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È UN SETTIMANALE ON-LINE

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AREA URBANA NUOVA SERIE N. 85 - 9 FEBBRAIO 2013

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PARTITI E PROGRAMMI

LEADER

LOTTA DI TASSE E LOTTA DI CLASSE

QUEL GRIGIORE CHE ESPANDE BERSANI

È una campagna elettorale fasulla non solo per l’ignobile legge elettorale gradita, al di là delle dichiarazioni di facciata, a tutte le satrapie del regime par-

Il rischio che corre è che passerà alla storia, dopo la “giocosa macchina da guerra” di Occhetto, come il segretario che, partito quasi con 15 punti di vantaggio

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È UN SETTIMANALE ON-LINE

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CANDIDATURE

CHI VOTARE?

IL SILENZIO DEI “NOMINATI”

LE GUARDIE O I LADRI?

Inutile fare zapping col telecomando, non ci sono anche perché non hanno niente da dire se non replicare le affermazioni e le parole d’ordine dei loro lea-

Berlusconi insiste nel sostenere che bisogna votare i grandi partiti e cioè, nella sua semplificazione, o il centrodestra (lui) o il centrosinistra (Bersani). Monti

Marco Minniti

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Montecitorio

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RADICALI

FUGHE DAL VOTO

È GENOCIDIO POLITICO

OLIVERIO IN CANADA

È molto difficile che i radicali riescano a raggiungere il quorum per portare una rappresentanza in parlamento e, quindi, a maggior ragione bisogna impe-

Non bisogna menare scandalo e lanciare accuse di disinteressamento rispetto agli esiti della campagna elettorale. In fondo la causa e il partito li si può servi-

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BACI E ABBRACCI

PALAZZO DEI BRUZI

IL BACIO DI FEDELE

MA QUALE DISSESTO?

Con i baci bisogna essere cauti, soprattutto nei rapporti politici. Alla storia passerà certamente il presunto bacio che ci sarebbe stato in un ancora più presunto

Teoricamente potrebbe accadere che la giostra ultradecennale dell’amministrazione comunale finisca col dissesto dichiarato ma è una ipotesi che non sta

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Mario Oliverio

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Pierluigi Bersani

Luigi Fedele

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Palazzo dei Bruzi


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PARTITI E PROGRAMMI

LOTTA DI TASSE E LOTTA DI CLASSE

titocratrico ma anche perché non è sufficientemente chiaro su che cosa gli italiani sono chiamati a votare.A sinistra, salvo qualche precisazione di Vendola, non si ritrovano certamente nel PD di Bersani e Rosy Bindi i riferimenti storici della sinistra.Non è nostalgia e rimpianto per la lotta di classe ma non si può nemmeno accettare che , spariti i fondamentali storici della lotta di classe nel dibattito politico ma non in economia,questa si sia ridotta ad una lotta di tasse in contrapposizione alla destra berlusconiana ed al moderatismo illuminato di Mario Monti. Berlusconi parla alla pancia del Paese ed è ben consapevole del gioco spregiudicato che porta avanti promettendo l'abolizione e la restituzione dell'IMU già pagata e niente patrimoniale. Bersani vuol rimodulare l'IMU in forma progressiva e applicare una patrimoniale al di sopra di un certo valore. Mario Monti ricorda gli impegni assunti con l'Europa, le difficoltà che permangono in economia, senza escludere di poter attenuare il carico dell'IMU sulla prima casa anche in base alla composizione del nucleo familiare. Comunque la si voglia mettere è lotta di tasse a fuoco incrociato e la povertà, nuova e antica, perde di protagonismo perché, notoriamente, i poveri,pur volendo,eventuali tasse non le potrebbero pagare.Non resta,dunque, nell'impostazione data, che votare chi promette di far pagare più o meno tasse, senza specificare i destinatari,problema in realtà strettamente vincolato al fiscal

compact ovvero all'obbligo europeo del pareggio di bilancio.Ne consegue, come commenta Monti, che siamo in presenza di maldestri tentativi di incamerare voti pur sapendo che, chiunque vada a governare, troverà i vincoli europei da rispettare. Dicevamo Vendola e,alla sua sinistra, Antonio Ingroia e la sua rivoluzione civilr a ricordarci che c'è una Italia maggioritaria che ha il problema del lavoro che non c'è,delle fabbriche che chiudono,del diritto alla salute occasione di ruberie per lo più impunite da parte di chi occupa posizioni di potere, direttamente o indirettamente riconducibile al sistema dei partiti.Poi c'è la scuola,l'università,la ricerca, lo strapotere delle banche, il taglieggio autorizzato delle compagnie di assicurazione, la corruzione diffusa, i costi indecenti e criminogeni della politica, i ritardi incol“Il Quarto Stato”, di Pellazza da Volpedo pevoli del Mezzogiorno, se non per la rappresentanza politica che esprime, rispetto al resto del Paese.Di questi problemi non si trova traccia nel dibattito politico in corso, a conferma che è una campagna elettorale truccata,fondata sui sondaggi e incardinata all'IMU che,per quanto odiata e bestemmiata,incide soltanto per meno di 4 miliardi sugli 800 della spesa pubblica. Ma le differenze di "classe" restano, come l'evasione fiscale, non sono mai sparite,vengono chiamate diversamente ed hanno il riscontro più spietato in quel dato che configura nelle mani dei ricchi, pari al 10 per cento delle famiglie, oltre il 50 per cento della ricchezza nazionale.

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LEADER

QUEL GRIGIORE CHE ESPANDE BERSANI

su Berlusconi, si è visto raggiungere,strada e campagna elettorale facendo, fino a sfiorare soltanto 4 punti di differenza.Almeno secondo alcuni sondaggi.La certezza,sua e del suo cerchio magico,è che ce la farà comunque, almeno alla Camera, poi si vedrà.Mettiamo da parte le simpatie e le antipatie personali e riconosciamo che,rispetto a Bersani, Berlusconi interpreta una comunicazione politica che,al di là dei contenuti, raggiunge l'elettore per la varie vie mediatiche.Altro discorso è se lo convince ma,intanto,per poterlo convincere bisogna arrivarci e lui ci arriva. Bersani è consapevole di non avere uguali capacità e fortuna vuole che,per ragioni non sue, si è potuto sottrarre ai "faccia a faccia". Ma il problema si pone.Non si tratta di parlare nelle "case del popolo" della bassa padana, ci sono 40 milioni di elettori potenziali da convincere, di cui quasi la metà è disgustata dalla politica ed è intenzionata ad astenersi.La comunicazione in campagna elettorale,quella orale ma anche quella del corpo,è fondamentale.Negli Stati Uniti,dove le presidenziali durano quasi un anno fra primarie e voto finale, nulla viene lasciato al caso e, se ci sono dei gap di comunicazione nel candidato, si interviene con corsi accelerati, mirati al Pierluigi Bersani miglior risultato possibile. C'è da dire che Bersani ispira una simpatia umana,spontanea,grazie anche alle imitazioni di Crozza, che sono un ottimo punto di partenza.Si può ritenere che ognuno avrebbe piacere di averlo come zio, con la sua calma,il sigaro in bocca, la giacca a vento alternativa al loden, e le metafore della nonna per semplificare la politica. Soltanto quella del "non stiamo qui a pettinare le bambole" vale da sola 5 punti nei sondaggi.I problemi cominciano quando,sentendolo parlare,il pensiero va a Strasburgo,a Bruxelles, a Washington, alle cancellerie europee. Non è che gli manchi la preparazione o la conoscenza dei problemi, per altro con esperienze ministeriali sui temi dell'economia e dello sviluppo, ma ci si deve chiedere come viene percepito da chi lo ascolta,soprattutto in TV.Mario Monti, che per la sua voce monocorde è stato paragonato a un robot, è

corso ai ripari ingaggiando uno stratega delle campagne elettorali americane che ha progressivamente modificato l'immagine dello statista in loden, che parla correttamente l'inglese ed è di casa nelle cancellerie europee, nell'uomo di famiglia che gioca con i nipotini,che adotta un cane in TV, che esprime comprensione per le fasce deboli della società dimostrando di conoscerne i problemi. Quanto gli frutterà in termini di consensi elettorali non è possibile prevederlo ma ci ha provato. Bersani è rimasto quello che era, come lo conosce la base del partito, con la sua bonomia e l'ira contenuta quando minaccia di "sbranare" qualcuno ma si ferma al suo target di appartenenza. Bersani e il centrosinistra,invece, soprattutto per il senato, hanno bisogno di consensi aggiuntivi, di ottenere fiducia soprattutto dagli indecisi e dagli indignati dell'antipolitica. A come stanno le cose, a 20 giorni circa dal voto, si è in una fase di stallo, con Vendola che perde consensi anche perché troppo appiattito sulle posizioni di Bersani. Verrà inevitabilmente sacrificato,dopo il voto,all'accordo con Monti e i centristi,con evidente imbarazzo promossi a "riformisti"di nuovo conio. Ma torniamo a Bersani.Chi lo conosce dice che è persona di compagnia, briosa e simpatica.Perchè,alloMatteo Renzi ra,quel grigiore che espande intorno a sé nelle sue apparizioni televisive? In maniche di camicia già offre una immagine più accattivante ma dovrebbe sapere che ,quando si parla, dal vivo o dalla Tv, a migliaia o milioni di ascoltatori, nulla va lasciato al caso. Deve essere una costruzione rigorosa e controllata del messaggio che si vuole mandare. Anche le pause vanno studiate.Figurarsi le battute.Berlusconi queste cose le sa e se ne avvale.Il cerchio magico di Bersani offre fisionomie ruspanti e nomi di apparato,buoni per l'ordinaria amministrazione. Il manifesto con la foto di Bersani e la scritta "l'Italia giusta" non dice nulla, è assertivo e non spiega come deve essere l'Italia per essere giusta.Per certo,non se l'abbia il PD, non basta la faccia di Bersani ed è un grossolano errore non spendersi anche la faccia di Renzi.


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CHI VOTARE?

LE GUARDIE O I LADRI?

Montecitorio

è per lui un alieno che non doveva esserci, doveva mantenere lo status di tecnico prestato alla politica e astenersi dal "salire" in campo. Così non è stato ed è spiegabile che Berlusconi veda in Monti e nelle sue liste un concorrente insidioso,considerato che si rivolgono entrambi all'area moderata. Ma sarebbe troppo comodo limitare il consenso ad uno schema bipolare che non ha funzionato prima e non si vede perché dovrebbe funzionare con la prossima legislatura,visto che la realtà politica è troppo frastagliata e diversificata nei suoi orientamenti per essere ridotta a sintesi forzate.C'è poi il problema del voto vincolato,nel senso che l'elettore ha poco da scegliere con le liste dei nominati, a significare che le più alte istituzioni sono "occupate" dal sistema dei partiti. I costi e le ruberie della politica ne sono l'inevitabile conseguenza. Si pone,allora,il problema di come attivare un'azione di contrasto all'egemonia dei partiti,dei nominati e dei ladri che la politica genera a tutte le sue latitudini.. In attesa di una riforma della legge elettorale e del ruolo dei partiti non resta che affidarsi al buon senso. Duemila miliardi di debito pubblico,80 miliardi di interessi sui 2 mila miliardi, ci danno l'ampiezza della crisi che abbiamo davanti.Altro che i 4 miliardi scarsi dell'IMU. Poi abbiamo la spesa sanitaria, con standard qualitativi di merda, che prende oltre il 60 per cento dei bilanci regionali ed è pascolo di impunite clientele politiche sulle quali la magistratura dovrebbe vigilare con maggiore attenzione e severità, soprattutto quando sono le Corti dei conti a segnalare sperperi e voci di bilancio poco credibili. La stampa,non tutta,cerca di fare la sua parte ma l'obbligatorietà dell'azione penale è una variabile dipendente. Ridotta all'osso, la questione morale e la corruzione connessa, che stanno portando l'Italia alla bancarotta, può essere semplificata alla contrapposizione onesti e disonesti che,trasposta sul piano politico-elettorale,potrebbe diventare la scelta obbligata di stare o dalla parte delle guardie o dalla parte dei ladri. Non è facile conoscere la storia di tutti i candidati anche se,nelle realtà locali, ogni politico è figlio della sua storia personale e,pertanto, giudicabile per quel che si sa,per come appare e per come è. L'opzione elettorale "guardie o ladri" deve interessare tutte le liste e tutti i candidati, nel senso che gli onesti bisogna sceglierli e individuarli come tali e non per la lista di appartenenza. E' pur vero che ci sono liste con candidati più presentabili di altre liste ma, con la legge elettorale dei "nominati", non resta che punire il partito e guardare altrove non avendo a disposizione il voto di preferenza per selezionare i presentabili dagli impresentabili. Guardando alle liste e ai partiti in campo non dovrebbe essere poi così difficile individuare dove prevalgono gli onesti,ovvero le guardie che daranno o potranno dare filo da torcere ai ladri. Fatta questa scelta,con tutte le riserve possibili, almeno l'onore del voto democratico è salvo .Non ci si deve candidare solo per governare. Una democrazia è forte se, nelle sue articolazioni di governo, può fare affidamento su una sana opposizione che ne controlla scelte,decisioni e profilo morale. I tempi che corrono ci chiedono di mandare in parlamento più guardie che ladri e non possiamo tirarci indietro.

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CANDIDATURE

IL SILENZIO DEI “NOMINATI”

der. Sono i "nominati" del 25 febbraio che non diranno nulla nemmeno quando saranno eletti,come è accaduto per la passata legislatura di cui rimane una "mozione Calabria", a tempi scaduti, che nessuno si è filato.Così non sapremo mai di cosa vorrà occuparsi Nico Stampo una volta nominato deputato e non più segretario di fiducia di Bersani come pure non ci è dato sapere di quali emergenze si farà carico, alla Camera, lo statista di Lamezia, al secolo FrancescoTalarico,attuale presidente del consiglio regionale. Eppure sarebbe utile e interessante fargli dire in TV quanto viene a costare ai calabresi quel baraccone del consiglio regionale,col suo esercito di impiegati,precari, co.co.co. ,consulenti, famigli,funzionari di partito, rimborsi elettorali,finanziamenti ai gruppi, società in house, fornitori di servizi, spese di rappresentanza. In fondo è un diritto dei calabresi conoscere quanto costano,di riffa e di raffa, i 50 consiglieri. I cattivi e i Marco Minniti maligni dicono più della Lombardia, che deve governare 10 milioni circa di lombardi, ma deve essere un modo di dire.O no? Se c'è del talento, nei nominati in Calabria, bisogna valorizzarlo.Marco Minniti per il PD e Antonio Gentile per il PDL, rispettivamente capilista locali, siederanno in Senato e non è dato sapere,anche per la prossima legislatura, cosa porteranno e rappresenteranno della Calabria salvo se stessi.Per gli altri di prima nomina sarebbe scorretto anteporre giudizi negativi.Semmai bisogna anche dire che ci sono nominati e nominati. Franco Laratta,per esempio,deputato uscente è stato forse l'unico deputato che ha cercato di onorare il mandaAntonio Gentile to ricevuto.Al di là del merito dei suoi interventi, non ha tralasciato occasione per sostenere gli interessi e le aspettative della Calabria. Clientele e truppe cammellate dei feudatari del PD lo hanno massacrato alle "primarie" ed è in lista al decimo posto.Deve subire l'umiliazione di essere preceduto,in posizione blindata, da quel Nico Stumpo,fiduciario di Bersani e di origini crotonesi, che al ballottaggio delle primarie voleva da Margherita Hach la giustificazione per non aver votato al primo turno.Avanti Calabria,il peggio deve ancora venire.

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VOTI E PARTITI

LOIERO RESTA IN GIOCO

re anche dal Canada in tempi di globalizzazione. E poi si vota anche in Canada per gli italiani residenti all'estero,quindi non c'è fuga dal voto a San Giovanni in Fiore, indicatore di un consenso che va e che viene e che non sempre si riesce a mantenere.Intanto è bene chiarire-come opportunamente hanno fatto gli uffici della presidenza della Provincia- che Oliverio e il suo seguito sono in Canada a spese proprie e, coi tempi che corrono,non è dettaglio da trascurare.Cosa siano andati a fare in Canada è domanda legittima, considerato che c'è in atto una campagna elettorale dagli esiti incerti al senato e che dovrebbe vedere i potentati PD impegnati in prima fila e la provincia di Cosenza è senza dubbio un potentato PD. I maligni, che non mancano mai, spiegano la fuga in Canada con la vergogna dell'allagamento dell'area archeologica di Sibari , evento segnalato con molto anticipo dal sindaco di Cassano e pressocchè ignorato dalla Provincia. Uno scivolone per Oliverio, dal quale dovrà rialzarsi per tempo se aspira a concorrere alle prossime regionali. Il personaggio è sufficientemente navigato per sapere,con i risultati di governo,dove finisce il bluff e dove comincia la realtà.Mettere nell'ordine dovuto e nella trasparenza richiesta le poste del bilancio è merito che non assolve dall'avere pesantemente indebitato l'ente per gli anni a venire. Quello che fino ad oggi è mancato è stato un doveroso raffronto fra ciò che si è speso e ciò che si è realizzato,senza con ciò voler delegittimare la scelta effettuata e la decisione presa.Un modo anche per mettere a tacere pettegolezzi in libertà che vorrebbero lavori di semplice pitturazione di una scuola costati quanto il rifacimento della cappella Sistina. Oliverio è attento a queste aspetti e sarebbe accorgimento quanto mai opportuno se nell'illustrare il bilancio 2012, quando sarà, metterà in condizioni gli organi d'informazione di acquisire anche quegli elementi che consentono di raffrontare la spesa sostenuta con il risultato ottenuto, diversamente la trasparenza si presenta incompleta.L'unico modo ,in fondo,per scoraggiare malignità e pettegolezzi. Lo chiamano bilancio partecipato e controllo democratico della spesa.


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RADICALI

È GENOCIDIO POLITICO

gnarsi perché un solo voto non vada disperso nell'area delle battaglie libertarie per i diritti civili,per la giustizia e la legalità. Nei confronti dei radicali è in atto un'operazione di genocidio politico,condivisa a destra come a sinistra, per ciò che i radicali rappresentano ed hanno sempre rappresentato. In oltre 60 anni di presenza e attività sulla scena politica non uno scandalo li ha sfiorati mentre è a loro che si deve se vergogne e indegnità della politica sono venute alla luce e consegnate al giudizio dell'opinione pubblica. Una informazione meno prostituita di quella che è al sistema dei partiti e di chi li rappresenta avrebbe dovuto dare la notizia che soltanto per merito dei due consiglieri radicali nella Regione Lazio sono saltati i tombini fognari dei finanziamenti milionari ai gruppi consiliari, deliberati con la tacita complicità di tutti salvo la distinzione di come ogni gruppo ha utilizzato i fondi ricevuti. E' stato un sisma che si è propagato a tutti i consigli regionali e sono le cronache quotidiane a riferire del limaccioso e gaudente uso che si è fatto del finanziamento ai gruppi.Nessuno può chiamarsi fuori, soprattutto il PD che nel consiglio regionale del Lazio esprimeva il vice-presidente, per non dire della Lombardia e del suo presidente Formigoni che ha speso per consulenze più di quanto assegnato alla protezione civile. Tutto merito dei radicali che hanno messo in mutande il ceto politico della partitocrazia sollevando un'ondata di indignazione che non risparmia nessuno. Ed ecco la rappresaglia. A Roma Zingaretti, candidato del PD alla presidenza della regione, ha negato alla lista dei radicali l'apparentamento motivandola con la candidatura proprio dei due consiglieri radicali che hanno fatto scoppiare lo scandalo.Per Zingaretti non dovevano essere ricandidati. C'è da augurarsi che gli elettori di Roma e province sappiano fare giustizia politica nel segreto dell'urna. Anche per il parlamento alla lista radicale "AMNISTIA,GIUSTIZIA E LIBERTA'" è stato negato l'apparentamento col centrosinistra, forse nella speranza di poter fare impunemente regali al Vaticano con l'IMU e accantonare gli scomodi obiettivi della ricerca scientifica e dei diritti della persona di fronte alla vita ma anche di fronte alla morte.Trionfano i clericalismi di ascendenza democristiana e comunista,oggi interpretati da Rosy Bindi e Pierluigi Bersani ma sbaglia chi pensa di ridurre al silenzio i radicali, i quali qualche problema ce l'hanno. Dovrebbero decidersi a portare avanti le seconde file della dirigenza e della rappresentanza politica e a convincere Pannella e la Bonino a trovarsi una collocazione meno invasiva, senza con ciò far mancare al partito il contributo del loro talento politico e dell'esperienza maturata.Marco Pannella, con i suoi 84 anni e la chioma bianca da santone, incarna la storia dei radicali ma non può esprimere le potenzialità politiche che il partito con le nuove generazioni è in grado di sviluppare. Non c'è nessun parricidio o matricidio da consumare,soltanto una saggia e responsabile decisione da prendere.

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BACI E ABBRACCI

IL BACIO DI FEDELE

incontro fra Giulio Andreotti e Totò Riina che è stato alla base di un processo col quale, sostiene una scuola di pensiero, si è cercato di riscrivere la storia dell'Italia repubblicana.Il bacio ora in questione è quello che si sarebbero scambiati Luigi Fedele, assessore regionale del PDL, e Giulio Lampada, imprenditore ritenuto esponente di una potente famiglia mafiosa, all'uscita di un ristorante dove avevano cenato con altri politici e amici. Un bacio sulla guancia è troppo poco per innestarvi un ipotesi giudiziarie di rilevanza penale ma è sufficiente per spiegare a quali rischi si espone un politico dal bacio facile anche se a mettere nei guai Totò Cuffaro,presidente della giunta regionale della Sicilia,detto "vasa vasa" per l'eccessivo dispendio di baci, non furono i baci ma un vassoio di cannoli siciliani per "salutare" una sentenza di mafia che lo riguardava. Per Luigi Fedele, che sul bacio fotografato dai carabinieri ha dato tutte le spiegazioni richieste dai magistrati milanesi, "in ambito politico è consuetudine assai diffusa e riconosciuta salutarsi anche con un abbraccio". Non fu bacio,dunque. E così sia.

Luigi Fedele

è disponibile gratuitamente su internet digitando (http://) www.cosenzaoggi.it

direttore responsabile Antonlivio Perfetti infoline 335.5320437

Direzione-Amministrazione Via Pisa, 8 - Diamante (Cs) e-mail: redazione@cosenzaoggi.it

Registro Stampa Tribunale di Cosenza n.547

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pri ma in piedi,per ragioni cosiddette politiche.A rischiare non sarebbero gli attuali amministratori ma coloro che,nel corso del loro mandato,hanno contribuito a creare il dissesto.Il comune di Cosenza è messo male perché ha sempre spostato in avanti il problema,con espedienti contabili formalmente legittimi, ma alla fine ha dovuto prendere atto che bisogna ristrutturare in profondità il bilancio nel suo complesso e la spesa in particolare, con specifica e chirurgica attenzione ai debiti fuori bilancio. L'occasione di risanare i conti è offerta dalla possibilità di aderire al piano "Salva Comuni" varato dal governo Monti per consentire ai comuni in difficoltà di risanare e ripulire i conti. Ci sarà un prestito con rate distribuite lungo un arco di dieci anni ma, soprat-

PALAZZO DEI BRUZI

MA QUALE DISSESTO?

tutto, giocando sulle voci di spesa e sulle aliquote di alcuni tributi, si potrà pervenire ad un bilancio reale in cui i dati contabili corrispondono alla realtà dei crediti e dei debiti.Quanto al dissesto è da escludere, poiché l'eventuale pronunciamento metterebbe in guai seri,non solo politicamente,gli amministratori del passato chiamati dalla Corte dei Conti a rispondere anche economicamente delle poste del dissesto e delle decisioni retrostanti.Sotto il profilo strettamente politico il dissesto comporterebbe l'incandidabilità dei soggetti ritenuti responsabili e l'interdizione per 10 anni da incarichi amministrativi. Un evento che la "casta" delle periferie non consentirebbe se non dopo un gioco al massacro che sconvolgerebbe la vita dei partiti.

Palazzo dei Bruzi


Cs Oggi N.85 - 2013  

Cosenza Oggi N.85 del 9 Febbraio 2013