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50 ANNI con il CORO 7 LAGHI


2013, or coro, ‘na cumpiss Cinquanta…, AUGÜRI!! Sètt Làgh! Curiusa dicitüra ‘pa ‘n coro da muntagna... Partìi cinquanta àn fa… da Varées… in cavedagna… e che, pass dopu pass… vers ra scima ambiziusa, la scrivüü ra so storia… pa ra strava insidiusa!. Giuventù Varesina.., senza grì par la crapa.., amuur pa ‘l pentagrama… e ‘l fiaschett do ra grapa!.. Fant..., Alpini..., Furieer..., tüc amiis do l’uratori.., che da spess e vulantera..., a’’n fasevan da baldori!!. Mo, saria tantu bèl da vèss chi tücc..., ma, dumà i scalfaròtt…, sa giüstan cont i gücc!!!. Però, in ra meludia… ca diventa uraziuun, la ga va sü drizza... ai nost “Cari” che già nai a ra pensiuun. A ra pendula… ca scandiss di CINQUANTA ra nostra età, bügn daagh l’oli al mecanismo, parchè ‘l poda been girà…, e fa si che sül quadrant… cont or stèma Sant Vituur…, i lancett do ‘r “7 Laghi” podan ribatt… anmo par tanti e tanti vuur!!. Varées… A tücc i culega e amìis do ‘r “Coro 7 Laghi” Ambröös

Finito di stampare nel aprile 2013 Stampato in 1’500 copie Redazione e coordinamento: Roberto Pozzi Grafica e impaginazione: cpwells.it Stampa: Tipografia Galli - Varese

IL CORO S’apre il sipario ed il coro è schierato, il maestro sorride, accenna le note, il canto inizia, timbro moderato. Si entra nel vivo ed il gruppo si scuote, poi, sul piano, torna a fisarmonica, si scambia il respiro con il vicino, ora si tesse con voce armonica andando al finale, che è sopraffino perché va a spegnersi su toni piani. Un breve silenzio, ... applaude la gente riprendono il fiato i cantori anziani e seguono con gli occhi attentamente, il tempo che il maestro dà con le mani, adesso il coro e di nuovo possente! Emilio Ponzin


Quando nell’ormai lontano 1967 entrai a far parte del Coro 7 Laghi, mai più avrei immaginato di arrivare a festeggiarne il 50° di fondazione, ma la passione per la musica e per il canto popolare, che mi hanno accompagnato in questi quarantasei anni di coro, e, soprattutto, l’amicizia con i tutti i coristi, che hanno fatto e fanno parte del 7 Laghi, hanno sempre mantenuto in me la voglia di cantare e ancora oggi mi stimolano a continuare. Per un Coro cinquant’anni di attività sono un traguardo molto importante, un traguardo da celebrare con eventi che ci aiutino a mantenere viva la nostra passione. Vogliamo quindi fare festa e per un Coro fare festa vuol dire cantare. Per questo abbiamo pensato di offrire, a quanti sono appassionati del canto popolare, il “Concerto dei 50 anni del Coro 7 Laghi” che si terrà al Cinema Teatro Politeama di Varese sabato 25 maggio 2013 alle ore 21:00 e di invitarvi a partecipare alla 6a Rassegna di Canto Corale Popolare “Città di Varese”, prevista per sabato 9 novembre 2013 sempre presso il Cinema Teatro Politeama di Varese. Avremo come ospite il Coro SAT di Trento (sul sito del Coro www.corosettelaghi.it potrete trovare tutte le informazioni circa le iniziative citate).

E in questi momenti di festa il ricordo va a Lino Conti, il nostro amico e “maestro” dal 1965 al 2011 (Lui non amava farsi chiamare maestro, ma per noi lo è stato). Ci rattrista non averlo fisicamente con noi per questa “Grande Festa”, che lui stesso già due o tre anni fa ci stimolava a preparare, ma siamo certi che anche lui è partecipe della gioia per il traguardo raggiunto. Con Lino voglio ricordare anche Pino e Alberto, anch’essi recentemente scomparsi, che con tutti noi hanno condiviso per tanti anni l’amore per il canto. Un sentito ringraziamento al Comune di Varese, alla Provincia di Varese e al CAI, sezione di Varese, che hanno sempre sostenuto le iniziative del Coro 7 Laghi, e a tutti quanti hanno contribuito economicamente alla stampa di questo libretto celebrativo. Il Coro 7 Laghi prosegue nel suo cammino sotto la guida di Giacomo Mezzalira, “erede” scelto proprio da Lino, per continuare a far sentire la sua voce. Un grazie di cuore a tutti quanti continueranno a seguirci con passione. Il Presidente Silvestro Nocco

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1963, i primi passi

CORO

LAGHI

12 giugno 1963

1967, Appiano Gentile (CO) 4


LE RAGIONI DEL CANTARE Penso che un anniversario debba essere, prima che una festa, un momento di riflessione e verifica del proprio operato e, avendo vissuto per intero questi venti anni di vita del Coro 7 Laghi (due sere, ogni settimana, per venti anni), è evidente che, sia dal punto di vista umano che da quello musicale, le esperienze fatte sono molte e diverse. Mi è letteralmente «capitato» di dirigere il coro e ho dovuto imparare innanzitutto cosa significasse partecipare, in posizione particolarmente responsabile, alla vita di un sodalizio così composito e vario per le individualità che lo compongono eppure così omogeneo per lo spirito che lo anima. Questo tipo di scuola, tesa a conseguire un risultato collettivo e quindi a smorzare i personalismi, credo abbia rappresentato l’insegnamento per me più prezioso e di questo ne sono grato ai miei «maestri», gli amici coristi. Un coro è uno strumento musicale dove i «tasti» o le «corde» sono rappresentati da persone e proprio qui sta uno dei suoi principali motivi di fascino. Mi è impossibile pensare ad esso come ad uno strumento al servizio di una produzione musicale più o meno valida. Penso invece a 30 persone ben precise, musicalmente più o meno dotate, con le quali tento di costruire ed arricchire sempre più la nostra umanità facendo musica. Con il progredire dell’esperienza ho sempre più preso coscienza di ciò e tra le due motivazioni principali che mi hanno spinto a collaborare alla fondazione e alla crescita del coro, quella musicale e quella umana, quest’ultima ha finito col prevalere sempre più, grazie a quel rapporto continuo, a volte entusiasmante, a volte scoraggiante o addirittura deludente, sempre comunque teso a costruire un tipo di legame che va ben al di là del comune interesse musicale.

E non è certo un caso che la scelta iniziale circa il repertorio sia caduta proprio sul canto popolare. C’era un’esigenza di incontrarsi, di stare assieme e scoprimmo, forse senza ancora ben capirne le ragioni, che esso ci aiutava meravigliosamente a sviluppare ed esprimere tutto questo. Il canto popolare si presenta come una fioritura di vera poesia. Infatti è proprio così che nacque storicamente la poesia, come recitazione cantata delle vicende della vita dell’uomo. Questa produzione anche moderna continua il ripensamento dei fatti comuni, ma così rilevanti della esistenza umana — la nascita, l’amore, il lavoro, la sofferenza, la lotta, la morte... — afferrati con nostalgia e con la presunzione di scoprirvi un valore ed una bellezza. Infatti ci sarebbe insopportabile tutta la vita con le sue vicende se non rivelasse un di più, un segreto mistero che solo un occhio innamorato sa intuire. Chi si lascia prendere da questa forma di arte e ne penetra la verità profonda non può non ritrovare una consonanza umana e personale con le parole e la musica che canta. L’anima vera del coro sta in questa scoperta dell’anima popolare e della dimensione esistenziale che può essere, semplicemente e con simpatia, cantata. Da qui nasce anche la gioia di trasmettere agli altri la stessa positività umana: la sensazione che tutta la vita possa essere cantata, che la vita di ogni uomo è degna di essere cantata. Le nostre esibizioni hanno alla radice questa coscienza ed il desiderio di aiutare ogni uomo a trovare la volontà di dare luce e significato alla vita. Perfino il dolore e la morte, pur nella loro durezza, non sono senza un significato. Lino Conti 5


2012, Salone Estense - Varese

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CHI SIAMO ...

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I Bianchi Franco N Demasi Francesco

Bianchi Andrea TE N Bianchi Giuseppe O Brumana Paolo R Castelli Vittorio Gibilisco Giacomo Lazzati Ambrogio Lolli Ceroni Benedetto Maraschi Renato Pietroforte Emanuele

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Fabris Fausto Mazzucchelli Paolo Mezzalira Federico Molinari Germano Nebuloni Marco Renda Guido Visconti Giacomo

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Ambra Gian Piero Bonina Antonio Brumana Giancarlo Crugnola Pier Luigi De Palma Stefano Lombardi Attilio Nocco Silvestro Nocco Umberto Pippione Daniele Pollini Germano Sala Antonio

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DIRETTORE

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“La Prealpina” del 6 maggio 1964

1969, La Rinascente -

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1969, Lecco

Milano

1970, Natale

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Bernardo Borghi Argenteria, Gioielleria, Creazione Gioielli, Argenti Antichi Il primogenito Bernardo ha, poi, intrapreso e sviluppato l'arte orafa, seguito, successivamente, dalle figlie Benedetta e Maddalena. Oggi, è possibile visitare, in una porzione di casa antica nel centro storico di Varese, l'attività commerciale della Famiglia Borghi. Qui si potrà trovare argenteria antica e moderna, bomboniere in argento artisticamente confezionate con sacchettini eseguiti a mano e i gioielli creati da Borghi nel suo laboratorio orafo attiguo al negozio.

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COME NASCE UN CORO Correva l’anno 1962. In una serata di luna piena vennero a farmi visita, in quel di Cuasso al Monte, gli amici Angelo, Pino e mio fratello Antonio. Fu una serata piacevole durante la quale parlammo della nostra amicizia, dei ritrovi serali all’Oratorio, delle tante gite in montagna e, tra un sorso di buon Barbera e alcune fette di salame nostrano (di Costa Imagna s’intende!), intonammo canti di Montagna e degli Alpini eseguiti dal favoloso Coro INCAS. Pezzo d’obbligo per tutti era “Dormi mia bella, dormi”, ma ognuno di noi aveva le proprie preferenze. Angelo, tenore primo, prediligeva “Caro el me Toni”, Pino, tenore secondo, “W Aragon” (te pareva!!), Antonio, baritono, “Echi a sera” e il sottoscritto, basso, “La Montanara” e “ Notturno sul Redorta”. Come vedete, un quartetto di tutto rispetto. A questa serata se ne aggiunsero altre e, in una di quelle, sempre a casa mia, al buon Pino (detto “Pineu”) balenò per la testa in’Idea Geniale: fondare

un Coro di canti popolari, di canti degli Alpini e di canti di Montagna. L’idea venne accolta con entusiasmo da tutti noi. Successivamente a casa di Angelo (Scioscino) furono messe le basi di questa bellissima e affascinante iniziativa. Nei primi giorni di marzo del 1963, forse il giorno 7 (ah, la memoria !!!), il CORO ebbe i suoi Natali, con il nominativo di: CORO 7 LAGHI di VARESE Presidente: Angelo Mascioni. Direttore: Nino Ghisolfi. Il resto è cosa recente. Scusate se vi ho annoiati, ma non essendo Io un oratore, mi sono espresso con l’unica arma in mio possesso: la modestia, la semplicità nel dire le cose e, perché no, un buon sorriso che non guasta mai. Gianca

Brumana Franco & C. s.a.s. Via Morosini, 23 - 21100 Varese Tel./Fax 0332 281243

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1971, Conservatorio “G. Verdi” - Milano

1971, Adria (RO)

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1973, Bologna

1973, “Storie d’uomo” 15


SEDE: Varese via Giusti, 3 Tel. 0332 275320 - Fax 0332 275315 E-mail: esposizione@brusasrl.it FILIALE: Gemonio via Rosaspina 1/3 Tel. 0332 610523 - Fax 0332 604736 E-mail: expogem@brusasrl.it http://www.brusasrl.it

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IL “CORO” VISTO DA DENTRO Avevo un amico che cantava nel “Monte Cauriol” e che, come me, lavorava a Varese. Già da qualche anno io cantavo nel “7 Laghi” e mi trovavo benissimo. Mi parve logico invitarlo a venire con me. Venne una sera a prove, ma poi non ci venne più. Io mi meravigliai e gli chiesi il perché di questo suo atteggiamento. Mi rispose: “Il coro è come una famiglia. Per quanto apprezzi i tuoi amici, che al limite potrebbero diventare anche miei, non mi sento di passare ad un altro coro. Nel primo in cui ho cantato ho lasciato il mio cuore”. Ovviamente questo successe moltissimi anni fa, più di quaranta e le parole che ho messo tra virgolette possono non esser state proprio quelle, ma il senso lo era. Ripensando a quell’episodio, provo anch’io la stessa sensazione: ho vissuto una esperienza molto simile. Quando, lasciato il lavoro (per molti anni sono stato nel Granducato di Lussemburgo), sono tornato in Italia ed ho scelto come luogo di vita quello nel quale avevo le mie origini ed i miei più prossimi parenti (ora vivo a Mestre, come molti ex veneziani) mi è tornata la voglia dei canti di montagna e ho cercato un coro locale, nel quale sono stato molto amichevolmente ricevuto. Ma non era il “mio” coro. Ed anche se i coristi ed il maestro erano simpatici, nonostante qualche sforzo da parte mia, non mi sono sentito “a casa”, e, scusandomi, ho interrotto la mia collaborazione. Racconto tutto questo non per quelli che cantano in un coro, ma per coloro che il coro lo vanno a sentire e che lo conoscono solo da fuori. Da queste mie esperienze ho dedotto che quando una persona appartiene veramente ad un coro, il coro gli entra dentro e questo insieme di persone diventano per

lui veramente come una seconda famiglia. Non è possibile distruggere questa sorta di legame, che ti entra nel sangue. Anche se si è distanti, anche se non si vedono e sentono più questi amici da anni ed anni, si resta parte del gruppo e si continua ad amarlo e non si possono ritrovare altrove le stesse emozioni e lo stesso ambiente. Restano nella mia memoria momenti comuni di gioia (concorsi vinti, trasferte in combriccola), emozioni vere (cantare a Natale per le vie di Varese su un carro trainato da buoi, cantare alla messa di mezzanotte in qualche paesino di poche anime), situazioni di tristezza profonda o di gioiosa partecipazione alla vita degli amici. Tutto questo, oltre al canto alle musiche, alle fatiche in comune ed ai piaceri comuni è essere un coro. Non mi vergogno di dire che un coro è anche volersi bene. Quando cantavo con voi, ed anche oggi, mi sento parte della vostra famiglia. Ho piacere nel sentire le belle notizie, un matrimonio, un figlio, un successo personale,.... e mi rattristo quando sento di una perdita dolorosa. E col passare degli anni tutti diventiamo più vecchi e questi eventi, una volta rarissimi, col tempo si moltiplicano e ci si sente sempre un po’ più soli. Ma vedo dalle foto che altri giovani si avvicinano a questo nostro ormai cinquantennale albero. Mi fa piacere che le vostre note (posso dire nostre?) rinverdiscano continuamente il gruppo e perpetuino un luogo non solo d’arte, non solo di valori positivi, ma soprattutto di legame affettuoso. Ed io continuo a volere tanto bene al “7 Laghi”. Toni Rota

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1975 - Registrazione del CD 18


I NOSTRI PRIMI CINQUANT’ANNI. Le rassegne alle quali fummo chiamati da altri cori furono incontri di alto livello, sia canoro che di ospitalità, infatti si svolgevano nell’arco di due giorni (bei tempi), con tanto di pernottamento e di visite culturali nelle città in cui si svolgeva la rassegna. Va da sé che incontrando altre compagini corali si instaurano dei contatti culturali e umani che rimangono per sempre scolpiti dentro ad ognuno di noi. Poi ci fu il periodo delle trasferte in Germania e in America dove i rapporti interpersonali furono così importanti che, alcuni, durano ancora oggi a distanza di ben 27 anni Tra le tante situazioni gioiose e toccanti ce ne una che mi piace raccontare. Durante il nostro breve soggiorno a New York andammo a cantare in una chiesa del Queens; a concerto finito, fui emotivamente colpito, da tutte queste persone, italiani o italiani di seconda generazione, che si accalcavano attorno a noi per fare fotografie assieme, chiedendo notizie, abbracciandoci, invitandoci a casa loro, presentandoci i loro figli. Ebbene in quella situazione, irripetibile e toccante, la commozione ebbe il sopravvento.

Eccoci, siamo qua, ci siamo arrivati, cinquanta anni sono passati da quella primavera del 1963 quando uno sparuto gruppo di volonterosi decisero di iniziare un percorso canoro rivolto al canto popolare. Entrai nel Coro più tardi, nel ’68, quando stavano preparando il concorso di Lecco che, naturalmente, il Coro 7 Laghi vinse. Da allora feci parte di questa compagine di cantori meravigliosi. Raccontare gli episodi curiosi accaduti in questo lungo lasso di tempo occorrerebbe un “tomo” di quelli seri, poiché le situazioni gioiose, commoventi, tristi e esaltanti sono state davvero molte. Personalmente faccio parte del gruppo dei “onnipresenti”, cioè quei coristi che non hanno mai perso neppure un minimo avvenimento; concorsi, rassegne, matrimoni, funerali, nascite, funzioni natalizie, messe varie, ecc., se si considera anche il periodo dei miei 22 anni di presidenza si può immaginare che archivio mnemonico possa aver accumulato. I primi 30 anni furono scanditi dalla partecipazione a concorsi e rassegne. I concorsi impiegavano i coristi in una preparazione quasi maniacale; Lino ci faceva lavorare nota per nota, questo sforzo canoro diede sempre dei risultati appaganti e piazzamenti al primo posto nella maggior parte dei concorsi.

Roberto Pozzi

LE INCISIONI DISCOGRAFICHE

1975 - Storie d’uomo (Ricordi)

1983 - Concerto del Ventennale

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1997 - Coro Sette Laghi (SMC)

2006 - Concerto 100 anni CAI


RICONOSCIMENTI RICEVUTI 1990, “Girometta d’Oro” - Varese

1985, Pueblo - Colorado (USA)

1988, Denver - Colorado (USA)

2001, Roma

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CORO & FRIENDS 1972, Romagnese (PV) 1972 Giulio Marcantonio

1983, Gressoney (AO)

G. e P. Marcantonio

Arturo Ibleto (USA)

1985, Corosettelaghi Football Club 1990, coristi in gita Toni Angeli

2012, cena dâ&#x20AC;&#x2122;autunno

2009, coristi

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RICORDI DI UN “VETERANO” Non avevo mai cantato in un coro “vero”. La mia unica esperienza canora dell’epoca, era legata alla Corale Santabarbara (che faceva capo alla Parrocchia di Biumo Inferiore) nata nel 1963 e “morta” nel 1965 a causa di pesanti diverbi con l’allora parroco Don Felice Guglielmetti che non vedeva di buon occhio la “miscelanza” di ragazzi e ragazze… anche se utili alle Messe importanti (a quei tempi le corali cantavano solo per Pasqua, per Natale e per altre festività religiose). Dopo quella data, la mia vita aveva continuato su binari di assoluta normalità (almeno tali erano considerati a quei tempi il servizio militare, il lavoro ed il fidanzamento) fino a quando, nel 1968, arriva la svolta. Silvestro, oggi presidente, ma allora solo amico, compagno di oratorio e di basket, mi informa che il coro “7 Laghi” aveva vinto il concorso nazionale (non ricordo quale, fra i tanti trofei che oggi si possono ammirare nella nostra bacheca) e mi invita ad un provino presso la sede di via S. Francesco, in quanto la sezione dei “bassi” doveva essere rimpolpata. Non potevo rifiutare: ero troppo curioso di conoscere una vera realtà corale, e così un lunedì sera mi affaccio timidamente nel locale dove si tenevano (e si tengono tuttora) le prove. Una cosa mi colpi immediatamente: la giovane età del direttore. Mi chiedevo come avesse potuto, un ragazzo della mia età, far vincere al proprio coro un concorso nazionale! Lo avrei capito in seguito: quella sera per me era solo importante superare il provino ed entrare a far parte di quel gruppo di ragazzi consci del risultato raggiunto e pronti ad affrontare nuove ed entusiasmanti sfide canore. Tutto filò liscio: fui accettato e fu “amore a prima vista”... Lino Conti, il direttore di cui sopra, era dotato di una sensibilità musicale fuori dal comune; uno spartito nelle sue mani diventava poesia ed il nome del “7 laghi” cominciava a farsi strada nell’ambiente corale nazionale.

Inutile ricordare i concorsi vinti, i concerti di prestigio, le tournée in Europa e negli Stati Uniti d’America, le amicizie nate, i dolori condivisi: se oggi Varese è conosciuta in qualche città straniera, un po’ di merito va anche al nostro coro che ha sempre entusiasmato anche il pubblico più esigente, con le proprie capacità corali ed interpretative che superavano abbondantemente l’handicap derivante dalla non conoscenza della lingua italiana. Sono passati 50 anni: una vita, ma il coro è sempre vivo, anche se monco del suo pezzo più pregiato. Il NOSTRO maestro si è spento un anno fa, dopo una malattia combattuta strenuamente, ma la SUA creatura continua a distribuire emozioni sotto la sapiente direzione di Giacomo, suo e nostro amico da sempre e dallo stesso Lino designato come suo erede naturale. Di “vecchietti” conosciuti in quella fatidica sera del 1968 non ce ne sono più molti, ma una recente “infornata” di giovani dalle belle speranze, ha ridato vigoria al “7 laghi” che oggi si presenta al suo pubblico con rinnovato entusiasmo e voglia di celebrare altri importanti traguardi canori. Molto ho dato al coro in questi 45 anni di mia frequenza, ma quello che ho ricevuto in cambio in termini d amicizia, soddisfazioni ed emozioni è indescrivibile e tale da far dimenticare la pur naturale e consapevole fatica delle prove (due volte alla settimana per quasi tutti questi anni... ). Non so quanto la voce mi permetterà di dare ancora un valido contributo al coro, ma quando arriverà inesorabile la data del distacco (almeno partecipativo, perché quello affettivo non passerà mai) posso assicurarVi che, dopo quella familiare, questa esperienza sarà, senza ombra di dubbio, la migliore che la vita mi abbia regalato. Antonio Bonina 23


1984, Chiostro di Voltorre - Varese

1980, Tirano (SO)

1985, Laives (BZ)

1993, Fogolar Furlan 24


1992, San Francisco - USA

1993, VIlla Toepliz - Varese

1998, Caravaggio (BG) 25


    

  

                                        

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1999, VIlle Ponti - Varese

2001, Teatro San Fedele - Milano

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1995, Riolo Terme (RA)

2001, Teatro San

2003 - Lugano 28


Fedele - Milano 2009 - Castello Sforzesco - Milano

2011 - Milano 29


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IL CORO CHE RIMANE ripreso permanentemente “a modo mio”, scrivendo e recitando miei testi, così accadeva per la musica. Vari autori hanno cominciato a chiedermi testi per loro composizioni: è stata, dopo l’esperienza del 7 Laghi, la mia seconda occasione musicale. In una trentina d’anni ho scritto testi di canzoni, per piccoli e grandi, per trasmissioni tv e radio, teatro musicale, oratori e melologhi, musica contemporanea, libri di educazione e proposta musicale, collaborando con una quindicina di musicisti di diversa formazione. Ho scritto e scrivo infine testi per cori, di bambini e di adulti, e qui si chiude il cerchio che mi lega al 7 Laghi, senza il quale, immagino, avrei avuto meno sensibilità “orale” nelle mie scritture, e meno interesse a collaborare con gruppi corali. Una delle mie ultime collaborazioni è stata, al Maggio Musicale Fiorentino, la lettura di una mia storia, con dieci canzoni cantate dal Coro del Maggio e da un coro di bambini. Anche nei contenuti narrativi l’esperienza rimane: è recente la pubblicazione una trilogia per ragazzi intitolata “Il coro Arlecchino”, in cui, oltre a varie vicende di personaggi, c’è molto di quello che, in termini di esperienza interpersonale, affettiva ed espressiva, ho imparato nei quattro anni con il 7 Laghi.

Il “7 Laghi” ha 50 anni. Nato quando io ne avevo quindici, ne aveva cinque quando io ci entrai, e una decina quando me n’andai. Non siamo rimasti insieme per molti anni, ma siamo stati, reciprocamente, un’esperienza giovanile. Non ho avuto, da piccolo, nessuna educazione, presenza o suggestione musicale. Quando, negli anni sessanta, i miei coetanei ascoltavano dischi o strimpellavano chitarre, io scrivevo poesie e, nei confronti della cultura pop e rock, esercitavo un rifiuto snob. Avrei perso ogni occasione d’esperienza musicale, se verso i vent’anni qualcuno non mi avesse invitato ad entrare nel 7 Laghi. Ci entrai, e pur continuando all’interno, con immaginabili dinamiche e brontolamenti, appoggiato da alcuni e sopportato da altri, il ruolo di contestatore “politico-culturale”, e nonostante le bruschezze di Lino, godetti per quattro anni il gran piacere di cantare insieme, e di cantare bene. Quando lasciai Varese per Milano, dove, tuttora poco convinto, vivo ancora oggi, il coro mi mancò per almeno un paio d’anni. Mi mancava l’esperienza fisica del canto, l’appuntamento affettivo e comitale, le situazioni di viaggio, l’emozione e concentrazione delle esecuzioni. Mi arrivavano notizie del coro, di cambiamenti e viaggi, e c’era un senso d’assenza, privazione, una nostalgia. Intanto, come mi era accaduto col teatro, praticato per tre anni e poi abbandonato come mestiere, ma

Roberto Piumini

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UN MAESTRO DI VITA CON LA MUSICA NEL SANGUE “Città vitt” - N. 1 – maggio /1969 “Dirige il Coro 7 Laghi (pausa di sospensione) il maessstro (altra pausa-suspence) Linoooo Cooonntiiii!!”. Il pubblico freme, suda, si agita sulle sedie, trangugia cardiotonici. “Eccolo, eccolo, è lui, è il giovane maestro!”. “Si dice che abbia una sensibilità umana squisita”. “Ma non le sembra un po’ altero?”. Signora, lasci parlare me che lo conosco. Una volta ero al Zamballetti e lui è entrato a prendere un caffè. Passando m’ha sfiorato, non le dico, una gentilezza soffusa di timidezza barocca. Altroché altero, la mia cara signora!” “ Sarà , ma a me sembra...”. “Ma lei parla per invidia, la mia cara signora!” “Le do ragione signora mia e anch’io non sono d’accordo con la mia cara signora! Pensi che una volta stavo passeggiando sotto i portici quando me lo vedo venire avanti. Divino. Felpato. Aggressivo. Dolce. Possente. Tenero. Sorridente. Ombroso. Gli passo vicino e lo guardo; non le dico: uno schianto!, la mia cara signora!”. “Ma che le ha detto?” . “Mi ha detto: ‘mbè? Ma avesse visto che tono, che “savoir-faire”..., svenivo, la mia cara signora!”. “Eccolo che si prepara – silenzio – alza le braccia come un angelo, le sue braccia lunghe, smisurate, che allacciano tutto il coro in una stretta virile, dolce, maschia e tenera” “Scenti carrra Nineeetaa cosssa m’ha capitàaaaa.... I bovari del coro vomitano dalle loro ugole una sequela di voci sguaiate, lombarde. Che differenza dalla grazia, dalla signorilità, dalla squisita compostezza delle virgole, dei punti esclamativi, delle diagonali e dei cerchi che il giovane maestro disegna nell’aria con le sue ali d’angelo. I coreuti appartengono a un altro

mondo: spalancano bocche da cui escono treni fischianti, i falsetti sembrano bombole di gas che perdono, gli occhi pendono dalle orbite e il fumo esce dalle orecchie. Rossi, sudati, aspirano come mantici: è un’officina metallurgica non un coro. Il capo operaio Virginio lancia occhiate da negriero mentre controlla il ritmo di produzione, l’ing. Rota Antonio si sforza come un cavallo per farsi sentire; i ventisei fratelli Brumana lavorano ai loro pezzi senza curarsi che servano a qualcosa nel complesso della catena di montaggio; gli studenti maoisti cantano “La montanara ohh Ci Min!” armonizzata da Mao Tse Tung, maestro del coro “Urali” di Pechino; i postelegrafonici hanno la lingua incollata ai francobolli e possono solo muggire, senza cantare; i gelatai mangiano gelati e le loro note sono un po’ freddine; i padri di famiglia cantano la “Montanara uhè uhè”; cartolai, panettieri, stracciai, venditori ambulanti, infermieri, c’è di tutto nell’officina 7 Laghi SpA.. Gente che quando ha fame mangia e quando ha sonno dorme. Solo lui, il giovane maestro Lino Conti, a colazione mangia un Bach tostato con un po’ di marmellata di Debussy, un Beethoven trifolato a pranzo, una puntina di Verdi salmistrato a cena per tenersi leggero, si stuzzica i denti con la bacchetta di Toscanini e quando dorme russa in sol minore. NOTIZIE: Il “Coro 7 Laghi” si prepara per il concorso nazionale di Lecco (in giugno). Nient’altro. Uno dell’officina

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MEZZO SECOLO Provateci voi a raccontare mezzo secolo in una paginetta. Occorre disboscare una selva di ricordi. E ogni scelta è una piccola sofferenza. Perché tutti gli istanti che abbiamo vissuto insieme sono serviti a farci diventare quelli che siamo. Ma ci proviamo. Il Coro 7 Laghi nasce nel 1963 a Varese in quello che allora si chiamava Oratorio Veratti. Un gruppo di amici con la passione per la musica popolare e i canti di montagna decide di mettersi insieme per far diventare il loro piacere una sinfonia. Li dirige dapprima il maestro Ghisolfi, poi Umberto Stella che nel maggio 1964 li fa esordire nel primo concerto ufficiale. E’ subito un successo, ma i ragazzi dell’oratorio non sono gente che si accontenta degli applausi degli amici e di chi li conosce. Vogliono volare più alto. Nel 1965 sono diretti da Giancarlo Parodi per qualche mese e poi trovano il pilota giusto: si chiama Lino Conti, canta nei tenori secondi e raccoglie dalle mani del maestro Parodi la bacchetta di direttore. Seguendo i suoi ghirigori nell’aria il 7 Laghi scala i vertici della musica corale italiana. Comincia a cimentarsi nei concorsi: settimo nel 1965 a Lecco al suo esordio in questo tipo di sfide, poi una lunga serie di successi con il 1° posto nel 1971 al Concorso Nazionale di Adria, una specie di tesi di laurea, e altre dieci vittorie in altrettante competizioni canore. Successi che non arrivano per caso: 50 anni di storia vogliono dire almeno 4.000 sedute di prova, 8.000 ore di paziente lavoro a limare gli acuti, addolcire i bassi, schiarire gli accordi, imparare a respirare insieme. E centinaia di concerti in tutta Italia e non solo. Ritti sul palco a inseguire l’armonia, attenti a non perdere il ritmo, impegnatia sciogliere la voce in quella miscela di suoni che diventa nuovo e impareggiabile strumento nelle mani del direttore. La prima tournée all’estero fu nel 1979 in Germania. Poi siamo andati a cantare in Francia, in Belgio, in

Danimarca. E perfino in America. Tre volte: la prima nel 1985 a New York e a Denver, la seconda nel 1988 e la terza volta nel 1992 a San Francisco e ancora a Denver, richiamati da chi ci aveva così tanto apprezzato. Il coro di montagna dei primissimi anni aveva intanto cambiato pelle. Ai canti degli alpini aveva via via affiancato canzoni della cultura popolare e pezzi musicalmente ancor più impegnativi, fino ad accarezzare la musica classica. Le camicie a quadri della prima divisa avevano ben presto lasciato il posto a sobrie divise di scena. Quelle blu che indossavamo per “18 canti per una storia d’uomo”, un vero e proprio spettacolo teatrale, scritto per noi da Roberto Piumini, nel quale poesia e musica danzano insieme inseguendosi. E diventato un disco inciso per la Ricordi. Oppure quelle beige, vestite per i concerti inseriti nella stagione di Gioventù Musicale e per quello, emozionante, nella sala grande del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano nel 1971. Ma quelle alle quali siamo più affezionati sono le magliette multicolori che indossammo nell’estate del 2002: brillavano sotto il sole di Castelgandolfo, componevano una tavolozza ondeggiante, si riflettevano negli occhi di Giovanni Paolo II che ci ascoltava intonare «Preghiera di San Francesco d’Assisi» di Poulenc nell’udienza privata che ci aveva concesso. Pulsavano insieme ai nostri cuori quando cantammo «La Montanara» e Papa Woityla ci diresse con il suo bastone. E’ uno dei ricordi più belli che il coro si porta dentro. Insieme alle tante tristezze per gli amici che in questo lungo tratto di strada ci hanno lasciato. Albert, Pino e Lino sono stati gli ultimi tre. Ma state tranquilli, nelle nostre voci risuonano e risuoneranno sempre anche le loro. Marco Dal Fior 35


CINQUANT’ANNI FA Perdonate il salto in avanti nel ricordo ma il Coro 7 Laghi è andato man mano crescendo e gran parte della sua storia è strettamente legata all’indimenticabile Lino Conti. Ero consigliere della Regione Lombardia e gli amici del “7 Laghi” mi chiesero come fare per avere un aiuto ad affrontare le spese per un viaggio negli USA ove erano stati invitati a cantare (pensate quanta strada in una ventina d’anni aveva già fatto il nostro coro). La soluzione in Regione fu trovata facendo propria l’iniziativa per cui il coro avrebbe portato negli Stati Uniti con le sue esibizioni il buon nome della Regione Lombardia, accompagnato da un rappresentante della Regione, se mal non ricordo andò l’amico consigliere Regionale Fabio Locatelli (purtroppo scomparso giovanissimo) ed il Coro 7 Laghi di fatto divenne ambasciatore della nostra terra negli Stati Uniti. Mi fermo qui perché ora il legame è ancora più forte perché mio figlio Giacomo canta nel coro ed allora non posso far altro che ringraziare il Signore che attraverso Mons. Manfredini ed i ragazzi dell’oratorio San Vittore pose un seme che Lino Conti annaffiò e che ha dato e continua a dare a noi tutti, alla nostra città ed alla nostra gente frutti ricchi e preziosi

Avevo 16 anni ed a Varese era appena arrivato Mons. Manfredini. Con Lui tutta la città e quindi anche noi dell’Oratorio San Vittore vivevano la ventata di novità che aveva portato questo dinamico ed intelligente nuovo prevosto. Ricordo il mio primo incontro con Lui in Oratorio quando dopo la relazione morale ed economica di Rossotti, presidente dell’A.C., il nuovo prevosto prese la parola e rilevando che v’era in cassa un attivo sgridò tutti sostenendo che la misura di un’associazione viva ed operativa era data dal passivo di bilancio. Tra le iniziative che partirono dall’oratorio vi fu il Coro 7 Laghi. Ricordo un incontro con i primi animatori dell’iniziativa tra cui spiccava l’ugola d’oro del Mascioni se mal non ricordo “sciosio” per gli amici. Ma il Coro 7 Laghi fece subito entusiastica presa anche su altri al di fuori dell’oratorio come il Didi, il Luciano, l’Enzo e così via dicendo; tutti avevano comunque un’amicizia in comune che li originava ed era quella con il Can. Dell’Era e con quanti allora si riconoscevano ancora nei diversi ambiti in cui si articolava la presenza della Chiesa in Varese. Un altro grande fatto generato da Mons. Manfredini che teneva insieme tutti a partire dai preti che si trovavano in via Dazio Vecchio nel ristorante del signor Colombo.

Pippo Gibilisco

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UNA VOLTA ARRIVATI IN FONDO... Molte volte, scherzando con gli amici coristi e musicisti, ho avuto modo di ripetere che, finché si tratta di far partire un canto e cioè di dare l’attacco ad un coro, bene o male potrebbe farlo chiunque (anche il sacrestano, come amava ripetere il mio maestro di organo). E così si dovrebbe aggiungere che, aiutati dalla memoria e dalla consuetudine, i coristi potrebbero arrivare fino in fondo allo stesso canto nonostante qualche gesto inappropriato e maldestro del direttore - sacrestano. Per quanto riguarda il lavoro del direttore di coro/ orchestra, una volta che la tecnica gestuale è acquista, la differenza sta proprio tutta in ciò che si dice agli esecutori alla fine di un frammento o di una composizione. Lì si vede lo spessore di chi ha la responsabilità della conduzione, l’esperienza che può comunicare e di conseguenza la strada da percorrere. Al termine di qualcosa a cui assistiamo o una volta informati di qualcosa che è accaduto, siamo portati ad esprimere un parere e va da sé che il contenuto del giudizio riflette ciò che noi siamo e le certezze che abbiamo maturato fino a quel momento. Ne sanno qualcosa tutte le “categorie” che devono per così dire “guidare” altri esseri umani a crescere: genitori, educatori, sacerdoti, allenatori sportivi, direttori di coro e d’orchestra e così via. Non penso che ci siano alternative valide a ciò. Se da una parte il buonismo del lasciar fare, del lasciar passare tutto, nel timore che qualcuno possa allontanarsi dall’esperienza, può sembrare una soluzione volta ad evitare le discussioni ed i conflitti, dall’altra è sufficiente guardare ai risultati di questo malinteso senso di fratellanza e amicizia, per dire che non può essere sempre così. Una volta arrivati in fondo ad una giornata, ad un lavoro, ad una composizione, ad una prova di canto o ad un brano di musica, è necessario dire qualcosa, fosse anche solo “...bene, avanti così!”. Ricominciare sempre da capo

un canto, soltanto per vedere se si è in grado di arrivare alla fine, è riduttivo e produce stanchezza, noia e non fa percepire il senso del limite. Un coro, deve affidarsi a qualcuno, fidarsi di qualcuno e accettare il confronto. Questo è un po’ quello che attende ognuno nella vita. Ma c’è una fase nella vita ed è quando l’età avanza (diciamo dall’adolescenza in su), in cui c’è il rischio di non lasciare più spazio all’osservazione e alla correzione; quando cioè si cercano di più quelli che ti danno sempre ragione temendo di offenderti e di perderti, anche qui in nome di una presunta correttezza riassunta perfettamente secondo la mentalità corrente da una canzone; “l’amico è quello che non fa prediche, che non ti giudica”. D’accordo, niente prediche e giudizi: sanno tanto di “oppressione” e di tribunale. E allora? Spazio ai silenzi, ai sorrisini e alle pacche sulle spalle? Davvero l’amico che ti vuol bene rinuncia a dire la sua su quello che stai facendo di sbagliato? Davvero l’amico se ne sta zitto di fronte alle tue “sbandate”? Può un direttore di coro rinunciare di dire agli amici: stai cantando troppo forte o addirittura non ti sento, stai stonando, non sei attento? Il coro porta ai suoi appartenenti un bel po’ di doni e, se fatto bene e con passione, offre a tutti l’occasione di crescere. In un coro si può rimanere giovani anche col passare degli anni, (...ad esempio cinquanta) solo se rimane questa voglia di imparare, di stupirsi e di lasciarsi correggere, oltre che di farsi una bella spaghettata aglio, olio e peperoncino a mezzanotte. Riforme, rinnovamento del repertorio, nuovi innesti, nuova sede: teniamo tutto, ma ricordiamoci che una volta arrivati in fondo bisognerà sempre dire qualcosa. Un amico che ci ha lasciato, ci ha insegnato anche questo. M° Giacomo Mezzalira 38


ER

PP

I O E

Quando una vita finisce, come in un libro, si chiude l’ultima pagina e mentalmente si fa un riassunto di tutto ciò che è stato letto concentrando i pensieri là dove le emozioni ci hanno portato. Noi del GRUPPO EIGER abbiamo camminato con LINO e il suo CORO SETTE LAGHI sin dagli anni della concomitante fondazione e siamo stati entrambi portatori di tanti valori che ci hanno accomunato. Il ricordo di LINO è rimasto nei nostri cuori e non cesseremo mai di ringraziarlo per le tante emozioni che ci ha regalato. Al CORO SETTE LAGHI l’augurio di continuare a divulgare con i suoi canti popolari una cultura poetica e musicale espressa in modo semplice e autentico.

IL GRUPPO ALPINO EIGER

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GR

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CLUB ALPINO ITALIANO S EZIONE DI V ARESE

SABATO 9 NOVEMBRE 2013 – Ore 21.00

TEATRO POLITEAMA Piazza XX SETTEMBRE - VARESE

6a RASSEGNA DI CANTI POPOLARI

“Città di Varese” CORO della SAT IN CONCERTO

Info e prenotazioni: www.corosettelaghi.it


50 ANNI CORO 7 LAGHI