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AREA URBANA NUOVA SERIE N.24 - 18 GIUGNO 2011

OMAGGIO

è in edicola il SABATO

REFERENDUM

E PAOLINI FESTEGGIA COL POLO CIVICO REFERENDUM

UN VOTO OLTRE I 4 QUESITI

Al di là di quanto si è sentito sul voto referendario e le sue implicazioni politiche, c' è un punto sul quale bisogna mettersi d'accordo e cioè se i 27 milioni e passa di cittadini hanno votato senza entrare nel merito dei quesiti e prendendo in considerazione la portata antigovernativa del voto oppure acqua e nucleare hanno avuto la forza di richiamare alla responsabilità milioni di cittadini consapevoli che sono beni e valori che non possono essere lasciati al cinismo e alle convenienze della politica. Naturalmente, c'è dell'altro, come la scesa in campo del popolo di Internet, con la freschezza e l'entusiasmo di tanti giovani che da "indignados" si sono impegnati collettivamente, mettendo a frutto l'abilità soggettiva e le opportunità offerte dalla "rete". E nel voto referendario vi è certamente il giudizio severo e inappellabile sul governo ed il suo leader. Ma il voto non sarebbe diventato "sberla" per Berlusconi, Bossi e il centrodestra se non ci fossero state le alte percentuali di partecipazione al voto delle regioni del Nord, Padania inclusa, determinanti per raggiungere il quorum e indubbiamente roccaforti del centrodestra. Pertinente, quindi, l'invito di Antonio Di Pietro a non mettere "cappello" politico su quei 27 milioni e passa di "SI". Il PD si accontenti degli ultimi sondaggi che lo danno due punti sopra il PDL e lasci ai movimenti civici, alle forze dell'associazionismo e del volontariato, al popolo che naviga in Internet e che se ne fotte di "Porta a porta" e di "Anno Zero" e dei loro ospiti fissi, che siano loro a rivendicare il merito della vittoria. Senza di loro non ce l'avremmo fatta.

L'sms arriva sui telefonini intorno alle 17,quando la certezza che anche in Calabria si è raggiunto il quorum e Cosenza segna la percentuale più alta."Tutti al "DEEP" in Piazza XI Settembre alle 19,30 per un brindisi alla vittoria".Firmato Enzo Paolini. Per uno che ha perso per un pugno di voti avendo contro governo regionale,sottosegretari di Stato,ospedali e ASP,lobbies del commercio e dell'edilizia,avere voglia di fare un brindisi per la vittoria dei referendum deve significare qualcosa che va al di là del fatto specifico.Enzo Paolini continua ad aggregare gente intorno alla sua figura politica e,contrariamente a quanto accade all'indomani di una campagna elettorale,l'impegno politico continua e le riunioni si susseguono. Nessun ripiegamento,nessuna concessione ad un risultato balordo frutto di scellerato "fuoco amico".C'è un capitale politico da non disperdere,quel 47% di consensi che non poco preoccupa gli avversari politici di Paolini, sicari e mestatori inclusi.Paolini non ha conquistato Palazzo dei Bruzi ma ha affermato in città una leadership politica con la quale bisognerà fare i conti. E la cosa non riguarda tanto Mario Occhiuto che,come suo antagonista,ha fatto la sua parte e pagato i suoi prezzi.Ma i mentitori di professione,i magliari della politica,coloro che da sempre giocano con carte truccate,ributtanti nelle loro consolidate e conosciute doppiezze,prigionieri di una furbizia plebea che non conosce limiti,la partita non possono considerarla chiusa.Anche se Enzo Paolini è un bravo ragazzo che non porta rancore,formatosi sui campi di rugby dove,a fine partita,vai a bere birra insieme a chi magari ,in una mischia,ti ha fatto sputare due denti,si può chiudere con il risultato,che è stato accettato come impone la democrazia, ma con i mestatori di date e gli strateghi del fango la partita resta aperta. Quel tirare fuori,a candidatura già decisa, annunciata e presentata al Modernissimo,che Paolini sarebbe stato all'attenzione del centrodestra per una possibile candidatura va chiarita.I furbi plebei meritano una lezione.Per come è stata detta la cosa e riportata dai giornali,non si è precisato se era il PDL interessato a Paolini o il contrario.Se è Paolini che ha cercato il PDL o il PDL che ha cercato Paolini.Non è questione secondaria,perché nelle intenzioni di qualcuno, c'era l'obiettivo di tenere fermo al palo Enzo Paolini per logorarne la candidatura e compromettergli la possibilità di altre alleanze. Un tentativo rozzo, figlio di una furbizia plebea, finalizzato a intorbidare la campagna elettorale che è stato sventato bruciando i tempi e ufficilializzando la candidatura di Paolini col supporto delle 3 liste civiche. Manovra non riuscita,dunque,e ritentata in piena campagna elettorale, affidando direttamente ad Occhiuto l'aggressione a Paolini il quale la ripagherà rendendo note le sue disavventure finannzarie e imprenditoriali. La partita resta aperta, come è giurto che accada in politica, e chi si è prestato a macchinazioni sicarie contro Paolini si

Enzo Paolini

aspetti il saldo del conto. Intanto il confronto sui problemi della città si sposta in consiglio comunale dove si toccherà la differenza fra le chiacchiere e la dura realtà. Paolini ,anche se non era nelle sue intenzioni, si trova leader di un polo civico che gli è nato intorno nelle piazze,nei tanti incontri avuti, quartiere per quartiere.Ha mobilitato coscienze che si erano rifugiate nell'astensionismo,ha convinto molti giovani che c'è un modo diverso di partecipare alla vita democratica di una comunità,facendosi portatori di bisogni ,aspettative ma anche di valori.E che ,se in politica ci si mette anche il cuore,è possibile conseguire quegli obiettivi a beneficio di tutti che la politica politicante sacrifica ogni giorni ai propri feudi elettorali e alle fameliche clientele che di malapolitica si alimentano.


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n.24 - 18 giugno 2011

GRUPPO REGIONALE PD

QUELLO STARE A PETTINARE LE BAMBOLE... Tre consiglieri regionali, Guccione, Franchino e Censore, pongono il problema dello scarso impegno del gruppo PD in Consiglio Regionale nel fare l'opposizione a Scopelliti ed alla sua giunta. Pare di capire che se Maiolo, Principe e gli altri avessero espresso, nel fare opposizione, un impegno pari a quello messo in campo per spaccare il PD e far vincere il centrodestra nelle amministrative di Cosenza, il problema non si porrebbe. Ma tant'è. E il gruppo, non ci sta, ovviamente, a farsi tirare le orecchie da tre dei nove consiglieri PD per cui la risposta alle critiche è piccata ma inconsistente. Si percepisce che c'è più la mano di Principe, capogruppo, che non di Maiolo, per il tono irritato e la supponenza di non meritare alcuna critica. A leggere il documento di risposta a quello di critica, pare che Principe e il gruppo non abbiano dato pace a Scopelliti, tallonandolo sulle urgenze da affrontare e le inadempienze da contestare. Viene annunciata, nel documento di risposta, la raccolta di tutta la documentazione riguardante l'attività del gruppo, dal lavoro nelle commissioni alle interrogazioni, al dibattito in aula. Si vedrà, ma siamo alle chiacchiere e c'è da sperare che non si voglia far passare per dura opposizione iniziative come quella sul federalismo fiscale che serviva a coprire un dibattito interno al PD sulla gestione commissariale. L'opposizione in consiglio regionale non c'è perché si è in tutt'altro affaccendati e cioè come sbarazzarsi di Adriano Musi, mettere le mani sul partito, con salmerie e clientele al seguito, per poi avere mano libera sulle candidature a Camera e Senato alle prossime se non imminenti elezioni politiche. Partecipare alle sedute del consiglio con qualche stucchevole interrogazione o noiosa tiritera, dimenticando ciò che non si è fatto quando si era al governo con Loiero, è pura ginnastica politica, buona tutt'al più per non doversi vergognare dei 20mila euro mensili, tutto compreso, che entrano in tasca. Certo, se il gruppo fosse andato a Gioia Tauro a raccogliere direttamente dai lavoratori del porto la situazione di crisi che si è venuta a creare, a vantaggio dei porti di Livorno,Genova e Trieste, non sarebbe stato un segnale da poco. Se il gruppo avesse aperto dei tavoli di consultazione con le categorie produttive per sapere come viaggia la crisi globale in Calabria, non sarebbe stato inutile. Maiolo potrebbe certamente spiegare con competenza come viaggiano i fondi europei in termini di nuovi investimenti e nuova occupazione. E poiché il mondo non comincia e non finisce a Rende, Principe potrebbe chiedersi e chiedere agli operatori turistici calabresi come viene affrontata la stagione turistica, come stanno i nostri mari a merda e liquami vari. Se poi dalla documentazione annunciata da Principe dovesse emergere che il gruppo si è impegnato su questioni di vitale importanza come "norme e procedure per l'eviscerazione degli animali da cortile" di craxiana memoria, allora Guccione, Franchino e Censore hanno torto a muovere critiche e c'è del malanimo nella loro iniziativa.

Carlo Guccione e Sandro Principe

Il fatto vero è che bisognerebbe imporre per statuto ai consiglieri regionali del PD di occuparsi esclusivamente di tutto ciò che ricade nelle competenze della Regione, dei suoi uffici e del governo. Nessuna intromissione nelle questioni di partito se non portare il saluto nelle assemblee e relazionare sul fatto e sul da farsi alla Regione. Niente candidature alle cariche di partito e soprattutto, come ha suggerito Mario Oliverio, niente candidature a Camera e Senato. Lunga vita, allora, a Mario Oliverio affinché si raggiunga l'obiettivo e un incoraggiamento a Guccione, Franchino e Censore che, a differenza di Maiolo e Principe, in consiglio regionale non vogliono starci a pettinare le bambole per non creare problemi a Scopelliti.

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n.24 - 18 giugno 2011

PALAZZO DEI BRUZI

SCOPELLITI PERDE COLPI MENTRE INTORNO GLI SCOPPIANO GRANE Sarà vero che il governatore Scopelliti si è guadagnato meriti e consensi fuori dalla sua Reggio, raccogliendo voti sulla lista "Scopelliti presidente" ma le cose, politicamente, non vanno bene per lui. Soprattutto a Reggio,m dove Nino Foti, responsabile provinciale del PDL, ha ripreso a lavorarlo ai fianchi, sempre alacremente collaborato dal fedele Peppe Raffa, sino a ieri sindaco "facente funzioni", subentrato a Scopelliti ed oggi eletto presidente della Provincia. Motivo del contendere sempre lo stesso. Scopelliti intende esercitare una sorta di sovrintendenza decisionale e tutela politica nei confronti delle giunte sia al Comune che alla Provincia. Così Scopelliti avrebbe voluto decidere, ad uno stresso tavolo, sia la composizione della giunta comunale che quella provinciale, magari operando delle compensazioni a livello politico. Nino Foti si è smarcato subito, dando forfait alle "interpartitiche" promosse da Scopelliti mentre Raffa, in stretto politichese, ha evocato, in termini berlusconiani, la sovranità popolare che lo ha eletto presidente della Provincia e

che gli impone la necessaria autonomia di cui deve disporre per governare il territorio. Insomma, Arena si fa la sua giunta a Palazzo San Giorgio e Peppe Raffa la sua alla Provincia. Ma non è la sola grana per Scopelliti. I periti contabili mandati dalla Procura di Reggio a dare ordine e trasparenza ai conti comunali hanno concluso che ci sono 130 milioni di disavanzo. Pare che il meccanismo per creare debiti fosse semplicissimo, nel senso che si contabilizzavano entrate "fasulle" alle quali si facevano corrispondere uscite "reali." Un buco, dunque, che si è andato progressivamente allargando e che ha portato al tragico suicidio della dirigente Orsola Fallara nel momento in cui sono emersi pagamenti e autoliquidazioni di somme elevate cui non si aveva diritto. Scopelliti è indagato per abuso d'ufficio ma è sul piano politico che probabilmente gli toccherà pagare un prezzo alto, soprattutto se le tangenti e le valigie di denaro che hanno preso la via di Malta chiameranno in causa la sua guida nell'amministrazione del Comune.

Peppe Scopelliti

Nino Foti

GESTIONE RIFIUTI

NUOVE ALLEANZE

La notizia, riportata dalla stampa e non smentita dal commissario Melandri, che i sacchetti della spazzatura in Calabria viaggiano da una costa all'altra, "da Rossano a Reggio poi a Gioa e di nuovo a Rossano", con i costi che ogni analfabeta può immaginare, ha avuto impatto politico quasi nullo. Rassegnazione, indifferenza o incapacità ad affrontare il problema? Ormai è chiaro, se mai dubbi ci fossero stati, che sui rifiuti e la loro gestione pesano condizionamenti, interessi e rendite di posizione che di solito non si difendono con la carta bollata e nelle aule di giustizia, Tutt'altro. Ma non può essere questa la ragione per lasciare che le cose continuino ad andare così. Il commissario regionale di nomina governativa, Graziano Melandri, dopo aver riconosciuto che i commissari succedutisi in Calabria in questi ultimi 14 anni hanno fallito, è piuttosto esplicito sulle responsabilità dei politici: "Se in Calabria c'è questa situazione, la colpa è soprattutto loro, dei politici. Basta pensare a quello che è accaduto nel cosentino per rendersene conto: in 14 anni hanno bloccato la costruzione del termovalorizzatore e delle discariche. Così facendo hanno continuato a produrre rifiuti e a buttarli nelle discariche degli altri, creando ulteriore confusione". Il pensiero va alla Vallecrati spa, al consorzio dei 48 comuni, al suo fallimento, a chi li ha intasati di personale clientelare improduttivo, a chi vi si è arricchito, a chi li ha amministrati e anche a chi ci ha rimesso, come il professor Maraniello, aggredito fisicamente per non piegarsi alle pressioni dei politici e alle intimidazioni della teppa al servizio dei politici. E poi 'c'è quella notizia data dal sindaco di Castrolibero, Orlandino Greco, che del problema dei rifiuti si occupa da tempo, il quale ha rivelato che la gestione di una tonnellata di rifiuti in Calabria viene a costare mediamente 80 euro. Di questi 80 euro, ben 40 servono per far funzionare l'ufficio del commissario governativo e le sue dipendenze territoriali, con seguito di tecnici a contratto,consulenti,esperti,studiosi. Scopelliti lo sa, Sandro Principe, capogruppo PD, pure ma l'opposizione tace. Come per gli ospedali, dove si continua a morire.Senza fare troppo rumore.

Mentre sui teleschermi di TEN dirigenti di prima e quarta fila del PDL, sottosegretari di Stato compresi, si alternavano giulivi a smaltire il panico generato da quel 47% raggiunto da Paolini, parlando di voto in controtendenza rispetto al dato nazionale, di "vento del Sud", di "regione laboratorio", con l'ottusità di chi confonde il proprio cortile con l'universo intero, politici consumati e acuti come Saverio Zavettieri commentavano salacemente come questi dirigenti del PDL non si rendessero conto del gran regalo fatto a Casini, a tutto danno di Berlusconi e della sua sopravvivenza politica. Occhiuto di suo bisogna riconoscerlo- non aveva mancato occasione per marcare che ringraziava l'UDC per averlo candidato ma si sentiva lontano dalle vicende dei partiti nazionali e, pertanto, non si riteneva coinvolto. Furbizia o lungimiranza? Di certo il fratello Roberto era in grado di passargli notizie di prima mano su come la pensava Casini e a quale progetto di alleanze lavorasse. Da quel 30 maggio, la sera dei risultati, sono trascorsi meno di venti giorni e le cronache politiche ci informano che l'intesa PD -Casini si va sempre più rafforzando mentre Casini non perde occasione per escludere, in senso assoluto, con buona pace di Peppe Scopelliti, Antonio Gentile e Gino Trematerra Alfano, un suo recupero al centrodestra berlusconiano. Questo per dire che i rapporti politici a Palazzo dei Bruzi non sono stabilii e, quanto più si rafforza l'asse CasiniPD, tanto più si deteriora e va in crisi il patto di potere PDL-UDC di cui è figlia l'elezione di Mario Occhiuto. Ognuno ne avrà ricavato frutti per parte sua.Scopelliti per la tenuta della sua maggioranza di governo, i fratelli Gentile l'incontrastato controllo della sanità cosentina, cioè un mare di miliardi, e l'UDC c l'elezione di Occhiuto. Ma nessuno a Roma, ad Arcore o altrove , si è sognato nel PDL di rivendicare il risultato di Cosenza come una compensazione alle sconfitte di Milano, Napoli, Torino e Bologna.L'hanno ignorata del tutto se non per considerare che era stato fatto un gran regalo a Casini che costerà caro.Questione di tempo.Un capolavoro di miopia politica. Ma il notabilato calabrese del PDL bada al bottino elettorale su cui ha messo le mani a Reggio, Catanzaro e Cosenza.Il resto non conta, è roba per divagazioni intellettuali, per chi non conosce gli orgasmi che danno il potere e le clientele che ti baciano il culo finchè hai di che distribuire.Cetto La qualunque, personaggio ormai mitico, è la realtà non la caricatura di certo ceto politico calabrese.Non c'è fiction.E qui sta il dramma.

MONNEZZA CAPOLAVORO DEL PDL COAST TO COAST L’ELEZIONE DI OCCHIUTO

Cs Oggi N.24 - 2011  

Cosenza Oggi N.28 del 18 - 06 - 2011

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