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la Speranza anno 3 - n. 6 aprile 2014

Periodico della Comunità Pastorale “Maria Madre della Speranza” - Samarate

Santi il 27 aprile 2014

Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II il 27 aprile la dichiarazione di santità.

19 maggio 2014: novant’anni dalla morte di padre Daniele

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Il Battesimo dei nostri bambini

Una serata indimenticabile!

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Recapiti Sacerdoti/Religiose: don Quirino Daniotti, parroco tel. 0331.220014 - cel. 3385245752 fax 0331.720885 mail: parrocchia.samarate@virgilio.it don Giorgio Maspero tel. 0331.234695 - cel. 3381493928 mail: sanmacarioparrocchia@libero.it don Francesco Maggioni cel. 3407638589 mail: maggionidonfrancesco@gmail.com don Giuseppe Tedesco cel. 3491114898 mail: dongiusted@libero.it don Alberto Angaroni cel. 3407518187 mail: alberto.angaroni@gmail.com

la Speranza Periodico della

Comunità Pastorale “Maria Madre della Speranza” Via Statuto 7 21017 Samarate

stampa: Grafica Gernetti

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Orari SS. Messe festive:

Indirizzo e-mail: redazione.lasperanza@libero.it

direttore responsabile: Don Quirino Daniotti

don Sante Ambrosi tel. 0331.223409 mail: ambrosisante@alice.it Comunità suore Samarate tel. 0331.220111 mail: maternasamarateilo@libero.it Comunità suore San Macario tel. 0331.234267 - fax 0331.238518 mail: smsanmacario@alice.it Comunità suore Verghera tel. 0331.220222 - cel. 3337417847 mail: verghera@ismc.it

sabato 18:00 a Verghera 18:30 a Samarate e a San Macario 20:30 a Cascina Elisa domenica 8:00 a Samarate 8:30 a San Macario e a Verghera 9:00 a Cascina Costa 10:00 a San Macario e a Cascina Elisa 10:30 a Samarate 11:00 a Verghera 11:30 a San Macario 18:00 a Samarate e a San Macario (chiesa di S. Giuseppe)

Orari SS. Messe feriali: 8:30 a Samarate: da lunedì a sabato 8:30 a San Macario: da lunedì a venerdì 8:30 a Cascina Elisa: da lunedì a venerdì 9:00 a Verghera: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì 20:30 a Cascina Elisa il martedì 20:30 a San Macario in Oratorio il mercoledì 20:30 a Samarate e a Verghera il giovedì


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Le campane di Pasqua ci parlano. Ascoltiamole.

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Cari fedeli e amici, stiamo per celebrare la Pasqua del Signore risorto. Uno dei segni tipici della Pasqua sono le campane. Dopo tre giorni di silenzio, le campane suonano a distesa e i loro rintocchi sono più graditi che mai. Non sempre le campane, infatti, piacciono. A volte sono un disturbo sgradito; altre volte un suono sgraziato; altre ancora una nenia pietosa. Ma a Pasqua le campane ci parlano con una voce diversa e più gradevole. 1 Ci parlano di fiducia nel bene, del bene che trionfa sul male. Anche se talvolta l’egoismo, la violenza, la menzogna sembrano essere i “signori della storia”, quando arriva Pasqua noi rinnoviamo la fiducia nel bene. Vale la pena impegnarsi personalmente per ciò in cui si crede; vale la pena accogliere l’umile, quotidiana, pesante fatica di vivere onestamente nella fedeltà, vale la pena rifiutare tante lusinghe che promettono felicità a basso prezzo; vale la pena affrontare lo scetticismo o la derisione, quando cerchiamo di agire per il bene, per la verità, per il meglio. Il bene è quello che vince con Gesù la mattina di Pasqua.

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2 Le campane di Pasqua ci parlano di fiducia nel futuro, nella novità, nel domani. Forse nessuno si attendeva la Risurrezione e anche gli apostoli erano tornati alle vecchie reti. La Risurrezione è stata la sorpresa di Dio. La nostra tentazione permanente è quella di guardare indietro, di cedere alle nostalgie, ai rimpianti, ai rimorsi. Al dire: “Si è sempre fatto così, non si può cambiare. Perché lasciare l’usato-sicuro per il nuovo che è incerto? Come era bello prima!” Se avessimo occhi luminosi e trasparenti per scorgere e decifrare i segni di bontà, di onestà, di verità, che continuamente si rinnovano sulla faccia della terra e in mezzo a noi… Se avessimo più fiducia nello Spirito santo che conduce la Chiesa su strade nuove… 3 Le campane di Pasqua ci parlano di fiducia nella persona umana, in se stessi e nel prossimo. Dalla Pasqua fiorisce la grande esperienza cristiana, e proprio per opera di quei poveri apostoli che avevano abbandonato e tradito il Maestro. Siam fatti per la vita e non per la morte. Siamo messi in grado di risorgere, di ripartire, di ricominciare, di rinascere. Ci auguriamo Buona Pasqua; ciascuno di noi però senta la voce delle campane di Pasqua per rinnovarsi con la fiducia nel bene, nel futuro, nella persona umana, perché Cristo è risorto. E’ Pasqua. Questo giorno è diverso. Il Signore non si è stancato di noi e non delude mai. Ascoltiamo la voce delle campane! Le campane di Pasqua ci invitano a guardare in alto: al Risorto! Ascoltiamo, dentro di noi, nel silenzio, quello che ci dicono le campane di Pasqua. Don Quirino 4 - la Speranza


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“Il Battesimo è un atto che tocca in profondità la nostra esistenza. Un bambino battezzato o un bambino non battezzato non è lo stesso. Non è lo stesso una persona battezzata o una persona non battezzata. Noi, con il Battesimo, veniamo immersi in quella sorgente inesauribile di vita che è la morte di Gesù, il più grande atto d’amore di tutta la storia; e grazie a questo amore possiamo vivere una vita nuova, non più in balìa del male, del peccato e della morte, ma nella comunione con Dio e con i fratelli”. (Papa Francesco) I genitori che chiedono il Battesimo per il loro bambino vogliono fargli questo dono, trasmettergli la fede in Gesù che è al centro anche della loro esistenza. Per aiutare i genitori a vivere questa consapevolezza, la comunità cristiana si mobilita e propone loro un percorso di accompagnamento. All’inizio incontrano il sacerdote per chiedergli il

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Il Battesimo dei nostri bambini

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sacramento ed egli li aiuta a ricordare la responsabilità che si assumono: si impegnano ad educare il loro figlio, a trasmettere, per quanto sta in loro, la fede. Poi una coppia di sposi li va a trovare per consegnare loro il catechismo dei bambini, strumento che la chiesa italiana si è data proprio per loro. In questo modo si cerca di far loro sentire l’attenzione e la vicinanza della comunità che non li lascia soli a svolgere il compito che si sono assunti. La cura della celebrazione fa

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loro capire che il Battesimo non riguarda solo la famiglia e i parenti ma è festa per la comunità intera che accoglie i nuovi credenti e si rende protagonista accanto ai genitori dell’azione educativa in ordine alla trasmissione della fede. Alcuni incontri durante gli anni seguenti sono segno ed espressione del fatto che la comunità cristiana non si è dimenticata di loro e della responsabilità che con loro si è assunta, ma li provoca a sentirsi sempre partecipi della vita e dei doni che in essa si vivono, sostenuti nelle responsabilità e negli impegni (i catechisti battesimali si fanno carico di mantenere questi rapporti così che non siano solo formali ma di amicizia). Questo percorso per ora viene proposto in modo completo solo a San Macario.

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Speriamo diventi presto una proposta condivisa in tutte le Parrocchie della nostra Comunità Pastorale. Abbiamo bisogno di coppie di sposi che accettino di aiutarci svolgendo un ministero semplice di accoglienza e di piccolo accompagnamento per chi chiede il Battesimo. Chi è disponibile ne parli ai sacerdoti. Ci auguriamo di curare meglio la pastorale del sacramento del Battesimo perché diventi sempre di più per le famiglie occasione di crescita nella fede e per i bambini inizio concreto di un itinerario di iniziazione cristiana che, senza soluzione di continuità, trovi nella cresima la sua conclusione e abbia come obiettivo la formazione di un cristiano “adulto” nella fede. Don Giorgio


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Domenica 9 febbraio è terminato il corso di formazione al Sacramento del Matrimonio con la giornata di ritiro alla “Scala di Giacobbe” a Castelletto di Cuggiono. Il corso, iniziato il 18 ottobre, ha visto la partecipazione di venti coppie e si è sviluppato in dieci incontri con il ritiro conclusivo. Le serate sui temi tradizionali del matrimonio cristiano, nella prima parte, sono state tenute da Don Francesco e nella seconda ci si è divisi in gruppi guidati dalle “coppie guida”. Gli incontri sono stati arricchiti da varie testimonianze e interventi che hanno presentato esperienze particolari come l’adozione, l’affido e i metodi naturali. Particolarmente vivace è stato l’incontro con i genitori tenuto da Don Gianni Proserpio che in modo simpatico e chiaro ha fatto una serie di rac-

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Preparazione al matrimonio cristiano

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comandazioni su ciò che i genitori devono e non devono fare nei confronti delle nuove famiglie. Domenica 26 gennaio, nel pomeriggio, la visione del film “Caso mai” è stata l’occasione per uno scambio di riflessioni su diversi problemi ed esperienze che una giovane famiglia incontra nella vita quotidiana. Questo cammino è stato l’occasione per le giovani coppie di creare relazioni d’amicizia e con noi “coppie guida” un dialogo aperto e vivace. L’esperienza è stata positiva e sono già stati fissati degli appuntamenti per ritrovarci. Auguriamo a questi giovani un cammino di coppia e di famiglia accompagnato dall’amore e dalla benedizione del Signore e dalla nostra disponibilità e amicizia. Le “coppie guida” la Speranza - 7


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19 maggio 2014: novant’anni dalla morte di padre Daniele

Ricorre quest’anno il novantesimo anniversario della morte di padre Daniele. Egli morì nel lebbrosario di Tucunduba (Brasile) il 19 maggio 1924; lebbroso tra i lebbrosi, povero tra i poveri. Siamo anche a cento anni esatti dal suo ingresso nel lebbrosario (27 aprile 1914). Qui ha vissuto dieci anni di malattia e di sofferenza, ma anche di luminoso cammino verso il cielo. Invitiamo tutti a pregare padre Daniele. Se avete dei guai, delle sofferenze, delle malattie, invocatelo! Se vi servono forza, coraggio, ardore, invocatelo! Se vi chiedono intercessioni o suppliche per qualcuno, invocatelo! Invitiamo anche a momenti di preghiera comunitaria. È tutta la Comunità Pastorale che deve sentirsi coinvolta. Per questo il Vicepostulatore della Causa del Servo di Dio padre Daniele da Samarate, fra Claudio Todeschini, ed i vostri sacerdoti hanno pensato di proporvi questi momenti: - Via crucis del Venerdì Santo coi testi di padre Daniele - Lunedì 19 maggio alle ore 20.30 nella chiesa parrocchiale di San Macario (luogo della nascita): Solenne Concelebrazione eucaristica nel giorno anniversario della morte di padre Daniele. Partecipano alcuni frati in formazione di Milano. - Mercoledì 28 maggio: visita al convento dei Padri Cappuccini in viale 8 - la Speranza

Piave. Lì padre Daniele visse e da lì partì per la missione del Brasile. Nella chiesa del convento celebrò al suo rientro in Italia nel 1909 e lì, nella prima cappella di sinistra entrando, si trovano i suoi resti mortali. - Domenica 1 giugno alle ore 10.30 nella chiesa parrocchiale della SS. Trinità: Santa Messa solenne presieduta da un Vescovo Cappuccino e alla presenza delle Autorità civili. Omaggio al monumento dedicato a padre Daniele presso Villa Montevecchio. Anche i 18/19enni hanno voluto accostarsi alla figura del Servo di Dio incontrando la sera di venerdì 14 marzo fra Andrea Poerio, proveniente dal Convento cappuccino di Piazzale Velasquez a Milano, il quale ha offerto una testimonianza molto interessante sulla vita di padre Daniele. Inoltre, i ragazzi mercoledì 9 e sabato 12 aprile hanno condiviso un’esperienza di carità con i cappuccini andando ad offrire una pasto caldo ai barboni della Stazione Centrale di Milano. Con queste occasioni anche i nostri Oratori hanno percepito che la testimonianza di Daniele da Samarate è ancora forte, incisiva e capace di plasmare la vita nella carità. Inoltre ricordiamo: - sta per uscire dalla casa editrice Velar un opuscolo su padre Daniele scritto da fra Claudio Todeschini. Sarà messo in vendita;


- in Quaresima raccogliamo fondi per le opere brasiliane ispirate a padre Daniele; - ogni 19 del mese (ore 20,30) a Samarate e ogni 16 del mese (ore 15 nel periodo invernale, ore 20 in quello estivo) a San Macario ci sono incontri di preghiera con lettura di brani dalla vita di padre Daniele; - esiste un semestrale intitolato “Semestrale padre Daniele da Samarate” che fa conoscere tutto quanto si sta facendo in Brasile nello spirito di padre Daniele; - il padre cappuccino Apollonio Troesi manda una lettera mensile dal Brasile indirizzata agli amici di padre Daniele;

- ogni anno viene realizzato e diffuso un calendario tascabile intitolato a padre Daniele. Tutte queste iniziative hanno lo scopo di tenere viva la memoria di padre Daniele, ma vogliono anche contribuire ad animare la comunità, a valutare positivamente la chiamata del Signore all’esperienza missionaria, a concepire la vita come un coraggioso dono di sé, a vivere la solidarietà fraterna coi fratelli più poveri. Ci aiuti padre Daniele dal cielo a vivere questi valori profondamente cristiani che lui ha saputo testimoniarci. Don Quirino

Gruppo Caritas Verghera e Associazione Kay La: una bella collaborazione. Nel precedente numero de “la Speranza”, la Caritas di Verghera aveva chiesto ai suoi cittadini un aiuto particolare per le varie difficoltà a cui ormai tante famiglie devono far fronte, soprattutto nel pagamento delle utenze. Insieme all’Associazione Kay La, la Caritas aveva distribuito nei vari esercizi commerciali aderenti all’iniziativa dei salvadanai per le offerte. Le festività sono terminate, ma tutt’ora alcuni commercianti hanno deciso di mantenere viva l’iniziativa, continuando nella raccolta di offerte: a loro siamo veramente grati per la sensibilità che dimostrano. Ci sembra però giusto, come precedentemente promesso, dare un resoconto di quanto è stato raccolto fin d’ora. Con i salvadanai siamo riusciti a raccogliere € 400,00, che sono diventati poi € 1000,00 con il contributo dell’Associazione Kay La. Il nostro ringraziamento va a tutte quelle persone che, che con poco o tanto, ci hanno aiutato e agli amici dell’Associazione Kay La con la quale abbiamo stretto questa bella collaborazione di amicizia e di intenti. Un grandissimo grazie di cuore! Il Vostro Gruppo Caritas la Speranza - 9


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La comunità educante

La sera del 22 gennaio abbiamo avuto ospite gradito don Samuele Marelli, responsabile della F.O.M. (Fondazione Oratori Milanesi). Ad ascoltarlo in Sala san Rocco c’erano sessanta persone dalle varie parrocchie della Comunità Pastorale. Il tema che gli abbiamo chiesto di sviluppare era la comunità educante, di cui si parla spesso, soprattutto da quando a Milano è arrivato il Cardinale Angelo Scola. Il suo discorso si è sviluppato in una premessa e in tre punti. Riassumiamo. Premessa Occorre pensare insieme l’educazione. È più facile “fare insieme” che “pensare insieme”. Siamo più pigri nel “pensare insieme” che nel “fare insieme”. Ma la verità è sinfonica. Viviamo un periodo di emergenza educativa. Una emergenza, purtroppo, permanente. Cos’è la comunità educante E’ un’esperienza di comunione tra chi educa. Nessuno può educare da solo. Occorre mostrare che tra gli educatori c’è una “parentela” fortissima, creata dallo Spirito santo. La comunità educante è un luogo di vita e di comunione che porta ad una testimonianza vissuta insieme. Essa è il risultato del pensiero di tutti, per cui quello che uno fa è percepito come “una delle cose”. Bisogna sempre avere in mente l’insieme. Perché la comunità educante La comunità educante non è l’esito di un’esi10 - la Speranza

genza pratica, ma il frutto della teologia e della spiritualità del Dio uno e trino. Essa partecipa della missione della Chiesa, della Chiesa che si concepisce come comunione per la missione. Questo è il punto di partenza giusto per comprenderla bene. È necessario ricordare che il tutto viene prima della parte, mentre a noi viene più facile fare il contrario. La comunità educante è il luogo dove si creano dei legami. Noi educhiamo alle relazioni. Educare è creare dei legami. Oggi la fatica più grande dei responsabili è di tenere insieme “quelli di dentro”, piuttosto che portare l’annuncio a “quelli di fuori”. Come vivere la comunità educante Don Samuele ha sottolineato tre gesti: conoscersi, stimarsi, parlarsi. Per conoscersi è utile trovarsi; una volta tutti quelli che lavorano con le elementari, una volta tutti quelli che lavorano con le medie… È importante anche comunicare la stima che abbiamo degli altri educatori e sostenere la loro buona volontà. E poi parlarsi. “L’epoca dei grandi faraoni è finita!”. Un dialogo aperto, umile e intelligente, è anche occasione formativa che consente di “restare cristiani” e di continuare meglio il proprio cammino. Don Quirino


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Ecco la frase che in molti hanno usato il giorno dopo per definire il concerto gospel tenutosi il 22 febbraio scorso in Parrocchia, un’esibizione carica di emotività che ha visto la partecipazione del coro Jesus Love & Blue sky e dei meravigliosi ed impeccabili bambini della scuola dell’Infanzia Macchi Ricci . Il Coro, notoriamente impegnato sul territorio per concerti di beneficenza a sostegno di adozioni a distanza ed altri importanti progetti in terre di missione, ha compreso l’intento degli organizzatori dell’evento ed ha donato il proprio prezioso tempo per sostenere la scuola. I bambini, nonostante la stanchezza, erano presenti ed attenti, ciascuno con la propria pettorina viola, per trasmetterci un messaggio di speranza, la speranza che questo Mondo possa ancora cambiare. Ma perché è stato organizzato questo concerto? Questo evento nasce prima di tutto da un’esigenza di richiamare l’attenzione della comunità sui bambini, i bambini che non sono solo mio figlio, tuo nipote, il bambino della mia amica… i bambini rappresentano il futuro. Sì, perché il presente di

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Una serata indimenticabile!

questi bambini è il futuro di tutti noi! E allora è necessario che siano proprio questi bambini a ricordarci il senso di comunità che loro conoscono molto bene ma che molti di noi hanno perso crescendo, presi da una vita frenetica concentrata su noi stessi. Per spiegare il significato di comunità non c’è

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esempio più chiaro di questo racconto: un antropologo ha proposto di fare un gioco a un gruppo di bambini di una tribù in Africa. Lo scienziato ha messo un cestino pieno di frutta vicino ad un albero ed ha lanciato una sfida: “chi arriverà per primo vincerà la frutta!”. Appena dato il via alla gara, i bambini si sono presi per mano, hanno corso insieme e, all’arrivo, si sono seduti a godersi la frutta. Lo scienziato, allora, ha chiesto loro spiegazione sulla scelta fatta, dato che, se avessero gareggiato individualmente, uno di loro avrebbe potuto avere l’intero cesto tutto per sé. I bambini, prontamente, hanno risposto - “...ubuntu, come è possibile che uno sia felice se tutti gli altri sono tristi?” Ubuntu nel loro linguaggio significa io esisto perché noi esistiamo. Ognuno di noi da solo può fare veramente poco, insieme invece si può costruire un mondo nuovo. Questi bambini ci credono ed il nostro compito è quello di porre le basi perché possano farcela! Ed è qui che entra in gioco il ruolo della scuola: una palestra che formerà i nostri bambini per incontrare il mondo. Gli adulti difficilmente riescono a modificare il modo di pensare e le abitudini acquisite nel corso della vita, è per questo che si deve intervenire sulle nuove generazioni perché la personalità di questi piccoli si deve ancora formare. Perciò è proprio nella scuola dell’infanzia che dovranno essere investite importanti risorse umane ed economiche affinchè la prima pietra per la rinascita sia posta.

Nelson Mandela diceva “L’educazione è l’arma più potente che si possa utilizzare per cambiare il mondo”. Una “buona” scuola  dell’infanzia già esiste a Samarate ed è la nostra Scuola Macchi Ricci, ma da sola non è in grado di mantenere il livello che tutti le riconosciamo. Essa va valorizzata, aiutata e sostenuta, perché siamo convinti che il disagio che spesso “esplode” a 14-15 anni nei nostri adolescenti, si contrasta solo con una scuola di qualità per tutti i bambini, a partire dai 3 anni. Il 22 febbraio la comunità samaratese era presente, più di quanto tutti noi potessimo prevedere; qualcuno addirittura non è nemmeno riuscito ad entrare in chiesa. Il messaggio è stato recepito, forte e chiaro, e ciascuno ha avuto l’opportunità di dare il proprio contributo per la crescita della scuola di questi bambini, secondo le proprie possibilità. La scelta di non fare una prevendita di biglietti con importi prefissati, come spesso avviene ai concerti, è stata fatta nell’intento di comunicare alla cittadinanza che il contributo doveva essere sentito da ciascuno e non imposto, non un’offerta alla scuola ma un investimento per il futuro, perché le possibilità e le risorse che questa scuola riceverà ce le restituirà con gli interessi col tempo, attraverso questi bambini. Allora è giusto riconoscere la dovuta importanza del ruolo educativo attraverso una riflessione: educare non è riempire un vaso, ma accendere un fuoco! Mamma Francesca

Da mercoledì 23 a sabato 26 aprile gli adolescenti e i giovani della nostra Comunità Pastorale vivranno la grande esperienza della fiaccolata da Roma. Invitiamo tutta la comunità all'arrivo della fiaccolata sabato 26 aprile in piazza a San Macario alle ore 20.30 per vivere con tutti i ragazzi coinvolti un grande momento di gioia, di fede, di comunione insieme! 12 - la Speranza


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Un luogo, Assisi. Don Giuseppe, Don Alberto, cinque educatori. Una quarantina di ragazzi e un’immensa voglia di stare insieme e divertirsi anche con nuove esperienze come questa: un pellegrinaggio. Sistemare il tutto in un pullman e mescolare per pochi minuti. Ecco la ricetta per una gita breve ma intensa: tra il 2 e il 4 gennaio, i ragazzi di seconda media della nostra Comunità hanno vissuto, ad Assisi, un momento di preghiera e non solo, rimanendo così entusiasti da domandare come mai durasse solo tre giorni. Un piede dietro l’altro abbiamo girato tutto il silenzioso centro storico portando la nostra allegria. Abbiamo visitato la Porziuncola, la basilica di San Francesco e quella di Santa Chiara, i

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Un insolito inizio anno

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luoghi in cui i due santi vissero, la chiesa di San Damiano e, sulla via del ritorno, per nulla intimoriti dalla forte pioggia, la Verna dove San Francesco ricevette le stigmate. Neanche i momenti di svago sono mancati e tra questi vi è stata una sera a teatro offertaci da due attori di una compagnia che, contrariamente alle aspettative di noi educatori, è riuscita a interessare anche i ragazzi più vivaci, pur, nello stesso tempo, facendone addormentare qualche altro. Infine, dopo che tutto è andato nel migliore dei modi, chiuse e caricate le valige, abbiamo salutato Assisi un po’ dispiaciuti, ma con il sorriso per il ricordo del bel tempo trascorso insieme. Veronica C.

Ritiro Giovani di inizio Avvento Il 7 e 8 dicembre, noi giovani e i 18/19enni della comunità pastorale ci siamo recati a Seveso per un ritiro di Avvento. Arrivati nel tardo pomeriggio di sabato 7, con l’aiuto di Don Giuseppe abbiamo fatto un momento di riflessione per cominciare ad entrare nell’atmosfera del ritiro. Dopo la cena, abbiamo continuato con un momento di preghiera e di adorazione, molto toccante e significativo. La mattina seguente, celebrata la messa, abbiamo fatto una nuova riflessione aiutati da Don Alberto e, dopo un’oretta in silenzio per meditare sugli spunti dati, abbiamo condiviso i nostri pensieri con il resto del gruppo. Il ritiro si è concluso con il pranzo della domenica

8 e il ritorno a casa nel pomeriggio. Sono stati due giorni molto particolari e significativi. Il ritiro è spesso visto come qualcosa di noioso, ma in realtà non è assolutamente così; anzi, è stata una possibilità da prendere al volo che ci è stata donata dai nostri due don, che ringraziamo; possibilità per riflettere, confessarsi, condividere e pregare, passare due giorni staccando completamente la spina da problemi e pensieri quotidiani, per dedicarci insieme e nel miglior modo possibile alla preparazione e all’attesa del Natale. I giovani della Comunità Pastorale la Speranza - 13

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Cascina Costa: un piccolo meraviglioso presepe

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Il Natale a Cascina Costa è sempre stato vissuto in modo un po’ speciale. Ricordo che la preparazione del presepe nella chiesetta di Santa Genoveffa era curata proprio da noi bambini. Si utilizzavano le antiche statuine in gesso delle nostre nonne, che ogni anno, anche se un po’ acciaccate, si rianimavano, uscendo da qualche scatola impolverata, nascosta da un Natale all’altro nella piccola sagrestia, fra carte colorate che divenivano pianure e monti, laghetti, fiumi e cieli stellati e facevano da contorno alla capanna con la natività, sul piccolo altare laterale del Sacro Cuore. Ma ci sono stati anni in cui la modernità e l’innovazione hanno preso piede anche nella nostra piccola frazione; e allora, grazie alle nostre splendide ed indimenticabili maestre della Scuola Elementare S. Giovanni Bosco, Clelia Ponti e Gianna Rossini, le statuine erano state realizzate con la creta, manualmente proprio da noi bimbi della “Costa” e così l’atmosfera del paesaggio era cambiata completamente: una distesa di trucioli di legno chiaro formava dune ed avvallamenti, facendo prendere forma al deserto intorno al piccolo tabernacolo del medesimo altare laterale (sempre lì) che, adeguatamente illuminato, diveniva per qualche settimana la grotta della natività. Ma, si sa, i bambini sono rivoluzionari e così, altre volte, strappando faticosamente il consenso a don Riccardo Lavazza, “Ul Sciur Cùrad (il Signor Parroco - allora lo si chiamava proprio così) il presepe era stato realizzato sotto l’altare, con l’utilizzo di svariate tecniche di cartonaggio, a volte un po’ azzardate, ma che dovevano sempre donare gioia autentica e stupore e soprattutto non deludere mai l’attesa dell’intera piccola comunità. E sì, perché il presepe doveva essere ogni anno una vera sorpresa ed un autentico 14 - la Speranza

dono per tutti: ci davamo appuntamento nella chiesetta gelida il pomeriggio dell’ultima domenica d’Avvento, così che il presepe potesse essere visibile solo durante la messa di mezzanotte (della quale oggi sentiamo molto la mancanza), tradizionalmente celebrata dall’amato don Francesco Ceriotti, alla quale accorrevano moltissime persone, anche dai paesi vicini, che si raccoglievano intorno a Gesù Bambino in quell’atmosfera semplice e intima della nostra chiesetta, lontana dagli sfarzi delle celebrazioni ufficiali e dalle luminarie un po’ pagane delle piazze, immersa nel buio (ed a volte nella neve), un po’ scomoda da raggiungere. Chissà se il nostro Papa Francesco pensava proprio a realtà come questa quando ha detto “Il Natale spesso è una festa rumorosa: ci farà bene stare un po’ in silenzio, per sentire la voce dell’Amore”... Ma quei bambini sono cresciuti, le scuole


sono state trasferite a Samarate e, ormai da decenni, il compito di preparare il presepe se lo è preso in carico proprio uno di quei piccoli scatenati: Severino Tomasini, anzi, “il Rino” per tutti noi. In realtà, Rino è colui grazie al quale è garantito il funzionamento della chiesa di Cascina Costa: coadiuvato dalla nostra signora Olga, ma anche dalla moglie Patrizia e dai figli Michele e Roberto, ci permette di partecipare alla messa domenicale in un ambiente caldo ed accogliente, sempre impeccabilmente pronto per le funzioni religiose ...senza dimenticare il suo impegno di lettore ufficiale e di “Capo coro”. Non solo, è sempre lui che distribuisce puntualmente in tutta la frazione le comunicazioni parrocchiali, i bollettini, le riviste e che, non da ultimo, si preoccupa della manutenzione della nostra chiesetta. E per tutto questo a lui va la gratitudine, a volte inespressa, della nostra piccola comunità. Ma la sua vera passione è l’allestimento del Presepe, che con grande abilità e davvero tanto impegno, ci regala ogni anno diverso e bellissimo. E per il Natale 2013, il nostro Rino ha veramente superato ogni aspettativa, donando a tutti noi un vero gioiello, una piccola opera d’arte che non può essere dimenticata. La “location” è rimasta quella originaria: sotto la sguardo benevolo del Sacro Cuore, sull’altare laterale, Rino ha riprodotto con maestria sorprendente e con amore smisurato, la nostra chiesetta e tutto l’ambiente circostante, fin nei dettagli più minuti, con precisione, perfetto senso delle proporzioni e grande gusto cromatico, mettendo proprio al centro dell’edificio la natività di Gesù, vegliata dal dolce incanto della Santa Genoveffa nella bella tela dietro l’altare, anch’essa mirabil-

mente riprodotta. Un meraviglioso presepe, che ha suscitato ammirazione, commozione e grande emozione in tutti noi non solo per la bellezza e la perfezione della riproduzione, ma soprattutto per la profondità spirituale che ci ha comunicato. Gesù bambino sta nel cuore della Sua Chiesa, è egli stesso pietra viva che genera e costruisce amore. Le porte della Chiesa sono aperte, spalancate come l’abbraccio misericordioso di Cristo, pronte ad accogliere chiunque desideri entrare. E così come Gesù sta al centro della nostra chiesa, deve stare, ogni giorno, al centro della nostra vita e deve accompagnarci verso i fratelli, anche i più lontani, all’esterno di quella chiesa, fatta, è vero, solo di mattoni, ma che tanto amiamo perché rappresenta per noi luogo di comunione, incontro ed accoglienza, in cui ritroviamo anche le nostre radici e le nostre tradizioni familiari e comunitarie più vere ed autentiche e che Rino ha saputo attualizzare in modo eccezionale. Per concludere, il significato più profondo dello splendido presepe di Cascina Costa trova pieno compimento ancora una volta nelle parole di Papa Francesco: “Cerchiamo di vivere il Natale in maniera coerente col Vangelo, accogliendo Gesù al centro della nostra vita”. Lucilla Ceriani Libanori la Speranza - 15


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La santità di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

Il 27 aprile la solenne dichiarazione di santità. Dove conoscere spiritualità ed eroismo dei nuovi santi. Papa Francesco ha approvato il miracolo attribuito all’intercessione del Beato Giovanni Paolo II e ha accolto i voti favorevoli della Sessione Ordinaria di alcun Padri Cardinali e Vescovi per la “canonizzazione” (ossia la dichiarazione di santità) di Giovanni XXIII. Papa Francesco ha dispensato il proprio predecessore Angelo Roncalli dal prendere in considerazione un altro miracolo, ma vi è stata una richiesta della Commissione della Congregazione per le cause dei Santi. E’ una facoltà del Papa di non esigere, in una causa di canonizzazione, un eventuale secondo miracolo. Lo stesso Giovanni XXIII, nel 1960, si era avvalso della stessa facoltà, per “dichiarare santo” un vescovo a lui molto caro, il beato Gregorio Barbarigo, che era stato vescovo di Bergamo, la sua città, alla fine del 1600. Sembra essere “una cosa facile” essere proclamati “santi” per i Sommi Pontefici. Eppure non è così. Se notiamo bene negli ultimi secoli sono piuttosto pochi i Pontefici dichiarati santi: il Papa Pio V, morto nel 1572, e Pio X, morto nel 1914. Anche se non è un fatto risaputo, la “Commissione per le cause dei santi” è piuttosto severa e “non guarda in faccia a nessuno”, neppure ai Papi. Ogni fatto e comportamento dei can16 - la Speranza

didati “alla dichiarazione di santità” è vagliata con attenzione e scrupolosità. La minima zona d’ombra della vita dei “candidati” è sufficiente per impedire tutto o per differire ogni decisione sino a che tutto non è chiarito. Anche “indebite pressioni” sono sufficienti a rimandare, vedi il caso di Papa Pio XII, il pronunciamento della Commissione. Chi scrive ha avuto modo di constatarlo, avendo svolto la funzione di “notaio” nel “processo” a livello parrocchiale di Padre Daniele da Samarate. Monsignor Ennio Apeciti, l’incaricato diocesano per le cause dei santi, lo posso testimoniare, ha svolto la sua indagine con meticolosità e severità nel raccogliere le testimonianze dei fedeli samaratesi sulla fama di santità dell’apostolo dei lebbrosi. Tuttavia per la Commissione della Cause dei Santi conta poco o nulla la fama o la popolarità di un Papa candidato alla “dichiarazione di santità”. Così pure non contano i grandi gesti o i meriti politici e sociali, anche se hanno una grande rilevanza storica. Forse pochi ricordano l’entusiasmo e la simpatia umana di Giovanni XXIII, così pure l’indizione del Concilio Ecumenico oppure il suo intervento per impedire una guerra atomica quando, nel 1962, i sovietici stavano per installare una base missilistica nell’isola di


Cuba di Fidel Castro. Fu un messaggio di Papa Roncalli al segretario del Partito comunista dell’Unione Sovietica, Nikita Kruscev, e al presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, a fermare la guerra. Siamo forse in pochi a ricordare l’ansia e il terrore in cui si vivevano quei giorni di tensione. Invece molti, per fortuna, ricordano il fascino della persona di Giovanni Paolo II, il suo martirio quando fu ferito nell’attentato in Piazza San Pietro. Ma soprattutto, non lo si può negare, molti riconoscono il merito del Papa polacco nell’implosione del “comunismo”e nella “caduta del muro di Berlino”. Ma non sono questi fatti ad essere presi in considerazione. Quello che conta, per i membri della Commissione pontificia, è l’indagine sulla “eroicità delle virtù” e l’assoluta integrità di vita dei Papi candidati agli altari. E’ quasi impossibile a tutti noi conoscere le risultanze del processo e leggere la “montagna di carta” dei verbali necessari per poter richiedere a Papa Francesco di proclamare santi i suoi due predecessori sul trono pontificio. Tuttavia abbiamo un modo facile per capire l’effettiva eroicità nella virtù e constatare, mediante una conoscenza diretta, la reale santità di vita di Angelo Roncalli e Karol Wojtyla: basta leggere, anche in internet, due libri: il diario personale di Giovanni XXIII e il libro di memorie autobiografiche di Giovanni Paolo II. Già nella sua gioventù il seminarista Roncalli ha annotato nel suo “Il Giornale dell’anima” i suoi più intimi pensieri spirituali. Se lo si legge con attenzione si vede lo sforzo e l’impegno di vita del seminarista, del giovane sacerdote come segretario del Vescovo di Bergamo Radini Tedeschi, del “sergente alla sanità” durante la prima guerra mondiale, del Vescovo de-

legato in Bulgaria prima e del nunzio apostolico in Turchia e Grecia poi; così pure si può constatare la sua prudente abilità a Parigi come nunzio in momenti difficili e poi del suo impegno come Patriarca di Venezia. E anche quando era Papa il suo sforzo ascetico e il suo abbandono all’amore di Cristo raggiungono le vette dell’eroismo ed eccezionalità. Sempre emerge la profondità della sua vita interiore congiunta ad una spiritualità giovanile anche a ottant’anni di età. Il libro può essere letto senza difficoltà, nonostante le numerose citazioni in lingua latina, risultando piacevole ed edificante. L’altro libro che sarebbe interessante leggere è “Memoria e dono”: è una breve autobiografia di Karol Wojtyla. Vale la pena di sottolineare la povertà e la durezza di vita trascorsa, durante l’occupazione nazista della Polonia nella Seconda Guerra mondiale, prima come studente universitario e poi come seminarista clandestino. In seguito, diventato sacerdote, come insegnante all’Università e quindi come Vescovo e Cardinale sotto il regime comunista. Si può quindi capire la spietatezza di un “sistema politico” che spiava in tutti modi i cattolici e gli ecclesiastici o religiosi con la perenne minaccia di incarcerazione e persecuzione. In questo libro emerge il suo intenso rapporto con Dio e, al tempo stesso, la sua letizia anche in mezzo alle fatiche che doveva sostenere. Solo il suo rapporto intimo con Dio può spiegare il suo faticoso impegno pastorale, la sua bontà con tutti, compresa la sua disponibilità al perdono a chi aveva attentato alla sua vita o a chi cercava di ledere la sua onorabilità con calunnie e menzogne elaborate con scientifica raffinatezza in apposite agenzie di disinformazione. Piero Caloni la Speranza - 17


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La partenza delle suore di Maria Consolatrice

Da qualche tempo circolavano voci che le nostre suore del convento ci avrebbero lasciato per trasferirsi nella casa di Leggiuno, ma in tanti di noi hanno pensato fossero i soliti pettegolezzi di paese, nessuno ci voleva credere. E ora eccoci invece qui ad esprimere con poche, ma sincere parole il nostro saluto alle suore, che realmente ci lasciano. Quello che pensavamo essere un pettegolezzo è diventato realtà! Che dire? Come si fa ad esprimere l’immensa tristezza che ci pervade? Il convento è da sempre per noi un’istituzione, una presenza che ha accompagnato la vita del nostro paese per un lasso di tempo di più di cento anni, ed è realmente difficile e doloroso pensare che da domani non sarà più così. E’ un po’ come quando una persona cara ci lascia… colmando il cuore di una enorme tristezza e un grande vuoto. Sì, perché è proprio un grande vuoto quello che cominciamo a percepire! Un pezzo di storia di Verghera se ne va… e fatichiamo a capire le ragioni! In questo grande vuoto, ci tornano alla mente tutte le suore che da qui sono passate, non ci sembra giusto fare dei nomi specifici poiché tutte ci hanno lasciato, ognuna a modo suo, un dono importante. Pensiamo alle suore allettate che hanno fatto del loro dolore una preghiera continua, o a quelle più fortunate, in salute, che sempre si rendevano disponibili alla vita dell’intera comunità. Il convento era una presenza reale e 18 - la Speranza

viva, ed intorno ad essa gravitavano le persone del nostro paese interagendo vicendevolmente, dando e ricevendo. I nostri bambini visitavano spesso le suore durante le festività portando loro ventate di allegria. La cosa più bella è proprio quella di avere tenuto sempre le porte del convento “aperte”, aperte alla comunità intera, ma anche ad ogni singola persona. Aperte alla gioia, ma anche al dolore di molti. Quante preghiere ci hanno donato le nostre suore! Ci tornano alla mente la loro pazienza nell’insegnare le arti manuali del ricamo delle maglie a chiunque ne chiedesse aiuto. E come dimenticare le suorine che aspettavano pazientemente le persone che necessitavano di una medicazione o iniezione quotidiana. Piccolo gesti… ma così importanti…. Soprattutto perché fatti sempre con il sorriso sulle labbra! E come dimenticare i loro canti durante la preghiera nella loro stupenda chiesetta… che si potevano udire fino dalla via adiacente e che non potevano fare altro che allietare, anche


solo per un attimo, chiunque si trovasse a passare di lì. Sappiamo che ci sarà la possibilità di mantenere un contatto; Leggiuno non è all’altro capo del mondo, ma ciò non mitiga questo senso di smarrimento e di vuoto che ora proviamo. E’ un momento difficile per tutti noi, sotto tanti aspetti; abbiamo sempre meno certezze e la perdita dei punti di riferimento di una vita, non ci aiuta certamente ad andare avanti serenamente! Siamo però persone di fede, e questo ci impone di reagire, di non fermarci troppo a versare lacrime su quello che inevitabilmente accade! Guardiamo al passato certi di aver ricevuto molto, anzi moltissimo dalla straordinaria presenza del convento con tutte le sue suore. Le nostre suore hanno seminato tanto nei cuori della gente del nostro paese e penso che ora il miglior saluto e regalo che possiamo fare loro sia quello di rassicurarle che nulla di tutto quello che ci hanno trasmesso andrà perduto! Grazie a tutte voi; passeremo ancora tante e tante volte davanti al vostro convento…chiuso ..ma sicuramente dal profondo del cuore vi sentiremo ancora pregare e cantare sorridendo… anche se …con un velo di tristezza.

I loro saluti e i loro Grazie ! Carissimi tutti: reverendi, parrocchiani, amici e simpatizzanti delle nostre Sorelle della Casa Beata Giuliana, buongiorno e grazie! Grazie per questa giornata di festa in cui vi stringete attorno alle nostre sorelle, prima di lasciarle partire. Il vostro affetto e la vostra simpatia sono oggi più palpabili che mai. Noi partiamo, ma vi lasciamo una piccola porzione di noi nella Comunità della Scuola

Materna. Ci spostiamo, ma soltanto un po’ più in la, perché restiamo nella stessa Provincia e nella stessa Zona pastorale della Diocesi Ambrosiana e perciò seguiamo lo stesso cammino liturgico, come finora l’abbiamo percorso con voi. Non riusciremo tanto facilmente a dimenticare Verghera: la vostra assidua presenza quotidiana alla Messa nella nostra cappella, le nostre feste solennizzate dal vostro coro, le graditissime visite dei bambini della scuola, di Babbo Natale, la vostra preghiera sulle nostre sorelle defunte. La nostra storia è iniziata qui con le prime quattro suore, entrate nella nuova Casa di Via Mazzini, il 07 Novembre 1907. Il nostro fondatore era già Cappuccino allora e lontano da noi, ma da Bergamo aveva manifestato la sua approvazione per questa opera, quando, nel gennaio 1908, scriveva a suor Maddalena: “ Quella casa per le ammalate …era proprio necessaria,…. Spero che là staranno bene, e saranno ben servite da qualche buona Suora, e che loro mancherà nulla, perché delle ammalate ci vuole gran cura e cuore …” (IF 827) E sicuramente anche dal Paradiso ha continuato a vegliare su questa casa, perché il 17 ottobre 1947 vi ha compiuto il miracolo della guarigione istantanea di Suor Ausilia Ferrario, che nel 2000 è riuscita a testimoniarla di persona nell’inchiesta diocesana per la Causa del nostro Fondatore. Anche per questo non potremmo mai dimenticare Verghera. Ora da questa Casa, nata come infermeria nel 1907, le nostre sorelle emigrano in quella di Leggiuno, nata 61 anni dopo, (24/04/1968), come Casa di Spiritualità. Fino a due anni fa, è stata la meta di persone in cerca di Dio e della Sua Parola. Oggi la spiritualità che vi si respira ha un volto nuovo: quello delle sorelle anziane e malate che la stanno trasforla Speranza - 19


mando – come ha detto molto bene Papa Francesco (18/10/2013) – in “santuario di santità e di apostolicità”. Qui, a Verghera, voi siete stati per le nostre sorelle, la “grande famiglia” in cui esse hanno potuto intrecciare relazioni ed amicizie semplici e sincere, cariche di bontà, di attenzioni, di vicinanza affettuosa e premurosa. E le sorelle sono state per voi una risorsa di fede, di preghiera e di condivisione sincera e fraterna: una “luce” che illuminava senza sfolgorare ma mostrando con discrezione e umiltà, a chi sapeva guardare con occhi semplici come i loro, il sentiero di Dio. Anche nella nuova casa continueranno ad essere “luce del mondo”: una piccola ma vivace e costante luce: per chi crede e per chi non crede, per chi ama e per chi odia, per chi fatica ad arrivare a sera, per chi piange per i propri figli, per chi non ha più lavoro, per chi emigra in cerca di un futuro di pace, per chi è in guerra, per chi è violento e per le vittime della violenza... Lo faranno con i passi piccoli e fedeli della vita di ogni giorno, in semplicità e umiltà, ma con grande amore. Ora è il momento del commiato: le avete amate, coccolate, rallegrate e coinvolte nella vita della Parrocchia e del Paese. Di questo vi ringraziamo e vi assicuriamo che non si affievolirà in loro il ricordo di tutto il bene ricevuto e goduto. Con un grazie sincero e grandissimo, vi aspettiamo a Leggiuno e vi accoglieremo a braccia 20 - la Speranza

aperte, ogni volta che lo vorrete fare. Restiamo uniti nel Signore. La Superiora Generale, Madre S. Galimberti La Comunità delle Suore di Maria Consolatrice del Convento di Verghera ringrazia di cuore tutti: Comunità Pastorale, il Sig. Sindaco con la sua giunta comunale e tutta la popolazione di Verghera per il bene ricevuto, anche la cantoria di Samarate, che si è sempre prestata per le nostre feste annuali, per la simpatia dei vostri volti, per la stima che ci avete donato e per tutto ciò che ci avete fatto. Ci sentiamo veramente in dovere di ricordarvi nelle nostre preghiere. Grazie, grazie, grazie... Le suore del convento Dopo 27 anni di servizio alle ammalate dove ho donato giorno e notte il mio servizio alle sorelle, ma soprattutto al Signore devo rendere grazie perché ciò che ho compiuto è stato possibile grazie alla forza che Lui mi ha dato.


In questi anni ho visto morire tante sorelle, ma ho sempre dato tutto con amore. Ho conosciuto tante persone di Verghera che mi hanno voluto bene. E’ stata un’esperienza lunga, avvolta anche da piccole difficoltà; ma a Verghera ho amato, servito anche il prossimo. Di tutto ringrazio il Signore, per un servizio reso carico di fede e di preghiera. Suor Edilbertina La chiusura della Casa di Verghera è derivata in primo luogo per la mancanza di vocazioni; poi, diventando anziane, malate, c’è stato un susseguirsi di chiusure di case. Anche la crisi economica ha contribuito a dare una spinta; le spese, le manutenzioni, le leggi dello Stato che richiedono molte esigenze… Allora i Superiori hanno deciso di unire tutte le suore ammalate in un’unica struttura a Leggiuno, per alleviare le spese. Questo è stata la causa per cui è avvenuta la chiusura della casa. Dispiace immensamente per la Comunità di Verghera che perde un faro prezioso. Vi ringraziamo per tutto, specialmente per la stima che avete avuto per le suore. Sono quasi sedici anni che mi trovo qui: mi sono sempre trovata bene con tutti, suore e laici, sebbene fosse una casa che richiedeva sacrifici, e non pochi, sia di giorno come di notte; ringrazio tutte le suore con cui ho collaborato e che mi sono state vicine, anche nei momenti più difficili; ringrazio anche tutti i vergheresi che porterò sempre

nel cuore, e avrò sempre una preghiera per loro. Ringrazio tutti per la festa che ci avete organizzato in occasione della chiusura. Gli occhi non piangono, però il cuore si stringe... Saluti a tutti. Suor Lucilde A Verghera ho passato quasi 15 anni, tutti bellissimi, i campeggi estivi nei primi anni di permanenza; incontri con le famiglie con i centri di ascolto; all’oratorio domenicale; la partecipazione a qualsiasi festa della Parrocchia, della Cantoria; ho partecipato ai Consigli Pastorali Parrocchiali. Ho incontrato tantissime persone che hanno accolto la mia disponibilità. Con tutti ho avuto modo di dimostrare la gioia di essere persona consacrata al Signore, donandomi a tutti. Di tutto ringrazio il Signore per i doni ricevuti. Auguro a tutta la Comunità Pastorale continuità nel bene. Vi ricordo e prego per voi. Suor Anna Paola

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Riflessione teologica di Alex Zappalà Segretario Nazionale di “Missio Giovani” e di Luca Moscatelli Teologo Centro Studi Missio

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La “Martyria” è la conditio sine qua non per essere veramente discepoli di Gesù che in questo non fa sconti a nessuno. Tutti infatti siamo chiamati a testimoniare la nostra fede, a raccontare il nostro incontro col Risorto, a sopportare ogni sorta di tribolazione, ingiustizia, persecuzione fisica e spirituale, incomprensioni di qualsiasi genere, pur di trasmettere la Buona Notizia che noi stessi abbiamo ricevuto da altri. Viviamo in un’epoca dove però sembra diventato difficilissimo testimoniare la propria fede; noi cristiani in Italia abbiamo perso il sapore del nostro essere sale della terra e spesso riduciamo il nostro annuncio a sterili e poco credibili dissertazioni sul tema con pure l’aggravante di perbenismi che odorano più di ipocrisia che di cristianesimo. Martirio vuol dire testimonianza, martire è dunque colui o colei che testimoniano. Siamo giustamente tenuti a reputare tali solo coloro che nel compiere questo annuncio perdono drammaticamente la vita a causa della violenza altrui. Per cui la 22 - la Speranza

maggior parte di noi può ritenersi esente da questa martyria visto che vive in realtà più o meno pacifiche dove nessuno ti darebbe mai una sberla in faccia per aver parlato di Gesù. Ci rendiamo però conto che commettia-


mo un grosso errore così pensando, poiché se Martyria è testimonianza allora riguarda ogni battezzato; ogni cristiano che si reputi discepolo del Maestro non può sottrarsi dalla testimonianza. I Vangeli per altro sono chiarissimi in questo e Gesù stesso più volte mette in evidenza questa necessità. Questo fa della nostra chiesa una comunità missionaria, una parrocchia che testimonia l’Amore di Cristo non solo negli eventi in cui “giochiamo in casa” ma soprattutto in quei luoghi di minoranza, in quei luoghi dove lo spazio lo condividiamo con moltissimi altri che potrebbero non pensarla come noi. Quante volte nella nostra giornata parliamo ad altri di quanto e come Gesù abbia sconvolto la nostra vita? Di come non riusciamo più a prescinderlo nelle scelte di ogni giorno e di quanto lo sen-

tiamo profondamente vicino? La risposta ideale dovrebbe essere “sempre” ma si accettano anche promesse di fedeltà con rinnovo quotidiano, sicuramente non “prestazioni occasionali”, poiché il Vangelo non è per un’occasione di vita ma volendo giocare con le parole è la nostra occasione di Vita. Papa Francesco sin dall’inizio del suo pontificato ci esorta ad attraversare le periferie, ad entrarvi ed impiantare lì la nostra dimora, la nostra tenda missionaria, poiché quelle periferie sono il luogo preferito di Gesù, la strada è il luogo in cui Gesù ha scelto di vivere e di annunciare il Vangelo. Martyria è dunque uscire da se stessi, per entrare nella casa dei poveri e rinascere con Lui ogni giorno attraverso un annuncio che instancabilmente ci spinge sulle strade del mondo!

24 marzo 2014

Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei martiri missionari Il 24 marzo 1980, mentre celebrava l’Eucaristia, venne ucciso Monsignor Oscar A. Romero, Vescovo di San Salvador in Sudamerica. La celebrazione annuale di una Giornata di preghiera e digiuno in ricordo dei missionari martiri, il 24 marzo, prende ispirazione da quell’evento sia per fare memoria di quanti lungo i secoli hanno immolato la propria vita proclamando il primato di Cristo e annunciando il Vangelo fino alle estreme conseguenze, sia per ricordare il valore supremo della vita che è dono per tutti. Fare memoria dei martiri è acquisire una capacità interiore di interpretare la storia oltre la semplice conoscenza. la Speranza - 23


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Quarantesima fiaccolata della Sagra di Primavera Ă  it di Cascina Sopra in concomitanza un m Co con il pellegrinaggio battesimale della ComunitĂ  Pastorale a Sotto il Monte (BG) Foto 2

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Foto 3 Foto 1 Gruppo atleti e accompagnatori Foto 2 Il card. Loris Capovilla ha benedetto la fiaccola alla par tenza da Sotto il Monte Foto 3 Accensione del braciere all'arrivo a Cascina Sopra Foto 4 La preghiera di don Giorgio alla chiesetta di S. Giuseppe 24 - la Speranza

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I “Gruppi Familiari” all’avvio.

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Con l’inizio del nuovo anno nella nostra comunità pastorale ha preso il via la Commissione Famiglia, formata da Don Francesco e da alcune coppie di sposi che già operano nelle nostre parrocchie nell’ambito della pastorale famigliare. Valutando le varie necessità che la nostra Comunità richiede nell’ambito della famiglia è emersa quella di formare dei Gruppi Familiari dove le famiglie possano condividere sia un percorso di fede ma anche le problematiche sociali alla luce del Vangelo. Coloro che si sentono interessati a intraprendere questo percorso o ad avere dei chiarimenti possono rivolgersi ai Sacerdoti o alle coppie di sposi che seguono i fidanzati e i battesimi.

La Scuola dell’Infanzia e la Comunità parrocchiale di San Macario ricordano con affetto sr. Paolina Crepaldi nel sessantesimo anniversario di professione religiosa, il 7 settembre 2014. Il 4 settembre 2014 festeggerà il cinquantesimo anniversario di professione religiosa sr. Annunziata Imbesi, superiora a San Macario dall’agosto 1983 all’agosto 1986. Vivissimi auguri a entrambe!

Chiara e Martina, che già svolgono il servizio all’altare come chierichette in parrocchia a Verghera, sabato 22 marzo presso il seminario di Venegono, hanno sostenuto l’esame per diventare cerimoniere nelle assemblee liturgiche, dopo aver frequentato il relativo corso.

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Francesca Patricolo nata a Palermo il 31/01/1914 residente a Samarate dal giugno 1996 dopo la morte del marito Leone Salvatore, vive con la figlia GioA vanna, il genero Bruno e circondata dall’affetto dei nipoti Francesca e Gabriele. Il 31/01/2014 ha compiuto 100 anni traguardo molto importante della vita, 100 anni di storia, d’amore, di dolori e di gioie, di cose belle e brutte, di cose dette e non dette, di lacrime e di sconforto, di giochi e di sorrisi. Ha festeggiato in casa con amici e parenti, con Don Francesco che ha celebrato la S. Messa e ricevendo a sorpresa e con simpatia la visita del Sindaco di Samarate. Nonna Francesca è una donna, è stata moglie, ed è madre esemplare; nella sua vita finché ha potuto ha sempre lavorato, tanto che dall’età di 9 anni fino ai 45 anni ha lavorato presso una nota sartoria di moda molto importante a Palermo. Poi per crescere i figli ha continuato a cucire in casa fino a quando cominciarono i problemi di vista. Francesca è sempre stata una mamma rigorosa ma nello stesso tempo umile e premurosa, gentile e cordiale con tutti sempre con il sorriso sulle labbra anche nei momenti cupi. Tanto che parenti ed amici ancora oggi la cercano per un consiglio, è stata sempre chiamata la “donna della pace” perché ha sempre messo la buona parola nei momenti difficili; ha cresciuto con amore e devozione non solo i figli ma anche i nipoti.

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Annunciata Zanzottera nasce a Busto Garolfo il 23 marzo 1914 e si trasferisce fin da bambina a Turbigo, dove la famiglia avvia una attività di panetteria, che ancora oggi, a distanza di quasi un secolo, è ben presente nei suoi ricordi; così come le alzate mattutine molto presto, quando, ancora assonnata, aiutava la madre dietro il bancone o quando, a dodici anni, d’inverno in mezzo alla neve, in bicicletta con due ceste piene di pane, una davanti e una dietro, faceva le consegne a una cascina situata nelle campagne intorno al paese. Dopo il matrimonio si trasferisce a Lecco, dove il marito era stato mandato per lavoro; lì avrà i due figli e vi rimarrà fino al 2010, anno in cui verrà a vivere a Samarate presso il figlio Giorgio. Un altro ricordo è ben presente: il marito soldato nella seconda guerra, fatto prigioniero in Albania e rilasciato dopo due interminabili anni carichi di attese e speranze. Mangia poco, ma di tutto e sulla sua tavola non deve mai mancare il pane, ricordo indelebile della sua fanciullezza.

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Con il Battesimo sono diventati figli di Dio Samarate

Facco Caterina Pirovano Federico Puricelli Lisa Marie Rossi Edoardo Amato Giorgia Cavazzin Sveva Mancuso Giorgia Domanico Alessia Domenico Francesco Facchin Filippo Graziano Emma Iuliano Lorenzo Iuliano Simone

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Portogallo Noemi Velaj Gessica

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La nostra cara Eva prosegue imperterrita a festeggiare compleanni! Lo scorso 13 gennaio 2014 ha compiuto 105 anni circondata dall’affetto dei suoi cari.

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Torregrossa Mattia Aspesi Emma Ochoa Sanchez Bryan Omar Silvestrini Alice Mara Lorenzo Enrico Pellegrino Martina Bagarotto Thiago Sarzi Amadè Pietro Aimar Lorenzo

Cascina Elisa

Sartor Ilenia Avola Livia Panzani Michael

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La nostra cara Pierina prosegue imperterrita a festeggiare compleanni! Lo scorso 12 gennaio 2014 ha compiuto 105 anni circondata dall’affetto dei suoi cari.

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Sono tornati alla casa del Padre Samarate

Diaferia Domenico Dambra Romina

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An Mariani Margherita Schiavone Rosa Soldà Felice Zocchi Leonilde Aspesi Luigi Pesce Erminia Boldi Cotti Maria Fanali Ernesta Castellano Concetta Bosco Anna Vizzolini Carlo Cattaneo Remo Pricolo Rosina Zoppolato Aldino Giobatta Mainini Felice Introini Claudio Gorni Carmen (cabiria) Giorgetti Carolina Trusso Sebastiano Curcio Pasquale Favrin Olvino Boschetti Luciana Magnoli Carla Giorgetti Carla

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Verghera Mochetti Anna Tassoni Luigi Colombo Onorina Valleri Guido

Lo verso Barbara Consolata Scopel Giovanna Greco Vincenza Liati Angela Tellaroli Giordano Cozzi Enrico Lapina Bruno Morazzoni Angela Garbagnati Luigia Da Ros Merina Puricelli Maria Aspesi Alberto

San Macario

Bustreo Daniela Patrizia Angiolini Erminia Rizzi Erminia Gabban Giorgio De Vecchi Maria Anna Cibin Antonietta Pagani Giancarlo Genoni Luigi Bocchino Filomena Pariani Margherita

“Io sono la resurrezione e la vita: chi crede in me, anche se morto, vivrà”. La Comunità di San Macario si stringe con affetto alle suore Mantellate Serve di Maria per la scomparsa della superiora, suor Massimina Maggiotto. Suor Massimina si è spenta dopo una lunga malattia, affrontata con serenità e fede incrollabile nel Signore. Per lei un ricordo riconoscente e alle consorelle un abbraccio cordiale.

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Cascina Elisa

Sinigaglia Floriano Mariani Luigi Marangon Arsenio Bertuzzo Lina Bertuzzo Giovanni Palmiro

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CRUCIVERBA PER TUTTI

(Tommaso)

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ORIZZONTALI: 1 Iniziali di Sordi 3 Quiete, serenità 7 Quella del vicino è sempre più verde! 11 555 romani 14 Cavaliere in breve 16 Stato dell’Africa centrale 18 Calunniatore shakespeariano 20 Como 21 A Roma c’è la Pacis 23 L’inventore della dinamite 25 Quella digitale è unica 28 Prima di... Bretagna 29 Pesce di acqua salata 31 Grotta 32 Una canzone de “I Giganti” 33 La parte acquosa del latte 34 Parte dello scafo 36 La Spezia 38 Segare a metà 39 La producono le api 40 Compie viaggi di divertimento 42 Una grande rivale di Sparta 44 Una canzone di Jovanotti 45 L’apostolo incredulo 46 Il fondatore della Lega Nord 48 Il mister in breve 49 I sovrani dell’Egitto 50 Grande uccello marino 53 Chicchi di mais scoppiati 55 Il pianeta tra Urano e Giove 57 Numero di colpi previsti nel golf 59 Romanzo di Stephen King 60 Volto, faccia 61 Sigla di Asti 62 Frutti succosi 63 Un pronome che ... si beve! 65 Terreni rustici coltivabili 68 Imposta Municipale Unica 70 Obblighi, responsabilità gravose 72 Decorato 73 Farfalla con striature nere 74 Insieme a Barletta e Andria VERTICALI: 1 Avanti Cristo 2 La più grande chiesa cattolica 4 Un condimento per l’insalata 5 Nazione sud americana 6 Vocali in meta 8 Una sigla sulla tomba 9 Scambio diretto di merci 10 Angoscia, dolorosa incertezza 11 La nota di petto 12 La città giardino 13 Amministratore, dirigente responsabile 15 ... volare, film di Maurizio Nichetti 17 Lo chiedono i pacifisti 19 Disonore, vergogna 20 Disordine, confusione 22 Tipico piatto giapponese 24 Non ci entra mai anima viva! 26 La Lady di Robin Hood 27 Le ha doppie il tiratore 28 Sono dispari nella gita 30 Lo “Champagne italiano” 33 Un pericolo evitato 35 La città di San Francesco 37 Pastore senza Re UNISCI I PUNTINI (da 1 a 26) 40 Caldo secco, bruciante 41 Un serpente velenoso 43 Un bestione delle strade 45 Il principio della 3 filosofia cinese 46 Può esserlo 18 26 la fifa 47 Più che beato 49 Sono 2 15 dispari nel fico 50 Particella 1 indivisibile 51 Rappresentazione 17 teatrale 52 Un pericoloso gas 16 24 21 20 5 4 nervino 54 Il fiume più lungo 25 italiano 56 Un continente 58 La K 23 22 6 nelle carte 60 Si dà alla partenza 19 10 11 62 Una preposizione 64 Articolo 7 14 romanesco 65 I confini di Parma 66 Mezzo otto 67 Roma sulle targhe 69 Articolo indeterminativo 8 13 9 12 71 Cambiano colpo in conto

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10 aprile (giovedì) is i

A Samarate ore 21.00 Confessioni adulti

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11 aprile (venerdì)

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Ore 21.00 in Sala San Rocco: “Testimoni nel mondo della scuola”. Testimonianza di Angelo Candiani

Programma Settimana Santa

12 aprile “Sabato in Traditione symboli” Ore 15.00 (in tutte le parrocchie): Confessioni Ore 21:00 in chiesa parrocchiale: “Il mistero del volto” concerto meditativo della corale “G. Verdi”

13 aprile “Domenica delle palme” A Cascina Elisa e San Macario ore 10.00, a Samarate ore 10.30, a Verghera ore 11.00: Processione con gli ulivi

14 aprile Lunedì Santo A San Macario ore 15.45 Confessioni seconda e terza media A San Macario ore 16.15 Confessioni quinta elementare e prima media A Samarate ore 20.30 Confessioni adolescenti

15 aprile Martedì Santo A Samarate ore 15.15 Confessioni seconda e terza media di Samarate e di Verghera A Samarate ore 15.45 Confessioni prima media A Samarate ore 16.15 Confessioni quarta e quinta elementare A Verghera ore 20.30 Confessioni adulti

16 aprile Mercoledì Santo A Verghera ore 15.45 Confessioni prima media A Verghera ore 16.15 Confessioni quarta e quinta elementare A San Macario ore 21.00 Confessioni adulti

17 aprile Giovedì Santo A Cascina Elisa ore 16.00 S. Messa in Coena Domini A Samarate ore 17.00 Celebrazione per i ragazzi A Verghera e San Macario ore 18.00 S. Messa in Coena Domini A Samarate ore 21.00 S. Messa in Coena Domini concelebrata per tutta la Comunità Pastorale

18 aprile Venerdì Santo A Samarate, Verghera, San Macario ore 15.00 Passione del Signore A Cascina Elisa ore 16.30 Passione del Signore Ore 20.30 Via Crucis da Cascina Sopra a Verghera

19 aprile Sabato Santo In tutte le parrocchie: Confessioni A Cascina Elisa dalle ore 15.00 alle ore 17.00 Confessioni In tutte le parrocchie alle ore 21.00 Veglia Pasquale 30 - la Speranza


la Speranza - 31


a t s

Fe

4ª edizione

Comunita' Pastorale

Maria Madre della Speranza

La nostra Comunità ....

la nostra Famiglia !

Giovedi’ 1 Maggio ore 20.30 - Solenne processione da San Macario a Samarate con l’Icona Presiede Mons. Mario Delpini - Vicario Generale della Diocesi di Milano (In caso di maltempo ci si trova direttamente a Samarate)

Venerdì 2 Maggio ore 20.45 - Concerto dell’orchestra GOLDBERG dal titolo: VIVALDI E LE QUATTRO STAGIONI. Organizzato dalla Città di Samarate - Assessorato alla Cultura. Inserito nella stagione “ITINERARI MUSICALI” patrocinata dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto ONLUS, dalle provincie di Varese e Milano e dall’Agenzia del Turismo della Provincia di Varese.

Sabato 3 Maggio ore 15.00 - S. Messa per anziani e malati a San Macario ore 18.30 - S. Messa e Professione di fede dei ragazzi di 3ª media a Samarate ore 21.00 - Incontro testimonianza con S.E. Card. Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, che interverrà sul tema: “POVERI CHE BUSSANO ALLE PORTE DEL VATICANO” (sala San Rocco - Centro parrocchiale Samarate)

Domenica 4 Maggio ore 10.30 - Chiesa di Verghera S. Messa solenne per tutta la comunità Presiede S.E. Card. Coccopalmerio ore 12.30 - Pranzo comunitario presso l’oratorio di C.na Elisa

Grafica Gernetti - Samarate

(iscrizioni presso le sacrestie al termine delle S. Messe)

con il patrocinio

Città di Samarate

ore 14.00 - Apertura pesca di beneficenza ore 14.30 - Pomeriggio di festa e giochi a cura di As.So.Sport.S. per tutti presso l’oratorio di C.na Elisa ore 16.00 - Quarta edizione dello “Zucchino d’oro” (festival di dilettanti allo sbaraglio per bambini e ragazzi) ore 19.00 - Apertura stand gastronomico e musica dal vivo con il gruppo IMAGO


la Speranza - 06