Issuu on Google+

Foglio di lotta del Gramigna

N° 1 MAGGIO 2008

GIUNTA DI DESTRA; GIUNTA DI SINISTRA CHI SGOMBERA GLI SPAZI E’ SEMPRE UN FASCISTA Sabato 23 febbraio i compagni e le compagne del Gramigna hanno occupa‐ to per una notte uno stabile nel quale è stato organizzato un concerto in  solidarietà ai compagni arrestati il 12 febbraio 2007. Le tantissime persone  che sono arrivate, avvisate da un semplice passaparola, con la loro presen‐ za  hanno  confermato  ancora  una  volta  che  a  Padova  il  Gramigna  è  uno  spazio politico riconosciuto, che la campagna discriminatoria di isolamento  perpetrata dai media è servita ben poco a criminalizzarlo. Oggi, a distanza  di un anno dall'ultimo sgombero, il centro popolare riesce ancora ad aprire  alla città dei luoghi dove accanto alla politica c'è del divertimento, i concer‐ ti, la musica e una socialità al di fuori delle logiche di mercificazione e con‐ formismo imposte da questo sistema. Questa serata ha dimostrato che a  Padova la necessità di un luogo di aggregazione è viva. E' sempre più evi‐ dente la mancanza in città di spazi di aggregazione politica in cui sviluppare un pensiero critico verso la società malata in cui viviamo.  Una società costruita attorno alle logiche capitalistiche che vogliono i giovani assenti ed apatici, muti frequentatori di locali nei quali  vige la logica dello sballo, funzionale ai padroni per non far prendere coscienza ai giovani dei reali problemi che li circondano; per  entrare serve quasi sempre una tessera, quindi dare la propria identità, insomma essere schedati. Forse piace a qualcuno esserlo?  Noi non crediamo. Quindi ecco la necessità di uno spazio libero nel quale entrare, confrontarsi, parlare e divertirsi. Crediamo che gli  spazi pubblici lasciati al disuso ed al degrado siano speculazioni sulla nostra pelle, sugli stipendi dei lavoratori, sulle spalle degli stu‐ denti. Crediamo quindi nella possibilità di rendere fruibili ed    utilizzabili a tutti questi spazi e, per concretezza ricorriamo alla pratica   dell'occupazione e dell’autogestione. Il c.p.o. Gramigna negli anni ha fatto sua questa pratica occupando decine di spazi e denun‐ ciandone il degrado.  L’ ultimo, in ordine cronologico, durato 7 anni è stato sgomberato il luglio    scorso dalla giunta patavina di cen‐ tro‐sinistra che ha politicamente gestito    dicendo di voler affidare lo spazio ad una scuola (privata) steineriana. Offerta lanciata tra‐ mite i quotidiani cittadini che ha lasciato i responsabili della scuola stupiti  e, quando questi hanno deciso di accettare, il sindaco ha rimandato  tutta  la  discussione  a  dopo  le  prossime  elezioni  amministrative,  tra  più  di  un  anno. In sostanza abbiamo: promesse vane e dal sapore pubblicitario, uno  stabile  murato  e  ridipinto  a  metà,  l’ennesima  struttura  abbandonata  in  città. Insomma i soliti giochetti politici, spreco di parole e di soldi dei citta‐ dini con la conferma che lo sgombero del Gramigna è stato un’azione poli‐ tica  contro  questa  esperienza  popolare  e  non  certo  per  ridare  un  luogo  alla collettività.  Una piccola nota anche sulla sorte della struttura occupata la notte del 23  febbraio: lo stabile di proprietà privata, abbandonato da più di dieci anni,  si sviluppava su più piani. Il pavimento rischiava di cedere nei piani inferio‐ ri, ciò nonostante il proprietario non metteva a norma il tutto, aspettando  che  salisse  di  prezzo  o  chissà  cos'altro.  A  tre  giorni  dall'occupazione,  “casualmente” i lavori sono iniziati, lentamente, ma sono iniziati.  Ma non esistono solo gli spazi pubblici abbandonati, esistono anche sale pubbliche che come “sancisce” la costituzione possono  essere richieste da ogni libero cittadino che ne avesse bisogno per fini particolari, ma questo a Padova è pura fantasia. Prendiamo  come esempio la sala pubblica di piazzetta Caduti della Resistenza, dove ha messo salde radici un circolo del Partito Democratico, lo  stesso partito del sindaco, e quando si fanno richieste per utilizzarla vengono respinte al mittente. Questa ci sembra censura della  libertà di espressione mostrandoci ancora una volta che occupare non è un reato, ma una necessità.     

         CONTRO DEGRADO E SPECULAZIONI 10, 100, 1000 OCCUPAZIONI!    

L'erba cattiva non muore mai!   “Da una scintilla, un fuoco divamperà!” (Lenin) 


LA LORO SICUREZZA E’ PIU’ CONTROLLO E REPRESSIONE! Recentemente  Padova  è  comparsa  nella  cronaca  nazionale  per  due  proposte  politiche  che  serviranno a renderci tutti più "sicuri". Una è quella di alcuni  commercianti del centro città,  pagare a proprie spese delle guardie armate private, come Civis e Vigilantes, per controllare  nelle ore notturne le zone a più alto rischio di "sbandati e delinquenti"; l'altra è quella di dare  la  possibilità  ai  cittadini  di  riprendere  con  i  videofonini  eventuali  episodi  di  "criminalità"  e  mandarli in tempo reale alla questura. "Le città non sono sicure a causa di ladri, spacciatori,  violentatori,  il  degrado  ..."slogan,  questo,  sentito  ripetutamente  in  campagna  elettorale  da  tutti i principali partiti, infatti i temi della sicurezza e dell'illegalità sono stati tra i punti chiave  nelle scorse elezioni.   Viviamo  in  piena  crisi  economica,  il  costo  della  vita  aumenta  vertiginosamente,  il  lavoro  è  sempre  più  precario,  la  scuola  pubblica  è  costantemente  attaccata,  gli  operai  continuano  a  morire ogni giorno. E' normale che aumenti l'insicurezza e il malessere sociale. In tale clima, la  risposta dello  Stato  è  quella  di  indirizzare  la  rabbia  delle  persone  verso  il diverso  e  nei  con‐ fronti di un falso nemico, creato ad arte per distogliere l'attenzione sul problema reale: que‐ sta società malata. Infatti, lo Stato da sempre usa la strategia della divisione e del controllo sociale per generare un clima di allarme e paura tra la  gente, ed essere così legittimato a usare il pugno di ferro e varare indisturbato leggi e manovre autoritarie. Ne consegue un becero razzismo per  scatenare una guerra tra poveri. Non a caso alle ultime elezioni hanno vinto quei partiti che della xenofobia e della sicurezza hanno fatto la propria  bandiera, e in coda troviamo il Partito Democratico che si è distinto su tali temi. Infatti, la cosiddetta "sinistra" ha spianato la strada a tale situazio‐ ne, sperimentando in molte città nuove politiche securitarie, vedi la giunta Cofferati a Bologna con gli sgomberi dei campi Rom,  Zanonato a Pado‐ va con il muro in via Anelli, e le ordinanze di Cioni a Firenze contro lavavetri e barboni.   La sicurezza è un bisogno dei ricchi, i quali sono costretti a difendere il loro patrimonio rubato alla collettività attraverso la "proprietà privata",  principio cardine di tale società. Per giustificare questa necessità, cercano di proiettarla tra la gente, ingannandola e facendole credere che la sicu‐ rezza è proteggersi dall'immigrato, e non quella di un lavoro, di una casa, della sanità ... anche per legittimare la tendenza allo stato di polizia. Que‐ sta situazione è il prodotto della società capitalista, che genera la fame, la miseria e la delinquenza ... l’unica strada di sopravvivenza per le classi  sempre più emarginate dal sistema!  Ma in generale, Pd e Pdl convergono non solo sul tema del rigore e della sicurezza, in quanto continuano ad  affermare che le riforme sociali le faranno assieme, ma sono anche perfettamente in sintonia nel continuare ad investire nella guerra. Le attuali  missioni belliche a cui partecipa l'Italia non sono state neppure menzionate in campagna elettorale da entrambi i poli, per dire che non sono nem‐ meno in discussione. Così, questi partiti nel "correre da soli" hanno isolato le frange considerate "estreme", come i “sinistri arcobaleni”. Per tale  ragione l'attuale maggioranza parlamentare avrà ancora più campo libero nelle future politiche antipopolari e non vi sarà alcuna opposizione in  parlamento, poiché questa sarà tutta nelle piazze.  Non releghiamo il nostro futuro verso le stesse persone che da anni si arricchiscono sulla nostra  pelle, non pensiamo di vivere in una vera democrazia solo perché ogni tanto abbiamo la possibilità di porre una croce sulla scheda. Mai come ora è  necessario un cambiamento rivoluzionario della società che spazzi via, una volta per tutte, chi non ha mai smesso di sfruttarci.     Pace, lavoro e felicità si conquistano solo con la lotta.     CHE SIA VELTRONI O BERLUSCONI, I SACRIFICI LI FACCIANO I PADRONI! 

LAVORO O NON LAVORO?? Per “precariato” si intende la situazione di vita di quelle persone la cui condizione lavorativa non permette né  continuità e crescita nel proprio lavoro, né stabilità economica nella propria vita presente e futura.   Specialmente negli ultimi anni, si assiste alla degenerazione nell’uso dei contratti a termine da parte dei pa‐ droni,  che  sfruttano  il  più  possibile  questo  strumento.  Infatti  il  contratto  a  termine  permette  di  sottrarre  il  lavoro ad un dipendente semplicemente non rinnovandogli il contratto, senza alcuna necessità di motivazione  e senza incorrere nelle difficoltà del licenziamento di un dipendente con contratto a tempo indeterminato; in  generale un lavoratore       precario viene sottopagato rispetto alle proprie prestazioni. Oltre a questo, i padro‐ ni riescono, attraverso i contratti  a termine, a gestire il personale in maniera totalmente flessibile, assumendo  o  “licenziando”  solo  secondo  le  esigenze  dell’azienda,  e  spesso  obbligando  i  lavoratori  ad  orari  totalmente  variabili. D’altro canto, alla non accettazione di queste condizioni, corrisponde il ricatto del “non rinnovo del  contratto”, e così un dipendente si trova spesso ad abbassare la testa di fronte a capi e capetti, per paura di  perdere il proprio posto di lavoro. Così, ci troviamo di fronte ad un esercito di lavoratori precari, molti dei quali giovani, che non  possono nemmeno pianificare la propria vita oltre la data della scadenza del contratto. Uno studio condotto dall’Istituto per lo Svi‐ luppo della Formazione dei Lavoratori e dall’Istituto Nazionale di Statistica indica, alla fine del 2006, circa 2.809.000 lavoratori con  forme contrattuali precarie, a cui andrebbero aggiunti altri 948.000 lavoratori provenienti da esperienze lavorative precarie termi‐ nate ed in cerca di nuova occupazione, per un totale di 3.757.000 lavoratori. Il fenomeno del precariato oggi investe una grandissi‐ ma parte di giovani, diplomati o laureati che siano. Questo problema trova la sua origine nelle norme che legalizzano questa terribi‐ le forma di sfruttamento padronale: prima la legge Treu del 1997, varata dal governo di centro‐“sinistra”, e poi la famigerata legge  Biagi del 2003, che fanno scempio di conquiste sudate e sanguinate dai lavoratori.  Lo scenario che si prospetta agli occhi di un gio‐ vane che cerchi lavoro è quello del caos delle agenzie interinali, quello della firma sotto i contratti di due mesi, quello dell’attesa di  una telefonata per sapere se “oggi dovrà lavorare o no”.   Per tutto ciò, dobbiamo rendere grazie ai signori che hanno commissionato e promulgato queste leggi, nonché a quelli che nel tem‐ po si sono ben guardati dal mettervi mano, nonostante le molteplici e vane promesse in campagna elettorale, in primis i parlamen‐ tari di centro‐“sinistra” dell’ultimo governo, che prima hanno sostenuto a gran voce che avrebbero abolito la legge Biagi, poi hanno  promesso di modificarla e infine l’hanno mantenuta com’era… Possiamo affermare che di certo hanno avuto a cuore la salute della  propria poltrona, ma non quella dei lavoratori. 


PERCHE’ SI CHIAMA LAVORO PRECARIO  La Legge Treu del 1997  fornì ai datori di lavoro strumenti come il contratto a tempo determinato e il lavoro interinale, ai quali la legge Biagi  aggiunse altre possibilità  come il lavoro a chiamata, temporaneo, occasionale, accessorio e le prestazioni ripartite tra più lavoratori. Queste tipologie di lavoro sono definite precarie perché:   

  non consentono una sicurezza economica; 

non permettono una stabilità lavorativa, infatti i contratti a termine sono così chiamati proprio perché alla fine del periodo lavorativo  concordato possono essere rinnovati oppure no, questo dipende dall’azienda che può decidere anche il giorno prima della scadenza di  non rinnovare un contratto, lasciando il lavoratore disoccupato; 

non permettono di poter acquistare una casa propria per due motivi: i salari sono esigui, perciò non si può contare sui propri risparmi  per l’acquisto di una casa, e d’altro canto una banca non consente di aprire un mutuo a chi ha un contratto a tempo determinato; 

non consentono l’avanzamento e la crescita a livello lavorativo; 

non danno certezza sulla retribuzione della pensione al lavoratore precario. 

Merita una nota anche la questione degli stage. Essi sono stati configurati inizialmente come periodi di inserimento nel mondo del lavoro, in cui un giovane aveva la  possibilità di apprendere un’attività e di imparare a svolgerla in questa fascia di tempo. Oggi però la verità sugli stage è ben emersa: sono sempre di più i giovani che  passano di stage in stage, perché dopo questo periodo di apprendimento vengono rigettati dalle aziende. In questo modo gli stagisti non sono altro che manodope‐ ra gratuita, e la politica delle aziende è di sfruttarli il più possibile perché di fatto si tratta di lavoro non retribuito. 

CONTRIBUTI ESTERNI “Lavoro da 8 anni come precario schiavo sottopagato in un supermercato AUCHAN, una delle catene di grande distribuzione che insie‐ me a LIDL ed ESSELUNGA fa strage dei diritti dei lavoratori, e ogni giorno vedo un uso del precariato sempre più selvaggio e criminale,  salari più bassi, zero diritti, e dall’altro si alzano sempre più i prezzi dei beni di prima necessità: in altri tempi i vertici aziendali sarebbero  stati arrestati e sbattuti in galera, oggi invece si vantano pubblicamente dei propri profitti   sulla pelle della gente. Riflettiamo: è anche colpa nostra, che permettiamo a questi farabutti di circolare liberamente per le nostre stra‐ de, se i nostri diritti sono calpestati!”  Un lavoratore precario, 15 marzo 2008          

Intervista ad una studentessa - lavoratrice precaria 1‐ CHE TIPO DI CONTRATTO HAI?  Ho un contratto a tempo determinato, della durata di due mesi, motivato dalla copertura di una  posizione vacante all’interno dell’azienda (per coprire una lavoratrice in maternità). Il CCNL di rife‐ rimento è quello del pubblico esercizio.    2‐ CHE TIPO DI PROBLEMI COMPORTA UN LAVORO A TEMPO DETERMINATO?  Comporta moltissimi problemi. In primis c’è una ovvia difficoltà a fare progetti per il proprio   futu‐ ro perché non avere un reddito sicuro significa di fatto non poter accedere all’acquisto di una casa  tramite un mutuo. I politici dei vari governi che si susseguono si riempiono la bocca di belle parole  sulla famiglia, ma avere un figlio diventa un grande problema se si ha un lavoro a tempo determi‐ nato. Lo   scorso anno ho avuto un figlio e questo ha comportato il mancato rinnovo del mio contratto nel  call center dove lavora‐ vo. Per tutta risposta il Comune di Padova ha saputo darmi “ben” 200 euro in buoni spesa! Inoltre avere un contratto del genere  significa di fatto non poter far valere i propri diritti rinunciando a malattia, ferie e giorni di permesso. Ad esempio uno studente  lavoratore, pur di evitare il mancato rinnovo del contratto o fenomeni di mobbing, rinuncia a chiedere permessi studio o permessi  esame che gli dovrebbero essere garantiti.     3‐ NELLA TUA AZIENDA SONO PRESENTI SIGLE SINDACALI?           SE VIENE INDETTO UNO SCIOPERO I LAVORATORI PARTECIPANO?  No, non ci sono i sindacati, ma nel call center dove lavoravo lo scorso anno c’erano quasi tutte le principali sigle sindacali.  Quando c’era uno sciopero partecipavano esclusivamente i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato perché gli altri  che, come me, avevano un contratto a tempo determinato, temevano il mancato rinnovo.  Inoltre uno sciopero che blocca un semplice servizio clienti solo per poche ore non causa grossi danni all’azienda e, coscienti di  questo, nemmeno i lavoratori a tempo indeterminato sono propensi a “perdere” parte del loro stipendio!    4‐ SECONDO TE CHE PROSPETTIVE LAVORATIVE ESISTONO PER UN GIOVANE CHE VOGLIA TROVARSI UN LAVORO?  Ci sono delle prospettive di grande precarietà. La mia recente esperienza mi ha portato ad impiegare alcuni pomeriggi a compilare  curriculum e fare colloqui in varie agenzie interinali a Padova. Ad una richiesta di un lavoro part‐time uno degli impiegati di una no‐ ta agenzia interinale mi ha chiesto: “Fabbrica o call center?”, mentre altri mi hanno proposto inventari della durata di uno/due mesi  o un lavoro a chiamata (l’unica tra le tante tipologie di lavoro a tempo determinato che il governo Prodi aveva detto di aver aboli‐ to!). Senza contare che comunicare di avere un figlio piccolo significa essere liquidata con una frase del tipo:  “Le faremo sape‐ re…”.  La precarietà è, quindi, un problema con cui tutti i giovani che vogliono trovare un’occupazione devono scontrarsi. 


CRONACHE DAL PROCESSO Il 27 Marzo a Milano ha avuto inizio il processo a carico degli arrestati il 12 Febbraio 2007, in  merito all'operazione “Tramonto”. Noi, compagni e compagne del Gramigna, non potevamo  lasciarci sfuggire l’occasione per manifestare la nostra solidarietà, oltre che per rivedere i no‐ stri compagni; perciò, nonostante il giorno feriale con buona pace dei nostri datori di lavoro o  professori, abbiamo organizzato un pullman partito prima dell’alba. Arrivati sotto il tribunale,  dove ci sarebbe stato anche un presidio, abbiamo incontrato i compagni del resto d’Italia ed  anche  di  altri  paesi  (Svizzera,  Germania,  Francia,  Belgio),  evidente  segnale  della  solidarietà  che si è messa in moto, capace addirittura di travalicare i confini nazionali. A causa del numero  (eravamo circa 150), ci siamo dovuti alternare per entrare in aula. A parte gli aspetti più tecnici  del  processo  e  l’odiosa  arroganza  di  un  P.M.  che  più  volte  è  apparsa  sull’orlo  di  una  crisi  di  nervi, e che si è dimenticata di citare lo stato come parte offesa in un processo in cui i capi d’accusa sussistono in ragione di reati  commessi  proprio  contro  lo  stato  (il  risultato  di  questa smemorataggine  è  stato  l’invalidamento  di  gran  parte  delle  udienze  già  effettuate); alcuni passaggi meritano la nostra attenzione. Innanzitutto la disuguaglianza di trattamento tra accusa e difesa: infatti  se  l'impianto  accusatorio  prevede  l’associazione  sovversiva,  alla  difesa  non  è  permesso  parlare  di  processo  politico.  Il  perché  è  dovuto al fatto che fa paura porre le cose nel loro legittimo modo e mettere così a nudo tutte le incoerenze e le ipocrisie di questo  sistema socio‐politico‐economico, che sta sprofondando in un baratro e che fa presupporre un futuro (se di futuro si può parlare)  a tinte fosche. Meritano attenzione anche le richieste di costituirsi parte civile del giuslavorista (!!!) Ichino, del quotidiano Libero e  niente meno che di Forza Nuova. Se per il giornalaccio di Vittorio Feltri, che oltre a rappresentare il peggiore modo per sprecare  carta è stato anche al centro di uno scandalo in cui il vicedirettore era sul libro paga della C.I.A., l’istanza non è stata accettata,  sorte diversa è toccata agli altri due soggetti. Ichino, ennesimo santone liberista noto per le sue posizioni antioperaie per essere  un senatore del PD (c’è ancora qualcuno che si meraviglia), lamenta danni morali, quando concretamente non ha subito alcun dan‐ no. Ciò, oltre ad evidenziare la natura politica del processo, capovolge l'essenza del diritto, poiché non si possono processare in‐ tenzioni di cui non è attestata la consistenza.  Un discorso a parte merita Forza Nuova, che lamenta l’incendio della propria sede a  Padova. Al peggio non c’è mai limite, infatti, all’obiezione degli avvocati difensori per l’incostituzionalità di questo partito sancita  anche dalla Costituzione che vieta la ricostituzione di un partito fascista, l’avvocato di FN, fratello del leader stragista colluso coi  servizi segreti Roberto Fiore, ha risposto negando il carattere fascista di questo partito. Ennesima riprova del fatto che l’orgoglio,  la dignità e la fedeltà di cui si riempiono la bocca questi elementi è un optional, e ha dell’assurdo sentirli fare la parte delle vittime,  quando dispongono di vere e proprie squadracce atte a fare agguati e pestaggi contro compagni, immigrati e chiunque rappresen‐ ti il diverso. Come se di colpo la Resistenza e le trame nere non fossero mai esistite ed i partigiani, nel migliore dei casi, rappresen‐ tassero  una  pagina  folkloristica  della  nostra  storia  e  niente  più!  D’altronde  in  questa  fase  dominata  dal  libero  mercato,  dalle  banche,  dalle  logge  massoniche  e  dalle  varie  lobby,  una  riabilitazione  di  questi  soggetti è più che mai funzionale allo stato per continuare i propri pro‐ getti, avendo a disposizione i cani da guardia più affidabili. In conclusio‐ ne il processo è appena iniziato ed appare tutt’altro che semplice, visto  che le insidie sono molteplici e prevedere come si concluderà è impossi‐ bile. Le uniche certezze sono la forza d’animo dei compagni prigionieri e  la  solidarietà  da  parte  nostra,  riassumibile  in  quella  duplice  muraglia  di  pugni chiusi che ha superato le fittissime maglie delle gabbie in cui sono  rinchiusi i prigionieri e che è stata di una carica emotiva irripetibile. 

ORA E SEMPRE ANTIFASCISMO MILITANTE La notte del primo maggio una squadraccia nera, composta da giovani aderenti ad un partito di dichiarata radice  fascista, vicini agli ambienti ultras, hanno aggredito un ragazzo e, non contenti, dopo la serie di pugni e calci inflitti‐ gli, lo hanno “giustiziato” con un calcio alla nuca, che ne ha provocato la morte. Dopo 2 giorni uno costituito, le notti  seguenti due arresti, due fuggiti all’estero, come se patria ed onore, due delle tante idiozie con cui si riempono le  bocche, non fossero “valori” loro. Il fatto è gravissimo, i giornali e i media lo declassano come fatto di bullismo, una  sigaretta negata la causa, cause affatto politiche. Niente di più sbagliato. Dopo le elezioni amministrative, che hanno  visto il netto affermarsi di una coalizione dall’asse decisamente spostato verso destra, decisamente razzista e xeno‐ fobo, si è avuto un costante intensificarsi di vere e proprie ronde, auto‐organizzate dai vari estremisti di destra, i vari  fasci stelli che innalzandosi a spazzini dell’umanità credono di essere legittimati a commettere pestaggi o rapine ai  danni di chi è diverso da loro: comunista o immigrato, il punk o l’alternativo. Accecati da una rabbia funzionale allo  stato non capiscono che la feccia da espellere da questo paese, sono proprio loro. I fascisti non dovrebbero aver  alcun tipo di agibilità politica nel nostro paese, ma questo non avviene, i vari partiti, le giunte, i sindaci, tutti manten‐ gono una linea politica, puntando sulla sicurezza e la legalità, legittimando questi individui che sempre ormai si cre‐ dono i padroni delle strade, non glielo permetteremo. Rifacendoci ai valori che hanno ispirato la lotta di liberazione  dagli antenati di questi fascisti, sapremo rispondere a queste aggressioni.    

OGNI MARTEDI ORE 20:00 ASSEMBLEA DI GESTIONE DEL GRAMIGNA PIAZZETTA CADUTI DELLA RESISTENZA LA CAPOLINEA BUS 9

QUARTIERE SAVONARO-

PER SUGGERIMENTI, CRITICHE, CONTRIBUTI C. P. O. GRAMIGNA Info@cpogramigna.org www.cpogramigna.org

Leggere riprodurre diffondere passare all’azione


Scintilla1