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editoriale

VACCINI IN AZIENDA, SI PARTE In totale accordo con le linee di indirizzo e il quadro regolatorio univoco a livello nazionale, anche a Salerno le imprese potranno - a partire da maggio - concretamente contribuire alla realizzazione del piano vaccinale. Il primo comparto economico coinvolto sarà quello del turismo, seguiranno via via tutti gli altri settori

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attere il virus è possibile. Dal 27 dicembre scorso, data che passerà alla storia come Vax day, il primo giorno della vaccinazione contro il coronavirus - il mondo intero sta coltivando la speranza di uscire definitivamente fuori dalla morsa della pandemia proprio grazie ai vaccini anti-Covid 19. La soluzione esiste ed è arrivata dalla scienza in tempi record ma, perché risulti realmente efficace, occorre garantire un sistema di vaccinazione di massa efficiente, cui in tanti scelgano volontariamente di aderire. A potenziamento della rete vaccinale ordinaria, nelle scorse settimane il governo italiano di intesa con Confindustria, Sindacati e Inail ha deciso di aprire alla somministrazione dei vaccini anche i siti aziendali, canali paralleli e non alternativi a quelli più strettamente sanitari. In totale accordo con le linee di indirizzo e il quadro regolatorio univoco a livello nazionale, anche a Salerno le imprese potranno - a partire da maggio - concretamente contribuire alla realizzazione del piano vaccinale. Il primo comparto economico coinvolto sarà quello del turismo che, alla possibilità offerta di vaccinare i suoi lavoratori, ha risposto in modo solerte, ampio e convinto. Per gli operatori turistici, l’avvio rapido della campagna vaccinale è infatti fondamentale per consentire la ripresa del settore e gettare le basi per una rete di sicurezza essenziale in vista dell'imminente stagione estiva. L’organizzazione logistica - soprattutto grazie alla disponibilità dell’Asl Salerno - via via va componendosi e perfezionandosi anche per tutti gli altri comparti, per cui siamo fiduciosi di poter presto dare avvio a una fase chiave per contrastare la pandemia e innescare, finalmente, una ripresa economica significativa. C’è bisogno di ricominciare. Ricominciare a guardare avanti, a disegnare un mondo non più provvisorio e a crescere. Per farlo, coraggio e pianificazione saranno determinanti. La sfida reale, per molti aspetti della nostra esistenza, sarà interpretare il dopo virus come un “anno zero”. Per il Paese, l’occasione per sanare problemi rimasti troppo a lungo irrisolti è senz’altro l’attuazione del PNRR. Sostituire il nuovo con il vecchio però non basterà. Bisognerà cambiare il passo, pianificando in modo costruttivo e sinergico le opere necessarie allo sviluppo, compreso quello che riguarderà da vicino la nostra provincia. Strategico dovrà essere, infatti, un cambio di prospettiva nella fase operativa della gestione delle risorse, con tutte le amministrazioni e le classi dirigenti unite nell’impegno comune di realizzare «l’Italia di domani». In merito ai contenuti, invece, per quanto attiene alla provincia di Salerno importante sarà affiancare alle grandi opere previste anche le infrastrutture di ultimo miglio, le più preziose probabilmente per rendere fruibili i benefici dei grandi investimenti per l’intero territorio. È nella realizzazione di collegamenti viari tra porto e aree industriali, tra aeroporto e zone ad alta attrazione turistica che si completa l’opera di sviluppo. Al di là del “cosa”, il come sarà la variabile indispensabile per tornare a pensare in grande. Ciascuno dovrà mettere in pratica la lezione di impegno civile che il Covid-19 ci ha insegnato perché finalmente nel nostro Paese tutto cambi, senza restare uguale. Antonio Ferraioli presidente Confindustria Salerno giugno | luglio 2021

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IN QUESTO NUMERO Editoriale

Confindustria Salerno

Vaccini in azienda, si parte di Antonio Ferraioli......................................................... 1

Curcio: «Il valore umano vero asset di impresa» a cura della redazione...................................................... 24

Primo piano

Premio BPI 2021, Serravalle: «L'innovazione ci salverà» intervista a F. Serravalle..................................................... 25

Commodity, il virus dei rincari di Raffaella Venerando..................................................... 4 Aumento dei prezzi delle materie prime, gli effetti sull'industria italiana intervista a C. Rapacciuolo............................................. 5 Post Covid-19, come è cambiata la geopolitica mondiale intervista a D. Tentori...................................................... 8 «Acciaio, un problema di politica industriale che investe tutto il Paese» intervista ad A. Dal Poz.................................................. 10

Digitalizzazione: il futuro delle nostre aziende di Nicola Savino.............................................................. 26 B20 Italy 2021: l'esperienza dei protagonisti di Raffaella Venerando..................................................... 27

Business Intralog, un sogno divenuto realtà intervista a P. Gaito.....................................................

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Ceramica Artistica Giovanni De Maio, oltreoceano una nuova connessione di bellezza di Raffaella Venerando..................................................... 30 New York beve Caffè Trucillo a cura della redazione...................................................... 31

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La forza di crederci della Maco International di Raffaella Venerando..................................................... 33

New Entries Accendi il tuo business con Sanseverino Energia a cura della redazione...................................................... 35 Noli marittimi impazziti, nuove strategie intervista ad A. Gallozzi.................................................. 12

Amlè, una filosofia di vita diventata un prezioso brand a cura della redazione...................................................... 36

Shipping e oligopolio, quanto durerà la bolla speculativa intervista a T. Amendola.................................................. 16

Delma Group, le tue merci ovunque a cura della redazione...................................................... 37

Plastica: rincari fino al 130% intervista a G. Rinaldi...................................................... 17

Norme e Società

Quotazioni della cellulosa alle stelle intervista a F. De Iuliis........................................................ 19

Il PNRR e il Piano Straordinario per la Giustizia di Marco Marinaro............................................................. 38

Siderurgico, un mercato in disequilibrio intervista a M. Maccauro................................................. 20

Giustizia amministrativa, problemi veri ma soluzioni discutibili di Luigi Maria D'Angiolella............................................... 40

Focus

Fisco

Costi di trasporto marittimo mai così alti di Anna Arianna Buonfanti............................................... 21

L'intercompany domestico subisce le censure del Fisco di Marco Fiorentino........................................................... 42


Credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno di Alessandro Sacrestano....................................................... 44 Copertura perdite l'utilizzo della riserva di rivalutazione di Giovanni Di Filippo........................................................ 45 ON, oltre nuove imprese a tasso zero: riaperto il bando di Giuseppe Arleo................................................................ 47

Lavoro Blocco dei licenziamenti: esteso anche nel caso di inidoneità sopravvenuta alla prestazione di Paolo Ambron................................................................... 48

Sicurezza

Salute

Reinserimento lavorativo, on air la nuova campagna di comunicazione dell'Inail 50 a cura di Inail.....................................................................

Acne da smartphone: la "Cellakne" di Antonino Di Pietro............................................................. 60

Mercati

Palestre della salute: mito o realtà / II parte di Giuseppe Fatati.................................................................. 61

Expat, talenti fuori confine di Daniele Trimarchi............................................................ 53

Finisterre

Societing 4.0

Omaggio a Nicola Vicidomini di Alfonso Amendola.......................................................... 62

Retrofitting e open source, l'occasione per un'innovazione tagliata per le MPMI di Alex Giordano................................................................... 55

Libri

Re-Values lab Donne a misura di impresa intervista a L. Piccolo............................................................ 57

Bon Ton Smart working "a regola d'arte": tre profili da seguire su Instagram di Nicola Santini................................................................... 59

Quel luogo a me proibito a cura di Raffaella Venerando............................................... 63

Home Cinema Magari a cura di Vito Salerno............................................................. 63

Dai social a cura della redazione......................................................... 64

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NUMERO 2/2021

Costozero è il Bimestrale di Economia, Finanza, Politica Imprenditoriale e Tempo Libero di Confindustria Salerno Reg. Trib. di Salerno N. 677 del 22/10/1987 - Iscrizione al Roc N. 23241/2013 Direttore Editoriale Antonio Ferraioli Direttore Responsabile Alessandro Sacrestano

Redazione Raffaella Venerando

Stampa Arti Grafiche Boccia/Salerno

Project Management Vito Salerno

Foto Archivio Costozero Massimo Pica/Ag. Fotografica

Società Editrice Direzione e Redazione Assindustria Salerno Service Srl Via Madonna Di Fatima, 194 Tel. 089 335408 Fax 089 5223007 P. iva 03971170653 redazione@costozero.it www.costozero.it

Grafica e Impaginazione Moreplus www.moreplus.it Le opinioni espresse negli articoli appartengono ai singoli autori dei quali si intende rispettare la piena libertà di giudizio

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giugno | luglio 2021

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primo piano

COMMODITY, IL VIRUS DEI RINCARI Non accenna ad arrestarsi la febbre dei prezzi delle materie prime che, nelle ultime settimane, ha raggiunto livelli intollerabili e non più sostenibili per le casse di quasi tutti i comparti produttivi, che si tratti di acciaio, plastica, rame, cartone, legno o grano 4

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di Raffaella Venerando

econdo il Commissario europeo Paolo Gentiloni, nel 2021 il Pil italiano aumenterà del 4,2% grazie a Recovery Plan e vaccini. In attesa che questa previsione ottimistica si realizzi, tutto il manifatturiero italiano è nel vortice di folli rincari dei prezzi delle materie prime da mesi ormai, con ostacoli nella catena di approvvigionamento e distribuzione, e tempi medi di consegna allungati del doppio rispetto a un anno fa. Una febbre che ha più cause scatenanti, di cui il dilagare del coronavirus è solo la più evidente. La pandemia ha infatti senz’altro determinato, nella prima metà del 2020, un brusco e generale calo dei consumi e quindi

della produzione, propagatosi inevitabilmente lungo l’arco della catena produttiva, fino a raggiungere la produzione di componenti e di materie prime nei paesi più lontani. Successivamente, quando la domanda è tornata a crescere, non lo ha fatto in maniera omogenea nelle diverse aree geografiche mondiali. La voracità della Cina, cui va il primato del ritorno alla crescita post Covid-19, è stata determinante nell’innalzamento dei prezzi delle commodity e nello shortage di materie prime, ma anche di semilavorati e prodotti finiti. Ambedue i fenomeni hanno quindi cominciato prepotentemente a farsi sentire nel nostro Paese, spingendo il tasso di inflazio-

ne dei prezzi di acquisto fino a raggiungere livelli intollerabili e non più sostenibili, acuiti nelle ultime settimane per le casse di quasi tutti i comparti, che si tratti di acciaio, plastica, rame, cartone, legno, grano o petrolio. La velocità degli scambi, rallentata, sommata alla crisi dei container per le spedizioni marittime - pochi e maledettamente costosi - ha fatto poi il resto, causando un corto circuito che ha colpito trasversalmente molti comparti del manifatturiero italiano. Il serio rischio è che le aziende - se il fenomeno non si arresterà in tempi ragionevoli - blocchino le produzioni con impatti considerevolmente negativi sull’intera economia.


primo piano

INTERVISTA A CIRO RAPACCIUOLO, CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA

AUMENTO DEI PREZZI DELLE MATERIE PRIME, GLI EFFETTI SULL'INDUSTRIA ITALIANA L’impatto sarà maggiore per i settori più a valle, cioè gli utilizzatori di commodity, e per quelli che fanno più ampio uso delle materie prime con i rialzi maggiori e più duraturi

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e imprese sono, oramai da settimane, ostaggio di un altro virus: quello dei rincari dei prezzi delle materie prime. Quali settori produttivi sta interessando maggiormente? I rincari delle commodity si sono accentuati da inizio 2021, ma sono partiti già dagli ultimi mesi dello scorso anno. Questi aumenti dei prezzi internazionali sono molto diffusi e perciò praticamente tutti i settori produttivi sono colpiti. Riguardano anzitutto il petrolio, ma si sono allargati anche alle commodity agricole, ai metalli ferrosi e non, a diverse altre materie prime come il legno, la cellulosa, le materie plastiche. Gli aumenti maggiori si stanno registrando per alcuni metalli, in primo luogo il rame e il ferro, che hanno un utilizzo importante in molti settori industriali. La preoccupazione

delle imprese è forte: si tratta di una voce di costo nei bilanci aziendali, spesso una delle voci principali, che aumenta fuori del loro controllo. Le cause dei rincari? In quali casi si tratta di ordinarie oscillazioni dovute alle normali fluttuazioni del mercato oppure di una scarsità di produzione nei mercati fisici mondiali? In quali altri, invece, l’aumento dei prezzi è riconducibile a fenomeni distorsivi e/o speculativi? Si tratta di materie prime quotate sui mercati internazionali, non di prezzi determinati all’interno di una singola economia. Questi prezzi si muovono rispondendo, anzitutto, alle condizioni della domanda e dell’offerta mondiale nello specifico mercato fisico. Su queste condizioni, oggi, non si può generalizzare. In alcuni mercati, a fronte di una domanda in espansione, c’è una

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effettiva carenza di offerta, a volte anche a causa di effetti legati alle misure restrittive anti-pandemia, e le scorte si assottigliano: è il caso del rame e dei metalli ferrosi. In altri mercati, invece, la produzione resta superiore alla domanda, che pure è in crescita, quindi le scorte sono abbondanti: è il caso del grano. Per questo secondo tipo di commodity, secondo la nostra analisi, sta giocando un ruolo importante anche la speculazione finanziaria internazionale, che spinge al rialzo alcuni prezzi sulla scia del rincaro del petrolio e di altre commodity. È possibile fare previsioni circa la durata? Per il petrolio, che resta la quotazione guida, le previsioni sono di una stabilizzazione del prezzo nella seconda metà del 2021, dato che le scorte stanno gradualmente riducendosi su livelli più normali, a seguito dei limiti imposti da vari produttori, OPEC e altri, alla propria estrazione di greggio per ribilanciare il mercato mondiale. Se questo scenario verrà confermato, per quelle commodity che hanno per lo più seguito al rialzo il petrolio, come il grano, i rincari potrebbero rivelarsi temporanei e cominciare a esaurirsi nei prossimi mesi. Per le altre commodity, invece, come molti metalli, i rincari potrebbero rivelarsi più duraturi, perché la carenza di offerta richiede tempo e tanti investimenti per essere colmata, e dunque i prezzi potrebbero restare elevati nel 2022. Ricordiamo che nell’ultima fase di picco nei prezzi delle commodity, quella del 2011, la durata massima dei rincari è stata di circa due anni. Il rincaro dei noli marittimi è correlato all’aumento dei prezzi delle materie prime? Anche rispetto a questo fenomeno, è possibile prevederne la fine? L’aumento dei prezzi dei noli marittimi dipende da una carenza di container (e navi) a livello internazionale, in particolare su alcune rotte commerciali come quella tra Asia ed Europa. Il motivo di fondo è il fatto che questo particolare mercato è controllato da pochi grandi attori di livello internazionale. Quello che è successo è che l’offerta, come spesso avviene in un oligopolio, è rimasta frenata e non ha tenuto il passo con il brusco aumento della domanda mondiale da fine 2020. Dunque, i prezzi dei noli potranno attenuarsi solo man mano che l’offerta si espanderà, con nuo-

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«Per alcune commodity, come molti metalli, i rincari potrebbero rivelarsi più duraturi, perché la carenza di offerta richiede tempo e tanti investimenti per essere colmata, e dunque i prezzi potrebbero restare elevati nel 2022. Ricordiamo che nell’ultima fase di picco nei prezzi delle commodity, quella del 2011, la durata massima degli aumenti è stata di circa due anni» _________________________

vi container, nuove navi, e si realizzerà anche una loro dislocazione più efficiente sulle diverse rotte commerciali. Il legame con i prezzi delle commodity c’è nella misura in cui queste vengono importate via mare, stivate nei container. In questo caso, il costo dei noli marittimi rappresenta uno dei costi dell’importazione di commodity e quindi può far lievitare il prezzo finale nei paesi di importazione. Dunque una certa correlazione, per alcune specifiche commodity, può esserci sui prezzi finali all’import. Ma la contemporaneità di questi rincari, per i noli e le commodity, ha in realtà sullo sfondo la ripartenza dell’economia e della domanda mondiale, specie in Cina e USA. I noli difficilmente possono influire sulla quotazione internazionale di petrolio, grano o rame, che dipendono soprattutto da altri fattori, come detto prima. Quale sarà l’impatto dell’aumento dei prezzi delle materie prime sull’industria? L’Italia è uno dei principali paesi industriali d’Europa, grande utilizzatore di materie prime per lo più importate. Perciò, siamo molto preoccupati per l’impatto che il rincaro delle commodity sicuramente avrà sull’industria italiana. Verrà avvertito sotto forma di una brusca compressione del mark-up, la differenza tra prezzi e costi, dato che aumenta il costo degli input, mentre le im-


prese italiane fanno fatica a ritoccare al rialzo i loro listini industriali, perché la domanda resta molto debole a seguito della crisi pandemica. Un primo impatto sui margini è stato già avvertito da alcuni settori a fine 2020, ma il grosso sarà registrato nel primo e nel secondo trimestre del 2021, quando i rincari delle commodity si sono accentuati. L’impatto sarà maggiore per i settori industriali più a valle, cioè gli utilizzatori di commodity, e per quelli che fanno più ampio uso delle materie prime con i rialzi maggiori e più duraturi (metalli). Nella seconda metà di quest’anno la situazione potrebbe alleggerirsi, se è vero che alcuni rincari si dimostreranno temporanei e anche grazie all’atteso rimbalzo dell’economia italiana che renderà possibile recuperare un po’ di margini con un ritocco dei listini industriali. La riduzione del mark-up nel 2021, comunque, significa una nuova compressione del cash flow delle imprese italiane, già colpito duramente dal lockdown nel corso del 2020.

I piani di stimolo green Eu potranno essere utili in futuro a prevenire l’insorgere di fenomeni di questo tipo? Ripeto, i rincari delle commodity dipendono in primis dal mercato mondiale, cioè dalla domanda e dall’offerta di ogni singola commodity da parte di tutte le economie, non solo da quello che avviene in Italia o in Europa. Certo, l’Europa nel suo complesso è un gigante economico, di stazza paragonabile a USA e Cina. E quindi le scelte, anche quelle green, che nei prossimi anni indirizzeranno il consumo e la produzione in Europa di varie commodity, riducendo alcuni e accrescendo altri, possono sicuramente avere un effetto importante sulle corrispondenti grandezze mondiali. Perciò, possono influire, in una certa misura, anche sul prezzo. Ma chiaramente conterà anche, e di più, quali saranno le strade che, sulle politiche green e in generale nel campo delle commodity, percorreranno gli USA e la Cina.

Prezzi di molte materie prime in forte rialzo (Quotazioni in dollari, indici gennaio 2019=100)

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Fonte: elaborazioni Centro Studi Confindustria su dati World Bank

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primo piano

INTERVISTA A DAVIDE TENTORI, RESEARCH FELLOW ISPI

POST COVID-19

COME È CAMBIATA LA GEOPOLITICA MONDIALE Nuovi equilibri e paradigmi all'orizzonte: il ruolo dei tre grandi attrattori dell'economia globale 8

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ottor Tentori, attualmente come si configura l’architettura geopolitica mondiale e che “forma” ha assunto la globalizzazione con la pandemia di Covid-19? L’economia globale ruota attorno a tre grandi attrattori: Stati Uniti, Cina e Unione europea. Pesanti sono stati gli effetti della pandemia sulla globalizzazione, con una contrazione degli scambi internazionali del 5% e il crollo dei flussi di investimento internazionale del 42%, secondo i dati riportati dall’ultimo Investment Trend Monitor dell’UNCTAD. A incidere in negativo sugli scambi, le difficoltà legate al trasporto delle merci nei lunghi mesi di lockdown e la ridistribuzione del potere economico globale, con la Cina più rapida nel rialzarsi dalla pandemia grazie a una strategia di contrasto alla pandemia più rapida ed efficace che

ha innescato di rimando anche la ripresa economica. L’Europa, invece, che ruolo sta giocando? Il Vecchio Continente è indietro per una serie composita di ragioni. Innanzitutto per la struttura del suo processo decisionale, che paga una situazione di frammentazione delle regole applicate nei diversi Stati membri. La campagna vaccinale, poi, è iniziata lentamente e in modo disomogeneo rispetto ad esempio agli Stati Uniti e solo ora sta iniziando a recuperare. La politica economica, infine, pur seguendo una visione strategica con misure pensate per conferire solidità e forza innovativa alla base produttiva continentale, non è di certo una cura shock come quella del piano americano di Biden. Il “Next Generation EU” - il piano di 750 miliardi di euro messo in campo dalla UE e finanziato con risorse


comuni per contrastare gli effetti del coronavirus e consentire ai Paesi che ne faranno uso di far ripartire la propria economia investendo in una serie di settori che per l’Europa sono prioritari come la transizione ecologica e l’innovazione, la formazione e la salute - avrà effetti solo nel medio lungo periodo, tant’è che le previsioni di crescita del Fondo Monetario Internazionale vedono Cina e Stati Uniti già pronti a partire da quest’anno a recuperare il terreno perso con la creazione di nuovi posti di lavoro. Fin dagli inizi dell’epidemia, la catena del valore si mostrava già più corta. Questa tendenza si farà più sensibile e significativa? Con quali effetti, specie per il nostro Paese? Già in tempi potremmo dire non sospetti, si stava assistendo tendenzialmente a un accorciamento delle filiere produttive ritenute meno fragili. La crisi Covid-19 è arrivata in un momento di tensione commerciale tra Cina e Stati Uniti che ha reso ancor più manifesta la necessità per alcune aziende di realizzare filiere più robuste e resilienti, accorciando la distanza tra i fornitori, così da non avere penuria di scorte. Ma misure che spingessero gli USA ad essere più produttivi e protettivi si erano avute già con l’amministrazione Obama che aveva introdotto - come risposta al trauma epocale della crisi del 2008-9 - delle clausole - le cosiddette "Buy American", in virtù delle quali la spesa pubblica doveva servire a comprare esclusivamente beni e servizi nazionali. Anche l’Unione Europea potrebbe rivedere la propria strategia di politiche industriali, puntando a un accorciamento della catena del valore in settori decisivi come quello delle infrastrutture legate al 5G o, ad esempio, quello medicale-farmaceutico. Resta tutta da valutare però la stabilità di questo modello di filiera più corto: se è vero, infatti, che l’approvvigionamento di beni strategici può risultare più sicuro, lo è altrettanto la possibilità di diversificare i fornitori, abbattendo tra l’altro in molti casi i costi produttivi. L’attuale impennata dei prezzi delle materie prime è legata anche a fenomeni speculativi messi in atto da alcune economie? Il fenomeno è determinato da più di fattori, tra cui figurano gli effetti della pandemia, le difficoltà di trasporto e la minore disponibilità di noli container a prezzi tra l’altro stellari. Ad incidere anche la ripresa della domanda cinese che ha contribuito nel rialzo dei prezzi specie in ambito agricolo e per i minerali ferrosi, con un’offerta che non è riuscita a risponde-

re nell’immediato con la stessa rapidità. L’incidente verificatosi, infine, nel Canale di Suez ha fatto innalzare del 4% il prezzo del petrolio greggio. Questa situazione ha senz’altro determinato un importante rafforzamento delle posizioni speculative di alcuni fondi che hanno visto impennarsi i propri rendimenti, ma non credo sia destinato a durare nel tempo. L’aumento del prezzo dei noli invece potrebbe esserlo? Dipenderà da quanto tempo dovrà passare prima che la situazione si normalizzi. Potrebbero essere sufficienti pochi mesi, nel corso dei quali però certe distorsioni rimarranno inalterate. Il gigantismo delle navi portacontainer non si arresterà di certo in parallelo, ma la diversificazione delle rotte dall’Asia verso l’Europa non solo per via marittima ma anche via terra, con un rafforzamento dell’infrastruttura ferroviaria che rientra nel disegno della nuova Via della Seta cinese, potrebbe facilitare una nuova normalità in un lasso di tempo ragionevole. I piani di stimolo green Eu e Usa potranno essere utili a sanare anche le disuguaglianze generate dalla pandemia? Molto dipenderà da come verranno tradotti in opere. Sicuramente la green economy è un settore in espansione che potrà determinare la nascita di un nuovo paradigma economico con nuove opportunità di lavoro. Importante sarà valutare l’impatto della transizione green ma anche di quella digitale sui modelli produttivi e di vita, specie per le fasce più vulnerabili della popolazione. Una delle sfide più importanti per le aziende nei prossimi anni sarà infatti quella dell’aggiornamento delle competenze dei lavoratori con al centro massicci investimenti sulla formazione continua per non lasciare fuori mercato molti. Più utili, nel breve periodo, potrebbero invece rivelarsi proposte come la Global Minimum Tax, promossa dagli Stati Uniti per stabilire regole comuni a livello fiscale con risorse aggiuntive da destinare al contrasto delle disuguaglianze, o l’idea del Fondo Monetario Internazionale di una tassa di solidarietà su grandi patrimoni, con trasferimenti fiscali da fasce di reddito molto elevato verso quelle più basse. L'obiettivo è ridurre le diseguaglianze esacerbate dalla pandemia, con poche grandi imprese ad alto reddito che hanno accumulato utili enormi e giovani, donne e lavoratori meno qualificati che hanno invece pagato il prezzo più alto. Un meccanismo redistributivo nella cui efficacia si nutrono grandi aspettative.

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primo piano

INTERVISTA AD ALBERTO dAL POZ, PRESIDENTE FEDERMECCANICA

«ACCIAIO, UN PROBLEMA

DI POLITICA INDUSTRIALE CHE INVESTE TUTTO IL PAESE»

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Per il presidente di Federmeccanica l'unica strada da seguire è puntare a una ripresa in termini di quantità, qualità e volumi del prodotto interno, anche per ovviare a problematiche di approvvigionamento, ponendosi come principale obiettivo una produzione futura incentrata su criteri di sostenibilità

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residente, il comparto metalmeccanico è uno dei più colpiti dall’aumento del prezzo delle materie prime. Con quali conseguenze? Da fine 2020 il fenomeno dell’aumento dei prezzi ha cominciato a fare capolino fino ad assumere, oggi, i connotati di una vera e propria turbolenza che sta minando alla base la ripresa dell’intero settore. A preoccupare ancora di più è, poi, un’offerta di materia prima del tutto inadeguata rispetto alla domanda e, spesso, anche di scarsa qualità. Le nostre imprese lavorano con accordi di fornitura a lungo termine, con prezzi prefissati, per cui non c’è alcuna possibilità di ribaltare a valle i costi aumentati. Inevitabilmente, a volumi invariati, i margini per molte industrie del comparto saranno compromessi. Diversamente, molte imprese sceglie-

ranno di contrarre la produzione. Per rendere un’idea della dimensione del fenomeno, basti pensare che le quotazioni del rame, centrale nel processo di transizione green, dopo il minimo raggiunto nel mese di aprile 2020, in un anno sono cresciute dell’84%, quelle del minerale di ferro del 112% e quelle dell’alluminio del 59%. Questa difficile situazione, in cui si sommano tra loro tanti intralci concatenati, rischia pertanto di compromettere seriamente le performance di quelle filiere - su tutte l’aeronautica civile - che ancora soffrono per la carenza di volumi dovuta allo stop produttivo dello scorso anno. Per molte industrie questo potrebbe essere il colpo di grazia inaspettato. Aumento dei prezzi delle materie prime, container introvabili, carenza e tempi di approvvigionamento più


lunghi ci tengono in ostaggio, impedendoci al momento attendibili previsioni di fine pericolo. Nel frattempo che il mercato ritrovi l’equilibrio perduto, sarebbe utile tornare a rendere l’intero comparto centrale e sostenerlo in un contesto competitivo complicato, dominato da un rallentamento negli scambi internazionali che non fa ben sperare. L’eventuale rinnovo delle misure di salvaguardia che impongono limitazioni all’importazione nel nostro Paese di prodotti siderurgici - in scadenza a giugno prossimo - che effetti avrebbe? La scarsissima importazione dall’Est in questo particolare momento storico non ha fatto altro che appesantire la carenza di materie prime e accelerare le dinamiche di prezzo impazzite. Le misure di salvaguardia sono stata l’arma sfoderata dall’UE per proteggersi da importazioni di acciaio di scarsa qualità dirottate in Europa perché il mercato statunitense con Trump aveva imposto dazi aggiuntivi per contrastare in particolare l’ascesa cinese. A conti fatti oggi, più che favorirle, tali restrizioni stanno danneggiando l’economia europea e quella italiana. Pensi che i produttori di acciaio coreani, per la prima volta dopo anni, non stanno

esportando i loro materiali verso l’Europa. Può immaginare le conseguenze di un tale arresto, se tiene conto che su questa importazione si era basata la dinamica il mercato di consumo di base del ferro negli ultimi decenni. Il primo fronte su cui agire è pertanto proprio quello europeo. È in sede comunitaria che è necessario si prenda coscienza che i dazi all’importazione non giovano al nostro Paese, specie se non riparte la produzione domestica dell’acciaio. Come uscirne dunque? Quali le prospettive per le imprese del settore? Puntando, come accennavo, a una ripresa in termini di quantità, qualità e volumi del nostro acciaio. Avere in casa propria stabilimenti come quello dell’ex ILVA è un vantaggio cui non possiamo abdicare come Paese. Bene, quindi, anche l’ingresso dello Stato con Invitalia nella compagine societaria, mossa necessaria per traghettare lo stabilimento verso un nuovo equilibrio che rispetti totalmente le normali dinamiche di mercato. È l’unica strada da seguire, ponendosi come principale obiettivo una produzione futura incentrata su criteri di sostenibilità. Salute dei cittadini e salvaguardia dell’ambiente non sono certo negoziabili.

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primo piano

INTERVISTA AD Agostino Gallozzi, PAST PRESIDENT CONFINDUSTRIA SALERNO CON DELEGA all’economia del mare

NOLI MARITTIMI IMPAZZITI, NUOVE STRATEGIE

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Le grandi compagnie hanno potuto controllare con maggiore attenzione il rapporto domanda/offerta incidendo su riduzione della stiva, contrazione dei servizi e partenze sospese

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residente, è sempre più chiaro il ruolo decisivo della logistica come supporto materiale della globalizzazione. Ma cosa è successo in questi mesi di pandemia nel suo comparto e cosa ha determinato il vertiginoso aumento dei prezzi dei noli marittimi? Per meglio chiarire e comprendere cosa stia succedendo oggi, è necessario fare un deciso passo indietro nel tempo. Da più di un decennio, infatti, i noli marittimi sono stati, a fasi alterne, sotto forte pressione e i bilanci delle Linee di navigazione sempre tiratissimi, a fronte di investimenti monster in nuove navi e nuovi equipments. Il commercio internazionale si è così “abituato” a prezzi del trasporto marittimo non remunerativi per le Linee. La continua spinta al ribasso

dei noli ha indotto negli anni una profonda riorganizzazione e mutazione dello shipping, che ha prodotto ora le conseguenze cui stiamo assistendo. Dapprima si è verificato qualche fallimento (es.: Hanjin), seguito da diverse acquisizioni e fusioni, tra le quali: Maersk Line, ha incorporato Hamburg Sud, Saf Marine ed altre linee; COSCO ha incorporato China Shipping e acquisito OOCL; HAPAG LLOYD, ha incorporato CSAV, UASC (United Arab), Nile Dutch; le tre linee storiche giapponesi NYK, K Line e MOL si sono fuse dando vita va in ONE Ocean Network Express; CMA-CGM ha acquisito NOL e APL; MSC ha acquisito Messina Line e così via. Ma le linee non si sono fermate qui, perché a loro volta, dopo le fusioni, si sono riunite in soli tre grandi consorzi o alleanze globali: 2M (MSC, MA-


ERSK LINE); OCEAN ALLIANCE (CMACGM, COSCO, OOCL, EVERGREEN); THE ALLIANCE (HAPAG LLOYD, ONE, YANG MING). Questa situazione di oligopolio, in fase ampiamente pre-Covid, ha portato a un consolidamento dei servizi, una concentrazione delle partenze, una crescita enorme della dimensione delle navi, con l’obiettivo dell’abbattimento dei costi di esercizio, alla luce della scarsa remuneratività dei ricavi. Grazie al minore numero di player in campo, è stato possibile controllare con molta maggiore attenzione il rapporto domanda/ offerta, eliminando più velocemente quei servizi ad esercizio non positivo. E una volta che il mondo è stato sconvolto dalla pandemia, cosa è accaduto? Un primo lock-down ha visto il sostanziale arresto delle produzioni in Cina e nel resto del mondo e, allo stesso tempo, un analogo sostanziale blocco dei consumi. Un secondo lock-down ha comportato una parziale riapertura delle produzioni e una differenziata articolazione del consumi, legata a capacità di spesa disomogenea da area ad area, da lavoratore a lavoratore, da classe sociale a classe sociale, con una modifica della tipologia degli acquisti da parte di chi ha conservato o recuperato la propria capacità di spesa (meno viaggi, servizi, ristorazione, palestre, cinema, teatri, etc, più beni di consumo in larga parte acquistati via e-commerce); una terza fase ha visto una forte accelerazione della ripresa delle produzioni ed esportazioni in alcune parti del mondo, particolarmente in Cina, paese a caccia di mercati con capacità di spesa “where-ever it takes”, innanzitutto in direzione USA, per collocare le proprie produzioni. Rispetto al passato, questa

volta le linee di navigazione hanno reagito molto drasticamente al verificarsi del primo lock-down. Per bilanciare l’offerta alla contrazione della domanda, hanno ridotto la stiva, fermando servizi e sospendendo partenze. In questa fase sono stati congelati o rinviati tutti gli ordini di nuove navi e nuovi containers (peraltro ormai prodotti quasi esclusivamente in Cina). Forse per la prima volta la strategia ha funzionato, dal punto di vista dello shipping, grazie anche alle aggregazioni effettuate negli anni precedenti. In tutto il periodo successivo le linee si sono mostrate molto caute nell’incrementare nuovamente la capacità di trasporto. Così caute che siamo arrivati all’escalation attuale dei prezzi dei noli marittimi, cui si è aggiunta anche l’aggravante della carenza di contenitori vuoti? Sì. Alla questione dell’insufficienza delle capacità di trasporto si è aggiunta infatti la penuria dei contenitori vuoti in alcune aree export del globo, la cui disponibilità è ovviamente indispensabile per l’imbarco della merce in partenza. Di fatto grandissime quantità di contenitori vuoti sono state rallentate nei porti di sbarco dell’import (particolarmente negli USA e in Nord Europa) o nelle aree interne di consegna (anche perché il lockdown ha ridotto le forze lavoro in campo) provocando la loro indisponibilità in molte aree export. C’è da aggiungere che l’elevatissimo livello raggiunto dai noli per le merci in partenza dall’area Far East ha reso conveniente far rientrare i vuoti il più velocemente possibile proprio in quella parte del mondo, per accettare il carico in export al più alto livello di remunerazione per le Linee di navigazione. Di rimando, la mancanza

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di spazio sulle navi, così come quella di contenitori vuoti per l’export, con una crescente e repentina pressione della domanda sul mercato, hanno generato una stratosferica escalation dei noli, innanzitutto sulle tratte marittime in genere verso Ovest, Cina/USA, Cina (e Far East in genere)/ Europa (Italia incluso) ed Europa (Italia inclusa)/ USA, con una lievitazione meno marcata in ambito intra-mediterraneo e intra-europeo, nonché delle rotte in genere verso Est. Rispetto alla crisi del 2008, quali le differenze? Nel descrivere la crisi planetaria causata dalla pandemia di Covid-19, si fa talvolta riferimento alle conseguenze di un evento bellico, oppure alla crisi del 2008. In realtà ambedue i confronti non reggono. Nel primo caso, con l’effetto bellico sussiste la sola sciagurata similitudine del terribile numero di decessi, ma di contro la macchina produttiva mondiale rimane del tutto intatta e quindi pronta alla ripartenza, anche con grandi accelerazioni, non appena ristabilita la capacità di lavoro da un lato e di spesa delle popolazioni dall’altro. Nel secondo caso, occorre invece ricordare che quella del 2007-2008 fu una crisi finanziaria segnata da una crisi di liquidità e di solvibilità, con una scarsità di credito alle imprese e al consumo, con effetti perdurati oltre il 2012. In altre parole, fu la crisi finanziaria a tramutarsi poi in una crisi economica, modificando profondamente, con rilevanti effetti deflattivi, gli assetti sul lungo periodo a livello globale. Oggi ci troviamo invece di fronte ad una crisi economica determinata dalla temporanea sospensione dei fattori di produzione e delle capacità di spesa (consumi), a fronte di grande liquidità, disponibile a livello planetario, in attesa di collocazione. Ciò significa che, rimossi gli elementi che hanno determinato il rallentamento di produzioni e consumi, si potrebbe assistere a grandi accelerazioni della ripresa. Questa considerazione trova conferma in quanto si sta già verificando in alcune aree del mondo, in cui si assiste a delle vere “frustrate” di ripresa. Basti dire - fonte Bloomberg -che la Cina nel primo trimestre del 2021 vede il PIL crescere del 18,3%. Negli USA, secondo il FMI, si prevede una crescita del 6,4%, mentre nella zona euro del 3,8%. Da qui è facile intuire che il rapporto produttori-consumatori favorisce una crescita molto sostenuta dell’interscambio dalla Cina verso gli USA e, naturalmente le altre

aree del mondo, e anche tra Italia ed Europa verso gli USA (non casualmente sono le due direttrici che hanno manifestato la più alta esclation dei noli). La ripresa dell’interscambio, con una forte accelerazione, ha presto saturato e anzi sopravanzato totalmente le capacità del trasporto marittimo, con una domanda molto più consistente dell’offerta. In un mondo sempre più globalizzato e, allo stesso tempo sempre più interconnesso, _________________________

«Andrebbero meglio analizzate le conseguenze delle grandi concentrazioni in materia trasportistica, inclusa la corsa al gigantismo navale, all’acquisizione dei terminal portuali, delle aziende del trasporto terrestre e delle spedizioni» _________________________

sia materialmente attraverso le reti del trasporto, sia immaterialmente grazie alle reti IT, ogni variazione non solo è sempre velocissima e di grande impatto, ma si riverbera, con effetto a cascata, sulle relazioni commerciali e mercantili tra ogni area del pianeta. A quando il riequilibrio allora? La svolta avverrà a fronte del completamento di una planetaria campagna di vaccinazioni che, consentendo le riaperture dei siti di produzione e il recupero della capacità di spesa delle popolazioni mondiali, consentirà il riequilibrio tra domanda e offerta, produzioni e consumi, su scala globale. Nel giro di sei mesi/un anno saranno disponibili nuove costruzioni navali e nuove flotte di contenitori nuovi. Tutto ciò genererà una graduale riduzione dei noli, che però non raggiungeranno il livello “bassissimo” e non remunerativo del periodo ante-covid, perché nel frattempo le linee di navigazione hanno imparato la lezione della redditività. Alcune considerazioni - in questo frangente - sono state comprese in modo molto evidente. Innanzitutto la conferma che la globalizzazione sia una realtà rispetto alla quale non si torna più indietro, ma che può funzionare


solo a patto di disporre di un sistema dei trasporti marittimi e della logistica, capace di coprire le grandi distanze in modo efficiente e competitivo, garantendo la disponibilità di un reticolo complesso di interconnessioni pluridirezionali che, attraverso un insieme adeguato di gateways portuali, traguardi l’integrazione tra le reti lunghe delle rotte d’oltre mare e le reti brevi terrestri, della distribuzione territoriale. Sebbene molto complicato e forse improbabile almeno nel breve periodo, perché rispondente ad una logica di libero mercato, andrebbero meglio analizzate le conseguenze delle grandi concentrazioni in materia trasportistica, inclusa la corsa al gigantismo navale, all’acquisizione dei terminal portuali, delle aziende del trasporto terrestre e delle spedizioni. Le grandi concentrazioni infatti, se da un lato possono assicurare una maggiore efficienza gestionale e operativa legata alle economie di scala, dall’altro possono essere la via che conduce ad una distorsione proprio del libero scambio. E sul futuro del nostro Paese è ottimista? Occorre rinforzare lo standing di un’Italia grande Paese manifatturiero delle produzioni di qualità, rese competitive nel mondo, grazie anche al van-

taggio logistico della propria posizione nel Mediterraneo, sulle rotte dell’interscambio tra est ed ovest. Una “visione-Paese” export oriented, a forte vocazione internazionale, che attiene anche al comparto turistico orientato, allo stesso modo, verso i mercati del mondo. Su questa visione dovranno essere rese coerenti e omogenee tutte le iniziative da attivare: politica industriale, politiche del lavoro, formazione dei giovani all’internazionalizzazione, accompagnamento istituzionale, up grading infrastrutturale, solo per citarne alcune. Se queste sono le possibili ambizioni strategiche del nostro Paese, risulta evidente la assoluta centralità del suo sistema infrastrutturale e portuale, che va costantemente riallineato alle veloci dinamiche evolutive del mondo dello shipping, così da essere il più potente e competitivo gateway verso i mercati della globalizzazione. Ma è innanzitutto necessario modificare quello che possiamo definire lo status culturale della pubblica amministrazione, perché i tempi di realizzazione e di adeguamento sono da troppo tempo dissonanti rispetto alla velocità con cui si muovono gli altri Paesi e rispetto a quanto accade nel mondo. 15

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Intervista con Tommaso Amendola, presidente Gruppo Risorsa Mare di Confindustria Salerno

SHIPPING E OLIGOPOLIO, QUANTO DURERÀ LA BOLLA SPECULATIVA

Alta domanda di merci prodotte in Cina, carenza di container e tempi di consegna allungati hanno travolto il settore delle spedizioni via mare

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residente, cosa è successo in questi mesi di pandemia nel suo comparto? Perché si è determinata la carenza dei container e, di rimando, sono vertiginosamente aumentati i prezzi dei noli marittimi? I punti salienti della questione sono tre: l’alta domanda di merci prodotte in Cina; la carenza di container e i tempi medi di consegna, arrivati a 100 giorni contro i 60 di un anno fa. Tale aumento è dovuto principalmente alla scarsa capacità di movimentazione delle merci in Europa e negli Stati Uniti a causa dell’epidemia da coronavirus. L’alta domanda di merci prodotte in Cina sta avendo effetti sull’intero settore delle spedizioni internazionali. Una delle conseguenze più problematiche riguarda la carenza di container, utilizzati per spostare il 60% delle merci globali. Dopo le difficoltà di inizio 2020, in Cina c’è stata una notevole crescita delle esportazioni, aumentate

a novembre del 21% rispetto all’anno precedente grazie alla produzione di elettrodomestici, giocattoli e - merce molto richiesta - i dispositivi di protezione individuale come mascherine e guanti. Ma al flusso di container che escono dalla Cina non corrisponde un identico flusso in entrata. C’entrano ovviamente gli effetti della pandemia, anche se un’altra delle cause è proprio la crescita della produzione cinese: più si esporta e meno ci sono container a disposizione per esportare, la domanda si alza e i prezzi delle spedizioni crescono, così come quelli della merce. Secondo la China Container Industry Association  (CCIA), attualmente a questo si aggiunge la drastica riduzione  dei voli dovuta alla pandemia, che ha una ricaduta sul trasporto delle merci e fa crescere la domanda di spedizioni via mare. Le aziende cinesi che costruiscono i container hanno cercato di potenziare la produzione, ma al momento l’offerta non

riesce a coprire l’alta domanda. Un altro dei problemi di questa sproporzione tra le esportazioni e le importazioni in Cina riguarda l’accumulo di container nei grandi porti in cui viene spedita la merce. Dal porto di Los Angeles, uno dei principali approdi dei container in arrivo dalla Cina, sono stati spediti 326mila container vuoti, quindi senza la reale necessità di essere spostati se non per essere riempiti in un altro paese. La Cina, soprattutto. Alcune aziende cinesi stanno approfittando della situazione mettendo da parte container vuoti per venderli al miglior offerente. È difficile capire fino a quando durerà questa bolla speculativa. Anche nel settore delle spedizioni, c’è grande aspettativa nei confronti della campagna vaccinale contro il coronavirus. Se il contagio verrà contenuto si potranno riprendere i viaggi e anche il mercato delle spedizioni forse tornerà alla normalità. Ma è ancora presto per dirlo.


primo piano

Intervista con Giuseppe Rinaldi, presidente Gruppo Chimica, Gomma e Plastica di Confindustria Salerno

PLASTICA: RINCARI FINO AL 130%

Lo scenario che emerge genera preoccupazione soprattutto in un territorio, quello salernitano, in cui sono ubicate circa 250 aziende, che occupano oltre 5mila lavoratori, producendo ricavi che superano il miliardo di euro

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l comparto delle imprese trasformatrici di materie plastiche è uno dei più colpiti dall’aumento del prezzo delle materie prime e l’allarme rincari riguarda, ovviamente, anche le aziende cui lei dà voce. Cosa sta succedendo e cosa, in un più lungo periodo, potrebbe accadere? Il rialzo dei prezzi delle materie prime ha raggiunto un record storico: dopo l’ennesimo aumento di marzo, una nuova impennata è stata registrata  nel mese di aprile colpendo in modo significativo e il comparto delle imprese trasformatrici di materie plastiche. Come presidente del Gruppo Chimica, Gomma, Plastica di Confindustria Salerno e Ad Isolkappa, società-simbolo nella lavorazione del polistirene espanso, ho riscontrato un aumento dei prezzi delle materie prime anche superiore al 100%; in alcuni casi gli aumenti hanno sfiorato il 130%. Se a ciò

aggiungiamo anche la scarsità di reperimento delle materie prime, lo scenario che emerge - aggravato sicuramente ma non esclusivamente dalla pandemia - genera preoccupazione soprattutto in un territorio, quello salernitano, in cui sono ubicate circa 250 aziende, che occupano oltre 5mila lavoratori, producendo ricavi che superano il miliardo di euro. Mentre in Italia si stima che siano circa 3mila le aziende, con più di 50mila occupati e un PIL prodotto vicino ai 12 miliardi di euro. Rincari e scarsità di materie prime rischiano, dunque, di compromettere forniture di prodotti rilevanti in diversi settori. La situazione - che ha origini lontane e caratteristiche strutturali - è però da leggersi su scala globale. Mi riferisco al mercato europeo e alla inferiore capacità degli impianti di produzione dei polimeri rispetto alla richiesta del comparto di trasformazione. Condizione generatasi negli ultimi decenni per effetto

dell’inferiore competitività. I dati indicano come  l’Europa  sia meno competitiva del Medio Oriente, dove il costo dell’energia e delle materie prime è  risultato essere nettamente inferiore. Con la conseguenza che le imprese trasformatrici hanno cominciato a fare acquisti anche fuori dall’area europea. La minor richiesta di acquisto ha portato pian piano le aziende produttrici a ridurre gli impianti nel continente,  fino al punto di non coprire più le necessità interne. Negli anni 2019-2020 il 15% delle materie prime veniva importato in Europa dalle aziende di trasformazione. A questo nodo strutturale, che ha provocato una riduzione degli impianti di produzione nel Continente, si sono aggiunti eventi che hanno generato incertezza su più fronti: dalla pandemia al ritrovato potere d’acquisto della Cina che, uscita per prima dalla emergenza sanitaria ed economica, ha fatto man bassa delle

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materie prime. A pesare anche l’ondata anomala di gelo in Texas che ha provocato il blocco di numerosi impianti, paralizzando il cuore energetico degli USA e con esso le esportazioni; così pure la piena del Reno, in Germania, che ha bloccato il traffico fluviale; senza tralasciare la portacontainer Ever Given incagliata nel Canale di Suez, in cui passa il 10% del commercio marittimo internazionale. La tempesta che si è abbattuta sull’Europa sembra quasi perfetta: ci troviamo nel pieno di una situazione emergenziale che va pertanto costantemente monitorata. Anche perché è pur vero che siamo stati travolti dall’emergenza, ma in una circolare di Unionplast - datata gennaio 2021 - si leggeva che lo spettro di un nuovo shortage nel mondo delle materie prime aleggiava sull’Europa intera. In tale contesto le imprese di tra-

sformazione - almeno fino a metà 2021, stando alle previsioni - si trovano da un lato a fronteggiare le grandi aziende produttrici e, dall’altro, a confrontarsi con i partner commerciali per gli adeguamenti che la situazione richiede. Quali allora le prospettive per il comparto? Il rinvio della Plastic Tax è una buona notizia? Rivendicando un cambio di rotta non più rimandabile sul fronte delle politiche europee di sviluppo, le imprese di trasformazione - a partire da Isolkappa - hanno immediatamente intrapreso con i propri clienti un flusso di comunicazione contraddistinto da trasparenza e continuità di informazioni. Come presidente del Gruppo e come imprenditore seguo in prima linea gli andamenti dei prezzi; siamo in costante contatto con le aziende associate, oltre che con le istituzioni preposte, per

fronteggiare questo delicato periodo. Tra l’altro, oltre al rincaro delle materie prime che ha portato le imprese alla compressione di margini e flusso di cassa, la Plastic Tax la cui entrata in vigore è stata rinviata a gennaio 2022 - inciderà ulteriormente sui bilanci aziendali, andando ad aggravare nuovamente la situazione.  Sicuramente soddisfatti per il rinvio, stiamo in ogni caso approntando gli incontri istituzionali necessari per tutelare le imprese del comparto e con esse i lavoratori e, al tempo stesso, portiamo avanti il nostro impegno nel contrasto alla cultura di colpevolezza che accompagna l’argomento plastica. Convinti che sarebbe opportuno concentrarsi sulle soluzioni migliori per il “fine vita” di un materiale che impone una corretta gestione dei rifiuti, in vista di un concreto sviluppo sostenibile.


primo piano

Intervista con FULVIO DE IULIIS, presidente Gruppo Carta, Cartone, Cartotecnica, Grafica e Stampa di Confindustria Salerno

QUOTAZIONI DELLA CELLULOSA ALLE STELLE

Nuove abitudini di consumo, e-commerce e riduzione nell'uso delle plastiche hanno fatto crescere la domanda, ma questo spiega solo in parte il boom dei rincari

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umenti considerevoli anche per la carta, con conseguenze pesanti per tutta la filiera. Cosa sta succedendo e cosa, in un più lungo periodo, potrebbe accadere? C’è una domanda preliminare che da mesi ormai gravita intorno la questione dell’aumento dei prezzi: se esso sia dovuto a inflazione o a fenomeni speculativi. Il dilemma shakespeariano al momento è senza una chiara risposta. Stiamo assistendo impotenti alla crescita dei prezzi delle principali commodity, innalzamento che di certo non risparmia neanche il comparto delle fibre riciclate e vergini. La quotazione della cellulosa è schizzata alle stelle, non si riesce a reperire kraft liner per produrre scatole e in questi mesi abbiamo registrato l’incremento più alto e repentino del prezzo della carta da riciclare della storia degli ultimi decenni (+350% da Febbraio 2020 a Febbraio 2021 e il trend continua). Ma dove finisce la carta da riciclare? La domanda di carta, in particolare quella per ondu-

latori, è molto elevata. Nuove abitudini di consumo, l’e-commerce e la riduzione nell’uso delle plastiche hanno fatto crescere la domanda, ma questo spiega solo in parte il boom dei rincari della carta e del cartone ondulato. La Cina non importa più direttamente carta da riciclare, ma lo fa tramite impianti produttivi dislocati in altri paesi. In aggiunta altri paesi asiatici stanno attirando fonti di materiale dall’America e dal Vecchio Continente, complice la ripresa della Cina già da diversi mesi fuori dalla pandemia. Chi beneficia di questo momento storico? Attualmente i conti tornano solo per la parte a monte della filiera, ossia raccolta e selezione della carta da macero. Gli altri attori della filiera, ossia le cartiere e i trasformatori, spesso con contratti a prezzi bloccati, non riescono a trasferire interamente gli aumenti subiti sul prezzo di vendita bruciando i loro margini nonostante un periodo di domanda “attiva”. E le aziende come stanno rispondendo? Molte stanno valutando di fer-

mare le produzioni per cercare di contenere le perdite e nel frattempo migliorare la disponibilità del materiale. L’unica speranza potrebbe essere legata alle riaperture e alla ripresa del turismo che potrebbe facilitare l’aumento della raccolta di carta da riciclare e l’utilizzo di tutte le tipologie di carte trainate da nuovi consumi. Questa tendenza di scarsa disponibilità di materiale e quotazioni in aumento è in corso da diversi mesi e in particolare in Italia non è stata mitigata dall’esistenza del COMIECO. In questo momento delicato è stata inserita in Italia un’asta annuale, non desiderata dagli industriali del comparto e da Assocarta. Il meccanismo dell’asta annuale ha ulteriormente contribuito a far crescere le quotazioni per la carta da riciclare spingendo sempre più volumi non verso un riciclo di prossimità ma, con un biglietto di sola andata, verso l’Estremo Oriente. Inflazione o speculazione? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Intervista con EUROFLEX SPA

MAURO

MACCAURO,

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SIDERURGICO, UN MERCATO IN DISEQUILIBRIO

La politica protezionistica messa in atto dell'Unione Europea non ha giovato alle imprese del comparto

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acciaio è uno dei comparti più colpiti dall’aumento del prezzo delle materie prime. Con quali conseguenze? Il settore siderurgico resta uno dei più strategici per la competitività complessiva del Paese, ultimamente messa a dura prova dalla pandemia di Covid- 19. A destare preoccupazione, al momento, è lo squilibrio che tiene ostaggio il mercato con, da un lato, la penuria di scorte di materia prima e, dall’altro, il parallelo aumento dei prezzi. Ambedue i fenomeni sembrano essere tutt’altro che effimeri e transitori. Nel mondo dei coils la fiammata dei prezzi ha avuto avvio già a partire da ottobre 2020, fino ad arrivare a quotazioni record che sfiorano oggi addirittura un +150%, (livello mai registrato prima neanche nel biennio 2007/2008). A questa evidente dinamica vanno ad agganciarsi, amplificandola notevolmente, anche il mercato finanziario, con le sue speculazioni e la politica protezionistica messa in atto dall'Unione Europea ormai da oltre cinque anni. Appunto. L’eventuale rinnovo delle misure di salvaguardia che impongono limitazioni all’importazione nel nostro Paese di prodotti siderurgici -

in scadenza a giugno prossimo - avrebbe effetti peggiorativi? È dal 2016 che, step dopo step, l’Unione Europea ha imposto diverse limitazioni alle importazioni da Paesi come la Russia, l’Iran, la Cina, il Brasile, l’Ucraina (abituali e importanti esportatori di coils). A queste ultime poi si sono aggiunte negli ultimi anni le quote di salvaguardia e sono stati introdotti i dazi alle acciaierie turche a partire da gennaio 2021. Non so se tali limitazioni saranno riviste al ribasso o se ci sarà una diversa rimodulazione, ma, in ogni caso, l’incidenza sul mitigarsi del fenomeno dell’aumento dei prezzi non credo sarà comunque tanto significativo nell’immediato. Nel breve, un tale squilibrio di mercato potrebbe portare alle aziende anche dei benefici in termini di incremento di marginalità. Tuttavia nel medio lungo periodo il solo aumento di domanda di materia prima, non seguito da un proporzionale aumento dell’offerta, finirebbe con il penalizzare fortemente le aziende di trasformazione che, se da un lato potrebbero trovarsi a rallentare la produzione o addirittura a fermare gli impianti, dall’altro si troverebbero soggette ad esposizioni finanziarie ragguardevoli nei confronti dei propri clienti. Anche quest’ulti-

ma situazione potrebbe costringere le aziende ad abbassare i propri volumi di vendita. Come uscirne dunque? Quali le prospettive per le imprese del settore? Un elemento determinante potrebbe e dovrebbe essere svolto dall’acciaieria di Taranto, da sempre regolatrice in qualche modo del mercato europeo per il suo peso dimensionale. A regime, lo stabilimento pugliese ha una capacità produttiva di circa 10 milioni di tonnellate. Lo scorso anno, però, ne ha prodotti solo quattro. Dal momento che in questo ultimo esercizio il trend è sempre uguale se non in diminuzione, basterebbe colmare anche solo in parte questo gap per determinare un riequilibrio tra la domanda e l’offerta. Diventa pertanto centrale che, proprio con l’Ilva, il nostro Paese possa tornare a giocare un ruolo di primo piano. È auspicabile, pertanto, che la conclusione formale della prima fase del percorso di ingresso di capitale pubblico in ArcelorMittal attraverso Invitalia, possa essere il primo passo di un nuovo percorso che, in modo adeguato e sostenibile, rilanci le strategie industriali, ambientali e occupazionali prima del gruppo e successivamente dell’intero settore.


focus

COSTI DEL TRASPORTO MARITTIMO MAI COSÌ ALTI Cause, impatti e durata di uno degli effetti del Covid-19 che non mostra segni di rallentamento di Anna Arianna Buonfanti, Senior Researcher “Maritime”, SRM | www.srm-maritimeconomy.com

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l recente blocco del Canale di Suez ha portato ancora una volta all’attenzione quanto sia importante il trasporto marittimo non soltanto per l’economia, ma anche per la nostra vita di tutti i giorni. All’improvviso sono stati annunciati ritardi per la consegna in Europa di componenti delle produzioni industriali, ma anche di beni di uso quotidiano come telefoni, farmaci, prodotti tessili. Per i consumatori del nuovo millennio, costretti in casa dalla pandemia, sempre più dipendenti dall’e-commerce e abituati a ricevere in tempi strettissimi i loro prodotti, d’un tratto è maturata la percezione di quanto la logistica sia ormai una componente importante, anche se forse non così visibile, del vivere quotidiano. La ormai celebre nave Ever Given è rimasta bloccata per meno di una settimana nel Canale di Suez, ma le ripercussioni negative sulle catene di approvvigionamento si protrarranno per mesi con possibili congestioni nei porti europei, carenza di container per gli spedizionieri e possibili ulteriori aumenti nelle tariffe marittime. Proprio i noli, negli ultimi mesi del 2020 e in questa prima parte del 2021 hanno raggiunto livelli mai così alti, sfondando ogni precedente

record. Le ragioni alla base di questa impennata sono state oggetto di studi ad hoc realizzati da SRM, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo. Diversi sono i fattori congiunturali che hanno generato questa situazione, in primo luogo, l’impennata dell’e-commerce, causata da uno spostamento delle abitudini di consumo dai servizi verso i beni dovuto alla pandemia. Per l’imposizione dei limiti allo spostamento delle persone, infatti, c’è stata la crescita vertiginosa della domanda di prodotti legati a un mondo in cui la casa non è più solo un luogo in cui vivere, ma anche in cui lavorare o allenarsi. Questa crescita così repentina e significativa della richiesta di beni da parte soprattutto dei consumatori nord americani ed europei non era prevedibile e ha portato ad un boom delle esportazioni asiatiche. Ciò ha avuto delle immediate implicazioni anche sul trasporto marittimo dato che il 90% dello scambio di beni nel mondo avviene via nave. L'aumento improvviso dei volumi ha letteralmente travolto molti porti e terminal, in particolare quelli nord americani della costa occidentale a causa del notevole incremento delle importazioni provenienti dall’Asia. Da un

lato l’aumento dei volumi di merci, dall’altro la minore disponibilità di manodopera portuale dovuta ai contagi e ai protocolli di sicurezza più rigidi, hanno determinato il fenomeno della congestione dei porti, soprattutto nord americani. Questa, a sua volta, ha provocato ritardi nella gestione delle navi in banchina e, a seguire, delle altre navi programmate. Le conseguenze di questa situazione sono state diverse, a cominciare da un abbassamento della qualità del servizio di trasporto container che viene ben rappresentata dal grafico 1 da cui si evince che l’affidabilità dei servizi di linea si è abbassata perché si è ridotta la puntualità delle navi: nei primi mesi del 2021 è stata intorno al 34,9%, il 30% in meno rispetto allo stesso periodo del 2020. I vettori sono stati costretti in alcuni casi a cancellare le partenze programmate (blank sailing), non a causa della mancanza di domanda di merci - come accaduto nel corso del primi mesi del 2020 per la pandemia - ma per effetto della congestione e dei ritardi nei porti di importazione. Le mancate partenze delle navi non hanno consentito il riposizionamento dei container vuoti, accentuando un altro problema, ovvero la carenza

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Grafico 1 - Andamento mensile dell’affidabilità dei servizi di linea del trasporto container. Confronto 2018-2019-2020-2021 Global Schedule Reliability 90%

2018

85%

2019

2020

2021

80%

75% 70% 65% 60% 55%

50% 45% 40% 35% 30%

Jan Feb Mar Apr Fonte: Sea-Intelligence, GLP May reportJunissueJul 115Aug

Sep

Oct

Nov

Dec

Grafico 2 - Shanghai Containerized Freight Index (SCFI). Confronto trimestrale 2018-2021 SCFI Comprehensive Index 3.000

2.780,13

2.500

2.000

Index

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dei container vuoti nei mercati di esportazione del Far East. Lo sbilanciamento tra container pieni e vuoti riflette un problema di squilibrio di vecchia data lungo le rotte Far East-North America e Far East- Europe, che le criticità della supply chain originate dalla pandemia hanno fortemente aggravato. Tutti i fattori fin qui analizzati hanno determinato un aumento dei noli senza precedenti. L’indice più utilizzato per illustrare le tariffe di trasporto container è lo Shanghai Containerized Freight Index (SCFI) che indica la fluttuazione delle tariffe di nolo spot sul mercato in esportazione da Shanghai ed è una media ponderata delle principali 15 rotte. Dopo aver raggiunto il record storico di 2885 a metà gennaio, in aumento del 188% rispetto a luglio 2020 e del 201% all'inizio del 2020, la media del primo trimestre è stata di oltre 2780, sfondando ogni precedente storico. L’incremento dei noli nel corso del 2020 ha determinato una progressione esponenziale dei profitti operativi dei carrier con il risultato di fine anno migliore di sempre pari a quasi 27 miliardi di dollari. Secondo autorevoli stime, i vettori godranno di noli molto elevati per almeno altri due anni, tanto che si ritiene che il settore possa stabilire un nuovo record nel 2021, raggiungendo la cifra di 35 miliardi di dollari e poi ancora profitti per circa 25 miliardi nel 2022. Accanto agli innegabili benefici per i conti dei carrier, il rischio che i noli rimangano su livelli così elevati per un lungo periodo di tempo è che la tratta marittima

1.500

1.000

500

Fonte: SRM su Clarksons 0

Q1-2018 Q2-2018 Q3-2018 Q4-2018 Q1-2019 Q2-2019 Q3-2019 Q4-2019 Q1-2020 Q2-2020 Q3-2020 Q4-2020 Q1-2021

della logistica inizi ad avere un’incidenza troppo elevata. Questa tendenza può condurre verso una regionalizzazione delle supply chain sempre più spinta, che accelera il reshoring e near-shoring verso le economie avanzate e verso i paesi limitrofi, in particolare per i prodotti strategici ritenuti essenziali, come i farmaci. Noli così alti rischiano di incidere sul prezzo finale dei prodotti generando una spinta inflazionistica. Secondo una recente analisi di Spediporto (l’associazione degli spedizionieri genovesi), noli marittimi quadruplicati nel

giro di 12 mesi hanno in realtà un’incidenza significativa su alcune particolari categorie merceologiche e su altre meno. In generale, per ogni container da 40 ft che contenga merce per un valore di circa 50mila dollari, l’incidenza del trasporto via nave è salita dal 4,6 al 15,3%, è mentre per un box con dentro 80mila dollari di prodotti è passata dal 2,8 al 9,5%. È chiaro che occorre porre molta attenzione al fenomeno perché potrebbe generare un aumento dei costi nell’intero sistema che tutti noi ci troveremo a dover sostenere.


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. di

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confindustria salerno

CURCIO: «IL VALORE UMANO VERO ASSET DI IMPRESA» La neo coordinatrice del Raggruppamento delle aziende del Vallo di Diano darà voce alle istanze del mondo produttivo dell'area al fine di promuoverne la crescita economica e sviluppare le relazioni tra gli imprenditori locali a cura della redazione

G 24 Annamaria Curcio coordinatrice del Raggruppamento delle aziende del Vallo di Diano

uidare verso nuovi scenari l’impresa, mettendone in luce le potenzialità. Sarà questo il compito che spetta ad Annamaria Curcio della Curcio Depositi e Logistica Srl di Polla, eletta lo scorso aprile coordinatrice del Raggruppamento delle aziende del Vallo di Diano. Il gruppo, che esprime complessivamente una forza lavoro di circa 850 addetti per circa 200 milioni di fatturato, avrà l’obiettivo di condividere ed manifestare unitariamente le problematiche e le opportunità presenti nel Vallo di Diano; organizzare iniziative sul territorio al fine di promuovere la crescita economica dell’area e sviluppare le relazioni tra gli imprenditori locali. A darle manforte i consiglieri Marilena De Paola - Imballi Diano srl di

Il nuovo Consiglio Direttivo

Teggiano; Michelangelo Ferro - Miltech Srl di Sassano; Pietro d’Elia - La Mela srl di Teggiano; Giuseppe Gallo - Eurogas Energia srl di Teggiano e Domenico Medici - Chemical Plast di Atena Lucana. «Il Vallo di Diano ha dichiarato la neo coordinatrice del Raggruppamento, Annamaria Curcio - è un territorio ricco di potenzialità e le imprese che vi operano hanno voglia di crescere e di migliorarsi per competere con i mercati internazionali. Abbiamo aziende di valore che creano sviluppo e occupazione, generano indotto in un territorio che, purtroppo, a volte è dimenticato. Noi imprenditori siamo consapevoli che non è il luogo che fa la differenza ma la capacità di sapersi mettere in gioco, ed è quello che facciamo in questo lembo di terra a Sud di Salerno e dell’Italia».


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PREMIO BPI 2021, SERRAVALLE: «L'INNOVAZIONE CI SALVERÀ»

Aperta la call per partecipare alla XV edizione che si terrà il 16 e 17 giugno prossimi. Tre i settori strategici: digitalizzazione, tecnologie abilitanti 4.0 applicate alla filiera turismo e beni culturali e agrotech

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di Raffaella Venerando

Francesco Serravalle presidente Gruppo Servizi Innovativi e Tecnologici di Confindustria Salerno

ornerà in primavera inoltrata il 16 e 17 giugno prossimi - la XV edizione del Premio Best Practices per l’Innovazione di Confindustria Salerno. Una collocazione temporale che vuole essere benaugurante, perfettamente in linea con l’identità di una manifestazione naturalmente fondata su coraggio, talento e futuro. L’evento si svolgerà in modalità ibrida, senza per questo perdere la capacità di engagement. La Stazione Marittima sarà la location fisica in cui si terrà il Premio, cui parteciperà online in modo interattivo anche un pubblico variegato di ospiti, partner e imprese in gara. Quest’anno aziende, organizzazioni, spin off e startup potranno candidare - entro il 23 maggio - il proprio progetto innovativo in uno dei 3 ambiti selezionati: digitalizzazione, tecnologie abilitanti 4.0 applicate alla filiera turismo e beni culturali e agrotech. Alla base della scelta, lo stesso minimo comune denominatore: spingere forte sull’acceleratore perché il Premio BPI possa funzionare da catalizzatore di idee che aiutino concretamente le imprese a venir fuori. Uscire sì dalla crisi generata dalla pandemia, ma anche emergere in senso ampio, mostrando la bellezza di chi fa impresa nel nostro Paese. Il presidente del Sit di Confindustria Salerno, Francesco Serravalle, motiva così la scelta degli ambiti messi in risalto: «La categoria digitalizzazione ci è parsa, anche

quest’anno, imprescindibile: un megatrend che sta trasformando radicalmente il nostro modo di vivere. Basti pensare alla possibilità di lavorare da remoto, all’e-commerce o al delivery che hanno dispiegato parte della loro potenza soprattutto negli ultimi mesi. Il cluster dedicato alle innovazioni tecnologiche 4.0 applicate alla filiera turismo e beni culturali è stato voluto, invece, per sostenere le imprese di un comparto particolarmente colpito dall’emergenza sanitaria. Confidiamo in idee «rivoluzionarie», capaci di far recuperare il terreno perduto a un’industria da sempre vanto del nostro Paese. Infine, abbiamo privilegiato le innovazioni nel settore agrotech perché fortemente votato a scelte di sostenibilità di lungo termine. Il Premio è orientato al futuro, lo immagina anno per anno per realizzarlo, ma non può che essere agganciato al presente, all’attualità, agli indirizzi anche politici di oggi, fondamentali per lo sviluppo delle imprese». A riprova ulteriore di quanto sia strategico per il management del Premio BPI il valore della sinergia, anche quest’anno è stata prevista una premialità aggiuntiva per i progetti che saranno presentati in collaborazione tra imprese e startup. Sul sito www.premiobestpractices.it i dettagli su regolamento, premio in denaro pari a 15.000 euro e partner afferenti all’ecosistema di una competizione di idee dal valore in costante crescita.

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DIGITALIZZAZIONE: IL FUTURO DELLE NOSTRE AZIENDE Più innovativi e competitivi con i driver giusti

di Nicola Savino consigliere delegato alla digitalizzazione Gruppo GI Confindustria Salerno

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n questi giorni si parla molto di Recovery Fund, una grande opportunità per il nostro Paese. Grossi investimenti europei che richiedono lungimiranza e innovazione, con un ruolo di rilievo affidato al digitale, asset fondamentale per tutte le nostre aziende. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare e abbracciare la digitalizzazione, che porta non soltanto innovazione, ma anche una cultura di abilità e resilienza, di cui abbiamo assoluto bisogno. Durante la fase pandemica per molte attività, infatti, la digitalizzazione è stata un’ancora di salvezza. Ed è proprio per questo motivo, che nel Gruppo Giovani di Confindustria Salerno, insieme ad altri componenti del Direttivo, ho voluto una Commissione ad hoc sul tema. L’obiettivo è di diffondere una cultura digitale tra le imprese per garantire loro un futuro prosperoso. Altro grande fine è creare il Digital Mindset, indispensabile per digitalizzare i processi delle nostre aziende. La transizione verso Industria 4.0 non può essere affrontata solo con l’introduzione delle tecnologie nel sistema azienda: per affrontare la trasformazione digitale in moda-

lità efficace, bilanciando obiettivi di sostenibilità e di competitività, è necessario creare le fondamenta su cui ridefinirla o costruirla ex novo. Basi su cui si fonda il Digital Mindset, senza il quale la digitalizzazione semplicemente non può esistere. Secondo l’edizione 2020 del Digital Economy and Society Index (DESI), il livello di competenze digitali in Italia è ancora troppo basso, soprattutto tenendo conto del gap che ci divide dalle altre nazioni della UE. Il motivo di questa scarsa maturità digitale, deriva da una mancanza di Digital Mindset all’interno di tutta l’azienda. Il Mindset è il prodotto delle proprie esperienza culturali in azienda. Vale a dire il modo di pensare, comunicare, convinzioni e ragionamenti che poi prendono forma in azioni e modi di lavorare. Bisogna quindi sviluppare una cultura aziendale basata sul Digital Mindset, centrale al collaboratore d’azienda che deve acquisire competenze, doti di comunicazione e collaborazione esclusivamente digitali. La nostra Commissione avrà esattamente questo obiettivo: digitalizzare la mente degli imprenditori.


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B20 ITALY 2021: L’ESPERIENZA DEI PROTAGONISTI Tra gli imprenditori del più importante engagement group del G20 anche tre salernitani visionari

di Raffaella Venerando

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anno del «ritorno alla crescita». Definisce così il 2021 Emma Marcegaglia, chairman del B20 Italy 2021, il più importante engagement group del G20 che esprime la forza rappresentativa di oltre 6,5 milioni di imprese. Un anno determinante, che si spera consenta al nostro Paese di tornare ad assumere un ruolo di primissimo piano nel contesto economico internazionale proprio grazie alla presidenza del G20. In tale scenario, Confindustria - insieme con i suoi più rappresentativi imprenditori - è chiamata a farsi portavoce delle esigenze, richieste e proposte della Business Community globale. Obiettivo finale di questo percorso di confronto sarà la formulazione - prevista per il prossimo luglio - di una serie di raccomandazioni di policy alla Presidenza di turno G20 e alle principali Organizzazioni internazionali per ridisegnare l’economia globale e improntarla a una crescita sostenibile e inclusi-

va. Le proposte complessive e definitive saranno successivamente discusse nell’incontro dei ministri del G20 in autunno e presentate a Mario Draghi, chair del G20 italiano, l’8 ottobre 2021. Tre gli imprenditori salernitani - Letizia Magaldi, Gianandrea Ferrajoli e Nicola Scafuro - chiamati ad offrire il proprio apporto esperienziale all’interno della business community globale. Letizia Magaldi è componente della task force “Energy & Resource Efficiency” capitanata da Francesco Starace, ceo Enel, di cui fa parte anche Gianandrea Ferrajoli, presente anche in quella guidata da Maximo Ibarra, ceo Sky Italia, dedicata alla “Digital Transformation”. Nicola Scafuro, infine, è attivo nella task force “Employment & Education” con a capo Giampietro Benedetti, presidente Danieli. «Un’esperienza a dir poco stimolante» per Letizia Magaldi, vicepresidente della Magaldi Power SpA. «Sotto la direzione di Francesco Starace, il gruppo di cui sono parte

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sta valutando quali azioni dovranno essere implementate e quali politiche attuate in modo efficiente per accelerare la transizione energetica. Essere dentro un confronto così ampio geograficamente e di così elevato livello, dunque, ti dà chiara l’idea di come vanno componendosi gli scenari futuri, mettendoti in connessione con quella che è la visione portante delle aziende più rilevanti del nostro comparto. In questi mesi di scambio ho avuto anche conferma di quanto l’Italia e l’Europa siano bene affermate nell’innovazione e nelle nuove tecnologie e di quanto ancora potrebbero imporsi nel mondo grazie ai propri punti di forza, guidando alcune scelte in tema energetico. Unica nota dolente, purtroppo incontrovertibile, è stato il “vedersi” telematicamente. Mi auguro però che almeno la chiusura dell’iniziativa possa svolgersi in presenza. Il valore delle relazioni in un’iniziativa simile è notevole e, di rimando, un incontro dal vivo aggiungerebbe senz’altro significato all’evento complessivo, oggi in qualche modo limitato dalla dimensione virtuale». Anche Nicola Scafuro, manager della Fos, plaude alla forza relazionale del B20 e alla sua proiezione lunga nel tempo: «Nella task force di cui faccio parte, i circa 100 partecipanti si stanno misurando sul tema education ed employment ciascuno secondo la diversa sensibilità della nazione cui appartiene. Ne risulta pertanto una discussione politicamente eterogenea, plurale come plurali sono gli uomini. Nonostante la pandemia - anzi per molti aspetti anche di più a causa della stessa - sullo sfondo premono grandi scenari epocali che hanno condotto a differenti mutamenti di paradigma.

Gianandrea Ferrajoli

Letizia Magaldi

Nel mondo dell’education e del lavoro si sono ampliati divari e disuguaglianze che hanno penalizzato soprattutto le giovani generazioni cui va data una risposta e un’alternativa. Il mondo del lavoro va cambiato e il nostro impegno è nel contribuire a tracciare una rotta sicura ed equa». Gianandrea Ferrajoli, ceo della Mecar, segue gli incontri di due task force, quella dell’energia e l’altra - abilitante per tutte le altre potremmo dire - con focus sulla transizione digitale. Questo suo doppio impegno gli consente ancora di più di entrare nel flusso di questa esperienza: «È quasi banale sottolineare come la piena cognizione dei fenomeni, di quello che accade e ci circonda, sia per un imprenditore la parte più complessa e allo stesso tempo più determinante di un processo di decisione. La partecipazione al B20, allargando e allungando lo sguardo, spinge ancora di più a riflettere strategicamente sul futuro, provando a tracciare con nettezza quali sono oramai i perimetri senza prospettiva e a immaginarne dei nuovi in sostituzione, nonostante la pandemia abbia acuito in qualche modo la precarietà anche di pensiero. Per effetto del Covid-19 siamo infatti - ormai da più di un anno - come forzatamente imprigionati nel presente. Il futuro sembra così impossibile da prevedere con certezza. È come se avessimo smarrito il senso della continuità del tempo. Eppure il futuro verrà e dobbiamo attrezzarci con fiducia per affrontarlo, con giusta tensione e validi obiettivi, lavorando per creare per le nostre imprese e per il nostro Paese una prospettiva di leadership intelligente, inclusiva e sostenibile».

Nicola Scafuro


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INTRALOG, UN SOGNO DIVENUTO REALTÀ Eletto presidente, Pasquale Gaito racconta le radici e gli obiettivi di un progetto corale che ha messo insieme venti eccellenze del settore dell'intralogistica di Raffaella Venerando

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residente che cos’è Intralog, per soddisfare quali esigenze è nata e con quali obiettivi? Intralog è un sogno diventato realtà: mettere insieme 20 eccellenze del settore dell’Intralogistica - distribuite uniformemente su tutto il territorio italiano, da Udine fino a Palermo - per un progetto e un obiettivo comune. In Intralog spa tutte le venti aziende hanno uguale peso specifico, senza gerarchie o distinzioni. La società è nata perché eravamo consapevoli che singolarmente, pur essendo ben posizionate ciascuna nel proprio settore e nel proprio territorio, non eravamo abbastanza forti per reggere la competizione in un contesto ampio, in cui i grandi gruppi mostrano i muscoli con politiche commerciali sempre più aggressive. Questa neces-

sità di combattere alla pari con i grandi player internazionali ha fatto da mordente e da giusto collante per unirci in questo nuovo progetto. La nostra struttura è molto snella e flessibile. Qualsiasi decisione viene presa con molta velocità e zero burocrazia. Il C.d.A. che mi ha eletto presidente è composto da 7 soci; procuratrice è stata invece nominata la dottoressa Giorgia Salcerini, da diversi anni impegnata nell’ambito dell’Intralogistica. Il primo obiettivo a breve è fare massa critica per ottenere dei vantaggi importanti da parte dei fornitori, tenendo conto che i volumi complessivi delle 20 aziende superano ampiamente i 150 milioni di euro. In tanti, al momento, stanno mostrando interesse a diventare nostri partner, ma l’obiettivo a medio termine che più ci coinvolge è quel-

lo di collaborare con aziende giovani innovatrici del settore dell’intralogistica per aiutarle a sviluppare i loro progetti innovativi. Non è escluso che, laddove dovessimo incontrare aziende o startup particolarmente interessanti, l’obiettivo strategico potrebbe diventare quello di entrare nel loro capitale, consentendo loro di industrializzare i progetti più promettenti. Da qui la volontà di collaborare con il Premio Best Practices per l'Innovazione di Confindustria Salerno... Sì, ne ho parlato con l’amico Francesco Serravalle, presidente del Gruppo Servizi Innovativi e Tecnologici di Confindustria Salerno, con il quale nelle prossime settimane immagineremo possibilità di partnership. Sono certo potrebbe essere un’opportunità di crescita reciproca importante. giugno | luglio 2021

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CERAMICA ARTISTICA GIOVANNI DE MAIO, oltreoceano una nuova connessione di bellezza Al Ritz-Carlton di Saint Louis, nel Missouri, è nato un nuovo Casa Don Alfonso, di cui la fabbrica d’arte salernitana ha curato gli arredi, vestendo di ricercatezza le pareti con le sue "riggiole" rifinite a mano di Raffaella Venerando

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na nuova “connessione” di successo per la Ceramica Artistica Giovanni De Maio. Da qualche settimana è infatti diventato realtà un progetto nato in collaborazione con la famiglia Iaccarino del Don Alfonso, stellato ristorante di Sant’Agata dei due Golfi. Al Ritz-Carlton di Saint Louis, nel Missouri, i due grandi brand campani hanno dato vita a un nuovo locale in cui gli amanti del buono e del bello potranno fare un’esperienza di gusto e design unica. A essere esportati non solo i profumi e i sapori della Costiera sorrentina, ma anche tutto il fascino senza tempo della decorazione vietrese con la Ceramica Artistica Giovanni De Maio ancora una volta scelta per vestire di autentica ricercatezza la cucina e i suoi arredi. Un ristorante che profuma di made in Italy, in cui evidenti sono le affinità e i punti di contatto tra due modi di fare impresa con-

sacrati all’eccellenza. In tavola e alle pareti tutta la forza calma del Mediterraneo a raccontare il respiro di un luogo lontano, ma ricreato ad arte per il piacere degli ospiti in questa città affacciata sul Mississippi.Mimmo De Maio, commerciale e referente per la comunicazione della Giovanni De Maio, ripercorre così le tappe emozionanti di questa collaborazione: «La realizzazione dei manufatti per il DonAlfonso ha richiesto una fitta corrispondenza con lo studio Johnson di Atlanta che presiedeva alla progettazione del ristorante. Inizialmente gli architetti avevano individuato dei decori la cui colorazione era talmente lontana dal nostro modello che ci è voluto del tempo per arrivare a un prodotto finale che soddisfacesse entrambi. Campione dopo campione, ci siamo riusciti e il risultato è strabiliante. Tutta la nostra manualità e artigianalità italiana sono condensate in riggiole classiche perché nulla

dell’autenticità creativa andasse perso. La commessa complessiva comprendeva anche la richiesta di alcune piastrelle di misura personalizzata, sempre decorate a mano, per rivestire dei vassoi e delle postazioni per il buffet: una scelta di chiara connotazione mediterranea, possibile anche per la qualità e sicurezza dei nostri smalti assolutamente inerti al contatto con materie alimentari. Quella con la famiglia Iaccarino è stata una joint-venture entusiasmante. Due mondi diversi, accomunati dalla stessa sensibilità e passione nel farsi ambasciatori di quel Made in Italy senza eguali al mondo». Al Ritz-Carlton di Saint Louis, nella cucina del Don Alfonso, gli ospiti potranno godere dell’intimità e dei paesaggi assolati della Campania pur restando fisicamente in un luogo, per sua natura, metropolitano e dinamico. Un viaggio senza mai spostarsi in cui nutrire lo spirito - e non solo - di bellezza.


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NEW YORK BEVE CAFFÈ TRUCILLO La torrefazione salernitana di proprietà famigliare da tre generazioni è stata scelta da Ammirati Coffee, il principale distributore di caffè dell’area metropolitana di New York, che da quasi 60 anni rifornisce i più prestigiosi bar, ristoranti e hotel frequentati abitualmente dallo star system a cura della redazione

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ualità, competenza ed etica. Sono state queste le armi manifeste con cui la Trucillo è partita alla conquista degli Stati Uniti. La torrefazione salernitana di proprietà famigliare da tre generazioni è stata scelta infatti da Ammirati Coffee, il principale distributore di caffè dell’area metropolitana di New York, che da quasi 60 anni fornisce bar, ristoranti e hotel, tra cui i locali più prestigiosi, frequentati abitualmente dallo star system. Tra questi figurano luoghi diventati iconici della City, come Ferrara Café a Little Italy, lo storico ristorante Ballato’s e Ribalta. «Negli ultimi due anni - spiega  Fausta Colosimo, moglie dell’AD Matteo Trucillo e

31 responsabile dei mercati internazionali dell’azienda di famiglia, oggi presente in 40 Paesi dove esporta il 60% - ci siamo impegnati con tutte le nostre energie per far conoscere Caffè Trucillo al mercato americano. Nei nostri viaggi abbiamo incontrato grandi persone e grandi aziende. Secondo il nostro modello di business, il nostro primo obiettivo è stato di trovare un partner che corrispondesse ai nostri valori e al nostro livello di aspirazione al mercato americano. Lo abbiamo trovato in Ammirati, un’altra famiglia che come la nostra si dedica da oltre 50 anni alla passione per il caffè». “Esperti di caffè dal 1963”: così si definisce infatti la famiglia Ammirati, che tra-

disce nel cognome anche le chiare origini italiane, un ulteriore punto di contatto. Sono insieme due aziende e due famiglie, entrambe giunte alla terza generazione,  a siglare l’accordo per conquistare il palato dei newyorkesi appassionati di caffè con un aroma autentico, che abbina alla competenza Made in Italy della bevanda, anche la schiettezza tipica del dna salernitano di  Trucillo, un marchio tricolore che piace molto all’estero proprio per la sua qualità senza compromessi e la sua veracità. Ammirati diventa dunque l’importatore e distributore ufficiale di Trucillo negli Stati di New York, New Jersey e Connecticut. Una pietra miliare per l’azienda salernitana, che - già forte nel vicino

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Fausta Colosimo

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Canada - mette a segno il suo primo potente passo negli USA, potendo contare sulla partnership prestigiosa con quello che è unanimemente ritenuto il principale distributore di caffè di NY con un’ottima reputazione nel settore e negli ambienti più raffinati. Ammirati è il maggiore importatore di macchine espresso La Cimbali degli USA e dal 1963 è completamente dedicata a rappresentare il livello qualitativamente più alto del caffè. In virtù di questo accordo, l’azienda di Salerno può ragionevolmente ambire a posizionarsi in breve tempo come torrefazione premium di riferimento nel mercato americano. Una prospettiva allettante: secondo l’edizione 2020 del National Coffee Data Trends (*), il report della National Coffee Association che dal 1950 analizza ogni anno le abitudini di consumo degli americani, infatti oltre 3 persone su 5 (pari al 62%) bevono caffè ogni giorno e 7 su 10 almeno una volta alla settimana. (*situazione vigente prima della pandemia). Anche l’indice di sostenibilità rappresenta una chiave di volta per i consumi locali:

dal report emerge infatti che il 53% dei consumatori dichiara di voler comprare un caffè che sia buono anche per l’ambiente. In questo, Trucillo rappresenta una garanzia: da sempre attenta a rispettare standard produttivi volti a preservare le condizioni naturali dell’ecosistema, fu tra le prime torrefazioni italiane, nei primi anni Duemila, a produrre un caffè certificato ORGANIC, precursore del biologico. Antonia Trucillo, responsabile della materia prima e dell’Accademia, la prima scuola del caffè del centro-sud Italia, nonostante la sua giovane età ha già trascorso lunghi periodi di formazione sul campo nei principali Paesi produttori del centro-sud America e dell’Asia, mantenendo un costante e personale contatto con le comunità di caficultores e ottenendo giovanissima il titolo di Q-grader, la qualifica di più alto livello nell’industria del caffè, attribuita dal Coffee Quality Institute, di assaggiatore di caffè attraverso gli standard e le procedure della Specialty Coffee Association. «Proprio durante il periodo più complesso della pande-

mia - commenta  Tom Ammirati  per Ammirati Coffee - abbiamo capito che Trucillo è il partner giusto per noi, non solo per obiettivi e strategie, ma anche per l’etica su cui si fondano i nostri business. Abbiamo provato a immaginare come sarebbe stato tra qualche anno il futuro di questa nuova partnership commerciale e ci ha convinto a proseguire il fatto che anche le giovani generazioni delle famiglie Ammirati e Trucillo condividono la stessa passione per il caffè e i valori su cui si fondano le attività di famiglia. La sostenibilità del business non può prescindere dalla dimensione del tempo e, firmare questo accordo, per noi significa anche esprimere la forte volontà che i nostri figli continuino a lavorare con la generazione futura della famiglia Trucillo».

Tom Ammirati


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LA FORZA DI CREDERCI DELLA MACO INTERNATIONAL Dalla barra di titanio al prodotto confezionato, mezzo mondo e più sorride grazie alla bravura e alla qualità competente dell’azienda di Buccino di Raffaella Venerando

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nni fa Simon Kuznets, premio Nobel per l’economia nel 1971, disse che al mondo esisterebbero 4 tipi di Paesi: i Paesi sviluppati, i Paesi sottosviluppati, il Giappone, che nessuno sa perché cresca, e l’Argentina, che nessuno sa perché  non  cresca. Eppure, c’è chi proprio guardando a quel Paese ha maturato la sua improvvisa scelta di diventare imprenditore. Siamo negli anni ’90. Il mercato è in piena espansione in quella che è considerata la città straniera più italiana al mondo. Josè Felix Conte oggi titolare della Maco International - è in Argentina per la sua prima fiera da rappresentante per un’azienda

33 italiana di materiale odontotecnico. Il fascino di quel Paese, dalla cultura secolare di civiltà scomparse, se lo porta cucito addosso, forse perché ci è nato, forse perché ci ha vissuto a lungo dopo gli studi; così di lì a poco, quando la società bolognese per cui lavora decide di chiudere i battenti, non ha dubbi: insieme a un socio sceglie di rilevarla, comprando macchinari e magazzino. Dalla sua Josè ha la competenza per il settore che gli deriva dagli studi, la passione autentica per il commercio con l’estero estero e un legame speciale con il Sudamerica, terra magica di coraggio e determinazione, di natura prorompente e multiforme. Per avviare il nuovo business

di produzione di impianti dentali ha bisogno di capitali per cui - anche se scettico per timore dell’eccessiva burocrazia - decide di partecipare al bando per il Contratto d’area per investire a Buccino. La sua risulta tra le prime dieci aziende finanziabili. I lavori procedono veloci e la pratica viene regolarmente completata in tempo utile, nel 2004. Il collaudo da parte ministeriale invece avviene solo nel 2011, con la pretesa illogica, per corrispondere i fondi, che alcune operazioni effettuate fossero allineate alle normative successive alla fine dei lavori. Archiviata, dopo un contenzioso legale estenuante, la pratica del Contratto d’area la Maco International pro-

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segue la sua espansione sui mercati internazionali, con una quota di export che oggi è pari all’80%, uffici in Messico, Marocco e Spagna e distributori sparsi ovunque, perfino in Iraq. Dalla barra di titanio al prodotto confezionato, mezzo mondo e più sorride grazie alla bravura e alla qualità competente dell’azienda di Buccino. Non solo impianti dentali però. Da poco più di un anno, la Maco produce anche mascherine chirurgiche e FFP2. Il vuoto del Covid-19 ha suggerito a Josè di provarsi anche in questa avventura, neanche questa priva di intoppi. I problemi questa volta derivano da un altro bando, il Cura Italia, nato per sostenere le imprese nella produzione di mascherine chirurgiche e Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). Triste epilogo anche questa volta: per un investimento di 400mila euro, l’azienda ha ricevuto un anticipo e un saldo di soli 9.000 euro con un bonifico senza la causale espressa. L’amara esperienza però, per fortuna, neanche stavolta è riuscita a guastare

la voglia di farcela di Josè Felix Conte e dei suoi collaboratori: «Il tema è di natura strategica: il nostro Paese ha abdicato alla produzione di DPI perché a basso costo. Poi, con l’esplosione della pandemia, si è provato a correre ai ripari, incentivando la produzione nazionale anche per una riserva, o almeno noi che abbiamo accettato la sfida così abbiamo creduto. Nei fatti, invece, siamo stati abbandonati a noi stessi in un percorso per nulla chiaro. In più pochissimi sono stati e sono tuttora i controlli sull’arrivo nel nostro Paese di grandi quantitativi di ma-

scherine non adatte provenienti soprattutto dalla Cina. Nonostante le difficoltà, però, l’intuizione di aprirci alla produzione di mascherine è stata giusta. Il nostro prodotto, di elevata qualità come solo il made in Italy sa e può essere, funziona ed è molto richiesto. Un grazie particolare va alla Dem Consulting, società di consulenza diretta da Andrea Catino che ci ha fornito assistenza tecnica nell’ambito del programma USAID Invest, consentendoci di ampliare i nostri reparti di produzione, installare macchinari idonei alla produzione di mascherine chirurgiche e FFP2 e di ottenere le necessarie certificazioni. I nostri sono dispositivi che garantiscono un elevatissimo filtraggio dell’aria secondo gli standard normativi e le certificazioni degli organismi accreditati a livello internazionale. Un risultato che ci ripaga. Ci è costato molta fatica, ma essere riusciti anche ad aumentare di circa il 20% la nostra forza lavoro per noi è motivo di orgoglio. Non c’è ostacolo capace di toglierti il sorriso se credi davvero in quello che fai».


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Accendi il tuo business con SANSEVERINO ENERGIA La società partecipata al 100% da Graded Holding offre soluzioni sostenibili, innovative ed efficienti per la progettazione, realizzazione e gestione di impianti per la produzione, il trasporto e la trasformazione di energia da fonti rinnovabili a cura della redazione

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ondata nel 2010, con sede a Mercato San Severino in provincia di Salerno, “SanSeverino Energia” è una Srl partecipata al 100% da Graded Holding (a partire dal 2018) attiva nella progettazione, realizzazione e gestione di impianti per la produzione, il trasporto e la trasformazione di energia da fonti rinnovabili. La società, guidata dall’Amministratore unico Vito Grassi, offre servizi per il risparmio e l’efficienza energetica alle Pubbliche Amministrazioni e alle aziende, occupandosi di diagnosi energetica, installazione di tecnologie energeticamente efficienti, realizzazione di studi di fattibilità, installazione e operatività degli impianti. Tra gli obiettivi c’è la riduzione dell’impatto ambientale attraverso azioni finalizzate alla progressiva diminuzione della dipendenza energetica dalle fonti tradizionali e

iniziative di valorizzazione della produzione di energia da fonti rinnovabili a beneficio della comunità nei settori agricolo, turistico, artigianale e industriale. La società si occupa, in particolare, di gestione energetica per conto del Comune di Mercato SanSeverino per gli impianti di pubblica illuminazione, riscaldamento dei plessi scolastici e comunali degli uffici con relativa fornitura di energia elettrica, in parte prodotta direttamente da fonti rinnovabili (avendo realizzato impianti di produzione da fonte solare fotovoltaica), fornitura di energia termica, interventi di conduzione e manutenzione ordinaria e straordinaria. Obiettivo primario è quello di garantire un’illuminazione adeguata attraverso l'impiego di materiali e tecnologie innovative che consentano di raggiungere un giusto risparmio energetico, traguardo già conseguito in una prima par-

te dell’impianto. Seguono: un supporto continuo di progettazione illuminotecnica, di qualità della luce, la gestione del catastale degli impianti di pubblica illuminazione, la redazione di piani regolatori della luce in collaborazione con le amministrazioni comunali, la redazione di progetti preliminari ed esecutivi richiesti dalle amministrazioni comunali.

Via Ovidio Serino, 5 Mercato San Severino (Sa) Tel.: 089-2871594 / 081-7510450 Fax: 089-2871596 / 081-7510258 sanseverino.energia@pec.it info@sanseverinoenergia.it www.sanseverinoenergia.it giugno | luglio 2021

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Amlé, una filosofia di vita diventata un PREZIOSO BRAND Marisa Angelucci ha fatto della sua passione per il bello la sua vita e anche il suo lavoro. È nato così il marchio di gioielli artigianali da lei creato, che racconta un percorso creativo fatto di viaggi, ricerche, incontri ed emozioni a cura della redazione

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arisa Angelucci ha fatto della sua passione per il bello la sua vita e anche il suo lavoro. È nato così Amlè, il marchio di gioielli artigianali da lei creato, che racconta un percorso creativo fatto di viaggi, ricerche, incontri ed emozioni. Una storia preziosa, incastonata in solidi valori, idee e gusti certamente non comuni. Tutto comincia quando, all’età di quarant’anni, Marisa mette su un’attività di antiquariato. Affascinata dall’arte, dalla cultura, dalla storia, frequenta, all’Istituto di design di Milano, una serie di corsi sugli argenti e i gioielli antichi. Forte di questa formazione, apre il suo negozio di antiquariato, in cui largo spazio è lasciato alla ricerca di gioielli che la porta molto spesso in Inghilterra. Alla sua clientela, già allora, proponeva i cosiddetti charms inglesi: bracciali in oro con ciondoli tutti da combinare e personalizzare; monili che molti brand, in seguito, hanno cominciato a vendere e commercializ-

zare. Nel suo piccolo negozio chi entrava poteva trovare sempre qualcosa di speciale da regalare. Oggi come allora, i gioielli Amlè hanno carattere, stile ma soprattutto si distinguono dagli altri perché dietro ciascun pezzo, vi sono una ricerca e uno studio unici. Quando sul mercato poi arrivano le prime pietre dure, Marisa pensa a come montarle su gioielli antichi così da farne creazioni originali. La prima fiera cui partecipa come artista del gioiello è il Macef. Il materiale che allora adoperava era il corno. Nessuno a quel tempo lo utilizzava. Lei è la prima, in assoluto. Realizza le prime catene con il corno interamente a mano, con la materia prima proveniente direttamente dall’Africa. Oggi continua ad utilizzare il corno, un materiale naturale, antico e modernissimo al contempo, anche se nella creazione di un ogni suo gioiello c'è poi tanto altro: dai viaggi alle conoscenze, dalle sensazioni alle intuizioni. C’è anche tanto della cultura e delle tradizioni della sua

terra. È stata la prima, per esempio, pur essendo casertana, ad utilizzare il tamburello, ma anche gli ex voto, tipici di una cultura mediterranea profonda. Il tamburello artigianale, realizzato in legno e pelle capra e dipinto a mano, è un elemento che caratterizza le collezioni Amlé già da diversi anni. Gli ex-voto, realizzati in argento ‘800 e ricavati da autentici stampi borbonici, traggono la loro origine dalla religiosità popolare. Espressione e testimonianza di una “promessa fatta”, di un dono offerto per grazia ricevuta, nelle mani di Marisa diventano vero e proprio un gioiello, reinterpretando in chiave moderna tutto il loro fascino storico e simbolico.

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DELMA GROUP, le tue merci ovunque Tra i plus fiore all’occhiello dell’azienda la possibilità di far comunicare i sistemi gestionali delle aziende clienti con i propri, velocizzando ulteriormente il flusso di informazioni e l’erogazione del servizio che diventa, così, rapido e sicuro a cura della redazione

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a DELMA GROUP s.r.l. è un'azienda di trasporti e logistica - con sede a Battipaglia - che nasce dalla passione e dall’esperienza di un team specializzato che opera nel settore dal 1996. Mezzi di ultima generazione a bassa emissione, efficienza nell’organizzazione, puntualità e sicurezza sono da sempre gli standard minimi garantiti a quanti scelgono di affidarsi ai servizi della società guidata da Massimiliano Magliulo capace di trasportare merci in tutta Italia. Inoltre, grazie sia al un magazzino logistico di mq 6000 nella zona industriale di Battipaglia, sia a quello di mq 10000 a Verona - all’interno del quale vengono gestite le attività di logistica per conto terzi, confezionamento, imballo, assemblaggio, deposito e gestione merce - il cliente avrà

la garanzia di ricevere il miglior servizio possibile al giusto prezzo. Tra i plus fiore all’occhiello dell’azienda, la Delma offre la possibilità di far comunicare i sistemi gestionali delle aziende clienti con i propri, velocizzando ulteriormente il flusso di informazioni e l’erogazione del servizio che diventa, così, rapido e sicuro. All’avanguardia anche il parco automezzi, con veicoli dotati di sistemi di localizzazione satellitare per un monitoraggio costante della spedizione e un processo di trasporto completamente trasparente. Grazie a questo servizio integrato, il cliente saprà in tempo reale se la merce è soggetta a eventuali ritardi di consegna, senza brutte sorprese dell’ultima ora da gestire. La qualità alla Delma - come ama dire il management - è insomma un’abitudine, una regola del gioco e mai un’eccezione.

I lunghi mesi della pandemia hanno mostrato l’importanza cruciale dei servizi di trasporto, continui e quasi mai interrotti. Ma sono stati per molte aziende del comparto anche l’occasione per riflettere sui miglioramenti possibili. Alla Delma è successo, tanto da spingere l’azienda a promuovere presso i suoi clienti la digitalizzazione dei documenti di trasporto e dei processi aziendali, riducendo sensibilmente i tempi di evasione delle attività e, contestualmente, il rischio del contagio del virus.

Via Bosco II, snc 84091 Battipaglia (Sa) Tel.: 081-8422076 https://delmagroup.it

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norme e società

IL PNRR e il Piano Straordinario per la Giustizia Marco Marinaro avvocato cassazionista - professore a contratto di “Giustizia sostenibile e ADR” del Dipartimento di Giurisprudenza della LUISS “Guido Carli” di Roma - giudice ausiliario della Corte di Appello di Napoli - mediatore e arbitro || mmarinaro@luiss.it

Essenziale il ricorso agli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, potenziando l’uso dell’arbitrato, della negoziazione assistita e della mediazione

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approvazione del “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” segna un momento di svolta per il Paese. La premessa che si legge nel documento mette a nudo come la pandemia di Covid-19 abbia interessato l’economia italiana più di altri Paesi europei: infatti, nel 2020, il prodotto interno lordo si è ridotto dell’8,9%, a fronte di un calo nell’Unione Europea del 6,2. L’Italia è stata colpita prima e più duramente dalla crisi sanitaria: ad oggi risultano registrati oltre 120.000 decessi dovuti al Covid-19, che rendono l’Italia il Paese che ha subìto la maggior perdita di vite nell’UE. In questo contesto, l’Italia emerge come la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del Next Generation EU: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa (REACT-EU). Il

solo RRF garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro, da impiegare nel periodo 2021-2026, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto. E l’Italia intende utilizzare appieno anche la propria capacità di finanziamento tramite i prestiti della RRF, che per il nostro Paese è stimata in 122,6 miliardi. Il dispositivo RRF richiede agli Stati membri di presentare un pacchetto di investimenti e riforme: si tratta proprio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che si articola in sei Missioni e 16 Componenti. Le sei Missioni del Piano sono: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura, rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Il Piano è stato predisposto in piena coerenza con i sei pilastri del NGEU e soddisfa largamente i parametri fissati dai regolamenti europei sulle quote di progetti “verdi” e di-

gitali. Uno dei fattori che viene evidenziato quale limite al potenziale di crescita dell’Italia è la relativa lentezza nella realizzazione di alcune riforme strutturali. Si pensi in particolare alla giustizia civile. Nonostante i progressi degli ultimi anni, persistono ritardi eccessivi: in media sono necessari oltre 500 giorni per concludere un procedimento civile in primo grado. Nel documento il tema della riforma della giustizia viene posto con l’obiettivo di affrontare i nodi strutturali del processo civile e penale e rivedere l’organizzazione degli uffici giudiziari. Con specifico riguardo alla giustizia civile si mira a semplificare il rito processuale, in primo grado e in appello, e si implementa definitivamente il processo telematico. D’altronde, come sottolineato più volte dal presidente Draghi, le raccomandazioni UE (facendo riferimento alle Country Specific Recommendations del 2019 e anche del 2020) riguardano


la giustizia e si concentrano in particolare sulla riduzione della durata dei processi civili in tutti i gradi di giudizio. La riforma della giustizia viene perciò definita come una delle riforme di contesto del PNRR e, come tale, una “riforma orizzontale” che viene trattata congiuntamente a quella della pubblica amministrazione. La complessità e la lentezza della giustizia ostacolano gli investimenti e minano la competitività delle imprese: occorrono dunque azioni decise per aumentare la trasparenza e la prevedibilità della durata dei procedimenti civili e penali con interventi di riforma processuale e ordinamentale. A questi fini è necessario anche potenziare le risorse umane e le dotazioni strumentali e tecnologiche dell’intero sistema giudiziario. Per cui l’obiettivo fondamentale dei progetti e delle riforme nell’ambito del settore giustizia è la riduzione del tempo del giudizio: l’efficienza dell’amministrazione della giustizia rappresenta un valore in sé, radicato nella cultura costituzionale europea che richiede di assicurare “rimedi giurisdizionali effettivi” per la tutela dei diritti, specie dei soggetti più deboli. Inoltre, il sistema giudiziario sostiene il funzionamento dell’intera economia. L’efficienza del settore giustizia è condizione indispensabile per lo sviluppo economico e per un corretto funzionamento del mercato. In tale prospettiva, il Piano Straordinario per la Giustizia costruito secondo un approccio organico che intende coniugare gli interventi normativi con gli

investimenti adeguati a sostenerli nel tempo - si pone quale obiettivo la realizzazione di una giustizia più effettiva ed efficiente, oltre che più giusta. Le tre direttrici della riforma sono inscindibili e complementari e si muovono sul piano organizzativo, nella dimensione extraprocessuale e nella dimensione endoprocessuale. In questa ottica, la riforma della giustizia civile segue tre dorsali complementari fra loro: da un lato si intende accentuare il ricorso agli strumenti alternativi per la risoluzione delle controversie, ADR (Alternative Dispute Resolution); dall’altro occorre apportare le necessarie migliorie al processo civile, anche in considerazione del fatto che solo a fronte di un processo efficace davanti all’autorità giudiziaria le misure alternative possono essere in grado di funzionare proficuamente; infine occorre intervenire sul processo esecutivo e sui procedimenti speciali. Per garantire l’efficienza della giustizia civile, viene così ritenuto essenziale il ricorso agli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, per cui è necessario promuoverne l’utilizzo e in particolare assicurare un maggior utilizzo dell’arbitrato, della negoziazione assistita e della mediazione. Tali strumenti consentono l’esercizio di una giustizia preventiva e consensuale, necessaria per il contenimento di una possibile esplosione del contenzioso presso gli uffici giudiziari. Con riguardo alle modalità di attuazione, per l’arbitrato si prevede il rafforzamento delle garanzie di imparzialità dell’arbitro attuato attraverso la previ-

sione di uno specifico dovere di disclosure, nonché attraverso la possibilità di attribuire agli arbitri il potere di emanare provvedimenti di natura cautelare. Quanto alla negoziazione assistita, vengono colmate alcune evidenti lacune, come quella che in materia di famiglia consente il ricorso all’istituto esclusivamente nell’ambito della separazione e del divorzio, ma non per la regolamentazione della crisi della famiglia non matrimoniale. Infine, specifica attenzione è dedicata alla mediazione con interventi che si collocano su più piani. Si introducono incentivi economici e fiscali, oltre a misure di favore per le parti sulle spese giudiziali per la mediazione. Si amplia l’ambito di applicazione della mediazione, e si verifica, in particolare, se sia possibile estenderne la portata in ulteriori settori non precedentemente ricompresi nell’ambito di operatività. Si rafforza il rapporto tra mediazione e giudizio, per valorizzare, ad esempio, una più compiuta interrelazione grazie a uno sviluppo della mediazione demandata dal giudice. I tempi stimati per l’attuazione del piano in materia di giustizia civile sono abbastanza brevi (leggi delega entro la fine del 2021 e decreti attuativi entro la fine del 2022; entro la fine del 2023 gli eventuali ulteriori strumenti attuativi quali i decreti ministeriali e/o regolamenti), ma l’auspicio è che almeno in parte possano essere anticipati con la decretazione d’urgenza considerata anche la rilevanza strategia della riforma per il rilancio economico e per la coesione sociale.

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norme e società

GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA, problemi veri ma soluzioni discutibili Luigi Maria D’Angiolella avvocato | studio D'Angiolella dangiolella@studiolegaledangiolella.it

Piuttosto che limitare i ricorsi al TAR, bisognerebbe rendere finalmente più chiari i percorsi normativi

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erto, non mi fa velo il ruolo associativo ricoperto nel dire che la Giustizia Amministrativa, per diversi motivi, continua ad avere ancora un ruolo importante nel nostro Ordinamento. L’esigenza di ribadire questa che può sembrare una ovvietà, nasce dopo aver letto dichiarazioni, finanche proposte di legge tese a limitare fortemente gli interventi del TAR con il solito refrain che attardano l’opera della Pubblica Amministrazione, specie in materia di appalti. Queste proposte, o più spesso vere e proprie invettive, si ripropongono ogni tanto, magari in occasioni di sentenze che hanno eco mediatica, il che accade perché vi è sempre coinvolta una Pubblica Amministrazione e si toccano interessi pubblici. Di recente, si è letto anche di proposte di legge che puntano a limitare l’esito, pur favo-

revole, del giudizio al TAR quando si impugna un’aggiudicazione di un appalto illegittima, prevedendosi solo il risarcimento per equivalente - risarcimento economico- e mai il risarcimento in forma specifica, e cioè all’attribuzione della gara che è stata illegittimamente sottratta. Proporre, in violazione dell’art. 24 Cost. che chi ricorre non possa ottenere il c.d. bene della vita e cioè l’appalto di cui ha diritto, sembra una provocazione. Vorrebbe dire che, a fronte di qualsiasi nefandezza, l’ordinamento pubblico, pur riconoscendo l’errore, ammetta solo il ristoro economico: con il duplice errore, quello di garantire nel contratto pubblico un soggetto che non ne ha diritto, e quello di far spazio a molti operatori che ricorrerebbero solo per fini speculativi, in danno alla Pubblica Amministrazione che pagherebbe, così, due volte lo stesso appalto. Inoltre va detto che

quando queste proposte di legge vengono dalle Regioni, esse hanno precisi limiti ai sensi dell’art. 121, II comma Cost. e basterà qui dire, senza voler minimamente affrontare un tema del diritto costituzionale assai ampio, che essa dovrebbe limitarsi alle materie di propria competenza. Ma, si ripete, è un discorso lungo, magari controverso, che non è il caso di affrontare in questa sede. È invece segno, ulteriore, di fastidio verso la Giustizia Amministrativa che però proprio nella materia dell’appalto è certo ordinamento giudiziale efficiente ed almeno in genere, favorevole all’Amministrazione. Questo si verifica sia per cultura del giudice amministrativo, che tende a mantenere quando possibile lo status quo (ne è prova la statistica sugli esiti dei ricorsi) sia per i limiti del sindacato stesso dei Tar, secondo la legge. E allora nelle poche occa-


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«Proprio per evitare che il contenzioso potesse rallentare l’incedere degli appalti e quindi delle opere pubbliche, è stato approvato da anni un rito super accelerato che prevede la definizione del giudizio in poche settimane» _________________________

sioni quando i ricorsi vengono accolti, la violazione di legge in cui è incorsa la stazione appaltante, in genere, è palese. Del resto, proprio per evitare che il contenzioso potesse rallentare l’incedere degli appalti e quindi delle opere pubbliche, è stato approvato da anni un rito super accelerato che prevede la definizione del giudizio in poche settimane. Inoltre è noto che i TT.AA. RR., in questa materia più che in altre, ben consapevoli delle possibili difficoltà che incontrerebbe la stazione appaltante, concedono pochissimi, anzi rarissimi, provvedimenti cautelari, con la conseguenza, spesso frustrante, che passano il vaglio del Tar aggiudicazioni almeno dubbie. E ancora, il contenzioso si è da anni deflazionato a causa dell’enorme costo del contributo unificato

che prevede tra il primo e il secondo grado costi di sole tasse per lo Stato che talvolta superano i 20.000 euro anche per appalti di piccolo importo (superiori ad 1 milione di euro a base d’asta). Ad esempio, il costo nel giudizio civile per tre gradi è molto meno della metà anche per cause di valore illimitato e certamente di maggior, possibile, pregiudizio quando controparte è un’amministrazione dello Stato. Da tutto ciò dovrebbe piuttosto ricavarsi che la possibilità di ricorrere deve essere aumentata e non diminuita, come pure andrebbe svolto un ampio dibattito culturale sulla giurisdizione amministrativa, troppo tutelante delle ragioni dell’Amministrazione. Da cosa nasce, dunque, questo fastidio verso il Giudice Amministrativo? Dall’idea che per andare avanti la P.A. debba essere addirittura garantita, in modo tale da non “disturbare il manovratore”. Alcuni amministratori ritengono che una determinazione di aggiudicazione un appalto piccolo o grande che sia, non possa essere contestata perché ciò rallenterebbe il flusso ordinario delle attività. Addirittura, da alcuni autorevoli leader nazionali è stato affermato senza alcun conforto dei numeri - che i Tar incidono sul PIL quando intervengono in materia di opere pubbliche. Si tratta di notizie false, di vere e proprie fake news che non trovano conforto nella realtà. Si è detto dell’altissima percentuale di rigetto di un giudizio che tutela l’aggiudicatario; si è anche detto dello sforzo che

garantisce tempi rapidissimi, di pochi mesi per definire in primo e secondo grado una causa, tempi record in Europa. Non è che forse si sta sbagliando bersaglio? Non sarebbe il caso di rendere più chiari i percorsi amministrativi? È la legge italiana che è farraginosa. È il Codice degli appalti che spesso induce in errore la stazione appaltante e l’impresa classificata a proporre giudizio, oltre alla penuria di lavoro che in questi ultimi tempi si è pure aggravata per i noti motivi e che spinge a tentar la carta del ricorso. Sa_________________________

«Da alcuni autorevoli leader nazionali è stato affermato che i Tar incidono sul PIL quando intervengono in materia di opere pubbliche» _________________________

rebbe il caso che maggiore attenzione venga posta alla produzione legislativa, piuttosto. L’idea, raccolta anche in questa rivista in precedenti articoli, è di semplificare il Codice degli Appalti e considerare le sole Direttive Europee, che sono ineludibili. Mettere ulteriori paletti al Giudice Amministrativo vuol dire lasciare solo il cittadino e l’impresa di fronte al “potere”, che non sempre sta nel giusto, anzi. E questo non sarebbe uno Stato di diritto.

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L’INTERCOMPANY DOMESTICO subisce le censure del Fisco Marco Fiorentino dottore commercialista / revisore legale dei Conti marcofiorentino@fiorentinoassociati.it

Le transazioni di beni e servizi tra le diverse società che fanno parte di un gruppo sono sempre oggetto di grande attenzione da parte dell’Agenzia delle Entrate

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ell’ambito dei gruppi nazionali ed internazionali di imprese sono molto frequenti le operazioni di scambio di beni e servizi tra le diverse società che ne fanno parte (le cc.dd. “operazioni intercompany”). Tali operazioni possono essere di vario tipo, dalla semplice ripartizione dei costi della struttura centrale di gruppo (quali il costo dell’AFC, degli uffici legale, del personale, IT e così via, il cc.dd. “cost sharing”), alle cessioni di beni e servizi specifici - sia “core” che generali - sino all’assistenza finanziaria, commerciale, produttiva e inerente la proprietà intellettuale (licenze, marchi). Si tratta di operazioni perfettamente legittime, se non persino fisiologiche, ai fini dell’efficienza complessiva della gestione dei gruppi. Tuttavia, tali transazioni sono sempre oggetto di grande attenzione da parte dell’Agenzia delle Entrate, perché, avvenendo tra

controparti non indipendenti, possono essere strumento di manovre finalizzate a trasferire materia imponibile da una o più società ad altre, allo scopo di ridurre indebitamente il carico fiscale complessivo di gruppo. La tematica è più delicata, qualora il gruppo abbia connotazione internazionale e le prestazioni in oggetto abbiano controparti residenti in Stati diversi: in tale caso infatti, il rischio di profit shifting è molto più forte e il danno per le casse dello Stato (di qualunque Stato) più elevato. Per queste ragioni, l’art.110 comma 7 del TUIR, derogando al principio generale del corrispettivo pattuito, dispone che queste prestazioni transnazionali, ai fini fiscali, debbano avvenire rispettando il loro valore di mercato, così da impedire, nei fatti, il rischio di trasferimenti indebiti di reddito in altri Stati (disciplina del cc.dd. “transfer pricing”). Medesima normativa invece non è prevista per le transazioni

infragruppo nazionali o domestiche, se non nell’ipotesi - valevole ai soli fini IVA - in cui esse avvengano tra società che detraggono l'IVA in misura differenziata (art. 13 comma 3 lett. a), b) e c) DPR 633/72), dove va rispettato il criterio del valore di mercato. Al di fuori di queste specifiche fattispecie, peraltro non molto frequenti, sia ai fini IRES sia ai fini IVA, per le transazioni intercompany nazionali rimane valida la regola del corrispettivo pattuito. Tuttavia, negli ultimi tempi, a causa anche di un atteggiamento molto aggressivo dell’Agenzia delle Entrate, si sta consolidando un orientamento giurisprudenziale che nel riaffermare che il valore di mercato non può applicarsi nelle operazioni tra soggetti nazionali dello stesso gruppo - non nega il suo utilizzo al fine di una valutazione dell’antieconomicità della transazione posta in essere (tra tutte la Cassazione


n. 16948/2019). In buona sostanza, non viene escluso che, a fronte di una contestazione di antieconomicità basata, tra l’altro, su un divario tra valore di mercato e corrispettivo pattuito, l’Agenzia delle Entrate possa procedere ad accertamento fiscale di tipo “induttivo-presuntivo”. Con ciò, facendo concludere che il problema è uscito per legge dalla porta, ma è rientrato per interpretazione, dalla finestra. Naturalmente, questo teorema dell’Agenzia: valore non di mercato = antieconomicità dell’operazione intercompany domestica, che conduce ad un accertamento, non sempre è stato confermato in sede giurisprudenziale (tra tutte la Cassazione n.8176/2021). Tuttavia non sfugge la considerazione che, comunque, ci vuole sempre una sentenza che dichiari l’illegittimità dell’operato

dell’Agenzia, con dispendio di tempi, costi e preoccupazioni. Come comportarsi allora? Una soluzione può essere l’adozione della procedura di consolidato fiscale nazionale IRES, che, compensando utili e perdite fiscali delle società partecipanti al gruppo, certamente attenua l’interesse dell’Agenzia a perseguire accertamenti, in cui il danno erariale sia per definizione inesistente. Questa soluzione però non risulterebbe applicabile in quei gruppi, la cui eccessiva demoltiplicazione non crei le condizioni per la procedura di consolidamento, oppure dove le società che realizzano ricavi intercompany abbiano perdite ante consolidato da scontare (creando il dubbio che nei fatti si attui un trasferimento di perdite al gruppo fiscale), e così via. Né può operare nei casi - non infrequenti - in cui si contesti

addirittura l’esistenza stessa dell’operazione intercompany, che, determinando reato penale, supera ogni logica di compensazione. La migliore via rimane, quindi, fornire una adeguata prova (Cassazione n. 25566/2017), che si forma con il combinato disposto: • dell’interesse da parte della società del gruppo a ricevere la cessione del bene o la prestazione del servizio della consociata, ben esplicitato nei documenti contrattuali; • delle chiare e ragionevoli modalità di determinazione del prezzo; • della adeguata formalizzazione del rapporto. In pratica, se non è una transfer price policy prevista per le operazioni transazionali, poco ci manca. Come si diceva sopra, il problema è rientrato dalla finestra.

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CREDITO DI IMPOSTA per gli investimenti nel Mezzogiorno Alessandro Sacrestano management consultant Sagit&Associati srl amministratore unico Assindustria Salerno Service srl asacrestano@studiosagit.it

Nuovo modello per prenotare l’incentivo in linea con le proroghe delle discipline agevolative disposte dalle Leggi di Bilancio 2020 e 2021

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on il provvedimento Prot. n. 65238/2021 dell’Agenzia delle Entrate il Fisco ha approvato le necessarie modifiche al modello di comunicazione per la richiesta del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, nei comuni del sisma del Centro-Italia e nelle zone economiche speciali (ZES), aprendo la strada alla prenotazione dell’incentivo già dall’anno in corso. La modifica, come correttamente spiegato dal Provvedimento, si è resa necessaria dopo che l’articolo 1, comma 171, della l.n. 178/2020 ha prorogato al 31 dicembre 2022 il regime agevolativo previsto dall’articolo 1, commi da 98 a 108, della l.n. 208/2015 anche nelle varianti Zes e Sisma. Il modello mantiene la sua configurazione standard e, nel frontespizio, consente di indicare sulla scorta di quale normativa si presenta il modello di domanda e, cioè: a) investimenti nel Mezzogiorno; b) investimenti in area ZES; c) investimenti nelle aree interessate dal sisma nel cen-

tro Italia. La predetta distinzione è, come novità, mantenuta anche in relazione alle dichiarazioni sostitutive di atto notorio da rendersi a cura del soggetto beneficiario; nella nuova versione del modello, infatti, tali dichiarazioni sono distinte per ognuna delle tre ipotesi sopra delineate. Confermato anche lo spazio destinato alla descrizione dell’investimento da realizzarsi. Al riguardo, le istruzioni al modello dichiarano che in detta sezione «…va riportata, in forma libera con un minimo di 300 caratteri, la descrizione del progetto d’investimento, con particolare riferimento alla descrizione dei singoli beni …e delle loro caratteristiche tecnico produttive, evidenziando gli aspetti qualificanti». Si ritiene che, trattandosi di istanza preventiva, la descrizione dell’investimento sia funzionale anche a consentire al Fisco di esprimere eventuali riserve sulla natura dell’investimento da agevolare. Fa poi la comparsa nel modello una nuova sezione dedicata agli aiuti de minimis. Le istruzioni chiariscono che la

sezione è riservata al caso in cui il richiedente, in relazione ai medesimi beni strumentali oggetto della comunicazione, abbia ottenuto oppure richiesto altri aiuti di Stato, compresi gli aiuti de minimis. A tal riguardo, per ciascun aiuto di Stato e aiuto de minimis va compilato un distinto rigo in cui dettagliare correttamente i dati dell’ulteriore aiuto fruito.Successivamente, l’Agenzia delle Entrate ha reso disponibile anche la versione aggiornata del software CIM 17, utile alla presentazione delle domande. Le imprese si confronteranno con un sistema di domanda ormai perfettamente collaudato, con le istanze che potranno essere trasmesse direttamente dal richiedente o, in alternativa, da un intermediario abilitato.Come ricordato dall’Agenzia, l’autorizzazione o meno alla fruizione del credito d’imposta è comunicata in via telematica mediante un’apposita ricevuta resa disponibile nella sezione “Ricevute” dell’area autenticata dei Servizi Telematici dell’Agenzia delle entrate.


fisco

COPERTURA PERDITE l'utilizzo della riserva di rivalutazione Giovanni Di Filippo dottore commercialista | revisore ufficiale dei conti giovanni@studiodifilippo.it

Quando un’assemblea straordinaria può rendere superfluo l’affrancamento del saldo attivo di rivalutazione

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a facoltà di pervenire alla rivalutazione dei beni d’impresa riproposta dalle recenti norme rappresenta un percorso introdotto dal Legislatore volto ad intervenire in maniera indiretta a supporto e protezione delle imprese danneggiate economicamente dalla pandemia, in aggiunta ai modi più noti e diretti, quali la concessione di contributi a fondo perduto, di crediti d’imposta vari, l’emissione di norme tipo esenzione IRAP o sospensione dei ruoli esattoriali, e altri. Nell’ambito di tale procedura, il presente contributo si concentra sulle possibilità di utilizzo dell’emergente saldo attivo di rivalutazione, in particolare su quella relativa alla copertura delle perdite di esercizio e di quelle pregresse, in considerazione dell’attuale scenario economico nel quale la salvaguardia del patrimonio netto societario sta

rappresentando per numerose aziende un compito molto arduo. La disamina di questo aspetto impatta direttamente sul costo della rivalutazione, perché per quanti propenderanno per la rivalutazione dei beni con l’obiettivo precipuo di utilizzare, integralmente o parzialmente, il saldo di rivalutazione a copertura di perdite di esercizio e pregresse, potrebbero ben non procedere all’affrancamento del medesimo, il cui costo in termini di imposta sostitutiva, come noto, è pari al 10% dello stesso. In tal modo, l’opportunità offerta dal Legislatore si appalesa ancor più conveniente, essendo il costo fiscale dell’operazione limitato alla sola imposta sostitutiva del 3% calcolata sul maggior valore attribuito ai beni, da versarsi in tre rate annuali senza interessi. Come noto, a norma dell’art. 13 della Legge 342/2000, il saldo attivo di rivalutazio-

ne deve essere imputato al capitale oppure accantonato in un’apposita riserva, con esclusione di ogni diversa utilizzazione. Se, quindi, detta riserva viene attribuita ai soci mediante sua riduzione o mediante riduzione volontaria del capitale sociale precedentemente aumentato dalla stessa, tale distribuzione concorre a formare il reddito imponibile della società, oltre che il reddito imponibile dei soci. In altre parole, in tale sede subiscono una doppia tassazione. Il disposto normativo dà la possibilità di affrancare questa riserva, evitando così che essa non costituisca materia imponibile ai fini fiscali per la società in caso di distribuzione o di riduzione volontaria del capitale sociale precedentemente aumentato per effetto di attribuzione della citata riserva, mediante suo affrancamento con contestuale pagamento di un’imposta sostitutiva pari al 10%. L’af-

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francamento della riserva di rivalutazione è notoriamente facoltativo, e in alcuni casi gli amministratori indugiano sull’opportunità offerta dal Legislatore per svariati motivi (costo fiscale che, in ipotesi di rivalutazioni consistenti, non può certo rappresentarsi irrilevante, ipotesi di distribuzione futura incerte o poco attendibili o storicamente non operate, ipotetiche possibilità future di affrancamento mediante opportunità normative che nel tempo vengono riproposte in maniera periodica). Come già anticipato, la medesima riserva può anche essere destinata alla copertura di perdite (in tal caso non si verifica alcuna ipotesi di tassazione immediata). Comportando un effettivo incremento del patrimonio netto della società, essa costituisce una riserva disponibile per tale utilizzo, peraltro rilevando anche ai fini della verifica delle condizioni di cui agli artt. 2446 e 2447 c.c. oppure artt. 2482-bis e 2482-ter c.c. per le srl, che contengono precise indicazioni in merito agli obblighi di copertura delle perdite, laddove le stesse siano superiori al terzo del capitale sociale, ovvero lo riducano al di sotto del limite legale. L’utilizzo della riserva di rivalutazione a copertura delle perdite comporta, però, il divieto di distribuzione di utili fino a quando la stessa non è reintegrata. Si crea, quindi, un vincolo di indistribuibilità degli utili che si formeranno negli esercizi successivi, fino al momento in cui tali utili

non raggiungano l’importo della riserva di rivalutazione in precedenza utilizzata. Solo nel momento in cui tali utili hanno raggiunto l’importo originario della riserva di rivalutazione, si potrà procedere alla distribuzione degli utili eccedenti.Questo è quel che si verifica se la copertura della perdita di esercizio, o delle perdite pregresse, avviene in sede di delibera dell’assemblea ordinaria, laddove, su indicazione degli amministratori, è necessario provvedere a porre il vincolo di indistribuibilità degli utili dei futuri esercizi, poiché in sede ordinaria non si può deliberare la mancata ricostituzione della riserva. Onde superare il vincolo di reintegro della riserva negli esercizi futuri, la società può procedere alla riduzione definitiva della riserva di rivalutazione con delibera dell’assemblea straordinaria, anche senza il rispetto delle disposizioni dell’art. 2445, co. 2 e 3, c.c. (tali disposizioni si riferiscono all’ipotesi di riduzione del capitale sociale e prevedono che l’avviso di convocazione dell’assemblea dei soci deve contenere le ragioni e le modalità della riduzione, e comunque la delibera di riduzione può essere eseguita soltanto dopo novanta giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese, purché entro tale termine nessun creditore sociale abbia fatto opposizione). Al fine di eliminare l’obbligo di ricostituzione, restano aperte anche altre soluzioni. L’assemblea, pur in sede ordinaria, può deliberare con

la presenza di un notaio, con conseguente iscrizione della delibera stessa presso il registro imprese. In tal caso, tuttavia, si ritiene che il quorum deliberativo debba essere necessariamente quello previsto per l’assemblea straordinaria, altrimenti si “aggirerebbe” un preciso dettato normativo. Ipotesi che, ovviamente, non si discosta più di tanto dalla rituale tenuta dell’assemblea in sede straordinaria. In alternativa, l’assemblea potrebbe inizialmente provvedere, in sede ordinaria e senza notaio, alla copertura delle perdite con utilizzo della riserva di rivalutazione e porre il vincolo di indistribuibilità degli utili dei futuri esercizi. In seguito, alla prima assemblea straordinaria “utile”, i soci deliberano, tra le altre cose, anche la riduzione definitiva della riserva, con conseguente liberazione degli utili che nel frattempo sono stati vincolati. Alternativa che, a ben vedere, si rivela più che plausibile, laddove non di rado le società rimandano e raccolgono più di una modifica statutaria (una su tutte l’ampliamento dell’oggetto sociale) concentrandole in un’unica assemblea straordinaria al fine di limitare i conseguenti costi notarili. In tale contesto, se è ben chiara la scelta di eseguire la rivalutazione dei beni nell’ottica di sfruttamento della riserva di rivalutazione così come sopra esposta, non vi è dubbio che l’affrancamento del fondo di riserva di rivalutazione non ha più ragione di essere operato.


fisco

ON, OLTRE NUOVE IMPRESE A TASSO ZERO: riaperto il bando Giuseppe Arleo dottore commercialista giuseppearleo@libero.it

Le domande di finanziamento vengono valutate da Invitalia a seconda dell’ordine di arrivo. Non sono presenti graduatorie, né scadenze e lo sportello resta aperto fino ad esaurimento fondi

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al 19 maggio 2021 riapre il bando di finanziamento ON, Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero, gestito da Invitalia, cui è affidata la valutazione e il monitoraggio degli investimenti effettuati da parte delle imprese beneficiarie dell’incentivo. Numerose le modifiche rispetto al precedente bando chiuso il 9 aprile 2021. L’incentivo finanzia progetti di investimento che hanno l’obiettivo di realizzare nuove iniziative o ampliare, diversificare o trasformare le attività già esistenti. I settori oggetto del finanziamento sono: manifatturiero, servizi, commercio e turismo. Il finanziamento complessivo può arrivare fino al 90% dell’investimento di cui è previsto un contributo a fondo perduto a seconda della storicità dell’impresa proponente. Il piano di rimborso previsto è di 10 anni. Possono richiedere le agevolazioni donne, senza limite di età, e giovani tra i 18 e i 35 anni e sono ammissibili le iniziative presentate da compagini che abbiano almeno il 51% di persone aventi i requisiti innanzi

detti. Possono altresì presentare domanda le costituende società, a condizione di costituirla dopo l’approvazione del progetto, e quelle che sono costituite da non oltre 5 anni. A seconda degli importi richiesti e della storicità del proponente, cambiano le condizioni di accesso all’incentivo. Per i progetti di finanziamento al di sotto dei 250mila euro non sono richieste garanzie, previste qualora l’importo sopra detto venga superato. Resta ferma l’ipoteca se, nel progetto di finanziamento, è previsto l’acquisto di un immobile strumentale. Gli investimenti previsti possono essere comunque avviati dopo la presentazione della domanda di finanziamento e ultimati entro 24 mesi dalla stipula del contratto di concessione del finanziamento salvo proroghe ottenute per motivi di forza maggiore all’impresa. Sono finanziabili, nei limiti ammessi alla spesa secondo le linee guida del bando, investimenti in acquisto di beni strumentali materiali, immateriali, brevetti, marchi, licenze, immobili strumentali, opere edili inclusa l’impiantistica, spe-

se di costituzione società, consulenze specialistiche, programmi informatici e servizi per Ict, spese rientranti nel capitale circolante. La storicità dell’impresa proponente porta, a due diverse linee di finanziamento. La prima è prevista per le imprese esistenti da non oltre 3 anni per cui l’importo massimo ottenibile è di 1,5 milioni di euro rimborsabile in 10 anni nel limite del 90%, di cui il 20% potrebbe essere fondo perduto. Per le imprese costituite tra i 3 e i 5 anni: il massimale ottenibile è elevato a 3 milioni di euro per le nuove iniziative o ampliamento, trasformazione e diversificazione di attività già esistenti rientranti nei medesimi settori delle imprese facenti parte della prima linea. La percentuale ottenibile a fondo perduto, in questo caso, è ridotta al 15% fermo restando la durata e i limiti del finanziamento agevolato previsti nella prima linea. Le domande vengono valutate da Invitalia a seconda dell’ordine di arrivo, non sono presenti graduatorie, né scadenze e lo sportello resta aperto fino ad esaurimento fondi.

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lavoro

BLOCCO DEI LICENZIAMENTI: esteso anche nel caso di inidoneità sopravvenuta alla prestazione Paolo Ambron avvocato giuslavorista info@studiolegaleambron.it

Il commento alla sentenza n. 578 del Tribunale di Ravenna: no a interpretazioni restrittive della norma

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a pandemia di Covid-19 ha generato enormi danni e nuovi problemi in tutti gli ambiti, in particolare in quello sanitario, e una conseguente generale e diffusa crisi economica. Per questo sono stati varati dal legislatore, in tutti i settori, provvedimenti posti a presidio dei fondamentali interessi sociali e volti anche a mantenere la coesione sociale ulteriormente indebolita dalla pandemia. Tra di essi assume particolare rilevanza, per la delicatezza della questione trattata, il contenuto del d.l. 18/2020 che, all’art. 46, ha introdotto il temporaneo “blocco” dei licenziamenti per giustificato motivo, ora prorogato con il d.l. 41/2021, “decreto sostegni”, al 30 giugno 2021 e fino al 31 ottobre 2021 per le aziende che fruiranno dei trattamenti di integrazione salariale. In buona sostanza il legislatore ha, sia pur tempo-

raneamente, limitato la libertà di iniziativa economica della impresa pur tutelata dalla Costituzione all’art. 41. Ciò ha comportato e comporta notevoli difficoltà sul piano sia economico, sia gestionale da parte delle imprese che si trovano anche a dovere dare una interpretazione più o meno restrittiva al “blocco” dei licenziamenti previsti dal d.l. 17/3/2020 n.18 (e successive modifiche) che, all’art. 46, prevede che «il datore di lavoro indipendentemente dal numero dei dipendenti non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3 della legge 15/7/1966 n. 604». La sentenza n. 578 del 7.1.2021 emessa dal Tribunale di Ravenna - sezione lavoro - assume un importante significato perché è la prima pronunciata, insieme ad altra ordinanza del Tribunale di Roma del 26.1.2021 relativa al licenziamento di un diri-

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«Il d.l. 18/2020, all’art. 46, ha introdotto il temporaneo “blocco” dei licenziamenti per giustificato motivo, ora prorogato con il d.l. 41/2021, “decreto sostegni”, al 30 giugno 2021 e fino al 31 ottobre 2021 per le aziende che fruiranno dei trattamenti di integrazione salariale» _________________________

gente, durante il blocco dei licenziamenti. Il Fatto. Un dipendente di una società a responsabilità


limitata era risultato inadatto alla mansione alla quale era stato adibito a seguito di una visita medica di idoneità. Per tale motivo la società aveva provveduto, durante la moratoria prevista dalla normativa emergenziale covid-19, ad intimare il licenziamento per giustificato motivo, ovvero per sopravvenuta inidoneità e quindi impossibilità ad eseguire la mansione di lavoro assegnatagli. Il lavoratore impugnava il licenziamento con ricorso, chiedendone la nullità e la reintegra e il risarcimento del danno, sostenendo che il licenziamento intimato rientrava nel blocco previsto dall’art. 46 d.l. 18/20. Si costituiva il datore di lavoro sostenendo la tesi secondo cui il legislatore con il d.l. succi-

tato non intendeva vietare tale tipo di licenziamento, ma solo quei recessi unilaterali connessi alla contrazione delle attività imprenditoriali dovute alle misure restrittive necessarie per la protezione sanitaria covid-19. Il licenziamento per inidoneità alla prestazione era del tutto estraneo alla norma in questione, in quanto non ricollegato alla emergenza sanitaria. Il datore di lavoro forniva così una interpretazione restrittiva al d.l. 18/20. Di diverso avviso è l’organo giudicante, che invece, ha ritenuto che anche tale licenziamento rientrasse nel “blocco”, in quanto ai sensi dell’art. 42 del d.l. 81/2008 il datore di lavoro, nel caso di sopravvenuta inidoneità alla mansione, ha l’obbligo di tentare il repecha-

ge in mansioni diverse, anche di rango inferiore, ricorrendo a misure organizzative volte al mantenimento del posto di lavoro. Questo però, allo stato, ancora non è possibile e quindi il datore di lavoro avrebbe dovuto attendere il superamento della crisi economica dovuta alla pandemia per agire sulla riorganizzazione aziendale necessaria alla verifica di un possibile repechage del lavoratore così come statuito dall’ordinamento. Il giudice in sentenza riconduce la sospensione del licenziamento di cui all’art. 46 d.l. 18/20 tra le norme imperative, la cui violazione produce la nullità del licenziamento con conseguente diritto del lavoratore alla reintegra nel posto di lavoro e al risarcimento del danno. 49

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sicurezza

REINSERIMENTO LAVORATIVO,

on air la nuova campagna di comunicazione dell’Inail L’obiettivo dell’iniziativa è promuovere la conoscenza delle misure di sostegno predisposte dall’Istituto per favorire la realizzazione dei progetti per il ritorno al lavoro delle vittime di un infortunio o di una malattia professionale. Previsti finanziamenti fino a 150mila euro a cura della Direzione Centrale Pianificazione e Comunicazione Inail

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ipartire ricominciando dal proprio lavoro è possibile. “Con Inail, ricomincio dal mio lavoro” è lo slogan che accompagna la nuova campagna di comunicazione dell’Istituto dedicata al reinserimento lavorativo. Nel segno della ripartenza e della resilienza l’Inail, attraverso questa iniziativa, intende promuovere le azioni adottate per fornire nuovo impulso ai progetti di reinserimento professionale delle persone con disabilità da lavoro nella stessa mansione svolta prima dell’infortunio e nella nuova occupazione. La Legge di bilancio 2019 e la determinazione presidenziale Inail n. 527 del 19 dicembre 2018 hanno introdotto innovazioni che hanno rafforzato gli interventi a favore degli infortunati e facilitato l’accesso ai finanziamenti per i datori di lavoro: semplificazione degli adempimenti, maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi, rimborso del 60% della retribuzione, ampliamento delle modalità di accesso alle misure di sostegno. Presente con spazi informativi sui canali televisivi

e radiofonici nazionali e locali, sulla stampa, sul web e sui social network istituzionali, la campagna è arricchita da due spot di 30 secondi sia audio, sia video con due testimonial, lavoratori assistiti Inail che hanno beneficiato dei progetti di reinserimento lavorativo. L’iniziativa comprende anche una parte narrativa più estesa con prodotti editoriali audio e video di 60 e 120 secondi, in cui le storie degli infortunati sono raccontate in maniera più approfondita sia sui media mainstream, sia sui social media dell’Istituto. Il visual della campagna, composto da immagini dei protagonisti inserite all’interno di post social, evidenzia lo storytelling del percorso di reinserimento socio-lavorativo, sottolineando la capillarità degli interventi posti in essere dall’Istituto in grado di entrare in modo concreto nella vita delle persone rendendola migliore. Oltre a informare i lavoratori sugli interventi di sostegno predisposti dall’Istituto per garantire il reinserimento professionale delle persone con disabilità da lavoro, l’iniziativa mediatica si propone anche

di evidenziare la convenienza dell’accesso a queste misure per i datori di lavoro, che possono procedere all’adeguamento degli ambienti e delle postazioni di lavoro o attivare processi di riqualificazione professionale, venendo incontro alle esigenze dei lavoratori infortunati e aumentandone allo stesso tempo la produttività. I TESTIMONIAL Testimonial della campagna e protagonisti degli spot televisivi e radiofonici sono: Ivana Giancamilli, imprenditrice agricola di Corinaldo località vicino ad Ancona e Christian Casiraghi pasticciere di Villasanta della provincia di Monza e Brianza. Grazie ai progetti di reinserimento lavorativo messi in campo dall’Istituto, i due assistiti Inail hanno ricominciato a svolgere il proprio lavoro con ritrovata passione e rinnovato entusiasmo. L’Inail ha riconosciuto ad Ivana, vittima di una grave patologia alla schiena che l’ha costretta ad un intervento chirurgico, la malattia professionale, realizzando insieme a lei un progetto di reinserimento lavorativo per la conservazione del po-


sto di lavoro. A Ivana è stato fornito un nuovo trattore con cabina ammortizzata e sedile pneumatico, in grado di attenuare le vibrazioni della macchina sulla schiena. Christian Casiraghi lavora, dal 1994, come pasticciere in un’antica caffetteria di Carugate alle porte di Milano. Nel maggio 2017, mentre rientrava a casa dal lavoro, ha subito un infortunio che gli ha causato l’amputazione della gamba destra. Grazie a un progetto personalizzato di reinserimento lavorativo, gli spazi del laboratorio sono stati riadattati per dare modo a Christian di svolgere con maggiore autonomia e facilità il suo lavoro, nonostante l’infortunio. Al centro dei prodotti editoriali più estesi realizzati per la campagna anche altri assistiti Inail che sono tornati al lavoro grazie ai progetti di reinserimento posti in essere dall’Istituto. Ex operaio edile impegnato in lavori in quota, Salvatore Campanella, nel 2012, ha subito un infortunio sul lavoro e da allora è paraplegico. Grazie a un progetto di reinserimento lavorativo, Salvo adesso lavora come cuoco per la cooperativa sociale “Rigenerazioni” in una cucina adattata alle sue esigenze. Operaio specializzato in un’azienda abruzzese del legno e della bioedilizia, Alfonso Assogna, che nel 2017 ha subito un incidente a un piede, ha mantenuto la sua mansione grazie a un progetto di reinserimento con cui è stata riadattata la sua postazione. Ex verniciatore di Trezzano sul Naviglio, Alessandro Stifani, dopo essere stato vitti-

ma, nel 2016, di un grave infortunio sul lavoro che gli ha provocato una lesione agli arti superiori, ha seguito un corso di informatica aziendale e dopo l’allestimento della nuova postazione, è stato reinserito in una diversa mansione, nella stessa azienda, come addetto videoterminalista. Oltre alle lavoratrici e ai lavoratori infortunati, nella campagna viene dato spazio ai datori di lavoro e ad altre figure aziendali, come i componenti delle équipe multidisciplinari Inail che hanno seguito i progetti di reinserimento, dando vita a un racconto a più voci in grado di mettere insieme diverse professionalità accomunate dal perseguimento del medesimo obiettivo. LE MISURE DI SOSTEGNO La legge di bilancio 2019 ha rafforzato le azioni a sostegno dell’integrazione lavorativa degli infortunati, prevedendo che l’Inail possa rimborsare al datore di lavoro il 60% della retribuzione erogata alla persona con disabilità da lavoro, destinataria di un progetto di reinserimento lavorativo finalizzato alla conservazione del posto, per un periodo comunque non superiore a un anno. Il Regolamento Inail per il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro, n. 258 dell’11 luglio 2016, nella nuova formulazione, elaborata in virtù delle modifiche apportate dalla determinazione presidenziale Inail n. 527 del 19 dicembre 2018, ha confermato il tetto di 150mila euro del contributo a fondo perduto

erogabile per ciascun progetto personalizzato, eliminando il frazionamento dell’importo complessivo in distinte voci di spesa, lasciando invariato soltanto il limite di 15mila euro per gli interventi di formazione. I restanti 135mila euro potranno quindi essere utilizzati sia per gli interventi di superamento e di abbattimento delle barriere architettoniche nei luoghi di lavoro, sia per quelli di adeguamento e di adattamento delle postazioni lavorative. Per rendere più facile l’accesso ai finanziamenti, l’Istituto ha snellito le procedure a carico dei datori di lavoro: richiesta di un solo preventivo di spesa, per ciascun intervento, in luogo dei tre previsti prima; innalzamento della misura massima di spesa rimborsabile per eventuali consulenze tecniche; eliminazione dell’onere di acquisire le certificazioni riguardanti i requisiti degli operatori economici individuati per la realizzazione degli interventi. Con le nuove disposizioni l’Inail inoltre ha ampliato le modalità di accesso alle misure di sostegno, dando la possibilità al datore di lavoro di proporre un progetto di reinserimento personalizzato condiviso con il lavoratore. Nel caso in cui, per ragioni di necessità e urgenza, il datore di lavoro abbia avviato un intervento, senza essersi rivolto prima all’Istituto, potrà poi chiedere all’Inail (per i progetti realizzati a partire dal 1° gennaio 2015) il rimborso delle spese sostenute, indicando le ragioni e rendicontando le somme erogate.

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mercati

EXPAT, talenti fuori confine

Daniele Trimarchi studio Trimarchi daniele@studiotrimarchi.com

Quali aspetti vanno considerati dal datore di lavoro, e dallo stesso manager, prima di accettare la sfida di un impiego prolungato all’estero

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on appena un’azienda raggiunge un certo grado di internazionalizzazione sorge l’esigenza di consolidare la sua posizione sui mercati esteri e, quindi, anche di spostare del personale all’estero per gestire le vendite sul posto oppure per supervisionare una struttura che si occuperà di adattare il prodotto alle esigenze locali. Un lavoratore che viene spostato all'estero per periodi di tempo prolungati viene chiamato Expatriate (o expat). In genere si tratta di manager o quadri che, grazie a determinate skills, e, soprattutto, alla voglia di mettersi in gioco accettano sfide spesso molto formative. Ci sono diversi punti da valutare da parte del datore di lavoro, e anche considerazioni da fare da parte del soggetto incaricato, prima di avventurarsi in un’esperienza all’estero. Vediamo quali passaggi è necessario fare e quali

aspetti analizzare scrupolosamente in maniera preliminare. Per prima cosa bisogna comprendere le voci di costo necessarie nell’assumere un lavoratore expat. Queste possono rappresentare un investimento importante per il datore di lavoro e per questo necessitano di un minimo di pianificazione finanziaria. Il compenso può variare, anche se molto dipende dalla trattativa tra le parti, ma per un profilo con skills i costi potrebbero lievitare anche fino al 300% del relativo contratto in essere sul territorio locale. C’è da tener presente una serie di costi da definire nella fase iniziale come per esempio le eventuali spese di viaggio, vitto e alloggio, ma anche una serie di costi che si possono aggiungere per l’insorgere di imprevisti, come eventuali costi di rimpatrio. Si stima che un incarico ad un expatriate di tre anni potrà costare al datore di lavoro, in media, dal mezzo

milione di euro in su. Il datore di lavoro ha davanti due possibili scelte: puntare su profili che possono vantare una solida esperienza oppure rischiare puntando su profili con caratteristiche molto proattive, ma intraprendendo contestualmente una serie di azioni a supporto. Assumere risorse con la giusta competenza, fornire loro una buona formazione e un corretto orientamento alla cultura straniera durante il periodo all'estero è essenziale. Contestualmente è bene prestare attenzione alle esigenze dei familiari dell'expat al fine di consentirgli di dedicarsi al proprio lavoro serenamente. Gli expat di solito affrontano i loro maggiori problemi in due precisi momenti, per questo si dice che subiscono un andamento a forma di doppia v (W). La prima delle v rappresenta il momento di ingresso nel mercato straniero e la seconda coincide con il momento del rimpatrio al

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«Assumere risorse con la giusta competenza, fornire loro una buona formazione e un corretto orientamento alla cultura straniera durante il periodo all'estero è essenziale» _________________________

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rientro nel paese di origine. Nella prima fase, l'espatriato viene coinvolto dalla scoperta di nuovi posti e di una nuova cultura. Tuttavia, è in questa fase che incominciano a farsi dei parallelismi con il mercato di origine, come ad esempio pensare che «…nella mia città avrei potuto trovare e/o fare…». Questo è anche un momento di crescita interiore che viene facilmente superato da profili aperti ai cambiamenti e capaci di sminuire le difficoltà che giorno dopo giorno diventano più evidenti. I problemi tipici includono le barriere linguistiche oppure ottenere prodotti e provviste di cibo cui si è abituati. É facile che in questa fase in discesa l'expat cada in uno shock culturale andando in confusione per lo scontro con la cultura locale. Contestualmente arrivano anche i problemi di lavoro che nei primi momenti potrebbero sembrare insormontabili non tanto per la complessità ma quanto per lo sforzo che anche un sempli-

ce obiettivo può richiedere in uno stato di forte ambiguità e incertezza nel futuro. Se non si è preparati si rischia addirittura di deteriorarsi al punto che potrebbe essere necessario un ritorno. Una delle cose che mi sento di suggerire è proprio quella di affrontare questi periodi da soli; per quanto mi riguarda questo approccio ha influenzato positivamente il raggiungimento dei risultati. Un expat da solo in un nuovo Paese rischia di avere un solo scopo, il lavoro, per questo finisce con il dedicare a questo obiettivo tutto il tempo disponibile. Al termine del progetto (dopo circa tre o quattro anni) l'expat deve affrontare il processo di rientro che può essere altrettanto stressante. Dopo un lungo periodo di assenza, l'expat e la sua famiglia sono cambiati e anche il paese d'origine è cambiato. Spesso ci vuole tempo per abituarsi a vivere di nuovo a casa. Inizia così la seconda fase, si cade nella seconda “V” e si guarda con nostalgia a quello che di bello si è fatto e/o si è lasciato. Purtroppo in molti casi non si riesce ad assegnare all'expat rimpatriato un lavoro che corrisponda alle responsabilità e all’indipendenza preceden-

temente goduti. Per una serie di motivi, quindi, iniziano a lievitare le problematiche. Ovviamente i problemi causati dallo shock da rientro possono essere ridotti al minimo attraverso un'attenta pianificazione. Ciò include il mantenimento di un adeguato contatto con l'ufficio d’origine durante l'assegnazione per l'expat, oltre a tutto il supporto possibile per il trasferimento. I datori di lavoro dovrebbero anche identificare nuove competenze e assegnare agli espatriati rimpatriati lavori commisurati alle loro rinnovate capacità. Per le grandi organizzazioni è tutto più semplice perché hanno in piedi sistemi di pianificazione e sviluppo della carriera di un individuo su scala globale. Per il datore di lavoro di una PMI, invece, la cosa migliore spesso è quella di lasciare l’expat al suo destino e non provare neppure a ricollocarlo, a meno di non voler stravolgere la propria struttura. Idealmente, prima di accettare o meno un’opportunità all’estero, il lavoratore dovrà fare varie valutazioni; sono convinto che tra queste l’aspetto economico sia un parametro importante, ma sicuramente non può e non deve essere l’unico.


societing 4.0

RETROFITTING E OPEN SOURCE

l’occasione per un’innovazione tagliata per le MPMI Alex Giordano docente di Marketing e Trasformazione Digitale - Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli direttore scientifico del programma di ricerca/azione Societing 4.0

Il retrofitting IOT consente di mettere il cervello alle macchine già presenti, evitando esosi acquisti. Il progetto PIDMed della CCIAA è a disposizione di tutte le imprese salernitane per offrire i proprio servizi a vantaggio della digitalizzazione a partire dal grado di maturità digitale di ognuna, per definire risorse e strumenti adeguati alle specifiche esigenze

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all’introduzione dell’aratro alla prima rivoluzione industriale fino alle tecnologie 4.0, la storia ci insegna che ogni strumento, macchinario o tecnologia che introduciamo nel nostro processo produttivo, genera cambiamenti nella nostra organizzazione del lavoro. Spesso decidiamo di introdurre un nuovo macchinario, un nuovo strumento o un nuovo dispositivo proprio perché abbiamo bisogno di questo: di un modo diverso di lavorare e di produrre, per esempio per ridurre la fatica umana, oppure per aumentare la precisione del lavoro, o ancora per accelerare la produzione, o per limitare i rischi che le persone corrono. Oltre ai cambiamenti voluti, però, ce ne sono altri che non sono direttamente desiderati e che vanno conosciuti e tenuti in considerazione sia per ridurre gli impatti negativi, sia per generare ulteriori vantaggi come

conseguenza del cambiamento scelto e dei nuovi strumenti adottati. Questa riflessione riguarda tutta l’azienda: l’amministrazione, il reparto produttivo così come il magazzino e la gestione clienti. Facciamo un esempio: l’introduzione della fatturazione elettronica ha di certo grandi vantaggi in termini di riduzione dei tempi e di precisione delle informazioni che vengono scambiate favorendo, di conseguenza, la gestione e il controllo. Tuttavia apre ad una serie di ulteriori cambiamenti necessari da governare, che sono anche dei costi (dall’adattamento delle competenze degli impiegati, fino alla scelta e all’acquisto di sistemi gestionali con la relativa complessità nella scelta di un fornitore). Visti gli investimenti è utile osservare i cambiamenti e le opportunità che questo nuovo sistema di fatturazione introduce: essendo la fattura non più solo un documento ma un insieme di dati e

informazioni, infatti, è possibile collegare il data base delle fatture ad altre parti dell’impresa, come per esempio il sistema delle forniture e il magazzino oppure con il customer care (per esempio automatizzando le notifiche ai clienti sui tempi di scadenza). La transizione digitale per le MPMI favorisce questo processo di relazione tra macchinari, dispositivi, strumenti e sistemi che l’impresa già utilizza, con l’aggiunta di tutte le opzioni ulteriori che consentono le cosiddette tecnologie 4.0. In questi anni di esperienza con il progetto PIDMed portato avanti dalla Camera di Commercio di Salerno, lavorando con MPMI spesso di matrice artigianale, ci siamo resi conto che ci sono due difficoltà che le imprese incontrano di fronte alla loro possibile trasformazione digitale: la prima è relativa alla scarsa conoscenza del potenziale applicativo delle tecnologie 4.0; la seconda - che è conseguenza

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della prima - è legata alla difficoltà di immaginare l’utilità trasformativa di queste tecnologie (che sembra ottima per la grande impresa manifatturiera e meno adeguata a piccole realtà di altra matrice). Per immaginare un territorio che evolva insieme verso un percorso di transizione digitale vale la pena prendersi cura anche di queste imprese.Per questo una delle soluzioni che spesso proponiamo è quella di aggiornare i macchinari e gli strumenti già in uso presso le imprese attraverso il retrofitting IOT, utilizzando tecnologie open source. Questo intervento consente di mettere il cervello alle macchine già presenti, evitando esosi acquisti: un’azienda con circa 5.000 euro di investimento, può rendere 4.0 le proprie attrezzature senza ricomprarle evitando di spendere senza consapevolezza e, soprattutto, senza le competenze necessarie migliaia e migliaia di euro. Il vantaggio delle tecnologie che appartengono al mondo dell’open source è duplice: utilizzare strumenti che hanno un costo più contenuto di quelli commerciali e poter intervenire in modo sartoriale, con un intervento che è praticamente come un vestito fatto sulle esigenze specifiche e particolare di ogni impresa. Le necessità di tante MPMI, infatti, non trovano immediata risposta nei prodotti in commercio, sicuramente validi ma settati su aziende di dimensioni spesso superiori a quelle delle MPMI del nostro territorio. Attraverso il retrofitting anche i macchinari più datati si possono avvicinare al funzionamento di sistemi più moderni, fornendo

dati sul loro funzionamento in maniera molto simile alle macchine di ultima generazione. Questi sistemi consentono di recuperare informazioni dalle macchine, nel corso del loro utilizzo, offrendo indicazioni utili a prendere decisioni e/o a tenere sotto controllo parti dei processi produttivi. Per esempio è possibile avere indicazioni sui tempi giusti per la manutenzione grazie a informazioni relative ad assorbimenti anomali di corrente che possono essere indice di qualche malfunzionamento di natura elettrica; oppure vibrazioni o rumori eccessivi; o ancora rilevando se ci sono anomalie nelle temperature; ecc. Oltre ai dati della manutenzione per il singolo macchinario, il retrofitting può essere utilizzato per collegare l’intero impianto produttivo per esempio automatizzando la logistica. Attraverso esso, quindi, si può creare la possibilità di una nuova relazione tra gli strumenti, intervenendo su una macchina vecchia, che continua a fare il suo mestiere e che lavora perfettamente ma che può rapportarsi, per esempio, al gestionale dell’azienda indicando quanto ha prodotto, come ha lavorato, come è stata utilizzata, magari anche chi l’ha utilizzata per tracciare la vita della macchina. Questo può riguardare anche un trattore e non solo macchinari utilizzati nel settore manifatturiero e può consentire di rilevare anche altre informazioni per esempio dal terreno e valutare la necessità di input (acqua, fertilizzanti, ecc.). Ci sono diversi prodotti commerciali che consentono di ammodernare i macchinari così come stiamo dicen-

do, tuttavia la scelta dell’open source consente di ridurre i costi e di avere maggiore garanzia di customizzazione cioè di poter personalizzare le soluzioni da studiare e mettere a sistema. Questo rappresenta un primo passo almeno per prendere consapevolezza della differenza tra digitalizzazione e trasformazione digitale, per cominciare a fare pratica e soprattutto per cambiare mentalità orientandosi verso la possibilità di prendere decisioni anche grazie ai dati. Con il progetto PIDMed abbiamo seguito diverse aziende del territorio verso questo approccio (ahimè tutte hanno preferito non essere citate) e quasi tutte hanno vissuto questa pratica come un primo passo per fare autoformazione, per capire la reale necessità e vivere i benefici di passare a macchine “pensanti”, prima di fare investimenti più importanti e solidi. Su questo fronte, il progetto PIDMed della Camera di Commercio è a disposizione di tutte le imprese della provincia di Salerno per offrire i propri servizi a vantaggio della digitalizzazione di tutte le imprese. Il primo passo è quello di capire insieme il grado di maturità digitale (è possibile anche compilare gratuitamente il SELFIE4.0 al link www.pidmed.eu/selfi40) per definire quali risorse e quali strumenti possano essere adeguati alle specifiche esigenze, ricordando che PIDMed è forte del sistema di soluzioni sviluppate dai Centri di Ricerca dell’Università Federico II e di collaborazioni importanti come quella con Officine Arduino Innesto che ha sviluppato un’importante esperienza nel retrofitting.


re-values lab

DONNE a misura di impresa

Lina Piccolo presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Salerno

Per Lina Piccolo, l’empatia è uno dei più importanti valori guida per condurre un’azienda. «Essere in sintonia con l’altro, consente di affrontare situazioni anche problematiche in modo efficace, migliorando al contempo la comunicazione e la collaborazione, determinanti in qualsivoglia attività imprenditoriale»

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e PMI incarnano un tratto saliente dell’economia italiana, riflettendo e interpretando tradizioni e imprenditorialità diffuse nei territori. Qual è il legame delle PMI salernitane con il territorio e quali potrebbero essere tre aggettivi valoriali per descriverle? L’impresa radicata ha ben chiaro quello che è il suo intimo legame con il territorio e lo porta con sé come un valore profondo, ovunque nel mondo poi decida di svilupparsi. Le nostre piccole e medie aziende sono innanzitutto coraggiose, perché affrontano i mercati globali con strumenti di gran lunga più modesti rispetto a quelli disponibili per le multinazionali o per

grandi imprese strutturate, ma spesso è proprio grazie a questo coraggio che riescono ad affermarsi e ad andare oltre i propri limiti. Sono visionarie, capaci cioè di vedere il mondo dal loro piccolo punto di vista e capirne la direzione prima di altri. E, infine, sono curiose, proprio come lo sono le donne, nel senso che sperimentano, innovano e - così facendo - si migliorano continuamente. Rispetto a tutto ciò che caratterizza un modello di impresa necessariamente in continua evoluzione, esiste qualcosa che rimane e si tramanda di generazione in generazione? Nella sua impresa qual è il tratto che resiste al tempo? Senza dubbio la tenacia. Mio padre è stato tenace quan-

do ha intuito che poteva fare il salto, da piccolo commerciante ad imprenditore. Mio fratello Carlo e io abbiamo dimostrato pari tenacia, anni dopo, aprendo l’azienda ai mercati internazionali. Siamo lavoratori instancabili, fieri di esserlo. Siamo i primi ad arrivare in azienda e gli ultimi ad andare via. Sembra retorica ma è sostanza. Si parla tanto di Diversity e Inclusion. Nella sua azienda in che modo valorizzate le differenze, non solo di genere ma culturali, di opinione, generazionali? Gli inglesismi, anche quelli più altisonanti, alla fine nascondono concetti semplici, come semplici sono i gesti che generano inclusione. Un esempio per tutti: gli uffici

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«Mio fratello e io abbiamo fatto dell’apertura alla diversità la forza della nostra azienda. Da noi semplicemente non esiste alcun tipo di preclusione di genere perché innanzitutto non esiste nel nostro modo di vedere il mondo» _________________________

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della nostra azienda sono caratterizzati da ambienti open space, in cui dirigenti e impiegati lavorano fianco a fianco. Mio fratello e io abbiamo fatto dell’apertura alla diversità la forza della nostra azienda. Da noi semplicemente non esiste alcun tipo di preclusione di genere perché innanzitutto non esiste nel nostro modo di vedere il mondo. In che modo essere donna ha fatto la differenza nella sua azienda? L’empatia, caratteristica per lo più femminile, è una dote determinante per chi è chiamato a dirigere un’azienda. È importante nei confronti dei collaboratori, come lo è nella relazione con i fornitori e i clienti. “Sentire l’altro” ti consente di coglierne i biso-

gni, le necessità, ti permette di “accoglierlo” e qualsiasi rapporto, anche commerciale, si impronta così sulla fiducia e la stima reciproche. Tra dieci anni dove si immagina come imprenditrice? Territorialmente parlando, mi immagino dove sono oggi e dove era mio padre quando ha iniziato. Il legame con il territorio è un valore fondante della nostra impresa. Dal punto di vista esperienziale, invece, spero di poter raggiungere tutti i mercati del mondo, o quanto meno quelli più in linea con la mia attività di impresa. La pandemia ci ha insegnato che la chiusura dei confini è quanto di più nocivo si possa imporre ad un sistema economico.


bon ton

Smart working “a regola d’arte”: tre profili da seguire su Instagram

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Nella foto, da sinistra Nicola Santini con Nicolas Denino e Marta Abbot

Visitabili anche da remoto tre splendide mostre di giovani artisti che vi porteranno nel loro mondo poetico e suggestivo

Nicola Santini esperto di galateo, costume e società

orno su un tema di cui ho già scritto, perché dopo un anno qualcosa è cambiato: lo smart working. Quella che prima sembrava un’opzione temporanea, adesso è diventata una necessità a scadenza ancora indeterminata e, a grande sorpresa, per alcuni, anche una bella comodità. La parola “call” che significa chiamata, ormai è scontato si riferisca a una riunione a distanza con le telecamere accese. Ogni scrivania, o tinello che si voglia, si trasforma così in un set. Ed è qui che intervengo con un tema che mi sta assai a cuore, l’arte. Da che ero un ragazzino andavo nella piccola galleria di Susanna Orlando a Forte dei Marmi pagando a rate piccole litografie di grandi artisti, il massimo che potevo permettermi facendo la cresta sui soldi chiesti a mio padre per le ripetizioni di latino mai ricevute (e di cui non avevo necessità): se avessi chiesto 50mila lire alla settimana per uno Schifano che avrei visto almeno in sei mesi, mio papà non me le avrebbe date. Meno jeans, meno felpe, più arte: davanti a me, dietro di me, intorno a me. In quel microcosmo che era la mia cameretta. Con un fastforward mi ritrovo quarantacinquenne alle prese con il primo lockdown: chiuso in casa come tutti, se c’è qualcosa che mi ha tenuto compagnia facendomi viaggiare in quei giorni infiniti sono state proprio le opere d’arte. Nel corso delle call, quella cura del mio ambiente non passava mai inosservato. Ecco che amici e contatti lavorativi hanno iniziato ad interessarsi di arte, comprendendone il valore che va oltre quello estetico. Non a

caso molti imprenditori, gente concreta e impegnata, sono anche collezionisti e mecenati. Basta iniziare e partire da ciò che ci circonda. Mi permetto dunque di segnalare tre mostre inaugurate da pochi giorni con i profili instagram degli artisti che ho selezionato così da poter essere viste anche da remoto. La destinazione, credetemi è stupefacente. A Seravezza (Lucca) le opere di Nicholas Denino e Marta Abbot: Liminal Forms nella Cappella Marchi. Intuizione felice dei curatori Lorenzo Belli e Caterina Licitra che hanno inaugurato una stagione di mecenatismo dedicata ai giovani con una mostra in cui le opere partono dalla forma per arrivare alla connessione tra l’opera d’arte, l’artista e l’ambiente concepito come ecosistema di relazioni umane. IG: @nicolasdenino. A Milano le opere di Leonardo Dainelli: La Fila da Meme Gallery. La mostra nasce come sperimentazione dell’artista, omaggio ai pittori cubisti da cui attinge un raffinato e sottilissimo umorismo. I volti, scomposti e sovrapposti e stilizzati come se fossero in fila, sono il leitmotiv che ispira l’esposizione. IG @dainellistudio. A Venezia le opere di Veronica Gaido: Dedalo nella Casa dei Tre Oci. 76 scatti ad alto tasso di emozione che trasfigura l’immagine più stereotipata a favore di un esito che invita ad un’immaginaizone libera e intima. Veronica Gaido ha fatto della fotografia la sua forma espressiva: in questa mostra si concentra sui cantieri navali di San Lorenzo offrendo un viaggio onirico tra i colori della città che più di ogni altra ispira arte e artisti in singolari interpretazioni. IG: @veronica_gaido.

giugno | luglio 2021

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salute

Acne da smartphone: la “Cellakne” Le superfici dei cellulari sono covi di batteri che, a contatto con il viso, possono determinare sfoghi cutanei e irritazioni. Scopriamo insieme come difenderci con una sana beauty routine

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Antonino Di Pietro direttore dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis www.antoninodipietro.it www.istitutodermoclinico.com

l telefono cellulare - strumento tecnologico che ormai ci accompagna costantemente nelle nostre giornate - può essere la causa di sfoghi cutanei al viso. L’utilizzo di smartphone e telefonini, infatti, a contatto con la pelle può provocare una forma di acne denominata “cellakne”. Ma cosa fare in termini di prevenzione e di cura? Se potessimo analizzare la superficie dello schermo del nostro smartphone scopriremmo intere colonie di batteri, che trasferiamo sulla cute, alla prima telefonata. Il gesto di appoggiare il cellulare al viso, infatti, genera una pressione che stimola l’attività delle ghiandole sebacee. Con l’aumento del sebo, aumentano anche i batteri che proliferano a causa dell’ambiente caldo umido che si crea sulla cute. Il risultato è la comparsa di piccoli brufoli sulle zone di guance e mento che, solitamente, sono facilmente riscontrabili come acne da cellulare perché compaiono solo su un lato del viso. Il consiglio, per evitare l’insorgenza di questi sfoghi cutanei, è di non tenere il telefonino a contatto diretto con la pelle. Si può così tenerlo leggermente a distanza dal viso, magari appoggiandolo all’estremità dell’orecchio, oppure utilizzare gli auricolari. Importante ricordare, inoltre, così come più volte sottolineato per il contagio da influenza o da covid-19, che il telefono cellulare va frequentemente igienizzato. Questo perché sulla superficie sono presenti numerosi batteri. Attenzione anche a quello che si tocca. Passiamo tutto il giorno a chattare con lo smartphone e poco dopo portiamo le mani in viso. In queste piccole, che possono sembrare banali abitudini, forniamo il

primo contagio da batteri a cute e lo sviluppo di irritazioni come l’acne da cellulare. Per sanificare il cellulare, possono essere utilizzate delle salviettine o gel, un’operazione che va ripetuta prima di portarlo a diretto contatto con la pelle.Per quanto riguarda la cura della cellakne sono diverse le soluzioni disponibili. Quando compaiono i primi brufoli localizzati, ad esempio, è possibile affidarsi all’azione di una maschera viso purificante all’argilla verde arricchita con Alusil, un composto attivo antibatterico. Queste particolari formulazioni possono essere applicate anche localmente e aiutano grazie all’azione purificante e detossinante a ridurre imperfezioni e rossori. Un aspetto fondamentale è poi la detersione del viso, che deve essere effettuata prediligendo detergenti non schiumogeni per evitare l’effetto sebo rebound. Come consiglia lo specialista è indicato scegliere texture dall’azione seboriequilibrante con Alukina e microspugne di argento. Per chi invece già convive con una pelle a tendenza acneica, per evitare di peggiorare la situazione, è importante rivolgersi al dermatologo che consiglierà una routine specifica. Utili sono le creme normalizzanti e lenitive con Alusil disponibili in farmacia. Anche gli integratori possono essere utili per contrastare l’acne da cellulare in quanto aiutano a il benessere generale dell’organismo e della pelle. Tra gli attivi da selezionare: biotina e zinco, due oligoelementi che consentono di mantenere il benessere della cute. Myo-inositolo, glutatione, echinacea e pino marittimo sono invece sostanze antiossidanti e contribuiscono a supportare le difese dell’organismo.


salute

Palestre della salute: mito o realtà / II parte Cosa prescrive la normativa e quali Regioni si stanno adeguando

N

Giuseppe Fatati presidente Italian Obesity Network

el precedente report abbiamo parlato della necessità di integrazione tra l’essere umano e l’ambiente allo scopo di aumentare il benessere. Le strategienazionalielocalidipromozionedell’attività fisica e motoria mirano a realizzare azioni efficaci di promozione della salute in un’ottica intersettoriale e di approccio integrato secondo i principi di “Guadagnare Salute: rendere facili le scelte salutari”, programma coordinato dal Ministero della Salute finalizzato a contrastare i quattro principali fattori di rischio di malattie croniche non trasmissibili: scorretta alimentazione, inattività fisica, consumo dannoso e rischioso di bevande alcoliche e tabagismo. Il documento “Linee di indirizzo sull’attività fisica per le differenti fasce d’età e con riferimento a situazioni fisiologiche e fisiopatologiche e a sottogruppi specifici di popolazione”, oggetto dell’accordo Stato-Regioni del marzo 2019, tiene conto dell’approccio strategico life-course, per setting e di contrasto alle diseguaglianze di genere e sociali già definito dal PNP (Piano nazionale della prevenzione). Tale documento ha fatto seguito all’introduzione della promozione della salute quale prestazione esigibile nel DPCM del 12 gennaio 2017 che ha aggiornato i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). In diverse regioni sono già attivi specifici programmi strutturati di esercizio fisico che prevedono la presa in carico e l'indicazione alla pratica dell’attività fisica per soggetti a rischio attraverso una integrazione professionale e organizzativa tra medico di medicina generale (MMG), pediatri di libera scelta (PLS) e medici specialisti (medico dello sport, cardiologo, diabetologo, e altri). Il concreto svolgimento dell’attività fisica avviene in locali ritenuti idonei sulla base di indicazioni

tecniche regionali che, in alcuni casi, prevedono anche un percorso di certificazione e accreditamento (palestre della salute). Con l’art. 21 della L.R. 8/2015 la Regione del Veneto, prima in Italia, ha istituito le Palestre della Salute. Si tratta di strutture che, oltre ad ospitare le normali attività di palestra, presentano appositi requisiti, identificati dalla Regione, che le rendono idonee ad accogliere cittadini con patologie croniche non trasmissibili stabilizzate (cardiopatici, broncopneumopatici, diabetici, nefropatici…) nello svolgimento di programmi di esercizio fisico prescritti dal medico. La Regione Emilia Romagna nel 2016 ha inserito tra le priorità del Piano della prevenzione la creazione di una rete tra Aziende USL e palestre pubbliche e private di tutta la regione, certificate e istituzionalmente riconosciute dal Servizio Sanitario Regionale, per promuovere la salute di tutti i cittadini e in particolare favorire l'esercizio fisico. Il percorso di certificazione delle palestre che promuovono salute, in questa regione, prevede l'adesione volontaria a un codice etico, che contiene principi generali e impegni specifici. Comporta ispezioni e controlli da parte dei Servizi di medicina dello sport delle Aziende USL per verificare il possesso dei requisiti previsti, e richiede la partecipazione alle attività di formazione e aggiornamento organizzate a livello locale e regionale. La Regione Umbria ha emanato norme regolamentari attuative per l’esercizio delle attività dei Centri di attività motoria e delle Palestre della Salute. In modo molto preciso ha identificato le funzioni, le attività e i percorsi prescrittivi e istituito un elenco regionale delle Palestre della salute pubblicato nel proprio sito, formato e aggiornato dalla struttura competente in materia di prevenzione e sanità pubblica. giugno | luglio 2021

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finisterre

Alfonso Amendola docente di sociologia dei processi culturali Università di Salerno alfamendola@unisa.it

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T

Omaggio a Nicola Vicidomini Un libro per celebrare il più grande comico morente, un talento senza eguali, dall’intelligenza provocatoria

rovatene un altro. Trovatene un altro così estremo, visionario, cromatico, indisciplinato nel suo essere interdisciplinare, blasfemo, coltissimo e pop. Insomma, trovatene un altro capace di paragone con Nicola Vicidomini. Sappiamo bene che è impresa ardua in quanto Vicidomini nella sua dimensione molteplice è attore, filmaker, musicista, narratore, cabarettista, performer radio-televisivo. Ma soprattutto è comico. Per di più “morente”, come recita il libro uscito da un pugno di ore nelle edizioni Mimesis di Milano: “Il più grande comico morente. La comicità e il teatro di Nicola Vicidomini” a cura di Enrico Bernard, con prefazioni di Cochi Ponzoni e Nino Frassica, mentre la postfazione è affidata ad un superlativo Maurizio Milani. Libro corale e pieno di attraversamenti che raccontano il viaggio spettacolare di Vicidomini. Saggisti, critici, scrittori, accademici, attori, giornalisti (da Guido Barlozzetti a Cosimo Cinieri, da Marco Giusti a Michele Monetta, giusto per fare qualche nome). Un libro rigorosissimo e scritto “a babbo vivo” che celebra, analizza e ricostruisce i tanti procedere nelle forme dell’arte e dello spettacolo dell’eroico Nicola. Sì, eroico per la sua capacità di non fermarsi mai e di attirare attorno a sé la parte migliore della sperimentazione e del mainstream, per la sua mania perfezionista, la sua intelligenza provocatoria che trova respiro tanto nell’ultra pop televisivo, quanto nei teatri off di radice avanguardista, senza dimenticare un uso sapiente dei social network. Il suo stile si muove come un ritrovato capitolo del miglior “microsurrealismo italiano”. E qui il rimando immediato è a Cesare Zavattini, a tutta la miglior scuola milanese (da Cochi e Renato a Jannacci) e poi a Felice Andre-

asi, Mario Marenco, Giorgio Bracardi, Nino Frassica (e su tutti “urla e biancheggia” Ettore Petrolini). Miscelato da una dose personalissima di irriverenza, blasfemia, vorticosa giocoleria di non-sense e straordinario equilibrismo sonoro. La sua è una narrazione a flash immediati, a pugni in faccia, a “schiaffi al gusto del pubblico”. La forza di Nicola Vicidomini è nella sua dimensione disorganica, dichiaratamente “abusiva”. Il suo procedere è spinto da un radicalismo che tende a rifiutare qualsiasi comicità della nostra contemporaneità. Una lettura dove, continuamente, si passa dal dato reale e vissuto in prima persona a quello eccezionale: ovvero il linguaggio e l’esplosione del metaforico. Dal raccontare il mondo reale fino a giungere allo scandaglio interiore, alla potenza del non sense, al disegno delle soggettività. Un privato che diviene scrittura, scena, suono e atto di condivisione. Insomma, Nicola Vicidomini non solo ci propone forme diverse di comicità, inventandole, ma le ferma, le cristallizza, e le libera con grande rigore e intensità di chi conosce il valore assoluto del navigare “in superficie”. Vicidomini, infatti, è un continuo assalto allo stato delle cose, è uno sberleffo costante e un congegno iperparodistico. La sua irruenza espressiva può suscitare nello spettatore meno avvezzo inquietudine o disagio. Una comicità che esplode lentamente ma in maniera inesorabile. E tu ti trovi a ridere senza sapere perché. O meglio perché il ridere vero è pura vertigine, “sabotaggio estetico”, “auto deturpazione”, “guasto d’ombra”, collasso di senso, irruenza del caos. E allora, immergiamoci nella lettura de “Il più grande comico morente”. E ritroviamo tutto il suo gioco di intelligente provocazione.


a cura di Raffaella Venerando

libri

QUEL LUOGO A ME PROIBITO ******************************************

di Elisa Ruotolo | Feltrinelli editore

I

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n un Meridione a tratti ancora arcaico, una ragazza prova a crescere nonostante un ambiente familiare soffocante, dove ogni gesto e ogni parola vengono spietatamente misurati sul giudizio sociale; dove la gioia, il desiderio, la conoscenza di sé e del proprio corpo sono luoghi proibiti. Il nido protettivo diventa nodo, uno dei più difficili da sciogliere. Fa eccezione soltanto la nonna materna, da cui la nipote sente di aver ereditato il “sangue ferino”, una sotterranea spinta a spezzare i legami e a disobbedire. Questo impulso si incarna per lei in Nicla, sua compagna di scuola, che sin da piccola è così libera e istintiva da non temere di andare con i ragazzi. L’educazione che imbriglia il corpo, la paura del desiderio e la vergogna dell’inadeguatezza, al contrario, frenano la protagonista, che si scioglie solo nelle sue fantasie o nei libri. Tanto che la ritroviamo a quarantadue anni ancora inesperta di sé e degli uomini, ancora vergine. La sua piccolezza è simile a quella di un bonsai trattenuto da tagli e legature. Ha un lavoro e si è lasciata alle spalle il dialetto da cui proviene, quando conosce un uomo che posa la mano sul nodo più stretto.

MAGARI

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a cura di Vito Salerno

homecinema

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di Ginevra Elkann

U

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na commedia sentimentale, intensa ed elegante: questo è Magari di Ginevra Elkann. Il film si basa su un serie di ricordi e di attimi di nostalgia, guardando al concetto di famiglia perfetta che inseguiamo, soprattutto da bambini, presentando adulti imperfetti, che cercano di fare del proprio meglio, barcamenandosi tra la vita e i sentimenti. Magari racconta la storia di Alma, Jean e Sebastiano, tre fratelli, molto legati tra loro, che da Parigi, città in cui vivono nel sicuro, seppur bizzarro, ambiente alto borghese della madre di fede russo-ortodossa, si ritrovano improvvisamente scaraventati nelle braccia di Carlo (Riccardo Scamarcio), padre italiano, assente, anticonformista e completamente al verde, che non ha alcuna idea di come badare a sé stesso, figuriamoci ai figli. Durante una vacanza di Natale passata in una casa al mare insieme a Carlo e alla sua collaboratrice Benedetta (Alba Rohrwacher), in un momento di sospensione dalle loro vite vere, i nodi delle tensioni di famiglia vengono al pettine. Carlo scopre degli aspetti oscuri della sua ex moglie e dimostra ai suoi figli di essere un padre inaffidabile, ma incredibilmente carismatico e - nonostante le sfide e le tensioni quotidiane - la piccola Alma continua a credere fermamente che un giorno, Magari, la sua famiglia possa tornare a unirsi come un tempo.

giugno | luglio 2021


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