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AREA URBANA NUOVA SERIE N. 48 - 3 MARZO 2012

si legge su internet digitando www.cosenzaoggi.it

www.cosenzaoggi.it EDITORIALE

SCOPELLITI-GIARDINA

SE IL LODEN È DI DESTRA Per lungo tempo si è discusso ed alla fine si è acquisito, almeno per una generazione, che l'eskimo era di sinistra ed il giubbotto di pelle nera, associato agli occhiali rayban, era di destra. Vi erano, comunque, anche delle subordinate che riguardavano altri dettagli dell'ordinario abbigliamento. Ora, grazie all'avvento del governo dei professori, è toccato all'inoffensivo e indisturbato loden, cappotto più prossimo alla sobrietà (e ti pareva!) del saio che alla moda attillata e curvilinea. Lo ha rilanciato il presidente Monti il quale, a dire il vero, non disdegna nemmeno i giacconi sportivi sopra il ginocchio che servono ad alleggerire l'immagine della scorta che lo circonda quando raggiunge a piedi palazzo Chigi. Ordunque il loden entra in scena per una battuta di Nichi Vendola nei confronti di Waletr Veltroni il quale si era lasciato andare sul famigerato art. 18, ritenendolo in qualche modo modificabile senza intaccarne il principio. Apriti cielo e Walter si ritrova collocato, per la posizione giudicata eretica, nella "destra con il loden", cioè tecnocraticobancaria e, perché no, anche miliardaria. Un'offesa da lavare col sangue persino per il padre dell'"anchismo" capace di coniugare gli opposti, per il quale il termine "sinistra" è "una categoria politica, culturale e civile...". Ha preteso, quindi, le scuse da Nichi, diversamente-ha dichiarato-si pone un problema politico. Le scuse non sono arrivate e nel PD non è bastata l'algida e avara dichiarazione di D'Alema ("certamente Veltroni non è di destra") a placare le polemiche che dividono il partito sull'art. 18. In verità c'è di più perché Veltroni si è spinto ad affermare che "non bisogna lasciare Monti alla destra", suscitando anche qui non poche reazioni. Naturalmente la posizione politica di Veltroni è più ricca e più complessa e le semplificazioni sono funzionali alla lotta interna. Spiega Veltroni: "L'idea che qualcuno possa decidere di dare etichette, di attribuire patenti e collocare una persona diversamente da dove sta la storia di una vita è inaccettabile. È un vecchio e pericoloso vizio che ritorna... c'è sempre qualcuno che ti spiega che bisogna essere più a sinistra di altri". Loden a parte, di vero e di sicuro c'è che Veltroni ha rotto un lungo silenzio che durava dalle sue polemiche dimissioni da segretario del partito e si è messo in campo per una nuova battaglia, dentro e fuori dal partito. E Vendola con la foto di Vasto ci sta tutto dentro.

TALARICO CI RIPENSA

SE SCOPELLITI HA FIRMATO

Non c'è voluto molto per il presidente del consiglio regionale, Francesco Talarico, per rendersi conto

Si è scritto molto sull'interrogatorio subito da Scopelliti in merito al "caso Fallara" e non poteva

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IL CASO MORELLI

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INDAGINI A RILENTO

«A DISPOSIZIONE...»

BELCASTRO E LA ZONA GRIGIA

Della cosa, al limite dell'incredibile, ne ha dato notizia il Corriere della Sera, poi ripresa dalla stampa locale.

Non è chiaro cosa abbia convinto il deputato Elio Belcastro di "Noi Sud", a rivolgersi al ministro della

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SANITÀ

CIRCOLARE VELOCE

GUCCIONE E LARATTA IN TOUR

E RENDE INTRIGA

Potevano farlo prima, quando governavano insieme a Loiero ma va bene lo stesso. Vanno anzi incorag-

E' un "dejà vu" la manfrina messa in scena dal comune di Rende sulla circolare veloce varata dal

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SCOPELLITI-GIARDINA

TALARICO CI RIPENSA che, nella polemica di Scopelliti col colonnello dei ROS Giardina, aveva fatto pipì controvento. Qualcuno, al di là della numerosa cerchia dei turibolari che, ad ogni esternazione, lo applaudono per gratitudine, deve averlo indotto a riflettere sul conflitto istituzionale che aveva innescato fra la massima istituzione regionale e l'arma dei carabinieri, nello specifico rappresentata da un alto ufficiale di grandi meriti quale viene considerato il colonnello Giardina. Per primi avevamo osservato che il rinvio del consiglio regionale e il tentativo maldestro di far passare per solidarietà a Scopelliti l'aggiornamento della seduta, non giovavano allo stesso Scopelliti che aveva tutto il diritto di difendersi ma senza coinvolgere il consiglio. Talarico, invece, forse per il solito protagonismo più che per un eccesso di zelo, ha rivendicato ed enfatizzato il significato di quel rinvio votato "all'unanimità". Una sottovalutazione gravissima che politicamente gli è costata una interrogazione dei parlamentari del PD, una imbarazzata marcia indietro di Sandro Principe e la presa di distanze di consiglieri della stessa maggioranza. Ma il dispiacere più grande, al Talarico formatosi nelle scuderie democristiane di Lamezia, lo ha dato Pierferdinando Casini, il quale gli ha fatto sapere che era da irresponsabili entrare in conflitto, sia pure a distanza, con la benemerita arma dei carabinieri che gode della gratitudine dei cittadini italiani, al di là delle appartenenze politiche, per il lavoro e la protezione che assicura in ogni angolo del Paese. E ancora non si era verificato l'episodio che ha visto un esponente del movimento TAV insultare e provocare un carabiniere in servizio di ordine pubblico, rimasto impassibile e finito in tutti i telegiornali e nell'universo web, al quale è andato l'encomio del comando generale e del capo dello Stato oltre che la solidarietà e l'apprezzamento di gran parte dell'opinione pubblica. Ma questo Talarico non poteva prevederlo. Bene ha fatto, quindi, dopo il flop del consiglio regionale che aveva deciso"all'unanimità", a chiedere di poter rendere visita al comando dei carabinieri di Reggio. L'idea non deve essere stata la sua perché, se Talarico fosse capace di così ovvie considerazioni, non si sarebbe avventurato a coinvolgere il consiglio nella vicenda giudiziaria di Scopelliti il quale, dal canto suo, meno sprovveduto, le cose che voleva dire le ha dette con una conferenza stampa, pienamente legittima. E la dimostrazione di quanto sia lontano Talarico, dal livello e dal profilo di un politico maturo e consapevole del ruolo che ricopre, è data dal comunicato stampa elaborato dal pacchetto di mischia di giornalisti di cui si è circondato, col quale si rende conto dell'incontro avvenuto nel comando dell'arma e degli apprezzamenti che Talarico ha espresso per il lavoro che l'arma svolge quotidianamente in un territorio difficile e complesso com'è quello calabrese. Cosa avranno potuto pensare gli ufficiali, che erano davanti a lui a raccogliere gli apprezzamenti, non è difficile immaginarlo ma sono stati al gioco. In fondo Talarico di più non poteva fare per farsi perdonare l'errore commesso. Con un po' più di stile e basso profilo poteva, forse, limitarsi a dare notizia della visita fatta risparmiandosi gli apprezzamenti, tardivamente riparatori. Chiunque avrebbe capito. Difficile dire, ora, se può bastare per chiudere l'incidente. I carabinieri sono gente semplice, autentici figli del popolo nel monito pasoliniano, tutt'altro che di riflessi lenti come li vorrebbe certo cabarettismo. Rischiano la vita ogni giorno e chiedono rispetto per il lavoro che svolgono che, in ogni caso, è sempre sottoposto al vaglio ed al giudizio della magistratura. Se la lezione è servita d'insegnamento per il futuro, a Talarico ed a tutto il consiglio regionale, può bastare.

Rimane da verificare quali danni d'immagine Talarico ha arrecato all'ufficio di presidenza, quali lesioni ha prodotto nella tenuta della maggioranza, nei rapporti con l'opposizione e, soprattutto, nei rapporti con Scopelliti il quale, dopo la visita di Talarico al comando di Reggio, di fatto rimane isolato. Talarico, insomma, ha di che preoccuparsi per il mantenimento della presidenza del consiglio. Gli aspiranti non mancano e non si dovrà aspettare molto per capire chi ha cercato, nella maggioranza e nel PDL, di avvantaggiarsi, al di là delle esternazioni di rito, dei guai giudiziari di Scopelliti. Francesco Talarico

INDAGINI A RILENTO

SANITÀ

BELCASTRO E LA ZONA GRIGIA

GUCCIONE E LARATTA IN TOUR

Giustizia perché disponga una ispezione alla Procura di Cosenza. Il botto è forte anche perché, di questi tempi, è difficile che un politico cerchi rogne con la magistratura. C'è però da tenere conto che Belcastro fa anche parte della commissione parlamentare Antimafia dove, con le audizioni che si effettuano, si può venire a conoscenza di fatti e vicende altrove segreti. E' una ipotesi ma non se ne registrano altre, anche se c'è il precedente che in passato analoga iniziativa Belcastro ha preso nei confronti della Procura di Reggio. Belcastro dichiara di agire in nome della verità. Sarebbe, infatti, venuto occasionalmente a conoscenza, da fonte autorevole, che presso la Procura di Cosenza giacciono indagini delicate che riguardano la ormai famosa "zona grigia", quella che per il procuratore Pignatone, che se ne intende, costituisce il partner indispensabile del malaffare mafioso e non. Senza le connivenze e la complicità della zona grigia, cioè dei colletti bianchi che diventano sporchi, l'intreccio mafia, politica, affari non sarebbe possibile. Pignatone ha spiegato che la complicità non prevede e non richiede una esplicita adesione al disegno criminoso poiché si può realizzare sotto altra forma, facendo finta di non vedere e di non capire, di lasciar correre, di non esercitare i dovuti controlli o di limitarli alla forma e non alla sostanza. Nella zona grigia ricadono tutte le professioni e i ruoli istituzionali dei colletti bianchi. Elio Belcastro, in pratica, vuole sapere cosa c'è di vero circa alcune delicate indagini che coinvolgono politici di rango e di cui si è mormorato qualcosa sulla stampa, senza conferme e senza smentite. Se si tratta di un polverone tirato su ad arte-fa capire Belcastro-bisogna chiarirlo, diversamente si spieghi cosa manca alla conclusione delle indagini. Nel mirino del deputato di "Noi Sud" pare ci siano i consiglieri regionali. A suo parere le indagini si protraggono oltre i tempi tecnicamente compatibili per cui è legittimo chiedere l'intervento del ministro. Sul piano formale c'è poco da obiettare. Forse Belcastro avrebbe potuto chiedere un incontro col procuratore di Cosenza, se si trattava soltanto di avere notizie. In fondo il registro degli indagati è accessibile. Più probabile che Belcastro sappia più di quanto dice e abbia voluto mettere il cappello su accadimenti prossimi a venire che vanno a impattare sugli equilibri politici esistenti in Calabria. Fra un anno, se non prima, si vota e se qualche potentato salta per tempo, ci sarà minore concorrenza. Per intanto si può solo fantasticare mentre a qualcuno fischiano pericolosamente le orecchie.

giati Carlo Guccione e Franco Laratta, che si sono presentati senza preavviso a visitare ospedali, laboratori e prontosoccorsi in città e provincia. La visita ha fruttato la presa d'atto che le cose stanno peggio di come le si racconta. Una volta preso atto della situazione, rimane da decidere il passo successivo, diversamente che senso ha andare in giro per gli ospedali. Di misteri da rivelare ce ne sono pochi. Al "tavolo Massicci" sanno tutto e quello che non dovessero sapere lo ha acquisito la commissione parlamentare presieduta da Leoluca Orlando, venuta più volte in Calabria per indagare su episodi di malasanità. In sanità si ruba, si ruba allo Stato, si ruba la salute ai cittadini con sprechi e dissipazioni, si trasformano gli ospedali in centri di clientelismo elettorale. I manager che presentano bilanci in deficit vengono premiati, almeno in passato, grazie ad una contabilità definita "omerica" perché orale e non adeguatamente documentata. E allora ?Guccione e Laratta conoscono nomi e cognomi dei signori della sanità calabrese, di Carlo Guccione chi li rappresenta e lavora per i feudi elettorali di riferimento. Il meccanismo è ben noto e la malasanità è notoriamente coperta dalle protezioni politiche. A voler fare sul serio. bisogna mettere in piazza le verità documentabili, con nomi e cognomi, anche per fare assumere alla magistratura le sue responsabilità. Anche la stampa e l'informazione in genere dovranno misurarsi con verità scomode. Gruccione e Laratta si prendano la relazione della Corte dei Conti, capitolo sanità, e vadano in giro per la Calabria ad illustrarla ai calabresi affinché anche loro si prendano le loro responsabilità. Chiamino i circoli cittadini del PD a vigilare su ospedali e ambulatori, a raccogliere i giudizi e le pene di chi ha bisogno di cure. Si dia sostegno ai medici che si impegnano con coscienza e responsabilità e vengono umiliati dai feudatari politici della sanità. Si porti la lotta fuori dagli ospedali. Il resto è inutile messinscena che non produce nulla e che non preoccupa le cricche impunite che hanno portato la sanità calabrese allo sfascio.


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SE SCOPELLITI HA FIRMATO mancare che, sulle risposte date, qualcuno ci ricamasse sopra, pervenendo a conclusioni affrettate che restano di competenza della magistratura. Per il resto si può essere o non essere d'accordo con Scopelliti ma, fino a prova contraria, bisogna rispettare il senso delle sue affermazioni. Il punto da chiarire è se, nel firmare come sindaco gli atti che gli venivano sottoposti dai dirigenti, era tenuto a leggerli e controllarli. Da un punto di vista formale, non vi è alcun dubbio, diversamente non si comprenderebbe perché viene richiesta la firma del sindaco. Nella pratica è risaputo che, salvo casi particolari, ci si rimette alla fiducia ed al senso di responsabilità dei dirigenti. Anche per questo vengono superpagati. Se un sindaco dovesse sospettare, come metodo di lavoro, dell'infedeltà dei suoi più diretti collaboratori, non avrebbe più tempo per occuparsi d'altro. Naturalmente corre dei rischi. Con la Fallara, però, il rapporto di Scopelliti era diverso, checchè ne dica il coordinatore provinciale del PD reggino, Mommo De Maria, che prende la scorciatoia della via giudiziaria, nella lotta politica, per ovviare alla inadeguatezza del PD nel contrastare Scopelliti. E torna un concetto che vuole essere sentenza, già collaudato sulla pelle dei socialisti, che "Scopelliti non poteva non sapere". Per quanto inverosimile possa sembrare, è possibile che effettivamente Scopelliti si fidasse della Fallara ciecamente. Si conoscevano da bambini, Scopelliti l'aveva voluta Peppe Scopelliti accanto a sé per sentirsi sicuro, non erano emerse ragioni per dover dubitare di lei. E quando le irregolarità vengono fuori e la Fallara non può più nasconderle, se ne vergogna, confessandolo per sms a Scopelliti. Poi la tragica e oscura fine con l'acido muriatico e niente autopsia. C'è una domanda che ancora non è stata fatta e riguarda chi può aver approfittato della Fallara, direttamente o indirettamente. I milioni di euro spostati da un capitolo all'altro chi hanno arricchito? Da quanto si è potuto leggere a Scopelliti personalmente non è andato nulla e, quindi, stando ai fatti, gli si può imputare soltanto un omesso controllo. Saremmo gli ultimi a sorprenderci se venisse fuori che la Fallara era finita in un gioco più grande di lei, condotto da registi più o meno occulti, che porta oltre Scopelliti. Bisogna aspettare il tempo che richiedono le aule di giustizia. Per il resto Scopelliti deve preoccuparsi delle dichiarazioni fatte dal colonnello Giardina, che vanno convalidate da chi ne deve verificare corrispondenza e fondatezza.

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IL CASO MORELLI

«A DISPOSIZIONE...»

I legali del consigliere regionale Franco Morelli, PDL, arrestato il 30 novembre perché coinvolto in una indagine condotta sull'attività di alcune famiglie di mafia trapiantatesi al nord, avrebbero (il condizionale è d'obbligo) argomentato la richiesta di scarcerazione sostenendo che "mettersi a disposizione" è un obbligo cui non può sottrarsi chi vuole fare politica in Calabria. Detta così, è una semplificazione poco attendibile che giustificherebbe lo stupore del GIP di Milano il quale ha respinto la richiesta di scarcerazione. A voler andare al di là della semplificazione, ci si può spingere ad ipotizzare cosa, in effetti, i legali di Morelli abbiano voluto significare al di là dei tecnicismi giuridico-processuali. Non v'è dubbio che, soprattutto nel Mezzogiorno e in Calabria in particolare, il clientelismo e più in generale l'acquisizione del consenso, tout court, domina la politica. Per acquisire consenso, conservarlo, capitalizzarlo e ottenerne una rendita in termini di potere e di carriera politica, bisogna mettersi "a disposizione" di chi presenta una richiesta, pone un problema o espone un bisogno. La fidelizzazione del consenso e, quindi, del voto avviene attraverso il meccanismo del do ut des, che è cosa ben diversa della chiacchiera astratta dei convegni fumogeni e dei congressi di partito. E' potere allo stato puro, è la possibilità di influenzare ed ottenere decisioni istituzionali, orientare appalti, licenze, concessioni, finanziamenti, assegnazione di posti di lavoro e quant'altro fa parte della domanda sociale. Il discrimine sta nel fatto che il politico non intende rispondere alla domanda sociale in generale ma a quella specifica del proprio territorio e della propria cerchia di conoscenze e relazioni curate in chiave elettoralistica. E' pur vero che esiste il reato del voto di scambio ma, è stato spiegato, è difficile da dimostrare poiché presuppone che siano in due a riconoscere lo scambio. Ma qui siamo sul clientelismo di sistema. Nel caso di Franco Morelli, verosimilmente, i legali puntano a sostenere che Morelli si sia messo a disposizione delle famiglie Valle e Lampada ignorando chi fossero realmente e quali legami avessero. Come a voler significare che essendo in Calabria il clientelismo la pratica diffusa e dominate del fare politica, si può incorrere in incidenti di percorso che possono anche portare all'accusa di associazione mafiosa, come è capitato a Franco Morelli che, però, ha finito per trovarsi implicato in uno scenario di interessi che vanno al di là dei confini regionali. Sarà compito dei suoi legali sviluppare il concetto che mettersi a disposizione in politica implica il rischio di cattivi incontri e pericolose frequentazioni, senza con ciò configurare l'associazione mafiosa. Può darsi che funzioni ma si tratta comunque di tecniche processuali. Il clientelismo, comunque praticato, a qualsiasi livello, è il vero flagello della vita democratica del nostro Paese. In Calabria, poi, il clientelismo assurto a sistema e condiviso dai partiti, produce la peggiore classe politica dello scacchiere nazionale. Gaetano Salvemini diceva impietosamente: la più miserabile d'Europa.

CIRCOLARE VELOCE

E RENDE INTRIGA sindaco Occhiuto e che,in via sperimentale,sta già dando riscontri positivi.Ma se va bene per Cosenza non va bene per Rende,toccata soltanto in quel di Roges. Ora il punto è che di circolare veloce si parla da mesi,in relazione anche ai ritardi cumulati e previsti per i lavori della metropolitana, e non si spiega perché il sindaco Cavalcanti non ha parlato prima anzicchè indulgere ad un atteggiamento di sufficienza e di distacco assunto dal "principato" all'annuncio dell'iniziativa. Le argomentazioni del sindaco Cavalcanti sono di profilo alto e condivisibili nel merito quando sostiene che una politica dei trasporti,quale che sia l'amministrazione che prende l'iniziativa,è valida se proiettata in una logica di area urbana.Diversamente si torna indietro,alla logica dei campanili e alle sub-culture rurali. Si dà il caso che Cavalcanti per parte sua,con alle spalle un assessorato ai Trasporti e studi mirati sull'area urbana,e Mario Occhiuto con le sue competenze specifiche di urbanista abbiano di che scambiarsi senza cadere nei provincialismi dei primati e delle lese maestà. Per comprendere le incomprensioni di oggi bisogna andare a quelli che sono stati i rapporti fra Rende e Cosenza dopo la morte di Mancini,il quale era stato largamente concessivo nei confronti di Rende pur di far decollare realmente l'area urbana ed integrare le due realtà.Fu generoso col percorso della metropolitana,fu generoso con la leadership del PIT ma,come risposta, dovette registrare una forte oposizione nel momento in cui tentò di far superare ai bus dell'Amaco i confini del Campagnano per giungere,in pochi minuti,all'università.Vennero appostate delle sentinelle per segnalare i bus in arrivo e ben 16 bus finirono sequestrati per violazione dei confini comunali. Una vicenda penosa che servì a fornire all'opinione pubblica la differenza sostanziale di profilo politico fra le due amministrazioni e la divaricazione fra diverse culture di governo. Scomparso Mancini , Sandro Principe ha avuto gioco facile,per maggiore esperienza e indiscussa abilità,a far prevalere sempre più gli interessi di Rende e ad estenderne l'influenza su Cosenza,sottraendole ruolo e funzioni.Gli va riconosciuto,sia pure con la precisazione che ,con un Perugini di fronte,attento più alle convenienze politiche che amministrative,non ci voleva molto. Se si riflette a quanto accaduto con la Valle Crati SpA ed il consorzio,del tutto sotto l'influenza ed il controllo del "principato",si comprende quali sono stati, nel recente passato, i rapporti di forza fra Cosenza e Rende. Con l'elezione di Cavalcanti a Rende e di Occhiuto a Cosenza,si è verificata una svolta che non era nell'ordine delle cose dette in campagna elettorale dove l'area urbana era argomento di lunghe quanto astratte dissertazioni.E' accaduto,invece, che il sindaco Occhiuto abbia messo mano,in ordine di priorità, al recupero di ruolo e di funzioni per Cosenza ed ha iniziato col mettere in discussione il percorso e l'utilità della metropolitana,avanzando la proposta di una circolare veloce su gomma per assolvere ad un trasporto rapido e puntuale.Non solo.Ha messo subito in atto una campagna di marketing turistico,per i cosentini e i non cosentini,col bus panoramico scoperto,i gazebo informativi con i depliants turistici sulla città,la sua storia,le sue testimonianze.Anche nei confronti della movida trasferitasi a Rende ha messo in atto iniziative di recupero,razionalizzando l'isola pedonale,ripulendo Viale Mancini dalle erbacce e rendendo più ospitale la città, stimolando l'innalzamento della qualità dei servizi. Insomma quello che un sindaco deve fare per la sua città ma Occhiuto è un urbanista e,in questo senso, vede più lomtano di altri e anche Piazza Bilotti,riveduta e corretta,rientra nel suo progetto di rilancio del capoluogo.Anche lo spostamnento della fiera di San Giuseppe lungo l'asse di Viale Mancini punta a trasformare in evento dell'area urbana un appuntamento rimasto negli angusti schemi di una tradizione rionale.Forse a Cavalcanti tutto questo può non dispiacere,anche perché non si vede quale danno ne possa venire a Rende ma a qualcun altro sì. Nel "principato",infatti,c'è una cultura di governo residuale che ha sempre giocato sui campanili e su una rumorosa quanto sterile competitività con Cosenza. La "rendesità" non è un concetto identitatrio,pienamente legittimo,ma un elemento di forzata contrapposizione a Cosenza.Quanto di positivo realizzato a Rende,che nessuno disconosce, vale non per ciò che rappresenta in sé ma per ciò che significa nel confronto con Cosenza che di colpe,politiche,amministrative e urbanistiche,certamente ne ha da farsi perdonare.Occhiuto è consapevole di tutto questo e si è messo al lavoro senza farsi distrarre,nella consapevolezza che Rende può tranquillamente diventare la Las Vegas della Valle del Crati ma senza la pretesa di voler inglobare la città di Telesio ,cui ebbe a far visita Federico II e dove furono fucilati i Fratelli Bandiera. Che Rende si glori pure della San Carlo Borromeo e dei troppi centri commerciali che ospita,come pure delle residenze universitarie e del loro indotto.Senza intrigare per ostacolare il capoluogo.Cosenza ha altri doveri nei confronti della sua storia e del suo ruolo e, se proprio non si può,la circolare veloce può anche fermarsi a Roges. Sarà un piacere continuare a piedi.


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PALAZZO DEI BRUZI

SAN GIUSEPPE BIPARTISAN Sembrava che sulla location della fiera di San Giuseppe dovesse svolgersi in consiglio comunale una battaglia senza esclusione di colpi, fra maggioranza e opposizione, ma poi tutto si è risolto con un documento comune che conferma le capacità di manovra e di persuasione del sindaco Occhiuto, alla distanza politicamente meno sprovveduto di quanto lui stesso voleva far credere in campagna elettorale. L'urbanista-sindaco è convinto che la fiera nel centro storico presenta situazioni di rischio e che dislocandola lungo l'asse di Viale Mancini coinvolge maggiormente la città con ricadute ottimali anche per il flusso dei visitatori dall'hinterland e dalla provincia. E' vero. Le situazioni di rischio erano sotto gli occhi di tutti ma nessuno si è mai chiesto, nel caso qualcuno fosse stato colto da un possibile malore, come faceva un'ambulanza, nella penetrazione dei corpi, ad arrivare sul posto. Per altro, il fatto che la fiera di San Giuseppe risalga al medioevo non significa che deve mantenere, nel terzo millennio, le caratteristiche arcaico-pastorali delle sue origini. Sarebbe un non senso. Ma, in effetti, il problema non era questo, almeno per come lo aveva posto Enzo Paolini in una intervista a "Il Quotidiano". Il leader dell'opposizione in consiglio comunale poneva il problema di non svuotare di funzioni e di significato il centro storico, a fronte di un abbandono e di un degrado inarrestabile, rispetto al quale l'amministrazione guidata dal sindaco urbanista non ha fatto registrare iniziative di rilievo. Spostare la fiera senza compensare il centro storico con altre manifestazioni di richiamo e di stimoli per le attività ad oggi sopravvissute, sarebbe una decisione discriminatoria che non tiene conto del legame dei cosentini col centro storico. E, in effetti, dal sindaco urbanista ci si aspettava qualcosa di più dopo il bus scoperto e il festival settembrino al parco fluviale. Ma non è detto. Può darsi che dopo aver chiuso con Piazza Bilotti e la circolare veloce, l'attenzione si sposti al centro storico. Anzi è proprio questo l'impegno che il sindaco avrebbe assunto con i gruppi di opposizione raggiungendo così l'unanimità del consiglio su un documento comune. Sul piano politico anche l'opposizione può, quindi, ritenersi soddisfatta se l'impegno verrà mantenuto. In verità una opposizione politica vale per ciò che riesce a far passare nell'interesse della città e non per le difficoltà che riesce a creare all'amministrazione in carica. Ora ci si aspetta che al Duomo ed al Castello, per citare soltanto due esempi, che sono il corpo centrale della storia della città, si dedichi la stessa attenzione riservata alla fiera delle ceramiche, dei vimini e dei piatti. Con Mancini sindaco si mise in scena il corteo storico della venuta di Federico II a Cosenza, che fu replicato con la Catizone, che certamente necessitava di arricchimenti e affinamenti e che Perugini, fra i suoi molti successi, ha il merito di averlo cancellato. Per mettere mano al centro storico, dunque, il sindaco Occhiuto non ha bisogno di suggerimenti. Ne faccia una Chinatown, uno spaccato multietnico, un quartiere notturno, un quartiere universitario e degli artisti o altro. E' mestiere suo, gli esempi non mancano. Il centro storico ha soprattutto bisogno di essere vissuto, non è un monumento, non basta visitarlo e contemplarlo. Il centro storico è un contenitore di storia e di memorie e nella giunta del sindaco non mancano certo le sensibilità e le competenze per valorizzare storia e memorie. Diversamente non sarà né Piazza Bilotti, né la circolare veloce e nemmeno il Ponte di Calatrava, se mai si farà, a restituire a Cosenza funzioni, ruolo e prestigio di capoluogo. E Occhiuto avrà operato al di sotto delle sue capacità.

IL PD NON C’ERA "Con un documento da noi sottoposto all'attenzione del consiglio comunale, abbiamo impegnato il sindaco nel dare maggiore attenzione al centro storico. La parte vecchia della città è stata mortificata dallo spostamento della Fiera di San Giuseppe. Una scelta che continuiamo a reputare infelice per i tanti che vi partecipano, per i tanti che vi lavorano. A questo punto c'è da augurarsi che davvero il sindaco si impegni in maniera forte per il centro storico. Ma anche che il consiglio sia tornato ad essere il luogo di discussione delle questioni cittadine, dopo il brutto precedente del mancato dibattito sullo spostamento del Coni. Quello che invece ci lascia perplessi è ancora una volta il comportamento del Partito Democratico che ha chiesto con forza di discutere dello spostamento della fiera dal centro storico e poi ha abbandonato precocemente col suo unico rappresentante presente in aula. Non è la prima volta che succede. Ricordiamo anche il consiglio in cui si votavano le linee programmatiche e dove i rappresentanti del partito che amministrava fino all'altro ieri la città, hanno fatto la stessa cosa, non partecipando alla votazione finale. Ieri il PD ha perso un'altra occasione di operare per il bene della città. La presenza dei suoi rappresentanti al dibattito avrebbe sicuramente dato più forza alle nostre richieste di salvaguardia e di valorizzazione di quel centro storico che, come ha ricordato qualche domenica fa una nota trasmissione televisiva, è un vero e proprio gioiello che merita quanto prima di tornare a splendere". "La migliore Cosenza di sempre"

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INIZIATIVA LEGISLATIVA

CHIAPPETTA E LE MOLESTIE SESSUALI Per carità, tutto ci può stare nell'attività legislativa del consiglio regionale, anche quella del consigliere PDL, Giampaolo Chiappetta, che ha voluto colmare una lacuna legislativa circa "la prevenzione e la tutela della donna dalle molestie e dal disagio delle violenze di natura sessuale". Ci può stare tutto ma c'è anche una questione di priorità, considerato che in Calabria, a molestare le donne, si corrono più rischi che altrove. La domanda è: possibile che a Giampaolo Chiappetta, fra le tante emergenze, non gli è venuto in mente di affrontarne qualcuna. Lasciamo da parte la sanità al cui capezzale c'è una gran folla ma c'è la scuola, i trasporti, il turismo, l'universo precario che vaga per gli uffici regionali senza meta e senza destino, l'utilizzo, proprio e improprio, dei fondi europei, l'assistenza agli immigrati, il dissesto idrogeologico, le fognature che scaricano a mare e i depuratori che non funzionano perché qualcuno ha imbrogliato ed è finito in galera. Insomma c'era di che scegliere, senza nulla togliere alla tutela delle donne dalle molestie sessuali. Chiappetta è stato, sia pure per poco tempo, al ministero dell'Istruzione come consulente di Pino Galati. Avrà toccato con mano in che condizioni versa il sistema scolastico calabrese. Potrebbe essere il consigliere che ne capisce di più e rendersi utile. Per le molestie sessuali ci sarà tempo. Non sarà una legge regionale a scoraggiare i capiufficio dal provarci, fermo restando che sono sempre meno le donne rassegnate a subire.

TRASPORTI

ORSOMARSO E LA MOBILITÀ NEGATA Il consigliere regionale del PDL, Fausto Orsomarso, con delega ai Trasporti, alla vigilia dello sciopero nazionale dei trasporti lancia un accorato appello perché la partecipazione allo sciopero sia ampia e corale. Ne va del futuro del Mezzogiorno, asserisce. Poi rivendica il lavoro che in questa direzione sta portando avanti il governo regionale ma omette di specificare meglio in che cosa consiste. Forse l'aumento del costo del biglietto del 20 per cento deciso, con una circolare dirigenziale, il 24 agosto mese in cui di solito ci si vergogna di come si amministra la cosa pubblica. Poi se la prende con chi non è soddisfatto del lavoro del governo regionale perché, evidentemente, oltre alle parole contano i fatti e la crisi del trasporto pubblico, regionale e nazionale, su gomma e su rotaia, non è nato ieri e il taglio dei treni a lunga percorrenza è soltanto l'ultimo atto. Per Orsomarso, che ha bisogno di tempo e di esperienza per distinguere fra il vuoto della propaganda ed il senso reale delle cose, "c'è chi parla ma è disinformato oppure tenta speculazioni politiche su quelle che sono esigenze di tutti. Sarebbe opportuno che questi soggetti lasciassero in cantina (?) il politichese e si dedicassero alla chiarezza. La prossima settimana chiederò a Scopelliti di sederci nuovamente al tavolo già aperto con tutti i sindacati per continuare a lavorare sul tema della nostra mobilità". Ecco, appunto, la chiarezza. Se trova il tempo, Orsomarso e i sindacati provino a spiegare ai calabresi cosa c'è, dietro il regalo fatto ai concessionari del trasporto pubblico regionale, per cui la domenica la mobilità viene negata, d'inverno e d'estate. Sono ormai anni che lo chiediamo e nessuno ha saputo spiegarcelo. Nemmeno Orsomarso che studia da statista a fianco di Scopelliti.

Cs Oggi N.48 - 2012  

Cosenza Oggi N.48 del 03-03-2012