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Giugno 2013 n.42 1째 semestre 2013

393 soci 23 dipendenti al 31/03/2013 TOTALE 416 lavoratori


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Della necessità del cambiamento Ettore, Achille ed il cambiamento Il cambiamento come opportunità I tempi del cambiamento tecnologico

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L’insicurezza del cambiamento

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Bilancio 2012

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Esiti valutazione “Stress Lavoro Correlato”

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Storia degli strumenti per le pulizie

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A proposito di... & Comprensione del Testo

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L’ottava nota

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I bambini disegnano Coseva

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Guida Coseva

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Notizie Varie

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Sintesi e Traduzione principali argomenti

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Direttore responsabile: Paolo Isaia Autorizzazione tribunale di Sanremo del 21 dicembre 2001 - n. 7 Ideazione: Giovanni Novello Hanno collaborato: Massimo Bolla Taricco Emanuele M. Teresa Roncone Mattia Maccario Mauro Idone (A proposito di...) Pasquale Lanza (L’ottava nota) Traduzioni Tiziana Minuto (Inglese) Driss Bilal (Francese e Arabo)

Si ringrazia per l'intervento: Avv. Andrea Policari

Impaginazione e grafica: Mattia Maccario Stampa: Tipografia Alba, Ventimiglia

COSEVA PLURISERVIZI

Normalmente Straordinari


Come non si possa non raccontare la positività del cambiamento a chi è colpito duramente dalla crisi

iù volte nel corso degli ultimi anni mi è capitato di spiegare che il termine crisi è sinonimo di cambiamento. La paura della crisi è anche paura del cambiamento. Ne deriva che il termine “crisi” non ha assolutamente il significato negativo attribuitogli impropriamente nel comune parlare. La paura della crisi è la paura del cambiamento. Il cambiamento presuppone un mettere in dubbio le nostre abitudini, la quiete della nostra vita, le consuetudini e le certezze di cui ci siamo circondati. Sovente le consuetudini e le cose di cui amiamo circondarci non sono importanti, ma ci esprimono una sicurezza interiore che ci fa credere (e a volte è vero) di vivere meglio. Spostare, modificare, alterare, o peggio sostituire questa condizione ambientale può essere motivo di inquietudine e preoccupazione. Potrei scriverer a lungo su questo argomento, in una condizione di esercizio intellettuale, in quanto ho interiorizzato questi concetti nella mia adolescenza, e quindi fanno parte delle mie convinzioni. La difficoltà considerevole è invece data nel cercare di esprimere una posizione della parola cam-

biamento che abbia la sua corretta accezione positiva, per chi vede in tale termine la messa in dubbio della propria sopravvivenza perché la crisi (cioè il cambiamento) gli ha ridotto lo stipendio, oppure gli ha fatto perdere il lavoro di una vita, oppure lo ha reso più precario. È sicuramente un esercizio di concretezza utile e faticoso cercare di spiegare che il cambiamento ha fondamentalmente un valore positivo a chi ha visto peggiorare il proprio tenore di vita negli ultimi anni. A volte non è il caso di provarci quando lo stato d’animo del nostro interlocutore è pervaso da negatività generalizzata e quindi chiusura all’ascolto del prossimo.

Giovanni Novello, Presidente di Coseva Pluriservizi Scrl È difficile non essere noiosamente retorici, o peggio, nel cercare di difendere il valore assolutamente positivo del termine cambiamento a chi attiva la cessione del quinto dello stipendio, a chi compra tutto a rate, a chi ha perso i sentimenti, agli scoraggiati ed a tutti quelli che non si ricordano più di essere stati innamorati. A pancia vuota si discute male di qualunque cosa, figuriamoci di tutto ciò che ti ha cambiato la vita in peggio e che qualcuno vuole farti credere che è un cambiamento e quindi non da considerarsi negativo a priori. Ma è, invece, proprio in questi esempi difficili che bisogna spingere il nostro verbo. Gli esercizi filosofici sull’argomento, fra soggetti che esprimono con serenità una condizione di sicurezza personale e sociale, non servono molto al cambiamento del clima generale. Anche qui, vedete, si potrebbe

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Della necessità del cambiamento

Della NECESSITA’ del CAMBIAMENTO


Della necessità del cambiamento

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disquisire su come ho usato la parola cambiamento nella frase precedente e con lunghi e forbiti fraseggi barocche trovare fondamento al senso positivo della “cosa” in quanto serve a modificare il “clima generale”, che si sottintende negativo.

zione televisiva, spiegando ai telespettatori l’uso della nuova tecnologia.

A me serve, invece, pensare che siamo in tanti a poter essere in grado di rivolgere al prossimo un racconto di vita, un aneddoto, una parola credibile, che dimostri che la sua condizione di difficoltà attuale è dovuta al cambiamento, ma che il medesimo può essere sfruttato per migliorare la propria esistenza.

In altri paesi europei, negli stessi orari televisivi, al contrario dell’Inghilterra di qualche decennio fa, si guardava un varietà e si parlava della crisi e che non ce la si faceva più ad andare avanti.

Per me, con gli anni, questo esercizio è diventato sempre più duro e difficile, perché i soggetti che si terrorizzano invece di attrezzarsi per sostenere il cambiamento in positivo, sono sempre tanti. Sento la stanchezza dell’apologia ripetuta oltremodo al cambiamento come elemento positivo. Credo di rappresentare anche un po’ la stanchezza della nostra società. Si continuerà a fare servizi televisivi sulla crisi economica, come fotografia di una parte problematica della realtà, ma si comunica troppo poco cosa

Questo, è un esempio di governo positivo della crisi. A quel punto il cambiamento ha il valore corretto. Viene compreso, vissuto e desiderato.

è utile al cambiamento. Non esiste cultura religiosa o filosofica che non abbia un riferimento positivo al cambiamento (dal teismo al cristianesimo, dal verismo al futurismo) eppure, questo nostro mondo, sembra averle smarrite. In questi giorni mi è capitato di visitare il museo dell’informatica dell’amico Dino e, davanti a me è comparso un arnese strano di altre epoche (una tastiera dalle forme bizzarre e tasti grossi come albicocche). Alla mia domanda su di che cosa avessimo posato gli occhi, mi è stato spiegato che si trattava di un computer rudimentale distribuito a tutte le famiglie inglesi alcuni decenni fa. La televisione inglese, alla sera, faceva forma-

Grazie ai codici QR il lettore può interagire con il giornalino aziendale, visitando pagine web collegate agli articoli e visionando immagini e filmati. Per leggere il codice qui a fianco, e tutti gli altri che troverete all’interno del giornalino, è sufficiente inquadrarli con la fotocamera del proprio smartphone, dopo aver aperto l’apposito lettore di codici (vari programmi sono reperibili gratuitamente sul web o direttamente dal market o app store del proprio smartphone).

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi è più difficile, che il cambiamento è planetario e la crisi mondiale, quindi tutto molto più difficile. Non è vero. È vero che il cambiamento è globale, ma la crisi economica è soprattutto europea e mediterranea (chissà come mai?). Nulla è più difficile. La crisi economica petrolifera degli anni settanta aveva addirittura fermato le automobili nei giorni festivi. Bisogna trovare le idee per essere attori del cambiamento. Bisogna non subire passivamente gli eventi. Il cambiamento è dentro di noi.


I

l poema omerico “Iliade” si conclude con il tragico duello tra Ettore, uomo e padre di famiglia che sacrifica la propria vita per la difesa della sua terra ed Achille, semidio quasi invincibile (a parte, dice il mito, un piccolo lembo del tallone che lo farà addirittura morire), certo della propria forza e della propria invulnerabilità. L’epilogo lo si conosce: Ettore è massacrato da Achille, che per divertirsi si accanisce anche per un po’ sul cadavere del povero eroe troiano trascinandolo legato ad un carro prima di restituirlo impanato di polvere al padre distrutto dal dolore. Cosa c’entrano, direte voi, questi nostalgici ricordi di un liceo ormai lontano con il cambiamento, con il futuro? Adesso ve lo dico. In quello scontro c’è la lotta tra il futuro ed il p a s s a t o . Tr a i l vecchio ed il nuovo. Tra l’arcaico mondo del superuomo che basa tutto sulla forza e sulla prepotenza, rappresentato da Achille e quello m o d e r n o , coraggiosamente incarnato da un uomo, in carne ed ossa e senza ambizioni d’immortalità. Forte, certo, naturalmente

valoroso, ma anche assalito dai dubbi, dalla paura e dal dolore di sapere che è arrivata la sua ora, che non potrà mai più rivedere suo figlio, né amare più sua moglie. Oggi, ad anni luce di distanza dal mito, tutti ci ricordiamo ancora di Achille, un po’ lo invidiamo forse (anche perché in un film recente Brad Pitt c’ha messo del suo), ma di sicuro facciamo fatica a riconoscerci in lui. Ettore non è poi così noto, non è circondato dalla fama, non è venerato come un dio, ma siamo innegabilmente molto più simili a lui. I semidei li abbiamo finiti, per le “ire funeste” a breve non ci sarà più spazio ed in quel lontano scontro, l’uomo del futuro, il

Massimo Bolla, VicePresidente di Coseva Pluriservizi Scrl e Responsabile del Sistema Qualità - Sicurezza - Ambiente - Etica. rappresentante del cambiamento, il vero “deviante” fu Ettore. Con le sue debolezze, le sue paure, le sue convinzioni ed i suoi sentimenti. Quanti Achille girano ancora per il mondo e quanti ne ha generato sul mercato la crisi che ha colpito l’economia mondiale. In tempo di crisi fioriva la cooperazione, come risposta solidale ai problemi collettivi, oggi prevale la legge della giungla. Oggi alcuni pensano che sia giusto abbattere gli altri per accaparrarsi le risorse necessarie. E allora al diavolo le convinzioni! Al diavolo i valori! E sono leader,

Ettore, Achille ed il cambiamento

Il poema epico come strumento per raccontare modi diversi di affrontare il cambiamento. Achille, semidio QUASI invincibile, è ancora fra di noi.

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ETTORE, ACHILLE ed il CAMBIAMENTO


Ettore, Achille ed il cambiamento

sono manager, sono aziende. Ballano sulle macerie che dicono di avere trovato, ma che in realtà hanno contribuito a provocare. Sono uomini vincenti, sono donne cazzute. Roba da circo Barnum, ormai, fenomeni da baraccone. Il futuro e, quindi, il cambiamento hanno bisogno di leader, manager ed aziende ecologici e non di diserbanti sociali. Leader, manager ed aziende che sappiano germogliare e non fare terra bruciata intorno a sé con la sola, banale, misera scusa di dovere sopravvivere.

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La loro sopravvivenza, in realtà, non interessa a nessuno. Non è utile. Chi crede nella legge della giungla, chi sostiene che sia giusto che sia il più forte a prevalere sempre e comunque, oggi nel 2013 non ha capito nulla ed è fortunatamente destinato all’estinzione. Speriamo solo che avvenga nel più breve tempo possibile.

Fino a qualche tempo fa tenevo appeso al muro del mio ufficio un riquadro con questa frase:

“Bisogna favorire una cultura della devianza per avere un’azienda di innovatori”. Poi ho cambiato ufficio e, anche se non campeggia più sul muro, quella frase mi è rimasta in mente. Inoltre ho cambiato ufficio per fare posto ad un nuovo collaboratore; un altro cambiamento. E questo sta a significare almeno due cose. La prima: i cambiamenti sono continui e ci danno l’opportunità di migliorare; la seconda: non serve che le idee siano scritte o incise da qualche parte per resistere ai cambiamenti. Per quanto radicali siano questi ultimi, le idee che sposiamo, quelle che ci convincono, quelle che ci affascinano e ci conquistano, quelle che non ci fanno dormire la notte, che non ci fanno mangiare, che ci fanno arrabbiare e sorridere, piangere e sognare restano con noi qualsiasi cosa ci accada.

Per qualsiasi domanda inerente agli argomenti riportati, come ad esempio il prestito da soci, la remunerazione del capitale sociale ed ogni altro aspetto legato alla partecipazione societaria in cooperativa, dal 1° di Agosto 2012 è disponibile lo sportello soci di Coseva. Una linea telefonica ed un indirizzo mail sono a disposizione di tutti soci Coseva, che possono prendere contatti con lo sportello dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle 12.00.


L

a crisi economica è un cataclisma che travolge valori, certezze materiali, morali, psicologiche e lascia intorno a se macerie e rottami. Il divario fra ricchi e poveri è sempre più grande, i giovani hanno perso le speranze, le illusioni e la lotta fra le persone è sempre più aspra. In questo contesto è molto difficile avere la capacità di vedere i lati positivi del cambiamento in atto. Vi riporto quindi alcune frasi storiche di famosi personaggi che, a me sembra, calzino bene nella situazione attuale.

Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare. Eraclito

Viviamo di solito nell’abitudine, con il nostro essere ridotto al minimo. Le nostre facoltà restano addormentate, riposano sui guanciali dell’abitudine: essa sa quello che c’è da fare e non ha bisogno di loro. Marcel Proust

Ora, ecco, vedi, ci vuole tutta la velocità di cui sei capace per restare nello stesso posto. Se vuoi arrivare in qualche altro posto, invece, devi correre almeno due volte di più. Lewis Carroll

Di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente: si limitano a piangere sulla propria situazione. Ma quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiare le cose. Malcom X

Niente come tornare in un luogo rimasto immutato ci fa scoprire quanto siamo cambiati. Nelson Mandela

Roncone M. Teresa, Direzione Lavori del settore Multiservizi.

Non è la specie più intelligente a sopravvivere e nemmeno quella più forte. È quella più predisposta al cambiamento. Charles Darwin

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Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare. Wiston Churchill

Tutti pensano a cambiare l’umanità, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. Lev Tolstoj

Ogni bimbo è un’avventura in una vita migliore, un’opportunità di cambiare il vecchio modello e rifarlo nuovo. Hubert Horatio Humphrey

Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità. John Fitzgerald Kennedy

Com’è meraviglioso che nessuno abbia bisogno di aspettare un solo attimo prima di iniziare a migliorare il mondo. Anna Frank

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Sii il cambiamento che tu vuoi veder avvenire nel mondo. Mahatma Gandhi

Il cambiamento come opportunità

Il CAMBIAMENTO come OPPORTUNITA’


I tempi del cambiamento tecnologico

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I TEMPI del CAMBIAMENTO TECNOLOGICO Il ritmo dell’avvicendarsi delle nuove tecnologie al giorno d’oggi è diventato quasi insostenibile. Dal primo PC e dal primo telefono cellulare non sono passati nemmeno 50 anni, e negli ultimi si assiste a novità quotidiane.

I

l cambiamento nella tecnologia è, al giorno d'oggi, una questione di brevissimo tempo. Stiamo parlando non di anni o mesi ma addirittura di ore. Il 3 aprile 1973 Martin Cooper, direttore della sezione Ricerca e sviluppo della Motorola, fece qualcosa di straordinario: una telefonata da un prototipo di telefono senza fili. Da quel momento nacque e si sviluppò il telefono cellulare come oggi lo conosciamo. Solo 10 anni più tardi la Motorola iniziò a produrre per il mercato un modello di telefono cellulare dal costo di 4.000 dollari (lo stipendio mensile di un americano medio). Oggi, a 40 anni di distanza, viene lanciato sul mercato un nuovo modello di cellulare ogni mezz'ora. Il modello usato da Cooper per la prima telefonata si chiamava “Dyna-Tac”, pesava 1,3 Kg e aveva una batteria che durava 30 minuti e che impiegava 10 ore a ricaricarsi. Quella prima telefonata, indirizzata a Joel S. Engel, capo della ricerca ai Bell Labs, rappresentò il momento fondamentale del passaggio tecnologico con cui si arrivò a raggiungere una persona invece di un luogo. Cooper raccontò diversi anni dopo che l'idea

ispiratrice del telefono cellulare gli venne dalla visione del telefilm Star Trek in cui il Capitano Kirk usava un dispositivo analogo. A volte mi è capitato di acquistare un cellulare o un computer ed assistere nel giro di breve tempo al lancio sul mercato di una versione più veloce o più potente. Mi sono sempre detto "che sfortuna... avessi aspettato un po’ avrei preso il modello migliore..." ma per non scoraggiare quanti di voi hanno pensato almeno una volta questa cosa, vi dico che con i ritmi attuali è veramente difficile se non addirittura impossibile restare “al passo”. Bisogna cercare la tecnologia adatta a noi, alle nostre esigenze, e non essere schiavi

Mattia Maccario. Addetto alla comunicazione Interna ed Esterna. Laureato in Giurisprudenza. dell'ultimo modello ad ogni costo. La moda in campo tecnologico è meglio lasciarla da parte. Dal primo modello di telefono cellulare di Cooper nel 1973 sono stati fatti molti passi avanti ed il cambiamento è notevole. In soli 40 anni, con un ritmo spaventoso di miglioramenti tecnologici ed in spazio sempre più ristretto, accanto alla semplice telefonata si sono affiancati gli SMS e le immagini a colori, Internet e le Email, e poi i giochi, le applicazioni … ormai praticamente manca solo il caffè! E chissà quante altre novità dovremmo aspettarci dai prossimi “gioiellini” tecnologici di prossima uscita.


Lo stesso discorso vale per i computer. Se il primo telefono cellulare è stato ideato dalla Motorola nel 1973 il primato del Personal Computer (intesto come dispositivo di calcolo elettronico programmabile e che abbia dimensioni tali da poter essere utilizzato da un piccolo gruppo o da singole persone) spetta, invece, all'italianissima Olivetti. Siamo nel 1965 ed alla fiera di New York viene presentata dalla casa di Ivrea l’innovativo modello di calcolatore Programma 101 che viene considerato a tutti gli effetti il precursore dei moderni PC. Non aveva schermo e stampava su un rotolo di carta, poteva effettuare le quattro operazioni più la radice quadrata e lavorava con la precision di 22 cifre a virgola fissa e 15 cifre decimali. I programmi venivano memorizzati su schede dotate

A differenza dei modelli creati in precedenza (il primo modello di calcolatore elettromeccanico in assoluto è considerato lo Z1 inventato da Konrad Zuse nel 1939) la Programma 101 della Olivetti aveva le rivoluzionare caratteristiche di essere programmabile dall’utente, senza ricorrere all’intervento di tecnici, ed aveva dimensioni compatte simili ai moderni PC. Il prezzo di vendita di circa 3.200 dollari, inoltre, la rendevano relativamente accessibile a tutti (per avere un paragone il modello di computer di dimensioni più contenute prodotto nello stesso periodo dall’americana Digital Equipment Corporation, il PDP-8 costava circa 25.000 dollari ed era grande come un pensile da cucina). Nel giro di circa cinquant’anni, anche nel campo dei computer, abbiamo assistito a progressi incredibili, innovazioni

Continua dal numero precedente la segnalazione di interessanti applicazioni da utlizzare sugli Smartphone NEWSCRON – notizie fresche sempre a portata di mano, raccolte in una sola applicazione. Molto interessante la possibilità di scegliere per quali categorie di notizie ricevere maggiori aggiornamenti. L’applicazione, inoltre, nella caterogria ultimissime propone le categorie in base alle notizie più lette dall’utente.

WHATSAPP – programma sicuramente già noto ai più, consente di scambiare messaggi, foto e registrazioni audio gratuitamente sfruttando la connessione internet. Molto comoda la possibilità di creare gruppi con cui condividere i messaggi. Da segnalare perché utilizzato da più di 100 milioni di utenti nel mondo e per il fatto che costa come un caffè all’anno (il primo anno è gratuito). GOOGLE TRADUTTORE – applicazione molto semplice e che svolge bene il suo lavoro: tradurre un testo da una lingua ad un’altra, in 65 idiomi diversi, sia attraverso l’inserimento manuale che il riconoscimento da fotocamera. Molto efficace la funzione di “conversazione” che traduce l’audio ascoltato dal cellulare nella lingua prescelta e poi, registrando una risposta vocale la restituisce, sempre via audio, nella lingua dell’interlocutore.

PROGRAMMA 101 OLIVETTI “IL PRIMO PC”

http://it.wikipedia.org/wiki/Ol ivetti_Programma_101 continue ad un ritmo quasi insostenibile, soprattutto negli ultimi 10 anni. Se nei primi anni ’70, infatti, facevano la loro prima comparsa i monitor abbinati ai personal computer e poi negli anni ’80 i primi sistemi operativi basati su interfaccia grafica (quelli usati al giorno d’oggi, che non richiedono di digitare stringhe di codici,) chissà nei prossimi 10 anni a quali e soprattutto quante innovazioni assisteremo. Lasciando ad un prossimo articolo il fatto che con gli strumenti tecnologici che abbiamo oggi , sia telefoni che Pc, il concetto di “dati personali” e “privacy” è purtroppo svuotato di significato, specialmente nei più giovani, vorrei concludere questa breve escursione nella storia della tecnologia esprimendo un pensiero. Il cambiamento, anche se molto rapido, non sempre è negativo, le tecnologie citate hanno saputo migliorare il lavoro di molti impiegati e la nostra vita quotidiana per certi aspetti è semplificata rispetto a 50 anni fa. Il controllo, però, deve restare sempre all’utilizzatore della tecnologia, non bisogna bramare ad avere ad ogni costo l’ultimo modello di cellulare proposto dal mercato solo perché è il più avanzato tecnologicamente (mi vengono in mente le interminabili code davanti ai negozi Apple per il lancio del Iphone5 oppure le campagne pubblicitarie da 007 del Samsung Galaxy S4), ma bisogna avere la conoscenza del mezzo tecnologico e renderlo utile al nostro vivere quotidiano.

I tempi del cambiamento tecnologico

http://it.wikipedia.org/wiki/M otorola_DynaTAC

di due piste magnetiche, che venivano lette un lato alla volta (per fare un esempio il programma che calcolava i logaritmi occupava una scheda da entrambi i lati).

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DYNA-TAC IL “ P R I M O ” CELLUARE MOTOROLA


L’insicurezza del cambiamento

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L’INSICUREZZA del CAMBIAMENTO La paura di quello che sta accadendo, da combattere attraverso la trasmissione di fiducia, con un’adeguata informazione e la qualità delle relazioni.

L

la vita è un continuo cambiamento, un continuo divenire: panta rei, dicevano i Greci, tutto scorre, e questo principio lo si può verificare ogni giorno, in ogni ambito della nostra vita. Problemi sorgono quando non riusciamo ad adattarci al cambiamento. Meglio: se siamo abituati a cambiare, saremo più pronti al divenire delle cose che, in gran parte, non dipendono da noi. Aggiungerei che migliore sarà la risposta, più si comprenderà l'importanza del cambiamento. Allora, se dobbiamo abituarci a cambiare, dovremmo essere anche abituati a scegliere: che sia una pizza, una strategia aziendale, una decisione politica, la scelta per i nostri figli, dobbiamo essere pronti saper scegliere; lo scopo è cercare di ottenere quello che si vuole ed…. essere felici. Allora dovremo necessariamente affrontare anche le nostre debolezze, le nostre paure. Queste ci impongono dei freni alla comprensione del cambiamento e, come detto, se non siamo in grado di comprenderlo, diventiamo problema di noi stessi ed andiamo a finire in un vicolo cieco. Se capiterà un cambiamento dovremo essere pronti a percepirlo, sempre. Prendere il giusto tempo per rifletterci, parlarne con altri, ed affrontarlo; se si può, dominarlo. Quando non riusciamo a comprendere il cambiamento si arriva ad odiarlo (ad esempio: in politica) e lo si odia anche perché non si è compreso davvero quali siano le cose essenziali su cui si

basa la vita: le cose fondamentali, quelle davvero importanti, sono le cose fisse, che non possono scomparire, sono quelle cose che non cambiano mai. Allora tutte le altre cose possono mutare, possono cambiare e ruotare attorno a questo perno fisso inamovibile, ma se queste stesse cose che mutano e cambiano sono diventate quel perno fisso centrale, allora il cambiamento diventa una cosa minacciosa, un pericolo, un ostacolo, qualcosa che davvero può sconvolgere l'esistenza stessa perché ha la capacità di distruggere tutto quello che sembrava indistruttibile ed inarrivabile. Questo è l'errore che si compie facilmente scambiando le cose che contano davvero poco, per cose fondamentali alla propria esistenza umana. Eppure il cambiamento, se ci pensiamo bene, è importantissimo. E’ la molla che da sempre ha fatto compiere i passi principali delle vite di molti uomini. C’è di più:

Avvocato Andrea Policari. Lavora a Roma, e dal 2011 ricopre il ruolo di Organo di Controllo per la 231 di Coseva quando si perde davanti al cambiamento si impara di più. La storia ci insegna di uomini di ogni tempo che, dalle proprie sconfitte, hanno costruito vittorie ben più grandi, e che da grandi vittorie, dimenticandosi del proprio percorso, hanno poi conseguito sconfitte ancor più sonore. Ci sono uomini che del cambiamento hanno fatto praticamente il filo conduttore della propria vita, senza spaventarsi mai e bensì trovando e riscoprendo nel cambiamento, una nuova preziosità da vivere, nel presente e nel futuro. Ricordiamoci, addirittura di quei movimenti filosofici della fine del ‘900 nei quali si desiderava, addirittura, “il nulla”, cioè ciò che ancora non c’è. Anche il mercato è un continuo cambiamento, una continua evoluzione ed involuzione (a seconda dei punti di vista). Le mode sono un continuo cambiamento. Spesso un “eterno ritorno dell’uguale”. Le professioni sono in continua evoluzione e mutamento. Le


oggi raggiunto? Il punto è che o si riesce ad affrontare il cambiamento, o questo ci sommerge. Lo scenario economico-sociale attuale richiede indubbiamente una grande capacità di adattamento a cambiamenti continui e immediati. Tale capacità di adattamento è data dal grado di flessibilità e di responsabilità che hanno i sistemi aziendali e le persone che li governano. La responsabilità deve essere intesa come responsable, ovvero abilità nel rispondere prontamente agli eventi, situazioni che cambiano, fatti non previsti che accadono. Le aziende sono fatte dalle persone che operano all’interno del contesto nel rispetto di norme e procedure, ma nel rispetto anche delle loro regole personali ed interiori. Non possiamo prescindere, allora, sotto questo profilo, dalla “tridimensionalità” dell’azienda. La prima è la “dimensione Azienda” che ha una sua missione e un modo (valori) di operare - più o meno - scritto esplicitato e dichiarato; sicuramente adottato perché “da noi si fa così”. La seconda è la dimensione dalla quale non possiamo esimerci: è la dimensione del Singolo, ovvero della singola persona che vi lavora nel rispetto del proprio ruolo e funzione adempiendo

La fiducia diventa, allora, l’ingrediente base che il management deve creare, mantenere per far sì che le persone permettano il cambiamento richiesto per rispondere velocemente al mercato economico-sociale, esattamente come la fiducia che ognuno di noi deve riporre in se stesso. Allora la condivisione delle informazioni poste alla base delle decisioni, nel microcosmo aziendale, come nel macrocosmo di uno Stato, nelle tre forme che ho menzionato prima, è l’essenza del lavoro da svolgere per affrontare il cambiamento. Andrea Policari

Codice QR Il Codice Etico di Coseva Pluriservizi Visiona l’intero documento sul sito.

Leggi le istruzioni a pag. 4

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Ma, alla base, vi è il cambiamento di mentalità, sapere cogliere i diversi punti di vista; questo è ciò che occorre accettare. Ed è, spesso, questo il primo vero cambiamento, il principe di tutti i cambiamenti: il cambiamento di mentalità è il cambiamento che è sempre necessario, ogni giorno, per sapersi adattare in modo positivo e non passivo ad ogni situazione e per muovere e promuovere altri generi di cambiamento, in tutte le direzioni possibili. Essere pronti al cambiamento è, allora, riconoscere la mutabilità del tempo: se si fissa il proprio mondo, la propria mentalità ed approccio nelle cose di questo istante o di questo tempo, nel prossimo tempo saremo "fuori luogo", e non perché saranno cambiati i tempi, bensì perché avevamo riposto tutta la nostra mentalità e i nostri bisogni nel tempo precedente a quello presente, e a quello futuro, dimenticandoti delle nuove possibilità di questo tempo, tutte da governare e da sfruttare, non dimenticando ciò che abbiamo appreso dalle cose buone del tempo precedente. Molti si “fermano” al tempo attuale perché ci si trovano bene, vi ci hanno trovato il “migliore dei mondi possibili”. Lo difendono con tutte le loro forze perché un possibile cambiamento potrebbe minare lo status quo ottenuto: privilegi, fama, denaro, potere…..potrebbero i politici realizzare le proposte di riforma e cambiamento che quotidianamente ci propongono, quando loro hanno l’opposto interesse a non modificare lo stato di potere e ricchezza

il proprio lavoro secondo come “lo ritiene più opportuno” (tenuto ovviamente conto delle regole aziendali). La terza dimensione è quella Interpersonale attraverso la quale le persone, incluso il management, svolgono le funzioni. Nei momenti di cambiamento si ha incertezza, si ha timore di ciò che possa accadere. Ecco che le relazioni diventano essenziali. Fondamentali, pertanto, sono a) le informazioni da veicolare; b) il modo di veicolare le stesse informazioni e c) la qualità delle relazioni, il rapporto fiduciario che si è creato. Questi rappresentano i presupposti base essenziali per far si che l’azienda sia flessibile ed immediata nel rispondere al cambiamento.

L’insicurezza del cambiamento

possibilità concrete di poter accedere a nuovi mercati, di riqualificare e rivendere la propria professione, il proprio mestiere, sono in evoluzione continua. Vi è di più: oggi, intraprendere nuove strade è più facile e possibile che mai. Più facile muoversi, avere contatti, ottenere informazioni (si pensi alle potenzialità enormi della rete Internet).


Bilancio 2012

ESTRATTO del BILANCIO SOCIALE 2012

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Il Bilancio Sociale del 2012 è stato rivisto completamente dal punto di vista grafico e, da quest’anno, inizia a seguire uno schema riconosciuto a livello internazionale per l’esposizione e la presentazione dei dati contenuti: i GRI Reporting Framework.


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Bilancio 2012


Esiti valutazione “Stress lavoro correlato”

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Esiti valutazione “STRESS LAVORO CORRELATO” Si riportano gli esiti della valutazione del rischio da “Stress lavoro correlato” portata a termine dal gruppo di lavoro dedicato nel mese di agosto 2012. Con il vocabolo “stress” si tende ad identificare una reazione emotiva, cognitiva, comportamentale e fisiologica ad aspetti avversi e nocivi del contenuto, dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro. È uno stato caratterizzato da livelli elevati di eccitazione ed ansia, spesso accompagnati da manifestazioni somatiche di gravità variabile e senso di inadeguatezza. Una sua cronicizzazione rappresenta terreno fertile per l’ingenerarsi non soltanto di disturbi d’ansia e di tipo depressivo, ma più in generale di tutta una serie di modificazioni funzionali usualmente riconosciute come precursori di patologie bio – psicologiche a gravità variabile. Per quanto concerne lo specifico ambito occupazionale, lo stress lavoro-correlato può essere quindi definito come un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose, che si manifestano ogniqualvolta le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse e/o esigenze del lavoratore. Ne consegue che una tale tipologia di stress può non solo influire negativamente sulle condizioni di salute del singolo, ma divenire anche cagione e/o concausa scatenante di infortuni sul lavoro. A riprova di quanto appena affermato, si citano i risultati dell’indagine condotta nel 2005 dall’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, che hanno evidenziato come lo stress sia il secondo problema sanitario legato all’attività lavorativa segnalato più di frequente in Europa e che una percentuale compresa tra il 50% e il 60% di tutte le giornate lavorative perse è riconducibile a stress. Si è dunque di fronte ad un fenomeno che comporta conseguenze negative non soltanto per il singolo lavoratore (dato il peggioramento progressivo della qualità e quantità di professionalità e prestazioni individuali), ma anche per l’azienda (dato il consequenziale possibile calo della produttività). Per una definizione più puntuale dello stress lavoro- correlato, si può far riferimento all’Accordo Europeo del 8 Ottobre 2004, che mira a “… offrire ai Datori di Lavoro ed ai Lavoratori un modello che consenta di individuare e di prevenire o gestire i problemi di stress da lavoro”. Nell’Accordo lo stress è definito come “… uno stato, che si accompagna a malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali e che consegue dal fatto che le persone non si sentono in grado di superare i gap rispetto alle richieste o alle attese nei loro confronti. L’individuo è capace di reagire alle pressioni a cui è sottoposto nel breve termine e queste possono essere considerate positive, ma di fronte ad una esposizione prolungata a forti pressioni egli avverte grosse difficoltà di reazione. Inoltre, persone diverse possono reagire

in modo diverso a situazioni simili e una stessa persona può, in momenti diversi della propria vita, reagire in maniera diversa a situazioni simili. Lo stress, quindi, non è una malattia, ma un’esposizione prolungata allo stress può ridurre l’efficienza sul lavoro e causare problemi di salute”.

Esiti della valutazione del rischio condotta da Coseva Pluriservizi Per effettuare una valutazione del rischio stress lavoro correlato Coseva ha individuato le seguenti macromansioni, rappresentative della forza lavoro aziendale: 1) I m p i e g a t o d i c o n c e t t o i n d o o r 2) Impiegato d’ordine indoor 3) Impiegato di concetto outdoor 4) Impiegato d’ordine outdoor 5) Facchino 6) Carrellista 7) Addetto alle pulizie 8) Addetto alla portineria 9) Addetto al guardaroba

Dal punto di vista della ripartizione organizzativa si hanno le seguenti aree: Area sede; Area Sanremo; Area Imperia; Area Savona; Area Cuneo; Area Roma.

Per la valutazione del rischio stress lavoro correlato si è tenuto conto degli indicatori oggettivi aziendali (indice infortunistico, assenteismo, turn-over, contestazioni disciplinari ecc.), degli indicatori relativi al contesto del lavoro (funzione e cultura organizzativa, ruolo nell’ambito dell’organizzazione, evoluzione della carriera, autonomia decisionale – controllo del lavoro, rapporti interpersonali sul lavoro, conciliazione vita/lavoro) e degli indicatori relativi al contenuto del lavoro (ambienti di lavoro e attrezzature di lavoro, pianificazione dei compiti, carico di lavoro – ritmo di lavoro, orario di lavoro). I punteggi di ogni indicatore sono classificati come segue: Punteggio indicatori aziendali: 0–10 = BASSO 11–20 = MEDIO 21–40 = ALTO Punteggio indicatore contesto del lavoro: 0–8=BASSO 09–17=MEDIO 18–26= ALTO Punteggio indicatore contenuto del lavoro: 0–13=BASSO 14–25=MEDIO 26–36=ALTO

Il rischio stress lavoro correlato in Coseva è un rischio BASSO e non necessita di implementazione di azioni correttive.


La Direzione Lavori del settore Multiservizi Roncone M. Teresa ci propone questa rubrica, che si ripromette di ricercare la storia, le curiosità e gli aneddoti inerenti macchine ed attrezzature delle pulizie. In questa terza puntata parliamo dell’evoluzione della pulizia dei pavimenti, dalla “scopa e secchio” alla lavapavimenti al 493 a.C. proviene una scoperta, quella della scopa. Una curiosa leggenda vuole che la prima scopa sia stata inventata da un egiziano, utilizzando la coda di un leone. La credenza andrebbe verificata ma è in qualche modo plausibile in quanto la criniera e le pelosità degli animali hanno avuto sempre un largo impiego nella pulizia, nella spolveratura e nella lucidatura delle superfici. L’invenzione del secchio, come appare dai geroglifici, segue quella della scopa. Il primo rudimentale secchio non è altro che un tronco d’albero scavato. Nel 1875 appare un’attrezzatura per lavare i pavimenti: lo strizzatore con il mop (radazza in cotone) inventato da un operaio di una piccola azienda degli Stati Uniti che produce stampi per il burro. L’operaio di nome Cassius White, ha un problema: suo figlio adolescente deve provvedere al lavaggio dei pavimenti perché la madre è invalida. Cassius White costruisce il prototipo dello strizzatore usando il legno. Il fine è quello di eliminare il bisogno di strizzare a mano, faticosamente e poco igienicamente, le primiti-

ve grezze radazze all’epoca fatte di stracci o di pezzi di stoffa. Il primo strizzatore con chiusura, diciamo oggi a libro, è fatto in legno e fin dall’inizio è venduto in vari esemplari ai commercianti per i loro negozi. La popolarità arriva in fretta e così Cassius White, aiutato dai suoi figli, comincia la costruzione in serie. Nel 1903 una piccola società, la Americani, comincia a costruire una sabbiatrice elettrica a bidone, in grado di sostituire i raschietti metallici a lama che erano l’unico attrezzo che si adoperava per rifare o rinnovare un pavimento. Con i raschietti si doveva lavorare faticosamente per ore e ore. La sabbiatrice si può dire che sia stata la precorritrice delle attuali macchine per lavare i pavimenti. Nel 1918 la Clarke ha avviato la produzione di Floor Cleaning Machines. Nel 1928 l’Advance produce a sua volta la prima lavapavimenti come terzista, cioè con la marca del Cliente che gliela commissiona. Nel 1930 Harold Pond comincia la costruzione di una serie di lavapavimenti che si chiama Cowboy perché basse e schiacciate al massimo, sono concepite per andare sotto il mobilio e le se scrivanie. Sempre nel 1930 la Dixon, oltre

Roncone M. Teresa, Direzione Lavori del settore Multiservizi. alla costruzione delle monospazzole, inventa il primo aspira liquidi mobile brevettato: è costruito per asciugare e recuperare la soluzione di lavaggio fuoriuscita dalla monospazzola, senza dover fare ricorso al mop o ad altri sistemi manuali. Nel 1938 la società americana Lincoln costruisce una bella versione di lava-asciuga elettrica a cavo che, in duplice esemplare, viene acquistata dal Vaticano per il lavaggio dei pavimenti della Basilica di San Pietro in Roma. In America l’uso delle macchine e delle attrezzature per le pulizie professionali comincia a propagarsi intorno al 1940. I nuovi grandi alberghi degli Stati Uniti con le loro grandi hall, negozi, sale, camere e suite sono il banco di prova ideale per i nuovi apparecchi che diventano sempre più automatici, completi e sofisticati e facilitano e professionalizzano la fatica degli addetti alle pulizie.

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Storia degli strumenti per le pulizie

STORIA degli STRUMENTI per le PULIZIE: la LAVAPAVIMENTI


Comprensione del testo - A proposito di...

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A PROPOSITO DI... “LA DISCARICA” di Paolo Teobaldi - Edizioni E/O 1998

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Questo è il racconto di una trasformazione del protagonista, Tiziano Rossi detto “Tizio”, in un essere umano che “si fa contento”; che non è accontentarsi ma accogliere quello che la vita ti offre con positiva disposizione d'animo. Tizio - cinquantatré anni, trenta di matrimonio, begli studi, un'intelligenza acuta, ma un'esistenza mediocre, ha appena fatto alla moglie Lia la sua dichiarazione di disamore ricevendone il contraccambio. E noi lo troviamo sul punto in cui si accinge a sgomberare l'appartamento d'ogni cosa che vi è stata da lei stipata. Con furia e rancore Tizio destina alla discarica, l'accumulazione delirante di Lia, un catalogo degli orrori: oggetti inutili o inutilizzabili, alimenti vari nel congelatore chissà da quanto lì stipati, scatoloni di indumenti, libri scolastici, opuscoli, mobili elettrodomestici, ecc... Ma non sono gli oggetti in se che s c a t e n a n o Ti z i o m a l a compenetrazione tra cose e

sentimenti (tutti negativi) che è così forte da impedirgli di trovare per questi oggetti destinazione diversa. Ogni cosa che prende in mano gli ricorda qualcosa di spiacevole, è una specie di autoanalisi della sua vita fino a quel momento, compresa Lia e la sua famiglia d'origine tutta tesa ad arricchire e ad accumulare, esempi di quella mentalità rapace e folle che ci ha condotto a questo punto di miseria morale e materiale, Tizio ne ripassa mentalmente le gesta cogliendo anche le sue colpe, che sono anche le nostre. Nel bel mezzo di questa crisi sentimentale arriva anche la notifica di un cambio di attività lavorativa nella sua vita da precario; Tizio deve passare dall'insegnamento alla mansione di addetto alla nettezza urbana. Quella che sembra una deprimente mazzata si rivela invece l'inizio della sua crescita umana; migliora la sua salute, migliora il suo rapporto con le persone e ha finalmente soddisfazione dalla professione

Mauro Idone, ragioniere, appassionato di filosofia, socio ed ex Presidente di Coseva (dal 1988 al 1990). che esercita tanto che la competenza acquisita nel campo della nettezza urbana e la passione che mette in questo lavoro,conducono Tizio ad una svolta, improvvisa e apparentemente casuale come un dono. Prima la promozione a direttore della nuova discarica e poi ritrova l'amore, in una giovane trasportatrice di rifiuti odorante di calicanto, in questo ambiente di puzze. Questo romanzo e godibile come racconto in sé ed è stimolante per gli spunti di riflessione che può provocare, perciò ...BUONA LETTURA...

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“COMPRENSIONE DEL TESTO” In questa rubrica voglio mettere un testo di CRISTIANO DE ANDRE', che sembra aver superato con questo nuovo album “Come In Cielo Così in Guerra” tanti anni di crisi e di oppressione sotto il nome che porta. In questo pezzo intitolato CREDICI, sembra che risuonino echi del miglior Fabrizio, pur in uno stile molto personale. Chi ha creduto alle menzogne di bocche allenate a monete, Alle parole di un potere che subito si inchina ad un altro più rapace, Che in trentanni di sottocultura mediatica tra canali e canili, A quelle lingue golose dei mercati che per i loro tacchi rialzati hanno svenduto il Paese al peggiore dei medioevi A meno che non sia ancora preistoria questo parlare senza ascoltare e non avere memoria... Credici, credici. I nuovi capi hanno facce sempre più dure. Tutti vestiti di nero metallizzato come le loro autovetture. Credici. Che il rosso è così meno rosso e il nero è sempre più nero. Non la senti questa decadenza?

Questo odore di basso impero? Noi speriamo siano banditi dalla storia senza una pagina una riga e nessuna memoria. E adesso che avete messo in ginocchio quella brava gente Operai contadini pescatori che da sempre hanno cercato di darvi il meglio ma mai considerati niente

Capone tutti vestiti con lo stesso gessato, e con l'esercito dei salvatori escono dalle banche entrano nei ministeri. Credici. Che il rosso è così meno rosso e il nero è sempre più nero. Non la senti questa decadenza? Questo odore di basso impero? Noi speriamo siano banditi dalla storia senza una pagina una riga e nessuna memoria

E dove tu cara madre Chiesa ormai da tutti la più incinta Tu che con la CEI lo IOR l'Opus Dei ci mostri come sei alla santa messa della tua casta, Cristo ti ripagherà con la sua compassione immensa

E saremo tutti insieme In una corsa contro il sole Con la forza e l'emozione In un abbraccio di parole E poi il grano sarà luce Ed il pane sarà pace In una voglia di infinito Così liberi di amare

Credici, credici. I nuovi capi sembrano tutti Al

Al valore del nulla non crederci


L’OTTAVA NOTA di Luciano Ligabue

che anche l’uomo più insignificante e più impotente ha la possibilità di cambiare il mondo. L’enigma sta nell’incredibilità dell’idea che chiunque di noi possa scuotere la terra. La logica è nel fatto che se non siamo io, tu, lui, noi, tutti ad intraprendere questo cammino ancora non si riuscirà a smuovere nemmeno il mondo in cui viviamo, che tutti insieme costruiamo e del quale siamo responsabili. Deve essere ognuno di noi ad iniziare: se aspettiamo che sia un altro a farlo sarà una vana attesa… chi farà valere la forza di volontà otterrà qualcosa, ma chi non ci prova nemmeno certo non otterrà nulla” Questo discorso, pronunciato nel 1986 da Vaclav Havel, Presidente della Repubblica Ceca dal 1993 al 2003, ci chiede di non rinunciare al sogno, di di-

chiararlo, e di avere il coraggio di essere pazzi, prendere in tutta serietà di mutare quello che si definisce immutabile. Ma perché le cose non cambiano, o meglio, perché noi con il nostro comportamento, le nostre idee, i nostri discorsi, non cambiano le cose? Credo che la risposta a questo problema sia principalmente da ricercare in un immobilismo conservatore, che, come diceva un mio vecchio professore di Economia Politica, porta dritto dritto le aziende al fallimento. Una canzone, come sappiamo, spesso ha il potere della sintesi, dell’analisi e suggerisce la soluzione. 2007, album “Primo Tempo”, autore Luciano Ligabue, canzone “Niente Paura”. Metalmeccanico, Ragioniere, Commerciante. Questi sono i mestieri di Liga prima che, nel 1988, iniziò una carriera musi-

LUCIANO LIGABUE (Correggio 13 marzo 1960) Altri album consigliati: Buon Compleanno Elvis (1995) Miss Mondo (1999) Fuori come va? (2002) Nome e cognome (2005)

Pasquale Lanza. Responsabile del Personale. Dottore in Giurisprudenza. cale che lo ha portato ad esser uno dei massimi esponenti del rock italiano. Il suo primo gruppo musicale si chiamava ClanDestino, nome che si può leggere in entrambi i modi, ognuno dei quali ha un suo significato ben preciso. Niente paura è una canzone che incoraggia a cambiare nonostante il tempo passi, le donne passino, i sogni passino. Niente paura ci manda un segnale di speranza, nel senso che il cambiamento “sembra aria di tempesta”, poi cambia tutto e “sembra aria bella fresca”. Forse allora bisogna pensare che la tempesta, il momento difficile, è un passaggio obbligato prima di poter respirare a pieni polmoni la bellezza delle cose nuove conquistate con il coraggio del cambiamento. Il video della canzone si conclude con le persone coraggiose che si tolgono il cappuccio: molto bene, guardiamo in faccia il cambiamento, su la testa! Girato a Londra, intorno al cantante si assiste a scene di vita quotidiana di alcune persone incappucciate, come se si stessero nascondendo. Poi queste persone si scoprono dal cappuccio come in un gesto liberatorio.

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di noi può ar“C iascuno rivare a comprendere

L’Ottava Nota

“NIENTE PAURA”


Guida Coseva - Ringraziamenti

Denis - 2013

Andrea - 2013

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Osteria

DELL’ACQUA DOLCE

Ristorante

MULINO DI LIMIDO

La Focaccia di

PRIANO

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Nel retro una grotta/cantina medioevale. Rapporto qualità/prezzo buono.

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ETICHETTA GREEN DELLA CCIAA DI IMPERIA.

Coseva è stata selezionata fra le imprese che si sono distinte nella Provincia di Imperia per avere particolare sensibilità nelle problematiche ambientali. Nel corso del progetto è stata sottoscritta anche una CARTA VERDE, un disciplinare che coniuga la produttività con la sostenibilità ambientale e che prevede l’utilizzo di un logo di riconoscimento. Le imprese che possono avvalersi del logo GREEN ECONOMY da abbinare al proprio in Provincia di Imperia sono solo 31.

Notizie varie

Nel mese di gennaio 2013 è stata consegnata l’attestazione di impresa Green a Coseva da parte della CCIAA di Imperia, nell’ambito di un percorso formativo sulle buone prassi ambientali.

TESI DI LAUREA DI SANDRO PERTINI Il giorno 12 marzo è stata presentata nella Sala Sibilla della Fortezza del Priamar a Savona la Tesi di Laurea di Sandro Pertini dal titolo “La cooperazione”. Il documento scritto dall’ex Presidente della Repubblica Italiana e presentato nel 1924 all’Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” di Firenze, è stato ritrovato recentemente e l’Ames lo ha pubblicato all’interno di un volume di ricerca. Alla manifestazione, che ha ricevuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, era presente una delegazione di Coseva.

BELLACOPIA

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Coseva ha sponsorizzato il progetto “Bellacopia”, promosso da Legacoop Liguria, che ha l’obiettivo di portare la cooperazione nelle scuole. Il progetto prevede la partecipaizone delle classi 3°, 4° e 5° delle scuole secondarie di secondo grado della Liguria, che dovranno presentare una idea imprenditoriale innovativa da svolgere in forma cooperativa.

COORDINAMENTO REGIONALE DI GENERAZIONI - Tratto da Legacoop Informazioni n.14/2013 Nuovo passo in avanti di Generazioni in Liguria. E’ nato infatti ufficialmente il coordinamento regionale di Generazioni Liguria, a seguito di un percorso di avvicinamento ed integrazione col gruppo nazionale. E’ stata eletta Coordinatrice del gruppo Francesca Serviati (SAIE scrl). I membri dell’Esecutivo sono Federica Della Rupe (Aiesec), Samuel Ibba (Coop ABC), Mattia Maccario (Coseva Pluriservizi), Marco Perruzzi (Coop Casmag), Marco Santon (AIS scrl) e Raffaella Vecchio (Coda). Generazioni propone ai giovani cooperatori di tutta Italia di condividere un’esperienza e contribuire alla realizzazione di un progetto - spiega la Coordinatrice del Gruppo, Francesca Serviati - che siamo certi possa essere una possibilità di cambiamento. Una fucina di idee, un luogo di discussione e di cooperazione, un momento dove le idee del singolo si rafforzano nel contributo degli altri. Generazioni Legacoop nasce con questo stimolo e vuole essere un mezzo di inclusione sociale delle nuove generazioni, un veicolo di informazioni e di idee, un modello di ricambio generazionale che si rivolga al merito, alla professionalità ed alla partecipazione come elementi cardini del confronto.

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I progetti presentati saranno valutati da una commissione che valuterà la fattibilità e l’originalità dell’idea, e le capacità di esaltare gli aspetti di mutualità, socialità e solidarietà. Il premio in palio è un buono spesa da 500¤ per materiali didattici e la possibilità di partecipare alla “giornata cooperativa”.


Notizie Varie

PRIMO CONGRESSO TERRITORIALE CISL IMPERIA-SAVONA Si è tenuto il 14 e 15 marzo 2013 presso l’auditorium della Camera di Commercio di Imperia il primo Congresso Territoriale della CISL di Imperia e Savona. Nel corso dei lavori sono stati eletti il Segretario Generale, la Segreteria, il Collegio dei Sindaci ed il Comitato Esecutivo. Sono intervenuti i Segretari di Imperia (Claudio Bosio) e Savona (Gloriana Bosio), oltre al Segretario Nazionale Luigi Sbarra che ha provveduto a chiudere i lavori del primo congresso Territoriale CISL Imperia-Savona. Oltre a Claudio Bosio, le nostre congratulazioni a Marco Sismondini eletto Segretario Territoriale della nostra Categoria.

MIC YOUNG - 2012/2013 Sono stati consegnati il 19 aprile, presso l’NH Hotel di Genova, i diplomi agli allievi che hanno preso parte al corso MIC YOUNG, gestito da Qua.Dir. ed organizzato da Legacoop. Il corso, a cui hanno partecipato per COSEVA Taricco Emanuele e Maccario Mattia, ha affrontato i temi del Marketing, del Bilancio e Controllo di Gestione e dell’Organizzazione attraverso lezioni tenute da docenti universitari degli atenei di Genova, Bologna e della Bocconi di Milano.

Legacoop verso un nuovo patto associativo

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“Modernità ed innovazione per imprese eccellenti”, è questo il sottotitolo del seminario svolto il 19 aprile presso l’NH Hotel di Genova, subito prima di consegnare i diplomi agli allievi del corso MIC YOUNG, che erano presenti all’incontro. Sono intervenuti il Direttore di Legacoop Nazionale Giancarlo Ferrari ed il Presidente di Legacoop Liguria Gianluigi Granero, oltre che Claudio Colacurcio dell’ufficio analisi e ricerche economiche Prometeia e Pier Giovanni Bresciani Presidente della Società Italiana di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni.

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MOSTRA FOTOGRAFICA IN-NATURALE La Fondazione Famiglia Terruzzi - Villa Regina Margherita e l’Archivio d’Arte Contemporanea dell’Università di Genova, hanno organizzato per il giornon 23 maggio 2013 l’inaugurazione della mostra fotografica IN-NATURALE, curata da Leo Lecci. Le opere esposte sono degli artisti Maria Rebecca Ballestra, Saverio Chiappalone e Natalie Silva. La mostra fotografica, ospitata nella magnifica cornice di Villa Regina Margherita a Bordighera, resterà aperta fino al 30 giugno, dal venerdì alla domenica, dalle ore 10 alle 18. Per maggiori informazioni potete visitare il sito internet www.fondazioneterruzzivillareginamargherita.it


Sintesi e traduzione

PAGE 3 The crisis is a form of change and therefore it is not correct to speak of this thing with negativity. Change is difficult to explain to those who are sick and who the economic crisis has created problems and difficulties. According to Coseva’s President Giovanni Novello, crisis is being fought explaining that it is a change and that can be positive through concrete examples. It is not easy but must be done.

PAGE 5 Massimo Bolla, Director of the Logistics and Vice President of Coseva tells about change through the epic story of Hector and Achilles. The story of Bolla wants to highlight that the output through the crisis must be done in a simple way through the work and solidarity. Hector against Achilles. Simple man against demigod. Cooperation against the law of the jungle.

PAGE 7 The Director of Multiservice, Roncone Maria Teresa did an interesting research of historical sentences against the crisis and the positive values ??of change.

PAGE 8 Mattia Maccario writes that every half hour there is a new model of mobile phone. Technological development is unstoppable and impressive. But one must not become overly eager the latest technology, but try to have only what is truly useful.

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PAGE 12 Summary of the 2012 Financial Statements of the cooperative

PAGE 15 Continue the section on historical materials and equipment cleaning by the Coseva’s Director of Multiservice. Since 493 BC to date research on the broom but also on floor scrubbers.

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PAGE 10 The Lawyer Policari Andrea in Rome shows us the fear of change to fight through the appropriate information, the transmission of trust and the quality of relationships.


Sintesi e traduzione

PAGE 3 La crise est une forme de changement et donc il n'est pas correct de parler de cette chose avec négativité. Le changement est difficile d'expliquer à ceux qui sont malades et qui la crise économique a créé des problèmes et des difficultés. Selon le président de Coseva Novello Giovanni la crise est combattu expliquant qu'il s'agit d'un changement et qui peut être positive à travers des exemples concrets. Il n'est pas facile, mais il doit être fait.

PAGE 5 Bolla Massimo, Directeur de la Logistique et Vice-président de Coseva parle de changement à travers l'histoire épique d'Hector et d'Achille. L'histoire de Bolla tient à souligner que la sortie de la crise doit être fait d'une manière simple à travers le travail et la solidarité. Hector contre Achille. Homme simple contre les demi-dieu. Coopération contre la loi de la jungle.

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PAGE 7 La Coordinatrice du Secteur Multiservice, Roncone Maria Teresa a fait une recherche intéressante de phrases historiques contre la crise et les valeurs positives du changement.

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PAGE 8 Mattia Maccario écrit que chaque demi-heure il ya un nouveau modèle de téléphone mobile. Le développement technologique est imparable et impressionnant. Mais il ne faut pas devenir trop impatient de la dernière technologie, mais essayez d'avoir seulement ce qui est vraiment utile.

PAGE 10 L'Avocat Policari Andrea à Rome nous montre la peur du changement à combattre à travers les informations appropriées, la transmission de la confiance et de la qualité des relations.

PAGE 12 Sommaire des états financiers de 2012 de la coopérative

PAGE 15 Continue la recherche historique sur les matériaux et équipements de nettoyage par la Coordinatrice du Secteur Multiservice Coseva. Depuis 493 BC à ce jour, la recherche sur le balai, mais aussi sur les laveurs de sol.


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Sintesi e traduzione


I VANTAGGI DI ESSERE SOCI COSEVA - Lavorare in una cooperativa trasparente che applica i contratti e le leggi sul lavoro (sembra una cosa dovuta, E LO E', ma non è da tutti). - Ristorno: beneficiare a fine anno di aumento gratuito di capitale sociale in funzione del buon esito della gestione. - Incentivi e premi settoriali. - Dopo 10 anni di lavoro iscrizione gratuita ad assicurazione sanitaria. - Attività ricreative: gite, svaghi, cene ecc. gratis o con partecipazione simbolica per i soci. - Remunerazione del capitale sociale decisamente superiore agli interessi bancari. - Convenzionamento con fondo integrativo pensionistico. - Lavorare con la possibilità di beneficiare di incentivi economici. - Conoscere e sapere per poter decidere.

L'ASSISTENZA AI SOCI COSEVA

"il Punto" Giugno 2013  

Coseva Pluriservizi - Giornalino aziendale - www.coseva.coop

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