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editoriale

Lobby e corruzione sono due cose diverse di Andrea Prete, presidente Confindustria Salerno È nella babele di leggi, spesso comunque lacunose, che può annidarsi il malaffare

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el nostro Paese dici lobby e, subito, l’associazione mentale è a poteri forti, occulti, che pescano nel torbido. In molti Stati, invece, le lobbies sono riconosciute e fanno regolarmente parte del sistema politico-decisionale. Eppure, è mediante questo strumento di rappresentanza politico/istituzionale che gruppi, organizzazioni e individui, accomunati da uno stesso interesse, provano ad incidere in modo del tutto legittimo sulle istituzioni, per orientarne le scelte. È anche attraverso azioni di lobby che un sistema, non solo economico, avanza, che si portano all’attenzione del decisore pubblico tematiche che, diversamente, resterebbero sommerse. È anche così che molte riforme si realizzano, senza il vessillo di etichette, partiti o colori politici, ma solo in nome di argomenti validi e condivisi. La mancanza di una legge univoca che tracci i contorni precisi della professione del lobbista e delle attività che lo interessano ha generato, nel tempo, non solo confusione tra buoni e cattivi, ma anche il sedimentarsi di convinzioni che vogliono la lobby di turno impegnata in attività border line, più vicine a fenomeni corruttivi che all’interesse generale. Non sono di certo, però, le lobbies a chiamare in causa la corruzione, quanto la selva di norme in cui il nostro Paese è invischiato. È nella babele di leggi, spesso comunque lacunose, che può annidarsi il malaffare. Il groviglio normativo, la paura della firma dei funzionari pubblici e la lentezza della giustizia fanno finire ogni iniziativa - per quanto utile e condivisa - in una palude dalla quale, se si esce, non si sa mai in quanto tempo e come. E allora c’è chi

cede ad abusi e corruttele pur di avere velocità in un procedimento - diversamente lungo e contorto - avvalendosi del favore di quanti promettono di sbrigliare “a qualunque costo” la matassa. Quando si tratta di investimenti, invece, più semplice sarebbe insistere per procedure chiare e automatiche, per meno controlli ex ante, ma maggiori verifiche a valle, con sanzioni severe per chi sbaglia. Inutile e dannoso accanirsi con chi, nel rispetto delle norme, vuole lavorare e farlo bene, nei tempi giusti, ma non riesce e si affanna per i troppi vincoli formali intricati come rebus. Un anno prima, piuttosto che un anno dopo, per una azienda significa più posti di lavoro da offrire. Pensiamo a quante migliaia di iniziative economiche private sono rimaste imbrigliate anni nella rete della amministrazione pubblica, inducendo molti imprenditori a rinunciarvi. Il ritardo non è mai indolore per l’economia. Sarebbe quindi ora che si sburocratizzasse sul serio la macchina amministrativa, senza cercare colpe e responsabilità altrove. Sul tema delle lobbies, invece, bisognerebbe finalmente spingersi oltre il pregiudizio, come hanno invitato a fare i Giovani Imprenditori di Confindustria Salerno dal palco della loro Assemblea Pubblica il 2 aprile scorso. Un’attività di rappresentanza degli interessi, efficientemente regolamentata e svolta fuori dell’ombra, accrescerebbe le possibilità di una sana partecipazione alla vita politica e migliorerebbe l’indice di qualità della nostra democrazia. Mi pare che il Paese tutto ne abbia assoluto bisogno. Maggio | Giugno 2019

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sommario

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EDITORIALE Lobby e corruzione sono due cose diverse di A. Prete

NEW ENTRIES Pierri Trasporti, l’azienda che muove il mondo 26 a cura della Redazione

PRIMO PIANO Cottarelli: «Semplificare è la via maestra» Intervista a C. Cottarelli

Scait, la sicurezza sul lavoro rende mobili 27 a cura della Redazione

SPECIALE LOBBY Lobbies e sospetto Intervista a P. Sessa

BUSINESS Espresso Coffee Promotion Pack, la confezione 28 amica dell’ambiente di Raffaella Venerando

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Obiettivo: una legge univoca per abbattere i pregiudizi Intervista a G. Sgueo

“Recycle-Ready”, pronti per il futuro 30 alla Di Mauro Officine Grafiche a cura di Raffaella Venerando

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Macrì: «Più chiarezza per una democrazia di qualità» Intervista a G. Macrì

Jobiz, il valore della formazione 31 di Raffaella Venerando

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Bistoncini: «Sono i cattivi lobbisti a non volere 11 la trasparenza» Intervista a F. Bistoncini L'OPINIONE 14 Viaggio nella povertà italiana Intervista a E. Morlicchio

NORME E SOCIETÀ Le linee guida del Consiglio d’Europa 35 per l’avvocato in mediazione di M. Marinaro

FOCUS Energia, driver di competitività 17 di C. Carreras

S.C.I.A., la Corte Costituzionale interviene 37 in materia sensibile per i cittadini di L. M. D'Angiolella

CONFINDUSTRIA Nuove dipendenze, 19 riconoscerle per combatterle Intervista a G. Gambardella Baselice, Gruppo Logos:«Stop alla 20 normalizzazione» Intervista ad A. Baselice Formazione professionale e apprendistato, istituita a Salerno la Commissione 22 territoriale metalmeccanica a cura della Redazione Diritto alla formazione, la via per far 23 crescere insieme persone e imprese Intervista a S. Franchi 24

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Il nuovo hub di FMTS Group, 33 4.000 mq di futuro a cura della Redazione

Design, eccellenza campana di M. Pallotta

PRIVACY L’attività ispettiva del Garante privacy, 39 le sanzioni e i ricorsi al Tribunale di L. De Valeri FISCO Litisconsorzio necessario per i soci della snc 41 di M. Villani e A. Rizzelli 43

Nuova Sabatini, il bonus si fa più semplice di A. Sacrestano

La cessione a “sé stessi” di partecipazioni 44 rivalutate: un rischio da non correre di M. Fiorentino 46

Aree di crisi industriale, finanziamenti al rilancio di G. Arleo


LAVORO Furto di beni in azienda: non sempre scatta 47 il licenziamento di P. Ambron

NUMERO 2 MAGGIO / GIUGNO 2019

Borsa Mediterranea della Formazione e del Lavoro 48 di Vito Salerno

Bimestrale di Economia, Finanza, Politica Imprenditoriale e Tempo Libero di Confindustria Salerno

MERCATI Export USA agroalimentare: come richiedere 49 l’FFR Number di D. Trimarchi

Reg. Trib. di Salerno N. 67 7 del 22/10/1987 Iscrizione al Roc N. 23241/2013

52 Certificati di Origine: novità sul rilascio di A. Petruzzo 53

D'Agata: «Sulla Cina la visione delle imprese deve essere lunga» Intervista a P.L. D'Agata

SICUREZZA Bando Isi 2018, le imprese hanno tempo 55 per le domande fino al 30 maggio a cura di Inail, ufficio comunicazione esterna e relazioni internazionali

RE-VALUES LAB Gestione degli immobili: l’importanza 57 di un approccio integrato di A. Puglisi BON TON L’arte del cincischiare e le conseguenze 59 catastrofiche di N. Santini SALUTE 60 Dieci regole per la giovinezza di A. Di Pietro 61 Diabetes technology e autocontrollo | II parte di G. Fatati FINIST ERRE Omaggio alla fiaba 62 di A. Amendola LIBRI/ HOME CINEMA 64 Si nota all'imbrunire a cura di R. Venerando

Direttore Editoriale Andrea Prete Direttore Responsabile Alessandro Sacrestano Redazione Raffaella Venerando Project Management Vito Salerno Società Editrice/Direzione e Redazione Assindustria Salerno Ser vice Srl Via Madonna Di Fatima, 194 84129 Salerno Tel. 089 335408/Fax 089 5223007 P. iva 039711 70653 redazione@costozero.it www.costozero.it Stampa Ar ti Grafiche Boccia/Salerno Foto Archivio Costozero/Vito Salerno Massimo Pica/Ag. Fotografica Grafica e Impaginazione Moreplus/www.moreplus.it

L e op inioni esp resse neg l i a r tic ol i a p p a r teng ono a i sing ol i a u tori dei q u a l i si intende risp etta re l a p iena l ib er tà di g iu diz io

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64 Saremo giovani e bellissimi a cura di V. Salerno Maggio | Giugno 2019

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speciale primo piano assemblea

Cottarelli: «Semplificare è la via maestra»

Per il direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, Carlo Cottarelli: «Bisogna eliminare norme, sovrapposizioni, ridondanze tra regole nazionali e regionali e obblighi inutili che creano complicazioni alla vita delle imprese» di Raffaella Venerando

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urocrazia: è una delle tre principali ragioni per cui, secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, le imprese non investono in Italia. Per il mondo delle aziende, forse, è addirittura la prima: quali sono le sue proposte concrete per snellire questa «macchina infernale che rallenta ogni decisione e si nutre di se stessa»? Il peso della burocrazia nel nostro Paese è decisamente più elevato rispetto alla media dei Paesi dell’Unione Europea ed è la causa per cui le imprese non solo perdono un numero considerevole di giorni di lavoro all’anno, ma soprattutto si vedono frenate nell’avvio di nuove attività, svantaggiate nella competizione internazionale e minate nella crescita. Senz’altro occorre snellire e informatizzare le procedure per

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velocizzare l’apparato amministrativo, ma più di tutto bisogna semplificare eliminando norme, sovrapposizioni e ridondanze tra regole nazionali e regionali e obblighi addirittura inutili che creano solo vincoli e complicazioni alla vita delle imprese. Le nostre leggi non sono solo tante. Sono troppe. In realtà abbiamo circa 10mila leggi nazionali, come la Francia. Solo che a queste si sommano pure 27mila leggi regionali. Ma non dovrebbero cambiare anche gli uomini perché cambi la macchina? I burocrati da soli possono far poco. Certo, sarebbe senz’altro un passo successivo quello di ridurne il numero, ma meglio pagarli per non far niente - come spesso si dice - piuttosto che pagarli per fare danno.

La troppa burocrazia genera a cascata altri due mali, come lei stesso li definisce nel suo ultimo libro "I sette peccati capitali dell'economia italiana": l’eccessiva tassazione e la lunghezza dei tempi della giustizia civile. Rispetto al primo nodo, il governo propone la flat tax. È d’accordo? È l’unica via? È evidente che se un Paese moltiplica i livelli della burocrazia spiana la strada anche a fenomeni corruttivi, che peraltro restano spesso impuniti se il sistema della giustizia è lento e inefficiente. Nel merito della flat tax, credo che non sia l’unica via, nel senso che ciò che rende complesso il sistema fiscale italiano non è il numero delle aliquote - 1 piuttosto che 5 - ma il calcolo della base imponibile. La vera semplificazione sarebbe questa


e la si potrebbe fare anche senza duttivi da fare subito e perché Nord e Sud sono spesso enormi introdurre una aliquota unica. è così difficile fare una seria e sempre ormai inaccettabili. Ci Non si corre il rischio con la flat spending review? sono margini di recupero anche tax di far crescere ancora e di più Ho sempre detto che c’è da nella pubblica istruzione, in cui l’evasione fiscale? risparmiare in tutte le aree, transarebbe importante rafforzare il Normalmente dovrebbe verificarne la pubblica l’istruzione e la capitale sociale. Al Mezzogiorno si il contrario. Una aliquota bassa cultura. Un po' ovunque ci sono l’istruzione funziona peggio che dovrebbe essere un incentivo a aree di efficientamento. altrove e non per colpa degli pagarle le tasse, ma non credo Anche nella sanità? insegnanti. che si possa puntare su questo Un po’ meno adesso, perché negli L’Italia è l’unico Paese europeo per affermare anche che ad essere in recessione, la flat tax si autofinanzia. con una finanza pubblica In realtà quel che è certo poco orientata alla cresciÈ evidente che se un Paese è che si andrebbe incontro ta. Le imprese lo sottolia minori entrate fiscali. A neano spesso e volentieri. moltiplica i livelli della quel punto o aumentiamo A cosa stiamo andando burocrazia spiana la strada ancora il deficit pubblico, incontro? anche a fenomeni corruttivi, o sarà indispensabile Non siamo in una situache peraltro restano spesso recuperare risorse da una zione di crisi al momento seria spending review e da - come si verificò nel 2011 impuniti se il sistema della un rilevante recupero di per intenderci - ma se giustizia è lento e inefficiente evasione. finiamo in una recessione Appunto. Il ministro Tria in cui il Pil cala dell’1 o 2 ha dichiarato che se «nel per cento, il rapporto tra Def si dirà che nel 2020 debito e Pil aumenta e i le tasse caleranno, anche le spese ultimi anni sono stati fatti grossi mercati crollano. Più di tutto a dovranno scendere». Lei che in tagli lineari in questo settore. È preoccuparmi è la nostra fragilipassato si è misurato con le insipur vero però che esistono regiotà. Per il momento teniamo, ma die della spesa pubblica, ritiene si ni molto efficienti che offrono lo se si dovesse verificare uno shock lavorerà a una revisione di spesa stesso numero di servizi di altre a economico esterno, se l’Europa efficiente o si tornerà a cedere un costo minore. È lì che si deve andasse in recessione o anche alla soluzione dei tagli lineari? incidere. solo rallentasse la sua crescita, Dipende dagli italiani. Dipende Divario tra Nord e Sud: una ferita noi andremmo in recessione. dalla scelta di votare prima o poi mai chiusa che costa a tutto il Uno shock potrebbero esserlo le qualcuno che decida in questa diPaese. Ne parla anche lei nel elezioni europee? rezione. In realtà finora - al netto libro. No, non mi aspetto alcun catadegli interessi - la spesa pubblica Faccio una debita premessa. Nel clisma. dal 2010 al 2017 si è tenuta bassa mio libro riservo a questo tema Ma dai sette peccati capitali ci si con tagli lineari perché non si è un capitolo di una ventina di può redimere e guarire? messo mano a una vera e seria pagine, di sicuro non sufficienti Se lo si vuole sì. Nel mio libro ho riforma di revisione della spesa. ad analizzare un problema che cercato di spiegare le cose come Se si tagliasse non in maniera è per il nostro Paese profondo e stanno. I problemi sono seri e lineare ma lì dove ci sono sacche cronico. Nel libro fornisco giusto non perché lo dico io. E affermare di inefficienza, da un lato poqualche idea, come quella - ancoche anche altri Paesi europei tremmo ridurre le tasse, dall’alra una volta - di andare ad agire non se la passano meglio, non tro il debito pubblico, un nervo sul miglioramento dell’efficienza aiuta di certo e, soprattutto, scoperto per il nostro Paese. della pubblica amministrazione. non risolve. Solo in questo caso Ma quali sarebbero i tagli improLe differenze di performance tra semplificare è un male.

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speciale lobby

Lobbies e sospetto

Il presidente dei GI di Confindustria Salerno: «Per noi sarebbe fondamentale riconoscere l’importanza di un professionismo della rappresentanza degli interessi perché non ci siano gli spazi né per improvvisare, né per muoversi nell’opacità»

di Raffaella Venerando Pasquale Sessa presidente Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Salerno

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residente, i Giovani Imprenditori di Confindustria Salerno hanno deciso di misurarsi con il tema della lobby nella loro annuale Assemblea Pubblica. Un confronto aperto per fare chiarezza insieme con esperti e portatori di interesse. L’intento era innanzitutto quello di delimitare il campo di azione, chiarirne i contorni, separando i contenuti cui dare importanza, i nodi ancora da sciogliere, dalle prospettive distorte. In molti Stati le lobbies sono istituzionalizzate, riconosciute parte del sistema politico-decisionale. Nel nostro Paese, invece, intorno al termine lobby aleggia una percezione decisamente negativa, un clima di sospetto generalizzato. Portatori di interesse? Leggi “faccendieri”. Un’equazione errata ma fortemente radicata nell'immaginario collettivo. Non c'è nulla di ambiguo nel voler rappresentare un interesse.

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Volevamo, quindi, capirne di più, provando al contempo a dare il nostro contributo al dibattito. Confindustria fa azioni di lobby, proponendosi come interlocutore autorevole alla politica per le scelte legate all’industria e all’economia. I parlamentari, infatti, sono dei politici e come tali avrebbero il dovere di servirsi della competenza di tecnici per riuscire a fare delle proposte di legge che abbiano senso ed efficacia. Del resto, chi meglio di Confindustria è titolato a dire cosa serve alle imprese e al tempo stesso all’economia del Paese? Cosa è emerso dal dibattito? In primo luogo che il lobbying come fenomeno sconta una cattiva reputazione fondamentalmente a causa della mancanza di una precisa regolamentazione. Il fatto stesso che la professione diversamente da quanto avviene in America o in Europa - non sia certificata, alimenta le possibilità

che chiunque, anche in modo non trasparente, possa definirsi lobbista. La necessità di trasparenza è di stringente attualità, eppure pare che il problema non lo si voglia risolvere. Per noi invece sarebbe fondamentale riconoscere l’importanza di un professionismo della rappresentanza degli interessi perché non ci siano gli spazi né per improvvisare, né per muoversi nell’opacità. Senza zone d'ombra, si otterrebbe anche un altro effetto tutt’altro che secondario: la politica non avrebbe più alibi per non decidere su questioni controverse o, ancora peggio, non avrebbe più il capro espiatorio su cui addossare la responsabilità di leggi bloccate o passate contro il consenso di alcuni cittadini. Fin quando la politica sarà scaricabarile, il nostro sistema democratico non potrà dirsi maturo e, di certo, non per colpa delle lobbies.


speciale lobby

Obiettivo: una legge univoca per abbattere i pregiudizi Per Gianluca Sgueo, Global Media Seminar Professor, New York University Florence: «La lacuna legislativa si riflette sul ruolo che nel dibattito pubblico si attribuisce a chi è portatore di interesse, sull’immagine che l’opinione pubblica ha e si “fa” del lobbista» Gianluca Sgueo Global Media Seminar professor, New York University Florence

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rofessor Sgueo, nonostante un profondo vuoto normativo, è possibile ad oggi nel nostro Paese ricostruire con certezza la fisionomia del lobbista e chiarire in quali attività è impegnato? Il vuoto normativo esiste ma solo a livello nazionale in quanto manca una legge ordinaria che disciplini organicamente la materia che, difatti, viene interpretata in modo frammentato e differente tanto da alcune amministrazioni, quanto da Autorità indipendenti. Regolamenti ad hoc, come quello invece di cui recentemente si è dotata l’Anac, disciplinando le relazioni fra i decisori e i portatori di interessi, garantiscono la trasparenza di qualsivoglia contatto o incontro teso a chiarire gli interessi in gioco di parte, in merito a particolari attività o procedimenti in atto. Nel concreto, la mancanza di una legge univoca non incide sull’attività professionale del lobbista. Non è che questi si muove in uno stato di illegalità perché non

c’è una norma di riferimento. Semmai l’impatto negativo della lacuna legislativa si riflette sul ruolo che nel dibattito pubblico si attribuisce a chi è portatore di interesse, sull’immagine che l’opinione pubblica ha e si “fa” del lobbista. Chi, come free lance o al servizio di un’azienda, identifica le strategie più corrette per far emergere interessi di parte, non lavora nell’ombra, come spesso si tende a sottolineare in maniera ambigua. Questa è la connotazione che dà chi vuole alimentare disinformazione, chi per “ignoranza” ritiene che il lobbista necessariamente svolga un lavoro ai margini della legalità. L’effetto più grave pertanto è nella percezione comune errata, densa di pregiudizi e grossolana. Nel nostro Paese, in tema di lobby, infatti il quadro normativo è molto disomogeneo. La Camera, ad esempio, possiede un registro pubblico dei lobbisti, che ne norma l’accesso alle stanze di Montecitorio, mentre il Senato ne è privo. Se invece finalmente

di Raffaella Venerando

si arrivasse a una legge armonica ed efficace sulla rappresentanza di interessi nel suo complesso, quali ne sarebbero i punti fondamentali? Qui a Bruxelles una legge sulle lobby esiste e, in virtù di questa, gli incontri tra chi decide e chi rappresenta gli interessi di parte sono tracciabili per cui la trasparenza è massima. Ma come la si ottiene? Innanzitutto istituendo un registro, a seconda dei casi obbligatorio come in America o facoltativo come in Europa, presso cui iscriversi in qualità di lobbista. Al registro si aggiungono poi criteri minimi di accesso alla professione, vincolata al rispetto di norme deontologiche. Ad oggi in Europa, chi sceglie di iscriversi all’elenco è avvantaggiato negli accessi e nelle notifiche di eventi. Dunque, un registro obbligatorio contenente delle prescrizioni esatte sarebbe senz’altro l’elemento indispensabile per una buona legge univoca, cui dovrebbero sommarsi di sicuro norme sanzionatorie per

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chi non si allinea al dettato legidi lobbying è detta indiretta. Vietare questo costume non slativo e precise indicazioni per Si possono fare pressioni sulle solo italiano potrebbe incidere evitare il fenomeno cosiddetto istituzioni infatti in due modi in positivo sul contrasto della “revolving doors”. fondamentali: il primo è inconcorruzione? Ma perché in Italia non si è trando direttamente i membri del A mio avviso è corretto prevedere riuscito ancora a regolamentare legislativo, dell’esecutivo o delle un periodo di “raffreddamento” le lobby? Eppure ne beneficerebbe autorità indipendenti, spiegando - cooling off, in inglese - prima il sistema politico, o no? le ragioni per cui quelle istanze che ex amministratori pubblici, Il consiglio dei Ministri, con di cui ci si fa portavoce devono componenti degli organi di all’epoca presidente del Consiglio essere approvate. Confindustria, vertice o dirigenti apicali di enti Enrico Letta, arrivò a - assumano incarichi nel una proposta sul tema, privato. «A mio avviso è corretto che venne però bocciata Il “cooling off” è infatti il prevedere un periodo per mancato accordo principio secondo cui è tra i politici. Da allora è necessario trascorra un di “raffreddamento” - cooling tutto fermo e se vogliamo periodo di tempo di due off, in inglese - prima che individuare una parte anni dalla cessazione del ex amministratori pubblici, responsabile, di certo va precedente impiego. La componenti degli organi cercata nelle fila di parte norma è stata pensata per della rappresentanza arginare la possibilità che di vertice o dirigenti apicali politica. informazioni, dati, reladi enti - assumano incarichi Ipotizziamo che “dozioni o contatti sviluppati nel privato» mani” una lobby abbia nell’incarico precedente, una proposta in materia utilizzati in modo inapambientale da sottoporre propriato, creino posizioni ai decisori pubblici: cosa succede ad esempio, fa così. di vantaggio al privato, evitando concretamente? Viene presa in Oppure si possono esercitare così effetti distorsivi sul mercato. considerazione? pressioni sui decisori pubblici meÈ un approccio giusto ma a ben Cominciamo con il dire che non diante un coinvolgimento globale vedere il peso dato al fenomeno è fanno lobbying solo le aziende, dei media, facendo in modo che sovradimensionato, in quanto è ma anche la società civile ha chi deve assumere la decisone una norma facilmente aggirabile. messo in campo nel tempo azioni ne tenga conto, diventando più Non è detto infatti che ci si debba molto forti capaci di influenzare e sensibile al tema sollevato per legare all’ex amministratore con condizionare decisioni di pubblica questioni di consenso. un contratto. Basta richiedergli utilità. Questa seconda forma Revolving doors: cosa ne pensa? una consulenza.

I relatori dell'Assemblea Pubblica del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Salerno

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speciale lobby

Macrì: «Più chiarezza per una democrazia di qualità»

«La cura dell’interesse generale sta a cuore ad una serie di interlocutori degli apparati politici un tempo marginalizzati e oggi parte integrante della deliberazione politica. Non tenere conto di queste “novità” significherebbe svilire la partecipazione, indebolire le pubbliche amministrazioni e il loro operato

di Raffaella Venerando

Gianfranco Macrì professore associato di istituzioni di diritto pubblico Università degli Studi di Salerno

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rofessor Macrì, nonostante un profondo vuoto normativo è possibile, ad oggi, nel nostro Paese ricostruire con certezza la fisionomia del lobbista e chiarire in quali attività è impegnato? Il “vuoto” normativo cui si fa riferimento è per certi aspetti un falso problema, nel senso che nell’ordinamento giuridico italiano esiste già una “rete” di disposizioni, alcune anche di rango costituzionale, che legittimano (dall’alto) l’attività di lobbying e la figura del lobbista come professionista delle relazioni istituzionali. Su questa scia, alcuni studiosi ritengono che basterebbe “mettere ordine” all’interno di questo sistema “diffuso” di norme per dare le risposte che servono alla questione sul futuro della lobby in Italia. Resta il fatto che - senza essere per forza cultori di un diritto che “arriva ovunque” e che restringe, anziché allargare, i gangli della partecipazione della società civile organizzata – una

legge organica sulla rappresentanza degli interessi particolari (lobbies) appare necessaria agli occhi di gran parte degli studiosi e degli operatori del settore in oggetto, questo per meglio chiarire posizioni e delineare procedure ad hoc finalizzate a fare del lobbying uno strumento migliorativo della democrazia rappresentativa. Pertanto sono fiducioso e credo che i tempi

siano finalmente maturi, sempre che la politica abbia a cuore la volontà di compiere un scatto virtuoso e decida di mettere il Paese al passo col resto dell’Europa. Nel nostro Paese, in tema di lobby, infatti il quadro normativo è molto disomogeneo. La Camera, ad esempio, possiede un registro pubblico dei lobbisti, che ne norma l’accesso alle stanze di

CONFINDUSTRIA SALERNO 1919 | 2019

GRUPPO GIOVANI IMPRENDITORI

2 APRILE 2019 | h 15.30 Confindustria Salerno Via Madonna di Fatima, 194 - Salerno

ASSEMBLEa pubblica

Lobby,oltre i pregiudizi Confronto aperto sul tema con esperti e portatori di interesse influenza | Europa | interessi | governance | corpi intermedi | rappresentanza | think tank Europa | interessi | governance | corpi intermedi think tank rappresentanza influenza governance corpi intermedi rappresentanza | influenza | interessi think tank Europa SalutI Andrea Prete | Presidente Confindustria Salerno Virgilio D’Antonio | Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione Università degli Studi di Salerno

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IntroduzIone Pasquale Sessa | Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Salerno InterventI

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Montecitorio, mentre il Senato ne è privo. Se invece finalmente si arrivasse a una legge armonica ed efficace sulla rappresentanza di interessi nel suo complesso, quali ne sarebbero i punti fondamentali? Una buona legge sulle lobbies dovrebbe partire facendo tesoro dell’esperienza di altri paesi. Lo strumento della comparazione si presta a fornire buone indicazioni, tenendo conto, ovviamente, del contesto politico-istituzionale italiano all’interno del quale la lobby continua a non godere di buona fama. Le leggi - come principio di massima - si caratterizzano come “buone” quando riescono ad adottare innanzitutto una semantica finalizzata a ricomprendere sempre nuove fattispecie; a durare nel tempo, specie in una materia, come il lobbying, per sua natura fluido, sfuggente. Dunque poche norme, ma chiare. Volendo essere schematici, i punti che non possono essere elusi e su cui la politica deve dare prova di grande pragmaticità sono quelli inerenti l’individuazione dei soggetti (chi sono i lobbisti), l’attività di lobbying (in cosa consiste e come si articola: registro, relazioni e memoria documentata) e le sanzioni. Messi in chiaro questi principi necessari, il resto risulterà di più agevole disciplina. Ma per la buona salute delle pubbliche amministrazioni meglio averle o non averle le lobbies? La risposta a questa domanda integra quanto detto sopra. La democrazia rappresentativa non passa solo attraverso le formazioni sociali “storiche” (partiti, sindacati, chiese, etc.) - tra

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l’altro oggi in evidente crisi - ma anche tramite l’azione delle nuove soggettività legate ai cambiamenti sociali ed economici in atto. La cura dell’interesse generale, all’interno di uno spazio pubblico sempre più reticolare, sta a cuore ad una serie di interlocutori degli apparati politici un tempo marginalizzati e oggi invece parte integrante della deliberazione politica. Non tenere conto di queste “novità” significherebbe svilire la partecipazione, mortificare la democrazia, indebolire le pubbliche amministrazioni e il loro operato. Per cui, dotarsi di una buona legge sulle lobbies e sull’attività di lobbying significa garantire standard di efficienza in capo al decisore pubblico e servizi comuni di maggiore qualità. Revolving doors: cosa ne pensa? Vietare questo costume non solo italiano potrebbe incidere in positivo sul contrasto della corruzione? Si tratta di un effetto tipico dell’assenza di una legge in materia di lobby. In molti

contesti pubblici stranieri sono previsti limiti temporali sul “rientro” - (con una veste diversa), all’interno dei meccanismi delle relazioni istituzionali - di quanti hanno ricoperto responsabilità apicali. Una regola, anche qui precisa, sul c.d. “revolving doors” permetterebbe innanzitutto di mettere gli apparati di governo al riparo dall’azione disturbante che un funzionario di lungo corso potrebbe esercitare sugli apparati se continuasse a frequentare i luoghi delle decisioni a lui noti, facendo “pesare” ruolo ed esperienza. Inoltre, consentirebbe agli organi politici di tutelare meglio il sistema delle informazioni ufficiali anche dal punto di vista delle possibili violazioni di legge perpetrate in ragione di interessi di parte. La conservazione del principio di legalità passa, dunque, dal modo come i poteri pubblici gestiscono lo “spazio fisico” della decisione in relazione a quanti, per motivi professionali, hanno interesse a conservare occasioni di perdurante frequentazione.


speciale lobby

Bistoncini: «Sono i cattivi lobbisti a non volere la trasparenza»

La categoria, come altre, è fatta di professionisti seri e meno seri. La mancata regolamentazione è responsabilità anche di quella politica che non ammette che le sue scelte sono spesso l'esito di una dialettica con portatori di interessi particolari

di Raffaella Venerando Fabio Bistoncini Fondatore F&B Associati

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ottor Bistoncini, nonostante un profondo vuoto normativo è possibile, ad oggi, nel nostro Paese ricostruire con certezza la fisionomia del lobbista e chiarire in quali attività è impegnato? L’attività di lobby, pur non essendo riconosciuta dal nostro ordinamento giuridico attraverso una regolamentazione normativa chiara e univoca, è riconosciuta di fatto come elemento importante nell’ambito del procedimento legislativo. La professione del lobbista, così come si è sviluppata negli ultimi anni, non risente infatti della mancanza di una normativa perché sostanzialmente è un’attività di rappresentanza politico/istituzionale di interessi sempre esistita in tutti i Paesi, mediante la quale organizzazioni, gruppi e/o professionisti, provano a farsi ascoltare e a incidere, legittimamente, sulle istituzioni, al fine di influenzare il processo decisionale a proprio vantaggio. Vero è, però, che l’as-

senza di una normativa rallenta e limita di molto la trasparenza dei processi decisionali stessi. Nel nostro Paese, in tema di lobby, infatti il quadro normativo è molto disomogeneo. La Camera, ad esempio, possiede un registro pubblico dei lobbisti, che ne norma l’accesso alle stanze di Montecitorio, mentre il Senato ne è privo. Se invece finalmente si arrivasse a una legge armonica ed efficace sulla rappresentanza di interessi nel suo complesso, quali ne sarebbero i punti fondamentali? In primo luogo andrebbe senz’altro istituito un registro, con l'elenco consultabile pubblicamente di quanti svolgono attività di lobbying, in cui venga anche specificato su quali temi si sta portando avanti la propria attività di portatori di interessi e presso quali istituzioni. Andrebbero poi evidenziate le risorse impiegate, sia fisiche, sia economiche, sulla falsariga di quanto avviene già in America ed Europa. Infine, dovrebbe

essere stabilito e indicato con certezza un chiaro sistema sanzionatorio ispirato al principio di gradualità, con una procedura basata sul contradditorio, che contempli la sospensione dalle attività e, nei casi più gravi, l’espulsione dal registro stesso. Il registro inoltre - onde evitare il problema attuale della frammentazione - dovrebbe essere unico, integrato e obbligatorio. Ma perché in Italia non si è riuscito ancora a regolamentare le lobby? Eppure ne beneficerebbe il sistema politico, o no? Spesso sono stati gli stessi lobbisti a non premere perché si facesse chiarezza sulla loro professione, forse con il timore che l’iscrizione a un registro finisse con il ghettizzare e demonizzare ancora di più il lavoro di una intera categoria che è fatta - come altre - di persone serie e meno serie. Anzi, per dirla meglio, forse sono i cattivi lobbisti a non volere maggiore trasparenza. La mancata

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la traduzione concreta regolamentazione è poi in fatti potrebbe essere senz’altro imputabile a «In primo luogo andrebbe complicata. Spesso un fattore culturale: è la senz’altro istituito un registro, finiamo, infatti, come stessa politica, spesso, con l'elenco consultabile Paese per abbracciare a non voler far “emergepubblicamente di quanti esperienze straniere in re” il fenomeno perché ritardo, caricandole in accertarlo equivale ad svolgono attività di lobbying, ammettere che in merito in cui venga anche specificato più di eccessivo zelo e accanimento. a certe scelte si ascoltasu quali temi si sta portando Revolving doors: cosa ne no (o non si tengono in avanti la propria attività di pensa? Vietare queconto) gli interessi di una portatori di interessi e presso sto costume non solo parte, che le decisioni quali istituzioni» italiano potrebbe incidere sono l’esito di una diain positivo sul contrasto lettica. Significherebbe della class action è legge. Cosa della corruzione? ammettere la finitezza ne pensa? D’accordissimo nel prevedere della politica, che ha bisogno Ritengo che l’azione di classe, per legge un periodo di sospendelle informazioni tecniche dei importata dagli Stati Uniti, sione dall’assunzione di ruoli di gruppi di interesse per decisia idealmente uno strumento rappresentanza pubblica di due dere. Dire che non si ascolta capace di rendere giustizia ai o tre anni se si viene dal privato l’interesse particolare perché si consumatori caduti vittime di e viceversa. È una questione persegue l’interesse generale è truffe, raggiri o inadempimenti aperta da tempo che però una grande mistificazione della ma, trattandosi di un istituto andrebbe regolata al fine di non politica. giuridico estraneo al nostro orinnescare conflitti di interesse o Restando in tema di difesa di dinamento e alla nostra cultura, di facilitare condotte improprie. interessi di parte, la riforma

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l'opinione

Viaggio nella povertà italiana

Nel nostro Paese si è poveri pur lavorando perchè a basso salario o per alti carichi familiari. I più colpiti sono i bambini, 1 milione e 200mila vivono in povertà assoluta, cioè mancano di ciò che è necessario per condurre una vita dignitosa

di Raffaella Venerando Enrica Morlicchio professoressa di sociologia dei processi economici e del lavoro Università degli Studi di Napoli "Federico II"

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rofessoressa Morlicchio, l’ultimo Rapporto Istat (2018) pone in luce come siano aumentate nel nostro Paese le percentuali sia di povertà assoluta, sia di povertà relativa. Particolarmente grave è la situazione e la concentrazione nel Mezzogiorno. Ma come siamo diventati poveri? Quali processi sociali, economici, politici ci hanno portati fin qui? La povertà ha subito un aggravamento in seguito alla crisi finanziaria ed economica del 2008 e, soprattutto, in seguito alla crisi del 2011 dei debiti sovrani, quando le famiglie avevano esaurito i loro risparmi. Ma le ragioni della povertà vengono da lontano e hanno a che fare con il dualismo del sistema economico e con il carattere “patriarcale” e “gerontocratico” del mercato del lavoro italiano, con persistenti bassi tassi di occupazione giovanile e femminile. L’attenzione data alle informazioni statistiche congiunturali sull’andamento della povertà e la lettura spesso strumentale che ne viene fatta, a sostegno o contro

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specifiche misure di lotta alla povertà, ha alimentato un dibattito occasionale che ha fatto perdere di vista le tendenze e le trasformazioni più profonde dell’occupazione e delle condizioni sociali delle famiglie italiane. Prendiamo ad esempio il calo degli occupati. Tra il 2008 e il 2017 nel Mezzogiorno gli occupati giovani si sono ridotti di 580mila unità, cui si aggiunge il calo di 210mila addetti nella classe di età adulta. Anche al centro-nord l’occupazione giovanile ha subito un calo drastico, ma a vantaggio degli adulti e dei lavoratori più avanti con l’età. Il più basso livello di occupazione per i giovani e per le regioni del Sud rappresenta un’accentuazione dei caratteri storici del modello occupazionale italiano, mentre il peggioramento del tasso di occupazione dei maschi adulti nel “fiore dell’età” come si diceva negli anni Settanta - è un elemento di novità, indicativo del declino dei tradizionali meccanismi di protezione sociale e rappresentanza sindacale. L’occupazione è una condizione

necessaria ma non sufficiente per determinare una significativa riduzione del rischio di povertà. Oggi anche chi lavora può essere povero… Il rapporto tra il lavoro e la povertà che storicamente ha costituito una caratteristica della povertà in Italia esce rafforzato dalla crisi, sebbene con alcune novità di rilievo. Infatti non solo è aumentato il numero di lavoratori a basso salario, ma essi sono anche più poveri (la distanza del loro reddito dalla soglia di povertà è aumentata). Quando un basso salario costituisce l’unico reddito della famiglia, questa viene ridotta inevitabilmente in povertà. Negli anni della crisi, tra il 2008 e il 2013, la quota di famiglie con capofamiglia operaio in condizione di povertà relativa è passata dal 14,5% al 17,9%, valori che raddoppiano nel Mezzogiorno. Bisogna poi considerare a parte tutti quelli che sono poveri per mancanza di lavoro: una famiglia su tre con capofamiglia disoccupato è povera, una su due nel Mezzogiorno. E poi ci sono le famiglie gravate da


problemi - figli piccoli da accudire, un fratello disabile, un padre bipolare, una madre con l’Alzheimer (e a volte più di una di queste cose insieme) - che in contesti poveri di servizi impediscono di partecipare al mercato del lavoro. Bambini, donne, anziani, separati: nuovi poveri emergenti. Tra questi è possibile indicare quale categoria è più a rischio e perché? Sicuramente i bambini. In Italia ci sono 1 milione e 200 mila bambini che vivono in povertà assoluta, cioè mancano di ciò che è necessario per condurre una vita minimamente dignitosa. Poi vengono le famiglie di immigrati. La percentuale di povertà assoluta di questa categoria raggiunge il 34,5% delle famiglie, con un picco del 59,9 nel Mezzogiorno. Questo significa che sul milione e mezzo circa di stranieri residenti, più di mezzo milione contribuisce al dato generale sulla povertà. Contrariamente al luogo comune gli anziani, grazie ai loro risparmi, ai consumi parsimoniosi, e alle pensioni - conquistate in passato - sono riusciti a mantenere posizioni di benessere economico superiori a quelli delle classi di età più giovani anche se gli stessi anziani, e gli stessi pensionati, certamente non sono un tutto omogeneo e non appartengono tutti alla stessa classe sociale: basti pensare alle differenze tra pensioni e all’esistenza ancora di un numero di pensioni di livello molto basso soprattutto nel Mezzogiorno. Quanto ai padri separati è stato per lo più un fenomeno mediatico, di scarsa consistenza

statistica, la povertà si concentra soprattutto nelle famiglie in cui sono presenti entrambi i genitori o al più c’è la sola madre. Prima si trattava di famiglie numerose, ora il rischio di povertà è elevato già a partire dal primo figlio. Questa è proprio una peculiarità italiana rispetto ad altri paesi europei nei quali la povertà ha più carattere individuale che familiare e riguarda soggetti socialmente isolati. Il sociologo francese Serge Paugam non a caso ha definito la povertà italiana “integrata”, distinguendola da quella “marginale” e “squalificante” di altri contesti. Per questo risulta offensivo pensare che i poveri siano persone verso le quali

«Il problema è ridurre le diseguaglianze, non come trattare i poveri»

esercitare un’azione pedagogica; la povertà italiana è prevalentemente una povertà di famiglie non particolarmente problematiche, nelle quali la sapienza delle casalinghe, la loro abilità culinaria e un’attitudine al risparmio in vista di tempi peggiori consentono di tirare avanti e mantenere un certo decoro e di proteggere i bambini dai disagi più gravi. Ciò che più colpisce è che il discredito, lo stereotipo del povero “sdraiato sul divano” come il personaggio di

Andy Capp, ubriacone e scansafatiche delle strisce umoristiche della Settimana enigmistica, è applicato non solo alle persone in situazione di marginalità estrema ma anche a quelli che un lavoro lo svolgono, i cosiddetti working poor, persone che pur lavorando sono povere perché a basso salario o per gli alti carichi familiari. Profonda è poi la relazione tra povertà materiale e povertà educativa: una doppia condanna inesorabile… I poveri hanno notoriamente tassi di istruzione più bassi della media della popolazione. L’istruzione continua a essere fra i fattori che più influiscono sulla condizione di povertà assoluta. Secondo l’Istat le condizioni delle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza di scuola elementare si sono aggravate dal 8,2% del 2016 al 10,7. Questo valore è il più alto osservato nell’intera serie storica a partire dal 2005. Le famiglie con persona di riferimento almeno diplomata, mostrano valori dell’incidenza molto più contenuti, pari al 3,6%. Nonostante i problemi di cui è gravata, la scuola pubblica rappresenta ancora un importante ambito per promuovere opportunità di uscita dalla povertà. Oggi c’è una maggiore consapevolezza dell’importanza dell’istruzione come fattore di riscatto sociale da parte delle famiglie povere rispetto al passato, quando si levavano i figli da scuola per mandarli a lavorare. Ma a volte la competizione è troppo elevata e i bambini con meno risorse familiari

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l'opinione

soccombono. Da alcuni anni si parla anche di povertà educativa, un concetto che ha un significato ampio, anche se poi la sua misurazione empirica è affidata di norma a indicatori empirici ben più circoscritti: i livelli di competenza linguistica, matematica, scientifica o economico-finanziaria, l’abbandono scolastico, le qualifiche formative acquisite. Un nuovo studio scientifico della Northwestern University rivelerebbe che la povertà lascia un segno sui geni. La stima è che influenzi un gene su 10. Non si parla quindi solo di trasmissione intergenerazionale ma di ereditarietà. Una prospettiva cruenta, se si tiene conto che alla genetica è quasi impossibile sfuggire…Ci crede? E come si può seriamente ovviare a questa drammatica prospettiva di zero futuro per molti? Non sono in grado di valutare se esista la possibilità di strascichi genetici per la povertà ma senz’altro molti studi anche italiani, come quelli condotti dall’Istituto Superiore della Sanità o dal gruppo di esperti che collaborano al rapporto annuale di Save the Children, mostrano come la deprivazione soprattutto nei primi mesi di vita influenzi negativamente lo sviluppo cognitivo dei bambini e ne riduca il capitale sociale, cioè quell’insieme di relazioni che consentono di aprirsi a cerchie più ampie e di sottrarsi al contesto segregante del quartiere in cui si è nati. Lei si è detta sempre favorevole all’introduzione di un soste-

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gno economico per chi versa in condizioni di indigenza. L’attuale reddito di cittadinanza sarà capace secondo lei di allentare il disagio sociale? Negli ultimi anni, dopo alcuni decenni di colpevole mancanza di attenzione nei confronti della povertà, in Italia sono state finalmente approvate tre diverse misure nazionali di sostegno al reddito: la Carta Acquisti Sperimentale (CAS), il Sostegno all’Inclusione

davvero efficace una misura fondamentale in un Paese, come il nostro, caratterizzato da povertà e vulnerabilità diffuse e complesse. Inoltre vi è stata una sottovalutazione della governance multivello richiesta da un provvedimento così concepito. Tuttavia bisogna riconoscere che è la prima volta che vengono destinate risorse così ingenti al sostegno economico dei poveri e spero che i primi risultati del provvedimento in termini di beneficiari e di esiti vengano messi a disposizione degli studiosi, fatta salva la pri«Dobbiamo smetterla vacy, per poterne valutare di pensare che si ha diritto effettivamente l’impatto in alla dignità solo se si termini di miglioramento delle condizioni di vita. dimostri di meritarla» A mio avviso quello che il Governo dovrebbe fare - e l'opposizione dovrebbe chiedere - è di far tesoro dell’esperienza del Rei, superandone i limiti (di copertura in primo luogo) per Attiva (SIA) e il Reddito di Inclucostruire un sistema di intervento sione (ReI). La visibilità mediatica capace di coniugare il sostegno del tema ha però raggiunto livelli economico con programmi indivisenza precedenti con l'approvaziodualizzati e familiari di inclusione ne del Reddito di cittadinanza. e emancipazione, sapendo che il Il dibattito che ne è scaturito, sostegno all'inserimento lavorativo soprattutto per quanto attiene la è solo uno, per quanto imporsfera dei decisori politici, ha motante, dei canali attivabili su cui strato tuttavia una scarsa capacità strutturare i programmi stessi e di comprensione effettiva del feche esso non può dare buoni frutti nomeno, rivelando atteggiamenti senza una politica di creazione di giudicanti e orientamenti semplinuovi posti di lavoro, di sviluppo cistici come quello di pensare che dei servizi di base a partire dalla il lavoro sia sufficiente a fare uscire istruzione. le persone dalla povertà (abbiamo Smettendo di pensare che hai visto che non sempre è così). diritto alla dignità solo se dimostri In ambito governativo la ricerca di di meritartela. E più in generale consenso a tutti i costi è prevalsa alimentando l'idea che il problema sulla ricerca di strumenti e metodi non è ridurre le disuguaglianze, in grado di valorizzare e rendere ma come trattare i poveri.


focus

Energia, driver di competitività Gli scenari di riferimento mondiale e le tendenze future di Consuelo Carreras ricercatrice del Team Energy, SRM www.srm-maritimeconomy.com

S

econdo il MED & Italian Energy Report, elaborato da SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e l’Energy Security Lab (Politecnico di Torino), la sfida globale in campo energetico si poggia oggi su due questioni cruciali: la disponibilità di energia e le sue condizioni di utilizzo. Esse influenzano in maniera significativa la competitività dei sistemi produttivi e per questo rappresentano elementi fondanti della dimensione economica e sociale dello sviluppo sostenibile. Oggi, oltre 1 miliardo di persone (il 14% della popolazione mondiale) è ancora privo dell’elettricità. Per quanto questo numero sia sceso dal dato di 1,7 miliardi del 2000, e per quanto da quella data siano state create nel mondo circa 1,2 miliardi di nuove connessioni elettriche, il contestuale aumento demografico non ha di fatto permesso di diminuire il numero assoluto di persone isolate dalla rete elettrica. Con la diffusione dell’accesso all’elettricità sono aumentati i consumi: oggi 7,4 miliardi di persone consumano circa 14 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio. Consumi che si sono spostati dai paesi OCSE ai paesi non-OCSE (in particolare quelli asiatici), che guidano di fatto l’aumento della richiesta di energia

(e lo faranno sempre più, fino ad arrivare nel 2040 a rappresentare circa il 70% della domanda mondiale). Cinque paesi (Cina, Stati Uniti, India, Russia e Giappone) consumano infatti il 52% dell’energia mondiale (gli Stati Uniti il 16% del totale, Cina e India rispettivamente il 22% e il 6%). La parte preponderante di questa domanda è ancora soddisfatta attraverso l’utilizzo delle fonti fossili (petrolio per il 34,2%, carbone per il 27,6% e gas per il 23,4%); tra di esse cresce il ruolo del gas naturale mentre si riduce quello del carbone. In aumento il peso delle rinnovabili, guidate da eolico e solare, anche se la quota complessiva resta ancora esigua e pari al 3,6% del totale. La Cina ha prodotto quasi la metà del carbone mondiale e il 29% di energia idroelettrica. Gli Uniti Stati e la Francia hanno prodotto insieme quasi il 50% di tutto il nucleare; mentre l’Arabia Saudita, la Russia e gli Stati Uniti hanno contribuito insieme a poco meno del 40% della produzione di greggio, e gli ultimi due paesi anche al 40% di quella di gas naturale. I paesi che si affacciano sulla sponda sud del Bacino del Mediterraneo sono dotati di grandi disponibilità di risorse energetiche fossili. L’area MENA incide per il 20,5% sulla produzione mondiale di combustibili fossili; nel corso del 2017 sono

stati prodotti oltre 1,6 miliardi di tonnellate di petrolio, (il 37% di quanto prodotto a livello mondiale) e 811,6 miliardi di metri cubi di gas naturale (pari al 22% di quanto prodotto globalmente); mentre residuale è la dotazione di carbone (pari allo 0,2% della produzione mondiale). Il 65,9% della produzione di greggio ed il 26% di quella di gas realizzata dai paesi MENA nel 2017 è stata esportata. Le esportazioni mediorientali di oil sono dirette prevalentemente verso i paesi asiatici, quelle nordafricane sono indirizzate soprattutto in Europa. I movimenti internazionali di gas naturale, invece, sono subordinati alla presenza di gasdotti di collegamento. Quasi 1/3 (il 32,6%) delle esportazioni di gas naturale via pipeline dai paesi MENA è diretto verso destinazioni all’interno della stessa area e il resto verso paesi limitrofi. Le infrastrutture per il trasporto di gas rivestono dunque un ruolo cruciale al fine di migliorare le interdipendenze e la sicurezza energetica dei paesi appartenenti al Bacino del Mediterraneo. Il gas naturale rappresenta infatti una delle principali commodity per i sistemi energetici mondiali, e può essere considerato fondamentale per accompagnare in modo efficiente la transizione energetica Maggio | Giugno 2019

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Calabria

183,6%

Valle d'Aosta

150,0%

Molise

107,0%

Puglia

68,2% 40,8%

Sardegna

36,3%

Trentino AA Piemonte Basilicata

Friuli VG

-3,1%

Liguria

-7,4%

Sicilia

-12,1%

Lazio

-14,6%

Superi

Deficit

Toscana

-17,7% -22,9%

Emilia Romagna

-24,2%

Abruzzo Lombardia

-35,1%

Campania

-41,9%

Veneto

-51,1% -55,7%

Marche

-55,8%

Umbria ITALY

-11,8% -100,0%

9,3% 3,2%

-50,0%

0,0%

50,0%

100,0%

150,0%

200,0%

Grafico | Avanzo e disavanzo di elettricità rispetto alla richiesta (Fonte: elaborazioni SRM su dati TERNA, 2018)

dai combustibili fossili verso le rinnovabili. In questo scenario si collocano le scelte energetiche della Cina. Nell’ambito di una rivoluzione energetica e con l’obiettivo di lottare contro l’inquinamento, il sistema energetico di questo Paese sta cambiando direzione. Con una politica energetica incentrata su elettricità, gas naturale e tecnologie pulite, digitali e ad alta efficienza, da questo Paese è partita la sfida di un ambizioso piano di investimenti infrastrutturali, anche in campo energetico (con la Belt and Road Initiative). Una grossa fetta degli investimenti effettuati nel 2017 è stata diretta alla produzione di energia, in particolare per la costruzione di centrali idroelettriche, eoliche e solari; molti i progetti orientati quindi allo sviluppo delle fonti rinnovabili. In questo contesto, l’Italia si presenta come un Paese ancora fortemente dipendente dall’estero per le impor18

tazioni di combustibili fossili (la sua dipendenza è pari al 78,6%), cosa che la rende vulnerabile quanto a sicurezza energetica e la spinge ad operarsi per sviluppare efficienza, risparmio energetico e fonti rinnovabili. In particolare per il gas, la dipendenza del nostro Paese dalle importazioni è superiore al 90% (contro una media europea di circa il 70%). Il gas naturale arriva in Italia attraverso gasdotti, per il 50% proveniente dalla Russia. Quasi il 12% delle importazioni italiane di gas naturale riguarda il GNL, una quota in crescita rispetto al biennio precedente. Quanto alla produzione di energia elettrica, i 2/3 del totale prodotto provengono da impianti localizzati al Centro-Nord, 1/3 nel Mezzogiorno. Nella maggior parte delle regioni il mix di produzione elettrica è sbilanciato a favore della fonte termoelettrica, ma ci sono alcune regioni che si distinguono

per il maggiore peso dell’idroelettrico (nel Centro-Nord), mentre eolico e fotovoltaico prevalgono maggiormente nella produzione nel Mezzogiorno. Non tutte le regioni riescono a far fronte alle richieste di elettricità con la produzione interna; alcune registrano un surplus ed altre invece consumano più di quanto producono e che quindi sono in disavanzo. Tra le 12 regioni che hanno registrato un disavanzo nel 2017, 3 sono del Mezzogiorno (Sicilia, Abruzzo e Campania). La Puglia è anche l’unica regione del Mezzogiorno che esporta parte della sua produzione all’estero. Guidare la transizione energetica significa rendersi conto che occorre affrontare un percorso lungo e complesso in cui un futuro low carbon è immaginabile, a condizione di avere politiche adatte e volte a un uso sapiente di tutte le fonti energetiche con un cambio graduale dell’energy mix.


confindustria

Nuove dipendenze, riconoscerle per combatterle

Il Comitato Piccola Industria di Confindustria Salerno, in collaborazione con il Gruppo Logos di Salerno, ha organizzato un ciclo di seminari per approfondire l'emergenza sociale legata al diffondersi di alcuni comportamenti compulsivi

di Raffaella Venerando Gerardo Gambardella presidente Comitato Piccola Industria Confindustria Salerno

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residente, l’impresa è parte della comunità e come tale sceglie di assumersi la responsabilità di prendersi cura delle fragilità dei suoi uomini informando e facendo concreta prevenzione. Ne è prova questo ciclo di seminari… L’impresa non è un elemento prescindibile dalla società ma, anzi, ne è parte integrante. La prima missione degli imprenditori dovrebbe essere infatti quella di trasferire qualità non solo ai prodotti che si realizzano, ma soprattutto di immettere valore nella comunicazione e nella collaborazione con gli uomini della propria squadra. Scegliere di fare impresa è una missione di grande responsabilità e ogni giorno bisogna ricordare a sè stessi, e a quanti decidono di contribuire alla crescita del sistema economico, che dietro ad ogni scelta aziendale c’è una famiglia, ci sono delle persone da tutelare oltre il conto economico. L’intento dei seminari organizzati in collaborazione con il

Presso la Topseed srl di Sarno si è svolto il 10 aprile il primo appuntamento del ciclo di seminari sulle nuove dipendenze

Gruppo Logos è, pertanto, quello di sostenere il proprio capitale umano, formando il “buon padre di famiglia” a riconoscere i disagi frutto della società contemporanea e a prevenirli, offrendo dei punti di riferimento a chi si trovasse coinvolto in questo tipo di problematiche. Potremmo dire che anche questo è welfare… Certo, un benessere non monetizzabile ma comunque di grande valore. Oggi le nuove dipendenze sono molteplici, non facilmente riconoscibili e spesso

confondibili con alcune cattive abitudini dell’individuo, tanto è sottile la linea di confine tra piacere nel mettere in pratica un determinato comportamento e il disturbo da dipendenza nel reiterarlo. Succede così che l’adrenalina per un’ipotetica vincita al gioco prevalga sulla delusione per la perdita che invece è reale. Noi, come Piccola Industria, abbiamo scelto di non voltarci dall’altra parte. A volte già solo poter parlare di una difficoltà aiuta a decidere di volerla superare.

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confindustria

Baselice, Gruppo Logos: «Stop alla normalizzazione»

Spesso al centro di comportamenti devianti dei nuovi vi è l’uso della tecnologia, di certo non nociva di per sé ma pericolosa se usata in modo inconsapevole e scorretto

di Raffaella Venerando Aniello Baselice Gruppo Logos Salerno

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ottor Baselice, partiamo dall’inquadramento del tema: quali sono le nuove dipendenze? Per nuove dipendenze oggi si intendono quei disturbi del comportamento non direttamente provocati dall’uso di sostanze psicotrope, di alcol o di farmaci, ma capaci di determinare con la medesima sintomatologia una perdita di libertà all’individuo che ne è affetto. Spesso al centro di questi comportamenti compulsivi vi è l’uso della tecnologia, di certo non nociva di per sé ma potenzialmente molto pericolosa se usata in modo inconsapevole e scorretto. Il termine inglese “Addiction” - che affonda le sue radici etimologiche nella parola latina addictus (schiavo), spiega meglio quanto, in divenire, il comportamento - inizialmente non anomalo - sfoci nel patologico quando il soggetto perde

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il controllo e restringe i suoi interessi esclusivamente sulla necessità di reiterare il comportamento, con ripercussioni pesanti sulla sua salute e sulla sua vita sociale. Non esiste un identikit preciso della potenziale vittima. Anche se i più colpiti da alcune tipolo-

del gioco d’azzardo, ma non è la sola nuova dipendenza a creare allarme. Preoccupano anche la dipendenza da internet, dai videogiochi, l’azzardo on line, oggi ancora più pervasivo di quello svolto in luoghi fisici, il cyberbullismo, la pedopornografia, lo shopping compulsivo, le dipendenze affettive e la nomofobia (paura incontrollata di rimanere La responsabilità di questo sconnessi dalla rete di telefonia mobile, ndr). quadro preoccupante Rispetto a quest’ultima, non è di internet in quanto i dati sono inquietanti: a tale ma della assoluta livello mondiale ci battomancanza di controllo, no solo i Giapponesi nel controllo compulsivo del a livello mondiale, cellulare appena svegli. delle offerte della Rete Il tempo medio stimato è di appena 20 minuti dal momento in cui apriamo gli occhi al mattino. Un buon terreno di coltura per una gie di dipendenza sono i giovani, a causa della loro vulnerabilità, futura dipendenza... non sono esenti dal rischio anEsistono procedure diagnostiche che adulti, anziani e bambini. certe o sintomi chiari rispetto all’individuazione di questi A scoperchiare il vaso di Pandora comportamenti devianti? è stata la diffusione notevole


In campo medico psichiatrico, o chi vorremmo essere? È una Di sicuro l’offerta deve essere a livello internazionale, si sta distorsione pericolosa, specie regolata rigorosamente con lavorando per lo sviluppo di alcuper gli adolescenti che ancora particolare attenzione alla tutela ni programmi di identificazione non hanno una dimensione di dei minori; va inoltre potenziata precoce, ma sicuramente già personalità definita. Questo tipo una maggiore informazione sui esistono alcuni test - peraltro di comportamento può risultare pericoli della Rete e su quali non ancora molto diffusi e noti particolarmente grave quando strumenti possono venirci in - che permettono di valutare la compromette le relazioni peraiuto. Quanti genitori ad esempresenza di indicatori di allarme, sonali, quando ne impedisce un pio conoscono e utilizzano filtri tra cui il tempo trascorso in rete, sano sviluppo. come il parental control sugli il numero di accessi virtuali, la Nei casi più gravi può succedere, smartphone per i minori? comparsa di sintomi quali irreinoltre, che si verifichi il fenoCome Gruppo Logos Salerno quietezza o addirittura astinenmeno dell’hikikomori, ovvero siamo impegnati da tempo za da connessione. dell’isolamento, del ritiro sociale in programmi di educazione Utile sarebbe ai fini di una prima e della clausura digitale. La digitale. Ne è prova l’iniziaautovalutazione tenere una sorpriorità data al mondo virtuale tiva della Piccola Industria di ta di diario comportamentale su rispetto alla realtà è la spia di Confindustria Salerno per fare cui registrare le proprie abitudini una patologia molto pernicioluce sul fenomeno delle nuove per tenerle sotto controllo e non sa. La responsabilità di questo dipendenze. L’eccessiva libertà rischiare di arrivare tardi d’uso di certi strumenti al problema. può diventare un’arma Già. Lei ha più volte estremamente pericodenunciato che, rispetto a losa contro la libertà A livello mondiale ci battono vecchie e nuove dipensolo i Giapponesi nel controllo dell’individuo. Basta con i denze, va tenuta alta la messaggi tranquillizzanti compulsivo del cellulare guardia sui rischi, senza e con il voler credere e appena svegli. Il tempo medio far credere che certe abbandonarsi a sentimenti di resa o di normalizstimato è di appena 20 minuti abitudini siano normali. zazione. Gli abusi sono Purtroppo in molti casi dal momento in cui apriamo pericolosi sempre, giusto? non è così. gli occhi al mattino Sempre. Non è interIl fenomeno delle nuove net il problema ma lo dipendenze è molto sentistile di vita che le nuove to dall’opinione pubblica tecnologie con alcune e poco dalla governance loro offerte hanno sdoganato, quadro preoccupante non è di politica o mi sbaglio? favorendo l’emersione di disturbi internet in quanto tale ma della Interessi forti, non solo in Italia, di tipo cognitivo, emozionale e assoluta mancanza di controllo, prevalgono troppo spesso sulla relazionale. a livello mondiale, delle offerte logica del bene comune. Ormai oggi al web affidiamo della Rete. Quando questo accade, quando gran parte del nostro tempo e È come consentire di percorrere non c’è un corretto bilanciadelle nostre scelte con conseun’autostrada, senza alcun mento degli interessi, si fa un guenze talvolta imponderabili. codice di regolamentazione. Così pessimo servizio alla società. Al web affidiamo anche l’idea si può fare tutto, senza limiti, Spesso a mancare è la terzietà che abbiamo di noi stessi? senza guida. dello Stato, come nell’azzardo. È chiaro. Nel momento in cui Ma riducendo l’offerta - penso È come se l’arbitro parteggiasse creiamo un nostro profilo virad esempio alle sale slot - non apertamente per una squadra, tuale, cosa mettiamo in mostra? diminuirebbe di rimando anche il solo che a perdere la partita poi Chi siamo realmente, noi stessi numero dei giocatori dipendenti? sono tutti i cittadini.

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confindustria

Formazione professionale e apprendistato, istituita a Salerno la Commissione territoriale metalmeccanica Confindustria e Sindacati insieme per gestire al meglio le profonde trasformazioni derivanti dalle innovazioni tecnologiche, organizzative e sociali delle imprese del settore a cura della redazione

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l 3 aprile scorso il presidente di Confindustria e dai sindacati per rimettere al centro il diritto-doSalerno, Andrea Prete e i segretari dei sindavere della formazione per i dipendenti delle aziende. cati provinciali dei In particolare, la commismetalmeccanici Vinsione territoriale avrà il cenzo Ferrara - FIM In virtù dell’intesa sottoscritta, compito di promuovere CISL, Francesca D’Elia il diritto soggettivo alla sia Confindustria Salerno, - FIOM CGIL e Nicola formazione, diffondere la sia le tre sigle sindacali, Trotta - UILM UIL cultura della formazione hanno sottoscritto un e rilevare i fabbisogni assicureranno un comune accordo di costituzione formativi dei lavoratori impegno di interlocuzione della commissione terriproponendo percorsi con le istituzioni regionali toriale metalmeccanica finalizzati all'acquisiper la formazione prozione delle competenze competenti in materia di fessionale e l’apprendinecessarie per gestire le formazione professionale stato. L’intesa - prevista profonde trasformazioni nell’ultimo rinnovo del derivanti dalle innovaziocontratto metalmeccani tecnologiche, organiznico - è stata fortemente voluta da Federmeccanica zative e sociali delle imprese del comparto.

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Diritto alla formazione, la via per far crescere insieme persone e imprese Non è tagliando e togliendo che si ottiene un'alternanza di qualità

di Raffaella Venerando Stefano Franchi direttore generale Federmeccanica

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irettore, a Salerno si delle imprese garantiscono la il 48% delle aziende associaè costituita la Compossibilità di restare occute ha bisogno di personale missione territoriapabili e non uscire fuori del qualificato che non riesce a le metalmeccanica per la mercato. reperire sul mercato. Su queformazione professionale e Restando in tema di altersto nodo bisogna intervenire. l’apprendistato, comPer questo crediamo posta da Confindustria così tanto nello strue sindacati. È questa mento dell’alternanza la buona strada per e, nello specifico, nella affermare sul campo di manteneSolo competenze in linea con necessità che l’impresa è un re intatte le 400 ore le aspettative e le richieste motore di formazione per gli istituti tecnici importante? e professionali nel delle imprese garantiscono la È un passo senz’alpossibilità di restare occupabili triennio per tutti gli tro importante sulla studenti e continuare e non uscire fuori del mercato ad assicurare le risorse strada giusta. Nel Contratto Nazionale finanziarie alle scuole. dei metalmeccanici Lo ribadisco, Federè stato introdotto il meccanica così come le diritto soggettivo alla sue imprese, non vuole formazione, ritenuta insieun’alternanza qualunque nanza scuola/lavoro, Federme al sindacato elemento meccanica si è opposta con ma di qualità, che si fondi fondamentale per far crescere decisione al passo indietro su di una reale e positiva persone e imprese insieme. cooperazione tra mondo voluto dal governo… L’apprendimento comincia sì delle imprese e scuola. Non è Da anni l’impegno di Federa scuola, ma deve essere una meccanica è totale nel voler togliendo e tagliando che si attività costante nel tempo, costruire una alternanza può migliorare lo strumento dai banchi all’azienda. scuola-lavoro di qualità. dell’alternanza. Solo competenze in linea con C’è tempo per correggere e Dalle nostre recenti indagini le aspettative e le richieste rimettersi sulla buona strada. congiunturali, è emerso che

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confindustria

Design, eccellenza campana Per la terza volta consecutiva, il Gruppo Design Tessile Sistema Casa di Confindustria Salerno, con otto aziende, ha risposto presente alla sfida della Design Week di Milano di Massimiliano Pallotta

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er la terza volta consecutiva, il Gruppo Design Tessile Sistema Casa di Confindustria Salerno ha risposto presente alla sfida della Design Week di Milano. Quest’anno sono state otto le aziende salernitane che si sono proposte al Fuorisalone con le loro creazioni originali in due spazi dedicati: il Brera District (Officina 22) e Spazio Campania, lo showroom di 500 metri quadri messo a disposizione dalla Regione Campania e Unioncamere Campania in piazza Fontana. «La presenza per il terzo anno consecutivo alla Design Week di Milano - dice la presidente Valeria Prete del Gruppo Design Tessile Sistema Casa di Confindustria Salerno - ci dà coscienza di una sinergia Azienda-Designer che cresce e si rafforza, grazie a tre elementi chiave: empatia - determinazione - origini». «Forti del successo dell’ultima edizione del Contest Young Factory Design - il concorso di idee che da tre anni mette in contatto aziende salernitane del settore arredo con professionisti del design, genando costruttive sinergie - afferma Valeria Prete - siamo tornati al Fuorisalone, vero punto di riferimento per gli operatori nazionali e internazionali, con l'obiettivo di valorizzare il sistema produttivo campano nel settore del design, dell’arredo e della ricerca». Quest’anno, grazie alla collaborazione con ADI Campania - Associazione Disegno Industriale, oltre agli oggetti “made in Salerno” delle aziende è stato possibile realizzare anche un’esposizione di innovativi progetti di designers campani. Il concept dell’esposizione S-material-s ha inteso comunicare la nascita di un prodotto, dall’idea iniziale alla sua

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concreta realizzazione con lo scopo di indurre il visitatore a conoscere non solo la materia, in quanto componente primaria dell’oggetto, ma anche l’esperienza che ha portato al concepimento di quest’ultimo. From The Origin To The Experience è lo slogan scelto dalle giovani creative Directors Rosalba Castaldo e IrmaCarmen di Giorgio, che hanno curato l’evento, per sintetizzare il desiderio del fruitore di conoscere non solo le caratteristiche intrinseche del prodotto, ma tutta la storia e i valori che esso custodisce. Le due esposizioni e gli incontri organizzati nei due spazi promozionali hanno valorizzato il settore design quale eccellenza campana e nazionale, attivando forme collaborative tra giovani che si avviano alla

professione creativa del design, designer professionisti e imprese campane che intendono accrescere la propria competitività. Durante la Design Week, oltre a occasioni di networking BtoD (Business to Designer), è stato organizzato un Talk con Marco Abbro


sul Biodesign “Come far crescere oggetti invece di costruirli” e un incontro con gli studenti del Master. Lab Design Direction: Communication & Management dell’Università Iulm. Le 8 storie delle imprese espositrici sono state racchiuse nella nuova CartoBox con Cartolinea e nella Shopper di C.G.M. Industria Poligrafica srl. Le aziende partecipanti: 1. Tekla srl facciate continue infissi | porte 2. Manifatture Tessili Prete srl prodotti tessili per la casa in lino

3. Lamberti Design srl prodotti in acciaio e finiture 4. Rinaldi Group srl materassi 5. Ceramica Giovanni De Maio srl rivestimenti in ceramica 6. Marmo Sacco srl prodotti in marmo 7. ICS Future Village srls oggetti in ceramica 8. Marine Leather pelli per arredo

Incontro con gli studenti del master IULM

Le imprese a "Spazio Campania" insieme con il presidente Andrea Prete

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new entries

Pierri Trasporti, l’azienda che muove il mondo Piccola e grande insieme: la capacità di reagire rapidamente e con grande flessibilità alle necessità dei clienti, nella società salernitana nata nel 1915 si coniuga con la forza di assicurare una costante copertura logistica su tutte le rotte continentali, con una equipe internazionale e un parco veicoli aggiornato a cura della redazione

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n’eredità storica lunga tre generazioni. Nata nel 1915 come piccolo esercizio di trasporti intorno alle attività portuali di Napoli e Salerno, la Pierri Trasporti ha nel tempo via via sempre più ampliato il proprio raggio d’azione, diventando oggi una realtà specializzata in logistica, trasporti internazionali terrestri e consulenze import-export, nonché partner italiano del network europeo di trasporto e logistica ASTRE. La si può identificare come pmi per le sue dimensioni e “grande” impresa per le competenze organizzative: la capacità di reagire rapidamente e con grande flessibilità alle necessità dei clienti fa della Pierri Trasporti una azienda matura e competitiva. Vasta la gamma di servizi di trasporto, logistica e stoccaggio merci. I trasporti nazionali e internazionali rappresentano una delle attività principali, integrate dalle fasi di preparazione, gestione, controllo, e relative operazioni accessorie come le formalità doganali e assicurative. La strategica collocazione logistica dell’azienda - a Fisciano, nei pressi di uno degli snodi autostradali cruciali della Campania - sommata alla radicata presenza all’estero e a una fitta rete di partner internazionali permettono ogni giorno di collegare le maggiori aree economiche europee, assicurando una copertura costante su tutte le rotte continentali. Non è un’iperbole quindi dire che la Pierri muove il mondo. L’azienda dispone di un parco veicoli moderno e differenziato, aggiornato secondo gli standard comunitari sulle emissioni inquinanti. All’interno anche una piattaforma logistica diretta per la movimentazione delle merci, dallo stoccaggio al trasporto, dalla logistica alla gestione ordini, dal ritiro alla distribuzione. Grazie alla stretta collaborazione con il Gruppo ASTRE, opera su innumerevoli hub europei e piattaforme regionali, come Bologna per il centro nord Italia, e Fisciano per il Sud e le Isole, per garantire quotidianamente la sicurezza e la tracciabilità delle spedizioni, anche di piccoli lotti di merce. “Ogni trasporto di ogni merce in ogni parte del mondo”: i trasporti sono su misura, a seconda delle modalità di trasporto e delle tipologie di merci, sul terreno di gioco europeo. L’azienda è capace di percorrere 40 paesi per consegnare i prodotti anche in groupage.Nel dettaglio, alcuni dei servizi offerti e certificati: servizi di trazione, consegne espresse in aree con limitazioni al traffico, carichi Pierri Trasporti s.n.c. completi e parziali per piccole partite di merce, logistica (HQL) e trasporto (HQT) di alta di Pierri Luigi e Pierri Giovanni qualità, rasporti combinati e/o trasbordati, speciali e intermodali, ADR, trasporti Via delle Industrie, 19 - 84084 “Allegato VII” (spedizione transfrontaliera rifiuti), trasporti overseas (marittimo, fluviale, Fisciano (Sa) aereo, ferroviario, multimodale), gestione procedure e deposito doganale per progetto Tel +39 089821622 europeo “Wine & Spirit”, sdoganamenti e consulenze import/export. www.pierritrasporti.it

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Scait, la sicurezza sul lavoro rende mobili La sede della società salernitana è a Baronissi, ma i consulenti si spostano su tutto il territorio nazionale grazie all’ausilio di una U.M.A. (Unità Mobile Addestrativa) che permette di erogare, oltre alla semplice formazione, anche l’addestramento in itinere per 7 ambienti di lavoro diversi a cura di redazione

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a Scait - Strategic consulting and innovative training - nasce nel 2014 ma è due anni dopo, nel 2016, che rafforza la sua identità quando viene rilevata da giovani professionisti del mondo della sicurezza sul lavoro che, con intraprendenza, mostrano da subito voglia e capacità di marcare la differenza. Il modo in cui viene concepito e portato avanti il progetto è l’inizio del successo. L’integrazione di profili del mondo economico con quelli del mondo ingegneristico e tecnico ambientale, infatti, ha permesso alla Scait di declinare in maniera snella e profittevole per i propri clienti, le prescrizioni previste dalla normativa di settore, con un unico comune divisore: la sicurezza sul lavoro. Grazie alla grande dedizione del team e a una visione innovativa di approccio al tema, oggi SCAIT annovera tra i maggiori clienti Industrie e Imprese di diversi settori economici, dal metalmeccanico all’agroindustria, dalla logistica all’edilizia.Il direttore Generale, nonché HSE Manager, Antonio Ianniello, nel corso degli anni, ha sviluppato competenze trasversali nel settore sicurezza, che gli hanno permesso di acquisire prestigiosi e sfidanti incarichi come RSPP esterno. Oltre alle consulenze in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, SCAIT offre anche servizi in materia ambientale: misurazioni, pareri, assistenza per la richiesta di autorizzazioni e certificazioni. Con sede a Baronissi (SA), i consulenti si spostano su tutto il territorio nazionale grazie all’ausilio di U.M.A. (Unità Mobile Addestrativa) che permette di erogare, oltre alla semplice formazione, anche l’addestramento in itinere. La stazione mobile di Scait ha la possibilità di riprodurre 7 ambienti di lavoro che prevedono addestramenti diversi: attività lavorative in ambienti confinati, addestramento per lavori con accesso e posizionamento mediante funi, addestramento all’utilizzo di DPI III categoria, addestramento alla gestione di rilasci/sversamenti accidentali di Scait sostanze chimiche pericolose, addestramento agli addetti ai lavori elettrici, addestra- Via Aldo Moro, 1P mento per addetti al primo soccorso anche con utilizzo del defibrillatore (BLS e BLSD), Baronissi (Sa) addestramento per addetti alla prevenzione incendi. www.scait.it Maggio | Giugno 2019

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business

Espresso Coffee Promotion Pack, la confezione amica dell’ambiente

Alla Bioplast, grazie al continuo impegno in innovazione e sostenibilità ambientale, hanno messo a punto un nuovo tipo di imballaggio monomateriale, senza alluminio.Ridotto notevolmente l’impatto ambientale, senza alterare le caratteristiche aromatiche del prodotto di Raffaella Venerando

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embrava impossibile pensare ad un involucro del caffè diverso da quello che di solito si vede sugli scaffali nei supermercati. Un packaging che permettesse di conservare fino alla pausa preferita dagli italiani un aroma intenso e insostituibile, ma nuovo nella sua composizione, riciclabile e, quindi, ecosostenibile. Alla Bioplast, grazie al continuo impegno in innovazione e sostenibilità ambientale, la

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formula l’hanno però vista e realizzata. Hanno così studiato e messo a punto un pack che tenesse conto dell’estetica, della funzionalità e degli impatti ambientali legati alla produzione, all’utilizzo e allo smaltimento della confezione è nato infatti “Espresso Coffee promotion pack”, un nuovo tipo di imballaggio monomateriale, destinato al mercato italiano, che riduce notevolmente l’impatto ambientale, permettendo al contempo di conservare intatte

le caratteristiche aromatiche del caffè. Con questa soluzione innovativa, l’azienda di Fisciano è arrivata alle finali del contest Best Packaging 2019, organizzato dall'Istituto Italiano di Imballaggio e promosso dal Conai. Il nuovo tipo di imballaggio proposto è espressione dell’impegno da parte dell’azienda nel cercare di ridurre sempre di più l’impatto ambientale dei prodotti. Per sostituire il classico packaging utilizzato per confezionare il caffè, è stato ne-


cessario mantenere inalterate le caratteristiche di alta barriera, al fine di preservarne l’aroma e il gusto. Generalmente, l’alta barriera si ottiene combinando le prestazioni di alcuni film polimerici con un film di alluminio. Bioplast ha ripensato questo imballaggio primario con caratteristiche di alta barriera sia all’ossigeno, sia al vapore acqueo, adottando sempre una configurazione multistrato ma facendola diventare monomateriale a base di polipropilene ed eliminando il film di alluminio. La sostituzione dell’alluminio con uno strato polipropilenico metallizzato implica una variazione nel percorso di fine vita in quanto rende il packaging proposto assimilabile a un monomateriale in polipropilene e quindi del tutto riciclabile. Come risultato si ottiene una notevole diminuzione del peso specifico dell’involucro (da 50,038g a 42,098g) lasciando inalterate però le proprietà meccaniche e fisiche che permettono l’utilizzo delle classiche macchine da confezionamento senza particolari modifiche. Allo stesso tempo, il processo di produzione beneficia di riduzioni anche in termini di emissioni di anidride carbonica in atmosfera, minor consumo di energia produttiva e riduzione del potenziale di riscaldamento globale. La soluzione realizzata potrà inoltre essere utilizzata per tutti quei prodotti che necessitano di conservare inalterate caratteristiche organolettiche come aroma, freschezza e fragranza. Rendere più leggeri gli involucri

vuol dire renderli più performanti andando a ridimensionare notevolmente la quota del rifiuto prodotto. Rendere monomateriale gli involucri, invece, significa consentire una migliore gestione del rifiuto permettendo di recuperare e riciclare materiali polimerici e che diversamente andrebbero smaltiti come rifiuto indifferenziato. Una scelta green che rende tutti soddisfatti, specie i consumatori sempre più informati e coscienti delle proprie scelte. A raccontarci quanto innovazione e sostenibilità siano dentro la governance aziendale della Bioplast è Marco Gambardella (nella foto), direttore commerciale: «Il progetto da noi realizzato va nella direzione di un mondo più ecosostenibile. Ci crediamo

da sempre, da quando abbiamo fondato nel 1989 la Bioplast che, a partire dal nome, voleva esprimere ai propri clienti il valore trasparente di una scelta». «Oggi ci troviamo ad affrontare nel mondo della plastica - prosegue Marco - una vera e propria rivoluzione. È un cambiamento profondo e inarrestabile che va vissuto senza timori, come un’opportunità che va oltre le nostre fabbriche in quanto può essere un moltiplica-

tore di occupazione. La messa al bando delle plastiche usa e getta, così come la promozione di quelle compostabili, deve però fare il paio con la realizzazione degli impianti adatti di compostaggio e digestione anaerobica su scala industriale, altrimenti faremmo sì una rivoluzione ma parziale. In Bioplast, fino a qualche anno fa realizzavamo prodotti ponendo al centro solo le richieste del cliente. Oggi la prospettiva è diversa: l’impresa, insieme con il cliente finale e con l’università e il mondo della ricerca, ha come unico obbiettivo la creazione di packaging che dia non solo valore al prodotto ma al suo intero ciclo di vita nel completo rispetto dell'ambiente. Una grande rivoluzione insomma che, proprio grazie alla ricerca anche interna al nostro stabilimento, ci ha permesso anno dopo anno di poter essere annoverati come azienda di riferimento in Europa sulle bioplastiche. Ci tengo a sottolineare, però, che la plastica non è il male assoluto: stiamo parlando di una filiera produttiva italiana che conta su 11mila imprese del settore della trasformazione della plastica, con un fatturato totale superiore ai 30 miliardi di euro e che dà lavoro a 110mila persone. Certo, la plastica va utilizzata con giudizio, maneggiata con cura, a partire dalla produzione delle imprese fino ad arrivare a una corretta raccolta. Un presupposto fondamentale è, ad esempio, che i materiali utilizzati per il packaging non siano troppo diversi. È questa la strada che ci siamo dati e abbiamo seguito nell’ultima nostra innovazione “Espresso Coffee promotion pack”. Indietro non si torna».

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business

“Recycle-Ready”, pronti per il futuro alla Di Mauro Officine Grafiche

Nel 2018 l’azienda ha lanciato una gamma di laminati progettata sui criteri di sostenibilità e di economia circolare, grazie alla quale è finalista al Best Packaging 2019 a cura di Raffaella Venerando

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er vincere le sfide del mercato bisogna innovare. Questa la convinzione della Di Mauro Officine Grafiche, realtà cavese con una bellissima storia familiare di oltre 120 anni. Nata nel settore della grafica e della stampa, oggi l’azienda è un’eccellenza a livello europeo nel mercato del packaging flessibile e ha nel suo portfolio clienti prestigiosi Gruppi alimentari, chimici e farmaceutici, con una quota di export prossima al 40% del business totale. Forte della sua identità dinamica e versatile, la Di Mauro innova - senza perdere l’attenzione al servizio e alla qualità - in un comparto in cui

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i mutamenti sono veloci e sfidanti. In base ai criteri di economia circolare introdotti dalla direttiva EU sugli imballaggi, entro il 2025 il packaging flessibile dovrà essere riciclato in un crescente numero di paesi europei. A questo scopo occorre una progettazione mirata, l’attenzione alla selezione e al riciclo pensato per i mercati post consumo che si stanno individuando. Di Mauro, in quanto trasformatore, progetta imballi coerenti con le linee guida che si stanno definendo nella catena di produttori di materie prime, brand owners, converters e riciclatori.Nel 2018 con questo obiettivo l’Azienda ha lan-

ciato la linea “Recycle-Ready”, una gamma di imballaggi ideata appunto sui criteri di sostenibilità e di economia circolare. La linea, che comprende doypack monomateriale su base Pe e monomateriale su base PP, è in finale nell’edizione 2019 del Best Packaging, organizzato da Istituto Italiano Imballaggio in collaborazione con il Conai. La composizione mono-materiale consentirà al pack, nel suo fine vita, di essere riciclato con le poliolefine nel momento in cui tale filiera sarà presente. La rivoluzione del packaging è adesso e Di Mauro lavora oggi per costruire il proprio futuro.


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Jobiz, il valore della formazione La società salernitana ha coinvolto numerose aziende nella realizzazione di RedinLAB, un laboratorio che vuole colmare il gap di competenze digitali e tipiche di Industry 4.0 per portare i giovani studenti ad essere “ready” per il confronto con il mondo del lavoro di Raffaella Venerando

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ello Zen tra maestro e allievo esiste un legame profondo che orienta l’apprendimento. È lo shin den shin che significa da mente a mente, da cuore a cuore. Le lezioni si svolgono lungo questa traccia, senz’altro più complessa del semplice passaggio di informazioni. Ed è a questa particolare filosofia di insegnamento che guarda la Jobiz Formazione, società specializzata nella consulenza alle imprese, agli organismi pubblici e istituzionali nonché ai privati, in materia di orientamento e formazione. Fulcro di molti riusciti progetti è la Scuola Secondaria di Primo Grado, quella determinante nell’accompagnare il ragazzo non solo alla scoperta di sé ma del mondo, costruendo i primi passi che via via lo faranno “grande”. Marco Baione, fondatore e anima della Jobiz, con le scuole istituti tecnici e licei - ci lavora dal 2004, proponendo percorsi fatti di un’alchimia interessante tra teoria

e pratica, per una formazione che vada ben oltre quella convenzionale. Il primo fu il progetto “Icaro, la scuola vola in internet” con le sue 5 edizioni annuali fino al 2008. Un ampio partenariato, che annoverò già allora la presenza di Confindustria Salerno, con il Gruppo Giovani Imprenditori, e che coinvolse ben sessantasei istituti superiori della provincia di Salerno. Erano i primi anni di grande diffusione di Internet e Jobiz aveva intuito che la scuola andava coadiuvata nel fornire nozioni anche esperienziali agli studenti sul web, per non fargli compiere un salto del tutto nel vuoto a fine ciclo scolastico. Già allora Marco aveva chiaro che l’obiettivo doveva essere quello di creare un raccordo vero tra istruzione e mondo del lavoro, due realtà purtroppo ancora lontane che anche quando si “parlano”, raramente avanzano nella stessa direzione e con la stessa intensità di marcia. Nel 2015, poi, la riforma della Buona

Automazione e Manutenzione Industriale, progetto che ha coinvolto circa 90 studenti, articolato in 3 moduli da 120 ore dedicati agli indirizzi di manutenzione meccanica ed elettronica per "addestrare" i giovani studenti alle logiche e operazioni di base di un impianto tecnologico e di una catena di montaggio. Il progetto è stato sviluppato e gestito in sinergia con le aziende Silgan White Cap, Intercar, Medac e Meccanica Noschese, alternando periodi nel REDinLab e periodi in azienda. Lo scorso anno, invece, furono protagoniste la MAF (in foto Anella Mastalia con gli studenti), la Lamberti Design, Rinaldi Group, Tekla e Italian Dream

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Scuola - che ha reso obbligatoria l'alternanza scuola lavoro a tutti gli studenti dell'ultimo triennio delle superiori - anziché ridurre questa distanza, ha reso spesso ancor più complessa la relazione ma non ha fermato la Jobiz e la sua voglia di essere moltiplicatore di buoni progetti. Da un lato la scuola, talvolta più coinvolta nel rispondere all’adempimento che a badare alla qualità della proposta formativa; dall’altro le aziende che, trasformate dai nuovi sviluppi organizzativi e tecnologici, cercano profili sempre più specifici. Jobiz sa, ancor prima dell’obbligatorietà, che non basta portare a termine un programma formativo per dire che è stato un successo. Occorre progettare con cura una formazione che abbia impatti positivi e reali, che abbia una capacità propulsiva. «Nonostante le difficoltà - afferma Marco Baione - non riesco a distogliermi dall’obiettivo perché in quella intermediazione del diplomato che diventa tecnico si gioca il futuro non solo dello studente. L’interesse primario deve essere quello di far crescere i ragazzi come uomini e come lavoratori, che Jobiz, grazie all’esperienza maturata negli ultimi quindici anni di formazione continua in azienda, conosce molto bene». Per meglio caratterizzare la “sua” alternanza, Jobiz ha sensibilizzato e coinvolto numerose aziende nella realizzazione di un modello di laboratorio condiviso e territoriale, il RedinLAB. Un laboratorio che vuole colmare il gap di competenze digitali e tipiche di Industry 4.0 per portare i giovani studenti ad essere “ready” per il confronto con il mondo del lavoro. Grazie al contributo delle risorse tecniche presenti nelle aziende coinvolte, i giovani studenti hanno così la possibilità di acquisire, nei

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laboratori di Jobiz, le competenze in automazione, manutenzione, meccatronica e robotica, ampiamente carenti tra i diplomati. Le aziende hanno così nove mesi all’anno per tre anni per insegnare, valutare e testare in un ambiente “protetto” gli studenti. Alla fine del percorso l’azienda potrà scegliere con consapevolezza se investire o meno

tutto inascoltate. Nella provincia di Salerno ad esempio dobbiamo fare i conti con un settore industriale specializzato nella grafica e packaging, ma non c’è alcun istituto che formi litografi. Oppure, in prospettiva nazionale, per la rete di fibra ottica servono giuntisti per le telecomunicazioni e i nostri diplomati imparano scuola ancora a lavorare con il cavo

Cultural Heritage e Salvaguardia del Territorio, un progetto che ha coinvolto circa 90 studenti, articolato in 4 moduli per un totale di 360 ore dedicate alla conoscenza e valorizzazione del patrimonio artistico, culturale, ambientale della provincia di Salerno, e allo studio dei rischi e delle vulnerabilità del nostro territorio: rischio sismico, vulcanico, idrogeologico, e incendi. Con la partecipazione di: Parco Archeologico di Paestum, Parco Archeologico di Pompei e Fondazione MIDA

in un giovane studente, così come i ragazzi potranno cogliere la propria opportunità lavorativa con maturità avendo avuto tempo e modo per trasformare le attitudini in competenze. Competenze, tra l’altro, certificate e ad alto valore strategico. «Il laboratorio serve ad appassionare i giovani - prosegue Baione - a far scoprire loro abilità e propensioni, avvicinandone il curriculum alle esigenze delle imprese, spesso del

di rame».Il percorso è lungo, ma la motivazione a seguirlo non manca. Sarà la via meno comoda quella battuta, ma alla fine, come la tartaruga, la Jobiz riuscirà a battere Achille perché conosce la strada e, guidata dalla consapevolezza darwiniana che «Non sia la specie più forte a sopravvivere ma quella che risponde meglio al cambiamento», sarà capace di fare di tutto per affrontare un periodo di profonde trasformazioni.


business

ph . F r an ces co P ecor aro

Il nuovo hub di FMTS Group, 4.000 mq di futuro a cura di redazione

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n investimento di 8 milioni di euro per la creazione di una struttura che ospiterà l’head quarter del Gruppo FMTS, leader nella formazione e ricerca di personale in Italia e In Cibum, la nuova Scuola di Alta Formazione Gastronomica del Mezzogiorno building di 4.000 mq inaugurato il 29 aprile scorso, alla presenza di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria; Giuseppe

Melara, presidente e amministratore delegato di Fmts Group; Giuseppe Lanzara, sindaco del Comune di Pontecagnano Faiano, Bruno Scuotto, presidente di Fondimpresa e Andrea Prete, presidente Confindustria Salerno. Sono queste le dimensioni che rendono l’idea dell’imponenza anche progettuale del nuovo HUB di FMTS Group, leader nella formazione e ricerca di personale in Italia. La struttura ospiterà non solo l’head quarter del Gruppo campano - oggi presente anche in Lazio, Puglia, Calabria, Basilicata, Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna, Regno Unito, Belgio, Spagna, Irlanda e Malta - ma anche la Scuola di Alta Formazione Gastronomica In Cibum, il nuovo progetto di FMTS,

che mira a far convergere gli attori del mondo della gastronomia e del settore agroalimentare in un unico contesto. «Il nostro è un gruppo che mette le persone al centro, siano esse studenti, professionisti, dipendenti pubblici o componenti di un team aziendale e da sempre siamo convinti che sostenere lo sviluppo di competenze che portano a creare lavoro sia fondamentale per il nostro Paese. Ecco perché siamo molto orgogliosi di inaugurare oggi questo nuovo Hub che ci permette non solo di unire tutte le società facenti parte del gruppo in un unico building, ma anche di creare un contesto in cui lanciare un progetto ambizioso come In Cibum, la Scuola di Alta Formazione Gastronomica», ha Maggio | Giugno 2019

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dichiarato Giuseppe Melara. «La creazione di questo hub è il consolidamento di un percorso di crescita che ci ha portato ad erogare in 16 anni 314.000 ore di formazione, a servire 14.218 aziende clienti, e a orientare o intermediare al mondo del lavoro 5.239 e 7.611 persone».Dal 2013 ad oggi infatti il gruppo ha vissuto una crescita costante, raggiungendo 15 milioni di euro di fatturato, 255 risorse impiegate (di cui il 65% donne e il 63% under 35) e un totale di 11 agenzie, l’ultima inaugurata in Sicilia ad aprile. Alla Scuola di Alta Formazione Gastronomica del Mezzogiorno d’Italia sono dedicati i primi due piani del nuovo building che ospiteranno: un laboratorio di cucina con 20 postazioni singole attrezzate; un laboratorio di pasticceria e gelateria con 15 postazioni singole attrezzate e una cucina suddivisa in partite dedicata ad esercitazioni in brigata e masterclass; un ristorante didattico; un laboratorio di pizzeria dotato di tre forni e banchi di lavoro; un auditorium dedicato agli eventi speciali e un’area bar. E poi ancora aule formative, numerosi spazi di condivisione e un’area relax. La struttura ospiterà anche la redazione di Radio Fmts, un house organ che racconterà le attività realizzate rendendo protagonisti

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Il taglio del nastro

studenti e addetti ai lavori. L’Hub, che ha richiesto un investimento di 8 milioni di euro - di cui 3,3 milioni di euro erogati da Intesa San Paolo e 5 milioni di investimenti diretti - è stato costruito seguendo il concetto di sostenibilità energetica e ambientale. É stato infatti progettato un tetto fotovoltaico per la raccolta di energia solare ed accumulatori di acqua per il suo riscaldamento per ottenere energia elettrica e produzione di acqua calda grazie a fonti naturali. Attenzione all’ambiente che si evince anche dalle due colonnine per la ricarica della macchina elettrica a beneficio dei dipendenti che vorranno utilizzarla, bici elettriche per stimolare la mobilità sostenibile

ph . F r an ces co P ecor aro

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e giardini per poter rigenerarsi e meditare in un ambiente naturale. L’apertura dell’HUB ha permesso anche di consolidare le politiche di welfare aziendale già applicate dal Gruppo da anni. La struttura è infatti dotata di una palestra, un asilo nido, un giardino, un tetto giardino e delle zone social di svago a disposizione sia dei dipendenti, sia di chi segue i percorsi formativi. «Se vuoi compiere grandi passi nella vita non devi solo sognare, ma anche pianificare e poi crederci. Ed è questo che ha fatto il management di FMTS Group. Un esempio importante. Una storia che esprime le potenzialità del nostro territorio», ha dichiarato Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. «Avere il coraggio delle idee non è da tutti e questo gruppo, FMTS, lo ha avuto - ha dichiarato Bruno Scuotto, presidente di Fondimpresa - “Strutture come questa vanno ringraziate perché spingono l’occupazione e l’occupabilità dei nostri giovani». «Una struttura straordinaria che è l’emblema di una bella storia di imprenditoria meridionale - ha sottolineato Andrea Prete, presidente di Confindustria Salerno - che parla di giovani e di un futuro migliore per il nostro Paese».


norme e società

Le linee guida del Consiglio d’Europa per l’avvocato in mediazione La sfida per il rinnovamento della professione forense è lanciata. L’avvocato ora può ambire a divenire il motore propulsore della rinascita di un sistema sostenibile della giustizia civile

Marco Marinaro avvocato cassazionista e docente di ADR già membro ABF Collegio di Roma e Collegio di Bologna giudice ausiliario della Corte di Appello di Napoli www.studiolegalemarinaro.it

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on l’affermarsi della mediazione quale sistema di composizione preventivo delle controversie civili e commerciali, l’avvocato riespande i suoi orizzonti ritornando all’antico compito - cavere, consulere, agere - ma con l’acquisizione di nuove e più avanzate competenze e con l’obiettivo di porsi quale cardine di un complesso sistema complementare e integrato di dispute resolution. Di recente, infatti, anche la Cassazione ha avuto modo di rilevare come con la riforma della mediazione attuata nel 2013, che ha introdotto la presenza necessaria dell’avvocato in mediazione, sia stata affiancata alla figura dell’avvocato esperto in tecniche processuali che “rappresenta” la parte nel processo, quella dell’avvocato esperto in tecniche negoziali che “assiste” la parte nella procedura di mediazione. Ciò segna quindi - secondo la Suprema Corte - «la progressiva

emersione di una figura professionale nuova, con un ruolo in parte diverso e alla quale si richiede l'acquisizione di ulteriori competenze di tipo relazionale e umano, inclusa la capacità di comprendere gli interessi delle parti al di là delle pretese giuridiche avanzate» (Cass. civ. Sez. III, sent. 27 marzo 2019, n. 8473). D’altronde la svolta dell’avvocatura verso la mediazione e verso i sistemi negoziali di composizione delle liti civili e commerciali è stata segnata nel 2016 dal Congresso Nazionale Forense che si è celebrato a Rimini, svolta che si è poi consolidata anche nella più recente assise assembleare svoltasi a Roma per il rafforzamento della mediazione anche in chiave obbligatoria, proponendo l’avvocato quale protagonista dell’evoluzione del sistema della giustizia civile in una prospettiva non meramente antagonistica e orientata al processo, ma sempre più coesistenziale e, per ciò stesso, anche sostenibile. Così anche il vigente Codice

deontologico forense (approvato nel 2014) diviene un punto di riferimento fondamentale in quanto non solo impone all’avvocato - all'atto del conferimento dell'incarico - di informare la parte assistita chiaramente e per iscritto della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione previsto dalla legge, ma anche dei percorsi alternativi al contenzioso giudiziario, pure previsti dalla legge. Un’attenzione particolare è riservata proprio agli avvocati dalla “guida” approvata nel dicembre 2018 dal CEPEJ (Commissione europea per l’efficienza della giustizia) del Consiglio d’Europa. Si tratta più precisamente di un documento che si pone l’obiettivo di garantire l’attuazione delle linee guida CEPEJ sulla mediazione e che contiene al suo interno una “guida alla mediazione per avvocati”. Una guida che appare immediatamente di notevole interesse in quanto chiarisce quanto sia Maggio | Giugno 2019

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di risoluzione dei conflitti. In durante la mediazione deve resistere importante il ruolo dell’avvoquesta fase è fondamentale al passare del tempo. Se l'accordo è cato che “assiste” la parte in che l’avvocato sia formato buono oggi, dovrebbe anche andare mediazione e che, quindi, non adeguatamente anche al fine di bene domani e fra tre mesi». In si sostituisce alla stessa, ma condurre un'analisi approfondita questa fase il ruolo degli avvocati svolge funzioni del tutto diverse dei costi-benefici delle opzioni che hanno partecipato al proce«dal contraddittorio processuale sui procedimenti disponibili: «in dimento diviene fondamentale giudiziario. Gli avvocati che appliparticolare, prima di intraprendere poiché consente una stesura cano un approccio più cooperativo una procedura contenziosa ordinaria corretta e coerente delle intese e costruttivo nella mediazione, poso l’arbitrato, è importante che il conciliative. sono aiutare i mediatori a guidare cliente comprenda quanto tempo Inoltre, secondo quanto previsto in modo efficace le parti verso un può richiedere il processo, quanto dalla normativa italiana, se gli accordo, garantendo così che i loro può costare, quali possono essere i avvocati sottoscrivono con le clienti ottengano una soluzione alle rischi connessi e qual è la probaparti detto accordo certificanloro controversie che rifletta meglio i bilità di raggiungere il risultato done la conformità alle norme loro interessi e bisogni reali». desiderato, compresi i possibili rischi imperative all’ordine pubblico, lo Il ruolo dell’avvocato nella mecorrelati alla fase esecutiva». stesso costituisce titolo esecutidiazione viene individuato, oltre E ancora, l’avvocato deve assivo per l'espropriazione forzata, che nella selezione dell’organistere il cliente al e/o al di fuori l'esecuzione per consegna e smo di mediazione concorrendo del tavolo della mediazione, e in rilascio, l'esecuzione degli obcosì nella misura possibile alla particolare, tra le varie opzioni blighi di fare e non fare, nonché scelta del mediatore, principalper l'iscrizione di ipoteca mente in quattro fasi. In giudiziale. primo luogo, già nella La riforma del processo civile Emerge in questo conteselezione del metodo di e dei sistemi ADR, ma anche sto con palese evidenza risoluzione della controle buone prassi da avviare e un itinerario culturale che versia come parte essenva consolidandosi e che ziale del caso: la scelta consolidare presso gli uffici appare destinato ad oriendel procedimento più giudiziari, costituiscono tare le riforme che nei appropriato è opportuno il prossimo banco di prova prossimi mesi potrebbero che sia guidata dall’aval quale l’avvocatura essere avviate. vocato perché tale scelta La sfida per il rinnovamen(come quella della stratesicuramente non farà to della professione forengia processuale) è parte mancare il suo contributo se è lanciata. L’avvocato integrante di un’analisi in tal senso può ambire completa e approfonquella che appare più corretta e a divenire il motore propulsore dita del caso. D’altronde come utile è quella che vede l'avvocato della rinascita di un sistema sottolinea la guida del CEPEJ, presente in tutto il procedimento sostenibile della giustizia civile e, tale selezione «potrebbe influire in di mediazione con il proprio per ciò stesso, adeguato, coerenmodo significativo sulla posizione cliente; si tratta ovviamente te, efficace ed efficiente. del cliente come predeterminare della situazione ottimale non La riforma del processo civile e in anticipo o ridurre il numero di solo per il cliente, ma anche dei sistemi ADR, ma anche le potenziali risultati finali e quindi per l'avvocato che così potrà buone prassi da avviare e consorestringere inutilmente la gamma di assisterlo al meglio in tutte le lidare presso gli uffici giudiziari, opzioni che sarebbero normalmente fasi critiche. costituiscono il prossimo banco disponibili per il cliente». Infine, la redazione dell’accordo di prova al quale l’avvocatura In secondo luogo, l’avvocato che compone la controversia. sicuramente non farà mancare il deve poi fornire consulenza Invero, «un accordo raggiunto suo contributo. al cliente sul corretto metodo

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norme e società

S.C.I.A., la Corte Costituzionale interviene in materia sensibile per i cittadini Ampia la tutela per chi si sentisse leso da attività compiute in forza di una SCIA. Restano le azioni risarcitorie laddove l’attività sia frutto di illecito o falsi

Luigi Maria D’Angiolella avvocato | studio D'Angiolella dangiolella@studiolegaledangiolella.it

L’

istituto che si tratta in questo articolo ha ormai assunto una decisa importanza pratica per cittadini, tecnici e imprenditori. Introdotta con grande entusiasmo come forma di semplificazione delle procedure in precedenza complesse, la S.C.I.A. si basa sul principio per cui la responsabilità della veridicità di quanto si afferma, e dunque della legittimità della attività a svolgersi, ricade sul tecnico che relaziona e sull’istante, alla P.A., ricevente rimane l’obbligo di valutare, entro termini precisi, di inibire eventualmente l’iniziativa, con un solo spazio per integrazioni documentali. L’istituto è via via mutato con diversi interventi legislativi che hanno modificato sia il T.U. Edilizia, sia l’articolo 19 della Legge 241/90. La SCIA (precedentemente DIA) dopo

termine perentorio previsto dalla legge per l’esercizio del potere inibitorio a fronte della presentazione di una SCIA, produce l’effetto giuridico di precludere all’Amministrazione stessa l’esercizio del potere inibitorio. Si configura quindi come un provvedimento per silentium con cui la P.A decide di non impedire l’inizio o la protrazione dell’attività Laddove si scorga dichiarata. Quali mezzi di un’attività che si assuma tutela ha il cittadino terzo illecita o omissiva, valgono di fronte ad un intervento le ordinarie regole di tutela edilizio o commerciale, assentito con la semplice civilistica del risarcimento SCIA e, soprattutto, in del danno, eventualmente quali termini può agire? Il in forma specifica TAR Toscana, di fronte ad una incertezza normativa data dalla genericità dell’art. 19 della L. 241/90 ha sollevato la questione di costiprendere un’attività direttamente ammessa dalla legge. A questa tuzionalità perché fosse definito il quadro delle tutele e dei termini qualificazione consegue che il quando si intende contestare una silenzio serbato dalla P.A. nel vari tentennamenti e l’intervento dell’Adunanza Plenaria 15/2011, non è intesa come provvedimento amministrativo a formazione tacita, e non dà luogo in ogni caso ad un titolo costitutivo, ma costituisce un atto privato volto a comunicare l’intenzione di intra-

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SCIA. Con la sentenza n. 45 del 13 marzo 2019 la Corte Costituzionale ha dichiarato infondati i dubbi di legittimità costituzionale sollevati dal TAR remittente, con riferimento alla mancata previsione da parte dell’art. 19, comma 6 ter, della legge n. 241/1990 di un termine finale per la sollecitazione da parte del terzo delle verifiche sulla SCIA, ritenendo che i termini per le suddette verifiche siano ricavabili dallo stesso art. 19 della legge n. 241/1990. Ha così chiarito che, ai sensi dell’art. 19 della Legge 241/90, le verifiche cui è chiamata l’amministrazione ai sensi del comma 6-ter dell’art. 19 cit. sono quelle già puntualmente disciplinate dall’art. 19, da esercitarsi entro i sessanta o trenta giorni dalla presentazione della SCIA (commi 3 e 6-bis), e poi entro i successivi diciotto mesi (comma 4, che rinvia all’art. 21-novies). Ha ulteriormente precisato che decorsi questi termini, la situazione soggettiva del segnalante (titolare della SCIA) si consolida definitivamente nei confronti dell’amministrazione, ormai priva di poteri, e quindi anche del terzo. La Corte in questa occasione ha quasi - approfittato per ampliare la propria disamina su quali sono gli strumenti apprestati dall’Ordinamento a tutela della posizione giuridica del terzo ed è questa la parte - per così dire illustrativa che rende la pronuncia della Corte interessante per il cittadino, generalmente ignaro dei suoi diritti. La Corte infatti ha motivato la sentenza di rigetto richiamando ulteriori rimedi che il terzo può attivare, sollecitando i poteri di verifica dell’amministrazione in

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caso di dichiarazioni mendaci o false attestazioni, ai sensi dell’art. 21, comma 1, della legge n. 241/1990, che sono elementi patologici che non possono soggiacere a termini perentori. Tali poteri di vigilanza e repressivi spettanti all’amministrazione, sono previsti dall’art. 21, comma 2-bis, della legge n. 241 del 1990, come, ad esempio, quelli in materia di edilizia, regolati dagli artt. 27 e seguenti del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, ed espressamente richiamati anche dall’art. 19, comma 6-bis. Il terzo interessato ha inoltre la possibilità di agire in sede risarcitoria nei confronti della Pubblica Amministrazione in caso di mancato esercizio del doveroso potere di verifica (l’art. 21, comma 2-ter, della legge n. 241 del 1990 fa espressamente salva la connessa responsabilità del dipendente che non abbia agito tempestivamente, ove la segnalazione certificata non fosse conforme alle norme vigenti). Ed infatti, precisa opportunamente la Corte Costituzionale, che laddove si scorga un’attività che si assuma illecita o omissiva, valgono le ordinarie regole di tutela civilistica del risarcimento del danno, eventualmente in forma specifica. Le conseguenze

che possono trarsi è che il cittadino che si sente leso da attività compiute in forza di una SCIA ha rimedi attivabili - in via ordinaria - secondo quanto prevede l’art. 19 della Legge 241/90, ma permangono le azioni risarcitorie laddove l’attività sia frutto di illecito o falsi, che non richiedono il rispetto dei termine per le impugnative giurisdizionali, oltre che le tipiche azioni risarcitorie per esempio per colpose omissioni in sede di controllo. La posizione della Corte intende sottolineare, a mio avviso, il carattere peculiare della SCIA, cioè un atto privato che comporta la responsabilizzazione di chi “segnala” un intervento e poi interviene, beneficiando di un percorso accelerato e lasciando alla P.A. non il potere di autorizzare, ma solo quello di inibire in tempi strettissimi. Ed è naturale che in questo contesto non può ammettersi che una tutela ampia per chi subisce interventi frutto di falsi o illeciti. Ci sembra da parte del Giudice delle Leggi un intervento, questo, che dà maggior corpo alla sua funzione e avvicina una così importante funzione giurisdizionale alla cittadinanza, svolgendo anche una funzione di corretta informazione civica.


privacy

L’attività ispettiva del Garante privacy, le sanzioni e i ricorsi al Tribunale Da settembre 2018 sono stati avviati i primi controlli sul rispetto del principio di responsabilizzazione (accountability) istituito dal G.D.P.R.

Luigi De Valeri Ordine avvocati di Roma studiolegaledevaleri@gmail.com

T

utti i titolari del trattamento dei dati personali (data controllers) possono essere interessati dalle ispezioni d’iniziativa del Garante che, con il passar dei mesi, si intensificheranno secondo un programma di controlli richiesto dal G.D.P.R. alle singole Autorità europee.Nessuno si senta al sicuro ma non è il caso di temere disgrazie incombenti per chi si è messo veramente in regola con le disposizioni del Regolamento UE 2016/679 e del codice privacy come novellato dal D.lgs. 101/2018. Con il termine anglosassone accountability, alla lettera rendicontazione, in realtà si fa riferimento al principio che richiede e pretende che il titolare del trattamento attui misure adeguate per garantire e dimostrare che il trattamento dei dati personali effettuato è conforme al G.D.P.R.L’importanza del principio in questione si evidenzia in maniera lampante in fase di controlli del Garante dove l’azienda o il professio-

nista dovrà dimostrare agli ispettori con ragionamento logico e documentare quanto ha fatto concretamente ed eventualmente difendersi da scelte opinabili come ad esempio il non aver attivato il registro dei trattamenti o non aver provveduto alla nomina di un Responsabile della protezione dei dati, il Data Protection Officer. Sul sito www.garanteprivacy.it è stata resa pubblica la Deliberazione del 14 febbraio 2019 inerente l’attività ispettiva del Garante, anche per mezzo della Guardia di finanza, per il primo semestre 2019. L’attività ispettiva viene svolta in applicazione del Regolamento e del codice privacy nei confronti di soggetti non necessariamente individuati sulla base di reclami o segnalazioni degli interessati. Vi saranno controlli nei confronti di soggetti, pubblici e privati, appartenenti a categorie omogenee sui presupposti di liceità del trattamento, sulle condizioni per il consenso qualora il trattamento sia basato su tale presupposto, sul

rispetto dell’obbligo dell’informativa nonché sulla durata della conservazione dei dati. Il Garante potrà svolgere ulteriori attività istruttorie di carattere ispettivo d’ufficio, ovvero in relazione a segnalazioni o reclami proposti dagli interessati (data subjects). In ogni caso posso e devo consigliare le aziende e i professionisti, titolari o responsabili esterni del trattamento (data processors) di essere pronti a gestire un’ispezione dell’Autorità giovandosi anche dell’apporto di professionisti con esperienza consolidata nel settore Data Protection. Il Garante può disporre accessi a banche dati, archivi o altre ispezioni e verifiche nei luoghi ove si svolge il trattamento o nei quali occorre effettuare rilevazioni comunque utili al controllo del rispetto della normativa sul trattamento dei dati personali. L’art. 157 del codice prevede che il Garante possa chiedere al titolare, al responsabile, al rappresentante del titolare o del responsabile nominati Maggio | Giugno 2019

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ex art. 27 GDPR, quindi a soggetti extraeuropei, all’interessato o anche a terzi di fornire informazioni o di esibire documenti anche in relazione a banche dati. Nel rispetto del principio di accountability è richiesto al titolare di provvedere alla formazione obbligatoria, almeno a scadenze annuali e comunque in stretta relazione al trattamento dei dati svolto in azienda, dei dipendenti e documentarla in sede di ispezioni del Garante. Cosa si rischia a non effettuare la formazione in azienda oppure a farla non a regola d’arte? Nel caso di mancata erogazione della formazione si applica l’art. 83.4 del Regolamento con la sanzione fino a 10 milioni di euro o, per le imprese, fino al 2% del fatturato mondiale annuo dell’anno precedente se superiore. Le ispezioni possono essere “annunciate” dal Garante tramite una comunicazione mediante posta elettronica, il giorno prima del sopralluogo, ma possono anche avvenire a sorpresa. In caso di rifiuto, gli accertamenti sono comunque eseguiti e le spese ove occorrenti sono poste a carico del titolare con il provvedimento che definisce il procedimento. Agli accertamenti possono assistere persone indicate dal titolare o dal responsabile quindi anche gli avvocati esperti di Data Protection, consulenti legali dell’azienda che in genere sono subito convocati per presenziare alle operazioni ispettive e tutelare le loro posizioni. L’ambito dell’ispezione è individuato da un documento che viene notificato al momento dell’accesso in sede, la “richiesta di informazioni” con cui il Garante domanda come siano stati assolti determinati obblighi legislativi o regolamentari in materia di protezione dei dati personali. La richiesta può includere come viene 40

data l’informativa agli interessati, come viene raccolto il consenso ove necessario, come sono contrattualizzati i responsabili esterni del trattamento, quali misure di sicurezza sono applicate in azienda, per quanto tempo e come vengano conservati i dati trattati e altro in linea con i principi del GDPR. Di fondamentale importanza è la redazione del verbale di quello che avviene e delle dichiarazioni del soggetto che subisce l’ispezione. Il verbale viene redatto in contraddittorio tra le parti, riportando le eventuali dichiarazioni dei presenti, se l’accertamento viene effettuato presso la sede del titolare del trattamento.Consiglio di verificare la correttezza di quanto dichiarato, anche al fine di limitare i rischi di sanzioni penali e/o amministrative. In genere vengono assegnati quindici giorni dal primo giorno di ispezione per l’invio di copia della documentazione quando non si riesca a consegnare immediatamente quanto richiesto. Il Garante è l’organo competente ad irrogare le sanzioni pecuniarie dell’art. 83 e i provvedimenti correttivi di cui all’art. 58 paragrafo 2 del G.D.P.R.. L’applicazione delle sanzioni pecuniarie, mi riferisco all’ammontare delle somme, tiene conto di una serie di criteri indicati all’art. 83 del G.D.P.R. per cui il Garante dovrà considerare, tra l’altro, le circostanze del caso particolare e del soggetto trasgressore valutando l’entità del danno arrecato agli interessati, il numero degli interessati destinatari della violazione, la collaborazione prestata dal trasgressore al fine di ridurre gli effetti negativi nei confronti degli interessati. Il Garante, va ricordato, può rivolgere avvertimenti al titolare o al responsabile indicando che i trattamenti previsti possono

violare le disposizioni del GDPR, rivolgere ammonimenti ove i trattamenti abbiano violato dette disposizioni, ingiungere di soddisfare le richieste dell’interessato di esercitare i diritti derivanti dal GDPR, ad esempio il diritto alla portabilità dei suoi dati, ingiungere di conformare i trattamenti alle disposizioni del Regolamento in una certa maniera ed entro un certo termine, di comunicare all’interessato una violazione dei dati personali, imporre una limitazione provvisoria o definitiva del trattamento incluso il divieto di trattamento, ordinare la rettifica, la cancellazione di dati personali o la limitazione del trattamento, prescrivere al titolare di adottare una procedura. Qualora l’ufficio reputi che dagli elementi acquisiti si evidenzino violazioni alle prescrizioni del GDPR o del codice privacy è prevista la notifica delle stesse al titolare o al responsabile del trattamento.Il rispetto del principio del contraddittorio, anche nella fase post-ispettiva, si manifesta nella facoltà di inviare al Garante entro 30 giorni dal ricevimento della notifica scritti difensivi o documenti e chiedere di essere ascoltati. Scaduto il termine ed esaminate le difese dei soggetti sanzionati, il Garante prenderà la decisione sulla violazione ascritta al titolare per cui potrà comunicare il provvedimento sanzionatorio (ordinanza-ingiunzione) e il trasgressore entro 30 giorni potrà adeguarsi definendo la controversia mediante il pagamento di un importo pari alla metà della sanzione irrogata.In alternativa è possibile per il trasgressore proporre ricorso all’autorità giudiziaria sempre nel termine perentorio di 30 giorni, al Tribunale del luogo dove il titolare del trattamento risiede oppure del luogo di residenza dell’interessato.


fisco

Litisconsorzio necessario per i soci della snc Il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati impone l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri, ai sensi dell’art. 14 D.lgs. n. 546/92. In mancanza di questo, il giudizio è affetto da nullità assoluta di Maurizio Villani e Alessandra Rizzelli studio tributario Villani avvocato@studiotributariovillani.it | www.studiotributariovillani.it

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l fenomeno del litisconsorzio ha quando in un processo vi essere convenute nello stesso (o comunanza della lite) si sono più attori-ricorrenti contro processo. In materia procesverifica quando il processo più convenuti-resistenti (Circ. sual- civilistica il litisconsorzio è presenta una pluralità di parti, Min. 23 aprile 1996 n. 98/E). disciplinato dall’art. 102 c.p.c. il sia in qualità di attori-ricorrenIl litisconsorzio può essere, quale, al primo comma, prevede ti, sia di convenuti-resistenti. inoltre, necessario o facoltativo, che «se la decisione non può Nell’ambito di questo istituto si a seconda che la presenza di pronunciarsi che in confronto di distinguono: due o più parti venga imposta più parti, queste debbono agire - il litisconsorzio attivo, che si dalla legge. Nel primo caso o essere convenute nello stesso ha quando in un processo vi (litisconsorzio necessario) il processo». sono più attori contro un solo processo dovrà coinvolgere tutti Al secondo comma, aggiunge, convenuto (ad es. il ricorso i soggetti interessati a pena di poi, che «se questo è promosproposto congiuntamente dal nullità dell’intero giudizio; nel so da alcune o contro alcune venditore e dal compratore secondo caso (litisconsorzio soltanto di esse, il giudice di un immobile contro ordina l’integrazione del l’avviso di accertamento contraddittorio in un di maggiore valore ai fini termine perentorio da La Corte ha precisato che, dell’imposta di registro); lui stabilito». In materia trattandosi di litisconsorzio - il litisconsorzio passivo, processual-tributaria, che si ha quando in un invece, il processo tribunecessario, la controversia processo vi è un solo tario nell’affiancarsi alla relativa al reddito attore contro più condisciplina civilistica di della società di persone venuti (ad es. il ricorso cui agli articoli 102 e 331 impone necessariamente del contribuente avverso c.p.c., regola la pluraliiscrizione a ruolo, prola partecipazione obbligatoria tà di parti nel giudizio posto nei confronti sia con la previsione di cui della società e di tutti i soci del competente Ufficio all’art. 14 del D.lgs. n. dell’Agenzia dell’Entrate 546/1992. che ha formato il ruolo, In particolare, l’art. 331 sia dell’Agente della Riscossione facoltativo), invece, stante la c.p.c. citato prevede espresche ha emesso la cartella di connessione dell'oggetto o del samente che «se la sentenza pagamento); titolo dal quale dipendono, pronunciata tra più parti in - il litisconsorzio misto, che si più parti potranno agire o causa inscindibile o in cause tra

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loro dipendenti, non è stata impugnata nei confronti di tutte, il giudice ordina l’integrazione del contraddittorio fissando il termine nel quale la notificazione deve essere fatta e, se necessario, l’udienza di comparizione». L’art. 14 del D.lgs. 546/1992, da parte sua, al primo comma, stabilisce che «se l’oggetto del ricorso riguarda inscindibilmente più soggetti, questi devono essere tutti parte nello stesso processo e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni di essi», per poi proseguire al secondo comma affermando che «se il ricorso non è stato proposto da o nei confronti di tutti i soggetti indicati al comma 1 è ordinata l’integrazione del contraddittorio mediante la loro chiamata in causa entro un termine stabilito a pena di decadenza». Elemento comune ad entrambi i processi è quello di non specificare in quali casi si verifica il c.d. “litisconsorzio necessario”. Ciò premesso, si rileva come, in materia di litisconsorzio neces-

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sario, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con sentenza del 04/06/2008, n. 14815, ha avuto modo di statuire che «nel caso di accertamento a una società di persone, il ricorso presentato anche da uno dei soggetti coinvolti apre la strada comunque al giudizio collettivo. Così che il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari risulta nullo». In altre parole, la Corte ha precisato che, trattandosi di litisconsorzio necessario, la controversia relativa al reddito della società di persone impone necessariamente la partecipazione obbligatoria della società e di tutti i soci. Tale orientamento è stato, peraltro, recentemente confermato dalla Suprema Corte che, con l’ordinanza n. 8186 del 22 marzo 2019, ha avuto modo di ribadire come costituisce principio ormai consolidato quello per cui, in materia tributaria, l’unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone e delle associazioni

di cui all’art. 5 D.P.R. 22/12/1986 n. 917 e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili e indipendentemente dalla percezione degli stessi, comporta che il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla società riguarda inscindibilmente sia la società che tutti i soci - salvo il caso in cui questi prospettino questioni personali -, sicché tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso procedimento e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni di essi. Ne consegue, pertanto, che il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati impone l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri, ai sensi dell’art. 14 D.lgs. n. 546/92. In mancanza, il giudizio è affetto da nullità assoluta, rilevabile in ogni stato e grado del procedimento anche d’ufficio.


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Nuova Sabatini, il bonus si fa più semplice

Per importi fino a 100mila euro, l’erogazione potrà avvenire in un’unica rata, in luogo delle 6 previste dalla disciplina previgente. Inoltre, il contributo potrà essere acquisito sulla semplice scorta di dichiarazioni prodotte dalle imprese in merito alla realizzazione dell’investimento. In tal modo la cronologia dei controlli diventa successiva all’erogazione dell’agevolazione

Alessandro Sacrestano management consultant Sagit&Associati srl amministratore unico Assindustria Salerno Service srl asacrestano@studiosagit.it

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nnesimo restyling per la Sabatini (art. 2 l.n. 98/2013) che, grazie al Decreto Crescita, amplifica gli incentivi a favore degli investimenti delle PMI anche in tecnologie digitali, con un tetto di risorse che passa dai vecchi 2 milioni di euro fino ai 4 previsti dalla norma varata dall’Esecutivo. Snellito anche l’iter burocratico finalizzato all’incasso del contributo: per importi fino a 100mila euro, infatti, l’erogazione potrà avvenire in un’unica rata, in luogo delle 6 previste dalla disciplina previgente. Inoltre, il contributo potrà essere acquisito sulla semplice scorta di dichiarazioni prodotte dalle imprese in merito alla realizzazione dell’investimento. In tal modo, quindi, la cronologia dei controlli diventa successiva all’erogazione del contributo, laddove invece in precedenza era antecedente. Si ricorda che lo strumento agevolativo in argomento è destinato al sostegno delle MPMI (micro, piccole e medie imprese), operanti in qualsiasi settore, fatta eccezione per i comparti delle attività finanziarie e assicurative (sezione K della classificazione delle attività economiche ATECO 2007), e che investono in beni strumentali anche attraverso il leasing finanziario. L’agevolazione si sostanza innanzitutto nel

riconoscimento di un finanziamento/ leasing finanziario, concessi da banche e intermediari finanziari aderenti alla convenzione CDP-ABI-MiSE, che copre il 100% dell’importo totale degli investimenti candidati agli aiuti, con una durata massima di 5 anni, decorrenti dalla data di stipula del contratto di finanziamento ovvero, nel caso di leasing finanziario, dalla data di consegna del bene. La spesa ammissibile non può essere inferiore a ventimila euro e, con le modifiche apportate dal DL Crescita, non superiore a quattro milioni per ciascuna impresa beneficiaria, anche se l’importo viene frazionato in più iniziative di acquisto. La Relazione Tecnica spiega che il precedente limite (fissato in due milioni di euro) si giustificava per consentire la massima fruizione del beneficio in considerazione di una limitata dotazione finanziaria disponibile. Tuttavia, continua ancora la Relazione, tale massimale risulta restrittivo soprattutto per le imprese di medie dimensioni e per quelle che realizzano investimenti produttivi di maggiore entità. Pertanto, l’aumento a quattro milioni di euro del valore massimo del finanziamento concedibile a ciascuna impresa permette di superare tali vincoli, consentendo anche

alle imprese che hanno già saturato il limite massimo dei 2 milioni di euro di continuare ad accedere alle agevolazioni. I beni oggetto di agevolazione devono essere ad uso produttivo, correlati all’attività svolta dall’impresa ed essere ubicati presso l’unità produttiva in cui è realizzato l’investimento. A fronte dei finanziamenti accordati, le imprese beneficiarie potranno fruire di un contributo in conto impianti, a copertura di parte degli interessi a loro carico. L’aiuto, per gli investimenti ordinari, è pari all’interesse calcolato, in via convenzionale, al tasso del 2,75% su un finanziamento di cinque anni e d’importo equivalente a quello concesso dalla banca o intermediario finanziario aderente alla convenzione. Per le imprese che investono, invece, in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti la percentuale è incrementata del 30% ed è, pertanto, pari a 3,575%. In relazione al contributo in conto interessi riconosciuto, l’erogazione in un’unica soluzione a fronte di finanziamenti di importo non superiore a centomila euro, consentirà uno snellimento degli oneri amministrativi e l’accelerazione dei tempi di incasso delle agevolazioni, ampliando l’effetto incentivante della misura. Maggio | Giugno 2019

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fisco

La cessione a “sé stessi” di partecipazioni rivalutate: un rischio da non correre La censura dell’Agenzia delle Entrate di “vendita a sé stessi” ha colpito nel tempo una casistica sempre più variegata, dalle riorganizzazioni degli assetti proprietari alle operazioni di LBO

Marco Fiorentino Dottore Commercialista / Revisore Legale dei Conti marcofiorentino@fiorentinoassociati.it

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a Legge di Bilancio 2019 ha riaperto nuovamente i termini per la rivalutazione del costo fiscale delle partecipazioni detenute da persone fisiche non esercenti l’attività d’impresa, in società i cui titoli non siano negoziati in mercati regolamentati (articolo 5 Legge n. 448/2001). Costituiscono partecipazioni rivalutabili, le azioni di società non quotate, le quote di Srl o di società di persone e infine i diritti, attraverso cui possono essere acquisite le predette partecipazioni (diritti di opzione, obbligazioni convertibili, etc.). Per beneficiare della disciplina in esame, i soggetti devono detenere le partecipazioni al 1° gennaio 2019 e il nuovo valore deve essere determinato da una perizia di stima giurata da un esperto, da rilasciarsi entro il 30 giugno 2019. La rivalutazione si realizza attraverso il pagamento entro il 30 giugno 2019 (per intero o in

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caso di rateizzo, della prima rata) dell’imposta sostitutiva pari al 10% o all’11%, a seconda della natura qualificata o meno della partecipazione, calcolato sul nuovo importo individuato dell’esperto. Lo strumento agevolativo viene spesso utilizzato nelle operazioni di acquisizione di partecipazioni, dove i soci uscenti, prima di dar luogo alla cessione a terzi (fondi - investitori - operatori industriali), procedono alla rivalutazione delle loro quote, portandole ad un valore coincidente con quello della transazione, realizzando di fatto, la cessione finale a tasse zero.Questa agevolazione nel passato - in presenza di sostitutive basse - era particolarmente vantaggiosa, oggi invece il suo appeal è diminuito, sia per l’elevatezza delle aliquote (10 o 11%), sia per la perequazione della tassazione ordinaria dei capital gain al 26%. Ciò non di meno, essa rimane comunque una valida strada per abbassare l’imposi-

zione. C’è da segnalare però che, accanto alla finalità puramente legata al risparmio d’imposta nelle operazioni di trasferimento a terzi delle partecipazioni, si sono registrate altre opportunità di utilizzo di questa norma, connesse invece a finalità riorganizzative della catena di controllo di società (senza contestuali cessioni a terzi) od addirittura, a veri e propri presunti arbitraggi fiscali. In merito a questi ultimi, la censura dell’Agenzia delle Entrate (AGE) più frequente è la cosiddetta “vendita a sé stessi”, che viene realizzata quando la partecipazione previamente rivalutata viene poi venduta (non conferita) ad un’altra società i cui soci siano i cedenti stessi, con il conseguente pagamento del prezzo da parte della società acquirente, attraverso fondi ad essa rivenienti da distribuzioni di riserve effettuate dalla partecipata successivamente al trasferimento. Questa costru-


zione fiscale e societaria è stata ritenuta dall’AGE elusiva - sempre che i soggetti interessati non siano in grado di documentare l’esistenza di una motivazione extrafiscale apprezzabile - poiché essa nella sostanza non sarebbe altro che una dissimulata distribuzione di dividendi dalla partecipata ai suoi soci originari a tassazione effettiva più bassa. Infatti, ritornando alle aliquote previste dalle norme attuali, attraverso questa operazione al socio cedente verrebbero in sostanza attribuite riserve, sulle quali, in mancanza della rivalutazione al 10 o 11%, avrebbe pagato la cedolare secca del 26% (16 -15 punti di risparmio). Come sempre succede, la censura dell’AGE di “vendita a sé stessi”, ha colpito nel tempo una casistica sempre più variegata (dalle riorganizzazioni degli assetti proprietari alle operazioni di LBO), tutta improntata sulla circostanza che i fondi per pagare il prezzo venissero dall’oggetto del venduto, acclarando così la natura “circolare” dell’operazione. Ma se la fattispecie, in cui si realizzi la perfetta identità quali-quantitativa delle compagini societarie (stessi soci e stesse quote di capitale nella partecipata prima e nella società acquirente poi), appare oggettivamente censurabile, non può certo dirsi lo stesso, quando tale simmetria partecipativa “sopra e sotto” non si verifichi. Venendo ad alcune esemplificazioni, è difficile per l’AGE sostenere l’elusività quando a cedere le quote rivalutate e a entrare nella società acquirente siano solo alcuni dei soci della partecipata, ovvero siano tutti i soci, ma con quote differenti da quelle che avevano in preceden-

za. Ciò in quanto la “circolarità” assoluta dell’operazione sarebbe del tutto assente, per definizione, essendo presenti altri interessi ed altri operatori, che renderebbero il progetto adeguatamente motivato, secondo le indicazioni dell’art.10bis dello Statuto del Contribuente. Inoltre, irrazionale è la posizione dell’AGE, quando l’operazione di vendita tout court da parte del socio - che addirittura fuoriesce dalla società - venga censurata per il sol fatto che le sue azioni rivalutate siano state oggetto di acquisto da parte della stessa partecipata (acquisto azioni proprie), come se tale istituto del codice civile fosse ex se sinonimo di abuso fiscale e dimenticando che spesso questa procedura è la più adatta per la liquidazione di un socio scomodo o disinteressato, quando i soci superstiti non abbiano la forza economica per rilevarne la quota autonomamente.La conferma dell’eccesso antielusivo dell’AGE, in quest’ultima fattispecie, la possiamo trovare nella sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Padova 48/1/2019, che ha stabilito l’inesistenza di abuso del diritto, nel caso di acquisto di azioni proprie da parte di una società, che siano state precedentemente rivalutate dall’azionista cedente. La Commissione, dinanzi al solito teorema dell’AGE, secondo cui tale acquisto avrebbe nascosto in realtà una distribuzione di dividendi, ha ribadito innanzitutto la libertà del contribuente di scegliere, tra più regimi fiscali offerti dalla legge, quello comportante un minore carico fiscale. Inoltre - ed è questo il passaggio più significativo che dovrebbe auspicabilmente calma-

re la foga riqualificatrice dell’AGE - ha rilevato che, se un acquisto di azioni proprie nasconde in realtà una distribuzione di dividendi, allora saremmo nell’ambito dell’istituto giuridico del negozio simulato - dissimulato, e non in quello, del tutto diverso, dell’abuso del diritto, il cui presupposto invece è proprio la validità giuridica di tutti gli atti posti in essere e la cui mera conseguenza è solo l’eventuale inopponibilità al Fisco dei relativi effetti tributari. Così inquadrata la fattispecie, ovviamente, ne consegue che, nei casi di negozio simulato, la prova dell’AGE non può avere ad oggetto la carenza di motivazioni economiche o l’antieconomicità, bensì la volontà di tutti i soggetti coinvolti (soci - amministratori - sindaci) di procedere ad una dissimulata distribuzione degli utili. Prova naturalmente non fornita dall’Ufficio nel caso in specie.La Commissione infine, ha rilevato anche una erronea imputazione dell’AGE della supposta antieconomicità dell’atto di acquisto, che non può essere fatta ai cedenti ma, se del caso, alla società acquirente.Vedremo come la vicenda dell’acquisto di azioni proprie rivalutate proseguirà nei gradi successivi di giudizio, auspicando la conferma della sentenza di primo grado, resta comunque evidente che, nel caso si intendano porre in essere operazioni “intersocietarie” in senso lato, di vendita di partecipazioni rivalutate, occorre prestare molta attenzione alla tenuta fiscale del progetto complessivo, onde evitare successive contestazioni dell’AGE, che, come è noto, tendono ad avere un perimetro illimitato.

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fisco

Aree di crisi industriale, finanziamenti al rilancio Rispetto al bando precedente, ampliate le attività finanziabili tra cui quelle relative alla tutela ambientale, il turismo e l’innovazione organizzativa. Inoltre Invitalia non è più obbligata a partecipare al capitale sociale delle imprese beneficiarie

Giuseppe Arleo dottore commercialista giuseppearleo@libero.it

A

partire dal 9 giugno 2015, con la pubblicazione del Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, è stata riavviata la legge 181/89. Si tratta di un importante strumento agevolativo dedicato al rilancio delle aree colpite da crisi industriale e di settore gestita da Invitalia, Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, che ne valuta i progetti, eroga gli incentivi e si occupa del monitoraggio degli investimenti. I dati ufficiali, aggiornati al 01 aprile 2019, relativi all’incentivo di cui sopra indicano che sono state presentate 246 iniziative per circa 2,3 miliardi di euro di investimenti attivati e con la creazione di 11.270 posti di lavoro. Il finanziamento riguarda piccole, medie e grandi imprese, nella forma di società di capitali, società cooperative e consortili, sane sia dal punto di vista economico sia finanziario, che hanno l’obiettivo di porre in essere investimenti destinati a creare nuovi posti di lavoro attraverso operazioni di ampliamento, ristrutturazione e delocalizzazione di stabilimenti produttivi. Sono escluse, quindi, le ditte indivi46

duali, le società di persone e gli enti no profit. I richiedenti le agevolazioni non devono trovarsi in liquidazioni volontarie o soggette a procedure concorsuali, avere regolarità contributiva, edilizia, urbanistica e del lavoro. Possono, inoltre, accedere coloro che sono in contabilità ordinaria, le startup e quanti all’atto dell’invio della domanda non abbiano ancora sede nelle aree di crisi. Infine, per le imprese che presentano il progetto di finanziamento, bisogna tener presente i parametri occupazionali e finanziari stabiliti dai criteri del GBER, verificati dall’ultimo bilancio chiuso e approvato e qualora, per due anni consecutivi, i parametri fossero disattesi, ci sarebbe l’impossibilità di presentare la richiesta delle agevolazioni. Rispetto al bando precedentemente in atto, quello odierno presenta due novità. La prima riguarda l’ampliamento delle attività finanziabili tra cui quelle relative alla tutela ambientale, il turismo e l’innovazione organizzativa. La seconda è la mancata obbligatorietà da parte di Invitalia a partecipare al capitale sociale delle imprese beneficiarie. Sono finanziabili le attività relative all’estra-

zione dei minerali, manifatturiero, produzione di energia, servizi alle imprese, attività turistiche e ricettive. Gli investimenti dovranno essere diretti in unità locali ubicate nei territori ricadenti nelle aree di crisi industriale complessa. L’importo minimo di spesa è pari a 1,5 milioni di euro, deve essere avviato dopo la presentazione della domanda di finanziamento e ultimato entro 36 mesi, con un’agevolazione che può arrivare al 75% di contributo in forma mista dato da fondo perduto, sia per gli investimenti in conto impianti che su quelli relativi al circolante, oltre ad una quota massima del 50% in finanziamento agevolato rimborsabile in 10 anni di cui i primi 3 di preammortamento. Nella fattispecie sono finanziabili l’acquisto del suolo aziendale e le relative opere edili inclusa l’impiantistica, attrezzature, impianti e macchinari, programmi informatici, immobilizzazioni immateriali. Le aree dove è possibile presentare i progetti di finanziamento vengono, di volta in volta, stabiliti con delle Circolari Direttoriali da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.


lavoro

Furto di beni in azienda: non sempre scatta il licenziamento L’imputabilità della giusta causa - secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione - va valutata con rispetto dei criteri di proporzionalità relativi alla gravità della colpa e all’intensità della violazione della buona fede contrattuale

Paolo Ambron avvocato del lavoro info@studiolegaleambron.it

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on si applica sempre la massima sanzione qualora un dipendente venga sorpreso a rubare beni aziendali. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 1634/2019, che ha confermato la decisione della Corte di Appello di Napoli pronunciatasi sul licenziamento comminato ad un dipendente per aver sottratto beni aziendali. Il fatto. Il Tribunale di Nola aveva rigettato l’impugnazione del licenziamento per giusta causa irrogato al lavoratore per la sottrazione di cinque lampadine da alcuni proiettori per installarle sulla propria autovettura. Riformando la sentenza di primo grado, la Corte di Appello di Napoli dichiarava l’illegittimità del licenziamento condannando la società alla reintegra del lavoratore e al pagamento delle retribuzioni maturate dalla data di licenziamento, in quanto dall’istruttoria era emerso che la sottrazione del materiale consisteva in una operazione non di prassi e, in ogni caso, tollerata dall’azienda e non avvertita come illecita, ciò acquisendo una rilevanza

nel giudizio di proporzionalità della sanzione. La Corte di Appello rilevava che l’imputabilità della giusta causa di licenziamento andava valutata con rispetto dei criteri di proporzionalità relativi alla gravità della colpa e intensità della violazione della buona fede contrattuale. Infatti nel caso di specie la Corte rilevava che la condotta del lavoratore consisteva nella sottrazione di beni di modico valore e che questa non cagionava alcun danno rilevante all’azienda. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 1634/2019, conferma il giudizio emesso dal Giudice di secondo grado e quindi l’illegittimità del licenziamento irrogato per giusta causa stabilendo l’assenza di proporzionalità tra la condotta contestata e la sanzione comminata. A tale decisione è giunta stante la consapevolezza da parte del datore di lavoro della esistenza di pratiche simili a quella eseguita dal lavoratore licenziato, che erano diventate una prassi nell’ambito aziendale da parte di altri dipendenti. Decisione che era appunto rafforzata anche dal modico valore dei beni aziendali sottratti.

Infatti, l’esiguità dei beni sottratti non è di per sé sufficiente per comminare la sanzione massima da parte del datore di lavoro, di per sé sproporzionata rispetto al fatto, ma risulta fondamentale la gravità della condotta posta in essere dal lavoratore. Tale principio è stato ribadito in precedenza dalla Suprema Corte con sentenza n. 24014/2017 che ha sottolineato come il danno patrimoniale subito dal datore di lavoro abbia una rilevanza secondaria rispetto alla lesione del rapporto di fiducia tra il dipendente e l’azienda. Del resto, secondo il consolidato orientamento della Suprema Corte «la valutazione in ordine alla ricorrenza della giusta causa e al giudizio di proporzionalità della sanzione espulsiva deve essere operata con riferimento agli aspetti concreti afferenti alla natura e alla utilità del singolo rapporto, alla posizione delle parti, al grado di affidamento richiesto dalle specifiche mansioni del dipendente, al nocumento eventualmente arrecato, alla portata soggettiva dei fatti stessi, ossia alle circostanze del loro verificarsi, ai motivi e all’intensità dell’elemento intenzionale o di quello colposo». Maggio | Giugno 2019

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Borsa Mediterranea della Formazione e del Lavoro Soddisfazione per la prima edizione della manifestazione

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ltre tremila persone per il progetto di alternanza FG, per aver realizzato all'interhanno preso parte alla scuola-lavoro attivato con no dell'azienda il “Print Lab”, un 1a edizione della Borsa l’istituto ITC Galilei di Salerno, open space dedicato ai giovani Mediterranea della Formazioche si è concluso con l’assuncreativi degli istituti superiori ne e del Lavoro, evento nato zione in azienda di 4 giovani e delle università impegnati con l’obiettivo di agevolare il studenti; Bioplast, per aver nella sperimentazione di nuove matching tra domanda e offerta promosso, in collaborazione applicazioni legate al mondo di lavoro, che si è tenuto presso con l’ATIF, “Matespack”, primo della stampa digitale. l’ex Tabacchificio Centola di Master in Materiali e TecnoloTanti, inoltre, gli Enti, APL e Pontecagnano Faiano dall'11 al gie Sostenibili per Packaging società di formazione che, 13 aprile scorso. polimerici e cellulosici gestito durante le tre giornate della L’evento, promosso da Cendall’Università degli Studi di Borsa, hanno interagito nei tro Studi Super Sud e loro stand con il folto organizzato da Gruppo pubblico che ha animato Stratego, ha dedicato, la manifestazione. in particolare, grande Segnaliamo, a tal attenzione alle aziende e proposito, la presenza alle scuole del territorio con un proprio spazio di Tra le aziende insignite del che si sono distinte per Assoservice Salerno Acapremio “Top Company”: l’attivazione di progetti demy, la società di servizi Softlab, CTI FoodTech, Bioplast, di Confindustria Salerno, virtuosi in materia di formazione e lavoro. che ha scelto la maniOMPM e Industria Grafica FG Tra le aziende insignite festazione per il lancio del premio “Top Comufficiale del sito dedicato pany”: Softlab, che negli al matching domanda / ultimi anni ha investito offerte di lavoro https:// costantemente al Sud jobmarket.assoservicon nuovi insediamenti in Salerno; OMPM, per l’attuaziocesalerno.it/ e per presentare Campania (Salerno e Caserta) ne di una politica di recruitment la nuova offerta di servizi in puntando sui giovani talenti del orientata alla “territorialità” materia di Politiche Attive del nostro territorio; CTI FoodTech, delle persone; Industria Grafica Lavoro e Formazione.

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mercati

Export USA agroalimentare: come richiedere l’FFR Number È bene sapere che con la registrazione si fornisce alla FDA una serie di informazioni soprattutto di contatto e alcuni dati relativi ai propri stabilimenti. La procedura è totalmente gratuita e può essere fatta anche per via telematica

Daniele Trimarchi Studio Trimarchi daniele@studiotrimarchi.com

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li USA, malgrado le minacce di Trump, rimangono un mercato aperto e rappresentano la locomotiva del commercio mondiale. I dati ICE New York parlano di una crescita +7,9% delle esportazioni italiane del settore agroalimentare verso gli USA (dati 2018 su 2017), con possibilità di occupare percentuali di mercato sempre più ampie. Tuttavia, sono diverse le azioni intraprese negli ultimi due decenni a salvaguardia del mercato statunitense che, di fatto, hanno comportato un aumento di burocrazia. Degne di nota sono: 1. La lotta al terrorismo, che ha generato una politica di sicurezza attuata direttamente sulle merci importate (C-TPAT; Customs - Trade Partnership Against Terrorism) con controlli preventivi e attività direttamente nei porti di sbarco.

2. La protezione dei consumatori, che ha visto il proliferarsi di numerose legislazioni, tra cui la legge americana di modernizzazione alla sicurezza alimentare «Food Safety Modernization Act (FSMA)» o la “Public Health Security and Bioterrorism Preparedness and Response Act” che sin dal 2002 introduceva novità per gli esportatori di prodotti alimentari verso gli Stai Uniti. In particolar modo il

Titolo III ha previsto tra le altre cose: 1. La REGISTRAZIONE (“Registration”) obbligatoria presso il FDA di tutti gli stabilimenti in cui vengono prodotti, trasformati o stoccati prodotti alimentari destinati al mercato statunitense per il consumo da parte di uomini o animali; 2. La NOTIFICA ANTICIPATA (“Prior Notice”) al FDA di ogni spedizione di prodot-

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ti alimentari destinati al mercato statunitense per il consumo da parte di uomini o animali. In quest’articolo si vuole fornire alle aziende del settore dell’agroalimentare, indicazioni su come adempiere alla Registrazione al FDA del proprio stabilimento “facility” e richiedere con pochi passaggi il “FFR number”, numero che le aziende esportatrici negli USA sono tenute a inserire nelle fatture e nei documenti di comunicazione. È bene sapere che con la registrazione si fornisce alla FDA una

verso gli Stati Uniti sia venuto in contatto. Sono compresi gli stabilimenti che producono, trasformano, sintetizzano, preparano, trattano, modificano o manipolano gli alimenti come il tagliare, sbucciare, lavare, imbottigliare o impacchettare (dato che sono tutti processi di trasformazione). Dovranno essere registrati anche quegli stabilimenti che si occupano dello stoccaggio dei prodotti (i silos e i serbatoi per prodotti liquidi). Le aziende con più stabilimenti dislocati in più punti e che producono alimenti destinati agli USA sono tenute

serie di informazioni soprattutto di contatto e alcuni dati relativi ai propri stabilimenti. La procedura è totalmente gratuita anche se un po’ laboriosa, ma viene fatta una sola volta e, come vedremo alla fine dell’articolo, anche per via telematica. Perché registrare lo stabilimento alla FDA? È obbligatorio registrare ogni stabilimento con cui il cibo destinato all’esportazione

a registrare tutti gli stabilimenti. Non hanno bisogno di registrazione multipla invece le aziende con più edifici situati in un’unica località e aventi indirizzo unico a meno che ogni edificio non produca prodotti diversi. È dispensata dalla registrazione dello stabilimento quell’azienda che - nonostante produca, trasformi, confezioni e manipoli alimenti - li invii, prima

dell’esportazione verso gli Stati Uniti, a un secondo stabilimento per ulteriori trasformazioni, per il confezionamento o per qualsiasi altra manipolazione. In tal caso, solo il secondo stabilimento dovrà essere registrato presso il FDA. Tuttavia, nel caso in cui tale secondo stabilimento si limiti a una attività marginale (quale la sola etichettatura del prodotto), entrambi gli stabilimenti sono soggetti a registrazione. La registrazione deve essere presentata obbligatoriamente da proprietari, operatori o agenti responsabili di uno stabilimento. Ognuno dei soggetti sopra elencati ha facoltà di delegare a terzi ad effettuare la procedura di registrazione. In Italia ci sono diversi consulenti o aziende che si occupano della procedura con costi intorno a euro 150 una tantum, più eventualmente altri euro 100 per ogni rinnovo bimestrale. Importante! Per l’ottenimento del FFR number, l’FDA richiede che ogni stabilimento debba essere rappresentato negli Stati Uniti da un agente che sia residente o abbia un ufficio in territorio statunitense e che comunque sia ivi presente fisicamente. L’agente può essere una persona fisica, una associazione o una società. La sua funzione sarà quella dell’intermediario fra il FDA e lo stabilimento, sia per quel che riguarda le comunicazioni di routine, sia per quelle di emergenza. Facilmente troverete in internet aziende con sedi negli USA (anche italiane) che si occupa-


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no di svolgere il ruolo di agente ad un costo che varia dai 350 ai 500 euro annui. Ove possibile, suggeriamo di verificare prima con il proprio importatore statunitense la disponibilità a svolgere questo ruolo. Molto probabilmente questi acconsentirà perché questa mansione, specialmente se relativa ad attività spot e/o di export in piccole quantità, non comporta grosse incombenze; inoltre potrebbe essere un modo per verificare se l’importatore ha un reale interesse a facilitarvi il compito per importare i vostri prodotti. GUIDA PER OTTENERE IL FFR NUMBER. Il nostro suggerimento è seguire la procedura sul portale FDA collegandosi all’indirizzo Internet che troverete in basso; tuttavia è sempre possibile attuare una registrazione con modalità cartacea. Maggiori informazioni possono essere reperite sulla pagina: www.fda.gov/Food/GuidanceRegulation/FoodFacilityRegistration/default.htm. Questa pagina è ricca di dettagli, guide e tutorial (in lingua inglese) relative a: Gestione del Food Facility Account • La user guide per la Registrazione FFR online • La guida al rinnovo biennale del FFR • Procedura di cancellazione L’FDA fornisce un servizio di assistenza in lingua italiana, chiamando al numero 1-877696-6775, mentre i contatti dell’Help Desk (in lingua inglese), sono: 1-800-216-7331 oppure 240-247-8804; e-mail:

furls@fda.gov Per iniziare con la procedura online accedere alla pagina www.access.fda. gov e cliccare “+ CREATE ACCOUNT” quindi seguire le successive tre fasi: 1. indicare “Yes o No” a seconda dei casi e spuntare “FFR” 2. nella pagina che si sarà aperta andrete ad inserire brevi informazioni (compresa la password che poi utilizzerete tutte le volte che vorrete accedere al sito). 3. al termine, si aprirà una maschera che vi indicherà se la procedura di creazione dell’Account è andata a buon fine. Inoltre riceverete l’ID (un codice alfanumerico) che utilizzerete tutte le volte che bisognerà accedere al sito FDA. Contestualmente vi verrà inviata anche una mail di conferma. A questo punto ritornerete nella prima schermata https:// www.access.fda.gov e questa volta andrete a cliccare su “LOG-IN” per accedere nella pagina dove inserire appunto l’Account ID ricevuto e la password che avrete scelto e flaggare “I understand” quindi procedere con il log in. In

questa pagina c’è la sezione “Registration and Listing Programs” / Food dove vedrete già selezionato il quadratino Food Facility Registration, quindi cliccate per entrare nella FFR Home. Una volta entrati avvierete la vera procedura di registrazione in lingua inglese che consiste in 7 Step divisi in 12 Sezioni da compilare in tutte le loro parti (obbligatorie). Non dimenticare che nella sezione n. 7 devono essere indicati i dati dell’agente statunitense dello stabilimento; e nella sezione 5 il nome, indirizzo e numero di telefono di un eventuale contatto di emergenza negli Stati Uniti (se diverso dall’agente). Se a questo punto non avete ancora individuato il vostro agente, vi suggeriamo di provvedere prima di procedere. Una volta ultimata la registrazione ricontrollate e confermate per l’invio. Passeranno poche ore o al massimo qualche giorno ed il vostro agente riceverà la mail con l’avvenuta registrazione e il FFR number.

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Certificati di Origine: novità sul rilascio Tra le più importanti una significativa semplificazione: aziende AEO, Esportatori Registrati (REX) ed Esportatori Autorizzati potranno stampare “in casa” il documento

Antonio Petruzzo Customs Advisor Easyfrontier petruzzo@easyfrontier.it

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l 18 marzo 2019, il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato la circolare n. 62321 con le nuove disposizioni per il rilascio dei certificati di origine da parte delle Camere di Commercio. Alla circolare sono allegate le linee guida al fine di allineare le procedure di richiesta e di rilascio dei certificati al Codice Doganale dell’Unione (CDU), Reg. UE n. 952/2013, a quelle delle Camere di Commercio Europee (Eurochambres). È opportuno segnalare alcune disposizioni di grande importanza per gli operatori che facciano richiesta di un certificato di origine. Per prima cosa, il certificato di origine può essere rilasciato, come previsto dall’art. 61, par. 3, del CDU, “qualora le esigenze del commercio lo richiedano” sulla base delle regole di origine del Paese di destinazione. In tutti gli altri casi, ovvero quando non venga fatta dall’esportatore specifica

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richiesta di applicazione del suddetto articolo, si fa riferimento alla normativa unionale in materia di acquisizione dell’origine non preferenziale. Di grande importanza per gli operatori è poi la possibilità di usufruire della stampa in azienda del certificato di origine. Tale procedura è riservata solo alle aziende titolari di: • Autorizzazione AEO (Authorized Economic Operator - Operatore Economico Autorizzato) • Esportatore Autorizzato • Esportatore Registrato, iscritto alla banca dati REX Possono accedere a tale semplificazione anche le imprese diverse da quelle sopra elencate, purché presentino dichiarazione sostitutiva di atto notorio di assenza di violazioni gravi o ripetute della normativa doganale e fiscale. Linee guida sono state fornite anche sulla compilazione delle diverse caselle del formulario. In-

teressante quanto previsto per la casella 3, “Paese di origine”: • Merci originarie di uno Stato membro della UE: indicare la dicitura “Unione Europea - Repubblica Italiana” e non “Unione Europea - Italia” • Merci originarie di uno Stato extra UE: indicare il Paese terzo • Merci di origine multipla: riportare i nomi dei diversi Paesi di origine Per la casella 6 del formulario, ovvero “descrizione della merce”, indicare il nome del Paese di origine a fianco di ogni singolo articolo, facendo attenzione a separare le merci di origine UE da quelle di origine extra UE. È accettato e possibile il rilascio di un certificato di origine non preferenziale Unione Europea (Made in EU) nonostante l’origine non preferenziale si riferisca ai singoli Stati membri e non all’Unione nel suo insieme.


mercati

D'Agata: «Sulla Cina la visione delle imprese deve essere lunga» La Belt and Road Initiative porta con sè opportunità e rischi per le pmi italiane

di Raffaella Venerando

Pier Luigi D'Agata direttore generale di Confindustria Assafrica & Mediterraneo

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tori, finanziati sia direttamente Roma il 23 marzo scorso. Ci sono irettore, Belt and Road dalla Cina, sia attraverso la Asian tuttavia anche rischi per la manInitiative: più opportunità Infrastructure Investment Bank, canza di reciprocità nelle relazioo più rischi per il nostro di cui l’Italia è membro fondatore ni tra la Cina e il resto del mondo, sistema di imprese? e presente nel capitale con 2,571 come è stato bene sottolineato Occorre fare una premessa: la miliardi di dollari. nel Vertice UE-Cina del 9 aprile a Belt and Road Iniative non è un In questo contesto ci sono opporBruxelles. Occorre però ragionare grande progetto infrastrutturale, tunità per le imprese italiane fora lungo termine, perché la Cina ma un progetto politico di lungo temente specializzate in settori e si sta posizionando come prima termine che la Cina si propone sottosettori che possono essere potenza economica mondiale di realizzare per rafforzare la sua influenza economica e quindi occorre una strategia imprenditoriale mondiale. A differenza di ampio respiro che non del nostro mondo, la Cina Lo scorso 11 aprile si è tenuta prescinda da tale realtà in ha una visione strategica a trenta, cinquanta anni evoluzione. in Confindustria Salerno e quindi il suo progetto Tra gli obiettivi che lei ha la prima tappa di rimarcato nella giornata di ricostituzione dell’Apresentazione della di presentazione di OBOR fro-Eurasia punta ad One Belt One Road Exhibition in Confindustria Salerno un mercato che rappresenta già due terzi della vi è quello di aumentare che si terrà a Roma le forniture delle imprese popolazione mondiale, dal 15 al 18 maggio italiane nei Paesi terzi l’unico in cui - secondo le attraversati dalla Belt and stime ONU - nei prossimi decenni la popolazione Road Initiative… sarà ancora in crescita. Una opportunità importante sarà l’Obor-One Belt One In questo quadro la connettività, subfornitrici delle grandi imprese Road Exhibition 2019, che si terrà e quindi le infrastrutture sono cinesi, specie nei paesi terzi, in in Fiera di Roma dal 15 al 18 maguno dei temi, non l’unico. Vi si Asia e in Africa, come d’altronde affiancano progetti in tutti i setanche previsto dagli Accordi con gio in parallelo con Exco 2019, la Maggio | Giugno 2019

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prima Fiera Internazionale della Cooperazione. Sarà un’occasione per incontrare bilateralmente le oltre 50 imprese cinesi presenti per ragionare non solo in termini di import-export ma anche di progetti di sviluppo nei Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, che sono destinatari dei finanziamenti della Cooperazione internazionale ma anche di quelli della Belt and Road Initiative. Non si deve dimenticare che la BRI marittima approda nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez, dopo aver toccato i porti del Kenya e che l’itinerario sud della BRI terrestre raggiungerà i Balcani e l’Italia attraverso Asia centrale, Iran e Turchia, mentre il terzo percorso raggiunge il Nord Europa 54

attraverso la Russia. Questo grande progetto porta dunque con sé opportunità e rischi, rispettivamente da cogliere ed evitare, monitorandone attentamente i vari passaggi con il supporto delle Associazioni del Sistema Confindustria. Il dipanarsi dei tracciati della BRI tra Mediterraneo, Africa e Medio Oriente ci porta, come Confindustria Assafrica & Mediterraneo, ad un costante monitoraggio dell’evoluzione della BRI, quale Rappresentanza Internazionale del Sistema Confindustria su tali aree, anche perché ormai, specie per i progetti in Africa non si può più prescindere dalla presenza imprenditoriale e finanziaria cinese (60 miliardi di dollari decisi dal Vertice Cina-Africa del set-

tembre 2018 in aggiunta ai 100 miliardi già concessi per progetti ed infrastrutture). In proposito occorre valutare anche l’impatto della presenza cinese su un continente in grande crescita demografica, urbanistica ed economica e che tiene molto al suo capitale umano, «una delle sue maggiori ricchezze», come ha sottolineato l’economista Vera Songwe, Segretario Generale della Commissione Economica per l’Africa delle Nazioni Unite. Si tratta quindi di inserirsi nelle nicchie specializzate di mercato in modo da puntare a rendere complementari specie nei Paesi terzi, con l’aiuto di Accordi intergovernativi, le grandi imprese generaliste cinesi con le PMI specializzate italiane.


sicurezza

Bando Isi 2018, le imprese hanno tempo per le domande fino al 30 maggio L’Avviso pubblico è diviso in cinque assi di finanziamento. Tra le novità di quest’anno la maggiore attenzione ai progetti riguardanti i modelli organizzativi e di responsabilità sociale e alle tipologie di intervento nei settori del tessile e della pesca a cura della Direzione Centrale Pianificazione e Comunicazione | Inail

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ietro ogni grande impresa c’è un’idea di futuro in grado di orientare i comportamenti del presente. Investire nella prevenzione è un valore per i lavoratori e una risorsa per le aziende. Operando in ambienti più sicuri, le persone possono migliorare la qualità delle proprie prestazioni e le aziende crescere in termini di produttività e fatturato. Secondo un’indagine condotta dall’Issa (Associazione internazionale di sicurezza sociale) su 300 imprese di 15 Paesi, si calcola che, ogni anno, per un euro investito in prevenzione, sia possibile ricevere un ritorno economico pari ad oltre il doppio. Dal 2010 per promuovere comportamenti virtuosi tra le aziende e incentivare investimenti che puntino a rendere più sicuri i luoghi di lavoro, l’Inail presenta l’Avviso pubblico Isi che finora ha offerto la possibilità di ottenere finanziamenti per oltre due miliardi di euro. Giunto alla nona edizione, il Bando, quest’anno, mette a disposizione degli operatori che investano in prevenzione, circa 370 milioni

di euro a fondo perduto, ripartiti in budget regionali. Si tratta della somma più alta stanziata, fino ad oggi, dall’Istituto. La procedura L’11 aprile scorso ha preso il via la procedura per la compilazione on line delle richieste di ammissione al finanziamento. Le imprese hanno tempo fino al 30 maggio, alle ore 18, per inserire, in modalità telematica, la propria domanda, compilarla e salvarla nella sezione “Servizi online” del sito dell’Inail (www. inail.it). In quest’area, è possibile anche effettuare simulazioni relative ai progetti da presentare e verificare il raggiungimento o meno della soglia di ammissibilità. Per compilare la domanda è necessario essere in possesso delle credenziali di accesso ai servizi online scaricabili, effettuando la registrazione al sito dell’Istituto, almeno due giorni lavorativi prima della scadenza del termine per la presentazione delle domande. Da giovedì 6 giugno le imprese, i cui progetti avranno raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità, potranno accedere alla procedura informatica ed effettuare

il download del proprio codice identificativo che le individuerà, in maniera univoca, in occasione del “click day”, il giorno dedicato all’inoltro on line delle domande. I giorni e gli orari di apertura dello sportello informatico saranno comunicati sul sito dell’Inail, a partire dal 6 giugno. Ripartiti in budget regionali, i contributi saranno assegnati fino ad esaurimento, secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande. Gli elenchi provvisori, in ordine temporale, di tutte le richieste inoltrate, con evidenza di quelle classificate in posizione utile per l’ammissibilità al finanziamento, saranno pubblicate sul sito dell’Istituto, entro 14 giorni, dalla conclusione della fase di invio delle domande online. Per accedere al contributo, le imprese in posizione utile, dovranno poi confermare la domanda inserita online, tramite l’invio, entro 30 giorni, all’Inail, della richiesta telematica generata dal sistema, sottoscritta dal titolare o dal legale rappresentante dell’azienda e della documentazione prevista dal Bando per ciascuna tipologia di progetto. Maggio | Giugno 2019

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Cinque assi di finanziamento delle imprese ma censiti in albi lavoro sono rappresentati atSe l’aumento dei contributi nazionali e regionali. Asse 3 (Isi traverso immagini composite di rappresenta la novità principale Amianto), oltre 97 milioni, per lavoratori con uno stile “digital del nuovo Bando Isi, altrettanto gli interventi di bonifica. Asse 4 oriented”, in grado di individuare significativa è l’introduzione del (Isi micro e piccole imprese), 10 alcune delle misure di finanziasub-asse riguardante i promilioni, per le imprese della pemento del Bando: dal tessile alla getti per l’adozione di modelli sca e del tessile, abbigliamento, pesca, dallo spostamento maorganizzativi e di responsabiarticoli in pelle e calzature. Asse nuale dei carichi all’agricoltura. lità sociale e l’inserimento dei 5 (Agricoltura), 35 milioni, di cui, I riquadri sono contrassegnati settori della pesca e del tessile, 30 per tutte le aziende e 5 per i da un hashtag che individua nell’asse 4, dedicato alle micro giovani agricoltori under 40. la tipologia di attività: “La mia e piccole imprese che operino in Campagna informativa su azienda ha investito sulla sicuambiti specifici. stampa, tv, radio e web rezza con il #bandoISI”, “#carichi Suddivisi in cinque assi di finanPer promuovere la partecipaziodi prevenzione”, “#ilmarein ziamento, differenziati in base ne al Bando, l’Inail ha realizzato sicurezza”, “#protezioneincamai destinatari e alla tipologia dei una campagna informativa, po”, “#lasicurezzariguardatutti”. progetti, i contributi, erogati che dopo un primo lancio a Sulla base del percorso avviato in conto capitale, possono dicembre sulle principali testate lo scorso anno con #storiedicoprire fino al 65% delle prevenzione, nello spazio spese sostenute per ogni informativo del portale Accanto agli strumenti progetto ammesso, Inail, verranno pubblicate tradizionali di campagna sulla base dei parametri periodicamente le narrae all’organizzazione di un e degli importi minimi zioni video di aziende che, road-show territoriale, e massimi indicati dal grazie ai finanziamenti quest’anno l’Inail, in sintonia Bando per ciascuna tiricevuti con il Bando con il mood digital, ha pologia d’intervento. Per Isi, abbiano migliorato i le imprese fino a 50 diintensificato la comunicazione livelli di salute e sicurezza pendenti che presentino della propria attività. social per raggiungere più progetti per l’adozione facilmente anche la platea dei Accanto agli strumenti di modelli organizzativi e giovani imprenditori attraverso tradizionali di campagna di responsabilità sociale e all’organizzazione di un modalità di coinvolgimento (Asse 1.2) non è fissato road-show territoriale, più agili e veloci un limite minimo di quest’anno l’Inail, in sinfinanziamento. Vediamo tonia con il mood digital, nello specifico le singole misure nazionali, è stata “on air”, fino ha intensificato la comunicadi finanziamento. Asse 1, (Isi al 10 maggio, su stampa e web e zione social per raggiungere più generalista), circa 182 milioni con uno spot sulle maggiori reti facilmente anche la platea dei di euro, ripartiti in 180 per i televisive e emittenti radiogiovani imprenditori attraverso progetti di investimento e due foniche. Caratterizzata da un modalità di coinvolgimento più milioni per gli interventi riguarduplice obiettivo: informativo agili e veloci. danti i modelli organizzativi e e valoriale, l’iniziativa punta a Informazioni e assistenza di responsabilità sociale. Asse 2, trasmettere il messaggio che Per ottenere informazioni e (Isi tematica), 45 milioni, per i investire in sicurezza e prevenassistenza è possibile rivolgersi progetti di riduzione del rischio zione è un valore per la tutela al contact center Inail al numero da movimentazione manuale dei dei lavoratori, ma anche per la 06.6001, utilizzabile sia da rete carichi, possono accedere a queproduttività delle aziende. fissa che mobile secondo il piano sta misura gli enti del terzo setNel “visual” della campagna i tariffario del proprio gestore tore anche non iscritti al registro temi della salute e sicurezza sul telefonico.

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re-values lab

Alessandra Puglisi amministratore RE Build It srl | a.puglisi@rebuildit.it

Gestione degli immobili: l’importanza di un approccio integrato Per vincere la sfida competitiva è indispensabile adottare forme di governance più evolute, che prevedano l’esternalizzazione parziale e totale dei servizi no core ad un provider per il quale i prodotti/servizi affidati costituiscano il proprio core business. Vediamo quali sono i passi fondamentali da compiere

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a tenuta competitiva delle imprese dipende dalla capacità di rinnovarsi per continuare a crescere, restando slegate da abitudini stratificate nel tempo. Molte piccole e medie imprese per ragioni dimensionali, generazionali o di contesto, hanno subito la globalizzazione senza riuscire a reagire e soffrono oggi la velocità della trasformazione tecnologica dei modelli dell’Industria 4.0. Fondamentale è invece l’abilità di rispondere alle problematiche di business con un ripensamento radicale dei propri modelli gestionali nell’ottica del miglioramento continuo. Ma oltre alla capacità di innovazione dei prodotti e dei processi core, indispensabile per assicurare l’efficacia dell’offerta nel mercato, il contesto competitivo richiede un livello di

efficienza sempre più alto che deve interessare anche tutto quanto è classificabile come no core, ovvero tutte le attività e i processi che sono a supporto dell’attività caratteristica dell’azienda. La flessibilità, la differenziazione, la qualità richiesta dai mercati hanno determinato una progressiva crescita delle componenti di costo indiretto di produzione che rilevano la presenza di una hidden factory (fabbrica nascosta) costituita da tutte quelle attività di supporto allo svolgimento di un processo produttivo competitivo che pesano sensibilmente sul conto economico. Per questa ragione, la riduzione dei costi indiretti e dei costi di gestione degli asset è un elemento irrinunciabile nei piani di azione d’impresa poiché dall’attenta razionalizzazione di queste voci di spesa deriva il miglioramento del margine economico e dell’efficienza operativa.I costi indiretti e gli overhead (spese generali) sono in genere molto rilevanti e rappresentano la seconda o terza categoria di costo aziendale. Nonostante l’impatto che queste voci hanno sul conto economico, non essendo costi direttamente connessi all’attività aziendale, spesso non

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sono gestiti con adeguate competenze e oculatezza, alimentando emorragie di risorse. Per vincere la sfida competitiva è indispensabile adottare forme di governance più evolute, che prevedano l’esternalizzazione parziale e totale dei servizi no core ad un provider per il quale i prodotti/servizi affidati costituiscano il proprio core business.Attraverso la progettazione, pianificazione ed erogazione delle attività di supporto allo svolgimento del processo produttivo, il facility management garantisce l’ottimale funzionamento delle strutture e il mantenimento del valore dei beni nel tempo. L’immobile d’impresa diventa così equiparabile - dal punto di vista finanziario - a una obbligazione a lungo temine a elevata affidabilità. Un corretto approccio deve partire dall’individuazione delle potenziali economie, per ciascuna categoria e tipologia di costo, senza pregiudicare la qualità degli output e garantendo un progressivo efficientamento della gestione delle strutture aziendali. Esso interviene, inoltre, sull’uso razionale dell’energia, sui servizi complementari e, non ultimo, sulla gestione delle scadenze normative e degli adempimenti burocratici che, da soli, hanno un peso del 4% sul fatturato delle piccole imprese (dati Assolombarda, nda). Le fasi di analisi che formano una strategia facility management si focalizzano su: il riesame dei contratti e degli indicatori di performance per il controllo della qualità dei servizi in modo da garantire il miglior rapporto qualità/prezzo; lo stato di conservazione e manutenzione dei sistemi edificio-impianti; l’utilizzo dell’energia nelle strutture in cui si lavora; la pianificazione operativa delle manutenzioni, utilizzando una

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struttura organizzativa altamente specializzata che affianca l’impresa per gestire i processi di approvvigionamento e monitoraggio dei servizi necessari a supportare il core business. Ma quanto costa un facility manager altamente specializzato? Nel mercato dei servizi di gestione tecnica immobiliare alcune società hanno profilato la propria offerta di servizi per adattarla ai contesti operativi delle PMI. Si distinguono dai grandi provider del facility management per aver adottato un modello operativo estremamente flessibile al fine di supportare le imprese in questo percorso di cambiamento attraverso una consulenza continua ma non onerosa. Quanto può risparmiare un’azienda implementando un sistema efficiente di gestione degli asset? Dalla verifica sul campo effettuata in 35 aziende italiane, con fatturato compreso tra 10.000.000 e 70.000.000 euro, operanti in settori differenti, emerge che l’applicazione corretta di metodi di facility management porta ad una riduzione della spesa compresa tra il 10 e il 15%.Fondamentale per essere efficienti in un contesto di trasformazione 4.0 è l’adozione di un sistema di gestione documentale di supporto alle attività tecniche che parta dalla dematerializzazione dei documenti cartacei, catalogandoli e indicizzandoli secondo determinati sistemi di tagging, con il vantaggio di tagliare i costi indiretti legati al mantenimento degli archivi cartacei e di migliorare la ricerca e la reperibilità dei documenti. Inoltre, l’introduzione di nuove tecnologie per la gestione delle facilities, se applicata coerentemente all’evoluzione dei metodi di governo, offre una grande opportunità di efficientamento ed è disponibile a

costi relativamente bassi rispetto ai benefici apportati. Ad esempio l’implementazione di un BMS (Building Management System), ovvero un sistema di controllo e gestione per edifici composto da elementi hardware - sensori e apparati di monitoraggio continuo dei parametri critici - ed elementi software, offre la possibilità di analizzare gli indicatori in tempo reale e gestire la facility in loco o in remoto attraverso un’interfaccia unica. Possono essere temperature, valori pressori e umidità di ambienti operativi come produzione o magazzino, oppure i consumi di energia in tempo reale o, più semplicemente, la ventilazione meccanica, la domotica di stabilimento o il sistema di allarmi antincendio e antintrusione. Il tutto integrato in una piattaforma cloud gestibile da una sala controllo, anche questa terziarizzata al fine di consentire a tutti gli attori coinvolti nel processo di essere costantemente aggiornati sullo stato di avanzamento delle attività manutentive e di monitorare gli indicatori prestazionali. I vantaggi sono molto significativi: riduzione degli overhead, riduzione dei costi del personale impiegato in attività no core, miglioramento delle performances, riduzioni delle immobilizzazioni inventariali del magazzino ricambi, prolungamento della vita degli asset con risparmi sui costi di gestione e manutenzione. Da qualsiasi punto le imprese vogliano approcciare la sfida posta dalla conversione Industria 4.0, non possono prescindere da una gestione più intelligente delle strutture produttive con effetti altamente performanti in termini di efficientamento e redditività dei sistemi aziendali.


bon ton

Nicola Santini esperto di galateo, costume e società ph/Christian Ciardella

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L’arte del cincischiare e le conseguenze catastrofiche

L’importanza e la chiarezza di dire un no al momento giusto

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aper rifiutare con cordialità è un’arte. La più difficile nel mondo degli affari. Gli italiani, in modo particolare, preferiscono procrastinare, rimandare inventando faticosissime scuse e invocando prossimi momenti più opportuni. Un secco, deciso, ma giustificato no, è un’ambizione per pochi, concreti, pragmatici rispettosi del tempo altrui. A me hanno insegnato ad aggiungere il grazie al no. Un “no grazie” risolve tante di quelle cose che nemmeno possiamo immaginare. Eppure di questi tempi è un’autentica rarità. Negli scaffali più a buon mercato troviamo il telefono che squilla a vuoto, le email senza risposta, le spunte blu senza riscontro, tutto questo per non dire di no, quando di fatto già conosciamo la risposta. E nella cesta delle occasioni più scontate c’è quella del “mi faccio sentire io”, che poi quasi sempre significa sparire per l’eternità. Perché tutto ciò? Perché siamo diventati piacioni, perché certe canzoni ci hanno insegnato che è meglio una dolce bugia che un’amara verità e perché la schiettezza non porta like.

Conosco gente talmente allenata nell’arte di raccontarle grosse che meriterebbe un cintura nera. E invece, nel mio caso, finisce nel libro nero. Clienti che non vogliono dire che non hanno budget, gente che per tenersi le serate libere da concedere al miglior offerente in termini di flash, tiene in ballo chi fa gli inviti col dovuto preavviso, e altrettanti cincischioni in attesa del tornaconto effettivo, tanto spavaldi nel prender tempo, tanto incapaci di liquidare con eleganza. Una delle mie due nonne mi ha insegnato da piccolo a rifiutare gentilmente tre volte qualsiasi cosa mi fosse offerta accettando solo dopo numerose insistenze, l’altra, quando rifiutavo la merenda al primo round la metteva via subito, questo mi ha insegnato a comprendere il contesto che la fa sempre da padrone: se volete un consiglio non dite sì quando è già no, ma capite quando è il caso di rifiutare, fornendo sempre un’adeguata motivazione. Perché peggio di un diniego esiste solo un eterno punto interrogativo e il rispetto del tempo altrui vale molto di più di tanti sì detti a mezza bocca.

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salute

Antonino Di Pietro direttore dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis www.antoninodipietro.it | www.istitutodermoclinico.com

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Dieci regole per la giovinezza

Se invecchiare è inevitabile, impariamo almeno come farlo al meglio, conservando integri lo spirito e la voglia di essere felici

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a pelle è lo specchio di ciò che siamo: siamo più giovani a qualsiasi età, quando amiamo e siamo amati e dopo una vacanza rilassante. Ma poiché non sempre abbiamo la fortuna di essere innamorati o di fare una bella vacanza, dobbiamo aiutarci con uno stile di vita che ci renda più piacevole la vita. Stiliamo allora insieme un decalogo per ricordarci come possiamo mantenerci giovani (e felici): 1. Il miglior antidoto all’invecchiamento è il movimento, unito a un’alimentazione ricca di flavonoidi, omega 3, vitamina C e selenio. 2. Mantenere il microcircolo efficiente: i vasi sanguigni assicurano ossigeno e nutrimento ai tessuti. 3. Non eccedere con le esposizioni prolungate al sole e a fonti di calore. 4. Sottoporsi ogni tanto a un massaggio. Il tratta-

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mento del corpo con le mani rilassa i muscoli e aumenta l’irrorazione sanguigna. Evitare l’abuso di alcol e fumo, che possono alterare l’efficienza dei vasi sanguigni e bere acqua in abbondanza. Fare sempre nuovi progetti, porsi nuovi obiettivi, nella vita e nel lavoro. Sottoporsi a terapie mediche volte a mantenere vitali le cellule dei tessuti e a stimolare il metabolismo. Gioire anche per le piccole cose della vita di ogni giorno. Questo facilita il rilascio di endorfine, neurotrasmettitori che rilassano le tensioni dei muscoli e della mente. Non dire mai “Non ho l’età”. Ogni giorno è importante, e si può sempre pensare a una nuova avventura. A qualsiasi età. Innamorarsi.


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Giuseppe Fatati Presidente Italian Obesity Network

Diabetes technology e autocontrollo| II parte

Il documento del Comitato di bioetica sottolinea la necessità di una attenta educazione dei cittadini all’uso delle nuove tecnologie di mobile-health, al fine di garantirne l’utilizzo appropriato

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egli studi clinici internazionali il monitoraggio in continuo della glicemia (CGM) in pazienti con diabete tipo 1 in terapia multiniettiva appare vantaggioso e l’utilizzo del CGM viene da molti considerato un naturale superamento dell’autocontrollo tradizionale. La tecnologia applicata alla gestione del diabete, se utilizzata in modo appropriato, può migliorare la vita e la salute delle persone; tuttavia la complessità e il rapido cambiamento del panorama tecnologico possono anche rappresentare un ostacolo. È verosimile ipotizzare che, nei prossimi dieci anni, in attesa di una soluzione biologica definitiva, la new technology colonizzerà sempre più diffusamente ogni ambito della pratica diabetologica e la gestione del controllo glicometabolico sembra avviata ad essere gestita da app sempre più avanzate. Dovrebbe essere normale chiedersi se sia giusto che le health mobile app vadano a sostituirsi alla figura del medico e vengano interpretate dal singolo cittadino senza alcuna consulenza medica. Il 29 maggio 2015 il Comitato nazionale di bioetica ha redatto un parere dal titolo Mobile health e applicazioni per la salute: aspetti bioetici, che pur non sottovalutando le opportunità di queste nuove tecnologie, si sofferma su alcuni aspetti di problematicità etica. Il documento del Comitato di bioetica sottolinea la necessità

di una attenta educazione dei cittadini all’uso delle nuove tecnologie di mobile-health, al fine di garantire l’utilizzo appropriato di tali strumenti ed evitare la discriminazione per quanti non possono accedere a tali tecnologie mediche. Tale problematica è nota come digital divide e ha tra le sue cause i diversi livelli di competenza informatica e le lacune nelle capacità interpretative delle informazioni reperibili mediante app. Anche il costo dei dispositivi mobili, il divario socio-economico, la copertura di rete internet dell’area territoriale di riferimento possono influenzare fortemente l’equità di accesso a eventuali prestazioni sanitarie offerte. Il documento sottolinea che basta un tocco per entrare nel mondo delle infinite potenzialità che la mobile-health offre alla tutela della salute e alla costruzione dell’identità individuale ma anche che non è altrettanto facile sottrarsi ad una offerta che può diventare ossessiva e condizionare profondamente l’esistenza individuale e i modelli di convivenza. La disponibilità pressoché continua di dati glicemici derivanti dal monitoraggio in continuo della glicemia potrebbe avere un impatto negativo sulla qualità della vita dei pazienti per ansietà da data overload e stress da allarmi frequenti. Il rischio è lo sviluppo di diverse forme di dipendenza tanto individuali, quanto sociali e politiche. La dipendenza individuale, ovvero il fenomeno del cosidetto quantified self, induce la medicalizzazione del vivere e riduce la salute a mera espressione di un ipotetico benessere fisico. In pratica è l’app che decide quanto e quando si deve mangiare e quanta insulina si deve somministrare. È sempre la stessa app che giudica i comportamenti attraverso i risultati ottenuti con l’utilizzo di simboli grafici apparentemente innocenti (semafori, faccette etc.) ma in grado di stigmatizzare in modo non contestabile il malato e la sua condotta di vita. Il passo dalla colpevolizzazione alla autocolpevolizzazione è, indubbiamente, breve.

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finisterre

Omaggio alla fiaba Dall’oralità all’animazione. Storia di un mondo a lieto fine di Alfonso Amendola docente di sociologia degli audiovisivi sperimentali | Università di Salerno alfamendola@unisa.it

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era una volta, “Once Upon a Time”, “Es war einmal”. Ogni fiaba che si rispetti, in tutte le lingue conosciute, si apre con queste tre paroline che hanno, al pari di una formula magica, il potere di catapultare il lettore in una dimensione parallela, dove tutto diventa possibile e la magia è un qualcosa di tangibile e reale. La fiaba è sempre stata un racconto popolare a 360 gradi, creata e tramandata oralmente dal popolo e per il popolo. Il suo bacino d’utenza era diverso da quello che oggi prendiamo come riferimento; prima di diventare un prodotto ad uso e consumo dei più piccoli infatti, veniva usata dagli adulti per descrivere la vita quotidiana, le ansie, le paure, le differenze sociali tra poveri e ricchi, tra pastori e re. Secondo Jack Zipes (noto studioso del genere favolistico), la fiaba aveva una funzione rivoluzionaria e sovversiva della realtà, era ritenuta la risposta all’adeguamento passivo dell’uomo nei confronti della società in cui viveva. Soprattutto veniva considerata alla stregua di un monito, fino ad arrivare ad esercitare un fine quasi pedagogico nei confronti del lettore, cui però seguiva immancabilmente un lieto fine che aveva il compito di ristabilire un equilibrio venuto meno. Tutto questo succedeva su

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uno sfondo astratto, con caratteristiche indefinite e simili a quelle del sogno, popolato da esseri sovrannaturali che con i loro poteri e la loro bussola morale, avevano come fine ultimo la creazione di un mondo perfetto, dove il bene non poteva soccombere al male. Un mondo a tratti utopico dove si aveva la certezza che alla fine tutto si sarebbe risolto nel modo giusto. La fiaba, pur mantenendo dei capisaldi fondamentali e delle strutture narrative fisse, ha avuto nei secoli un’evoluzione non indifferente, principalmente per quanto riguarda i modi attraverso cui si è diffusa, riuscendo ad inglobare e catturare un pubblico

sempre più ampio, e i modi in cui questo pubblico percepiva i cambiamenti e tutte le sperimentazioni cui il genere è stato sottoposto e che hanno portato ad un quasi totale stravolgimento dei canoni ufficiali. Il vero e proprio punto di svolta può essere considerato il passaggio dall’oralità a un supporto più immediato, di tipo visivo, che parte dalle prime sperimentazioni cinematografiche e di animazione, usate come propaganda bellica, mezzo espressivo dalle avanguardie storiche e per fini pubblicitari e proseguirà di pari passo con la diffusione a macchia d’olio dei nuovi media. Quando

Ogni fiaba che si rispetti si apre con queste tre paroline che hanno, al pari di una formula magica, il potere di catapultare il lettore in una dimensione parallela, dove tutto diventa possibile


parliamo del binomio fiaba e media ci troviamo quasi fisicamente catapultati in un contesto in cui la nostra immaginazione deve fare un balzo minore rispetto al solito, perché davanti ai nostri occhi si apre uno spettacolo cui non possiamo sottrarci ma che ci cattura totalmente e ci fa immaginare di poterlo toccare semplicemente allungando una mano. Quando nel 1937 la fiaba

una fiaba tale, vengono ancora riscontrati lì, sul grande schermo, dal primo all’ultimo minuto. Solitamente secondo Vladimir Propp, si parte da una situazione iniziale in cui in una completa indeterminatezza spaziale e temporale, viene introdotto l’eroe e il contesto in cui esso vive, che solitamente presenta una o più delle “Funzioni d’Esordio” che danno il via alla vicenda. Ed è quello che

succede in questo lungometraggio animato, il primo della storia, che si apre con un vero e proprio libro delle fiabe, sulle note del sempre presente “Once upon a time” e inizia ad introdurre lo spettatore nella narrazione, facendo capire alle persone in sala a cosa stessero per assistere fin dalle prime battute. Ed è da questo libro che realizziamo che stiamo per assistere ad una storia, che ha una bellissima protagonista, Snow White, un’antagonista, the Evil Queen, e un elemento magico, uno specchio parlante. Ma a partire dal 1937 se le funzioni fondative della fiaba restano inalterate, quello che cambia è il processo di fruizione e di comunicazione creativa. E d’ora in poi l’impero Disney (ora anche Pixar) sarà uno straordinario moltiplicatore e inventore di fiabe, favole, storie e narrazioni.

A partire dal 1937 se le funzioni fondative della fiaba restano inalterate, quello che cambia è il processo di fruizione e di comunicazione creativa. E d’ora in poi l’impero Disney (ora anche Pixar) sarà uno straordinario moltiplicatore e inventore di fiabe diventa animazione con l’uscita di “Biancaneve e i sette nani” al cinema, firmata da Walt Disney, i caratteri principali che rendono

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LIBRI

HOME CINEMA

a cura di Raffaella Venerando

Si nota all'imbrunire

Solitudine da paese spopolato Marsilio Editore pp. 144

di Lucia Calamaro

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figli Alice, Riccardo e Maria sono arrivati la sera prima. Il fratello maggiore Roberto anche. Un fine settimana nella casa di campagna di Silvio, all’inizio del villaggio spopolato dove vive da solo da tre anni. Silvio ha acquisito, nella solitudine, un buon numero di manie, la più grave di tutte: non vuole più camminare. Non si vuole alzare. Vuole stare e vivere seduto il più possibile. E da solo. Si tratta, per i figli che finora non se ne erano preoccupati troppo, di decidere che fare, come smuoverlo da questa posizione che è una metafora del suo stato mentale: che è quella di un uomo che vive accanto all’esistenza e non più dentro la realtà. Emergono qua e là empatie, distanze e rese dei conti. I familiari di Silvio sono venuti a trovarlo per la messa dei dieci anni dalla morte della moglie… Nella testa di Silvio si installa una certa confusione tra desideri e realtà, senza nessuno che lo smentisca nel quotidiano, la vita può essere esattamente come uno decide che sia. Fino a un certo punto. (…)

- Considerando l’età che ci ha, se la cava bene. - Guarda che ti sento. - Eh, vabbè ti stavo facendo un complimento. - Non lo so se è cosi, se ti credo… c’era quel tono un po’ pietistico: è sola, quasi cinquant’anni, non ha un lavoro fisso, velleità artistiche… - Ma se ho detto che te la cavi bene. - Appunto, proprio perché hai detto che me la cavo, cavarsela è molto diverso da farcela.

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a cura di Vito Salerno

Saremo giovani e bellissimi di Letizia Lamartire

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l film è l’opera prima della regista Letizia Lamartire, che segna il suo esordio con un progetto cinematografico originale e interessante. La storia di “Saremo giovani e bellissimi” si dipana nel riferimento costante di due universi, il cinema e la musica, in continuo divenire, nel loro rincorrersi, raggiungersi, amalgamarsi, per poi nuovamente scindersi e crescere in autonomia. Isabella (Barbora Bobulova) ha diciott’anni nei primi anni Novanta ed è una star. Incide un album che ha un enorme successo e che per un’estate intera passa su tutte le radio e le televisioni. Poi più niente. Oltre vent’anni più tardi, canta quegli stessi brani in un locale di provincia con suo figlio Bruno (Alessandro Pìavani), chitarrista. È a causa del ragazzo che la sua carriera si è fermata, o almeno questo è quello che Isabella si racconta. Bruno e Isabella sembrano più fratello e sorella che madre e figlio. Famiglia non convenzionale e sgangherata, i due sono legati da un rapporto a tratti morboso, uniti contro il mondo. Questo legame però è destinato a rompersi quando Bruno incontrerà Arianna (Federica Sabatini), leader di un gruppo rock, che gli proporrà di entrare nella sua band. Da un lato, quindi, la musica italiana degli anni Novanta, che racconta l'anima di Isabella, l'età gioiosa della giovinezza nella quale è rimasta intrappolata. Dall'altro, Arianna, che con la sua band rappresenta la musica sofisticata delle nuove generazioni. E in mezzo, Bruno, che oscilla tra i due generi e le due donne, pur essendo un musicista e compositore di talento, con un suo mondo musicale in divenire.


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