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Foglio di lotta del Gramigna

N° 0 FEBBRAIO 2008

PERCHÉ QUESTO FOGLIO: Il 25 luglio scorso, il C.P.O. Gramigna di via Retrone è stato sgomberato e non ha più uno spazio fisico dove poter organizzare le proprie attività e iniziative. L’esperienza dei vent’anni di storia del Gramigna ha dimostrato che non sono le quattro mura di un posto ad identificarlo, ma la lotta e gli ideali che porta avanti. Una lotta che è proseguita anche dopo lo sgombero con il presidio in stazione del 23 giugno, con la breve occupazione del 17 novembre scorso e il successivo corteo cittadino del 24 novembre, con la solidarietà ai 17 compagni arrestati lo scorso 12 febbraio, con le iniziative pubbliche, le feste nelle piazze e altro ancora. Come compagni e compagne del Gramigna vogliamo aprire una campagna di lotta sugli spazi abbandonati a Padova, denunciare le speculazioni attorno ad essi, smascherare le menzogne gettate contro gli spazi occupati e i centri sociali additati come “luoghi di eversione”. Il centro popolare ha sempre offerto alla collettività i tanti spazi vuoti in città, attraverso le pratiche dell’occupazione e dell’autogestione. Con questo nuovo foglio intendiamo aprire uno spazio nel quale dare voce al pensiero e alla pratica politica, alla lotta e alla controinformazione portata avanti dal Gramigna.

Da una scintilla, un fuoco divamperà! (Lenin)


PERCHE’ OCCUPARE E’ GIUSTO La  pratica  di  occupare  un  posto  abbandonato,  per  metterlo  a  disposizione della collettività e renderlo un luogo di aggregazione  politica,  di  confronto  ma  anche  di  divertimento,  è  espressione  della volontà di organizzarsi al di fuori degli schemi che ci vengo‐ no proposti ogni giorno, di far vivere spazi svincolati dal controllo  politico  o  da  qualsiasi  partito  istituzionale  o  tessera.  Oggi  per  esempio sono ordinarie le file di giovani fuori dai locali, che aspet‐ tano di esibire la propria tessera per entrare o che devono sborsa‐ re  somme  irragionevoli  per  divertirsi.  Chi  proponga  una  socialità  alternativa  a  queste  logiche  commerciali  malate,  frutto  dell’interesse di pochi, e decida di occupare un posto per metter‐ lo  a  disposizione  di  tutti,  viene  duramente  attaccato  e  represso.  Questo accade perché chi occupa uno spazio si pone in contrasto  con quello che è il pensiero dominante, a partire dallo stesso atto  dell’occupazione, che denuncia l’esistenza di spazi abbandonati al  degrado nelle città. Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un chia‐ ro accanimento delle istituzioni contro gli spazi occupati, in tutta Italia. Dall’estate scorsa sono stati sgomberati numerosi centri sociali che non  hanno mai dato segno di voler scendere a compromessi con le istituzioni, con il pretesto di voler restituire questi spazi alla collettività, da Pado‐ va a Firenze, da Milano a Bari. Puntualmente sono scattate perquisizioni, arresti e denunce a danno di numerosissimi compagni e simpatizzanti.  Queste manovre repressive mostrano la reale identità della classe dirigente, un’identità violenta e impietosa contro chi porti avanti posizioni e  idee contrastanti con il pensiero borghese. E’ scomodo smascherare la natura assassina delle missioni militari definite “di pace”, sostenere le  lotte dei lavoratori e contestare sindacati sempre più piegati al volere padronale, praticare l’antifascismo e tenere alto il valore della Resistenza.  Mentre lo stato e i suoi burattini da una parte si adoperano per chiudere spazi di libertà (che poi di fatto vengono nuovamente lasciati al degra‐ do), e per soffocare le idee di chi in essi si organizza politicamente, dall’altra parte concedono ai neofascisti nuove sedi e sfilate nelle piazze e  nelle strade. Con le nuove proposte di legge come il “pacchetto sicurezza”, portato avanti principalmente da giunte di centro‐“sinistra” (vedi  Zanonato a Padova e Cofferati a Bologna), si soffia sulla mobilitazione reazionaria. Si intende deviare la rabbia delle masse popolari, causata  dalle condizioni sempre più precarie di vita e lavoro, su nemici additati dalle forze politiche come il male peggiore del momento, dagli immigrati  agli islamici, dai comunisti agli anarchici. Contro questi capri espiatori lo stato mostra il pugno di ferro, si fa paladino della giustizia e della tutela  dei cittadini, ma di fatto non è questa la sicurezza di cui abbiamo bisogno. Le sicurezze reali, quella sul posto di lavoro, quella di avere una casa,  quella di riuscire ad arrivare a fine mese con uno stipendio adeguato, ci vengono negate, e anzi si allontanano sempre di più. La situazione che si  sta  determinando  rende  ancora  più  necessario  continuare  a  lottare  contro  questa  politica  e  rivendicare  degli  spazi  realmente  a  disposizione  della collettività, che possano essere un punto di riferimento per giovani, proletari e lavoratori, in cui confrontarsi, esprimersi, e in cui rilanciare  e organizzare la lotta di classe.  

Zanonato: “Abbiamo ripristinato la legalità e restituito alla città un bene pubblico.” SAREBBE QUESTO IL MODO in CUI RESTITUIRE GLI SPAZI ALLA COLLETTIVITA’ ? CRONISTORIA GRAMIGNA 1987 C.S.O. CACTUS

Via Campagnola

C.S.O. GRAMIGNA 1988 Via Sarpi (occupazione di pochi giorni) Ora è un parcheggio per auto, sono rimasti alcuni murales 1990 Via Montà (occupazione di tre anni) Ora è una zona residenziale 1993 Via Citolo da Perugia (occupazione di pochi giorni) Attualmente è un campo incolto con rovine Via Gattamelata (occupazione di un mese circa) Ora è un campo di terra bruciata C.P.O. GRAMIGNA 1993

Via Decorati al valor civile (occupazione di tre anni) ora è un capannone vuoto in vendita

1996

Via Orlandini (occupazione di pochi giorni)

Via Citolo da Perugia (occupazione di pochi giorni, stesso posto occupato nel 1993) Via Lungargine sx del Piovego (occupazione di tre anni) Ora e’ uno stabile inutilizzato lasciato al degrado 1999 Via Boscardin (occupazione di quattro mesi) Ora e’ occupato da un finto stabile comunale Via Goldoni (occupazione di tre mesi) Vuoto e murato, come sempre lasciato al degrado 2000 Via Sarpi (occupazione di 6 mesi) spazio lasciato al degrado Via Retrone (occupazione di sette anni) Le dichiarazioni dopo lo sgombero dicevano che lo stabile sarebbe stato adibito a una scuola privata steineriana che già tre anni fa l’aveva rifiutato per la vicina presenza di un elettrodotto

IL GRAMIGNA DA VENTI ANNI LOTTA PER CREARE UNO SPAZIO AUTOGESTITO, LIBERO DAL CONTROLLO ISTITUZIONALE E DALLA SUA CULTURA DI SFRUTTAMENTO, MERCIFICAZIONE, CONFORMISMO. LOTTIAMO AL FIANCO DEGLI OPERAI, DEI PROLETARI E DEI POPOLI CHE RESISTONO ALLE GUERRE IMPERIALISTE. GRAMIGNA SGOMBERATO, CRIMINALIZZATO, REPRESSO, PERQUISITO O SOTTO PROCESSO, MA TUTTO QUESTO AUMENTA LA NOSTRA LOTTA E LA NOSTRA RESISTENZA!! L’ERBA CATTIVA NON MUORE MAI!!


!? CI PROTEGGONO O CI CONTROLLANO ?! Da  anni  assistiamo  ad  un  drastico  impoverimento  delle  nostre  scuole,  dalle  spese  per  i  migliora‐ menti delle strutture scolastiche (tetti di palestre che cadono a pezzi, aule allagate per un acquaz‐ zone) alla mancanza di fondi per il sostegno economico di studenti che hanno difficoltà finanzia‐ rie. Ma vediamo spuntare qua e là dentro e fuori dalle scuole tanti piccoli occhi  meccanici.  Per il miglioramento delle scuole i fondi non ci sono mai, ma quando si tratta di spendere milioni di  euro per rendere le scuole italiane un Grande Fratello i quattrini saltano fuori eccome…  Altro esempio sono i badge magnetici adottati da alcune scuole del centro Italia per evitare che gli  studenti “brucino” così da avvertire con un sms in tempo reale i genitori. Mascherando con tanti  bei  propositi  sulla  salute  dello  studente  modello,  i  presidi  e  i  suoi  collaboratori  cercano  di  aver  sott’occhio ogni iniziativa, ogni organizzazione slegata da quella che è la routine scolastica e dove  non arrivano i “1000 occhi meccanici” arriva la cara vecchia burocrazia: oltre ad imbrigliare sotto  l’occhio vigile del dirigente scolastico ogni minimo spostamento dello studente ne limita anche le  attività; vediamo il caso delle “giornate dell’arte” che non sono altro che un lontano ricordo delle  autogestioni. Negli anni ‘90 le autogestioni duravano una settimana e gli studenti potevano orga‐ nizzarsi in qualsiasi attività ludica o di interesse politico‐culturale senza bisogno di consensi da parte di professori o presidi che per quel periodo  si prendevano una “pausa” non presentandosi nemmeno in classe. Oggi invece ogni iniziativa o gruppo di lavoro è vagliato dal preside che deci‐ de se l’argomento è pertinente, organizzato in modo appropriato e in linea con l’ambiente scolastico. Tutto questo è volto ad omologare, così  come avviene nella società, anche nel luogo della formazione dei suoi nuovi membri per cercare di reprimere ogni forma di dissenso che vada a  modificare quello che da sempre è l’ordine “perfetto”. Come se non bastasse le giornate vengono detratte dalle 6 ore mensili che dispongono  gli studenti per assemblee studentesche generali che potrebbero benissimo essere utilizzate per riunioni straordinarie; potersi organizzare e  discutere sul mondo che ci circonda e sul nostro futuro ci viene mostrato come se fosse una gentile concessione del dirigente scolastico, ricor‐ diamo ai cari vecchietti che ci insegnano come vivere che organizzarci è un nostro diritto conquistato dalle lotte studentesche del sessantotto,  diritti che pian piano, generazione dopo generazione, ci stanno togliendo. 

FUORI LE TRUPPE DA VICENZA, ORA E SEMPRE RESISTENZA! Il  15  Dicembre  Vicenza  ha  ospitato  un  corteo  contro  la  costruzione  della  nuova  base  militare  Dal  Molin,  avam‐ posto militare degli USA, dal quale dovrebbero partire le  future  missioni  di  guerra  (leggi  “atti  d’aggressione”)  in  Medio Oriente. La manifestazione era un autentico ban‐ co  di  prova  per  poter  tastare  il  polso  al  movimento.  Il  momento infatti era particolare, si avvertiva un regresso,  sia  dal  punto  di  vista  partecipativo,  sia  da  quello  della  pratica;  infatti  era  di  poco  precedente  la  comparsa  dei  militanti  No  Dal  Molin al  Congresso della  “Cosa  Rossa”.  Ancora una volta ci si affidava a chi ci usa per scopi pura‐ mente  elettorali;  non  è  mai  superfluo  ricordare  come  i  “sinistri”  al  governo  abbiano  le  loro  responsabilità  in  tutte  le  manovre  scellerate  del  governo  Prodi:  dalle  ag‐ gressioni  in  Iraq  ed  Afghanistan,  fino  a  tutti  gli  attacchi  allo  stato  s o c i a l e  LO SAPEVATE CHE.. p a s s a n d o  150 sono le basi USA in Italia per la TAV ed il MOSE , usando nei nostri confronti la tattica del bastone e della carota per  cercare  di  tenerci  buoni.    Così  il  15  abbiamo  dovuto  assistere  ad  un’insipida  passeggiata  per  le  strade  di  1.000.000 sono i mq occupati di cui oltre Vicenza,  pur  con    qualche  episodio  che  ha  costituito  delle  eccezioni  rilevanti.  Infatti  non  è  stata  400.000 a Vicenza (pari ad 80 campi di gradita la presenza dei partiti borghesi (naturalmente senza i loro leader istituzionali) da parte di  calcio) quelle frange di movimento che hanno ancora un minimo di coerenza e coscienza, le quali hanno  Vi sarà ospitata la costretto “con le buone” i rifondaroli ad allontanarsi. Invece non ha avuto la stessa fortuna e se‐ 173° brigata aerotrasportata guito l’atto altrettanto significativo di deviare il corteo per occupare la base. E’ venuta paradossal‐ (responsabile dei massacri in Vietnam ed mente a mancare la presenza dei diretti interessati: i vicentini!! La suddetta non‐azione ha  provo‐ Iraq) cato un dibattito interno, abbastanza acceso per individuarne le cause, dal quale è emerso, oltre a  dei limiti organizzativi, un’inadeguata concezione del problema da parte della popolazione. A suo  Utilizzo esclusivo di aerei e case tempo  sia Prodi  che  Napolitano  dissero  che  la base  si  sarebbe  fatta  senza  se e  senza    ma; a che  serve allora appellarsi ancora alle istituzioni? Che tutela danno? E ancora, a che serve autoreferen‐ Possibilità di costruire in terreni non ziarsi per porsi come loro interlocutori? Anche negli ultimi tempi la lotta a Vicenza sta proseguendo  edificabili (cogliamo l’occasione per esprimere solidarietà a chi ha subito le denunce per l’occupazione della  Prefettura) e non mettiamo in dubbio la buona fede  di chi la sostiene, ma per essere incisiva deve  Prelievo di ingenti quantità d’acqua e consumi enormi di energia a spese bassissganciarsi totalmente dalle istituzioni, partire dal basso e porsi su un terreno antimperialista. Quan‐ sime do  diciamo  antimperialista  intendiamo  dire  di  contestualizzarla,  ossia  non  bisogna  opporsi  alla  base solo per il fatto che ci sia vicina, ma per quello che rappresenta, per essere una testa di ponte  40.000.000 di euro per costruire strade per degli Usa verso le future aggressioni a paesi che verranno affamati e rasi al suolo in nome del pro‐ collegare “funzionalmente” il Dal Molin fitto di qualche multinazionale petrolifera e non solo (tra cui l’italiana ENI).  alla caserma Ederle Solo rendendo la lotta al Dal Molin una tappa della lotta all’imperialismo, che si concretizza in un  fronte comune tra chi  si batte nei paesi aggressori e chi resiste armi in pugno nei paesi aggrediti  quotidianamente, potremo ottenere qualche risultato. 


LIBERTA’ PER IL POPOLO PALESTINESE Quest’anno  cade  il  600  anniversario  della  “Nakba”,  la  creazione  dello  stato  d’Israele  definito  dai  palestinesi:  l’anniversario  della  “catastrofe”. Le istituzioni italiane hanno avuto la brillante idea di  invitare  proprio  quest’anno  Israele  come  ospite  d’onore  all’annuale fiera del libro di Torino, che si svolgerà a maggio e già  da  ora  ci  sono  numerose  proposte  di  boicottaggio.  Come  si  può  invitare  un  paese  che  occupa e  schiaccia  un popolo  da  60 anni  e  vanta i peggiori crimini di guerra? Un paese che pratica l’apartheid  e  la  discriminazione  razziale  verso  gli  arabi.  Un  paese  che,  più  di  tutti gli altri, ha collezionato maggiori sanzioni dall’Onu mai appli‐ cate, a dimostrazione di quanto sia “efficace” quest’organo inter‐ nazionale di “pace”.  Da mercoledì 27 febbraio a martedì 4 marzo sono 124 i palestinesi  assassinati in particolare nella Striscia di Gaza, (tra cui 39 bambini,  15 donne e  due soccorritori oltre a 350 feriti di cui la maggior par‐ te in fin di vita), in questo periodo massicciamente bombardata e  isolata dal mondo. Bambini e donne che muoiono perché le medi‐ cine  vengono  bloccate  alla  frontiera,  la  più  densa  regione  della  terra che viene lasciata senza corrente elettrica, compresi ospedali, trasporti, scuole e riscaldamen‐ to perché il carburante non viene fatto passare. L’intera economia palestinese è ridotta allo stremo  per il muro israeliano di 400 km che divide le città e per il perdurare dell’embargo voluto da Israele,  Usa ed Europa. Le ultime dichiarazioni dell’esercito israeliano parlano di una prossima enorme ope‐ razione militare a Gaza che toglierà entro un anno il potere ad Hamas, un partito che, condivisibile o  meno,  è  stato  legittimamente  eletto  dal  popolo  palestinese.  Con  anni  e  anni  di  disinformazione  si  cerca di imporre nella testa della gente la verità più comoda: si fa passare per aggredito il carnefice e  per terrorista un popolo che lotta per la propria libertà e autodeterminazione. Come del resto i mor‐ ti e feriti nei teatri di guerra ormai si fanno passare per qualcosa di normale, un effetto collaterale  che bisogna accettare. Perché tanto accanimento con la Palestina?   Perché la questione palestinese continua ad essere la spina nel fianco più pungente nelle manovre  imperialiste in Medioriente, in quanto è un’area in cui la Resistenza popolare non è mai stata sconfit‐ ta e continua ad intralciare i piani sionisti‐americani di un nuovo ordine mondiale. Non a caso i cosid‐ detti “stati canaglia” sono i paesi in cui vi è una Resistenza che non intende piegarsi ai dettami statu‐ nitensi come Palestina, Iraq, Iran, Siria o Afghanistan, e guarda caso sono paesi in cui è in corso una  guerra coloniale o minacciati da essa per il futuro. In un periodo di forte inflazione e crisi economica  che investe il nostro paese e la  maggior parte dei paesi capitalisti, storicamente la guerra è sempre  stato il principale strumento per risollevarsi ed ottenere facili e veloci guadagni con la rapina delle  risorse  naturali  nei  paesi  aggrediti  e  l’investimento  in  tali  territori  da  parte  delle  multinazionali.  In  tempi di guerra il silenzio è complicità, nel nostro appiattito occidente non possiamo rimanere zitti  di fronte alle barbarie della guerra scatenata dalle vere armi di distruzione di massa prodotte anche  nel  nostro  paese.  Mobilitiamoci,  lottiamo,  manifestiamo;  fermare  la  guerra  significa  guadagnare  migliori condizioni di vita qui, oltre che portare la nostra solidarietà ai popoli oppressi che resistono.  

I COSTI DELLA GUERRA … SULLE NOSTRE TASCHE!

Ecco alcuni dati, contenuti nella finanziaria 2008, che smascherano il finto ruolo pacifista e democratico del defunto governo Prodi: 23,5 miliardi di euro per il Ministero della Difesa che aumentano le spese militari dell’11% in più rispetto al 2007 1 miliardo di euro per finanziare le 19 missioni estere italiane, tra cui Afghanistan, Libano, Iraq, Balcani, Bosnia, Malta e Palestina e gli 8.000 soldati al seguito 155 milioni di euro per nuove navi da combattimento 318 milioni di euro per intercettatori da guerra 110 milioni di euro per ognuno dei 131 aerei F35 acquistati dall’Italia dagli Usa 366 milioni di euro per il mantenimento delle basi Usa (il 41% del totale) Adesione al progetto dello scudo missilistico americano Conferma degli accordi militari ed economici con Israele Aumento delle esportazioni di materiale bellico in diversi scenari di guerra 3.498.000 euro per pagare mercenari inglesi (contractors) che proteggono i tecnici italiani in Iraq

OPERAZIONE “TRAMONTO” 12 FEBBRAIO 2007

All’alba  del  12  febbraio  2007  scatta  l’operazione  Tramonto:  oltre  500  agenti  effettuano  più  di  80              perquisizioni in tutta Italia e arrestano 14 compagni comunisti e nei mesi successivi altri 3, con l’accusa di  associazione  sovversiva  e  banda  armata  con  finalità  di  eversione  dell’ordine    democratico.  Questi  sono  giovani  studenti  universitari,  operai  e  sinceri  antimperialisti  tra  cui  8  militanti  attivi  nell’esperienza  del    centro  popolare  occupato  Gramigna.  Sin  dall’inizio  questa  maxi  operazione,  costata  milioni  di  euro,  ha  coinvolto il   Gramigna, il quale oltre all’incarcerazione dei suoi compagni, è stato perquisito dall’esercito il  12    febbraio,  sbattuto  come  un  mostro  nelle  prime  pagine  dei  quotidiani  locali  e  nazionali  per  mesi,          accusato di  essere  un  covo  dell’eversione  e infine  sgomberato  lo scorso  25  luglio,  due  giorni  prima  della  chiusura delle indagini per i compagni rinviati a giudizio. In tutti questi mesi la solidarietà che si è manifestata attorno ai compagni arrestati è  stata ampia ed estesa ed è riuscita a porre un freno al tentativo della magistratura di isolarli dal loro contesto sociale e politico. Proprio grazie  anche a questa solidarietà il Gramigna ha potuto proseguire nelle proprie battaglie, essere parte integrante della solidarietà stessa e continuare  ad essere un punto di riferimento nel territorio locale. Per tali ragioni ribadiamo l’importanza e la necessità di praticare la solidarietà di classe, di  rompere il muro dell’isolamento e di costruire iniziative che diano voce ai compagni prigionieri e che ne  difendano l’ identità politica.   APPUNTAMENTI:

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GIOVEDI 27/03/2008 TRIBUNALE DI MILANO, PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ PER LA PRIMA UDIENZA DEL PROCESSO A CARICO DEI COMPAGNI ARRESTATI IL 12/02/2007 SABATO 29/03/2008 TORINO CORTEO NAZIONALE IN SOLIDARIETA’ ALLA PALESTINA E CONTRO L’INVITO D’ ISRAELE ALLA FIERA DEL LIBRO

OGNI MARTEDI ORE 20:00 ASSEMBLEA DI GESTIONE DEL GRAMIGNA PIAZZETTA CADUTI DELLA RESISTENZA– EX TOSELLI QUARTIERE SAVONAROLA CAPOLINEA BUS 9

PER SUGGERIMENTI, CRITICHE, CONTRIBUTI: CENTRO POPOLARE OCCUPATO GRAMIGNA info@cpogramigna.org www.cpogramigna.org

GIOVEDI’ 3/04/2008 PADOVA INCONTRO PUBBLICO CON UN RAPPRESENTANTE PALESTINESE DELL’UDAP (UNIONE DEMOCRATICA ARABO PALESTINESE)

Leggere riprodurre diffondere passare all’azione


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