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È IN EDICOLA IL SABATO INSIEME A MEZZOEURO

AREA URBANA NUOVA SERIE N. 38 - 17 DICEMBRE 2011

si legge su internet digitando www.cosenzaoggi.it

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SENSIBILITÀ

AREA URBANA

MARINI OFFESO

SERATA JAZZ A MENDICINO

Intervenendo al dibattito svoltosi alla Camera prima del voto di fiducia sulla manovra,Cesare

"La Filanda" di Mendicino si va sempre più qualificando nell'area urbana per la qualità delle sue ini-

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LE RAGIONI DELL’ANTIPOLITICA Si fa un gran parlare sulla stampa e negli studi televisivi dei compensi percepiti dalla casta politica, parlamentari nel caso specifico. Il problema è ampiamente datato all'interno della questione più generale del costo della politica ma, in tempi di tagli impietosi che non risparmiano le pensioni, i parlamentari si sentono braccati. I parlamentari più ragionevoli concordano che i sacrifici debbono toccare anche loro, i furbetti cercano di prendere tempo, confrontano i costi globali con i parlamenti dell'eurozona, piangono miseria, traccheggiano, minacciano di non votare la fiducia. Forse è il caso di analizzare il costo dei parlamentari da un'altra angolazione. Diamo per scontato che della rappresentanza parlamentare non si può fare a meno. Forse ridurla si, visto che in tutto fanno, fra Camera e Senato, 930 unità. Ma diamo pure per scontato che, per le spese di segreteria e di collegio che dicono di avere, il compenso mensile è appena sufficiente. L'opinione pubblica nazionale ritiene che non sia così ma, per comodità di ragionamento, diciamo che il compenso è adeguato e giusto. Veniamo, quindi, agli adempimenti cui il parlamentare è tenuto se non è membro del governo. Senato e Camera, com'è noto, legiferano e tanto più sono chiamati a legiferare quando si governa a colpi di decreti da parte dell'esecutivo. Il lavoro d'aula è preceduto dai lavori di commissione che riguardano tutti i parlamentari. Si presuppone che per legiferare bisogna documentarsi, studiare, confrontarsi con altre democrazie e parlamenti. Diciamo che cinque giorni a settimana sarebbero pochi ma facciamo che siano sufficienti. Il lunedì non si lavora, si arriva a Roma. Si comincia martedì e si finisce giovedì, trolly al piede sin dal mattino. Naturalmente c'è chi fa contemporaneamente l'avvocato, il medico, l'imprenditore, il faccendiere a scapito dell'impegno parlamentare. Nel 2010 Gianfranco Fini fu costretto a "chiudere" la Camera per alcuni giorni a pagina

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RED CARPET PER OCCHIUTO

RICORDO DI ORTENSIO LONGO

ARREDO URBANO O ARREDO POLITICO?

I Verdi cosentini del "Sole che ride" hanno inaugurato la nuova sede in Piazza Piccola del Centro Storico

Mario Occhiuto non potrà disobbligarsi mai compiutamente con Salvatore Perugini suo predeces-

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LE GRANE DI SCOPELLITI

IL PD FERMO AL PALO

Nemmeno la decisione del "Tavolo Massicci", quella di liberare 220 milioni di euro del miliardo e

A parole vogliono "ricostruire l'Italia" ma le difficoltà ce l'hanno soprattutto a ricostruire il partito.

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ENZO PAOLINI

CESARE MARINI OFFESO

RICORDO DI ORTENSIO LONGO

Marini,parlamentare calabrese del PD e con una lunga storia socialista alle spalle, con accorati accenti si è dichiarato,rivolgendosi al collega Barbato dell'IDV,offeso dai giudizi impietosi dati da Barbato sulla rappresentanza parlamentare che ,nell'immaginario collettivo, deve fare i conti con una caduta d'immagine e di affidabilità etica. Verosimilmente Barbato si riferiva a quella componente della rappresentanza parlamentare fatta da politicanti che vendono senza imbarazzo il loro voto al migliore offerente, faccendieri in servizio permanente, cortigiani senza storia,arrampicatori sociali ed odalische compensate con un seggio parlamentare.Non abbiamo capito se Cesare Marini, difendendo la rappresentanza parlamentare come valore fondante e sacrale della democrazia, abbia inteso difendere il principio in sé o la rappresentanza tout court quale che siano il profilo etico ed i comportamenti messi in atto.Marini ha molto insistito sul fatto che i parlamentari rappresentano il popolo e in quanto tali vanno rispettati. Una verità questa,sul piano formale,che vale a Roma come a San Demetrio Corone ma che da sola non può bastare. La genesi dell'antipolitica sta nel giudizio severo che "il popolo" sovrano dà del lavoro e del ruolo svolto dal parlamentare a fronte delle indennità e dei benefit che gli vengono garantiti.Il principio costituzionale non è in discussione.E, tanto per calarci nel concreto, ascolteremmo in religioso silenzio Cesare Marini darci conto,per esempio,di cosa si è occupata la deputazione calabrese nel corso di questa e della precedente legislatura e con quali risultati ha onorato la rappresentanza del popolo sovrano.Il resto è chiacchiera per i telegiornali.

intitolandola a Ortensio Longo, recentemente scomparso. Ho conosciuto Ortensio in occasione della campagna elettorale del '93 quando Cosenza iniziò la sua rinascita sotto la guida di Giacomo Mancini.Ortensio partecipò con piena consapevolezza e grande passione a quella che si presentava soprattutto come una avventura politica. Veniva messo in discussione il cosiddetto "arco costituzionale", venivano rimossi recinti e steccati superati dall'evoluzione dei tempi e da una progressiva maturazione democratica del popolo italiano.Ortensio era un intellettuale di solide letture che aveva sposato con profonda convinzione la battaglia ambientalista, contro ogni offesa al paesaggio e al territorio. Ma sarebbe riduttivo politicamente circoscrivere alle tematiche ambientaliste l'impegno di Ortensio. Aveva una visione ampia dei conflitti sociali e delle sue dinamiche e conosceva molto bene la storia della Calabria e del suo territorio ma, soprattutto, conosceva nei minimi dettagli la storia di Cosenza e dei suoi processi di urbanizzazione.Ortensio riteneva che in ogni decisione politica e amministrativa che riguardava la città ed i suoi cittadini bisogna coniugare la modernità con la difesa dell'ambiente e della natura. Riteneva il paesaggio, in tutte le sue articolazioni, un dato strutturale dell'immagine e della qualità della vita di una città e, in questa eccezione, meritava di essere strenuamente difeso. Trovava - ed aveva ragione - che i cosentini, nell'estensione più larga, non avevano piena consapevolezza del valore storico della città, dei suoi monumenti, dei suoi reperti.Ortensio, che non sorrideva facilmente, era dotato di una ironia sottile e fulminante. Era il suo modo di vendicarsi dell'ignoranza colpevole e della sciatteria culturale. A proposito di Telesio sosteneva che era sì il filosofo che dava lustro alla nostra città ma osservava che nell'immaginario collettivo era solo una statua di bronzo alla quale si poteva asportare la penna tenuta in mano del filosofo senza che ciò creasse scandalo. Detestava la volgarità e tanto più la detestava quando la persona era in qualche modo acculturata.Ricordo un episodio: soffrì molto quando ignoti vandali asportarono o distrussero sul ponte Mario Martire le targhe indicative dello scenario in cui veniva a trovarsi il visitatore forestiero e visse l'accaduto come una umiliazione. Erano i tempi in cui con Mancini si lavorava a costruire un profilo europeo di Cosenza e Ortensio non mancava mai di ricordarci che gli ostacoli erano soprattutto di natura culturale prima che amministrativi e finanziari. Aveva un carattere apparentemente docile Ortensio ma ruvido e determinato. Non ricordo di averlo mai visto irritato, men che mai prestarsi e polemiche dure e rumorose. La pacatezza delle sue riflessioni era in perfetta sintonia con l'urgenza del momento. Se non aveva un suggerimento da dare, ascoltava con grande rispetto. Da intellettuale seppe essere uomo di squadra e non faceva pesare il fatto che lui, di mestiere, era uno che insegnava.Ma la lezione umana che Ortensio ha lasciato a tutti noi è lo stoicismo, la dignità con la quale ha vissuto e combattuto la sua malattia.-Un coraggio che disorientava chi, trovandosi a parlargli, non poteva non considerare quale battaglia stesse combattendo. E' in circostanze drammatiche come quella che ha vissuto Ortensio che l'uomo esprime il massimo dell'autocontrollo nella consapevolezza che la roulette della vita e della morte si ferma secondo imperscrutabili fatalità. Era un amico, era un compagno, era un cosentino che ha onorato la sua città. Vi ringrazio di cuore per avermi consentito, voi che gli avete voluto bene più da vicino, di ricordarlo con sentimenti di amicizia.Enzo Paolini

JAZZ ziative culturali che spaziano dal cinema alla narrativa,alla storia,all'attualità ed alle tematiche sociali. Ad animare questi incontri con passione è l'assessore comunale alla cultura,Francesca Reda, profondamente convinta che la cultura consente e innesca processi di cambiamento e di miglioramento del tessuto sociale più di quanto riesca a fare la politica.L'ultima iniziativa,in ordine di tempo, la serata jazz di mercoledì che ha visto esibirsi,con larga partecipazione di pubblico, Velia Ricciardi e Virginio Orrico,raffinati talentin del jazz casentino. Bravissimo Orrico al piano,altrettanto brava la Ricciardi che in alcune interpretazioni ha ricordato a molti la voce morbida di Billie Holiday. L'oscar della serata va,però, al vino novello offerto dal vice-sindaco di Mendicino,Eugenio Cupelli che,nel solco baronale della tradizione familiare, ne cura personalmente tutte le fasi, dalla fermentazione all'imbottigliamento. Inutile chiedere dove lo si può trovare in commercio. Anche per questo frequentare "La Filanda" diventa in privilegio.

direttore responsabile Antonlivio Perfetti Direzione-Amministrazione Via De Rada, 68 - Cosenza Telefono 0984.23253

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IL PD FERMO AL PALO Le assemblee di incontro e confronto con le quali si è cercato di riaprire il dibattito interno non hanno sortito l'effetto sperato. Nel gioco delle correnti interne ognuno è rimasto sulle sue posizioni. Attraverso le presenze e le assenze si potevano dedurre i successi e gli insuccessi dell'iniziativa ma la mobilitazione di massa della base non c'è stata. Eppure soltanto dalla base del partito può venire l'elettroshok risolutivo. La nomenclatura si difende ma ha perso di credibilità all'interno ed all'esterno del partito e di tanto era convinto il commissario Musi che ha tentato di aprire alla generazione dei sindaci e dei quarantenni. Ma Musi ha dovuto lasciare, una volta preso atto dell'impossibilità di mettere fine alle risse interne. Si attende ora il nuovo commissario per gestire i congressi, ma le difficoltà restano. Anche i TQ, trenta-quarantenni, Debora Serracchiani che volevano operare dall'interno una rottura con i vecchi equilibri e i vecchi feudi elettorali sono stati assorbiti nel gioco delle correnti. Le ignominie di Caposuvero sono state rimosse e non risolte, eppure l'uscita di Bova, Loiero e Adamo avrebbe dovuto consentire un processo di correzione degli errori commessi. A osservare dall'esterno le vicende del PD appare chiaro che dirigenti come Minniti hanno fatto il loro tempo, hanno dimostrato i limiti di capacità nell'interpretare la domanda politica dei calabresi consegnando, alla fine, rovinosamente il governo della regione al centrodestra berlusconiano. E mentre in consiglio regionale Scopelliti può contare su una opposizione che non esiste, che si sottrae alle sue responsabilità e che si rimette alle dichiarazioni del solo presidente Talarico su questioni delicate come il rapporto mafiapolitica, lo scontro avviene sul tesseramento che deve valere per lo svolgimento del congresso. Le regole le ha lasciate definite il commissario Musi: possono eleggere gli organismi direttivi i tesserati del 2010 mentre quelli del 2011 possono soltanto candidarsi per essere eletti, ma non possono votare. Ecco perché base e vertici del PD sono fermi al Palo. Di questo dilemma, che non è di facile soluzione e che nemmeno il commissario in arrivo potrà risolvere con accordi a tavolino, vive oggi il PD. Intanto anche in Calabria il partito perde consensi a favore di SEL e IDV, penalizzato dal doversi sedere al tavolo delle trattative col PDL per sostenere il governo Monti. Il rischio che corrono gli oligarchi del PD è quello di darsi battaglia per controllare un partito che nel frattempo ha perso in maniera rilevante i suoi ancoraggi sociali. Alla lunga iscritti e simpatizzanti si convinceranno che non porta da nessuna parte una opposizione in consiglio regionale che maschera con schermaglie verbali da prima repubblica l'incapacità a porre in primo piano le emergenze che la giunta Scopelliti non riesce ad affrontare. E' stagione di congressi sia a destra che a sinistra e sono tutti impegnati a mettere su tesserati veri e fasulli, nella migliore tradizione calabro-sau-


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RED CARPET PER OCCHIUTO

ARREDO URBANO O ARREDO POLITICO? sore nella carica di sindaco. Non tanto perché Perugini, insieme ad altri, e' ritenuto responsabile di aver fatto mancare a Enzo Paolini i voti che al primo turno erano andati al PD ma soprattutto per i successi di gradimento che sta infilando, uno dietro l'altro, su adempimenti di ordinaria amministrazione, come il rifacimento dei marciapiedi sconnessi, la praticabilità di Viale Mancini, la potatura degli alberi, le corsie preferenziali, il bon ton recuperato dal Rendano, le bancarelle natalizie, precarie e povere, sostituite dai gazebo, Corso Mazzini e MAB addobbati adeguatamente e un'atmosfera natalizia più percepibile che in passato. E' vero che Mario Occhiuto non suona la chitarra, come il suo predecessore, ma la scelta di rinunciare al concerto di capodanno e diversificare la spesa in una serie di iniziative distribuite su tutto il territorio comunale si sta rivelando indovinata. Almeno a sentire i cosentini. Come si può vedere si tratta di iniziative modeste, poco impegnative finanziariamente, ancora più scontate per un urbanista di fama internazionale, eppure politicamente stanno pagando molto al di sopra del loro valore di governo. Questo non per togliere meriti al sindaco Occhiuto che riteniamo possa fare molto di più come urbanista ma per significare che dietro queste piccole iniziative c'è una strategia studiata a tavolino che è politica perché produce consensi. Non solo, Mario Occhiuto mantiene fede all'impostazione data alla sua campagna elettorale: rare e mai spontanee concessioni alle chiacchiere della politica che divide e un atteggiamento di fondo, "all inclusive", che gli consente con disinvoltura di avvalersi della collaborazione, esplicita o meno, di

IL PD FERMO AL PALO dita. Intanto l'antipolitica travolge impietosamente buoni e cattivi perché è la politica in sé che è diventata marcia. L'interrogativo, però, è legittimo. Consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione, lautamente pagati e beneficiari di mille privilegi, sono stati eletti per occuparsi, nei rispettivi ruoli, del governo della Calabria. Al cittadino che paga le addizionali e deve fare i conti con una sanità da terzo mondo, un dissesto idrogeologico dalle mille frane, una politica dei trasporti buona sola per arricchire i concessionari del trasporto pubblico, i giacimenti di rifiuti tossici che si scoprono quotidianamente interrati nel territorio calabrese, i milioni di quintali di liquami riversati nel Mar Tirreno con complicità da accertare e la SORICAL che chiude i rubinetti dell'acqua ai comuni per morosità, cosa gliene può fregare del tesseramento del PD e del PDL ? E cosa può cambiare se nel PDL cresce il potere dei brothers e nel PD quello di Principe e di Maiolo? C'è, nella base dei rispettivi partiti, un masochismo che spiega ampiamente la crisi della politica e il rumoreggiare dell'antipolitica. E' annunciato, per i prossimi giorni, l'arrivo della Serracchiani e di altri dirigenti nazionali al capezzale del PD calabrese. Qualcuno gli spieghi che prima di ricostruire l'Italia è il PD che bisogna ricostruire. Musi ci ha provato e glielo hanno impedito. Chi ? I soliti noti.

esponenti del centrosinistra. Ha fatto rumore la notizia che l'ex-segretaria cittadina del PD di Rende era stata chiamata alla sua segreteria particolare e lui, disinvoltamente, ha affermato che contano le capacità messe al servizio della città. Stesso ragionamento quando un consigliere di opposizione si è offerto di mediare la protesta dei commercianti e dei residenti di Via Montesanto per l'annunciata decisione di rendere la strada a traffico limitato. Questo per dire che l'operato del sindaco va allora valutato e giudicato da un'altra angolazione, attendendo che metta mano, dopo l'immagine e il profilo estetico della città, alle aree del disagio, alle rendite di posizione, ai privilegi dei commercianti, ai problemi irrisolti del trasporto pubblico, del centro storico, della vita culturale della città. Mancini sindaco fece capitozzare dell'ultimo piano abusivo un palazzo che si può vedere ancora oggi nel quartiere di San Vito, rimasto incompiuto. Dopo di lui l'edilizia aggressiva del territorio ha ripreso voce e potere e si è costruito o si è cercato di costruire in piccoli fazzoletti di terreno. Occhiuto è del mestiere e, quindi, non commetterà errori grossolani ma sarà bene chiedergli per tempo se intende cementeficare, dove e come. Intanto ha tutto il diritto di godersi Cosenza in blu natalizio unitamente alla gioia di bimbi e genitori. I problemi verranno al pettine con l'anno nuovo, aggravati dalle misure anticrisi del governo Monti. A quel punto all'urbanista dovrà subentrare il sindaco, con le sue prerogative e le sue responsabilità, che dovrà misurarsi sulle grandi questioni. Intanto mandi un ricco cesto di Natale a Perugini. Gli deve moltissimo.

Mario Occhiuto

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LE GRANE DI SCOPELLITI passa che la Regione dovrebbe incassare come premialità al piano di rientro in sanità, gli ha restituito il sorriso. Parla di sé in terza persona Peppe Scopelliti, governatore della Calabria, ed afferma con parole gravi che l'attacco al "modello Reggio" è in effetti un attacco alla sua persona. Trova severe le contestazioni della Corte dei Conti e chiama in causa i bilanci degli altri comuni i cui buchi sono coperti dal gonfiamento artificioso delle entrate. Affermazioni gravi che hanno scatenato l'opposizione nel consiglio comunale di Reggio. Ma non è soltanto questo. Le vicende giudiziarie dei consiglieri regionali Zappalà e Morelli, entrambi di maggioranza, lo chiamano in causa. C'è chi sostiene che non poteva non sapere di certe frequentazioni e c'è chi gli contesta di non aver adeguatamente difeso i due consiglieri a lui molto vicini. Scopelliti incassa e abbozza, consapevole che contro di lui si muove un aggregato trasversale di interessi politici ed economici. Delle sue difficoltà nel tenere il timone del governo regionale è andato a parlare ad "Uno mattina", con i vincoli del patto di stabilità e le risorse sottratte al sud. Il tutto nel contesto più generale della crisi che attraversa il Paese all'interno dell'eurozona. In tempi di crisi e di sacrifici-ha fatto rilevare-le realtà economicamente più fragili pagano un prezzo più alto. E la Calabria paga già l'addizionale sull'irpef, sul bollo auto e il ticket sanitario. Se si guarda, però, al bilancio di previsione si trovano voci di spesa che sorprendono non poco, come l'aumento da 100 mila euro a 1 milione di euro del budget della Film Commission che, forse, poteva aspettare tempi migliori visto che si occupa di or-

dinarie rassegne e non di produzioni in house. Si attendevano iniziative concrete nella politica del lavoro che tardano a venire ma che, in ogni caso, non possono essere annullate. In Calabria, ma in generale in tutto il sud, la coesione sociale è a rischio più che altrove. Scopelliti lo sa ed anche per questo sorride poco. Poi c'è la grana del partito che, dopo aver chiuso l'operazione tesseramento, si prepara ai congressi. C'è però una novità, nelle nuove regole dettate da Angelino Alfano, che lo riguarda personalmente e cioè l'incompatibilità fra la carica di governatore e quella di coordinatore regionale del PDL. Apparentemente nel partito si grida all'unità interna ma, in effetti, i giochi sono aperti e, se Roma non concede la deroga, Scopelliti deve mollare la guida del partito. Gli fanno la guerra i suoi nemici di sempre a Reggio e nelle altre province chi, con preoccupazione, ha dovuto subire l'attivismo di Scopelliti che ha saputo creare proprie postazioni in feudi elettorali tradizionalmente controllati dalla nomenclatura locale. C'è tuttavia l'incertezza del quadro politico generale e l'incognita su quello che farà Berlusconi una volta metabolizzata la caduta del suo governo e la rottura con la Lega. Ma per Scopelliti le maggiori insidie alla sua leadership ed alla tenuta del suo governo vengono da Reggio. Non lascia spazio a dubbi la consapevolezza che ha del momento:"E' solo un'aggressione alla città ed al modello Reggio, vogliono abbatterlo per abbattere Scopelliti". Sono parole sue e c'è troppa gente che lavora in questa direzione.


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CLUB TELESIO PENSIERO RADICALE

Laboratorio politico culturale

LA GAZZARRA LEGHISTA Hanno governato con Berlusconi negli ultimi 8 anni,scambiando l’offerta di tutela giudiziaria per i guai del cavaliere con provvedimenti governativi a favore della Padania.Ora che sono fuori e temono il giudizio degli elettori tornano agli antichi spiriti e,con accorta regia,si abbandonano alla propaganda e alle provocazioni. Il problema della Lega è più complesso del folklore politico che esprimono ma gli italiani,soprattutto quelli del nord che non ragionano di pancia, debbono riflettere sulla gazzarra inscenata al Senato ed alla Camera nel falso tentativo di fare ostruzionismo ed impedire il voto di fiducia alla manovra del governo Monti. Non è il “pagliaccio” dato a Schifani o il “cialtrone” dato a Fini o i cartelli contro la reintroduzione dell’ICI. È il livello politicamente sbracato dei leghisti che è inaccettabile.La loro volgarità è figlia di sub-culture valligiane intrise di ogni egoismo e segnatamente razziste contro chiunque,pensate un po’,non sia padano :nero,bianco o meridionale che sia. Vedere l’exministro Calderoli dimenarsi scompostamente fra i banchi del Senato di fronte ad un presidente del Consiglio incredulo su quanto sta accadendo,sarebbe documento da far vedere nelle scuole per rendere l’idea dello stato in cui è stato ridotto il parlamento dove,nella sua storia,non sono certo mancati gli scontri e le polemiche ma avevano la dignità del conflitto politico che la Lega non ha.Ha governato, con consapevole e spregiudicata complicità, con Berlusconi ed ha fatto man bassa di poltrone nei consigli di amministrazione di banche ed enti pubblici.Non vuole l’abolizione delle province perché quelle che controlla sono macchine di potere e di clientelismo che alimentano il consenso elettorale. È contro l’ICI per ragioni di bassa propaganda populista ma non dice nulla sui vitalizi,le indennità e i privilegi dei parlamentari. Blatera di secessione e di fucileria di supporto benedetta con acqua del Po ma,da quando esiste, bada al dnaro che può arraffare in nome del territorio e di Alberto di Giussano. Con i suoi ministri ha sottratto risorse al sud per dirottarle alle quote latte del nord non mancando di accompagnare queste ruberie di governo con insulti alle popolazioni del sud. Sarebbe ora di mettere fine alla gazzarra ed agli insulti con metodi non violenti. Bisogna colpire al cuore della Lega e cioè alle partite IVA di chi produce al nord per vendere al sud.Un giornalista cosentino di talento, soprattutto dotato di particolare ironia,Salvatore Scarpino,editorialista de “Il Giornale” al tempo di Montanelli,affidò ad un istant book le sue ironiche riflessioni sulle tesi antimeridionali della Lega,ipotizzando come il sud avrebbe potuto reagire per legittima ritorsione. Scarpino allora scherzava,ovviamente, giocando fra intelligenza e ragio-

Roberto Calderoli. Nel riquadro la protesta leghista inscenata alla Camera

ne ma,come spesso succede, il gioco può diventare realtà. In sintesi Scarpino ipotizzava,come rappresaglia,il boicottaggio sui mercati meridionali delle merci prodotte al di sopra di Bologna,sempre che Bologna possa costituire la linea di confine fra l’Italia unita e la padania leghista e secessionista. È un gioco di fantasia che ognuno può fare.Dopo una campagna di sensibilizzazione di massa in tutte le regioni del profondo sud si propone di non acquistare merci che siano prodotte al di sopra di Bologna,sia che si tratti di calazature ed abbigliamento sia che si tratti di mobilio e rubinetterie sia che si tratti di prodotti alimentari.Si tratterebbe di farli marcire sui banchi dei supermarket richiedendo e scegliendo soltanto merci prodotte al di sotto di Bologna.Una settimana sarebbe sufficiente a mettere in ginocchio le partite iva padane che si vedrebbero costrette a chiederne conto alla Lega di Calderoli e di Borghezio. Forse basterebbe il solo annuncio fatto nelle forme appropriate per scatenare la reazione delle partite IVA padane. Ma ci vorrebbe la fantasia di un ceto politico più attento ai guasti che la Lega va producendo nel tessuto politico del Paese e.soprattutto,un ceto politico meno prigioniero dei privilegi di casta che condivide con la Lega.

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pri ma LE RAGIONI DELL’ANTIPOLITICA perché non c'era di che lavorare. Non è una barzelletta. La domanda allora è a cosa va ragguagliato il compenso del parlamentare se, quanto a lavoro e presenze in aula, siamo a numeri insignificanti. Ma di cosa si occupano allora i parlamentari?Rappresentano il popolo sovrano, è una delle risposte più ricorrenti. Si, ma come lo rappresentano, prendendo indicazioni da chi?Dai partiti, non dal popolo sovrano tant'è che se cambiano casacca non debbono dare conto a nessuno, meno che mai al popolo sovrano. La conclusione è che hanno perso di credibilità e di affidabilità non per quello che fanno ma per quello che NON fanno. Un discorso a parte è quello dei parlamentari comprati e venduti. A creare questo indegno mercato ha provveduto mister B, per salvare i suoi governi, più in generale squalificando il parlamento con un lavoro di demolizione d' immagine istituzionale, riducendo il seggio parlamentare a regalo di alcova ed il parlamento a truppa di manovra al punto di far votare alla sua maggioranza che la minorenne Ruby era la nipote di Mubarak. La corruzione devastante del parlamento è scesa per li rami alle assemblee regionali, ai consigli provinciali e comunali e a tutti gli enti di derivazione politica. E così la disistima ha coinvolto tutti, anche chi dignitosamente e onestamente siede in parlamento. Ma stipendio dei parlamentari a parte, il problema dei costi della politica esiste l di là dei parlamentari se è vero che in Italia, come asserisce uno studio dell'UIL, 1, 3 milioni di persone vivono, direttamente o indirettamente, di politica. Al totale di 145 mila tra parlamentari, ministri, amministratori locali concorrono:1. 032 parlamentari nazionali ed europei, ministri e sottosegretari, 1. 356 presidenti, assessori e consiglieri regionali, 4. 258 provinciali, 138. 619 sindaci, assessori e consiglieri comunali. Poi ci sarebbero 12. 000 consiglieri circoscrizionali, 24. 000 membri nei consigli di amministrazione delle 7 mila società partecipate dalle amministrazioni e 318. 000 consulenti. Basta fare il confronto con altri paesi dell'eurozona per rendersi conto che ci concediamo lussi che vanno molto al di là delle nostre possibilità. Il problema vero è che, anche a dimezzare i compensi dei parlamentari, la disistima rimane e i partiti che li hanno nominati non si possono chiamare fuori.

Cs Oggi N.38 - 2011  

Cosenza Oggi N.38 del 17 - 12 - 2011

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