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GIORNALE LOCALE

SETTIMANALE CATTOLICO MODENESE

Domenica 6 novembre 2011

FONDATO NEL 1957

POSTE ITALIANE S.p.A. - SPED. ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1 COMM. 1 DCB DI MODENA CONTIENE I.R.

Attualità

Incontri

La memoria cristiana dei morti

L’amore ai tempi della globalizzazione

Nuovo impianto per la cremazione: cosa dice il Rito delle esequie A PAGINA 2

Il Punto

Assisi, il peso delle parole • don Gianni Gherardi*

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i sono riletto le parole pronunciate da Benedetto XVI alla vigilia dell’incontro di Assisi, poi quelle della giornata del 27 ottobre, dedicata alla “riflessione e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo”, prima a S.Maria degli Angeli, poi nella piazza della Basilica inferiore di S.Francesco; infine nella Sala Clementina in Vaticano, rivolgendosi alle delegazioni che avevano partecipato all’incontro. C’è da essere ammirati e commossi. Il Papa ha ripetuto parole della “Pacem in Terris” di Giovanni XXIII, dell’intervento di Paolo VI all’Onu, di Giovanni Paolo II che venticinque anni fa convocò per la prima volta i rappresentanti di tutte le religioni ad Assisi: “Mai più violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo. In nome di Dio ogni religione porti sulla terra Giustizia e Pace, Perdono e Vita. Amore!”. Tutte parole da raccogliere e non lasciare cadere: a partire dall’invito, all’udienza generale in San Pietro il 26 ottobre, vigilia di Assisi, a vedere la realizzazione nell’oggi dell’annuncio del Regno di pace, di cui Cristo è re, “nella grande rete delle comunità eucaristiche che si estende su tutta la terra”. “I cristiani non devono mai cedere alla tentazione di diventare lupi tra i lupi”. E, commentando la spada, simbolo di San Paolo, esclama: “non è la spada del conquistatore che costruisce la pace, ma la spada del sofferente, di chi sa donare la propria vita”. Ma è nell’intervento a Santa Maria degli Angeli che il Papa dà ragione dell’incontro, mettendo a fuoco la difficile e complessa condizione umana, a partire dall’incontro del 1986. Due gli elementi particolarmente analizzati: il terrorismo e l’assenza di Dio con la sua negazione. A questo punto Benedetto XVI ha fortemente contestato l’affermazione della religione come causa di violenza e, pur riconoscendo “come cristiano” che nella storia si è fatto ricorso alla violenza in nome della fede cristiana, “pieno di vergogna”, “questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura”. “Il suo nome è Dio dell’amore e della pace!”. Per questo occorre “purificare continuamente la religione dei cristiani”. Il Papa riassume così il suo pensiero: “Ho detto che esiste una concezione e un uso della religione attraverso il quale essa diventa fonte di violenza, mentre l’orientamento dell’uomo verso Dio, vissuto rettamente, è una forza di pace. In tale contesto ho rimandato alla necessità del dialogo e parlato della purificazione, sempre necessaria, della religione vissuta. D’altra parte ho affermato che la negazione di Dio corrompe l’uomo, lo priva di misure e lo conduce alla violenza”. Segue a pagina 2

Presentato il libro ‘Il potere dell’amore’ a cura del Ferrari PAGINA 4

Restituita alla città, dopo importanti lavori di restauro, la chiesa dei gesuiti in via dei Servi

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• Simona Roversi*

a presentazione del restauro della chiesa di San Bartolomeo, lunedì 7 novembre in mattinata, offre ai modenesi l’occasione per riscoprire (o scoprire per la prima volta) un vero capolavoro di arte e fede, purtroppo poco conosciuto e valorizzato, una delle chiese più imponenti e sorprendenti della nostra diocesi. Molti modenesi forse, camminando frettolosamente o distrattamente lungo via dei Servi, non si saranno mai accorti di passare davanti ad una grandiosa facciata, talmente grande da essere faticosamente visibile nella sua interezza dalla strada; e altrettanti, perciò, non avranno neppure pensato di entrare per scoprire cosa ci sia al di là dell’ingresso. Proviamo ora a farlo insieme, virtualmente. La chiesa di San Bartolomeo è stata per quasi 400 anni officiata dai gesuiti, ordine religioso fondato nel 1540 da S. Ignazio di Loyola. Il duca Ercole II d’Este chiamò a Modena la Compagnia di Gesù già nel 1556, anche se i religiosi si stabilirono in un primo tempo nei pressi della chiesa delle Grazie e soltanto il 21 febbraio 1607 fu posata la prima pietra della nuova chiesa. Il disegno è del gesuita Giorgio Soldati da Lugano, architetto che aveva già progettato nel 1582-87 la chiesa di San Pietro a Piacenza, ricalcando il modello della chiesa del Gesù a Roma del Vignola e di Giaco-

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Persone

Un autentico missionario

Il ricordo di don Gianni Michelini scomparso la settimana scorsa PAGINA 9

Torna a splendere San Bartolomeo mo della Porta (1561-75). Anche il progetto modenese è ispirato al Gesù di Roma, chiesa madre dell’ordine e modello per tutti gli edifici di culto gesuitici. La nuova chiesa di San Bar-

to il bresciano Luca Bienni, anch’egli gesuita e architetto. La facciata invece fu realizzata nel 1727 dal piacentino Andrea Galluzzi - chiamato dal duca a Modena nel 1716 come scenografo e

tolomeo, costruita sul luogo ove sorgeva una precedente chiesa di cui si hanno notizie dal XII secolo, fu inaugurata nel 1614, ma i lavori furono completati soltanto nel 1629. Nel frattempo, al progettista padre Soldati era succedu-

apparatore teatrale - attivo in quegli anni anche nella ristrutturazione del convento dei domenicani. Rispetto alle soluzioni inizialmente proposte dal Soldati, quella elaborata dall’architetto piacentino è caratterizzata da

uno stile meno sontuoso e trionfalistico, all’insegna di una maggiore sobrietà. La facciata è ritmata verticalmente da quattro imponenti lesene corinzie che sorreggono una trabeazione con alto cornicione spezzato al centro, in corrispondenza del finestrone archivoltato. La zona centrale della facciata, terminante a timpano, si eleva notevolmente rispetto alle parti laterali ed è ad esse collegata tramite due volute arricciate. Sotto al timpano si trova un grandioso rilievo con le lettere “JHS” circondate da raggiera: questo trigramma è noto come Monogramma di Gesù e deriva dalla sigla “ΙΗΣ” (abbreviazione della parola greca “ΙΗΣΟΥΣ” cioè “Iesous” = Gesù), comparsa in manoscritti greci del III secolo; ebbe enorme diffusione nel XV secolo grazie a San Bernardino da Siena che pose il trigramma entro un sole a dodici raggi, mentre nel 1427 papa Martino V ordinò l’aggiunta di una croce sopra la H maiuscola; nel 1541 Ignazio di Loyola lo scelse come proprio sigillo e infine la Compagnia di Gesù lo adottò come proprio emblema. Nelle nicchie dell’ordine superiore sono collocate tre grandi statue raffiguranti, al centro, il santo titolare della chiesa, San Bartolomeo apostolo, e ai lati i santi gesuiti Luigi Gonzaga e Stanislao Kostka. Segue a pagina 7


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Domenica 6 novembre 2011

Primo piano

Il grido di Benedetto XVI e i dodici impegni “

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ai più violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo! In nome di Dio ogni religione porti sulla terra giustizia e pace, perdono e vita, amore!”. Con queste parole Benedetto XVI ha chiuso la lettura del testo dell’impegno comune per la pace da parte dei

leader religiosi sul palco della piazza della basilica di san Francesco. Venticinque anni dopo l’incontro di Assisi, voluto da Giovanni Paolo II, 300 esponenti delle fedi mondiali si sono ritrovati in piazza san Francesco, per il rinnovo solenne dell’impegno per la pace e per la consegna delle lampade, simbolo di pace. “La pace è possibile, ancora oggi!”, ha affermato il card. JeanLouis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, introducendo la cerimonia del rinnovo. “Un comune impegno di non rassegnarci mai alle guerre e alle separazioni. Sappiamo che la fede può vincere il dubbio, la fiducia superare l’angoscia, la speranza può avere la meglio sulla paura”. Dodici impegni. Dodici gli impegni contenuti nel testo, letti a turno dai leader religiosi e riassunti così dal patriarca ecumenico Bartolomeo I: “Per costruire la pace è necessario amare il prossimo, rispettando la regola d’oro, ‘fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te’. Con questa convinzione non ci stancheremo di lavorare nel grande cantiere della pace”. “Ci impegniamo a proclamare la nostra ferma convinzione che la violenza e il terrorismo contrastano con l’autentico spirito religioso”, ha detto il vescovo Mounib Younan, della Federazione luterana mondiale, e a “condannare ogni ricorso alla violenza e alla guerra in nome di Dio o della religione. Ci impegniamo a fare quanto è possibile per sradicare le cause del terrorismo”. “Ci impegniamo ad educare le persone a rispettarsi e a stimarsi reciprocamente” in

Mai più la guerra vista di “una convivenza pacifica e solidale”, ha aggiunto Tarunjit Singh Butalia, delegato per la religione Sikh. “Ci impegniamo a promuovere la cultura del dialogo perché crescano la comprensione e la fiducia reciproca fra gli individui e i popoli, premesse queste dell’autentica pace”, ha letto il metropolita Aleksandr, del Pa-

liberamente una famiglia”. Dal musulmano Mulina Mohammed Zubair Abid è arrivato l’impegno a “dialogare con sincerità e pazienza, non considerando quanto ci differenzia come un muro invalicabile ma, al contrario, riconoscendo che il confronto con l’altrui diversità può diventare occasione di migliore comprensione rec i p r o c a” . “Ci impegniamo a perdonarci vicendevolmente gli errori e i pregiudizi del passato e del presente – ha affermato il metropolita Mar Gregorios, del Patriarcato assiro-ortodosso di Antiochia

– e a sostenerci nel comune sforzo per sconfiggere l’egoismo e il sopruso, l’odio e la violenza e per imparare dal passato che la pace senza la giustizia non è vera pace”. Il taoista Wai Hop Tong ha ribadito l’impegno “a stare dalla parte di chi soffre nella miseria e nell’abbandono, facendoci voce di chi non ha voce e operando concretamente per superare tali situazioni, nella convinzione che nessuno può essere felice da solo”. “Noi ci impegniamo a fare nostro il grido di chi non si rassegna alla violenza e al male – ha aggiunto il buddista Phra Phommolee – e vogliamo contribuire con tutte le nostre forze per dare all’umanità del nostro tempo una reale speranza di giustizia e di pace”. Poi è stata la volta dello scintoista giapponese Tsunekiyo Tanaka: “Noi ci impegniamo ad incoraggiare ogni iniziativa che promuova l’amicizia fra i popoli, convinti che il progresso tecnologico, quando manchi un’intesa solidale tra i popoli, espone il mondo a rischi crescenti di distruzione e di morte”. “Noi ci impegniamo a chiedere ai re-

triarcato di Mosca cui ha fatto seguito John Upton (Alleanza battista mondiale): “Ci impegniamo a difendere il diritto di ogni persona umana a vivere una degna esistenza secondo la propria identità culturale e formarsi

za che “la sicurezza, la libertà e la pace non potranno essere garantite dalla forza, ma dalla fiducia reciproca”. Per ultimo ha preso la parola Guillermo Hurtado, rappresentante dei non credenti, per la prima volta all’incontro di Assisi: “Noi, umanisti laici, in dialogo con i credenti, ci impegniamo con tutti gli uomini e le donne di buona volontà a costruire un mondo nuovo. Dedichiamo ogni sforzo affinché credenti e non credenti vivano, nella fiducia reciproca, la ricerca comune della verità, della giustizia e della pace”.

Invito in Sinagoga Mons. Lanfranchi incontra la comunità ebraica modenese

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l Rabbino Beniamino Goldstein e la Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia invitano per la prima volta l’arcivescovo mons. Antonio Lanfranchi e la cittadinanza a partecipare ad un incontro che avrà per tema il reciproco approfondimento sulla sacralità della festa, secondo la visione cristiana e quella ebraica. Tema di questa occasione di approfondimento reciproco “...e chiamerai il sabato delizia, consacrato al Signore e onorato, e lo onorerai tralasciando il tuo cammino, dall’occuparti dei tuoi affari…” (Isaia 59,v.13). L’incontro avrà luogo presso la Sinagoga di Modena, in piazza Mazzini 26, martedì 8 novembre alle ore 17.30.

Riflessioni sulla

Parola

“Vegliate dunque!” (Mt 25,13)

Segue da pagina 1

Assisi, il peso delle parole

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sponsabili delle Nazioni di fare ogni sforzo perché, a livello nazionale e internazionale, si edifichi e si consolidi, sul fondamento della giustizia, un mondo di solidarietà e di pace”, ha affermato l’ebrea Betty Ehrenberg, cui ha fatto eco Setri Nyomi, della Comunione mondiale delle Chiese riformate: “Noi persone di tradizioni religiose diverse non ci stancheremo di proclamare che pace e giustizia sono inseparabili e che la pace nella giustizia è l’unica strada su cui l’umanità può camminare verso un futuro di speranza” nella consapevolez-

’è poi un’affermazione straordinaria per cui “accanto alle due realtà di religione e anti-religione…esiste anche un altro atteggiamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono di poter credere e che, tuttavia, cercano la verità, sono alla ricerca di Dio….Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono “pellegrini della verità, pellegrini della pace”…. Che essi non riescono a trovare Dio, dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio…”. Così concludeva il suo intervento Benedetto XVI: “…vorrei assicurarvi che la Chiesa cattolica non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo impegno per la pace nel mondo: Siamo animati dal comune desiderio di essere pellegrini della verità, pellegrini della pace”: E’ nella piazza inferiore di S.Francesco che il papa ha affermato: “Noi non siamo separati. Continueremo ad incontrarci, continueremo ad essere uniti in questo viaggio, nel dialogo, nella edificazione quotidiana della pace, nel nostro impegno per un mondo migliore, un mondo in cui ogni uomo e ogni donna e tutti possano vivere secondo le proprie legittime aspirazioni”. A Roma, infine, concludendo l’incontro, oltre al saluto ai fratelli cristiani, agli ebrei, e ai rappresentanti delle religioni del mondo, ha salutato con particolare calore “quanti rappresentano le persone di buona volontà che non seguono alcuna tradizione religiosa, ma s’impegnano nella ricerca della verità” e ha riconosciuto “la necessità costante degli uomini e delle donne di differenti religioni di testimoniare che il viaggio dello spirito è sempre un viaggio di pace”. Quella tracciata è una strada impegnativa e coraggiosa, per tutti i cristiani e per tutti gli uomini di buona volontà. *direttore Ufficio diocesano comunicazioni sociali e cultura

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G.G.

bbiamo appena celebrato tutti i Santi e ricordato nella preghiera i Defunti: celebrazioni insieme festose e dolenti, occasioni per riflettere seriamente sulla comunione dei Santi e sul nostro futuro. Abbiamo ora la possibilità di vivere questa domenica nel “sapore” ancora vivo di quelle ricorrenze liturgiche, pregustando oramai, tra due domeniche, la conclusione dell’anno liturgico. Paolo ai Tessalonicesi scrive: “Non vogliamo lasciarvi nell’ignoranza circa quelli che sono morti... Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù, insieme con Lui”. Aggiunge inoltre Paolo che “noi saremo sempre con il Signore…”. Ecco allora la parabola di Gesù che ci sollecita ad essere pronti all’incontro con Lui, lo Sposo. Dovremmo avere come modello positivo le cinque vergini sagge, pronte a rispondere al grido: “Eccolo sposo, andategli incontro!”. Capaci di attrezzarsi con le lampade e l’olio necessario, cioè impegnati un una vita buona. Fino a quando si entrerà con lui alla festa di nozze, pieni di gioia per esserne riconosciuti degni. L’avvertimento che il Signore dà è pieno di responsabilità e di consolazione: vegliate dunque perché non sapete né il giorno né l’ora. Ed è proprio così! Senza alcuna eccezione. Nessuno sa, né può sapere, quando il Signore gli schiuderà la porta dell’eternità. La morte è mistero grande per ogni uomo. E’ il passaggio alla vita senza fine. Allora l’attesa comporta il vegliare, deve essere densa di una vita buona, di una preghiera fiduciosa, di una fede adulta.


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Domenica 6 novembre 2011

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Attualità

La memoria cristiana dei morti A Modena entro il 2012 il nuovo impianto per la cremazione: la posizione della Chiesa su questa pratica, ammessa, comprende però la ferma contrarietà alla dispersione delle ceneri

• stefano malagoli

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a notizia, a ridosso della commemorazione dei defunti, è destinata ad attirare sicuramente l’interesse. Un interesse che per la comunità cristiana modenese ha non solo i caratteri della notizia di cronaca, ma assume un significato ben più profondo. Da alcuni giorni squadre di operari , comunica il Comune di Modena, sono lavoro per realizzare l’impianto di cremazione delle salme nel cimitero di San Cataldo. L’impianto occuperà parte di un immobile storico, oltre mille metri quadrati su tre piani, che si trova sul fronte nord (ingresso da via San Cataldo 80) e sul lato est della chiesa monumentale in quei locali che, originariamente, ospitavano, oltre alla camera mortuaria, gli uffici, l’abitazione del custode e altri locali per il personale. Entro la fine del prossimo anno Modena disporrà dunque di un impianto per la cremazione delle salme. Il Comune ha infatti sottoscritto un contratto con un raggruppamento temporaneo di imprese (Consorzio Co&Ge di Imola, Officine Meccaniche Ciroldi spa di Ganaceto, Studio

Ti società cooperativa di Rimini e Ser.Cim srl di Bologna) per la progettazione, la costruzione e la gestione, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Carpi, di un impianto a due forni. Al piano terra l’ex camera ardente, un grande locale coperto a volta, sarà destinato a ufficio di informazione e gestione cimiteriale, mentre la restante superficie ospiterà i due forni crematori con il relativo ufficio. Ai piani superiori, accessibili anche con un ascensore-montacarichi, saranno invece ospitati il deposito salme, la sezione di trattamento dei fumi e i locali a uso spogliatoi sia per la cremazione che per i servizi cimiteriali. L’intervento, che richiede un investimento di 2 milioni 152 mila euro oltre agli oneri di progettazione e Iva, è a carico dell’aggiudicatario della concessione, che come controprestazione avrà il diritto di sfruttare economicamente e funzionalmente il centro di cremazione per 15 anni. L’impianto

servirà tutta la provincia, con precedenza ai cittadini di Modena e Carpi: fino a che non sarà in funzione, le famiglie dei defunti che chiedono la cremazione dovranno recarsi a Parma, Ferrara o a Mantova. Ogni anno a Modena si eseguono circa 3 mila funerali e in un caso su cinque (circa 600) si opta per la cremazione. Negli ultimi anni la richiesta di cremazione

è cresciuta e nel 2010 ha rappresentato circa il 30-35% della domanda. Fin qui, dunque la notizia della realizzazione dell’impianto di cremazione, pratica sulla quale, però, è utile portare elementi di chiarezza anche di ordine dottrinale e (la parola non spaventi) escatologico. L’escatologia cattolica è infatti la riflessione che riguarda i tempi ultimi, quelli della resurrezione ed è strettamente correlata con la visione della morte e dell’aldilà; ha a che vedere con la resurrezione dei morti, con la Vita Eterna. E’ da qui che parte il nuovo Rito delle esequie, la versione italiana cioè del libro liturgico ufficiale, utilizzato nelle veglie di preghiera e nei funerali, redatto un paio d’anni fa dalla Conferenza episcopale italiana Nel rito delle esequie è stato infatti introdotto un formulario per quanti scelgono la cremazione. La Chiesa, pur preferendo la sepoltura tradizionale, non riprova tale pratica, e infatti il Catechismo della Chiesa cattolica del 1992

la prevede “se non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi”. Questa pratica è dunque ammessa a meno che non sia “voluta in disprezzo della fede, cioè quando si intende con questo gesto affermare il nulla in cui verrebbe ricondotto l’essere umano”. Chiarita la posizione sulla cremazione, viene però ribadita nel nuovo Rito delle esequie la

ferma contrarietà allo spargimento delle ceneri in natura dopo la cremazione e alla conservazione delle urne con i resti dei defunti cremati in luoghi diversi dal cimitero, come a casa o in giardino. La Chiesa intende in questo modo evitare qualsiasi deriva panteistica o naturalistica, ma anche una visione privatistica della morte e forme di idolatria o feticismo (come succede per quanti chiedono di inserire in monili da portare addosso le ceneri del defunto…). Per i cristiani, la memoria dei defunti, attraverso la preghiera, e la familiarità con il camposanto sono un modo concreto per contrastare la prassi di disperdere le ceneri o conservarle al di fuori del cimitero o di una chiesa. Significative, a tal proposito, le parole del presidente della Cei mons. Angelo Bagnasco che collocano il Rito delle esequie nell’orizzonte pastorale, evidenziando la necessità di richiamare la novità dell’annuncio di Cristo di fronte al mistero della morte e di un’azione di catechesi sul senso della vita e della morte a fronte di una cultura che maschera o esorcizza la fine. “Anche quando la maschera della morte scende sul volto dei propri cari – afferma mons. Bagnasco –, dunque si fa più prossima e meno facilmente evitabile, anche allora non di rado si tende a rimuovere l’evento, a scantonarlo, a scongiurare ogni coinvolgimento”. Da qui deriva “la pratica sparizione dell’esperienza della morte e di ogni suo simulacro dalla scena della vita”, mentre in una cultura come la nostra, “che progressivamente sembra slittare verso forme post-cristiane”, comincia ad avvertirsi sempre più l’ “influenza di talune visioni spurie o paganeggianti” e al contempo “una certa insufficienza catechistica”. “Dobbiamo allora includere anche il camposanto – continua il

presidente della Cei tra i luoghi cari alla famiglia e alla comunità. Saper visitare il cimitero – il luogo dei ‘dormienti’ in attesa della resurrezione finale − e lì pregare, è un modo per bandire il macabro e per esorcizzare il troppo demonismo della nostra cultura”. Occorre allora “bonificare l’immagine della vita per imparare a godere realmente della stessa” e “imparare ad invecchiare, per saper contare i giorni e apprezzare i doni, e per non sprecare né gli uni né gli al-

L’angolo della

Spiritualità

Quando si ascoltano i defunti • don nardo masetti

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onio si vantava di non andare mai al cimitero, nemmeno il giorno dei morti, e ne spiegava il motivo: ne aveva avuto tanto abbastanza delle prediche della moglie nel tempo in cui erano stati insieme, che non aveva nessuna voglia di sentirne ancora adesso che era morta. Non era dello stesso parere suo fratello più vecchio di lui di dieci anni. Si recava spesso sulla tomba della moglie, al mattino presto quando non c’era ancora nessuno in cimitero e si era abituato a parlare con la consorte come quando era viva. Quella mattina era particolarmente preoccupato, perché il medico il giorno prima gli aveva fatto capire che c’era qualcosa di molto preoccupante nella sua salute. E lui raccontò tutto alla moglie. Ed ebbe la sensazione che lei avesse iniziato a dargli risposta. Gli ricordò che lei era morta in piena estate e che lui sulla tomba aveva piantato un alberello nano. Aveva temuto che il caldo soffocante di luglio e agosto lo facesse seccare. Infatti sembrò andare in crisi, ma resistette. In autunno sembrò addirittura che mettesse qualche nuovo germoglio. Poi una stagione avversa: l’inverno; pareva che il gelo avesse il potere di “cuocere” la pianta al pari del sole di agosto. Uscì indenne dall’inverso e finalmente spunto la primavera e allora… La moglie lasciò intuire al marito che la vita aveva proprio come le piante, le sue stagioni. Non si può giudicare un albero per una sola stagione; così la vita di una persona: può essere misurata solamente alla fine, quando tutte le stagioni saranno complete. Se uno rinuncia all’inverno, perderà la promessa della primavera, la ricchezza dell’estate, la bellezza dell’autunno. La donna terminò invitando il marito, che sapeva gravemente malato, e non lasciare che il dolore di una stagione distruggesse la gioia di ciò che verrà dopo. E che di questa gioia immensa lei ne sapeva qualcosa… Quando l’uomo uscì dal cimitero, fece un segno di croce così devoto, che qualcuno che vi entrava lo fissò con ammirazione e commozione.

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tri”. “Le nostre parrocchie – questa l’esortazione finale – abbiano sempre il cimitero nel perimetro della loro pastorale ordinaria, in modo che questo non sia un’area separata e ghettizzata, cui rivolgersi una volta l’anno, ma spazio della vita così concretamente trascendente da non affievolirsi mai, santuario della memoria che ci fa vivamente umani, ponte che unisce la comunità cristiana con la comunione dei suoi Santi già presso Dio”.

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Incontri

L’amore ai tempi della globalizzazione

• Laura Solieri

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enerdì scorso, il 28 ottobre, a Palazzo Europa, c’è stata la presentazione del libro “Il potere dell’amore nell’epoca della globalizzazione” a cura di Riccardo Prandini e Gianpietro Cavazza, a cui hanno partecipato la sociologa Elena Esposito e monsignor

Pierangelo Sequeri. Il tentativo di questo libro è quello di prendere il grande simbolo umano dell’amore e vedere se è possibile generalizzarlo, spaziando oltre i confini della relazione intima. “Si tratta di un tentativo del tutto sperimentale – hanno detto Riccardo Prandini e Gianpietro Cavazza durante la presentazione del volume –. Il sociologo Jean-Claude Kaufmann, ad esempio, richiamato più volte nel libro,

ricostruisce l’amore come codificazione dell’intimità e vede con gran criticità la possibilità che esso possa uscire da quest’ambito relazionale per circolare nella società. In queste pagine abbiamo voluto capire se è possibile il contrario, ovvero se si può pensare che l’amore possa circolare in altre sfere sociali che non siano solo quelle più intime”. “Si tratta di un libro insolito, che ha il pregio di parlare dell’amore usando entrambi i registri che di solito si usano, alternativamente, per trattare di esso: il registro più appassionato e quello scientifico, più distaccato – ha esordito Elena Esposito –. Due sono le linee guida seguite: quella di “agape”, amore cosmico, vs eros, amore più personalizzato. A questa dicotomia fondamentale si collega il problema tipico della modernità: la cre-

scente privatizzazione dell’amore cosmico che si riduce a dimensione privata, abbandonando quella pubblica. Per molti, questo appiattimento, lascia un vuoto nella società, come sostengono i vari autori del libro. Prima della modernità, l’identità delle persone era stabilita da contesto geografico, sociale, culturale in cui si trovavano. Da qualche secolo questo non vale più: ora la nostra identità è definita da ciò che vogliamo, dalla nostra

storia personale, dai nostri desideri. Tutti vogliamo autorealizzarci e la conseguenza di questo è che dall’unità si passa a una forte differenza di prospettive e la società si complica: ciascuno vede un mondo diverso. La società esplode per la molteplicità di prospettive al suo interno e diventa enormemente complessa”. Ci troviamo così a vivere in una società differenziata per funzioni, non più gerarchica, ma divisa in tanti ambiti in cui valgono criteri, regole e razionalità diverse e per ciascuno di questi ambiti il suo ordine è quello prevalente. “In questa società ciascuno di noi deve partecipare a molti ambiti diversi e per questo l’individuo deve trovare in se stesso la sua identità. L’amore in questo quadro rimane una questione privata, in cui si riconosce all’altro un’unicità assoluta. L’amore cosmico non è compatibile con questo approccio. La nostra società ci suggerisce la necessità di nuovi spazi di socialità che reclamano un’idea d’amore più ampia e flessibile e anche gli strumenti classici dell’economia e della finanza sembrano inadeguati a trattare questa prospettiva. Nel libro tutti gli autori arrivano pertanto a proporre la necessità di relazioni diverse”. “L’io moderno nasce come oggetto di un’affezione che combatte per la sua realizzazione il legame sociale, il bene comune, l’interesse generale, se

non ce la fa: questa è la convinzione che a un certo punto la filosofia accetta ed è in questo momento che l’individualità dell’amore non ha più un compenso – ha detto mons. Sequeri

–. Non è solo “io e te e basta”: c’è una connotazione polemica iscritta nell’individualità moderna. All’individuo moderno viene insegnato che libertà è capacità di evadere il legame

sociale andando a stanare nell’amore anche le più piccole apparenze di tale legame. Il problema di oggi non è solo la globalizzazione ma è anche l’uscita dall’amore. Farei un tentativo – conclude Sequeri – per stabilire se in questo contesto, sia proprio impossibile stabilire determinati rapporti fra amore e lavoro: quello che ci manca non è semplicemente l’idea del lavoro degli affetti che decide la qualità degli stessi affetti? Ricordiamoci che l’amore non è solo l’irrazionalità di fare quello che mi ispira, ma è anche la cocciutaggine che mi fa dire, anche in presenza di un’intimidazione, che una certa cosa la voglio fare lo stesso, perché, magari, ho dato la mia parola e non mi voglio tirare indietro”.

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Diocesi

Per le emergenze in Italia ed in Turchia La Caritas diocesana modenese si mobilita con una raccolta di fondi

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onostante l’allerta della protezione civile, è tragico il bilancio accertato delle vittime, mentre si contano ancora i dispersi dopo le violentissime precipitazioni che hanno colpito in modo particolare la zona dello Spezzino in Liguria e la Lunigiana in Toscana. Circa 2.000 abitazioni sono prive dei servizi essenziali, come la luce e il gas. Nei paesi più

colpiti mancano anche i generi di prima necessità (acqua, pane, medicinali….). Caritas Italiana ha subito contattato le Caritas coinvolte e i delegati regionali delle Caritas della Liguria e della Toscana e segue l’evolversi della situazione. Esprimendo vicinanza nella preghiera si è resa disponibile ad intervenire per sostenere le azioni delle Chiese locali. Per quanto riguarda la Turchia, dopo il forte terremoto (7.2 del-

la scala Richter) che ha colpito la zona di Van, la seconda città in ordine di grandezza dell’Est del paese, al confine con l’Iran, i danni sono ingenti: gli edifici distrutti sono numerosi e i danni non sono stati ancora identificati nel dettaglio. Van ospitava anche un grande numero di profughi provenienti dall’Iran e dall’Afganistan, spesso clandestini, di passaggio. Caritas Italiana ha espresso vicinanza a Caritas Turchia ed è in costante contatto. Conosce bene la zona di Van, avendo per anni sostenuto numerosi progetti riguardanti la formazione scolastica delle donne analfabete, l’avviamento all’attività di produzione di tappeti e la creazione di un centro di formazione linguistica a sostegno dei pro-

Venerdì 11 novembre all’Istituto di Musica Sacra

Un concerto apre l’anno accademico • Giovanni barzaghi

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l nuovo anno accademico all’Istituto Diocesano di Musica Sacra anche quest’anno è partito! Pur essendoci ancora la possibilità di accogliere qualche iscrizione, tutti i “vecchi” corsi hanno trovato un adeguato numero di studenti. Segno che ormai l’istituto è entrato a far parte dei punti di riferimento vivi, per chi vuole formarsi musicalmente all’animazione della liturgia. Ed, effettivamente, le richieste di operatori da parte delle parrocchie sono in aumento, e sempre di più capita di sentire musicisti del diocesano attivi durante le liturgie, soprattutto quelle dome-

nicali. L’interesse intorno all’Istituto modenese è tenuto vivo ogni anno anche grazie ai concerti degli insegnanti, che sottolineano i momenti “forti” dell’anno liturgico o della vita dell’Istituto. Quindi, anche quest’anno si è organizzato il concerto di apertura dell’anno accademico. I docenti si alternano nei vari appuntamenti, questa sarà la volta di due docenti di strumento, il maestro organista Stefano Pellini e l’insegnante di pianoforte Roberto Penta che accompagneranno una nuova acquisizione dell’Istituto: la cantante modenese Alice Molinari, che da quest’anno è entrata a far parte del corpo docenti dell’Istituto stesso. I maestri eseguiranno un repertorio

per voce accompagnata, alternato a brani strumentali. Come sempre sarà proposto un ascolto tratto dal grande repertorio di musica sacra e per la liturgia che la Chiesa ha saputo stimolare nei maestri di tutti i secoli. Sono previste musiche di Bach, Haendel, Rossini e Bedard. Il valore degli interpreti e noto – e non solo ai modenesi – quindi la previsione è per una bella e godibilissima serata, e di grande musica. Non resta allora che invitare tutti gli appassionati venerdì 11 novembre prossimo, alle ore 21, presso l’Auditorium dell’Istituto Diocesano di Musica Sacra, sito in viale Caduti in guerra 196. L’ingresso è libero e gratuito per tutti.

Mons. Lanfranchi rinnoverà il mandato

fughi accolti nella zona. Questa presenza costante nel tempo consentirà una pronta

capacità di attivazione non solo nell’emergenza, ma soprattutto nel medio-lungo periodo.

Info Chi volesse contribuire, può rivolgersi agli uffici Caritas o ha a disposizione i conti correnti (causali: Emergenza Liguria/ Toscana 2011 oppure Terremoto Turchia 2011) Banco S. Geminiano BPVN iban IT83L0518812900 000000004682 Banca Popolare dell’Emilia Romagna iban IT89B05387 12900 000000030436 Unicredit iban IT35Z02008 12930 000003106219 Banca Etica iban IT 72X0501802 4000 0000 053060

Apostolato della Preghiera

Le intenzioni di novembre

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uore divino di Gesù, io ti offro, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno: in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del divin Padre. In particolare preghiamo per le intenzioni affidate all’AdP dal Papa e dai nostri vescovi: Perché le Chiese Orientali cattoliche siano conosciute e stimate nella loro ricchezza spirituale. Perché il continente africano trovi in Cristo la forza per camminare nella riconciliazione e nella giustizia. Perché lo Spirito del Risorto ci aiuti a celebrare nella fede la memoria dei fratelli defunti. Pregare per il clero dicendo: Cuore di Gesù, i pastori del tuo popolo guardino alla tua carità per apprendere a fare dono della loro vita.

Ufficio Famiglia

Per mano nel deserto

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omenica 13 novembre torna Per mano nel deserto, lo spazio di riflessione per coppie e sposi. don Federico Pigoni e i coniugi Roberto e Maddalena Santini rifletteranno insieme su “Il lavoro è servizio”. L’appuntamento, al Centro Famiglia di Nazareth, si apre con il silenzio, dalle 15.45 e prosegue poi con la preghiera iniziale; meditazione su un brano biblico; un’ora di silenzio per la preghiera personale o di coppia, con la possibilità di celebrare il sacramento della penitenza; preghiera del Vespro, insieme ai bambini per i quali è prevista l’animazione.

Pastorale scolastica

Il vescovo incontra i docenti

A convegno i ministri L della comunione

’arcivescovo mons. Lanfranchi invita i docenti ad un incontro che si terrà venerdì 11 novembre, alle ore 18, presso la sala grande dell’Arcivescovado. In tale occasione desidera condividere co i docenti, in quanto educatori, alcune proposte per una pastorale scolastica dei docenti.

A

ll’inizio dell’anno pastorale mons. Lanfranchi convoca i Ministri straordinari della Comunione eucaristica per il convegno diocesano durante il quale sarà rinnovato il “mandato”. Il convegno si svolgerà sabato 12 novembre nella chiesa di Gesù Redentore; alle 15 accoglienza e raccolta delle tessere da parte degli inca-

ricati. Alle 15.30 la riflessione di don Paolo Losavio, Vicario Episcopale, sul tema “Sei giorni lavorerai…ma il settimo giorno è in onore del Signore, tuo Dio. Il MSCE nella prospettiva dell’impegno pastorale dell’anno”. Alle 16.30 solenne celebrazione dei Primi Vespri e conferimento del mandato ai nuovi ministri da parte dell’Arcivescovo, Monsignor Antonio Lanfranchi.

Qualora la non partecipazione al Convegno volesse indicare la decisione di interrompere il servizio, è necessario avvertire, anche telefonicamente, la segreteria che è aperta il lunedì, il mercoledì, il venerdì dalle ore 9 alle ore 12. Nel caso di impossibilità ad essere presente il giorno 12 novembre è, comunque, necessario inviare la tessera in segreteria per provvedere al suo rinnovo per l’anno pastorale in corso.

Centro missionario animazione e formazione

La Messa mensile

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a messa missionaria mensile sarà celebrata lunedì 7 novembre alle ore 19, nella chiesa parrocchiale di S. Teresa, a Modena. Suor Antonella, delle suore Alcantarine di Assisi, rientrata dall’Albania, porterà la sua testimonianza. A questo link http://vimeo.com/31258859 potrete vedere e ascoltare alcuni momenti della Veglia Missionaria Diocesana celebrata nella chiesa di Sant’Agostino il 21 ottobre.

Agenda della

Diocesi

Lunedì 7 novembre ore 19 a Santa Teresa Messa missionaria mensile Giovedì 10 novembre ore 9.30 al Cfn Consiglio presbiterale ore 20.30 al Cfn Formazione per i catechisti Sabato 12 novembre ore 15 a Gesù Redentore Convegno dei ministri straordinari Domenica 13 novembre ore 11 a Soliera celebrazione della giornata del Ringraziamento ore 16 al Cfn Per mano nel deserto

Agenda del

Vescovo

Domenica 6 novembre ore 11 a Brodano Celebrazione della Cresima Lunedì 7 novembre ore 11 a San Bartolomeo Inaugurazione restauri ore 21 in Sala consiliare del Comune Presentazione Lettera pastorale al vicariato C. Storico Martedì 8 novembre ore 17.30 in Sinagoga Incontro sul significato della festa Giovedì 10 novembre ore 9.30 Consiglio presbiterale ore 18 a Bologna, chiesa dei Servi Conversazione su “L’uomo di fronte al dolore” Venerdì 11 novembre ore 15.30 Consiglio episcopale ore 18 Incontro pastorale scolastica Sabato 12 novembre ore 9 a Carpi Inaugurazione scuola delle Figlie delle Provvidenza ore 15.30 a Gesù Redentore Congresso ministri straordinari Domenica 13 novembre ore 11 a Soliera celebrazione della giornata del Ringraziamento ore 16 a San Paolo Celebrazione della Cresima


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NostroTempo

Domenica 6 novembre 2011

Formazione

Il professor Gerald Pillay della Hope University ha parlato al Ferrini di un mondo (sempre più) cristiano

• don Luca Balugani

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avanti agli studenti dell’Istituto di Scienze Religiose, il professor Gerald Pillay, vice cancelliere della Hope University, ha tenuto la propria conferenza sul ruolo dell’Università cristiana. È la seconda volta che Pillay fa visita al Ferrini: la prima volta fu nell’aprile del 2010, ma l’importanza di questa visita risiede nella presenza di p. Guido Bendinelli, preside della Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, a sancire la collaborazione accademica con l’Università inglese. Lo sguardo del professor Pillay, di ascendenze indiane, origini sudafricane e docenza neozelandese, si è esteso alla cattolicità della fede cristiana. Senza cattolicità non è più possibile essere cristiani. Lontano da Gerusalemme, gli Ebrei si posero la domanda sul canto in terra straniera: sognavano di essere vicini al tempio, ma piangevano e si chiedevano come cantare il Signore in una terra cui non appartenevano. Oggi la situazione di sofferenza pare essere la medesima: come articolare il Vangelo in un contesto di secolarità e in una società che non vuole ascoltare? Così aumenta il senso di nostalgia dei tempi in cui la Chiesa aveva una forte presenza pubblica e i governanti ascoltavano il Papa.

Un messaggio di speranza La storia mostra come il ruolo della Chiesa e del cristianesimo è grande, invisibile a chi guarda sul breve termine: le scuole vicino alle cattedrali originarono le prime università; la civilizzazione è iniziata con i testi cristiani. Oggi la crisi mostra come le istituzioni cui ci siamo affidati (banche, partiti politici, sistema economico) stanno passando. Firenze o Londra sono state il centro economico, poi Wall Street, che non ha superato il secolo di vita. Il nuovo centro di gravità sta già crescendo: Pechino e poi magari Nuova Delhi. Tutto questo non è affatto strano, è sempre stato così nella storia. L’esuberanza degli anni ’90 ha portato ad essere indebitati verso l’Oriente come mai e ora è la Cina ad essere il più grande creditore degli Stati Uniti. In quegli anni si pensava che la democrazia liberale avrebbe trionfato: si ebbero il genocidio nella ex-Yugoslavia e poi l’11 settembre. Oggi vediamo il cambiamento di regimi nel Nord Africa, ma non si sa quale modello tutto questo seguirà. Non è poi sempre vero che la presenza cristiana abbia portato buoni frutti: l’apartheid era in Sud Africa quando questo era a maggiorana cristiana. La sociologia della religione scrive la storia del declino dei leaders cristiani: in Gran Bretagna la Chiesa è Chiesa di stato, eppure l’influenza non è più la stessa. L’Europa diventerà in tempo breve la nostra minoranza, ma non è la storia del mondo cristia-

no. Un milione di cristiani in Cina finirono sotto traccia eppure, senza missionari né Bibbie, oggi i cristiani sono 50 milioni: sotto l’oppressione sono addirittura cresciuti. Le Filippine sono la nazione col maggior numero di cristiani e quasi tutti praticanti. In India il 5% è cristiano ed è iniziato nel II secolo (prima che in tanti altri luoghi d’Europa): è più indigeno che in tante parti d’Europa e stiamo parlando di una piccola percentuale, ma di una popolazione superiore al miliardo, con una nuova chiesa che apre ogni mese. Parlare di cristianesimo in declino evidenzia una prospettiva euro-centrica, ma in realtà quella cristiana è una storia di speranza. I cristiani in Europa stanno tornando ad essere i cristiani del tempo prima di Costantino, ma quello è stato uno dei periodi più creativi del cristianesimo: esperienze di monachesimo, vicinanza alla tradizione apostolica, e tutto senza edifici e senza testi scritti, perché era una legge scritta nel cuore. Agli studenti che iniziano l’anno, il professor Pillay ha voluto lasciare cinque suggerimenti: il futuro sta nell’unità di tutte quante le minoranze cristiane ,che sono nel mondo 2 miliardi. Se siamo cattolici, i nostri fratelli non sono solo i vicini, ma quelli che sono in tutte le parti del mondo. Il centro mondiale del cristianesimo si è spostato da Nord a Sud e da Ovest a Est e non è più un cristianesimo ‘bianco’. Il futuro può essere nella comunità

globale che dà fiducia: occorre smettere di essere timorosi e difensivisti. Le comunità cristiane devono imparare ad andare controcorrente. Newman era un professore di Oxford e da anglicano diventò cattolico e fu inviato in Irlanda per creare un’Università cattolica. Allora scrisse “Un’idea di Università”, dove affermava che la comunità universitaria dovrebbe essere una comunità alternativa. Il luogo cristiano di apprendimento deve fornire un’alternativa all’utilitarismo e al funzionalismo: la formazione riguarda l’intera persona. Se la comunità è vera, il valore di ogni individuo è sacrosanto. Gli individui devono anzitutto essere persone: un uomo è uomo davanti ad altre Il professor Gerald Pillay persone (come recita un detto zulù). Nella comunità un individuo diven- l’unità, tutti coloro che seguota persona. Esiste una visione no Cristo sono parte dell’uutilitaristica della conoscenza: nica casa di Dio, in cui Dio infatti la verità è diventata è Padre. È importante che dopo l’Illuminismo solo in- i cattolici siano parte della dagabile e razionale; ma è una questione, perché portano un questione anche di bellezza e grande contributo a questo. di bontà. La conoscenza deve Sono i cattolici cristiani che diventare sapienza e questo è portano la tradizione cristialo scopo della comunità cri- na. stiana, che rende controcor- Educazione è liberazione: a Soweto nel 1976 molti giovani rente. Se anche non raggiungeremo volevano la liberazione oggi e

l’educazione domani, ma educare è già un modo di fuggire l’oppressione. Mandela conseguì una laurea mentre era carcerato: le università possono dare grande libertà, ma non devono diventare il luogo dei privilegi. L’educazione libera anche dall’ideologia, dall’egocentrismo; e l’educazione cristiana umanizza il mondo e crea una società umana: d’altra parte nessuna religione ha un Dio che diventa uomo. Umanizzazione è proprio riempire l’umanità di divinità.

Relazione, fondamento dell’educazione La lezione all’Istituto Ferrini del professor Bart Mc Gettrick

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art Mc Gettrick, decano di scienze dell’educazione presso la Hope University di Liverpool, ha tenuto ad alcune classi dell’ISSR Ferrini una lezione magistrale sull’importanza della relazione nell’educazione. Far fiorire l’umanità, nulla di più complicato e nulla di più semplice di questo, è lo scopo dell’educazione nel mondo moderno. E questo obiettivo si declina in due modalità: il benessere personale e sociale e lo sviluppare doti e talenti da mettere al servizio degli altri. Gli studiosi delle scienze educative dedicano gran parte del loro tempo a ‘misurare’, quando le nostre conversazioni comuni non si basano su misure. L’educazione si preoccupa di trasformare ,attraverso incontri con altri. Infatti educare non è dare informazioni e neppure formare: è trasformare. La pericope evangelica che ci fa comprendere meglio questo è l’incontro di Gesù con la Samaritana. Già nel 1977, il documento vaticano sulla Scuola cattolica affermava che l’educazione non serve ad acquisire potere, ma ha sempre lo scopo di aiutare gli altri, cosa che avviene attraverso la relazione. Nel cammino della vita le orme sono più importanti dei cartelli stradali e le orme significano camminare assieme ad altre persone. Mc Gettrick ha proposto un modello per l’apprendimento, quello della doppia elica (come il DNA): infatti l’apprendimento è contenuto (principi, conoscenza, concetti, idee, abilità) e atteggiamento (un docente trasmette allo

studente amore o disprezzo verso la materia). E il veicolo sono gli occhi (sorridenti o meno). Ciò che conta, in altre parole, è la relazione, che riguarda lo spazio emozionale e spirituale. Se il Ministero dell’Istruzione si preoccupa di contenuti, dimentica che, accanto all’evidenza che si può misurare, c’è quella che si può discernere. Scopo dell’educazione non è il programma scolastico: le materie sono mezzi e non il fine in se stesso e il buon educatore, soprattutto, porta speranza e giustizia e amore. Non è la conoscenza che struttura la mente del bambino, ma la relazione. È questa la vera impalcatura che permette di dare un senso al mondo. Ogni bambino dovrebbe avere il diritto di una relazione fiduciale con un adulto responsabile (e non irresponsabile). Solo questo consente al bambino di dare forma al mondo. Rivolgendosi poi agli attuali e futuri docenti, il professore scozzese ha descritto tre tipi di conoscenza: 1. accademica: viene da libri, conferenze, internet; 2. professionale: si ottiene tramite l’esperienza, guardando negli occhi gli studenti e facendoli guardare tra loro, facendoli lavorare insieme. È una conoscenza tramite esperienza ed è parte di quel camminare sulle orme; 3. personale: i valori, la spiritualità, il senso di bontà in ogni persona. Questo tipo di insegnamento avviene grazie alla nostra umanità, al nostro Battesimo. Quattro centimetri separano il dito di Adamo da quello di Dio, nel celebre affresco della Sistina: sono centimetri non di vuoto,

ma di spazio tra l’uomo e Dio. Educare non è tenere stretta la mano: è consentire la libertà di essere se stessi e di essere unici. L’educazione non è controllo: è dare la libertà. L’educazione cattolica riguarda la libertà dell’individuo di vivere pienamente la propria umanità. Ci sono atteggiamenti diversi attraverso i quali avviene l’educazione e il buon educatore si muove lungo tutto l’asse, avanti e indietro:

Insegnamento Apprendimento Pensiero (didattica) Controllo Facilitazione Rendere capace di… Curriculum

Prescrizione

Educazione personalizzata

Essere

Divenire

Consapevolezza Costante aspirazione Valori Relazioni

A compendio della propria lezione, Mc Gettrick ha voluto leggere un brano preso da un testo di V. Frankl: “Un pensiero mi trafisse: per la prima volta nella mia vita ho visto la verità come è stata scritta da così tanti poeti, proclamata come il giudizio finale da così tanti pensatori. La verità – che l’amore è il fine ultimo e supremo a cui l’uomo può aspirare. Poi afferrai il significato del più grande segreto che la poesia e il pensiero umano e ciò in cui crediamo devono rivelare: la salvezza dell’uomo è attraverso l’amore e nell’amore”.


NostroTempo

Domenica 6 novembre 2011

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Arte Segue da pagina 1

Torna a splendere San Bartolomeo Lunedì 7 novembre la presentazione dei restauri che hanno interessato le strutture e gli interni

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’interno è suddiviso in tre navate, con pianta a croce latina a bracci poco sporgenti, terminante con abside rettangolare. Lungo le pareti laterali si aprono quattro cappelle per lato e altre due cappelle sono collocate sul fondo delle navate minori. Gli altari laterali sono arricchiti da opere di importanti pittori del Sei-Settecento emiliano (tra cui Sante Peranda, Giuseppe Romani, il Pomarancio, Ludovico Lana, Jean Boulanger), ma ciò che colpisce e affascina, alzando lo sguardo, è la straordinaria decorazione pittorica che ricopre la volta della navata. Il grandioso affresco è opera di padre Giuseppe Barbieri (1642-1733): poco si sa di questo eccezionale pittore gesuita, tranne che fu allievo diretto del maestro dell’illusionismo pittorico barocco, il trentino Andrea Pozzo, a cui peraltro gli affreschi di San Bartolomeo, fino a pochi anni fa, erano tradizionalmente attribuiti. Sulla semplice volta a botte della navata, padre Barbieri è riuscito a creare la simulazione prospettica di un secondo tempio, sovrapposto a quello reale della chiesa: un’architettura illusionistica che con un sinuoso movimento di colonne, archi, volute, trabeazioni e balaustre si protende verso l’alto dove, in una luce aurea, è raffigurata la volta celeste popolata da angeli volteggianti e figure panneggiate di santi tra le nubi. Nel primo tratto, entrando dall’ingresso, si trova l’Eterno Padre in trono, rappresentato come una visione di luci, circondato dagli Apostoli. La scena sacra è circondata da finti colonnati, terrazze, mensoloni, resi con impareggiabile abilità nel contrasto dei chiaroscuri e delle tonalità, da cui fanno capolino putti e angeli che paiono davvero volare vertiginosi e silenziosi nella penombra della navata. La decorazione sopra il presbiterio raffigura, con uno scorcio arditissimo de-

gno dei maggiori maestri del barocco, l’Apoteosi di San Bartolomeo; mentre nei transetti sono dipinte la Gloria di Sant’Ignazio (a sinistra) e di San Francesco Saverio (a destra). Forse dal suo insegnante Andrea Pozzo, padre Barbieri riprese l’idea di realizzare una grande tela dipinta ad imitazione della cupola: infatti, anche nella chiesa romana di Sant’Ignazio si trova una tela “prospettica” che riproduce illusionisticamente gli elementi architettonici e decorativi di una cupola che in realtà non esiste. In San Bartolomeo, collocandosi nel punto di osservazione ottimale indicato da un cerchio nel pavimento, il visitatore fatica a distinguere se ciò che sta guardando sia finto o reale... Gli affreschi delle navate laterali furono realizzati, sempre con un’abile pittura prospettica, all’inizio del XVIII secolo dal modenese

Jacopino Consetti (a cui si devono le figure) e da Pellegrino Spaggiari da Reggio (che dipinse gli ornati). Il presbiterio accoglie l’altar maggiore in marmi policromi con un imponente ciborio realizzato nel 1620 da Giovan Battista Bassoli, coadiuvato da Cecilio Bezi e Giovan Battista Censori, che eseguì gli ornamenti in bronzo, mentre le statue in gesso e scagliola sono di Antonio Contraversi

o Traeri, detto il Cestellino. I recenti restauri, di cui fra pochi giorni s’inaugura un primo stralcio, si sono rivelati molto impegnativi dal punto di vista progettuale (a causa di un complesso degrado delle strutture murarie della chiesa) e onerosi da quello finanziario, e sono stati resi possibili grazie al sostegno economico di varie istituzioni cittadine, tra cui la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Gioiello dell’arte barocca e testimone prezioso della religiosità e della fede degli ultimi quattro secoli a Modena, la chiesa di San Bartolomeo è sicuramente uno degli edifici di culto più interessanti e importanti della nostra città e della diocesi, dunque merita una visita non superficiale, in cui l’ammirazione dei capolavori artistici possa predisporre a profondi momenti di meditazione e preghiera. * Ufficio diocesano beni culturali

Restauro: un lavoro lungo gli anni • Augusto Gambuzzi*

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o cominciato ad occuparmi della conservazione della chiesa di San Bartolomeo su incarico dei Padri Gesuiti verso la fine del 1989. La necessità di programmare un intervento nasceva dall’esigenza di restaurare la copertura (1600 mq) ormai fatiscente e del tutto inadeguata. I Padri Gesuiti, consapevoli che il livello di degrado era esteso, mi chiesero se era opportuno per la salvaguardia della chiesa prevedere anche interventi di consolidamento delle strutture. Per questo motivo ho condotto una campagna di rilievi sia visivi che strumentali (allora eravamo agli albori…) che hanno tra l’altro prodotto una considerevole documentazione (fotografica e grafica) sullo stato di solidità dell’edificio che ha portato alla stesura del progetto di restauro. Per quanto riguarda lo stato di conservazione delle strutture murarie, si è notato un complesso insieme di lesioni che in maniera piuttosto vistosa tagliava trasversalmente buona parte del sistema murario. I dissesti nelle strutture verticali e, probabilmente, nelle volte di copertura apparivano ascrivibili ad un cedimento differenziale delle fondazioni, fenomeno peraltro riscontrabile in tutto il centro storico di Modena, interessato dalla subsidenza. Questi dissesti si evidenziavano sulla superficie dipinta con fessure di varia larghezza, lungo le quali erano riscontrabili distacchi di intonaco. L’evento sismico del 1996 ha fortemente colpito questo edificio e, generando forti vibrazioni sulle murature, ha contribuito in modo determinante ad enfatizzare lo stato fessurativo. Numerosi erano anche i danni all’intonaco causati sia dall’infiltrazione di acque piovane sia dall’uso dell’impianto di riscaldamento ad aria calda che contribuiva a generare dannosi fenomeni di condensa sulle murature. Questi fenomeni hanno causato la deformazione dell’intonaco con il distacco e la caduta di calcinacci (anche di notevoli dimensioni) in numerose zone. Dopo una minuziosa campagna di indagini sia stratigrafiche che statiche, si è proceduto alla redazione di rilievi geometrici dell’edificio, restituzioni grafiche mediante sistemi informatici, mappature e tavole tematiche a corredo del progetto di restauro che ha previsto il consolidamento delle murature lesionate, nonché delle volte a botte che presentavano fessurazioni e distacchi d’intonaco, utilizzando materiali conformi alla natura dell’edificio. Si è proceduto poi al recupero delle superfici pittoriche parietali e decorative interne della chiesa e del prospetto principale esterno. *Ingegnere


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NostroTempo

Domenica 6 novembre 2011

Catechesi

Dieci parole per una vita buona Il corso dell’Ufficio Catechistico Diocesano sui comandamenti

• don Ivo Seghedoni

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on è impossibile, ma è infinito il compito di vivere il grande comandamento. Con questa espressione, di don Giovanni Benassi, si è concluso il corso per catechisti sui comandamenti tenutosi al Centro Famiglia di Nazareth nei quattro giovedì del mese di ottobre. Un corso nel quale ai partecipanti è stata proposta una seria e profonda rielaborazione della propria comprensione dei comandamenti: essi sono, infatti, le “dieci parole” che il Dio dell’Alleanza e della Promessa ha dato al suo popolo. Usciti dalle rappresentazioni sedimentate nella cultura e nel recente passato (tra esse le formulazioni tipiche degli anni ’50 come le riespressioni contestatrici del ’68) i catechisti sono stati invitati a ripensare come hanno vissuto il rapporto con i dieci comandamenti a partire da due decisive proposte di sr. Grazia Papola, biblista e vice-direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona e don Matteo Cavani, docente di Teologia Morale all’Istituto Teologico di Reggio Emilia e all’ISSR di Modena. Sr. Grazia, attraverso un articolato commento a Dt 5, 1-21, ha presentato le dieci parole di Dio come proposta

alla libertà e alla responsabilità di un popolo del quale il Signore si fa interlocutore: le dieci parole sono un dono che rende possibile la libertà, perché esse sono cariche di promessa, per una vita più piena, realizzazione del desiderio di Dio stesso. L’obbedienza ad essi non trasforma il dono e la promessa divina in “ricompensa”: i comandamenti non chiedono di fatto nessuna prestazione da fornire a Dio, nessuna forma di sdebitamento. Il Signore, offrendoli alla libertà del popolo, non fonda il suo diritto, ma il diritto dell’altro: esse sono norme che difendono e proteggono l’individuo e il popolo dal suo perdersi. Don Matteo, ha indicato tre passaggi per una rinnovata comprensione dei comandamenti come “scuola del desiderio”: il passaggio dalla norma alla promessa, quello dalla prestazione all’alleanza e infine il passaggio dalla cancellazione del limite alla sua integrazione. La libertà è intesa dalle dieci parole come possibilità e conseguente necessità di scegliere e di decidere di sé di fronte al dono della salvezza e alla promessa che lo rende visibile. Il comandamento di Dio è un’istruzione che mantiene aperta questa possibilità. Non si tratta né di una prospettiva eteronoma (lex) né autonoma (nòmos come autorealizzazione); domanda obbedienza, intesa non ad un’autorità che comanda dall’esterno, ma risposta a colui che ha dato segno della propria affidabilità. Nel dar credito alla promessa di Dio

magini, le canzoni che hanno aiutato i partecipanti a fare un vero e proprio percorso di “ri-apprendimento” dei comandamenti, in vista di una riespressione pastorale finale nella quale, con l’intervento di sintesi proposto dall’Ufficio Catechistico, si è cercato di cogliere quali

Suor Grazia Papola

si custodisce il carattere promettente della vita. Tale carattere promettente è custodito dalla Legge, se è vissuta e percepita come carica di promessa: essa ha la capacita di significare le esperienze della vita, non tanto in senso arbitrario, ma perché obbedendola si diventa capaci di cogliere i significati profondi. Se la vita, infatti, non è vissuta come alleanza, con se stessi, con gli altri e con Dio, diventa una terribile battaglia (con se stessi, con gli altri e con Dio) e manifesta tutta la sua forza distruttiva. Ad accompagnare il percorso sono stati anche i testi, le im-

Ufficio Catechistico Diocesano, percorso triennale di formazione

“Iniziamo se…”

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l corso triennale ‘Iniziamo se… - L’iniziazione cristiana in un mondo che cambia’ – che si svolgerà nei giovedì di novembre - si prefigge lo scopo di formare i catechisti al compito di iniziare alla fede i fanciulli con uno sguardo che sappia cogliere anche il valore dell’accompagnamento degli adulti, perché possano realizzare e condurre un itinerario che inserisca gradualmente le persone nella vita di fede e nella vita comunitaria. In particolare, in questo primo anno, il corso rivolgerà la sua attenzione alla Iniziazione Cristiana intesa come cammino che coinvolge i fanciulli e gli adulti e che trova nella comunità cristiana, tutta intera, il primo soggetto evangelizzante. Le date. - Giovedì 3 novembre: ‘Iniziamo se…’ - Giovedì 10 novembre: ‘…Ricominciamo…’ - Giovedì 17 novembre: ‘…Generiamo…’ - Giovedì 24 novembre: ‘…Proviamo’ Tutti gli incontri si svolgono al Centro Famiglia di Nazareth dalle 20.30 alle 22.30.

attenzioni per trasmettere le “dieci parole di Dio” come parole per una “vita buona”, quella che anche tanti giovani cercano, pur nei loro nuovi linguaggi che a volte ci spiazzano.

“Tras-formata nel mio cammino di fede” La testimonianza di una partecipante al corso proposto dall’Ufficio Catechistico Diocesano

• Laura Iacono

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uando ho deciso di partecipare al corso sui Dieci Comandamenti proposto dall’Ufficio Catechistico Diocesano ero convinta di farlo in quanto catechista, tra l’altro “arruolatasi” recentemente. Ho pensato cioè che l’obiettivo di questa formazione fosse quello di imparare nuovi elementi ed approfondire aspetti già conosciuti del Decalogo da trasmettere in seguito ai bambini. Questa mia convinzione è stata stravolta per due ragioni: primo, l’obiettivo di essere formata in vista dei bambini è stato “surclassato” dall’essere stata tras-formata in prima persona, dall’aver fatto un passo avanti nel mio cammino di fede; secondo, questa tras-formazione è avvenuta non semplicemente per aver appreso delle informazioni, quanto per aver guardato alle Dieci Parole nel loro significato originale, quello dell’alleanza e della relazione di amore tra Dio e l’uomo, e tra gli uomini stessi. Nei quattro incontri – in cui dato per me essenziale noi partecipanti non eravamo solo un pubblico pronto ad assorbire, ma interagenti e coinvolti con riflessioni individuali e momenti di scambio – ho sentito e capito che le Dieci Parole parlano direttamente alla mia vita e a quella di ogni uomo perché offrono un cammino da intraprendere a partire dai propri limiti che non vengono cancellati, quanto piuttosto integrati. E in questo cammino di vita sperimento la gioia del sentirmi amata a tal punto da ricevere dei doni che mi indicano la via per tendere alla libertà; e al contempo, ritrovo la possibilità di scelta consapevole del bene e di questa libertà che parte dalla mia comprensione ed intelligenza di essere umano. Lungi dall’essere stati formulati in una logica di prestazione, i Comandamenti si rivelano così in una veste nuova e vera che si colloca sulla scia del Comandamento sull’amore. Se penso ai comandamenti in questi termini, come parole per la mia vita, mi appare forte il legame tra essi e la mia identità perché mi rendo conto che non fanno altro che ricordarmi chi io sono, da dove provengo e chi voglio essere nel mio futuro.


NostroTempo

Domenica 6 novembre 2011

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Persone Don Gianni Michelini è morto giovedì 27 ottobre investito a Modena da un autobus. Era malato da tempo ed era tornato dal Brasile, dove era missionario a San Paolo, proprio per questo motivo • Mons. Paolo Losavio

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on Gianni Michelini è nato il 30 gennaio 1940 (71 anni fa). La sua parrocchia in cui vive i primi anni della sua vita è S.Pietro in Elda. Fu ordinato sacerdote in questa chiesa il 29 giugno 1963 (48 anni fa) da Mons. Amici. Carattere forte, risoluto, determinato, rigoroso: non era facile dissuaderlo dalle sue convinzioni. Un cuore grande pieno di bontà: si faceva

Un autentico missionario voler bene da tutti. Pieno di zelo, instancabile, lavoratore appassionato ed entusiasta. Totalmente disinteressato, ha vissuto sempre in povertà, dando tutto quello che aveva e tenendo per sé solo il più stretto necessario. Fu cappellano a Vignola, al Tempio, e per ben dieci anni a Finale, dove i giovani di allora lo ricordano ancora con tanta gratitudine per quanto hanno ricevuto da lui: si interessava a ciascuno di loro, personalmente, anche andando a trovarli nelle loro case, sempre con la sua inseparabile vespa. Fu per breve periodo Amministratore parrocchiale a Montecreto, e Vicario coadiutore a Fiorano. Fu poi parroco allo Spirito Santo. La parrocchia viveva i suoi primi passi di vita. Per 5 anni avvia una pastorale di presenza capillare, quartiere per quartiere. E’ lì dove prende forma quella che sarà sempre la caratteristica del suo stile e della sua azione pastorale: ac-

Don Gianni, a più tardi! Caro don Gianni, Era diventato un motivo di allegria e di amichevole presa in giro quel tuo comporre un testo sulla missione popolare, frutto delle tue esperienze brasiliane: doveva uscire e mai vedeva la luce; noi parlavamo di un parto ritardato, molto ritardato… Ormai i vicini e anche i lontani di camera erano abituati a sentire il ticchettio della tua macchina da scrivere. Sì, perché non ne avevi mai voluto sapere di imparare ad usare il computer, che eravamo disposti a mettere a tua disposizione. Avevi scelto una macchina da scrivere fra le più antiquate della casa e a fatica ne avevi accettato una più moderna, offerta da una delle persone di servizio. Quante volte, mi hai fatto attendere, prima di salire in automobile nel cortile dell’arcivescovado, perché dovevi fare una corsa alla cartoleria di Corso Canalchiaro, per prendere obsoleti nastri in rosso e bleu e più spesso ancora bianchetti di correttore! Penso che tu fossi in tutta la città l’unico acquirente di questi oggetti, per fortuna tua ancora riposti in un angoletto nascosto del negozio. E volevi scrivere tutto in maiuscolo, perché sostenevi che le persone anziane avrebbero faticato meno a leggere il testo. E ticchettavi sui tasti fino a sera tarda o fin dal mattino presto. Eri tanto preso dal lavoro che questo costituiva un motivo di ritardo a pranzo o cena. Allora giungevi in sala quasi di soppiatto, ma non mancavi di chiedere scusa ai commensali e al personale di servizio. Ora, don Gianni, ci manca il ticchettio della vecchia macchina da scrivere, dal momento che nessuno avrà mai più la cura di usarla. Ma soprattutto di manchi tu col tuo sorriso aperto, cordiale e sincero; anche se negli ultimi tempi, quando la tua salute andava precipitando, si era fatto necessariamente meno spontaneo. A volte arrivavi a pranzo in ritardo, adducendo come motivo che ti eri dimenticato di prendere le medicine un’ora esatta prima dei pasti e che di conseguenza, dovevi rimandare il pasto. In quelle occasioni ci dicevi immancabilmente: “A più tardi!”. Volevi bene alla Casa del Clero. Penso sia stata questa la causa della disgrazia. Fuggito dalla casa di cura, eri intenzionato a tornare da noi qui a Cognento. Per questo ti sei diretto alla stazione delle corriere, per prendere il bus, come avevi fatto tante volte. E quando ne hai visto uno già in moto, nella tua confusione mentale, hai avuto la sensazione che ti fuggisse l’ultima occasione per tornare. Hai cercato di fermarlo… Ora siamo noi che diciamo a te, che siedi già alla mensa del Padre: “Gianni, a più tardi! Don Nardo Masetti

costare personalmente tutte e singole le persone. Quindi la prima esperienza brasiliana: due anni. Ma è costretto a ritornare per motivi di salute. In attesa di ripartire, vive un anno e mezzo, come amministratore parrocchiale, a S. Giuseppe, al villaggio artigiano. Un anno e qualche mese vissuti con una intensità incredibile, “un fiume in piena”: così lo ricordano i parrocchiani. Passa di casa in casa, avvicina tutti senza nessuna eccezione e a tutti propone l’ideale di una comunità che si modella su quella degli atti degli Apostoli: ascolto della parola, frazione del pane, preghiera e comunione fraterna. Poi finalmente i 21 anni brasiliani. Il vescovo di San Paolo, dom Angelico, lo invia missionario nella periferia est della grande metropoli (le case popolari di “Aguia de haia”, 40 mila abitanti): era abitata da famiglie di immigrati, arrivati da tutte le zone del Brasile in cerca di un futuro migliore. In quell’area

non vi erano luoghi di culto, ne operatori pastorali, nè cattolici praticanti. Per diversi mesi don Gianni passa di casa in casa, invitando adulti e giovani ad una “missione permanente di primo annunzio”. I primi tre anni furono gli anni della semina della parola di Dio. Pian piano, a partire dal quarto anno, incominciarono ad apparire i frutti della missione: molti cattolici poco praticanti diventarono discepoli-missionari di Gesu’ Cristo e diedero origine a quattro comunità; nel 2001 nasce una nuova parrocchia, la parrocchia fondata da don Gianni, la parrocchia di Santo Spirito. La sua dedizione è totale. Per questo vuole essere pienamente brasiliano tra la sua gente e chiede e ottiene l’incardinazione nella diocesi di S.Miquel Paolista. Ma è costretto, suo malgrado, a ritornare in Italia per motivi di salute. Appena rimesso in sesto, si dedica al ministero della confessione in Dumo e ancora con il suo stile originale avvia esperienze di missione nelle

“Avevamo ancora bisogno di lui”

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iportiamo un passo dall’omelia dell’arcivescovo al funerale di don Gianni Michelini, che si è svolto a San Pietro in Elda. ‘La tragica morte di don Gianni ci ha lasciato tutti attoniti. Umanamente parlando avevamo ancora bisogno di lui per tenere vivo in noi “il fuoco della missione evangelizzatrice”; quel fuoco che l’accompagnò da quando entrò in seminario fino alla sua morte. Don Gianni si è sempre sentito missionario. Possiamo dire che aveva ancora il suo cuore in Brasile; faticava ad accettare che, per le sue condizioni di salute, ormai il suo Brasile fosse Modena; alla fine più che convinto si è rassegnato, senza tuttavia lasciar venir meno quello spendersi generosamente che è proprio del missionario, che lo portava a rendersi disponibile per le confessioni in Duomo e per l’aiuto ai confratelli. Avevamo ancora bisogno di lui per la testimonianza di stile di vita esseziale che ci ha offerto, per l’amore ai poveri, alla nostra Chiesa. Avevamo ancora bisogno di lui per tenere vivi l’amore e la passione per l’evangelizzazione (fino all’ultimo ha condiviso con un gruppo la riflessione sulla Parola di Dio e ha lavorato per un sussidio sul primo annuncio per evangelizzare i cattolici poco praticanti). parrocchie di Cognento e di Baggiovara. Stava in questi ultimi giorni portando a termine uno scritto in cui proponeva la sua esperienza missionaria di primo annuncio per evangelizzare i cattolici poco praticanti. Il titolo che don Gianni aveva posto è: “Con la vita e con la parola annunciamo Gesù, nostro Signore e salvatore” Sono le parole che nel modo migliore definiscono don Gianni Michelini. Sì: era in realtà questo il titolo a lui più caro: Missionario. Missionario è stato, nel senso originario e più forte della parola: mandato ad annunciare Gesù salvatore ai più lontani, ai più poveri.

Don Gianni, il cammino dell’apostolo

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987 Villaggio Artigiano. Parrocchia di S. Giuseppe (oggi Gesù Redentore). Era morto don Nino Ansaloni ma arrivò dal Brasile don Gianni Michelini come un fiume in piena! Un padre a volte severo e scomodo ma con una grande attenzione all’essere umano e alla Chiesa che amava in modo sfrenato; un padre che, volendo portare tutti a Cristo, ti richiamava sia personalmente sia dentro la comunità a svolgere un ministero. Cominciò la sua missione di casa in casa con una pergamena sotto il braccio con quattro punti: Ascolto della Parola, Eucarestia, Preghiera, Comunione fraterna. La comunità addolorata, partì di nuovo e dalle origini. Era indispensabile portare a tutti gli uomini le prime quattro consegne che il Signore aveva lasciato agli apostoli. Don Gianni diceva: “Io vi do l’esempio, ho poco tempo, perchè devo tornare in Brasile, ma in un anno prima di partire vi prometto che farò 120 ministri!” E così inizio la sua missione, nel nostro territorio. Giorno dopo giorno fiorirono le risposte: ministri della missione, della rappacificazione fraterna, ministri della pulizia della chiesa, della convivialità. In alcuni quadernetti annotava la composizione delle famiglie e le loro caratteristiche e in breve tempo riuscì a conoscere le famiglie del territorio.

La domenica riferiva alla comunità il lavoro svolto, sottolineava l’importanza di ogni persona e incoraggiava a continuare il cammino. Il fiume in piena cominciava a far emergere le basi per la costruzione della nuova comunità; l’amore per il Signore e per i fratelli cominciava a far luce. Dopo un anno e mezzo una domenica ci salutò: “Mi dispiace, sono arrivato solo a 87 ministri, io parto, il resto lo farà il Signore”. Le persone, i ministri come li chiamava lui, iniziarono a lavorare in parrocchia e lo fanno ancora tutte oggi, la maggior parte a Gesù Redentore, qualcuno dove il Signore lo ha posto. Ma oggi siamo tutte abbracciate insieme a Lui e lo presentiamo al Padre. Don Gianni, non ti dimenticheremo mai, sarai sempre con noi! La nostra comunità ha avuto altri sacerdoti che l’hanno lasciata: don Armando Covili, son Gianni Ferrari (prete operaio), son Antonio Mantovani, son Giuseppe Guicciardi, son Nino Ansaloni, don Galasso Andreoli (cappellano delle fabbriche anche nel nostro territorio); ognuno di loro ha seminato veramente tanto, e semi unici, rari e preziosi. Signore aiuta noi a proseguire, a portare i frutti di quello che abbiamo ricevuto da queste vite donate e sante. Anna Gazzetti e Iuna Marastoni


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Domenica 6 novembre 2011

Mass media

Pluralismo a rischio

I direttori delle testate aderenti alla Fisc (la Federazione italiana dei settimanali cattolici che conta in tutta Italia 189 giornali che raggiungono ogni settimana centinaia di migliaia di lettori), hanno sottoscritto, insieme ad altri responsa-

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ignor Presidente, ci rivolgiamo a Lei, nella Sua qualità di più autorevole rappresentante e custode della democrazia costituzionale per significarLe il rischio imminente di chiusura che coinvolge un centinaio di giornali politici, cooperativi, non profit e di idee e la conseguente perdita del lavoro per svariate migliaia di giornalisti e poligrafici. Questo gravissimo evento sarà la conseguenza inesorabile del taglio del Fondo per l’editoria deciso dal Governo, se non interverranno immediate misu-

re atte a ripristinarlo, sia pure nell’entità – peraltro assai modesta e nel tempo già considerevolmente ridotta – stabilita per gli anni precedenti. Chi Le scrive è perfettamente consapevole dei problemi di bilancio dello Stato e della necessità di ridurre la spesa pubblica, eliminando ogni fonte di spreco. Anche nel mondo dell’editoria, dove è indispensabile un’opera di bonifica per distinguere, sulla base di rigorosi criteri, i giornali «veri» dalle testate inventate a bella posta per lucrare sulle erogazioni pubbliche. Abbiamo da anni indicato soluzioni di maggior rigore e trasparenza, idonee ad evitare lo sperpero di

denaro pubblico. Il recente Regolamento solo in parte le ha recepite, pertanto mentre chiediamo l’adeguamento del Fondo torniamo a proporre ulteriori criteri per consentire da un lato risparmi o e dall’altro una più rigorosa selezione nell’accesso alle risorse. Senza questo intervento, il taglio “lineare” prodotto sortirà il risultato di buttare il bambino con l’acqua sporca. Siamo certi, Signor Presidente, che comprenderà quale vulnerazione democratica si determinerebbe se il pluralismo dell’informazione subisse un’amputazione delle proporzioni annunciate.

Grazie, signor Presidente

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l presidente della Fisc, Francesco Zanotti, commenta con queste parole la risposta del presidente della Repubblica alla lettera sul taglio dei fondi per l’editoria. “Esprimo un immenso grazie a nome mio personale e di tutti i direttori dei giornali che aderiscono alla Fisc al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per la tempestiva risposta all’appello contro i tagli ai fondi per l’editoria firmato anche dagli stessi direttori. Oltre alla gratitudine per l’attenzione riservata, ringraziamo per la condivisione circa ‘la preoccupazione per i rischi che ne potrebbero derivare (dai tagli lineari, ndr) di mortificazione del pluralismo dell’informazione’. Il Presidente ha aggiunto che non mancherà di manifestare il suo punto di vista al governo. Con il suo intervento il presidente Napolitano ha dato notevole risalto alla nostra richiesta che non mira a conservare alcun privilegio, ma solo a garantire il pluralismo informativo. Inoltre abbiamo appreso con favore che lo stesso Presidente ha apprezzato la sensibilità che i firmatari hanno manifestato in merito all’urgenza di ‘un’opera di bonifica’ nel settore e anche ‘la disponibilità a proporre ulteriori criteri per consentire da un lato risparmi e dall’altro una più rigorosa selezione nell’accesso alle risorse’. Tutto ciò conferma la linea che la Fisc da tempo porta avanti e che si riassume nelle due parole ‘rigore ed equità’ che nelle sedi istituzionali e no abbiamo proposto come principi da mettere in campo per il riordino dell’intero comprato dei fondi all’editoria”.

bili di testate di diverso orientamento culturale e politico, una lettera inviata nei giorni scorsi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella quale esprimono i timori per i tagli dei contributi all’editoria. Questo il testo della lettera.

In edicola rimarrebbero i giornali che hanno alle spalle editori potenti, che drenano pressoché tutta la pubblicità, compresa quella degli inserzionisti istituzionali. Il perimetro dell’informazione si comprimerebbe drasticamente, rimanendo appannaggio di pochi gruppi privilegiati. Il tempo a disposizione per evitare il tracollo è talmente breve che già domani sarebbe troppo tardi. Per questo, Signor Presidente, noi che rappresentiamo testate del più diverso orientamento culturale e politico, Le chiediamo un intervento utile a scongiurare un epilogo disastroso. Nella nostra qualità di direttori dei giornali sottoscrittori della presente, Le chiediamo anche di volerci incontrare, in modo da rendere vieppiù chiari i termini delle nostre valutazioni e delle nostre proposte.

E il Quirinale risponde Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha immediatamente risposto alla lettera dei direttori di centinaia di giornali, compresi quelli dei settimanali Fisc.

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ari amici, ho letto con attenzione la vostra lettera e mi rendo ben conto dell’importanza degli argomenti che mi avete illustrato in polemica con l’annunciato taglio ‘lineare’ al Fondo per l’editoria. Condivido la preoccupazione per i rischi che ne potrebbero derivare di mortificazione del pluralismo dell’informazione. E non mancherò di manifestare questo mio punto di vista al governo. Ho, nello stesso tempo, trovato altamente apprezzabile, nella vostra lettera, la sensibilità per l’urgenza di ‘un’opera di bonifica’ in questo settore e la disponibilità ‘a proporre ulteriori criteri per consentire da un lato risparmi e dall’altro una più rigorosa selezione nell’accesso alle risorse’. Credo che quanto più darete seguito concreto a questi vostri intendimenti, tanto più ne guadagnerà in efficacia la sollecitazione, che faccio mia, per una riconsiderazione delle decisioni del governo”.

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Domenica 6 novembre 2011

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Domenica 6 novembre 2011

dalla Città

Nel ricordo di don Galasso Oltremare a cena con Libera Il 10 novembre la messa in San Faustino

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’appuntamento annuale per ricordare insieme la “partenza per il cielo” del nostro, più che mai presente in mezzo a noi, amato Don, è alle porte. Come in passato, la Santa Messa in sua memoria sarà celebrata il 10 novembre in S. Faustino alle ore 19. “Siamo certi – invitano le Piccole Sorelle

Sulla tavola lavoro e legalità

insieme a don Franco - che ci sarai per ricordare, per pregare e per chiedere grazie e benedizioni al nostro carissimo Padre e fratello che ci ha preceduti nella casa del Signore e per continuare a camminare sulle sue orme di “galoppino del Signore”, nella convinzione che egli non ci abbandonerà mai! Ti saluteremo con fraterno affetto e saremo contenti di consegnarti il messaggio del nostro don Galasso, come lui ha vissuto sempre: “Lavoro e festa” contenuto in un libretto che potrai leggere e meditare in un secondo tempo”.

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abato 12 novembre la coop. Oltremare festeggia i suoi 20 anni con la coop. Placido Rizzotto, del gruppo di Libera Terra Mediterraneo. L’appuntamento è nella parrocchia di San Faustino: alle ore 18 incontro con i gruppi che hanno partecipato ai campi estivi di Libera: racconto delle

Vescovo e sindaco a confronto sul lavoro

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Festa. L’arte che accompagna la Festa” con la partecipazione della Corale del Duomo diretta dal m° Bononcini e di Renato Cavani, storico dell’Arte. Quindi altri due appuntamenti: il primo giovedì 19 gennaio 2012 alle ore 21 alla Circoscrizione 1 (p.zza Redecocca) sul tema “Il lavoro di domani. Quale evoluzione del lavoro” con Alessandro Monzani, di Confcooperative e membro dell’Ufficio diocesano di Pastorale Sociale del Lavoro e William Ballotta, segretario

Piazza Pomposa

Tempo di caldarroste bio

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omenica 6 novembre dalle ore 14.30 in Piazza Pomposa “Tempo di caldarroste al mercato biologico” una domenica con caldarroste, vin brulè, tisane naturali, gnocco fritto e crescentine, laboratorio del gusto e tanta musica. Dalle 14.30 spadellatura delle caldarroste di Castel Del Rio, punti informativi su alimentazione e salute, tisane naturali e thè pregiati puri e aromatizzati a cura di Provisos di Parma, vin brulè a cura dell’Associazione La Pomposa. Alle 15 “Alla scoperta delle mele antiche” laboratorio del gusto a cura di G. Negroni dell’associazione Civiltà contadina. Nella piazzetta dietro la chiesa: gli amici di Ermes faranno gnocco fritto e crescentine dalle 11 alle 13 e dalle 15.00, il ricavato sarà devoluto in beneficenza. Alle 16.00 Musica jazz con Patty Gibertoni Quartet.

le prenotazioni è possibile chiamare la Bottega d’Oltremare di Modena, Calle di Luca 18, Tel 059217335; oppure inviare una mail a catering@coopoltremare.it.

Parrocchia Sant’Agostino

Vicariato Centro Storico: lunedì 7 novembre

redere nell’Uomo, sperare nel Futuro” è un percorso di riflessioni ed approfondimenti sui temi della vita divenuto ormai tradizione per il vicariato del Centro Storico. Quest’anno la serie di quattro incontri si ripropone di sviluppare il tema pastorale “Festa e Lavoro”. L’apertura è in grande stile: lunedì 7 novembre alle ore 21 nella sala consiliare del Municipio di Modena si parlerà del “Senso del lavoro nella comunità locale. Scelte, mode, stili di vita”: a questa serata, che rimanda ai temi affrontati nella lettera pastorale sul quale sta riflettendo la comunità diocesana, partecipano Giorgio Pighi, sindaco di Modena e lo stesso arcivescovo mons. Antonio Lanfranchi..Il ciclo di conferenze continua poi con una serata, giovedì 24 novembre alle ore 21 in Duomo, sul tema “La bellezza per la

loro testimonianze, alle 20 cena con prodotti di Libera e del commercio equo e solidale. Alle ore 21 tavola rotonda con Valentina Fiore della coop. Placido Rizzotto, Gerardo Bisaccia, referente di Libera Modena e Vittorio Reggiani, presidente della coop. Oltremare, sul tema: il progetto di Libera Terra, il lavoro per la legalità, i prodotti. Per

provinciale Cisl; il secondo appuntamento è domenica 19 febbraio alle ore 21 nella chiesa di S. Biagio (via del Carmine) sul tema “Musica di Festa”: serata col coro Tomas Luis de Victoria di Castelfranco.Il percorso, proposto congiuntamente da Vicariato cittadino del centro storico e circoscrizione 1 del Comune di Modena, è proposto e raccomandato a tutti gli adulti e alle famiglie delle parrocchie del Centro Storico. Riferimenti e registrazioni degli incontri sono disponibili sul sito www.vicariatocentrostoricomo.org .

Coro rumeno ortodosso in concerto

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on sarà un semplice concerto, ma un momento di preghiera di grande bellezza. Venerdì 4 novembre il coro rumeno ortodosso Psalmodia Varadi Ensis, di Orodea, diretto dal padre dr. Mihai Brie sarà ospite della parrocchia di Sant’Agostino e proporrà alcuni inni liturgici ortodossi. Il concerto sarà anche l’occasione per vivere un momento di comunione ecumenica con padre Costantino e i fratelli della parrocchia Ortodossa Rumena. L’inizio del canto liturgico è previsto per le 21 e, per chi viene alla messa delle 19, ci sarà un buffet prima del concerto.

Incontri con gli alunni delle elementari

Il dialetto a scuola

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a Società del Sandrone, nell’intento di concretizzare la divulgazione del dialetto modenese, ha promosso una serie di iniziative con gli alunni delle scuole elementari, in accordo con l’amministrazione comunale. Il primo degli incontri si terrà il 10 novembre poi, i successivi, a cadenza settimanale, fino al 29 marzo 2012, tutti i giovedì dalle 9 alle 11 presso la sede in P.za Domenico 6. Le maschere modenesi: Sandrone, Pulonia e Sgorghiguelo, intratterranno i giovani spettatori recitando brani dialettali ed illustrando episodi della storia cittadina. Il gruppo de “l’Ocarina Bianca” farà rivivere i tradizionali burattini in legno in una farsa in vernacolo. Sarà presente anche il “nonno modenese” Pino Ligabue. La mattinata si concluderà con una merenda sandroniana: bensone modenese e tortelli alla marmellata.

Domenica 6 la manifestazione podistica

CorriModena 2011

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utti i podisti, ski rollers e rollers della città domenica 6 novembre parteciperanno alla CorriModena. I conocrrenti alla manifestazione sportiva non competitiva più celebre di Modena, con una quota associativa di un solo euro, potranno procedere di passo o di corsa e scegliere il percorso intero di 17.5 km o concludere ai traguardi intermedi dei 3.5, 5 e 10.7 km. La CorriModena è concomitante alla 8° CorriScuola modenese. La partenza è alle 9.30 dalla via Emilia Centro, angolo via San Carlo, con arrivo in Piazza Grande. Per info e iscrizioni: tel. 059 217497

A Modena un progetto sociale europeo

Il valore del volontariato

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odena aderisce al progetto 4SEE, la rete per l’economia sociale ed il volontariato che, finanziato dall’Unione europea con il programma Europa per i cittadini, si pone l’obiettivo di promuovere, a livello continentale, incontri e dibattiti sul tema della gratuitità coinvolgendo istituzioni, soggetti del privato e del terzo settore, volontari e cittadini. A Modena il progetto verrà presentato lunedì 7 novembre alle 17 presso la sala del Consiglio Provinciale, in viale Martiri della Libertà. A seguire si terranno altri due eventi tematici per lo sviluppo di dinamiche relazionali orientate allo sviluppo di idee e progetti: il primo a Modena, dal 16 al 20 aprile 2012, il secondo in Grecia, ad Aegion, dal 21 al 31 agosto 2012, entrambi sul tema “La rilevanza sociale dell’economia sociale”. L’iniziativa vede la partecipazione della Provincia di Modena, di sette comuni modenesi, Modena, Formigine, Maranello, Nonantola, Pavullo, Sassuolo e Savignano sul Panaro, di 4 enti pubblici europei, un comune albanese, uno polacco, uno irlandese e uno greco, e di tre soggetti del terzo settore, il Centro Culturale F. L. Ferrrai, il Centro Servizi per il Volontariato di Modena e il comitato di gestione fondo speciale per il volontariato dell’Emilia Romagna.

Un negozio per donne in difficoltà

A favore della mamme

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l centro di Aiuto alla Vita “L. Capitelli” nell’ambito della propria attività ha attuato un’iniziativa per raccogliere fondi destinati a sostenere le maternità problematiche. A Modena, in Via Morse 13 è stato inaugurato un punto vendita di abiti femminili e giochi a prezzi estremamente convenienti. Il locale è aperto tutte le mattine ed è gestito da volontari. Tutti gli articoli in vendita sono stati donati da chi apprezza e condivide le finalità assistenziali dell’associazione, rivolte principalmente ad aiutare donne sole con bambini in tenera età e donne che, vivendo gravi situazioni di disagio, meditano di interrompere la loro gravidanza. Fare del bene a chi è in difficoltà può essere facile. Le nostre mamme affronteranno meglio la maternità sapendo che qualcuno sarà loro vicino per un po’ di tempo.

Parrocchia San Paolo

Torna il tradizionale ritiro di Gaiato

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a parrocchia San Paolo Apostolo organizza, come ogni anno, il tradizionale ritiro spirituale a Gaiato di Pavullo: un’occasione importante di ritrovo e di formazione, per pregare assieme secondo la spiritualità cristiana, rinnovare e migliorare la propria vita interiore. Appuntamento sabato 19 e domenica 20 novembre con mons. Giuseppe Verucchi, arcivescovo di Ravenna, che guiderà il ritiro. Per motivi organizzativi iscriversi appena possibile telefonando a Roberto Manicardi: tel. 059 350649, 338 9793713.


NostroTempo

Domenica 6 novembre 2011

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dalla Pianura

San Martino nel segno della tradizione Bomporto festeggia il santo di Tours: tante proposte per riscoprire sapori e prodotti di una volta

• Laura Solieri

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a sabato 5 a domenica 13 novembre a Bomporto ritorna il tradizionale appuntamento con la Fiera di San Martino. Anche quest’anno, come ha sottolineato il sindaco Alberto Borghi, l’idea a cui si è ispirata l’organizzazione della Fiera è quella di cercare di rappresentare il volto autentico della manifestazione, nell’origine e funzione storica, economica e culturale, di una tradizione contadina che rivive nelle feste sull’aia, nel momento della P’caria, dei giochi di una volta, dei mercati contadini. Sabato 5

A San Felice il ricordo del giornalista, impegnato nella stampa cattolica

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erimonia molto semplice ma significativa quella avvenuta lunedì 24 ottobre durante l’incontro conviviale per gli operatori parrocchiali in occasione della festa patronale: l’intitolazione di una sala del “Centro don Bosco” di San Felice al prof. Riccardo Pellati, sanfeliciano doc. Egli nacque a San Felice il 25 febbraio 1923. Laureato presso l’Università di Modena, giornalista, insegnante, fu poeta dialettale e vice presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana. Redattore da

novembre, a partire dalle ore 16, prenderà il via l’edizione 2011, con il taglio ufficiale del nastro, che avverrà presso la sede municipale alle ore 16.30, accompagnato dalla sfilata e la mostra di auto d’epoca. Questa manifestazione rappresenta un momento forte per la comunità bomportese (e non solo), che si riunisce nel ricordo della lunga tradizione che accompagna la Fiera, del significato profondo che questa ha sempre rappresentato nel panorama delle festività modenesi. Diversi sono i progetti rievocativi allestiti in questa edizione come, ad esempio, “Bomporto sull’aia”, previsto per domenica 6 novembre, che mira a far rivivere la giornata della cosiddetta P’caria con animazioni, assaggi di prodotti gastronomici e giochi tradizionali per bambini, accanto ai quali non mancheranno momenti di degustazione delle tipicità locali nell’area dedicata di Borgobuono e non solo.

Nelle giornate di sabato 5 e sabato 12 grande festa per famiglie e bambini con gli asinelli di Gombola e spettacoli di saltimbanchi ed esibizioni degli artisti di strada. Numerosi anche gli appuntamenti culturali ed artistici previsti, a partire dalla X Biennale degli Artisti locali presso la Sala civica del Tornacanale e dalla mostra di Luca Taglini nello spazio espositivo 41zero30. E ancora: giornata dedicata agli assaggi e alla conoscenza dell’aceto balsamico tradizionale di Modena; concerti di musica tradizionale (si esibiranno il Coro degli alpini bergamaschi, il gruppo milanese dei Barabam e quello emiliano delle Pivenelsacco, i “canti della libertà” dell’arpa celtica di Francesco Benozzo); concerti di intrattenimento (previsti ogni sera presso il Teatro Tenda); lo show “MO pensa te” di Andrea Barbi, volto noto di Trc TeleModena. Da non dimenticare infine gli appuntamenti con il premio

San Martino d’Oro, preceduto dall’anteprima del progetto teatrale sui 150 anni dell’Unità d’Italia, a cura di Lorenzo Sentimenti e della sua “Fabbrica dei Sogni”, e la presenza di una delegazione bomportese a Bologna giovedì 9 novembre, all’interno della manifestazione “Urbanpromo 2011”, dove verrà organizzato un “aperitivo culturale” per promuovere il territorio bompor tese ed il Lambrusco di Sorbara. Le nove giornate di Fiera saranno allietate anche dal mercato tradizionale, dal mercato contadino, dal mercato “Versilia – Forte dei Marmi”, nonché dal-

le proposte del mercato degli artisti dell’ingegno. Per i palati più esigenti sarà in funzione presso il Teatro Tenda il ristorante con cucina rigorosamente modenese e la pizzeria, il tutto allietato ogni sera dalle note delle più importanti orchestre di ballo liscio. Nei week end interessati dalla Fiera e durante la giornata di San Martino

(venerdì 11 novembre) sarà invece attivo “Borgobuono – Un borgo da gustare”, che proporrà pietanze tipiche, accompagnate dall’immancabile Lambrusco, proposto dalle cantine locali. Per consultare il programma completo è possibile visitare il sito web www.comune. bomporto.mo.it.

Una sala per Riccardo Pellati sempre del settimanale cattolico modenese “Nostro Tempo”, collaborò per oltre 60 anni alla stampa cattolica, avendo iniziato ad appena 16 anni, sotto la guida di mons. Pietro Paltrinieri, a collaborare nella redazione del periodico parrocchiale “La Voce del Parroco”. Dal 1972 al 1985 svolse un corso di giornalismo autorizzato dal Provveditorato agli Studi di Modena presso la scuola media statale “Giosuè Carducci” di Modena; esperienza proposta da RAI 3 nel febbraio 1981. Nel 1989 vinse ad Ercolano il premio nazionale di poesia dialettale ”Premio Paolo VI – una poesia per la pace”; nel 1992 si affermò col primo premio al concorso nazionale di poesia

dialettale a Castelnuovo Garfagnana. Fu collaboratore della redazione modenese de “Il Resto del Carlino”. Autore di numerose pubblicazioni, fu ideatore del Premio Nazionale di Poesia dialettale “Guido Modena”. In considerazione di particolari

benemerenze il Presidente della Repubblica il 27 dicembre 1994 gli conferì l’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica. Morì a San Felice il 16 aprile 2007. A quattro anni dalla scomparsa i sanfeliciani hanno ricordato con affetto il proprio

concittadino rimasto sempre molto legato al proprio paese natale nel quale faceva ritorno spesso e del quale era particolarmente fiero. Svolse con grande dedizione per parecchi anni l’incarico di vice Presidente dell’Unione cattolica stampa italiana (UCSI): in pratica, alla stampa cattolica, dedicò una parte importante della sua vita, dando il meglio di sè. Dobbiamo essergli tutti grati per avere svolto questo importantissimo compito con grande obiettività ed imparzialità.

Associazioni

San Felice, Rivara e San Biagio

Convegno regionale per ArcheoNonantola

Il Medioevo ritrovato della bassa modenese

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• L.S.

abato 29 ottobre la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna ha organizzato ad Ozzano dell’Emilia un importante convegno regionale del Volontariato Archeologico, a cui ArcheoNonantola è stato invitato a partecipare, presentando un poster che illustra le sue attività nell’ambito del territorio. L’associazione nonantolana è stata inoltre selezionata, insieme ad altre diciassette tra le trentacinque partecipanti (le associazioni che hanno aderito all’invito e hanno partecipato al convegno provengono da diverse città dell’Emilia Romagna), per relazionare sulle iniziative svolte e sul suo impegno per la valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico. Il convegno è stato presieduto dal Soprintendente per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna Filippo Maria Gambari.

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a sala parrocchiale della chiesa di San Felice sul Panaro ospiterà sabato 5 novembre alle ore 15.30 il convegno dal titolo “Le chiese di San Felice, Rivara e San Biagio nel Medioevo – Storia e tradizione alle origini di tre Parrocchie della Bassa Modenese”. L’evento è curato dalle parrocchie dell’Unità Pastorale con la collaborazione del Gruppo Studi della Bassa Modenese, dell’Associazione culturale “Marino Silvestri”, dell’Associazione “Il Porto” e il

patrocinio del Comune di San Felice. Relatori della giornata saranno tre qualificati esperti: Paolo Golinelli, Paolo Campagnoli e Mauro Calzolari. Paolo Golinelli, docente di Storia medioevale presso l’Università di Verona, presenterà il tema “L’organizzazione plebana nella bassa modenese dal IX al XII secolo”. Paolo Campagnoli, dottorato di ricerca in Topografia antica all’Università di Bologna svolgerà alcune basilari “Considerazioni storiche e topografiche sulla

chiesa di San Felice”: un’analisi sulle ipotesi delle varie mutazioni nel tempo. Mauro Calzolari, docente di Topografia Antica presso l’Università di Ferrara, interverrà sulla “Tradizione delle origini nelle fonti scritte: l’anno 551 per la pieve di San Felice, l’anno 961 per le Chiese di Rivara e San Biagio”. La relazione sarà di specifica importanza, ricorrendo il 1050° anniversario della “scissione” delle parrocchie di Rivara e San Biagio dalla chiesa d’origine, la pieve di San Felice. Dalle relazioni degli

studiosi emergerà l’antica comunità della pieve di San Felice, che ci farà riflettere sul percorso nella storia della nostra Unità Pastorale, verso il disegno che Dio ha preparato per le tre comunità. La voce della storia diventa così una testimonianza, capace di mettere in relazione meglio con il territorio, l’umanità, la spiritualità; un messaggio testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell’antichità (Cicerone).


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NostroTempo

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dalla Pedemontana A Spilamberto sarà presentato un volume sulle chiese del territorio

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n volume dedicato agli edifici religiosi del territorio spilam-

bertese. La presentazione del libro ‘Spilamberto: gli edifici sacri del territorio’ si terrà venerdì 4 novembre alle 21, presso lo Spazio Eventi L. Famigli, in viale Rimembranze 19. Saranno presenti Francesco Lamandini, sindaco di Spilamberto, Maria Cristina Vecchi, autrice del libro e Graziano Giacobazzi, coordinatore degli archivi parrocchiali di Spilamberto. La serata sarà una preziosa occasione per approfondire alcuni temi affrontati nel volume della Vecchi, edito dal comune di Spilamber-

Storia degli edifici sacri to e dedicato in particolare alle tre chiese parrocchiali: S. Vito Martire, S. Adriano III° papa e S. Giovanni Battista. Poi tutti gli oratori e conventi: dall’antico ospizio di S. Bartolomeo all’oratorio di Corticella, da Collecchio a Belvedere, da S. Eusebio al Convento degli Agostiniani, da S. Maria al Monastero delle Cappuccine, senza dimenticare la chiesa del Carmine, S. Liberata, ecc. Un libro che ripercorre la storia di Spilamberto anche attraverso diverse fotografie, molte delle quali inedite, basandosi su documenti storici, grazie alla preziosa collaborazione di Graziano Giacobazzi. La pubblicazione “Spilamberto: guida agli edifici sacri del territorio” è acquistabile presso l’Urp del Comune, le edicole e librerie del territorio.

Castelnuovo piange ‘Lalla’ E’ morta Maria Laura Reggiani, sindaco del paese

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on una cerimonia semplice, sobria, in linea con la sua personalità e conclusa da un momento di preghiera e con la lettura di alcuni brani biblici, Castelnuovo Rangone ha salutato Maria Laura ‘Lalla’ Reggiani, sindaco del comune morta dopo una lunga malattia. Presenti moltissimi cittadini, le autorità civili, il parroco di Castelnuovo don Isacco Spinelli. Maria Laura Reggiani ha affrontato con grande forza d’animo una malattia che da tempo la costringeva a sottoporsi a cure dolorose, lottando contro un male che si era manifestato più di un anno fa. Nonostante questo, aveva deciso di portare avanti, fino a quando le forze l’hanno sostenuta, il mandato che i cittadini di Castelnuovo le avevano affidato alle elezio-

ni amministrative del giugno 2009. Nel mese di gennaio, Lalla aveva reso pubblica la notizia della sua malattia. “In lei – ricordano i colleghi della Giunta Comunale - viveva una passione civile autentica e disinteressata, unita ad un grande affetto per i propri concittadini. Un amore e un senso di responsabilità talmente forte che l’hanno spinta a sottrarre tempo ed energie alla sua stessa salute pur di dedicarsi alla cosa pubblica. Le parole non possono non esprimere l’ammirazione per l’esempio che Lalla, col coraggio della sua testimonianza, ha dato a tutti noi”. Per i dipendenti del Comune, prima che sindaco e assessore, Lalla era stata una collega. E non si contano le manifestazioni d’affetto che sono giunte da istituzioni, associazioni e singoli cittadini. Una solidarietà e una vicinanza che possono soltanto in

parte alleviare il dolore della famiglia, della figlia Valeria con Claudio e gli adorati nipotini Aurora e Alessandro, del fratello Renzo, della madre Luisa, del compagno Mario, dei parenti e dei tanti amici di Lalla. Lalla Reggiani era nata il giorno di Natale del 1948.

Savignano

Sono giornalisti, bellezza! S

arà Paolo Mieli l’apripista, mercoledì 9 novembre alle 21, della rassegna ‘Sono giornalisti, bellezza’, una serie di appuntamenti con alcuni dei nomi più importanti del panorama giornalistico italiano, intervistati da Pier Luigi Senatore, presso il teatro La Venere di Savignano sul Panaro. La rassegna, promossa dal comune di Savignano in collaborazione con la Libreria dei Contrari di Vignola e Radio Bruno, investigherà temi e peculiarità del giornalismo italiano di oggi e proseguirà il 19 novembre con Luca Telese, giornalista di punta de Il fatto quotidiano. Alfio Caruso sarà invece il protagonista della serata del 30 novembre, mentre Marcello Sorgi quella del 7 dicembre. La rassegna si chiuderà il 13 dicembre con l’incontro con Toni Capuozzo.


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dall’Appennino

Don Bruno prete da 30 anni A Toni la ‘Castagna d’Oro’ Montecreto

La comunità del paese appenninico ha festeggiato l’anniversario di sacerdozio del parroco

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n pomeriggio di Chiesa quello vissuto dall’Unità Pastorale montesina domenica 9 ottobre. Alle ore 16.00 tutte le 11 comunità parrocchiali si sono ritrovate per festeggiare il proprio parroco don Bruno che ricordava 30 anni dalla sua ordinazione sacerdotale, avvenuta il 19 settembre 1981 per l’imposizione della mani di Mons. Bruno Foresti. La celebrazione si è aperta con la processione nella quale, con il proprio stendardo e con una candela accesa, in mano ad un ragazzo, con scritto il nome della parrocchia, erano visivamente rappresentate tutte le comunità presenti. Tutta la S. Messa presieduta da don Bruno e concelebrata da don Paolo e don Cristian (parroci in vicine parrocchie della diocesi di Bologna) è stata caratterizzata da un forte senso di unità. Il suono ed il canto sono stati condotti da membri delle diverse comunità così come le

letture e le preghiere dei fedeli nonché la processione offertoriale hanno visto protagonisti rappresentanti delle diverse parrocchie che don Bruno con pazienza, impegno e tanta tenacia segue e ama. Significativa la presenza dei diaconi Pierluigi e Ferdinando e dei diversi ministri istituiti (tra gli altri Tonino e Gianmarco) che con don Bruno collaborano per non far mai mancare un momento di preghiera domenicale in ogni singola comunità che si raduna per celebrare e vivere, alla luce della fede, il giorno del Signore, anche quando è assente il sacerdote. Tanti i ragazzi presenti che hanno con questa celebrazione iniziato l’anno catechistico. Presente le istituzioni, nella persona del Sindaco a testimoniare come la presenza e l’opera di don Bruno siano profondamente radicate nella comunità montesina. Don Bruno, che ha scelto per questa celebrazione i medesimi testi proclamati in occasione

della sua prima S. Messa, ha evidenziato come il suo impegno e quello di tutti i laici in ogni comunità risponde all’essere tutti strumenti del Signore nella vita quotidiana e nei diversi momenti della vita; strumenti del Signore per essere portatori di bene, di speranza, di fede. La S.Messa partecipata e vissuta

da numerose famiglie e da tante persone è stata motivo per ringraziare don Bruno per quanto quotidianamente compie per tutte le nostre comunità per essere vicino a tutti. L’augurio finale a lui rivolto riassume uno dei significati di un pomeriggio di fede e di chiesa di un’intera unità pastorale “….Un grande grazie ti diciamo oggi carissimo don, un grazie che vogliamo si

traduca in un impegno costante da parte di ognuno di noi per non farti mai mancare il sostegno, la collaborazione e l’aiuto necessario per poter continuare a svolgere la tua missione in mezzo a noi. Noi insieme con te per mantenere viva nelle nostre piccole comunità, con l’aiuto dello Spirito di Dio, la luce della fede.” Il saluto del Sindaco “in forma di zirudella”, che ha ricordato come il nostro parroco opera con dedizione totale ed impegno per tutte le comunità parrocchiali a lui affidate, e quello dello stesso don Bruno che ha raccontato la propria vita sempre “in forma di zirudella” (saluti particolarmente apprezzati per il particolare stile) hanno concluso la celebrazione religiosa a cui è seguito un momento di fraternità per continuare e concludere una giornata di profonda unità “insieme con il nostro Don”.

Un resoconto per la speranza

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’andata a Riccione per l’Assemblea Organizzativa Regionale della Fnp non è stata una scampagnata: tre giorni di lavoro, di discussione, di analisi, di proposte sul come rispondere, come organizzazione, non solo ai problemi locali, ma anche nazionali, mondiali. E’ stato un buon lavoro. “Nel pomeriggio c’è la possibilità di andare a San Patrignano a visitare la struttura di Muccioli”. La proposta inaspettata, la curiosità di conoscere questa realtà mi hanno spinto a parteciparvi. Della comunità di San Patrignano sapevo ben poco: una struttura che accoglie i tossicodipendenti, un mezzo ospedale e un mezzo riformatorio, un recinto dove mettere insieme tutte le mele marce prodotte dalla nostra società, un serraglio…? San Patrignano: il cartello stradale ci avverte che siamo arrivati. Siamo un’ottantina di pensionati, anziani, con una vita alle spalle, che hanno più o meno vissuto le strettezze del dopoguerra, della ricostruzione, per i quali il tema della droga è apparso come problema creato dal benessere, dalla crisi dei valori, una fuga dalla realtà , come nel caso dell’alcolismo: l’alcol per i poveri, la droga per i ricchi. Con queste superstizioni ho varcato il cancello del check point; c’erano dei ragazzi ad attenderci con un bracciale di servizio al braccio. “Non si può fumare”: è per me un sacrificio che accetto come un dovere e penso che dovrei entrare anch’io in una struttura del genere. Abbiamo percorso un vialetto

di selciato ben curato. Giunti ad un fabbricato abbiamo visitato una falegnameria enorme, ben illuminata con ragazze e ragazzi al lavoro: distratti dalla nostra presenza, ci hanno sorriso. Usciti fuori, si è aperta una vallata estesa, a perdita d’occhio: una conca divisa in campi arati, uliveti, vigneti, frutteti, punteggiata qua e là da piccole costruzioni: case coloniche. Ci è stato detto che tutta la tenuta è stata utilizzata da Muccioli per la realizzazione di San Patrignano. “Muccioli ha iniziato il tutto mettendo a disposizione dei ragazzi solo alcune roulottes”. Saliamo verso le scuderie. Mi fermo per osservare quella che mi sembra una cappella.“Quello accanto è il nostro cimitero”. Proseguo; non ci è permesso entrare nelle stalle: avranno avuto una quarantina di poste; sono famosi i cavalli di san Patrignano. Vado oltre, perché il gruppo si sta allontanando: non vorrei perdermi tra tante costruzioni, vialetti. Il canile è ben curato: le gabbie sono ampie, accoglienti; i cani sono tranquilli e ogni gabbia riporta il loro nome e la dieta. Due cagnolini si rincorrono avanti e indietro, lungo un lato della recinzione, un cane enorme, in grado di sbranarli: giocano. Scendiamo: il tempo trascorre veloce. La vallata è illuminata dal tramonto: uno spettacolo di colori. Dall’alto osservo le varie costruzioni: l’officina, dove un ragazzo ci saluta con un gesto della mano, la tipografia che visitiamo. “Degli artigiani vengono qui ad istruire i ragazzi, così, quando tra qualche anno usciranno, avranno un’occupazione”. Un ragazzo ci fa da cicerone e ci spiega le varie tecniche di stampa: la cosa è così complicata che non memorizzo e, del

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agno di folla, domenica scorsa a Montecreto, nell’ambito della 26a Festa della Castagna, per Luca Toni. Il bomber di Serramazzoni, Campione del Mondo di calcio nel 2006 e Scarpa d’Oro nello stesso anno come miglior cannoniere europeo, ha ricevuto dal sindaco, Maurizio Cadegiani, il premio “Castagna d’Oro”, che annualmente è consegnato a un personaggio del mondo della cultura, dello spettacolo o dello sport. Toni, è arrivato in paese verso le 16 e ha visitato gli stand nei quali i volontari hanno preparato tutte le varie specialità che si possono ottenere dalla castagna e dai suoi derivati. Immediatamente riconosciuto, è stato pedinato dai fan per tutto il percorso, trasformatosi in uno stillicidio di richieste di foto e autografi, fino al palco del Palafesta, dove è stato premiato e dove ha parlato dei suoi successi e delle sue esperienze. “Il calcio mi ha dato tutto – ha detto – . La mia è stata una crescita graduale, che mi ha portato a raggiungere i traguardi più importanti ai quali un giocatore possa ambire: il titolo di Campione del Mondo e quello di miglior goleador europeo, al quale sono particolarmente affezionato. Molto gratificante è stata anche l’esperienza tedesca al Bayern, dove ho giocato con fuoriclasse assoluti come Robben e Ribery. Con loro era facile fare gol”. La Festa della Castagna, aiutata a differenza dello scorso anno, da un tempo accettabile, ancora una volta si è dimostrata una delle più amate e seguite nel numeroso panorama degli appuntamenti autunnali in Appennino. I visitatori si sono divisi fra gli stand gastronomici, gli spettacoli della Mabo Band e dei Nati Suonati, le esibizioni dei mastri casari e degli antichi mestieri e il mercatino allestito all’interno dello splendido Parco dei Castagni, reso particolarmente suggestivo dai colori dell’autunno. Decisamente soddisfatta, così, l’organizzazione, con in testa la Pro Loco, con la quale ha collaborato l’Amministrazione Comunale, insieme ai commercianti, agli artigiani, agli operatori del settore turistico e alla vera anima delle festa, ovvero i volontari.

A cura di

Federazione Nazionale Pensionati - Sindacato Territoriale di Modena 41124 Modena - via Emilia Ovest, 101 Tel. 059/890846 Fax 059/828456

resto non m’importa d’imparare: m’interessa osservare i ragazzi che stanno operando tra mille colori ad acqua, ad inchiostro. Passiamo oltre: una ragazza sta confezionando un orsacchiotto con una pelliccia; mi soffermo a parlare con lei. Mi sorride e mi mostra come si applicano gli occhi. Usciamo: c’è il teatro, aree e strutture per i vari sport; alcuni bimbi giocano, pattinano: sono i figli di ragazzi che lì si sono costruiti una famiglia. Perché lì anche i rapporti tra i due sessi devono sottostare alla regola di “essere consapevoli di assumersi delle responsabilità nel pieno rispetto reciproco”. All’auditorium ci sediamo ed alcuni ragazzi rispondono alle nostre domande. “I ragazzi dopo qualche tempo hanno dei permessi per attività all’esterno e per rientrare in famiglia”. “Siamo i vostri nonni e ci sentiamo responsabili della vostra situazione”. Andiamo a cena. Una cascatella d’acqua illuminata ci indica il refettorio , una costruzione ampissima in legno lamellare , mille posti a sedere , quattro tavoli a noi riservati . Entra una marea di 800 ragazzi, una lunga fila di “camerieri” ben visibili per la divisa è in attesa davanti alla cucina. C’è brusio, ma non è mai chiasso. Improvvisamente risuonano due battiti di mani: tutti si alzano in un immediato, assoluto, intenso minuto di silenzio. Per noi inaspettato e commovente! Tanti ragazzi si fanno il segno della croce. Lega FNP di Pavullo, Celso Vecchi


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Scienza e vita L’aumento del ricorso ai farmaci nella cura dei disturbi mentali • G.B. Cavazzuti*

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n un articolo pubblicato recentemente su Nostro Tempo (5-06-2011), segnalavo l’impressionante crescita del numero delle malattie mentali che saranno definite dal prossimo DSM, bibbia internazionale della psichiatria. Si salirà dalle 128 del 1952 alle 357 del 1994 alle presumibili oltre 500 del 2013. L’allarme non sta soltanto nel supposto aumento dei disturbi mentali nella nostra società. A questo proposito si resta perplessi di fronte ai risultati di una ricerca del National Institute of Mental Health americano, secondo il quale il 46% della popolazione presenterebbe questi disturbi, ma ancor più nel considerarli altrettante malattie, in quanto vi si comprendono problemi esistenziali, stress, vizi, disabilità, comportamenti socialmente scorretti, ecc., creando così sempre nuove categorie patologiche. Una conseguenza inevitabile di questa autentica esplosione nosografica è l’emergere appunto dei malati immaginari, cui fa riscontro l’allargarsi del mercato dei farmaci. Non si esagera dicendo che una buona parte delle signore ha nelle borsette il Tavor o il Prosac e che in quasi tutte le case ci sono le gocce del Valium. Ma il discorso dovrebbe estendersi anche al di fuori dell’am-

Malattie, malati e medicina bito psichiatrico. Tutti noi, o quasi, siamo soliti dire di “avere” qualche malattia. L’etichetta è stata fornita dal medico, oggi anche dai mass media. Se non siamo informati di quale malattia soffriamo, riteniamo di subire una ingiustizia. Sembra che si debbano curare le malat-

tie e non le persone. Protestiamo contro le malattie incurabili, ma incurabili semmai siamo noi, in quella circostanza. Anche chi muore deve morire di qualche malattia. Oggi non si dice più che una persona muore di vecchiaia (i medici scrivevano una volta “per senectus” o “marasma senile”) o di crepacuore, come per la scomparsa di una persona cara. Più in generale, sembra che ci siamo dimenticati che a uno stesso processo morboso ogni individuo può reagire in modo

diverso. Non vi è dubbio che questa mentalità ostacola il rapporto tra malato e medico, perchè quest’ultimo deve diagnosticare comunque la malattia (e può essere anche una diagnosi di comodo) e prescrivere una terapia specifica, meglio una politerapia. Questa mentalità porta anche facilmente alla sostituzione del medico, fino al cosiddetto “doctor shopping”. Ne consegue che il medico non conosce il suo malato (che non è soltanto tale, ma è una persona che ha una sua storia, le sue idee, le sue esigenze) e il malato non conosce il medico. Anzi per lo più vede soltanto qualche medico (dell’ospedale, del pronto soccorso) deputato a “scovare” la malattia. Al punto in cui siamo, possiamo andare anche oltre. Il computer potrebbe essere in grado di assemblare i sintomi che presentiamo e le loro percentuali e garantirci la diagnosi, i farmaci adeguati e infine il responso sulle possibilità di guarigione. E ciò comporterebbe l’inutilità del medico, vale a dire la fine

della medicina, quanto meno della medicina antropologica. Ma anche rifiutando questa prospettiva paradossale, bisogna ammettere che oggi il rapporto fiduciario tra medico e malato è inficiato dalla tecnologia diagnostica e terapeutica, alla quale sembra spettare l’ultima parola (spesso anche la prima). Al reperto dell’indagine strumentale o di laboratorio (domani anche genomica) segue spesso l’automatismo della prescrizione terapeutica eludendo la valutazione clinica del caso. Questo può verificarsi anche quando vengono evidenziate alterazioni anatomiche o funzionali che non causano lesioni organiche o morbilità, ma semplici deviazioni della cosiddetta normalità e che non producono disturbi. Si ritiene allora che ciò che si è scoperto possa preludere alla insorgenza di una malattia e si procede a un trattamento profilattico Una condizione caratteristica è quella della età senile, nella quale la decadenza delle funzioni biologiche si accompagna ad una serie di disabilità, le quali vengono curate come malattie, complicando la vita dell’anziano, a cui spesso gioverebbero di più l’ascolto e la comprensione dei suoi malesseri da parte del medico. Ci si comporta come se l’organismo dell’anziano sia una macchina da riparare e non faccia parte di una persona, che ha coscienza, cultura, memoria e emozioni.

Associazioni Un 2012 con il botto assieme al Centro Turistico Acli

•e.c.

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on sai ancora come festeggiare il tuo ultimo dell’anno? Cosa aspetti? Unisciti al CTA e trascorri un capodanno indimenticabile in un luogo meraviglioso. La scelta come sempre è vasta tra i tanti viaggi organizzati dal Centro Turistico Acli e le proposte sono una più allettante dell’altra, basta decidere: Italia o Turchia? Una delle città più antiche e vivaci del pianeta: Istanbul, una metropoli in fermento, designata al cosmopolitismo, ospite delle più diverse etnie, snodo di commerci internazionali e meta turistica ambita. Antica capitale di tre imperi, quello Romano, quello Bizantino e quello Ottomano, con un’eredità storica senza eguali, oggi si presenta come una moderna città europea dal

Speciale Capodanno carattere decisamente orientale. Tra storia, natura e cultura, sul Mar Nero si affaccia infatti anche il presente, fatto di urbanizzazione e di attrazioni che vanno dai moderni alberghi, agli infiniti ristoranti, ai negozi di lusso di un artigianato prezioso di tappeti, ceramica e meravigliosi gioielli. L’antica Costantinopoli a portata di mano, grazie alla guida esperta del Centro Turistico Acli che permetterà a tutti i partecipanti di calcare le vie un tempo percorse da crociati e giannizzeri, di lasciarsi travolgere dalla sua straordinaria miscela di suoni e immagini, di immergersi nell’atmosfera di una delle città più affascinanti e romantiche del globo. Quattro giorni alla scoperta della città turca adagiata sul Bosforo con partenza prevista il 30 dicembre e ritorno il 2 gennaio con volo Bologna-Istanbul e pernottamento in hotel centrale 4 stelle

con prima colazione. Per tutti coloro che invece sono legati alla propria terra e vogliono salutare il 2011 in patria, il CTA propone 3 giorni a Caserta e Ciociaria. Si parte in pullman il 30 dicembre da Modena e nel pomeriggio si arriva ad Agnani, nota come la città dei Papi per aver dato i natali ad Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV e Bonifacio VIII. Qui visita guidata dell’interessante centro storico con la cattedrale e la cripta S. Magno, vero gioiello d’arte tardo bizantina, e il Palazzo dei Papi. Successivamente trasferimento a Cassino e sistemazione in hotel. Sabato 31 dicembre partenza per Caserta e sosta al bellissimo borgo San Leucio, piccola frazione dov’è tutt’ora presente l’antica seteria che vantava produzioni di seta per tutta Europa e non solo: ancor oggi le sete di San Leucio si possono trovare in Vatica-

no, al Quirinale e nello Studio Ovale della Casa Bianca. Qui visita guidata del complesso riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e trasformato da Ferdinando IV Borbone da residenza reale in opificio della seta dotato di borgo operaio. La visita mostrerà il grandioso progetto borbonico, le tecniche di lavorazione ed i macchinari utilizzati. Nel primo pomeriggio visita guidata alla Reggia di Caserta, chiamata la Versailles dei Borboni, alla scoperta dei meravigliosi interni e dello spettacolare giardino. La sera gran cenone di capodanno. Il 1° gennaio visita dell’Abbazia di Montecassino, dove fu fondato l’ordine dei Benedettini, con possibilità di partecipare alla Santa Messa. Nel pomeriggio rientro a Modena. Pre info e prenotazioni: tel. 338 4108554, cta@aclimodena.it, www.aclimodena.it/cta

Nondimeno, per quanto possa parere utopstico, si deve presumere che si possa ancora recuperare quella relazione interpersonale che certamente esisteva nella medicina del passato. Innanzitutto bisogna opporsi all’abuso dei farmaci, alla smania del farmaco “nuovo” o più costoso (salvo poi protestare contro il sistema sanitario che non lo rimborsa). Se è consentita una battuta, ritornando al malessere mentale, in altri tempi il bicchiere di vino e il sigaro (o semplicemente il “cambiare aria”) erano in molti casi più efficaci degli attuali psicofarmaci. Del resto in certi pazienti è stata dimostrata una identica utilità dello psicofarmaco e del placebo (e quest’ultimo non ha effetti collaterali!). Sono anche noti i successi della omeopatia nelle malattie psicosomatiche. Sempre in questo campo non si può esimersi dal citare la psicanalisi che, in effetti, rappresenta il capovolgimento della terapia delle

malattie, nella fattispecie la cura non del cervello, ma della mente. Peraltro il metodo psicanalitico, a prescindere dalle riserve teoriche e dalla necessità di una laboriosa preparazione dello psicanalista, trova i suoi limiti nella lunga durata dei trattamenti e nel suo costo, non sopportabile dalla maggioranza dei pazienti. Fortunatamente molti disordini mentali sono episodici e non abbisognano di programmi psicoterapeutici prolungati, ma piuttosto di una affettuosa attenzione a una storia e a una situazione individuale, quindi di una condivisione dei problemi del malato. La stessa arte medica, del resto, si costruisce non solo e non tanto con lo studio delle malattie, ma soprattutto con l’esperienza dei casi clinici. E questa ha una dimensione etica, perchè presuppone un colloquio aperto alla speranza. * presidente “Scienza e vita” Modena

Nostro Tempo - Settimanale cattolico modenese Redazione via Formigina, 319 Modena tel. e fax. 059/344885 - redazione@nostrotempo.it Curia: tel. 059/2133866 - fax. 059/347326 - 059/2133805 Realizzazione e impaginazione: MediaMo – Moka Direttore responsabile: Stefano Malagoli Coordinatore di redazione: Paolo Seghedoni In redazione: don Marco Bazzani, Luca Beltrami, Marcella Caluzzi, Giancarlo Cappellini, Andrea Cavallini, Mariapia Cavani, Elena Cristoni, don Gianni Gherardi, Simone Lazzaretti, don Massimo Nardello, Giulia Vellani Comitato editoriale: mons. Paolo Losavio, mons. Giacomo Morandi, padre Lorenzo Prezzi, don Giuliano Gazzetti, Rossana Arletti, Egidio Iotti Hanno collaborato: don Luca Balugani, Giovanni Barzaghi, Alice Benatti, Paolo Buldrini, Giovan Battista Cavazzuti, Marco Costanzini, Augusto Gambuzzi, Anna Gazzetti, Laura Iacono, Valentina Lanzilli, mons. Paolo Losavio, Iuna Marastoni, don Nardo Masetti, Lucia Rolando, Simona Roversi, don Ivo Seghedoni, Laura Solieri, Francesco Zanotti Fotografie: archivio Nostro Tempo, MediaMo, Moka, Sir, Luigi Esposito, Chiara Ferrin, Luigi Ottani

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Scuola

Lezione di responsabilità Agnese Moro, figlia dello statista ucciso dalle Br, ha incontrato gli studenti modenesi

• Alice Benatti*

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ercoledì 26 ottobre nell’aula magna dell’Itis Corni di Modena diverse classi provenienti dagli istituti Corni, Selmi e Sigonio hanno incontrato Agnese Moro, figlia del grande statista vittima del terrorismo degli Anni di Piombo. Ognuno di noi, ragazzi professori, conosceva la vicenda di Moro

politico. Quello che Agnese ci ha presentato mercoledì è stato invece il Moro uomo, con la sua naturale propensione all’ascolto e al dialogo, con la sua smisurata passione per l’insegnamento, con i suoi ideali di libertà, democrazia e giustizia e con il suo tenero affetto per la famiglia. Agnese ha poi brillantemente risposto alle domande di noi ragazzi che hanno pian piano spostato la discussione sulla società in cui viviamo, “impantanata” in una crisi valoriale oltre che economica, e in particolare sulla politica italiana degli ultimi vent’anni. Se dovessi riassumere la riflessione di Agnese con una parola la prescelta sarebbe senz’altro

responsabilità. La responsabilità che si presero le Brigate Rosse dell’uccisione di Moro, la responsabilità individuale che i cittadini faticano ad assumersi, la stessa responsabilità di cui i nostri politici si incaricano solo formalmente attuando talora una democrazia degli interessi privati, delle regole e del voto come una unica forma di sovranità popolare. La situazione che Moro si trovò ad affrontare negli anni ’70 è analoga a quella in cui ci troviamo attualmente: una democrazia “bloccata”e un governo “paralizzato” causa di pericolose tensioni sociali. La risposta di Moro fu trovata mediante il coinvolgimento del Partito Comunista, la cosiddetta “strategia dell’attenzione”, frutto di un programma

di “democrazia del valore umano” che non potè avere piena attuazione. Quello a cui assistiamo oggi, invece, è il governo di una maggioranza sempre meno in grado di fronteggiare l’emergenza del Paese a cui si contrappone un’opposizione fortemente divisa e incapace di proporre un’alternativa valida. Credo che il messaggio che Agnese Moro Agnese ha voluto trasmettere sia quello di uscire una buona volta dalla “comoda” logica nella lotta al cambiamento, a del lamento e cominciare inve- dire “mi riguarda”, a non farsi ce ad attivarci in prima persona “pestare i piedi” da chi abusa

del proprio potere e a diventare i veri protagonisti del cammino verso un nuovo modello di democrazia che pone al centro il valore della persona. * studentessa Istituto “C.Sigonio”

Salute

Quando la dipendenza è patologica Settimana della salute mentale: i dati statistici forniti dall’Osservatorio epidemiologico nel modenese

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• Lucia Rolando

lla chiusura della Settimana della Salute Mentale, il 28 ottobre scorso, sono stati presentati i dati statistici, aggiornati al 2010, sulle dipendenze patologiche. Diffusi attraverso le testate locali nei giorni successivi e disponibili sul sito internet www.saluter. it/dipendenze/, i dati possono prestarsi ad interessanti inferenze sociologiche sullo stato della comunità modenese. Gianni Morandi, responsabile dell’Osservatorio Epidemiologico, costituito secondo una direttiva regionale del ’91 in tutte le province della regione, ha rilevato come Modena sia all’avanguardia per la messe di dati resi disponibili. Principalmente il report si basa sul confronto fra i dati del ’97-’98 e gli ultimi dati del 2010; nel complesso vi è un aumento in percentuale dell’utenza per tossicodipendenza in carico (sono 1501 casi) rispetto alla popolazione residente nella provincia di Modena (da 3,4

a 3,8 per mille). In calo, sempre in percentuale, i soggetti eroinomani in carico (dal 92 al 66% e compresi nella fascia di età più elevata di utenti, con età media sui 38 anni). In aumento corrispettivo, invece, coloro che abusano di cocaina e di cannabis (al primo posto fra i nuovi utenti, nel 44% dei casi): quest’ultima droga sta interessando una più larga fascia di età (un terzo di nuovi utenti ha più di trent’anni di età media, comprendendo anche “i vecchi” assuntori degli anni settanta). I giovanissimi sono più facilmente adescati dagli spacciatori con un’eroina di scarto a basso costo, “Cobret”, scaldata su stagnola, i cui vapori inalati, spesso con passaggi in gruppo, fanno scivolare inavvertitamente in breve tempo verso l’astinenza e la dipendenza. Non mancano poi nelle serate di “sballo” assunzioni di alcool e un mix di altre droghe eccitanti e sedative, le une per contrastare gli effetti delle altre, con il fenomeno conseguente di poliabuso, sempre più frequente nei giovani. Dai dati si desume poi che sono triplicati gli utenti in carico per alcolismo (900). Colpisce, nei nuovi utenti che accedono al servizio, sempre in percentuale e rispetto al reale aumento complessivo degli accessi, la costante tendenza alla diminuzione dell’accesso spontaneo (calato dal 47% nel

2008 al 26 % nel 2010 per le sostanze, e sempre nel 25% gli accessi spontanei per abuso di alcol). Sono aumentati invece gli accessi coatti, sia su invio della Prefettura (dal 25 al 33% per abuso alcolico nel 2010 in occasione dei controlli nelle discoteche), sia dalle Commissione Medico-Locale per guida in stato di ebrezza (per il 10%). Un terzo degli invii della nuova utenza è da altri servizi sanitari, Centri di Salute Mentale psichiatrici, Ospedali, Servizi Sociali... Peraltro, come spiega il dott. Claudio Ferretti, le valutazioni d’esito dei trattamenti sono sempre più positive. L’astinenza viene raggiunta a seguito della presa in carico del servizio dal 60% di abusatori di alcol e dal 65% di abusatori di sostanze. Un soggetto su tre, comunque, migliora nonostante non arrivi alla conclusione del programma di trattamento, e questa circostanza sta ad indicare un contatto positivo con il servizio. Il dott. Claudio Annovi ha riferito di 900 utenti in trattamento per alcool e 1.200 contatti/anno per alcolismo: sono 207 i nuovi utenti nel 2010. Significativo l’invio dei Medici di Medicina Generale nel 10% dei casi, i quali peraltro hanno meno capacità di rilievo nelle tossicodipendenze (solo nel 3,7%). All’aumento di controlli sulle strade, non corrisponde uno spiccato

aumento di segnalazioni di infrazione, il che significa l’efficacia dell’ opera di prevenzione. I fumatori trattati nei corsi nel 2010 sono stati 226 e il 60% di utenti riesce a smettere secondo un programma di 12 incontri. A Modena, secondo un’intervista telefonica a domicilio a campione, il 29% della popolazione avrebbe problemi di tabagismo. Vi sono 7 centri antifumo sul territorio priovinciale e per una migliore incidenza sulle complicanze, si stanno avviando nuove collaborazioni alla dimissione di pazienti dalle Cliniche ospedaliere di Cardiologia e Pneumologia. Sono infine state seguite 62 persone per gioco d’azzardo, casistica in costante aumento. In sintesi si può rilevare che, a fronte del calo di accessi spontanei, probabilmente per carente consapevolezza di problematicità delle dipendenze patologiche nella popolazione, i buoni risultati di esito ai trattamenti di cura dei servizi sanitari fanno pensare ad un efficace sinergia fra gli invii coatti per i provvedimenti legislativi in vigore (Prefettura, Commissioni Medico

Locali, Medici Competenti per le mansioni a rischio sul lavoro), e l’organizzazione dei servizi nella risposta di presa in carico. Nel concludere la conferenza stampa, Claudio Ferretti ha rilevato l’attenzione nell’implementare la campagna di prevenzione con l’informa-

zione attraverso i media e sul territorio, con iniziative in collaborazione con gli operatori delle tre comunità terapeutiche (Angolo, Centro di Solidarietà e Libera Associazione Genitori): nelle scuole sono stati raggiunti 6.925 studenti e, con loro, anche gli insegnanti e le famiglie.


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NostroTempo

Domenica 6 novembre 2011

Solidarietà

Il racconto della maratona BetlemmeGerusalemme: trentuno i modenesi presenti • Valentina Lanzilli

S

ettantacinque atleti palestinesi, trenta israeliani, circa duecento italiani e una delegazione di ottanta haitiani. Sono questi i numeri dell’ottava edizione della Maratona della Pace Betlemme-Gerusalemme, organizzata dal Centro

Verso la pace come questi” – hanno commmentato i tre ex calciatori

no ha preso il via alle 7.30 dalla piazza della Mangiatoia, vicino alla Basilica della Natività. La partita di calcio tra israeliani, palestinesi, italiani e haitiani è stato il momento più intenso, quasi surreale. Per un’ora infatti sport, condivisione e divertimento hanno preso il posto di tensioni, perquisizioni e controlli ai quali ogni giorno i pochi palestinesi che hanno il permesso di entrare a Gerusalemme si devono sottoporre. Nutrita come sempre la delegazione modenese, 31 in tutto guidati da Stefano Prampolini, Gianni Ferragu-

della corsa. Presente anche don Franco Borsari, parroco della Madonnina e tanti altri, molti dei quali per la prima volta in Terra Santa. Per tutti l’emozione di aver assaporato le bellezze e le contaddizioni di questa terra e la speranza che prima o poi quel check point possa rimanere aperto per sempre e per tutti, e non solo simbolicamente in occasione della Maratona. Durante l’iniziativa non è mancata la presentazione del libro “Nato a Betlemme” proprio vicino alla Basilica della Natività; alla serata hanno partecipato circa cento persone

emozionati alla partenza della Maratona, che anche quest’an-

ti e Luigi Ottani, che hanno partecipato a tutte le edizioni

e molti dei protagonisti delle storie raccolte nel volume.

Sportivo Italiano e dall’Opera Romana Pellegrinaggi, con l’obiettivo di portare in Terra Santa un piccolo messaggio di pace attraverso lo sport. Una pace lontana, difficile, flebile come la fiamma della fiaccola olimpica, che dopo essere stata accesa dall’atleta paralimpica Giusy Versace, si è spenta più volte durante il percorso tra le due città, divise da un muro alto nove metri e lungo ormai 900 km. Il muro della “sicurezza” per gli israeliani, dichiarato illegale dalla comunità internazionale, continua a crescere inesorabile, distruggendo la possibilità di qualsiasi contatto e conoscenza tra due popoli sempre più lontani. “Costruire ponti, non muri”, aveva detto Papa Giovanni Paolo II, al quale è stata simbolicamente dedicata questa maratona nel giorno dell’anniversario dell’inizio del suo pontificato. Oltre alla madrina di questa edizione Giusy Versace, acclamati anche gli altri testimonial, tutti ex calciatori della nazionale italiana, Damiano Tommasi, Gigi Di Biagio e Angelo Peruzzi che hanno raccolto l’invito e insieme alle loro famiglie hanno preso parte alla marcia, partecipando anche al quadrangolare di calcio a 5 che si è svolto all’interno del check point che divide Betlemme da Gerusalemme. “Una bellissima manifestazione, grazie al potere dello sport, che riesce ancora ad unire le persone anche in luoghi tormentati dai conflitti

Appuntamenti

Al Redentore continuano i concerti d’organo

V

enerdì 21 ottobre, all’organo di Gesù Redentore doveva tenere il concerto Thierry Escaich ma la sera prima ha rinunciato per malattia. Si è raccolta la disponibilità di Riccardo Castagnetti che ha preparato in tempi record un programma, tenendo conto delle scelte del primo e della vigilia dei santi e dei morti e suonando con professionalità e maturità interpretativa. Musiche eco di parole di morte e vita eterna, che hanno dato una grande serenità; parole dalla cantata di Bach “Aus tiefer Not sch-

Musica per l’ecumenismo rei ich zu dir” (Dal profondo dell’angoscia a te grido), parafrasi del Salmo 130 De profundis, domande sui limiti umani, gioia dalla grazia. In chiusura Castagnetti è stato sollecitato a improvvisare su un frammento dello spiritual “When the Saints Go Marching In”, prova difficile a cui l’esecutore ha risposto con competenza, e momento di gioia. Alla fine volge anche la stagione che, al titolo “Eco della Parola nella città perché canti la Chiesa”, ha tenuto fede proponendo musiche evocatrici di cultura religiosa e di spiritualità e letture importanti della Bibbia e della

tradizione cristiana. In programma nei prossimi giorni due momenti ecumenici ulteriori: domenica 20 novembre e 4 dicembre i vespri d’organo dell’organista modenese Alessandro Manni, e un evento in collaborazione: il 22 novembre alle 21 il concerto di santa Cecilia “Ultravox” per coro, soli e organo della Corale “Luigi Gazzotti” diretta da Giulia Manicardi. Gli esecutori internazionali di valore hanno offerto alla città qualcosa di profondamente bello, di riposante e interpellante. Abbiamo ascoltato sopra tutti Bach, Mendelsshon, Liszt, Buxtehude e Mozart, poi autori originali e

fini: Olivier Messiaen e Jean Langlais del ‘900 francese, gli italiani Corelli e Bossi, i tedeschi Regger e Reubke. Una testimonianza umile, un lavoro serio, l’offerta della relazione amichevole, proposte alte e il finanziamento indispensabile, con cui Banca popolare dell’Emilia Romagna e Confapi Piccole e Medie imprese di Modena si sono resi sensibili; un pubblico che ha saputo aspettare a gustare, prima sollecitato ad apprendere poi appagato, sollecitato da brani immensamente complessi, carezzato da suoni comprensibili e vicini. La gente, giudice onesto e credibile, mostra di apprezzare.


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Csi sport e sociale Csi con “Marta e Maria” a favore delle donne

Lo sport maestro di vita tratta e di violenza psico-fisiche e il centro per l’ascolto per progetti domiciliari e territoriali. “Nata per dare una mano alle vittime della tratta, l’associazione Marta e Maria nel corso degli anni si è espansa e ad oggi si occupa di tutte le sfaccettature del disagio femminile – racconta il presidente dell’associazione don Domenico Malmusi – Al suo interno ci occupiamo di

• marco costanzini

L

’integratore sociale a base di sport, lo slogan del Csi di Modena non può essere più adatto per presentare l’attività che la sede modenese del Centro Sportivo Italiano porta avanti con l’associazione Marta e Maria. Nata legalmente nel 1997 da un gruppo di volontari, l’associazione svolge un’importante azione di sostegno a giovani donne italiane e straniere in condizioni di disagio psico-fisico. Cosa c’entra questo con lo sport? “Lo sport viene utilizzato in senso educativo - risponde prontamente Egle Saltini, operatrice sportiva Csi, da 5 anni attiva nell’associazione – Utilizziamo l’attività sportiva per fare gruppo, per scaricare le tensioni nervose, per imparare a conoscere se stessi e a stimarsi un po’ di più. Il gioco inoltre impone delle regole e imparare a rispettarle è una lezione fondamentale anche per la vita quotidiana. Con queste ragazze facciamo prevalentemente pallavolo, ma anche danza e nuoto, in modo che imparino a mettersi in gioco su diversi campi e in diversi ambienti. La difficoltà principale di questa attività – spiega Egle – è il fatto che il nostro intervento spesso sia limitato ai brevi periodi di permanenza delle giovani che risiedono nella comunità. Altre volte però le ragazze rimangono qui anche per

anni e allora è più semplice stabilire con loro un rapporto di fiducia e aiutarle più efficacemente. Il nostro compito è quello di coinvolgerle, farle sentire importanti e reinserirle nella società.” L’organizzazione è articolata in strutture che ospitano le ragazze e in percorsi socio-educativi d’integrazione sociale attraverso colloqui individuali con educatori ed altre figure professionali, inserimento in percorsi scolastici d’italiano e corsi professionali, tutela della salute psico-fisica, attività ludico ricreative, orientamento nel mondo del lavoro ed assistenza legale. Le principali strutture d’accoglienza dell’associazione Marta e

donne maggiorenni, per lo più vittime della tratta, e di ragazze minorenni lontane dalle famiglie con diverse problematiche. Le giovani che ospitiamo sono di diverse nazionalità: italiane, africane, sudamericane e asiatiche, tutte alla ricerca di una vita migliore. Quello che noi vogliamo offrire loro è un’alternativa. Diventiamo per loro una comunità, una famiglia e prepariamo per loro diversi percorsi educativi attraverso la formazione, lo sport e le attività ludiche. Diamo loro regole e aiuti concreti per entrare nella società.”

Maria sono: la pronta accoglienza “La C o c c i n e l l a” , per ragazze minorenni in stato d’abbandono, la comunità educativa “Il Girasole” per ragazze minorenni a rischio d’emarginazione, appartamenti protetti per madri e figli “Casa Aurora”, appar tamenti protetti per giovani donne vittime di

Salute mentale e sport, un progetto da portare avanti A Sassuolo il torneo “malattia mentale vs disabilità mentale” la soddisfazione nelle parole dell’organizzatore

H

a deciso di puntare al sociale e non si ferma più: continuano le iniziative del Csi che mescolano lo sport alla socialità. Con questo obiettivo il 25 ottobre, nell’ambito

della Settimana della salute mentale, si è tenuto un torneo di pallavolo e calcetto tra ragazzi affetti da disturbi mentali a Sassuolo presso la palestra parrocchiale di Braglia. Tra gli organizzatori Mauro Stefani di Idea Volley: “Si è trattato di un evento unico nel suo genere e dalla riuscita straordinariamente positiva. Abbiamo messo a contatto per la prima volta ragazzi affetti da disabilità mentale, quindi con ritardo mentale, e ragazzi affetti da malattie mentali di vario genere in cura presso il Centro di Salute Mentale di Sassuolo. In totale abbiamo formato sei squadre di calcetto e tre squa-

dre di pallavolo e nel corso della mattinata abbiamo realizzato l’intero torneo. Temevamo ci potessero essere incomprensioni tra le due realtà che siamo andati ad unire, invece è filato tutto liscio e anche i ragazzi a fine giornata erano molti soddisfatti. Al termine del torneo ci siamo poi fermati a mangiare tutti insieme con un pranzo offerto dalla parrocchia di Braida a cui hanno partecipato un centinaio di persone. L’ottima riuscita dell’iniziativa - continua Stefani – è stata un input per progettare un percorso futuro insieme. Ho infatti proposto agli altri soggetti partecipanti l’attivazione di un’attività spor-

tiva continuativa e costruttiva che metta ripetutamente a confronto queste due realtà. Due realtà che sonofacce della stessa medaglia: la difficoltà. A dimostrazione di questo impegno, il giorno successivo al torneo, i ragazzi delle diverse squadre si sono incontrati nuovamente per una camminata sul Secchia, sempre nell’ambito della Settimana della salute mentale. Vogliamo che questo sia solo l’inizio di una cooperazione produttiva a sostegno di tutti i diversi tipi di disagio mentale – conclude l’organizzatore - nella convinzione che il pericolo più grave per questi ragazzi sia l’isolamento.”

La danza tra piazza e salute

Palcoscenici Urbani

I

n occasione della Settimana della Salute, promossa dal 5 al 13 novembre dai comuni di Fiorano, Formigine, Maranello, Prignano e Sassuolo, il Centro Sportivo Italiano di Modena organizza una rassegna di danza aperta a tutte le scuole di danza di Modena e provincia, anche non affiliate al Csi. “Palcoscenici Urbani” si terrà sabato 12 novembre a partire dalle 20.30 presso il Teatro Carani di Sassuolo e sarà un evento di grande visibilità per tutte le scuole partecipanti che potranno confrontarsi tra loro attraverso i diversi stili di danza: classico, moderno e hip hop. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti i ragazzi e adulti allievi delle scuole iscritte. Tra sport, salute e socialità il Csi è sempre in prima linea.


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Domenica 6 novembre 2011

Cultura

Con il coordinamento del Teatro dei venti uno spettacolo portato in scena dai detenuti della casa di lavoro di Castelfranco Emilia

E

Come Caligola prima dello spettacolo ispirato all’opera di Camus. C’era tutta l’attesa delle

oggetti in scena, un solo costume, un mantello rosso di velluto, il simbolo del potere,

insieme alla stanchezza della tensione che finisce, sui visi di tutti quelli che, in diversi

dizio ha perso colore, la consapevolezza è più solida. E ci auguriamo che il laborato-

e poi gli attori e la loro lettura del testo: una riflessione sul potere stesso e su come, ieri, oggi e sempre, si manifesta e si conserva. Ancora più pregnante, se consideriamo la storia di chi ce la of-

fre questa volta. La struttura della pièce, ci raccontano gli amici del Teatro dei Venti, nasce da una lettura del testo mediata dall’esperienza dei partecipanti al laboratorio, e si impregna della loro vita. Io credo che il teatro dovrebbe sempre essere così, qualcosa che ti aiuta a cambiare il tuo sguardo sulle cose, che ti fa fare uno scarto più in là, che non ti lascia uguale a prima. E dopo la metaforica chiusura del sipario ed un applauso scrosciante, il senso non si perde: c’è l’abbraccio, caldissimo, tra tutti gli attori e Stefano Tè, il regista, la stretta di mano con gli agenti di Polizia Penitenziaria. E la certezza che il loro applauso, alla fine dello spettacolo, non è stato di maniera, ma caldo e convinto, uguale a quello del pubblico. Ci sono tanti grazie sinceri. C’è l’emozione,

grandi occasioni: la mia non è stata delusa. Nemmeno volendo avrei potuto staccare gli occhi dalla scena: i gesti, le parole, i brani musicali hanno costruito un crescendo di pathos. Pochissimi gli

modi, hanno contribuito alla messa in scena. E alla fine anche i sorrisi degli attori, sorpresi dal calore del pubblico e dall’entusiasmo intorno a loro. Un altro pezzo di muro è stato abbattuto, un pregiu-

rio, nato 5 anni fa, prosegua e si consolidi, perché queste esperienze sono, davvero, necessarie per ciascuno di noi. Per informazioni, corsi e appuntamenti: www.teatrodeiventi.it.

della Cittadella, casa modenese del jazz. Un particolare importante da sottolineare è che quasi tutti i musicisti sono giovani e giovanissimi, solamente un paio superano, di poco, i 50 anni di età, con ben otto vincitori di concorsi internazionali tra i più importanti al mondo.

giovani e giovanissimi protagonisti della serata “L’Opera è in Cantiere”, che presenta in esclusiva regionale al pubblico della GMI, al Teatro Pavarotti, i migliori allievi del Cubec - Accademia Mirella Freni, e dell’Accademia dell’Orchestra Mozart, la compagine ideata e condotta da Claudio Abbado a Bologna. Con loro,

grazie all’impegno entusiasta e tenace di Mirella Freni, anche i migliori allievi dell’Opera Studio della Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera. Ad altre serate sta decisamente stretta la parola “concerti“: si tratta di eventi lunghi, in cui all’esecuzione si accompagna, più che la spiegazione

dei programmi, la loro spettacolarizzazione, con letture di commenti critici, testi d’epoca, proiezioni di e sulla musica. È il caso della “maratona di San Martino” che l’11 novembre “giocherà” sul numero 1 per consentire di esibirsi ad alcuni giovani eccellenti musicisti. Oppure, è il caso del “progetto Don Giovanni”, realizzato in collaborazione con il Cinema teatro Michelangelo, o della serata dedicata al Lied tedesco e, ancora, della proposta del melologo Platero y Yo,

eseguito dal chitarrista Emanuele Segre assieme ad attori delle associazioni teatrali modenesi. A questo si aggiungono due concerti di jazz presso il Baluardo della Cittadella e due serate dedicate, con conferenza e concerto, alla musica argentina e brasiliana, in occasione della prossima mostra della Fondazione Fotografia, con la quale la GMI collabora per il terzo anno. Per info e programma completo: www.gioventumusicalemodena.it

• Mariapia Cavani

mozioni e pensieri, un altro sguardo su qualcosa che crediamo di conoscere, un rito collettivo che accompagna ad una presa di coscienza. Questo era il teatro alle sue origini, questo, e ancora qualcosa in più, è stato “Come Caligola”, lo spettacolo nato dal laboratorio teatrale alla Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia, coordinato dal Teatro dei Venti. Teatro delle Passioni gremito, e non è solo un obbligato modo di dire: le Stanze di Teatro in Carcere hanno richiamato un pubblico interessato ed attento alla

Ventisette date nei luoghi della musica modenesi

L

a stagione 20112012 della Gioventù musicale di Modena sfida la crisi generale e il calo delle risorse proponendo un programma ancora

Gioventù Musicale: una ricca stagione

Seminario con Paolo Corradini

Divino e Poesia V Modena Crea D Giovani artisti in mostra al Principe

più ricco rispetto al passato: 24 concerti, uno spettacolo teatrale, la diretta via satellite della Prima alla Scala, un concerto e quattro incontri a ingresso gratuito, 12 eventi con la formula “concerto aperitivo”, collaborazioni con l’Istituto Vecchi-Tonelli, con alcune associazioni teatrali modenesi, con il Cubec - Accademia Mirella Freni e con l’Accademia dell’Orchestra Mozart. Il tutto in 27 date, tra il 16 settembre e il14 aprile. Un’offerta più ampia e una qualità ancora più elevata, dunque, per una stagione che si articolerà in quattro luoghi modenesi della musica: il Teatro Comunale Pavarotti, con tre appuntamenti di assoluta eccellenza, l’Auditorium Biagi e il Teatro San Carlo, dedicati soprattutto ai giovani vincitori di concorsi internazionali o delle audizioni nazionali GMI, e il Baluardo

Giovani musicisti, ma grandi talenti e già noti in tutto il mondo per un programma davvero intenso. Tra i grandi nomi ospiti della rassegna vanno ricordati la cinese Yuja Wnag, che a 24 anni ha già suonato nei teatri e con i direttori più importanti, la russa Yulianna Avdeeva, vincitrice del Concorso Chopin 2010, nel bicentenario della nascita del compositore, Ramin Bahrami, ormai un amico della GMI modenese, alla quarta presenza nelle sue stagioni, iniziata quando ancora non era quel pianista che ha portato la musica di Bach nelle classifiche dei dischi più venduti, e Mario Brunello, che completa con tre appuntamenti il progetto di “ascensione” alle suite di Bach, iniziato con le prime tre tappe nella scorsa stagione. Non ancora così noti, ma assolutamente interessanti, i

enerdì 11 e venerdì 25 novembre “Divino e poesia” due incontri con Paolo Corradini per parlare di bellezza, grazia e amore, ma anche di sofferenza e libertà. Due incontri lezione-narrazione presso la Sala di Rappresentanza del Comune di Comune del Palazzo Comunale.

al 5 al 27 novembre 5 giovani artisti modenesi under 35 esporranno le proprie creazioni presso l’atrio dell’ex cinema Principe. La mostra, che sarà aperta al pubblico tutti i weekend di novembre, riunisce opere che spaziano in varie discipline, tra cui la pittura, la fotografia e il design. I giovani artisti partecipanti sono Mario Neri e Mattia Spampini, pittori, Sara Melotti e Nerodinotte, fotografi, e Matteo Zazzera, designer. Ogni weekend sarà possibile incontrare uno dei ragazzi all’interno dello spazio espositivo.

Visite guidate al Museo Civico d’Arte

Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente lontano

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n occasione del mese della scienza il 6 e 13 novembre alle 16.30 il Museo Civico d’Arte organizza visite guidate e laboratori didattici collegati alla mostra “Obiettivo Natura” con strumenti ottici e osservazioni botaniche di Giovanni Battista Amici, lo scienziato modenese che fu il più grande ottico dell’Italia preunitaria.

6novembre2011  

Restituita alla città, dopo importanti lavori di restauro, la chiesa dei gesuiti in via dei Servi Attualità Domenica 6 novembre 2011 FONDATO...

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