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È UN SETTIMANALE ON-LINE

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AREA URBANA NUOVA SERIE N. 70 - 20 OTTOBRE 2012

si legge su internet digitando www.cosenzaoggi.it

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SCANDALI E RUBERIE

VOGLIAMO I CONTI E' il caso di dire: "Tanto tuonò che piovve!" Si va estendendo a tutti i consigli regionali l'accertamento su come sono stati utilizzati i fondi assegnati ai singoli gruppi politici presenti in consiglio.Si tratta di denaro pubblico utilizzato in modo gaudente o comunque discrezionale,senza obbligo di documentazione verificabile.Almeno nella maggioranza dei casi.I fondi,assegnati sulla base della consistenza del gruppo, troverebbero legittimazione nella necessità, riconosciuta con una legge votata a maggioranza, di comunicare all'esterno l'attività svolta in assemblea,le iniziative di legge,le interrogazioni, i problemi posti in discussione,le relative posizioni di maggioranza e opposizione . Sta di fatto che indagini conoscitive avviate dalla magistratura ,col supporto della Guardia di Finanza, stanno rivelando,da Roma a Milano, a Palermo che il pubblico denaro veniva disinvoltamente utilizzato con altre destinazioni vagamente riconducibili all'attività istituzionale e comunque non documentate. Lasciando da parte le prodezze e uno smisurato senso epicureo della vita di Franco Fiorito,consigliere regionale PDL del Lazio oggi in carcere e le contestuali orge suine in Francesco Talarico nome dell'antica Roma, bisogna invece occuparsi della spesa ordinaria dei gruppi che,proprio perché ordinaria, non va confusa con "ostriche e champagne". Intanto,per non indulgere all'equivoco che, per ingenuità politica, ci si fa portare a spasso dai telegiornali e dai quotidiani controllati da imprenditori che con i consigli regionali hanno intrallazzato, diciamo subito che l'operazione di bonifica è autorevolmente pilotata dal governo dei tecnici che, ostaggio dei partiti per i voti di fiducia in parlamento, ha aperto i tombini fognari dei costi della politica innescando l'intervento della magistratura e della Guardia di Finanza. Questa è la vera "spending review " che può avviare la bonifica di un sistema politico-partitico portato a delinquere. I partiti,tutti, sapevano dell'allegra gestione dei fondi assegnati ai gruppi regionali ma era nella loro convenienza tacere e partecipare.Non a caso gran parte dei fondi viene impegnata sotto la voce "personale", da intendersi come assunzione clientelare di personale formalmente chiamato a dare assistenza ai gruppi. In pratica una sorta di ufficio di collocamento, fuori da ogni controllo,per portaborse,funzionari di partito,famigli e portatori di voti. Il resto va sotto la voce di spese per giornali,tipografia, convegni e varie.

A guardare in casa nostra,per esempio, il gruppo PDL in consiglio regionale ,su circa un milione ( 2 miliardi di vecchie lire) di fondi assegnati, ne ha speso più della metà per "collaborazioni" e consulenze e il resto per "spese varie". Non è dato sapere degli altri gruppi ma, a questo punto, senza agitare inutilmente e stucchevolmente improbabili manette anti corruzione, i calabresi hanno diritto di conoscere anche loro come è stato speso il loro denaro "per i costi della politica",senza voler rovinare nessuno né seminare il panico nelle famiglie. Una semplice operazione di verità e trasparenza.Se dagli armadi verranno fuori scheletri di rilevanza penale, ne risponderanno i responsabili nelle sedi naturali mentre ciò che deve avvenire subito-e il problema è dei partiti di appartenenzaè il loro ritiro dalla scena politica.Niente galera e niente "rottamazione", soltanto una dignitosa (!) uscita di scena compensata da una ricca pensione e da quanto accumulato,di riffa o di raffa, in tanti anni di disonorata carriera. Naturalmente l'operazione verità deve riguardare tutti i gruppi e non il solo consigliere regionale Rappoccio, già ristretto nelle patrie galere, sul quale sta acMario Oliverio quisendo documentazione la Guardia di Finanza. Abbiamo un presidente del consiglio regionale,Francesco Talarico,targato UDC con formazione democristiana,il quale va menando vanto di avere abbassato i costi del consiglio regionale senza avere aspettato scandali e spending review. Complimenti. Ora completi il lavoro e metta su internet le spese sostenute dal consiglio regionale calabrese dal 2001 ad oggi,cioè dalla presidenza di Luigi Fedele a quella di Peppe Bova per arrivare alla sua. A cavallo degli anni 60,qundo c'era il PCI, la Dc di allora diede vita ad uno scandalo miliardario che riguardava la Federconsorzi.Giancarlo Pajetta, mitico deputato e dirigente PCI, andava in televisione e rivolgendosi via etere a Federconsorzi e DC, intimava irridente:" Vogliamo i conti! ". Non risulta ,ad oggi, che da qualche circolo PD,per non dire degli esponenti più in vista, sia venuta la sollecitazione a rendere pubblici i conti dell'utilizzo dei fondi pubblici assegnati ai gruppi consiliari della Regione. Tace anche il presidente della Provincia di Cosenza ,Mario Oliverio, che interviene su tutto ma che fino ad oggi non ha trovato il tempo per porre il problema della trasparenza dei conti regionali.Sarà una distrazione non,certamente,una sottovalutazione del problema.


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CAMPAGNA DI STAMPA

n. 70 - 20 ottobre 2012

D’ALEMA LUCIFERINO

NON SPARATE SULL’UNICAL

NON SE NE VUOLE ANDARE

L’Unical

C'è ,obiettivamente,un eccesso di zelo nel resocontare la vicenda degli esami falsi o truccati all'Unical. I titoli di pagina,come spesso succede, si "mangiano" il testo,nel senso che a un titolo sensazionale non corrisponde una notizia all'altezza.Per ora si sa soltanto,salvo un'avara intervista del rettore La Torre, come procedono le indagini ed è quanto mai evidente che è il Palazzo di Giustizia ad alimentare le redazioni. La voce dell'università non c'è.Dei 40 mila studenti all'anagrafe non ha parlato nessuno, non si è avuta la curiosità di conoscere come vivono lo scandalo. Eppure si avrebbero riscontri molto significativi.Verrebbe fuori che le disfunzioni organizzative,nella registrazione degli esami e dgli statini,è un problema antico e per niente sconosciuto. Semplicemente,a leggere il periodico di "Filorosso",distribuito all'Unical, si apprenderebbe che il rischio di non trovarsi iscritto e registrato un esame superato era ben a conoscenza degli stessi studenti. Senza entrare nei dettagli, era prassi ordinaria registrare gli esami a distanza di mesi nell'anomala concezione che soltanto al momento della laurea la certificazione doveva essere completa. In questo far west burocratico,che implica le responsabilità del personale amministrativo e degli stessi docenti, con verbali che non si trovavano e statini smarriti, qualcuno ne ha approfittato per delinquere. Ma, alla fine della giostra, si vedrà che le posizioni giudiziariamente rilevanti saranno poche e molto al di sotto della media statistica che riguarda tutte le università a livello nazionale. Se verrà fuori, alla fine, che dieci o venti studenti hanno trafficato per attribuirsi esami non sostenuti, non si vede che rilevanza possano assumere rispetto ai 250 mila esami sostenuti nel periodo oggetto di indagine.C'è da chiedersi, allora, perché mai si spara così impietosamente sull'Unical,sparando nel mucchio,sporcando l'immagine di un ateneo quotato a livello nazionale senza attendere riscontri giudiziari più concreti.Anche la magistratura inquirente dovrebbe avvertire la responsabilità di non arrecare all'Unical un danno di immagine che va molto al di là della gravità dei fatti oggetto di indagine.Quanto all'informazione e a chi vi lavora,occorrerebbe un po' di spirito critico e non adattarsi a quanto proviene da fonti investigative.L'Unical,comunque vada, è un bene e un valore da difendere. Sputtanarne l'immagine è anche fare torto a chi, impegnandosi seriamente con profitto, ha conseguito la sua laurea in piena trasparenza. Lo scoop giornalistico si basa semdirettore responsabile Direzione-Amministrazione pre su un fatto vero e accertato Antonlivio Perfetti Via Pisa, 8 - Diamante (Cs) non su una ipotesi dim reato. infoline 335.5320437 e-mail: redazione@cosenzaoggi.it Giocare al massacro, facendo Registro Stampa Tribunale passare l'Unical come un residi Cosenza n.547 dence per latitanti e come un ateneo a vocazione criminale per il rilascio di lauree truccate è un'operazione che denota quanto bisogno ci sia, in Calabria, di cultura e di professionalità.Sia che è disponibile gratuitamente fai il medico, sia che fai il giorsu internet digitando nalista.

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Aveva cominciato da New York, in collegamento satellitare con Lilli Gruber su "La 7". Nonostante fosse impegnato in incombenze internazionali, avvertiva la necessità di mandare, via etere, qualche stilettata a Matteo Renzi, reo di averlo scelto come simbolo di un ceto politico da "rottamare". Rientrato in Italia, ha mobilitato la rete dei valvassori PD della sua corrente per demolire in ogni modo l'immagine e la candidatura di Matteo Renzi, il quale , da parte sua, è stato secco e chiaro:"Se vinco io le "primarie", Massimo d'Alema va a casa. "L'expremier. oggi presidente del COPASIR (servizi segreti) siede a Montecitorio da circa 25 anni. Di tempo e di occasioni a disposizione ne ha avuto per dispiegare capacità, talento e statura di statista. Con un'operazione politicamente convulsa e confusa Francesco Cossiga lo portò a capo del governo per consentire alla NATO il bombardamento della Serbia. Dovette lasciare per una clamorosa sconfitta alle regionali del 2000. Una fuga più che una rinuncia alla "merchant bank" installata a Palazzo Chigi dove non si parlava in inglese. Ora quello sfrontato di Matteo Renzi, interpretando un sentimento largamente diffuso nel Paese, gli dice a muso duro, che ha fatto il suo tempo e deve cercarsi un altro lavoro. A quanto pare, dopo Massimo D’Alema aver mandato luciferini messaggi a Renzi, avvisandolo che a stargli contro rischia di "farsi male" che, detto da un presidente del COPASIR, qualche preoccupazione la crea, qualche assicurazione l'ha avuta. Ha rincarato la dose intervenendo sempre su "La 7" con la Gruber, con un primo piano che drammatizzava ancor di più le parole pronunciate:"Se vince Renzi, sarà scontro duro nel PD". Ma era penoso sentirgli declinare i problemi del Paese, il futuro dei giovani, la disoccupazione, le fasce deboli della società, la legalità ecc. ecc. , insomma l'armamentario di una battaglia vecchia di 50 anni. D'Alema avrebbe avuto un chiarimento con Bersani, orientato a non chiedergli di ricandidarsi. Avrebbe ottenuto la promessa di un inacarico a livello europeo, come risarcimento della rinuncia a ricandidarsi. Se così sarà, non ci saranno rimpianti. D'Alema ha operato molto al di sotto delle sue capacità e ha concesso al berlusconismo, più di una volta, una sponda che non meritava. La cosa più triste per lui sarà il dover constatare che nessuno lo rimpiangerà.

SCOPELLUTI SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

LE NEFANDEZZE DEL PD

Sono tempi duri per il presidente Scopelliti che, nonostante le "ospitate " su tutti i canali televisivi, non riesce a convincere che commissariare il comune di Reggio è un abuso e una ingiustizia. Lui si spinge a sostenere che è in atto un complotto per fare fuori le giunte di centrodestra di Lazio, Lombardia e Calabria. Lazio e Lombardia sono già cadute e, per la Calabria, si tiene il fiato sospeso. Comprensibile, quindi, che Scopelliti sia sull'orlo di una crisi di nervi. La stessa alleanza con l'UDC, al di là delle dichiarazioni di circostanza, è una scommessa col futuro. Ma c'è un'affermazione fatta da Scopelliti che non può passare sotto silenzio ed è quando dichiara che il PD attacca la sua giunta e chiede le sue dimissioni perché teme che vengano fuori le "nefandezze" (testuale) che il centrosinistra ha commesso nella precedente legislatura. Il commissario del PD, D'Attorre, ha subito invitato Scopelliti a tirare fuori quelBeppe Scopelliti lo che sa e a fare nomi e cognomi. Si attende la risposta che, quasi certamente, non verrà. Comunque vada, le "nefandezze" restano sia che Scopelliti non le indichi sia che il PD non si difenda dalla diffamazione. L'eventuale silenzio di Scopelliti non risolve il quesito se il PD ha le polveri bagnate o meno. C'è da sperare che tutto non si risolva nella stanza di compensazione delle nefandezze reciproche.


CsOggi N.71 - 2012