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AREA URBANA NUOVA SERIE N. 63 - 16 GIUGNO 2012

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CONGRESSO PD

IN QUESTO NUMERO CONGRESSO PD 1

SALTA IL TAVOLO CONGRESSO PD 2

IL PD CHE NON È MAI NATO CONGRESSO PD 3

LA DEMOCRAZIA VILIPESA DI PRINCIPE CONGRESSO PD 4

GLI SCONFORTATI CONGRESSO PD 5

IL PARTITO CHE NON C’È

SALTA IL TAVOLO

PORTO GIOIA TAURO

GIORDANO INTERROGA LA SCIENZA NON HA

BISOGNO DI DIO OCCHIUTO 1

IL SINDACO E L’ARCHITETTO OCCHIUTO 2

IL SINDACO SPIEGA E PRECISA

a pagina

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OCCHIUTO

CONGRESSO PD

IL SINDACO E L’ARCHITETTO

LA DEMOCRAZIA VILIPESA DI PRINCIPE

OCCHIUTO 3

LA RISPOSTA DEL CORRIERE DELLA CALABRIA OCCHIUTO 4

COMUNICATO UNICAL

TRE NOTTI BIANCHE

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n. 63 - 16 giugno 2012

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CONGRESSO PD 1

SALTA IL TAVOLO CONGRESSO PD 2

IL PD CHE NON È MAI NATO

Alfredo Dattorre

Se gli altri protestano o fanno finta di protestare per il rinvio del congresso a quando sarà, Mario Maiolo maschera con consumata abilità il rammarico per l'obiettivo mancato. Era il favorito, a detta di chi conosce bene le vicende interne del PD, anche perché veniva accreditato di apporti esterni che avrebbero pesato sul risultato finale. Per non dire della sua vicinanza a Enrico Letta, vice segretario nazionale, portatore di una linea a livello nazionale che guarda più a Casini e ai moderati che a Di Pietro e a Vendola. Ma la partita si sarebbe giocata prevalentemente in Calabria e, probabilmente, a Roma non andava bene essere ininfluente nella scelta del segretario. Non solo. Maiolo segretario regionale, al di là delle dichiarazioni di comodo, considerati i nomi dei suoi sostenitori, avrebbe significato una restaurazione in piena regola dell'assetto di vertice cui si addebita la profonda crisi del partito e di quella cultura di governo che ha dato vita ai potentati Mario Maiolo personali. Maiolo, dal canto suo, sostiene, invece, senza imbarazzo, che una sua elezione a segretario avrebbe garantito il superamento dei contrasti interni e la nascita di un partito mai nato, il PD appunto, al servizio della Calabria e delle nuove generazioni che hanno diritto ad un futuro di certezze. Maiolo fa cenno anche ad un partito liberato da ogni subalternità, "con i piedi ben saldi in Calabria", e il riferimento sembra riguardare Roma e i commissari mandati in Calabria. Maiolo conferma di mantenere la sua candidatura con immutata determinazione e si compiace di avere affrontato e superato, nelle ultime settimane, intrighi, insidie, agguati, tentativi di intimidazione. Questo, per dire, il clima che avrebbe dovuto portare al candidato unitario. Maiolo, inoltre, chiede riscatto e autonomia per il PD calabrese, precondizione necessaria per lo sviluppo della Calabria, là dove termini come"riscatto" ed "autonomia" lasciano intendere con quale entusiasmo a Roma abbiano guardato alla sua candidatura.

A stare dietro le proteste e i mugugni seguiti alla decisione del commissario Dattorre di rinviare a data da destinarsi lo svolgimento del congresso regionale, si dovrebbe concludere che nel popolo PD era grande il desiderio di portare in congresso i problemi e le vergogne di cui soffre il partito dopo la famigerata assemblea di Caposuvero e la disfatta delle regionali del 2010. La spiegazione ufficiale fornita da Dattorre è che sono venute meno le condizioni per svolgere un congresso unitario, nel senso di ritrovarsi tutti su una candidatura concordata. A quanto pare l'accordo,che sembrava a portata di mano, è saltato perché delle candidature in campo, anche se alcune puramente tattiche, soltanto Muzzì aveva manifestato disponibilità a ritirarsi. Al di là delle polemiche e delle cortine fumogene sollevate strumentalmente dopo la decisione del rinvio, bisogna dire che la partita si è giocata fra Lamezia e Roma. A Lamezia Dattorre riuniva i feudatari del partito e valutava le possibilità reali di un congresso unitario,poi andava a riferire a Roma dove il PD calabrese non si può dire che goda di buona fama. Verosimilmente a Dattorre è stato chiesto di portare avanti gli incontri, tentando l'impossibile dopo l fallimento di Musi, suo predecessore, lasciandosi comunque aperta una via d'uscita nel caso, ritenuto molto probabile, che intrighi e alleanze interne degenerassero in guerra per bande. E così è stato. La candidatura di Nicodemo Oliverio, parlamentare con radici a Crotone, sembrava garantire se non il rinnovamento almeno una certa equidistanza dalle beghe di Cosenza e di Reggio, impegnate a ipotecare la nomina del segretario. Non ha funzionato perché la candidatura di Nicodemo Oliverio rispondeva a indicazioni romane, a quanto pare gradita anche a Bersani anche se Nicodemo Oliverio vanta ascendenze democristiane e, quindi, considerato vicino a Franco Marini e a Dario Franceschini. Questo spiega anche il sostegno dato alla sua candidatura da Mario Oliverio e da Franco Laratta. Quanto a Mario Oliverio, che aveva coltivato, fino al pronunciamento contrario di Dattorre, l'ambizione a essere eletto lui nuovo segretario regionale, la soluzione finale del rinvio del congresso non deve essergli dispiaciuta. Le dichiarazioni rilasciate all'indomani della decisione di rinviare tutto si guardano bene dall'accennare alle alleanze interne che si erano materializzate sulle singole candidature. Se quella di Nicodemo rispondeva a logiche romane e, quindi, veniva sostenuta dai feudatari collegati a Roma, quella di Mario Maiolo, pur avendo nella capitale l'approvazione di Enrico Letta, vice di Bersani, traeva la sua forza competitiva dal sostegno di feudatari locali molto influenti sui tesserati che avrebbero votato per il nuovo segretario. Sandro Principe, ultimo arrivato nel PD, sarebbe andato al congresso con ben 800 tesserati a Rende ed il gruppo in consiglio regionale favorevole a Maiolo. Per non dire di Nicola Adamo, che pur fuori dal partito in attesa di riammissione, è riconosciuto a capo di una corrente interna schierata a sostegno della candidatura di Maiolo. Se avesse vinto Maiolo si può star certi che sarebbe risultato, anche per abilità del soggetto, Nicola Adamo il king maker . Sarebbe stato un colpo di teatro che non avrebbe certamente favorito il superamento dei conè disponibile gratuitamente trasti interni e l'agibilità del partito.Non restava che far saltare il tavolo e prendere tempo. su internet digitando

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CONGRESSO PD 3

LA DEMOCRAZIA VILIPESA DI PRINCIPE E' il più indignato di tutti Sandro Principe, capogruppo PD in consiglio regionale, per la decisione commissariale di rinviare il congresso per l'elezione del segretario regionale. Principe si appella allo statuto del partito e ai principi fondamentali della democrazia che trovano nel dibattito e nel confronto delle posizioni in contrasto la loro piena legittimazione. Principe, con alle spalle una storia socialista segnata da continue rotture e scissioni, a partire da quella di Livorno, pontifica sulle regole della democrazia e ritiene "incomprensibile ed inconcepibile impedire ad un partito democratico di utilizzare il metodo democratico per la scelta dei propri dirigenti". Ma il suo malumore porta a Roma e,infatti, esplicita:"E così suppongo che sarà necessario ricorrere a personalità in grado di esprimere pensieri alti per spiegare perché in Calabria le primarie aperte ai cittadini non sono praticabili se ci sono più candidati alla carica di segretario regionale,mentre sarà possibile esperirle quando si tratterà di scegliere,sempre tra più candidati,il più gradito per il ruolo di premier". Ce n'è abbastanza,insomma,perché a Bersani e ai suoi fischino le orecchie. Al riguardo Principe,in questa occasione, va decisamente oltre le sue abituali cautele e non esita ad addebitare alle pressioni romane la responsabilità di "far precipitare il PD in una fase di difficile gestione,che sminuisce anche il ruolo di opposizione che il gruppo consiliare si sforza di portare avanti con dignità, con decoro, con cultura di governo e con pro-

poste autenticamente alternative a quelle di centrodestra". Principe insiste nel sostenere che è stato un grave errore impedire che il segretario regionale venisse fuori da un reale confronto congressuale nel rispetto di tutte le candidature avanzate. Non fa mistero di avere dato il suo sostegno a quella di Mario Maiolo, "una candidatura dignitosissima e autorevole di un amico che si distingue per signorilità e competenza". Nelle vicende del PD e della sua crisi tutto ci può stare, figurarsi una discettazione di alto profilo sulla democrazia e sui suoi principi ma a Roma e nelle realtà locali,oltre che di congressi e di candidature, si parla di una nuova e diversa rappresentanza del partito,non solo anagrafica e generazionale, ma con forti limiti alle carriere di lungo corso e ai vitalizi nelle istituzioni elettive. Soprattutto si discute e si sollecitano decisioni su una netta separazione fra cariche elettive e cariche di partito. Principe,Maiolo,Minniti, i due Oliverio,Laratta, Doris Lo Moro e lo stesso Nicola Adamo hanno responsabilità elettive, hanno un compito ben preciso da svolgere e non risulta che il partito sia loro di ostacolo per occuparsi delle politiche del lavoro, il sostegno alle im-

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prese,la sanità,l'ambiente,i rifiuti,i trasporti, la ricerca,il turismo con le fogne che scaricano a mare, l'agricoltura e l'agroalimentare. l'indice di povertà e i fondi europei delle cui ricadute positive nessuno credibilmente dà conto, né da destra né da sinistra. Alla vigilia del congresso di questi temi si è sentito parlare poco e difficilmente ,se ci fosse stato il dibattito congressuale, avrebbe trovato centralità, nel partito degli eletti, la separazione fra cariche elettive e cariche di partito. Bisogna dire, anzi, che tutto andava verso un esito congressuale in cui gli eletti eleggevano ,al loro interno,il segretario che avrebbe deciso le candidature per le politiche dell'anno prossimo. Sarebbe stato un congresso all'insegna delle stesse vergogne di Caposuvero, con spartizioni e scambio di deroghe per contiSandro Principe nuare a controllare partito e istituzioni. Avere rinviato il congresso è stata la decisione più politica e più risolutiva che il commissario Dattorre potesse prendere dal suo arrivo in Calabria, sconfessando platealmente un intero gruppo dirigente che vuole tenere le mani sul partito e sulle istituzioni elettive, in modo da dover dare conto sempre a se stessi.

PD. A leggere i nomi, sconforto e mugugni appartengono prevalentemente al "partito degli eletti" che hanno un ruolo determinante nelle sorti del partito. Non si conosce o,meglio, non arriva ai media la voce dei sindaci che operano con merito sul territorio, i giovani che cercano spazio e responsabilità , la voce di chi chiede al PD un profondo rinnovamento, a tutti i livelli, della rappresentanza politica. L'assillo Si sono incontrati per esprimere sconforto dopo la decisione di Dattorre di azze- è come ipotecare e mettere le mani,per tempo, sulle candidature delle politiche delrare intrighi e manovre e rinviare il congresso. Sono i sostenitori della candidatu- l'anno prossimo e,quindi, avere il controllo del partito. Fra gli sconfortati, a quanra di Nicodemo Oliverio che avrebbero voluto anche loro che il congresso si te- to pare, c'è anche Salvatore Scalzo, risucchiato anche lui nel vortice delle corrennesse. Perplessità,come se fosse caduto anche lui dal pero, esprime Franco Laratta ti in lotta, il quale avrebbe dovuto rappresentare, insieme alla sua generazione, l'eil quale si dice che c'erano tutte le condizioni perché il congresso si svolgesse. Può lemento di rottura delle vecchie logiche e la fine dei feudi lettorali. Anche a lui andarsi che tutto rientri nel gioco delle parti, nel senso che anche i sostenitori della drebbe chiesto perché mai,in assenza del congresso, il confronto all'interno del candidatura di Oliverio si vogliono mostrare,come quelli di Maiolo,certi della vit- partito non può andare avanti. Perché lui da Catanzaro non fa, dalle sue posizioni,quello che Renzi fa da Firenze. Non è toria.Tutti dolenti ma nessuno entra nel necessario cannoneggiare su Roma e la merito delle obiezioni sollevate a porte nomenclatura dei vitalizi parlamentari chiuse dal commissario Dattorre ,ovvema c'è una esigenza di aperto conflitto, ro un partito ingovernabile,dilaniato dai altro che confronto, con i mandarini personalismi e dall'autoconservazione che, anche in Calabria, siedono nelle istidelle posizioni di potere acquisite. tuzioni ,a vario titolo, da venti anni e più. Se poi,a volerli prendere sul serio, si laHanno dato quel che sono stati in gramentano perché sono stati privati della do di dare,il bilancio e i risultati sono possibilità di discutere e confrontarsi, sotto gli occhi di tutti, è tempo di fare un qualcuno dovrebbe spiegare perché ,senpasso indietro e dedicarsi ad altri ruoli. za segretario regionale, nei circoli cittaAlle ultime amministrative il PD ha perdini,nei conventi (una volta di moda) o so 90 mila voti, meno degli altri partiti negli studi televisivi e sugli organi di Nicodemo Oliverio Franco Laratta Salvatore Scalzo certamente, ma con il 25 per cento dei informazione non è possibile mettere sul consensi non si governa da soli né a tavolo e confrontarsi su un progetto politico che riguardi la società e i problemi di cui soffrono soprattutto le fasce più de- Roma né in Calabria, nemmeno con il berlusconismo in disgrazia. Se ne potrebbe e dovrebbe discutere ma tutto tace perché manca il segretario regionale del parboli, con una particolare evidenza per le emergenze calabresi. In maniera più esplicita, cosa impedisce di dare luogo al confronto tanto evocato tito che non c'è e,nella intuizione di Maiolo, del partito che non è mai nato. Sembra come garanzia di reale democrazia? Non sarà certo Dattorre a impedirlo o osta- di dover concludere che il problema non è il partito che non c'è ma il segretario colarlo. La verità è che non c'è dibattito perché non c'è politica e, con l'antipoliti- regionale che manca. Si può essere malmessi più di così ? Intanto, grazie anche a ca che monta, si pensa a difendere quel che si ha e a mettere le mani su quello che un PD politicamente inerte e contemplativo, la Calabria affonda nelle inadeguala situazione può offrire, giocando spregiudicatamente sulla crisi che attraversa il tezze e nelle velleità del centrodestra.

GLI SCONFORTATI


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n. 63 - 16 giugno 2012

CONGRESSO PD 5

IL PARTITO CHE NON C’È Avremmo voluto conoscere il nome, il cognome, il volto, l'età, il mestiere e i sogni del PD calabrese. Avremmo saputo guardarlo negli occhi e sostenerne lo sguardo senza abbassarlo mai, neanche in cambio di una poltrona di vicesegretario regionale o un posto tra i nominati del Parlamento 2013. Avremmo sperato di confrontarci e lavorare per una vera alternativa di governo, per una nuova classe dirigente calabrese. E avremmo anche avuto il coraggio di prendere le distanze e andarcene a casa se il congresso avesse partorito un PD senza nome e senza cognome, o fosse stato di uno senza volto e senza mestiere. Ma il rinvio sine die per impraticabilità di campo o per inopportunità di un confronto congressuale, da troppo tempo annunciato e già due volte rinviato, vorrebbe costringerci ad una convivenza forzata in un partito che ci ha già detto troppi "no", che non ci vuole e in cui non c'è posto per persone che non hanno inteso schierarsi con nessuno della nomenklatura ex DS e ex Margherita, ma che hanno sempre lavorato per la diffusione e la condivisione di un progetto democratico di superamento delle faide e dei rancori ancora in atto. E sono ormai anni che viviamo in questo limbo in un partito in cui la prima cosa che ti viene chiesta non è che mestiere fai e perchè vuoi fare politica, ma se stai con l'uno o con l'altro. E per noi che siamo laici e democratici e che volevamo stare con il PD che non c'è, si impone il momento delle scelte coraggiose perchè questa casa, malgrado il nome, di fatto dimostra di non volerci e di non appartenerci, e forse non ci è mai appartenuta nè mai ci apparterrà. Il nome potrebbe anche essere stato, sciaguratamente, solo una cartina di tornasole per ridare "la patente su scala nazionale" ad una classe dirigente ex Ds e ex Margherita già decotta negli anni novanta e che altrimenti non avrebbe più avuto alcuna linfa vitale. Che fare? Andiamo via e restituiamo le tessere? Continuiamo la battaglia all'interno di questo corpo dilaniato e contrapposto? A tutti coloro che in queste ore mi stanno chiedendo cosa fare, dove andare, come fare, io non so più cosa rispondere, perchè una spiegazione politica, logica, coerente e condivisibile di questo stato di cose non c'è. L'unica cosa che so e che vi dico è che non dobbiamo stare in silenzio, ma dobbiamo ragionare insieme per non disperdere il lavoro fino ad ora compiuto. Scegliamo insieme, quindi, ed eviteremo di essere travolti da quelle che io penso saranno le numerose schegge impazzite di un pachiderma travestito da partito democratico. Fernanda Gigliotti Gruppo PD Calabria 25 Aprile

Fernanda Gigliotti

GIORDANO INTERROGA SCOPELLITI SULLA REALIZZAZIONE DI UNA SOCIETÀ DI GESTIONE DELL’INTERPORTO DI GIOIA TAURO Giuseppe Giordano ha presentato un'interrogazione al Presidente della Giunta regionale frutto dell'azione politica congiunta con gli esponenti del territorio dell'idv di Gioia sulla realizzazione di una società di gestione dell'interporto di Gioia Tauro per sapere quali siano, all'interno della programmazione regionale e comunitaria gli interventi previsti per lo sviluppo e il rafforzamento dell'interporto di Gioia Tauro e se nelle determinazioni del governo regionale vi sia la finalità di costituire una società di gestione dell'interporto gioiese al fine di mettere a sistema, rendendola multifunzionale, la struttura portuale in caso affermativo quali iniziative si intendono intraprendere per velocizzare la costituzione della suddetta società di gestione e che caratteristiche andrà ad assumere la stessa rispetto alla governance. Premesso che - dice Giordano nell'interrogazione - il porto di Gioia Tauro, localizzato nel cuore del Mediterraneo, favorisce una potenzialità d'uso molteplice sia come hub sia come transhipment e lo stesso si sviluppa su un territorio di ca. 7 milioni di mq (incluso lo specchio d'acqua) suddiviso in: Zona Portuale di ca. 3,2 milioni di mq, 1° Area industriale ASI di ca. 0,6 milioni di mq, 2° Area industriale ASI di ca. 3 milioni di mq; dal 2008 in poi il Porto di Gioia Tauro ha evidenziato segnali di perdita di competitività, dovuti all'apertura di nuovi porti che presentano vantaggi logistici assimilabili, sia a una serie di altri fenomeni legati a fattori economici e sociali del territorio; tale situazione comporta sempre più la necessità di sviluppare e rafforzare il retroporto puntando sulla diversificazione delle attività e sulla polifunzionalità del porto fra le quali: magazzinaggio, ottimizzazione dei carichi per il trasporto interno, gestione informatica e pratiche doganali, lavorazioni accessorie legate al ciclo logistico (confezionamento, etichettatura, prezzatura, codice a barre), controlli quantitativi e qualitativi, gestione delle giacenze, raccolta ed eliminazione prodotti scaduti, gestione dei

resi, movimentazione e gestione imballaggi vuoti, gestione e preparazione degli ordini e spedizione; pianificazione della distribuzione e trasporto del prodotto finito; attraverso l'Accordo di Programma Quadro per il polo logistico intermodale di Gioia Tauro si prevede un investimento di oltre 450 milioni di euro per la realizzazione di interventi nell'area e ,in sintesi, gli investimenti previsti riguardano la difesa della stabilità del transhipment, la realizzazione di un gateway ferroviario per collegare il porto ai principali nodi di scambio del paese, la realizzazione di un secondo canale portuale e banchina sud al fine di dedicare ampi spazi alle merci soggette a "trattamento in loco" e sempre nel rispetto della vocazione di transhipment del porto, la realizzazione di una piattaforma logistica, volta a favorire un processo di delocalizzazione produttiva ed il conseguente aumento di lavoro qualificato, l'attuazione di azioni di marketing territoriale, al fine di incentivare l'attrazione di investimenti nell'area; in questo contesto assume un rilievo particolare l'interporto quale complesso organico di strutture e servizi integrati e finalizzati allo scambio di merci tra le diverse modalità di trasporto, comunque comprendente uno scalo ferroviario idoneo a formare e ricevere treni completi ed in collegamento con porti, aeroporti e viabilità di grande comunicazione". In pratica esso si "configura come un'infrastruttura plurifunzionale integrata di trasporti intermodali e servizi logistici avanzati; gli interporti, proprio per le funzioni da essi svolti, rappresentano uh elemento fondamentale nel sistema logistico ed intermodale e la loro installazione costituisce uno dei principali fattori di sviluppo. Attraverso la loro concentrazione nell'area, infatti, si otterrebbe la possibilità di sfruttare rilevanti sinergie interaziendali. Il risultato di questa collaborazione ed integrazione consisterebbe non solo nell'attrazione di grandi flussi di merci ma anche nella lievitazione del valore aggiunto creato dall'intero sistema interportuale.


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OCCHIUTO 1

IL SINDACO E L’ARCHITETTO OCCHIUTO 2

LA REPLICA DEL SINDACO AL CORRIERE DELLA CALABRIA

Il Mariano Santo

Bisogna andare su internet per trovare traccia delle notizie, diffuse dal settimanale "Corriere della Calabria", che hanno non poco disturbato il sindaco Mario Occhiuto. Una notizia riguarda l'anomala posizione in cui si trova il sindaco come progettista e direttore dei lavori di ristrutturazione dell'ospedale Mariano Santo, avendo in tale veste direttamente ritirato l'autorizzazione ad eseguire i lavori rilasciata dal Comune e a firma della dirigente che è anche socia dello studio professionale che fa capo professionalmente allo stesso Occhiuto. L'altra notizia è che lo stipendio del sindaco è gravato da procedure di pignoramento a soddisfazione di debiti non pagati. Alla notizia dei lavori di ristrutturazione del Mariano Santo il sindaco Occhiuto risponde precisando che l'incarico risale a 15 anni fa ma, come per la cupola del Brunelleschi, il tempo trascorso per realizzarla non prescrive la paternità del progetto. Quanto al pignoramento dello stipendio, il sindaco osserva che non è in grado di pagare i suoi debiti perché non riesce a realizzare i suoi crediti, in ciò riconoscendosi in "tutti coloro che in questo momento svolgono onestamente il proprio lavoro in attività economiche". Ecco quanto si è pubblicato al riguardo.

"E' normale e anche giusto che un progetto si riferisca sempre al progettista che lo ha ideato indipendentemente dal periodo in cui è stato redatto. Il mio progetto per il reparto dell'ospedale Mariano Santo risale a circa 15 anni fa e nel tempo vi ho anche apportato delle varianti.". Il sindaco Mario Occhiuto replica agli articoli pubblicati a pagina 30 del Corriere della Calabria in edicola oggi, a firma di Pablo Petrasso e Antonio Ricchio, in cui viene chiamato in causa per la sua attività di direttore dei lavori del completamento del padiglione di Dermatologia Oncologica dell'ospedale Mariano Santo. "La cupola del Brunelleschi, tanto per fare un esempio, non ha perso negli anni la sua originale paternità solo perché in mano ad altri direttori dei lavori. Fra l'altro - aggiunge Occhiuto - Al momento dell'elezione a Sindaco, nel 2011, per il rispetto che porto alle regole e alle istituzioni, ho ritenuto opportuno dimettermi immediatamente da direttore dei lavori nonostante quell'incarico non fosse incompatibile con quello di Sindaco. In conseguenza di ciò, l'unico collegamento che ho con l'attuale direttore generale dell'Azienda ospedaliera, al di là del consueto rapporto fra amministratori che ci vede coinvolti in pubblici confronti, riguarda esclusivamente il pignoramento che il sottoscritto ha depositato nei confronti della stessa Azienda ospedaliera per via del mancato pagamento della parcella professionale". Rispetto poi al trafiletto di pagina 30 dal titolo "Per l'architetto stipendi pignorati", il primo cittadino tiene a precisare: "Come è pure evidente nella vicenda dell'ospedale Mariano Santo che mi interessa da vicino, tutti coloro che in questo momento svolgono onestamente il proprio lavoro in attività economiche, possono accumulare molti crediti che, come nel mio caso, superano i debiti. Potendoli riscuotere, certamente non ci sarebbero problemi".

Mario Occhiuto

OCCHIUTO 3

LA RISPOSTA DEL CORRIERE Pur se garbata la replica di Mario Occhiuto lascia intendere che il nostro servizio sia poco documentato.Ovviamente non è così. E uno degli atti che abbiamo utilizzato è un permesso a costruire rilasciato dal Comune di Cosenza all'Azienda Ospedaliera, proprio per la realizzazione del nuovo padiglione del Mariano Santo. Bene, quella "carta", che è possibile reperire sull'albo pretorio on line di Palazzo dei Bruzi, dice che il comune guidato da Mario Occhiuto ha dato il via libera ai lavori il 25 maggio scorso. E spiega che il permesso è stato consegnato dall'architetto Lorenza Tucci, dirigente esterno all'Urbanistica e collaboratrice dello studio professionale di Occhiuto, proprio

a Mario Occhiuto, nelle sue vesti di progettista. Ricordiamo che il progettista è anche sindaco e titolare dello studio professionale per il quale lavora il dirigente che ha consegnato la "carta". Se è un'imperfezione in quell'atto, siamo sicuri che Occhiuto provvederà a rimuoverla. Per quantoi concerne i suoi crediti non riscossi, auguriamo al sindaco di risolvere per il meglio le pendenze che lo riguardano. E lo auguriamo anche a tutti coloro i quali (precari, professionisti o imprenditori) hanno lo stesso problema ma che, pur non potendo contare sullo stipendio da primo cittadino per fare fronte ai pignoramenti che li hanno colpiti, pagano -puntualmente- i propri debiti.


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OCCHIUTO 4

COMUNICATO DI AURELIO MORRONE E EUGENIO BARCA

Le notizie comparse su alcuni organi di informazione riguardanti il conflitto d'interesse tra l'Occhiuto sindaco e l'Occhiuto architetto e il pignoramento del suo stipendio a causa di debiti non pagati, continuano ad alimentare dubbi e perplessità sulla sua figura. In particolare sul pignoramento dello stipendio, il sindaco osserva che non è in grado di pagare i suoi debiti perché non riesce a realizzare i suoi crediti. Secondo il metodo utilizzato dal Sindaco pluri-pignorato chiunque dichiari di avere un credito pari o superiore ai propri debiti sarebbe legittimato a non pagare, potrebbe comprare il giornale, o un'auto o un immobile o andare al ristorante o fare qualsiasi acquisto, beneficiare di qualsiasi servizio, senza pagare, semplicemente dichiarando di dover riscuotere crediti nei confronti di altri soggetti. Una offesa per i tanti imprenditori ed i padri e le madri di famiglia della città che magari aspettano da mesi ed anni di essere pagati proprio dal Comune ma affrontano sacrifici enormi per pagare puntualmente l'affitto o i libri della scuola o i ticket sanitari.A questo punto è lecito chiedersi quanto e in che modo questi problemi possano influenzare, appannare o condizionare il ruolo e le funzioni del sindaco. Viene da rispondere parecchio, se si pensa alla manifesta sovrapposizione non solo di ruoli ma anche di persone fra l'equipe dello studio professionale dell'architetto Occhiuto e lo staff del sindaco. D'altra parte che il primo cittadino sia uno che non paga i propri debiti non è certo l'esempio di moralità e correttezza che dovrebbe essere per tutti i cosentini.Tutto ciò a significare che aver posto in campagna elettorale il problema delle qualità amministrative del sindaco Occhiuto come pure l'esito di alcune sua attività imprenditoriali, non era un espediente di lotta politica ma l' informazione dovuta alla città chiamata a scegliere a chi affidare il governo cittadino per cinque anni. Il tempo, come succede sempre, fa giustizia di tutto e, almeno per il momento, bisogna riconoscere che non ci eravamo inventato nulla e che ponevamo in termini politici un problema di compatibilità. Nulla di inventato, nulla di personale ma, quando ci si propone per ruoli da svolgere all'interno delle istituzioni, chi è chiamato a scegliere deve disporre di tutte le informazioni necessarie per decidere consapevolmente. Oggi, nel manifestare preoccupazione per tutto ciò che può turbare le decisioni di Palazzo dei Bruzi, non possiamo che auspicare che il sindaco Occhiuto trovi al più presto una soluzione ai suoi problemi, sperando che non ne escano altri. Per la serenità sua e della Città. Aurelio Morrone (Verdi) e Eugenio Barca (Pli)

Palazzo dei Bruzi

EDOARDO BONCINELI

LA SCIENZA NON HA BISOGNO DI DIO Con Edoardo Boncinelli il 13 giugno a Cosenza si chiude la rassegna La Cultura Accanto 2012 organizzata dall'associazione SEMINARIA - Auser e CGIL Cosenza. Nuccio Ordine e Giorgio Franco converseranno con Edoardo Boncinelli del suo ultimo libro LA SCIENZA NON HA BISOGNO DI DIO ed. Rizzoli 2012. dalle ore 18 presso il Salone degli Specchi - Palazzo della Provincia, Piazza XV marzo, Cosenza. Edoardo Boncinelli insegna alla Facoltà di Filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Ha guidato per anni laboratori di ricerca in biologia molecolare dello sviluppo. Collabora con il Corriere della Sera. Con questo libro Boncinelli tenta di prevedere il futuro della genetica, indaga i limiti che l'uomo deve porsi nel laboratorio della creazione. A partire dall'avvento della teoria dell'evoluzione darwiniana fino alle più recenti scoperte Boncinelli ci fornisce le chiavi interpretative per dissipare il velo di misticismo che ancora sembra avvolgere l'origine della vita, ridefinendo i confini labili che separano la vita naturale da quella artificiale. La sua visuale della scienza, che si sintetizza in un elogio dell'errore, crea dei presupposti genetici e filosofici in grado di aiutare a comprendere ed a orientare un modello economico ecologicamente sostenibile. "Certo le mutazioni sono anche responsabili di derive patologiche: in termini brutali, presiedono alla varietà cromatica di una farfalla e al cancro: Ma ci ricordano come la vita (in quanto evoluzione dei genomi, sia una tessitura di continuità e variabilità, di conservazione e incessante riorganizzazione della materia". Con una scrittura fluida, in grado di appassionare un vasto pubblico, coerente con lo stile divulgativo tipico delle innumerevoli pubblicazioni che hanno preceduto questo libro, l'autore ci introduce ai grandi temi esistenziali, invitandoci ad esplorare i rapporti tra scienza e dogmatismi religiosi, fra modelli economici dati e modelli economici possibili. Si conferma come un autorevole maestro in cui i nessi tra i saperi si evidenziano, assottigliando le linee di confine tra gli stessi, senza rinunciare alle più rigorose forme di approfondimento. Non è un caso che un uomo di scienza come Boncinelli abbia una passione per i lirici greci tale da indurlo a farne una ennesima e preziosa traduzione e indicare la pregnante concisione poetica e semantica di Saffo come una delle scritture da lui più amate. ANNA PETRUNGARO Seminaria Auser-Cgil Cosenza


Cs oggi n.63 - 2012  

Cosenza Oggi N.63 del 16 Giugno 2012