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o t t e g o r _il p Uomo, lavoro, cooperazione: 6 convegni per 110 anni. Sintesi degli interventi “Com’esser puote che un ben distribuito in più posseditor faccia più ricchi di sé che se da pochi è posseduto?” (Dante Alighieri)

s t i d e r c _ _progetto editoriale a cura di Gabriele Greco Responsabile Comunicazione CPL CONCORDIA _testi a cura di Virna Iodice _progetto grafico, impaginazione, editing foto Virna Iodice, Marco Maini _fotolito e stampa Faenza Industrie Grafiche

Con questa pubblicazione intendiamo offrire al lettore una sintesi fedele dei sei convegni che - tra maggio e dicembre 2009 – si sono svolti in alcune tra le principali città italiane in cui opera CPL CONCORDIA: Bologna, Concordia, Fano, Milano, Roma, Ischia. I convegni rappresentano sei tappe per festeggiare 110 anni della cooperativa, per testimoniare con la propria presenza il radicamento sul territorio, per raccontare una storia guardando verso il futuro. “Uomo, lavoro, cooperazione” è il filo conduttore dei sei convegni nel corso dei quali abbiamo voluto raccontare CPL CONCORDIA, e più in generale la cooperazione, attraverso tematiche ben distinte.

Bologna - Raccontare l’impresa cooperativa agli stakeholder;

Concordia - Il ruolo della cooperazione sul territorio locale; Fano - Rapporti sociali, solidarietà e sviluppo; Milano - Modelli imprenditoriali a confronto; Roma - Internazionalizzazione delle imprese; Ischia - Sostenibilità ambientale e fonti rinnovabili.

40 i relatori, quasi 1.500 le presenze registrate per oltre 14 ore di interventi e confronti tra alcuni degli attori di spicco del mondo dell’impresa, della cooperazione, della politica e della stampa. Il successo dell’iniziativa è stato testimoniato anche dai media con 22 ore di riprese video per 12 servizi televisivi su emittenti locali e regionali e 98 articoli sulla carta stampata e sul web. Valeva indubbiamente la pena raccogliere in un unico documento le riflessioni emerse; non soltanto per evitare di disperdere questo patrimonio ma soprattutto per condividerlo, per farlo circolare il più possibile e così crescere insieme. Siamo infatti convinti – e l’esperienza di 110 anni ce lo dimostra - che nella condivisione del sapere e dell’esperienza ogni uomo possa trovare un’occasione per crescere abbattendo contemporaneamente pregiudizi, costruendo relazioni e mostrando all’orizzonte nuove possibilità.

_Finito in Stampa il:

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1° Convegno: sede CPL CONCORDIA, Bologna

possano vivere oltre la sua persona nel movimento cooperativo in cui tutti noi, oltre alla passione, ci abbiamo messo il cuore.

Nerina Gibertini Barberini

Roberto Casari Presidente CPL CONCORDIA

Ivano ha avuto il privilegio di spendere una vita per i suoi ideali insieme a tanti cooperatori ed io con lui. Sono stata al suo fianco per oltre 40 anni e ho condiviso i suoi sforzi e le sue passioni che, oggi, spero possano continuare a vivere nelle nuove generazioni. Ivano ha vissuto questa crisi economica con preoccupazione e speranza: preoccupazione per gli impatti sociali globali, la disoccupazione e la progressiva crisi di migliaia di nuclei famigliari. Speranza perché, in questo vuoto dei giorni nostri, vedeva nella cooperazione il modello ideale per coniugare occupazione e sviluppo, giustizia ed equità sociale, tutto all’interno di un processo di pace fra i popoli. Su questi temi si era molto impegnato negli ultimi anni nel suo lavoro all’alleanza Cooperativa Internazionale e tante sono state le dimostrazioni di affetto che ci hanno raggiunti da tutto il mondo. Grazie per questa commemorazione: Ivano ne sarebbe contento non tanto per sè ma per il desiderio che i suoi messaggi e i suoi ideali

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In tutte le nove sedi di CPL CONCORDIA è stata realizzata una sala riunioni: la sede che oggi inauguriamo sarà dedicata alla memoria di Ivano Barberini, affinché il suo ricordo rimanga indelebile nella nostra memoria.

Paolo Franchi Moderatore, Editorialista del Corriere della Sera Questa manifestazione nasce dall’esigenza di inaugurare una nuova sede, raccontando le origini con l’intento di creare un collegamento con altre realtà e comunità.

Roberto Casari Presidente CPL CONCORDIA Il concetto della solidarietà intracooperativa: è un’idea del passato oppure ha un valore attuale? Non è certamente un valore del passato, è la filosofia che ci porta qui oggi e che ha permesso a CPL

CONCORDIA di dare continuità a quelli che erano i valori dei cooperatori dell’Edilter di Bologna. Nell’autunno del 1995 CPL CONCORDIA rileva la Cooperativa Edilter che in quel periodo si occupava di un progetto territoriale. La volontà e l’impegno sono i valori che ci hanno spinti ad apportare un contributo e continuità ad una cooperativa storica, principi che ci hanno permesso di scendere in campo nonostante le preoccupazioni da parte dei dirigenti di gestire un progetto all’interno di una metropoli (Bologna), realtà estremamente differente dalla nostra piccola comunità di Concordia. Le difficoltà non sono sicuramente mancate, ma la solidarietà e l’ottima sinergia creata con Edilter hanno permesso una “fusione” probabilmente meno difficile delle aspettative, dando slancio a cooperatori che magari avrebbero potuto viverla come un’esperienza negativa. La solidarietà è uno dei valori principali nel movimento cooperativo. In passato si sono presentati casi in cui non siamo stati in grado di sostenere alcune cooperative e questo ci ha provocato forti sofferenze. Quando si parla di questa tematica, va ricordato il mio predecessore Tanferri (ex Presidente di CPL CON-

CORDIA) che affermava: “Quando si parla di solidarietà bisogna intervenire nel movimento cooperativo”. Come CPL noi abbiamo avuto bisogno di dimostrazioni di solidarietà, e il movimento cooperativo di Mirandola è stato quello che ci ha permesso di voltare pagina. Questi eventi vanno ricordati, soprattutto in considerazione dell’individualismo che ormai ci circonda.

Virginio Merola Assessore all’Urbanistica del Comune di Bologna Una storia fra politica, sindacato e amministrazione, ma anche alla presidenza di un quartiere, cinque anni da Assessore all’Urbanistica del Comune di Bologna: viste dalla sua angolazione, cosa sono le cooperative? Quali i rapporti fra loro nel territorio Bolognese e con il Governo della città? Se contano gli anni e le opere, qui ce ne sono 110. È con questi dati che si dimostra di essere una certezza per la comunità. Solidarietà e radicamento territoriale: questi i due fattori che hanno fortificato il rapporto fra l’amministrazione comunale e le cooperative del territorio.

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La cooperazione del territorio bolognese è un capitale di fiducia enorme per la nostra comunità. Questo probabilmente è dovuto a una caratteristica che la crisi economica sta evidenziando; in altre parole, si torna ai valori del lavoro vero e produzione concreta dopo anni di liberismo che hanno travolto la collettività. I fattori determinanti, già presentati prima, sono due: • il primo è la solidarietà fra i soci all’interno del movimento cooperativo, che si trasforma in elemento di coesione per la comunità, un valore del quale sono testimone attraverso la mia esperienza; • il secondo è la capacità del radicamento territoriale che oggi, a differenza del passato, torna attualissimo. Si evince, attraverso la storia, che alcune imprese di un tempo delocalizzavano indipendentemente dal numero dei lavoratori. Oggi, al contrario, c’è nel movimento cooperativo la caratteristica di dare pieno risalto al radicamento territoriale e farne il proprio valore aggiunto. Per queste ragioni la cooperazione è in grado, in questo momento di crisi, di fornire degli elementi dando una speranza di cambiamento. In questo mandato il movimento cooperativo mi ha fornito una di-

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mostrazione importante in un settore, quello delle abitazioni: dopo averlo affrontato è stato capace di rispondere a domande d’affitto, verificandole in prima persona sul campo e nelle attività impiegate per le politiche della casa. Ho trovato un movimento cooperativo capace di rinnovamento nei gruppi dirigenti; di questo Bologna ha un estremo bisogno perché non riguarda solo la politica nel senso partitico, ma tutto il sistema rappresentativo bolognese. In tal senso il movimento cooperativo ha cercato di adempiere alle richieste d’implementazione delle associazioni di categoria, rappresentanti dell’associazionismo generale della città che possono offrire un forte miglioramento in grado di ricondurre l’imprenditorialità ad una dimensione etica.

Sandra Zampa Parlamentare, Portavoce di Romano Prodi, Capo ufficio stampa alla Presidenza del Consiglio, Giornalista e socio lavoratore nell’Agenzia di Stampa DIRE Oggi le cooperative preparano i manager attraverso corsi avanzati, master, ecc. Cosa possono offrire le cooperative ai giovani coopera-

tori sotto il profilo della formazione? Qual è il plus valore della cooperazione? Vorrei premettere che sono stata cooperatrice per molti anni, e sono in grado di ricordare le difficoltà che hanno distinto la genesi di questa piccola agenzia (nata come cooperativa) in territorio emiliano - romagnolo, alla quale ho partecipato poiché facevo parte del team che ne aveva radicato le origini in una piccola realtà nazionale incentrata sull’informazione politica con sede a Roma. Successivamente un gruppo di giovani decide di dare vita alla stessa realtà in Emilia Romagna, offrendo un contributo all’informazione. Questo per spiegare che l’agenzia è sopravvissuta ad anni estremamente difficili grazie al concetto della solidarietà intercooperativa e all’elasticità della cooperazione, applicando veri e propri tagli agli stipendi, gesto che ha permesso all’agenzia Dire di superare momenti complicati ma allo stesso tempo di risollevarsi confermando ancora oggi la sua presenza nel campo della comunicazione. Per quanto riguarda il secondo quesito, già quest’anno presso l’Alma Graduate School, prestigiosissima realtà formativa, è possibile frequentare il primo master rivolto

ai dirigenti ma anche ai funzionari che operano nelle cooperative. Esiste anche a Forlì presso la Facoltà di Economia il primo corso di laurea specializzata in Cooperazione e Organizzazione, un dettaglio significativo per l’Emilia Romagna che testimonia quanto possa essere cresciuto ed essersi sviluppato il movimento cooperativo. Se negli anni ’60 era poco frequente interfacciarsi con i diplomati, oggi siamo circondati da master specializzati. È evidente che questi due esempi di specializzazione e master nascono prima della crisi del 2008, ed è la qualità delle risorse umane che può aiutare a salvare l’economia. Questo vale per le singole imprese ma anche per le cooperative. Ecco perchè è di fondamentale importanza l’istruzione e la qualificazione dell’individuo. Attualmente i corsi di laurea hanno molti vincoli ministeriali e di ateneo, per questo credo ci si debba focalizzare sulla formazione post – laurea; oltretutto in questo momento ci sono elevati tagli di corsi universitari e, secondo gli esperti, occorrerebbe lavorare e qualificarsi sulla formazione a posteriori. In una rete così diffusa di strutture formative, tra corsi di laurea e corsi di formazione professionale dislocati su tutto il territorio emiliano-romagnolo,

si potrebbe pensare ad una vera e propria partenership tra queste due realtà. Credo che il plus valore della cooperazione sia la realtà che oggi ci circonda: la vostra cooperativa. Una cooperativa che continua ad assumere personale, presenta volti giovani ed enuncia il principio della solidarietà. Tecnicamente bisogna ricordare che le cooperative non distribuiscono i profitti ma li reinvestono, hanno a loro volta la necessità di mostrare performance di efficienza e di coniugare la funzionalità e redditività con la solidarietà. Se si pensa a quest’aspetto oggi, dopo la tremenda crisi finanziaria alla quale abbiamo assistito, possiamo dire che la cooperazione può essere capace di offrire risposte continuative perché non re-distribuisce ma reinveste, mantenendo buoni livelli di redditività e al tempo stesso di crescita. Oggi vediamo contestati manager e dirigenti che adottano atteggiamenti sconsiderati perché desiderano raggiungere il profitto velocemente, al contrario il mondo cooperativo dimostra la capacità di offrire una realtà che s’impegna a raggiungere lo sviluppo con la volontà di non bruciare i tempi necessari. Questo è un grande valore da insegnare ai giovani. Em-

blematico e significativo il titolo del saggio “Per chi verrà dopo di me” che raccoglie le testimonianze di una realtà che offre solidi principi e prospettive al contrario della società che ci circonda che determina il consumo immediato di una ricchezza a danno dei risparmiatori.

Ethel Frasinetti Direttore Generale di Legacoop Bologna In che modo la cooperazione promuove, più di altre forme d’impresa, lo sviluppo di un individuo e in che modo sono promosse le Pari opportunità? Una delle caratteristiche della cooperazione è di raccontarsi poco e male: può essere che sia presente da parte dell’informazione una cattiva volontà dettata dai paraocchi ideologici, ma esiste anche l’altra faccia della medaglia su cui riflettere? Ringraziando per aver scelto Bologna come 1° tappa dei 6 convegni itineranti, vorrei agganciarmi agli interventi precedenti sottolineando che la chiave della parola “sviluppo”, in un contesto di crisi economica come quella che stiamo attraversando oggi, è ciò che può significare l’apporto del modello cooperativo.

Il ragionamento viene fatto su un sistema di imprese cooperative in Emilia Romagna, realtà nella quale la cooperazione è ancora vissuta come movimento, dove parliamo di soggetti autonomi rappresentati dalle imprese cooperative che, avendo una propria idea dell’economia e della società che si basa sul rispetto dell’individuo, si organizzano per perseguirla. Questo viene ancora percepito dalla collettività come un movimento di cooperazione. Il nostro capitale, all’inizio del terzo millennio, è la fiducia. Si tratta di un capitale reputazionale, elemento critico o chiave di tutte le analisi della crisi economica che abbiamo nel nostro campo. Come modello cooperativo oggi siamo forniti di una forza che è quella di essere legati a doppio filo ai territori dove operiamo non solo perché non delocalizziamo gli stabilimenti produttivi in est Europa ma perché i soci delle nostre cooperative sono i cittadini di questi territori, quindi una sinergia consolidata. In questo modo la cooperativa offre rintracciabilità e riconoscibilità. Premesso che la cooperazione ha una visione economica della società e ha un legame sul territorio e quindi detiene questo patrimonio di fiducia, capiamo perché oggi il modello coopera-

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tivo è ancora vincente e ha ancora delle opportunità e ciò viene anche dimostrato dal fatto che in un momento di crisi come quello attuale sono tantissimi gli interlocutori che guardano verso di noi con l’aspettativa di ricevere un valore e un sostegno tangibile. Lo sviluppo dell’individuo si localizza in questi principi concreti, ovvero passare attraverso quelli che sono i bisogni reali di una comunità. Questo è un processo che risponde a due esigenze: quella dei propri bisogni e quella di valorizzare le proprie attitudini e capacità. In questa sala c’è la testimonianza che esistono più generazioni, ciò dimostra che all’interno della cooperazione oggi c’è la possibilità di spendersi e misurarsi con le proprie capacità in un pensiero collettivo che argina l’individualismo trovando un compromesso che possa dare delle risposte e quindi il sostegno comunitario. È chiaro che, come tutti i modelli, questo non può essere necessariamente una garanzia perchè la cooperativa ha una propria forma giuridica, significa che la garanzia di valorizzazione non sta nella forma giuridica ma nell’interpretazione che i soci e i dirigenti mettono in campo. Credo che nella sede in cui oggi ci troviamo la dignità del proprio lavoro esista e sia tangibile.

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Circa le pari opportunità, la fiducia che ripongo nel nostro sistema è dimostrabile attraverso i risvolti positivi visti negli ultimi anni, all’interno delle imprese cooperative e all’interno delle strutture di rappresentanza, apportando un rinnovamento tanto generazionale quanto di genere. Il risultato non è avere un direttore di Legacoop che oggi ha 30 anni ma è andare a vedere all’interno delle cooperative se da casi sporadici questo processo si sta trasformando in una rete. Credo che ciò stia avvenendo e ne abbiamo la testimonianza. Quando gli esempi diventano reti allora il cambiamento è reale, naturalmente con margini di miglioramento. Ci raccontiamo poco e talvolta male: la storia del movimento cooperativo, oltre ad essere molto affascinante, ha nella sua grande forza anche un limite che oggi si riflette nell’approccio comunicativo. Il movimento cooperativo si è sedimentato ed è diventato grande rispondendo ai bisogni attraverso la volontà del fare. Abbiamo avuto degli scarti di svariate generazioni e con la stampa dobbiamo trovare un compromesso, un incontro a metà strada, stando attenti a come ci comunichiamo, confidando però che i mezzi di comunicazione rifuggano sempre più dai cliché che

appartengono al secolo scorso. Le imprese cooperative hanno recentemente attivato una collaborazione significativa con le cooperative di giovani sostenitori che si occupano dei beni confiscati alla mafia [l’Agenzia Cooperare con Libera Terra, n.d.r.]: credo che le cooperative di giovani che si vanno a formare nel Mezzogiorno d’Italia siano uno degli esempi che devono diventare la dimostrazione che oggi in Italia esiste una frontiera di cooperazione importantissima che, attraverso l’acquisizione del proprio territorio e della dignità del proprio lavoro, possa diventare di fondamentale importanza. Abbiamo invitato la scorsa settimana un gruppo di giornalisti a vivere due giorni insieme a noi in quei territori perché, quando si vivono delle realtà per quello che sono, si comunicano senz’altro meglio. Questa è la dimostrazione che i margini di miglioramento sono nelle nostre intenzioni e volontà: è il semplice ma utile compromesso che chiediamo.

Franco Buzzi Presidente dell’Ancpl, Presidente del Consiglio di sorveglianza del CCC (Consorzio Cooperative Costruzioni) Il comando d’impresa non è democratico, la Cooperativa invece lo è. Intervistando svariati soci della CPL appartenenti a diverse generazioni è venuto fuori un tema evidente, quello delle dimensioni. Le grandi dimensioni non sottraggono forza? Quanto regge la democrazia di fronte a questi sviluppi dimensionali? Per quanto riguarda la mia esperienza cooperativa, esistono figure che rappresentano un punto di riferimento motivo di conforto e supporto: la scomparsa di Ivano Barberini fa venir meno la presenza di una persona di cui avevamo bisogno, fa venir meno la condivisione di progetti e l’apporto che costantemente ci offriva. “Di questa cooperazione si parla poco e, se lo si fa, lo si fa male”: questa citazione, tratta dal libro “Come vola il calabrone” di Barberini, spesso emerge soprattutto quando c’è una strumentalizzazione politica, provocando un circuito di dibattiti che, entrando più nel merito, vengono smentiti. Si tratta di un mondo vivo che ha una

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sua capacità di stare sul mercato presentando le sue specificità e potenzialità. Avanzando un esempio, spesso e volentieri, quando vengono sottolineati i punti di forza di un paese, la cooperazione non viene citata fra questi. Attualmente il governo dovrebbe diffondere dichiarazioni positive riguardo la cooperazione anziché costantemente esprimersi in maniera negativa portandola ad un dibattito di natura strumentale e, per questa ragione, condannabile. È evidente che la dimensione di un’impresa cooperativa ci pone problemi nuovi. Tempo fa un interlocutore del Nord est, esterno al nostro paese, dunque super-partes, in seguito a una collaborazione ha raccolto svariati pareri da parte dei soci e dirigenti; è emersa un’opinione collettiva che il movimento era un’impresa vera e ben radicata. Sapere che siamo capaci di stare sul mercato e che non abbiamo bisogno di assistenza è il profilo di una cooperazione meno ideologica, dove i soci guardano al lavoro come opportunità di crescita professionale e il pensiero comune è quello di una cooperativa, in cui siano garantite le medesime opportunità di crescita e di sviluppo. Questa è la filosofia di un’impresa

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in cui, nei fatti, i processi di partecipazione di democrazia siano sistematicamente coniugati ad un’attività imprenditoriale che viene costantemente implementata. Affermare quale dei due processi sia quello primario è un concetto difficile; è necessario scindere queste polemiche perché, in seguito, ci si trova di fronte a fallimenti clamorosi, là dove c’è carenza di un progetto imprenditoriale serio, di dirigenti professionali, di qualità, e quando non c’è un processo di partecipazione responsabile. C’è bisogno di caratterizzare questa cooperazione perché, pur avendo una forte attenzione verso il mercato, siamo geneticamente diversi da un altro modello d’impresa; se non si coglie questo aspetto e si crea l’illusione che ci possano essere delle scorciatoie per crescere e svilupparsi in poco tempo, quell’esperienza è destinata al naufragio. È evidente che la crescita e lo sviluppo abbiano suscitato invidia, rancori e quant’altro; se siamo di piccole dimensioni è facile che tutti siano più sensibili ad un’impresa minuta, se cresciamo provochiamo fastidio: l’importante è essere determinati e guardare le cose con serietà. Questo processo non è semplice da affrontare: inserirsi nelle realtà che ci circondano è un

ostacolo notevole, ma oggi bisogna pensare a un modello organizzativo sicuramente più ampio. Lo sguardo rivolto verso l’impresa non deve più essere rivolto verso una cooperativa in quanto tale ma verso un gruppo che amplia le alleanze e gli investimenti con rischi oggettivamente maggiori, diffondendosi e consolidandosi dando vita ad un sistema che offre un valore aggiunto.

Stefania Marcone Responsabile Ufficio Relazioni Internazionali di Legacoop Nazionale C’è un aspetto che all’apparenza suona contraddittorio: da una parte una forza della cooperazione storica che è il radicamento territoriale e dall’altra parte l’internazionalizzazione. Come possono coesistere senza annullarsi vicendevolmente? La dicotomia presentata secondo il mio punto di vista è apparente. E’ vero che le cooperative nascono per rispondere a esigenze squisitamente locali, hanno basi associative in un solo paese e i percorsi d’internazionalizzazione sono percorsi difficili, tuttavia parallelamente c’è una vocazione internazionale. Se pensiamo che i rappresentati del movimento cooperativo italiano

ancora nel lontano 1895 furono tra i fondatori dell’Organizzazione mondiale di rappresentanza del movimento cooperativo, già questo fornisce un segnale che è poi una costante di tutta la storia delle imprese cooperative. Molte delegazioni ogni anno vengono a visitare il modello e l’esperienza cooperativa italiana, e la cosa che probabilmente reputano interessante è quella di essere sempre stati in grado di mantenere un’organizzazione multisettoriale con una grande autonomia delle proprie associate, mantenendo comunque delle politiche di sistema. Nel mondo viene domandato ai cooperatori italiani di sostenere l’autosviluppo delle organizzazioni cooperative mettendo a disposizione il proprio know-how e la propria esperienza. Possiamo offrire testimonianze d’imprese cooperative che veleggiano con successo per i mari del mondo; tanti i paesi visitati in prima persona, ed è sempre stato motivo di orgoglio vedere la considerazione che possiede l’attività delle nostre imprese a beneficio dei soci e a beneficio delle popolazioni locali. Accanto a questo c’è una dimensione che riguarda la nostra attività di assistenza tecnica di solidarietà, di cooperazione allo sviluppo, fattore importante nella

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creazione delle reti di fiducia. Parliamo di attività in grado di stringere solidi legami tra imprese cooperative di tutti i settori, organizzazioni cooperatrici di tanti paesi, la cui collaborazione è fondamentale perché uno dei temi che oggi trattiamo è quello del lavoro. Un dato importante che non tutti conoscono è che le cooperative offrono impiego ad oltre 100 milioni di persone, il che significa il 20% in più degli occupanti delle multinazionali che sono considerate il motore della globalizzazione. Promuovere collaborazioni dirette tra imprese private e cooperative, promuovere scambi, conoscere l’esperienza degli altri mettendo a disposizione anche la propria per favorire processi di autosviluppo credo sia un modo per affrontare l’internazionalizzazione delle cooperative. Ovviamente è un percorso che le nostre cooperative hanno già avviato, come anche le organizzazioni non solo di Legacoop Nazionale ma anche delle associazioni di settore e strutture regionali, avviando un processo per capire in che modo è possibile sostenere l’internazionalizzazione delle imprese cooperative prestando attenzione particolare verso le piccole e medie imprese che in questo percorso hanno maggiori difficoltà

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e necessitano di un inserimento in una rete cooperativa.

Onelio Prandini Già Presidente Nazionale Legacoop e Parlamentare italiano In merito alla sua esperienza come possiamo concludere un convegno che si affaccia su una realtà di questo tipo? Doveroso il ricordo verso Ivano Barberini al quale devo gran parte dell’esperienza che mi porta in questa sede. A Ivano mi legava un rapporto di lavoro, di condivisione dello sviluppo della cooperazione; quindi i valori, principi e sacrifici ma anche la solidarietà fra cooperatori e amici, che ha contraddistinto sin da subito questa solida cooperativa. La CPL nasce nel 1899, data importante nella storia sociale e nella politica italiana. La Lega delle cooperative nasce ancor prima e diventa un’organizzazione nazionale nel 1886, perché in Italia si era diffuso un numero sufficiente di cooperative per costituire un’associazione di carattere nazionale. Successivamente la Lega delle cooperative diventa una delle organizzazioni che promuovono l’Alleanza Cooperativa Internazionale insieme

a diversi paesi europei. Questo per sottolineare che le origini di CPL CONCORDIA, allora Cooperativa di braccianti, si localizzano in una fase in cui il movimento cooperativo aveva già avuto un suo sviluppo in Italia quando ancora non esisteva il sindacato. La Cooperativa braccianti di Concordia nasce sul territorio della Bassa modenese dove si stava sviluppando la figura dello scariolante che, attraverso un processo naturale di crescita, vuole raggiungere come realtà primaria il riscatto umano. Nasce questa realtà perché la solidarietà interpersonale possa, finalmente, essere intesa come strumento per combattere ostacoli enormi e collettivi, rispetto all’individualismo che dominava nel passato. Questo è uno dei valori che la cooperazione ha saputo interpretare e che riesce a compiere ancora oggi. CPL diventa una cooperativa importante che però attraversa un secolo colmo di difficoltà, dal fascismo al nazismo, alla Seconda Guerra mondiale, solo per citarne alcune. Il problema che si presentò all’epoca fu quello della disoccupazione per i militari che rientravano in patria e non avevano prospettive d’impiego, per questa ragione la cooperativa doveva adoperarsi per

far fronte alle esigenze che si presentavano. Scaturisce, quindi, la necessità di incrementare il movimento cooperativo per poter offrire posti di lavoro, processo che contemporaneamente nel corso degli anni permette alle cooperative di svilupparsi in maniera esponenziale. Qui si presenta il problema della dimensione che nasce come risposta al mercato economico, subendo un’evoluzione costante. Questa crescita ha permesso alla cooperazione di proporsi nel nostro Paese come uno dei soggetti della democrazia economica. La cooperazione è diversa dall’impresa privata e dall’impresa pubblica e, data la dimensione che ha assunto, si presenta a tutti gli effetti come un soggetto della democrazia economica e della pluralità che non esiste in tanti altri paesi. La cooperazione è un soggetto che contribuisce non solo a distinguere ma anche a costruire delle risposte che sono l’obiettivo di una migliore qualità di vita.

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2° Convegno: sede CPL CONCORDIA, Concordia sulla Secchia Roberto Casari Presidente CPL CONCORDIA Sono contento perché in 110 anni di storia non abbiamo mai ospitato un Ministro, una persona così importante che spero possa mettere in pratica tutto ciò che dice. Il fatturato della cooperativa e del gruppo CPL è cresciuto del 13% nonostante il periodo di crisi in cui siamo. Abbiamo un patrimonio netto di 99,8 Milioni di Euro. Questo valore accumulato è importante, e i 2/3 sono stati accumulati negli ultimi 10 anni. Quindi negli ultimi 10 anni siamo cresciuti esponenzialmente. Nel 1999 avevamo 26 Miliardi di Lire di patrimonio netto e 450 dipendenti. Oggi 1220 persone. C’è stato un incremento e un ricambio di persone incredibile, tutto è cambiato. Ora l’impegno di mandare 1200 persone tutti i giorni a “far qualcosa” da qualche parte è molto più complicato. I nostri programmi di sviluppo hanno un respiro ampio, sono a lunga scadenza poiché le attività che svolgiamo sono di questo tipo: reti,

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grandi impianti, grandi infrastrutture. Ad esempio la metanizzazione della Sardegna in cui stiamo lavorando per 100 Comuni, con un investimento totale di 200 Milioni di Euro di cui 70 provenienti dalla Regione, 30/40 Milioni da noi e dai nostri soci e in parte dalle banche. I lavori per la metanizzazione della Sardegna partiranno a breve e porteranno occupazione per 5000 persone nei prossimi 10 anni. La nostra cooperativa creerà quindi anche un indotto economico ed occupazionale. Anche in Calabria stiamo costruendo reti gas per circa 30 Milioni di Euro. Ad Ischia stiamo terminando la condotta sottomarina che collegherà Napoli all’isola di Ischia e porteremo il gas al comune di Ischia, nei comuni di Casamicciola e Lacco Ameno e nella vicina Procida. Lavoriamo molto nella costruzione di reti gas urbane a Milano, Padova, Bologna per conto delle multiutility locali. Stiamo acquisendo importanti lavori di costruzione apparecchiature per la riduzione e la misura del gas per conto di Edison ed Enel in Italia e all’estero. Abbiamo costituito CPL DISTRIBUZIONE, destinata alla gestione degli impianti gas. In questo settore stanno avvenendo migrazioni economiche: Enel ha venduto le pro-

prie gestioni al fondo F2I, EON sta abbandonando il mercato italiano (600.000 utenti) e noi stiamo pensando di riacquistare buona parte dei comuni. Abbiamo importanti obiettivi di gestione calore e global service: con 140 Milioni di Euro di attività siamo tra gli operatori più importanti in Italia. Abbiamo recentemente acquisito la costruzione di 15 impianti di trigenerazione per TELECOM. Abbiamo in costruzione le reti di teleriscaldamento di Torino, di Milano di Udine. Il nostro presente e il nostro futuro è nelle rinnovabili. Siamo partiti dalla cogenerazione per arrivare al biogas; oggi ci dedichiamo al fotovoltaico per la costruzione di grandi impianti. Anche il settore ICT sta diventando un ambito importante del nostro operato. Stiamo investendo e puntando al mercato estero: oltre alla Romania e all’Algeria, in Argentina stiamo operando nella distribuzione gas delle città di Paranà e San Francisco con una società nostra al 60%. Intendiamo fare dell’Argentina la base operativa per affrontare i mercati della Bolivia e del Brasile. Guardiamo i mercati europei di Croazia, Albania, Serbia, Montenegro, Macedonia.

La nostra cooperativa si fonda sull’occupazione; se io come cooperativa perdo la qualità degli uomini non sarò pronto a prendere la marcia quando riprenderà l’economia. Noi abbiamo un’età media di 38 anni. Nella nostra azienda il 50% dei dipendenti sono diplomati il 18% laureati. Nel 2008 sono state prodotte 18.000 ore di formazione, 350 corsi, per un valore di 850.000 Euro. Siamo arrivati a 500 soci, con un capitale di 13 Milioni di Euro. Il nostro prestito sociale è diventato oltre 4 Milioni di Euro. L’utile 2009 di 1.200.000 Euro verrà suddiviso tra i soci con una proporzione del 50% riferito al tempo (anzianità di lavoro) e il 50% riferito alla qualità del lavoro. Abbiamo avuto un utile lordo di oltre 10 Milioni di Euro e abbiamo pagato 4 Milioni di Euro di tasse. Negli ultimi 5 anni abbiamo pagato come gruppo 20 Milioni di Euro di tasse. Abbiamo remunerato al 6% il capitale presente ai soci e all’8% le Azioni di Partecipazione Cooperativa. Il 3% è stato versato a scopi mutualistici a COOPFOND e il 5% degli utili viene accantonato a riserva indivisibile. Per “vincere le partite” non è sufficiente essere bravi, occorre essere motivati. Credo che questo sia un

valore fondamentale. Cerchiamo di creare valore attraverso l’appartenenza e voglio che questo sia lo spirito con cui i soci e i dipendenti affrontano il proprio lavoro quotidiano.

Renato Brunetta Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’innovazione Partecipare oggi alla vostra “festa di bilancio” mi aiuta a capire meglio il Paese che devo governare non solo per i risultati positivi che avete dimostrato in bilancio ma per la vostra motivazione e determinazione. Una decina di anni fa scrissi: “La fine della società dei salariati” (Marsilio Editore) in questa pubblicazione ho analizzato alcuni modelli di superamento del lavoro salariale con 2 differenti approcci, relativi alla partecipazione dei lavoratori e ai profitti d’impresa, analizzando come questi due fattori fossero fondamentali per massimizzare la produttività. L’attaccamento all’azienda era massimo in questi modelli partecipativi: share economy o profit share economy. Nel mondo, dal punto di vista macroeconomico, sta succedendo che la crisi è finanziaria parte dal mon-

do dell’edilizia, dall’uso smodato di prodotto finanziari usati in maniera spericolata. Crisi che avviene dopo le 2 bolle speculative, quella di internet e quella finanziario-immobiliare. Crisi che inizia ad implodere perché derivata dalla terza speculazione, quella sulle materie prime. Le prime 2 speculazioni erano avvenute con tassi di interesse stabili, la terza comporta immediatamente l’aumento dei tassi facendo implodere il tutto. Non è una crisi da “domanda”, è una crisi da “offerta”, non è una crisi produttivistica o da shock tecnologici particolari, non è una crisi da globalizzazione o che ci ha portato la Cina. E’ legata ai fondamentali dell’economia, ai mancati controlli del funzionamento del mercato. Questa crisi è dovuta ad una opacità finanziaria. Uscirne significa cambiare le regole, non passare da una economia di mercato ad una pianificata o partecipata dallo Stato. Occorre ritornare ad una economia dove si rispettano le regole. 2006 e 2007 sono anni buoni per l’economia italiana. Questi 2 anni di crescita buona del PIL iniziano a segnare un affanno nella prima parte del 2008. Cala il PIL, per tutto il primo semestre 2008 con tassi in crescita con segno positivo. Alla fine del 2008 il segno era negativo: -1%. La vera negatività è nella

seconda parte del 2008 e nella prima parte del 2009. Ora siamo a -5% in termini di PIL. Abbiamo un incremento di cassa integrazione che ammonta a 400.000 cassaintegrati a “zero ore”. Questo è il primo dividendo fortemente negativo della crisi. Esiste un mercato del lavoro con 15 Milioni di posti di lavoro (dipendenti pubblici e privati), ivi compresi i 3.600.000 dipendenti pubblici. Queste persone hanno visto una dinamica salariale in aumento secondo i contratti sottoscritti in precedenza. Cosa è successo rispetto al potere d’acquisto? Nei 12 ultimi mesi si è svuotata la dinamica inflazionistica, l’elemento che aveva acceso il costo di pane, pasta, energia ecc. La dinamica dei prezzi subisce cambiamenti e vede un forte raffreddamento. Aumenta pertanto il potere d’acquisto di 1-2 punti. Questa è la percezione che tutti noi abbiamo, per chi ha mantenuto il posto di lavoro c’è questa sensazione quasi paradossale di un aumento del potere d’acquisto. Attenzione, però, questa sensazione non si trasforma in maggiori consumi o maggiori investimenti, perché la gente ha paura. La dinamica dei consumi, dopo la caduta a precipizio del 2008, nel 2009 è in standby. In Italia non si percepisce crisi sociale.

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Non ci sono aree di particolare sofferenza, checché ne dica la CEI o Bagnasco. In Italia non c’è crisi sociale. Perché c’è liquidità, perché i consumi non precipitano, anche senza usare i luoghi comuni di dire che i ristoranti sono pieni ecc. Attenzione, perchè i redditi in Italia non sono solo quelli dei 15 Milioni di prima, ci sono anche 17 Milioni di persone che hanno redditi da pensione. Ai redditi da pensione è successa la stessa cosa: il potere d’acquisto dei pensionati è aumentato del 2%. Ne deriva che al netto dei 400.000 cassintegrati abbiamo circa 32 Milioni di italiani che “tengono” cioè che stanno bene. Questo spiega una tenuta generale. Dove è veramente la crisi? E’ sul lavoro autonomo, su 7.000.000 di artigiani, commercianti, liberi professionisti, piccole imprese, contadini. Loro hanno visto una crisi fino a una diminuzione del 50% del loro fatturato. Se dovessi fare una graduatoria di preoccupazione al primo posto metterei il lavoro autonomo. Non c’è la cassa integrazione per il lavoro autonomo, esiste una incentivazione alla domanda. Noi abbiamo previsioni di superamento all’inizio del 2010, in cui dovrebbe scattare una ripresa internazionale. I prossimi sei mesi saranno i più delicati,

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se collassa il lavoro autonomo. Il Governo ha messo a disposizione 8 Miliardi di Euro per cassa integrazione in deroga fino al 2010 (cioè per il lavoro dipendente), di questi ne è stata utilizzata una parte minima (solo 300/400 Milioni) e tutto il resto viene utilizzato solo parzialmente. Per tutto il 2009 dovremo utilizzarne al massimo 1,5 Miliardi. Con il 2010 arriveremo a 3 Miliardi di euro. Perché immobilizzare tutti questi soldi se ne occorrono solo 3 Miliardi, quando l’area critica non è rappresentata non dal lavoro dipendente ma da quello autonomo? I due settori sono come vasi comunicanti, perché se chiude il negozio di un commerciante (per esempio) anche i suoi lavoratori ne patiranno. Se noi riuscissimo ad aumentare consumi, investimenti - che insieme all’esportazione compongono “la domanda” - traendoli dai risparmi formati e dalle risorse accantonate, noi riusciremmo a stimolare la domanda effettiva di consumi e di investimenti tale da far passare questi 6 mesi in maniera virtuosa. E’ inoltre fondamentale avere un trascinamento del 2009 sul 2010 positivo. In parole più semplici: se parti lanciato il 2010 sarà positivo, se il 2010 partirà in frenata l’anno finirà male. E’ importante quindi che l’ultima parte del 2009 sia in

accelerazione. Cosa intende fare il Governo: prima cosa i pagamenti e l’efficienza della Pubblica Amministrazione. Trasparenza sulle gare, sugli appalti, sulle concessioni, questa è la prima cosa; semplificazione, tempistica attraverso gli standard da rispettare. Il comportamento opaco della P.A. condiziona il comportamento del privato. Siccome il committente non paga tu ti vuoi assicurare dal rischio, aumentando i prezzi per esempio. Se si induce invece la virtuosità dell’impresa non si può non rendere virtuoso il lavoro della committenza. Rendere il patto di stabilità interno più intelligente per investimenti nei comuni virtuosi. Sbloccare il patto di stabilità per i comuni virtuosi significa mettere in moto la “domanda” per il lavoro autonomo. Altro elemento è la moral suasion nei confronti del sistema bancario, che si deve comportare in modo simmetrico rispetto alla politica economica del Governo, che ha garantito i risparmi, la ricapitalizzazione, i Tremonti bonds ecc. Si stanno comportando meglio le banche locali rispetto i grandi gruppi, il che mi fa dire che il radicamento sia un valore. Le grandi “fusioni” senz’anima si stanno rivelando fallimentari a vantaggio del Credito Cooperativo, delle Popolari, delle Casse di Ri-

sparmio che risultano più virtuose. Altro punto sarà quello di ripristinare la domanda rispetto a beni di consumo durevoli, dopo l’auto anche per impianti domestici, per la manutenzione e la messa a norma di immobili e case. In questo modo si può creare un indotto di lavoro proprio per il lavoratore autonomo. Sto puntando ad un’altra grande operazione che ha 2 facce: semplificazione dei livelli di governo con l’eliminazione delle comunità montane, degli ATO e dei consorzi di bonifica. L’altra faccia è la privatizzazione delle public Utilities. Questo potrebbe essere uno dei fattori di crescita più importanti. Abbiamo troppa “Unione Sovietica”, troppo “in house” e troppa poca concorrenza tra le imprese. Se in questo panorama noi mettiamo un recupero di efficienza della Pubblica Amministrazione avremo un’altra Italia: più efficiente, più trasparente, più competitiva. Una bella Italia che voi rappresentate. Il consenso che ho è bipartisan, io sono socialista del Popolo delle Libertà. Non ho mai negato la mia simpatia verso forme partecipative come la vostra che io considero essere la sintesi migliore del miglior capitalismo. Grazie per l’energia positiva che ho visto in questa vostra bella festa di bilancio.

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Mauro Casoli Presidente Unieco Intanto complimenti alla vostra cooperativa e ai vostri dirigenti, soprattutto per la grande capacità di affrontare le difficoltà del 2005, affrontandole di petto e non perdendo mai l’idea forte di fare impresa. Lo si evince anche dalle parole del vostro presidente Casari che, nella sua relazione, ha parlato soprattutto delle persone e nella sua consapevolezza che la qualità di una impresa parte proprio da lì. Le nostre due cooperative hanno molte affinità come a pagina 17 del vostro bilancio in cui dite: “In cooperativa occorre produrre più di quello che ci si divide”. Così come nella citazione del Sig. Tromba che dopo 40 anni di coop ha la voglia di guardare avanti pensando all’estero e al futuro. Rispetto a quanto detto dal Ministro Brunetta condivido molte cose, anche se a tratti leggo un eccessivo ottimismo circa la capacità di concretizzare i suoi progetti. Io credo che il 2009 lo potremmo passare ma che nel 2010 arriverà la crisi anche nei nostri settori. Credo che per le aziende che lavorano con le Pubbliche amministrazioni ci saranno dei rallentamenti. Credo che per noi come per voi il futuro sia da affrontare ancora con un po’ di preoccupazione ma con la giusta determinazione.

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Roberto Vezzelli Presidente di PROMO e di LEGACOOP Modena Vorrei fare un commento in parte scherzoso ed in parte serio su quanto detto poc’anzi dal Ministro. Mio padre, che vive con la pensione minima, non ha capito che il suo potere d’acquisto è aumentato. Andando a fare la spesa alla Coop non si è accorto che queste grandezze macro-economiche sono finite nel suo portafoglio. Questo Paese ha bisogno di mettere insieme le forze più sane per fare uno sforzo serio di uscire da questa crisi. La lettura di quello che sta accadendo in questo Paese deve essere omogenea. La lettura qui riportata è lontana non perchè lo dico io ma perchè lo dicono degli economisti. Rispetto a questo, non avendo una lettura omogenea, il Governo non riesce a mettere in campo una politica economica seria. Fino ad oggi questo governo è rimasto assente. Le manovre degli Stati Uniti sono state di 800 miliardi di dollari, 5.7% del PIL (per infrastrutture, sanità, difesa dei ceti deboli, energia). La Cina ha messo 600 Miliardi (per infrastrutture, difesa del territorio, welfare) in Europa 286 Miliardi di dollari. Il Regno Unito ha investito 47 Miliardi di Euro, la Spagna 46, la Germania 73, la Francia 64.

In Italia appena 5 Miliardi di Euro. La storia è già scritta, usciremo da questa crisi in un tempo molto più lungo di quello detto prima. Scenderemo di 2 o 3 gradini nella scala dei paesi industrializzati. Nell’area provinciale di Modena (una delle più virtuose d’Italia) quest’anno si perderanno circa 13.000 posti di lavoro. Aumenterà la tensione sociale. Soprattutto i conflitti nelle fasce più basse e più povere e con gli stranieri, che da noi sono tanti. In Emilia Romagna il sistema cooperativo vale circa 25 Miliardi di Euro e dà lavoro a 151.000 persone: solo a Modena vale 5 Miliardi e sono occupate 22.000 persone. Per le coop nel 2010 si sta delineando un calo complessivo della redditività con le più evidenti difficoltà, nei servizi (facchinaggio e autotrasporto), per alcune cooperative industriali grandi e piccole che risentono del calo degli acquisti. Tiene bene il settore edile ma il 2010 sarà un anno difficile anche per quel campo, a causa di una riduzione del 8% della spesa del governo in infrastrutture. Da questa crisi nessuno uscirà come ne è entrato, sia nell’economia mondiale, come negli Stati e nelle comunità. I processi di cambiamento o si governano o si subiscono. In questa logica dobbiamo trasformare anche il sistema delle

cooperative per rilanciarci in un’ulteriore fase di sviluppo. Occorrerebbe portare al massimo regime la capacità di fare rete e fare sistema, la capacità di innescare processi di razionalizzazione come nelle imprese private e, laddove la dimensione cooperativa è un fattore critico di successo, rilanciare processi di aggregazione per fare proposte su altri mercati. Lo dicono l’Impregilo o Astaldi che hanno spostato la metà dei propri investimenti e cantieri all’estero. Cambiare in modo significativo le relazioni all’interno del sistema tra cooperative, gli strumenti (cioè i consorzi) e gli strumenti di servizio cioè le finanziarie territoriali e nazionali. Senza dimenticarsi della qualità imprenditoriale e sociale con il radicamento al territorio e alle proprie origini.

Carlo Marchini Sindaco di Concordia sulla Secchia CPL è la realtà imprenditoriale più importante di Concordia. Lasciatemi commentare l’intervento prestigioso del Ministro Brunetta, credo che lui stesso possa cambiare opinione rispetto a quanto disse qualche anno fa scrivendo sulle cooperative rosse e sul loro conflitto di interesse. Spero che possa “tornare a casa” oggi con un’idea diversa da quella di allora. Credo che oggi abbia potuto apprezzare un’azienda che oggi è sul mercato solo con la sua forza. Vi assicuro che tanti sono quelli che bussano alle porte del mio ufficio perchè sono in cassa integrazione o i tanti giovani che fanno fatica a trovare una occupazione. Nella Bassa modenese siamo fortunati poichè ci sono attività economiche anticicliche, come il settore biomedicale o quello in cui opera CPL, l’energia. E’ vero che il culmine della crisi non è stato ancora toccato ma le amministrazioni non riescono a far fronte a queste difficoltà. Dobbiamo fare in modo che le aziende in difficoltà continuino a lavorare. Abbiamo messo a disposizione le risorse che avevamo per fare delle cooperative di garanzia in modo che le banche possano dare qualche fido in più.

Il Ministro Brunetta dice che faremo il possibile per cambiare il patto di stabilità. Pensate che nel nostro piccolo, se le cose a Concordia andassero a buon fine, potremmo incassare circa 2,5 Milioni di Euro dalla cessione delle quote di AIMAG e dalla vendita di un immobile. Ebbene, non lo possiamo fare perchè con queste risorse sforiamo il Patto di stabilità. Ma il cambio del Patto di stabilità non avviene. Temo che il Ministro non abbia il contatto con la realtà. Io non dubito che CPL ne uscirà benissimo e forse ancora più rafforzata. La mia preoccupazione è per le altre 800 imprese di Concordia che sono o che potranno essere in difficoltà. Quello che può fare un’amministrazione locale è niente se non c’è una politica di supporto da parte del governo. L’auspicio è che tutti insieme possiamo riuscire a traguardare non solo il 2009 ma anche il 2010.

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3° Convegno: sede CPL CONCORDIA, Fano Moderatore Claudio Franci Parlamentare italiano Inaugurando questa nuova sede con il taglio del nastro, diamo il via a questo convegno in cui verranno esaminate tematiche come la solidarietà e lo sviluppo. Attraverso queste iniziative, le sei tappe di questo road show nazionale iniziato a Bologna, vorremmo mostrare e raccontare il nostro contributo all’innovazione dell’impresa, al ruolo dell’impresa cooperativa e come affrontare le sfide che oggi sono presenti sia sul piano locale che sul piano internazionale. 110 anni di vita sono un lungo periodo e questa cooperativa ne ha viste tante passando attraverso momenti storici ed economici fondamentali, attraverso tradizioni, vedendo cambiare usi e costumi.

Vittoriano Solazzi Assessore alla cultura e al turismo della Regione Marche Questi 110 anni rappresentano una grande esperienza nel mondo dell’economia e nel mondo del

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lavoro, e danno prova di solidità e sviluppo, insomma una garanzia di una buona operatività. Questo lungo arco temporale ha misurato i cicli economici che si sono alternati in termini sia positivi che negativi. Oggi il contesto che ci circonda è estremamente difficile soprattutto dal punto di vista economico: c’è chi dice che questa è una crisi strutturale, c’è chi la definisce congiunturale. Credo che rispetto a questa globalizzazione e alla società che si è evoluta, questa crisi in parte sia figlia dell’inadeguatezza nel leggere i mutamenti che con forte velocità si sono sviluppati in questi anni: quasi nessuno ne ha colto la portata davvero grandiosa. Il mercato nel quale ci confrontiamo è un mercato aperto, non esistono più protezioni, per un’impresa non è indifferente ciò che accade a duemila chilometri di distanza dal luogo in cui opera perché è coinvolta sempre in una concorrenza globale. Questo deve spingere tutti coloro che vogliono essere protagonisti nel mondo dell’economia, dell’impresa e del lavoro a puntare sulla qualità del prodotto e qualità del servizio. In una sfida sempre più globale fa la differenza chi ha la capacità di

lavorare con serietà e professionalità, guardando verso il futuro e non vivendo il contingente giorno per giorno senza essere prepararto. La capacità di leggere l’evoluzione consiste nel puntare su una risorsa che è fondamentale soprattutto per una società di servizi come di fatto è la CPL: le risorse umane. Nel sottolineare questo vostro traguardo raggiunto, credo che questa crisi e questi lunghi anni ci segnalino nel mondo dell’economia due fallimenti totali: • il primo è il modello di una economia di mercato che si basa sul liberismo sfrenato senza nessuna regola; • il secondo è un modello di tipo statalista. Senza alcun tipo di retorica credo che il modello che ci troviamo ad affrontare, fra una visione statalista dell’economia e un modello liberista sfrenato, sia sempre l’economia sociale di mercato; in questa economia il mondo della cooperazione è protagonista, una colonna portante: lo è stato nel passato, lo sarà oggi e domani.

Roberto Casari Presidente CPL CONCORDIA CPL CONCORDIA nel mondo e le sue radici locali. Ci racconti come si fa. E’ questa una storia, non solo costituita da parole ma anche fatti, 110 anni di fatti. L’arrivo nelle Marche di CPL CONCORDIA risale al 1971 quando è stata progettata la trasformazione [degli impianti domestici a gas metano, n.d.r.] di Pesaro in un quartiere dove poi è stato realizzato il primo impianto di metanizzazione. Per parlare delle nostre radici nelle Marche vorrei chiamare Luca Marchigiani, il secondo assunto di CPL nel territorio marchigiano.

Luca Marchegiani Responsabile CPL CONCORDIA Area Marche CPL CONCORDIA ha dovuto attraversare un inizio difficile in questa regione. Partiti con grosse difficoltà, pian piano siamo cresciuti e ci siamo sviluppati dovendoci reinventare rapidamente, diversificandoci e interpretando il mercato. Siamo arrivati a coprire sette province con 55 dipendenti, raddoppiando il monte lavori, cambiando 3 volte la sede, insomma stimolandoci sotto

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tutti gli aspetti. CPL ha un modo di intervenire, dove è possibile, sul territorio sviluppando professionalità in loco; acquisire lavoro acquisire le commesse e sviluppare le competenze direttamente sul territorio è tutto ciò che dona un grande onore alla nostra cooperativa. Vorrei concludere dicendo che 55 dipendenti e 35 soci sono una buona testimonianza di CPL CONCORDIA nelle Marche.

Roberto Casari Presidente CPL CONCORDIA CPL CONCORDIA possiede svariate sedi in tutta Italia, e in ogni singola realtà la prima necessità è sempre stata quella di creare una sala assemblee come quella in cui ci troviamo; questo perché riunirci in assemblea e condividere continuamente e costantemente le cose vuol dire essere una collettività e non una somma di individui: è il valore che ci permette di distinguerci e festeggiare oggi 110 anni di lavoro vero.

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Matteo Ricci Presidente della Provincia di Pesaro Urbino Qual è il segreto dello sviluppo della Regione Marche? Come si sta misurando la Provincia rispetto alla crisi che ci circonda? Come ne sta uscendo, e quali i rapporti fra cooperazione e imprese? Il dibattito di oggi è molto stimolante perché apre delle riflessioni importanti. Il segreto dello sviluppo della regione Marche, a mio parere, è una grande cultura del fare, principio che non è sempre riscontrabile su tutto il territorio nazionale. Questa filosofia si è creata negli anni attraverso l’incrocio di chi si è battuto per i diritti del lavoro con l’intraprendenza di tanti piccoli imprenditori e del movimento cooperativo, impiegando le forze in un enorme ruolo di saldatura. La nostra parola d’ordine è sempre stata la coesione sociale, elemento che oggi è messo in grande difficoltà. L’idea che questa crisi prima o poi passerà, che i più forti ce la fanno per conto loro e che i più deboli dovranno arrangiarsi, è frutto di un’idea assolutamente surreale, ed è un atteggiamento che non solo rischia di non aiutare a risolvere il problema ma di confondere la coesione sociale. Se noi guardiamo

quello che accade alla comunità, la reazione alla crisi non è una maggiore domanda di giustizia sociale bensì di nuovo egoismo sociale e anche il dibattito, che domina in questo periodo, di una nuova frattura tra nord e sud della penisola altro non è che dimostrazione di un ennesimo egoismo tra strati sociali, lavoratori e parti del Paese. Noi stiamo provando a porre la questione del Centro Italia perché è proprio questo che rischia di essere schiacciato dentro questa crisi economica e rischia di uscire peggio di altri da questa situazione. La cultura del fare e la coesione sociale, oggi più che mai, sono principi necessari visto che c’è la possibilità di rilanciare un modello marchigiano. La cooperazione nelle Marche non ha avuto lo sviluppo della cooperazione in Emilia Romagna, ha avuto uno sviluppo parzialmente diverso, soprattutto nel settore agricolo, con forte risonanza negli anni ’80 grazie ad un forte sviluppo di cooperazione sociale. C’è bisogno di un nuovo ruolo della cooperazione, perché nessuno sa quando sarà visibile la luce di questo interminabile tunnel, ma tutti sanno che questa crisi sta avendo dei risvolti molto forti e negativi sul lavoro, quindi c’è la necessità di riorganizzare i lavoratori, di offrire delle opportunità inseren-

dosi in pezzi di economia che possono e devono essere ricostruiti. Vorrei far diventare Pesaro Urbino la Provincia del sole e del vento, permettendo a questo territorio di distinguersi per la creazione d’impianti ad energia rinnovabile.

Stefano Aguzzi Sindaco di Fano Crisi dell’impresa e socialità: su questo territorio cosa accade? Questa cooperativa ha saputo radicarsi nel territorio dove opera - dato fondamentale per gli esiti positivi del lavoro che si svolge - attraverso l’esperienza, apportando sviluppo e crescita, ingredienti che ci hanno permesso di essere anche accettati dal territorio perché spesso siamo stati accusati di non utilizzare risorse autoctone. Voi siete la prova concreta di un’azienda che non ha vinto l’appalto, concluso i lavori e portato a casa il “bottino”; voi rappresentate l’azienda che si è radicata su questo territorio, che ha assunto personale locale formandolo e facendolo crescere permettendo loro di collaborare e attivare contributi con molte aziende locali, quindi consolidandovi e sviluppandovi rapidamente durante il corso degli anni.

Posso dire che in questo lasso di tempo c’è stato un incremento forte di collaborazione con l’amministrazione comunale di Fano: stiamo trasformando molti impianti da gasolio a gas in tutte le nostre scuole e questo è un appalto che avete vinto voi. Auspico questa continuità di collaborazione, radicandovi sempre più su questo territorio, crescendo sullo stesso, cooperando con aziende esterne locali. Per assurdo, ci sono molte più difficoltà su questo territorio perché è qui che sono nate molte aziende fondate sul lavoro vero, tendenzialmente piccole, ed è chiaro che quando una crisi esiste investe anche e soprattutto zone dove si è radicato il lavoro vero. Questo per spiegare che molte delle province che ci circondano non affondano per la crisi che attraversiamo poiché si tratta di realtà il cui patrimonio si aggrappa alle università, ai lavori pubblici o ai ministeri, quindi in grado di reagire al contrario delle piccole città, nel caso specifico quelle dell’interland marchigiano che vivono legate alle piccole imprese dove se manca il lavoro è naturale che si inabissino in una profonda crisi.

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È anche vero che queste imprese, essendo robuste e abituate a trovarsi di fronte agli ostacoli, sono motivate più che mai a rimanere vive in questo territorio e ad operare sullo stesso, cosa che da parte dell’impresa rappresenta una grande responsabilità sociale.

Gianandrea Ugolini Presidente di Confindustria Provincia Pesaro Urbino Come viene vissuta questa differenza, rispetto alla presentazione di CPL CONCORDIA? Se fare impresa è la capacità di aggregare idee, uomini o capitali, mi sento a casa e non vedo alcun tipo di differenza tra la cooperativa e l’azienda destinata solo al profitto. Io rappresento la terza generazione di un’azienda (familiare) privata nella quale esiste una gerarchia che è necessaria per convivere e garantire benessere, lavoro e futuro al territorio. Questa crisi sta mettendo in discussione ogni cosa, anche il modello di fare impresa, e ciò è in parte provocato dalla finanza che ha snaturato l’economia. Oggi esistono degli studi approfonditi per ridare il giusto valore a questa volontà. Perciò ben venga la possibilità di

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fare impresa in modo cooperativo o privato: CPL CONCORDIA è associata a Confindustria proprio a dimostrazione che non esistono più differenziazioni politiche ma si cerca sempre più di lavorare insieme per assicurare un futuro al proprio territorio, alle proprie aziende e al proprio paese.

Giuliano Poletti Presidente Nazionale Legacoop La cooperazione come è stata investita dalla crisi in questo anno e quali risposte intende mettere in campo? Stiamo costruendo e ragionando non solo in funzione dell’individuo ma della collettività. Evitiamo di confondere la Borsa con l’economia, perché secondo alcuni oggi usciamo dalla crisi perché le banche tornano a guadagnare e la Borsa va bene. Uno dei paradossi che ho sempre considerato sintomo di malattia è che quando un’impresa attiva un processo di ristrutturazione e annuncia dei licenziamenti o la cassa integrazione 9 volte su 10 la Borsa reagisce positivamente perché l’azionista pensa che se i lavoratori vengono retribuiti meno e c’è

maggior utile nell’impresa, si incrementeranno i suoi guadagni. Questo ci segnala un grande problema culturale, ovvero che in questi anni sono passate idee spiacevoli con l’approvazione di tutti, soprattutto da parte della classe dirigente, e commettendo ingenti errori che pagheranno i nostri figli, poiché noi indebiteremo i nostri paesi e loro dovranno risarcire tutti i danni pur non avendo colpe. Vi porto un esempio: è stato consegnato il premio Nobel ad un uomo che ha detto che “l’etica dell’impresa è il profitto”; questa è passata come un’idea geniale, e ha trasformato l’egoismo in un valore positivo. Quindi l’unica deduzione fattibile è che inutilmente tutti corrono come dei matti a destra e a sinistra per assicurarsi un futuro migliore, poiché il mercato che fa i miracoli prende tutti questi elementi di egoismo li mette insieme e li trasforma nello sviluppo di domani. Ma può accadere che vengano date certe massime, che tutti le approvino e che nessuno abbia il coraggio di alzarsi in piedi e rifiutarsi di accettarle? L’unica conclusione è che il problema dei problemi è estrarre valore dall’impresa. Adesso, con la crisi che abbiamo vissuto, bisogna capire che la distinzione fra l’interesse priva-

to quello che è il bene comune è necessaria. Desidero suggerire la lettura dell’ultima Enciclica, dove viene sviscerato il tema della civilizzazione del mercato, pluralità delle forme d’impresa e lavoro dentro logiche diverse da quelle che conosciamo. Il mondo cooperativo è stato toccato da questa crisi, come tutte le altre imprese, dal punto di vista occupazionale. I nostri dati sono positivi abbiamo avuto nei primi sei mesi di quest’anno un incremento di oltre l’1% degli occupati. Oggi noi tutti dobbiamo riflettere su queste ultime vicende, capire che questo problema generale lo abbiamo attraversato ed evitare l’errore di pensare che ciò che è accaduto sia un incidente di percorso che così come è arrivato svanirà.

Domanda rivolta ai Presidenti Casari e Poletti: Quando si parla di cooperazione si parla sempre di una cooperazione legata ad una componente politica. Ma è davvero così? Questa visione del futuro è pensabile che continui per questa strada?

Roberto Casari: spesso veniamo descritti come una cooperativa rossa, di questo siamo profondamente amareggiati perché si passa ad una classificazione dell’impresa in una certa forma. L’ex Presidente di CPL, Giuseppe Tanferri, diceva che la cooperazione è quella forma minima di socialismo che si può fare in una società capitalistica. La cooperativa è un’impresa in cui la proprietà è suddivisa tra tanti soci che lavorano; noi abbiamo 1300 dipendenti, più di 600 soci, più del 50% dei quali non risiede a Concordia ma nelle sedi decentrate che abbiamo sul territorio italiano. Questa è un’impresa che all’interno di un contesto capitalistico economico trova un suo spazio, noi siamo associati a Confindustria da moltissimi anni e all’interno ci siamo sempre trovati bene creando un ottima sinergia e solide basi per crescere insieme. Io credo che in una cooperativa che aderisce alla Lega e in una che aderisce a

Confcooperative non ci sia alcuna differenza fra i soci: tutti sperano che la cooperativa possa raggiungere ottimi risultati e questo rimane l’obiettivo primario. Ritengo che questa crisi prima o poi arriverà ad una conclusione (positiva o negativa) e noi dobbiamo essere pronti a far fronte alle esigenze che si presenteranno; per questa ragione per la nostra cooperativa è di vitale importanza il personale che è un patrimonio fondamentale.

Giuliano Poletti: l’Italia porta sempre con sè la sua storia e le rappresentanze sociali sono tutte multiple. Sarebbe un bene se tutte le organizzazioni di impresa pensassero seriamente a come ricostruire un nuovo modo di essere della rappresentanza. Per quello che dipende da Legacoop noi siamo convinti che la rappresentanza del mondo cooperativo possa essere unitaria quindi che in questo paese possa esistere un’unica organizzazione di rappresentanza delle cooperative perché le differenze di merito oggi non ci sono più.

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Matteo Ricci Presidente della Provincia Pesaro Urbino Quali strumenti la Provincia mette a disposizione per uscire dalla crisi? Condivido molte delle considerazioni di Poletti, compreso il tema della riforma della rappresentanza. Abbiamo cercato di tenere unita la comunità all’avvio della legislatura, abbiamo firmato un patto di mandato in cui il programma di governo portato in Consiglio provinciale nei punti salienti inerenti la crisi è stato sottoscritto da tutte le forze economiche e sociali. Premesso questo, chi ha il compito di fare l’amministratore in questo momento deve occuparsi della coesione sociale che è l’elemento fondamentale per la qualità della vita, evitando che quegli egoismi sociali si scatenino in una frattura tra società ed impresa. Abbiamo individuato alcune azioni per reagire poiché gli esperti, che prevedono una ripresa dal 2010, ammettono che in termini occupazionali essa avverrà almeno con un anno di ritardo. Principalmente è necessario capire cosa è possibile fare con le poche risorse rimaste, in seguito sostenere chi non ce la fa, non solo per attuare un’azione sociale ma anche per tenere minimo il li-

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vello di consumi che è utile a tutto il sistema delle imprese stanziando un fondo anticrisi, verificando costantemente gli effetti, ottenendo un contribuito regionale a sostegno della piccola impresa. Poi ci siamo concentrati sulla costruzione di un rapporto solido e continuativo con le banche che, come le imprese, possono avere forti radici territoriali. Ci siamo inoltre concentrati su azioni d’innovazione, in particolar modo sull’energia rinnovabile e sul turismo, cercando di costruire pezzi nuovi dell’economia locale. In questo ambito c’è un grande spazio per la cooperazione e non solo per un’azienda come CPL, che ha rapporti solidi con i Comuni, con le ex municipalizzate, con la Provincia, ma in generale su tutti i settori: basti pensare alla riorganizzazione del welfare a livello locale e nazionale alla luce dei nuovi bisogni. Rispetto a questo stiamo cercando di collocare le risorse europee che la Provincia gestisce sull’orientamento al lavoro e la formazione professionale.

Gianandrea Ugolini Presidente di Confindustria Provincia Pesaro Urbino Quali strumenti Confindustria mette a disposizione per uscire dalla crisi? La disoccupazione su questo territorio è sempre stata fisiologicamente del 3 - 4%, oggi invece è raddoppiata fino al 7% con un’Italia che si avvicina circa al 10%; questi dati denunciano un forte impatto anche verso la nostra provincia che non è abituata a gestire questi fenomeni cercando al contrario di riorganizzare, rimarginare, ristrutturare le proprie aziende, con evidenti difficoltà. Confindustria sta cercando di dare maggiore pressione alle banche con l’intento di ottenere più credito, attraverso l’internazionalizzazione, l’innovazione e tutte quelle attività necessarie nei momenti di congiuntura sfavorevole. Chiediamo anche una maggiore semplificazione poiché mai come oggi è necessario immaginare un futuro differente ovvero un rapporto più semplice tra le aziende private e gli amministratori pubblici. Da questa crisi ne usciremo tutti cambiati, ognuno dovrà rivedere i propri costi e la piccola azienda italiana ne gioverà riscoprendo solidità e forza.

Roberto Casari introduce Josè Abelli spiegando il significato delle imprese recuperate in Argentina, raccontando funzioni e ruoli del nostro movimento cooperativo:

Roberto Casari: pensiamo di poter affrontare questo momento di crisi attraverso alcuni principi fondamentali, uno di questi è la solidarietà. Quindi abbiamo pensato ad un paese in cui applicare questo valore in maniera utile e produttiva e abbiamo scelto (fra i tanti) l’Argentina sostenendo economicamente e fattivamente un istituto di formazione per bambini diretto da Salesiani, la Escuela di formazione tecnica Nazaret di Rosario (Argentina). Josè Abelli: qui si parla della crisi economica e il rappresentante della regione Marche ha parlato dell’obiettivo di un modello cooperativo. La crisi che viviamo ora a livello italiano ed internazionale, in Argentina si è verificata con 10 anni di anticipo e come operai abbiamo dato una risposta mettendo in funzione le imprese che erano state abbandonate dai loro proprietari. Oggi in Argentina ci sono 300 cooperative recuperate [aziende in crisi o in fallimento recuperate in forma

cooperativa dai lavoratori stessi, n.d.r.], con 25.000 cooperatori che insieme fatturano quanto CPL. Cooperazione, solidarietà e sviluppo sono un paradigma del movimento cooperativo del nuovo secolo. In Argentina esistono 15 mila cooperative di svariata tipologia: di lavoratori di credito, di contadini, di utenti di acqua, luce, gas, telefono, e cooperative di consumatori. Attraverso la prima migrazione italiana alla fine del 1800 ci furono uomini che portarono dall’Italia il movimento cooperativo e furono fondamentali per la genesi del movimento cooperativo fondando le principali cooperative argentine. Con questa iniziativa CPL è riuscita a concretizzare un vero gesto di solidarietà. L’altro paradigma è quello della solidarietà; varie nazioni, banche, multinazionali parlano di responsabilità sociale d’impresa, questo è un controsenso perché questi ultimi sono i responsabili principali di questa crisi, CPL al contrario può parlare di responsabilità sociale d’impresa. La storia dimostra quotidianamente questo principio. Per concludere, la grande sfida: prima si parlava dell’economia sociale ma è indispensabile anche un’altra economia che sia innovativa, democratica, competitiva; questo è il

grosso contributo che può offrire il movimento cooperativo in questa crisi, specialmente con 110 anni di esperienza, ponendo l’individuo in cima a questa piramide economica, che presenta valori uguali a quelli auspicati dall’economia: democrazia, solidarietà, innovazione e sviluppo. La grande sfida del movimento cooperativo internazionale può essere perfettamente rappresentata da CPL, che annovera sedi in Algeria, Argentina e in Romania continuando però a svilupparsi sempre più. Questo esempio va preso come un modello dell’impresa neoliberale, come strumento per combattere questa crisi strutturale e non congiunturale.

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4° Convegno: Palazzo delle Stelline, Milano Moderatore Jacopo Giliberto Giornalista de “Il Sole 24 Ore” Lavoro per “Il Sole 24 Ore” occupandomi di tematiche energetiche ed ambientali quindi perfettamente in linea con gli argomenti proposti in questo convegno. Ci troviamo in questa sede per festeggiare i 110 anni di attività di CPL CONCORDIA. Ripercorrere questi anni è un recupero della memoria industriale economica in un Paese che la sta perdendo. Nel 1899 un gruppo di scarriolanti si mise insieme per fondare questa cooperativa, una figura ormai mitologica, danneggiata da un’Italia che perde sempre di più l’etica del lavoro. Al termine di questo convegno vi omaggeremo dei due libri che vogliono essere, in un certo senso, una testimonianza della storia di quest’azienda. Il primo curato da Paolo Franchi - editorialista del Corriere della Sera - e da Francesco Manicardi Responsabile Ufficio Stampa CPL CONCORDIA - contenente le testimonianze di molti volti della CPL che raccontano la loro esperienza.

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Il secondo libro, “OTT[O]RE”, contiene un reportage effettuato da alcuni fotografi di fama internazionale; 106 scatti selezionati fra 7000 iniziali, che vogliono interpretare la molteplicità di attività e di ambiti nei quali CPL opera, mettendo soprattutto in primo piano l’uomo e il suo prezioso lavoro.

Roberto Casari Presidente CPL CONCORDIA Siamo in questa sede per festeggiare la storia di una cooperativa che nasce dalla volontà di 382 soci che decisero di unirsi in un periodo storico molto particolare, nella quale vigeva una politica poco organizzata. Quelle persone aderirono ad un atto costitutivo che ha dato origine alla storia che ci porta qui oggi. Quando sono entrato in cooperativa ricordo perfettamente le sue dimensioni ridotte: erano anni in cui la politica entrava in ogni attività, anche nelle imprese collettive. Per definizione la nostra era una “cooperativa rossa”. Regolarmente, quando ascoltavo questa espressione ero contrariato perché non era il colore che ci rappresentava al meglio. Spesso e volentieri le cooperative venivano inquadrate come quel minimo di socialismo che si poteva fare in una società capitalistica. La nostra, però, non voleva il

socialismo e non si poteva pensare che la cooperativa fosse un’organizzazione economica che potesse trovare collocazione solo nell’economia socialista. Oggi sono convinto che una cooperativa possa essere una delle tante forme d’impresa in una società capitalistica; devono convivere in maniera equilibrata le piccole imprese, le S.p.A, le aziende pubbliche e le multinazionali. La cooperativa è semplicemente lo spaccato di un’impresa in cui la proprietà è suddivisa fra i soci lavoratori. Nel modello cooperativo come coniugare l’aspetto sociale e quello economico? Da sempre cerchiamo di rendere partecipe e dare voce al singolo, nel tentativo di sviluppare e migliorare la gestione futura della nostra cooperativa.

Fabrizio Davoli Presidente Coopsette È un vantaggio o uno svantaggio avere questo modello d’impresa cooperativa nei processi decisionali e in una prospettiva di compartecipazione agli utili? In una prospettiva futura, secondo la mia opinione, nel modello cooperativo c’è un elemento che spaventa rispetto alle immagini che abbiamo appena visto. È un

aspetto del quale dobbiamo tenere conto, soprattutto ragionando sui 110 anni di questa cooperativa che si basa su alcuni principi, uno dei quali è la vocazione intergenerazionale. Le cooperative sono cresciute dove c’è una riconoscibilità sociale di un modello che ha delle distinzioni, dove l’interesse comune deve anticipare sempre l’interesse individuale. Oggi vedo un pericolo legato alle tendenze attuali, poiché si tratta di un modello che fa molta fatica a penetrare nelle società; infatti non è un caso che da un po’ di tempo a questa parte sia iniziato un dibattito che riguarda i temi della partecipazione agli utili dei lavoratori e delle imprese, la cogestione e altro. La cooperativa non viene mai citata in nessun contributo, ciò denuncia una mancanza di riconoscibilità sociale di un modello che non è ne migliore o peggiore ma semplicemente diverso. Nell’esperienza cooperativa ci sono caratteristiche che possono riguardare o dare spunti alle imprese private o all’impresa di capitali; non parlo di cogestione ma di partecipazione e coinvolgimento che, in una cooperativa, è una prassi anche attraverso la pianificazione di un programma strategico, un percorso che non coinvolge esclusiva-

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mente il dirigente ma tutta la comunità dei soci e la gerarchia sociale. Il coinvolgimento è un punto di forza all’interno di una cooperativa perché se un operaio, ad esempio, condivide il fine di ciò che produce offre un contributo migliore di chi non ha l’approccio dell’agire. Secondo il mio punto di vista c’è una differenza sostanziale tra l’agire e il fare: l’agire è elaborare qualcosa avendo presente il fine del proprio operato, il fare è quasi un obbligo nel realizzare qualcosa che non permette, però, di conoscere l’utilità ultima di quello che si sta creando. Sto analizzando il profilo di quella che è la visione estrema del modello cooperativo che, per esempio, esprime la propria preferenza rispetto ai candidati del Consiglio di Amministrazione, in maniera autonoma e anonima, essendo una comunità di persone: questo elemento di condivisione e di consapevolezza allargata a tutti i lavoratori credo che sia un valore aggiunto. I soci di una cooperativa di produzione lavoro legano il lavoro e quella che è una remunerazione ulteriore del loro lavoro alla remunerazione del capitale che hanno investito, all’andamento complessivo della cooperativa. Il tema dell’etica è molto delicato

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soprattutto perché, se guardiamo con attenzione le aziende più importanti a livello mondiale che hanno subito le crisi finanziarie degli ultimi anni, ci si rende conto che sono le stesse che hanno i codici etici più solidi al mondo. Cooperative rosse e bianche? trovo sia assurda questa distinzione. Noi dobbiamo essere consapevoli di quella che è la storia, quindi renderci conto dell’orgoglio che deve contraddistinguerci. La principale caratteristica cooperativa, che troppo spesso si dimentica, sta nelle riserve indivisibili: quando le cooperative producono utili, li distribuiscono in parte e tutto quello che viene messo a riserva indivisibile non può più essere toccato. Questa è la peculiarità di un modello, che ha dei vantaggi di natura fiscale e rappresenta il patrimonio che consente a cooperative come Coopsette e CPL CONCORDIA di realizzare grosse opere.

Pietro Ferrari Presidente Confindustria Modena Che tipo di rapporto c’è tra voi e queste cooperative “rosse”? Rispetto al video dei 110 anni di CPL le riflessioni che vi sottopongo sono due: la prima è far notare come è possibile che un’immagine dica più di tante parole; la seconda è il sentimento di nostalgia che provo verso il passato, verso il mondo che inevitabilmente cambia anche in maniera positiva. Altra riflessione: come riuscire a trasportare il Paese fuori da una crisi che ha dimensioni incredibili. È con enorme dispiacere che cito un dato evidente nella provincia di Modena, che per export è la provincia con più vocazione e più risultati: si parla di 12 Miliardi di export nel 2009, solo nei primi 6 mesi perdiamo 1 Miliardo di export nel settore metalmeccanico. Un dislivello enorme. La distinzione fra il sistema della cooperazione e il sistema delle imprese private è proprio questa attività, perché la vocazione della cooperazione nasce da una vocazione di servizi, che si concretizzano prevalentemente sul territorio attraverso l’articolazione di un rapporto relazionale con le amministrazioni

locali. Secondo il mio punto di vista molti imprenditori hanno lavorato troppo spesso sull’individualismo territoriale, dimenticando l’importanza essenziale dell’export che è venuto a mancare. Questa è la distinzione che evidenzio, quindi aziende italiane e in gran parte anche le cooperative, che dovranno affrontare questo problema perché così come si realizzano servizi efficienti in Italia, è necessario riuscire ad esportarli all’estero. Il tema del capitale sociale territoriale: solamente territori forti sostengono aziende forti, in questo campo sono ben inserite le cooperative che sono sempre meno collaterali al sistema politico e hanno sempre più un’impronta paragonabile a un’azienda privata, anche se resta sempre e comunque un capitalismo famigliare con determinati svantaggi.

Domenico Sorvillo Direttore Generale Marine System Fincantieri Qual è la relazione tra Fincantieri e CPL CONCORDIA? Il vostro è un modello imprenditoriale, ci racconti come si sviluppa. Quando ho ricevuto l’invito di partecipazione al convegno le mie in-

tenzioni erano quelle di spiegarvi l’impostazione commerciale e la nostra storia, le cui tradizioni sono per lo più capitalistiche. L’etica, il profitto applicato all’azienda di capitale e il socialismo, questi i 3 spunti degli interventi precedenti che mi hanno permesso di avanzare alcune riflessioni. Si parla anche di risorse umane, ovvero come motivarle e trattenere i talenti, che rappresentano un valore fondamentale in questo momento storico. Le cooperative, in merito, ci danno una risposta tangibile di partecipazione non solo agli utili ma anche rispetto al coinvolgimento e alla coesione. Dal nostro punto di vista, al contrario, ciò è molto complicato, poiché coinvolgere 10 mila dipendenti in un consiglio di amministrazione dove vengono discusse le strategie da adottare sul piano d’impresa potrebbe non riscuotere gli stessi effetti. Creare un ambiente in cui ci si sente orgogliosi di cooperare è un aspetto fondamentale della remunerazione, sono parole dettate da un’esperienza esclusivamente personale. Le cooperative danno una risposta di tipo partecipativo soprattutto nelle decisioni ultime e questo dal nostro punto di vista è fondamentale. Fincantieri ha una divisione che si occupa anche di energia, proget-

tando e sviluppando turbogeneratori con turbine a vapore. Ecco il collegamento con le attività di CPL. Questa grossa azienda nasce con l’idea di creare il polo italiano per la cantieristica, mettendo insieme i cantieri del Tirreno - Monfalcone, Marghera, Ancona - ma anche quelli del Mediterraneo - Sestri Levante, Sestri Ponente, Riva Trigoso, Muggiano, Castellamare di Stabia e Palermo. Nel modello aziendale di Fincantieri è stato valorizzato dal punto di vista ambientale il territorio ma soprattutto le risorse umane e il know-how che è radicato all’interno dei nostri cantieri, con l’unico obiettivo di creare una sorta di micro distretto industriale. Costruire una nave richiede circa tre anni di lavoro, impiegando diverse migliaia di operai. Questi lunghi progetti danno vita a vere e proprie comunità che vanno via via sviluppandosi. Questo è il micro distretto industriale che non può essere paragonato ad una cooperativa, ma che forse ha un comune denominatore: la volontà e la preparazione in ogni singolo settore di appartenenza. È difficile da spiegare l’emozione che si prova presenziando alla consegna di una nave: c’è l’orgoglio di costruire e vedere concludersi qualcosa che rappresenta il made in Italy che è unico al mondo.

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Questi penso siano alcuni punti di contatto che possiamo avere con CPL CONCORDIA. Non è la parte finanziaria che rende il business solido nel tempo, poiché si tratta di un settore molto ciclico, se non si è solidi dal punto di vista tecnico e innovativo e non si possiedono le giuste risorse umane si fa molta fatica a rimanere sul mercato. Ho fatto una lunga riflessione sull’etica del profitto. La cooperativa ha come centralità il lavoro, la gratificazione dello stesso e degli individui che operano sul campo. Ho sempre pensato, e all’interno di Fincantieri ne ho la testimonianza, che il profitto non deve servire a generare altro profitto. Il profitto deve avere come fine ultimo la generazione di altro lavoro, quindi sviluppo. L’etica del lavoro potrebbe anche essere vista come la necessità della meritocrazia, ovvero dare a chi dimostra impegno, a chi fa sì che l’azienda cresca e vada avanti un riconoscimento anche economico. Nella stessa maniera chi non rende dovrebbe essere eticamente non premiabile, in questo senso giustifico il profitto e la necessità che quest’azienda s’impegni per questo, non per il fine in sè ma per offrire un senso e una continuità alle persone e al paese a cui apparteniamo.

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Loredana Spotti Direttore Commerciale Coopgas Dal punto di vista femminile è cambiato qualcosa nel passaggio da un vertice all’altro di un’azienda? Coopgas non è una cooperativa ma è una srl controllata internamente da CPL CONCORDIA, per cui è investita dai valori che contraddistinguono una cooperativa. L’aspetto estremamente positivo, che ho riscontrato appena arrivata e del quale poi ho assimilato tutti i vantaggi, è stata la centralità della persona: la capacità in una cooperativa di accogliere e comprendere l’umanità, dove le persone non sono dei semplici lavoratori che devono produrre un risultato economico. È evidente che la cooperativa non fa beneficenza, ma presenta quel substrato in grado di capire che il socio è prima di ogni cosa un essere umano e quei valori di scambio, condivisione e senso di appartenenza, consentono di sviluppare la giusta motivazione. Per rispondere alla sua domanda sembra quasi che una donna manager non possa fare la madre, ciò è paradossale. Le donne in molte aziende faticano ad essere buone madri perché hanno impegni dirigenziali che non conciliano con la famiglia.

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In CPL ho avuto la possibilità di svilupparmi in entrambi i ruoli, facendo la mamma e al contempo dirigendo un’azienda. Ciò è un valore aggiunto che mi rende orgogliosa di appartenere a questa cooperativa. Nel 1985 sono entrata in Edison, facendo parte del gruppo di esplorazione, vista la mia carriera di geofisico. Facendo parte di questa realtà ho avuto modo di vedere la crescita che è passata dalla produzione di idrocarburi alla vendita degli stessi, fino a definire contratti di vettoriamento (vendita di gas), per poi raggiungere il processo di liberalizzazione del mercato e progetti d’importazione. Dopo tanti anni ho scelto di diversificare la mia esperienza passando dall’attività di ricerca a quella della vendita, quindi l’aspetto commerciale. Ho avuto la grande possibilità di vivere un ciclo completo: la genesi, la trasformazione e lo sviluppo nel ambito di un mercato che poi è cambiato profondamente. Ho trovato delle persone che mi hanno consentito di assimilare competenze che oggi in CPL mi permettono di mettere a frutto. Una delle differenze sostanziali fra questa cooperativa e una società come Edison è la possibilità di trovarmi come dirigente dei processi

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decisionali molto più rapidi: ciò si traduce in una grossa responsabilità.

Mario Nevali Direttore Commerciale CPL Concordia Un passaggio dalla Siram multinazionale alla cooperativa. La mia lunga esperienza in Siram è stata una grande opportunità di vivere l’evoluzione di una società dallo status di azienda padronale allo status di parte fondamentale di una multinazionale. I ruoli da me ricoperti sono stati diversi e mi hanno permesso di vivere questa realtà da protagonista, sperimentando l’effetto che offriva l’appartenere ad un colosso multinazionale. Come le cooperative, anche le realtà multinazionali - parlo di queste organizzazioni efficientissime e capillari - incontrano difficoltà rilevanti, specialmente in questo momento di crisi “epocale”. Attualmente l’ostacolo principale è quello di rimanere collegati al territorio e alla domanda. Per aziende come la Siram o CPL CONCORDIA non riuscire a dialogare con i territori più ostili può essere letale. Per quanto riguarda CPL, il plus

qualificante è il lavoro che rappresenta il collegamento diretto più efficace con il territorio. Questo forte legame in tutte le espressioni organizzative e strutturali è la vera differenza tra il movimento cooperativo e le conglomerate di stampo multinazionale. Questa è la leva che ci permette di distinguerci come modello cooperativo.

Alessandro Marangoni Economista e docente all’Università Bocconi Ci può fornire una visione accademica di questa cooperativa? Parlando di modelli imprenditoriali non esiste una definizione univoca. Sono tre gli elementi che caratterizzano un modello imprenditoriale - quindi la distinzione fra una multinazionale, una conglomerata, un’azienda privata, una cooperativa e un’azienda pubblica. Gli elementi sono: • le caratteristiche di business; • il sistema di Governo e dell’organizzazione; • il modo di rapportarsi con l’ambiente esterno; parlo di quello ecologico, del tessuto sociale fino al tessuto delle altre imprese. Per l’evoluzione che si è sviluppata in questi anni, credo sia faticoso

dare una definizione univoca di una realtà imprenditoriale rispetto ad un’altra. Penso che il nostro paese abbia una pluralità di modelli imprenditoriali e che non esista un altro paese che abbia la stessa varietà. Annoveriamo la piccola e media impresa privata di stampo famigliare, le grosse imprese private, le imprese pubbliche in tutte le loro declinazioni, incluse le utilities, il mondo delle società multinazionali, le società quotate e il modello delle cooperative. L’orgoglio di appartenenza è un tratto distintivo della realtà cooperativa come lo sono la vicinanza al territorio e il sostegno e tutela ambientale. Credo che oggi si riescano a fondare elementi diversi, riuscendo a equilibrare e bilanciare un buon approccio al business, che rende l’azienda competitiva rispetto agli altri modelli con un’attenzione verso le risorse umane, la comunità e l’ambiente, che forse non sono le caratteristiche tutelate e condivise da altri modelli. È incompatibile produrre profitti e avere un approccio aziendale che non sviluppi una responsabilità sociale.

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5° Convegno: Palazzo Rospigliosi, Roma Roberto Casari Presidente CPL CONCORDIA Nove sedi in tutta Italia, 1300 dipendenti, il 20% dei quali laureati e 50% diplomati: sono le grandi prospettive di un’azienda che è cresciuta sviluppando un fatturato consolidato di 300 Milioni di Euro, incrementato del 20% rispetto al 2008. Sono presidente di CPL CONCORDIA dal 1976, perciò ho avuto modo di seguire la crescita di questa cooperativa a cui tante persone hanno dato un contributo fattivo. La differenza tra noi e un’azienda privata come la WAM Group è quasi irrilevante: 364 giorni li viviamo nella stessa maniera a parte uno, quello dell’assemblea di bilancio dove pubblicamente mostriamo il resoconto di un anno di lavoro vero. In questa occasione i soci esprimono la loro volontà rispetto ai candidati del Consiglio di Amministrazione o ai dirigenti dell’azienda; questo vale anche per il Presidente, io lo sono ancora oggi dopo tanti anni, probabilmente perché il fatturato che abbiamo raggiunto è sempre stato migliorativo e questo ha permesso ai soci di avere fidu-

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cia e di dare continuità all’azienda. Vorrei inoltre sottolineare i 3 aspetti che costantemente tengo monitorati nella nostra cooperativa: • il fatturato: 300 Milioni di Euro; • l’utile: 8 Milioni di Euro; • il personale: 1300 addetti. Se dovessi effettuare dei tagli a partire da uno di questi aspetti (per volontà esterne) è chiaro che al primo posto metterei l’utile e all’ultimo il personale. Le persone sono una risorsa importante, esse possono contribuire velocemente a riprendere la giusta via verso lo sviluppo anche in una situazione di crisi. In questi anni abbiamo sempre cercato di tenere la nostra cooperativa sulla linea dell’impresa e quando, negli anni ’70, sono entrato in cooperativa c’era già quel minimo di socialismo che si poteva fare in una società capitalistica. La cooperativa è sempre stata abbinata ad una determinata linea politica e ad un certo modello imprenditoriale; io sostengo che in una società capitalistica dove vi è una pluralità d’imprese deve esserci anche una forma d’impresa che si chiama cooperativa dove possono coesistere delle persone che decidono di costituire il capitale sociale, creare una società e operare. Questi i principi sui quali abbiamo cercato di muoverci in questi 110 anni.

Paolo Franchi Moderatore, Editorialista del Corriere della Sera Il tema del convegno di oggi è quello dell’internazionalizzazione delle imprese. Prima di introdurre l’argomento odierno vorrei rendervi partecipi di un’esperienza che ha visto protagonisti Francesco Manicardi e il sottoscritto che si è poi tradotta nella stesura del libro “Per chi verrà dopo di me”, un viaggio che racconta la storia di una cooperativa attraverso le testimonianze di 11 vite, con l’introduzione a cura di Rino Formica e una lunga e piacevole intervista ad Ivano Barberini (Presidente dell’Alleanza Cooperativa Internazionale). La scelta di raccontare una cooperativa dall’interno - dovendomi immergere in una realtà a me poco conosciuta e sentirla raccontare quindi provare ad entrarne in contatto - è stata un’esperienza molto interessante e credo che un libro come questo sia utile anche per comprendere di più qual è la storia di questa azienda ma anche come si è sviluppata imprenditorialmente e come questo cambiamento ha coinciso con il mutare delle generazioni.

Danilo del Gaizo Vice Capo di Gabinetto del Ministero dello Sviluppo economico Tempi d’incertezza e tempi di crisi. L’Italia, in questo contesto è avvantaggiata o svantaggiata? Dentro questo quadro qual è la propensione della grande azienda?

Senza ombra di dubbio l’Italia è avvantaggiata; noi diciamo che il Sistema Italia è costituito da piccole e medie imprese - questo è vero perché la percentuale che presenta è particolarmente rilevante - ma vorrei anche ricordare che il tessuto delle piccole e medie imprese è predominante in tutta Europa. Se questo sistema procede ancora oggi, non dimenticando che viviamo nell’area più ricca del mondo, evidentemente qualche motivo c’è e ci consente di affrontare la crisi in maniera più serena. Per il sistema Italia la dimensione tipica di un’impresa è piccola o media, questo è un vantaggio come è un’opportunità l’internazionalizzazione in tempi di crisi: non solo perché la crisi finanziaria agevolerà l’integrazione globale dei mercati ma anche perché in questi momenti l’internazionalizzazione rappresenta un’opportunità consistente soprattutto per imprese che

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lavorano molto sulla capacità imprenditoriale innovativa e sulla creatività. Vorrei ricordare che si tratta di una situazione che s’inserisce nel più ampio sistema produttivo europeo; non a caso la Commissione Europea ha da poco lanciato lo Small Business Act che prevede misure che favoriscano la crescita, il dimensionamento e l’internazionalizzazione delle piccole medie imprese, i cui obiettivi sono quelli di migliorare la capacità manageriale, di favorire l’espansione e soprattutto di incentivare e sviluppare l’innovazione utilizzando appositi sostegni finanziari. È qui che un intervento di politica industriale seria deve puntare la propria attenzione, non attraverso regimi di aiuto passivo ma attraverso sistemi d’incentivazione intelligenti e misure mirate che favoriscano questo processo. A questo proposito vorrei aggiungere che la politica del governo in questo anno e mezzo procede nella giusta direzione, infatti il tema dell’internazionalizzazione è stato affrontato con l’accorpamento del Ministero di Commercio con l’Estero ed il Ministero dello Sviluppo Economico. Questo ci consente di guardare non più all’internazionalizzazione come un settore specifico ma come una porzione che va integrata nella più complessa

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politica di sostegno all’impresa, creando sinergie con quelle misure che servono ad assistere le imprese sul piano nazionale. Attraverso una serie di disegni legislativi, da poco entrati in vigore (nel caso specifico la legge n°99 del 2009) sono previsti in tema di internazionalizzazione una serie di importantissime misure: • un riordino degli enti d’internazionalizzazione; • una serie di misure che servono a incentivare questo progetto “resettando” le politiche governative in questo importante settore. In particolare è prevista una delega per il riordino complessivo degli incentivi verso le imprese; • la costituzione di un fondo per le imprese che possano unificarsi la cui finalità sia l’internazionalizzazione delle loro attività produttive. Sicuramente l’internazionalizzazione è uno strumento fondamentale per la maggior parte delle imprese che hanno una dimensione rilevante come rappresenta la testimonianza di CPL CONCORDIA. Certamente gli imprenditori italiani devono continuare a metterci il loro contributo di creatività e innovazione, dall’altra parte il settore pubblico deve prevedere misure adeguate per sostenerlo.

Massimo D’Aiuto Amministratore delegato della SIMEST Quali sono gli strumenti che Simest mette a disposizione in questo contesto economico? Questa è un’ottima occasione perché il settore delle utilities, che CPL CONCORDIA rappresenta con grande competenza e tradizione, è uno dei settori dove possiamo puntare di più. Gli strumenti sono diversi, la logica è sempre stata quella di affiancare strumenti finanziari all’impresa in tutte le fasi di sviluppo internazionale. Vorrei riassumervi brevemente gli step di uno sviluppo di aziende molto piccole. Si tratta di una prima fase embrionale: molto spesso aziende piccole o medie si aggregano per sviluppare dei progetti a livello internazionale e, prima ancora che abbiano definito un vero e proprio progetto singolarmente o insieme, hanno bisogno di creare una new company che deve poi integrare le diverse aziende in diversi settori. In questa prima fase è nato il fondo di venture capital, a totale rischio, che gestisce SIMEST con l’intento di affiancare le aziende che vogliono associarsi costituendo una società di aggregazione d’impresa per sviluppare insieme un progetto.

Quindi lo Stato rischia con il 49% del capitale iniziale di questa aggregazione. Notoriamente il sistema finanziario tradizionale non entra in questo tipo di attività, al contrario dei sistemi privati che entrano nel venture capital solo quando hanno la sicurezza di un altissimo margine (quindi in pochi casi). Noi sosteniamo l’azienda con un finanziamento agevolato gestendo un fondo pubblico ad hoc per lo studio di fattibilità e curiamo l’aspetto commerciale all’esterno, affiancandola nel radicamento sul mercato internazionale. Esistono due attività di punta che sono l’esportazione dei beni strumentali e l’insediamento produttivo all’estero. Su questo tipo di programma, il più avanzato per le aziende, ormai abbiamo un pacchetto formidabile di strumenti e attività. Fra questi la partecipazione al capitale di rischio su molti paesi, esclusi quelli più ricchi, dove è stato creato il fondo pubblico di venture capital. Viene gestito da SIMEST, quindi le aziende e i manager hanno un solo interlocutore che partecipa fino al 49% del capitale di rischio. Questo aspetto è fondamentale anche perché non interveniamo come una società privata che massimizza il profitto, al contrario il nostro obbiettivo è quello di sostenere e assistere lo sviluppo

delle aziende in tutti i mercati dove operiamo. Per definizione il venture capital nasce per rischiare in modo prudente. Abbiamo parlato del 49%, ora parliamo del restante 51% del capitale di rischio, che viene agevolato attraverso una provvista che l’azienda abitualmente attiva con una banca con la quale opera e sulla quale riceve un contributo in conto interessi che ne abbatte il costo in modo significativo. Se uniamo all’approccio sul capitale di rischio, lavorando per ottimizzare il progetto e mettendo a disposizione tutte le nostre competenze sui mercati e quelle di carattere societario legale, finanziario e normativo, ci si rende conto che il sostegno da noi offerto a un’azienda, che sviluppa un incremento molto forte sui grossi investimenti, utilizza la leva finanziaria per la ricerca anche in attività di project financing. Penso che esistano strumenti e attività in cui SIMEST può e deve essere sempre più al servizio delle aziende italiane che si sviluppano. La nostra attività è in espansione solo perché le aziende italiane sono estremamente qualificate. Nell’ultimo anno noi abbiamo lavorato circa il 25% in più che lo scorso anno, tra SIMEST e venture capital abbiamo preso 100 partecipazioni per circa 110 Milioni di Euro, svi-

luppando investimenti in queste società estere per circa 1 Miliardo e 300 Milioni di Euro, quasi tutti macchinari e impianti di provenienza italiana. Solo nell’ultimo anno le aziende fatturano oltre 3 Miliardi di Euro. Per dare un quadro della nostra partecipazione, attualmente annoveriamo nel nostro portfolio partner con oltre 400 partecipazioni in 84 paesi del mondo dove esiste un nostro investimento attuale di oltre 410 Milioni di Euro. Gli investimenti di queste nostre partecipate sono oltre 5 Miliardi di Euro con un fatturato complessivo che sta crescendo fino a raggiungere quasi i 9 Miliardi di Euro; questi dati per dimostrare che siamo di fronte a un’Italia che, nonostante la situazione critica nell’ultimo anno, è cresciuta in maniera esponenziale. Anche le infrastrutture e i servizi stanno crescendo visibilmente perché i nostri paesi esteri hanno dato un notevole risalto allo sviluppo di questo binomio. I nostri numeri sono la testimonianza di un’Italia che lavora davvero basandosi sull’economia reale.

Wainer Marchesini Presidente WAM Group Ci sono tante scuole di pensiero circa l’internazionalizzazione: io faccio riferimento alla mia esperienza, quella di titolare di un’azienda da me fondata nel 1969, attiva nella costruzione di macchine utilizzate per il trattamento dei prodotti in polvere e granuli, che oggi conta 2000 dipendenti, 20 sedi produttive nel mondo, con 33 filiali trading e 50 brevetti internazionali. I capisaldi che hanno contribuito al successo dell’impresa sono stati soprattutto il rapporto diretto con la clientela, senza intermediari, e la produzione localizzata, per adattare i prodotti ai bisogni dei diversi mercati [...] [Non è qui possibile riportare integralmente l’articolato intervento del Presidente Marchesini, perchè strettamente legato alla presentazione multimediale che lo ha accompagnato. La stessa è reperibile sul portale www.cpl.it]

Alessadro Bianchi Presidente Mesogea, già Ministro dei Trasporti La formazione scolastica dei giovani d’oggi è quella corretta per l’inserimento futuro nel mondo del lavoro? L’atteggiamento generale rispetto all’internazionalizzazione è giusto?

Credo che l’obiettivo principale sia quello di creare un terreno in cui è necessario incrementare la conoscenza attraverso i dipartimenti universitari e i centri di ricerca. Fare incontrare questa ricerca con il mondo dell’impresa è uno degli obiettivi di Mesogea (la società di cui sono Presidente), infatti al suo interno sono presenti due grandi centri di ricerca e trasferimento: il Censis e l’Unimed, un consorzio di 84 università e centri ricerca dell’area mediterranea. Questi costituiscono due soggetti in grado di elaborare ricerca e alta formazione; contemporaneamente sono presenti una serie di operatori prevalentemente in mobilità, ovvero gente che per esercitare il proprio mestiere sempre meglio ritiene, periodicamente ma con una certa continuità, di acquisire conoscenze e formazione di alto livello da quelle componenti della società in grado di fornirlo. Ci sono alcune considerazioni che testimoniano l’utilità di questo scopo: la prima è che, rispetto ai paesi avanzati quindi rispetto al resto d’Europa, esiste un basso livello di capacità innovativa da parte del sistema delle imprese, certamente vicino allo zero se parliamo delle piccole e medie imprese. Questo accade da una parte per mancanza di risorse da investire o per mancanza di strumenti culturali

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dall’altra perchè il trasferimento di risorse pubbliche nel settore della ricerca è rallentato. Si tratta di attivare questi due fronti e fare in modo che il mondo universitario e quello della ricerca bilancino meglio la loro produzione che ancora oggi è in larga misura produzione di ricerca di base e in misura ridotta di ricerca applicata. Questo accade un po’ per tradizione nel mondo della ricerca, che tende a chiudersi su se stessa, perché non viene effettuata la ricerca applicata in assenza di ricerca di base. Occorre anche che il mondo dell’impresa sappia formulare meglio le proprie domande nei confronti del mondo della ricerca. Mesogea si occupa di questo incontro tra mondo del’impresa e mondo della ricerca, prevalentemente in un ambito particolare che è quello del Mediterraneo. Per motivi istituzionali e di ricerca ho frequentato spesso quest’area e mi sono reso conto che parlare di Mediterraneo è sempre stata una singolarità, questo perché costituisce un naturale riferimento all’Europa che ha una scarsissima attenzione nei confronti di questo territorio, esattamente l’atteggiamento opposto rispetto a quello verso tanti altri paesi. Questo non è concepibile perché l’Europa non

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può non confrontarsi con un mondo che presenta caratteristiche sociali, culturali ed imprenditoriali simili, altrimenti rischia di rendere solido quel confine impalpabile, che ha creato quando si è costituita come Unione Europea. Ciò non si può presidiare perché la spinta che dal mondo della riva sud del Mediterraneo arriva verso il mondo europeo è un flusso che tenderà ad aumentare in maniera esponenziale: dobbiamo saper interpretare. Motivo per cui occorre un’attenzione particolare a quest’area che da 15 anni è ridiventata uno dei maggiori traffici mondiali di spostamenti. E’ evidente che la crisi attuale ha raffreddato questo passaggio, ma è altrettanto evidente che questo fenomeno riprenderà: è necessario attrezzarsi ora per poi trovarsi bene prossimamente. Un’attenzione particolare va data alle imprese del Mezzogiorno; se è importante fare in modo che aumenti il tasso di innovazione delle imprese nazionali, in campo Mediterraneo lo è ancora di più per quelle del Mezzogiorno, per l’ovvia ragione del permanente ritardo che le investe. Il problema qui si moltiplica per cento perché a volte è difficile trovare l’impresa da innovare. Tuttavia fare impresa nel Mezzogiorno sarà uno dei prossimi obiettivi. Abbiamo infatti stabilito di

fare insieme a Confindustria Giovani Imprenditori un ciclo di convegni per far incontrare il mondo della ricerca, sviluppo e innovazione con le imprese, a favore delle imprese.

Irene Pivetti Presidente Fondazione Learn To Be Free Già Presidente della Camera dei Deputati Visto che parliamo di una cooperativa in cui l’elemento della socialità è un aspetto costitutivo, la responsabilità sociale è un peso che l’impresa deve pagare per il contesto che la circonda o può essere un’opportunità? Learn To Be Free è una realtà che esiste da poco più di un anno e mezzo, ma con un’estensione territoriale molto buona per la breve vita. Il suo nome fa riferimento alla formazione, è deliberatamente un gioco di parole: la libertà s’impara, non è un dato scontato ma richiede formazione. Durante questi anni, quelli trascorsi in politica, quelli al di fuori e gli anni dedicati alla televisione, per il solo fatto che ero stata identificata come un volto pubblico ho ininterrottamente ricevuto lettere che chiedevano di risolvere problemi legati all’ambito lavorativo e

occasionalmente sanitari. Questa domanda così costante richiedeva una risposta che andasse al di là del tentativo di risolvere i casi specifici, dando vita ad una iniziativa che avesse un valore sociale. Learn To Be Free è una fondazione con questi obiettivi; così inizialmente il mio tentativo era quello di dare una risposta classica, ovvero “Formiamo il disoccupato”. È stato davvero breve il tempo per comprendere due aspetti: • l’universo della formazione in Italia è molto più complesso di quello che si immagina ed è necessaria un’indole che non tutti possiedono; • la formazione non era la risposta che cercavo perché un disoccupato formato è molto meglio di uno ignorante, ma ciò non significa che diventi un occupato. Ho deciso quindi di utilizzare comunque questo strumento, la consulenza alle società, offrendo ad imprese italiane e multinazionali una consulenza che iniziava con le relazioni istituzionali e poi sfociava e si articolava in un’assistenza di carattere più strategico, avvolto dalla comunicazione. Questa competenza maturata negli anni all’interno dei settori più disparati, ho pensato di metterla a servizio di un obiettivo sociale. Così nasce la prima Onlus che svolge attività di con-

sulenza con finalità sociale, quindi interamente no profit. Noi creiamo lavoro creando imprese, facendo crescere le imprese che già esistono, salvandole dalla crisi, generando posti di lavoro, occupandoli con i destinatari finali dell’attività, che restano sempre quei soggetti ai quali andava la nostra attenzione anche nella primissima fase di nascita. La nostra attività è unica in Italia, e la creazione d’impresa nella grandissima maggioranza dei casi si concretizza nello spiegare all’imprenditore le risorse di cui in realtà già dispone attraverso il sistema pubblico, ma che spesso fatica ad elaborare. Quest’opera di alfabetizzazione al diritto che noi facciamo è ancora necessaria e lo sarà sempre: diffondere questo tipo di conoscenza non è sufficiente ma è una premessa necessaria per poter favorire la crescita d’impresa. La nostra attenzione è rivolta alle piccole e medie imprese, le grandi imprese ragionano su altri ordini di grandezza e hanno altri strumenti per rapportarsi all’istituzione pubblica e al sistema delle agevolazioni. Non facciamo comunicazione della nostra attività perché essendo un’Onlus e avendo risorse scarsissime siamo fondati per una grandissima parte sul volontariato - facciamo molta fatica a seguire le domande

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che riceviamo attualmente. In Italia abbiamo impostato circa 40 progetti e ne abbiamo 3 - 4 avviati all’estero, per questa ragione il nostro nome è in inglese. Accanto a questo tipo di consulenza (i propri diritti e gli strumenti di cui ci si può servire) vengono fornite competenze di natura differente per individuare uno o più partner industriali necessari o partner finanziari privati, capitale di rischio e tutta l’attività di comunicazione qualora sia necessaria. È una realtà complessa, articolata e sempre differente visto che ogni caso ha una sua singolarità. Noi facciamo lobby per far crescere l’impresa e questo credo sia il modo in cui debba incarnarsi la responsabilità sociale. La responsabilità sociale è far prevalere l’utile sociale che l’azienda genera accanto all’utile economico: massimizzare l’utile sociale secondo me è il modo migliore per fare responsabilità sociale. La Onlus lavora per generare posti di lavoro, e i posti che genera li destina a quei soggetti che vengono definiti i non eletti ovvero quella prima fascia di disagio che non è ancora degrado sociale, non è ancora emarginazione ma è fatica di inserirsi nel mondo del lavoro. Ovviamente chiunque capisce che per mettere a lavorare gente così ci vuole formazione e, vi-

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sto che il mio ruolo non nè quello di fare il formatore, mi avvalgo di istituti di formazione privati che forniscono su richiesta la formazione di cui ho bisogno. Noi siamo dei potenti aggregatori di rete. L’ultimo step di questo percorso ci sta portando ad un’interessantissima interazione con gli enti locali, perché in questo cammino empirico dove l’unico metodo è cercare delle soluzioni concrete immediatamente applicabili, stiamo scoprendo che sono contemporaneamente dei soggetti deboli e delle potenti risorse. Quello che stiamo scoprendo e al contempo stiamo dimostrando con i fatti è che mettendo insieme tante debolezze in fondo si riesce a generare una forza, e questo non accade in maniera scontata ma bisogna necessariamente costruire un progetto e avere molta volontà e fermezza. Noi crediamo a questa formula come una formula vincente per la responsabilità sociale delle imprese e pensiamo che l’internazionalizzazione sia una delle leve da attivare. La responsabilità sociale non è un onere in più ma è un modo per razionalizzare il processo, per ottimizzarlo liberando risorse che alla fine massimizzano l’utile sociale.

Bobo Craxi Parlamentare italiano, già Sottosegretario agli Esteri Lei è stato sottosegretario agli Esteri; dalla prospettiva di politico del governo italiano l’internazionalizzazione come è vista sul nostro territorio? Alcuni grandi eventi di portata mondiale, come l’Expo 2015, sono fondamentali per l’affermazione dell’Italia? La riflessione principale che mi viene in mente riguardo all’internazionalizzazione delle imprese è che tutto questo non può avvenire se alle spalle non vi è un sistema Paese. Basta osservare la presenza italiana nel mondo che è una delle più massicce. Trattandosi però di un paese piccolo con determinate carenze, ci si domanda perché i livelli indicatori dell’economia, non solo per ragioni politiche ma anche strutturali, continuano a definirla una delle più grandi potenze industriali del mondo. È nota a tutti la nostra proverbiale capacità di rischio e al contempo d’innovazione politica, ma ci si chiede come si sia potuta sviluppare e cosa dovrebbe spingere la propensione di un comparto industriale come il nostro che per sua natura non è propenso ad uscire dal paese? La risposta è: una buona politica attraverso lo Stato, il

Governo, le Regioni, i Comuni e le Province e il modo in cui sostengono la propensione dell’economia italiana a fuoriuscire dai propri confini. Per certi versi c’è stato un periodo della nostra recente storia in cui questa propensione, o internazionalizzazione, è avvenuta. Si è trattato della “delocalizzazione”, che è stata uno strumento difensivo: non riuscendo più a fare impresa in Italia, a causa degli elevati costi di manodopera, è stato semplice pensare di radicarsi su un territorio straniero tipo la Romania o la Tunisia. Secondo il mio punto di vista, quando si parla di buona politica e di buona internazionalizzazione si dovrebbero prima cogliere ed intuire i nuovi mercati futuri, le nuove realtà produttive e innovative, fattori che determinano un ottimo competitor. Ciò che manca è un sistema di lobby, che non è di passare un weekend a casa dell’imperatore russo. Esiste un limite in questa propensione politica di presentare il nostro Paese come un insieme di commessi viaggiatori. Dico questo perché mi è capitato di svolgere questo ruolo per il nostro Paese, in occasione dell’Expo 2015, che è forse una delle istituzioni emblema della globalizzazione economi-

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ca mondiale: una grande fiera di esposizione campionaria, ciò rappresenta quello che secoli fa era il mondo coloniale dove l’interscambio commerciale in qualche modo anticipava quello che oggi è all’ordine del giorno, ovvero un’economia globalizzata. L‘Italia non ospitava l’Esposizione Universale dal 1912. Oggi l’Expo di Milano nasce dalla volontà di rappresentare un Paese dinamico, moderno, globale per eccellenza, dove viene riconosciuto un ruolo di grande capacità e propensione all’internazionalizzazione, e questo è il successo di un Paese che dona al suo popolo importanza attraverso vetrine e opportunità per tutti. L’esposizione universale, grazie all’intuizione del Sindaco Moratti, è stata voluta fortemente con la consapevolezza che fosse necessario rilanciare il ruolo del nostro Paese attraverso quella che può essere una delle tante occasioni. Il sistema Paese ha funzionato grazie alla presenza delle imprese italiane in molte zone del sud America e all’apporto di solidarietà in molti paesi dell’Africa. Quest’ultimo è un continente verso il quale continuerei a tendere lo sguardo, cosa che questo governo non fa, non soltanto perché continuerà ad essere un paese con una natalità in

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crescita ma anche produrrà grosse ricchezze, nonostante il reddito pro capite non sia buono. L’Italia dovrebbe cogliere la possibilità di essere il nord di quel sud. Questo lo si fa investendo e sviluppando una politica, conoscendo gli obiettivi e il ruolo che il nostro Paese vuole ritagliarsi nel mondo del futuro. La nostra presenza nel mondo non deve essere occasionale, legata ai nostri coraggiosi imprenditori e investitori, il cui successo è frutto della capacità immaginativa e dell’elemento di rischio che hanno offerto. Al contrario, deve provenire da una visione chiara del mondo, di un’Italia che si sa far rispettare ed è in grado di aprirsi nuove strade utilizzando una strategia di politica chiara e non confusa. CPL CONCORDIA è una realtà conosciuta ancora troppo poco nella nostra nazione, ma è necessario sottolineare che la cooperativa è in Europa uno degli esempi positivi che l’Italia può offrire.

Roberto Casari Presidente CPL CONCORDIA Come stanno insieme l’impresa e la cooperativa? Avere 110 anni dimostra che abbiamo superato tante difficoltà e tanti ostacoli. La nostra cooperativa ha un capitale oggi di 100 Milioni di Euro; 10 anni fa era di 10 Milioni di Euro. Ciò dimostra che in dieci anni abbiamo prodotto 90 Milioni di valore che abbiamo “messo da parte” come valore indivisibile, tra i soci che hanno contribuito a produrre questo valore, per tutto il tempo di vita della cooperativa. Ecco un diverso modello d’impresa – la cooperativa – con una fiscalità diversa rispetto a quella di un’impresa tradizionale ma con vincoli e obblighi enormi. Ecco la nostra diversità operativa e di visione su come internazionalizzare un’impresa.

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6° Convegno: NH Hotel, Ischia Francesco Borrelli Moderatore, ex Assessore alla Provincia e Parchi Aree Protette Questa è l’occasione per festeggiare i 110 anni di una cooperativa ricca di storia, tradizioni e sviluppo, che qui ad Ischia rappresenta una meravigliosa testimonianza del proprio operato attraverso la costruzione dell’impianto a gas metano che apporterà un risanamento ambientale utile per tutta l’isola. Ciò impedirà nei prossimi anni un ulteriore inquinamento dovuto al trasporto delle bombole. Dopo la Sicilia, Ischia è la prima isola che attraverso un gasdotto riceve il gas metano. CPL CONCORDIA non ha alcuna intenzione di limitare i suoi benefici, infatti sta cercando di intervenire e di accordarsi con le isole di Procida e Capri. Tutto è in movimento sul nostro territorio grazie a CPL che ha realizzato l’impianto e ad Ischiagas, la società che gestirà le utenze sull’isola. Oggi il gasdotto viene inaugurato formalmente attraverso la cerimonia di accensione della prima fiamma.

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Ritengo che per il territorio ischitano questo sia un momento molto importante e un passo avanti verso una tecnologia e una modernità sostenibile, con grande attenzione all’ambiente; ambiente che mostra un altro aspetto positivo: oggi è presente in sala il Presidente dell’Area Marina protetta Regno di Nettuno - Albino Ambrosio -, poichè l’isola di Ischia insieme a Procida ha ottenuto l’istituzione di un’area marina protetta.

Roberto Casari Presidente CPL CONCORDIA Oggi è un’evento particolare perché, oltre alla celebrazione dei 110 anni della nostra cooperativa, inauguriamo il nuovo gasdotto sull’isola di Ischia. Ho fatto della cooperativa il mestiere della mia vita. La storia del 1899 racconta di 382 disoccupati che hanno cercato di mettersi insieme provando a creare qualcosa di nuovo, dando vita ad una comunità il cui principio fondamentale era che stare insieme poteva migliorare il loro futuro. Così iniziarono a lavorare facendo delle bonifiche, compiendo il duro lavoro degli scarriolanti, una figura che si era sviluppata all’epoca e che naturalmente oggi non esiste più. Siamo diventati 1300 con un’età media di

38 anni. Nove le sedi in Italia e più del 50% dei soci sono persone che vivono al sud, ecco perché CPL viene definita la cooperativa del Mezzogiorno d’Italia. Abbiamo tre sedi all’estero: • Romania, per la gestione delle reti gas di 24 Comuni; • Algeria, con una sede che cura gli impianti di riduzione misura del gas; • Argentina dove ci occupiamo di gas e di socialità in particolare su 2 grandi città. I nostri settori sono principalmente le rinnovabili, il metano, le reti e la gestione calore. Stiamo completando quattro impianti fotovoltaici che si concluderanno e attiveranno entro la fine del 2009, tutti con una potenza di 1 megawatt. Nel 2010 abbiamo in programma altri 6 megawatt. Inoltre da oltre 30 anni siamo leader negli impianti di cogenerazione, oggi anche a da biogas. Quella che presentiamo oggi è l’opera più importante che CPL CONCORDIA abbia mai realizzato, un’opera da 20 Milioni di Euro con uno sforzo economico diretto molto importante Con un diametro di 25 cm è stato realizzato un metanodotto con 7 bar di pressione che ha le radici a Bacoli e percorre 13 km attraversando i fondali del Re-

gno di Nettuno fino a raggiungere l’isola di Ischia. Sull’isola poi una rete di circa 50 km raggiunge privati e utenze produttive. Utilizzare il metano è vantaggioso perché si risparmia dal 30% al 40% ma è importante anche perché è possibile sviluppare ulteriori benefici: il metano serve a produrre energia elettrica in autonomia grazie alla cogenerazione e alla trigenerazione ed è utilizzabile anche come combustibile per le auto – aspetto, questo, estremamente importante. Fare dell’isola Verde un luogo dove, attraverso il metano, si può vivere serenamente è sicuramente una risorsa per preservare l’ambiente e la salute. Più volte la nostra cooperativa si è esposta per il Mezzogiorno d’Italia, perché crediamo sia un territorio che ha tante opportunità da offrire che vengono valorizzate poco e male. Noi abbiamo sempre creduto in quest’area e questo progetto dimostra la nostra dedizione, che non ha solo fini economici.

Giuseppe Ferrandino Sindaco di Ischia Realizzare questa infrastruttura ha comportato consistenti problemi all’Amministrazione comunale: Lei come ha reagito?

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Sono dovuti i ringraziamenti verso un’azienda che si è dimostrata serissima e a tutti coloro che hanno reso possibile questo enorme progetto. D’obbligo il ringraziamento verso la vecchia amministrazione che è stata così intuitiva da approvare un’opera di questa portata. Il mio mandato è iniziato quando le carte erano già in tavola. Un’opportunità che non si è lasciata sfuggire e che io ho ereditato già con tante difficoltà. I problemi, a causa del passaggio della condotta sottomarina, sono stati innumerevoli, addirittura la vecchia amministrazione aveva richiesto di operare con un sistema alternativo e per assicurare la distribuzione era stata espressa la volontà di creare un serbatoio di gas su Ischia. Io mi sono opposto a questa richiesta perché sapevo che avrebbe snaturato la specifica tecnica e finalità del progetto, successivamente si sono ricreduti e hanno compreso la giusta causa. Credo che tra qualche anno si farà davvero fatica a ricordare come si stava quando il gas non era presente sull’isola. Questo è un grande momento di sviluppo per il nostro comune e nel futuro per l’intera isola e per la vicina Procida; con l’organizzazione di tutti sono in atto i procedimenti per dare il via a quest’opera migliorati-

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va che offre grandi risparmi e progresso sostenibile. Ischia ha grossi problemi di approvvigionamento energetico; quest’anno abbiamo subito dei disagi sostanziali a causa di un blackout nel mese di agosto che ha provocato enormi difficoltà ai privati e a tutte le attività ricettive e turistiche del territorio. Credo quindi che i vantaggi che offre un impianto di questo tipo siano visibili a tutti. Un’impresa che ha creato complicazioni alla cittadinanza perché i lavori andavano realizzati e le condotte dovevano passare sotto i manti stradali, ma è stata un’impresa operativa che è sempre venuta incontro alle esigenze della popolazione e dell’amministrazione comunale, cercando di creare il minor numero di disagi possibile. “Un’impresa degli uomini invisibili”, la si può definire così. Lavori che si sono svolti spesso e volentieri durante le ore notturne, che hanno poi dato garanzia di professionalità e serietà. I benefici che si avranno ripagheranno la cittadinanza. Un connubio felice, quello tra l’amministrazione Comunale di Ischia e CPL CONCORDIA: auspicavo, durante il mio mandato, di essere presente qui oggi e di vedere concludersi un’opera di questa entità. So che non è stato semplice ricevere le autorizzazioni per l’appro-

vazione e la messa in opera della condotta sottomarina. È stata tolta la Posidonia, in séguito è stato chiesto di poterla reimpiantare: questo è stato un caso unico a tutela e salvaguardia dei nostri mari. Alla società va il merito di aver coinvolto le aziende isolane soprattutto per la manodopera e per i futuri lavori che si dovranno realizzare sugli allacci per le singole utenze. Si sono svolti e si svolgeranno corsi di formazione per le aziende ischitane, aspetto questo che in momenti di crisi come quello che attraversiamo si rivelerà fondamentale per la nostra economia. Mi auguro che questa sinergia non si concluda qui perché sono convinto che si possa realizzare qualcosa anche nel campo del fotovoltaico. Inoltre, attraverso la vostra consulenza, si potrebbe sfruttare quell’enorme tesoro che è l’energia geotermica, un’altra occasione di sviluppo sostenibile per l’isola.

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Antonio Marzano Ex Presidente del CNEL

Protagonista di un grande progetto che ha coniugato perfettamente sviluppo energetico e tutela dell’ambiente, come si può fare questo e soprattutto in che modo si sta sviluppando sul territorio nazionale e, nel caso specifico, sull’isola di Ischia? Viviamo in un Paese in cui siamo abituati ad essere messi a conoscenza di tutto ciò che non funziona; sarebbe bene che ciò che invece sortisce esiti positivi venisse reso pubblico, altrimenti la rappresentazione complessiva della società italiana viene alterata. Ho fatto il Ministro per quasi cinque anni occupandomi enormemente di energia, e la prima cosa sulla quale impiegai le mie forze fu la legge sblocca centrali: “autorizzare e semplificare”. La politica del Governo era stata ridurre la quota di mercato dei grandi monopolisti energetici, che è un modo per accrescere la concorrenza ma che, secondo me, per far crescere la capacità di produzione, permettendo di entrare nel mercato non solo ai grandi monopolisti ma anche alle imprese minori. Dunque più concorrenza e più capacità produttiva. Da sempre lo sviluppo viene associato alla costruzione delle infrastrutture necessarie. A questo

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proposito mi viene spesso chiesto come si coniuga la politica energetica con la qualità della vita; la mia reazione è condizionata dal tipo di studi che ho fatto: trovo che senza energia la qualità della vita sarebbe sicuramente peggiore. Molte cose ci distinguono dagli animali, una di queste è che l’uomo scopri il fuoco, e questo ha migliorato sostanzialmente la qualità della vita che da quel momento ad oggi dipende enormemente dall’energia. La storia dell’umanità in larga parte è una storia di fatiche disumane, la schiavitù in passato esisteva anche per questo. Certo l’abolizione della schiavitù è dovuta ai principi di civiltà ma probabilmente, se l’uomo è stato liberato dallo schiavismo e sfruttamento in ambito lavorativo lo si deve esclusivamente all’energia: le macchine si sono sostituite alle fatiche dell’uomo. Una volta capito che l’energia migliora la qualità della vita, voglio avanzare una riflessione riguardo la distribuzione della stessa sul territorio nazionale che è ben organizzata al contrario delle isole, difficili da raggiungere perché per definizione sono isolate. La prima isola per la quale ho combattuto enormemente perché fosse raggiunta dall’energia è stata Ginostra (Stromboli). Dal Ministero vennero sollevate problematiche enormi a tal proposito, perché figli

di personaggi aristocratici e intellettuali preferivano trascorrere la loro settimana di vacanza sull’isola a lume di candela. Il lume di candela è sicuramente bello, intellettuale e profondo ma tecnicamente per gli abitanti, che non trascorrevano solo parte delle loro vacanze bensì 365 giorni l’anno, avere l’energia fu un immenso passo avanti. Un passo avanti che stiamo cercando di portare anche sull’isola di Procida e che oggi inauguriamo sull’isola di Ischia. Nelle nostre intenzioni c’è sempre stata la volontà di distribuire energia pulita: il metano è più pulito di tutte le alternative fossili, al contrario del gasolio che inquina e costa di più. Così come costa di più l’energia che arriva dalle centrali elettriche, che generalmente viene dispersa per quasi il 40% durante il processo di distribuzione. Un’altra iniziativa da me fortemente voluta sono i certificati bianchi e verdi: il certificato bianco che incentiva il risparmio dell’energia e il certificato verde che incentiva l’uso dell’energia rinnovabile. Dobbiamo capire che l’apparente contrasto fra la necessità dell’energia e l’ambiente è destinato nel medio e lungo periodo a scomparire perché la possibilità di continuare a produrre energia con le fonti tradizionali - il petrolio- durerà secondo i calcoli ancora 39 anni. Se vogliamo ragionare egoisticamen-

te, per molti potrebbe non esserci la necessità di preoccuparsene oggi, ma i giovani sono il nostro futuro ed è giusto salvaguardare il loro avvenire e quindi darsi da fare oggi per rendere un domani la loro vita migliore. Ennesima linea d’intervento è “diversificare”, noi ne abbiamo un grande bisogno soprattutto per le fonti e l’origine geografica delle energie. Dobbiamo evitare questa dipendenza perché in seguito si trasformerà anche in una dipendenza economica che arricchisce solo un territorio anziché diversificarlo. Queste opere infrastrutturali e ambientali sono la definizione di progresso che è anche miglioramento della qualità della vita.

Fabrizio Tondelli Direttore Generale Operativo CPL CONCORDIA Questi venti anni di esperienza in CPL li ricordo con enorme piacere, sono anni ricchi di lavoro e di crescita. Dal 1980 ci occupiamo di energia e fonti rinnovabili, siamo partiti dalla micro cogenerazione; per portare la cogenerazione all’interno delle abitazioni, ovvero utilizzare entrambe le energie, quella elettrica e il calore. In questo siamo stati ostacolati dalle grandi società (Enel in primis), fu un processo naturale

perché eravamo gli antagonisti: fu fatto un esperimento poi abbandonato. Questa è ancora un’idea vincente perchè economica, utile e rispettosa dell’impatto ambientale. Nell’ambito della refrigerazione utilizziamo gli assorbitori, una tecnologia che può essere abbinata a piccoli impianti di cogenerazione con una produzione di energia elettrica e, attraverso gruppi di assorbimento, in estate, può trasformare il caldo in freddo. Ancora nel settore del risparmio energetico abbiamo sviluppato impianti di teleriscaldamento urbano: il più importante è quello di Predazzo, in Trentino, con una centrale termica che combina diverse fonti di energia come metano e scarti legnosi. Da 3 anni, sempre in Trentino, nel piccolo comune di Carano è in funzione il nostro primo campo fotovoltaico: con una potenza di 500 kw sta incrementando di anno in anno il proprio rendimento, con una crescita di produzione di energia fotovoltaica del 7-10% l’anno. Le discariche sulle quali si possono sviluppare tante attività non sono solo luoghi dai quali proviene cattivo odore. Nella discarica (che viene totalmente bonificata) si possono produrre energie in modo molto efficace, dall’estrazione di grandi quantità di biogas che essa emette.

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Anche la pubblica illuminazione può essere prodotta e realizzata attraverso il risparmio energetico. Attualmente si possono concretizzare enormi opere con il risparmio energetico, basta impiegare le giuste risorse, l’approfondita ricerca e un pizzico di immaginazione.

Donatella Bianchi Giornalista RAI e conduttrice di Linea Blu L’isola necessita di un progresso di azioni sempre maggiori; quali consigli vorresti darci e che impressioni hai rispetto alle varie iniziative già attuate che portano linfa sul territorio ischitano? Questo mare lo conosco molto bene perché sono 16 anni che Linea Blu cerca di raccontare il Mediterraneo non solo come area marina ma anche come la terra vista dal mare. Un bene che è al centro della nostra missione: la definisco tale perché noi ogni anno cerchiamo di monitorarlo raccontandolo attraverso le registrazioni dei cambiamenti e delle trasformazioni ma naturalmente gran parte dei problemi che lo riguardano arrivano dalla terra. Ecco il binomio. Vorrei ringraziare personalmente l’impegno e la volontà di tutti quelli

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che hanno permesso la realizzazione di questo metanodotto; in certo senso, un ponte sottomarino che collega Ischia alla terraferma e che fa di questa isola, che ha delle grandissime potenzialità, un’isolacontinente. La volontà di reimpiantare 1600 mq di Posidonia oceanica, con un investimento economico anche molto rilevante, è una tangibile dimostrazione della sensibilità che caratterizza questa cooperativa. Lo si evince anche dal lavoro che è stato fatto nel contenere un impatto acustico che poteva danneggiare la presenza dei cetacei che abitano queste zone e per i quali è stato costruito un grande canyon in modo da proteggere questi mammiferi, che transitano in questi mari, durante la costruzione dell’impianto. Un doveroso grazie anche da parte di tutti gli abitanti del mondo sottomarino che generalmente lì sotto subiscono veramente ogni genere di affronto. In questi giorni siamo stati molto presi dall’emergenza sulle coste del Gargano: nove spiaggiamenti di cetacei non sono un dato irrilevante, è un’indicazione pericolosa di quello che sta accadendo che non ha cause patologiche o patogene provenienti dal mare, probabilmente le cause vanno ricercate all’esterno di que-

sto mondo. La capacità di proteggere il nostro mare sta nel fatto che dovremmo cominciare a ragionare in maniera diversa nell’approcciarci verso di esso, un mare piccolo che rappresenta solo lo 0,8% della superficie di mare e di oceani del nostro pianeta (il 70% di esso è occupato dalle acque), ma un mare seppur in piccola percentuale estremamente stressato, con il 30% dei passaggi commerciali e il 25% degli idrocarburi. In questo difficile contesto risalta la sensibilità di una cooperativa come la vostra che, nel momento di crisi che attraversiamo, ha avuto il coraggio di investire anche per reimpiantare quel fazzoletto di Posidonia oceanica che però è alla base di una catena trofica fondamentale.

Salvatore Lauro Senatore e Amministratore Trasporti Lauro Nel momento in cui non c’è più la necessità di trasportare via mare il gas, i passaggi inquinanti dal golfo di Napoli ad Ischia diminuiscono. Cosa ne pensa Lei, che è da sempre un sostenitore della difesa e tutela dell’isola di Ischia, in Italia e nel mondo.

Nel porgere i più sentiti ringraziamenti per avermi permesso di essere qui in questa importante giornata, desidero motivarvi le ragioni della mia felicità. Esprimo l’orgoglio da ischitano per aver visto la creazione della prima opera di metanizzazione su un’isola minore. Seconda ragione: durante la mia decennale attività di Senatore della Repubblica Italiana ho avuto modo di apprezzare la dedizione ed il lavoro che il Ministro Marzano ha impiegato per il sostegno delle isole minori. Ma ho avuto anche modo di conoscere un altro collega, Lorenzo Diana, insieme al quale ci dedicavamo agli aspetti parlamentari della nostra attività. Terzo motivo: la ricchezza e l’impegno che CPL CONCORDIA offre da 110 anni a questa parte. Altro ringraziamento doveroso va alla realizzazione del lavoro, che è iniziato e si è concluso con un buon esito e da oggi produrrà i suoi frutti. Questo è un avvenimento raro in Italia, poiché vengono aperti i cantieri per la costruzione di tante opere infrastrutturali e poi a metà strada vengono regolarmente abbandonati. Altro aspetto è che il mare divide le terre ma unisce gli uomini.

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Abbiamo cercato di mettere insieme l’Arcipelago Campano, di cui sono il Presidente, e mille operatori turistici al fine di creare un brand da portare all’estero attraverso l’innovazione tecnologica. Questo ha reso possibile la riappacificazione delle due isole antagoniste, Ischia e Capri, che hanno iniziato a oltrepassare i confini europei attraverso la comunicazione. Un cambiamento simile ci permette di comprendere la necessità di fare squadra e di creare un sistema solido. CPL possiede questi valori e, grazie alla volontà, con questa iniziativa ha dato lustro ad un’isola minore. Da questo momento in poi ci deve essere l’approvazione per un altro processo importante che è quello di fornire alle auto isolane la possibilità di utilizzare il metano già distribuito all’interno delle loro abitazioni: sarebbe importante anche per cercare di portare avanti il manifesto che Ischia è l’isola del verde e del benessere, un’isola sostenibile dove è necessario pensare meno alla quantità e più alla qualità.

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Lorenzo Diana Senatore della Repubblica Il tema che Le chiediamo di raccontarci quest’oggi è legato allo sviluppo imprenditoriale sul nostro territorio. CPL ha una forte presenza nei territori del Sud, Lei è un noto sostenitore del Mezzogiorno: che tipo di collegamento c’è? Sono stato uno dei primi in Campania ad avere il privilegio di conoscere CPL, e ne ho apprezzato la dote del coraggio: in un provincia come quella casertana ci vuole un grosso coraggio ad investire le proprie risorse in un territorio dove non c’era la disponibilità di metanizzare con società solide in loco. Durante una collaborazione con il Prefetto e alcuni comuni commissariati trovammo la disponibilità di una società che era a noi sconosciuta; da parte loro ci fu la risolutezza nel mettere piede su un territorio come il Mezzogiorno e realizzare l’opera nei tempi programmati. Per questa ragione apprezzo e ammiro sempre più CPL CONCORDIA che, con gli stessi propositi di allora, attraverso la cerimonia di oggi dimostra di mantenere la stessa professionalità e serietà. Un altro ricordo è legato a una visita che ho compiuto tempo fa insieme al Presidente Casari presso

la discarica reggiana di Novellara. Avevo il piacere di verificare con i miei occhi che tipo di progetto fosse e, arrivati in un parco con tanto prato verde, mi resi conto che pochi metri di distanza mi separavano da questa discarica che non presentava affatto i cattivi odori e il tipico aspetto disastroso. Ho avuto la possibilità di conoscere questa cooperativa che presenta 110 anni di lavoro vero, di coraggio, di solidarietà e di volontà. La stessa che si è voluta misurare nel Mezzogiorno d’Italia, per tutti notoriamente un territorio difficile e poco approcciabile ma che, con i giusti compromessi, ha portato benefici e capacità di crescita. Una cooperativa che possiede valori e principi tangibili e che produce lavoro che rispetta la dignità umana. Noi parliamo di divario del Mezzogiorno rispetto al resto d’Italia, ma il maggior divario sta nella insufficiente dotazione delle reti infrastrutturali e quelle pertinenti la sostenibilità ambientale non devono essere viste come un lusso rispetto ad altre ma come una necessità. Più energia meno sofferenza e più progresso; in questo modo l’energia segna la crescita di un paese, per questa ragione il gasdotto è una conquista fondamentale. Quest’opera rappresenta un pic-

colo passo avanti rispetto al divario che vi è tra il Mezzogiorno e il resto d’Italia. In questo modo potremo avere un territorio in grado di coniugare sempre più e sempre meglio mercato, sicurezza, in modo che ci sia maggiore dinamismo anche in quest’area.

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6 Convegni  
6 Convegni  

Il libro è una sintesi fedele dei sei convegni che - tra maggio e dicembre 2009 – si sono svolti in alcune tra le principali città italiane...