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GIORNALE LOCALE Domenica 22 gennaio 2012

SETTIMANALE CATTOLICO MODENESE FONDATO NEL 1957

POSTE ITALIANE S.p.A. - SPED. ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1 COMM. 1 DCB DI MODENA

www.nostrotempo.it

Anno LVI n° 1 • euro 1.20

Welfare

Messa dei Popoli

Anniversari

Il sottosegretario M. Cecilia Guerra a Modena parla di politiche sociali A PAGINA 3

In S. Agostino la celebrazione con le comunità etniche di Modena

Compie 25 anni la struttura per anziani Casa della Gioia e del Sole A PAGINA 8

La crisi disuguale

Segno e strumento di unità

A PAGINA 7

Festa a Santa Caterina

La sesta Parola La preghiera che unisce Il Punto

• NOSTRO TEMPO

D

al 18 al 25 gennaio si svolge la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani con una serie di iniziative in programma anche a Modena (vd. Nostro Tempo no1 del 15 gennaio scorso). “Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” (cfr. 1 Cor 15, 51-58) è il tema per il 2012 presentato dai rappresentanti delle Chiese cattolica (mons. Mansueto Bianchi per la Conferenza episcopale italiana), evangeliche (il pastore Massimo Aquilante per la Fcei, la federazione delle chiese evangeliche d’Italia) e ortodosse (il metropolita Gennadios). “La preghiera – sostengono congiuntamente cattolici, evangelici e ortodossi - è una realtà potente nella vita di un cristiano. La preghiera è trasformante. Quando i cristiani comprendono il valore e l’efficacia della preghiera in comune per l’unità di quanti credono in Cristo, essi cominciano ad essere trasformati in ciò per cui stanno pregando. Un ostacolo però – aggiungono le tre confessioni cristiane - permane, e può impedirci di portare a termine il nostro compito. È l’ostacolo della divisione e della mancanza di unità fra i cristiani. Come può il messaggio del Vangelo risuonare autentico se non proclamiamo e non celebriamo insieme la Parola che dà la vita?”. La Parola e la preghiera, dunque, come elementi che creano unità: prova concreta è la celebrazione del vespro anglicano in Seminario il 18 gennaio, preludio alla Veglia di preghiera che il Consiglio delle Chiese cristiane di Modena, insieme alla Pastorale giovanile diocesana, organizzano giovedì 19 gennaio alle 21 nella chiesa di S.Benedetto Abate: qui si riuniscono l’arcivescovo mons. Antonio Lanfranchi, il rev.do Nicholas Sagovsky e il pastore Michel Charbonnier, padre Giorgio Arletti della Chiesa ortodossa russa e padre Constantin Totolici della Chiesa ortodossa romena; non solo concettualmente e spiritualmente, ma anche visivamente una bella e felice sintesi delle varie anime delle Chiese cristiane presenti a Modena. Un incontro nel più autentico spirito ecumenico inaugurato con il Concilio Vaticano II per il quale, anche nella nostra diocesi, s’iniziano a tratteggiare iniziative e proposte per ricordarne i 50 anni dall’apertura, nell’ottobre 2012, quando inizia l’Anno della Fede. Durante l’ottavario ci saranno poi ancora altri momenti di spiritualità e di preghiera: sabato 21 alle ore 18 la Comunità del Movimento dei Focolari di Modena animerà la S. Messa festiva anticipata, che si terrà nella chiesa del monastero della Visitazione di Baggiovara. Domenica 22 gennaio alle ore 17 nella chiesa di S. Bartolomeo il Vespro ortodosso del Patriarcato Romeno; alle ore 21 nella chiesa del Corpus Domini di via Tamburini, la preghiera animata dal gruppo di Taize, mentre mercoledì 25 gennaio alle ore 20.45 il Vespro ortodosso del Patriarcato russo nella chiesa ortodossa “Tutti i Santi” conclude la Settimana Ecumenica.

“Non uccidere”: dopo la lezione del vescovo in Sinagoga lo scorso novembre sul significato della festa, il rabbino capo di Modena e Reggio Emilia Beniamino Goldstein è salito in cattedra in Seminario per parlare del comandamento che impone la difesa della vita. A pagina 2


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NostroTempo

Domenica 22 gennaio 2012

Dialogo ebraico cristiano Un pubblico attento e numeroso ha seguito la lezione del rabbino Goldstein in Seminario

E Dio disse: “Non uccidere”

• mariapia cavani

I

l rabbino di Modena e Reggio Emilia Beniamino Goldstein ha tenuto una lezione, lo scorso 17 gennaio, in Seminario, nella giornata che la Chiesa dedica all’incontro con gli ebrei. Don Sergio Casini ha salutato i numerosissimi presenti, che occupavano anche il corridoio, sottolineando a nome di mons. Lanfranchi, che l‘appuntamento è diventato una preziosa tradizione: essa permette una conoscenza sempre più vera e rispettosa, la base sicura di un’amicizia sempre più salda ed autentica. Ringraziando per l’ospitalità

l’arcivescovo ed il Seminario, rav Goldstein ha inoltre apprezzato la possibilità di riflettere anche quest’anno su un comandamento, in una tradizione consolidata. Questo comandamento, per la sua universalità, può essere approfondito in diversi percorsi. Come fare dunque per dare una prospettiva prettamente ebraica? Rav Goldstein dice di avere scelto l’inclinazione personale, che non esclude le altre chiavi, ma rivela quanto si può imparare attraverso questo comandamento anche sugli altri. Rispettare il sabato e onorare il padre e la madre sono comandamenti innovativi per l’epoca. Qual è la novità invece nel “non uccidere”? Già nel codice di Hammurabi era inclusa la regola del non uccidere, non ci può essere società umana che

può funzionare se un uomo può uccidere un altro liberamente.

E’ una norma basilare in ogni società. Quando compare nei 10 comandamenti, qual è la sua novità? Una mishnà citata da rav Goldstein invita a pregare per il governo, perché se non ci fosse un minimo di ordine, un uomo mangerebbe l’altro. Da questo punto, però, “non uccidere” diventa un comandamento assoluto, rivolto ad ogni uomo. Il Sinedrio, in alcuni limitati casi, per alcune trasgressioni, come l’omicidio volontario, con testimoni, a condizioni determinate, poteva condannare alla pena capitale. L’eventualità era però rarissima: se era condannato un uomo ogni 7 anni, con tutti i requisiti previsti dalla legge, il Sinedrio era considerato sanguinario. Era considerato equo condannarne uno ogni 70 anni.

La pena era rarissima: lo scopo non era avere un deterrente, ma educare, far vedere a che punto la trasgressione era grave. Questo ci rivela che il non uccidere non è assoluto, nella legge, ma vincolato al governo, perché la legge remotamente prevede la pena di morte. Non uccidere non è nemmeno una norma di civiltà introdotta in società primitive: una società evoluta, come quella egiziana, prevedeva già il divieto di uccidere. La novità non è nel non uccidere, ma nel fatto che questo comandamento non dipendeva più dalla scienza di saggi o dall’ingiunzione di despoti, ma era un precetto divino: si fonda non solo sul contenuto, ma sull’importanza della fonte. Quando parliam di giusnaturalismo, ci sono autori che considerano tre tipi di precetti: quelli deducibili da comportamenti sociali, quelli originati da un retto uso della ragione umana oppure un insieme di precetti dettati da una divinità trascendentale. Questo ultimo aspetto è l’elemento principale del comandamento nella visione

ebraica. Che importanza ha se ad una legge si deve obbedienza perché arriva da un giusto legislatore, o perché la si trae dai valori di una società, o se è di natura divina? Rav Goldstein lo ha spiegato con un racconto da cui ricaviamo che le società hanno valori mobili, diversi tra loro, secondo le culture e le sensibilità; la norma rivelata ha quindi un peso maggiore rispetto a quelle stabilite dagli uomini. La rivelazione, secondo la tradizione ebraica non si ferma al testo letterale, ma continua attraverso l’interpretazione dei saggi d’Israele, che non è altro rispetto al testo, e continua nel tempo. Il passo “occhio per occhio”, ad esempio, interpretato come la legge del taglione, ha una vulgata che non vede differenze tra la legge biblica e Hammurabi. Ma l’interpretazione tradizionale ebraica parla, per la ferita di un uomo, di un risarcimento, attraverso pagamenti che vanno dal lavoro perso alle cure; una serie di deduzioni dimostrano che il risarcimento è dovuto e quella è l’intenzione di Dio, non la perdita dell’occhio. La valutazione non si fa in base al danneggiato, ma all’aggressore. Mishna e Talmud, che ci offrono questa lettura, sono stati scritti in luoghi e in tempi in cui Israele aveva intorno una legge sociale che consentiva una norma come il taglione. Non la si è affermata non per paura, ma perché così i saggi d’Israele

hanno interpretato il testo. Questa è l’importanza rivelata nel non uccidere: il suo contenuto è basilare, la fonte da cui arriva è Dio, non coincide con

Riflessioni sulla

la legge naturale, ma è portata a conoscenza dell’uomo attraverso la rivelazione. Dalle domande, n u m e ro s e e profonde, rav Goldstein ha precisato che non solo lo spargimento di sangue, nella tradizione, ma anche tutte le forme di annullamento dell’altro, dall’ignorarlo allo sparlarne, fanno parte dell’dea di annientamento che è insita nell’uccidere.

Parola

“Credete nel Vangelo” (Mc 1,15)

L

G.G.

’evangelista Marco descrive subito l’inizio della vita pubblica, della missione di Gesù. Innanzitutto con una sintesi stringata e potente della sua predicazione: “il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”. Vanno esaminate una per una queste affermazioni. “Il tempo è compiuto”: l’attesa che tanto ha impegnato il popolo ebraico è terminata. Il Messia, l’atteso, è presente. E’ come se una tappa della storia umana fosse conclusa. C’è del nuovo, ci sono condizioni nuove, decisive per la salvezza di tutta l’umanità. “Il regno di Dio è vicino”: si stanno realizzando le condizioni nuove per la realizzazione piena di ogni uomo e di ogni realtà. Il Regno iniziato con la venuta del Cristo è Regno di amore, di giustizia, di libertà, di pace. Tutto donato, tutto in attesa del contributo dell’uomo redento. “Convertitevi”: ci sono tutte le condizioni per cambiare, per maturare una nuova mentalità, per passare dal male al bene, per modificare il cuore, le intenzioni profonde, gli atteggiamenti. “Credete al Vangelo”: non ci si può limitare ad una purificazione, occorre maturare una fede profonda, personale nella “buona notizia” che il Messia è venuto a portare nel mondo. La notizia buona del comandamento dell’amore, la direzione della vita umana che Gesù è venuto a indicare con la sua Parola e con la testimonianza della sua vita. Tutta la narrazione del Vangelo sarà in funzione di una fede piena in Gesù Cristo, Figlio di Dio, che è morto ed è risorto ed è vivente per la nostra salvezza. Sarà la esclamazione del centurione sotto la croce: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio”, la risposta-conclusione al primo annuncio di Gesù. Subito dopo questa proclamazione, Gesù si preoccupa di formare un gruppo di discepoli che lo segua e lo aiuti nella sua missione. Marco precisa anche i nomi dei primi quattro, due coppie di fratelli: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Tutti pescatori, tutti impegnati nel loro lavoro. Chiede loro di lasciare ogni cosa e di andargli dietro. Chiede loro di diventare “pescatori di uomini”. Forse non avranno compreso molto in quel momento del loro compito ma, affascinati da quell’uomo in cui riconoscevano il Messia, subito abbandonano tutto e lo seguono. La fede in Gesù porta a decidersi per Lui lungo le vie concrete che Lui indica. Nasce così la Chiesa, da un piccolo seme, da pochi uomini chiamati dallo Spirito, impegnati a far crescere il Regno di Dio.


NostroTempo

Domenica 22 gennaio 2012

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Le politiche del welfare

Il sottosegretario Maria Cecilia Guerra protagonista alla Fondazione Gorrieri: “La famiglia non può più essere la sola risposta, lo Stato tuteli i bisogni fondamentali” • Luca Beltrami

U

n welfare diverso, che dia risposte ai bisogni nuovi e diversificati della società. È

La crisi disuguale anche in termini di aumento o non aumento delle disuguaglianze. Il primo quadro emerso non è così sconvolgente come ci si aspettava: in Italia il reddito disponibile lordo delle famiglie è diminuito, ma non in maniera così considerevole come si potrebbe pensare. Questo non significa che possiamo stare tranquilli. Nei primi anni della crisi, quelli a cui si riferiscono i dati, c’è stata una risposta diversificata tra i Paesi: alcuni hanno reagito attraverso l’intervento pubblico, come Finlandia, Regno Unito e Stati Uniti,

Seconda da sinistra, il sottosegretario Maria Cecilia Guerra

questo l’impegno del sottosegretario al ministero del Lavoro Maria Cecilia Guerra, protagonista dell’incontro “Crisi: quali effetti sul welfare?”, terza tappa del ciclo “Discorsi sulla disuguaglianza” organizzato dalla Fondazione Gorrieri. Tra il rigore della professoressa universitaria e l’emozione del sottosegretario alla prima uscita pubblica nella sua Modena, Maria Cecilia Guerra ha parlato di crisi e delle risposte del governo, con uno sguardo al futuro disincantato e allo stesso tempo fiducioso: «Abbiamo in corso una crisi molto grossa, non sappiamo ancora come ne usciremo, stiamo verificando gli effetti

mentre da noi si è fatto largo uso della cassa integrazione e della rete familiare. Queste stesse risposte non potranno essere date nei prossimi anni, perché è evidente che le famiglie non sono più in grado di risparmiare. La crisi ha aggredito i soggetti più deboli, ovvero i giovani con contratti di lavoro a tempo non indeterminato e le giovani famiglie. Questi soggetti, i cosiddetti “bamboccioni”, già erano in condizioni di debolezza e la risposta della famiglia è stata spontanea. La cassa integrazione non è arrivata in modo appropriato a difendere queste figure. Altro soggetto reso ancora più debole è stata la donna. L’oc-

cupazione femminile, già bassa in Italia rispetto agli altri Paesi europei, è diminuita ancora nella crisi. Non abbiamo ancora vissuto il peggio, – avverte la Guerra, che prima dell’incarico governativo era direttore del Dipartimento di Economia politica all’università di Modena e Reggio Emilia – altri effetti arriveranno in ritardo. Se la crisi perdura, questi temi che sono stati accantonati devono essere affrontati, altrimenti il problema diventerà più grave. La crisi non ha colpito in modo uguale e la società ha chiuso gli occhi su questo». Il sottosegretario ha poi parlato di come si svilupperà l’azione di governo e la prima mossa sarà proprio quella di ripensare il sistema di welfare: «In questo mese e mezzo di confronti con soggetti istituzionali, anche del terzo settore, mi sono convinta che bisogna partire da una domanda fondamentale: posto che ci sono ci sono delle esigenze fondamentali per costruire una vita decente, a questi bisogni deve rispondere l’individuo soltanto con le proprie forze o la risposta deve essere collettiva? In altri termini, crearsi una famiglia o l’accesso alla salute sono diritti? Non accetto come risposta “non ce lo possiamo più permettere”, non credo che siamo diventati tanto poveri da non consentire ad una fetta rilevante della popolazione di avere una risposta a bisogni fondamentali. Piuttosto – spiega il sottosegretario – bisogna ripensare al sistema di welfare. Se le condizioni del mercato di lavoro si sono modificate, non possiamo dare le risposte che davamo prima e queste risposte non riguardano esclusivamente i soldi, ma c’è un fortissimo problema di risposte di

“Tenere alta l’attenzione sulle povertà estreme”

A

ll’incontro organizzato dalla Fondazione Gorrieri ha partecipato come relatrice anche Amelia Frascaroli, assessore ai Servizi sociali del Comune di Bologna, che ha sottolineato il rischio di una maggiore disgregazione sociale e l’importanza degli investimenti in servizi sociali per attutire gli effetti della crisi. «In una città come Bologna l’onda della crisi è lunga. Siamo in una forte sofferenza rispetto ad una serie di risposte di servizi alle persone, ma credo che dobbiamo aspettarci di peggio. In questi giorni stiamo esaminando il bilancio, cercando di partire da priorità da salvaguardare in due direzioni: i servizi alle persone e i servizi educativi e scolastici. Su questi ultimi, abbiamo già fatto un’operazione di forzatura del patto di stabilità, una forzatura anche economica, nel senso che quei soldi sono blindati, come sono blindate quelle risorse che riguardano il tessuto di servizi sociali. Soffriamo la mancanza di operatori sociali e siamo di fronte a delle grandi fatiche di organizzazione, coordinamento, gestione, anche culturali, da parte degli operatori che si trovano da soli ad affrontare bisogni sempre nuovi e fragilità maggiori». L’assessore bolognese, oltre 3900 voti raccolti nell’ultima tornata elettorale, ha poi proseguito: «Gli investimenti per scuola e servizi sociali si pagano ferocemente nell’economia complessiva di un bilancio, ma almeno a Bologna sono priorità condivise. Per fare in modo che l’impatto della crisi sulle persone sia più ammortizzato possibile. Credo che come conseguenza alla crisi assisteremo anche a forti fenomeni di disgregazione sociale e ad un aumento della sofferenza. Sta crescendo anche quella che chiamiamo “fragilità culturale”, perché quel senso di precarietà che pervade tutti fa sì che ci sentiamo autorizzati a dimenticare chi già era fragile, le povertà estreme. Passa la convinzione che questa nostra dimenticanza potrebbe essere giustificata, intenti come siamo a tutelare il nostro livello medio-basso di sussistenza. Ciò ricade sul nostro vivere collettivo, in termini di condivisione di valori e depauperamento collettivo, e la convivenza diventa inevitabilmente più povera sotto diversi punti di vista». tempo e un problema di inconciliabilità tra i tempi di vita e di lavoro. Inoltre bisogna fare un investimento di tipo culturale. Parto da un dato Istat. In una famiglia composta da due genitori con un figlio, il 50% delle madri prende dei permessi, mentre solo il 6% dei padri lo fa. Questo non riguarda solo il padre ma anche il datore di lavoro, che dà per scontato che sia la madre a rimanere a casa. L’altra impostazione culturale da modificare è che la crisi a livello sociale possa essere risolta con la carità. Il terzo settore nel nostro Paese è una ricchezza straordinaria, su cui bisogna investire, ma questo non significa che non ci sia bisogno dell’intervento pubblico. Serve una regia per mettere a frutto tutte le risorse che esistono nel volontariato e nel terzo settore, non solo perché mancano le risorse, ma perché ciò crea coesione sociale. Il welfare in queste terre è stato costruito su questi sentimenti con un forte presidio pubblico: è il se-

greto del suo successo. Dobbiamo costruire un percorso, – conclude Maria Cecilia Guerra – non so

L’angolo della

quanto tempo ci vorrà, ma se non partiamo non raggiungeremo mai il nostro obiettivo».

Spiritualità

E’ possibile rinascere? • don nardo masetti

E

’ possibile rinascere? Sì è possibile rinascere e far rinascere! Quando uno nasce, la sua struttura fondamentale è già delineata nella sua unicità. Ma se nessuno lo ama, se per una personalità così fatta, non viene accettato, è come se in realtà non fosse mai nato, poiché affettivamente non si sente vivo. Al contrario, ogni volta che si ama una determinata persona, si finisce per accettare quello che ella è, si arriva a valorizzare tutto quello che ha ricevuto al momento della sua nascita. Una simile persona si sente viva, rinata una seconda volta. Rinascere. E’ terribile il non sentirsi amati da nessuno! Una simile situazione mina l’esistenza alle sue basi. Ma l’essere amati presuppone una condizione preliminare: tu per primo ti devi accettare e volerti bene, per quello che realmente sei e non per quello che vorresti essere. In un secondo momento è neces-sario che anche altri ti accettino e ti amino. Non dire: io non ho nessuno che mi voglia bene; dimostreresti di non avere compreso il mistero profondo del Natale da poco celebrato. Gesù, incarnandosi, ha assunto tutta la realtà umana, così come era, come è e come sarà. Ha assunto anche te in tutta la tua pienezza e particolarità. Lui ti vuole bene proprio così come sei, anche se ti sollecita a migliorare quello che puoi. Far rinascere. L’inferno, dice uno scrittore, è il non amare. Fa rinascere qualche membro della tua famiglia, della tua comunità di lavoro, qualche amico che incontri… Amalo così come di fatto è. Ma questo non è sufficiente: lui deve accorgersi che gli vuoi bene e allora si attua il mistero di una rinascita. Noi molte volte ci preoccupiamo di amare Dio. E va bene. Ma è ancora più importante che ci sentiamo amati da Lui, che ci lasciamo consapevolmente amare… Non è facile. Anzi è impossibile, se non passiamo da una semplice modalità di preghiera, ad una forma di contemplazione. Hai mai provato e fare silenzio in te e attorno a te per un quarto d’ora, a chiudere gli occhi, a pensare, a “sentire”, a gustare l’amore che Dio ha per te? Senza dir nulla… Fallo. Non è un impegno da riservare ai santi o ai monaci di clausura. E’ alla portata di tutti. Scoprirai come, sentendosi amati dall’Infinito, si diventa capaci di amare in modo nuovo permanente il marito, la moglie, i figli, gli altri… E farai rinascere la gente.


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NostroTempo

Domenica 22 gennaio 2012

Le infiltrazioni mafiose al Nord

Mafia e camorra oltre la linea Il giornalista Giovanni Tizian, che ora vive sotto scorta, venerdì 27 gennaio a Palazzo Europa per parlare delle infiltrazioni malavitose nelle nostre terre

V

ive a Modena, dopo il trasferimento della famiglia dalla Calabria, e da dicembre gli è stata assegnata una scorta: è Giovanni Tizian, giovane giornalista che le forze dell’ordine hanno ritenuto di dover proteggere, per le inchieste che ha scritto. Giovanni collabora con la Gazzetta di Modena, Narco-

Mass media Tante voci contro l’annuncio di chiusura delle pubblicazioni

L

a situazione del quotidiano L’Informazione di Modena, così come per quelli di Bologna e di Reggio Emilia, è molto delicata. L’editore, infatti, ha annunciato la cessione delle pubblicazioni a partire dal primo febbraio prossimo. L’Associazione stampa modenese ha manifestato grande preoccupazione: “Auspichiamo – si legge in un comunicato – che si possa evitare la chiusura della testata che a Modena ha 13 giornalisti

mafie e ha di recente pubblicato presso Round Robin il libro “Gotica: ‘ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea”, sulle ramificazioni al nord della criminalità organizzata. E che continuerà a scrivere, perché è consapevole “dell’utilità sociale del mestiere di giornalista”, come ha detto quando è uscita la notizia della scorta assegnatagli. Numerosi gli attestati di solidarietà che gli sono giunti, da tutti gli organi di stampa, locali e non, Federazione nazionale della stampa, Associazione stampa Emilia Romagna, Associazione stampa modenese, Sindacato dei giornalisti della Calabria. Libera Nomi e numeri contro le mafie ha immediatamente testimoniato la propria vicinanza, così come le istituzioni della nostra città, sindaco, Consigli comunale e provinciale, presidente della Provincia, partiti e movimenti.

E poi tanta società civile. Domenica scorsa, mentre Tizian presentava il libro alla libreria Feltrinelli, al Braglia campeggiava lo striscione dei tifosi della Reggina, che replicava lo slogan “Io mi chiamo Giovanni Tizian”, stampato anche sulle magliette dei giovani dell’associazione da Sud, che hanno lanciato la campagna sul web (www.iomichiamogiovannitizian.it). I ragazzi del giornale “Voci dal branco” la pagina degli studenti che esce sulla Gazzetta di Modena, si sono offerti come scorta di Giovanni. E davvero di questa scorta c’è bisogno: della presenza, dell’attenzione, del non girare la testa, del non pensare che nella nostra città il problema non esista. “A Modena - ha scritto Giovanni Tizian sulla sua pagina Facebook - è stato emozionante vedere così tanta gente alla presentazione di Gotica, i

cittadini hanno segnato il territorio, hanno detto chiaro e tondo ai capi bastone di chi sono quelle vie, quei vicoli. E che non esistono individui soli ma comunità che si ribellano alla sopraffazione mafiosa”. Quella sopraffazione che Giovanni già conosce: suo padre, Peppe Tizian, fu ucciso il 23 ottobre 1989 a colpi di lupara. Era nato a Bovalino, in provincia di Reggio Calabria. Era un funzionario di banca “integerrimo”, dicono gli investigatori: il suo omicidio è rimasto senza colpevoli. Dopo la tragedia, la sua famiglia è arrivata a Modena ed è qui che è cominciato l’impegno di Giovanni. “Voto di scambio, corruzione elettorale, acquisizione societarie tramite usura, pizzo camuffato da servizi alle imprese, droga, incendi e minacce. Epifenomeni di un virus letale che dalla periferia Sud dell’Italia ha risalito la penisola, con uomini,

mezzi e risorse. Un esercito che corrompe, paga, esige. E quando è necessario spara. Benvenuti a Gotica, oltre la linea della Resistenza”. Questo il contenuto del libro di Giovanni Tizian, che sarà presentato dall’autore venerdì 27 gennaio alle ore 21 nella sala Gorrieri di Palazzo Europa, via Emilia Ovest, a Modena. La serata è promossa dalla sezione modenese di Libera Nomi e numeri contro le mafie e dall’Associazione Stampa Modenese e si svolge in collaborazione con il Centro culturale F. L. Ferrari. Dialoga con l’autore la giornalista di Nostro Tempo Mariapia Cavani. L’appuntamento è preceduto, alle 18, da un seminario riservato ai giornalisti sulle tecniche e le difficoltà che si incontrano nel realizzare inchieste sulla criminalità organizzata (informazioni: associazionestampamo@libero.it).

La crisi del quotidiano L’Informazione 1884_Nostro Tempo Modena_102x132

e numerosi collaboratori. Una tale decisione comporterebbe la perdita del posto di lavoro per numerosi colleghi in un momento di grande difficoltà per la ricollocazione e costituirebbe un impoverimento per il panorama editoriale modenese, con il venir meno di una testata che ha trovato una propria identità e un seguito. Moderata soddisfazione, invece, per l’accordo raggiunto con la proprietà relativamente alla redazione di E’ tv, che garantisce con ulteriori 10 mesi di solidarietà il proseguimento dell’attività delle televisioni dello stesso gruppo editoriale”. Naturalmente una

dura presa di posizione arriva dal Comitato di redazione dell’Informazione, e solidarietà arriva da più parti, ad esempio dal Presidente della Provincia Emilio Sabattini. Da segnalare che la chiusura è legata all’azzeramento dei fondi per l’editoria che porterebbero il passivo da una cifra tutto sommato contenuta a raggiungere e superare abbondantemente il milione di euro. La redazione di Nostro Tempo unisce la propria voce al coro di chi chiede all’editore di tornare sui suoi passi e di rivedere la decisione di chiudere L’Informazione.

12-11-2008

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Le tue radici e il tuo futuro sotto un buon segno.

Festa per San Francesco di Sales

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abato 21 gennaio, alle ore 10 presso l’istituto Veritatis Splendor di via Riva di Reno a Bologna, si tiene la festa regionale di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Il titolo è ‘Comunicatori all’opera’ e interverranno Alessandro Rondoni, direttore ufficio comunicazioni sociali Emilia-Romagna; mons. Domenico Pompili, direttore ufficio comunicazioni sociali CEI e mons. Ernesto Vecchi, delegato Conferenza Episcopale Emilia-Romagna per le comunicazioni sociali. Modera don Marco Baroncini, segretario ufficio Comunicazioni Sociali Emilia-Romagna. Sarà presentato anche il Messaggio di Benedetto XVI per la 46esima Giornata mondiale per le comunicazioni sociali: “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”.

Baggiovara

Mostra su Uberto Mori

al 25 gennaio al 5 febbraio la parrocchia di Baggiovara (via Jacopo da Porto sud in casa Luisa) propone la mostra su Uberto Mori, immagini e testimonianze sulla vita del Servo di Dio, imprenditore che fu anche editore di Antenna 1. La mostra è aperta dalle 10 alle 12 e dalle 16.30 alle 18.30 da lunedì a venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 19.30.

16:49

www.bsgsp.it

Patrono dei giornalisti

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Giovanni Tizian

Le tue radici, il tuo futuro.


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Domenica 22 gennaio 2012

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Diocesi

Il Consiglio pastorale diocesano si riunisce sabato 21 gennaio al centro Famiglia di Nazareth

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’ in programma sabato 21 gennaio alle ore 9.30 presso il Centro Famiglia di Nazareth la riunione del Consiglio pastorale diocesano. Alla luce della Lettera Apostolica “Porta Fidei” dell’11 ottobre scorso, con la quale il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto un Anno della fede (a cui ha fatto seguito la recente Nota della Congregazione per la dottrina della fede sulle indicazioni pastorali conseguenti), l’ordine del giorno del Consiglio verterà su quale sviluppo dare, a livello

“Progetto Insieme”: uscire da questa crisi; una serie di incontri con le parrocchie

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ell’ambito del progetto a sostegno delle famiglie colpite dalla crisi economica, è intenzione dell’equipe diocesana di Progetto Insieme, lo strumento attivato dalla diocesi per fornire risposte in questo difficile momento, proseguire nel confronto con le parrocchie. Per questo motivo è stato predisposto un calendario con una serie di incontri per ogni singolo vicariato con il preciso scopo di chiarire ulteriormente le finalità del progetto e condividere le problematiche di ogni singola realtà . In particolare, merito alla richiesta di consulenza finanziaria, saranno presentati nel corso degli incontri alcuni casi di famiglie in difficoltà già affrontati dalla commissione diocesana. La richiesta è che siano anche le stesse parrocchie a presentare uno o due casi da valutare e discutere insieme. Come sempre a fianco di “Progetto Insieme” non può mancare l’indispensabile ap-

Pensando all’anno della fede diocesano e delle nostre comunità parrocchiali, al prossimo anno pastorale 2012-2013. La Lettera Apostolica ha posto come inizio dell’anno della Fede una data molto significativa nella storia recente della Chiesa: il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II°, l’11 ottobre 2012; questo significa, come ricorda il Papa, che il prossimo anno sarà “una occasione propizia perché tutti i fedeli comprendano più profondamente che il fondamento della fede cristiana è l’incontro con un avvenimento, una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. Fondata sull’incontro con Gesù Cristo risorto, la fede potrà essere riscoperta nella sua integrità e in tutto il suo splendore”.

Già il corso diocesano di aggiornamento del clero residen-

ziale, terminato da pochi giorni, trattando delle condizioni fon-

damentali che consentono alla comunità cristiana di venire incontro alle esigenze spirituali di chi si riavvicina alla fede (cosiddetti “ricomincianti”), ha messo in luce alcune istanze centrali a cui le nostre comunità cristiane si sentono interpellate. Di conseguenza come Consiglio Pastorale diocesano l’intenzione è quella di raccogliere l’invito di

Benedetto XVI a “non dimenticare quanto nel nostro contesto culturale tante persone, pur non riconoscendo in sé il dono della fede, sono comunque in sincera ricerca del senso ultimo e della verità definitiva sulla loro esistenza e sul mondo”. L’arcivescovo mons. Antonio Lanfranchi introdurrà la riflessione illustrando alcuni passaggi chiave della lettera alla Città, che sarà presentata in occasione della solennità di San Geminiano. L’incontro del Consiglio pastorale diocesano si concluderà con un momento di fraternità quale il pranzo alle 12.30, presso il Centro famiglia Nazareth; è richiesta conferma della presenza entro venerdì mattina, 20 gennaio (via mail o telefonando) a Paolo Neri: nerigianpaolo@alice.it; cell. 349.5942632.

Collaborazione, coinvolgimento e lavoro comune Diocesi Agenda della

profondimento per scoprire come migliorare e far migliorare gli stili di vita. Per le parrocchie che hanno costituito o stanno costituendo un “centro di ascolto” l’invito è rivolto ai referenti dei centri, mentre per le altre l’invito è indirizzato a tutti coloro che già si interessano o sono attivi in questo particolare tipo di carità. Le serate previste per gli incontri vicariali sono mercoledì 8 febbraio alle ore 21 presso il Centro Famiglia Na-

zareth in via Formigina 319 a Modena per le parrocchie della città; martedì 21 febbraio alle ore 21 presso la parrocchia di S. Felice vescovo, nella “Canonica Vecchia” in via Mazzini 2 a S. Felice sul Panaro per le parrocchie della Bassa e mercoledì 7 marzo alle ore 21 presso la parrocchia di S.Bartolomeo, sala ‘‘Casa Nazareth” in piazzale S. Bartolomeo 1 a Pavullo nel Frignano per le parrocchie

della montagna . “Progetto Insieme” all’inizio del suo terzo anno di attività, come già fatto anche nei precedenti anni – spiega il diacono Bruno Chiarabaglio, coordinatore diocesano responsabile di Progetto Insieme - torna a presentare la sua iniziativa puntando, come sempre, sul lavoro insieme ricercando, in particolare, il coinvolgimento delle comunità e Caritas parrocchiali. In questi anni i risultati non sono mancati sia in termini di aiuti alle persone in difficoltà che di nuove collaborazioni con enti, cooperative, aziende e singole comunità parrocchiali, ma ancora tanto è da fare. Il vero successo è riuscire a coinvolgere sempre più volontari, che con la loro professionalità ed esperienza, possano dedicare tempo e condividere le sofferenze con chi è nel bisogno. Lo scorso anno, Progetto Insieme – conclude Bruno Chiarabaglio - ha avuto l’onore di avere come ospite il prof. Stefano Zamagni che ha indicato e rafforzato quelle che sono le intenzioni di Progetto Insieme: la collaborazione, il

coinvolgimento e il lavoro insieme, seguito da un efficiente organizzazione e professionalità da parte di persone di buona volontà”. Per informazioni: Progetto Insieme Commissione diocesana di consulenza finanziaria

c/o Centro Famiglia di Nazareth, via Formigina 319 41126 Modena. E-mail: progettoinsieme@modena. chiesacattolica.it www.progettoinsiemeonlus.it Tel./Fax 059350616 - Cell. 3921652145 – 3921480359.

Anniversario

Ricordando mons. Antonio Mantovani

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icorrono quest’anno dieci anni dalla scomparsa di mons. Antonio Mantovani, il sacerdote diocesano che in molteplici modi ha testimoniato il suo amore per la Chiesa modenese: fu tra i primi a partire per il gemellaggio di Modena con la diocesi brasiliana di Goias e poi pioniere anche della Pastorale della Salute nella nostra diocesi, bioeticista, tra i fondatori del Centro di bioetica Moscati e del Centro di Consulenza per la famiglia. Una santa Messa in ricordo sarà celebrata sabato 4 febbraio alle ore 18 nella chiesa di Sant’Agostino.

Col vescovo in terra Santa

Prorogate le iscrizioni

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’ prorogata la possibilità di iscriversi al pellegrinaggio in Terra Santa che si svolgerà dal 25 aprile al 2 maggio. L’esperienza biblica, presieduta dall’arcivescovo, vede già l’adesione di circa 150 iscritti; l’aereo dispone ancora di circa 50 posti, pertanto è possibile iscriversi fino al completamento dei posti. Per gli interessati, ma non solo, saranno prossimamente organizzati alcuni incontri di avvicinamento al pellegrinaggio, che culmineranno con il simposio biblico del 14 aprile. L’iniziativa ha lo scopo di promuovere l’amore alla bibbia e alla terra di Gesù, ma sarà anche esperienza della chiesa modenese, per la presenza dell’arcivescovo e di diversi sacerdoti. Per informazioni ed iscrizioni contattare l’Ufficio Pellegrinaggi di via sant’eufemia n 13, nei giorni di lunedì mercoledì e venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12.30; tel. 059 2133863 fax 059 2133803; e-mail pellegrinaggi@modena.chiesacattolica.it.

Giovedì 26 gennaio ore 20.30 al Cfn Alle querce di Mamre La Parola di Dio nella catechesi con gli adulti

Domenica 29 gennaio ore 18 al Cfn Sulla misura del cuore del Signore Celebrazione eucaristica e cena

Agenda del

Vescovo

Domenica 22 gennaio ore 7.45 in Cittadella messa con gli Scout ore 11.15 a S. Agnese Celebrazione eucaristica ore 15.30 a Imola Ordinazione episcopale di mons. Cavina, nuovo vescovo di Carpi Lunedì 23 gennaio ore 18 in Cattedrale Celebrazione eucaristica nel centenario di fondazione delle Figlie di Gesù Martedì 24 gennaio ore 7.20 al Monastero della Visitazione Celebrazione eucaristica Domenica 29 gennaio ore 12 al Paradisino Incontro con la comunità greco-cattolica ucraina


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Associazioni L’attività del 2011 del gruppo in occasione della 34a giornata per la vita

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i dice che più bambini nascono e più ricchi diventiamo. Di questa ricchezza l’associazione di volontariato Centro Aiuto alla Vita di Modena, in occasione della 34a giornata della vita, vuole rendere partecipi coloro che condividono le finalità della associazione: prevenzione aborto, difesa della maternità e della vita nascente. L’incertezza del doma-

A Ischia con il Centro Turistico Acli

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artono a febbraio e vi conducono nei più bei posti d’Italia, dove il benessere è protagonista. Sono i soggiorni termali del Centro Turistico Acli per il 2012. La prima proposta che il Cta ha già pronta per il nuovo anno è a Lacco Ameno di Ischia presso il prestigioso Grand Hotel Terme di Augusto. Circondato da giardini fioriti, ubicato in posizione centralissima, a soli 50 metri dal mare, si trova in una dimensione ecologica che rispetta la tranquillità e la vivibilità dei suoi ospiti. L’hotel è fornito di tutti i migliori

Centro Aiuto alla Vita

ni condiziona pesantemente l’accoglienza della maternità. Il disagio economico (lavoro precario, disoccupazione, nuclei familiari monoreddito) e le situazioni abitative non idonee sono le cause principali di maternità interrotte o accettate senza entusiasmo e con la paura di non essere in condizioni di svolgere il compito di genitore. A questi fattori si aggiungono problematiche familiari, rapporti sempre più fragili fra coniugi, l’abbandono, la solitudine e

l’emarginazione. Il nostro volontariato non è facile: esige discrezione, delicatezza, sensibilità e tanta pazienza per le differenti caratteristiche delle donne. Il Centro Aiuto alla Vita offre sia sostegno morale che materiale a donne sole e a coppie in attesa di un figlio o che hanno già bambini in tenera età e che si trovano in difficoltà. A noi si rivolgono donne che meditano di interrompere la gravidanza, donne che la gravidanza non la vivono serenamente e donne

che chiedono di essere aiutate a far fronte alla necessità dei lori figli. A tutte è stato offerto ascolto e insieme è stato costruito un percorso di aiuto efficace e concreto cercando di coinvolgere gli enti pubblici preposti. Nel 2011 è stato svolto il servizio di ascolto e di assistenza a 304 nuclei familiari, di cui 183 con gestanti e 121 con bambini sotto l’anno di vita, e sono nati 118 bambini. A questi nuclei abbiamo offerto pannolini, alimenti,

abbigliamento per bambini, attrezzature varie e giochi per complessivi 2.566 euro. Sono stati promossi 6 progetti Gemma e 8 progetti Vita, con elargizione di un contributo economico con la finalità di aiutare innocenti a venire al mondo e ad aiutarli a crescere. Sono state ospitate nella nostra Casa di accoglienza San Bartolomeo 5 donne con bambini piccoli e hanno frequentato il nostro baby parking 15 bambini di madri assistite.

Chi desidera collaborare o conoscerci può venire al centro in via Santa Chiara 1, oppure telefonare al numero 059/218064. Chi vuole sentirsi solidale con un contributo può servirsi del c/c Unicredit IT 53 Q 020081293 0000002998256 oppure c/c postale n, 13392410 Centro Aiuto alla Vita Casella Postale 3 - Modena. Il Cav è una Onlus e pertanto usufruisce del 5 per mille. Il nostro codice fiscale è 94008510367.

confort che soddisferanno le più differenziate esigenze: terrazze per l’elioterapia, tre piscine di cui una termale interna con idromassaggio a 36/40 gradi e una esterna riscaldata

e attrezzata, percorso terapeutico termale Dr. Kneipp a 17/40 gradi, sauna e bagno turco. Terme significa relax e bellezza, ma anche, e soprattutto, salute. E proprio per questo il reparto termale interno all’hotel è stato completamente rinnovato e offre la possibilità di differenti cure termali accreditate dal SSN/ASL NA2 categoria Super: inalazione aerosol,

irrigazioni, cure estetiche, insufflazioni endotimpaniche. Sono inoltre a disposizione di tutti gli ospiti la beauty farm qualificata “La Rosa” per trattamenti estetici e il centro benessere “Vital”, impero del fitness e del benessere con ampia palestra attrezzata e personal trainer. I soggiorni prevedono periodi quindicinali a partire dal 19 febbraio fino al 28 ottobre con possibilità di viaggio in bus o in treno Freccia Rossa, cosa aspetti a prenotare la tua vacanze di benessere? Per info e prenotazioni: tel. 331/3511454, cta@aclimodena.it, www.aclimodena.it/cta.

Il mare, le terme, il benessere Cicloturismo: scoperta e salute

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sperienze, viaggi e salute: il cicloturismo Acli vi porta alla scoperta dell’Italia e dell’Europa in bicicletta per una totale immersione nella natura, nell’arte e nella cultura. Ecco i prossimi giri in programma: 15 aprile: Ravenna 20 maggio: Peschiera-Mantova 3 giugno: Bologna 23 giugno: Olanda 9 settembre: Ville Venete 23 settembre: Torino Per info e prenotazioni: tel. 331/3511454, cta@aclimodena.it, www.aclimodena.it/cta

Trasporto pubblico Il modenese Pietro Odorici presidente della società che unisce Modena, Reggio e Piacenza

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i è tenuta presso la sede dell’assessorato alla Mobilità e Trasporti della Regione EmiliaRomagna la prima assemblea dei soci di Seta Spa, convocata per deliberare in merito alla nomina dei componenti del Consiglio di Amministrazione e del collegio sindacale della neonata azienda di trasporto pubblico, operativa dal 1° gennaio 2012 nei bacini provinciali di Modena, Reggio Emilia e Piacenza. Come previsto dallo Statuto societario, il Consiglio di Amministrazione è composto da 5 membri: 3 nominativi sono stati indicati dai soci pubblici e 2 dal socio privato. Gli enti pubblici modenesi hanno nominato come consigliere Pietro Odorici; in virtù dello stesso articolo statutario,

Il via a Seta Odorici ha quindi assunto la presidenza della società. Gli altri due componenti del Cda indicati dai soci pubblici sono Luca Quintavalla (per i soci di Piacenza) e Andrea Ferra-

ri (per Reggio Emilia). L’organo amministrativo di Seta Spa - che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio d’esercizio 2013 - è completato da Claudio Ferrari e Lau-

rence Le Blanc, già presenti nel CdA di Atcm Spa in rappresentanza di Herm Srl. Ad uno di questi due consiglieri nominati dal socio privato spetterà la carica di Ammi-

nistratore Delegato (sempre in virtù dell’art.14 dello Statuto), nomina che avverrà in seno alla prima riunione del Consiglio di Amministrazione prevista entro la fine del mese di gennaio. L’assemblea ha altresì deliberato la forma definitiva e condivisa della compagine sociale. Con voto unanime dei presenti è stata decisa la rimodulazione del capitale sociale e la definizione delle percentuali di partecipazione dei soci pubblici in proporzione ai chilometri dei servizi minimi previsti nei rispettivi bacini. A seguito di questa deliberazione il capitale sociale di Seta Spa ammonta a 12.597.576 euro. La maggioranza (oltre 7,2

Pietro Odorici

milioni) è detenuta dai tre soci pubblici per una quota complessiva del 57,61%, tra questi Modena detiene la maggioranza relativa del 23,91%. Il restante 42,39%, pari ad oltre 5,3 milioni di euro, è di proprietà di Herm Srl, la holding che raggruppa Fer (Ferrovie Emilia-Romagna), RATP Dev, Nuova Mobilità e Consorzio Toscano Trasporti.


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La Messa dei popoli

Nella chiesa di Sant’Agostino, la Messa dei Popoli celebrata dal vescovo Lanfranchi e dai sacerdoti delle tante comunità etniche della nostra città • Marcella Caluzzi

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na allegra mescolanza di colori, danze, volti, abiti e lingue accumunati dalla gioia di ritrovarsi tutti insieme a festeggiare la ‘Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato’, domenica 15 gennaio; un appuntamento ormai inserito nel calendario da 98 anni ma mai così attuale come oggi. Le diverse comunità etniche di fede cattolica presenti nella nostra città si sono infatti incontrate la scorsa domenica per celebrare insieme, presso la chiesa di Sant’Agostino, la Messa dei Popoli, presieduta da monsignor Lanfranchi e concelebrata dai sacerdoti dei diversi gruppi linguistici. La celebrazione eucaristica, alla quale hanno preso parte quasi un migliaio di persone, ha visto alternarsi le tradizioni, i canti e le lingue dei diversi gruppi etnici: la prima lettura, ad esempio, era in inglese, la seconda in francese mentre le preghiere dei fedeli sono state espresse in italiano, francese, inglese, filippino, nigeriano, singalese, polacco e ucraino. In particolare la comunità nigeriana ha desiderato pregare per le vittime degli attacchi terroristici compiuti lo scorso Natale ai danni dei cristiani nella capitale nigeriana. Anche l’offertorio si è rivelato un momento di scambio: accompagnati dalla musica e dalle danze alcuni rappresentanti delle comunità, in abiti tipici, hanno portato in offerta dolci, pane e frutta tradizionali dei loro paesi d’origine. A chiudere, l’offerta di un grande mappamondo: un ulteriore simbolo di multiculturalità ma anche di unità del genere umano. Le prime parole di monsignor Lanfranchi sono state di gioia e di commozione per il sentirsi tutti fratelli; il vescovo di Modena-Nonantola ha poi fatto riferimento alla vocazione primaria della Chiesa di farsi ‘segno e strumento di unità di tutto il genere umano, aspirazione ad essere simbolo di quell’unità che è vocazione di tutta l’umanità”. In merito alla vocazione mons. Lanfranchi, ugualmente al Santo Padre nell’Angelus di quella domenica, l’ha individuata come filo conduttore della prima lettura e del Vangelo di quel giorno: “Nella prima lettura assistiamo alla chiamata del profeta Samuele mentre nel Vangelo dei primi discepoli. In entrambi i brani emerge

Farsi segno e strumento di unità tra i popoli l’importanza della mediazione umana. In egual maniera la fede ci arriva attraverso le relazioni umane, gli affetti, la famiglia, la comunità. Dio sceglie la via umana per farci scegliere la via della salvezza. Ne emerge anche l’importanza dei luoghi, come spazi che permettono di coltivare la propria fede, le proprie radici, di integrarsi rispettando le proprie tradizioni. Tra i bisogni che spingono a emigrare c’è la ‘ricerca del pane’ ma c’è anche la ricerca di un qualcosa che possa saziare la ‘fame dello spirito’. La fede permette di affrontare le difficoltà, le sofferenze della migrazione: essere lontani da casa, l’integrazione, i pregiudizi, le difficoltà economiche. La famiglia è il luogo primario di trasmissione della fede, così pure le comunità parrocchiali di cui siete parte integrante”. Monsignor Lanfranchi ha poi proseguito mettendo al centro il tema scelto da Benedetto XVI per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato di quest’anno: ‘Migrazioni e nuova evangelizzazione’: “voi migranti non siete solo destinatari del messaggio evangelico, siete soggetti attivi. Anche voi portate il messaggio di Dio nelle comunità in cui vi inserite, alle persone che incontrate. Voi portate freschezza, novità, spontaneità a realtà che spesso hanno bisogno di stimoli nuovi. Una evangelizzazione nuova, quindi, non per i contenuti ma per lo slancio verso

va’ evangelizzazione: il rischio che corrono è infatti quello di perdere progressivamente la pratica quotidiana della fede. Ma l’evangelizzazione è nuova anche e soprattutto perché ci si ritrova a vivere in un nuovo contesto, in una società con un diverso modo di vivere, in cui i giovani hanno una differente e più aperta visione del mondo, della vita: occorre adattare il messaggio del Vangelo a queste novità, affinchè Gesù sia sempre al centro della nostra vita. Questa giornata è preziosa perché ci dimostra come Dio vive la comunione con il Figlio e lo Spirito Santo: noi per darne testimonianza ab-

Il Magistero di Benedetto XVI “Persone, non numeri”

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enedetto XVI domenica 15, nel corso dell’Angelus, ha parlato della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. “Milioni di persone – ha detto il Papa - sono coinvolte nel fenomeno delle migrazioni, ma esse non sono numeri! Sono uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace”. Nel suo Messaggio per questa Giornata il Papa ha richiamato l’attenzione sul tema “Migrazioni e nuova evangelizzazione”, sottolineando che “i migranti sono non soltanto destinatari, ma anche protagonisti dell’annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo”. In questo contesto il Pontefice ha rivolto “un cordiale saluto ai rappresentanti delle comunità migranti di Roma”, presenti in piazza San Pietro, dando loro il “benvenuto”. Anche nei saluti in varie lingue Benedetto XVI ha rammentato la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. In francese ha invitato i pellegrini a “essere portatori instancabili della Buona Novella presso i nostri fratelli e sorelle rifugiati e migranti. Cerchiamo di essere testimoni autentici del Vangelo vivendo concretamente la solidarietà e la carità cristiana, non solo con la preghiera, ma anche con i fatti”. In polacco ha invitato a ricordare “nella preghiera tutti coloro che vivono in terra straniera”. La riflessione su “Migrazioni e nuova evangelizzazione”, è stato l’auspicio del Papa, “ci aiuti a comprendere meglio i bisogni dei migranti e dei rifugiati e specialmente il loro desiderio di incontrare Dio. Benedico di cuore voi tutti e in modo particolare i polacchi che vivono fuori della patria”.

situazioni in continua trasformazione”. “E’ un messaggio molto forte quello del Papa – ha commentato don Germain Nzinga, sacerdote della comunità africana francofona di Modena, cha abbiamo incontrato prima della celebrazione -. Il Santo Padre ha ragione quando parla di comunità multietnica e multiculturale: stiamo camminando verso un ‘mondo mondializzato’, bisogna trovare, perciò, un nuovo modo di

pregare e di annunciare Gesù Cristo e la sua buona novella. Sia chi accoglie che chi è accolto deve farsi messaggero del Vangelo: per quanto riguarda l’Africa, il cristianesimo è una esperienza che noi stiamo facendo da 200-300 anni perciò abbiamo molto da imparare dall’Europa, dove la tradizione cristiana è arrivata duemila anni fa. Questi stessi paesi che hanno una lunga tradizione cristiana hanno comunque bisogno di una ‘nuo-

biamo bisogno di vivere questa comunione con tutte le etnie, le culture”. “Questa giornata – spiega don Damian Piziak, sacerdote della comunità polacca – è molto importante: ci aiuta ad uscire dalla nostra quotidianità, dalla nostra solitudine per sentirci parte di un universo più grande. Ci aiuta a riscoprire gli altri che si trovano nella stessa nostra situazione e che vivono le nostre stesse difficoltà”.


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Compleanno a Santa Caterina La struttura per anziani della parrocchia di S. Caterina accoglie 78 ospiti ed è gestita da una cooperativa sociale che dà lavoro a sessanta persone

25 anni per la Casa della Gioia e del Sole

• silvio cortesi

S

ono trascorsi 25 anni da quando i primi quatto ospiti – anziani con storie drammatiche di solitudine – sono entrati nella Casa della Gioia e del Sole. Si tratta della struttura protetta per anziani sorta alla Crocetta per volontà di don Sergio Mantovani, parroco della parrocchia modenese di Santa Caterina. Oggi gli ospiti sono 78; hanno un’età compresa tra i 57 e 99 anni, sono per la maggior parte donne e, quasi sempre, non hanno nessun parente che possa assisterli e accudirli. È proprio per accogliere le persone anziane rimaste sole che, agli inizi degli anni

Don Sergio Mantovani

ottanta, don Sergio Mantovani decide di costruire una casa protetta. La prima pietra viene posata nel maggio 1982, l’inaugurazione avviene il 25 ottobre del 1986. Il nome – Casa della

Gioia e del Sole - è scelto dai giovani della parrocchia e dalle volontarie del Sacro Cuore. Per festeggiare il 25° anniversario dell’ingresso dei primi ospiti, il 12 gennaio scorso è stata celebrata una messa officiata dal vicario generale della diocesi di Modena, mons. Giacomo Morandi. “Ci sono tante altre case, però noi abbiamo dato un’impostazione di tipo familiare spiega don Sergio Mantovani, parroco di S. Caterina e presidente della Casa della Gioia e del Sole -. Abbiamo visto che i nostri anziani si trovano bene qui, e questa è la più bella risposta a quella che è la nostra intenzione. Diciamo grazie al Signore perché abbiamo fatto le nozze d’argento”. Oggi la Casa della Gioia e del Sole è gestita dall’omonima coo-

perativa sociale che aderisce a Confcooperative Modena e il cui scopo è promuovere e intraprendere iniziative di carattere assistenziale nei confronti degli anziani, dei portatori di handicap e di tutte le categorie di soggetti emarginati e bisognosi. Gli ospiti soffrono generalmente di demenza senile, Alzheimer, malattie ossee e altre patologie tipiche della tera età. Vengono assistiti nelle normali attività quotidiane favorendo il mantenimento delle loro capacità fisiche, mentali, affettive e relazionali e, quando possibile, cercando il recupero funzionale delle persone non autosufficienti. Nella Casa della Gioia e del Sole lavorano sessanta persone tra operatori socio-sanitari, animatori, infermieri, fisioterapisti e medici. «Noi ci mettiamo al servizio degli ospiti anche sensibilizzando il personale, che assumiamo direttamente, e al quale chiediamo di trattare gli ospiti come se fossero il loro papà e la loro mamma - aggiunge Tilde Radighieri, da 25 anni direttrice della Casa della Gioia e del Sole -. I familiari degli ospiti apprezzano molto questo approccio, anche perché spesso si sentono in colpa per averli ricoverati in struttura. Del resto, spesso non hanno alternativa e sanno che qui i loro anziani possono essere assistiti e curati a dovere». La Casa della Gioia e del Sole è stata la prima

struttura privata cittadina a convenzionarsi con il Comune di Modena per la gestione di alcuni posti; i rapporti con l’amministrazione comunale, iniziati oltre vent’anni fa, sono tuttora eccellenti. Attualmente la Casa della Gioia e del Sole è in fase di accreditamento transitorio, che sarà definitivo nel 2013. La struttura si mantiene con le rette pagate dalle famiglie degli ospiti, integrate in certi casi dal Comune, e grazie all’aiuto dei parrocchiani. “Non l’abbiamo mica fatto per far soldi, per l’amor di Dio! Abbiamo cercato di dare una risposta a un bisogno sempre più crescente seguendo la strada dell’impegno sociale. Non vogliamo pesare su nessuno, ci accontentiamo di stare a galla. Si sono realizzare le intenzioni dei ricchi con i soldi dei poveri”, conclude don Sergio Mantovani.

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La comunità ecclesiale si interroga

Azione Cattolica e Caritas parrocchiale di Gesù Redentore hanno organizzato un appuntamento per parlare della crisi. Ospiti Claudio Arlati della Cisl e Mauro Rebecchi di Progetto Insieme

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• paolo seghedoni

na serata per parlare di crisi economica ma, soprattutto, per alzare l’asticella della consapevolezza come comunità cristiana. Non è strano, o particolare, parlare di queste tematiche in ambito ecclesiale e la dimostrazione dell’interesse è stata la partecipazione attiva di persone della parrocchia di Gesù Redentore ma anche di altre realtà parrocchiali. ‘Modena e la crisi’ è stato il titolo

Fare cultura contro la crisi

scelto dall’Azione Cattolica e dalla Caritas parrocchiale per un approfondimento curato da Claudio Arlati, formatore e responsabile del centro studi regionale della Cisl, e da Mauro Rebecchi del Progetto Insieme proposto dalla Caritas diocesana. Arlati ha parlato dello scenario, a partire da quello internazionale: “La crisi è frutto del blocco del processo di redistribuzione, un processo inventato dal liberale inglese Beveridge che intreccia la Dottrina Sociale della Chiesa e il pensiero socialdemocratico. Tutte le parti politiche, destra o sinistra, hanno utilizzato la spesa pubblica per redistribuire la ricchezza e per la coesione sociale. Ma questo processo si è interrotto negli anni ’80, con i liberisti che hanno teorizzato il

mercato come regolatore naturale e con le politiche di Reagan e della Thatcher. Le letture del fenomeno, naturalmente, sono diverse, l’esito è stata la crescita dell’individualismo che è un fenomeno ambivalente. E’ andato in crisi il welfare state, i servizi offerti erano poco flessibili e poco tagliati sulle persone e la globalizzazione ha creato una competitività tra territori. Si è imposta una sorta di ideologia del consumo, ma se mancano i soldi come fare? Ecco che c’è stato un accesso al credito indiscriminato, in Italia meno che altrove e soprattutto a causa di finanziarie. Negli Stati Uniti, invece, tutti hanno avuto credito anche per somme superiori all’acquisto di una casa, ad esempio e sono esplosi i cosiddetti derivati. Il Pil mondiale,

secondo Il Sole 24 Ore, è di 74mila miliardi di euro, il valore delle borse di 50mila miliardi, le obbligazioni al di fuori delle borse 95mila miliardi, i prodotti cosiddetti derivati di 466mila miliardi: oltre sei volte il Pil mondiale! E’ ovviamente scoppiata la bolla – ha proseguito Arlati – così come in Spagna, ad esempio, è scoppiata quella immobiliare: a fronte di 2milioni e 500mila appartamenti costruiti all’anno se ne vendevano appena 500mila. Gli stati, allora, hanno salvato le banche (quelle italiane, come detto, erano meno esposte), senza però porre condizioni e le banche hanno acquistato titoli di stato di paesi in difficoltà, come la Grecia. Ecco allora che il problema si è posto nuovamente e assistiamo a un nuovo salvataggio attraverso il fondo salva stati. In Italia – ha spiegato Arlati – il grande problema è il debito pubblico che è ripartito circa a metà tra investitori italiani ed esteri. Nel 2014 dovremo pagare, e i conti sono stati fatti prima del boom degli spread, 97 miliardi di interessi, da qui le manovre di questi mesi. Le ricette per la crescita sono essenzialmente due: una liberista che chiede tagli a spese e a burocrazia per far ripartire il mercato, l’altra che mi pare decisamente più intelligente è la cosiddetta economia sociale di mercato,

una strategia a livello europeo con un mix di più scuola, formazione, ricerca e sviluppo con una maggiore flessibilità del lavoro e lotta senza quartiere alla povertà. Venendo a Modena – ha concluso l’esponente della Cisl – i dati Unioncamere dicono che nel valore pro capite è la sesta città più ricca d’Italia con circa 30mila euro di Pil medio, ma lo stesso Pil è calato del 3,8% tra 2009 e 2010 e l’export addirittura del 9,1%, con l’occupazione che è scesa del 2,5%. Ma quando finiranno gli ammortizzatori sociali cosa accadrà?”. Una domanda lasciata per la riflessione, che è proseguita con Mauro Rebecchi: “Il tema vero è che questa è una crisi etico-morale, la voglia del tutto e subito è stata la molla che ha fatto saltare il sistema. Progetto Insieme non è una banca, anche se qualcuno voleva che lo fosse, ma una consulenza che permette interventi strutturali e che dall’inizio, a fronte di 300mila euro di plafond (ora aumentato a 500mila) ha già aiutato senza spendere denaro circa 300 famiglie. La consulenza fa sì che si tratti con gli istituti di credito per rivedere i tassi dei mutui, ma anche con Acer o Hera, ad esempio, per le bollet-

Se ne è andato il 2011 lasciando una magra eredità

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’ passato il 2011 fra sacrifici, incertezze e lotte. E’ terminato con una iniqua manovra cha ha colpito pesantemente i ceti più deboli: pensionati e lavoratori dipendenti. Il 2012 è arrivato! All’orizzonte si affacciano solo pensieri cupi e preoccupazioni per il futuro. I numerosi tagli e aumenti continuano a defalcare le nostre già provate pensioni. Noi come Fnp abbiamo lottato, abbiamo evitato di essere travolti ma purtroppo i risultati non sopperiscono ai continui aumenti già programmati. Io opero come collaboratore Fnp a Pievepelago e a Sestola. Nella mia modesta esperienza, posso affermare che diversi pensionati sono in difficoltà per questa manovra: 1 - nel ripagare l’Ici trasformata in Imu, nella speranza che non sia precedente; 2 - per quelli che vivono distanti dai paesi; 3 - per la sanità, i tempi d’attesa sono lunghi e chi vuole curarsi aspetta o paga; 4 - quassù l’inverno è molto lungo e anche gli

aumenti del gas e della luce incidono moltissimo. Per sopperire un po’ a questi disagi sarebbe opportuno coinvolgere il nostro volontariato dell’Anteas (associazione nazionale terza età per la attività sociali). Vorrei inoltre lanciare un appello ai nostri iscritti pensionati e attivi: cerchiamo di rimanere uniti, di partecipare alle riunioni, alle manifestazioni, perché dopo l’urgenza della fase Salva Italia, nel passare alla fase Cresci Italia i sindacati non lasceranno nulla d’intentato per alleggerire la pressione fiscale su pensionati e lavoratori dipendenti. Capisco che da quassù il disagio è enorme, ma tentiamo di farlo. Le porte dei nostri uffici sono sempre aperte per qualsiasi informazione e consigli. Lo so che molti sono delusi e stanchi di questa situazione, ma rassegnarsi non serve e da parte nostra vi assicuriamo la totale disponibilità. Sono convinto che tutti uniti riusciremo a superare questo travagliato periodo. Voglio finire con una poesia edita dal mio ultimo libro.

Claudio Arlati

te e gli affitti, il tutto attraverso un tutor non un garante. Ma è necessario avere persone che si lasciano coinvolgere e di comunità parrocchiali che entrano in relazione con le persone che hanno bisogno di aiuto. Si tratta di un impegno forte, più ‘pesante’ di dare una somma di denaro, che però aumenta da una parte la cultura e dall’altra fa stringere relazioni”. Una risposta, concreta, a un problema sempre crescente, come è emerso anche dall’ampio dibattito. Tanto che gli organizzatori si sono impegnati a proporre altre occasioni di confronto e di dialogo comune su questi temi.

A cura di

Federazione Nazionale Pensionati Sindacato Territoriale di Modena 41124 Modena - via Emilia Ovest, 101 Tel. 059/890846 Fax 059/828456

Preghiera Gesù dall’alto dell’altare sembra guardarmi appeso a quella croce consunta dal tempo. Le labbra sussurrano una preghiera, la voce risuona spezzando quel silenzio, Ti prego, tu che sei il Padre di tutti ridona la serenità e la pace in questo mondo. Stiamo navigando su una nave che sta per affondare; indicaci la giusta strada per giungere al porto. Solo là potremo ritrovarci. Silvano Fini (Pievepelago) Lega di Pavullo


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Lungo la via Emilia Una Giornata di studio per docenti e studenti allo studio Teologico Interdiocesano di Reggio Emilia

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resso lo Studio Teologico Interdiocesano di Reggio Emilia si è svolta una Giornata di Studio per docenti e studenti, sul tema della vita cristiana come scelta. Riportiamo qui una breve sintesi delle relazioni. Il mistero della libertà Dal punto di vista filosofico e di teologia fondamentale, don Gianfranco Panari è partito dal passo biblico di Gc 2,12 – “parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà” –, per sottolineare il “gioco paradossale” della libertà, in tensione tra il rischio di ridurla a fenomeno marginale di fronte ad altre realtà dominanti, come la natura e la norma (la libertà sottoposta alla legge), e il rischio di farne un fenomeno a sé stante senza vincoli (la libertà come unica legge). Quando non viene riconosciuta questa tensione, nascono i fenomeni del fondamentalismo e del relativismo, che si alimentano reciprocamente: la paura del relativismo genera fondamentalismo e il fastidio per il fondamentalismo genera relativismo. Così le due posizioni finiscono per assomigliare alla caricatura fatta dall’altro, mentre inconsapevolmente si scambiano tra loro i ruoli, con

La vita cristiana come scelta il fondamentalismo che sceglie in modo relativistico certi “punti fermi” all’interno della più ampia Tradizione, mentre il relativismo, pur di innovare, rigetta in modo dogmatico ogni percorso della Tradizione. Un corretto atteggiamento cattolico suppone invece una continua tensione tra fedeltà e aggiornamento, atteggiamento che può anche servirsi dell’attuale filosofia relativista, senza peraltro cadere nel relativismo. La scelta tra desiderio e limite Sul versante psicologico, don Luca Balugani ha fatto notare come la facoltà di scelta sia centrale per la visione contemporanea dell’uomo, nonostante siano da tempo noti alcuni condizionamenti che la riguardano – infatti nessuno si sceglie i propri genitori, la propria cultura o il proprio carattere – ed anzi la psicologia sperimentale scopra sempre nuovi limiti nell’esercizio della libertà. D’altra parte la stessa psicologia, fin dai tempi di Freud, ha notato come addirittura l’inconscio patologico faccia delle “scelte”, orientandosi verso una nevrosi invece che verso un’altra, come se l’inconscio stesso dicesse che l’uomo in ogni caso non può non scegliere, anche quando non vuole o non può. La libertà pare perciò radicarsi ad un livello ancora più profondo, rispetto alla facoltà di scelta così come la sperimentiamo quotidianamente. L’inevitabilità della scelta è

poi ciò che fonda la responsabilità, nonostante nessuno abbia mai nel concreto la certezza di fare la scelta giusta: infatti ogni volta che scegliamo siamo esposti al rischio di perdere noi stessi, senza sapere se ci ritroveremo, senza sapere se l’esito ultimo sarà la speranza o la disperazione. E in questo dilemma non basta

ne del Deuteronomio come nell’uso della retorica in Paolo, la Scrittura contiene anche degli aspetti esortativi e persuasivi che indicano un apprezzamento della libertà umana, contro ogni logica costrittiva: ad esempio, nella lettera a Filemone, Paolo potrebbe costringere Filemone ad obbedirgli, ma preferisce

la scelta per un oggetto corretto – ad esempio, la scelta di essere cristiani – per essere sicuri di un approdo positivo, ma è anche necessario un “galateo”, cioè uno stile di coerenza che rende la scelta, come tale, sapiente. I racconti d’alleanza come modello di libera adesione Dal punto di vista biblico, don Filippo Manini ha sottolineato come il termine ebraico berit (“alleanza”) indichi sia l’impegno unilaterale di Dio (Gen 15), sia l’impegno bilaterale di Dio e di Israele (Es 19-24): già nei primi libri dell’Antico Testamento emerge perciò un equilibrio tra la sovrana e gratuita iniziativa di Dio e la libera adesione del popolo. In più, nella tradizio-

persuaderlo, affinché accolga di sua libera iniziativa lo schiavo Onesimo. La scelta tra grazia e libertà Riguardo alla teologia della grazia, don Daniele Moretto ha sottolineato come nella Rivelazione emerga di continuo la centralità della libertà. Anzitutto c’è la libertà originaria del Padre, che ha scelto liberamente di creare il mondo e che altrettanto liberamente ha posto in essere l’uomo come creatura a sua immagine, cioè in grado di interagire con Lui in modo libero: perciò, quando l’uomo è libero, Dio è contento. Ma c’è di più: il Padre ha scelto di intervenire nella storia degli uomini in modo liberante – dall’uscita

dall’Egitto fino al dono del suo Figlio –, affinché l’esercizio della libertà umana fosse condotta a compimento. In secondo luogo c’è la libertà dell’uomo, chiamato sì a conformarsi a Cristo per accedere alla comunione con il Padre, ma senza esserne obbligato: infatti una creatura libera può raggiungere il compimento di sé solo in modo conforme alla sua intima realtà, quindi liberamente. Se ciò è vero, è troppo poco dire che grazia e libertà non si oppongono: infatti la grazia è la condizione di possibilità affinché la libertà umana sia sé stessa, cioè in grado di scegliere liberamente il suo sommo bene, la relazione con Dio. Ciò si vede esemplarmente in Gesù, indissolubilmente legato al Padre e per questo in grado di vivere davvero da uomo libero. La grazia non si sostituisce alla libertà, ma è appello e insieme aiuto al suo esercizio. Il battesimo come scelta di fede Sul versante della teologia dei sacramenti, don Edoardo Ruina ha mostrato come nella Scrittura battesimo e fede siano strettamente connessi, in modo tale che la fede in Cristo preceda sempre il battesimo. Il ruolo della Chiesa non si sostituisce all’atto di fede del singolo, ma permette al soggetto di incontrare Cristo. Per questo nei

primi secoli il battesimo è stato inteso come un atto rituale che, sigillando il cammino di fede compiuto, sancisce l’accoglienza tra i discepoli di Cristo, permettendo una relazione filiale con Dio. Non a caso il termine sacramentum – che nel linguaggio militare romano indicava il giuramento delle reclute – è stato gradatamente utilizzato per indicare il battesimo, per le evidenti analogie tra i due atti. Questi contenuti fondamentali, mai dimenticati dal Magistero e dalla sana teologia, si sono però spesso appannati nella prassi, quando in Europa la generalizzazione del battesimo dei bambini, avvenuta dal VII secolo in poi, ha condotto a capovolgere la sequenza annuncio-fedebattesimo-vita cristiana in: battesimo-annuncio-fede-vita cristiana. Negli ultimi due secoli ciò ha iniziato a creare problemi, quando fede e vita cristiana non sono più stati ritenuti scontati – infatti non è più eccezionale il caso di un battezzato che non ha fede e non si considera membro della Chiesa – e quando l’aumentata consapevolezza della libertà del singolo ha portato all’allentamento dei legami familiari, per cui non è più possibile definire qualcuno “cristiano” solo per il fatto che lo è la sua famiglia. I sacramenti non esimono dalla fatica di credere, ma sanciscono (segni) e rafforzano (strumenti) l’incontro tra Dio e l’uomo.


NostroTempo

La parrocchia di San’Agnese nella ricorrenza della protettrice

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on gioia e gratitudine la comunità parrocchiale di S. Agnese celebra la Pasqua vittoriosa del Signore che si é manifestata anche nella giovanissima credente che venera come sua protettrice, S. Agnese V.M. E’ una festa di famiglia che si apre a tutti i fratelli che vorranno unirsi alla comunità in questo rendimento di grazie perché la “festa” sia ancora più vera e partecipata in spirito di comunione ecclesiale. Questo il programma della celebrazione di questo nuovo anno: il 19, il 20 e il 21 gennaio, alle 18 ,S. Rosario e, alle 18.30, S. Messa con riflessione. Vener-

Festa del patrono alla parrocchia San Paolo Apostolo

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a parrocchia San Paolo Apostolo in via del Luzzo si prepara a festeggiare il suo patrono con una settimana di preghiera. Noto come “apostolo dei Gentili”, ovvero come principale missionario del Vangelo di Gesù tra pagani greci e romani, secondo i te-

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Città

Un festa di famiglia

dì 20, alle 21, concerto vocale del Coro della Cattedrale di S.Pietro di Bologna con il direttore Soli e l’organista Unguendoli. Sabato 21, alle 16, concerto di campane, alle 18, Primi Vespri, alle 18.30, Celebrazione eucaristica e, alle 21, presso il cinema Aurora, lo spettacolo ideato e condotto dai gruppi giovanili. Domenica 22, giorno della festa, messe alle 8, alle 10, alle 11.30 e alle 18.30, alle 18 i Secondi Vespri Capitolari. Mons. Lanfranchi, arcivescovo abate, presiederà la solenne Eucaristia, concelebrata da altri sacerdoti, alle ore 11,15. Per tutto il fine settimana sarà inoltre allestita una grande pesca di beneficenza a favore delle attività parrocchiali e delle scuole dell’infanzia

nel salone “Mons. Santi”. “Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.” (dall’annuncio del giorno della Pasqua).

Nella ricorrenza del patrono S.Sebastiano

Polizia municipale in festa

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enerdì 20 gennaio la Polizia municipale di Modena festeggia San Sebastiano, patrono delle polizie municipali d’Italia. Alle 11 in Duomo sarà celebrata la Santa Messa dall’arcivescovo di Modena-Nonantola monsignor Antonio Lanfranchi. Alle 11,30 un picchetto d’onore di operatori presenzierà alla deposizione di una corona di alloro al sacrario dei Caduti, ai piedi della Ghirlandina, da parte del sindaco Giorgio Pighi e del comandante Franco Chiari. Alla cerimonia saranno presenti le massime autorità cittadine ed i gonfaloni delle principali polizie municipali della provincia.

San Paolo, l’apostolo dei Gentili

te l’Arabia, la Grecia e l’Asia minore. Paolo, con il suo carattere energico e appassionato, riuscì sempre vittorioso. Venne decapitato probabilmente attorno al 64-67, durante la persecuzione di Nerone, ma la sua influenza storica nell’elaborazione della teologia cristiana è stata enorme: le lettere paoline definiscono i fondamenti dottrinali del valore salvifico della sua incarnazione, pas-

sione, morte e risurrezione. Dedicato a Paolo è intenso il programma della settimana di preghiera per la festa del patrono nella chiesa modenese a lui intitolata: lunedì 16 gennaio ha preso il via l’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, fino a domenica 22 gennaio, ogni giorno, alle ore 7.30 e alle ore 9.30, recita delle Lodi, alle ore 9 Santa Messa, alle 18.30 S.Rosario e Vespri, alle ore 19

Santa Messa. Domenica 22 in programma tre Sante Messe alle ore 10, 11.30 e 18.30 e l’adorazione eucaristica alle ore 17.30. La Messa delle ore 10 sarà celebrata dal vescovo di Ravenna mons. Giuseppe Verucchi che parrocchiani e non potranno poi incontrare presso la sala parrocchiale alle ore 11. Per info: tel. 059 357377, parrocchia@sanpaolomodena.it, www.sanpaolomodena.it.

Parrocchia Santa Teresa

Incontri di Bibbia liturgica

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ontinua il percorso di Lectio divina guidato da suor Elena Bosetti nella parrocchia di Santa Teresa. Il 20 gennaio prossimo, “La predicazione del profeta Giona - Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”. L’appuntamento è per le ore 21 nel salone accanto alla chiesa. In febbraio, il 24, “Il segno dell’alleanza con Noè - Lo spirito sospinse Gesù nel deserto”. Il 23 marzo “la passione secondo Marco” e il 27 aprile “La resurrezione secondo Marco”.

Figlie di Gesù

A due secoli dalla fondazione

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nche l’Usmi diocesana (Unione superiori maggiori d’Italia), partecipa con lode di ringraziamento al Signore all’inizio dell’anno giubilare dell’Istituto “Figlie di Gesù” di via del Carmine 12 a Modena, sede dei ritiri spirituali mensili. Il giorno 23 gennaio, in Duomo alle ore 18, mons. Antonio Lanfranchi, con una solenne celebrazione eucaristica, ricorderà la presenza delle “Figlie di Gesù” nella città di Modena e i due secoli di fondazione dell’istituto. sti biblici, Paolo nasce come ebreo dalla cittadinanza romana. Non conobbe direttamente Gesù e, come tanti connazionali, era in origine contrario alla Chiesa cristiana, arrivando a perseguitarla direttamente. Un giorno però, mentre si recava da Gerusalemme a Damasco per perseguitare i cristiani della città, venne accecato da una luce e sulle sue palpebre si formarono come delle squame. In quell’istante ricevette la chiamata da Gesù risorto, che gli apparve lungo il cammino, e da allora iniziò a predicare il Cristianesimo. Come gli altri missionari cristiani, si rivolse inizialmente agli Ebrei, ma in seguito si dedicò prevalentemente ai Gentili. I territori da lui toccati nella predicazione itinerante furono inizialmen-

Torna il corso gratuito per separati

Ciclo di incontri per giovani dottori

Strada facendo vedrai

Cervelli modenesi in città

iprende sabato 21 gennaio, presso la sala conferenze di piazza Redecocca 1, “Strada facenso vedrai” il corso per famiglie che stanno affrontando una separazione. Promosso dall’assessorato alle Politiche sociali del Comune di Modena, il ciclo di appuntamenti si propone di sostenere le famiglie che stanno affrontando il cambiamento della separazione. Possono partecipare genitori, nonni, nuovi partner e tutti gli adulti che hanno una relazione significativa ed educativa con i figli. Gli appuntamenti, sette, sono in programma il sabato mattina dalle 10 dal 21 gennaio al 31 marzo. Il percorso offre alle famiglie un confronto con esperti, su temi che vanno dal conflitto nella coppia al distacco emotivo del partner, dal ruolo dei genitori ai comportamenti di bambini e adolescenti in seguito alla separazione. Durante gli incontri un educatore sarà a disposizione per accudire i bambini e consentire ai genitori di partecipare. L’incontro del 21 gennaio si chiama “Insieme a te non ci sto più. Conflitto nella coppia: dalla crisi alla separazione”, mentre il 4 febbraio sarà la volta di “Se mi vuoi lasciare…dimmi almeno perché: il distacco emotivo dal partner”. Gli appuntamenti proseguiranno sabato 11, 25 febbraio e 3 marzo con “Mi fido di te! Dalla coppia coniugale alla coppia genitoriale”, “Quando i bambini fanno oohh… Emozioni e comportamenti nei bambini a seguito della separazione”, “Siamo ragazzi di oggi: emozioni e comportamenti nei figli adolescenti nella separazione”. Il 10 e il 31 marzo si conclude con “Pensieri e parole: racconti ed esperienze di condivisione” e “Amore che vieni amore che vai. La costruzione di una nuova coppia e il rapporto educativo con i figli”. All’iniziativa collabora il Centro di consulenza per la famiglia. Per info e iscrizioni: tel. 059 2033614, centro. famiglie@comune.modena.it, www.comune.modena.it/informafamiglie.

i è tenuto la sera dell’11 gennaio il primo incontro della serie Young Doctors for Science, ed è proseguito il 18 con il secondo appuntamento, sempre presso il civico Planetario “F. Martino” di Modena. Il ciclo prevede 11 incontri su diverse tematiche scientifiche che si terranno nei prossimi mercoledì fino al 21 marzo. Nel primo incontro sette giovani laureati del nostro Ateneo hanno illustrato ad un folto ed attentissimo pubblico di oltre 180 persone, per lo più giovani, i 7 problemi matematici del millennio per la soluzione dei quali il Clay Institute ha messo in palio ben 1 milione di dollari ciascuno. I relatori hanno fatto uno sforzo di “semplificazione” di temi per nulla semplici al fine di renderli comprensibili al vasto pubblico. Il grande successo di pubblico denota l’opportunità di tale iniziativa che risponde a un bisogno di divulgazione scientifica. La sfida è quella di avviare un movimento culturale, un’esperienza “modenese”, che possa valorizzare i cervelli locali, originando, perché no, una “scuola modenese” in ambito scientifico.

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Domenica 22 gennaio 2012

Pianura

Don Simone Bellisi ha incontrato i ministranti dei vicariati della Bassa e di Nionantola-Soliera • Paolo Buldrini

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stato un pomeriggio molto costruttivo quello vissuto da un folto gruppo di ministranti dei vicariati della Bassa e di Nonantola-Campogalliano, riuniti domenica scorsa 15 gennaio a Bastiglia per l’incontro annuale. Circa 35 chierichetti, provenienti dalle parrocchie di Bastiglia, Bomporto, Ravarino, Stuffione e San Felice sul Panaro, hanno partecipato a questa terza tappa (dopo quelle prenatalizie in seminario e a Casinalbo) del tour di don Simone Bellisi per incontrare i ministranti della diocesi modenese. Don Simone, responsabile diocesano per le vocazioni, ha presentato nel corso dell’incontro, proponendolo poi come protettore di tutti i ministranti della Diocesi, una persona spe-

Una serie di iniziative promosse dal Comune per ricordare

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venti ed iniziative per non dimenticare la Shoah nei giorni del 67° anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz. Mercoledì 25 gennaio alle ore 20 al bar La Pausa Villa Bi cena con menù tipico della tradizione ebraica, accompagnata dalla musica klezmer con i Mutinae Golem (per partecipare è necessaria la prenotazione, telefonando al numero 338/9625089 o al 320/3131799). Venerdì 27 gennaio alla scuola primaria dell’istituto San Giovanni Bosco sarà allestita la mostra fotografica dal titolo “Viaggio sui luoghi della Memoria 2011. Sant’Anna di Stazzema e rifugio antiaereo di Martana”. L’esposizione, realizzata con i contributi dei partecipanti al viaggio in collaborazione con l’istituto storico della Resistenza di Modena, sarà inaugurata con visita guidata alle ore 9. La mostra, che rimarrà aperta fino al 25 febbraio, rispetterà i seguenti orari: martedì,

Chierichetti a Bastiglia ciale: Rolando Rivi, seminarista martire ucciso sul nostro appennino, nei pressi di Monchio, nell’aprile 1945, in uno degli ultimi giorni di guerra. Un bellissimo e commovente documentario sulla sua figura ha aiutato i presenti a cogliere l’eroicità della vita di questo quattordicenne per il quale la Chiesa di Modena-Nonantola si sta da tempo adoperando per farlo assurgere alla gloria degli altari. Nato nei pressi di Castellarano il 7 gennaio 1931, Rolando Rivi aveva sentito fin da piccolo la vocazione verso la vita religiosa: si alzava prestissimo tutte le mattine, partecipava alla messa in cui riceveva la comunione. All’età di undici anni disse in casa: “Voglio farmi prete per salvare tante persone”. Entrò nel seminario di Reggio Emilia a Marola nel 1942 e, come si usava a quei tempi, vestì subito l’abito talare; intanto la guerra

si faceva sempre più aspra. Nel 1944 i tedeschi occuparono il seminario di Marola e tutti i seminaristi dovettero far ritorno alle loro case. Nonostante la forzata uscita dal seminario, Rolando si sentì sempre semi-

narista. Il 10 aprile 1945, mentre studiava in un boschetto, fu prelevato dai partigiani rimanendo tre giorni nelle mani dei suoi aguzzini, i quali lo uccisero brutalmente. “Ucciso in odio

alla fede”: la sua causa di canonizzazione ha dovuto attendere 60 anni fino al 7 gennaio 2006. Esempio perfetto di uomo di fede, la figura di Rolando Rivi deve essere un punto di riferimento per tutti i ministranti e

non solo. Il mondo di oggi, che ha un gran bisogno di testimoni, vede in lui una fulgida figura di cristiano; per questo è unanime l’augurio che venga al più presto canonizzato per la sua fedeltà a Cristo ed alla Chiesa.

Campogalliano non dimentica la Shoah giovedì e venerdì dalle 16.30 alle 19, sabato dalle 9 alle 13. Ogni venerdì dalle 18 alle 19 si effettuano visite guidate alla mostra a cura dei ragazzi delle classi terze della scuola secondaria. Sempre venerdì alle 12 i ragazzi dell’istituto comprensivo osserveranno un minuto di silenzio in memoria delle vittime dell’Olocausto. In piazza Vittorio Emanuele II, davanti al Palazzo Municipale, alle 11.30 deposizione di

ragazzi della scuola secondaria leggeranno poesie e testimonianze in ricordo delle vittime della Shoah. In serata, alle ore 21 presso l’oratorio Sassola, il Memory Day verrà celebrato con racconti, musica e testimonianze. Il programma delle iniziative, promosse dal comitato per la

memoria e le celebrazioni del Comune di Campogalliano, si chiuderà sabato 28 gennaio alle ore 10.15 nell’aula magna dell’istituto San Giovanni Bosco, con il video-dizionario della Shoah, una presentazione a cura della prof.ssa Barbara Morandi riservata alla classi terze della scuola secondaria.

Un aiuto alla Casa della Carità U

• Franco Mantovi

una corona d’alloro presso la lapide ai caduti alla presenza delle autorità cittadine, rappresentanti delle associazioni e della scuola. Nell’occasione i

Celiachia, più casi e a tutte le età

• Nunzio Borelli

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Villanova

Medolla

na grande e bella tradizione pienamente rispettata anche questa volta”. Così don Geraldo Gomes, parroco di Villanova, sottolinea l’iniziativa del gruppo parrocchiale Caritas che ha visto Anna Ferrari-Verri salire in Val Dolo per portare confezioni di pasta e condimento, salumi, biscotti e marmellate agli ospiti della “Casa della Carità” di Fontanaluccia. È stato questo il frutto della generosa raccolta nell’area delle Quattro Ville, attuata in occasione delle festività tradizionali fra Natale e l’Epifania. Ad accogliere il “messaggero” è stata la direttrice della Casa, suor Marianna, che ha voluto pranzasse con gli ospiti fissi della struttura, una ventina di persone di età diverse. “Quest’anno - aggiunge la signora Anna - il nostro gesto, che si rinnova da una dozzina di anni, ha assunto un significato particolare, quello di sottolineare il 70° anniversario della fondazione della “Casa della Carità”, opera di accoglienza permanente ai portatori di gravi handicap, avviata nell’inverno del 1941 da don Mario Prandi, parroco di Frassinoro, fino alla sua scomparsa nel 1987 ed oggi onorato come “Servo di Dio” dalla Chiesa cattolica”.

a malattia celiaca in medicina generale”. Questo è il titolo del volume distribuito ai medici di famiglia dell’area nord durante un corso di aggiornamento tenuto a Medolla e realizzato in collaborazione fra il distretto e l’AIC (Associazione Italiana Celiachia), che ha visto la straordinaria partecipazione del prof. Umberto Volta del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna. Il corso ha visto inoltre la partecipazione come relatrici della dott.ssa Morena Covizzi, che ha portato all’attenzione dei partecipanti una serie di casi clinici di celiachia e di Sabrina Fornaciari in rappresentanza dell’AIC. La celiachia è una patologia che colpisce circa l’1% della popolazione, con una percentuale che è del 2% in Giappone e che arriva al 5% nei popoli Saharawi. In Italia i pazienti celiaci sono in netto aumento: 122 mila nel 2011, in Emilia Romagna erano 4 mila nel 2002 e attualmente sono oltre 10 mila. Non è una patologia dell’infanzia; vi sono casi anche in età adulta e geriatrica dove i pazienti possono essere talmente magri da far pensare ad una patologia tumorale e invece sono celiaci e con una dieta adeguata (cosiddetta aglutinata, cioè senza glutine) la situazione clinica migliora straordinariamente. Il rapporto femmine/maschi è 2 a 1 con sintomi a volte apparentemente non legati alla celiachia. Con un semplice esame del sangue, quando vi è un dubbio fondato di celiachia, si può fare diagnosi indicativa, che va corroborata da un centro di riferimento regionale come quello del Sant’Orsola di Bologna diretto dal professor Umberto Volta, che segue oltre 2500 pazienti. Una curiosità. Da qualche anno vi sono, oltre agli alimenti aglutinati, pane, pasta, biscotti e altro ancora, anche le ostie senza glutine, per permettere ai celiaci di ricevere la Comunione.


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Domenica 22 gennaio 2012

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Pedemontana

Casinalbo: una traccia significativa Sabato 21 e domenica 22 gennaio parrocchia e oratorio in festa per san Giovanni Bosco

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i sono p re s e n ze, lo si sa, che lasciano un segno, un’impronta che rimane, anche quando chi l’ha impressa è partito… Così la parrocchia di Casinalbo vuole pensare alla propria storia. La presenza che ha lasciato la propria impronta, è quella di don Bosco, una traccia che rimane piena di significato anche ora che la

famiglia salesiana ha lasciato Casinalbo da 7 anni. E proprio intorno a questa presenza che i giovani e i ragazzi di Casinalbo si ritroveranno a far festa, con quello spirito che lui ha infuso e per cui ha dato la sua vita. Come tutti gli anni la festa di don Bosco si terrà a Casinalbo la penultima domenica di gennaio, il 22 appunto. Sabato 21 gennaio alle 19 incontro speciale per tutti gli

animatori e i catechisti che vogliono scoprire la gioia e la bellezza di pregare insieme, con i membri della famiglia salesiana; cooperatori, ex allieve, in ascolto della testimonianza di Massimiliano Trombini, cooperatore salesiano di Formigine. Al termine, in oratorio la parrocchia ringrazierà tutti gli animatori e i catechisti con una grande pizza. La festa entra nel suo vivo do-

menica 22, con le celebrazioni dell’eucaristia delle 10 e delle 11.30 presiedute dal salesiano don Alessandro Borsello di Torino, che terrà un incontro anche nel pomeriggio alle ore 15.30 nella chiesa parrocchiale. Dalle 8 alle 11 colazione in piazza con vendita torte e dalle 11 alle 12.30 grande aperitivo “A però’l don Bosco”, entrambi i momenti a cura dei ragazzi; alle 11.15 “Il cerchio di don Bosco” sul piazzale della chiesa grande lancio dei pallonci-

Per un presepe pensato

Premiazione del tradizionale concorso dei presepi a Formigine • Francesco Gherardi

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omenica 15 gennaio presso l’oratorio San Giovanni Bosco di Formigine si è tenuta la premiazione del concorso natalizio dei presepi, giunto alla quarta edizione. Il concorso, rivolto in particolare alle famiglie, ha visto 23 partecipanti in gara per un totale di 30 presepi realizzati. L’idea guida di questa iniziativa della parrocchia di Formigine è stata quella di realizzare dei “presepi pensati”, facendo riscoprire ai partecipanti ed all’intera comunità parrocchiale il presepe come momento di meditazione sull’incarnazione di Dio, sull’uomo, sulla scansione della vita in tempo del lavoro e tempo della festa – secondo la recente Lettera pastorale dell’arcivescovo – ricompresa nell’attesa dell’Assoluto che irrompe nella quotidianità con la forza inerme di un bambino. Vista la grande varietà delle tecniche e dei materiali utilizzati, che spaziavano dalle classiche statuine ai barattoli di varia foggia e colore, dai fondali di cartoncino a veri e propri plastici, la classifica finale ha previsto varie categorie, da quella per l’originalità, a quella per la cura dei particolari. Così, la famiglia Menghin si è assicurata il primo

posto per la cura del dettaglio, la famiglia Mescoli per il realismo, la famiglia Fregni per l’originalità del tema trattato – l’alienazione dell’uomo contemporaneo nel mondo lavorativo sempre più spersonalizzato, reso con figure anonime, e l’incontro con Dio che ridona alla persona umana le proprie fattezze a Sua immagine – mentre la famiglia Mussini si è segnalata per l’uso di materiali non consueti, compreso un pannello solare per accendere le luci, e la famiglia Fiorentini ha avuto l’idea peculiare di sostituire fisicamente il televisore con il presepio nel periodo natalizio. Molto apprezzata dalla giuria anche la stella cometa pensata dalla famiglia Di Mezzo, nella quale la stella raffigurante l’amore di Dio oltrepassa e si lascia alle spalle le brutture dell’uomo, bruciate e purificate dalla sua scia luminosa attraverso questo 2011. Particolarissimo poi il presepe, tutto a base di conchiglie marine di varie forme e dimensioni, allestito dal parroco don Giuliano Gazzetti

in canonica. Due chiese del capoluogo, la parrocchiale di San Bartolo-

meo e la confraternitale della Santissima Annunziata, ospiteranno sino alla Candelora, secondo l’uso romano, i presepi allestiti rispettivamente da un gruppo di “giovani grandi” e dal reparto Croce del Sud del gruppo scout Formigine 1. Il primo comprende numerose figure animate elettricamente, realizzate direttamente dai giovani anno per anno, mentre il secondo propone al visitatore un viaggio tra diverse scene consecutive, animato da voce narrante, suoni e luci, verso il Bambino deposto nell’umile greppia di Betlemme.

Monastero della Visitazione di Baggiovara

In festa per San Francesco di Sales

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l monastero della Visitazione di Baggiovara, martedì 24 gennaio alle ore 7.20, concelebrazione presieduta dall’arcivescovo mons. Antonio Lanfranchi, per onorare il fondatore, il santo patrono dei giornalisti, scrittori cattolici e dei sordomuti. San Francesco di Sales è “una delle più grandi figure della Chiesa e della storia” (Paolo VI, Angelus 29 gennaio 1967). Consacrato vescovo l’8 dicembre 1602, veniva chiamato dal re Enrico IV “la fenice dei vescovi”, poiché, diceva, “è un uccello raro sulla terra”. Dopo aver rinunciato ai fasti di Parigi e alla proposta del re che voleva donargli una sede episcopale importante, divenne il Pastore e l’evangelizzatore instancabile della sua terra savoiarda. “In una stagione come la nostra che cerca la libertà anche con violenza ed inquietudine, non deve sfuggire l’attualità di questo grande maestro di spiritualità e di pace, che consegna ai suoi discepoli lo ‘spirito di libertà’, quella vera, al culmine di un insegnamento affascinante e completo sulla realtà dell’amore… egli ricorda che l’uomo porta iscritta nel profondo di sé la nostalgia di Dio e che solo in Lui trova la vera gioia e la sua realizzazione più piena”. (Benedetto XVI, Catechesi 2 marzo 2011).

ni, poi animazioni fino all’ora di pranzo; seguirà alle 13 “A pranzo con don Bosco” in oratorio. Pomeriggio per i bambini: alle 15 “Riviviamo l’oratorio di Valdocco (il primo oratorio di don Bosco a Torino) quando con tanta semplicità ci si divertiva… allora”, recital organizzato dai ragazzi dell’oratorio parrocchiale presso il teatro parrocchiale; alle 16 grande animazione per bambini delle elementari e per i più

piccoli le magie dell’inverno: palloncini, trucca bimbi e facciamo un giretto e una foto con l’asinello. Infine per i ragazzi delle medie dalle 16.30 alle 19 special animation. Per tutto il pomeriggio saranno aperti fino alle 20 stand gastronomici davanti all’oratorio. Una giornata ricca di avvenimenti per ricordare un santo che ha davvero dato la vita per i giovani e di cui noi portiamo vivo nel cuore il grande carisma.

Nostro Tempo - Settimanale cattolico modenese Redazione via Formigina, 319 Modena tel. e fax. 059/344885 - redazione@nostrotempo.it Curia: tel. 059/2133866 - fax. 059/347326 - 059/2133805 Realizzazione e impaginazione: MediaMo – Moka Direttore responsabile: Stefano Malagoli Coordinatore di redazione: Paolo Seghedoni In redazione: don Marco Bazzani, Luca Beltrami, Marcella Caluzzi, Giancarlo Cappellini, Andrea Cavallini, Mariapia Cavani, Elena Cristoni, don Gianni Gherardi, Simone Lazzaretti, don Massimo Nardello, Giulia Vellani Comitato editoriale: mons. Paolo Losavio, mons. Giacomo Morandi, padre Lorenzo Prezzi, don Giuliano Gazzetti, Rossana Arletti, Egidio Iotti Hanno collaborato: Annalucia Berardi, Nunzio Borelli, Paolo Buldrini, Giancarlo Cappellini, Giovan Battista Cavazzuti, Silvio Cortesi, Marco Costanzini, Francesco Gherardi, don Nardo Masetti, Luigi Melini, Franco Mantovi, don Gabriele Semprebon Fotografie: archivio Nostro Tempo, MediaMo, Moka, Sir, Luigi Esposito, Dante Farricella

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Appennino

La scuola multimediale è una realtà L’istituto superiore Marconi di Pavullo è sempre più un fiore all’occhiello • Giancarlo Cappellini

S

ono state inaugurate sabato 14 gennaio a Pavullo, le nuove aule multimediali dell’istituto superiore Marconi. Alla presenza di numerosi esponenti del mondo istituzionale (per la Provincia di Modena gli assessori Elena Malaguti e Egidio Pagani), scolastico, con la dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Silvia Menabue e delle imprese, il preside del Marconi, Giulio Menetti, ha spiegato come: «Tutte le aule ora siano dotate di lavagne interattive di ultima generazione e di connessione a internet,

Claudio Gubertini da Serramazzoni coltiva, con successo, la passione per le corse • Annalucia Berardi

N

on basta la bravura in uno sport come il rally. La crisi economica nel panorama rallistico si avverte già da qualche anno. Scuderie e piloti sentono la scure sulle proprie teste. Le prospettive di questo sport sono drammaticamente cambiate. Ma la passione di chi è cresciuto tra i motori non è certo mutata: è il caso del pilota serramazzonese, Claudio Gubertini, che, nonostante la giovane età, ha già al suo attivo ben 81 gare: 27 vittorie di classe, 18 piazzamenti al secondo posto, 10 al terzo, due uscite di strada e ahimè anche qualche ritiro per guasti meccanici. Un palmares di tutto rispetto quello del driver emiliano che il 24 settembre scorso ha chiuso la stagione con la vittoria della quarta edizione della Suzuki Rally Cup su asfalto. Un trofeo monomarca ideato dalla casa giapponese per le

consentendo, in questo modo, di affiancare alla tradizionale forma di insegnamento del docente, quella più moderna che fa leva sulle nuove tecnologie. Non si tratta quindi, di un semplice laboratorio multimediale, come sperimentato in altre realtà, ma tutta la scuola, ora, è in rete». Un progetto pilota a livello regionale, quello dell’istituto pavullese, il quale forma figure professionali nell’ambito della meccanica, dell’elettronica e dell’informatica, punto di forza dell’economia modenese, e che è particolarmente legato al mondo delle imprese locali, con le quali ha instaurato un proficuo lavoro di collaborazione. Non sono infatti pochi gli studenti che alla fine della scuola trovano poi una occupazione nelle aziende del comprensorio. Così come è proficua la sinergia con la Camera di Commercio di Modena e con la Fondazione Cassa

di Risparmio di Modena, che hanno finanziato parte dell’intervento. E per sottolineare la vicinanza del mondo imprenditoriale pavullese che sta dimostrando in questo periodo una buona tenuta nonostante i forti venti di crisi, al Marconi, sono state consegnate anche le borse di studio erogate dalla “Forgia del Frignano”, storica ditta che nei mesi scorsi ha festeggiato i 40 anni di attività. Questi gli studenti premiati: Davide Gualmini e Alessio Poli della seconda A; Dariusz Bielawa della terza A e Balwindwer Sing della quarta A. A Mohamed Ed Dayfy, della quinta A, è invece andata la borsa di studio “Marco Mammei”, istituita alla memoria di un giovane studente mancato qualche anno fa. Ora per il Marconi, la sfida è quella di aprirsi sempre di più anche alle studentesse, in un campo da sempre, a torto, ritenuto strettamente maschile.

I rally di ‘Gubba’ I 100 anni di Rosa Salsi Pavullo, il 20 gennaio

Swift Sport 1600. “Gubba” ha portato a casa la vittoria nell’ultima tappa disputata in occasione del Rally di Sanremo, dove con la grinta di sempre è riuscito a ribaltare una gara in suo favore, lasciandosi alle spalle l’altro pilota emiliano. Una gran bella soddisfazione per chi, come ama egli stesso ricordare, è cresciuto in mezzo alle macchine. “Una passione - ha infatti affermato Gubertini - che mi porto dentro da sempre, nata in famiglia, quando sin da bambino vedevo mio padre preparare le macchine per le gare”. Una passione mai sopita dunque quella di Gubertini che ha continuato affermando che tutte le gare disputate ognuna a suo modo hanno lasciato il segno: bei ricordi e grandi emozioni. “Ma l’anno più importante è stato senza dubbio il 2005, perché è sta-

to quello in cui mi sono lanciato a livello nazionale alla guida della mitica Peugeout 106. Ma come dimenticare il 2008, con la vittoria assoluta nel rally di Modena?” Altro successo il portacolori della “Millenium Sport e Promotion” (Treviso) lo ha ottenuto nel sondaggio online lanciato da “Quinta Zona” a novembre dove si è piazzato in testa alla classifica decretata dal popolo, risultando il migliore pilota del 2011. Una anno da incorniciare senz’altro che non deve far dimenticare la sua propensione alle competizioni rallistiche. Nel salutarci “Gubba” ha dichiarato che si augura per il 2012 un po’ di fortuna e di poter al più presto salire su una qualsiasi macchina da corsa anche all’estero... il suo sogno non può e non deve arenarsi.

U

n altro compleanno centenario, sta per essere festeggiato in questi giorni a Pavullo. Venerdì 20 gennaio, infatti, taglia l’invidiabile traguardo, Rosa Salsi, alla quale i figli, i nipoti, i pronipoti e i parenti tutti, augurano il più sentito buon compleanno. Rosa, detta Rosina, è bisnonna dell’assessore al Bilancio del Comune di Pavullo, Stefano Iseppi, ed ha ancora una memoria eccezionale, che le consente di ricordare persone e fatti risalenti a tanti anni fa con una lucidità invidiabile. I festeggiamenti per i 100 anni di Rosina, si terranno domenica 22 gennaio.

Agriturismo ed energia verde

Finanziamenti per chi investe

U

ndici aziende dell’Appennino modenese potranno realizzare interventi per la produzione di energia verde, mentre altre dieci aziende della nostra montagna vedranno finanziati i propri progetti attraverso un secondo bando, “Aiuti alle imprese per lo sviluppo e la qualificazione dell’agriturismo”. Entrambe le iniziative appartengono al Gal Antico Frignano e Appennino Reggiano. I progetti, in particolare quelli indirizzati all’agriturismo, consentiranno di incrementate la ricettività in un settore in forte crescita. “Il Gal - afferma Gualtiero Lutti, direttore del Gal - finanzierà gli interventi di ristrutturazione e l’ammodernamento di strutture preesistenti e consentirà la creazione di nuove, incentivando l’offerta turistica sul territorio. Tra i progetti più innovativi, anche il contributo alla realizzazione di un agri-asilo nel comune di Serramazzoni”.


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Chiesa e mondo

La visita a Papa Benedetto da parte del presidente del Consiglio Mario Monti

È

durato circa 25 minuti il colloquio privato tra Benedetto XVI e il presidente del Consiglio Mario Monti di sabato 14 gennaio. Al termine, all’apertura della porta della Sala della Biblioteca è stato fatto entrare il resto della delegazione, prima la moglie del premier, poi i ministri Terzi e Moavero, il sottosegretario Catricalà e gli altri componenti del seguito. “Voi avete cominciato bene in una situazione difficile e quasi insolubile”. Sono state queste le prime parole pronunciate dal Papa all’inizio dell’incontro rivolgendosi al suo ospite. Successivamente Monti si è incontrato con il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone. Un libro d’arte edito dal Poligrafico dello Stato con riproduzioni anastatiche di un

“Avete iniziato bene”

antico manoscritto: questo il dono principale portato dal premier a Benedetto XVI, che ha ringraziato per il “valore simbolico”. Monti ha regalato anche un suo libro del 1992 intitolato “Il governo dell’economia e della moneta”, e presentandolo ha detto: “Sono riflessioni nello spirito del nostro incontro di oggi”. “In quell’epoca - ha poi aggiunto riferendosi a interventi dell’allora cardinale Ratzinger - anche lei parlava dell’Europa”. Da parte sua, il Papa ha replicato ai doni con una penna artistica che riproduce una colonna del Baldacchino del Bernini all’altare della Confessione nella Basilica di San Pietro, consegnata con la battuta “è un dono classico” che evocava il fatto che dal 2000 in avanti l’hanno ricevuta tutti i capi di Stato e di Governo in visita in Vaticano. Ma a Monti il Papa ha donato anche una stampa del ‘500 che riproduce piazza San Pietro con la basilica in costruzione. “Stupenda”, ha commentato il premier. “Si

vede come è stata costruita San Pietro”, ha spiegato da parte sua il Pontefice. Nei colloqui che il premier

Etica della vita

Alcuni principi della bioetica personalista/2 • don gabriele semprebon*

P

rincipio terapeutico Si fonda sul fatto che la corporeità umana è un tutto unitario. Ciò che rende lecito un intervento di per sé lesivo (come per esempio un intervento chirurgico) è proprio questo principio. Condizioni per applicare il principio terapeutico: 1. che si tratti di un intervento sulla parte malata o che è diretta alla causa del male per salvare l’organismo sano; 2. che non vi siano altri modi e mezzi per ovviare alla malattia; 3. che vi sia una possibilità buona e proporzionalmente alta per la riuscita; 4. che vi sia il consenso del paziente o dell’avente diritto; rimane inteso che in questione qui non è la vita ma l’integrità fisica. Si esige anche una proporzionalità tra rischi e benefici. Principio di socialità e sussidiarietà Il principio di socialità impegna ogni persona a realizzare se stessa nella partecipazione alla realizzazione del bene dei propri simili. Questo principio

può giungere fino a giustificare il dono di organi e tessuti che pur comporta una certa mutilazione nel donatore. In termini di giustizia sociale il principio obbliga la comunità a garantire a tutti i mezzi per accedere alle cure necessarie anche a costo dei sacrifici dei benestanti. Il p. di sussidiarietà invita a dare secondo la necessità: per esempio curare di più chi ha più bisogno… non tutti in egual modo, ma a seconda del bisogno. Visto in sintesi alcuni dei principi fondamentali della bioetica personalista, occorre rilevare come nella realtà l’esperienza morale ha a che fare con situazioni storiche ben precise; ecco che allora possono sorgere conflitti e perplessità. Alcuni principi da applicare in caso di conflitto: male minore: occorre anzitutto distinguere male fisico da male morale. Poiché il male morale compromette il bene superiore (spirituale), qualora esista un conflitto tra un male morale e un male fisico, vanno sacrificati i beni fisici (materiali). Quando c’è un conflitto tra due mali morali l’obbligo è, in linea di principio, rifiutarli entrambi in quanto il male non può essere oggetto di scelta e ciò anche quando, rifiutando quello che si

presenta come male minore, si provocasse un male maggiore. Quando c’è il conflitto tra due mali fisici (uno maggiore e l’altro minore): è chiaro che è da preferirsi il male fisico minore ma è possibile che un soggetto possa scegliere lecitamente il male fisico maggiore in vista di un proporzionato motivo di ordine superiore. Azione con duplice effetto (volontario indiretto) è lecito compiere un’azione (o ometterla deliberatamente) anche quando questa scelta comporta un effetto cattivo alle seguenti condizioni: 1. che chi opera voglia fare un’azione buona; 2. che l’effetto diretto dell’intervento sia quello buono; 3. che l’effetto buono sia proporzionalmente superiore o almeno equivalente all’effetto cattivo; 4. che non ci siano altre modalità d’intervento. Come s’intuisce, il presupposto è che il male non deve essere l’oggetto di una scelta diretta e che il fine buono non può essere raggiunto attraverso azioni cattive. * In collaborazione con il Centro di Bioetica Moscati

Mario Monti ha avuto in Vaticano con il Papa e con il cardinale Tarcisio Bertone, “ci sono stati attenzione e incoraggiamento per un’azione difficile, che costa sacrifici, per fronteggiare la crisi economica: un impegno notevole anche dal punto di vista morale”. Lo ha riferito il portavoce vaticano padre Federico Lombardi. È stato chiesto a Monti, ha spiegato, “delle difficoltà incontrate e del fatto che deve fare appello alle energie morali

del Paese”. Il direttore della sala stampa vaticana ha sottolineato che nei colloqui “sono stati affrontati argomenti di carattere generale sulla situazione europea e internazionale, e anche italiana”, mentre gli argomenti specifici sul rapporto tra Stato e Chiesa, come possono essere le questioni fiscali o quelle riguardanti il sostegno agli enti ecclesiastici, “sono tradizionalmente più oggetto dell’incontro bilaterale per l’anniversario

dei Patti Lateranensi, che si svolge in febbraio”. Mentre il colloquio di Monti col Papa è durato circa 25 minuti, quello con Bertone è durato in tutto circa 45 minuti, suddiviso in una prima parte in cui era presente anche il sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Ettore Balestrero, e una seconda in cui hanno partecipato anche i ministri Giulio Terzi ed Enzo Moavero e il sottosegretario Antonio Catricalà.

La dichiarazione finale dei vescovi Usa e Ue a Gerusalemme

diffuso alla stampa, ribadiscono “l’importanza della ripresa del dialogo tra israeliani e palestinesi” come auspicato da Benedetto XVI nel suo recente discorso al corpo diplomatico, e chiedono “urgentemente un accordo negoziato”. I vescovi dell’Hlc lanciano un appello “per una leadership creativa, tollerante e coraggiosa, capace anche di mostrare perdono e umiltà, e di promuovere una pacifica coesistenza”. “Abbiamo visto – si legge nel testo – come l’occupazione, l’insicurezza, la paura e la frustrazione dominino la vita delle persone in questa terra”. Per l’Hlc “essere pro-Israele vuol dire essere proPalestina, quindi per la giustizia per tutti. Il frutto sarà una pace duratura”. Nella nota non mancano “segni di speranza” come “l’aumento dei pellegrini, la cooperazione interreligiosa vista in Galilea esempio per tutti, i progetti abitativi del Patriarcato e della Custodia di Terra Santa, gli sforzi umanitari nel campo dell’istruzione e della cultura delle organizzazioni cattoliche per sostenere le comunità locali e i progressi registrati nel negoziato tra Santa Sede e Israele per

l’Accordo fondamentale che fanno sperare in una soluzione vicina”. “I leader politici delle due nazioni hanno bisogno di mostrare coraggio – conclude la nota – e concretizzare così le speranze della maggioranza per realizzare una pacifica coesistenza nella fedeltà al loro essere ebrei, cristiani e musulmani”. Il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, rivolgendosi ai vescovi europei e nordamericani, ha detto: “Il mondo ha bisogno di conoscere quello che accade qui, raccontate ciò che avete visto e sentito in questi giorni ai vostri fedeli, nella libertà e nella verità”. “La Chiesa di Gerusalemme – ha aggiunto – continua il suo calvario. Ogni gesto, ogni segno di vicinanza e di solidarietà è per noi motivo di grande gioia e consolazione”. “In questi giorni avete toccato con mano le pietre vive della Terra Santa”, ha affermato Twal, citando le visite dei vescovi dell’Hlc a Gaza, Nablus, Haifa e Ibillin. “La vostra presenza presso di loro – ha concluso – è stata benedizione e motivo di gioia. Vi chiedo di non abbandonarli. Aiutateci a costruire un nuovo orizzonte di comprensione e tolleranza”.

Pensando a due popoli

È

un forte e convinto appello al dialogo, alla tolleranza e alla giustizia quello che i vescovi dell’Holy Land coordination (Hlc), il Coordinamento dei vescovi di Nord America e Ue per la Terra Santa, lanciano a israeliani e palestinesi nella dichiarazione finale della loro visita annuale a Gerusalemme. Dal 1998, su mandato della Santa Sede, e con l’organizzazione della Conferenza episcopale inglese, i vescovi dell’Hlc si recano ogni anno, a gennaio, in Terra Santa per testimoniare la vicinanza e la solidarietà delle loro Chiese alle comunità locali e sostenerle così nella loro vita e missione, resa particolarmente difficile da un conflitto ultradecennale che vede fronteggiarsi israeliani e palestinesi. I presuli di Canada, Stati Uniti, Francia, Spagna, Italia, Gran Bretagna, Paesi scandinavi e Germania nel loro comunicato,


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Scienza & Vita Una riflessione sull’identità di genere: senza condanne moralistiche occorre partire dalla realtà genetica, biologica e comportamentale della differenza sessuale • Giovanni Battista Cavazzuti

I

l 25 e 26 novembre scorsi la Società Italiana di Bioetica e Comitati Etici ha dedicato il suo decimo congresso nazionale, a Perugia, al tema “Identità di genere. Aspetti, sociali, medici e bioetici”. Già nel 2007 Scienza e Vita aveva fatto il punto sull’argomento in uno dei suoi Quaderni, ma oggi lo “stato dell’arte” dei problemi del Gender si fa sempre più complesso e impegnativo. Per i non addetti ai lavori, si può cercare di orientarsi in questa incredibile vicenda seguendo un glossario via via elaborato. Si deve partire dal gender, termine inglese non facilmente traducibile, che esprime la teoria secondo la quale la differenza sessuale fra uomini e donne non è oggettiva nè �� prodotta dalla natura, ma è costruita dalla cultura e dai ruoli sociali. E’ noto l’aforisma di Simone de Beauvoir: femmine non si nasce, ma si diventa (perché chi si definisce uomo possa dominare chi egli definisce donna). Questa concezione non prende in considerazione i dati scientifici che dimostrano la formazione del sesso genetico al momento del concepimento, la differenziazione morfologica sessuata nel periodo

Nel caos del gender

embrionale, le evidenze successive del sesso gonadico, del sesso ormonale, del sesso duttale, del sesso psicologico. La medicina tradizionale ha sempre ritenuto patologi-

biologico). Quest’ultima viene anche denominata oggi disturbo della identità di genere (Gid = Gender Identity Disorder) ed è tuttora classificata come patologica dal

ci non solo l’ermafroditismo morfologico (molto raro) e le ambiguità genitali (dovute a disordini endocrini), ma anche la bisessualità (attrazione erotica per partner di entrambi i sessi), l’omosessualità (attrazione erotica per persone dello stesso sesso) e la transessualità (percezione psicologica di appartenere al sesso anatomico opposto a quello

Dsm-IV e dall’Icd-10 (Manuale dell’Oms). In effetti chi ne è affetto accusa un persistente malessere (disforia) o un senso di inappropriatezza rispetto al proprio sesso. Senonchè i teorici del gender sostengono che occorre passare dal disagio alla rivendicazione filosofica e sociopolitica di rifiutare la propria identità biologica per una

identità di genere, che è la convinzione soggettiva di appartenere a un genere sessuale che non è necessariamente quello che viene assegnato pubblicamente in una determinata epoca e cultura (ruolo di genere). Il transessuale ottiene così una sua legittimazione semantica: transgender, neologismo risalente agli anni 90. Da allora si è poi proceduto oltre, identificando anche la identità queer, con un termine già usato in senso dispregiativo (“insolito”, “strano”), ma oggi impiegato per significare una identità “fluida”, che rifiuta di collocarsi nell’ambito della classificazione binaria, sia in riferimento al sesso (maschio/femmina) sia in relazione ai generi (eterosessuale, bisessuale, omosessuale). Chi si considera queer si dichiara anagraficamente di sesso indeterminato e ciò deve essere noto pubblicamente. Il rifiuto del proprio sesso o del sesso in generale investe anche l’ambito della genitorialità, come ha garantito il governo Zapatero in Spagna, sostituendo nei documenti ufficiali ai termini di “padre” e “madre” quelli di genitore A e genitore B. In tal modo i figli di coppie omosessuali o asessuali (?) non risulterebbero discriminati nei confronti dei figli di coppie eterosessuali. Per le coppie lesbiche si va affermando la distinzione tra madre biologica (generalmente tale per

fecondazione artificiale) e madre sociale: quest’ultima rivestirebbe in qualche modo il ruolo paterno. In Canada è consentito ai genitori di non decidere il sesso del bambino, per permettergli di compiere una scelta non condizionata quando sarà cresciuto. La deriva del gender sembra non avere limiti. Per i bambini si stanno scrivendo favole omosex (per ora riguardanti soltanto gli animali). Considerando la risonanza che i mass-media dedicano a questi eventi, ci si potrebbe domandare se la società dell’uomo e della donna stia per cedere il passo alla società dei Glbtq (Gay Lesbian Bisexual Transgender Queer). Intanto assistiamo alle manifestazioni (che si possono definire eufemisticamente pittoresche) dei Gay-pride, anche se rappresentano solamente una minoranza di chi a problemi di genere. Una seria riflessione si è svolta nel citato congresso della Sibce. Non ci si può ridurre a deplorare gli aspetti esteriori suscitati dalle gender theories, le enfatizzazioni massmediatiche e le crescenti strumentalizzazioni politiche, che sono arrivate a stravolgere le norme legislative col riconoscimento dei matrimoni omosessuali in diversi paesi. Senza pronunciare giudizi moralistici, occorre partire dalla realtà genetica, biologica e comportamentale della differenza sessuale; esplorare

le cause antropologiche della teoria del gender; prendere atto delle conseguenze giuridiche e sociali dell’accettazione delle varie identità di genere, anche perché non si verifichi una prevaricazione nei confronti di chi vive nell’ambito delle leggi naturali. Ma nel contempo non si deve ignorare la sofferenza delle persone coinvolte nella vicenda, anche se mascherata. Sono persone che necessitano di una umana comprensione e di un aiuto concreto per affrontare indubbie difficoltà. L’aiuto deve essere offerto con la maggiore sincerità e serenità possibile, senza tacere dei rischi fisici, psichici e sociali che la loro situazione comporta. Anche se non è sempre facile rendersene conto, è presente in molte di queste persone una aspirazione più o meno consapevole a riscoprire la dignità del proprio corpo, il significato della femminilità (non a caso la “seconda ondata” del femminismo rivendica la “differenza”), la bellezza di una famiglia naturale, abbandonando la suggestione di falsi modelli e mistificazioni. Pertanto vanno incontrate col rispetto e la fiducia che si devono ad ogni uomo. Per approfondimento, in attesa della pubblicazione degli atti del X congresso della Sibce, si può consultare: Chiara Aztori, “Il binario indifferente. Uomo o donna” o “Glbtq”, Sugarco editore, 2010.

Salute e solidarietà I medici cattolici modenesi di fronte al calo delle donazioni • luigi melini*

N

essuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici“ (Gv 15/13). E’ il tema del dibattito bioetico affrontato dai Medici Cattolici con don Gabriele Semprebon nei mesi di gennaio e febbraio in quanto stanno diminuendo le donazioni perchè più anziani sono i donatori ed i decessi per traumi. Il catechismo della Chiesa cattolica al capitolo 2296 afferma che “il trapianto di organi è conforme alla legge morale e può essere meritorio se i danni e i rischi fisici e psichici in cui incorre il donatore sono proporzionati al bene che si cerca per il

Problema trapianti d’organo destinatario”. Occorre però siano salvaguardati alcuni principi che mons. Sgreccia, nel manuale di Bioetica, sottolinea “nella difesa della vita del donatore e del ricevente, la tutela dell’identità personale ed il consenso informato. ”Il Codice di Deontologia Medica del 2006 all’art.40, afferma che “è compito del medico la promozione della cultura della donazione di organi,tessuti e cellule anche collaborando alla idonea informazione ai cittadini“. In questo settore i medici possono davvero svolgere un prezioso compito educativo per la salute dei loro pazienti stimolando la donazione quale espressione di doverosa solidarietà umana. L’art.41 precisa inoltre che “il

prelievo non può essere effettuato per fini di lucro e presuppone l’assoluto rispetto della normativa relativa all’accertamento della morte e alla manifestazione di volontà del cittadino. Il trapianto di organi da vivente è una risorsa aggiuntiva e non sostitutiva del trapianto da cadavere,non può essere effettuato per fini di lucro e può essere eseguito solo in condizioni di garanzia per quanto attiene alla comprensione dei rischi e alla libera scelta del donatore e del ricevente”. Oggi il trapianto rappresenta, secondo quanto afferma il Comitato nazionale di Bioetica(710-1991)”una sicura ed insostituibile opportunità terapeutica capace di risolvere positivamente oggettive situazioni

di pericolo e di danno per la vita o per la validità individuale, non altrimenti e/o non altrettanto efficacemente trattabili”. Analoghi principi sono formulati dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sui diritti umani e la biomedicina,ratificata dall’Italia con la legge 28 marzo 2001. A fronte di un aumento dell’efficienza traumatologica dei vari centri in Italia,negli ultimi anni si è modificata l’epidemiologia delle rianimazioni. Secondo quanto denunciato dal prof. Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale trapianti, vi è stato un calo nel 2010, dell’8,7% di decessi da pazienti cerebrolesi e del 14,9% di decessi al di sotto dei 40 anni per cui i potenziali donatori

sono sempre meno e sempre più anziani. Nello stesso tempo il numero dei pazienti in attesa di trapianto è in crescita(9489 nel 2010) con un tempo medio di attesa di anni tre per un trapianto di rene o di due per trapianto di fegato. Il rimedio può consistere in una educazione capillare al dono che superi la legge del consenso- assenso proposta nel 1985 per poi adottare in pratica il criterio della manifestazione esplicita al prelievo applicata successivamente; nella disponibilità personale del proprio corpo già fissata nel testamento biologico tanto propagandato; nell’accertamento della morte condotto con criteri scientificamente esatti ma precoce-

mente; sull’utilizzo di organi o di parte di essi anche per età più avanzate. Ciò può valere per i trapianti da cadavere ma vale, quando è possibile, per trapianti da viventi. Oggi si tende a cancellare la morte e a distruggere precocemente il corpo con la cremazione e la dispersione delle ceneri: il trapianto si pone al servizio e difesa della vita utilizzando il corpo, creatura di Dio. Quindi ha un profondo significato religioso che l’uomo e sopratutto il cristiano non può ignorare. Sono tematiche molto importanti ed interessanti che meritano ulteriori riflessioni. * presidente Associazione medici cattolici - Modena


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Esperienze

Da Bagdhad a Modena sulle ali della musica Formazione a Modena per un gruppo di giovani musicisti iracheni per contribuire alla rinascita e valorizzazione del patrimonio musicale in Iraq

europea che sono radicate nella cultura e nella tradizione liturgica della cristianità. “Persone che provengono da contesti culturali e religiosi diversi – afferma Daniele Bononcini – è bello che si trovino accomunate e riunite nel nome della sensibilità artistica che offre anche il nostro patrimonio musicale religioso, sedimentato da se-

nasce dalla esigenza di ricostruire il tessuto musicale della popolazione irachena; una tradizione musicale che vanta una storia di altissimo profilo, sia nel campo delta produzione operistica che nel campo della musica sinfonica. Nel Paese tra Tigri ed Eufrate Karim Wasti sta compiendo sforzi enormi per continuare a far vivere

• stefano malagoli

S

tudieranno anche con la Cappella musicale del Duomo di Modena e, perché ciò si possa concretamente realizzare, l’arcivescovo mons. Antonio Lanfranchi e l’arciprete maggiore della cattedrale, mons. Giacomo Morandi, hanno espressamente concesso l’autorizzazione, appoggiando con convinzione l’iniziativa. Nei giorni scorsi sono giunti a Modena tredici giovani iracheni, quindi di religione musulmana, della Inso (Iraqi National Symphony Orchestra) per una esperienza di formazione e scambio culturale che durerà fino alla metà del mese di lu-

Mirella Freni insieme ai giovani musicisti iracheni

Daniele Bononcini e Michele Montanari

glio. Si tratta di cantanti lirici, musicisti dell’orchestra giovanile e un direttore di coro che studieranno al Cubec, l’Accademia di Belcanto di Mirella Freni, all’Istituto superiore di Studi Musicali Musicali Vecchi-Tonelli e, appunto, alla Cappella Musicale del Duomo di Modena. In Cattedrale, infatti, ci si occuperà di alta formazione per un direttore del coro che affiancherà il maestro della Cappella Daniele Bononcini nelle attività formative e nell’impegno di tutti i cori durante i servizi liturgici. Uno degli scopi fondanti del progetto è infatti anche quello di far conoscere non solo le tecniche di esecuzione e di interpretazione, ma anche le radici profonde della storia musicale

coli nella prassi e nell’azione liturgica della Chiesa Cattolica d’Occidente”. I giovani studenti iracheni sono giunti a Modena dopo che il maestro Karim Wasti, presidente e direttore principale dell’orchestra sinfonica irachena, aveva individuato nel sistema musicale modenese un centro di eccellenza con cui intraprendere una fattiva relazione culturale per la formazione musicale dei suoi musicisti. Pochi mesi dopo il primo contatto e la visita del maestro Wasti a Modena, il ministero degli Esteri ha finanziato il programma elaborato dal Cubec e da Inso sotto la responsabilità esecutiva del maestro Michele Montanari, con il supporto dell’ambasciata italiana a Baghdad. Il progetto

la musica classica e colta, anche per dare un segnale di normalità e di vita culturale alla popolazione, attraverso due nuclei orchestrali, uno di sessanta elementi adulti, l’altro di quaranta elementi giovani e giovanissimi. I musicisti necessitano però di una formazione che vada oltre i confini nazionali e che permetta di apprendere nuove tecniche di approccio al lavoro di gruppo e di insegnamento. Molti dei giovani musicisti sono infatti nati e cresciuti sempre in periodo di guerra e non hanno mai avuto l’opportunità di un confronto e di uno scambio culturale che possa aprire loro nuovi orizzonti e dare nuove idee per lo sviluppo di una società culturale. Michele Montanari, direttore del Cubec e responsabile del progetto spiega che “è necessario impegnarsi per promuovere una cultura della collaborazione e dell’amicizia, che sia aperta ad una accoglienza che non si rassegni a constatare ed arginare le differenze, ma che sia costruttrice di ponti su cui incanalare le tante energie positive presenti nella società italiana e nella società irachena. Quello che noi ci aspettiamo da questi ragazzi è principalmente dì conoscere la loro cultura, le loro tradizioni, la loro storia;

quello a cui miriamo è renderli partecipi del nostro amore per la musica, che è uno dei tratti distintivi della cultura del nostro paese e della nostra città in particolare. Solo valorizzando e promuovendo le nostre radici possiamo far crescere un ponte di umanità e di cultura che da Modena arrivi fino a Baghdad”.

Le “note” del progetto

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ostenere la rinascita e lo sviluppo della società civile e culturale in Iraq è certamente uno degli impegni più importanti che la comunità internazionale può assumere per favorire un futuro di pace nella regione ed è quanto Inso e il Cubec si sono ripromessi di svolgere attraverso questo progetto. Dopo la selezione degli studenti beneficiari in Iraq, la collaborazione con la Fondazione Collegio San Carlo ha permesso di individuare la sede migliore per l’accoglienza e la vita dei ragazzi iracheni a Modena proprio nel Collegio di via S.Carlo, ambiente ad alta densità culturale e luogo formativo di eccellenza nel solco delle sue antiche tradizioni. È stata poi attivata una collaborazione con il Centro linguistico di ateneo dell’Università di Modena e Reggio Emilia per offrire agli studenti iracheni corsi di avvicinamento alla lingua italiana. Il Cubec, Accademia del Belcanto di Mirella Freni sarà impegnato con un corso di formazione per cantanti lirici nel campo della tecnica esecutiva, tenuto da Mirella Freni, un corso per l’interpretazione del repertorio italiano tenuto da Paola Molinari e un corso sul movimento scenico tenuto da Enzo Dara. L’Istituto superiore di Studi Musicali Vecchi-Tonelli terrà corsi di formazione per i giovani musicisti d’orchestra che comprenderanno lezioni individuali di strumento (violino, violoncello, oboe, fagotto, clarinnetto, tromba, trombone e corno) e l’inserimento in tutti i gruppi di musica d’insieme dell’istituto. Inoltre tutti parteciperanno ad un corso di didattica musicale, curato da Roberto Neulichedi e Alessandra Anceschi, per apprendere le tecniche di insegnamento e di coinvolgimento dei più piccoli alla musica. Dell’impegno della Cappella Musicale del Duomo, già si è detto nel pezzo principale. Per facilitare l’integrazione del gruppo iracheno è stato messo a loro disposizione, per tutto il periodo, un tutor che dovrà aiutarli nell’inserimento nel tessuto sociale modenese.


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Csi sport e sociale Nuove opportunità per le parrocchie con l’affiliazione Csi

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aggiungere i diversi ambienti della vita familiare, professionale e sociale, per incidere efficacemente sui modi di pensare e vivere della gente: quella a cui oggi è chiamata la parrocchia è una “missione senza confini”. Il recupero della propria centralità, quale luogo fisico cui la

Il progetto disabili del Csi presso gli istituti cittadini

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• elena cristoni

n percorso che parte dal disagio e arriva all’integrazione, passando per le scuole e per il Csi. E’ grazie al progetto “Disabili e sport” del Centro Sportivo Italiano di Modena, rinnovato per l’anno scolastico 2011-2012, che i ragazzi disabili delle scuole medie secondarie cittadine di primo e secondo grado ricevono l’opportunità di esprimere le proprie capacità attraverso la pratica sportiva più idonea alla propria condizione e affrontano percorsi specifici individuali e di gruppo coinvolgenti, volti alla creazione di un ambiente di lavoro integrato. Sport, educazione e integrazione dunque sono le parole chiave per un percorso che presso il liceo classico San Carlo di Modena prende forma grazie all’attività di Pietro Pillo, istruttore Csi di educazione motoria e professore presso l’istituto. Pietro, raccontaci il tuo percorso formativo. Ho iniziato la mia carriera da insegnante nel 1991, come insegnante di Educazione fisica nelle scuole medie. Dopo 3 anni, precisamente nell’ottobre del 1994, ho superato un concorso promosso dal Provveditorato agli studi di Modena relativo all’acquisizione del titolo necessario per l’insegnamento ai ragazzi diversamente abili. So-

Una missione senza confini comunità cristiana guarda con costante riferimento, è sollecitato direttamente dalla Chiesa italiana ed è un obiettivo che la parrocchia può raggiungere con un fondamentale supporto esterno: l’affiliazione al Csi. Essa permette un processo di ripensamento delle proprie forme di presenza e di rapporto con il territorio e la dotazione di strumenti adeguati per l’apertura ad un’azione

concreta con associazioni, movimenti e gruppi di ispirazione cristiana, affinché la “missione senza confini” non diventi una “missione impossibile”. Per aiutare la parrocchia in questo suo difficile compito, il Centro Sportivo Italiano con il nuovo anno rilancia il “Progetto circolo culturale-sportivo in parrocchia” e invita tutte le realtà oratoriali o parrocchiali cittadine ad aderire a questa

proposta concreta, facile, moderna, completa e flessibile. E’ da un approfondito percorso di riflessione e di studio radicato nella consolidata competenza tecnico-organizzativa del Csi nel campo delle attività sportive, educative, culturali e sociali che prende forma l’originale forma di circolo culturale-sportivo proposto: una struttura in grado di favorire una migliore aggregazione

no entrato in ruolo nel 1997 come insegnante di sostegno, grazie alle mie conoscenze e competenze nel campo motorio, ho collaborato sempre con i miei colleghi di educazione fisica con progetti paralleli. In ogni istituto era necessario adottare un metodo diverso a seconda dell’utenza: a Reggio Emilia affiancavo i mie colleghi

facendo da tramite con la classe e partecipando con l’alunno disabile a tutte le attività, a Finale Emilia, formando un gruppo parallelo di alunni certificati che sistematicamente sfidava le classi in palestra su tutti gli sport proposti, a Castelfranco il gruppo era talmente vario e i ragazzi certificati che riuscivo ad integrarli addirittura

no affiancati anche alunni di classi diverse che mal volentieri svolgevano l’attività motoria con la propria classe per motivi diversi: troppo grassi, troppo insicuri, poco propensi verso qualsiasi sport. In questo modo si realizzava, probabilmente senza rendersene conto, una vera integrazione: infatti il gruppo interagiva divertendosi

con i compagni di classe. Poi è nato il progetto “Lo sport è di tutti” e oltre ad essere impiegato a Castelfranco nel primo periodo come istruttore, ho avviato il progetto anche a Vignola. Al gruppo di ragazzi disabili di Vignola veniva-

e rispettandosi alla pari. La tua attività presso il Liceo San Carlo: da quanto anni operi qui e quale la tua esperienza? Al liceo classico San Carlo, dove opero ormai da 4 anni, le modalità variano di anno in anno: i primi anni avevo dei ragazzi molto attivi da un punto di vista fisico, in un certo senso li allenavo per poi partecipare a competizioni provinciali parallele. Negli ultimi anni ho invece alunni molto gravi, l’età varia dai 14 ai 18 anni, ma conta poco. Utilizzo vari momenti della settimana: un’ora con due

dal centro invernale Oplà in attesa di una nuova giornata in compagnia di amici nuovi. “Come prima esperienza di centro invernale all’interno di questa struttura ci riteniamo molto soddisfatti. - dichiara Elisa Cantargiani, psicologa, responsabile degli animatori Csi e del centro invernale Oplà - Vogliamo far conoscere il

ragazze e un ragazzo nell’ora di educazione fisica che imitano i gesti motori meno complessi, in un altro caso un ragazzo autistico segue il resto della classe ma è più complicato interagire, poi vi è un ragazzo di 15 anni fisicamente con buoni requisiti motori, che invito spesso anche al gruppo sportivo pomeridiano, e infine una ragazza tetraplegica con la quale per brevi momenti la classe interagisce spingendo la c arro zzina durante il riscaldamento o le brevi interrogazioni all’inizio della lezione. Quali risultati ottieni in termini di integrazione nell’ambito della tua attività? Integrazione è una parola troppo grande, in ogni classe vi sono ragazzi normalmente abili non integrati, insegnanti poco integrati nel consiglio di classe. Ancora più difficile è integrare un alunno diversamente abile. A me piace essere trasparente, reale: molto spesso si confonde l’integrazione con l’inserimento. Per ogni alunno dovrebbe essere impostato un progetto di vita, un percorso a tappe da verificare in tempi stabiliti: se un ragazzo ha delle potenzialità

per svolgere le addizioni, non bisogna pretendere le divisioni. Purtroppo questo avviene sistematicamente creando disturbi nei ragazzi che sfociano anche in aggressività e spesso con il passare del tempo non ci si rende conto del perchè un ragazzo diversamente abile sia “aggressivo senza motivo”. Questo è quello che penso io e che spesso esterno nei consigli di classe o con i genitori. Si tratta di un campo difficile, non sempre ci sono risultati positivi o si è gratificati, l’importante è lavorare sempre in buona fede. Quale rapporto riesci ad instaurare con i ragazzi? Loro sono soddisfatti delle attività svolte con te? Posso affermare con sicurezza che i ragazzi apprezzano il mio lavoro. Instauriamo sempre un bel rapporto, i risultati non sono sempre riconducibili solo allo sport, ma anche alle autonomie comuni: ragazzi che dopo aver fatto il progetto per un anno, sono in grado di cambiarsi, di lavarsi dopo l’attività, di arrivare in palestra da soli. Tutte queste sono soddisfazioni. Questa è solo la prima di tante esperienze che Nostro Tempo raccoglierà per i propri lettori nell’ambito di questo progetto “Disabili e sport” che coinvolge le scuole e il Csi, realizzato grazie al contributo determinate della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

Era figlia del segretario regionale del Csi

Un’esperienza da ripetere G

procinto di nascere, che si innesta nello specifico del piano pastorale della parrocchia e un supporto concreto in termini di strumenti e servizi semplici ed accessibili che consentono a ciascuna realtà di creare e gestire facilmente il proprio circolo organizzandolo ex-novo o aggiornando una struttura già esistente. Per info: parrocchie@csimodena.it.

A Scuola con noi

Centro invernale Oplà

iornate scandite da giochi di movimento, laboratori manuali e creativi, divertimento sui gonfiabili, compiti per le vacanze insieme e attività alternative: sono venti i bambini che dal 27 dicembre al 5 gennaio sono tornati a casa stanchi e felici

delle persone all’interno della parrocchia, rendendola ancora di più casa viva da “abitare” in pienezza, con gioia, nella dimensione dell’incontro. I circoli affiliati assumono infatti un’ampia gamma di attività e diventano portatori di una proposta che è al tempo stesso educativa, culturale e di animazione del tempo libero. Un valore aggiunto incisivo per tutti i circoli già esistenti, o in

centro non solo come luogo per festeggiare i compleanni e far giocare i bimbi, ma anche come luogo ricreativo in cui i genitori possono lasciare i propri figli tranquillamente quando le scuole sono chiuse e per proporre attività che solitamente non fanno.”

Per la morte di Angela I

l Centro Sportivo Italiano di Modena partecipa al dolore del segretario regionale del Csi Alberto Benassi, per anni dirigente dell’associazione modenese, per la scomparsa della figlia Angela, 50 anni, avvenuta al termine di una lunga malattia. I funerali di Angela Benassi, moglie dell’assessore regionale alla Cultura Massimo Mezzetti, da anni vicepresidente dell’Istituto storico di Modena e impegnata nell’associazionismo e in politica, si sono svolti lunedì 16 gennaio a Modena. Alle famiglie Benassi e Mezzetti le condoglianze anche della redazione di Nostro Tempo.


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Cultura

Versi in musica Balliamo con Gioventù Musicale al San Carlo

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enerdì 28 gennaio al Teatro San Carlo, alle 17.30, il tradizionale concerto aperitivo sarà dedicato al Liederabend, il Lied tedesco, una delle forme più alte e raffinate della musica romantica che mise in musica i testi dei grandi poeti tedeschi. Il soprano coreana Joo Cho, dalla ricca e varia carriera internazionale, già ospite della GMI, e il pianista Diego Mingolla, ripercorreranno alcuni capisaldi

di questa straordinaria forma musicale. Non mancheranno commenti e introduzioni divulgative al mondo dalla grande poesia, prevalentemente tedesca, musicata in epoca romantica. Le esecuzioni di alcuni dei capolavori di questa forma musicale saranno intervallate da letture di testi coevi o storici e divulgativi, con lo scopo di fare apprezzare appieno la ricchezza espressiva della poesia musicata dai grandi compositori in programma. È in questa serata che troverà spazio anche il brano Salamanca, per voce e pianoforte, in prima esecuzione assoluta, opera di Adriano Gaglianello, vincitore della

XVIII edizione del “Concorso internazionale di composizione 2 agosto”, istituito in memoria delle vittime della strage della stazione di Bologna del 1980. Il brano Salamanca, su testi di Miguel de Unamuno, uomo di Stato e letterato spagnolo, premio Nobel, è stato scritto su commissione della GMI modenese che da alcuni anni è gemellata con il Concorso 2 agosto. Il pubblico che desidera continuare il confronto con i musicisti anche dopo il concerto può prenotarsi per la cena con i musicisti, in collaborazione con Slow Food condotta di Modena. Per info e prenotazioni: tel. 059/9781690.

mamma e papà Lezioni ludicomotorie per famiglie

ficina Danza Studio propone una serie di lezione ludiche e gradevoli per passare una

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er chi ha voglia di divertirsi insieme, per chi non si muove da chissà quanto tempo, per chi ne approfitta sempre per togliersi le scarpe, per chi sa di essere buffo, per chi la musica la sente dentro e per chi non la trova, per chi ha una gran voglia di ridere e anche per tutti gli altri, Of-

divertente ora insieme danzando. Le attività mirano al coinvolgimento delle famiglie e sono suddivise per età dei piccoli: dai 3 ai 5 anni, dalle 17 alle 18, e dai 6 ai 10 anni dalle 16 alle 17. Le lezioni si terranno sabato 21 gennaio, 18 febbraio e 3 marzo presso la sede di via S. Caterina 55, al costo di 8 euro a coppia per gli interni e 12 euro per gli esterni. Per info: tel. 059/260598, 328/ 0116874, 339/8923952, info@ officinadanzastudio.it, www.officinadanzastudio.it.

Il nuovo programma della Tenda

Memoria e mafie

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el mese di gennaio la programmazione della Tenda coniuga il dovere del ricordo con la condanna della presunzione e dell’arroganza, anche di stampo mafioso. Se da una parte il 27 gennaio celebra la Giornata della Memoria con lo spettacolo “Progetto memoria: andata e ritorno” del regista Antonio Capasso, dall’altra la rassegna su racconti di uomini e di mafia registra un appuntamento di punta che vede Gaetano Alessi presentare il report “Le mafie in Emilia Romagna”, dossier a cura degli studenti delle Facoltà di Scienze politiche e Giurisprudenza a conclusione del primo laboratorio di giornalismo antimafia. Inoltre da giovedì 12 gennaio lo spazio espositivo ospita la mostra fotografica “Giocando un sogno” di Andrea Damiano e il 19 gennaio prende il via il ciclo di aperitivi a cura del gruppo Albachiara per informarsi e conoscere in vista della Giornata della Memoria. Il primo incontro propone un aperitivo a base di prodotti enogastronomici delle cooperative Libera Terra e a seguire la proiezione del documentario “Schiaffo alla mafia” di Stefania Casini. Per info: www.latendamodena.it

Diego Mingolla e Joo Cho

Teatro dei Segni

Alla s-coperta del bene C

ontinua con il nuovo anno la rassegna nazionale di teatro per le scuole elementari presso il Teatro dei Segni. Il prossimo appuntamento da segnare in agenda è “Alla s-coperta del bene”, una favola dal tema ecologico che cerca di portare i bambini alla consapevolezza dei valori e degli atteggiamenti positivi che ci aiutano a preservare l’ambiente e il pianeta Terra. In scena il 23 e il 24 gennaio, si tratta di uno spettacolo di Ambaradan Teatro, per bambini dai 6 ai 12 anni, che indaga sulle relazioni tra il teatro d’attore e il teatro degli oggetti (le quattro coperte e le quattro valige) e le loro potenzialità espressive nel regno della fantasia per creare empatia con i bambini. Da qui la capacità di sostituire e trasformare gli oggetti che compongono la vita quotidiana, le situazioni e gli elementi di pura fantasia. Per info e prenotazioni: tel. 059/7470538, stagione@teatrodeisegni.com.

Sabato 28 al TeTe

Distretto musicale dell’Appennino

L’Italia di domani Una montagna per la musica D S alla sinergia tra le diverse realtà modenesi, Via Piave e Dintorni, Associazione Porta Aperta, Peso Specifico, Centro culturale F. L. Ferrari, in collaborazione con il comitato modenese “L’Italia sono anch’io”, nasce l’iniziativa “L’Italia di domani”: una mattinata presso il Teatro Tempio dedicata ad una riflessione sulla nostra nazionalità. La manif estazionesi terrà sabato 28 gennaio alle 9.15 con la proiezione del cortometraggio “L’identità italiana” realizzato dagli alunni dell’Istituto Meucci di Carpi. A seguire, alle 10, un dibattito sul tema “I nuovi italiani”. Ne parlano: Andrea Sarubbi, primo firmatario della proposta di legge di riforma del diritto di cittadinanza, e Giuseppe E. Pagani, consigliere regionale dell’Emilia Romagna. Modera Antonio Farnè, giornalista Rai. Durante la manifestazione è possibile firmare per le proposte di legge di iniziativa popolare della campagna “L’Italia sono anch’io”. Per info: tel. 059/334537.

ull’Appennino modenese quattro stage per giovani musicisti. Quattro appuntamenti dedicati al clarinetto, agli ottoni, alla chitarra classica e alla direzione d’orchestra che faranno incontrare gli studenti delle scuole di musica con concertisti di fama internazionale. Entra nel vivo il progetto “Una montagna per la musica”, promosso dalla Regione Emilia Romagna e dalla Provincia di Modena, che, dopo la rassegna di concerti “didattici” appena conclusa, propone weekend di masterclass di alto livello. Le quattro masterclass sono aperte ai giovani allievi (12 - 25 anni) delle scuole di musica che potranno così entrare in contatto con altri studenti e approfondire lo studio di alcuni strumenti, guidati da musicisti e direttori d’orchestra di fama internazionale. I primi a partire saranno i clarinettisti, che si ritroveranno alle Piane di Mocogno, il 21 e 22 gennaio, sotto la guida del maestro Fabrizio Meloni. L’appuntamento per gli ottoni sarà il 28 e il 29 gennaio a Fanano con il Prisma Brass Quintet. L’11 e 12 febbraio sarà invece la volta dello stage di chitarra classica con Andrea Vettoretti, mentre il 18 febbraio a Pavullo si studierà direzione d’orchestra con Daniele Carnevali. L���obiettivo dell’iniziativa è mettere in rete e valorizzare le numerose realtà che si occupano di formazione musicale sull’Appennino modenese e allo stesso tempo preparare i giovani musicisti al Festival europeo della musica per la gioventù “Allegromosso”, in programma dal 17 al 19 maggio sulla riviera romagnola. Per info: info@vallidelcimone.it.


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