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Il sole, le ali e la civetta di Lucia Navone


Collana: A Voce Alta

Una montagna di denaro, dicasi incentivi o sussidi, poco importa, che è stato investito male e che ha drogato il sistema. Anziché investire nell’innovazione, molte imprese hanno preferito pagare consulenti ed avvocati per accedere al meglio a questa mangiatoia pubblica. da pag 32

© Alpine Studio, 2013 Tutti i diritti riservati ISBN: 978-88-96822-63-0 Prima edizione: maggio 2013 www.alpinestudio.it

Finito di stampare nel mese di agosto 2013 presso Rotolito Lombarda S.p.A. - Pioltello (Milano)

Parola d’ordine

Lucia Navone


Nel 2011 il volume d’affari si stimava fosse di 19 miliardi (6 miliardi nel 2010). Un fiume di soldi dove le mafie si sono buttate a capofitto, attratte non tanto dagli incentivi quanto dalla compravendita dei terreni, dal riciclaggio di denaro sporco negli impianti, dalla manodopera illegale da utilizzare nei campi e perfino dal successivo smaltimento.

Parola d’ordine

da pag 51

“Ben 900 milioni di euro in un anno sottratti agli investimenti in energie rinnovabili, 2,5 milioni di megawatt consumati dalla corruzione, pari al fabbisogno annuo di 800 mila famiglie.” Lorenzo Segato, direttore scientifico di RISSC, Centro Ricerche e Studi su Sicurezza e Criminalità. da pag 80

Parola d’ordine

Lucia Navone


L’energia alternativa era, ed è ancora, il sogno per molti di un mondo più pulito con tanti nuovi posti di lavoro; per l'Italia un'opportunità economica importante. Se non si vuole buttare il bambino con l’acqua sporca occorre iniziare a ragionare su di un ritorno effettivo per tutto il paese, cercando di fermare la macchina degli investimenti facili e sicuri a favore di pochi.

Parola d’ordine

da pag 200

Non servono nuove leggi, che per natura sono facilmente aggirabili, ma serve una nuova mentalità, più incline alla legalità. E i politici per primi devono dare il buon esempio, prima dei cittadini. Credo che le amministrazioni locali devono essere le prime a interrompere questo circolo vizioso controllando prima di tutto la gestione degli appalti pubblici prima che intervenga la magistratura. Mattia Fantinati, esperto energetico e parlamentare M5S da pag 157

Parola d’ordine

Lucia Navone


Il filo conduttore è sempre lo stesso: incentivi pubblici che danno impulso al settore. È vero, siamo il paese con la memoria più corta di tutta Europa, ma stiamo parlando di qualcosa che è successo pochi anni fa e forse dovremmo iniziare a chiedere e a chiederci che cosa non funziona quando siamo noi a pagare da pag 112

“La cosa più assurda è che neanche un centesimo dei soldi spesi dalle aziende straniere in Puglia è rimasto sul nostro territorio. Non un pannello prodotto nella nostra regione è stato mai montato in questi campi. Mi chiedo come si possano incentivare delle aziende se poi l’impresa non ha nessun tipo di sensibilità sociale”. Antonella Cazzato, CGIL di Lecce

Parola d’ordine

da pag 135

Parola d’ordine

Lucia Navone


Indice L’Autrice LUCIA NAVONE (Milano, 1963). Giornalista, esperta di comunicazione ambientale e autrice. Da oltre vent’anni si occupa di temi ambientali, prima come ufficio stampa del WWF Italia poi come libera professionista. Ha collaborato, come esperta e curatrice di rubriche, con Gioia, Donna Moderna, Panda e I miei diritti. I suoi articoli sono comparsi su Chicago Blog, quotidiano online diretto da Oscar Giannino e su diverse riviste del settore energetico e ambientale. È autrice per la Maggioli Editore e per Fanpage.it. La sua carriera professionale ha visto la luce nelle pubbliche relazioni degli anni ’80 da cui è passata, quasi per caso, ai temi legati alla sostenibilità quando ancora era una parola praticamente sconosciuta. Ha seguito, fin dagli albori del settore, il mercato delle energie rinnovabili curando, tra gli altri, la start up di Assosolare (Associazione Nazionale dell’Industria Fotovoltaica). Ha collaborato con Ises Italia (International Solar Energy Resources) e con Fiper (Federazione Italiana per le Energie Rinnovabili). A lei alcune aziende hanno affidato la comunicazione istituzionale e di prodotto per il lancio sul mercato italiano del fotovoltaico. È titolare dello Studio Navone che offre servizi di consulenza e comunicazione integrata nell’ambito della green economy. Oggi, oltre all’attività di consulenza, cura il blog “Bianco, rosso e green economy” (www.lucianavone.it) a cui molte storie raccontate in questo libro si sono ispirate. Sul suo blog sono anche raccolti alcuni casi - mai smentiti - di collusione tra economia, politica e malaffare nel settore delle energie pulite.

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Prologo 1. Il bancomat delle bollette elettriche Atto I 2. La coscienza pulita della mafia Atto II 3. I capitani di ventura baciati dal sole e con il vento in poppa Atto III 4. I soliti noti in terra d’Italia Atto IV 5. Molise, il parcheggio miliardario dell’eolico Atto V 6. La nuova frontiera pulita degli affari sporchi Atto VI 7. Il temporary shop delle rinnovabili Atto VII 8. L’Italia non è un paese per la tutela del territorio 9. L’energia a 5 stelle Atto VIII 10. Si scrive riconversione industriale… si legge villette a schiera Atto IX 11. Io c’ero Epilogo Ringraziamenti

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A mia figlia Cecilia con tutto il bene del mondo

Avvertenza

Questo libro è frutto dell’esperienza diretta dell’autrice sia come giornalista che come consulente per conto di alcuni soggetti di cui, per ovvi motivi, nel libro non vengono fatti i nomi. Il libro segue le regole della ricostruzione giornalistica e dell'inchiesta, basandosi sulla cronaca dei fatti, utilizzando però, in alcune parti, la formula narrativa della fiction. Ciò non per sminuire gli aspetti tecnici – o l’attendibilità delle circostanze - ma solo per avvicinare il lettore non specialistico a un mondo che, almeno apparentemente, potrebbe sembrare di difficile comprensione. Il tecnicismo è spesso volutamente messo da parte per lasciare spazio al messaggio divulgativo e alla comprensione di alcuni aspetti per nulla semplici da spiegare a chi non conosce le dinamiche del settore delle energie rinnovabili. Ogni riferimento a fatti e persone indicati negli episodi di fiction (dal prologo all’epilogo), sono puramente casuali; i luoghi citati sono frutto di pura fantasia. Questo non è un libro costruito a favore di una lobby piuttosto che di un’altra, come alcuni potrebbero credere ma è frutto di una ricostruzione scrupolosa e seria, basata sull’analisi di fatti e documenti, molti già pubblici, altri inediti. Le notizie, di cui vengono riportate fedelmente le fonti, sono in molti casi riprese da altre testate giornalistiche e per questo già di dominio pubblico. Molte delle testimonianze invece sono state raccolte direttamente sul campo là dove le crisi, di cui il libro parla, si stavano svolgendo. Le storie del capitolo “Io c’ero” sono raccontate direttamente dagli autori, con esplicito consenso, esonerando l’editore e l’autrice da eventuali responsabilità per imprecisioni o inesattezze in esse contenute.


A Silvia, Giorgia, Simona, Nicola, Ramona, Maria Grazia, Leticia, Sonia, Luciano, Stefano. A tutte le donne e gli uomini che in migliaia, e non solo in Italia, hanno perso il posto di lavoro nella nuova “economia verde�.


Bisogna essere in due perché la verità nasca: uno per dirla e l'altro per ascoltarla. (Henry David Thoreau)

Devi ricreare la realtà perché la realtà scorre via; la realtà nega la realtà. Prima la devi interpretare oppure ricrearla (Georges Franju)


Prologo

Sull’isola di Solibella, al largo del mare Adriatico, una primavera così non si vedeva da anni. Pioveva incessantemente da mesi e la campagna era sommersa dal fango. Benedetto aspettava il capo cantiere non lontano dalla chiesetta rupestre di San Giovanni mentre i camion continuavano a scaricare lastre di silicio. Una parte del campo era già completamente vetrificata. «Piacere, Benedetto Brighello, perito elettronico, impiantista», disse presentandosi a un uomo con il casco in testa. «Sono qui per il test di conformità.» «Non abbiamo mica tempo da perdere ad allacciare fili», disse l’altro senza porgergli la mano... Un centinaio di uomini si muovevano nella melma, fino alla caviglia. Il capo cantiere li spronava a fare in fretta e a non preoccuparsi della pioggia. Qualcuno indossava dei sacchetti di plastica ai piedi e ogni tanto, di nascosto, se li levava per strizzare le calze fradice. Tutti correvano da una parte all’altra del campo trasportando materiali di ogni genere. 19


Il sole, le ali e la civetta

Lucia Navone

Era fine aprile e il Governo aveva deciso che gli incentivi a favore dell'energia solare, si sarebbero chiusi a fine giugno. Dopodiché la pacchia sarebbe finita e il guadagno sarebbe drasticamente diminuito. Un operaio tunisino chiese di andare in bagno perché stava male. In un attimo anche altri dieci pregarono il capo di farli riposare un attimo. «Chi dorme, qua non vede un cazzo», disse il responsabile del cantiere. «Ma se non ci pagano da mesi», disse un altro manovale. «Stai attento, che questa volta ti faccio rientrare a calci in culo da dove sei venuto», disse il capo cantiere al ragazzo. Era proprio lui, Abinda, originario di Tangeri, il caporale con cui quasi tutti avevano già lavorato nei campi di pomodori d’estate. «Vedrete, ho un bel lavoro pulito per voi in un cantiere moderno», aveva detto l’uomo ai suoi cinquanta braccianti. La sera dormivano dentro una baracca, ma da quando il cantiere della nuova economia verde doveva essere terminato, si davano il turno per poche ore di sonno. Abinda aveva sequestrato i loro documenti ed era impossibile spezzare le catene. L’alternativa sarebbe stata la galera o un altro centro di accoglienza in attesa di essere rimandati a casa. Benedetto si avvicinò al direttore lavori per chiedergli dove fosse la centralina per prendere nota dei consumi.» «È per vedere quanta cioddue stiamo risparmiando grazie a questi pannelli.» Il direttore lo guardò come se fosse un alieno appena sceso sulla terra. «Ma se non vediamo il sole da settimane», disse con tono dispregiativo. Benedetto, con l’ombrello in mano, guardava sbigottito quei poveracci infreddoliti, costretti a lavorare sotto la pioggia battente. Di fronte a lui il campo, invaso dai detriti, sembrava un enorme

cimitero: ettari e ettari di terreno coperti da basamenti di cemento simili a bare con sopra i bracci di alluminio che ricordavano delle lapidi. Un bracciante cadde a terra, ma il caporale urlò qualcosa da lontano mentre un altro portava via il senegalese che si era sentito male. Quando Benedetto arrivò nel capanno per sapere cosa era successo, vide che gli stavano levando il giubbotto. «Fatti li cazzi tua. Qua nu stammo al Nord, qua commanno io», lo aggredì il capo cantiere mettendosi tra lui e il senegalese. «All’ospedale non lo devono riconoscere», disse un operaio sottovoce. «Noi non esistiamo, siamo solo dei poveri cristi da sfruttare.» «Arriviamo qui al mattino col buio e ce ne andiamo sempre al buio. Alle volte questi bastardi ci fanno lavorare per ventiquattrore», disse con un filo di voce. «E quanto vi pagano?» chiese Benedetto. «Bah... dieci, quando va bene anche dodici euro al giorno.» «Quei figli di puttana», sussurrò l’uomo indicando uno dei caporali, «si prendono la metà. Ci trattano come delle bestie.» Entrò nel capanno per prendere gli stivali abbandonati dal senegalese e uscendo, borbottò: «questa umidità di merda mi sta distruggendo le ossa. È più di trent’anni che mi spezzo la schiena su questa terra infame; ora anche ste minchie di lastre di silicio», disse tornando al suo posto di lavoro, sotto la pioggia battente. Nel capanno un ragazzo di circa trent’anni, in giacca e cravatta, era immerso da un po’ sul suo iPhone. Benedetto gli chiese dove poteva trovare i trasformatori della corrente. Il ragazzo lo guardò con aria basita, senza capire di cosa stesse parlando. Un altro, anche lui sui trenta, entrò nel capanno per chiedergli se più tardi aveva voglia di andare a ballare al Jia Jia Moi. Fuori pioveva a dirotto e gli uomini continuavano a contorcersi nel fango nel tentativo di posizionare gli specchi.

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Il sole, le ali e la civetta

Lucia Navone

*** Il racconto è pura finzione ma “Gli schiavi del sole”, come titolava uno speciale curato da Mario Sanna andato in onda il 13 maggio 2011 su RaiNews24, sono stati uno dei capitoli più dolorosi della nuova economia verde: centinaia di lavoratori costretti a lavorare giorno e notte per terminare in tempo i lavori di costruzione degli impianti fotovoltaici in Puglia. “Il sole, le ali e la civetta” cerca di fare luce, per la prima volta e alternando la fiction alla ricostruzione giornalistica, su come sono andate le cose negli ultimi anni in Italia. Siamo stati il paese del Bengodi delle energie rinnovabili e, in molti casi, l’unica cosa verde e pulita sono stati i soldi dei cittadini. Un’inchiesta che, lontano da pregiudizi e assolutismi ideologici, inizia con le prime eclatanti inchieste degli anni d’oro dell’eolico, passa per l’Eldorado del solare e arriva ai giorni nostri con le biomasse, la nuova frontiera pulita degli affari sporchi. Un settore dove per anni lo Stato italiano ha investito i miliardi pagati dai consumatori via bolletta elettrica garantendo ritorni stratosferici. Un gigantesco flusso di denaro che poteva essere investito meglio: con un ritorno certo per il territorio, con un indotto per l'economia e un reale beneficio per l'ambiente. A farne le spese, invece, sono stati il paesaggio, i risparmiatori e soprattutto, le generazioni future: un euro speso male o rubato, è un euro sottratto ai nostri figli. Ma non solo. Migliaia di lavoratori che avevano creduto in una nuova prospettiva di lavoro si sono trovati con le fabbriche chiuse e il sistema al collasso. Un’opportunità mancata di cui il libro racconta, portando anche la testimonianza di chi l’ha vissuta direttamente. Le pagine che seguono “mettono in fila” una serie di fatti, già resi pubblici dai media e da importanti organizzazioni come Transparency, per far capire che un settore emergente e strategico come 22

quello delle rinnovabili, deve essere assolutamente protetto da fenomeni corruttivi e speculativi. Ciò che emerge invece è un quadro preoccupante: la storia di una grande promessa mai mantenuta che, oltre al danno, nasconde una beffa. Per tanti l’energia pulita, soprattutto quella fotovoltaica, è il sogno di autosufficienza, di vivere in un mondo più pulito dove si può decidere come utilizzare le risorse e quanto spendere. La beffa è aver speso un sacco di soldi per finanziare pochi che di soldi non ne avevano certo bisogno, come i grandi fondi di investimento americani, tedeschi o cinesi; il danno è che si sono incentivati impianti che producono solo energia per incassare i sussidi senza lasciare nulla a chi l’energia invece la vuole usare per sé. A farne le spese anche i tanti operatori seri e competenti che si sono impegnati per chiedere a gran voce trasparenza e regole certe. Solo attraverso la consapevolezza e la conoscenza dei problemi si potrà, forse, riscrivere un nuovo capitolo di questa “promessa” fatta in tutto il mondo che ha goduto di grandi sostegni da parte degli Stati e che sta vivendo epiloghi diversi. L’Italia come al solito si è distinta e non certo per i propri meriti. E la storia che segue cerca di spiegare, utilizzando la cronaca dei fatti, perché anche in un nuovo settore rimaniamo piegati su noi stessi, senza la possibilità, almeno a breve, di uscirne.

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Il sole, le ali e la civetta di Lucia Navone