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ARCE (FR) Arroccata sulle pendici di un colle a 247 metri sul livello del mare e con una popolazione di circa 6.000 abitanti, Arce si estende per 39,50 kmq mantenendo ancora oggi un centro storico dall’aspetto tipicamente medioevale. Nel suo territorio, attraversato dal ďŹ ume Liri, si trova un sito di importantissime ricerche archeologiche nella zona dell’antica colonia di Fregellae.


Le vicende storiche di Arce si perdono nella notte dei tempi in quanto sono state rinvenute sul suo territorio le tracce inequivocabili di un insediamento di ominidi databile a 700.000 anni or sono. La prima volta che in un documento troviamo il nome Arce, anzi “Arcis”, e’ nella Cosmographia dell’Anonimo Ravennate, opera di carattere geografico databile nella metà del VII secolo d.c. (650 ca.). In verità l’esistenza in zona di un fondo denominato “Arcanum”, di proprietà di Quinto Cicerone fratello del famoso Marco Tullio, nel 1° secolo a.C., farebbe propendere per l’esistenza già ai tempi della Repubblica Romana di un centro di nome “Arce”. Nel 1861 Arce entrò a far parte del Regno d’Italia sotto la Dinastia di casa Savoia. Nel 1927, in occasione dello smembramento della Provincia di Caserta, di cui faceva parte, Arce fu aggregata alla neonata Provincia di Frosinone. Oltre alla chiesa dei ss. Apostoli Pietro e Paolo sita in Piazza Umberto I, ci sono da visitare le chiese di S. Agostino, di Santa Maria al centro storico e di S. Eleuterio, la Torre di S. Eleuterio, il Parco Archeologico di Fregellae e la Riserva Naturale del Lago di San Giovanni Incarico - Isoletta. La Riserva è caratterizzata dalla presenza di un lago artificiale, il cui ambiente palustre merita una notevole attenzione, e da due siti archeologici, quello più conosciuto di Fregellae (328 a.C.) e quello di Fabrateria Nova (124 a.C.).


Nessuno scandirà il tempo di questa storia o le darà una voce meglio della nostra gente se non l’ha ripetuta pari volte almeno tra i lutti delle guerre e i solchi amari


La Passione Vivente di Arce è tra le manifestazioni culturali e religiose più importanti e rappresentative della Regione, che ogni due anni, il venerdì santo, richiama migliaia di spettatori che, da tutta la Provincia e oltre, vengono ad ammirare la sacra rappresentazione, realizzata con attori del popolo, su uno scenario sempre vario e spettacolarmente imponente. Si tratta di una manifestazione di trentennale esperienza, che ha saputo creare una collaudata tradizione, per l’originalità della rappresentazione: il rispetto rigoroso della verità storica e religiosa, coniugato artisticamente con un linguaggio scenico attuale e vivo, in un suggestivo paesaggio frammisto anch’esso di antico e attuale, di passato e di presente.


ITINERARI TURISTICI Parco Archeologico di Fregellae di Arce L’interesse della città di Fregellae, antica colonia fondata dai Romani nel 328 a.C., è dimostrato dall’importanza storica che la città ricopriva in antico: essa rappresentava infatti uno dei più notevoli centri del mondo romano in epoca repubblicana, costituendo una delle principali colonie latine. Al riguardo Fregellae offre un esempio raro, se non unico, di città così antiche; inoltre, dopo la sua distruzione nel 125 a.C., nulla fu costruito nel sito della città, fatto che ha permesso la conservazione di strutture appartenenti ad un’epoca così poco conosciuta, e perfettamente databile. Le ricerche sul sito sono iniziate nel 1978 con la direzione scientifica del prof. Filippo Coarelli-Università di Perugia in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Archeologici del Lazio, ed hanno permesso di individuare i nuclei principali della città antica: il Foro, con il complesso CuriaComizio; un quartiere di case aristocratiche, che include anche le Terme pubbliche della colonia; il santuario di Esculapio, dio della medicina, e un altro tempio fuori dalle mura della città, dedicato ad una divinità femminile. Il quartiere aristocratico e le Terme sono visitabili grazie al “Parco Archeologico di Fregellae”, presso Isoletta d’Arce, mentre i reperti più significativi degli scavi sono esposti nel “Museo Archeologico di Fregellae”, nel vicino centro di Ceprano.

L’Abbazia di Casamari Nel territorio del comune di Veroli, a 9 km dal centro, sulla via Maria, - raggiungibile facilmente anche dall’autostrada Frosinone-Sora - sorge l’abbazia di Casamari. Essa fu edificata sulle rovine dell’antico municipio romano denominato Cereatae, perchè dedicato alla dea Cerere. Il nome Casamari è di origine latina e significa “Casa di Mario”, patria del console romano Caio Mario, celebre condottiero, nemico di Silla. L’abbazia fu costruita nel 1203 e consacrata nel 1217. E’ uno dei più importanti monasteri italiani di architettura gotica cistercense. La pianta dell’edificio è simile a quella dei monasteri francesi, mentre la facciata della chiesa presenta all’esterno un grandioso portico. Si entra nel monastero attraverso un’ampia porta a doppio arco. All’interno si trova un giardino la cui parte centrale è occupata dal chiostro. Esso è di forma quadrangolare, con quattro gallerie a copertura semicilindrica. L’aula capitolare è un ambiente formato da nove campate e da quattro pilastri ed è usata per le riunioni. Dal chiostro, grazie a una porta, si entra nella chiesa che è a pianta basilicale a tre navate. Dietro l’altare dell’abbazia troviamo il coro costruito nel 1940. All’interno della struttura ci sono alcune sale duecentesche, che contengono reperti archeologici di epoca romana. Di grande interesse sono: la biblioteca e il museo ricco di opere d’arte.


L’Abbazia di Montecassino Fondata nel 529 da san Benedetto da Norcia sul luogo di un’antica torre e di un tempio dedicato ad Apollo, situato a 519 metri sul livello del mare, ha subito nel corso della sua storia una alterna vicenda di distruzioni, saccheggi, terremoti e successive ricostruzioni. Nel 581, durante l’invasione dei Longobardi, il monastero venne distrutto per la prima volta. Ricostruita intorno al 717 sotto l’impulso di Petronace di Montecassino, l’abbazia venne distrutta una seconda volta dai Saraceni nel 883, venendo riedificata per volere di papa Agapito II solo nel 949. Per tutto il medioevo, l’abbazia fu un centro vivissimo di cultura attraverso i suoi abati, le sue biblioteche, i suoi archivi, le scuole scrittorie e miniaturistiche, che trascrissero e conservarono molte opere dell’antichità. Il più illustre dei suoi abati fu forse Desiderio - il futuro Papa Vittore III - che alla fine dell’XI secolo fece ricostruire completamente l’abbazia ed ornò la chiesa di preziosissimi affreschi e mosaici, il cui riflesso si può ancora oggi scorgere in quelli che lo stesso abate fece eseguire in Sant’Angelo in Formis. Dalla Chronica Monasterii Casinensis sappiamo che l’abate Desiderio impiegò sforzi e capitali notevoli per la ricostruzione della chiesa abbaziale, compiuta nei soli cinque anni dal 1066 al 1071. Distrutta da un terremoto nel 1349 e nuovamente ricostruita nel 1366, l’abbazia assunse nel XVII secolo l’aspetto tipico di un monumento barocco napoletano, grazie anche alle decorazioni pittoriche di numerosi artisti tra i quali Luca Giordano, Francesco Solimena e Francesco de Mura. Durante la seconda fase della battaglia di Monte Cassino, un bombardamento massiccio delle forze alleate, che vi sospettavano erroneamente[1] la presenza di reparti tedeschi, lo distruggesse nuovamente. Il bombardamento cominciò la mattina del 15 febbraio e ben 142 bombardieri pesanti e 114 bombardieri medi rasero al suolo l’abbazia. Il restauro fu realizzato dal 1948 al 1956, sotto la direzione dell’ingegner Giuseppe Breccia Fratadocchi, che realizzò una ricostruzione dell’interno dell’abbazia con spazi ciechi e muti tra le cornici delle volte, osteggiato dagli storici dell’arte integralisti nemici acerrimi del falso antico. Il compito di fondere le campane dell’abbazia fu assegnato nel 1949 alla Pontificia Fonderia di Campane Marinelli di Agnone. Papa Benedetto XVI si è recato in visita a Montecassino il 24 maggio 2009, nel 65º anniversario della distruzione dell’abbazia. Il Pontefice - che al momento della sua elezione sul trono di Pietro aveva scelto il proprio nome anche ispirandosi alla figura di san Benedetto da Norcia - ha pregato sulla tomba del santo, ricordandone l’importanza nella formazione culturale europea.


La manifestazione ha inizio alle ore 20.00 e, attraverso il succedersi di varie scene, giunge all’epilogo drammatico della crocifissione. Per assistere a quest'ultima parte, occorrerà portarsi nel vicino largario antistante la Casa comunale. In tale occasione, sarà inutile affrettarsi eccessivamente, dal momento che la scena non avrà inizio prima che il pubblico abbia raggiunto il luogo. Durante la manifestazione sarà opportuno non accalcarsi contro le transenne delimitanti lo spazio riservato al pubblico e seguire attentamente le indicazioni del servizio d’ordine. In caso di violento maltempo, la manifestazione avrà luogo domenica di Pasqua, alla stessa ora. www.passionevivente.it

Realizzazione foto-grafica romeofraiolifotografo sposain@libero.it

Arce, Passione Vivente  

brochure della Passione Vivente di Arce. Un evento unico del suo genere!

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