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AREA URBANA NUOVA SERIE N. 57 - 5 MAGGIO 2012

si legge su internet digitando www.cosenzaoggi.it

www.cosenzaoggi.it IN QUESTO NUMERO CELEBRAZIONI 1° MAGGIO

MA QUALE FESTA? AUSTEROTÀ E RECESSIONE

LA LEZIONE DI STIGLITZ E KEYNES

CELEBRAZIONI DEL 1° MAGGIO

MA QUALE FESTA?

FONDI POR

L’EUROPA IN UN BLOCCO DI SALE SANITÀ

SCOPELLITI BOCCIA SCARPELLI CASINI A CATANZARO

DAI DUE FORNI AL NUOVO APPRODO BANKITALIA E PROVINCE

A OLIVERIO L’OSACR DEI DEBITI

a pagina

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CRISI

PENSIONI E POVERTÀ DIFFUSE

SACRIFICI E RECESIONE

COSENZA

“IL MONDO DI LUCIA” RENDE

NEL PRINCIPATO QUALCUNO DICE NO CAM TELE3 TORNA SUL DIGITALE TERRESTRE

LA LEZIONE DI STIGLITZ E KEYNES a pagina

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PENSIONI E POVERTÀ DIFFUSE a pagina

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n. 57 - 5 maggio 2012

CELEBRAZIONI DEL 1° MAGGIO

MA QUALE FESTA?

Ci si aspettava che il 1° Maggio di quest'anno fosse un momento di verità, un'analisi responsabile ma severa di come il Paese sia finito nella spirale del default minacciato e della recessione in atto. Buttarla in concerti e concertone non aiuta a capire come si può uscire dal tunnel e chi deve pagare per aver cacciato il Paese nel tunnel della crisi. Accade così che a pagare,almeno in termini di contestazione di piazza, sono stati Fassino e Bersani , il primo a Torino e il secondo a Portella delle Ginestre. Tremonti , Berlusconi e gli ex-ministri hanno fatto vacanza in qualche albergo di lusso di chissaddove. Il dato più controverso di questa crisi che ci avvicina alla Grecia è che a pagarla sono chiamati pensionati, famiglie, lavoratori e piccoli imprenditori mentre nessuno, da sinistra, fa opera di verità rivelando come ,in 20 anni, siamo arrivati al punto in cui siamo con 1.950 miliardi di debito pubblico. Gli interventi comiziali di Camusso, Bonanni e Angeletti si sono dimostrati al di sotto della gravità della situazione. Deve preoccupare non poco il fatto che siano proprio loro a non percepire la miscela socialmente esplosiva che crisi,recessione e disoccupazione stanno confezionando.Prima o poi non si suiciderà più nessuno e la rabbia sociale prenderà altre strade. Stimolare la crescita è un concetto astratto se non seguono misure concrete, se non si colpiscono gli illeciti arricchimenti, se le banche non immettono nell'economia i miliardi erogati dalla BCE all'1 per cento di interessi per sostenere imprese e famiglie. Se Monti vuole essere l'esecutore delle decisioni concordate fra i tre segretari dei partiti che lo sostengono , finirà logorato dai giochi e dal cinismo della peggiore politica e anche il suo seggio di senatore a vita sarà un regalo non meritato.Diversamente faccia quel-

Mario Monti

lo che ritiene necessario e colpisca proprio là dove i tre partiti che lo sostengono,per logiche e interessi diversi da tutelare,gli impediscono di intervenire. Se i risultati delle sue decisioni saranno positivi, avrà

dalla sua la maggioranza degli italiani.E soltanto allora potrà plausibilmente proporsi per continuare a servire il Paese.Saranno i suoi meriti a legittimare il ruolo e la posizione cui potrà aspirare.

SACRIFICI E RECESSIONE

LA LEZIONE DI STIGLITZ E DI KEYNES SUI RISCHI DELL’AUSTERITÀ Il premio Nobel Stiglitz, intervenendo ad un convegno organizzato dalla Fondazione Italiani ed Europei, ha ribadito, alla presenza di Monti, le sue preoccupazioni sulle politiche di austerità in periodo di crisi, che rischiano di alimentare processi recessivi di estrema pericolosità. Al riguardo colpisce leggere la trascrizione di una intervista rilasciata da Keynes alla BBC nel 1933, anno in cui il debito pubblico britannico sfiorava il 180% del PIL (in Italia è di qualche punto superiore al 120%). Keynes, contrario alle politiche liberiste che impongono l'austerità e la riduzione delle spese e degli investimenti pubblici, arriva ad affermare che la riduzione della spesa statale è una follia. Invita a riflettere sul fatto che la spesa di un uomo è il reddito di un altro uomo. Ogni volta che qualcuno taglia la sua spesa - sostiene Keynes - il mattino successivo sicuramente qualcuno troverà il suo reddito decurtato; e questa non è la fine della storia. Chi ha avuto ridotto il suo reddito o è

stato licenziato è costretto a sua volta a tagliare la sua spesa, che lo voglia o meno. Una volta che la caduta è iniziata, è difficilissimo fermarla. Ci può essere solo un obiettivo nel risparmiare, ed è esattamente quello di sostituire una spesa con un altro e più saggio tipo di spesa. Secondo Keynes non è ragionevole attendersi che il rimedio alla crisi venga dall'azione individuale. Solo l'intervento delle pubbliche autorità può avviare il processo. Non ci si deve aspettare che gli individui spendano di più, quando alcuni di loro si stanno già indebitando, né che gli imprenditori procedano a degli investimenti aggiuntivi, quando stanno già subendo perdite. È la comunità organizzata che deve trovare modi saggi per spendere e avviare il processo. La deliberata riduzione di investimenti utili sembra a Keynes una follia e addirittura una politica oltraggiosa. Quello della diminuzione dell'attività, e quindi del reddito nazionale, è un modo incredibilmente miope per cercare di pareggiare il bilancio. Spero che queste posizioni di buon senso, che hanno già salvato l'economia internazionale negli anni 30, riprese ora da Stiglitz e da altri autorevoli economisti keynesiani, siano fatte proprie dai governi in Europa ed in Italia, ma anche dalle forze sociali, per evitare che si allunghi ulteriormente la catena dei suicidi e la tensione sociale esploda. Vincenzo Gallo


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n. 57 - 5 maggio 2012

FONDI POR

L’EUROPA IN UN BLOCCO DI SALE È senza dubbio spiritosa la trovata dell’assessore regionale ai Fondi Europei, Giacomo Mancini, di invocare i sortilegi di un blocco di sale contro chi va sparlando sull’utilizzo effettivo dei fondi europei da parte della giunta Scopelliti. Mancini tira fuori numeri e percentuali a dimostrazione che si è lavorato con crescita esponenziale di risultati positivi rispetto al precedente governo di centrosinistra targato Loiero. I menagramo per Mancini sono il commissario del PD Dattorre e i consiglieri regionali Maiolo e Principe, quest’ultimo più risoluto da qualche tempo a svolgere il ruolo di capogruppo PD all’opposizione. Mancini non vuole commistioni di ruoli e di responsabilità e rivendica alla giunta Scopelliti i risultati raggiunti. Riferendosi al POR 20072013 Mancini ricorda che erano stati spesi soltanto 180 milioni su una dotazione finanziaria programmata di 3 miliardi. Alla data del 10 aprile sono 1, 3 miliardi le somme impegnate con pagamenti per complessivi 536 milioni ed una spesa effettiva certificata di 462 milioni. Ma non solo. Rispetto alla situazione ereditata di circa trenta bandi per 247 milioni di euro, oggi la giunta Scopelliti può esibire il risultato di oltre cento bandi per un valore che supera 1, 4 miliardi. Se le cose stanno così, il sale non serve. Anche per le due metropolitane, di Catanzaro e di Cosenza, Mancini risponde alle preoccupazioni, manifestate da Maiolo e Principe, dando assicurazione che verranno realizzate nei tempi programmati. Per il resto Giacomo Mancini si affida al blocco di sale esposto in bella vista durante la conferenza stampa in cui ha illustrato i dati dei risultati raggiunti. Ma non ci sono soltanto Maiolo e Principe a preoccuparsi dell’utilizzo e del mancato utilizzo dei fondi europei. Franco Bruno, senatore diventato rutelliano dopo aver abbandonato il PD, lancia l’allarme che il sud potrebbe perdere, da qui al prossimo anno, una consistente quota delle risorse assegnate dall’UE e non utilizzate. Franco Bruno, cui bisogna riconoscere sensibilità legislative e di governo in linea con le responsabilità di un senatore della Repubblica, rende noto che, con il prossimo anno, la Commissione Europea si dovrà occupare di quei miliardi di fondi strutturali, assegnati alle regioni economi-

camente più deboli e non utilizzati. Vecchio problema che da solo mette in evidenza l’inadeguatezza della rappresentanza politica eletta al sud nel trarre frutto dalle opportunità offerte dalla solidarietà europea. Sommando inadeguatezze culturali, incapacità operative e totale assenza di cultura di governo, unitamente ad una burocrazia famelica e corrotta di stampo sudamericano, il risultato non può che essere questo. Responsabilità dei partiti che, al momento della formazione delle liste dei candidati al consiglio regionale, dovrebbero porsi il problema della capacità dei singoli a gestire risorse e governance delle opportunità offerte. Ecco perché i partiti sono i diretti destinatari dell’antipolitica che travolge la caste locali non meno di quella nazionale. Per tornare all’allarme lanciato dal senatore Franco Bruno, la Commissione Europea, a fronte della necessità della BEI (Banca Europea degli Investimenti) di ricapitalizzarsi per mantenere un rating alto, potrebbe attingere ai fondi strutturali residui, non utilizzati, che sono soprattutto al sud. Le motivazioni-fa notare Bruno-sarebbero facili e non contestabili, essendo fondate sull’incapacità manifesta e Giacomo Mancini dimostrata delle regioni del sud a utilizzare le risorse assegnate che, stornate alla BEI, verrebbero destinate a nuovi investimenti produttivi conseguendo così un doppio risultato. È del resto comprensibile che, se obiettivo dell’Unione deve essere il rilancio della crescita economica dell’eurozona, è inevitabile che vengano recuperate e reinvestite le risorse inutilizzate. Ascoltati Mancini e Bruno, bisogna prendere atto che non si possono scaricare sull’Europa o sul governo nazionale le responsabilità, le inadeguatezze e le inefficienze del ceto politico meridionale. In Calabria abbiamo dovuto Franco Bruno prendere atto che Scopelliti, procedendo ad un rimpasto di giunta, ha affidato i rapporti con l’Europa e il Mediterraneo a Luigi Fedele, promosso da capogruppo del PDL ad assessore. La persona va umanamente rispettata perché qualcuno lo ha eletto ma non si vede quale relazione culturale e politica possa esserci fra l’esperienza politica maturata da Fedele e la complessa realtà sia dell’Europa che dei Paesi che affacciano sul Mediterraneo. Non c’è che dire:ci facciamo male da soli.

PENSIONI E POVERTÀ DIFFUSE

Dal comunicato dell'Istat sulle pensioni nel 2010 emerge ancora una volta un'Italia dove vivono cittadini in stato di grande povertà, con inaccettabili squilibri nella distribuzione della ricchezza. I pensionati sono stati pari a 16,7 milioni e percepiscono complessivamente di 258,4 miliardi di euro. Nel 2010 le pensioni sono state pari complessivamente al 16,6% del PIL, percentuale inferiore rispetto a quella del 2009. Il 45,4% percepisce meno di 1000 euro al mese. Il disagio del 14,4% che vive con meno di 500 euro non può che essere estremo, mentre sarebbe interessante avere dati disaggregati sul 31,1% che percepisce oltre 1500 euro. Emergerebbero pensioni d'oro scandalose. Anziché tagliare queste pensioni l'obiettivo del precedente governo, su iniziativa soprattutto della Lega, è stato quello di eliminare prioritariamente le pensioni di invalidità, che costituiscono solo il 5,4% del totale e sono di poco superiori alle 270 euro mensili. Mi auguro che anche il Governo Monti, superata la fase di emergenza, trovi altre alternative rispetto alle misure adottate sulle pensioni, vendendo magari anche una quota del patrimonio immobiliare pubblico, dal quale si ricaverebbero secondo alcune stime 300 miliardi. Sono risorse ingenti, che insieme ad una riduzione degli sprechi, dei privilegi e dell'evasione, permetterebbero di ridurre il debito pubblico e di puntare decisamente sulla crescita, garantendo anche un reddito minimo dignitoso ai pensionati più poveri e a tutti i cittadini in difficoltà, come avviene già in altri paesi europei. V.G.


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n. 57 - 5 maggio 2012

SANITÀ

SCOPELLITI BOCCIA SCARPELLI Se qualcuno afferma che la bocciatura del bilancio preventivo 2012 dell'ASP di Cosenza era nell'ordine delle cose, è in malafede. Scopelliti è commissario per il piano sanitario ma è anche ,oltre che presidente della giunta regionale,anche coordinatore del PDL.Difficile pensare che non abbia riflettuto sull'impatto politico che avrebbe avuto la bocciatura del bilancio preventivo della più importante ASP regionale. Il contraccolpo si avverte anche all'interno del PDL dove Scarpelli gode della protezione premurosa e interessata dei Gentile.La domanda è se era possibile una decisione diversa,con una riduzione del danno d'immagine. Sul piano strettamente politico la decisione di Scopelliti è una presa di distanze dalla gestione dell'ASP cosentina. A correre dietro le voci che provengono dal palazzo di Via Alimena,sede dell'ASP,c'è una preoccupazione diffusa per le troppe visite della Guardia di Finanza e degli atti sequestrati.Lo afferma lo stesso Scarpelli, riferendosi alla gestione precedente, a giustificazione della navi-

Gianfranco Scarpelli

gazione difficile che deve affrontare per rimettere in sesto l'ASP che gli è stata affidata. Lavoriamo sulle macerie ereditate dalla precedente gestione,ha affermato con malcelato disagio per la bocciatura subita. Gongola naturalmente l'opposizione politica che affida a Carlo Guccione il compito di capitalizzare sul piano politico la bocciatura del bilancio preventivo 2012. Guccione parla di incapacità a programmare e a gestire le risorse in presenza di una sanità sempre più carente nell'erogazione dei servizi. Guccione rileva anche l'anomalia di un bilancio preventivo presentato con 4 mesi di ritardo sui tempi da rispettare,configurandosi così il paradosso di un bilancio di previsione che viene presentato a fronte di spese già sostenute. Bisogna ora vedere come Scarpelli cercherà di correre ai ripari ma resta comunque il danno politico della bocciatura che nel PDL cosentino, sponsor di Scarpelli, viene catalogata come un colpo sotto la cintura. Segno che sott'acqua si combatte per il controllo del partito.

CASINI A CATANZARO

FIACCOLATE

DAI DUE FORNI AL NUOVO APPRODO

“IL MONDO DI LUCIA”

Ha dedicato una intera giornata ai catanzaresi chia- ni libere, dicendosi convinto che dopo il governo dei mati ad eleggere il nuovo sindaco ma la venuta in professori nulla sarà come prima,sia a destra che a siCalabria Pierferdiando Casini l'ha utilizzata soprat- nistra. Il riferimento è sia all'alleanza del PD con tutto per definire i limiti del sostegno, a livello regio- Vendola e Di Pietro sia all'alleanza del PDL con la Lega nale,alla giunta presieduta da Peppe Scopelliti. Intanto Nord.E in queste mutate condizioni del quadro politiCasini ha parlato di accordo con Scopelliti e non col co nazionale Casini lancia il "nuovo approdo" cui si PDL, che non è sfumatura di poco conto, accompa- dovrà pervenire e per il quale l'UDC,sciogliendo i propri organismi di partito, ha già aperto il cangnando il riconoscimento dell'accordo con tiere del nuovo grande centro o partito dei la precisazione che l'UDC non ha vincoli cui moderati, con forti richiami a chi non ha dover sottostare. mai cessato di sentirsi democristiano. Assolto il compito di spiegare perché l'UDC Resta da verificare l'impatto che la venuta a Catanzaro ha deciso di correre con un prodi Casini a Catanzaro ha avuto sull'UDC prio candidato,Pino Celi, Casini si è mocalabrese, saldamente tenuto sotto il constrato più interessato a spiegare il percorso trollo del fedelissimo Trematerra. A seguipolitico a livello nazionale. re la fisiognomica delle presenze nelle priPer Catanzaro-ha fatto capire Casini- ci era stato proposto un candidato gradito ai po- Pierferdinando Casini me file del teatro dove parlava Casini, non si poteva non rilevare l'espressione sodditeri forti di Catanzaro senza avere dato spiesfatta di Pasquale Tripodi, sospeso dal pargazioni convincenti sull'abbandono di tito perché terzopolista anche quando Michele Traversa, al quale proprio i poteri Casini autorizzò l'accordo con forti hanno impedito di governare in autoScopelliti.Non è sfuggita certamente la prenomia di decisioni. Un passaggio,questo di senza di Agazio Loiero,oggi coordinatore Casini in favore di Traversa, che ha non podell'MPA di Raffaele Lombardo ma inteco sorpreso l'affollatissima platea che lo ressatissimo al grande centro cui sta lavoascoltava. Prendere le distanze dai poteri rando Casini. Né poteva sfuggire la faccia forti di Catanzaro è una scelta che avrà conFrancesco Talarico da poker di Francesco Talarico,presidente seguenze anche dopo l'elezione del nuovo del consiglio regionale, spiazzato da Casini sindaco,rispetto al quale l'UDC, per bocca di Casini, non ha interesse a fare l'ago della bilancia in quanto notoriamente impegnato in un patto di ferse si andrà al ballottaggio.Affermazione questa di pu- ro con Scopelliti e che vede nella scelta terzopolista un ra tattica politica,riconoscendosi a Casini una parti- rischio per la tenuta dell' alleanza di governo alla recolare predilezione per la politica dei due forni. Si ve- gione. Alleanza che a Talarico e all'UDC ha fruttato drà la sera del 7 maggio con quale risultato di consensi molto di più del suo peso elettorale ma che oggi confligge col progetto di Casini . Insomma le mani libere uscirà dalle urne l'UDC e il suo candidato a sindaco. Ma Casini a Catanzaro è venuto anche per fare chia- dichiarate da Casini non escludono l'abbandono delrezza sulla contraddizione, che agita il partito, fra l'al- l'astronave di Palazzo Campanella e Talarico ha già leanza di governo alla Regione e la scelta terzopolista fatto sapere che,per rango e responsabilità, certamente portata avanti da Casini e confermata anche in non per convenienza e opportunismo,sarà l'ultimo ad Calabria. Casini non ha fatto mistero di volere le ma- abbandonare la nave.

L'appuntamento è per il 12 maggio quando con una fiaccolata verrà ricordata la figura e la tragica morte di Lucia, la ragazza che si è tolta la vita lanciandosi nel vuoto per stanchezza di vivere e la cui vicenda ha saputo ben spiegare la madre,con una lettera a "Il Quotidiano",come dramma di una generazione e di un contesto socio-economico come quello calabrese. Della fiaccolata si è data notizia nel corso del concerto che PSE e SEL hanno organizzato il 1° maggio all'Arenella,con l'intervento di Rosa Maria Aquino e Bianca Rende che,insieme ad Anna Falcone e tante altre donne, hanno dato vita su Facebook al "mondo di Lucia" che ha già registrato oltre 5 mila adesioni.Lucia col suo disperato ma consapevole gesto esce ,dunque, dalle pagine della cronaca e diventa politicamente figura simbolo di quel mondo del lavoro senza garanzie e senza futuro. La fiaccolata del 12 non avrà colore politico e sarà l'occasione, per la società civile sganciata dai partiti, per esprimere concreta solidarietà al mondo giovanile del precariato e del lavoro negato.Manifestazione certamente a prevalenza femminile come è giusto che sia ma che coinvolge le coscienze di quanti, in questa crisi dagli esiti sempre più incerti, non vogliono che a pagare siano ancora una volta i giovani e le fasce più deboli della società. Si tratta di una iniziativa di particolare valore politico che non merita di certo le pregiudiziali poste da un membro della direzione nazionale del PD,Enza Bruno Bossio, ad un membro della direzione nazionale del PSI,Anna Falcone, con argomentazioni comunque estranee allo spirito dell'iniziativa che,nella logica più elementare dei valori in gioco, non può concedersi né divisioni, né discriminazioni, nè conflitti.


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n. 57 - 5 maggio 2012

BANKITALIA E PROVINCE

A OLIVERIO L’OSCAR DEI DEBITI Sarà una semplice coincidenza ma la relazione della Banca d’Italia sulle province più indebitate d’Italia è tornata sulla scena politica negli stessi giorni in cui hanno cominciato a circolare i nomi dei possibili candidati alla segreteria regionale del PD. Alla fine si è deciso che si comincia col congresso regionale da tenere entro giugno e a ottobre si riprenderà con quelli provinciali e cittadini. Pare che solo su questa ipotesi si è trovato l’accordo e al commissario Dattorre non è rimasto che accettare. Anche lui avrebbe un interesse diretto a rimettere il partito in carreggiata, capace di produrre risultati elettorali. Se rimette ordine nel PD calabrese, il premio sarà una candidatura in parlamento, camera o senato si vedrà. Analoga ricompensa si mormorava che fosse prevista per Musi, predecessore di Dattorre, per cui il pettegolezzo bisogna prenderlo con le pinze. Chi gioca sporco ha interesse a screditarlo. Al momento tutto ruota sul possibile segretario regionale e i due nomi che circolano rispondono alle logiche di appartenenza che convivono e si contrappongono nel PD. Se Mario Oliverio incarna la nomination di area bersaniana, Mario Maiolo è tutto dentro l’appartenenza della vecchia Dc che si ritrova nel PD. Se Oliverio ha Bersani che lo sponsorizza, Mario Maiolo ha Enrico Letta che lo sostiene. Oliverio sembrava il favorito anche perché la segreteria regionale del PD gli serve per costruire la sua candidatura alla presidenza della regione, quando Scopelliti avrà concluso il suo mandato. Se non prima. La grana della relazione della Banca d’Italia che boccia, senza possibilità di appello, la provincia amministrata da Oliverio per l’esposizione debitoria che presenta, arriva nel momento meno opportuno per una carriera sapientemente costruita e che dovrebbe trovare nella guida della Regione il suo definitivo coronamento. Si comprende, quindi, perché questa storia della Banca d’Italia che individua nella provincia di Cosenza la provincia più indebitata d’Italia non ci voleva. Anche perché su alcuni muri, a Cosenza e in provincia, sopravvive il manifesto col quale Oliverio celebra trionfalmente l’oscar assegnato alla provincia da lui amministrata, per completezza, trasparenza e partecipazione democratica. E, in effetti, i debiti non erano nascosti anche perchè non erano considerati ai fini dell’oscar da assegnare. Non c’è, quindi, contraddizione. Un bilancio è corretto se è trasparente, è positivo se entrate e uscite sono bilanciate e l’ente non è indebitato oltre le compatibilità consentite. E, invece, qui sta il punto. La Provincia amministrata da Oliverio ha una esposizione debitoria di oltre 400 milioni che ipoteca fortemente l’agibilità futura dell’ente. Oliverio la pensa diversamente al punto che, dei 400 milioni di debiti contratti, ne fa un punto di orgoglio in quanto espressione degli investimenti fatti sul territorio, dalle scuole, alle strade, ai trasporti, all’acquisto di immobili per economizzare sui fitti passivi. Qualcuno gli dovrebbe spiegare che la Banca d’Italia non gli contesta gli investimenti effettuati e le spese oltre le compatibilità di bilancio, in quanto non entra nel merito. Si limita a mettere in evidenza che è la provincia più indebitata d’Italia e, da che mondo e mondo, fare debiti non è mai stato considerato un successo, diversamente Oliverio avrebbe incassato un altro oscar, quello appunto dei debiti.

Mario Oliverio

RENDE

NEL PRINCIPATO QUALCUNO DICE NO Non esistono spiegazioni ufficiali sulle dimissioni da assessore date da Alessandro De Rango e consegnate ad una lettera indirizzata al sindaco Cavalcanti prima della seduta sul bilancio consuntivo 2011. Sulle dimissioni di De Rango esistono molti pettegolezzi e nessuna versione ufficiale ma non trova smentita la voce che a monte di tutto ci sarebbe stato un diverbio con Sandro Principe che, notoriamente, nel principato detta legge. Alla base del diverbio l'affermazione dignitosa del giovane assessore di difendere il proprio operato e di aspettarsi la solidarietà politica del capogruppo in consiglio,cioè di Sandro Principe. Pare che, invece, Sandro Principe sia stato severo e ingeneroso nei confronti di De Rango nel giudicare il lavoro svolto, con quei risvolti di intolleranza e di prevaricazione che conosce bene chi ha avuto modo di lavorare con Principe. Esiste anche una interpretazione diversa e cioè che De Rango abbia manifestato insofferenza ad essere utilizzato come semplice Sandro Principe esecutore di decisioni prese altrove e senza la sua partecipazione. E' verosimile. Quanto al bilancio consuntivo 2011 è passato su una guida di velluto, persino con l'astensione di Spartaco Pupo che un giorno minaccia fulmini e saette sul principato e il giorno successivo è allineato e coperto rispetto alle aspettative della maggioranza che governa. E' rimasto Rausa a votare contro,protestando anche per la mancata esecuzione di un bando europeo per trenta borse di studio. Per il sindaco Cavalcanti è stata una seduta gratificante per la comprensione venuta anche dalle file dell'opposizione.Restano le dimissioni date da Alessandro De Rango che,per il cognome che porta,pesano non poco sulle sorti del principato.

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Cs Oggi N.57 - 2012