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AREA URBANA NUOVA SERIE N.6 - 12 FEBBRAIO 2011

OMAGGIO LA CALABRIA NEL CESTINO DEI RIFIUTI

CE L’ABBIAMO MESSA NOI La campagna sui media nazionali di denigrazione della Calabria e della sua immagine dà i suoi frutti avvelenati. In un comune della Padania, più precisamente a Spresiano, in provincia di Treviso, è stato diffuso un volantino per stimolare alla raccolta differenziata dei rifiuti, dove la Calabria viene rappresentata nel fondo del cestino a voler significare che siamo una regione da buttare. Un rifiuto, insomma, non sappiamo se "umido" o "secco". Una condanna sprezzante, dunque, senza motivazione e senza appello. Deboli le giustificazioni addotte dagli amministratori locali i quali parlano di un equivoco o di una svista, sfuggita a chi doveva controllare. Il fatto in sé non ha grande rilevanza se non come indicazione indiretta della cattiva fama che accompagna la nostra regione soprattutto in terra di Padania. Il problema che si pone - se lo si vuole affrontare - è come correggere questa immagine distorta e volutamente discriminatoria. Molto dipende dalle nostre istituzioni e da chi le rappresenta, dai governi delle realtà locali e, soprattutto, dal governo regionale. A ben riflettere se ci fosse stata Napoli nel cestino dei rifiuti una spiegazione ci sarebbe stata ma la Calabria, a parte la controversa vicenda delle navi dei veleni, per la gestione dei rifiuti non è ancora salita alle cronache nazionali. Lo sberleffo dunque deve essere messo in relazione alle vicende politiche e giudiziarie che quotidianamente segnano la vita dei calabresi, agli intrecci fra affari e politica, alle truffe con i fondi europei, agli ospedali serbatoi elettorali dove si muore, agli abusi edilizi, al familismo ed al clientelismo selvaggio, alla dissipazione del denaro pubblico, alla contabilità "orale" della spesa regionale, agli arricchimenti facili nonostante stipendi modesti. Allo Stato che non c'è, come direbbe il ministro Brunetta. A quanto pare questa volta la 'ndrangheta non c'entra o, almeno, non viene chiamata in causa direttamente. Rimane da chiedersi, al di là delle precisazioni, delle scuse, delle giustificazioni, delle affermazioni di fratellanza nord-sud nel 150° dell'Unità, come e perché siamo finiti in quel cestino. Così come rimane da chiedersi perché nelle cronache giornalistiche e televisive non passa la Calabria per bene, pulita, onesta che rispetta le regole e le leggi dello Stato. Ci ammazziamo meno che altrove ma questa a pagina

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è in edicola il SABATO

Sandro Principe

TUTTI D’ACCORDO A FARE MELINA

OCCHIUTO PRENDE LE DISTANZE

CANDIDATURE PD

A CONTI FATTI È IL MIGLIORE E' venuto anche Chiamparino, sindaco di Torino, a rendergli omaggio. Si sono conosciuti e reciprocamente apprezzati, Chiamparino e Salvatore Perugini, nei rispettivi ruoli di presidente e vice-presidente dell'ANCI, Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, che mette insieme in un organismo influentissimo i sindaci delle più importanti città d'Italia. Nel ridotto del Teatro Rendano, mentre Chiamparino e Sansonetti, direttore di Calabria Ora, discettavano da vetero-comunisti su globalizzazione e modernizzazione, il nostro sindaco, impeccabile come sempre, seguiva con attenzione la discussione seduto accanto a Chiamparino. La venuta del sindaco di Torino a Cosenza, anche nella veste di presidente dell'ANCI, va però interpretata politicamente con i tempi che corrono dentro il PD. Da premettere che Chiamparino è un dirigente politico di grande peso, in competizione anche per la leadership del partito a livello nazionale. Avrebbe voluto dare vita insieme a Massimo Cacciari a un PD del Nord ma Roma ha messo il veto. Chiamparino, comunque, conSalvatore Perugini ta e pesa. A dirla tutta, anzi, riteniamo che un suo giudizio a Roma pesi molto di più del giudizio del commissario Musi. Si dà il caso, ora, che Chiamparino conosca il Perugini migliore: giurista, trasparente, leale, coerente, onesto, impegnato, rispettoso delle regole e col senso dello

Stato. Non conosce per sua fortuna - diciamo noi - il Perugini sindaco che ha consegnato la guida della città ad una cricca interna al PD che ha portato la città ad un progressivo degrado che oggi si vuol far pagare soltanto a Perugini. Chiamparino, ovviamente, è pronto a giurare sul Perugini che conosce lui e non quello che ha dovuto governare la città col coltello alla gola del ventunesimo voto che la sua maggioranza gli ha fatto sempre patire. Non solo. La qualità della vita della città poteva essere difesa meglio, senza dover disporre di grandi risorse, ma Perugini ha lasciato che se ne occupassero altri mentre lui si andava a incartare nei giochi della presidenza del consorzio Valle Crati, responsabile della gestione dei rifiuti di 48 comuni. Perugini non ha governato, ecco l'addebito che gli si fa, ma ha lasciato che altri decidessero per lui. E' il PD che ha governato la città da dentro e fuori Palazzo dei Bruzi ed è il PD che oggi deve risponderne, certamente insieme a Perugini. Sorge però un problema. Se Perugini viene considerato non ricandidabile, bisogna trovare un altro candidato, dentro il PD o negli alleati di centrosinistra, in grado di raccogliere maggiori consensi. E qui Musi si trova di fronte a un problema non facile da superare e che non consente semplificazioni. E' vero che in città i cosentini addebitano a Perugini lo stato in cui versa la città, comunque lo si voglia valutare e giustificare. E' vero che Perugini, con a pagina

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n.6 - 12 febbraio 20101

L’INTERVISTA

MI OFFRO CANDIDATO PER CHI NON VA A VOTARE D. - Avvocato, siamo già ai manifesti 6x3 che annunciano la sua candidatura a sindaco. Gioca d'anticipo? R. - Sulla mia candidatura si scrive da molti mesi e se, per ragioni di stile, non ho confermato le indiscrezioni è pur vero che non mi sono prodotto in alcuna smentita. La politica ha, anche, i suoi rituali.D. - A proposito di indiscrezioni che novità ci sono dal PDL? R. - Quelle che si leggono sulla stampa cioè nulla, salvo il solito gioco delle parti da portare a sintesi.-

duta di Eva Catizone, alla quale bisogna dare atto di avere onorato al meglio il testimone passatole da Mancini. Non bisogna dimenticare che Eva Catizone dovette interrompere anticipatamente il suo mandato di sindaco perché nei suoi confronti si coalizzò uno schieramento che andava dai DS all'estrema destra. Era l'assalto a Palazzo dei Bruzi di quella partitocrazia che Mancini aveva tenuto a distanza, perché governare la città è compito degli eletti e non dei partiti, il cui ruolo, importante e delicato, è ben altro e non è certamente quello di condizionare la vita delle istituzioni elettive.-

D. - Ma si parlava di una convergenza del PDL sulla sua candidatura. Partita chiusa? R. - Partita mai iniziata, direi. Non ho avuto incontri in questo senso e nessuno si è fatto avanti. Quando ho letto la notizia sulla stampa mi sono limitato a dire che mi sentivo lusingato se il partito del governo nazionale e del governo regionale aveva attenzione per la mia candidatura.-

D. - Può essere più preciso? R. - Intendo dire che Perugini è soprattutto responsabile di aver lasciato fare ad altri, a cominciare dal vice-sindaco targato PD, personaggio di spicco in diretta e permanente comunicazione con Nicola Adamo. Sono Adamo e Ambrogio i veri responsabili politici di come è stata amministrata la città. Oggi è Perugini chiamato a pagare per tutti ma spiegheremo alla città come sono andate effettivamente le cose.-

D. - Ma lei era già partito con le 3 liste civiche. Aveva fretta? R. - Nessuna fretta ma la mia candidatura non è subordinata a decisioni che debbono venire. La mia candidatura è e rimane comunque.-

D. - Lei esclude che possano ricandidare Perugini? R. - Combinati come sono non saprei indicare un candidato alternativo a Perugini che presenti quotazioni più alte. E' un problema del PD comunque. A Perugini auguro un seggio a Montecitorio, ci farà fare bella figura.-

D. - Come è arrivato alla decisione di candidarsi a sindaco? R. - La scelta è maturata man mano che venivano bruciati i risultati raggiunti con Giacomo Mancini sindaco. La città è scivolata in un degrado progressivo e inarrestabile, come oggi è sotto gli occhi di tutti. D. - Lei si sente erede di Mancini? R. - Erede è una parola impegnativa con un significato preciso. Sul piano umano, personale e politico i valori di cui sono e mi sento erede sono quelli di mio padre. Con Mancini ho fatto uno straordinario viaggio politico che mi ha arricchito enormemente ma non posso in alcun modo dire di esprimere ogni aspetto della sua complessa personalità che resta unica. No, non sono un suo erede. Diciamo che potrei essere un credibile continuatore della sua azione amministrativa.D. - Vuole riportare la città ai tempi del "vecchio leone"? R. - Magari fosse possibile. Mancini non ha né epigoni né emuli. A nessuno è precluso di ispirarsi alla sua cultura di governo. Mancini, per quello che ci ha insegnato, è un patrimonio di tutti. Se ne avremo l'opportunità, sapremo mettere a frutto i suoi insegnamenti.D. - Guardare al passato anzicchè guardare avanti, in politica, potrebbe essere un errore. Non crede? R. - Io parlo di cultura di governo non di modelli da riproporre meccanicamente. Del resto il mio ruolo accanto a Mancini è stato di proposta e di condivisione di un progetto. Forse si dimentica che fummo i radicali cosentini a porre la sua candidatura a Sindaco. Sulla scena aveva fatto irruzione l'avviso di garanzia per vicende di mafia e i suoi nemici di sempre, quelli dichiarati e quelli occulti, pensavano di poterlo annientare politicamente. Poi è andata come è andata ed abbiamo governato per 10 anni riportando Cosenza all'altezza della sua storia ed al rango di capoluogo di una provincia di 750 mila abitanti.D. - Perché, morto Mancini, è iniziata la regressione? R. - La regressione, il degrado cominciano dopo la ca-

D. - Che giudizio dà di Perugini sindaco? R. - Già in altre pubbliche dichiarazioni ho tenuto a distinguere la persona dalla figura istituzionale, tenendo separate le qualità umane e professionali di Perugini dalle sue responsabilità di sindaco. Al riguardo vado ripetendo, ormai da mesi, che non è politicamente corretto addebitare a Perugini e soltanto a lui la responsabilità del degrado in cui versa la città. Avesse agito di testa sua, anzicchè consegnarsi mani e piedi al PD in nome della partecipazione e della condivisione degli obiettivi, oggi la sua ricandidatura non incontrerebbe le resistenze che va incontrando.-

D. - A parte Perugini, cosa pensa degli altri possibili candidati a sindaco di cui sono circolati i nomi? R. - Tutti ottime persone, nessuna esclusa, ma le candidature vanno pesate non fotografate. Non confondiamo i manifesti con i voti. Alcune candidature sono di facciata, cioè puramente tattiche, per tenere coperte quelle cui realmente si pensa. E' un vecchio gioco buono per fare quattro chiacchiere al bar. Lo scontro avviene altrove e non si rilasciano comunicati stampa.-

Enzo Paolini

D. - Dopo Eva Catizone, arriva Salvatore Perugini, l'attuale sindaco.R. - Perugini è stato il più determinato ed oggi possiamo dire il più interessato a far cadere Eva Catizone. Ricordo che quella mattina, segnata tragicamente dalla morte del giornalista Antonio Catera che seguiva i lavori del consiglio, non trovò consenso numericamente sufficiente la richiesta di sospendere la seduta per qualche ora, in segno di rispetto per il giornalista morto sul lavoro. Non fu un bel modo di apprestarsi ad occupare Palazzo dei Bruzi.-

direttore responsabile Antonlivio Perfetti Direzione-Amministrazione Via De Rada, 68 - Cosenza Telefono 0984.23253

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D. - La candidatura dell'arch. Mario Occhiuto come la vede? R. - E' un ottimo professionista, conosce i problemi della città, non è un politico di professione anche se qualcuno gli vorrebbe far pagare di essere fratello del parlamentare Roberto Occhiuto. E' una candidatura di cui si è parlato molto ai tavoli politici dell'UDC e del PDL ma, a quanto pare, l'accordo ancora non è stato raggiunto. Se volevano candidarlo sul serio, PDL e UDC, non dovevano fare il nome prima di raggiungere l'accordo. Oggi non mi sorprende se lo stesso Mario Occhiuto ostenta una certa indifferenza per gli inutili incontri che continuano a svolgersi. Posso capire i problemi dell'UDC in mezzo al guado verso il Terzo Polo, vero antagonista di Berlusconi, ma il PDL sta perdendo tempo prezioso.D.- Quando pensa che decollerà la campagna elettorale? R. - La partita si gioca fra Roma e Milano e tutto dipende dalle vicende giudiziarie di Berlusconi e dalla tenuta del governo. D. - La preoccupano le eventuali elezioni anticipate? R. - Per niente. Sono già in campo. I miei interlocutori non sono i professionisti della politica ma i 20 mila cosentini che non vanno a votare e che vorrei convincere a prendere in mano le sorti della città.tratta da Mezzoeuro di sabato 12 febbraio


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n.6 - 12 febbraio 2011

CANDIDATURE

OCCHIUTO PRENDE LE DISTANZE do. Oggi è lo stesso Mario Occhiuto che pur si presenA leggere la stampa locale e le dichiarazioni rilasciate tava autorevole e degna di essere portata fino in fondo. da vari esponenti politici, è veramente difficile raccaOggi è lo stesso Mario Occhiuto che si dichiara non inpezzarsi non solo sulle candidature a sindaco ma anche teressato ai tavoli delle trattative e alle intese che posulle alleanze elettorali. Nel mentre sui giornali naziotrebbero venirne fuori. E' evidente che Mario Occhiuto nali fiumi di inchiostro informano sullo scontro sempre avrebbe gradito una gestione meno rozza della sua canpiù aspro che divide Berlusconi da Casini, ripreso amdidatura e, soprattutto, avrebbe gradito che non venisse piamente da tutti i telegiornali, in Calabria anime belle ufficializzata dall'Udc senza un preventivo aduse a fare della politica un'arena di meraccordo con i berlusconiani. Oggi si trova cenarie intese, continuano a perseguire un'alin attesa di decisioni altrui e, se è vero che leanza che non c'è più, cioè quella PDLBerlusconi ha dato ordine di azzerare in tutUDC che ha eletto Scopelliti alla guida delte le realtà locali l'alleanza con l'Udc, non la regione e che sta governando la Calabria. si vede proprio come possa diventare il canSia da parte del Pdl che da parte dell'Udc ci didato della vecchia alleanza PDL-UDC. si rende conto che la nascita del nuovo poPiù probabile e realistico, invece, è che lo della nazione, voluto da Casini, Fini, Mario Occhiuto sia il candidato del Terzo Rutelli e Lombardo, mette in discussione Polo in linea con le scelte fatte a Roma da gli interessi comuni che hanno nel governo Pierferdinando Casini. Ma, se così dovesregionale e che, con spericolato pragmatise essere, le possibilità di vittoria si dimezsmo, vorrebbero trasferire nei comuni cazano e, forse, lo stesso Occhiuto non è più poluogo dove bisogna eleggere il nuovo sin- Mario Occhiuto interessato.daco. E così mentre tarda a delinearsi un'inDelle difficoltà che sta attraversando il PDL non fanno tesa sul possibile candidato dei due partiti, si gioca con mistero i consiglieri comunali di Palazzo dei Bruzi che candidature d'ufficio che, spiegabilmente, non hanno con un comunicato sarcastico ma politicamente coragnessuna presa sull'opinione pubblica, atteso che ipotizgioso mettono in evidenza come il PDL stia girando a zare una candidatura per il Pdl del senatore Gentile, delvuoto, senza costrutto, in attesa di prendere una decil'onorevole Santelli o dell'onorevole Caligiuri, sarebbe sione. Prende sempre più corpo il sospetto che, alla fiagli occhi di tutti un gioco a perdere. Da parte dell'Udc ne, Scopelliti vorrà imporre un suo candidato che, ad bisogna rilevare che hanno finito per compromettere la evitare doppi giochi e siluri sotterranei, dovrà avere il candidatura dell'architetto Mario Occhiuto che pur si presostegno della "lista del presidente". Sono già al lavoro. sentava autorevole e degna di essere portata fino in fon-

RENDE

TUTTI D’ACCORDO A FARE MELINA Anche per non dare a vedere che il venir meno del numero legale per lo svolgimento del consiglio comunale è una pagina che Bernaudo e la sua maggioranza avrebbero voluto risparmiarsi, a fine sindacatura, si è pensato di dimostrare che l'accaduto non aveva preoccupato nessuno. Tant'è che se ne sono andati tutti al Pantagruel, il noto ristorante nel centro storico di Rende, specializzato nelle serate a base di pesce e baccalà. Non è stata da meno l'opposizione che, per mettersi all'altezza, si è auto-convocata nel ristorante concorrente del Pantagruel, l'Osteria De Mendoza, a sua volta specializzato nelle carni alla brace. Anche a tavola dunque si è rispettato lo schema di schieramenti contrapposti. Ci sarebbe comunque una novità e cioé che il PDL rendese avrebbe avuto un incontro con i movimenti civici e il cartello della Primavera Rendese, con l'intento di pervenire ad un'alleanza tattica che potrebbe trovare nell'eventuale ballottaggio l'accordo finale. Per il resto di nomi a candidato a sindaco non se ne fanno anche se qualche giornale ha ripreso a lanciare la candidatura dell'avvocato Vittorio Cavalcanti, amico di Sandro Principe ma politicamente estraneo alle vicende di Rende mentre da parte del PDL si sussurrano senza convinzione i nomi di Ponzio e di Palazzo. Resta, quindi, l'incognita sulla scelta dei due candidati che si dovranno confrontare per i rispettivi schieramenti. Sandro Principe ostenta serenità e controllo della situazione anche se fra PD e Italia dei Valori non si è pervenuti ancora ad una intesa. La richiesta del partito di Di Pietro di esprimere un proprio candidato a sindaco sembra più tattica che reale, essendo impensabile che Sandro Principe possa rinunciare ad un suo uomo alla guida della città, costi quel che costi. C'è però da considerare che in questa tornata elettorale, Principe non ha le mani libere come nelle passate elezioni, in quanto la carica di capogruppo del PD in consiglio regionale, se da una parte gli conferisce rilevanza politica nel rappresentare il Sandro Principe partito, dall'altra gli impone di stare nella linea del partito e delle sue scelte. Principe inoltre non si è mai preoccupato di respingere le critiche secondo le quali il suo ruolo politico ha trovato in Agazio Loiero lo sponsor più interessato. Oggi Agazio Loiero non è più nel PD e, di conseguenza, non può offrire il sostegno che ha potuto dare al momento dell'elezione del capogruppo del PD in consiglio regionale. C'è, semmai, da guardare con sospetto alla decisione di Autonomia e Diritti, la formazione politica che fa riferimento a Loiero, di giocare in proprio nelle amministrative di primavera. A Cosenza si fa intravedere tatticamente la candidatura di Geppino Camo, a Rende si rilancia quella di Vittorio Cavalcanti che, guarda caso, in consiglio comunale a Cosenza ha fatto parte del gruppo di Autonomia e Diritti. Magari si tratta di semplici coincidenze ma bisogna aspettare le prossime settimane perché le nebbie oltre Campagnano si diradino e il gioco della candidatura diventi più chiaro. Il banco, per il momento, è tutto in mano a Principe.

QUALUNQUEMENTE Il viaggio che il superministro dell'Economia, Giulio Tremonti, si è deciso a fare in treno, direzione profondo sud, accompagnato dai segretari nazionali di CISL e UIL, ha messo in agitazione i pochi capi-stazione sopravvissuti alle chiusure decretate da Trenitalia. Cosa vorrà mai verificare il ministro amico dei leghisti? Prima tappa a Napoli ed è da escludere che Tremonti voglia conoscere l'inferno di ex-uomini e di umanità dolente che pullula intorno alla stazione centrale. Dopo Napoli la prossima fermata dovrebbe essere Lamezia e, quindi, non c'è il rischio che possa avventurarsi a venire a Cosenza. Essendo esclusa questa eventualità, il sindaco Perugini e il suo vice possono dormire sonni tranquilli perché Tremonti non potrà mai raccontare ai suoi amici leghisti della Val Brembana cosa ne hanno fatto nel profondo sud di una stazione che doveva essere il fiore all'occhiello della città, o, almeno, il suo biglietto da visita come accade per tutte le stazioni del mondo civile.Così Tremonti si è perso i cumuli d'immondizia, le macchine abbandonate, i giacigli di fortuna per gli sbandati della notte, le siringhe sparse in abbondanza e un fetore che ti si attacca addosso e di cui non vedi l'ora di liberartene. Questo al piano di sotto, dove si è negato a un imprenditore privato, che aveva vinto la gara, il diritto di realizzarvi un parcheggio custodito e illuminato, attivo nelle 24 ore e con centro La stazione di Cosenza di assistenza per le auto in difficoltà. Non si è voluto semplicemente perché l'idea era del vecchio Giacomo Mancini. Al piano di sopra, la stazione vera e propria, il ministro Tremonti avrebbe potuto muoversi in una spettrale solitudine, senza correre il rischio di imbattersi in viaggiatori antigovernativi scesi da treni malmessi, sporchi e di rara puntualità. Essendo un servizio di bassissima qualità, di viaggiatori se ne incontrano pochissimi. Ad aver fortuna, avrebbe potuto incontrare uno di quei viaggiatori masochisti che partiti da Roma o più su, giunti a Paola debbono attendere più o meno un'ora quella che chiamano "coincidenza" per Cosenza. E nessuno ha mai spiegato perché mentre i cosentini, per non rovinarsi il fegato, preferiscono concludere il viaggio a Paola e proseguire con auto di famiglia per Cosenza. Così funziona Trenitalia al sud, caro ministro. Il resto lo potrà constatare quando, da Reggio, Tornerà in auto a Roma, percorrendo quel lungo cantiere che da anni è la SA-RC. Aspettiamo di conoscere le sue impressioni . Qualunquemente non sarà il suo federalismo fiscale a migliorare la situazione.-


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n.6 - 12 febbraio 2011

RICOVERO UMBERTO I

GOVERNO

ERA LA BUONA COSCIENZA DELLA CITTÀ

MISITI SOFFRE MA VOTA

C'e ancora chi ricorda i sorrisi sdentati dei vecchietti davanti ai benefattori che in quella parte tanto lontana e isolata della città antica arrivavano per portare vestiti o cibo. Erano "i poveri dell'Umberto I", il convento dei frati cappuccini che ha attraversato sei secoli e osservato la città dall'alto del colle Pancrazio. Nella vita dei cosentini era il riferimento della buona coscienza, della solidarietà umana, del valore della persona che non va mai dimenticato. Poi, un giorno, quando molti di quei vecchietti sono morti e i pochi rimasti sono stati trasferiti in altre strutture della regione, quel maestoso edificio si è svuotato, è rimasto incustodito, il portone e le finestre sono state murate, uno sfregio autorizzato, per evitare incursioni e furti che comunque ci sono stati. E' stato depredato, saccheggiato dei suoi quadri e di tutti gli arredi sacri. L'Umberto I è stato ferito a più riprese. E a più riprese inserito in progetti di riqualificazione che in alcuni casi hanno anche visto lavori di ristrutturazione avviati ma naturalmente mai portati a termine. L'azienda sanitaria, negli anni '90, voleva farne Il castello Svevo una struttura di accoglienza per malati psichici. Non se ne fece nulla. Tre anni fa la Provincia di Cosenza annunciò una rinascita dell'ex convento che sarebbe a breve diventato la sede di ricerche e master post universitari. Il convento dei Cappuccini di colle Pancrazio è oggi ancora immerso nel degrado. E proprio a proposito dei progetti falliti, Michele Arnoni, consigliere circoscrizionale e coordinatore del movimento civico "L'Atene della Calabria" rompe il silenzio e sprona il Comune e la Provincia a riprendere in mano il progetto per salvare l'Umberto I dall'oblio. "Oggi quella bellissima parte di Cosenza vive nel degrado più totale, tra siringhe, erbacce e rifiuti - scrive Arnoni - avanzando pure l'ipotesi che all'interno dell'ex convento si consumino anche dei riti satanici. Il Comune e la Provincia - dice - facciano i dovuti controlli e si impegnino a rendere l'area sicura, pulita e recintata come si deve, anche per evitare che la quiete e l'armonia dei limitrofi istituti ecclesiastici venga turbata da strane circostanze. L'area deve essere ricondotta ad un utilizzo sociale e di solidarietà - conclude - evitando ulteriori proclami ed ulteriori prese per i fondelli dei cittadini".

Trova conferma negli ambienti politici la notizia che Aurelio Misiti, dopo avere con grande sofferenza, dice lui, abbandonato l'MPA di Raffaele Lombardo per votare a favore di Berlusconi, è favorito per la nomina a sottosegretario. Dovrà vedersela probabilmente con Domenico Scilipoti o altri di pari meriti, responsabili, a loro dire, di aver salvato la patria e insieme alla patria Berlusconi e il suo governo. Aurelio Misiti però, a differenza di Scilipoti, ha una storia politica meno anonima e insignificante, almeno per il gran numero di appartenenze che può ascrivere al suo percorso politico. Iniziò giovanissimo nella CGIL come sindacalista, è stato docente universitario alla Sapienza di Roma fino ad arrivare a presidente del consiglio superiore dei Lavori Pubblici. Nella veste di tecnico, ha sempre ritenuto di poter giocare su tutti i tavoli, a destra e a sinistra, senza mai dover affrontare problemi di coerenza e di compatibilità, con le scelte via via maturate. Fu assessore regionale con Chiaravalloti ma, prima Aurelio Misiti di diventare assessore, aveva provato a farsi candidare alla presidenza della Giunta dal centrosinistra. E' stato in Italia dei Valori, poi è passato all'MPA, ora lo si dà in marcia di avvicinamento al PDL o verso i "Responsabili", così si troverà in appagante sintonia con Scilipoti, Moffa e la impagabile compagnia di giro dei salvatori della Patria. L'onore della Calabria politica è salvo.

dalla

pri ma CANDIDATURE PD

A CONTI FATTI È IL MIGLIORE scarsa fantasia, non ha trovato di meglio, per difendersi, che affermare essere la città senza problemi e di non vedere il degrado e la caduta d'immagine e di ruolo che gli addebitano. E' vero che all'ultimo tavolo del centrosinistra, a Lamezia, avrebbero stabilito, in via più o meno definitiva, che non è ricandidabile.Il passo successivo è quello di trovare il suo successore, in grado di conservare la guida della città. E qui il commissario Musi si rende conto di avere perso del tempo prezioso, di non aver considerato da subito l'eventualità di non ricandidare Perugini, di non aver lavorato ad una rosa di candidature possibili da offrire alla considerazione ed alla riflessione degli elettori.Se si guarda alle quotazioni empiriche dei nomi che si fanno in alternativa a quello di Perugini, vince lui. Qualcuno potrebbe fare la battutaccia che non è lui più forte ma sono gli altri scadenti o, più elegantemente, non all'altezza del compito. In fondo Perugini, riconoscendo gli errori commessi nel delegare ad altri il governo della città, potrebbe chiedere ai cosentini di offrirgli la possibilità di mettere a frutto l'esperienza maturata concedendogli un altro mandato di sindaco. Su

questo sta riflettendo Musi, consapevole che sarà difficile far passare una ricandidatura di Perugini al tavolo del centrosinistra. Avrebbe però della sua un ragionamento che sarebbe difficile confutare. Se Perugini non viene ricandidato e non gli viene garantita da Roma una candidatura al parlamento nazionale, quando sarà, Perugini ha tutto il diritto di guardarsi intorno e di ripensare a quell'invito rivoltogli da Nicola Adamo di mettersi alla testa di una fronda interna al PD che contesta la linea del commissario. Perugini ha fatto cadere l'invito rivoltogli da Adamo ma oggi che Loiero ha dichiarato di voler essere della partita e giocare un suo ruolo nell'elezione del sindaco di Cosenza, il quadro politico cambia e non di poco. Tanto più che Loiero si è sempre dichiarato a favore della ricandidatura di Perugini. Ecco allora che Perugini non è mai stato così forte come oggi nei confronti del PD. Se non lo ricandidano, può decidere di candidarsi in propro sostenuto da Loiero e Nicola Adamo, consegnando il PD ad una sconfitta sicura. Se lo ricandidano, il PD può contare sui voti di Adamo e Loiero, sempre che Adamo e Loiero siano sinceri nel sostenere la candidatura di

Perugini. A conti fatti, Perugini è il migliore candidato possibile. Questo è il problema che Musi dovrà risolvere con l'aiuto di Chiamparino.

dalla

pri ma CE L’ABBIAMO MESSA NOI verità non passa. Eppure si potrebbe pure reagire, portando in evidenza la Calabria positiva. Non è facile ma è anche la nostra rassegnazione che ci ha fatto finire in quel cestino. Qualcosa bisognerà fare, a costo di fare irruzioni non violente nei "Porta a Porta", "Ballarò", "Anno zero", "L'infedele" e "Ultima parola" dove è passata soltanto la Calabria peggiore 'ndranghetista, corrotta, truffaldina e senza futuro. Così non deve essere.

Cosenza Oggi N.6 2011  

Cosenza Oggi N.6 del 12 - 02 - 2011

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