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AREA URBANA NUOVA SERIE N. 44 - 4 FEBBRAIO 2012

si legge su internet digitando www.cosenzaoggi.it

www.cosenzaoggi.it EDITORIALE

Wanda Ferro

PALAZZO DEI BRUZI

AMMINISTRATIVE A CATANZARO

LE PROVINCE PIANGONO

LA LOBBY DEGLI IMPRENDITORI

Riunioni su riunioni, appelli, ricorso alla Corte Costituzionale, solidarietà dal basso poca, quasi nul-

Non è che si è scritto molto sulle dimissioni di Michele Traversa da sindaco di Catanzaro. Si è pre-

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PEGGIO DEI MAGLIARI

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LA LETTERA PASTORALE DI MONS. NUNNARI

Pensavano che nessuno se ne sarebbe accorto e che la rinuncia a 1.300 euro di aumento sarebbe passata come un sacrificio che li metteva alla pari con i pensionati, i lavoratori e le famiglie maggiormente colpite dalla crisi. Per fortuna viviamo una fase dell'informazione in cui alcuni paletti e catenacci sono saltati e, salvo il servizio pubblico che è sempre inginocchiato a chi governa, il trucco è apparso subito evidente. Così, da Bolzano a Canicattì, hanno capito di che caratura sono i nostri rappresentanti del popolo che di sacrifici, evidentemente, non intendono sentir parlare. Resta da definire il ruolo che in questa indecente magagna ha avuto Gianfranco Fini che presiede l'assemblea di questi galantuomini, come pure quale è stato il comportamento dei capigruppo delle formazioni politiche rappresentate, dovendosi escludere che si è trattato di una distrazione collettiva. Per lungo tempo all'estero la nostra immagine è stata interpretata dai "magliari", cioè venditori di tappeti e maglieria, per lo più fasulla, che facevano il porta a porta nel nord-Europa imbrogliando casalinghe e mariti. C'è chi i magliari vorrebbe ricondurli ad un ambito geografico ben definito ma sarebbe riduttivo. E' nell'italico dna la tendenza o la tentazione di rifilare patacche ma una cosa è se avviene nei vicoli di Napoli o nelle case a schiera di Dusseldorf, altra cosa è se le patacche è il parlamento che le vuole rifilare al popolo "sovrano" che pretende di rappresentarea.

L’ANTIPOLITICA I GIOVANI E IL BENE COMUNE

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MAFIA E ANTIMAFIA

LA TARGA DI MAGARÒ

Mentre sul piano locale si è esaurito il dibattito e il confronto aperto da una incauta lettera del sindaco

Salvatore Magarò, oggi consigliere regionale e presidente della commissione antimafia, è un politico

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IL FINANZIAMENTO AI PARTITI

TORNA IL PSE

DALLA TANZANIA AL CANADA

La notizia è di quelle che fanno rumore, almeno fra gli addetti ai lavori. Nei prossimi giorni dovrebbe

"Lor signori" -direbbe Fortebraccio- se la prendono con l'antipolitica che avrebbe negli ultimi son-

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LE PROVINCE PIANGONO

Wanda Ferro

la, le Province scoprono e dicono a se stesse di essere necessarie e imprescindibili. Non si era mai saputo di che cosa si occupassero in concreto. Oggi si scopre che l'elenco è lungo, quasi una sovrapposizione al governo regionale. L'ipotesi che si fa è di chiuderle e passare le competenze parte alla regione e parte ai comuni. Loro insistono nel dire che senza le Province è a rischio la tenuta amministrativa del Paese e, sempre a dire loro, la stessa convivenza democratica. Non è dato sapere chi si può dolere di non poter più eleggere i consiglieri provinciali ma si può concedere che qualche supporter ci sia fra le tante rendite di posizione che le Province alimentano. Loro sostengono che, eliminandole, non si risparmia nulla perché le spese si trasferirebbero a regione e comuni. Certo c'è la spesa della rappresentanza politica, segmento provinciale della "casta"nazionale, ma-sostengono-è piccola cosa se si paragonano le indennità di consigliere provinciale, assessore e presidente a quelle dei consiglieri, assessori e presidenti regionali. Sia come sia i miliardi di euro che girano come indennità sono 11, pari a 22 mila miliardi di vecchie lire. Non sono bruscolini ma il problema anche qui, come per i parlamentari e consiglieri regionali, non è quanto prendono ma quanto rendono, ovvero qual è il loro contributo alla soluzione dei problemi ed alla realizzazione del bene comune. Il resto è chiacchiera per il bar sotto casa. Ci sarà pure una ragione se dal basso nessuno, a parte clientes, portaborse, turibolari e cortigiani, si è alzato a difendere il ruolo delle Province. Loro piangono, in compagnia o isolatamente, perché vengono considerate inutili. La più disperata sembra essere la presidente della Provincia di Catanzaro, Wanda Ferro, che si diceva avesse le palle. Se è vero, non ha problemi. Può arrivare dove vuole con la gente che gira nei partiti. Basta far prevalere la competenza e il merito. L'impietoso giudizio di inutilità brucia ma va detto che risale a molti decenni fa. Ugo La Malfa morì di malumore perché non era riuscito ad eliminarle. I partiti hanno sempre nicchiato, sapendo che sono centri di potere e di clientela utili per convogliare consenso elettorale. Ci voleva la Grecia, la Merkel, lo spread, il rischio di default e il rischio di dissoluzione dell'economia nazionale per arrivare alla loro abolizione. Meglio tardi che mai.a

AMMINISTRATIVE A CATANZARO

LA LOBBY DEGLI IMPRENDITORI ferito dissertare sulle ragioni personali, di salute o meno, sull'opzione in favore del seggio parlamentare e soltanto su qualche giornale, non allineato, si è fatto riferimento a pressioni alle quali Traversa si è voluto sottrarre. Nel nostro piccolo di "Cosenza Oggi", foglio di sopravvivenza e non rassegnazione politica alla Calabria saudita, abbiamo scritto che Traversa è considerato politico troppo lucido e quotato per uscire di scena con motivazioni così modeste per convenienze così irrilevanti. C'è, ci deve essere dell'altro e, non volendo prendere in considerazione le lettere anonime fatte circolare ad arte per creare cortine fumogene, dobbiamo limitarci a considerazioni e valutazioni politiche. Chi è dentro i palazzi del potere di Catanzaro conosce bene l'influenza di quelle poche famiglie che, da sempre, orientano i consensi e decidono i risultati. Sono prevalentemente imprenditori di successo, non v'è dubbio, ma non di grande talento. Abili nel creare plusvalenze, molto modesti e limitati nel creare posti di lavoro. Si alimentano prevalentemente di spesa pubblica che trasformano in ricchezza privata ma senza creare corrispondente occupazione. Hanno i soldi, non v'è dubbio, e i propri rappresentanti, a tutti i livelli, li eleggono direttamente. Non è mistero a Catanzaro in quota a chi vanno ascritti i singoli consiglieri comunali e i conti e le appartenenze tornano quando bisogna prendere delicate decisioni. Diciamo che in quel di Germaneto si voleva fare un'operazione di plusvalenze miliardarie e che Michele Traversa non ha inteso avallarle. Apprezzabile, in fondo, il silenzio sofferto che ha accompagnato le sue dimisSergio Abramo sioni. Il che non vuol dire che un giorno non ci dica la verità. Uscito lui di scena, sono iniziati i giochi per la successione. A sinistra i giochi pare siano stati chiusi sulla candidatura di Salvatore Scalzo, il quale il battesimo di candidato a sindaco l'ha già ricevuto proprio in contrapposizione a Traversa. Si è battuto con passione, non ha vinto ma ha dimostrato che ai feudatari del PD, grandi o piccoli, un'alternativa c'è. E' un candidato Scalzo, paradossalmente, che se perde la battaglia per sindaco vince comunque quella del rinnovamento possibile della rappresentanza politica, soprattutto nel PD. Nel centrodestra la scelta è più complessa perché la lobby degli imprenditori è tutt'altro che fuori dai giochi. Una cosa sono le chiacchiere e le assemblee dei partiti e di chi li rappresenta, altra cosa sono le intese e gli accordi che si vanno tessendo nei salotti dell'imprenditoria dorata catanzarese. La scelta, a quanto pare, si è ridotta fra Mimmo Tallini e Sergio Abramo. Tallini, consigliere regionale nonché ragazzo di bottega cresciuto politicamente, estroverso e creativo, è abilissimo nel dare una risposta ed una soluzione ai tanti problemi quotidiani del cittadino comune, soprattutto se socialmente debole e bisognoso. Lui stesso ha spiegato, in una inchiesta televisiva RAI, come ci si deve muovere, fra INPS, ASP, ospedali, enti pubblici di varia natura quando bisogna risolvere un problema di quotidiana afflizione. Lo danno come l'uomo elettoralmente forte che può prendere il posto di Traversa. Abramo, espressione di un gruppo imprenditoriale affermato e dominante, è stato già sindaco di Catanzaro con votazioni plebiscitarie. Nella sua irresistibile ascesa politica non ha incontrato ostacoli, coronando la sua traiettoria politica con la candidatura alla presidenza della giunta regionale, soccombendo a Loiero. Poteva farcela ma lo hanno fregato le vertigini che dà il consenso quando non si ha alle spalle una sufficiente esperienza e maturazione politica dal basso. Ha fatto una campagna berlusconiana da imprenditore ricco, supponente e troppo sicuro di sé. Vendeva fumo e i calabresi il fumo lo annusano prima che prenda forma nel cielo. Oggi Abramo si ripropone come candidato a sindaco e sembra che abbia già avuto il via libera da Scopelliti, coordinatore del PDL in Calabria. Ma a Catanzaro, con malizia, dicono che è il candidato di coloro che hanno costretto Miche Traversa alle dimissioni. Scopelliti lo sa ma fa finta di non saperlo. Gli hanno assicurato che vince.

MAFIA E ANTIMAFIA

LA TARGA DI MAGARÒ

Salvatore Magarò

di lungo corso. Proveniente dalle ACLI, amico del clero e frequentatore di sagrestie e conventi, ha sempre saputo conciliare fervore cattolico e appartenenza socialista. Oggi sta con Scopelliti, nella cui lista è stato eletto. Ha già annunciato che non si ricandiderà. Si sente appagato di quanto ha politicamente costruito e vissuto, che non è poco. E' stato soprattutto l' apprezzato, attivo e fantasioso sindaco di Castiglione cosentino di cui resta dominus per i consensi di cui gode. Politicamente lo ha valorizzato Cecchino Principe, patriarca di Rende, portandolo alla presidenza della Provincia. Con Giacomo Mancini, sindaco di Cosenza, ha superato agevolmente la mattanza giustizialista che ha distrutto il PSI di Craxi. Legatosi politicamente a Giacomo Mancini junior se ne avvantaggia nelle regionali del 2005, occupando una posizione privilegiata e sicura nel "listino" che lo porterà lievemente in consiglio regionale. Il suo punto di forza è la duttilità. Per quanto è dato sapere, non ha nemici. I contesti conflittuali non lo attirano, meglio ruoli di servizio e di mediazione. La trovata della targa antimafia da apporre all'ingresso di municipi, enti pubblici, istituzioni è sua. Lui pensava, con la targa, di lasciare un segno personale nell'azione di contrasto alla mafia ma, vittima di autosuggestione, non ha valutato bene a quanti ingressi istituzionali si poteva apporre, senza incorrere in sarcasmi, la targa che recita:"Qui la mafia non entra". Quello che esce ogni giorno dalle procure dei tribunali calabresi porta a ben altre considerazioni circa la penetrabilità e pervasività dell'organizzazione mafiosa. Magarò, poi, ha avuto l'infelice idea di andarla a mettere all'ingresso del consiglio regionale senza attendere l'esito delle vicende giudiziarie che hanno colpito in pieno la massima istituzione calabrese. Inevitabili i sarcasmi che sono venuti da più direzioni. La satira e il ridicolo, insieme o separatamente, colpiscono indiscriminatamente.


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TORNA IL PSE trovare ufficializzazione il ritorno del PSE (Partito Socialista Europeo) sulla scena politica calabrese e cosentina. Bisogna dire ritorno perché il PSE, come formazione politica nata dalle macerie socialiste, viene costituito a Cosenza dal vecchio leader socialista Giacomo Mancini e da quel pacchetto di mischia che, insieme a lui, aveva conquistato il comune di Cosenza, mettendo ai margini la partitocrazia della politica politicante. L'occasione veniva offerta dal rinnovo del consiglio provinciale. Erano tempi in cui la leadership indiscussa di Giacomo Mancini aveva creato non pochi mugugni nei Democratici di Sinistra-oggi PD-rispettati nel ruolo politico ma tenuti a debita distanza da Palazzo dei Bruzi. Si presentava ora l'occasione per rinsaldare i rapporti sul piano politico ma fu messo in chiaro, sin dai primi incontri, che i socialisti non rinunciavano alla propria identità e, conseguentemente, si poteva dare corpo soltanto ad un'alleanza politica con obiettivi elettorali. I socialisti con Mancini diedero vita al PSE e, nel manifesto elettorale, ai piedi della "Quercia", simbolo dei DS, fu inserito il simbolo della rosa socialista con la scritta PSE. Correva l'anno 1999. Nei collegi di Cosenza i candidati erano, per il PSE, Giacomo Mancini senior, Giacomo Mancini jr, Enzo Paolini, Luigi Ladaga, Antonlivio Perfetti mentre, per i DS, erano Carlo Guccione, Michele Ambrogio, Franco Carnevale. Alla presidenza era candidato il compianto Antonio Acri. A tessere la tela dell'alleanza politica furono il vecchio leone socialista e Mario Oliverio, attuale presidente della Provincia e, da sempre, interlocutore privilegiato di Mancini. A tredici anni da quella esperienza, i socialisti che governarono Cosenza con Mancini, si fanno promotori di una iniziativa proiettata a rendere il PSE protagonista di una nuova stagione politica, alla luce di quel contesto europeo che vede sempre più gli Stati nazionali dell'UE cedere quote di sovranità per accelerare il processo di integrazione politica dopo gli attacchi subiti dall'euro sui mercati mondiali. A gestire l'operazione politica è Enzo Paolini, già braccio destro di Giacomo Mancini, oggi capogruppo di opposizione in consiglio comunale il quale, dovendo dare, alla coalizione che ha sostenuto la sua candidatura a sindaco nell'ultima campagna elettorale, un percorso

politico di prospettiva e di superamento localistico della "migliore Cosenza di sempre", rilancia il PSE come aggregazione possibile di forze di provenienze diverse ma che vedono nel PSE di Strasburgo il riferimento più alto, sia pure in una logica di alleanze a sinistra rispetto al contesto nazionale. Il primo passaggio dovrebbe essere, a giorni, la costituzione in consiglio comunale del Gruppo PSE, primo nucleo di rappresentanza politica che verrà offerto come modello a chi, a tutte le latitudini calabresi, vorrà aderire all'iniziativa.

TRASPORTO PUBBLICO

PERCHÉ NO DI DOMENICA? Ci voleva la protesta degli autotrasportatori, il blocco delle autostrade, lo svuotamento delle pompe di benzina, per scoprire in Calabria che di domenica non si viaggia. Lor signori-i governanti regionali-hanno deciso che la domenica bisogna stare a casa. Se uno se lo può permettere, prende la propria auto e, a proprie spese, va dove gli pare. Questa si che è libertà. Se invece passiamo al "diritto alla mobilità", che vuol dire avere la possibilità di muoversi sul territorio regionale e nazionale usufruendo del servizio pubblico che va garantito, le cose cambiano. In Calabria, invece, che governi Loiero o Scopelliti, il diritto alla mobilità coniugato in salsa calabrese vuol dire che nell'unico giorno non lavorativo della settimana, cioè la domenica o nei giorni festivi, non è possibile viaggiare col trasporto pubblico. Viaggiare non vuol dire soltanto poter portare i bambini in Sila, a giocare con la neve, o visitare la Certosa di Serra San Bruno o andare a vedere il mare d'inverno o, passando a ragioni più delicate, poter fare visita, nei capoluo ghi di provincia, ai propri parenti o amici degenti in ospedale. Nemmeno andare ospiti di amici con tutta la famiglia ad un pranzo domenicale. Misteri della spesa pubblica calabrese che sappiamo chi arricchisce e chi viene nderubato. L'abuso, la prevaricazione è tal mente abnorme che c'è da sospettare che Loiero ieri e Scopelliti oggi non ne siano al corrente. Insieme a loro i presidenti di Provincia, i sindaci dei comuni capoluogo e, tout court, i sindaci dei comuni calabresi. Chi viaggia in auto blu o aereo è improbabile che si trovi di domenica a non potersi muovere se non arricchendo i petrolieri che già guadagnano tanto. E perché si fa questo regalo alle concessionarie del trasporto pubblico?Chi ci guadagna con i bus e i collegamenti fermi la domeni ca?Nei giorni delle pompe di benzina a secco in molti hanno scoperto l'alternativa del trasporto pubblico quando si è costretti a lasciare l'auto a casa. Meno la domenica che va dedicata alla meditazione e, come variabile, alle bestemmie da mandare a chi ha la responsabilità della violazione del diritto a potersi muovere, per necessità o per diletto. L'antipolitica non c'entra. La verità è che siamo in mano a degli incapaci, senza cultura amministrativa e di governo, faccendieri di professione formatisi all'ombra del voto di scambio, sprovvisti di sensibilità democratiche, indifferenti alla domanda sociale, presi come sono dalle loro miserabili carriere politiche. E' pur vero che qualcuno ce li ha mandati a governare, votandoli. E' vero. E qui sta il punto. L'antipolitica come sentimento collettivo non basta, anche perché lor signori se ne fregano. L'antipolitica diventa manifestazione di viltà se non si fa il passaggio successivo e cioè mandare a casa chi, a vario titolo, ha avuto responsabilità di governo o di rappresentanza, portando il Paese, al centro come in periferia, sull'orlo del burrone scavato con la dilapidazione delle risorse di un popolo.

INTERROGAZIONE Premesso : - che il diritto alla mobilità dei cittadini non è soggetto ad alcuna limitazione- che il piano trasporti deve garantire i collegamenti su tutto il territorio regionale- che le concessionarie del trasporto su gomma sono assoggettate al controllo ispettivo degli organi preposti circa la reale effettuazione delle corse programmate- che la domenica e i giorni festivi non si effettuano collegamenti su gomma fra Cosenza e la sua provincia- che,di fatto,viene preclusa ai cittadini la possibilità,nell'unico giorno non lavorativo della settimana,di raggiungere Cosenza dove, per altro,negli ospedali non sono pochi i degenti provenienti da comuni della provincia- che,di conseguenza, non esiste,anche sotto il profilo del turismo interno,la possibilità di raggiungere Cosenza e,quindi,Camigliatello a costi accessibili alle famiglie- che l'unica mobilità consentita è quella dell'auto privata- che il prezzo dei carburanti rende oltremodo oneroso per i bilanci familiari muoversi di domenica con la propria auto- che nella domenica segnata dalla mancanza di carburanti i cittadini non hanno trovato alternativa nel trasporto pubblicoSI INTERROGA IL SINDACO PER SAPERE: -a quali criteri di sana e corretta amministrazione risponde l'assenza di trasporto pubblico su gomma nei giorni non lavorativi-come si intende valorizzare il ruolo della città-capoluogo,dove esistono il MAB,il Duomo,il Castello,il Centro Storico ecc. ecc.nonchè un'offerta di manifestazioni artistiche e culturali,se al grande pubblico della provincia è preclusa,se non a costi alti,la possibilità di raggiungere Cosenza-come si intende raccordare la possibilità degli esercizi commerciali di svolgere attività anche di domenica con l'impedimento dei cittadini della provincia di raggiungere Cosenza-se,infine, la inaccettabile limitazione del diritto alla mobilità nei giorni non lavorativi non richiede,quale Sindaco della città capoluogo, una SUA iniziativa ufficiale nei confronti del governo regionale che,nella migliore delle ipotesi,tollera l'abuso. La migliore Cosenza di sempre


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IL FINANZIAMENTO AI PARTITI

LA LETTERA PASTORALE DI MONS. NUNNARI

DALLA TANZANIA AL CANADA daggi una proiezione elettorale, fra astensioni e indecisi, di oltre il 40 per cento. E invece non si tratta soltanto della bassa qualità culturale e politica, della disinvoltura con cui passano da uno schieramento all'altro, della corruttibilità sempre più diffusa, dell'assoluta assenza del senso dello Stato, della propensione a confondere sempre più la politica con gli affari, del cinismo sempre più ricorrente di anteporre il proprio tornaconto al bene comune. Ciononostante i nostri politici, sotto le bordate dell'antipolitica galoppante, provano a vestire i panni delle vittime e qui il dramma diventa farsa, come il mancato aumento fatto passare per un taglio all'indennità parlamentare.

Umberto Bossi, Luigi Lusi e Conti

Gli ultimi episodi di così commendevoli personaggi sono il trasferimento del finanziamento pubblico dei partiti, sotto forma di rimborsi elettorali, addirittura in Tanzania, dove i controlli e la trasparenza non sono quelli che i normali cittadini subiscono da Equitalia e Fiamme Gialle. E a portare milionate di euro in Tanzania, al riparo da ogni indiscrezione, è quella Lega di Umberto Bossi che ha fatto proseliti al grido di "Roma ladrona". Tira aria di forconi anche in Padania a tutto vantaggio di Roberto Maroni che della Tanzania ha appreso dai giornali. L'altro trasferimento di milionate di euro riguarda il tesoriere dell'ex-Margherita, oggi senatore del PD, già espulso dal gruppo, che ha pensato bene di trasferire a società e soggetti a lui riconducibili oltre 13 milioni dei rimborsi elettorali, acquistando case e ville a proprio nome senza dimenticarsi della moglie canadese al cui nome è stata accatastata in Canada una "casetta" non di edilizia popolare. Lui, il prenditore, ha ammesso subito quello che Rutelli insieme ad altri considerano e chiamano un furto ma, più i giorni passano, più la matassa si va imbrogliando perché c'è chi sapeva, chi sospettava, chi non poteva "non sapere", fatidica espressione che evoca scenari limacciosi e oscuri. Poi c'è un altro galantuomo, senatore del PDL, che nella stessa giornata ha comprato e venduto, a Roma, uno stabile poco distante da Fontana di Trevi, guadagnandovi 18 milioni di euro. Lui dice che si è sempre occupato di compravendite immobiliari e, quindi, l'affare lo si deve soltanto alla sua bravura. Tanto bravo, che, a quanto pare, i primi 5 milioni al suo venditore li ha versati dopo avere incassato dal suo compratore. Un genio, da segnalare a Giorgio Napoletano ora che deve nominare un senatore a vita per meriti scientifici, culturali o per aver servito, con alto senso dello Stato, la Repubblica. Un genio, non v'è dubbio.

L’ANTIPOLITICA, I GIOVANI E IL BENE COMUNE Occhiuto, con la quale avverte la necessità di precisare che il Comune non è una fabbrica di clientele, c'è un'altra lettera, ripresa dalla stampa di Torino e da altri organi di informazione nazionale, dalla quale si può partire per parlare di clientelismo, familismo, carrierismo, superbia dei potenti, autoreferenzialità, linguaggio astruso e volutamente incomprensibile, l'interesse del singolo anteposto al bene comune, l'affarismo, la trasparenza dei comportamenti e delle decisioni. Insomma, semplificando, la "malapolitica" e la buona politica, che vuol dire anche sana e corretta amministrazione e, soprattutto, la politica come valore. Il monito, fermo e convinto, sulle distorsioni della politica viene dal vescovo di Cosenza che ha affidato le sue riflessioni ed esortazioni ad una lettera pastorale indirizzata "agli uomini politici di ogni schieramento, credenti e non credenti". Si potrebbe partire dalle riflessioni di monsignor Salvatore Nunnari per dedicare una seduta del consiglio comunale a ciò che deve essere il Comune se non vuole essere "una fabbrica di clientele", sviluppando in positivo le analisi e le indicazioni della lettera pastorale. Parlo da "laico adulto", nel senso che non ho pregiudiziali aprioristiche da far valere nei confronti di una riflessione che, pur valida per credenti e non credenti, è rivolta soprattutto ai politici che si dichiarano cattolici. Monsignor Nunnari alla base di ogni valutazione pone il valore della verità che, se per il laico può avere passaggi intermedi, per il cattolico deve avere priorità assoluta, costi quello che costi. Una sorta di primato morale che qui si assume soltanto per evidenziare che il cattolico impegnato in politica ha qualcosa in più, nella propria coscienza e nel proprio agire, cui obbedire senza compromessi di comodo. Muovendo da queste premesse, si potrebbe partire da una definizione, riportata nella lettera pastorale, che monsignor Nunnari attribuisce a Giovanni Paolo II, e cioè che "la clientela è una struttura di peccato". Naturalmente la riflessione di monsignor Nunnari spazia a 360 gradi sulla politica così come viene vissuta nella pratica quotidiana e nel vissuto collettivo, muovendo da definizioni cardine dalle quali discendono i moniti e le raccomandazioni. L'uomo di Chiesa è ben consapevole della dimensione e della pervasività che va assumendo il fenomeno dell'antipolitica, intendendosi con ciò la caduta di fiducia del cittadino nei confronti dell'operato del ceto politico e, di conseguenza, nei confronti delle istituzioni che esso rappresenta. La risposta "pastorale" è che bisogna riconquistare fiducia nella politica riscoprendo le motivazioni che portano un cittadino, cattolico o non, a impegnarsi in politica. E le motivazioni fondanti sono la ricerca e la costruzione del bene comune, quale che sia il livello istituzionale nel cui ambito si opera, assumendo il principio che la politica è servizio verso la persona e, quindi, verso la collettività e non postazione di potere per realizzare convenienze, affari, clientele nel cinico obiettivo del tornaconto personale. Monsignor Nunnari ricorda che la democrazia "non è un prodotto spontaneo della natura" e, quindi, richiede continui processi di costruzione delle sue forme e delle modalità di acquisizione del consenso. E il consenso non si acquisisce-questo il monito di monsignor Nunnari-col clientelismo e l'assistenzialismo, due piaghe storiche del Mezzogiorno che l'episcopato meridionale già nel 1948 metteva in evidenza in un proprio documento. Monsignor Nunnari, dopo aver citato Max Weber e richiama-

to l'etica della responsabilità soprattutto in politica, si dice convinto che "il cambiamento passi soprattutto attraverso un cambiamento del modo di pensare e di vivere la politica... passi cioè attraverso una rivoluzione culturale, prima ancora che dalla quantità di finanziamenti pubblici...". Ma c'è un passaggio nella lettera pastorale che pone, senza mezzi termini, al ceto politico dominante il problema dell'avvicendamento generazionale, cioè il diritto dei giovani a potersi occupare, con ruoli di responsabilità, del proprio futuro. "E chi -si chiede monsignor Nunnari- meglio dei giovani sa rischiare e giocar-

Enzo Paolini e mons. Salvatore Nunnari

si il futuro con la sana inquietudine e la sete di verità che li contraddistingue?" Come si fa a non condividere le considerazioni del nostro vescovo? Eppure nelle felpate stanze del potere politico, ai vari livelli, a cominciare dalle stanze insonorizzate e rivestite in pelle di Palazzo Campanella, la lettera pastorale è stata piegata e ridotta a implicazioni e sollecitazioni religiose, spirituali tutt'al più morali. La politica dal linguaggio astruso e incomprensibile ai più, la politica degli affari e delle carriere, la politica degli appalti e della spesa pubblica, la politica delle clientele e del familismo amorale si è chiamata fuori e, sul ricambio generazionale, ha fatto finta di non capire. Ma i giovani non resteranno a lungo "mendicanti del loro futuro", come plasticamente rileva monsignor Nunnari. Mentre la malapolitica affonda nella palude dei suoi vizi e dei suoi privilegi, i giovani e la buona politica si preparano a presentare il conto per salvare il Paese e la democrazia.

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CsOggi N.44 - 2012  

Cosenza Oggi N.44 del 04-02-2012

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