filo conduttore, da leit motiv per l’intera durata della rappresentazione. Quando è iniziato lo spettacolo, da quella finestra, come da un caleidoscopio, abbiamo visto apparire sulla scena il racconto di quello che è stato il Concilio Vaticano II. Da quella finestra abbiamo guardato con occhi nuovi la nostra Chiesa, una Chiesa accogliente e vivificante , metafora di una nuova apertura al mondo e agli uomini che Egli ama.

Voci femminili hanno letto i nomi delle 23 donne che, come semplici uditrici, per la prima volta hanno potuto prendere parte ad un concilio. I loro nomi sono stati pronunciati come un sussurro , quasi un’ uscita da un oblio secolare, eppure con una convinzione forte nella voce: sentire pronunciare i loro nomi ci ha ricordato che la Chiesa deve dare voce, in modi nuovi e costruttivi, anche all’altra metà del mondo se vuole essere veramente cattolica ed universale. La finestra è stata ancora metafora di quell’ “apertura” che Angelo Roncalli, nunzio apostolico in Bulgaria,

aveva già nel cuore ben prima di diventare papa: egli aveva raramente rispettato l’etichetta della diplomazia internazionale e, accostandosi a genti di religioni ed ideologie diverse, aveva sempre cercato quello che unisce più che quello che separa. Nel discorso di addio alla Bulgaria il narratore ci ha ricordato le sue parole: “Ovunque io sia, anche in capo al mondo, se un Bulgaro passerà davanti alla mia casa troverà sempre una finestra con una candela accesa.Egli potrà battere alla mia porta e gli sarà aperto, sia cattolico o ortodosso, egli potrà entrare e troverà nella mia casa la più calda ed affettuosa disponibilità”. E una candela brilla sul davanzale della finestra... Poi il racconto fa un balzo in avanti, al 28 ottobre del ‘58 , quando Angelo Roncalli, divenuto papa col nome di Giovanni XXIII, affacciandosi a quella stessa finestra, ha percepito il bisogno di cambiamento e di aria nuova nella sua Chiesa. E’ un papa “vecchio”, tanti credono che il suo sarà un “pontificato di passaggio” e invece il cocciuto contadino bergamasco indice un Concilio Ecumenico... Tanti si adoperano affinchè il Concilio si limiti

Foto di Agostino Arletti

capaci di stupore, si meraviglia egli stesso alla vista della luna che splende nel cielo e trova

di Cristo. La finestra però è ormai stata aperta e lo Spirito soffia sul-

ad una funzione “consultiva” - i burattini veneziani sanno bene come vanno le storie di questo mondo - ma il mite Giovanni non si spaventa e nel suo discorso di apertura del Concilio invita tutti a non avere paura del “nuovo” e a dissentire dai profeti di sventura che ritengono di doversi difendere dal proprio tempo. Egli ridona alla Chiesa la fede nel tempo presente, sempre propizio all’azione dello Spirito. La sera dell’annuncio del Concilio, forse stanco per le emozioni della giornata, il papa non vorrebbe affacciarsi alla finestra ma, spinto dalla folla che lo attende in Piazza San Pietro, egli pronuncia un discorso “improvvisato”, quello che ha scritto nel cuore. Forse, come gli uomini ancora

le parole per raggiungere ogni donna ed ogni uomo che sono in ascolto quella sera: parla di carezze, di lacrime da asciugare e di un cammino di pace per tutti gli uomini. E il papa balla, mentre soffia un vento potente e la comunità cristiana lo accompagna con canti di gioia. La morte di Giovanni XXIII lascia una finestra vuota, un immenso rimpianto e sembra che la speranza lasci il passo alla paura. In Centro America ci sono uomini e donne che hanno creduto al Concilio, ad una Chiesa che sta con gli ultimi del mondo, una Chiesa che crede che il Regno dei Cieli possa e debba iniziare qui su questa terra. Oscar Romero testimonia la Verità del Vangelo nella sua terra, e il suo sangue si mescola a quello

le comunità sparse su tutta la terra, dove donne e uomini resistono e custodiscono la Parola: e l’acqua zampilla da quella Parola, dà vita alla terra e fa rifiorire il mondo. Prima del termine, un aggiornamento ad agosto 2012: non poteva mancare un ricordo al cardinale Carlo Maria Martini, vero testimone dello spirito conciliare, uomo che ha sempre creduto nel dialogo e nella forza vivificante della Parola. E’ all’insegna della speranza che si chiude, fra i canti, questo profondo e sereno racconto di una storia di 50 anni fa perché, come dice la filosofa Maria Zambrano, “una storia non è compiuta fintanto che non si narra e non si canta”... A tutti noi, oggi, la responsabilità di tenere sempre aperta quella finestra.


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50 anni fa il Concilio

Dono veramente per tutti Il 7 novembre la prima di quattro conferenze pubbliche sulle Costituzioni del Concilio Vaticano II. Si comincia con mons. Brambilla sulla Lumen Gentium, il 29 novembre la Gaudium et Spes con Giuseppe Savagnone

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opo la riconsegna del Concilio Vaticano II, avvenuta nel corso della celebrazione eucaristica di giovedì 11 ottobre, dopo le prime iniziative che, per merito di associazioni e altri enti, in diocesi stanno ricordando questa grande ‘Nuova Pentecoste’ a cinquant’anni da quella prima sessione dell’ottobre 1962. Scrive mons. Lanfranchi negli orientamenti pastorali ‘Io credo… noi crediamo’: “Ho richiamato le parole forti con cui Benedetto XVI ci riconsegna i Documenti del Vaticano II perché ‘vengano conosciuti e assimilati come testi qualificati e normativi del Magistero’. Rimarco le parole già citate dell’allora mons. Karol Wojtyla: ‘il Concilio ha definito la forma di fede rispondente all’esistenza del cristiano oggi’. Una particolare attenzione – prosegue l’arcivescovo – mi auguro abbiano le conferenze sulle quattro Costituzioni fondamentali da parte dei credenti, ma oso sperare anche da parte di chi non crede, recuperando quell’amore all’uomo, ad ogni uomo, che ha pervaso tutto il Concilio e con cui si è concluso, aprendosi a tutto il mondo con i messaggi inviati al mondo, ai governi, agli uomini di pensiero e di scienza, agli artisti, alle donne, ai lavoratori, ai poveri, agli ammalati, a coloro che soffrono e infine ai giovani”. Mons. Lanfranchi ricorda anche, in quest’anno della Fede, i vent’anni del Catechismo della Chiesa Cattolica e lo inserisce pienamente nel solco del Vaticano II, secondo le parole di papa Benedetto ‘Esso (il Catechismo) costituisce uno dei frutti più importanti del concilio Vaticano II’ e ancora “il Catechismo della Chiesa Cattolica, con il suo considerevole complesso di esposizioni dottrinali e di direttive pastorali offerte a tutta la Chiesa, vuole essere la continuazione dell’opera di rinnovamento conciliare”. Ecco, quindi, che il vescovo Antonio vuole proporre a tutta la comunità modenese, intendendo credenti e non credenti, queste quattro importanti

conferenze per ridare luce alle Costituzioni del Vaticano II e per far sì che a Modena il Concilio venga meditato e vissuto. Il ciclo è stato chiamato, non a caso, “Il Concilio Vaticano

II ‘grazia e bussola della Chiesa’, dono per tutti” e le serate si terranno al Forum Monzani, in via Aristotele a Modena, a significare l’apertura a tutti di questi appuntamenti. Si co-

mincia mercoledì 7 novembre, alle ore 20.45, con la conferenza di mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, sulla ‘Lumen Gentium - La luce di Cristo splende sulla Chiesa per

illuminare tutti gli uomini’. Il secondo appuntamento, invece, è previsto per giovedì 29 novembre, sempre alle 20.45 al Monzani, con Giuseppe Savagnone che parlerà della

Gaudium et Spes, la Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. Le ultime due conferenze sono state calendariate per febbraio e marzo del 2013.


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Associazioni Continua il supporto al reparto caseario colpito dal sisma da parte delle Acli di Modena

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ontinua la campagna di supporto al reparto caseario modenese colpito dal sisma da parte delle Acli di Modena. Dopo avere attivato una rete di contatti e aver gestito personalmente gli ordini e le spedizioni, ora le Acli di Modena invitano chi volesse offrire il proprio aiuto a mettersi in contatto diretto con il caseificio 4 Madonne di Lesignana (tel. 059 849468). Grazie all’azione delle Acli di Modena, coordinata ad altre iniziative a scopo benefico del territorio, tre caseifici dell’Area Nord di Modena sono riusciti a superare la fase di emergenza senza mai sospendere la propria

L’appuntamento con altri giovani dei ‘fucini’ modenesi, per far crescere l’associazione • sara bellelli

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abato 6 ottobre si è tenuta presso il Centro Culturale “G. Alberione” di Modena, diretto dai Paolini, presso i locali del Convento che fu

dei Domenicani, l’assemblea regionale della Fuci, Federazione Universitari Cattolici Italiana. I fucini modenesi si sono sentiti molto onorati di aver potuto ospitare nella loro città un evento così importante per loro. La Fuci, infatti, è una realtà che esiste a livello nazionale e che coinvolge giovani universitari di tutta l’Italia, sia nelle loro singole realtà universitarie e parrocchiali, sia attraverso incontri “più allargati”, che danno la possibilità di conoscere studenti così diversi (anche solo per il loro accento!) ma accumunati sempre dalla loro fede. Il principale carisma di quest’associazione è sviluppare la possibile

Già venduti 360 quintali di Parmigiano produzione. L’iniziativa delle Aclidi Modena si è concretizzata, oltre che nella mediazione tra acquirenti e

caseifici e nell’organizzazione delle vendite, anche nella presa in carico delle spese di spedizione da parte di alcuni aclisti volontari e di un’impresa della Bassa da sempre legata alle Acli di Modena. I risultati ottenuti da tale sinergia sono davvero significativi: il totale dei quintali

di Parmigiano venduti ammonta a 360 e, nello specifico, il caseificio 4 Madonne di Lesignana e il caseificio

sociale La Cappelletta di San Possidonio hanno esaurito la vendita del Parmigiano terremotato e, senza mai sospendere la produzione, hanno riposizionato le scalere su cui sistemare il nuovo formaggio. Presso il caseificio Razionale Novese di Novi di Modena

invece rimangono tuttora in sospeso 300 kg di Parmigiano terremotato da smaltire. Si tratta di Parmigiano Reggiano 36 mesi in vendita al prezzo di 16€ al kg. Per chi volesse dare il proprio contributo è possibile mettersi in contatto con il caseificio tramite le Acli di Modena telefonando al numero 059 360829 o scrivendo una email all’indirizzo info@ aclimodena.it. Quella che viene promossa tramite il caseificio 4 Madonne, non è quindi più la vendita benefica di parmigiano terremotato, ma un Gas (Gruppo di Acquisto Solidale) a sostegno del reparto caseario emiliano colpito dal sisma. Tutte le informazioni per l’acquisto di prodotto presso il caseificio 4 Madonne si trovano sul sito www.aclimodena.it.

Vacanze natalizie con le Acli

via Morandi 42, modena tel. 331/3511454 cta@aclimodena.it www.aclimodena.it

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iù attivo che mai il Centro Turistico delle Acli di Modena ha già pronte tutte le proposte di viaggio per i mesi di dicembre e gennaio: - dall’1 al 2 dicembre mercatini a Vipiteno, Rattenberg, Innsbruck; - dal 7 al 9 dicembre Presepi a Greggio e Rieti; - dal 15 al 16 dicembre Assisi, la città della pace; - dal 30 dicembre al 2 gennaio Capodanno a Vienna; - il 4 gennaio mostra di Picasso a Milano. Il Cta ricorda inoltre che per tutti coloro che vogliono fuggire dal freddo modenese e rifugiarsi per una o due settimane al caldo, sono già aperte le iscrizioni a diversi viaggi dal sapore esotico. Se ti interessano le iniziative turistiche del Cta di Modena, se vuoi entrare a far parte anche tu dell’associazione, invia un sms al numero di cellulare 331/3511454 oppure una e mail a cta@ aclimodena.it: sarai aggiornato in tempo reale sulle iniziative in partenza. Tutti i soggiorni e i viaggi del Cta di Modena sono consultabili anche sul sito www.aclimodena.it/Turismo.

Fuci, a Modena l’assemblea regionale amicizia tra l’intelligenza e la fede, che comporta lo sforzo incessante di coniugare la maturazione nella fede con la crescita nello studio e l’acquisizione del sapere a servizio della Chiesa e della società. Lo studio universitario, infatti, deve avere una qualità altamente umana proprio dal punto di vista della fede

e della sua maturazione nelle giovani generazioni. Bisogna credere nello studio, nelle sue potenzialità e virtualità, circa il possibile compimento di un cammino nell’approfondimento e nell’assimilazione della fede in Cristo Gesù, soprattutto in questi tempi di crisi, dove la tentazione è quella di non investire nel-

la ricerca stessa. Per questo, oltre ai loro appuntamenti durante l’anno nei vari atenei e in alcune parrocchie della nostra diocesi, i fucini si ritrovano anche a livello regionale e nazionale per confrontarsi. Sabato è stata la volta di Modena, che ha accolto studenti da Cesena, Piacenza, Parma, Bologna, Ferrara, Rimini e Forlì. Erano presenti anche i due assistenti modenesi, don Marco Maioli e don Fernando Bellelli, l’assistente regionale don Celso Dosi che ha fatto una breve introduzione sulla storia della Fuci e anche don Federico Pigoni come rappresentante della nostra pastorale diocesana. Ognuno carico del proprio bagaglio culturale e dell’entusiasmo di ritrovare alcuni amici già conosciuti in precedenti appuntamenti o conoscere visi nuovi che non sono rimasti sconosciuti a lungo, ci siamo confrontati sulle varie realtà che la Fuci vive a li-

vello regionale, esponendo le proprie iniziative e cercando nuovi spunti per fare sempre qualcosa di innovativo e coinvolgente. Dopo un pranzo ‘regionale’, abbiamo illustrato con un pizzico di orgoglio alcuni simboli della nostra città, dall’Accademia al Duomo, dal Palazzo dei Musei alla Ghirlandina, e lasciando loro, come spesso succede a chi non è abituato, un po’ di stupore nel vedere passeggiare per i portici i ca-

detti in divisa! Il prossimo appuntamento regionale ci porterà a Piacenza ma intanto noi ci concentriamo sui nostri incontri (primo fra tutti parteciperemo al Convegno Giovani a Cavezzo l’11 novembre)… e se avete voglia di conoscerci, fate riferimento ai nostri presidenti Francesco Prampolini (prampolini.francesco@ tiscali.it) e Matteo d’Angelo (matteo.dangelo27@hotmail.it) e ai nostri assistenti (fernandobellelli@tiscali.it).

Alleanza Dives in Misericordia

Veglia di Tutti i Santi

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ercoledì 31 ottobre, vigilia della festa di Tutti i Santi, l’Alleanza Dives in Misericordia di Modena propone una veglia di preghiera nella cappella della Città dei Ragazzi. L’inizio della veglia è previsto per le 20.45.

Unitalsi

Domenica 28 benedizione della nuova sede

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a sottosezione di Modena Unitalsi è felice di annunciare che domenica 28 ottobre sarà benedetta ed inaugurata la nuova sede. E’ una giornata significativa per tutti i soci perché, proprio nel giorno in cui si ricorda che Giovanna Zanelli, indimenticata presidente dell’Unitalsi, è tornata nell’abbraccio del Padre, si dà voce e vita al suo più grande progetto: il desiderio, ora realizzato, di trovare una sede che possa accogliere tutti, che sia accessibile e funzionale per incontrare le persone e le esigenze che costantemente l’Unitalsi incontra. Il lavoro che Giovanna aveva fatto con tanta dedizione e senza dubbio tanta fatica oggi sembra essere finalmente compiuto. La sede di trova presso la vecchia portineria dell’Istituto Charitas, in via Fratelli Rosselli. Il luogo è significativo e sicuramente porterà ad una amicizia e ad una collaborazione nuove e piene di buoni frutti. L’appuntamento è alle ore 16 per la celebrazione della Santa Messa in suffragio di Giovanna cui seguirà la benedizione.


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Città

Decentramento: un patrimonio di welfare e aggregazione da non perdere. In cerca di un nuovo progetto per la città Alberto Cirelli, presidente della circoscrizione 4, e mons. Franco Borsari, vicario cittadino

Circoscrizioni e parrocchie, palestre di democrazia

• elena cristoni

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i stanno muovendo su più fronti alla ricerca di soluzioni e ovunque trovano un grande sostegno da parte della gente: sono i presidenti e i consiglieri delle circoscrizioni che nelle ultime settimane stanno convocando diverse assemblee cittadine per dare vita ad un progetto alternativo di decentramento a fronte dell’abolizione delle circoscrizioni modenesi nel 2014. Ne abbiamo parlato con Alberto Cirelli, presidente della circoscrizione 4, particolarmente attivo su tale fronte: “La circoscrizione 4 è la più vasta dal punto di vista territoriale, si estende su una superficie di 82 km quadrati, la metà del Comune di Modena in pratica che si aggira sui 160 km quadrati. I compiti affidati alla circoscrizione sono fondamentalmente legati al decentramento di alcuni servizi e alle attività di animazione e aggregazione organizzate con le realtà attive sul territorio come polisportive, parrocchie e associazioni di volontariato. Quest’ultima è un’attività che fa da vero collante di un tessuto sociale altrimenti sempre più sfilacciato. In tutto ciò rivestono un ruolo davvero fondamentale le parrocchie che oggi costituiscono uno dei pochissimi luoghi educativi con ruolo aggregativo rivolto ad ogni fascia d’età. Tengo a sottolineare che i presidenti e i consiglieri di circoscrizione svolgono la propria attività amministrativa a titolo completamente gratuito e volontario, così come i componenti delle commissioni, che a loro volta sono composte da consiglieri e da cittadini attivi. Le commissioni sono la parte più vivace di ogni circoscrizione in quanto sono loro che sottopongono al consiglio i progetti da approvare. Nella nostra circoscrizione quella maggiormente attiva è la commissione giovani con la quale abbiamo

attivato, sempre tramite la collaborazione con l’ambiente parrocchiale, diverse iniziative di grande valore educativo. Ne cito due: la prima è stata quella incentrata sulla legalità e sull’acquisizione di una maggiore capacità critica nell’analisi della realtà da parte dei ragazzi che ha ricevuto grande attenzione anche dall’amministrazione e dai media locali. La seconda è un’iniziativa iniziata di recente con il nome “La città è nostra”: i giovani del nostro comitato si prendono cura in prima persona della propria città attraverso alcuni servizi di base come raccogliere le foglie vicino alle case popolari per anziani, spalare la neve intorno alle scuole o intorno ai centri sociali per anziani. A favore di una maggiore integrazione sociale tra le diverse etnie presenti sul territorio abbiamo poi dato vita ad alcune iniziative in collaborazione con l’assessore Maletti finalizzate ad una maggiore conoscenza tra le differenti comunità: siamo infatti convinti che la conoscenza, nell’abbattere i pregiudizi, abbassi i conflitti e aumenti il rispetto reciproco. Tutti i progetti vengono sostenuti dalla circoscrizione sia in termini economici che organizzativi. Si tratta in sostanza di attività che mirano a dare risposta alle esigenze primarie dei cittadini e a migliorarne sensibilmente la qualità della vita – continua il presidente Cirelli - pensate che la sola circoscrizione 4 ogni anno dà vita ad oltre 700 iniziative low cost con un budget complessivo di 120mila euro. Immaginate quanto sarebbe più povera la città senza tute queste micro iniziative che animano i vostri quartieri. Ebbene,

le circoscrizioni, così come sono ora, nel 2014 non ci saranno più e per evitare uno strappo traumatico in termini di welfare e di aggregazione tutti noi stiamo formulando un progetto di nuovo decentramento in un quadro legislativo mutato. Vogliamo difendere e salvare questo grande patrimonio consapevoli che tra poco più di un anno le circoscrizioni non saranno più un organo amministrativo eleggibile per preferenza e soprattutto che non ci sarà più nessun budget a nostra disposizione. Dovremo quindi fare affidamento esclusivamente sul volontariato. Una delle azioni che stiamo valutando nella revisione del decentramento urbano modenese è l’aumento del numero dei quartieri, in modo che ognuno

possa concentrarsi su una fetta più piccola di città. In un momento in cui c’è una distanza paurosa tra le persone e la politica – continua Alberto Cirelli - viene eliminato un organo dove, anche grazie alla gratuità delle funzioni, si fa politica sana e per questo si rischia di perdere un pezzo fondamentale di democrazia. Le circoscrizioni sono vere e proprie palestre di democrazia, sono il luogo dove avviene il primo avvicinamento alla cosa pubblica da parte dei giovani. Sono strutture in cui si trasmettono i valori dell’impegno sociale e dell’attenzione al prossimo. E in questo, ripeto, è fondamentale la stretta collaborazione con le parrocchie. Chiediamo l’aiuto di tutti per non perdere questo grande patrimonio”.

Aiuto ai genitori stranieri

Corsi si educazione civica e lingua italiani

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ono aperte le iscrizioni ai corsi di educazione civica e di lingua italiana per persone straniere organizzati dal Centro italiano femminile con il patrocinio di Circoscrizione 1, Comune e Provincia di Modena. I corsi sono gratuiti e si rivolgono a stranieri in possesso del regolare permesso di soggiorno. Sono aperti anche agli uomini e agli adolescenti, ma per facilitare la partecipazione delle donne, durante le lezioni pomeridiane, è previsto un servizio gratuito di custodia dei figli piccoli. In tal caso, il corso, che inizia il 7 novembre, si svolge nella sede della Circoscrizione di piazzale Redecocca 1, mercoledì e venerdì dalle 14.30 alle 16.30. In alternativa, si può invece seguire il corso in programma al mattino, il martedì e il giovedì dalle 10 alle 12, che prende il via il 6 novembre e si svolge nella sede del Cif, in via dei Servi 18. In entrambi i casi è richiesta l’iscrizione; per informazioni e iscrizioni: Cif tel. 059/223086 (cif.mo@alice.it).

“Pienamente d’accordo con il presidente della circoscrizione sull’importanza del decentramento cittadino nel conferire una maggiore capillarità all’amministrazione – commenta il vicario di zona, mons. Franco Borsari – eliminare tale realtà è sicuramente un danno per la città. Il vicariato si adopererà senza dubbio affinchè tale patrimonio non vada perso. Per quanto riguarda il quadro del mio vicariato, tra le caratteristiche fondamentali c’è la divisione

territoriale effettuata dalla ferrovia che si trasferisce anche su una differenza sociale sostanziale: nella zona della Madonnina si riscontrano infatti problematiche di integrazione sociale tra diverse etnie, un livello di benessere e reddito familiare mediobasso ed episodi di criminalità di vario tipo. Le parrocchie svolgono diverse attività volte all’integrazione, primi tra tutti i doposcuola. Un luogo di riferimento per i ragazzi del nostro vicariato è poi la Cdr”.

Parrocchia del Policlinico

Preghiera per l’accoglienza della vita nascente

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on il corrente mese di ottobre, riprende la celebrazione della messa nell’ultimo venerdì di ogni mese, alle 19, preceduta dalla preghiera del vespro, presso la parrocchia della B.V. della Salute (Policlinico - via del Pozzo). L’iniziativa è promossa dall’associazione Sì alla Vita, dalla Comunità Papa Giovanni XXIII e dal Centro di Aiuto alla Vita L.Capitelli. L’Eucaristia è presieduta da mons. Ilario Cappi, parroco e assistente ecclesiastico dell’associazione Volontari della Sofferenza che ha confermato la disponibilità della parrocchia per questa tradizionale iniziativa. La celebrazione eucaristica di venerdì 26 ottobre alle 19 sarà anche in suffragio degli amici e operatori defunti. Saranno ricordati Guglielmo Voli, Luciano Capitelli, Laura Roli Vaccari, Mario Cardillo, Paolo Casolo e Gianni Meschiari.


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Gli alunni di asilo ed elementare di nuovo sui banchi. Il sindaco Borghi: “Dimostrazione concreta che la macchina commissariale porta risultati” • Laura Solieri

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erminati i lavori dei moduli temporanei che da lunedì 22 ottobre ospitano i bambini della scuola primaria di Bomporto e Solara e della scuola dell’infanzia di Bomporto. Si tratta di strutture temporanee che rimarranno operative sino all’ultimazione dei lavori di ri-

La storia di Alfeo Barbanti, protagonista cinquant’anni fa di un curioso episodio alla vigilia dl Concilio

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NostroTempo

Domenica 28 ottobre 2012

• Franco Mantovi

ra il 10 ottobre 1962, esattamente cinquant’anni fa, la notte antecedente l’apertura del Concilio Vaticano II voluto tenacemente da papa

Pianura

Bomporto e Solara tornano a scuola strutturazione degli edifici scolastici resi inagibili dagli eventi sismici di maggio, ma recuperabili entro la partenza del prossimo anno scolastico 2013-2014. Sabato scorso, grazie all’apporto logistico di 60 dipendenti volontari di Dhl Express Italy, società leader nel trasporto aereo espresso internazionale (che già nei mesi scorsi aveva donato oltre 12 mila euro raccolti tra i dipendenti per la ristrutturazione), genitori e insegnanti e personale Ata, si è proceduto al trasloco del materiale scolastico e delle attrezzature per poi concludere la giornata con l’inaugurazione degli stessi alla presenza dei bambini e della cittadinanza. Nel pomeriggio

di sabato, infatti, sono stati ufficialmente inaugurati i moduli scolastici di Bomporto, in via De André: «La consegna dei moduli scolastici temporanei, l’inizio dei lavori di ristrutturazione nelle abitazioni private e nei siti produttivi, l’ultimazione dell’assegnazione degli alloggi sfitti e l’erogazione del contributo di autonoma sistemazione ai cittadini sfollati – ha affermato il sindaco di Bomporto Alberto Borghi – è la dimostrazione concreta che, nonostante l’apparente lentezza, la macchina commissariale guidata dal commissario di governo Vasco Errani e i sindaci dei comuni del cratere sismico, inizia a produrre e mostrare risultati

no delle sedi scolastiche ristrutturate e rese ancora più sicure da eventuali eventi sismici. È inoltre doveroso ringraziare i dipendenti di Dhl Express Italy per la disponibilità ad occuparsi

gratuitamente delle operazioni di trasloco: è questo un gesto di alto senso civico, che merita il plauso dell’intera comunità di Bomporto, oltre al mio personale».

Una notte fra i padri conciliari Giovanni XXIII, il Papa Buono. Un cinquantenne pronto e vigoroso che, coi suoi fratelli, lavorava un campo a lato della Pescarola in quel di San Pancrazio si imbatté in vista di un congresso agricolo nazionale a Roma. Della comitiva modenese faceva parte anche il sottoscritto, testimone-cronista non ancora

trentenne, “avventizio” alla Camera di Commercio di Modena. I “pezzi da novanta” della delegazione erano rappresentati dal dottor Franco Bortolani di Guiglia, presidente dell’Ordine dei dottori agronomi, delegato per la Val Panaro, poi deputato per diverse legislature, dal professor Giuseppe Minelli, preside del liceo scientifico a Pavullo

Bomporto

Racconti nel frattempo L

concreti e verificabili. La scuola, iniziata regolarmente lo scorso 17 settembre qui a Bomporto in locali comunque sicuri e agibili, usufruirà di questa struttura temporanea e dal prossimo an-

a Banca del Tempo di Bomporto, in collaborazione col Comune e con Fuoriluogo, promuove la prima edizione di “Racconti nel frattempo”, concorso letterario per racconti brevi a tema libero. La partecipazione al concorso è gratuita ed è riservata ad autori, italiani e stranieri, residenti in Italia e ogni autore può partecipare inviando un solo racconto inedito in lingua italiana. Il racconto breve non deve superare la lunghezza di 4.000 caratteri, spazi inclusi, e deve essere inviato, entro le ore 24 di domenica 4 novembre, in allegato tramite posta elettronica all’indirizzo raccontinelfrattempo@gmail.com, riportando nel corpo della mail i dati personali dell’autore (nome, cognome, luogo e data di nascita, domicilio, numero di telefono, email, titolo del racconto). Gli autori minorenni devono allegare alla mail la scansione del modulo di autorizzazione firmata da uno dei genitori o da chi ne fa le veci, valida per la partecipazione al concorso. I dieci racconti scelti dalla giuria saranno inseriti in una pubblicazione, con proprio codice Isbn, intitolata “Racconti nel frattempo”, offerta da Fuoriluogo. L’iniziativa ha anche un carattere benefico: il libro sarà infatti distribuito dalla Banca del Tempo di Bomporto ad un prezzo simbolico ed i proventi andranno a sostegno di progetti culturali per le scuole elementari di Bomporto e di Finale Emilia colpite dal terremoto. Inoltre gli autori di tre racconti selezionati dalla giuria saranno premiati con oggettistica di pregio offerta da Fuoriluogo. La premiazione avrà luogo domenica 11 novembre dalle ore 17 presso il teatro Comunale di Bomporto in via Verdi 8, nell’ambito della fiera di San Martino. Nel corso della manifestazione sarà possibile acquistare il libro ed ascoltare la lettura di alcuni racconti a cura del “gruppo di lettura ad alta voce della biblioteca di Bomporto”.

(dove poi fu anche sindaco) e dal geometra Cesare Magnani di Sestola, dove per lunghi anni amministrò la comunità come primo cittadino. Quando giungemmo nella grande piazza vaticana ormai era notte. Del gruppo faceva parte anche Alfeo Barbanti, padre di mia moglie Marisa, sempre pronto a dare una mano a tutti, a partire dal vecchio parroco di San Pancrazio don Cosimo Borelli. Quando vide che a fatica, con due grosse valigie, avanzava verso la basilica un padre conciliare, senza dire niente mio suocero allungò il passo ed affiancò il Padre... Portava una lunga barba e forse era missionario in Oriente; poi Alfeo, contadino del podere “Mezza Colonna” a San Pancrazio, lo seguì oltre gli enormi portoni del Bernini scomparendo alla nostra vista. Intanto, alla spicciolata, entravano in Basilica porporati, vescovi, prelati in raccoglimento, con domestici al seguito. Dopo una buona mezz’ora di attesa interpellammo la Guar-

dia Pontificia: il contadino avrebbe dovuto passare la notte davanti alla cella del Padre Conciliare cui si era associato. Così accadde che soltanto nel primo pomeriggio del giorno seguente, Alfeo riuscì a rie-

mergere dopo il rituale suono delle trombe dell’extra omnes”. Tutti noi lo accogliemmo con una grande risata ed un applauso collettivo; a cominciare dal professor Minelli, dirigente di Azione Cattolica e grande amico di mio suocero, e dell’assistente diocesano don Fernando Orsini. Sorridendo poteva rientrare nella delegazione modenese “il contadino di Gargllo”: «Tutto a posto, finalmente! – ricorderà in seguito –Dopo la lunga notte di silenzio generale, passata quasi tutta senza dormire, in Vaticano».

Lesignana

Campanari in festa C

• F.M.

apita poche volte, come avvenuto la scorsa domenica 21 ottobre nella chiesa di Santa Maria Assunta a Lesignana, di ascoltare durante la messa una spiegazione ispirata ad una canzone popolare, lanciata negli anni’70 dalla Schola Cantorum. Lo ha fatto magistralmente don Marius Zaras, celebrando il rito comunitario dei campanari e sostenitori dell’Unione Campanari Modenesi “Alberto Corni”. Le campane del villaggio da sempre sottolineavano col suono ogni battesimo, “come un fiore che si apre agli occhi”, ogni matrimonio cristiano “la promessa di una vita che sarà divisa in due”, ed ancora ogni dolce addio “mentre il sole se ne va”. Centocinquanta campanari modenesi, familiari e sostenitori, guidati personalmente dal presidente Leonardo Felicani sono stati poi serviti dai volontari, già collaboratori di mons. Antonino Cappi, per quasi otto lustri infaticabile a Lesignana. La giornata di “festa dei campanari”, favorita dal sole e dalla temperatura quasi estive, è poi proseguita nell’ampio piazzale della chiesa costruita da Francesco Vandelli. Sono state le campane del gruppo del Frignano, azionate dai diversi clan di suonatori di sacri bronzi attivi nella Bassa e nella montagna, a coinvolgere tutti con “tirate basse” e scampanio a festa. Applausi a tutti i protagonisti della giornata, cominciando dai maestri guidati da Giancarlo Felicani e dai giovani suonatori di Montecenere. Fra costoro, accanto a mamma e papà, i vispi fratellini Giulio e Andrea di cinque e tre anni, giovani promesse dell’arte campanaria.


NostroTempo

Domenica 28 ottobre 2012

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Pedemontana

Un tuffo nella Formigine degli anni ’40 Un libro del professor Fiorini racconta l’Opera di don Zeno a Casinalbo

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• Laura Solieri

na interessante lettura quella dell’ultimo libro del professor Roberto Fiorini “Il liutaio Francesco Manfredi. L’Opera di don Zeno a Casinalbo di Formigine nel periodo 1940-1945. Storia e testimonianze”, edito da Guiglia Editore. La figura del liutaio formiginese Francesco Manfredi (1902-1973) emerge nel libro di Roberto Fiorini attraverso un’accurata ricerca sugli aspetti biografici e sul rapporto instauratosi con gli avvenimenti del Secondo Conflitto Mondiale. Un’attività artistico-artigianale che non si esaurisce nella costruzione di strumenti musicali, ma che si

rivolge anche alla lavorazione del legno e all’apertura di una bottega di barbiere. Nel libro sono rievocati episodi significativi della zona di Casinalbo, quando l’Opera Pia Bianchi durante la guerra diede ospita-

Formigine

lità ai Piccoli Apostoli di don Zeno Saltini. Le testimonianze raccolte conferiscono al libro un valore di documentazione diretta di alcuni protagonisti di quel periodo, sopraffatti dalle persecuzioni tedesche e fasciste. “L’idea di scrivere il libro è nata quando, interessandomi di storia della liuteria, due anni fa sono venuto a conoscenza della vita e dell’attività del liutaio Francesco Manfredi. Mi sollecitava il fatto che egli fosse nato a Colombaro, dove risiedo, e che fosse vissuto a Formigine, mia città di riferimento” ci ha spiegato l’autore. “Alla base della ricerca sta il rapporto tra la vita del Manfredi e della sua famiglia con l’Opera di don Zeno Saltini a Casinalbo di Formigine durante l’ultimo conflitto mondiale. La

possibilità quindi di combinare tra loro biografia e narrazione storica. Sul primo aspetto ho richiesto il contributo di ricordi da parte dei figli e della nuora; sul secondo ho compiuto un’indagine nell’archivio storico del Comune di Formigine e mi sono documentato sulle opere che hanno trattato il tema specifico in ambito locale e provinciale. Inoltre ho raccolto le testimonianze finora inedite di Mario Contatore e di don Ivo Silingardi, che a Casinalbo ebbero una parte attiva all’interno dell’Opera dei Piccoli Apostoli di don Zeno. Il lavoro di ricerca l’ho indirizzato alla conoscenza della personalità e dell’opera di don Zeno - prosegue Fiorini - Perciò ho letto

Vignola

Villa Sabbatini in festa Un ottobre di ‘valore’ • Marcella Caluzzi

• M.C.

na giornata importante, quella del 28 ottobre, per il centro diurno Villa Sabbatini. Ospiti, operatori, famigliari, amici e la comunità formiginese tutta si ritroveranno dalla mattina per un doppio festeggiamento: la fine dei restauri della Villa che sono durati due anni e che hanno portato ad un trasferimento temporaneo dei ragazzi all’Opera Pia Castiglioni e i vent’anni dalla nascita del centro diurno socio-riabilitativo formiginese che dal 1992 accoglie giornalmente persone disabili che hanno terminato il loro percorso scolastico. La festa prenderà il via domenica alle 9.45 con la benedizione dei locali ristrutturati da parte del vescovo Lanfranchi e proseguirà con la messa che sarà celebrata dal parroco di Formigine, don Giuliano Gazzetti, presso l’Opera Pia Castiglioni. Alle 11 il saluto delle autorità: il sindaco di Formigine, Franco Richeldi, l’assessore alle Politiche sociali, Maria Costi, il presidente della cooperativa Gulliver, Massimo Ascari, Andrea Landi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Matteo Richetti, presidente dell’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. Dopo gli interventi la presentazione del volume dedicato al ventennale del centro di Villa Sabbatini, il taglio del nastro, la visita alla struttura restaurata a cura dei ragazzi del Centro e un aperitivo.

roseguiranno fino alla fine del mese le iniziative dell’Ottobre della pace, dei diritti, della legalità e della solidarietà: incontri, proiezioni, convegni, musica con al centro alcuni dei valori più importanti del vivere umano. La rassegna ha preso il via il 19 ottobre e ha affrontato temi vasti e variegati: con Ignazio Marino si è parlato di fede attraverso il libro che ha scritto a quattro mani con Carlo Maria Martini, con la cooperativa Lag si è discusso di gioco d’azzardo, si è giocato con le parole e con la musica con Alessandro Bergonzoni e infine, Fulvio Grimaldi ha parlato del suo modo di fare giornalismo. L’Ottobre proseguirà sabato 27 alle 20.30 al Teatro Fabbri con la serata ‘Il Teatro per il Teatro’: due spettacoli teatrali (‘Concorsi’, l’atto unico per la regia di Giorgio Incerti e ‘Il povero Piero’, adattamento della commedia di Achille Campanile) per contribuire alla ricostruzione del teatro di San Felice sul Panaro. Lunedì 29 ottobre alle 21 alla sala conferenze della biblioteca Auris sarà proiettato il film ‘Mare chiuso’ di Stefano Liberti e Andrea Segre: una serie di testimonianze dei migranti vittime delle operazioni di respingimento nel Mediterraneo raccolte dagli autori. Infine, mercoledì 31 alle 20.30 presso l’Ex Lavatoio di via Zenzano andrà in scena ‘Liberta’ L’è morta’, recital di canti libertari di fine ottocento e primi novecento arrangiati per strumenti della tradizione popolare di e con Francesco Benozzo e Fabio Bonvicini.

U

P

Maranello

Torna la Corriperloro

S

abato 27 ottobre è in programma a Maranello la quarta edizione di ‘Corriperloro - camminata di solidarietà’ per raccogliere fondi a sostegno del progetto ‘Regando Para Viver’, che da due anni a FortalezaBrasile, con l’aiuto dei volontari di Modena Terzo Mondo Onlus, contrasta lo sfruttamento di ragazze e ragazzi. Il ritrovo è alle 14.30 dal Museo Ferrari mentre il costo dell’iscrizione è di 2€ e comprende iscrizione, premio in natura, ingresso agevolato al Museo Ferrari di Maranello e al Museo Casa Natale Enzo Ferrari di Modena (paga 1 entri in 2 di cui 1 euro sarà devoluto per le popolazioni terremotate). Per informazioni: carpi@uispmodena.it - www.modenaterzomondo.org.

alcuni suoi scritti e i libri che parlavano della sua opera. Sulla base di queste letture ho approfondito il rapporto tra il progetto educativo di Nomadelfia e la manualità artistico-artigianale di Manfredi: i ragazzi di Nomadelfia, che vengono indirizzati all’apprendimento di varie abilità manuali, e il liutaio, che

a Casinalbo fornì l’esempio di svariate capacità, come barbiere, mobiliere, muratore e intagliatore del legno. E mentre l’attività di Francesco Manfredi si

esaurisce con la morte nel 1973, quella di Nomadelfia continua in provincia di Grosseto, secondo le finalità impresse dal suo fondatore e conservate dai suoi collaboratori, finalità sintetizzabili nell’esperienza manuale e nelle manifestazioni del canto e della danza. Le ultime generazioni si sono sempre più allontanate da questi saperi, venendo meno lo stretto rapporto di lavoro tra padre e figlio - conclude Fiorini -. Attualmente lo sviluppo tecnologico induce ad un apprendimento strettamente legato alle scienze e alla teoria. Può essere auspicabile in un futuro immediato un ripensamento culturale a favore di una tradizione di attività artigianali, che riescano a rimettere in campo abilità manuali e risorse cognitive”.

Nostro Tempo - Settimanale cattolico modenese Redazione via Formigina, 319 Modena tel. e fax. 059/344885 - redazione@nostrotempo.it Curia: tel. 059/2133866 - fax. 059/347326 - 059/2133805 Realizzazione e impaginazione: MediaMo – Moka Direttore responsabile: Stefano Malagoli Coordinatore di redazione: Paolo Seghedoni In redazione: don Marco Bazzani, Luca Beltrami, Marcella Caluzzi, Giancarlo Cappellini, Andrea Cavallini, Mariapia Cavani, Elena Cristoni, don Gianni Gherardi, Simone Lazzaretti, don Massimo Nardello, Giulia Vellani Comitato editoriale: mons. Paolo Losavio, mons. Giacomo Morandi, padre Lorenzo Prezzi, don Giuliano Gazzetti, Rossana Arletti, Egidio Iotti Hanno collaborato: Sara Bellelli, Carlo Cantini, Simonetta Delle Donne, Cecilia Latini, Franco Mantovi, don Nardo Masetti, don Daniele Moretto, Chiara Ronchetti, don Gabriele Semprebon, Angelo Sceppacerca, Laura Solieri Fotografie: archivio Nostro Tempo, MediaMo, Moka, Sir, Luigi Esposito, Agostino Arletti, Simone Rosti Stampa: Società Editrice Lombarda (Cremona) stampato in n° 1850 copie Amministrazione: Curia Arcivescovile via s. Eufemia,13 - Modena Registrazione Tribunale di Modena n.333 del 19-9-57 Iscritto all’Albo Nazionale della Stampa n.00736 vol.8 Settimanale aderente alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana Abbonamento Rinnovo abbonamento per il 2013: 45 € Per i nuovi abbonati saranno inviati in omaggio i numeri di novembre e dicembre 2012. Modalità di pagamento: - Conto corrente bancario IT 46 O 05188 12900 000000043394 intestato a Nostro Tempo Arcidiocesi Modena-Nonantola corso Duomo 34, 41121 Modena - Conto corrente postale n. 14614416 - Nostro Tempo - casella postale 357 Modena 3 - Presso gli Uffici pastorali: via Sant’Eufemia, 13 Modena (Ufficio Stampa) - Presso la Galleria Incontro Dehoniana: c.so Canalchiaro, 159 Modena Per informazioni: tel. 059 2133867 il lunedì e il giovedì ore 9-12 abbonamenti@nostrotempo.it Pubblicità Contattare MediaMo tel 059/350269 - info@mediamo.net


Domenica 28 ottobre 2012

Appennino

Da sabato 28 ottobre, due weekend di iniziative per la ventunesima edizione della festa

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l re della festa è naturalmente il tartufo ma, come sempre, grandi protagonisti della Mostra mercato del tartufo di Montefiorino sono anche tutti i prodotti enogastronomici tipici dell’Appennino. La 21ª edizione della manifestazione che richiama in paese un gran numero di visitatori e appassionati inaugura sabato 27 ottobre, alle 10, con l’apertura dei mercati del tartufo, dei prodotti enogastronomici e dell’artigianato, per proseguire fino a domenica 4 novembre con degustazioni, spettacoli, animazioni, visite guidate. «Un’iniziativa dedicata a uno dei prodotti più pregiati della nostra montagna – commenta Gian Domenico Tomei, assessore provinciale all’Agricoltura – che ormai è diventata una tradizione e che richiama anche da fuori regione un pubblico che può così gustare non solo il tartufo ma anche gli altri numerosi prodotti di eccellenza del territorio». «Lo spirito della festa, che vede uniti nell’organizzazione tutte le associazioni locali, i

Il re tartufo a Montefiorino ristoranti e i commercianti – spiega il sindaco di Montefiorino Antonella Gualmini – è promuovere non solo i nostri prodotti ma l’intero territorio, con tutte le sue ricchezze ambientali, storiche e artistiche». Oltre alla mostra mercato

bre: ci saranno i concorsi per Strage di Monchio il miglior pane fatto in casa (premiazione domenica 28 ottobre), per il miglior vino di produzione locale (prima edizione, giovedì 1 novembre), per il nocino e per l’aceto balsamico tradizionale dei piccoli produttori dell’Appennino e le proposte di specialità locali e a base di tartufo a cura ’ partito mercoledì 24 ottobre alla Corte militare di appello di Roma l’udienza del processo d’apdelle associazioni locali e dei pello per la strage nazista di Monchio. In primo grado, nel luglio dello scorso anno, il Tribunaristoranti della zona. Ma non le militare di Verona, dopo 52 udienze, aveva condannato all’ergastolo Helmut Odenwald, 91 possono mancare, come sempre, le animazioni per bam- anni, capitano, comandante della decima batteria artiglieria contraerea, Ferdinand Osterhaus, 93 anni, all’epoca sottotenente, e il cabini, sotto il titolo “La tribù porale Alfred Lühmann, 86 dei trifolotti”, le visite guidaanni. Previsti anche risarcite alla rocca medievale e alla menti per enti locali modepieve romanica di Rubbiano, nesi e Anpi per oltre 300 mila le dimostrazioni di cerca del euro (100 mila alla Provintartufo con il cane. cia di Modena e 200 mila al La manifestazione è organizComune di Palagano), oltre zata dal Comune di Monteai risarcimenti previsti per i fiorino, in collaborazione con familiari delle vittime della l’Unione di Comuni montani strage di Monchio, CostriValli Dolo, Dragone e Secgnano e Susano, compiuta il chia, con il consorzio Valli del 18 marzo del 1944, quando i Cimone e con la Provincia di nazisti della divisione “HerModena. Informazioni sul siman Goehring” uccisero 140 to www.tartufomodenese.it. cittadini. L’avvocato Andrea Speranzoni, nell’interesse delle parti civili rappresentate, tra le quali anche la Provincia di Modena, così come il Comune di Palagano, la Regione Emilia Romagna, l’Anpi e 89 familiari delle vittime, avverte che «l’esito del processo di secondo grado non è scontato ed il contraddittorio si può pronosticare sarà complesso e acceso. Non va inoltre dimenticato che si giunge all’appello dopo che la Procura di Stoccarda ha archiviato il caso di Sant’Anna di Stazzema, approdato in Italia nel 2007 a condanne definitive, tra le quali alcune di rei confessi dell’eccidio e dopo che la Corte internazionale dell’Aja ha accolto le tesi tedesche sull’immunità. Sono però seguite anche la sentenza di condanna per la strage di Borgo Ticino, la scorsa settimana, ed una interessante sentenza della Suprema Corte di Cassazione che non sconfessa le proprie decisioni, pur dovendo prendere atto della sentenza dei Giudici dell’Aja».

A Roma il processo di appello

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del tartufo e degli altri prodotti enogastronomici sono molte le iniziative che animeranno la manifestazione aperta sabato 27 e domenica 28 ottobre e poi da giovedì 1 a domenica 4 novem-

Legge stabilità: altro duro colpo a deboli ed emarginati

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i fronte agli sprechi della politica oramai sotto gli occhi di tutti, il governo non ha perso l’ennesima occasione per colpire i più deboli”. E’ quanto dichiarato dal segretario della Cisl Pensionati, Gigi Bonfanti, in riferimento alla manovra varata dal governo. “La riduzione dei finanziamenti ai patronati, la stretta sugli stipendi degli statali insieme al taglio di 1,5 miliardi al fabbisogno sanitario nazionale dimostrano, ancora una volta, quanto la politica sia distante dai bisogni dei cittadini”. “Invece di intervenire prosegue Bonfanti - con misure a sostegno dei più deboli e dei più emarginati , il governo ha deciso di mettere in atto una stretta anche sui disabili e sulle loro famiglie, cosa inaccettabile - ha concluso il segretario della Cisl Pensionati - per un Paese che vuole definirsi civile”. Qualche lume si può scorgere nella legge di stabilità proposta dal Governo, ma dobbiamo constatare che

tante, troppe sono le zone d’ombra. In effetti la riduzione di un punto della percentuale Irpef sui primi due scaglioni dal 23% al 22% per redditi fino a 15mila € e dal 27% al 26% per quelli fino a 28mila€, lasciando invariata la soglia non tassabile a 7500€, è una boccata di ossigeno per i redditi più bassi. Ma troppo debole per rafforzare il loro potere d’acquisto se si considera che nel medesimo provvedimento l’Iva aumenterà di un punto, dal 10% all’11%, per i generi alimentari e dal 21% al 22% per quanto riguarda l’aliquota ordinaria a partire dal 1° luglio del 2013. Altri interventi appesantiscono questa “Legge di Stabilità” per il 2013, fino a farla sembrare più una nuova manovra finanziaria, più che una correzione di bilancio. Così annotiamo tagli per 1,5 miliardi di euro sulla sanità; un aumento dell’Iva sui servizi socio sanitari svolti dalle cooperative sociali dal 4% al 10% e, dal 2013, all’11% con pesanti conseguenze sul welfare

A cura di

Federazione Nazionale Pensionati Sindacato Territoriale di Modena 41124 Modena - via Emilia Ovest, 101 Tel 059/890846 - Fax 059/828456

in generale e su quello della nostra provincia in particolare per la diffusione su tutto il territorio provinciale di questi soggetti fornitori di tale genere di servizio; altrettanto pesanti sono gli interventi sulla scuola dove gli insegnanti precari (da 30.000 a 70.000) rischiano di non poter più lavorare. Il primo Ministro Mario Monti ha recentemente riconosciuto gli sforzi che gli italiani stanno facendo per uscire da questa “maledetta” crisi ed ha espresso sinceri elogi; purtroppo questi sforzi sono sostenuti dai soliti noti e l’avvicinarsi a livelli di povertà non immaginabili fino a qualche tempo fa è sempre più evidente per molte famiglie. Diamo atto della disponibilità del Governo a rivedere il provvedimento purchè i saldi restino invariati, il che significa pescare comunque sempre nelle medesime acque. Luigi Belluzzi Segretario provinciale Fnp


NostroTempo

Inizio dell’anno accademico allo Studio Teologico Interdiocesano

• Daniele Moretto

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artedÏ 16 ottobre nel Seminario di Reggio Emilia si è inaugurato ufficialmente l’anno accademico dello Studio Teologico Interdiocesano, dove studiano i seminaristi delle diocesi di Modena, Reggio, Parma e Carpi, oltre ai

Saveriani di Parma e ai Cappuccini di Scandiano (Re), alla presenza dei vescovi delle nostre diocesi. Si è iniziato con la prolusione, tenuta da mons. Giovanni Costi, giĂ docente di Storia della Chiesa, che con il professor Giuseppe Giovanelli è curatore della nuova Storia della Chiesa della Diocesi di Reggio EmiliaGuastalla in quattro volumi, di cui due editi e uno in via di pubblicazione. Mons. Costi ha tenuto una lezione su “La prima evangelizzazione delle nostre terreâ€?, mostrando che la diffusione del Vangelo in Emilia è iniziata nella seconda metĂ  del III secolo, seguendo le principali vie di comunicazione, prima con la presenza di commercianti e soldati di passaggio, poi con

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Teologia

La prima evangelizzazione La Due Giorni dei docenti delle nostre terre su storia e teologia I

evangelizzatori inviati dalla Chiesa di Milano, che estenderà la propria influenza metropolitana lungo la via Emilia fino ad Imola, salvo essere rimpiazzata nel 482 da Ravenna, sede dell’esarcato bizantino. Entro la

fine del IV secolo si hanno poi attestazioni della presenza di vescovi nelle attuali diocesi di Rimini, Faenza, Modena, Piacenza, Parma, Imola, Bologna e

Reggio. Purtroppo però l’evangelizzazione spicciola, fatta di incontri personali e di attenzioni catechetiche, è andata perduta, dato che rimangono solo poche attestazioni che riguardano le istituzioni. Quello che è certo

è che il Vangelo ha attecchito prima nelle città principali della via Emilia e sulle maggiori vie di comunicazione, mentre solo in seguito si è spinto verso le campagne, dando vita ad alcuni centri di evangelizzazione, che poi diventeranno le pievi. La popolazione di queste terre era mista – funzionari e coloni romani, galli romanizzati, etruschi, galli boi e liguri – e perciò aveva

varie tradizioni religiose, dal politeismo tradizionale ai culti misterici, dal culto dell’imperatore a quello del sole. In tale contesto ebbe un notevole peso nell’evangelizzazione il culto delle reliquie dei martiri, come tramite

per un contatto con il divino, e la dedicazione delle chiese a particolari santi, tanto che ancora oggi si può risalire alla popolazione allora residente a partire dal culto del santo: ad esempio san Giorgio e san Vitale erano santi militari che segnalano la presenza di castra bizantini, mentre Martino manifesta una presenza longobarda; cosÏ pure, se si festeggia san Michele il 8 maggio vuol dire che c’erano dei longobardi, ma se lo si onora il 29 settembre, è perchÊ lÏ c’erano dei bizantini. Nella cripta del Seminario si è poi tenuta la celebrazione eucaristica, presieduta da mons. Francesco Cavina, vescovo di Carpi, che nell’omelia ha ripreso le parole di san Paolo sul cristiano come colui che è chiamato ad esprimere la libertà di Cristo. Infatti Cristo ci ha liberati dal peccato e dalla morte, quindi bisogna vigilare affinchÊ sempre nuove seduzioni non ci facciano tornare indietro rispetto alla vocazione che è la vita di

l 18 e 19 settembre si è svolta la seconda Due Giorni per i docenti dello Studio Teologico, sul tema “Storia e Teologiaâ€?. Anzitutto i lavori si sono concentrati sugli interventi di due docenti della FacoltĂ Teologica di Bologna: don Paolo Boschini, docente di filosofia della religione, ha mostrato come l’approccio storico moderno ha influenzato la teologia contemporanea, mentre don Maurizio Marcheselli, docente di esegesi, ha fatto un bilancio della ricerca storiografica contemporanea su GesĂš di Nazareth. Il dibattito che ne è seguito ha evidenziato, da una parte, che l’approccio moderno ha spinto la teologia a riappropriarsi di una sensibilitĂ  che di per sĂŠ le è propria, visto che l’evento teologico per eccellenza è la presenza del Verbo di Dio nella storia degli uomini; dall’altra ha sottolineato che la teologia non può dipendere costitutivamente da ricerche storiografiche di tipo probabilistico (quindi sempre rivedibili), ma dall’accoglienza nella fede del Vangelo, trasmesso dalla comunitĂ  ecclesiale. Nel secondo giorno ci si è divisi in tre gruppi di lavoro per affrontare, alla luce del dibattito del giorno prima, il rapporto tra storia, tradizione e pastorale e il ruolo della storia nel rinnovamento teologico del XX secolo e nella teologia sistematica. Qui è emerso che la storia serve alla teologia per non assolutizzare un dato periodo e una data teologia, quindi per distinguere l’essenziale del Vangelo dalle sue molteplici concretizzazioni storiche. Essa però serve anche a mostrare come sia indispensabile cercare non solo di trasmettere il Vangelo, ma anche di proporne sempre una nuova rielaborazione, a confronto con il proprio tempo. La storia quindi non è tanto uno strumento di verifica della veritĂ  del cristianesimo, ma il pro-memoria dell’importanza di una continua trasmissione ecclesiale della fede. Una piĂš ampia sintesi di questi lavori può essere scaricata dal sito: www.diocesi.re.it/sti.

santità . Per questo i seminaristi sono chiamati a dare unità alla propria formazione, come un’armoniosa sinfonia, in particolare non ci deve essere teologia senza preghiera, perchÊ la separazione tra teologia e vita spirituale è il peggiore disastro, che crea luminari senza preghiera che diventano famosi e in pochi anni

scompaiono, mentre il modello del teologo è il santo, in quanto uomo di contemplazione. Solo cosÏ si può diventare pastori ed evangelizzatori. La mattinata si è conclusa con il pranzo, mentre nel pomeriggio c’è stato il torneo di calcio tra le varie componenti studentesche dello Sti.

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Domenica 28 ottobre 2012

Chiesa e mondo Il documento finale dell’incontro chiamato ‘Todi 2’ sull’impegno dei cattolici in politica

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n anno fa le nostre organizzazioni si ritrovarono, in questo luogo e in questi stessi giorni, per affermare la loro disponibilità a impegnarsi al servizio del Paese, in un momento di gravissima crisi morale, politica ed economica, chiedendo al contempo l’apertura di un nuova fase politica in forte discontinuità con la precedente”. Inizia così il documento finale letto da Andrea Olivero, presidente delle Acli, all’incontro di Todi, promosso ieri e oggi dalle organizzazioni promotrici del Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro per “un rilancio della buona politica”. Far sentire la propria voce. “Dopo di allora - si legge nel documento - si è aperta l’esperienza del governo Monti, cui va l’indubbio merito di aver ridato dignità alle istituzioni, garantito una forte ripresa di credibilità del Paese a livello europeo e internazionale - divenendo una risorsa per la costruzione dell’Europa politica -, superato l’asfittico sistema bipolare, causa di contrappo-

sizioni durissime e insieme d’immobilismo politico”. Per il Forum, “le forze politiche, chiamate a mostrare senso di responsabilità e insieme a riorganizzare la loro offerta politica, hanno purtroppo solo parzialmente risposto alle attese. Tanti, troppi sono gli elementi che testimoniano la loro persistente incapacità di procedere a un autonomo rinnovamento di culture, modelli organizzativi, gruppi dirigenti. La grave crisi morale e insieme la costante erosione di consensi rende quindi oggi necessario un percorso che consenta, entro i prossimi appuntamenti elettorali, di generare proposte

nuove tanto nel contenitore quanto nei contenuti”. Di qui la scelta: “Noi, soggetti della società civile ed espressione di un’ampia parte del mondo cattolico italiano, ci sentiamo responsabili di far sentire la nostra voce e dare il nostro apporto, nei termini e nei modi che sono propri a ciascuna organizzazione”. Ruolo da protagonista. Ma in che modo si coniugherà l’impegno? “In primo luogo - si legge nel documento - ci impegniamo affinché la stagione inauguratasi con il governo Monti non si esaurisca e non si ritorni alla drammatica situazione precedente. È in-

dubbio che è oggi necessario operare per dare al prossimo governo una maggioranza autenticamente politica, fondata su un programma condiviso e coerente”. Questo va fatto “assicurando la continuità con quanto di positivo è stato fatto in quest’ultimo anno, garantendo la prosecuzione delle politiche di risanamento del Paese e, al contempo, integrando gli obiettivi iniziali con quelli della crescita, dell’occupazione, di un nuovo welfare, di una ritrovata equità e di pieno ripristino dei valori costituzionali”. Per il Forum, “non è più rinviabile l’avvio di riforme istituzionali e strutturali che dovranno ridurre i costi della politica, riordinare e semplificare l’assetto dello Stato, renderlo più moderno, coeso, orientato ai principi di sussidiarietà e solidarietà. Nel contesto europeo, l’Italia dovrà esercitare un ruolo da protagonista nella

prospettiva irrinunciabile di unificazione politica”. Più sussidiarietà. “Siamo convinti che l’Italia - precisa il documento - possa superare le difficoltà in cui oggi si trova mettendo a frutto le grandi risorse d’intelligenza, responsabilità e dedizione di molti suoi cittadini”. Per questo “deve essere assolutamente sciolto il nodo della legge elettorale restituendo il potere di scelta ai cittadini. Vogliamo un Paese nel quale la sussidiarietà non sia solo un valore enunciato ma una prassi diffusa, la collaborazione tra lavoratori e imprese sia la chiave dell’innovazione del mondo del lavoro, la partecipazione il cuore della prassi democratica”. Per uscire dall’“attuale gravissima crisi economica”, occorre “ridare centralità al lavoro, facendo in modo che nuova imprenditorialità e diffusa responsabilità sociale creino i presupposti per un autentico sviluppo, economico e insieme umano. In questa prospettiva crediamo si debba realizzare un patto fiscale tra lavoro, imprese e famiglie e concentrare gli sforzi per favorire politiche per l’occupazione giovanile”. I valori più cari. Non solo: “Ci

impegniamo a portare i valori che ci sono più cari - la tutela e promozione della vita, a partire da quella più fragile e indifesa, la famiglia fondata sul matrimonio e aperta alla generatività, la libertà di educazione - in ogni contesto pubblico, come proposte, laicamente fondate, volte al benessere personale e sociale e alla garanzia dei diritti inalienabili di ogni persona”. E ancora: “Ci impegniamo a creare le condizioni di educazione, partecipazione e controllo democratico perché onestà, rigore morale e sobrietà diventino caratteri distintivi di quanti operano a servizio della collettività, a partire da noi stessi. La politica deve rappresentare un luogo di passione e di impegno civile da proporre a tutti, ed in particolare ai giovani”. In questa direzione “le nostre organizzazioni continueranno ad operare, con ancor maggiore determinazione, alla formazione di ‘una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile’, secondo l’accorato appello di papa Benedetto più volte rinnovatoci dai nostri vescovi”.

redfishadv.it

Etica della vita

Il rispetto del pudore nella visita medica • don gabriele semprebon*

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no degli elementi distintivi che contraddistingue un medico cresciuto nella professione qualche decina di anni fa rispetto a un giovane medico, è la “visita”. Il “vecchio” clinico visitava sempre il paziente, prima in modo generale, poi soffermandosi sul problema accusato. Oggi, il medico che visita è una rarità e la distanza tra lui e il paziente viene mediata da monitor e altri ausili. Qualora non si possa rinunciare alla visita, secondo i canoni della semeiotica clinica, uno dei problemi che si presenta è il rispetto del paziente nudo o seminudo. Il pudore, virtù oggigiorno assopita, deve essere tenuto in considerazione dal medico, non solo per eventuali denunce ma per un ineliminabile rispetto che passa attraverso la relazione tra un uomo e il corpo dell’altro. In Gran Bretagna i protocolli sono rigoro-

si: il General Medical Council, il Royal College of Physicians e altri enti specificano che i pazienti sottoposti a visita intima debbano essere accompagnati da un Chaperon, cioè da una persona appartenente all’equipe sanitaria che presenzia alla visita tutelando il malato. Negli Stati Uniti mancano specifici protocolli ma sono presenti alcune linee guida le quali specificano come gestire le azioni del medico che possono essere interpretate in modo equivoco e quindi passibili di denuncia. E’ considerata scorrettezza sessuale anche chiedere un appuntamento al paziente, criticarne l’orientamento sessuale, commentare il corpo. Premettendo ed auspicando l’esemplare correttezza di tutti i clinici, di fatto, la visita medica annovera delle ambiguità: qualsiasi paziente può chiedersi l’utilità del toccare una parte del corpo, generando incomprensioni. Queste perplessità o malintesi, forse, rimarranno sempre ma ciò che è urgente

è la promozione di standard professionali più rigidi per accrescere la fiducia tra medico e paziente. Per fare questo basterebbe esercitare il buonsenso e la cura di alcuni particolari, partendo dall’aspetto del medico, dall’abbigliamento all’ordine della persona. Importante è la modalità linguistica con la quale si approccia al paziente: usando il lei e non il tu, evitare apprezzamenti o commenti, riservare un ambiente protetto dove il/la paziente si possa spogliare, richiedere la presenza di un’altra persona nel caso di una visita ad un/una minorenne. E’ importante, comunque, comprendere che questa serie di attenzioni non sono solo rivolte a scongiurare una possibile denuncia, ma sono orientate a migliorare il delicato lavoro del medico che non è indirizzato alla sola cura della malattia ma ad una interazione efficace con la persona umana malata. * In collaborazione con il Centro di Bioetica Moscati

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Domenica 28 ottobre 2012

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Csi, sport e sociale

Devolviamo le spese Una Wii in palio per del Natale ai terremotati tutti i nuovi fan del Csi La proposta del Csi ad associazioni e aziende

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l Csi non abbandona l’impegno preso con le popolazioni colpite dal terremoto. Dopo le iniziative di questa estate, che hanno portato all’organizzazione di centri estivi, dopo la partecipazione ai progetti di dopo-scuola e dopo l’annuncio del progetto del nuovo polo sportivo di Finale Emilia, dal comitato di Modena del Csi arriva un’altra proposta. In vista del Natale il Centro Sportivo rinuncerà alle classiche strenne natalizie e devolverà la cifra che da sempre è stanziata per i regali ai progetti legati alle popolazioni colpite dal terremoto: «In un momento del genere ci sembra il minimo - commenta il presidente del Csi Modena Stefano Gobbi - per non dimenticare quanto è accaduto e per continuare a mantenere alta l’attenzione sulla Bassa. Dopo aver messo

Borse di studio per i ballerini terremotati

I

in campo progetti e forze, ci sembrava doverosa anche una rinuncia che, per chi come noi dà un valore cristiano al suo impegno civico, ha un doppio significato: solidarietà verso chi ha bisogno e allo stesso tempo dedicare ciò che è superfluo per noi a progetti che invece hanno un alto significato ma anche un costo economico che deve essere coperto per la buona riuscita dell’iniziativa. Così il budget sarà interamente dedicato a queste attività direttamente sul territorio della Bassa». Gobbi però rilancia: «Chiediamo a tutte le associazioni e a tutte le aziende che solitamente a Natale acquistano regali per fornitori e dipendenti di associarsi a questa campagna perchè con quello che rappre-

presidente nazionale del Csi, Massimo Achini, sarà presente in prima linea fin dalla giornata di apertura con l’intervento al convegno dal titolo “Sport, cultura, scuola”, promosso dal Coni. Nella mattinata di sabato 27 si terrà invece “Uno sport per la vita”, una premiazione promossa e coordinata dal Csi nella quale saranno premiati i dirigenti di

dove il gioco tradizionale e quello elettronico si fondono. Lo sport e il gioco cambiano e si evolvono, i valori rimangono gli stessi. Un’apertura all’innovazione, quindi, e una sfida verso nuove forme di aggregazione e socialità. Tra tutti i visitatori che durante

ro movimento sportivo con l´obiettivo di creare nuove opportunità di promozione e comunicazione sul grande pubblico, presentare attività e calendari degli Organismi Sportivi, offrire corsi per la formazione e l´informazione degli operatori del settore. Il

tutte le Federazioni e di tutti gli Enti di Promozione Sportiva che si sono distinti per aver testimoniato i veri valori della vita e dello sport. Il Csi di Modena darà il proprio contributo all’importante iniziativa partecipando con una delegazione provinciale.

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senta questo piccolo sforzo e questa piccola rinuncia si può davvero dare un sostegno concreto alle popolazioni colpite dal terremoto».

Solidarietà tra scuole di danza

n collaborazione con il Centro Sportivo Italiano di Modena e Carpi nell’ambito del progetto ‘Adotta una Scuola di danza’, attivato in seguito ai recenti eventi sismici che hanno colpito la nostra provincia, alcune scuole di danza di Modena hanno pensato di dare un segnale concreto di solidarietà e sostegno riservando tariffe agevolate a tutti gli allievi delle scuole di danza dell’Area Nord. Nello specifico le scuole La Capriola, Officina Danza Studio e Surya di Carpi hanno riservato a tutti gli allievi della Bassa una speciale agevolazione del 50%. Inoltre ogni insegnante di una scuola con sede nei comuni

Tennistavolo

Torneo alla Dynamis

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l Csi quest’anno è protagonista a Sport Days con una grande novità: uno spazio realizzato in collaborazione con Nintendo

i tre giorni di fiera a Rimini diventeranno fan della pagina ufficiale di Facebook del Csi nazionale, verrà estratto un fortunato vincitore al giorno che riceverà in premio una consolle Wii. Un incentivo ancora più forte a partecipare ad una fiera che nella sua seconda edizione, dal 26 al 28 ottobre, riunisce nella stessa sede di Rimini l’inte-

A Sport Days il gioco cambia e si evolve, i valori restano gli stessi

a Dynamis Manzolino, società protagonista non solo in campo ma anche nell’organizzazione di diversi tornei provinciali e regionali, ha in programma un nuovo torneo di tennistavolo: domenica 28 ottobre, presso l’Arci San Cesario di corso Vittorio Veneto 4, insieme al Csi Modena organizzerà infatti una manifestazione di singolo riservata a due categorie giovanili (Giovanissimi e Juniores) e a due di adulti (Csi e Fitet). Le gare, in ogni categoria, si disputeranno con un iniziale girone all’italiana prima delle fasi finali. Accederanno al tabellone ad eliminazione diretta i primi due classificati di ogni girone. Sono ammessi tutti gli atleti tesserati Fitet solo se NC (le donne fino alla terza categoria) e i tesserati Csi. Chi non fosse tesserato Csi, potrà farlo in sede di torneo o partecipare alla manifestazione pagando un supplemento di 4 euro. La quota di partecipazione è invece di 5 euro in ciascuna categoria. Questo l’orario di inizio delle gare: Giovanissimi e Juniores alle 9.30, Csi alle 11 e Fitet alle 13. Le iscrizioni dovranno pervenire entro venerdì 26 ottobre a Matteo Poppi (3383676172 obgteoz2@tin.it). La struttura che ospiterà le gare è sprovvista di docce. Saranno premiati i primi 4 classificati di ciascuna categoria.

terremotati sarà loro ospite gratuitamente. Le scuole a cui è rivolto tale progetto di solidarietà sono: Arckadia (San Felice sul Panaro), Danzarte (Concordia), Kho-

rovodarte (Mirandola), Surya (Carpi), Tersicore (Finale Emilia). Inoltre Jon B, della scuola New Dance di Pavullo, ha previsto tre stage hip hop nell’anno accademico 2012-

2013 con i ballerini della compagnia di Mauro Astolfi: per ogni stage saranno assegnate due borse di studio rivolte ai ballerini residenti nei comuni dell’Area Nord.

Con Passi di Speranza arrivano le borse di studio

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con gioia che la scuola Danzarte comunica che, grazie agli introiti dell’iniziativa di solidarietà Gala di danza Passi di speranza, le scuole di danza dei comuni della provincia di Modena (area nord) Les Arts, Arcadia, KhorovodArte, Scuola Armanini, Tersicore e Danzarte Asd, potranno elargire 11 borse di studio corrispondenti al costo totale di un corso di danza per l’anno accademico 2012/2013, che verranno riconosciute agli allievi più sfortunati di ciascuna scuola interessata. Queste ultime potranno altresì suddividere la somma assegnata in più parti per riconoscere borse di studio parziali a un numero maggiore di allievi, in base alle situazioni personali emerse dopo il terremoto. Le borse di studio, nella forma di “dichiarazione di avvenuto ricevimento del pagamento” rispetto ad ognuno dei nominativi indicati, verranno consegnate in data 4 Novembre p.v. presso la scuola Danzarte Asd, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede, reperita e allestita in seguito alla dichiarazione di inagibilità della precedente a causa degli eventi sismici. La cerimonia avrà luogo alle ore 17.30. Per info: passidisperanza@libero.it.

Torneo Boldrini

Conto alla rovescia

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campionati di calcio, open e giovanili, sono appena cominciati ma è già tempo di pensare al futuro: la Commissione Calcio ha infatti già presentato l’edizione numero 18 del Torneo Boldrini, la manifestazione di calcio giovanile che non ha eguali in provincia e che anima l’inverno di centinaia di ragazzi. Il torneo inizierà nel primo weekend di dicembre, sabato 1 e domenica 2, per poi concludersi ad inizio febbraio. Per info: calcio@ csimodena.it.


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NostroTempo

Domenica 28 ottobre 2012

Cultura A ridosso della rinascimentale chiesa cittadina di S. Pietro, ripristinato l’antico cortile della spezieria

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opo sei anni di lavori materiali e di accurate ricerche tra archivi e documenti, l’antico monastero di S.Pietro a Modena da domenica scorsa si è riappropriato di un angolo particolarmente suggestivo a ridosso delle antiche mura della chiesa: il cortile della spezieria. L’inaugurazione di questo “hortus conclusus” nel cuore della città, una vera e propria oasi di pace per rinfrancare il corpo e, soprattutto lo spirito, ha coinciso con la riapertura, dopo il terremoto, dell’antica basilica abbaziale. E alla regola di S.Benedetto si ricollega proprio anche il cortile della spezieria: luogo di lavoro nel quale i monaci dei secoli passati coltivavano le erbe officinali (labora) ma anche spazio dedicato alla contemplazione e alla preghiera (ora). Tolto il sarcofago di cemento che per decenni ha ricoperto quanto si celava alla vista e alla fruizione di questo luogo appartato ai margini meridionali della città, chi entra ora dall’antico portone di via S.Pietro si trova in uno spazio ordinato e organizzato secondo quelle che dovevano essere le antiche funzioni, dove il silenzio è interrotto solamente dallo scorrere dell’acqua al centro del cortile, nella fontana posta sotto il piano di campagna che costituisce il fulcro della nuova sistemazione. Il cortile, sulla scorta delle documentazioni cartografiche

Parrocchia San Giovanni Evangelista

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enerdì 9 novembre alle 21 presso la sala parrocchiale di San Giovanni Evange-

Il luogo dell’“Ora et Labora” dei secoli passati, è stato risistemato proponendo l’assetto con “campi a vasca” organizzati all’interno di un’orditura a doppia croce. Non potendo contare su testimonianze precise, la ri-

composizione delle aree verdi ha seguito alcune indicazioni storiche realizzate con essenze delle quali è accertata la capacità di adattamento alle caratteristiche del luogo. Così rose

rampicanti ed erbacee perenni ridisegnano un antico porticato, appoggiandosi ad un pergolato metallico che corre sul lato del cortile opposto alle mura della chiesa. A terra, due quadrati di prati segnati al centro con la simbolica pianta dell’ulivo, mentre altri due riquadri, quelli opposti all’ingresso su via s.Pietro, sono pronti per accogliere piante ed erbe in uso nell’antica spezieria benedettina e fiori per i numerosi altari della chiesa. Al centro la fonte con sviluppo a fossa (che ricorda la Fonte d’Abisso in piazza Roma) presenta una vasca d’acqua a trifoglio: ad essa, tanto importante (si tratta di acqua risorgiva) da esser più volte ricordata dalle fonti documentarie fin dalla sua realizzazione, nel 1545, convergono tre ampie rampe con gradini in laterizio. Qui l’intervento di restauro ha visto il recupero delle parti antiche, inclusi i frammenti d’intonaco, le vecchie condotte d’acqua e la riproposizione dell’alzato in muratura sul quale un tempo era dipinto, significativamente, l’incontro di Gesù con la Samaritana al pozzo, opera di Sigismondo Draghetti. Per rievocare la scena dipinta, ora perduta, è stato riproposto, impresso sulla lastra di ferro verniciata, il passo evangelico con la narrazione dell’episodio. L’area su cui sorge il complesso monastico di S.Pietro riveste particolare importanza anche dal punto di vista archeologico: qui in epoca romana sorgeva probabilmente il tempio capitolino, quello più importante della Mutina repubblicana e dei primi tempi dell’era imperiale; qui, qualche secolo più tardi,

una radicata tradizione vuole si fosse ritirato a vivere e a pregare il vescovo Geminiano. E poi, l’insediamento in epoca medievale del grande complesso religioso ad opera dei monaci seguaci di Benedetto da Norcia. Ed è proprio durante i lavori di ripristino del cortile della spezieria che dal sottosuolo sono emersi resti archeologici attribuibili a fasi diverse della storia cittadina: dato che il complesso monastico era stato edificato a ridosso delle mura cittadine, ecco riaffiorare un tratto delle strutture difensive proto comunali (1070-1090, circa), la pavimentazione di un grande edificio a tre navate orientato liturgicamente e identificabile con la prima chiesa abbaziale (1250 circa - 1513), vari resti di altri ambienti di servizio e

numerose sepolture del cimitero monastico. La complessa campagna di scavi ha tra l’altro permesso il rinvenimento di numerosi frammenti ceramici e lapidei riconducibili al contesto d’uso del monastero: graffite policrome, maioliche, terraglie e frammenti con il monogramma abbaziale databili a partire dal XIV secolo. Le strutture murarie, adeguatamente rilevate e sistemate per consentirne la conservazione, sono rimaste sepolte al di sotto della superficie cortiliva. Il cortile della spezieria è destinato all’uso e alla fruizione dei monaci, anche se la comunità benedettina di S.Pietro si rende disponibile a consentirne l’accesso a chi intenda sostare in questo angolo protetto della città per la preghiera e la meditazione.

Mutinae Plectri

Seminario e concerto

C

ulminerà con un concerto dedicato alle vittime dei terremoti tra Italia e Giappone - protagonisti la Piccola Orchestra Mutinae Plectri e la Tokyo Mandolino Orchestra - il seminario di interpretazione musicale con workshop orchestrale “Dolce Visione”, organizzato dai mandolinisti modenesi di Mutinae Plectri, con il patrocinio e il contributo del Comune di Modena e con il patrocinio della Fondazione Italia Giappone. Docenti saranno il mandolinista Sergio Zigotti e il chitarrista Fabiano Merlante, che costituiscono un affermato duo di studiosi oltre che di esecutori con diverse incisioni e concerti al loro attivo. Sarà possibile ascoltarli nel concerto che eseguiranno venerdì 2 novembre alle 18.30 (ingresso gratuito) all’Accademia di Scienze, Lettere e Arti, alla fine della prima giornata del Seminario. Il concerto finale “Mandolinsieme” si svolge domenica 4 novembre al Teatro della Fondazione San Carlo a Modena alle 18.30 (ingresso gratuito), mentre il seminario si svolge dal 2 al 4 novembre in due sedi: l’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti e la Scuola media a indirizzo musicale “Marconi” di via Canaletto (al workshop partecipano anche studenti della scuola).

Presentazione del libro di Danilo Bartani lista, il parrocchiano Danilo Bertani presenterà il suo libro “Il vecchio e il fiume” curato ed edito da Edizioni Artestampa di Modena. La serata sarà guidata dal dott. Carlo Alberto Parmeggiani, scrittore,

ex insegnante ed amico di Danilo Bertani, e dal dott. Carlo Bonacini, direttore di Edizioni Artestampa. E’ un bel testo che abbraccia tre filoni e può quindi interessare differenti possibili lettori. Il primo tema toccato è

quello della storia della nostra città. Attraverso la lettura del volume di Bertani si riscopre infatti una Modena sconosciuta, con canali e fiumi navigabili in cui i ragazzi si potevano tuffare e in cui si pescava ottimo pesce

per il sostentamento delle persone, attività oggi impensabile. Secondo argomento la crisi economica che tanto ci affligge. Bertani racconta in prima persona un dramma che lo travolge: il fallimento della sua

Il vecchio e il fiume C

ome i figli, anche i libri possono venire al mondo nelle circostanze meno accoglienti, ma una volta affacciati alla vita sono uguali a tutti gli altri. Questo racconto nasce in un’aula di tribunale, nel giorno in cui il suo autore, dopo una vita di duro e onesto lavoro, viene processato per bancarotta fraudolenta. In bilico tra disperazione e follia, sorretto solo dall’amore della famiglia, Danilo Bertani attraversa un corridoio buio che sembra non finire mai. Nelle notti insonni lo perseguitano le parole del suo avvocato: “Lasci parlare me, lei non ha il controllo della parola”. È così che Danilo comincia a farsi delle domande su se stesso e decide di tornare a scuola: lì – sopra i banchi che da bambino gli avevano procurato solo umiliazioni – incontra le parole di don Lorenzo Milani. Si apre una nuova stagione, di alfabetizzazione e di riscatto. Prendono voce pensieri prima chiusi nel cuore, i ricordi si fanno strada con

attività. Terzo tema trattato Don Milani e quindi l’educazione dei figli, la crisi della scuola e i suoi valori fondamentali. In occasione della serata si potranno prenotare copie del libro.

affetto dirompente, senza nostalgia. Con l’entusiasmo della parola ritrovata Danilo percorre a ritroso gli scenari dell’infanzia e della giovinezza, vedendoli come per la prima volta: il quartiere operaio dove è nato e cresciuto, l’impalpabile linea di demarcazione che lo separava dal quartiere della “gente che consideravo ricca”, le straordinarie vie d’acqua che, nella Modena degli anni Cinquanta, nutrivano i sogni e la pancia dei modenesi. Canali, fossi, fiumi, popolati da piante e pesci oggi quasi del tutto scomparsi dalle tavole e dall’immaginario collettivo. “Il vecchio e il fiume” è la storia di una lotta per la sopravvivenza: del vecchio, che combatte ancora contro i fantasmi dell’ingiustizia subita, e del fiume, minacciato dai veleni che rischiano di farlo scomparire per sempre. Insieme, cercano la via del perdono e provano a costruire un futuro sostenibile.

Nostro Tempo 28 ottobre 2012  

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