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AREA URBANA NUOVA SERIE N. 79 - 22 DICEMBRE 2012

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LA BATTAGLIA DEI RADICALI

LASCIARSI MORIRE... Non è la prima volta per Pannella, digiunatore da una vita, ma bisogna provarci-e non per sette giorni- a non bere e non mangiare per un giorno o due,per capire a quali sofferenze si va incontro. Marco Pannella ,leader storico e indiscusso dei radicali, quasi 83 anni, di fronte all'indifferenza di un ceto politico alle prese con le scadenze elettorali che volutamente ignora il dramma delle carceri, sovraffollate in gran parte di cittadini in attesa di giudizio, di fronte all'illegalità diffusa e tollerata,di fronte al silenzio ambiguo delle più alte cariche dello Stato, non ha avuto altro strumento, da non violento, se non quello di un digiuno devastante per la sua salute.L'ultimo bollettino medico non fa mistero delle funzioni renali irreversibilmente compromesse che,considerata l'età, costituiscono un rischio reale di lasciarci la vita. Per Pannella è lo Stato fuorilegge perché non rispetta la Costituzione,viola le leggi o le piega alle sue convenienze, fa marcire in galera,in condizioni sub-umane , possibili e probabili innocenti, immigrati disperati, consumatori di droghe e microcriminalità. Qualcuno ci lascia la pelle o per suicidio volontario o perché massacrato dalla violenza che nelle carceri arriva anche a forme di tortura. Pannella chiede un'amnistia per le carceri che scoppiano per un surplus di popolazione carceraria che supera di molto la ricettività delle strutture ma chiede soprattutto il rispetto della legalità e la riforma di una giustizia strabica e inefficiente che l'Alta Corte di Giustizia Europea ha stigmatizzato in più occasioni. Lo sbocco politico della battaglia di Pannella è la nascita di una lista "Amnistia,Giustizia e Libertà" che raccolga l'adesione di quanti ritengono prioritaria la riforma della Giustizia e,all'interno di questa riforma, un regime carcerario che abbia innanzitutto rispetto della dignità umana che, in uno Stato di diritto,deve valere anche per chi ha violato la legge.Pannella uscirà da questo digiuno-se ne uscirà- con la salute fortemente compromessa.Il suo estremo contributo politico è questa lista espressione del bisogno di legalità che c'è nel Paese e che la casta collusa con ladri e fac-

cendieri di ogni risma non può prendere in considerazione.Pannella non risparmia nemmeno il capo dello Stato il quale,come custode della Costituzione, ne dovrebbe rigorosamente fare osservare l'applicazione utilizzando, in alternativa ai moniti di moral suasion, il messaggio alle Camere.Il silenzio implica responsabilità,certamente di fronte alla storia. Pannella ricorda la visita di Papa Woytila al Parlamento, a Camere riunite, e l'appello accorato di concedere un'amnistia a chi, nell'orrore delle galere, aveva già scontato gran parte della pena o vi era trattenuto per reati non gravi. Il richiamo di Pannella al magistero papale non è una novità e anche in questa sua battaglia non ha mancato di chiedere il sostegno della Chiesa per un atto di clemenza che,per lui, è prima di tutto un atto di giustizia, soprattutto per i detenuti in attesa di giudizio. Ora bisogna vedere se i milioni di messaggi di solidarietà pervenuti a Pannella si trasformeranno in posizione politica scegliendo di aderire,candidarsi e sostenere la lista "Amnistia,Giustizia e Libertà".

ARPACAL E FIELD

GRUPPI CONSIGLIO REGIONALE

DEROGHE ELETTORALI

Si cercano le centinaia di migliaia di euro finiti nelle tasche di alcuni dirigenti regionali che facevano riferimento all'Arpacal e altri 500mila euro che dovevano essere sul conto bancario della Field, la fondazione per l'emersione del lavoro nero e per l'u-

Mentre dal Piemonte e dalla Lombardia giunge notizia dello scialo e del gozzoviglio cui si sono dati i consiglieri regionali del profondo Nord grazie al finanziamento concesso ai gruppi regionali, in

La sera che i telegiornali hanno dato la notizia che dalle primarie del PD per le candidature in Parlamento era esentato dalla partecipazione Cesare Marini, si è subito pensato ad un errore nel nome di battesimo e cioè che, in verità, ci si riferis-

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QUALCOSA SI MUOVE

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IL PIACERE DELL’ONESTÀ

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BISOGNA CAPIRE

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n. 79 - 22 dicembre 2012

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ARPACAL E FIELD

QUALCOSA SI MUOVE

nione dei piccoli comuni, e che non si sono trovati.Si parla di ammanco. La notizia,però, non sono gli ammanchi nei conti dell'Arpacal e della Field ma le misure che sono state adottate. Per l'Arpacal è stato disposto il sequestro dei conti bancari dei dirigenti coinvolti nell'inchiesta.Sembra una misura da poco e invece ha fatto più rumore di un arresto perché induce a considerare quale panico percorrerà i palazzi del potere all'idea che chi ha approfittato,rubando o lucrando,ora viene chiamato a restituire le somme indebitamente incassate. Si pensi se la magistratura, una volta accertato che i manager della sanità che presentavano bilanci in passivo e gestioni fallimentari, non avevano diritto a premialità milionarie, per appartenenza politica, per cui sono chiamati a restituirle.Per non dire delle consulenze non suffragate da curriculum professionale adeguato o gli avanzamenti di carriera dirigenziale avvenuti per meriti politico-elettorali e non per oggettive maturazioni di carriera.Questa del recupero delle somme illegittimamente percepite sembra la strada giusta per educare all'onestà o, se si preferisce,per scoraggiare la disonestà.Il carcere non è dissuasivo se è il prezzo da pagare per ingenti somme disonestamente guadagnate. Per la Field,scoperto l'ammanco, la giunta regionale si è precipitata a prendere le distanze deliberando la sospensione del presidente della Field dall'incarico e mettendo al suo posto un dirigente regionale in attesa di fare luce sull'ammanco.Benissimo,nessuno sente il bisogno di manette.L'importante è neutralizzare i disonesti,isolarli e impedire che continuino a fare danno alla comunità.Sempre che i partiti, non sempre estranei alle ruberie consumate, non li utilizzino nelle retrovie del potere. dalla

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GRUPPI CONSIGLIO REGIONALE

IL PIACERE DELL’ONESTÀ

Calabria non si ha notizia di rivelazioni eclatanti da collegare alla documentazione che la Guardia di Finanza ha prelevato nella sede del consiglio regionale. Se dovesse risultare-e c'è da augurarselo-che i gruppi consiliari hanno utilizzato con sobrietà e trasparenza i finanziamenti concessi per sostenere la loro attività istituzionale,promuovendo le iniziative e tenendosi informati con giornali e libri, si offre un'occasione unica per un risarcimento d'immagine.Brucia ancora l'immagine che la Calabria ha dato di sé e della sua classe politica quando,nell'era di Agazio Loiero e Peppe Bova, il consiglio regionale era il più inquisito d'Italia, avevano assassinato Fortugno e la contabilità della spesa sanitaria era "omerica",nel senso che non aveva supporto documentale.Per non dire dei consiglieri regionali attualmente ospiti delle patrie galere e delle ruberie sulle quali sta indagando la magistratura con rinvii a giudizio che pesano come macigni. E allora tiriamola fuori questa verità sui conti dei gruppi consiliari alla Regione.L'indagine conoscitiva disposta dalla magistratura ed eseguita dalla Guardia di Finanza una risposta la deve, soprattutto se nulla di grave è emerso.Per una volta-se le cose stanno così- non si può negare ai calabresi il piacere dell'onestà della sua classe politica. dalla

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DEROGHE ELETTORALI

BISOGNA CAPIRE

se a Franco Marini, vecchia gloria della CISL e già presidente del Senato.Invece no,si tratta proprio di Cesare Marini.Non c'è sconcerto per la notizia ma semplice disorientamento.Cesare Marini è un politico di lunghissimo corso.Ha ricoperto una infinità di cariche, anche importanti e delicate, ed ha al suo attivo oltre 15 anni di presenze in Parlamento.E' stato iscritto d'ufficio fra i "veterani" che hanno diritto alla rielezione senza passare per le primarie. Marini ha confessato, con sincero candore,che non può fare a meno della politica per tutto ciò che rappresenta come vissuto quotidiano,per gli stimoli che offre, per le passioni che scatena e per la visibilità e rilevanza che assicura. Viva la sincerità.Cesare Marini è un intellettuale solido, con alle spalle una militanza socialista senza ombre ma senza successi.E' stato un buon capogruppo del Gruppo Misto in Senato quando il PSI non era ancora ridotto all'ectoplasma che è oggi. Non ha versato lacrime per la mattanza giudiziaria che ha fatto scomparire il PSI di Craxi e non ha avuto imbarazzo alcuno a chiedere asilo politico al PD. Ma non è certamente il solo.Tutto questo legittima il diritto a tornare in Parlamento grazie al "porcellum" in chiave bersaniana? Marini non può fare a meno della politica e del seggio parlamentare,diversamente va in depressione.Ma può bastare tutto questo se, per contro, non si ha alcuna notizia circa il suo impegno parlamentare nel rappresentare, in tutti questi anni, gli interessi e i problemi della Calabria.Cos'è la rappresentanza politica dei territori se viene ridotta ad autoreferenzialità e a pratica quotidiana di autoconservazione politica? Oppure Bersani ci nasconde qualcosa su Cesare Marini che non riusciamo a immaginare?

LE SCELTE DELL’EUROPA LA RISPOSTA DEL CENTROSINISTRA Il Partito Popolare Europeo, e i poteri che lo sostengono, hanno indicato in Monti il candidato Premier del Centrodestra alle prossime elezioni politiche italiane. Al di là delle evidenti ingerenze nella sovranità politica del Paese, c'è un dato che non può sfuggire: le alleanze sono già state decise altrove, e Casini, esponente di spicco dei popolari europei e Presidente dell' Internazionale Democratica Centrista, non potrà sottrarsi alle regole dello scacchiere. E' inutile che Bersani si affanni a costruire una coalizione di centro-sinistra che inglobi l'UDC: non ci sono più le condizioni. A meno di non cedere alle sirene di un "governo di salvezza nazionale" che costringa in una grande alleanza gli 'interessi' di certo ceto politico della Sinistra e quelli ben più ingenti dei conservatori e degli iperliberisti europei. In quest'abbraccio le ragioni del lavoro, dell'equità e dello sviluppo sostenibile avranno lo spazio di un cerino. Nessuno di quegli interessi eterodeterminati coincide, infatti, con il dovere di soccorrere una popolazione allo stremo, di ricalibrare l'imposizione fiscale ed i piani di rientro del debito su basi di equità e, parimenti, con l'imperativo economico della crescita, senza la quale ogni misura di risanamento dei conti pubblici si rivela miope e vessatoria. Ognuno di questi punti richiede una radicale "inversione a U" sulle politiche punitive e sperequative messe in atto dall'Europa e dai governi conservatori, piegati alla "fede monetarista" e al dominio del mercato sulla sovranità popolare e sui diritti fondamentali delle persone: lavoro in primis. Per far questo, in Italia, occorre costruire una seria e solida alleanza di Sinistra riformista e forze civiche, che includa partiti e movimenti che si oppongono al proseguiAnna Falcone mento dell'"Agenda Monti". Esiste una politica economica alternativa alla macelleria sociale in atto, fatta di attuazione dei principi costituzionali, di scelte meritocratiche, di trasparenza gestionale, di valorizzazione del patrimonio pubblico e delle migliori risorse del Paese. In extremis, prima di cedere alla Troika, una politica che non abbia paura di applicare la Costituzione e l'art. 43: "A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale". Anche nei confronti delle imprese strategiche. Anche nei confronti delle banche. E' su queste scelte, in materia di lavoro, politica energetica e industriale, modelli di sviluppo che deve misurarsi chi oggi invoca l'"interesse generale". Altrimenti rimane il sospetto che, anche a sinistra, la parola responsabilità venga invocata più per mettere paura ai cittadini-elettori, che per costruire un'alternativa di governo migliore e più equa di quella offerta dai vati del turbocapitalismo. Ma l'obiettivo non può essere onestamente prospettato senza classi dirigenti nuove e libere da legami sotterranei con poteri opachi, uomini e donne forti di esempi di vita coerente e cristallino, persone di cui ci si possa fidare prima e a prescindere dai simboli. Perché non possiamo più permetterci che piccole ambizioni personali e di carriera possano mettere in secondo piano le esigenze non solo di salvezza economica, ma di rinascita civile e democratica del Paese. Questa selezione non verrà necessariamente dai partiti. Non da quelli attuali. Non senza una chiara presa di posizione dei cittadini. Basta con vecchie logiche e candidati di cui vergognarsi (a voler dire bene). Agli italiani il compito di prendere il setaccio in mano e iniziare a farne buon uso. A partire dal Sud. E' di questo che i 'responsabili' della prima ora (loro si) hanno una maledetta paura. Ma è tutta loro. Ed è più che giustificata. Non lasciamoci contagiare. Il vero scenario da temere, quello si, da far tremare i polsi, è che tutto, gattopardescamente, possa continuare così, legittimando con il 'voto utile' o clientelare una delle prime cause della crisi e la sua prosecuzione. Complice una legge elettorale che tutti hanno voluto mantenere intatta per perpetrare una classe politica inefficiente, spesso impresentabile, e piegata alla "legge del capo", piuttosto che al mandato elettorale ricevuto dai cittadini ed alla loro valutazione politica. La nostra partita di uomini e donne vessati dalla gestione iniqua di questa crisi, offesi nei nostri diritti sociali, civili e politici è un'altra, e passa dalla rottura degli schemi e delle menzogne che ancora qualcuno insiste nel propinare all'opinione pubblica. Cambiare si può? No: cambiare di deve. Ed è bene iniziare da subito. Anna Falcone


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LA COSTITUZIONE DI BENIGNI

n. 79 - 22 dicembre 2012

SE QUATTRO COMICI...

Dall’alto: Maurizio Crozza, Antonio Albanese Beppe Grillo e Roberto Benigni

Roberto Benigni

12 milioni davanti a un televisore nemmeno il Papa riesce a metterli, figurarsi un politico della nostra casta. Eppure l'argomento affrontato dal Premio Oscar Roberto Benigni non era il festival di Sanremo o l'isola dei famosi o un derby di rilevanza mondiale. Il comico di robuste letture ha affrontato il tema della Costituzione,la carta sui cui principi si fonda la nostra democrazia repubblicana nata dalla Resistenza contro il nazifascismo. Non meraviglia che Roberto Benigni, dopo il successo televisivo della sua performance sul Risorgimento e sull'inno di Mameli, abbia ripetuto l'exploit. Richiede una riflessione seria il fatto che 12 milioni di italiani, con tutte le motivazioni che si vogliono addurre, siano rimasti incollati al video. Sorprende che tanti italiani ne abbiano colto il significato e il valore grazie alla descrizione poetica e appassionata di un comico di mestiere che non ha mancato la battuta sulla inosservanza, nella pratica quotidiana, della Costituzione che mantiene, a distanza di tanti anni,tutto il suo valore e l'ispirazione di grandi politici fondatori dello Stato democratico. Nelle stesse ore in cui Benigni esaltava il valore della Costituzione , lo spirito della "costituente", la lungimiranza delle intuizioni e la visione non settaria dei diritti da garantire, in una clinica romana Marco Pannella giocava un'altra partita con la morte e con la vita chiedendo agli uomini della casta e delle istituzioni il rispetto della Costituzione e dei suoi principi, troppo spesso e troppo disinvoltamente violati e sacrificati a convenienze e lotte di potere. Ma non c'è contraddizione fra il successo di Benigni e il digiuno di Pannella. Benigni ne ha poeticamente e convintamente esaltato il valore e l'attualità, Pannella ne ha denunciato l'idirettore responsabile Direzione-Amministrazione nosservanza e la mortificazione Antonlivio Perfetti Via Pisa, 8 - Diamante (Cs) anche da parte di chi, per ruolo infoline 335.5320437 e-mail: redazione@cosenzaoggi.it e responsabilità, ha l'obbligo di Registro Stampa Tribunale farla osservare. I conti tornano. di Cosenza n.547

Deve far riflettere se, di riffa o di raffa, a tenere banco nel dibattito politico sono quattro comici. Nelle cancellerie d'Europa bisogna spiegare che Maurizio Crozza è un comico che imita il candidato premier del centrosinistra ma si incontrano difficoltà a convincere che non è Crozza che detta la linea al PD ed al suo segretario, anche se accade che Crozza ne anticipa i comportamenti. Antonio Albanese, col suo personaggio di Cetto Laqualunque, ha superato con le sue interpretazioni ogni imitazione. Ha ragione lui quando afferma, riferendosi ai suoi personaggi politici, che la realtà supera la fantasia nel senso che il suo grottesco finisce per essere approssimativo rispetto ai profili e agli stili di certi politici meridionali. Di Beppe Grillo si è scritto e detto di tutto ma rimane il fatto che, negli anni, ha costruito un movimento politico che, nei sondaggi più recenti, viene dato come secondo partito dopo il PD. Tradotto vuol dire una forza d'urto in Parlamento di circa 80 parlamentari. Sarà un comico indigesto ai politici di mestiere ma ha ragione lui quando afferma che, se non ci fosse il Movimento 5 Stelle, l'Italia dovrebbe fare i conti con "un'alba dorata" neo-nazista made in Italy. Certamente non è poco se si considera il rischio reale che corre la nostra democrazia con lo sputtanamento e la impresentabilità dei politici in campo. Il quarto comico è Roberto Benigni, ormai cantore appassionato e poetico dell'italianità politica e culturale, affermatosi con la lettura interpretativa della Divina Commedia, l'evocazione del Risorgimento nel 150°, l'illustrazione della Costituzione nei suoi valori. Tutti e quattro, comici impuniti nonostante l'impegno politico, esercitano di fatto un controllo sulla vita politica e istituzionale del nostro Paese,svelandone le magagne, le vergogne e le ignominie. Facendo ridere. Sarà vero che la satira, da sempre, castiga "ridendo mores" ma, almeno con Grillo, la satira ha proè disponibile gratuitamente dotto un grande movisu internet digitando mento politico destinato a mutare gli equilibri fino (http://) www.cosenzaoggi.it ad oggi dominanti.



Cs Oggi N.79 - 2012