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n. 87 - 23 febbraio 2013

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MANIFESTAZIONE ELETTORALE

A RENDE I SOCIALISTI IN AIUTO DEL PD

no in cui a Largo Nazzareno, a Roma,gli avevano negato la deroga per potersi candidare alla Camera passando per le primarie. Lo sgarbo era stato studiato a tavolino, innescato dalla Calabria da chi lo vedeva e lo temeva come un concorrente favorito.La deroga negata ha fatto rumore per 24 ore dopo di che, con intelligenza politica,Principe ha fatto buon viso a cattivo gioco ,limitandosi a mandare un segnale di forza sostenendo con successo Ernesto Magorno alle primarie. Le dichiarazioni di circostanza, gli apprezzamenti al glucosio di Migliavacca e di D'Attorre per ammorbidire lo sgarbo non hanno avuto peso.Principe, con gelido umorismo, ha risposto che per il necrologio politico c'era ancora tempo , né lui aveva intenzione di anticiparlo. La rivincita è venuta a due giorni dalla chiusura della campagna elettorale quando il PD, dovendo dimostrare su Cosenza e nell'area arbana seguito e consistenza, si è dovuto consegnare alla roccaforte storica del socialismo calabrese ed al suo indiscusso leader, politicamente non scalfito dal diniego della delega. Per Bersani si era dovuta mobilitare una intera provincia per riempire un cinema,per Rende è stata sufficiente l'area urbana. Principe ha incassato i ringraziamenti di Minniti e di D'Attorre,frastornati e condizionati dalla selva di bandiere rosse che segnavano una tradizione e una cultura di governo di cui nel PD non hanno mai riconosciuto i meriti. A voler essere politicamente seri , guardando alle prossime regionali e a voler essere

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coerenti con gli apprezzamenti manifestati a Principe, non bisogna sacrificare a pregiudizi di appartenenza la possibilità di affidare a Sandro Principe il compito di riconquistare al centrosinistra il governo della Regione. Il carattere è quello che è ma le capacità, la competenza , la cultura di governo non possono essere considerate disgiuntamente e vanno,semmai, compensate col carattere spigoloso. C'è qualcuno che ,con molto anticipo sui tempi, sta cercando di mettere il cappello sulla candidatura per la guida della Regione e va tessendo la sua tela di convenienze da scambiare oggi all'interno del PD e,domani,forse, nel governo.Ma il PD non è il centrosinistra né Mario Oliverio, al netto del suo vaniloquio senza obiettivi e senza strategie, ne può interpretare l'evoluzione richiesta dalla complessità della situazione nazionale e internazionale.Con gli uffici stampa si comunica,non si governa e non è col presenzialismo forzato che si acquista credibilità.La domanda cui bisogna rispondere,semmai,è quale futuro attende la provincia più indebitata d'Italia. Senza nulla togliere all'amicizia con Bersani,ostentata oltre il buon gusto, occorrono ben altre qualità per governare la Calabria Sandro Principe e,se ci sono, bisogna renderle percepibili prima di avventurarsi. Diversamente c'è il precedente di Marco Minniti, riconosciuto numero uno del PD calabrese ed oggi capolista al Senato che,insieme Loiero,voleva rivoltare la Calabria come un calzino. Sappiamo tutti come è andata a finire.

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CANDIDATURE

CONFRONTI MANCANTI

frontarsi nei faccia a faccia all'americana. Jole Santelli per il PDL avrebbe voluto il confronto con Rosy Bindi e Giuseppe Scopelliti con Marco Minniti. La Bindi, proabilmente ne ha fatto una questione di rango, ritenendo la Santelli non alla sua altezza ma anche per evitare domande ed osservazioni polemiche sulla sua candidatura come capolista alla Camera. Per Scopelliti è più comprensibile la sfida lanciata a Marco Minniti, ritenuto responsabile, insieme a Naccari Carlizzi e a Romeo, di aver sollevato il caso Reggio che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale per contiguità mafiosa. Minniti però avrebbe potuto rispondere sfidando lui il capolista del PDL al Senato, Antonio Gentile, cui nessuno ha mai chiesto conto di come ha rappresentato la Calabria e i problemi del territorio nella sua ormai lunga quanto inutile carriera parlamentare. Ovviamente anche Gentile avrebbe potuto chiedere conto a Minniti di quanto fatto da Jole Santelli lui e così gli elettori calabresi avrebbero avuto elementi sufficienti per valutare le rispettive candidature. Ma queste cose si fanno in America,dove candidati di opposti schieramenti hanno l'obbligo di confrontarsi di fronte al corpo elettorale. A questo elementare obbligo democratico si sono sottratti i leader nazionali, figurarsi se potevano farlo i loro figuranti e replicanti in periferia.

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MANIFESTAZIONE ELETTORALE

CE LA FARÀ FRANCO BRUNO?

Rutelli-Tabacci, è quella più goliardica e divertente. Il personaggio è serioso ma ha una vocazione naturale per il gioco della politica, per le intuizioni improvvise,per lo scambio di convenienze quando gli interlocutori contano e pesano. Gode della stima di Rutelli che gli ha dato spazio nelle responsabilità dell'API ma per la candidatura alla Camera si è dovuto difendere da solo nel momento in cui Tabacci ha scoperto improvvisamente il suo entusiasmo nel voler rappresentare la Calabria in parlamento. Gli accordi erano che Tabacci era capolista in Calabria e in altre regioni ma, nel gioco delle opzioni,l'eventuale seggio conquistato andava a Franco Bruno. In verità sin dalle primarie di centrosinistra Tabacci si era messo a giocare in proprio sul tavolo della politica calabrese avendo partner interessato Agazio Loiero che lavorava per una candidatura al Senato. Le cose si sono complicate quando Loiero ha dovuto rinunciare al suo desiderio per un veto intervenuto sulla sua candidatura, appannata dal fatto di essere stato coordinatore nazionale dell'MPA di Raffaele Lombardo,passato armi e bagagli nel Grande Sud di Miccichè. Loiero,da buon navigatore dei mari politici, ha abbozFranco Bruno zato e preso atto del veto intervenuto.Restava Tabacci che, a questo punto, si lasciava sfuggire, a Roma,a Milano o a Catanzaro che,se fosse stato eletto in Calabria, avrebbe fatto il deputato calabrese. Mancava un giorno alla presentazione della lista e, non si sa come, quando la lista viene depositata il nome di Tabacci non c'è più. Una manina rimasta ignota aveva apportato la correzione che portava Franco Bruno da numeè disponibile gratuitamente ro due a capolista.Le polemisu internet digitando che, le accuse e le minacce sono durate 24 ore ma non c'è (http://) www.cosenzaoggi.it stato niente da fare. Franco Bruno ha condotto una campagna elettorale sobria, con piccole inserzioni sui giornali e molto lavoro porta a porta.Ce la dovrebbe fare se la lodirettore responsabile Direzione-Amministrazione cride e Vibo Valentia daranno Antonlivio Perfetti Via Pisa, 8 - Diamante (Cs) i voti che ci si aspetta.In verità, infoline 335.5320437 e-mail: redazione@cosenzaoggi.it se ce la fa, si è eletto da solo Registro Stampa Tribunale con furbizia e abilità. di Cosenza n.547

CsOggi N.87 - 2013  

Cosenza Oggi N.87 del 23 Febbraio 2013

CsOggi N.87 - 2013  

Cosenza Oggi N.87 del 23 Febbraio 2013

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