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AREA URBANA NUOVA SERIE N. 60 - 26 MAGGIO 2012

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A 20 ANNI DALLE STRAGI

IN QUESTO NUMERO A 20 ANNI DALLE STRAGI

PIÙ VIVI CHE MAI LA CALABRIA NEI DATI ISTAT

TALARICO E SCOPELLITI CHE DICONO ? SPESA SANITARIA

SE L’ASP NON PAGA L’AIOP PRECISA

È UN SETTIMANALE ON-LINE

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È UN SETTIMANALE ON-LINE

È UN SETTIMANALE ON-LINE

PERUGINI UN ANNO DOPO PERUGINI E LA SUA SCONFITTA PD VERSO IL CONGRESSO

PIÙ VIVI CHE MAI

O SI CAMBIA O SI MUORE

a pagina

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PD VERSO IL CONGRESSO

TORNARE ALLA NORMALITÀ

CAM TELE3 TORNA SUL DIGITALE TERRESTRE

O SI CAMBIA O SI MUORE a pagina

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n. 60 - 26 maggio 2012

A 20 ANNI DALLE STRAGI

PIÙ VIVI CHE MAI Alla fine si rivelerà un grande errore strategico quel- gi concepirono e fecero eseguire. La mafia,comunque, colo che, presto, il tempo avrebbe cancellato dalla melo di avere assassinato Falcone, Borsellino e le rispet- con la morte di Falcone e Borsellino non ha vinto ed moria collettiva le figure di Falcone e Borsellino,come tive scorte. A rifletterci, 20 anni dopo, a ciglio asciut- ha dovuto ripiegare mimetizzandosi nelle pieghe del- era accaduto per altri magistrati, servitori dello Stato, to e con le emozioni sotto controllo, possiamo dire che la società, riprendendo a coltivare appalti, affari, estor- assassinati e abbattuti col tritolo o con la lupara. A distanza di 20 anni Falcone e le "raffinate menti" che hanno Borsellino , con il loro esempio, ordito le stragi hanno sbagliato sono più vivi che mai ,le loro imcalcoli e obiettivo. Se l'obiettivo magini inondano le reti televisiera quello di fermare l'azione di ve e la carta stampata, non si contrasto contro il crimine macontano le manifestazioni ed i fioso e i poteri occulti con esso cortei in tutta Italia, a comincollusi, l'obiettivo è stato manciare dalle due navi cariche di cato perché,dopo la morte di giovani che hanno attraccato a Falcone e Borsellino, magistraPalermo per ricordare, con una tura e forze dell'ordine hanno grande manifestazione, alla predispiegato un impegno di lotta senza del capo dello Stato , il losenza precedenti grazie anche ro impegno e il loro sacrificio. alla consapevolezza di avere dalMa non è soltanto questo. Non la loro parte la coscienza colletsorprende più se ,entrando in un tiva del Paese segnata indelebilnegozio, nello studio di un promente dalle bombe di Capaci e fessionista, nel tinello di un'abidi Via d'Amelio.Totò Riina sta tazione , nella stanza dei ragazscontando i suoi ergastoli e zi, appesa da qualche parte,c'è Bernardo Provenzano ha mesla foto di Falcone e Borsellino, so in scena un tentativo di suicila più coinvolgente ,che li ritrae dio in carcere che, se non è sorridenti e complici di confiun'ammissione di sconfitta, ridenze, manifestamente legati da corda molto da vicino quell'afGiovanni Falcone e Paolo Borsellino sorridono sereni ai tempi della loro collaborazione grande amicizia e da profonde fermazione di Giovanni Falcone sintonie. E dire che sapevano,in dove sosteneva che la mafia è fatta da uomini e come tali, con i loro limiti e le loro sioni e illeciti arricchimenti con la complicità silen- cuor loro, che il coraggio della loro battaglia compordebolezze, non sono invincibili. In un torbido gioco di ziosa di quella zona grigia che,negli uffici della spesa tava il rischio di essere ammazzati. Da 20 anni si aspetdepistaggi e con pezzi di Stato coinvolti in una mise- pubblica e nelle istituzioni, costituisce l'area di mag- ta la verità su quelle stragi e si spera che da qualche parte vengano fuori i nomi delle "raffinate menti". rabile trattativa ancora tutta da definire, sono finiti in giore influenza del potere mafioso. carcere gli esecutori materiali delle stragi mentre re- E'fallito l'obiettivo, dunque, da parte della mafia di Sbaglia chi si affida all'oblio. stano ancora ignote le raffinate menti che quelle stra- fare arretrare la magistratura ma è fallito anche il cal-

LA CALABRIA NEI DATI ISTAT

TALARICO E SCOPELLITI CHE DICONO? Sarà pure vero che per vincere il centrodestra e per risollevare le sorti del berlusconismo in disgrazia bisogna adottare, a livello nazionale, il "modello Calabria" nel quale si riconoscono sia Scopelliti che Talarico, presidente del consiglio regionale ma, forse, farebbero bene ad allegare al modello anche i dati pubblicati dall'Istat che riguardano la Calabria. Quasi tutti gli indicatori, per qualità dei servizi, spesa sociale, risorse distribuite e quant'altro danno la Calabria mediamente al 50 per cento di quanto esprime il Nord. Non è una novità e si tratta di differenziali storici di cui non si può certamente dare la responsabilità a Scopelliti e Talarico ma è con questi dati che l'intera classe dirigente calabrese deve fare i conti, a destra e a sinistra, prima di rilasciare penose dichiarazioni di vittoria e di ripresa dopo il voto amministrativo. Non risulta che Talarico abbia messo all'ordine del giorno del prossimo consiglio regionale la discussione sui dati Istat che riguardano la Calabria né che la deputazione parlamentare tutta, di destra e di sinistra, abbia dato segni di percezione della gravità della situazione. Meglio così che subire l'onta di una sterile interrogazione parlamentare buona per la stampa compiacente. Questo, però, non può significare che Scopelliti e Talarico si sottraggono all'analisi dei dati e alle implicazioni politiche che questi comportano, magari facendo affidamento sulla distrazione del gruppo consiliare del PD, al-

le prese con il congresso che si dovrebbe tenere a giugno. Perché il vero problema della Calabria continua ad essere la inadeguatezza del suo ceto politico e della sua classe dirigente più in generale ad affrontare il nodo dei differenziali nord-sud. Non ne discutono perché non sanno cosa dire e cosa proporre, perché vivono nell'ebbrezza dei privilegi della casta e le rendite elettorali inducono a mantenere le cose come stanno. In Calabria il consenso nasce dal bisogno e, più il bisogno è diffuso, più consensi si possono avere manovrando la spesa pubblica in tutte le sue articolazioni. Chi va al potere non ha interesse a modificare lo stato delle cose. Il bene comune, la crescita, il lavoro, un maggiore benessere collettivo è roba per interviste, comizi e convegni. La pratica è ben altra. L'antipolitica non c'entra, c'è una manifesta incapacità a governare le situazioni e i processi di uscita dalle emergenze. Scopelliti si incontra col delegato di Alitalia e trionfalisticamente annuncia nuovi accordi per migliori collegamenti con la Calabria, dimenticando che alla stagione estiva ci arriviamo con i depuratori in tilt e un servizio trasporti da quarto mondo, uscito vincente dopo un assedio di tre giorni a Palazzo Alemanni. Scopelliti ha dovuto rimangiarsi il taglio di 10 milioni sui costi del trasporto pubblico lasciando immutati privilegi e rendite di posizione dei concessionari. Atterreranno più aerei a Lamezia ma non ci sarà un ser-

vizio bus di collegamento né con i capoluoghi né con le più rinomate località turistiche. Abbiamo un servizio pubblico dei trasporti che nei giorni festivi resta fermo, abrogando il diritto dei cittadini a potersi muovere nei giorni non lavorativi. Questo all'ISTAT non risulta ma lo sanno bene i cittadini utenti che la domenica e i giorni festivi, per muoversi, sono costretti ad utilizzare l'auto privata con il costo della benzina ormai prossimo a 2 euro al litro. Per non dire delle condizioni in cui versano la sanità in generale e gli ospedali in particolare. Di questo modello Calabria Scopelliti e Talarico non intendono parlare e nemmeno chi a loro sostiene di fare opposizione. Il silenzio cade sui dati Istat anche per la complicità di chi si propone come alternativa di governo a Scopelliti e al centrodestra. Nemmeno loro sanno che dire, anche perché hanno governato la regione per 5 anni con la "contabilità omerica", a detta dell'ex-ministro Tremonti. Non se ne esce se la politica continuerà a mettere in campo incapaci, mestieranti e carrieristi culturalmente non attrezzati per assumere responsabilità di governo. Per non dire degli eletti che risultano coinvolti e compromessi con gli ambienti dell'antistato. E qui la responsabilità va caricata ai partiti che li hanno scelti e candidati prima di rimproverare ai calabresi di averli eletti. Nel modello Calabria che esce dai dati dell'Istat ci stanno, con profili diversi, le responsabilità di tutti. Nessuno può chiamarsi fuori ma non si può, nemmeno, rimanere fermi. Bisogna avere il coraggio di passare la mano alla generazione che segue a quella che occupa le istituzioni da più di 20 anni. Comunque vada, non può fare di peggio.


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n. 60 - 26 maggio 2012

PD VERSO IL CONGRESSO

O SI CAMBIA O SI MUORE La riunione,apparentemente riservata, tenuta a Roma e alla quale hanno partecipato giorni fa i maggiorenti del partito in Calabria non ha dato esiti certi. Al di là dei discorsi di circostanza e degli appelli all'unità, le posizioni e le distanze sono rimaste invariate. Pesano in modo determinante le ormai prossime elezioni politiche che, seppure previste per la primavera 2013, scuotono tutti i partiti. Di sicuro c'è che ai primi di giugno,salvo ripensamenti dell'ultima ora, si terrà in Calabria il congresso regionale. I feudatari del partito pensavano di restringere le candidature a Mario Oliverio e a Mario Maiolo, rispettivamente presidente della Provincia di Cosenza il primo e consigliere regionale il secondo. Mario Oliverio veniva dato in quota a Bersani e Mario Maiolo in quota a Enrico Letta,vice di Bersani. Per Oliverio sono state sollevate questioni di statuto che escluderebbero la possibilià di concorrere alla carica di segretario mentre nei confronti di Mario Maiolo sarebbe stata sollevata la pregiudiziale che chi viene eletto segretario regionale non può candidarsi alle prossime politiche . Se le cose stanno così, è difficile prevedere con quali equilibri si uscirà dal congresso e se il partito potrà avviare una nuova stagione. Il commissario D'Attorre si è dato molto da fare per cercare di ricomporre l'unità del partito e ha dovuto rinunciare a forzare la mano per il rientro di Nicola Adamo. Al nome di Maiolo, al momento, non sembra ci siano alternative possibili ma è anche poco credibile che Maiolo possa sacrificare alla carica di segretario quella di consigliere regionale e l'aspirazione a candidarsi al parlamento. Se non ci sarà l'accordo a tavolino,dunque, si dovrà andare ad un congresso vero con tutte le opzioni aperte. Se così sarà,per la generazione degli Scalzo,dei

Mario Oliverio

Canale e dei sindaci che hanno lavorato bene sui territori sarà l'occasione per chiedere quel cambiamento di cui il partito ha bisogno. E' ora che i feudatari che hanno portato il Pd nelle condizioni in cui versa oggi facciano un passo indietro o di lato. L'esito del voto amministrativo a livello nazionale ri-

Mario Maiolo

chiede scelte immediate e coraggiose. Un segretario regionale di nuova generazione sarebbe il segnale giusto per rilanciare il partito in un nuovo progetto. Lavorare con i vecchi schemi e le vecchie logiche non porta da nessuna parte. Mai come in questo momento vale il detto o si cambia o si muore.

CONGRESSI PD

TORNARE ALLA NORMALITÀ Il congresso del PD calabrese deve essere un utile e necessario confronto sul futuro del Pd e della Calabria, coinvolgendo territori ed importanti pluralità interne al fine di concorrere - nel mentre attendiamo la pubblicizzazione dell'apposito regolamento congressuale che contenga modalità e tempi delle scadenze congressuali al superamento della gestione commissariale con un apporto di merito a partire dalla "forma Partito" - di cui alleghiamo proposta-bozza - per estenderla alle specificità dei problemi più drammatici della Calabria che, nell'attuale emergenza economica nazionale, necessitano di un approfondimento supplementare anche rispetto ai provvedimenti di riallocazione delle risorse comunitarie che il Governo Monti ha recentemente adottato, che devono costituire il preliminare ed irrinunciabile punto di verifica per costruire una reale e credibile alternativa al centrodestra. Abbiamo il diritto e il dovere di tornare alla normalità, con una classe dirigente che si occupi in modo esclusivo e prioritario della ricognizione dei nostri circoli nei territori, della costruzione e ricostruzione laddove non ci siamo mai stati o non ci siamo più, e del rilancio di una proposta politica forte e credibile per un nuovo governo regionale. Memori oltre che protagonisti della scorsa stagione congressuale, siamo pronti a la-

vorare e a contribuire con le nostre proposte al dibattito e a proporre e sostenere candidature anche unitarie, se si dovesse profilare quella di un segretario regionale che intenda, fin dalla candidatura, rispettare in modo rigoroso lo Statuto del PD, dimettendosi immediatamente e per i prossimi tre anni da qualunque altra carica o incarico politico/istituzionale/amministrativo, elettiva e/o di nomina, senza invocare deroghe o sconti ad personam, con ciò rinunciando anche alle prossime candidature a presidenze, consigli regionali, provinciali e parlamenti vari. Un intero mandato, infatti, forse non basterà, ma è sicuramente il periodo minimo necessario per riannodare il dialogo democratico con il territorio, e tra questo e le istituzioni. Chi sarà chiamato a costruire questo percorso deve imparare a conoscere il PD ed ogni più intimo difetto ed ogni più recondita virtù. E' necessario, quindi, che tutti coloro che vogliono liberamente concorrere a questa fase di costruzione sappiano incontrarsi e parlarsi, e sappiano individuare percorsi trasparenti e lineari, al di fuori di patti correntizi e liberi da qualsiasi condizionamento elettoralistico legato alla scadenza delle candidature delle prossime Politiche. Fernanda Gigliotti Direzione Nazionale PD


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n. 60 - 26 maggio 2012

PERUGINI UN ANNO DOPO In una lunga intervista a "Calabria Ora" Salvatore Perugini riflette sulle elezioni amministrative dell'anno scorso che hanno portato Mario Occhiuto alla guida della città e alla sua sconfitta al primo turno. Con Mario Occhiuto è benevolo,gli riconosce di aver operato bene sinora rammentandogli,però, che il rifacimento dei marciapiedi lo aveva già programmato lui. Muovendo dai marciapiedi, auspica che Occhiuto operi in continuità amministrativa, vale a dire di tenere conto di quanto aveva programmato lui, a parte l'auditorium cui Occhiuto ha preferito un nuovo progetto per Piazza Riforma. Al riguardo Perugini ricorda con garbo che il Comune aveva già sborsato un miliardo per il progetto iniziale ma, da capogruppo dell'opposizione, dimentica di rilevare i costi aggiuntivi che comporta il nuovo progetto. Perugini rivendica il merito di avere realizzato asili nido,di avere fatto il contratto con Ecologia Oggi per la pulizia della città e di aver salvaguardato il posto di lavoro delle cooperative A e B. Avrà anche fatto dell'altro ma, a quanto pare, non è bastato per convincere i cosentini a riconfermarlo nella carica di sindaco, falciandolo al primo turno con consensi sotto il 15 per cento. Ma la sconfitta Perugini non la attribuisce ad una valutazione negativa dell'amministrazione da lui guidata bensì al "tradimento" di alcuni consiglieri comunali ed un ex-assessore,Maria Lucente, i quali pur avendo governato e collaborato con lui si sono candidati nelle liste della coalizione di centrosinistrache ha sostenuto la candidatura di Enzo Paolini.Tradimento,ingratitudine ,opportunismo ? Perugini dimentica -o fa finta di non ricordaredi essere andato al primo turno con metà PD contrario e dopo aver inutilmente sacrificato Franz Caruso che certamente avrebbe avuto più chances di lui. Ma l'errore commesso da Perugini è stato proprio quello di imporre la sua candidatura, manifestamente inagibile come candidatura del centrosinistra per le resistenze esplicite dei partiti alleati del PD.Si preferì assecondare il gioco cinico e irresponsabile di Roma dove si lasciava prevalere, pur nella certezza che quella di Perugini era una candidatura debole, la rivendicazione della componente ex-democristiana,capeggiata da Letta e Fioroni, mentre Bersani passava la mano nella certezza che la partita si sarebbe giocata al ballottaggio fra Paolini e Occhiuto. I sondaggi parlavano chiaro segnando 10 punti di differenza fra Paolini e Perugini, a vantaggio del primo. Questo è stato l'errore di partenza seguito,al Salvatore Perugini ballottaggio, da una ostentata inerzia nei confronti della candidatura di Paolini ormai diventata quella ufficiale del PD e di tutto il centrosinistra. Se avesse seguito i consigli di CAM TELETRE, cioè di fare un passo indietro una volta constatato che il centrosinistra e metà PD bocciavano la sua ricandidatura, oggi Perugini si trovava meritatamente in pool position per le politiche dell'anno prossimo. Nel PD,invece, ancora oggi non gli perdonano di avere spaccato il partito, seminato veleni al primo turno e per soli 900 voti , venuti a mancare, aver regalato la guida della città al centrodestra . Poteva accontentarsi di rimanere nell'ANCI a livello nazionale, come è accaduto, e attendere pazientemente le politiche del 2013 per avanzare o far avanzare la sua candidatura al parlamento dove certamente avrebbe fatto ben figurare la Calabria e Cosenza. E' andata diversamente,per sua scelta e non per colpa altrui.

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PERUGINI E LA SUA SCONFITTA Qualcuno che gli è disinteressatamente amico dovrebbe spiegare a Salavatore Perugini, ormai a distanza di un anno, che l'unico artefice della sua sconfitta, al primo turno delle amministrative dell'anno scorso, è lui e soltanto lui.Avrebbe potuto fare il passo indietro che gli era stato richiesto, posizionandosi per un dovuto risarcimento alle prossime politiche, e invece ha brigato a Roma, in nome dell'ascendenza democristiana,per essere ricandidato. Gli era stato chiesto di impegnarsi per ricompattare tutto il PD sulla sua candidatura e,non riuscendovi, la impose ugualmente. I numeri usciti dalle urne al primo turno sono consegnati alla storia politica della città e segnano inequivocabilmente la sua sconfitta politica e personale che non ha niente a che fare con i marciapiedi, gli asili nido e le cooperative A e B ma discende dalla sua cultura di governo che ha precipitato la città nel degrado e nella conseguente perdita d'immagine e di ruolo. Non bastava chiudersi in Comune e starci fino a sera,come amava compiacersi, perché contavano le decisioni prese e le risposte date alla città sempre più scontenta della bassa qualità dei servizi e dello scadimento delle funzioni di capoluogo. Oggi Perugini, dalle colonne di Calabria Ora,lamenta di essere stato abbandonato da consiglieri comunali che avevano collaborato con lui e che optarono per liste a sostegno di Enzo Paolini, trascurando di considerare che ,a voler conteggiare le preferenze raccolte da chi l'avrebbe abbandonato, andrebbe poco più in là di quel 14 per cento di consensi che segnò la sua bocciatura da parte dei cosentini. Oggi Perugini lamenta anche il mancato ruolo dei partiti durante il suo mandato e dimentica di aver sempre rivendicato di voler amministrare col consenso dei partiti espressione della sua maggioranza, di fatto in un rapporto di dipendenza e di acquiescenza. Perugini è stato bocciato nelle urne per come ha governato la città.Se ne faccia una ragione e capitalizzi gli errori commessi come esperienza da non ripetere. Quanto agli abbandoni e ai tradimenti lamentati, si chieda lui quanto è stato coerente con il lungo applauso che la platea del Citrigno gli tributò, quando Bersani venne a Cosenza per sostenere la candidatura di Paolini, come apprezzamento per il suo dichiarato impegno ,nel ballottaggio, a sostegno del candidato del centrosinistra . I numeri del ballottaggio sono disponibili,insieme a quelli del primo turno, e raccontano un'altra storia, a partire dalle sezioni di Donnici, che a volerci tornare sopra, evoca ben altri tradimenti con i quali il PD non ha finito di fare i conti. Eugenio Barca Ferdinando Gualtieri Aurelio Morrone


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n. 60 - 26 maggio 2012

SPESA SANITARIA

SE L’ASP NON PAGA Con una interrogazione parlamentare ai ministri competenti, l'on.le Angela Napoli solleva il problema dei costi cui va incontro l'ASP di Cosenza per risolvere con lodi arbitrali il suo contenzioso con le case di cura che vantano crediti non soddisfatti. L'incipit dell'interrogazione induce a ritenere che all'on.le Napoli stiano a cuore più gli studi legali e la categoria degli avvocati piuttosto che la spesa sanitaria, considerato che interroga per sapere: "quali avvocati sono stati nominati come arbitri e se sono ricorrenti sempre gli stessi professionisti o comunque gli stessi studi legali, a quanto ammonta complessivamente l'esborso delle aziende sanitarie per i compensi dei componenti dei collegi arbitrali, a quanto ammontano le risorse oggetto di transazioni in esito a giudizi arbitrali". Dopo l'incipit sugli avvocati l'on.le Napoli passa alle case di cura, avendo scoperto che i lodi arbitrali riguardano il contenzioso dell'ASP con la sanità privata. Più precisamente la parlamentare di FLI sostiene che "in Calabria nell'ultimo periodo, sembrano essere stati perfezionati degli strani accordi in alcune aziende sanitarie provinciali e i loro creditori e molti di essi sono stati stipulati con l'Azienda Sanitaria di Cosenza e riguardano proprio i crediti verso case di cura. La maggior parte di questi crediti sembrerebbero essere individuabili nelle somme riferite all'extrabudget delle case di cura private accreditate". Fin qui sembrerebbe che all'on.le Napoli interessi il mancato pagamento alle case di cura dei crediti vantati con conseguente aggravio di costi " a tutto danno dell'economia pubblica". Invece no. L'on. Napoli torna all'incipit sugli avvocati e scende nel dettaglio scegliendone uno, l'avv. Enzo Paolini, il quale è anche presidente nazionale dell'AIOP, cioè l'associazione che raggruppa le case di cura

Angela Napoli

accreditate. Per l'on.le Napoli l'avv. Paolini si troverebbe in una condizione di conflitto d'interessi poiché, rappresentando le case di cura, non può partecipare ai lodi in qualità di arbitro. Pare che l'equivoco stia tutto qui, come spiega l'AIOP in un comunicato di precisazione. L'avv. Paolini, cioè, non è arbitro terzo fra case di cura e

ASP ma soltanto difensore di parte delle case di cura. Rimane il dubbio come abbia fatto l'on.le Napoli, così accorta quando solleva conflitti di competenza e favoritismi torbidi, a confondere il ruolo di difensore dell'avv. Paolini con quello di arbitro. Probabilmente lo spiegheranno i ministri interrogati.

PRECISAZIONE DELL’AIOP SULL’INTERROGAZIONE DI ANGELA NAPOLI Di solito l'on.le Angela Napoli, protagonista di coraggiose battaglie contro mafie e criminalità, non si presta a interrogazioni finte o strumentali per fare da sponda a intrighi politici o parapolitici di ispirazione locale,perché ne andrebbe della sua credibilità. Questa volta debbono averla informata in maniera alquanto confusa se si trova a metter la firma ad una interrogazione parlamentare finalizzata ad avere chiarimenti sui lodi arbitrali che si svolgono presso l'ASP di Cosenza per risolvere i contenziosi pendenti fra Azienda Sanitaria Provinciale e case di cura dell'ospedalità privata. L'on.le Napoli rileva che i lodi arbitrali rappresentano un onere per le finanze dell'ASP e fa esplicito riferimento anche alle parcelle che vengono liquidate ai professionisti impegnati nella determinazione del lodo arbitrale. In particolare l'on.le Napoli rileva,ipotizza e denuncia una situazione di conflitto d'interessi per quanto riguarda il ruolo svolto nei lodi arbitrali dall'avv. Enzo Paolini del Foro di Cosenza. Il conflitto d'interessi scaturirebbe dal fatto che l'avv. Enzo Paolini, rivestendo la carica di presidente nazionale delle case di cura associate all'AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata), non può "in qualità di arbitro" partecipare ad un lodo arbitrale in cui il contenzioso in atto vede in conflitto con l'ASP una casa di cura associata all'AIOP di cui l'avv. Paolini è presidente.

Si vuole concedere che l'on.le Napoli abbia usato l' espressione "in qualità di arbitro" in senso strettamente tecnico, contrariamente al senso comune che intende l'arbitro come figura al di sopra delle parti in conflitto. L'on.le Napoli sa che un collegio arbitrale è composto da tre "arbitri" di cui, a voler sciogliere l' ambiguità del termine, due sono rispettivamente legali delle parti in conflitto, cioè ASP e casa di cura, mentre il terzo è nominato con il benestare degli altri due. Se l'on.le Napoli intende sindacare il ruolo dell'avv. Paolini in quanto legale di una parte deve mettere in discussione l'istituto dell'arbitrato, poiché il ruolo che svolge l'avv. Paolini, come quello del legale dell' ASP, è pienamente legittimo ed è richiesto dalla legge. Se,invece,all'on.le Napoli sta a cuore la spesa sanitaria in Calabria e,più in particolare, quella in quota all'ASP di Cosenza, forse dovrebbe formulare una interrogazione finalizzata a chiarire perché mai l'ASP di Cosenza, anzicchè riconoscere il dovuto alle case di cura per le prestazioni erogate, nega i pagamenti e alimenta il contenzioso legale. In ultimo è ampiamente spiegabile che una casa di cura dell'ospedalità privata si faccia assistere e rappresentare dall'avv. Paolini che gli interessi della ospedalità privata li rappresenta e tutela a livello nazionale. Senza alcun conflitto. Aiop Calabia



Cs Oggi n.60 -2012