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OTTOBRE 2013

incontri il Notiziario dell’Operatore Sociale

Infanzia

Giocare per apprendere

Anziani

C’è sempre ancora tanto da imparare

ARRIVANO I NOSTRI

L’eccellenza insegna

Imparare giocando un acrostico per conoscersi meglio


Editoriale Incontri cambia perché l’Istituto Cortivo è cambiato. Intendiamoci, la sua principale missione continua ad essere quella di trasformare i suoi allievi da persone ricche di volontà e umanità in operatori preparati per lavorare, da veri professionisti, nei diversi campi dell’assistenza, ma è il suo ruolo che si è evoluto dall’originario centro dedicato alla formazione all’attuale centro propulsivo di contatti e reti che percorrono l’intero universo del sociale. Il nuovo magazine, rinnovato nella grafica e nei contenuti e stampato su carta garantita FSC (Forest Stewardship Council) in quanto proveniente da fonti gestite in maniera responsabile, riflette questa nuova dimensione, allargando il campo della ricerca e della comunicazione, puntando i riflettori non solo sulle attività e le iniziative dell’Istituto Cortivo, ma anche su tutte quelle realtà che con l’Istituto Rinnovato ormai interagiscono quotidianamente. Certo, nella grafica e la tradizionale impostazione della rivista non nei contenuti, è stata cambiata del tutto: rimangono, anche se in misura ridotta, i report dei tirocini, le novità Incontri del Servizio Segnalazione Allievi e i racconti mantiene intatti degli ex allievi sulle loro vicende post-attestato, i suoi valori. ma la nuova veste editoriale è ricca di novità. Di volta in volta saranno approfonditi i contenuti relativi ai seminari di aggiornamento, si darà voce a docenti, informatori didattici e responsabili di strutture con le quali sono stati avviati rapporti di partnership, si parlerà di giochi educativi e verranno presentati film e libri le cui trame si intrecciano con le diverse tematiche sociali. A partire da questo numero non mancherà inoltre uno spazio speciale dedicato ai mille volti della solidarietà, con tutto ciò che di più interessante cresce nel giardino dell’aiuto sincero e gratuito. Poi, in considerazione del fatto che le nuove tecnologie rappresentano ormai una fonte infinita di segnalazioni, è stata attivata un’ulteriore rubrica il cui obiettivo è mettere in luce siti internet che esprimono intenti da conoscere e condividere. Buona lettura, quindi. Nelle prossime pagine troverete un Incontri decisamente rivoluzionato, tante piacevoli pagine che raccolgono e rilanciano valori con un occhio all’Istituto Cortivo e l’altro al sociale, nel senso più ampio ed esteso del termine. La redazione

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Sommario

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01 EDITORIALE

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12 “CHE LAVORO FAI?”:

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IN PRATICA: ESPERIENZE DI TIROCINIO

06 INFANZIA

“Per far crescere un bambino ci vuole un intero villaggio” (proverbio africano)

Giocare per apprendere

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Anziani

C’è sempre ancora tanto da imparare

10 Multiculturalità

22 20 ingressi solidali

EX ALLIEVI RACCONTANO

L’eccellenza insegna

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chi semina raccoglie: Speciale seminari

22 educ’AZIONI

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QUALITà E FLESSIBILITà E IL PASSAPAROLA VA ALLA GRANDE L’IMPORTANTE è PARTIRE CON IL PIEDE GIUSTO

La meraviglia di essere diversi EUROPANEWS n. 86 del 28/10/2013 anno XXV - Organo ufficiale dell’associazione “L’INCONTRO” - Bisettimanale di informazione, politica e attualità. - Editrice Direzione Redazione: Mopak s.r.l. - I strada 66 35129 Padova - Direttore responsabile: ALBERTO ZUCCATO - Autorizzazione del Tribunale di Padova n. 1214 del 12/05/90 Spedizione in A.P. - 45% - art. 2 comma 20/b legge 662/96 - Filiale di Padova. - Sped. Abbonamento INDIRETTO - Contiene I.P. - Stampa Litocenter srl - Zona industriale nuova - 35016 Piazzola sul Brenta (PD) - Prezzo Euro 0,1852 Progetto grafico e impaginazione: immagina.biz

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ARRIVANO I NOSTRI Parla la squadra Cortivo

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I seminari Cortivo: occasioni uniche per aggiornarsi

XXVIII seminario di IMPRESA SOCIALE 7, 8, 9 Novembre 2013

“Parole leggere come nuvole” 16 novembre 2013

Dentro le strutture

“Porte aperte” al Centro Benedetta d’Intino

Imparare giocando

Un acrostico per conoscerci meglio

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IL SOCIALE TRA carta e pellicola Il libro

“Cosa ti manca per essere felice?” di Simona Atzori

Il film

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A PESCA DI SITI Il sociale in rete

www.oltrelabirinto.it In provincia di Treviso un innovativo progetto per “l’adesso e per il dopo di noi”.

28 Servizio

segnalazione allievi Opportunità, indicazioni, soluzioni.

“Ali bruciate”, regia di John Jacobsen INCONTRI - Ottobre 2013 3


: A C I T A IN PR E DI TIROCINIO Z N E I R E P S E

anella form le ia c ru c sempre nta pratica è a ll a a rapprese ri o io te in c a ll ro a ti d gio iale. Il Il passag enza assistenz io c o s re un’esperi , to o ra rs e o p rc o un ro pe zione di onle dell’inte ta n e m utica al c a e d d n e fo p p ro p o ste lazione squindi un o nella re n a rt nuti intere o p te ri n i o v c i ie ll d i a gli rati ricch unica che no elabo o sempre S . to ta s tte i, che da n ’a ll io e s d s e to fl n ri ozioni e seguime nsi di em e d , ti n e involg ori. santi e co i suoi lett n sa Mao c re e ono: Tere divid s n io o c in c a ro m el loro ti Incontri a doteca contare d c ra in una lu a e ro ic e tr m a u n im come an In questo illiam lla prova a a s ucative, W s d e e m o è ic i s d e cniche lu gliulo, ch stata le sue te re a n ni in cui è ffi ia a z n to a r tu e o p centro p dove ha anizlere in un a v zioni org o tt lu o fa s è i i d s a e ch lla ricerc Rondoni in una tenza ne e p m o c lio di sé g a e u s m il la ta ha dato apprezza aro, che d n ia c s ri ossella P zative e R anieri. minori str r e p a li ig Casa Fam

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TIROCINIO Infanzia Racconti degli allievi

Giocare per apprendere La ludoteca era divisa in tre aree: l’ingresso, l’angolo per i giochi manuali e quello per le attività ludiche fisicomotorie. L’arredamento era coloratissimo, a misura di bimbi, e non mancava un’area comune dove i genitori potevano intrattenersi senza invadere lo spazio dei bambini. Sulle pareti l’intero universo Disneyland, da Topolino al pesciolino Nemo… tutto era predisposto per incoraggiare la creatività, con giochi educativi finalizzati a rinforzare lo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale. Particolarmente divertenti erano le feste che, in media, duravano tre ore: erano previsti i momenti dell’accoglienza, giochi introduttivi per “rompere il ghiaccio” e favorire l’amicizia tra i bimbi, attività libere nelle aree playground e dei gonfiabili, naturalmente sempre con la presenza degli animatori. Noi operatori non trascuravamo nessun dettaglio, nemmeno l’igiene, e, all’arrivo delle prime leccornie, accompagnavamo i bambini a lavarsi le mani e

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a sedersi ai tavolini. Finita la merenda iniziava la baby dance, con atmosfere e luci da discoteca… Terminato il ballo, iniziavamo con altri giochi, ad esempio sedie musicali, bowling e palloncini seguiti dallo spettacolo del teatrino con rappresentazioni adattate alle varie fasce d’età. Il momento clou era quello, attesissimo, della consegna dei regali, molto coinvolgente per grandi e piccini. Ogni pacchetto era preceduto da una frase scandita da tutti ad alta voce: SCARTA LA CARTA!!!! Il gran finale era decretato dallo spegnimento delle candeline e dall’uscita a sorpresa di un animatore travestito da Minnie o Topolino. La festa si concludeva con il taglio della torta e con un ultimo intrattenimento che vedeva i bambini tutti seduti e a bocca aperta davanti alle infinite forme create con i palloncini dagli animatori. Alla fine, con l’arrivo dei genitori, i bimbi se ne andavano felici, ognuno con un piccolo gadget a ricordo della festa.

È folto il pubblico che frequenta la ludoteca in provincia di Napoli dove Teresa Magliulo si è messa alla prova come tirocinante animatrice. La struttura è infatti perfetta per “imparare il mestiere”: innovativa, aperta nel 2011 da giovani professionisti intenzionati ad offrire alle famiglie divertenti attività ludiche dai risvolti educativi, funziona anche come baby-parking, organizza feste a tema e dispone di giostre a molle e gonfiabili a noleggio.

Ogni animatore ha le sue tecniche predilette: c’è chi è un bravo giocoliere, chi è insuperabile con le marionette oppure un vero artista con i palloncini… L’importante, però, è non fossilizzarsi su ciò

che si sa fare meglio. Il vero animatore è curioso, desideroso di apprendere sempre qualcosa di diverso, capace di sorprendere con nuovi e meravigliosi “effetti speciali” il suo pubblico.

Tecniche di animazione: la clownerie Pioniere in questo campo è stato il medico statunitense Patch Adams, fondatore della ormai diffusissima clownterapia, meglio nota come “Terapia del Sorriso”, molto utilizzata nelle corsie degli Ospedali, in particolare nei reparti pediatrici. Adams sostiene che l’umorismo è fondamentale per la salute, una convinzione peraltro confermata da migliaia di studi scientifici. È stato infatti dimostrato che il sorriso, il buonumore e l’allegria favoriscono alcune reazioni biochimiche molto importanti per il benessere del nostro organismo: una sana risata ha il potere di far aumentare la produzione di endorfine rendendo più sopportabile il dolore

fisico. Non solo, ha effetti positivi anche su cuore e polmoni: ridendo è possibile far cessare una crisi d’asma poiché il meccanismo della risata provoca un rilassamento muscolare delle fibre lisce presenti dei bronchi. Il riso aperto e spontaneo, infine, induce all’ottimismo e alla gioia di vivere…

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TIROCINIO ANZIANI Racconti degli allievi

Questa relazione rivela con grande efficacia l’importanza del ruolo attivo all’interno di una struttura di assistenza. Se come osservatori esterni si possono infatti percepire i problemi gestionali e dare risposte adeguate alle varie necessità, è solo quando l’operatore giunge al contatto diretto con gli utenti che agli aspetti tecnici si aggiungono i fattori umani, e tutto si rimette in gioco…

C’è sempre ancora tanto da

imparare Essendo mia madre vicedirettrice di una struttura per anziani, sin dalla più tenera età mi succedeva spesso di trascorrere il mio tempo conversando e giocando con gli anziani ospiti. Ciò che invece mi ha consentito di affrontare lo stage senza l’imbarazzo che spesso prova chi si trova per la prima volta ad eseguire l’igiene personale degli utenti è stata l’esperienza che in questo senso avevo già vissuto con mio padre, quando ha avuto bisogno del mio aiuto. Nessuna sorpresa, quindi, per William Rondoni. Conosceva già il mondo dell’assistenza alla terza età, gli impegni e le attenzioni che richiede, e quando è entrato nella struttura situata nella periferia romana, forte delle conoscenze già acquisite, si è sentito subito chiamato a dare il suo meglio. Il mio primo vero timore è stato quando, dopo aver constatato che non solo

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non erano appesi ai muri i piani di evacuazione con l’indicazione del percorso di uscita di emergenza e della posizione degli estintori, ma che in cucina mancavano anche i registri HACCP e quelli delle temperature dei refrigeratori e dei congelatori, nonché i report delle pulizie ordinarie e periodiche, mi sono sentito molto in difficoltà nel riferire tutto questo alla responsabile. Avevo paura di essere preso per il rompiscatole del momento… Ma mi sbagliavo: mi disse che molte cose erano ancora in corso di definitiva sistemazione (si erano appena trasferiti da un’altra sede) e così, nei tre giorni seguenti, hanno provveduto alla soddisfazione di tutti gli obblighi. Dopo un paio di settimane dall’inizio del tirocinio ho iniziato ad occuparmi delle cure di alcuni ospiti, del risveglio, della conduzione in bagno, del cambio pannolone, dell’igiene personale, ecc. Man mano che svolgevo questi compiti mi sono reso conto che

bastavano alcuni semplici accorgimenti per semplificare il lavoro e per evitare delle dimenticanze nella comunicazione di alcune operazioni. Ho espresso le mie idee alla responsabile, che mi ha incaricato di individuare le possibili soluzioni. Se le avesse ritenute efficaci, avremmo realizzato assieme l’intervento. Le mie proposte sono state accettate di buon grado e sono stato incaricato a dare il mio contributo concreto per la loro realizzazione. Quotidiane scoperte

Devo dire che per quanto preparato potessi essere, viste le conoscenze teoriche ed esperienziali pregresse, nel corso del tirocinio ho avuto occasione di apprendere comunque moltissime cose, tutte estremamente utili e professionalizzanti. Per la prima volta ho visto come si inserisce un catetere e ho visto disinfettare piaghe da decubito, imparando anche a riconoscere quali vanno curate facendole sanguinare e quali invece vanno tamponate semplicemente disinfettandole. Poi ho visto per la prima volta un catetere addominale (PEG) inserito nello stomaco e collegato a un dispositivo dosatore e tutte le cure che esso richiede. Ho im-

parato inoltre come bisogna interagire con ognuno degli ospiti, come ottenere da loro il massimo della collaborazione, come approcciarsi ai diversi stadi della demenza senile, come rinfrancare gli anziani, farli sorridere, non farli sentire soli… Ho imparato ad essere loro amico e a condividere molto con loro, evitando comunque di farmi troppo coinvolgere dal punto di vista emotivo ma dando tutto l’aiuto possibile, come da sempre mi detta l’essenza del mio essere. Infine, ma anche questa per me più che una scoperta è stata una conferma, ho imparato a nutrirmi del loro sapere per migliorare il mio, e di questo li ringrazio profondamente, tutti.

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TIROCINIO MULTICULTURALITà Racconti degli allievi

imparato ad apprezzare di più le cose che avevo: la mia casa, i miei affetti, il fatto di poter contare sulla presenza di chi mi vuole bene, tutte cose che un tempo davo per scontate ma che oggi considero molto preziose. Gestire la rabbia

La meraviglia di essere diversi Siamo tutti meravigliosamente diversi, unici e speciali: è stato grazie all’esperienza del tirocinio che ho potuto cogliere l’importanza profonda di una frase come questa, all’apparenza così ovvia. Conoscere ragazzi provenienti da altri paesi, portatori di altre culture, mi ha aperto la mente e arricchito dal punto di vista umano. Rossella Prisciandaro ha svolto il tirocinio nella provincia barese presso una Casa Famiglia per minori in condizione di disagio, una realtà nuova che ospita anche ragazzi stranieri. Confesso che il primo giorno ho provato un certo disagio. Gli ospiti erano sei, stranieri tra i 17 e 18 anni, tutti maschi. Ho dovuto superare un certo imbarazzo, ma poi sono riuscita a stabilire un rapporto amichevole, basato sulla chiarezza e sulla determinazione. Avevo bene in mente gli obiettivi da raggiungere e, almeno teoricamente,

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sapevo come agire. Ho puntato tutto sulla flessibilità e disponibilità a mettermi in discussione. Ho soprattutto cercato di superare pregiudizi e diffidenze, ad esempio mi sono avvicinata con curiosità alle abitudini alimentari di Paesi molto lontani dall’Italia, anche se ingredienti e sapori mi erano totalmente sconosciuti. Mi sono confrontata su valori, credenze, modi di intendere la vita, cercando di focalizzare la mia attenzione non tanto sulle differenze quanto sui punti in comune. Ho scoperto l’importanza dell’empatia vera, che non è buonismo: spesso, dietro le lamentele e le ribellioni, ho colto sentimenti più profondi come la rabbia, la tristezza, la solitudine… Mi sono messa nei loro panni cercando di capirli e di sostenerli nei momenti più difficili. A volte mi sono anche sentita demotivata… Ma ho reagito e mi sono impegnata sino in fondo, gratificata dal fatto che quello che stavo facendo era umanamente importante. Ho anche

Immigrati adolescenti pronti ad accendersi alla prima occasione di conflitto: questa la realtà che ho dovuto affrontare come tirocinante nella Casa Famiglia. Un’esperienza forte che mi ha suggerito l’idea per un intervento educativo mirato a contenere l’aggressività. Ho chiamato il progetto “Verdi di rabbia, come imparare a gestire l’Hulk che è in ognuno di noi”. Mi è sembrato perfetto soprattutto per uno degli ospiti, un ragazzo egiziano che tendeva spesso ad arrabbiarsi anche per i più futili motivi. Obiettivi: insegnare agli utenti a gestire la rabbia prima che prenda il sopravvento riconoscendone i segnali e interrogandosi sulle sue origini.

Il progetto, suddiviso in due fasi, prevede l’utilizzo di alcune tecniche. Prima fase: gestire la propria rabbia Gli esercizi isometrici: insegnare agli utenti a prevenire la rabbia con alcuni accorgimenti come contrarre la muscolatura di una gamba o distendere e chiudere a pugno le dita sino a far sbollire l’aggressività. La scrittura: invitare gli utenti a scrivere una lettera indirizzata a chi li ha fatti arrabbiare. Può succedere che, a scrittura ultimata, la rabbia sia svanita e le idee siano più chiare. Il messaggio può essere stracciato o inviato al destinatario. Lo sfogo allo specchio: far sfogare gli utenti allo specchio facendo loro esprimere, anche con parole pesanti, ciò che pensano. Lasciarli parlare con sincerità, invitandoli a utilizzare questo esercizio tutte le volte che si sentono assaliti dalla rabbia. Qualcosa con cui litigare: mettere a disposizione una stanza con materiali appositi su cui sfogare fisicamente la rabbia, come ad esempio cuscini e materassi. Lo sport: concordare con gli utenti uno sport da praticare tutti insieme nelle ore stabilite. Le attività gratificanti: rafforzare hobby e attività che distraggano gli utenti dalla rabbia favorendo momenti che facilitino il dialogo con gli amici, la lettura, l’ascolto della musica, la pittura. Ogni forma di benessere, infatti, è il miglior antidoto al malessere interiore. “Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze”.

Paul Valery

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“che lavoro fai?” ex allievi raccontano

“Che lavoro fai?” Ex allievi raccontano Questa rubrica è dedicata alle esperienze e alle testimonianze di ex allievi dell’Istituto Cortivo. Storie in presa diretta di persone in cammino verso la piena realizzazione personale e professionale.

Qualità e flessibilità, e il passaparola va alla grande “Ho conseguito il diploma di geometra nel 2004 - ricorda Celeste Raniero Lacey di Chiampo in provincia di Vicenza - e poi, per qualche anno, ho lavorato part time nell’Ufficio Tecnico del Comune. Nel frattempo, però, fuori da lì stavano succedendo delle cose nelle quali ben presto sarei stata coinvolta. Nel 2005, infatti, una mia amica ha aperto un’associazione dedicata all’assistenza all’infanzia e, nel 2008, mi ha chiesto se ero disponibile a darle aiuto come baby sitter volontaria”. E tu? “Ho accettato di buon grado, mi piaceva l’idea di stare con i bambini anche se non avevo alle spalle né studi adeguati, né una grande 12 INCONTRI - Ottobre 2013

esperienza: mi sono comunque impegnata a fondo, c’erano tante cose da fare, mi piaceva… Ma poi l’associazione ha chiuso i battenti. È stato in quel momento che, assieme a un’altra amica che avevo conosciuto durante il periodo di volontariato, abbiamo deciso di rilanciare l’iniziativa e di creare un centro per l’infanzia tutto nostro”. Quando avete aperto la struttura? “È partita nel gennaio del 2011 e ho iniziato subito a lavorarci. Contemporaneamente, però, mi sono iscritta all’Istituto Cortivo per la specializzazione infanzia. La mia amica aveva già il titolo necessario per gestire l’asilo, ma volevo dotarmi anch’io di un attestato e, soprattutto, sentivo

l’esigenza di formarmi, di darmi una buona base di competenze, di aggiungere conoscenze teoriche a quelle pratiche che stavo acquisendo nella quotidianità del lavoro”. Ed è stato così? “Sì, tutto quello che studiavo lo applicavo immediatamente e vedevo che funzionava. Questa è stata la cosa che più ho apprezzato dell’Istituto Cortivo: il fatto che le materie sono davvero professionalizzanti, pratiche, sempre ricche di spunti utili per svolgere al meglio i vari interventi e le diverse attività. Adesso, dopo aver concluso il tirocinio, ho presentato la relazione finale e a breve sarò ufficialmente un’OSA per l’infanzia, con tutte le carte in regola”.

Ci puoi raccontare qualcosa di più sul vostro centro per l’infanzia? “Certo, si chiama ‘Fantasia’, è situato a San Pietro Mussolino, un paesino a poca distanza da Chiampo, ed è dedicato all’accoglienza di bambini sino a tre anni suddivisi in tre fasce d’età, dagli 8 ai 12 mesi, dai 13 ai 18 e dai 19 ai 36. Siamo in grado di ospitare contemporaneamente un numero massimo di venti bimbi, ma siccome proponiamo ai genitori la formula a ore, non raggiungiamo mai il pieno: solitamente ne abbiamo dieci, massimo quindici, quindi sempre sotto la soglia prevista dalla legge di otto bambini per educatrice”. Come ti trovi con i bambini e con i genitori? “Con i bimbi benissimo fin da subito, mentre con i genitori ci è

voluto un po’ per instaurare un rapporto di fiducia. Per fortuna sono venuti in mio soccorso proprio i bambini che, con il loro atteggiamento positivo nei miei confronti (alcuni addirittura piangevano quando veniva il momento di andare a casa) hanno rimesso le cose a posto. Comunque questa è stata un’incertezza che è durata poco, adesso anche con i genitori dei nuovi iscritti non ho problemi, ho acquisito una certa consapevolezza delle mie capacità e riesco a pormi da subito in modo naturale. Il passaparola poi funziona alla grande, ci sono genitori che portano qua i figli pur avendo altri nidi più vicini a casa”. Siete diventate un punto di attrazione…

“Sì, diamo un buon servizio e garantiamo massima flessibilità di orario. Attualmente siamo aperte dalle otto alle sedici, ma se anche solo un genitore ci chiede di venire prima o di uscire più tardi siamo disponibili a venirgli incontro. C’è stato un periodo che aprivamo alle sei e mezzo di mattina…”. Avete qualche programma di sviluppo? “Stiamo già facendo alcune ore di doposcuola il pomeriggio. Ecco, volevamo potenziare questa attività che ha molte richieste, magari aggiungendo al nostro staff una ragazza capace di gestire bambini con problemi di attenzione. L’intenzione c’è, faremo il possibile per realizzare al più presto anche questo progetto”. INCONTRI - Ottobre 2013 13


“che lavoro fai?” ex allievi raccontano

“Si chiama BrucoMela ed è un nido d’infanzia, centro gioco educativo e ludoteca capace di ospitare sino a venticinque bambini. L’abbiamo inaugurato il 16 settembre del 2012, siamo partiti ai primi di ottobre e già a novembre avevamo 19 iscritti!”.

L’importante è partire con il piede giusto

L’ultima volta che ci siamo sentiti con Giorgia Berti è stato nel luglio 2011 quando, dopo aver ottenuto l’attestato di OSA per l’infanzia e i disabili con l’Istituto Cortivo, era appena venuta a Padova, a Villa Ottoboni, per seguire il corso di Impresa Sociale assieme al suo compagno perché stava progettando l’apertura di un nido d’infanzia con una ragazza che era stata sua collega in un altro asilo e aveva bisogno di informazioni e consigli sul da farsi.

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Splendido, ci puoi raccontare come è andata? “Anzitutto devo dire grazie all’Istituto Cortivo che, con il suo corso di Impresa Sociale, mi ha davvero aiutato a fare bene le prime mosse. Ritornata a casa, a Castiglione della Pescaia, ho steso il progetto seguendo le indicazioni ricevute a Padova e poi ho cominciato a svolgere quella che si sarebbe rivelata la vera arma vincente: la ricerca di mercato. Grazie a questo lavoro ho potuto constatare che a Grosseto c’erano tanti nidi che però aprivano e chiudevano di continuo… Non potevo sapere quali fossero le difficoltà che incontravano, ma ho capito che non era una piazza facile da gestire. Quindi ho rivolto la mia attenzione su Follonica e ho deciso di puntare là. Mi sono informata e ho steso un progetto didattico educativo che ho presentato alla responsabile del Comune ricevendo un parere positivo. Poi c’è stata la ricerca del luogo adatto, non facile perché serviva un posto che avesse non solo un’adeguata superficie ma anche uno spazio esterno pari almeno all’80% di quello interno”. Ma ce l’avete fatta! “Dopo tante affannose visite abbiamo trovato ciò che cercavamo: a Follonica, 200 metri quadri dentro e altrettanti fuori. Perfetto, al cento per cento! Ci mancava solo un ul-

timo dettaglio: i soldi per metterlo a posto. Chiederli in banca senza garanzie era solo una perdita di tempo e allora caccia al finanziamento! In internet ho trovato un bando della Regione Toscana che offriva ai giovani la possibilità di un fido. Ci siamo lanciati, ho inviato il progetto e i preventivi per i lavori e l’acquisto degli arredi e ci siamo messi in attesa”. E allora? “Il nostro è stato il primo fido ad essere deliberato, ci garantivano l’80% della somma e, dopo un mese, la banca ci ha erogato il credito grazie al quale siamo riusciti a fare tutto, la suddivisione e il rimodernamento degli ambienti, il parquet e l’acquisto delle attrezzature necessarie: un successo per il quale devo dire un grande grazie al mio compagno che, assieme al fratello, ha fatto tutti i lavori necessari permettendomi di risparmiare un bel po’ sui costi dell’opera. È bellissimo, il BrucoMela, con la cucina, la nursery, i bagni per i piccoli e i grandi e due ampi saloni multifunzionali, per il gioco e la pappa. Tutto certificato dalle autorità competenti, riconosciuto e accreditato dal Comune con il quale abbiamo stipulato anche una convenzione: i bimbi in soprannumero nella lista per gli asili pubblici vengono dirottati da noi, e questo ci dà una certa sicurezza di affluenza”. Cosa offrite? “Accogliamo piccoli dai 3 mesi ai 3 anni per i quali programmiamo sia un progetto guida per tutto l’anno, sia progetti accessori per le festività o su tematiche specifiche, adatte per le diverse età. Abbiamo

anche qualche bimbo diversamente abile che seguiamo con la collaborazione della fisioterapista del Comune. Per quanto riguarda il servizio ludoteca pomeridiano, rivolto a bambini dai 3 ai 14 anni, proponiamo il doposcuola e attività ludico ricreative innestate su un progetto educativo sempre diverso: quest’anno ad esempio si chiama “I Bambini del Mondo”, ed è pensato per educare i piccoli ad avere il giusto rapporto con i loro compagni provenienti da altre culture”.

Come va con i genitori? “Ottimamente, anche perché li coinvolgiamo nella vita dell’asilo, festeggiamo assieme il Natale, la Pasqua, il Capodanno e, una volta al mese, allestiamo un Atelier Creativo aperto a tutta la cittadinanza, nel quale diamo spunti e idee per giocare assieme ai figli, per passare il tempo in modo divertente e costruttivo facendo piccoli lavori con materiali di riciclo… Diciamo che anche le mamme sono diventate nostre amiche, e che il passaparola in città è estremamente positivo. Insomma, siamo veramente soddisfatti!”. INCONTRI - Ottobre 2013 15


arrivano i nostri Parla la squadra cortivo

L’eccellenza insegna Versatile professionista, Catia Napoleone è docente dell’Istituto Cortivo presso il Centro Didattico di Pescara.

Tra i tanti meriti dell’Istituto Cortivo c’è anche quello di saper scegliere docenti di qualità. Ottimo esempio in proposito Catia Napoleone del Centro Didattico di Pescara: laureata in filosofia a indirizzo psicopedagogico, esperta di comunicazione e relazione aziendale, è anche formatrice, scrittrice e conduttrice televisiva di una rubrica intitolata “Leggiamo insieme” sul canale Rosa Tv 286 del digitale terrestre-Abruzzo, visionabile anche sul sito www.rosatvlive.it.

scegliete la via più diretta, niente scorciatoie o raccomandazioni, bisogna credere nelle proprie capacità”. Cosa hai portato del tuo bagaglio professionale nel lavoro di docenza? “La mia lunga esperienza come formatrice di Operatori Socio Assistenziali per un ente accreditato dalla Regione Abruzzo per il quale mi sono occupata anche di marketing sociale, la disciplina che applica tecniche di marketing privato alle aziende pubbliche”.

Puoi raccontarci come sei arrivata all’Istituto Cortivo? “Nel modo più semplice, navigando in internet. Mi è sembrata una realtà interessante e ho inviato il mio curriculum. Ho sostenuto il colloquio e superato la selezione. Lo dico sempre ai miei allievi: per entrare nel mondo del lavoro

Cosa insegni agli allievi dell’Istituto Cortivo? “Materie letterarie, psicologiche e legislative, ma faccio anche consulenze guida nei vari momenti del percorso a partire dal piano di studio fino alla conclusione del tirocinio formativo e la preparazione della relazione finale.

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Ci hai detto di aver già lavorato nel campo della formazione: se ti chiedo di esprimere un giudizio sul percorso formativo del Cortivo? “A mio parere la preparazione che offre l’Istituto Cortivo è ottima e non solo dal punto di vista strettamente didattico. La formazione è completa! Per poter andare avanti negli studi, bisogna superare per ogni materia una prova scritta e una orale. Poi c’è il tirocinio, che consente di verificare personalmente le proprie attitudini. Quando incontro i nuovi allievi glielo dico molto onestamente: all’Istituto Cortivo si studia davvero… niente sconti! Ma l’Istituto Cortivo ha anche altre qualità: è una scuola privata che segue gli allievi passo dopo passo, utilizzando strumenti all’avanguardia, ad esempio, i

supporti informatici. Ha inoltre messo a punto testi molto esaustivi, ideali per fornire all’allievo la giusta preparazione”. Come docente incontri molti allievi. C’è qualcosa che li accomuna? “Anzitutto la voglia di lavorare, supportata da una forte motivazione interiore a rendersi utili agli altri. Credo che questo sia anche frutto della selezione operata a monte dagli informatori didattici, sempre molto attenti a vagliare motivazioni e aspettative di fondo. Per lavorare nel sociale ci vuole una sorta di vocazione… Spesso chi arriva all’Istituto Cortivo ha già alle spalle esperienze nel sociale oppure vissuti che, in qualche modo, li hanno portati a scegliere questa professione. Potrei fare molti esempi a proposito”.

Parliamo di te, sappiamo che sei una scrittrice… “Amo la scrittura, la considero uno straordinario metodo di crescita personale. La scrittura ci mette a contatto con la nostra interiorità, in particolare con le nostre emozioni. E più esploriamo noi stessi più riusciamo a comprendere gli altri… Il mio primo romanzo si intitola “Per un atomo d’amore” e devo dire che mi ha regalato parecchie soddisfazioni. Il prossimo si chiamerà “I profumi del cedro” e racconta dell’importanza dei sogni, del coraggio di portare sino in fondo le proprie scelte, della capacità di dare una svolta, di entrare nella vita dalla parte sinistra, quella del cuore…”. Scrittura e lettura: conduci anche una rubrica televisiva dedicata ai libri e alla lettura. Ti

è mai capitato di trattare temi vicini al sociale? “Più di una volta. Spesso i romanzi parlano del disagio esistenziale, della difficoltà di vivere… e questo è già sociale. Comunque ricordo una trasmissione in particolare in cui ho intervistato la prof.ssa Eide Spedicato Iengo dell’Università di Chieti. L’argomento era la migrazione femminile nel territorio abruzzese”. Un consiglio per chi ci legge? “Non smettere mai di evolvere umanamente puntando soprattutto sulla cultura e sull’umiltà: umiltà per apprendere dagli altri, umiltà di fronte alle proprie emozioni e alle proprie fragilità. Solo se si è capaci di incontrare se stessi si può incontrare il prossimo. è il principio fondamentale dell’Amore…”. INCONTRI - Ottobre 2013 17


chi semina raccoglie Speciale seminari

I seminari Cortivo, occasioni uniche per aggiornarsi L’intensificarsi, negli ultimi anni, delle attività seminariali esprime pienamente la volontà dell’Istituto Cortivo di andare oltre la semplice formazione per puntare sull’aggiornamento. Anche il calendario 2014 sar�� dunque ricco di appuntamenti, dagli stage focalizzati sull’Impresa Sociale agli incontri che tratteranno le più diverse tematiche dell’assistenza, con momenti formativi incentrati sulla progettazione di interventi educativi ed assistenziali e sulla pratica nell’assistenza ad anziani, disabili e malati.

Ma non solo: è intenzione dell’Istituto Cortivo continuare ad offrire anche percorsi di crescita personale e professionale, basti pensare al corso triennale di Counseling che, tra l’altro, prevede weekend formativi aperti a tutti. Non mancheranno inoltre i seminari dedicati all’apprendimento di nuove tecniche educative e creative, con laboratori di musica, disegno e pittura, lavoro con il corpo, ecc. a cui si aggiungeranno giornate di formazione specifica per il professionista, con corsi dedicati all’etica e alla

deontologia, all’autobiografia e al metodo di studio. I seminari offrono ad allievi, ex allievi e docenti dell’Istituto la possibilità di partecipare gratuitamente, con l’unico onere delle spese di trasferta, vitto e alloggio. Si svolgono durante l’anno con cadenza mensile e rappresentano davvero un’occasione unica per incontrarsi e confrontarsi tra persone provenienti da regioni e realtà lavorative diverse, un modo efficace per acquisire nuove competenze, una maggiore consapevolezza e… caricarsi di rinnovate energie!

XXVIII seminario di IMPRESA SOCIALE

organizzato dall’Istituto Cortivo a Villa Ottoboni, Padova, nei giorni 7, 8, 9 novembre 2013 Tre giorni interamente dedicati all’impresa sociale. Tre giorni di seminario full immersion pieni di conferenze, laboratori, approfondimenti. Tre giorni di impegno e anche di divertimento, da vivere insieme a persone che condividono le tue passioni e i tuoi obiettivi professionali. Insomma: una nuova, imperdibile occasione per conoscere ancor più da vicino il mondo dell’impresa sociale e, in particolare, per apprezzare la bellissima realtà dei nostri Baby Planet sempre più numerosi e qualificati. I partecipanti avranno l’occasione di confrontarsi tra loro, scambiarsi esperienze, attivare collaborazioni, darsi reciprocamente consigli e approfondire tutte le tematiche legate all’apertura e alla gestione di una struttura (dal reperimento dei fondi agli aspetti legali, dalla promozione all’organizzazione quotidiana…), con l’aiuto di docenti, esperti e operatori qualificati. Il corso è riservato ad allievi ed ex-allievi ed è gratuito escluse le spese di viaggio, vitto e alloggio.

Parole leggere come nuvole

organizzato dall’Istituto Cortivo a Villa Ottoboni, Padova, il 16 novembre 2013, dalle 10.00 alle 17.00 Come diceva De Andrè, le nuvole vanno, vengono, qualche volta si fermano. Proprio come le parole, quelle del cuore, della memoria, quelle che raccontano la nostra storia: leggere e intime, calde ed evocative. Cristina Zuppel, psicologa esperta di comunicazione e di scrittura autobiografica, ci condurrà per mano a scoprire le mille potenzialità della parola nella definizione della nostra identità. Sarà una giornata dove giocheremo e ci divertiremo, lavorando con “carta, forbici, penna, colori, immagini, post-it e tanta fantasia”, per scoprire tecniche autobiografiche di base, applicabili nei luoghi di lavoro, dall’asilo nido alla residenza per anziani. Cristina Zuppel ha frequentato la “Libera Università dell’Autobiografia”, fondata ad Anghiari dai Professori Saverio Tutino e Duccio Demetrio. L’autobiografia può aiutare le persone di ogni età a costituire e rafforzare la propria identità, a conoscere meglio le proprie radici, a nutrire più fiducia in sé stesse e a migliorare l’autostima. Un percorso alla portata di tutti, quindi, che ci può far capire quanto sia importante ricordare e quanto il ricordo sia sempre e comunque un atto espressivo e creativo. Perché ricordare è rivivere. In un altro tempo e da un’altra prospettiva. Il corso è riservato ad allievi ed ex-allievi ed è gratuito escluse le spese di viaggio, vitto e alloggio.

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Per informazioni: Istituto Cortivo, Centro di Formazione Via E. Ramin, 1 - 35136 Padova Tel. 049 8901222 - Fax 049 8901213 - www.cortivo.it/seminari - e-mail: seminari@cortivo.it

INCONTRI - Ottobre 2013 19


“Porte aperte” al Centro Benedetta d’Intino

ingressi solidali dentro le strutture

Titolo

Nato quasi vent’anni fa a Milano, il Centro Benedetta D’Intino è una realtà impegnata nella cura di bambini e adolescenti che vivono situazioni di disagio psicofisico e nell’attività clinica dedicata al sostegno alla comunicazione e all’autonomia di bambini carenti o privi di linguaggio orale. Caratterizzata da un atteggiamento solidale nei confronti delle famiglie a cui offre servizi a tariffe sociali commisurate al reddito, la struttura è attiva in campo clinico, scientifico e formativo e, negli anni, ha esteso il 20 INCONTRI - Ottobre 2013

suo raggio d’intervento a livello internazionale promuovendo la nascita di altri due centri omonimi, uno in India nel West Bengala e l’altro in Bolivia a Cochabamba. Le famiglie dei bambini con disabilità devono affrontare percorsi difficili e talvolta onerosi, in particolare negli ultimi tempi di crisi economica e sociale: il Centro, per essere sempre più accanto alle famiglie, ha deciso di lanciare l’iniziativa Porte Aperte. Grazie ai proventi derivanti dalla raccolta fondi e dal supporto dei

Specializzato nella cura di bambini e adolescenti con disagio psicofisico, carenti o privi di linguaggio orale, mette gratuitamente a disposizione le sue attività per aiutare le famiglie in questi tempi di crisi economica e sociale.

numerosi sostenitori, dall’aprile 2013 al marzo 2014, i bambini con gravi patologie comunicative avranno accesso gratuito a tutte le attività del Centro. A disposizione dei bambini e dei loro genitori c’è anche una biblioteca tutta per loro. Ma cos’ha di così speciale questa biblioteca? Che i suoi coloratissimi libri hanno un testo scritto integralmente in simboli secondo i principi della Comunicazione Aumentativa e Alternativa, termine che riassume l’insieme di

conoscenze, tecniche, strategie e tecnologie pensate per facilitare e aumentare le capacità di comunicazione in persone che hanno difficoltà ad usare il linguaggio orale e la scrittura. L’ aggettivo “Aumentativa” indica come le modalità di comunicazione utilizzate siano tese non a sostituire, ma ad accrescere la comunicazione naturale con l’obiettivo di espandere le capacità comunicative tramite tutte le modalità e tutti i canali a disposizione. I bambini con disabilità hanno

bisogno anche più degli altri di entrare nel mondo della lettura, ma spesso rischiano di esserne esclusi, perdendo importanti momenti di condivisione, di intimità, di conoscenza e di dialogo: i libri illustrati della biblioteca del Centro sono scritti con parole associate a simboli e sono costruiti su misura per sollecitare l’attenzione del bambino, perché possa trovare validi agganci ed appassionarsi alla voce narrante. I progetti di Comunicazione Aumentativa e Alternativa del Centro Benedetta D’Intino sono

rivolti a tutti i bambini con grave disabilità comunicativa e si pongono come principale obiettivo l’interazione e la massima partecipazione sociale possibile. I bambini con disturbi dello spettro autistico hanno un programma a loro dedicato nel quale l’uso sistematico dei supporti visivi e simbolici alla comunicazione è integrato in attività educative strutturate. Tutto questo e molto di più è il “Mondo Benedetta D’Intino”: il resto potrete scoprirlo nel sito www.benedettadintino.it. INCONTRI - Ottobre 2013 21


Un nome, tanti racconti. Appartiene alla categoria dei giochi “psicologici” questo simpatico metodo che potete utilizzare nella gestione dei gruppi, soprattutto quelli di nuova formazione. L’obiettivo è di favorire la conoscenza di se stessi e degli altri utilizzando un po’ di fantasia, esercitandosi nell’uso delle metafore e nella ricerca di parole capaci di evocare vissuti, sentimenti ed emozioni. Può essere applicato dai dieci anni in su e per gruppi che vanno da un minimo di 8 a un massimo di 20 partecipanti. Richiede pochissimo materiale: fogli di carta, matite o penne. Il gioco è semplicissimo: dovrete chiedere ai partecipanti di presentarsi agli altri scrivendo il proprio nome (ed eventualmente il cognome, ma nel rispetto della privacy) in verticale sulla parte sinistra del foglio e mantenendo una distanza di una o due righe tra le varie lettere. 22 INCONTRI - Ottobre 2013

Il compito è quello di trovare una parola o una frase significativa in corrispondenza di ogni lettera.

educ’azioni IMPARARE GIOCANDO

un acrostico per conoscersi meglio

Un esempio?

i nsieme, n oi di Incontri vi c omunichiamo novità, o rganizziamo contenuti, n avighiamo in internet t rovando argomenti, r icercando talenti, i nterrogando il sociale.

ivertente, d o c io g n u È “ anche che consente i essere ai più timidi d ati dal “visti” e ascolt gruppo. ”

È un gioco divertente, che consente anche ai più timidi di essere “visti” e ascoltati dal gruppo. È un’esperienza piacevole che può essere anche intensa e rivelatrice. L’acrostico, infatti, può raccontare molto della persona che lo compone. Grazie alla dimensione ludica è possibile lasciarsi andare più facilmente, facendo trasparire qualcosa di sé che forse avrebbe richiesto più tempo per emergere. Segnali che un bravo operatore può utilizzare per favorire la socializzazione nel gruppo e la relazione fra utenti. INCONTRI - Ottobre 2013 23


IL SOCIALE TRA CARTA E PELLICOLA

Il libro

Il film

Cosa ti manca per essere felice? Nulla, afferma Simona Atzori.

Un racconto sull’adolescenza e sull’importanza dell’ascolto.

La conoscete? È una giovane e bellissima donna da cui sprizza un’energia inesauribile, che ha avuto il coraggio di affrontare la vita a passo di danza… Simona ha ballato anche con Roberto Bolle e solo danzando si sente realizzata. Quando si muove leggera a ritmo di musica è l’immagine stessa dell’armonia. Simona danza con il corpo e con il cuore, ma non con le braccia. È nata così, senza arti superiori: hanno provato a metterle delle braccia artificiali, ma lei le ha rifiutate. Niente braccia, solo i piedi, che sostituiscono perfettamente le mani nei gesti quotidiani, mani che accarezzano, afferrano, scrivono e dipingono, perché Simona è anche una pittrice. La storia di questa donna dalle doti eccezionali è ben raccontata nel suo libro “Cosa ti manca per essere felice” edito da Mondadori nella collana Ingrandimenti. Dal racconto emerge la forza di una famiglia coesa, che della disabilità di Simona non ha mai fatto un dramma. Le figure centrali sono il padre, affettuoso e sempre presente, e la madre, che ha sempre incoraggiato la figlia a credere nei suoi sogni, a non trasformare l’handicap in un limite invalicabile.

que, è l’unica “La diversità è ovun a tutti. cosa che ci accomun e meno male, Tutti siamo diversi, o in un mondo altrimenti vivremm di formiche”

24 INCONTRI - Ottobre 2013

Scrive Simona: “Perché ci identifichiamo sempre con quello che non abbiamo, invece di guardare quello che c’è? Spesso i limiti non sono reali, i limiti sono solo negli occhi di chi ci guarda. Dobbiamo fermarci in tempo, prima di diventare quello che gli altri si aspettano che siamo. È nostra responsabilità darci la forma che vogliamo, liberarci da un po’ di scuse e diventare chi vogliamo essere, manipolare la nostra esistenza perché ci assomigli. Non importa se hai le braccia o non le hai, se sei lunghissimo o alto un metro e un tappo, se sei bianco, nero, giallo o verde, se ci vedi o se sei cieco o hai gli occhiali spessi così, se sei fragile o una roccia, se sei biondo o hai i capelli viola o il naso storto, se sei immobilizzato a terra o guardi il mondo dalle profondità inesplorate del cielo. La diversità è ovunque, è l’unica cosa che ci accomuna tutti. Tutti siamo diversi, e meno male, altrimenti vivremmo in un mondo di formiche”. Un atteggiamento, quello di Simona, che è esempio per tutti, per i disabili e per i cosiddetti “normodotati”. Dal suo straordinario punto di vista è proprio così: non ci manca proprio nulla per essere felici. Simona Atzori

Cosa ti manca per essere felice?

Mondadori Editore - 189 pagine

“Ali bruciate” di John Jacobsen è un film uscito nelle sale nel 1998, premiato nel 2001 al Giffoni Film Festival. Se siete dei cinefili o cultori dell’arte cinematografica vi avvisiamo: non è un movie da Oscar. La sceneggiatura è approssimativa, abbonda di luoghi comuni e, per lo sfondo della storia, prende spunto dalle filosofie di vita delle comunità hippy americane degli anni ’60 e ’70 (peace and love, trasgressione, musica, concerti, vita al di fuori delle regole, LSD...), un po’ datate visto che la pellicola fa riferimento alla generazione nata a metà degli anni ’80. È però il messaggio quello che conta: durante l’adolescenza, il conflitto con i genitori, la mancanza di dialogo autentico con la famiglia e qualche trauma infantile possono portare ogni ragazzo sull’orlo del baratro. Simon ha perso la madre da piccolo e non riesce a trovare una sua collocazione nel nuovo assetto familiare, nonostante la disponibilità della nuova compagna del padre. Il rapporto con il padre è freddo. Il genitore è sempre gentile, ma lontano, non disponibile all’ascolto, non interviene con autorevolezza di fronte alle mancanze di Simon, non “educa” il figlio

e tende invece a pianificarne la vita senza coglierne il malessere. Entrato al college, Simon conosce Andrew, un amico vero ma dalle inclinazioni trasgressive che lo introduce in una comunità di giovani hippy dove Simon si sente accolto ed ascoltato. Incontra l’amore, ma, confuso e senza ancoraggi interiori, inizia ad abusare delle droghe e a dimenticare ogni valore, sino a perdere la stima della compagna Jennifer. Arrestato dalla polizia, viene condotto in un centro di riabilitazione dove gli vengono imposte regole ferree, ma anche un percorso di consapevolezza e assunzione di responsabilità. A questo punto del film la figura centrale diventa quella della consulente, che media anche il rapporto con la famiglia. Dopo un acceso scontro con il padre, durante un incontro di psicoterapia familiare, Simon risolve il suo trauma infantile legato alla figura materna e ricuce la sua relazione con il padre. Finalmente consapevole, prima di decidere cosa fare della propria vita si concede del tempo e, come nei migliori lieto fine, ritorna da Jennifer, finalmente sereno, adulto e capace di fare autonomamente delle scelte.

Ali bruciate 1998, regia di John Jacobsen Il film è interessante per gli operatori che lavorano con gli adolescenti o nei centri di riabilitazione. Il focus è sull’importanza dell’ascolto e del dialogo, sul rischio derivante dai “non detti” e sull’efficacia dei percorsi riabilitativi che favoriscono il raggiungimento della maturità attraverso l’imposizione di regole giuste, l’esperienza di prendersi cura degli altri, l’autoanalisi, la relazione autentica. INCONTRI - Ottobre 2013 25


A PESCA DI SITI IL SOCIALE IN RETE

www.oltrelabirinto.it

In provincia di Treviso un innovativo progetto per “l’adesso e per il dopo di noi”.

Fra i progetti presenti nel sito www.oltrelabirinto. it della Fondazione “Oltre Il Labirinto Onlus”, attiva dal 2009 a favore dei soggetti autistici, siamo rimasti colpiti dal “Villaggio di Godega 4Autism”, ovvero il primo progetto europeo di cohousing per adulti autistici avviato nel Comune di Godega di Sant’Urbano in provincia di Treviso. Incuriositi, per saperne di più ci siamo messi in contatto con i responsabili dell’iniziativa. “È un progetto a cui teniamo molto - ci dicono ma siamo ancora agli inizi. Del resto di tempo ne abbiamo, i nostri figli sono ancora sotto i vent’anni e prima di giungere al ‘dopo di noi’ speriamo che passino ancora vari decenni”.

anche come base economica per sviluppare i successivi step”.

Perché siete tutti genitori di bambini autistici… 26 INCONTRI - Ottobre 2013

“Sì, siamo una ventina di famiglie. Oltre ad avviare progetti di immediata efficacia come quelli per la formazione di operatori, per attivare un percorso abilitativo che continui 365 giorni all’anno, per creare circoli amicali per il tempo libero e per fornire servizi atti ad incrementare le abilità residue, abbiamo pensato anche al futuro, a garantire ai nostri ragazzi un lavoro e una casa quando non ci saremo più”. A che punto siete? “Grazie alla collaborazione delle autorità locali e degli abitanti della zona siamo riusciti sinora a concretizzare alcune cose, rivolte alla partecipazione e alla vita comunitaria, ma soprattutto al lavoro inteso non solo nella sua funzione riabilitativa ma

Quali attività svolgete? “Nei campi coltiviamo ortaggi a ciclo breve, insalate e pomodori che gli autistici possono seguire dalla semina al raccolto. Poi abbiamo un allevamento di animali da cortile, galline, conigli e fra un po’ anche porcellini d’India. Nelle cucine invece prepariamo cibi e dolci per i sabati in fattoria e altri eventi. Nel piccolo laboratorio costruiamo le hugbikes, i tandem corti che vendiamo sia a famiglie con autistici, sia al pubblico più vasto: sono molto apprezzate dalle coppie di cui uno solo dei due sa andare bene in bici. A breve ne apriremo un altro più grande dove le produrremo in serie… Infine,

e questo è il lavoro che ci dà le maggiori soddisfazioni economiche, raccogliamo tappi di sughero che poi rivendiamo ad aziende che li riutilizzano per usi edili o nei sistemi di disinquinamento delle acque marine”. E per il domani? “Da qui al 2020 innesteremo le nuove iniziative, prima quelle educative e poi quella residenziale, che vogliamo realizzare evitando di creare un villaggio chiuso per evitare i rischi di ghettizzazione: utilizzeremo strutture già esistenti e ne costruiremo di nuove nel territorio, nel raggio di uno o due chilometri. Siamo un’esperienza pilota, ci chiedono consigli da tutta Italia e noi cerchiamo di renderci utili, di costruire reti…”. INCONTRI - Ottobre 2013 27


SERVIZIO SEGNALAZIONE ALLIEVI

Opportunità, indicazioni, soluzioni. Siamo in autunno, la stagione dei bilanci e dei programmi per il futuro. Anche il Servizio Segnalazione Allievi dell’Istituto Cortivo ha tirato le somme delle sue attività ottenendo cifre di tutto rispetto.

munque è un primo passo verso l’inserimento professionale. Ecco, diciamo che le assunzioni a vario titolo nel post tirocinio rappresentano più o meno l’80% delle segnalazioni che ci sono pervenute”.

“Nel 2012 - commenta la responsabile dott.ssa Clara Galetto - abbiamo ricevuto circa 200 segnalazioni documentate di assunzioni di nostri ex allievi e nei primi 6 mesi di quest’anno il trend è stato confermato da oltre 100 segnalazioni. Certamente però gli avviamenti al lavoro sono stati molti di più in quanto né gli ex allievi né le strutture che li assumono, non essendo SSA un ufficio di collocamento, hanno alcun obbligo di segnalarci la stipula del contratto, e spesso non lo fanno. È un peccato, ma è così”.

Hai altri numeri da darci? “Beh, sì, quello dei richiedenti, ovvero di quegli enti, strutture o privati che ci hanno conosciuto e che, convinti della qualità della formazione che offriamo, ci hanno chiesto nomi e curricula di nostri ex allievi: sono stati 30 nel 2012 e quest’anno contiamo di raggiungere almeno la stessa cifra visto che sino ai primi di settembre ne abbiamo totalizzato 20. Questi contatti sono molto importanti per noi perché spesso preludono alla possibilità di stipulare una convenzione aperta, ovvero un accordo che prevede l’invio da parte nostra, ad intervalli di 3/4 mesi, di nominativi che proponiamo sia per lo svolgimento dei tirocini sia per possibili assunzioni. Attualmente abbiamo convenzioni aperte con società in franchising, cooperative sociali e realtà attive nell’assistenza domiciliare nonché nei servizi di mediazione culturale diffuse in varie regioni d’Italia: Friuli, Veneto, Piemonte, Umbria, Lombardia, Campania, Puglia, Abruzzo e Lazio”.

Secondo la tua esperienza qual è il momento in cui l’assunzione si verifica più frequentemente? “La conclusione del tirocinio è senza dubbio la fase in cui più di sovente il rapporto fra l’ex allievo e la struttura ospitante si trasforma in una collaborazione, più o meno continuativa, certo, ma che co-

ISTITUTO CORTIVO:

diventa protagonista nel sociale. Dal 1984 progettiamo attività formative nel sociale, un mondo ricco di umanità che è da sempre il nostro esclusivo e coinvolgente orizzonte di impegno. Trent’anni di esperienze, scelte e fatti concreti hanno dato vita ad una struttura forte e dinamica che forma professionisti motivati e competenti. Perché l’assistenza alla persona non è mai un lavoro qualsiasi. Con i nostri Centri Didattici siamo presenti in tutte le principali città italiane. La nostra sede centrale è a Padova.

Una funzione importante, quella di SSA, soprattutto se si pensa che ad ogni numero corrisponde una persona, un sogno raggiunto, un’aspettativa soddisfatta… “È vero, ci sentiamo molto fieri dell’utilità del lavoro che facciamo e, ogni giorno, ci impegniamo per renderlo più efficace ampliando la rete delle collaborazioni e consolidando quelle già avviate”.

Attraverso il Servizio Segnalazione Allievi le strutture possono chiederci – per tirocini o impiego – i nominativi degli allievi che hanno concluso il percorso formativo, mentre gli allievi possono conoscere le richieste pervenute e segnalare il loro interesse e la loro disponibilità.

Servizio Segnalazione Allievi Istituto Cortivo Centro di Formazione Via E. Ramin, 1 - 35136 Padova Tel. 049 8901222 - Fax 049 8901213 e-mail: ssa@cortivo.it

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Incontri Ottobre 2013