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CORRIERE

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Giovedì 13 ottobre 2011

Assistenza

Aiutiamoci per aiutare di Corrado Galletto Stiamo assistendo, nelle nostre città e nei nostri paesi, alle prime gravi conseguenze della crisi economica che non accenna a fermarsi e che costringe i governi a drastici tagli di bilancio nelle spese pubbliche. Mentre crescono le povertà, la disoccupazione, la mancanza di lavoro per i giovani, la precarietà della vita e delle sicurezze, ecco la scure che si sta abbattendo sullo “Stato sociale”, sull’assistenza alle categorie deboli che hanno bisogno di un aiuto per non cadere nell’abbandono e nella disperazione. Sono stati tagliati i fondi ai Comuni per tutte le spese non indispensabili; sono stati ridotti i soldi agli enti di assistenza; la scuola non garantisce più l’aiuto ai ragazzi svantaggiati e anche la sanità e gli ospedali devono ormai ricorrere al sostegno dei privati per acquistare le attrezzature necessarie e moderne. Stanno arrivando quasi giornalmente notizie di associazioni che chiudono per mancanza di fondi perché non ricevono più, o ne ricevono in misura molto ridotta, gli aiuti dai Comuni, dalle fondazioni bancarie, dai consorzi di assistenza e dalle Asl. È in crisi tutto il volontariato sociale che sostiene i disabili, i giovani disadattati, i poveri, le famiglie disgregate e tutto quel mondo e quelle persone che da sole non riescono a tirare avanti. La qualità della vita di una società si misura anche da come riesce a non emarginare la parte debole della popolazione, ed allora ecco l’idea che è venuta a qualcuno e che merita di essere presa in considerazione. Creare un centro comunale unico di raccolta delle offerte e delle donazioni private per poi distribuirle in base alle necessità delle organizzazioni di solidarietà che operano sul territorio. Nessuna struttura o burocrazia aggiunta, ma superare gli steccati delle singole associazioni e dare veramente un aiuto dove c’è più bisogno. La generosità della nostra gente è tanta e ben sappiamo che le offerte che si fanno vanno sempre a buon fine perché conosciamo le persone che lavorano nel volontariato. Ma forse c’è qualcuno che avrebbe più bisogno e non lo veniamo a sapere. Per questo tre o quattro persone fidate, magari con la supervisione del Comune, alle quali affidare l’incarico di distribuire gli aiuti dove maggiore è l’urgenza. “Aiutiamoci per aiutare”; uno slogan per chiedere alla gente di non lasciare morire la solidarietà in questi tempi di crisi e di tagli governativi. Con la buona volontà potrebbe anche funzionare.

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Dopo 92 anni di storia la società calcistica dei Maghi sembra destinata ad un inesorabile tramonto

U.S. Saviglianese nella tempesta Il presidente Brisciano sotto assedio si difende: «Troppa invidia»

ANNO XXII - N. 37

Savigliano

La Lega ammaina le bandiere

di gianluca gavatorta SAVIGLIANO – In 92 anni di storia, mai l’U.S. Saviglianese, regina del panorama sportivo locale, aveva vissuto una fase così turbolenta. Più corretto sarebbe parlare di “ciclo”, essendo non di ieri le tensioni e i problemi interni, risaputi anche oltre i confini. Un declino triste e inarrestabile. Gli ultimi accadimenti – allenatori esonerati, dimissionari, separati in casa, a mezzo servizio – hanno aumentato la temperatura di ebollizione. Nel marasma spicca la posizione ambivalente del patron rossoblu, Enzo Brisciano. In una lettera che pubblichiamo, destinata a precisi rappresentanti del Comune, esprime rammarico e delusione per l’assegnazione degli impianti (con l’avvento della Futsal è finito il monopolio), e annuncia la decisione, insieme alle pro-

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prie dimissioni, di chiudere i battenti della Saviglianese e del Savigliano ’81 (che esiste ancora, dai primi calci agli esordienti: matricola e partita Iva proprie, di fatto un satellite di viale Gozzano). Ma poi, intervistato, smentisce categoricamente. A quale Brisciano crede-

La dirigenza dei Maghi può restare o se ne deve andare?

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re? Al secondo, dicono nel suo entourage: più lo caricano, più lui si carica. Vien da pensare che il gesto, eclatante ancorché astratto, mirasse ad indurre sindaco e assessori a rivedere la spartizione. Ma in Municipio fanno spallucce e considerano concluso (e imparziale) il ruolo svolto. Altro capitolo dolente è la prima squadra, penosamente ultima in Promozione (1 punto), il morale sotto i tacchetti. Il presidente difende a spada tratta il progetto: «Per la prima volta abbiamo allestito una squadra di giovani provenienti dalla Juniores: ci vuole tempo». Solo che i tifosi giudicano suicida tale strategia e la domenica preferiscono seguire altre squadre.

Uccise a freddo e con premeditazione il cognato Angelo Lolli

Ergastolo per Garnero

Aurelio Garnero

Savigliano

Ad inizio luglio la dirigenza dei Maghi annunciava ancora una grande stagione calcistica

ALBA – Aurelio Garnero, il pensionato di 59 anni di Caramagna che il 13 dicembre 2010, in un bosco ai confini tra Verduno e La Morra, aveva ucciso con un colpo di fucile il cognato Angelo Lolli, ex sindacalista, che lì si era recato in cerca di tartufi, è stato condannato all’ergastolo. La sentenza – la più severa mai emessa dal Tribunale di Alba – è stata pronunciata mercoledì scorso alle 20,30. Garnero è stato ritenuto responsabile di omicidio vo-

lontario aggravato dalla premeditazione e detenzione, porto e fabbricazione dell’arma clandestina utilizzata per sparare al petto del cognato, freddato ad un metro di di stanza. Il gip ha in sostanza accolto in toto la richiesta avanzata dal pubblico ministero. Motivo del delitto: i rancori che Garnero nutriva nei confronti del marito della sorella per dissidi familiari, in particolare per questioni economiche legate ad un’eredità.

Finché i problemi sono degli adulti, il male è minore. Così non si può dire se di mezzo c’è un settore giovanile vasto e articolato. Il dirigente responsabile, Beppe Ferrero, mai come in queste ore tentato dall’abbandono («sto riflettendo: parlerò prossimamente»), definisce il vivaio “fecondo e valido” e raccomanda di non “mischiarlo” con la prima squadra. Ma allora come si spiegano il malcontento e la confusione diffusi e perduranti, intere annate approdate su altri lidi? Rasenta il grottesco l’aneddotica (quella sì feconda e facile da provare) di pasticci e disorganizzazione: ormai si è andati oltre i problemi di ordinaria gestione in

cui una macchina complessa quale una società sportiva si barcamena, in tempi peraltro grami per tutti. Gira e rigira, ritorna sempre la stessa domanda: è in grado, questa dirigenza, di restare al timone e invertire la rotta, o è meglio che sgomberi il campo? Per favore, che non si risponda come il laconico Gigi Lentini al meeting rossoblu alla Crusà Neira, lo scorso 11 luglio, facendo calare il gelo dell’imbarazzo: «Grazie per aver chiamato la scuola calcio col mio nome: magari qualche volta verrò». Perché il blasone (ereditato) si alimenta anzitutto con lo stile. a pag. 7

Il parking sotterraneo resterà un bel sogno?

Piazza Schiaparelli

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13 Ottobre 2011  

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