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L’USO E L’ABUSO PUBBLICO DELLA STORIA

Laboratorio a cura di Lapsus Docente responsabile: Lucio Valent Lezione ispirata dal libro L’abuso pubblico della storia di Aldo Giannuli


“LA STORIA E’ IL SUO USO PUBBLICO”

•  “Uso pubblico della storia”: espressione coniata nel 1986 da Jurgen Habermas

•  Nicola Gallerano: “uso pubblico” ≠ “uso politico” •  Nasce l’espressione “abuso pubblico della storia”: ricorso alla storia da parte di esponenti politici e a fini di consenso


“LA STORIA E’ IL SUO USO PUBBLICO”

•  Le scienze naturali possono essere utili anche senza

un loro uso pubblico, hanno una ricaduta tecnologica. Ma la storia al di fuori della comunicazione delle sue acquisizioni a cosa serve?


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Tucidide scrive le sue Peloponneasiache con un intento tutto politico

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Machiavelli usa le sue ampie conoscenze storiche per fornire consigli e legittimazione al Principe. (“storiografia del Principe”)

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Gabriel de Mably usa la storia per coltivare le virtù repubblicane dei lettori e per orientarne le scelte politiche. (“storiografia della repubblica”)

LO STORICO HA SEMPRE AGITO IN VISTA DELL’USO POLITICO DEL SUO LAVORO


E OGGI? Il contesto internazionale è mutato fortemente in conseguenza dei cambiamenti avvenuti negli ultimi trent’anni. Possiamo distinguere tre grandi campi in cui questi mutamenti sono avvenuti.

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Economia: piena affermazione di un regime liberoscambista, crisi del welfare, dominio della finanza sull’economia reale

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Geopolitica: fine dell’Urss, passaggio da sistema bipolare a ordine monopolare a guida Usa

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Cultura: forte disorientamento della politica relegata a pura amministrazione; all’economia è affidato il ruolo di governo; fine della stagione progressista e affermarsi delle teorie neoliberiste


REVISIONISMO STORICO E NEOLIBERISMO

La svolta neoliberista ebbe il suo principale terreno di battaglia nella storia e il suo principale alleato nel revisionismo. Non si trattava però solo di liquidare l’eredità culturale del marxismo, ma bisognava risalire fino alle origini, identificate nel giacobinismo.

IL CAPOSTIPITE DI QUESTA SCUOLA DI PENSIERO

Edmund Burke, deputato whig, fu un implacabile accusatore della rivoluzione francese. Contrapposizione tra rivoluzione francese e mito della gloriosa rivoluzione inglese del 1689. Il nemico non si trova tanto nel terrore giacobino quanto piuttosto nell’idea egualitaria della rivoluzione francese.


FRANÇOIS FURET

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Furet recupera il mito della Glorious Revolution del 1689 Per Furet la causa dello svolgimento particolarmente violento della rivoluzione francese risiede nelle caratteristiche ideologiche del giacobinosmo. Scorrettezze metodologiche: 1.compara l’intero ciclo rivoluzionario francese con il solo momento del 1689 2. uso non equilibrato delle fonti prese in considerazione Il successo delle tesi di Furet è stato determinato proprio dall’”uso pubblico della storia”: la polemica si è svolta sui mezzi di comunicazione di massa. Furet era mosso da un disegno politico e usava la ricerca storica per fornire un supporto culturale a degli orientamenti politici.


ERNST NOLTE

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Nolte spiega il fascismo come reazione alla rivoluzione russa.

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Per Nolte i crimini nazisti sono da relativizzare a quelli del comunismo.

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Secondo Nolte il fascismo è stato un fenomeno unitario, caratterizzato da una contaminazione di elementi nazionalisti e socialisti e ha avuto successo solo dove operava un forte movimento marxista.

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Errori: 1. la vittoria dei movimenti fascisti e l’affermarsi di movimenti autoritari di destra segue la fine del movimento rivoluzionario leninista e va oltre i limiti della reazione a essi 2. il fascismo trova le sue radici nella crisi ideologica tra ‘800 e ‘900, molto prima della rivoluzione russa.

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L’operazione storiografica di Nolte mirava a far perdere al fascismo ogni suo tratto distintivo per diventare una for ma di antibolscevismo militante, in modo da rimettere in gioco la destra fascista in un più ampio fronte anticomunista.


Sicuramente il revisionismo ha posto una serie di problematiche concrete e ha dato un contributo indispensabile nell’evidenziare la complessità di fenomeni che erano stati semplificati all’eccesso. Non ha quindi un valore negativo in assoluto.

Il revisionismo storico ha cercato di portare a termine un’operazione ideologica basata su due fondamenti: 1.  Svincolare l’idea di libertà da quella di eguaglianza 2. 

Depurare la modernità dal principio rivoluzionario


UN ESEMPIO EXTRAOCCIDENTALE

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India e Cina hanno visto svilupparsi un filone culturale di ripensamento critico riguardo le influenze occidentali, inizialmente in campo filosofico-letterario e poi anche storiografico La storia studiata e costruita dai popoli delle ex colonie è fortemente etnocentrica, concentrata sulla riscoperta di sé e sul bisogno di emancipare la propria cultura da quella coloniale Cina e India hanno una produzione storiografica molto vasta , ma appunto per lo più relativa al proprio passato e al proprio posto nella realtà contemporanea


…IN CONCLUSIONE…

Come abbiamo detto all’inizio la storia è il suo uso pubblico. Lo storico non potrà mai essere neutrale, in quanto ha una propria formazione e dei propri preconcetti. La storia esige sempre una scelta di quello che è significativo nella totalità degli eventi e questo implica una decisione che non è neutra. A influenzare lo storico vi è sicuramente anche il contesto in cui vive e lavora: ogni canone si forma sulle domande che il presente pone al passato e che inevitabilmente cambiano nel tempo. Quello che è importante per una sana e corretta produzione storica sono essenzialmente due fattori: 1.  la correttezza metodologica 2.  la precisione scientifica


slide laboratorio abuso storia 2011  

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