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AREA URBANA NUOVA SERIE N. 59 - 19 MAGGIO 2012

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IN QUESTO NUMERO

AMMINISTRATIVE A CATANZARO

AMMINISTRATIVE A CATANZARO

È SALTATO IL COPERCHIO FLASH MOB A COSENZA

CONTANO LE TESTE O I PIEDI?

IL MANIFESTO DEL FLASH MOB PALAZZO DEI BRUZI

SE OCCHIUTO VALORIZZA I GRILLINI PDL

MA QUALE MODELLO CALABRIA?

È SALTATO IL COPERCHIO

RIFORMA ELETTORALE

LA RISOLVE OLIVERIO PD

a pagina

IL PARTITO CON LE BRACCIA CONSERTE

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RIFORMA ELETTORALE

ALLEANZE ELETTORALI

PALAZZO DEI BRUZI

QUANDO LA POLITICA È PEZZENTE CAM TELE3 TORNA SUL DIGITALE TERRESTRE

LA RISOLVE OLIVERIO a pagina

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SE OCCHIUTO VALORIZZA I GRILLINI a pagina

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n. 59 - 19 maggio 2012

AMMINISTRATIVE CATANZARO

È SALTATO IL COPERCHIO Non poteva che finire nelle cronache nazionali la vicenda del voto torbido a Catanzaro. Chi grida al danno d'immagine si dia una calmata, non sono queste le notizie che fanno male alla Calabria.Tutt'altro. Il fatto che cittadini elettori, sia pure militanti di una forza politica in competizione, abbiano bloccato lo scrutinio in alcune sezioni per ottenere l'accensione dei riflettori istituzionali su brogli sospetti, rappresenta un notevole passo avanti rispetto al passato. E' un bene che da Palermo a Bolzano l'attenzione dell'opinione pubblica sia rivolta al voto di Catanzaro ed ai tanti misteri che fino ad oggi nessuno ha chiarito. Abbiamo già scritto,per parte nostra,che questa volta un meccanismo ampiamente sperimentato non ha funzionato.C'è sempre stato una sorta di tacito accordo, fra le forze politiche in campo,nel senso che ognuna metteva a frutto le risorse,in senso molto lato, e le relazioni di cui disponeva e,alla fine, valeva quello che veniva considerato il consenso scaturito dalle urne, senza entrare nel merito della compatibilità di quel consenso col numero dei votanti effettivi, con le schede vidimate e con i verbali dello scrutinio effettuato. E poi niente controlli seri in prossimità dei seggi,niente verifiche fra verbali e schede,niente verifiche fra votanti effettivi e schede vidimate, fra aventi diritti al voto e documenti d'identità non corrispondenti. Qualche sconsiderato se la prende col prefetto ma bisogna, anzi, riconoscere che questa volta, proprio grazie ai controlli e alla vigilanza

predisposti dalla Prefettura, sono emersi casi di sospetta compravendita di voti e probabili reati di schede "a cavallo", cioè una a seguire l'altra,ovvero schede legittime portate fuori dal seggio, verosimilmente vendute,pagate e fatte rientrare nel seggio con i nomi già indicati. Una tecnica in cui si è specializzata la camorra, diventata di pubblico dominio grazie al li-

Sergio Abramo

Salvatore Scalzo

bro di Roberto Saviano, e a Catanzaro stabilirà la magistratura se, quanto e da chi è stata praticata. Nessuno gridi allo scandalo, nessuno metta avanti pudori e sensibilità che in passato non ha mai avuto, sia a destra che a sinistra.

Il fatto nuovo è la ribellione ai brogli messa in atto a Catanzaro dalla generazione di Salvatore Scalzo, faccia pulita messa in campo dal PD per far dimenticare i suoi feudatari della sconfitta e della vergogna.Se non ci fosse stata questa ribellione contro i brogli sospetti, che ci sono sempre stati, la partita si sarebbe chiusa con i silenzi,i patteggiamenti ed i compromessi di sempre.Viviamo in una terra dove i notabili della vecchia DC mettevano in campo la lista che doveva vincere e quella che doveva perdere per fare opposizione, l'opposizione del re. A Catanzaro la borghesia dei colletti bianchi, equilibratamente distribuita nelle varie formazioni politiche e nelle professioni maggiormente intrecciate con la politica, con transumanze repentine da uno schieramento alla'altro, ha sempre deciso tutto e,apparentemente divisa nelle parti da recitare in commedia, si è sempre ritrovata unita nei suoi salotti, esclusivi e non, per dividere il bottino della spesa pubblica affidata alla politica e alle sue istituzioni. Questa volta del pentolone elettorale nel quale ribollivano gli interessi contrapposti delle lobby che hanno costretto Michele Traversa a dimettersi da sindaco, appena un anno dopo la sua elezione, è saltato il coperchio e ce n'è quanto basta, di voti e di schede che non tornano, perché la sporca schiuma passi all'esame della magistratura. Si attende verità e giustizia e,se così sarà, a Catanzaro la democrazia e la lotta politica ne usciranno ripulite e rafforzate.A destra e a sinistra.

RIFORMA ELETTORALE

LA RISOLVE OLIVERIO Il provincialismo politico non riguarda soltanto Scopelliti ,Gentile e quanti si avventurano, inascoltati, a proporre un "modello Calabria" per gli assetti di governo, dopo quello dei professori e dopo le politiche del 2013,se non prima. Il provincialismo politico non risparmia la sinistra e i suoi esponenti più quotati. A Mario Oliverio,presidente da oscar della Provincia di Cosenza, deve aver portato cattivo consiglio l'aspirazione a ricoprire la carica di segretario regionale del PD, candidatura accreditata e non smentita anche se in concorrenza con quella di Mario Maiolo. Diversamente non si comprende come gli sia potuto venire in mente di raccogliere firme a sostegno della riforma elettorale, condividendo nientepocodimeno le apprensioni del capo dello Stato che la considera "ineludibile" per poter andare alle politiche del 2.013. Il Capo dello Stato,notoriamente,oltre a rilasciare pubbliche dichiarazioni cui dovrebbe ricorrere con più autocontrollo per restare sempre super partes, dispone di canali privilegiati per parlare sia con i presidenti di Camera e Senato che con i segretari dei partiti che

pesano nonché i consiglieri, occulti o meno,che pilotano i politici. La riforma elettorale è "ineludibile" perché già i partiti sono screditati per gli scandali che allietano le cronache giudiziarie ,figurarsi se pretendono di votare con il "porcellum" nel 2.013. E,infatti, si sta lavorando alacremente in commissione Affari costituzionali e nel gruppo di lavoro con Quagliarello per il PDL e Violante per il PD .Per il 25 giugno il parlamento dovrebbe essere chiamato a decidere.Questo è quanto si sa e si dice fra gli addetti ai lavori. Diventa legittimo,dunque,chiedersi a cosa servono, a chi vanno consegnate, con quale mandato,le firme che Oliverio si accinge a raccogliere a fronte dell'ovvietà che è piuttosto raro trovare oggi qualcuno che sia favorevole ai "nominati" in parlamento.

Con tutta la buona volontà e disponibilità non si vede quale utilità tecnico-politica possa avere la raccolta firme promossa da Oliverio se non ai fini di pura propaganda di partito e autoreferenzialità per la candidatura a segretario regionale del PD. Ma non è serio e una regione con tre università non si merita amenità propagandistiche del genere. Oliverio ha di che occuparsi se vuole rendersi utile, affrontando problemi seri e, in qualche modo, alla sua portata come i depuratori in tilt con l'estate che si avvicina, l'offerta turistica senza bussola e strategia, i trasporti da quarto mondo, la gestione dei rifiuti in agguato e una sanità che vede i calabresi bisognosi di cure in fuga fuori regione. Non ha che da scegliere. Lasci Mario Oliverio stare la riforma elettorale che non è alla sua portata.Scriva tutt'al più una lettera a Bersani in proposito, nella consapevolezza che non riceverà risposta.


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n. 59 - 19 maggio 2012

PALAZZO DEI BRUZI

SE OCCHIUTO VALORIZZA I GRILLINI La notizia non ha fatto grande clamore forse perché Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza, è riuscito ad accreditare di sé l'immagine del professionista, architetto-imprenditore, prestato alla politica ma sciolto dai vincoli dell'appartenenza e della militanza. Se gli ricordano che lui è dell'UDC, conferma ma non ne fa discendere particolari obblighi poichè sposta la discussione sul problema in esame e sulle possibili soluzioni che, ovviamente, in senso tecnico non dipendono dall'appartenenza ad un partito. Una città sporca è una città sporca e Cosenza lo è. Una città che non pratica la raccolta differenziata è una città che non collabora e Cosenza non collabora. Una città i cui cittadini lasciano rifiuti dove capita, senza alcun rispetto per l'igiene pubblica, è una città incivile e Cosenza, sotto questo aspetto, incivile lo è. Telesio, Alarico e Federico II° non c'entrano nulla. I partiti, dal canto loro, in materia di rifiuti e di discariche, si guardano bene dal prendersi responsabilità, inclini come sono, per calcolo, a cavalcare la protesta istintiva delle popolazioni quando si parla di discariche e di inceneritori. Non deve sorprendere più di tanto, quindi, se il sindaco Occhiuto, in quota all'UDC, per risolvere il problema della gestione dei rifiuti si è affidato alla collaborazione dei militanti del movimento di Beppe Grillo. In ballo, ovviamente, non ci sono né assessorati né consulenze ma collaborazione politico-amministrativa allo stato puro. Se in questa operazione, anche d'immagine, c'è del calcolo politico, bisogna riconoscere che il sindaco Occhiuto è meno sprovveduto di quanto voglia apparire rispetto agli apparati di partito. Sia come sia, fino ad oggi non ha incontrato ostacoli lungo il percorso e così si è potuto recare, accompagnato dai "grillini" cosentini, in un comune del profondo nord dove la gestione dei rifiuti è stata risolta realizzando una raccolta differenziata al cento per cento del volume di rifiuti prodotto. Il sindaco Occhiuto ha approfondito gli

aspetti tecnici, ha sollevato obiezioni, si è chiarito dubbi e, alla fine, avrebbe deciso che analoga operazione si può fare anche a Cosenza. Sempre con la collaborazione dei "grillini", almeno fino a quando da Genova non dovesse arrivare una qualche scomunica dall'alto per manifesta"collaborazione con il nemico". Di questi tempi, in effetti, il movimento di Beppe Grillo non è ben visto, notoriamente, dai plenipotenziari della partitocrazia e la collaborazione col sindaco Occhiuto si presenta come una anomalia tutta da valutare, anche se impegnarsi per risolvere i problemi della città dovrebbe essere nelle sensibilità di tutte le formazioni politiche. Ma queste sono considerazioni per omelie domenicali che non tengono conto del sangue e della merda di cui si alimenta la politica. Se tutto va per il verso giusto, dunque, Cosenza punta ad una raccolta differenziata totale, con servizio porta a porta, separazione e stoccaggio, riciclo e utilizzo dei materiali di risulta. Ci vorrà tanto lavoro e tanta volontà politica ma, se la scelta fatta produce occupazione e valore aggiunto in Mario Occhiuto termini economici, con grandi vantaggi per la salvaguardia ambientale, vale la pena tentare. In questa direzione va anche l'accordo raggiunto fra i comuni di Cosenza, Rende Castrolibero per quanto riguarda la discarica di Castrolibero che, ormai da anni, è chiamata a fare i conti con i requisiti di agibilità frapposti da una burocrazia regionale mai così solerte e determinata come con la discarica di Castrolibero. Le premesse, insomma, ci sono tutte perché l'area urbana veda avviata a soluzione di lungo periodo la gestione dei rifiuti. Ma siamo alle premesse perché se la memoria va alla Valle Crati SpA e alle sue oscure vicende, c'è molto poco per essere ottimisti. Intanto la città è sporca, i cosentini mugugnano e i lavoratori di Ecologia Oggi, cui è affidata la raccolta in città, annunciano uno sciopero di protesta per le condizioni precarie in cui sono chiamati ad operare.

ALLEANZE ELETTORALI

QUANDO LA POLITICA È PEZZENTE A conti fatti, se da palazzo di giustizia non verranno sorprese, Sergio Abramo ce l'ha fatta a tornare sindaco di Catanzaro e, se i voti si contano e si pesano, la soglia del 50 più uno per cento, per sottrarsi al ballottaggio, è stata raggiunta per 130 voti. A Sergio Abramo l'API di Francesco Rutelli di voti ne ha portato circa 350 rivelatisi oggettivamente determinanti. Punto. Ancora la proclamazione non era avvenuta, la città continuava a vivere forti tensioni e già veniva fuori che l'API si aspettava ora la presidenza del Parco dell'Aspromonte. Non è chiaro se l'assegnazione sia stata contrattualizzata prima del voto ma non cambia nulla. Bisogna avere un concetto miserabile e pezzente della politica per abbassarla a questi livelli con la sfrontatezza propria di chi ha portato i partiti al discredito di cui godono. Non è soltanto una questione di stile, in uso soltanto ai livelli alti della politica, ma si è in presenza Franco Bruno di una manifestazione di quella sub-cultura politica che soltanto nel potere ritiene di trovare una sua legittimazione. E chi si è impegnato ? Il sindaco eletto o il presidente Scopelliti che vuole cambiare la politica, la Calabria e rompere con le pratiche di basso potere, liberando le istituzioni dalle clientele e dalle contaminazioni parassitarie dei partiti. Chiacchiere, come erano chiacchiere quelle di Agazio Loiero e di Marco Minniti che volevano rivoltare la Calabria come un calzino. Siamo alle solite, con un segretario API di scuola democristiana che chiede e un governatore di nomina berlusconiana che promette e si impegna. Chissà se Scopelliti al senatore Franco Bruno dell'API ha consegnato, prima del voto, metà della delibera di nomina. L'altra metà a scrutinio effettuato e risultato ottenuto. Come si usa alla Camera dei Lord, nella selvaggia e tribale Inghilterra.


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n. 59 - 19 maggio 2012

FLASH MOB A COSENZA

CONTANO LE TESTE O I PIEDI? All’inizio doveva essere una fiaccolata in memoria di una ragazza che, soccombendo al lavoro che non c'è e alla disperazione che questo comporta, si è tolta la vita diventando simbolo di una generazione che intende difendere il proprio presente e il proprio futuro. Col passare dei giorni "il mondo di Lucia", così inizialmente il movimento si era voluto chiamare, ha dovuto, per varie ragioni, sganciarsi dalla vicenda specifica e diventare un movimento, meglio definito nella protesta e negli obiettivi, richiamandosi alla piazza di Facebbok e dandosi il nome di "OilOltre il labirinto". Così la fiaccolata diventava Flash Mob in Piazza 11 Settembre e la partecipazione aperta a chiunque si sentisse in sintonia con la manifestazione e le sue premesse. E', quindi, una forzatura sostenere che c'erano solamente giovani e, per altro, individuati come prevalentemente figli della borghesia cosentina, ricca e meno ricca. Il codice di identificazione lo avrebbe offerto un paio di scarpe "Tod" che non sarebbero sfuggite allo sguardo attento di qualcuno e riprese da Massimo Clausi sulle colonne de "Il Quotidiano", con l'intento di guardare più addentro all'anima del movimento, per poter valutare quanto ci fosse di spontaneismo e quanto di motivazioni politiche, in una città che in passato ha bruciato in tempi brevissimi esperienze e progetti che meritavano maggiore durata. Né è nata una discussione su Facebook, incentrata soprattutto sulle scarpe Tod, che somiglia molto da vici-

E anche il Risorgimento, se non fu lotta di popolo nel centro-nord, certamente non lo fu nel sud dove Pisacane e i fratelli Bandiera dovettero vedersela anche con i forconi dei contadini. Che senso ha, dunque, porre oggi una discriminante classista in una crisi dalle dimensioni globali che produce quotidianamente nuove povertà abbassando le soglie di sopravvivenza. Il precariato colpisce in alto e in basso, nella scala sociale, e non si vede perché il diritto al lavoro del disoccupato di borgata non si deve sommare a quello del diplomato o del laureato. Se poi è borghese e benestante chi si batte contro il precariato, per il diritto ad un lavoro stabile e garantito, non c'è che da compiacersene perché vuol dire che il capitalismo cinico e amorale, devastatore di diritti e di certezze per il futuro, perde consensi proprio in quell'area che storicamente influenza e che si schiera prevalentemente dalla sua parte. Non è dato sapere quanta strada da percorrere abbia oggi, davanti a sé, il movimento "Oil: oltre il labirinto" ma non dipendono certo dalle scarpe che calza il profilo delle sue battaglie e gli obiettivi da Il flash mob in piazza XI settembre perseguire. Sarà bene fare attenzione alle loro teste e non ai loro piedi. è sempre stata in quota alla borghesia delle pro- Anche perché oggi le idee si propagano e cammifessioni e alle sue avanguardie politiche e intellet- nano, come le primavere arabe, via internet e non tuali. Lasciando da parte le lotte operaie, scono- viaggiano più sulle gambe degli uomini. Se dei sciute e inesistenti in Calabria quanto le ciminie- piedi si può fare a meno, figurarsi delle scarpe re, anche le lotte contadine hanno avuto come che portano. Delle teste no, non si può fare a meno. E qui sta il punto. leader riconosciuti figli della borghesia. no a quelle sessantottine sugli occhiali "rayban" (di destra) e sull'eskimo (di sinistra). Messa in questi termini, la discussione non porta lontano perché non saranno gli zoccoli (di sinistra), eventualmente, a dare il segno dell'appartenenza politica o sociale. Ma ammettiamo pure che l'80 per cento dei manifestanti calzassero scarpe "Tod " e fossero, quindi, figli della borghesia cosentina. Dov'è il problema ? Da Telesio ai giorni nostri la leadership dei cambiamenti politici e sociali, a Cosenza,

IL MANIFESTO DI “OIL: OLTRE IL LABIRINTO” La musica è cambiata, ma noi continuiamo a ballare. Non ci piace stare zitti, non ce ne staremo buoni mentre ci stanno rubando il presente. Il futuro? Quello lo lasciamo alla generazione precedente, che a modo suo poteva pure permettersi di sognare. Noi no, invece. Generazione 500 euro se ci è andata bene e stagisti in formazione per decenni, quando prende male. Piegati a professioni che nulla hanno a che fare con i nostri talenti, abbassando la testa quando ci sfruttano, sottopagano, quando ci fanno credere che è già una cosa grande se il lavoro ce l'hanno dato. Quando ci convincono che umiliazione, frustrazione e rabbia sono condizioni di vita normali, da accettare perché "è ovunque così". Non è vero che è normale, non è vero che ovunque è così. Una di noi, una ragazza di 28 anni che partecipava alle nostre feste, che frequentava i nostri stessi amici, che aveva i nostri stessi problemi, un bel giorno ha deciso di ammazzarsi. La madre ci ha spiegato che avremmo sbagliato a ricondurre tutto a una decisione privata e personale, ci ha urlato invece che l'ha fatto perché si sentiva come noi. Senza rete, senza una luce in fondo al tunnel, senza speranza. Si sentiva sola. La sua storia, dall'epilogo disperato, ha risvegliato qualcosa in questa città. Inutile fare gli struzzi. Una ventata benefica di condivisione collettiva ci ha indotti a mobilitarci. Prima in pochi, poi di più, grazie a un moltiplicatore impressionante: la rete. Da lì si è accesa la spinta emozionale che ha riunito teste diverse. E' lì che abbiamo preso coscienza di essere - tutti - dentro a un labirinto, che quando pare ne stai finalmente uscendo, eccoti un altro giro, ancora, da fare. #OIL oltreillabirinto nasce da questa rabbia, da tutti coloro che sono pronti a spendere tempo ed energia per un concetto che questa società vuole obsoleto e superato: il bene di tuo fratello, del tuo vicino, del prossimo tuo o come vogliamo chiamarlo. Il movimento si propone di incidere in maniera significativa nei processi decisionali di questa regione.

E non solo. Siamo partiti poche settimane fa su Facebook e Twitter da una riflessione su problemi reali (precarietà, disoccupazione, opportunità negate). Siamo andati oltre, maturando che la crisi del sistema ne coinvolge almeno altre due, quella dei nostri genitori, costretti a mantenerci, e purtroppo pure quella dei loro nipoti. Stiamo parlando dei nostri figli, quelli che se non cambiamo questo Paese non riusciremo mai ad avere perché non possiamo mettere al mondo bambini che poi con i nostri rimborsi da precari non potremo mai mantenere. Da qui un movimento di persone eterogenee per età, cultura, estrazione politica e sociale, che non si arrende allo stato di cose presente, proponendosi di ribaltarlo con gli strumenti che la modernità ci consegna, avendo ben presente che una rivoluzione, oggi, non può che partire dal web. Insomma non ci stiamo alla definizione dei Cetto la Qualunque anche locali secondo cui: "I giovani sono un problema e non una risorsa". Non abbiamo più fiducia nella politica e nelle istituzioni, ci hanno delusi. L'impossibilità di considerare il lavoro davvero come il tempo in cui si realizzerà il nostro desiderio di indipendenza, ci ha portato a essere rinunciatari rispetto all'impegno necessario, per realizzare la crescita di una società. Con #OIL, piaccia o no, tutto questo viene azzerato. Sarà nostra cura - lo dice il nome - oliare i meccanismi di un sistema arrugginito e iniettare carburante in una generazione spompata da anni di rassegnazione e precariato. Per questo già da dopo il flashmob chiederemo con forza al Governo nazionale maggiori investimenti al Sud, dove il disagio si moltiplica per tutti i nostri deficit strutturali e, contemporaneamente, pretenderemo misure concrete per il miglioramento della condizione giovanile, dal reddito di inserimento produttivo a una legge regionale che migliori le politiche di inclusione nel mondo del lavoro. Rivendichiamo i nostri diritti, non permettiamo che ce li concedano come favori. Riprendiamoci questo presente, che al futuro poi ci pensiamo.


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n. 59 - 19 maggio 2012

PDL

MA QUALE MODELLO CALABRIA? Il provincialismo in politica è la produzione di concetti e di proposte velleitarie che, per calcolo o incapacità, non tengono conto del contesto reale e, per supponenza e insufficiente cultura politica, hanno la pretesa di concorrere alle strategie di scenario nazionale. Accade così che, dopo il voto amministrativo e in attesa dei ballottaggi, tutti i partiti, chi più chi meno, sono allo sbando nell'incertezza della crisi globale e delle alleanze praticabili in vista delle politiche del 2013. Meno che in Calabria, dove un voto di clientela, in controtendenza rispetto al dato nazionale , autorizza a proporre il patto di potere PDL-UDC come modello da esportare a livello nazionale, con uno Scopelliti che si candida a leader del PDL in estensione meridionale. Tutto può essere ma l'analisi dei fatti e dei comportamenti portano in tutt'altra direzione. E' pur vero che nelle aspirazioni di un Berlusconi che si tiene ostentatamente in disparte c'è il recupero di Casini al centrodestra ma, dopo le disgrazie della Lega di Bossi, è un' operazione tutta da definire che chiama in causa anche gli incontri che si susseguono con Luca Cordero di Montezemolo e che danno per scontata la dissoluzione del PDL del predellino in altro soggetto politico che ha l'ambizione di raccogliere tutti i moderati,compresi quelli di Casini per il quale il voto amministrativo, nonostante le glorie millantate in Calabria, non è stato certamente un successo a livello nazionale. Ma anche Casini lavora ad un partito che raccolga tutti i moderati in circolazione,con particolare riguardo ai democristiani sopravvissuti alle macerie della prima e della seconda repubblica,come Beppe Pisanu.E allora di quale "modello Calabria" straparlano i feudatari calabresi del PDL e dell'UDC? Scopelliti lo lasciasse dire al senatore Gentile che è già famoso di suo per avere proposto Berlusconi per il Premio Nobel e per aver sollecitato una marcia nazionale di solidarietà a Scopelliti quando il colonnello Giardina,nel rendere testimonianza sugli intrighi di Reggio, tirò in ballo anche Scopelliti per il ruolo di sindaco ricoperto per due mandati nella città dello Stretto. Per restare a Casini, il quale ha sempre subordinato un ritorno al centrodestra alla rinuncia di Berlusconi a ruoli di governo, bisogna tenere conto di quanto va teorizzando Massimo Dalema quando prefigura assetti di governo dopo quello di Monti e dei professori, dove l'auspicio di un allargamento del centrosinistra ai moderati di Casini è quanto mai esplicito. Ed è anche comprensibile che Casini si voglia mantenere le mani libere in una situazione in cui la crisi economica condiziona le scelte politiche, tant'è che non esclude un impegno di Monti anche dopo le politiche del 2013. In una situazione così fluida e incerta con quale plausibilità politica se non,appunto,per provincialismo, ci si può avventurare a proporre come modello da proporre un accordo di potere e di convenienza, fra PDL e UDC, che non ha meritato di essere confermato nemmeno nelle amministrative di Catanzaro nella scelta del candidato a sindaco. Si parla a vanvera come è consentito ai peones in parlamento e ai feudatari nelle province e nei governatorati.Le decisioni si prendono altrove, ai tavoli dove il politichese e le opinioni culturalmente non quotate non partecipano. Un modello Calabria può esistere soltanto nel vaniloquio dei politici di casa nostra, per i quali la qualità delle riflessioni non supera mai i confini regionali. Superata Praia a Mare in macchina o in treno,infat-

Tonino Gentile

Peppe Scopelliti

ti,non se ne sente più parlare.Non così sull'aereo per Roma ma soltanto perché fra i passeggeri ci sono Scopelliti e Gentile.Presto se ne potrà parlere anche a Londra e a Bruxelles, quando vi metterà piede Luigi Fedele promosso da Scopelliti e da Gentile da capogruppo del PDL in consiglio regionale ad assessore all'internazionalizzazione ,una sorta di ministro degli esteri.Come si vede, il "Modello Calabria" non si fa mancare nulla.

è disponibile gratuitamente su internet digitando (http://)www. cosenzaoggi. it

Luigi Fedele

direttore responsabile Antonlivio Perfetti Direzione-Amministrazione Via De Rada, 68 - Cosenza Telefono 0984. 23253

Fax 0984. 062646 Registro Stampa Tribunale di Cosenza n. 547 Fotocomposizione De Rose, Montalto (Cs)

e-mail: redazione@cosenzaoggi. it


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n. 59 - 19 maggio 2012

PD

IL PARTITO CON LE BRACCIA CONSERTE L'immagine viene dall'interno del PD e proviene dall'area dell'ex_Margherita,affidata al quotidiano "Europa" che si sofferma sul voto del 6 maggio e sulle proiezioni dei ballottaggi. Viene configurato un partito con le braccia conserte,in attesa di un qualcosa che non sa definire, consegnato all'inerzia delle dinamiche politiche e in qualche modo pago di non aver subito col voto ammnistrativo il tracollo degli altri partiti. Ma un partito con le braccia conserte è un partito in crisi che non sa cosa fare, che ha difficoltà a interpretare il malessere sociale che attraversa il Paese e che richiede risposte politiche.Con tutte le attenuanti che si possono concedere ad un PD che deve sostenere il governo delle lacrime sangue e contemporaneamente garantire l'equità delle misure e dei sacrifici che tarda a manifestarsi, c'è in tutta evidenza una crisi della rappresentanza politica. Sotto mutate spoglie,le nomenclature del vecchio PCI e della vecchia DC non possono essere la risposta, al centro come nelle realtà locali, alle urgenze del terzo millennio ed agli scenari "glocali" che richiedono un'attrezzatura culturale e politica più al passo con i tempi. Il successo di Beppe Grillo e del suo movimento è anche il riflesso dell'incapacità del PD di dare risposte politiche credibili e convincenti. Può anche risultare consolatorio,di fronte al crollo di

PDL e Lega, essere il PD il primo partito col 28 per cento ma non si vede il progetto cui si lavora. Con Casini alle politiche del 2.013 o con SEL ,IDV e con chi, a sinistra, ci vuole stare ? La risposta non c'è e si fa attendere mentre sondaggi riservati proiettano, a oggi. il movimento di Grillo in parlamento con 50 deputati. Perchè Beppe Grillo miete consensi in tutte le direzioni, parlando alla pancia del Paese che nutre nei confronti dei partiti una nausea sincera e motivata.

Restare con le braccia conserte non porta da nessuna parte e il buon Bersani, nonostante la faccia simpatica e bonaria, non convince ,non smuove,non trascina né si vede , al di là dei soliti e bolliti Veltroni e Dalema, una figura quotata da poter spendere con successo nel 2013 se è vero che tocca al PD esprimere il premier. In attesa che qualcosa si muova nelle alte gerarchie del PD, che ci si ritrovi tutti in un progetto comune al ser-

vizio del Paese e non delle appartenenze, si potrebbe avviare una rigenerazione del partito nelle realtà locali, mettendo da parte i vecchi apparati e le consunte nomenclature locali, dando spazio a nuove energie e intelligenze, valorizzando sindaci e amministratori che si sono dimostrati capaci di amministrare i propri territori con risposte politiche valide e convincenti. In Calabria l' esperienza di Salvatore Scalzo a Catanzaro che ,a distanza di un anno, vede aumentare i consensi di 10 punti è la dimostrazione inoppugnabile che il PD diventa credibile se si affida a facce nuove e a persone credibili. Lo stesso ragionamento vale per i sindaci e gli amministratori cui viene sbarrato l'accesso a ruoli di maggiore responsabilità. Il commissario Dattorre si dice che sia impegnato a ricomporre il partito così com'era prima della disfatta alle regionali, recuperando anche perPierluigi Bersani sonaggi che,per loro scelta,dal partito si erano allontanati dopo aver barattato la deroga per la quarta o quinta candidatura in consiglio regionale. Forse sono soltanto voci strumentalmente messe in giro ma il rischio c'è se il congresso regionale si decide a tavolino e non attraverso un dibattito franco e severo. Il rischio è che per quanti, con i loro seguiti, possano rientrare nel partito ce ne saranno dieci volte in più che lo abbandoneranno.

IL DIBATTITO SULLA CRISI EUROPEA Prodi: E' in atto un vero e proprio sovvertimento delle regole democratiche. L'Europa può costituire la maggiore potenza economica del mondo e contrastare la grande forza dei mercati finanziari. Il dibattito sulla crisi europea si arricchisce di un nuovo interessante contributo di Prodi, pubblicato sul Messaggero il 13 maggio. L'Europa può costituire, secondo Prodi la maggiore potenza economica del mondo e contrastare operatori onnipotenti ed anonimi che agiscono sui mercati finanziari, imponendo regole e comportamenti con una forza tale alla quale nessuno stato nazionale, eccetto Stati Uniti e Cina, può resistere. Di fronte alla dimensione e alla velocità d'azione della finanza internazionale gli stati nazionali hanno perso grande parte della propria sovranità. E' in atto un vero e proprio sovvertimento delle regole democratiche perché le grandi ondate speculative, che si trasmettono e si amplificano tramite le altrettanto irresponsabili società di rating, costituiscono un governo di fatto dell'economia mondiale senza alcuna legittimità democratica. I sacrifici vengono imposti ai popoli non dai loro governanti ma da pochi e irresponsabili attori esterni ai quali i governi nazionali non hanno alcuna possibilità di resistere. Essendo la finanza mondiale del tutto mobile e senza re-

Romano Prodi

gole, secondo Prodi è praticamente impossibile tassare i valori finanziari. I governi nazionali hanno perciò la possibilità di sottoporre ad imposta solo quello che non si può muovere dal Paese. L' impossibilità di colpire la maggior parte dei grandi patrimoni ha dato un notevole contributo all'aumento della differenza fra ricchi e poveri e anche questo produce un ulteriore indebolimento del funzionamento della democrazia. Secondo Prodi, pertanto, solo se i paesi europei metteranno in comune una quota crescente della loro sovranità, potranno acquistare sovranità. Al riguardo la Germania non ha forza sufficiente per fare da sola e la sua l'economia è forte non solo per i propri meriti, ma per essere al centro di un sistema produttivo che include la maggior parte dell'Unione Europea. Anche la Germania, se vuole conservare la propria sovranità nel mondo globalizzato, la deve sempre più condividere con i propri partner. Il compito più importante del nuovo presidente francese sarà proprio quello di lavorare insieme a Italia, Spagna e agli altri paesi dell'Unione per costruire questa piattaforma compatibile con gli interessi germanici e con inderogabili esigenze di crescita. Se abbandonerà la politica solitaria del suo predecessore, François Hollande renderà un grande servizio alla Francia e all'Europa. Vincenzo Gallo



CsOggi N.59 - 2012