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AREA URBANA NUOVA SERIE N. 61 - 2 GIUGNO 2012

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TERREMOTO

IN QUESTO NUMERO TERREMOTO

L’EMILIA COLPITA AL CUORE ROMANO PRODI

L’EUROPA POTENZA MONDIALE CONGRESSO PD

È UN SETTIMANALE ON-LINE

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LO STOP A OLIVERIO DOPO LE AMMINISTRATIVE

I VENDOLIANI AVANZANO ASSEMBLEA SEL

LA RELAZIONE DI MELFI PALAZZO DEI BRUZI

SE SOTTO P.ZZA BILOTTI C’ERA UN FIUME

L’EMILIA COLPITA AL CUORE a pagina

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RENDE

SOCIALISTI O RIFORMISTI?

CONGRESSO PD

RENDE

RINASCITA E POLEMICHE

STORIA DEL “PREMIO SILA” CAM TELE3 TORNA SUL DIGITALE TERRESTRE

LO STOP A OLIVERIO a pagina

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RIFORMISTI O SOCIALISTI? a pagina

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n. 61 - 2 giugno 2012

TERREMOTO

L’EMILIA COLPITA AL CUORE

Per gli antichi greci - quelli di oggi se la prendono con la Merkel e la BCE - le disgrazie vengono dal cielo, dall'Olimpo precisamente, e succede quando gli dei si incazzano perché qualcuno ha modificato l'ordine delle cose da loro disposto e controllato. Quando l'ordine costituito viene sovvertito per una guerra sbagliata o una missione non riuscita, la punizione olimpica può variare da un terremoto a una tempesta, a un sommovimento delle acque o ad una pioggia di fuoco, con tutte la variazioni possibili nella disponibilità di madre natura. A voler applicare una interpretazione del genere al terremoto che ha colpito l'Emilia, i conti non tornano perché del Bel Paese l'Emilia è la regione più civile, più moderna, più tollerante e democratica, senza dubbio fra le più colte e certamente la più produttiva e la meno corrotta. Un esempio, dalla sanità ai trasporti, dalle università agli asili nido. In Emilia mafia, camorra e 'ndrangheta non sono riuscite a impiantare reti criminali e ad imporre egemonie perché il tessuto culturale della gente emiliana non è permeabile a quelle logiche anche se non si possono escludere in-

cursioni e infiltrazioni del crimine organizzato. Questo non vuol dire che la commozione non ci sarebbe stata se fosse toccato ad un'altra regione ma-è difficile spiegarlo- l'Emilia è la regione dove, se ci vai a stare, non ti senti forestiero e, se sei meridionale, non soffri lo sradicamento dalle tue radici. E' un'altra patria che impari ad amare in poco tempo. Con questi pensieri e queste considerazioni abbiamo visto scorrere sui televisori le immagini delle torri abbattute, delle chiese scoperchiate e lesionate, di condomini dignitosi spaccati e pensolanti sulle macerie. Qualcuno ha fatto osservare che, rispetto ad altri terremoti che hanno colpito il Paese, questo dell'Emilia, in termini di danni prodotti e di costi da sopportare per la ricostruzione, ha minore rilevanza rispetto a quello che colpì il Friuli o la Campania. Evidentemente le immagini di oggi colpiscono più di quelle del passato anche per la ricchezza mediatica di informazioni e dettagli sulle scene del sisma. Colpisce anche la compostezza che accompagna le scene di dolore e di disperazione di chi ha perso casa e averi e da molti giorni dorme in tenda, in auto, in roulotte o in giardi-

no. Diciamo allora che,probabilmente, ci hanno colpito le immagini dei capannoni industriali crollati e gli operai che vi sono rimasti sotto. Diciamo che anche le forme di parmigiano in pezzi, cadute dagli scaffali, in qualche modo ci richiamavano consumi quotidiani. Si parla di 500 mila forme di formaggio parmigiano finite fra le macerie ed appare subito chiaro che erano destinate, da Bolzano a Palermo, prevalentemente alle tavole delle famiglie italiane. Sotto le lamiere dei capannoni crollati c'è il fior fiore del settore manifatturiero e tecno-medicale del nostro Paese. Le antiche torri semidirute ci richiamano una storia che sentiamo nostra e di cui andiamo orgogliosi. Il terremoto che ha colpito l'Emilia è tutto questo ed altro e, senza voler fare distinzioni fra figli e figliastri, ci sentiamo di dire che questa volta la solidarietà da tutta Italia deve essere immediata e concreta. Siamo sicuri che non ci saranno gli imbrogli, le truffe e le ruberie che la storia di altri terremoti ci ha consegnato. In Emilia la vigilanza democratica su chi detiene il potere è tutt'altro che uno slogan. Andiamo avanti e incrociamo le dita. Forza emiliani.


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CONGRESSO PD

LO STOP A OLIVERIO

Mario Oliverio

Se il congresso regionale del PD, programmato per i prossimi giorni, sarà espressione delle manovre che si stanno consumando alla vigilia, il risultato si annuncia improduttivo e infelice. L'esigenza riconosciuta è quella di superare logiche feudatarie e personalismi per aprire il partito a nuove energie e più fresche intelligenze politiche. Il PD soffre di una crisi di credibilità per responsabilità dei suoi gruppi dirigenti, sia a livello nazionale che nelle realtà locali. In verità nel PD di oggi sopravvive quanto rimane del vecchio PCI e della vecchia DC e rappresenta ben poca cosa essere oggi col 25 per cento dei consensi il primo partito. La crisi che attraversa il Paese con i sussulti dell'eurozona è pur vero che sollecita ben altre responsabilità di governo della situazione ma non si può tenere il partito bloccato in equilibri interni di potere che ne bloccano l'azione mentre nell'altra parte del campo c'è molta fibrillazione per riunire in federazione politica tutti i moderati. Al di là del bluff di Berlusconi con la proposta impraticabile del semipresidenzialismo, il berlusconismo non può essere dato per sconfitto e azzerato. Seppur fortemente ridimensionato, continuerà ad esistere e ad esercitare una sua influenza. Anche Montezemolo, alla fine, dovrà rendere chiara la sua scelta ma, per certo, si collocherà nel campo dei moderati se non del centrodestra tout court. Pierferdinando Casini si diverte a fare il democristiano e gioca su più tavoli, tenendosi le mani libere ma consapevole che l'onda lunga dei consensi è finita pure per lui. Berlusconi gli fa una corte stretta e deve pur significare qualcosa se Dalema e Bersani non sono da meno quando prospettano l'allargamento del centrosinistra ai moderati come superamento della "foto di Vasto" mentre "grillini", SEL e IDV puntano a capitalizzare quote di consensi in uscita dal PD, fermo al palo delle sue indecisioni. Se questo è il quadro politico nazionale è del tutto inutile cercarne i riflessi nel dibattito che precede in Calabria il congresso regionale PD.

E' del tutto assente la prospettiva politica di un partito che ha sacrificato alle logiche di potere il contatto con la gente, finendo così per non rappresentarne più la domanda politica del suo elettorato tradizionale. Ridotto all'osso il congresso regionale si prefigura come lo scontro fra segmenti del vecchio gruppo dirigente di ascendenza PCI che deve fare i conti anche con la componente di ascendenza democristiana. Entrambe le componenti, sorde alla domanda di cambiamento e di rinnovamento della rappresentanza politica, si confrontano guardando alle candidature delle prossime politiche. Si era fatto trapelare che la scelta del segretario regionale era polarizzata fra Mario Oliverio e Mario Maiolo, entrambi inadeguati a rappresentare cambiamento e rinnovamento, ma ci ha pensato il commissario Dattorre a raffreddare gli animi e con filosofico garbo fare fuori, statuto alla mano, la candidatura di Mario Oliverio. Per essere più chiaro, anzi, Dattorre ha fatto capire che la segreteria regionale per Oliverio non era disponibile nemmeno se avesse optato per la rinuncia alla presidenza della Provincia. Come dire che è il partito a decidere dove si è più utili e non il partito ad essere utilizzato per le proprie ambizioni di carriera. Un colpo duro per Mario Oliverio che, senza dichiararlo, si era dato molto da fare per raggiungere la postazione di segretario regionale, tecnicamente funzionale per una candidatura a governatore della Calabria nel 2015. Vuol dire che potrà dedicarsi con più tempo alla raccolta firme per cambiare la legge elettorale. Napolitano gliene sarà riconoscente. L'accantonamento di Mario Oliverio è il fatto politico rilevante, il resto è un rinvio dei problemi a data da stabilire. La stessa candidatura dell'altro Oliverio, Nicodemo, del PD pitagorico di Crotone, data per certa, non può certamente essere l'uscita dal tunnel. Sarà pure una brava persona ma potrà soltanto mediare fra le correnti in lotta. Per cogliere lo stato di confusione in cui versa il partito si consideri che nei

giochi congressuali un ruolo di primo piano lo gioca Nicola Adamo, che formalmente è fuori dal partito. Ha una sua corrente, però, "Azione Democratica", che ci tiene a far sapere che in congresso voterà secondo convincimento e non per ostilità preconcetta alle posizioni che prenderà Mario Oliverio. A questo è ridotto il partito, con i king-maker, Adamo e Ciconte, a brigare dall'esterno. Alla fine, siccome è il più abile, sarà Adamo a mettere il cappello sul risultato. Il che è quanto dire. Poteva essere, invece, l'occasione per mandare un vero segnale di cambiamento ma si vede che Dattorre si è dovuto arrendere. Ci si aspetta ora che la generazione degli Scalzo e dei Canale, i bravi sindaci che fanno onore al PD nelle realtà locali, diano battaglia in congresso, magari con colpi di scena tali da farne arrivare l'eco a Roma. Tirare a campare non serve a nessuno.

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RENDE

RIFORMISTI O SOCIALISTI? E' un brutto momento per Rende, "la ridente cittadina al di là del Campagnano", come scriverebbe il giornalismo impiegatizio. Non è la politica ad agitare la vita della comunità rendese ma l'intrecciarsi di vicende giudiziarie con la politica che finisce per creare un clima torbido e di rancore diffuso. Lasciamo da parte le vicende giudiziarie che richiedono tempo per essere chiarite a fondo ed evitiamo di fare i processi fuori dalle aule di giustizia, atteso che, sempre più spesso, le accuse e le ipotesi di reato del primo momento non vengono confermate in sentenza. Ciò non toglie che la lotta politica non si fa scrupoli e arde la legna che trova sul campo. E certamente appartiene alla lotta politica la polemica sollevata dai socialisti di Rende sulle implicazioni del termine "riformista" quando viene usato sotto il profilo storico-politico. La polemica viene fuori perché il circolo cittadino del PD di Rende, intervenendo a margine delle vicende giudiziarie riportare dalla stampa, avverte la necessità di ricordare come le vittorie politiche a Rende sono state sempre nette e trasparenti, riconoscimento della buona amministrazione e di quanto si è realizzato negli anni in continuità amministrativa. Tutto vero, interpretazione corretta ma con una forzatura che non poteva passare inosservata. Non ricorre mai il termine "socialista", come se a Rende i riformisti fossero stati privi dell'appartenenza a un partito, non avessero una storia con i suoi piccoli e grandi interpreti, a cominciare da Francesco Principe, patriarca riconosciuto del socialismo rendese. Non si spiega o si spiega negativamente questa forzatura, per altro non necessaria poiché si poteva rispettare la storia dei socialisti a Rende riconoscendosi oggi nei risultati prodotti da quelle amministrazioni. Ma così non è. E' dalla scissione di Livorno, quando i socialisti si staccarono dai comunisti, che nipoti e nipotini di Togliatti hanno difficoltà a riconoscere i meriti dei socialisti, ieri Sandro Principe come oggi. Bettino Craxi si prodigò molto per farli entrare nell'internazionale socialista, ricevendone ingratitudine, ma non è questo il punto. Dalla caduta del Muro di Berlino c'è stato un gran lavorìo nel PDS, DS oggi PD per rimuovere quell'ascendenza ideologica che per lungo tempo li ha visti collocati politicamente dalla parte est di Berlino così come con tutti i paesi del Patto di Varsavia. Oggi si chiamano e si fanno chiamare democratici, pensando di aver risolto così il problema di non doversi definire socialisti o socialdemocratici. Può accadere a Bruxelles perché torna comodo ma in Italia difficilmente può capitare di sentire un post-comunista definirsi oggi socialista o socialdemocratico. Tutt'al più ci si può chiamare riformisti, termine che i comunisti, dopo la scissione di Livorno, usavano in termini dispregiativi nei confronti dei socialisti. E' storia di ieri ma a Rende di questa storia c'è un cultore di profonde letture ed è Sandro Principe. Nessuno meglio di lui conosce la storia del riformismo ed il suo strettissimo legame col socialismo. Lui stesso, fino a tempi recentissimi, è andato orgoglioso del suo riformismo socialista applicato all'amministrazione di Rende ed ai traguardi conseguiti. Il PD oggi e, meno che mai, i comunisti di ieri non c'entrano nulla. Tutt'altro. Fosse stato per loro avrebbero annesso Rende a Cosenza in nome di una improbabile città unica, col solo obiettivo di liberarsi dei condizionamenti esercitati dai socialisti rendesi sul quadro politico e sulle sorti di delicate candidature. Oggi la situazione è ambiata. Sandro Principe ricopre la carica di capogruppo PD in consiglio regionale, è ospite fisso delle riunioni di vertice, concorre all'elezione del nuovo segretario regionale, è ascoltato a Roma. Si accontenti e lasci le bandiere là dove hanno combattuto.

PALAZZO DEI BRUZI

SE SOTTO PIAZZA BILOTTI C’ERA UN FIUME Il sindaco Mario Occhiuto è uno che si controlla, difficilmente si arrabbia e gli piace ostentare una francescana pazienza. Almeno questo è il profilo caratteriale che ne tracciano i suoi collaboratori. Una sola cosa lo fa andare in bestia e sono le critiche del capo dell'opposizione in consiglio comunale, l'avv. Enzo Paolini che, solo per una manciata di voti e una imboscata di fuoco amico all'interno del PD, non si trova oggi al suo posto, alla guida di Palazzo dei Bruzi. Non c'è stata tregua nemmeno per un giorno fra Paolini e Occhiuto e tutto lascia prevedere che tregue non ce ne saranno. Occhiuto viene marcato stretto su ogni delibera adottata e deve vedersela con Giuseppe Mazzuca, capogruppo del PSE in consiglio comunale, che si è confermato un mastino col quale ogni giorno bisogna fare i conti. Ma torniamo a Paolini e Occhiuto. C'è la storia di una perizia geologica, che riguarda Piazza Bilotti, che è finita all'attenzione della magistratura perché corrisponderebbe, anche nelle virgole, a una perizia di 12 anni fa, sempre per Piazza Bilotti, che ha fatto esplodere il caso. Il consiglio comunale lo ha affrontato ma, alla fine, la maggioranza ha votato a favore della procedura seguita dal sindaco e, quindi, anche per la legittimazione della perizia "copiata". Paolini e il suo gruppo non si sono rassegnati ed hanno segnalato il tutto alla procura della Mario Occhiuto Repubblica. A distanza di qualche settimana dalla denuncia, la procura ha disposto l'acquisizione della perizia contestata per valutare eventuali estremi di reato. All'intervento della magistratura sono seguite, sul Quotidiano, due interviste a cura di Massimo Clausi, la prima a Paolini, la seconda a Occhiuto. Paolini ha confermato le sue perplessità e le sue preoccupazioni per la perizia, facendo rilevare che grandi lavori di scavo interesseranno Piazza Bilotti per realizzare dei piani interrati e bisogna avere la certezza che per i palazzi che contornano la piazza non si corrono rischi. Di conseguenza non si può fare affidamento su una perizia che risale a 12 anni fa e fatta passare per recentissima, tanto più se si considera che Piazza Fera -oggi Piazza Bilotti- a suo tempo fu realizzata coprendo un corso d'acqua o, comunque, un canale di raccolta acque di cui non dovrebbe essere difficile trovarne memoria. Enzo Paolini Bisogna, quindi, sapere con certezza dove andranno a scavare le ruspe e quali equilibri geostatici verranno interessati, a salvaguardia dei palazzi e di chi vi abita. Paolini insiste e Occhiuto, non si sa perché, non ha chiuso subito la questione ordinando una nuova perizia che avesse tutti i crismi dell'attendibilità e dell'attualità. Invece ha preferito insistere sulla regolarità della procedura seguita e dell'utilizzo della perizia risalente a 12 anni fa, sostenendo che è nella facoltà dell'amministrazione fare l'uso che ritiene di una perizia costata, a suo tempo, parecchi milioni e nell'intervista, seguita a quella di Paolini, afferma che la questione è stata sollevata a puri fini di lotta politica, per mettere in cattiva luce l'operato dell'amministrazione e non riconoscere quanto è stato realizzato in un anno. Può anche darsi ma ciò non toglie che il problema rimane acquisire la certezza, attraverso apposita perizia, che i lavori si possono eseguire senza correre rischi. Al momento questa certezza non c'è e anche la magistratura vuol vederci chiaro. Occhiuto accusa il colpo, nell'intervista parla d'altro, sostiene che il suo trasporto amministrativo per i lavori pubblici nasce dal convincimento che la comunità e i suoi standard di vita si migliorano intervenendo sull'habitat, bonificando le aree degradate ed elevando l'immagine della città. Ci può stare tutto nel pensiero di in un architetto apprezzato a Shangai meno che l'utilizzo di perizie risalenti a 12 anni fa. Anche perché, alla fin fine, la perizia contestata non l'ha firmata lui. Soltanto non la vuole dare vinta a Paolini.


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OBIETTIVO CRESCITA

L’ERRORE TEDESCO FRENA L’EUROPA HOLLANDE ABBANDONI LA POLITICA SOLITARIA DI SARKOZY L’EUROPA PUÒ COSTITUIRE LA MAGGIORE POTENZA ECONOMICA DEL MONDO Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 13 maggio 2012 Per effetto di errori passati ma, soprattutto per effetto della crisi economica, molti governi europei sono costretti ad un severo sforzo di aggiustamento delle finanze pubbliche, restringendo le voci di spesa e gravando sui cittadini con aumenti di imposte. Una buona parte di questi paesi, tra i quali l'Italia, ha provveduto con solerzia a fare i compiti a casa, sia prendendo decisioni ad effetto immediato, sia imponendo una disciplina di lungo periodo, al fine di abbassare il tasso di interesse del debito pubblico, condizione per risanare in modo stabile il bilancio dello Stato. L'adozione di politiche restrittive non è certo un fenomeno nuovo perché si è ripetuto tante volte nella storia dell'ultimo secolo. Oggi, tuttavia, quest'esercizio si svolge in un contesto del tutto diverso dal passato e diverse ne sono perciò le conseguenze. Il contesto è cambiato perché, di fronte alla dimensione e alla velocità d'azione della finanza internazionale gli stati nazionali hanno semplicemente perso grande parte della propria sovranità. Le regole e i comportamenti vengono imposti da operatori onnipotenti ed anonimi che agiscono con una forza tale che nessuno stato nazionale, eccetto Stati Uniti e Cina, può ad essi resistere. Quando parlo di "nessuno stato nazionale" non mi riferisco solo ai membri della zona Euro perché anche la Gran Bretagna, ugualmente minacciata dal comportamento dei mercati internazionali, è costretta ad adottare una politica di aggiustamento così profonda e violenta da gettare la propria economia in una situazione di prolungata depressione. Non si tratta quindi solo di una perdita di sovranità ma di un vero e proprio sovvertimento delle regole democratiche perché le grandi ondate speculative, che si trasmettono e si amplificano tramite le altrettanto irresponsabili società di rating, costituiscono un governo di fatto dell'economia mondiale senza alcuna legittimità democratica. I sacrifici vengono imposti ai popoli non dai loro governanti ma da pochi e irresponsabili attori esterni ai quali i governi nazionali non hanno alcuna possibilità di resistere. Non è che gli hedge funds o le grandi banche d'affari che dominano il mercato suggeriscano a Mario Monti o a Mariano Rajoy di prendere l'una o l'altra decisione specifica ma sono i comportamenti stessi dei mercati finanziari che impongono scelte obbligate. Essendo la finanza mondiale del tutto mobile e senza regole è infatti praticamente impossibile tassare i valori finanziari. I governi nazionali hanno perciò la possibilità di sottoporre ad imposta solo quello che non si può muovere dal Paese. L'imposizione non può quindi che concentrarsi sull'IVA, sugli immobili, sul lavoro, mentre si tagliano altrettanto agevolmente le voci che non portano ad una fuga dei capitali, come le spese sociali e le pensioni o, al limite, gli stessi salari. In

Peppe Scopelliti

poche parole l'asimmetria fra il funzionamento senza regole dei mercati finanziari e i confini ristretti nei quali operano gli altri mercati riduce al minimo la libertà di decisione dei governi. Questa specie di cammino obbligato, che si traduce nella pratica impossibilità di colpire la maggior parte dei grandi patrimoni, non solo ha diminuito la sovranità nazionale, ma ha dato un notevole contributo all'aumento della differenza fra ricchi e poveri, accentuando la distanza fra il famoso 1% ed il restante 99% della popolazione. Non vi è dubbio che anche questo produce un ulteriore indebolimento del funzionamento della democrazia. Non è facile dettare regole universali per uscire da questo stato di sovranità limitata. Per i paesi europei una possibilità tuttavia esiste ed è quella di quella di mettere in comune una quota crescente di questa sovranità in modo da costruire una forza e una dimensione paragonabile a quella della Cina o degli Stati Uniti. Solo cedendo sovranità potremo acquistare sovranità e trarre vantaggio di essere ancora, se uniti, la maggiore potenza economica del mondo. Più degli Stati Uniti e più della Cina. In questo caso nessuno

oserà più attaccare la nostra sovranità condivisa. Ho l'impressione che in Germania, si sia invece progressivamente affermata l'idea di essere abbastanza forti per potere fare da soli. Un'idea sbagliata perché l'economia germanica è forte non solo per i propri meriti ma per essere al centro di un sistema produttivo che include la maggior parte dell'Unione Europea. Una rete di imprese che va ben oltre i confini tedeschi per estendersi nei paesi vicini, Italia compresa. Anche la Germania, se vuole conservare la propria sovranità nel mondo globalizzato, la deve sempre più condividere con i propri partner. Naturalmente sarà nostro dovere offrire alla Germania una piattaforma di regole e di comportamenti compatibili con l'interesse comune. Il compito più importante del nuovo presidente francese sarà proprio quello di lavorare insieme a Italia, Spagna e agli altri paesi dell'Unione per costruire questa piattaforma compatibile con gli interessi germanici e con le nostre inderogabili esigenze di crescita. Se abbandonerà la politica solitaria del suo predecessore, François Hollande renderà un grande servizio alla Francia e all'Europa.


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DOPO LE AMMINISTRATIVE

I VENDOLIANI AVANZANO I commenti e le analisi del voto amministrativo di maggio sono stati avari con SEL (Sinistra Ecologia Libertà), il movimento, ormai partito, che ha in Niki Vendola, governatore della Puglia, il leader riconosciuto. A fare il punto dei risultati ottenuti hanno provveduto gli stessi vendoliani con una conferenza stampa al mattino ed un'assemblea di tutti gli eletti in provincia di Cosenza al pomeriggio. Interventi asciutti, senza trionfalismi e con l'attenzione concentrata sulle prossime politiche, senza farsi condizionare più di tanto dalle stucchevoli interpretazioni e possibili prospettive della foto di Vasto. La relazione introduttiva l'ha svolta il segretario provinciale di SEL, Mario Melfi, il quale ha messo in evidenza i risultati conseguiti e dato atto a militanti e candidati del lavoro svolto. Per Melfi i candidati eletti segnano un risultato significativo per un partito nato da poco e che si è misurato sul campo. L'obiettivo proposto da Melfi è di portare i consensi a SEL, in provincia di Cosenza, da 9 mila a 30 mila. Enzo Paolini, che con il PSE ha un patto federativo con SEL, maturato dopo l'alleanza elettorale dell'anno scorso per il comune di Cosenza, ha svolto un'ampia relazione sul lavoro svolto in consiglio comunale dove SEL può vantare, insieme al PSE, un gruppo di 5 consiglieri che costituiscono la vera opposizione al sindaco Occhiuto e alla sua maggioranza di centrodestra. Ferdinando Aiello, consigliere regionale, molto critico nei confronti di Scopelliti e dello "scopellitismo", ha annunciato un'opposizione più dura in regione mentre, per i risultati elettorali di SEL, ha rivendicato per sé il merito di aver tenuto duro, di non essersi lasciato influenzare dalle polemiche interne e di avere portato, insieme al gruppo dirigente, il partito nelle posizioni avanzate in cui si trova oggi. Ha concluso i lavori dell'assemblea Paolo Cento, già parlamentare dei Verdi ed oggi ai vertici nazionali di SEL, il quale ha spaziato sulle tematiche politiche a livello nazionale, sulle possibili alleanze, sul movimento di Grillo e sulle elezioni politiche dell'anno prossimo. Su un aspetto ha molto insistito Cento e cioè che SEL deve essere un partito aperto a tutte le istanze che vengono dal corpo della società, senza preclusioni e pregiudiziali. Bisogna essere in grado di raccogliere il legittimo malessere che attraversa la società, le ragioni dell'antipolitica e darvi uno sbocco politico di cui SEL deve essere protagonista. Per il resto, negli interventi degli amministratori eletti, univocità di intenti e di impegno per i beni comuni, la raccolta differenziata dei rifiuti e la partecipazione dei cittadini alle scelte di governo delle realtà locali come caratteri distintivi dell'azione politica di SEL.

FEDERAZIONE PROVINCIALE - Piazza XI Settembre- tel.0984 1902692 -87100 COSENZA Assemblea Provinciale degli Eletti SEL-PSE - 29/05/2012 Relazione non corretta di Mario Melfi

OBIETTIVO 30.000 VOTI Care compagne e cari compagni, vi ringrazio per la partecipazione a questa prima Assemblea Provinciale degli Eletti e naturalmente il grazie più sentito va a Paolo Cento, responsabile nazionale degli Enti Locali, che subito ha accettato l'invito. Avevamo bisogno di questa riunione, fortemente sentita, per analizzare e verificare lo stato di salute del Partito, fatemi passare questi termini, in prossimità dell'assemblea organizzativa provinciale che terremo probabilmente il 23 Giugno. Un Partito nato in Calabria a Febbraio del 2011 e che in un solo anno e tre mesi ha affrontato, nella Provincia, due competizioni amministrative con comuni che rinnovavano i loro organismi. Rinnovi importanti che vedevano coinvolte le principali città della Provincia ad eccezione di Corigliano ed Acri. Qual'è il Consuntivo? Nel 2011 e 2012 nei comuni superiori ai 15 mila abitanti dove si è votato, l'elettore ha trovato la lista ed il Simbolo di Sinistra Ecologia Libertà, anche se non eravamo attrezzati e ben radicati; i risultati sono stati i seguenti in termini percentuali: Cosenza 3.64%; Rende 1.93%; Rossano 3.63; Paola 1.55%, Cassano all'Jonio il 4.28%;Castrovillari 6.43; per una media complessiva del 3.57. Nei Comuni superiori ai 5000 abitanti e fino a 15mila abitanti, i nostri candidati hanno riportato questi risultati: Rogliano il 26%; Luzzi il 11%; Roggiano Gravina il 5%, Praia a Mare il 5%; Trebisacce il 3.80%; per una media complessiva del 10.16%. Nei comuni inferiori ai 5000 abitanti i nostri candidati hanno riportato risultati che vanno per esempio da Casole Bruzio del 61%, a Cellara del 51,37 dove vi erano liste quasi monocolore, al 12% di Lungro, all'10% di Amendolara , Francavilla e Trenta; a Marzi, Rovito e Pietrafitta si sta perfezionando l'intesa politica. Volendo quantificare i voti riportati da Liste SEL e da candidati SEL nelle liste civiche, nelle amministrative 2011, 2012 abbiamo questa realtà: Cosenza 1516; Rende 415; Rossano 790; Cassano all'Jonio 460; Paola 165; Castrovillari 831; Rogliano 681; Luzzi 864; Trebisacce 211; Roggiano 202; Amendolara 156; Casole 1061; Cellara 206; Lungro 205; Francavilla 138; Praia a Mare 204; Trenta 140. Per un totale di 8245 voti che con l'aggiunta di Marzi e Rovito si superano i 9000 voti. Naturalmente le presenze Istituzionali prodotte dalla votazioni 2011 e 2012 sono le seguenti: 1 Consigliere Comunale a: Cosenza e Rossano; 1 Assessore e 1 Consigliere Comunale a Castrovillari e Cassano all'Jonio; 1 Assessori ed 2 Consiglieri a Rogliano; 2 assessori ed 1 Consigliere a Luzzi; 1 Assessore a Roggiano Gravina; 2 Sindaci- Casole Bruzio e Cellara con rispettive Giunte e Consiglieri; 1 Assessore ed 1 Consigliere a Francavilla Marittima; 1 Assessore a Trenta; 1 Consigliere a Praia a Mare e ad Amendolara. A questi nuovi Sindaci, Assessori e Consiglieri si aggiungono le compagne ed i compagni che avevano aderito a SEL e non interessati ad elezioni ma che ricoprono cariche istituzionali: Ferdinando Aiello- Consigliere Regionale; Giuseppe Giudiceandrea- Assessore Provinciale; Francesco Di Leone Consigliere Provinciale e Sindaco di Morano; Mario Melfi- consigliere provinciale; Francesco Acri- Sindaco di San Pietro in Guarano; ed i consiglieri comunali: Giulia Clausi di Aprigliano, Nuccio Guaglianone di Cetraro, il vicesindaco di Villapiana: Vincenzo Mastrota, l'assessore comunale di Buonvicino: Ernesto Astorino, i consiglieri di Santo Stefano di Rogliano: Rota Antonio ed Ungaro Antonio, il consigliere di Aiello Calabro: Carmine Marinaro, il Consigliere di Santa Sofia d'Epiro: Pierluigi Zicaro Romanelli, l'assessore ed il consigliere di Morano: Anele Rosanna e Mariateresa Di Marco, l'assessore comunale Daniele Pescatore ed il Consigliere Antonio Palermo di Mendicino. Ed oggi, care compagne e cari compagni, aumentano anche i nostri Consiglieri Comunali della Città di Cosenza: al nostro Giovanni Cipparrone si affiancano Enzo Paolini e Giuseppe Mazzuca, pur mantenendo il logo del PSE e lo slogan della Migliore Cosenza di Sempre, per rispetto del mandato elettorale ricevuto, ma che fanno parte integrante della nostra realtà. segue a pagina 7


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FEDERAZIONE PROVINCIALE - Piazza XI Settembre- tel.0984 1902692 -87100 COSENZA Assemblea Provinciale degli Eletti SEL-PSE - 29/05/2012 Relazione non corretta di Mario Melfi

OBIETTIVO 30.000 VOTI da pagina 6

Possiamo essere soddisfatti per i risultati fin qui ottenuti? Care compagne e cari compagni, naturalmente mi sto soffermando su dati elettorali amministrativi che scaturiscono grazie al lavoro fatto dai circoli, da tanti dirigenti, da tanti semplici iscritti che con passione ed abnegazione hanno seguito e segnato un nuovo percorso politico nella nostra provincia e regione. Certo si poteva fare di più e forse meglio, ma è indiscutibile che ad un anno e tre mesi di vita politica del nostro partito non possiamo non sottolineare che si sono registrate delle positività che ci fanno ben sperare anche per il prossimo futuro. In Calabria alle ultime elezioni del Parlamento (2008) si sono recati alle Urna un milione e centomila cittadini, il nostro obiettivo delle elezioni del 2013 è prendere nella Provincia di Cosenza TRENTAMILA VOTI che equivalgono su 400mila votanti a circa l' 8%. E' un obiettivo difficile ma non impossibile, che presuppone impegno, condivisione, unità di intenti, presenza,partecipazione. Abbiamo bisogno di aprire nuovi circoli nel territorio, di rafforzare la nostra presenza nel Tirreno, nello Jonio . Dobbiamo dare sostegno e forza ai nostri giovani,da alcuni mesi si stanno impegnando al massimo su tematiche care alla cittadinanza, penso ai giovani di LungroCorigliano-Calopezzati- PedaceSibari che con competenza affrontano i temi della legalità, del lavoro, dell'Ambiente. Abbiamo necessità di interagire con movimenti,associazioni,sindacato. Abbiamo,però, bisogno, soprattutto, di capire il nuovo per guidare il cambiamento. E il nuovo è rappresentato da quelle parole ed azioni dell'essenza stessa di un partito di sinistra: giustizia sociale, equità, diritti, a partire dalla difesa della Carta Costituzionale, e precipuamente dei sui articoli 1e 3. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro; (3) tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza,di lingua, di religione, di opinioni politiche,di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,che limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica e sociale del Paese. Così come non c'è sinistra se non esiste lo Statuto dei Lavoratori e l' art.18. Il nuovo è restituire la parola ai cittadini, la Corte Costituzionale può anche mettere sotto i piedi un Milione e duecentomila firme, ma i partiti no e nel caso che non dovessero decidere SEL come si comporterà, cosa sceglierà, cosa dirà ai suoi elettori? Il nuovo è dire no al finanziamento dei partiti, auspicare la riduzione della rappresentanza parlamentare, battersi per l'approvazione della legge sul legittimo impedimento. Il nuovo è la difesa dei beni comuni ad iniziare dall'Acqua Bene comune per eccellenza.

In un anno e mezzo Sinistra Ecologia Libertà a livello nazionale ha raccontato la storia politica, economica e sociale di questo nostro Paese, nel racconto ha individuato nella Bellezza, nella Cultura, nella Giustizia Sociale, i grimaldelli fondanti di una nuova e più rispondente società. Ma lo sforzo prodotto,pur con risultati soddisfacenti,non possono ritenersi esaltanti, se è vero come è vero che da un lato un menestrello ha occupato spazi e visibilità, soprattutto nel Centro-Nord, insperati e dall'altro cresce sempre di più il rigetto alla politica, il rifiuto ai partiti, cresce pericolosamente per la società l'astensionismo. Cercarne le cause è assai difficile: Sel, forse, poteva ottenere di più se si liberava dalla morsa del Partito Democratico, indispensabile, però, a disegnare un nuovo progetto politico dell'Italia; forse dovevamo essere più decisi con il passaggio del governo politico al governo tecnico, ma il rischio era che saremmo stati ricondotti nel recinto della vetustà. Forse, se , ma… parole che non ci riconducono alla verità. Oggi apprezziamo l'appello di Nichi Vendola al Partito Democratico di una Conferenza degli Stati Uniti d'Europa, necessaria per ridisegnare la nuova politica europea incentrata sull'equità sociale e sulla solidarietà, temi che hanno portato alla vittoria di Hollande in Francia ed alla conquista del più importante lender della Germania. Ma compagne e compagni e mi avvio alla conclusione, accanto alla politica nazionale, occorre l'azione nei territori e noi siamo qui come eletti, portatori di interessi della propria collettività; orbene abbiamo bisogno di concertare la nostra quotidiana azione politica, voglio dire che a Rossano come a Castrovillari, a Morano come a Rogliano, abbiamo necessità di parlare alla gente allo stesso modo: provo ad elencare qualche obiettivo comune: 1) 2) 3) 4)

Applicazione dell'IMU al minimo; Sistema di raccolta differenziata porta a porta; L'acqua nello statuto comunale bene pubblico; Favorire e battersi per la creazione delle Unioni dei Comuni per offrire servizi ai cittadini; 5) Rispetto del Paesaggio, con lotta alla Cementificazione, rilanciando i Centri Storici; 6) Politiche per incentivare i giovani e le donne alla Partecipazione; 7) Difesa dei Diritti, l'uomo al centro del nostro agire, con l'eliminazione del favoritismo, clientela, riconoscendo pari dignità e meritocrazia. Potrei continuare, ma il dibattito che seguirà mi aiuterà a capire meglio, a correggere, modificare, implementare queste mie brevi riflessioni. Grazie per l'attenzione.


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PREMIO SILA ‘49 biamenti nella struttura economica della nostra regione, che dipende Presentazione nella sala stampa della Camera di Commercio di da ben altri fattori. Cosenza della nuova edizione del Premio Sila che torna ad essere protagonista della vita culturale calabrese dopo un intervallo durato Ha concluso con un suggestivo intervento il presidente della Carime vent'anni. A presentare ufficialmente il premio il presidente della Andrea Pisani Massamormile introdotto dall'avvocato Paolini come Banca Carime Andrea Pisani Massamormile, l'arcivescovo Salvatore "banchiere anomalo" Nunnari, il preside per il suo intenso rapdella facoltà di lettere porto con la cultura in dell'Unical professor generale e con la letteRaffaele Perrelli e ratura e la musica in l'avvocato Enzo particolare. Il presiPaolini, promotore dente della Carime ha dell'iniziativa, il quale spiegato perché la introducendo la confebanca ha aderito all'irenza stampa ha ricorniziativa insistendo su dato il contesto storico una diversità identitapolitico in cui nacque ria del Sud di cui per nel '49 il Premio Sila storia e tradizioni per volontà di bisogna andare orgoGiacomo Mancini, gliosi ed alla quale Mauro Leporace e bisogna dare voce e Raffaele Cundari. possibilità di espriMonsignor Nunnari, mersi in tutte le forme nel prendere la parola, possibili. Il prof. ha dichiarato di aver Massamormile ha molto gradito il suo tenuto a precisare che coinvolgimento nel la sua adesione al rilancio del Premio comitato fondatore Sila nella consapevodel nuovo Premio Sila lezza che il premio per l'ha data a titolo perla sua storia e la sua sonale e individuale e connotazione rientra non nella qualità di nel filone laico della presidente della cultura e la sua preCarime, con ciò signisenza oggi nel ficando che il suo Comitato fondatore impegno nel Premio rappresenta, a distanSila continuerà indiza di tanti anni, un riavvicinamento per Una spiacevole polemica ha accompagnato la pre- diritti ereditari e, una volta acquisite le possibili pendentemente dalle altro maturato con gli sentazione della nuova edizione del Premio Sila, ragioni, chiedersi perché mai, in assenza di ini- scelte che in futuro la banca vorrà fare, eventi della storia. che assume la denominazione di "Premio Sila ziative da parte di chi ne rivendica oggi l'eredità, anche se oggi offre il 49" per ovviare ad una sovrapposizione con altra ad altri doveva considerarsi preclusa la possibilità Il professore Perrelli, manifestazione di diversa tipologia. Per il resto il di fare rivivere e mettere a disposizione della suo pieno sostegno dopo una suggestiva punto da chiarire,pur rispettando le sensibilità di Calabria una manifestazione culturale che tanto finanziario alla prima premessa sul profilo quanti si ritengono eredi in linea diretta del pre- prestigio in passato ha dato all'intellettualità cala- edizione. geomorfologico del- stigioso Premio Sila, è se un premio letterario può brese. I nomi chiamati a far parte della giuria del l'altopiano silano che essere considerato "cosa", oggetto ereditario, o Premio Sila 49 sono di assoluto prestigio, a Alla domanda se il dà il nome al premo, patrimonio di una comunità, quella calabrese, che cominciare dal presidente, Raffaele Perrelli, pre- nuovo Premio Sila si è soffermato sui lo ha sempre sentito e vissuto come testimonianza side della facoltà di Lettere dell'Unical, apprezza- mantiene un qualche sia tempi difficili che vive della propria partecipazione alla vita culturale del to e stimato agli alti livelli del mondo accademico collegamento, pure indiretto, all'aoggi la letteratura a Paese, all'interno di una questione meridionale nazionale. dove il gap culturale rispetto al nord era il diffe- Si poteva, semmai, evidenziare la responsabilità tutte le latitudini, ma renziale più rilevante, con tutto quello che ne che grava sui promotori della rinascita del Premio rea politica di cui in passato è stato si è detto convinto che discendeva. Sila e cioè di tenerne alto il profilo e il prestigio il Premio Sila, nella Non c'è stata alcuna cancellazione o rimozione anche per onorare la memoria dei tanti che,negli espressione, il presisua nuova edizione, dei meriti di chi negli anni, a partire dal '49, lo ha anni, vi hanno lavorato e partecipato. Non biso- dente Massamormile così come diede paro- animato e tenuto in vita mentre tornerebbe certa- gna attendere molto per pronunciarsi in proposi- lo ha escluso in la alla volontà di cam- mente utile, anche per spegnere le polemiche e to. Per il resto conforta l'assicurazione data in maniera categorica biamento che la rasserenare gli animi, chiedersi perché si è lascia- conferenza stampa dai ri-fondatori del Premio affermando che in Calabria manifestava to trascorrere più di 20 anni dall'ultima edizione Sila e cioè che il Premio non ha connotazioni e presenza di una tale dopo le tragedie della senza prendere iniziative per una sua riproposi- richiami ad un'area politica ma vive della sua anomalia, per un premio letterario, sarebguerra e del fascismo, zione. Tanto più se si rivendicano improponibili assoluta autonomia e indipendenza. be il primo a non ancor più oggi può essere più interessato. dare voce e stimolo ai Sulla stessa domanda è intervenuto l'avvocato Paolini il quale, in cambiamenti che la società contemporanea sollecita e che in un piena sintonia con il presidente della Carime, ha dichiarato che della momento molto particolare si incrocia con la crisi della politica. totale indipendenza del Premio Sila '49 da ogni collegamento politiMeno sicuro, si è detto il professor Perrelli, che un premio letterario, co, si considerano garanti lui stesso e l'arcivescovo monsignor per quanto possa essere elemento di stimolo e di conoscenze finalizNunnari. zate allo sviluppo, difficilmente può determinare significativi cam-

GLI OBBLIGHI DI UNA EREDITÀ


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LA STORIA DEL PREMIO SILA "E' stato costituito per iniziativa di uomini di cultura calabresi e col contributo degli Enti Provinciali del Turismo per la Provincia di Cosenza e di Catanzaro, della Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania e di altri Enti locali un premio letterario annuale intitolato alla Sila. Il premio letterario della Sila, di un milione di lire, sarà assegnato in settembre alla migliore opera letteraria uscita nell'anno. Sarà preferita dalla Giuria, presieduta da Leonida Répaci e composta da insigni uomini di lettere, l'opera (romanzo, racconto, poesia, teatro, storia, saggio) che illustri l'Italia Meridionale e la Calabria in particolare nel suo genio, nel suo sentimento, nella sua psicologia, nella sua struttura sociale." Così un trafiletto apparso sulla "Parola Socialista" nel febbraio del 1949 annunciava la fondazione di un fatto culturale nuovo nella città di Cosenza. Nella città di Telesio, definita da Piovene "l'Atene calabrese", sede dell'ancora attiva Accademia Cosentina, luogo dove "la cultura è endemica, capace di rifiorire", nasceva il Premio Sila, dall'intuizione e dalla volontà dei suoi fondatori: Raffaele Cundari, Mauro Leporace e Giacomo Mancini. Cosenza nel secondo dopoguerra era una città ferita ma viva, ricca di fermenti politici e di spinte ideali che il ventennio fascista aveva solo sopito, pronte a manifestarsi attraverso l'attivismo e la vivacità di intellettuali e politici decisi a intervenire nel processo di rinascita della nazione e a riportare, da protagonista, la Calabria nel dibattito culturale nazionale. L'istituzione di un premio letterario era il frutto di una attenta riflessione sulla situazione complessiva della cultura italiana e aveva l'obiettivo di dare delle risposte e di offrire delle vie d'uscita alla generale decadenza prodotta dal fascismo. Il premio si proponeva di "aiutare, stimolare, incoraggiare, promuovere un'arte nuova ed una cultura nuova che trovi la sua ispirazione nel conflitto spirituale ed ideologico moderno e lo superi agganciandosi e protendendosi verso l'avvenire e verso le concezioni di un mondo migliore". Lo scopo e le ambizioni del Sila furono, da subito, quelle di andare oltre la sola diffusione della cultura letteraria, e di fare del Premio "il generatore di nuovi bisogni culturali, e di nuove risposte ai bisogni di sempre, proiettato, dunque, non verso il passato o un presente sterile, ma verso un futuro che registri la creazione cosciente di un mondo migliore da parte dell'uomo". Fortemente connotato dall'orientamento socialista e progressista dei suoi fondatori, il Sila nacque con la volontà forte di lanciare un segnale di trasformazione culturale e di promozione della vivacità intellettuale calabrese, da giocarsi su un piano di confronto nazionale ed europeo. Per la prima edizione venne chiamato a presiedere la Giuria il letterato calabrese Leonida Répaci, animatore culturale del Premio Viareggio, che, ben lieto di operare nella sua terra e di affrontare una nuova avventura intellettuale, lavorò alla costruzione di una giuria del premio di altissimo valore intellettuale, ricca di significative personalità protagoniste del dibattito culturale dell'epoca, basti ricordare tra loro Carlo Levi, Concetto Marchesi, Corrado Alvaro, Luigi Russo. Il Premio nell'ottobre del 49 fu assegnato, dopo il garbato rifiuto di Luigi Sturzo, ex aequo a Guido Dorso e a Adolfo Omodeo. Sin dal suo esordio il Sila si segnalò come manifesta-

zione intellettuale di alto profilo, che ebbe vasta eco nella stampa nazionale e durante la quale si produssero eventi significativi, come la conferenza di Giacomo De Benedetti su Alfieri e quella di Carlo Muscetta su Padula. La storia del Premio Sila è complessa e discontinua, dopo la prima edizione ci vollero molti anni perché lo si riprendesse, il Premio seppe però rinascere e trovare vitalità, guadagnare spessore e significato, essere rivoluzionario e anticonvenzionale. Fu contestato e fu luogo di accese discussioni tra giurati, ma seppe guardare al tempo che viveva, facendo autocritica, rigenerandosi, ridefinendo nel corso delle edizioni le sue modalità senza mai abbandonare i suoi obiettivi primari.

Per avere un quadro storico completo, rimandiamo all'ottimo saggio di Tobia Cornacchioli e Maria Tolone, Il Premio Sila, Cosenza, 1997, Pellegrini Editore. Di seguito una cronistoria delle edizioni del premio e dei vincitori. Edizione 1960 Il Sila è organizzato dalla Deputazione di Storia Patria per la Calabria, sotto la guida di Antonio Guarasci. Vince lo storico calabrese Umberto Caldora con il volume Calabria Napoleonica (1806-1815), Napoli, Fiorentino, 1960. Edizione 1966 Il Premio, ripreso dai promotori, ritrova le sue ragioni originarie. Tre le sezioni: Narrativa, saggistica, con particolare riguardo nei confronti di opere sulla Calabria, giornalismo. Della Giuria fanno parte: Giuseppe Ungaretti: presidente; Luigi Baldacci; Carlo Bo; Michele Cozza; Enrico Falqui; Antonio Guarasci; Mauro Leporace; Walter Pedullà; Aurelio Roncaglia; Giuseppe Selvaggi;

Raffaele Cundari, segretario. Vince per la narrativa Saverio Strati con Il nodo e Gente in viaggio; per la saggistica Vincenzo Saletta con Storia di Cassano Ionio; per il giornalismo Caterina Lelj per un articolo su Taverna e Mattia Preti. Edizione 1967 Della Giuria fanno parte Giuseppe Ungaretti: presidente; Luigi Baldacci; Carlo Bo; Michele Cozza; Enrico Falqui; Antonio Guarasci; Mauro Leporace; Walter Pedullà; Ernesto Pontieri; Aurelio Roncaglia; Giuseppe Selvaggi; Raffaele Cundari, segretario. Vince per la narrativa Renzo Rosso, con il volume di racconti Sopra il museo della Scienza; per la saggistica Francesco Compagna con il volume La politica della città; per il giornalismo Domenico Zappone, con un articolo apparso sulla terza pagina del "Tempo". Edizione 1968 La Giuria presieduta da Giuseppe Ungaretti premia per la narrativa Luigi Malerba con Salto Mortale; per la saggistica Francesco Spezzano con il volume La lotta politica in Calabria; un premio speciale va a Ferdinando Virdia per una monografia su Ignazio Silone. Edizione 1969-1970 Cambiano alcuni membri della Giuria, Ungaretti lascia per gravi motivi di salute, mancano anche Francesco Compagna e Ernesto Pontieri, mentre entrano a farne parte Nicolò Gallo, Angelo Guglielmi, Geno Pampaloni e Rosario Villari. Vince per la narrativa Leonida Répaci, con il romanzo Tra guerra e rivoluzione; per la saggistica Giorgio Candeloro con il quinto volume della Storia dell'Italia Moderna; per il giornalismo Gaio Fratini per l'articolo Il veliero della Sila, apparso sulla "Voce Repubblicana". Viene istituito un premio speciale per il centenario di Nicola Misasi, assegnato a Pietro De Seta per il volume Nicola Misasi e il movimento romantico-verista di Calabria. Edizione 1970-1971 Della Giuria fanno parte; Carlo Bo, presidente; Michele Cozza; Enrico Falqui; Niccolò Gallo; Antonio Guarasci; Mauro Leporace; Geno Pampaloni; Walter Pedullà; Angelo Maria Ripellino; Giuseppe Selvaggi; Rosario Villari; Raffaele Cundari, segretario. Per la narrativa vincono -ex aequo- Loris Jacopo Bonomi con Miserere Dei e Rossana Ombres con Principessa Giacinta, per la saggistica Roberto Guiducci con Marx dopo Marx, per la saggistica meridionale Gaetano Cingari con Mezzogiorno e Risorgimento, per il giornalismo Egidio Sterpa per gli articoli apparsi sul Corriere della Sera aventi come oggetto la Calabria e, in particolare, per un articolo sulla Sila. Edizione 1973 Della Giuria fanno parte; Carlo Bo; Michele Cozza; Raffaele Cundari; Enrico Falqui; Fausto Fonzi; Pietro Garofalo; Antonio Guarasci; Mauro Leporace; Geno Pampaloni; Walter Pedullà; Angelo Maria Ripellino; Giuseppe Selvaggi e Rosario Villari. Per la sezione narrativa vince Giuliano Gramigna con L'empio Enea, per la sezione saggistica Romeo De Maio con il volume Società e vita religiosa a Napoli nell'Età Moderna (1656-1799), per la sezione saggistica meridionale Atanasio Mozzillo con Cronache della Calabria in guerra (1806-1811). Premio speciale assegnato a Michele Pantaleone per le opere Il sasso in bocca. segue a pagina 10


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LA STORIA DEL PREMIO SILA da pagina 9

Mafia e cosa nostra e L'industria del potere nel regno della mafia. Viene inoltre conferita una medaglia d'oro (offerta dall'Amministrazione Provinciale di Catanzaro) all'editore catanzarese Guido Mauro e ottiene una segnalazione di merito il periodico cosentino "Chiarezza" diretto da Luigi Gullo. Edizione 1974 Il Premio, dopo lunghe riflessioni e dibattiti, si rinnova nelle modalità di selezione delle opere. In particolare, per la sezione "opera prima narrativa", la Giuria composta da Carlo Bo, Umberto Caldora, Michele Cozza, Raffaele Cundari, Fausto Fenzi, Enrico Maria Forni, Pietro Garofalo, Antonio Guarasci, Geno Pampaloni, Walter Pedullà, Angelo Maria Ripellino, Giuseppe Selvaggi, Rosario Villari, chiede, attraverso una lettera inviata ai responsabili di scuole, circoli di cultura, facoltà universitarie, un parere sulle tre opere selezionate e invita questa giuria popolare e giovanile a partecipare ad un pubblico dibattito per esprimersi in una pubblica riunione. Per la sezione narrativa il Premio va a Francesco Burdin per Marzo è il mese più crudele, per la saggistica a Luigi De Rosa per Rivoluzione industriale in Italia e nel Mezzogiorno, per le tradizioni calabresi a Ottavio Cavalcanti per Conocchie di Calabria, per la saggistica calabrese il premio va a Corrado Bozzoni per Calabria Normanna. Il premio per l'opera prima di narrativa, deciso dalla giuria popolare, va a Franco Cordelli per Procida. Edizione 1975 La Giuria, in questa edizione, è composta da: Piero Ardenti, Walter Binni, Umberto Caldora, Michele Cozza, Raffaele Cundari, Enrico Maria Forni, Pietro Garofalo, Mauro Leporace, Geno Pampaloni, Walter Pedullà, Giuseppe Selvaggi, Rosario Villari. Il Presidente del Comitato Promotore è Giacomo Mancini. Vince per la narrativa Mario La Cava con I fatti di Casignana, per la saggistica Giancarlo Cataldi con uno studio sulla piana di Giioia Tauro. Sono due i premi "opera prima" assegnati con la giuria popolare, vince Piero Flecchia con La battaglia della pigna dorata e Mariano D'antonio con Sviluppo e crisi del capitalismo italiano dal 1951 al 1972. Il premio per la saggistica calabrese è assegnato a Domenico Luciano per il Saggio d'economia campestre. Un premio speciale viene inoltre attribuito a Franco Basaglia e a Franca Basaglia Onagro "per la passione civile e politica che anima la loro attività di operatori culturali e sociali." Edizione 1976 La Giuria è composta da: Carlo Bo, Piero Ardenti, Walter Binni, Michele Cozza, Raffaele Cundari, Enrico Maria Forni, Pietro Garofalo, Pasquino Crupi, Mauro Leporace, Geno Pampaloni, Walter Pedullà, Giuseppe Selvaggi, Rosario Villari. La vasta giuria popolare che affianca i giurati "togati" sceglie per la narrativa l'opera di Domenico Cupparo Il retroscena, per la saggistica premia Renato Rozzi per Psicologi e operai. Il premio per la saggistica meridionalista va a Sharo Gambino per La mafia in Calabria. Per la narrativa viene premiato Cesare Lanza con Nenè e viene premiato alla memoria il filosofo antifascista Eugenio Colomi, per i suoi Scritti. Edizioni 1977-1992 Durante questo periodo alla presidenza del Comitato Promotore del Premio c'è sempre Giacomo Mancini, mentre alcuni membri della giuria lasciano ed altri entrano a farne parte, tra questi: Nino Borsellino, Piero Burzomati, Diego Carpitella, Franco Gaeta, Rossana Ombres, Enzo Siciliano, Claudio Rotella,

Franco Crispini, Renato Minore, Domenico Petrocelli, Donato Valli, Pierrette Gullo Posteraro, Giuseppe Alvaro, Luigi M. Lombardi Satriani, Dante Della Terza, Antonio Landolfi, Antonio Piromalli. 1977: vince i premio per la narrativa Antonio Debenedetti, con In assenza del signor Plot, il premio per l'opera prima va a Vincenzo Cerami per Un borghese piccolo piccolo.

Premio per la saggistica a Giuseppe Alvaro per La spirale del sottosviluppo, vincono per la saggistica calabrese e per l'opera prima Eugenio Musolino con Quarant'anni di lotte in Calabria e Santi Fedele con la Storia della concentrazione antifascista. Un riconoscimento speciale va a Fortunato Seminara. 1978: vince il premio per la narrativa Aldo Rosselli con La trasformazione, il premio per l'opera prima va a Gianfranco Di Poi con Un anno in Romania. Premio per la saggistica a Gabriele De Rosa per la biografia di Luigi Sturzo, per la saggistica meridionalistica a Francesco Renda per I Fasci siciliani 18921894, per la saggistica calabrese e per l'opera prima vincono Italo Falcomatà con Giuseppe de Nava. Un conservatore riformista meridionale e Alberto Clemente con Abitazione ed attrezzature collettive. Ipotesi per una progettazione integrata. 1979: vince il premio per la narrativa Giuseppe Pontiggia con Il giocatore invisibile, il premio per l'opera prima va a Silvana Castelli con La pitonessa. Premio per la saggistica a Giuseppe Galasso per Passato e presente del meridionalismo. 1980: vince il premio per la narrativa Franco Cordelli con Le forze in campo. Premio per la saggistica a Ercole Sori per L'emigrazione italiana dall'Unità alla seconda guerra mondiale e a Gualtiero Harrison per Nelle mappe della Calabria. Scorribande antropologiche. Premio speciale ad Antonello Trombadori per la sua opera poetica. 1981: vince il premio per la narrativa Vittorio Sermonti con Il tempo fra cane e lupo. Premio per la saggistica a Piero Bevilacqua con Le campagne del Mezzogiorno fra fascismo e guerra. 1982: vince il premio per la narrativa Piero Sanavio con Caterina Cornaro in abito da cortigiana. Premio per la saggistica a Renato Cavallaro per Storie senza storia e Fortunata Piselli per Parentela e emigrazione. 1983: vince il premio per la narrativa Italo Alighiero

Chiusano con La derrota. Premio per la saggistica a Gaetano Cingari per Storia della Calabria dall'Unitò ad oggi. Viene inaugurato il Premio Gullo. 1984: vince il premio per la narrativa Ottiero Ottieri con I due amori. Premio per la saggistica a Luigi M. Lombardi Satriani e Mariano Meligrana per Un villaggio nella memoria. 1985: vince il premio per la narrativa Carmelo Samonà con Il custode. Premio per la saggistica a Arnaldo Somigliano per il volume Settimo contributo alla storia e agli studi classici e del mondo antico. Premio speciale agli storici Piero Bevilacqua ed Augusto Placanica per il volume La Calabria edito da Einaudi nella Storia d'Italia. Le Regioni dall'Unità ad oggi. 1986: vince il premio per la narrativa Giorgio Prodi con Lazzaro. Premio per la saggistica a Giorgio Ruffolo per La qualità sociale. 1987: vince il premio per la narrativa Giuseppe Cassieri con Diario di un convertito. Premio per la saggistica a Luciana Martinelli per I segni e il vuoto, premio speciale della Giuria a Giovanni Franzoni per Il diavolo mio fratello, il premio intestato al prof. Pietro Garofalo per l'editoria calabrese viene assegnato alla Casa Editrice Rubbettino. 1988: vince il premio per la narrativa Laura Grimaldi con Il sospetto. Premio per la saggistica a Franco Mosino per Storia linguistica della Calabria. Il Premio Garofalo per l'editoria viene assegnato all'editore Gangemi, il premio speciale della Giuria va alla Comunità Saman in omaggio alla memoria di Mauro Rostagno. 1989: il premio per la narrativa va a Leonardo Sciascia per il volume postumo Una storia semplice. Premio per la saggistica a Marta Petrusewicz per Latifondo. Economia morale e vita materiale in una periferia dell'Ottocento. Riconoscimento speciale allo storico Coriolano Martirano per la biografia di Telesio. 1990: vince il premio per la narrativa Mario Tobino con Il manicomio di Pechino. Premio per la saggistica a Giorgio Bocca per La disUnità d'Italia. Vengono poi assegnati i premi speciali: per l'ambiente e l'urbanistica a Fernando Maglietta per Progettare l'immagine; per la ricerca in Calabria a Giovanni Sole per I Santi di Bocchigliero. Storia di un movimento eretico. Il premio speciale della Presidenza va a Marta Marzotto per Una finestra su Piazza di Spagna. 1991: vince il premio per l'opera letteraria lo scomparso scrittore Ignazio Silone, per l'opera postuma Il fascismo, origini e sviluppo. Premio per la saggistica a Giorgio Galli per I partiti politici italiani, e a Renate Siebert per E' femmina però è bella. Il premio per il giornalismo viene assegnato a Pantaleone Sergi di Repubblica, per La "Santa" violenta, per l'antropologia a Ottavio Cavalcanti per Ori antichi di Calabria. 1992-93: vince il premio per la narrativa Michele Prisco con Terre Basse e per l'opera prima Luciano Lusi con Le mani nel sacco. Per la saggistica vince Adriano Ossicini con Il colloquio con don Giuseppe de Luca. Dalla Resistenza al Concilio Vaticano II. Vengono assegnati i premi speciali: per la saggistica storica contemporanea a Vittorio Cappelli per Il fascismo in periferia; per la ricerca storica in Calabria a Francesco Volpe per Calabria. Storia e cultura (1815-1922). Il Comitato Promotore attribuisce un premio per la saggistica calabrese a Francesco Kostner per Terremoti in Calabria, e un premio per l'editoria calabrese a Fausta Caputo, in ricordo della "Cronaca di Calabria". Un Premio Sila è assegnato a Michele Cozza per il pamphlet Riformiamo il riformismo.


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LA NUOVA EDIZIONE DEL PREMIO SILA

FONDAZIONE MANCINI : «SGRADEVOLE IL TRENTATIVO DI APPROPIARSI DELLA MEMORIA STORICA E CULTURALE DELL’IMPORTANTE E QUALIFICATO “PREMIO SILA”»

La Fondazione Premio Sila, costituita allo scopo di promuovere e diffondere l'immagine e la cultura della Calabria, in particolare attraverso l' organizzazione e la gestione del Premio Letterario "Premio Sila 49", bandisce il concorso per l'edizione 2012. Il Premio prevede due sezioni principali: Letteratura Economia e Società Un premio speciale è dedicato a saggi e opere realizzati da autori stranieri che abbiano ad oggetto il Mezzogiorno. La giuria si riserva, inoltre, di anno in anno la facoltà di assegnare premi speciali ad autori o opere che nel periodo di riferimento abbiano avuto una particolare valenza nella vita culturale regionale, nazionale ed internazionale. REGOLAMENTO 1. Il "Premio Sila 49" ha frequenza annuale ed è diviso in due sezioni a) Letteratura; b) Economia e Società; 2. Un Premio Speciale è volto a valorizzare l'opera di un autore non italiano dedicata al mezzogiorno; 3. La giuria si riserva di istituire di anno in anno particolari riconoscimenti ad autori fuori concorso; 4. Per l'edizione 2012, possono concorrere al Premio le opere di autori e saggisti (italiani per le due sezio-

"Risulta oltremodo sgradevole il tentativo di appropriarsi della memoria del glorioso Premio Sila, senza preventivamente coinvolgere nè gli eredi né le istituzioni culturali, che conservano il patrimonio ideale delle personalità che, più di mezzo secolo, fa idearono una tra le più importanti manifestazioni culturali del nostro paese": così la "Fondazione Giacomo Mancini" in una nota. "Se, infatti, è più che legittimo che qualcuno possa dare vita ad una iniziativa letteraria e culturale, a Cosenza, appare oltremodo increscioso e sgradevole il tentativo di appropriarsi, indebitamente, di una memoria, che va rispettata. E di millantare collegamenti, inesistenti, con una storia e una tradizione non solo senza possederne i titoli, ma anche estromettendo quanti tali titoli e tale tradizione possono vantare. Ci auguriamo, pertanto, che ogni progetto, che riguardi il futuro, proceda, in maniera distinta e separata, da quanto fatto, riscuotendo unanimi e qualificati consensi, nel passato". La "Fondazione Giacomo Mancini".

LA RISPOSTA DI ENZO PAOLINI "È stato colmato un vuoto durato venti anni durante i quali chi lancia oggi anatemi, come la Fondazione "Mancini", non ha mai pensato di fare alcunché per riprendere il premio ideato, tra gli altri, anche da Giacomo Mancini. Né la cultura né il Premio Sila sono una proprietà privata. Essi appartengono a tutti. Anche a coloro i quali, a vario titolo, ed in vario modo, hanno contribuito, in tempi gloriosi come in quelli molto difficili a valorizzarne, difenderne e custodirne il patrimonio". Enzo Paolini

ni Letteratura e Economia e Società, stranieri per il Premio Speciale) edite nel periodo che va dal 1 gennaio 2011 al 31 marzo 2012. 5. Le opere e le candidature devono pervenire, in dieci copie, presso la sede legale della Fondazione Premio Sila, viale della Repubblica 110- 87100 Cosenza - entro e non oltre le ore 12.00 del 15 giugno 2012, accompagnate da una lettera con l'indicazione della sezione cui si intende partecipare; 6. La Fondazione Premio Sila, al fine di garantire carattere partecipativo al concorso letterario, individuerà di anno in anno particolari categorie di lettori che forniranno alla giuria orientamenti, non vincolanti, in relazione alla rosa finale di cinque titoli che concorreranno, per le sezioni Letteratura ed Economia e Società, al premio finale; 6. Per ciascuna delle sezioni del Premio la Giuria assegnerà dei riconoscimenti: a) Sezione Letteratura: un premio da 5000 euro; b) Sezione Economia e Società: un premio da 5000 euro; 7. Per il Premio Speciale: un premio da 2500 euro; 8. La premiazione dei vincitori avrà luogo nell'autunno 2012. Condizione imprescindibile per l'attribuzione dei premi ai vincitori è la loro presenza alla cerimonia di premiazione. 9. Modifiche al presente regolamento possono essere apportate dal Consiglio d'Amministrazione della Fondazione Premio Sila.



Cs Oggi n.61 - 2012