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DI

ECONOMIA

ANNO XXVII Nuova serie

Novembre 2013

E AT T U A L I T À D I S E T T O R E

euro 6,00

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C orriere Ortofrutticolo THE FIRST ITALIAN MONTHLY ON FRUIT AND VEGETABLE MARKET

• RETAIL

Luigi Mion: il mago del discount apre un negozio a settimana PAG.27

Alta qualità e servizio spiegano il fenomeno Alì PAG. 41

• KIWI Serve una regia unica per sfondare all’estero PAG. 47

Mercato Mercato Ortofrutticolo Ortofrutticolo di Genova Genova www.sicuramentefresco.it www.mercatogenova.it

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CorriereOrtofrutticolo

✍ Lorenzo

Sogni di mezzo autunno: il gigante dell’informatica, Google, investirà in Italia per sostenere e valorizzare le eccellenze del made in Italy agroalimentare. Intanto però sui giornali e in tv passano articoli, foto e servizi sui campi di cavolfiori di Caivano ingialliti dai metalli pesanti, sull’ortofrutta avvelenata dai rifiuti tossici, sulla lunga ombra di Gomorra sull’agricoltura campana… Dai sogni agli incubi, dalle stelle alle stalle, questa è l’Italia signori! Una vita di lavoro per creare imprese solide e accreditate, due settimane di tempesta mediatica sulla “terra dei fuochi” per vedere sporcata l’immagine di un territorio e di una regione che è tra le prime nel Paese per produzione ortofrutticola. Dichiarazioni a go-go non fanno altro che peggiorare la situazione: in questi casi meno se ne parla, meglio è. Anche perché si rischia di creare un polverone con contorno di polemiche Nord-Sud sull’origine ‘etnica’ dei pomodori che lasciano il tempo che trovano. Però, una volta fatto il danno, qualcosa bisogna fare. Quindi bene i maggiori controlli della Repressioni frodi del Ministero, la perimetrazione dei terreni inquinati e le bonifiche promesse dalla Regione e una campagna di informazione che diradi nebbie mediatiche e disinformazione. L’area e i terreni al centro delle polemiche sono il 14% della superficie agricola totale della regione e va chiarito che nessuna impresa organizzata si sognerebbe di commercializzare prodotti “a rischio”. Mappatura dei siti inquinati e controlli e analisi svolti da organismi super partes sono le prime cose da fare e da divulgare, perché, come dice il direttore di Coop Sole, Pietro Ciardiello, “ noi agricoltori non siamo il problema, ma la soluzione al problema dell'emergenza ambientale”. La Gdo boicotta il made in Campania? Anche qui le voci si rincorrono: pare però che l’unica reazione vera sia la richiesta di maggiori garanzie e controlli sui prodotti provenienti dalla Campania, quindi nessun embargo vero e proprio. Comunque l’ortofrutta, ancora una volta, paga uno scotto di immagine. La pubblica opinione non la vede come un sistema organizzato, una filiera strutturata e complessa in grado di fornire in ogni momento garanzie di origine e tracciabilità, ma come il banchetto del fruttivendolo sotto casa o al mercato rionale, dove i prodotti arrivano direttamente dalla campagna. Ovvio che non è così, ma nessuno si è mai preso la briga di spiegarlo alla pubblica opinione. Poi c’è l’eterna questione meridionale: il Sud risorsa per il Paese o palla al piede? “Il Sud può andare in malora, l’Italia sembra avere altro cui pensare”, argomenta Galli della Loggia sul Corriere della Sera. E coglie nel segno quando spiega che in altri tempi “quando in Parlamento sedevano rappresentanti veri delle popolazioni, e non burattini paracadutati come oggi, fatti del genere avrebFrassoldati

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EDITORIALE

Incubi di mezzo autunno

bero scatenato la loro mobilitazione e una conseguente azione fortissima sul Governo”. Anche qui un punto a favore della prima Repubblica, quando l’agricoltura contava certamente più di adesso, nonostante tutta l’aria fritta che si racconta in giro sui primati del nostro agroalimentare. Fra le notizie salienti degli ultimi tempi il cambio della guardia in Coldiretti. Dopo sette anni, Sergio Marini ha lasciato bruscamente la presidenza dove è arrivato a tambur battente il 33enne Roberto Moncalvo “eletto all’unanimità a scrutinio segreto”. Coldiretti è come la falange macedone, si muove come un sol uomo anche nell’urna. Dopo un certo numero di anni i presidenti finiscono in attrito con la struttura interna, e normalmente saltano i presidenti. Marini annuncia la costituzione di una fondazione (Italia Spa) “per cambiare e condizionare la politica” facendo tesoro dell’esperienza della Coldiretti. Vedremo. Intanto il giovanissimo neo-presidente si dovrà fare le ossa e magari attenuerà i toni polemici che Marini aveva assunto verso le altre rappresentanze, in particolare quelle cooperative, al momento del lancio di UeCoop. Infine apprendiamo che la legge di Stabilità ha affidato al ministero agricolo fondi per l’Expo 2015. Il ministro De Girolamo fa sapere “di avere già destinato somme al padiglione del vino che sarà un fiore all’occhiello per l’Italia”. Quando si parla di export, tutti pensano al vino. Ma ci sarebbe anche l’ortofrutta: è bene che il ministro non si dimentichi mai di questo comparto che gareggia col vino quanto a primati nell’export , anche se i suoi protagonisti si dimenticano di raccontarli. L’export è figlio diretto di un sistema organizzato. L’ortofrutta continua a macinare 4 miliardi di export all’anno pur senza eccellere in organizzazione, grazie all’intraprendenza e alla professionalità di imprese private e cooperative. C’è da chiedersi quali traguardi potrebbe raggiungere se i vari attori del settore non andassero ognuno per conto proprio. Qualche piccolo segnale comunque si vede. Ad esempio l’ingresso del mercato all’ingrosso di Padova (Maap) nel Cso. Una novità positiva, che allarga la platea del Centro servizi ferrarese al comparto dei Mercati generali , oggi in fase di rilancio. Lavorare insieme si può. E’ difficile ma si può.

PUNTASPILLI OSCAR Oscar Farinetti, patron di Eataly, ha le idee chiare. “Gli agricoltori non sono sfruttati. Sono malpagati, come tutta la filiera dell’agroalimentare”. Perchè? “Perchè il cibo costa troppo poco...”. (Intervista a Pier Luigi Martelli su QN). Verità elementari e soprattutto impopolari che però solo un profeta miliardario e retailer dell’artigianato alimentare ha il coraggio di dire. *

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SPAZIO APERTO

CorriereOrtofrutticolo

Bologna gioca la carta di Eataly World Potrebbe essere una mossa vincente Rolando Drahorad

Eataly aprirà una specie di parco dei divertimenti nella vasta area del Centro Agro Alimentare di Bologna (CAAB). Si chiamerà Eataly World. Alcuni media hanno recentemente anche parlato di F.I.CO (Fabbrica Italiana Contadina). Tutta l’agricoltura italiana sarà rappresentata dal vivo e nei 24 ristoranti sarà possibile degustare prodotti di stagione e piatti di ogni regione. L’iniziativa sarà progettata per gestire l’arrivo di alcuni milioni di visitatori all’anno, inclusi i buyer internazionali che troveranno a Bologna una vetrina permanente delle eccellenze italiane. Eataly World sarà una specie di Disneyland del cibo e dell’agroalimentare italiano. Ci saranno veri frutteti, uliveti e risaie, mucche, bufale e galline, caseifici e salumifici, oltre a un mulino che macinerà ininterrottamente le farine impiegate nella fabbricazione delle paste italiane. In occasione di un incontro conviviale Alessandro Bonfiglioli, direttore del CAAB, mi ha aggiornato circa lo stato di avanzamento dei lavori di Eataly World che Oscar Farinetti insieme alle autorità del CAAB sta facendo nascere a grande ritmo. Bonfiglioli è stato nominato direttore solo due anni e mezzo fa ma in questo lasso di tempo sono già state inaugurate iniziative innovative come l’impianto fotovoltaico più grande d’Europa sui tetti delle strutture del Mercato e la distribuzione di 108 orti alle famiglie con figli piccoli sui terreni finora inutilizzati, adiacenti al CAAB. Bonfiglioli vanta interessanti esperienze passate alla direzione di uffici marketing di industrie italiane operanti a livello mondiale. In questa veste ha partecipato alla spettacolare inaugurazione del primo ristorante Eataly aperto a New York da Oscar Farinetti solo 3 anni fa ed ha conosciuto quest’ultimo. Partendo dalle esigenze impellenti di migliorare la performance dell’ente da lui diretto e anche grazie

Co l’id

alla visione lungimirante del nuovo presidente Andrea Segrè, Bonfiglioli è riuscito ad accendere un fuoco nell’anima di Farinetti che alla fine entrerà come socio con il 20% del capitale. Nasce pertanto l’idea di Eataly World che nel frattempo è stata promossa con successo presso i futuri stakeholders e sta diventando realtà. Un progetto che oggi Bonfiglioli racconta essere in dirittura d’arrivo. La raccolta dei capitali necessari - 45 milioni di euro che insieme agli asset del Centro Agroalimentare rappresentano il capitale di partenza dell’iniziativa - ha già raggiunto ed anche superato il traguardo. Altri 400 milioni di euro sarebbero a portata di mano per eventuali piani di internazionalizzazione. L’annuncio della fattibilità del progetto potrà essere dato in anticipo sulla fine dell’anno corrente, che era stato il termine indicato mesi fa in occasione delle prime presentazioni ai proprietari del Centro Agro Alimentare. L’inizio dei lavori è previsto per marzo 2014 e l’inaugurazione definitiva entro il 2015. Ecco le ragioni per le quali l’iniziativa è considerata adatta per una realizzazione nella città di Bologna: l’Italia ha nel mondo l’immagine di prodotti alimentari e cucina buona e sana, collegata al concetto di dieta mediterranea. L’Emilia Romagna e Bologna hanno comunque da sempre un grande nome nel mondo della ristorazione (basti pensare agli “spaghetti alla bolognese” conosciuti ed offerti in tutto il mondo). Bologna si trova al centro del Paese, a poca distanza sia dalle città d’arte Firenze e Venezia come anche da Roma e Milano. Le autostrade ed i treni ad Alta Velocità convergono sul capoluogo e l’aeroporto efficiente già oggi è in costante crescita. Il turismo rappresenta una pedina interessante nel complesso dell’offerta italiana ma è anche una vocazione forte dell’Emilia Romagna e del suo capoluogo.

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N o v e m b r e

2013

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Condividiamo l’idea di un futuro sano

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Contribuire a costruire un futuro sano: è questa la missione di Rijk Zwaan, il ruolo che l’azienda vuole interpretare e condividere con tutta la filiera alimentare. Rijk Zwaan è una delle prime dieci realtà al mondo nel settore delle sementi orticole: da questa esperienza e conoscenza parte il contributo per la costruzione di un futuro sostenibile per tutti. Il nostro obiettivo è creare varietà di ortaggi più resistenti, più redditizie per gli agricoltori, più gustose per i consumatori, che aiutino i paesi emergenti e combattano la malnutrizione. Da cuore dell’industria sementiera vogliamo diventare motore dello sviluppo sociale: per far crescere ogni giorno il benessere di tutti.

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Direttore responsabile: Lorenzo Frassoldati

MENSILE DI E AT T U A L I T À

ECONOMIA DI SETTORE

ANNO XXVII - Nuova serie N O V E M B R E

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Corriere

T H E F I R S T ITALIAN

Redazione: Emanuele Zanini Sede operativa via Fiordiligi, 6 37135 Verona Tel. 045.8352317-Fax 045.8307646 e-mail: redazione@corriereortofrutticolo.it

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Editore Gemma Editco Srl Coordinatore editoriale: Antonio Felice Sede legale e amministrativa: via Fiordiligi, 6 37135 Verona E-mail: segreteria@corriereortofrutticolo.it P.IVA 01963490238 Fotocomposizione e stampa: Eurostampa Srl - via Einstein, 9/C 37100 Verona Autorizzazione Tribunale di Verona n. 176 del 12-1-1965 Spedizione in abb. postale comma 26, art. 2, legge 549/95 La rivista viene distribuita in abbonamento postale c/c n. 11905379 Abbonamento annuo: 66 euro per due anni: 100 euro e-mail: abbonamenti@corriereortofrutticolo.it

Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

Terra dei fuochi: le reazioni

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RUBRICHE EDITORIALE Incubi di mezzo autunno

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SPAZIO APERTO Bologna gioca la carta di Eatitaly World Potrebbe essere una mossa vincente

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LA STORIA. Pere italiane negli Usa la prima volta fu nel 1970

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Quotazioni minime spingono l’export di pere

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Mele: cresce la domanda di Kanzi In Alto Adige 5 mila tonnellate

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Bonduelle Italia: D’Amico nuovo AD

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Castagne: aumenta l’import e crolla la produzione nazionale

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ILIP: Roberto Zanichelli nominato direttore commerciale e marketing

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Prende piede in Sicilia la coltivazione di frutta esotica

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Fedagro Verona: dieci anni di impegno nel Mercato

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Il ritorno della patata americana grazie all’impegno di OPO Veneto

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Capespan: Van Biljon al marketing

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Mercuzzi in Alleanza Coop

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FEDAGRO NEWS Mercato di Pescara, operazione salvataggio

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Premiata la F.lli Abbascià

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Contante: il presidente Guala chiede l’intervento del sottosegretario Fassina

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DISTRIBUZIONE Alì SpA. Alta qualità e servizio

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L’INTERVENTO. “Abbiamo regalato 100 mila DVD per promuovere nei nostri negozi il consumo di ortofrutta”

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Il MAAP apripista dei Mercati nel CSO 10 Si riorganizza nel Veneto la AOP Ortofrutta

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Progetto sui legumi per la Pedron in Etiopia

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Andrea Sagrè nel pool della Anti-spreco Alimentare

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Il CAR per il rilancio dei mercati rionali romani

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NOTIZIARIO Melinda: fatturato record che supera i 282 milioni di euro

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Diffusione 6.000 copie. Ripartizione del mailing: Grossisti 29%, Dettaglianti 23% Produttori 22%, Supermercati 9% Import-export 6,5%, Servizi 5% Tecnologie e Trasformati 2,5% Altri 3%

Ristrutturazione per Sant’Orsola: nuovo statuto e conti in ordine

GENTE & FATTI Esselunga a Genova: Caprotti vuol aprire e scrive al Quirinale

Profilo Corriere Ortofrutticolo si è affermato come rivista “di filiera” del settore ortofrutticolo italiano. La rivista collega chi produce, chi commercializza e chi vende al pubblico, oltre ai settori connessi (dai macchinari ai trasporti). La diffusione è capillare in Italia, dove si è allargata alla grande distribuzione alimentare e al dettaglio organizzato. Il Corriere Ortofrutticolo è un formidabile, unico e specializzato strumento di raccordo e di informazione per l’intero settore. È presente a fiere in Italia e all’estero dove è diffuso a indirizzi specializzati di oltre 30 nazioni.

Luigi Mion, il mago del discount PAG.27

Roberto Moncalvo, 33 anni, torinese è il nuovo presidente nazionale Coldiretti 13 Anche per Agrintesa risultato record: 274 milioni di euro di fatturato

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L’ELENCO DEGLI ALIPER BATTAGLIO CERVATI CLAUSE ITALIA CONIP CPR SYSTEM DELFANTI DEL PRETE EURO POOL SYSTEM FEDAGRO GIACCIO IFCO

copertina I pagina 22 pagina 55 pagina 15 pagina 26 pagina 1 pagina 53 copertina I copertinaIII pagina 24 copertina I pagina 43 pagina 29

N o v e m b r e

2013


ITALIAN

Ortofrutticolo

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M O N T H LY ON FRUIT AND VEGETABLE MARKET

w w w. c o r r i e r e o r t o f r u t t i c o l o. i t

www.corriereortofrutticolo.it è il quotidiano on line nato dall’esperienza del più affermato mensile specializzato di settore www.corriereortofrutticolo.it ti tiene costantemente aggiornato sulla campagna produttiva e commerciale della frutta con notizie, interviste, dati www.corriereortofrutticolo.it aspetta i Tuoi commenti alle news del giorno Corriere Ortofrutticolo è anche su facebook:

Gruppo Alì: qualità e servizio IL DETTAGLIANTE. Marco dà servizio e qualità italiana LA LETTERA Peron: “Così non va. Al ministro chiediamo fatti”

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Primo Piano - Terra dei fuochi I diritti dell’agricoltura vera

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Primo Piano - Terra dei fuochi Dall’ortofrutta l’agromafia incassa 14 miliardi l’anno

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Primo Piano - Terra dei fuochi Coop Sole: ecco le azioni da attuare subito

Melone Mantovano. È arrivato l’Igp

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Vog, Dole e Valfrutta puntano sui fruttivendoli

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L’intervista. L’evoluzione delle casse in plastica e i 15 anni del CONIP. Satanassi: “Raggiunto l’obiettivo della sostenibilità ambientale”

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Copertina - Protagonisti Luigi, il mago del discount

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NEL PROSSIMO NUMERO ☛ Report su Tunisia e Marocco Tempo di riscoprire le produzioni nordafricane. Sul numero di dicembre un report sul Marocco ed uno sulla Tunisia a seguito di due missioni compiute dai nostri inviati.

e Dettagliante, due rubriche ad hoc

Boom di Fruit Attraction

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Rivoluzione in vista per le fiere, servono idee e progetti nuovi

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SCHEDA PRODOTTO 25

www.facebook.com/corriere.ortofrutticolo

☛ Insegna della Gdo

MONDO

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Primo Piano - Terra dei fuochi Allarme CIA: in meno di 10 anni l’agricoltura ha perso un territorio grande come il Veneto

Sul prossimo numero riflettori su Coop Italia, la maggiore catena della Gdo italiana, con interviste ai massimi dirigenti. La rubrica sul dettagliante ortofrutticolo proporrà un fruttivendolo tra i più noti di Ferrara. Queste due rubriche sono proposte in tutti i numeri del Corriere Ortofrutticolo 2013 per approfondire il legame dell’ortofrutta con piccola e grande distribuzione.

☛ Focus su mele club varietali

Venti aziende per l’Igp Radicchio di Verona

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INSERZIONISTI

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ATTUALITÀ

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Radicchi veneti in 50 supermercati Famila, quadruplicate le vendite. Risultato superiore a ogni standard

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Loschi: “Ortofrutta, fiere ed Expo 2015”

INFIA LA TRENTINA MELINDA MONSANTO NETPACK RIJK ZWAAN ROSARIA SERMAC SGM GENOVA SYNGENTA VALFRUTTA FRESCO VIP

Madrid: boom di Fruit Attraction PAG.45

pagina 34 copertinaIV copertina II pagina 33 pagina 17 pagina 5 pagina 36 pagina 47 copertina I pagina 19 pagina 12 copertina I

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Serve una regia nazionale per sfondare sui mercati esteri 47

AGLIO

Prezzi in calo e la presenza di prodotto cinese non aiuta 53

La Scheda prodotto di dicembre sarà dedicata ad uno dei più grandi fenomeni che ha coinvolto il principale prodotto frutticolo italiano. Le mele non si distinguono più solo per la loro varietà e provenienza. Il panorama melicolo è attraversato dalle varietà a marchio che spesso corrispondono a varietà globali non più legate a uno o più territori. La strada è stata tracciata da Pink Lady, che continua ad essere un succeso mondiale, e sulla sua scia si sono lanciate altre varietà tutelate da un marchio e da precisi disciplinari adottati da tutti i produttori associati. www.corriereortofrutticolo.it

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FATTI

GENTE

&

CorriereOrtofrutticolo

Esselunga a Genova: Caprotti vuol aprire e scrive al Quirinale Contro lo sbarco negato, Esselunga ha messo in campo l’artiglieria pesante. Sul divieto opposto al colosso della gdo di aprire il primo punto vendita genovese nell’area degli ex capannoni San Giorgio del quartiere operaio di Sestri Ponente non grava più soltanto il ricorso al Tar presentato dal braccio immobiliare dell’azienda milanese, ma addirittura un ricorso presentato direttamente al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da parte del patron di Esselunga Bernardo Caprotti (nella foto). Sul ricorso straordinario deciderà direttamente il Consiglio di Stato dopo che - come da indicazioni del presidente della Repubblica - sulla partita si sarà espresso anche il Ministero dello Sviluppo Economico. Doppia attesa al Tar e in Consiglio di Stato, dunque, per capire come andrà a finire una battaglia che va avanti da anni. Anche se il primo obiettivo a Genova di Esselunga continua a essere via Piave, traversa di corso Italia, dove da tempo il colosso di Pioltello sta sostenendo gli onerosi canoni d’affitto dei locali dello storico “distretto” dei concessio-

nari d’auto. Locali che non a caso, progressivamente, si stanno liberando senza proporre insediamenti commerciali alternativi. A Sestri tutto era cominciato nell’agosto 2010, quando Levante Immobiliare, partner di Esselunga, aveva presentato l’ennesimo progetto di sbarco. Il disegno del nuovo edificio, che si sarebbe dovuto costruire a demolizione avvenuta dell’attuale fatiscente capannone tra via Albareto e via Hermada, giocava tutto sulla creazione di 400 nuovi posti auto, di giorno a disposizione dei clienti e di notte aperti alla sosta dei residenti. Per il resto, un supermercato da 2.900 metri quadrati, 870 dei quali di generi non alimentari. Il progetto otteneva il sì degli uffici della viabilità, ma soltanto pochi mesi dopo spuntava un concorrente.

ILIP. Roberto Zanichelli nominato direttore commerciale e marketing Roberto Zanichelli (nella foto) è il nuovo direttore commerciale e marketing di ILIP, la divisione del gruppo ILPA tra le realtà europee leader nel settore del packaging plastico termoformato per alimenti. Il ruolo di direttore commerciale era precedentemente ricoperto da Alfonso Sibani, attuale direttore di divisione ILIP. "Siamo convinti che questa nuova nomina e la nostra nuova struttura organizzativa ci permetterà di rafforzare le nostre posizioni sui vari mercati serviti e la collaborazione con i nostri partner commerciali", ha sottolineato Sibani. In ILIP dal 2002, Zanichelli dal 2011 ricopre il ruolo di responsabile marketing. La nomina di Zanichelli rientra nella riorganizzazione avviata con il nuovo posizionamento strategico sviluppato nel 2012 per la crescita tecnologica e gestionale dell'azienda.

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Bonduelle Italia: D’Amico nuovo AD Passaggio del testimone al vertice di Bonduelle Italia: Umberto Galassini, amministratore delegato della filiale italiana, dopo una brillante carriera in cui ha guidato il marchio Bonduelle, lascia l’incarico nelle mani di Gianfranco D’Amico (nella foto). Originario di Roma, ma da tempo residente a Monza, 44 anni, Gianfranco D’Amico vanta una vasta esperienza nel settore alimentare provenendo da Danone Italia, dove negli ultimi 3 anni ha ricoperto il ruolo di sales vice president. Dopo la laurea a pieni voti in Economia e Commercio conseguita all’Università di Salerno e un’esperienza come Credit Analyst presso Nissan Italia, nel 1996 Gianfranco D’Amico è entrato nella rete commerciale di Danone Italia, per poi andare a ricoprire mansioni di crescente responsabilità all’interno delle strutture marketing e vendite sia presso la filiale italiana sia presso la sede centrale della multinazionale agro-alimentare, a Parigi. “Desidero ringraziare il gruppo Bonduelle per la considerazione e la fiducia espresse designandomi per questo importante ruolo direttivo nella filiale italiana”, ha dichiarato Gianfranco D’Amico. ”L’incarico ricevuto è per me motivo di grande soddisfazione e orgoglio, ma anche di responsabilità, poiché sono stato preceduto da un manager di eccezionale competenza e spessore come Umberto Galassini. So, inoltre, di poter fare pieno affidamento sui collaboratori per crescere”.

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GENTE

CorriereOrtofrutticolo

Capespan: Van Biljon al marketing

FATTI

Fedagro Verona: dieci anni di impegno nel Mercato

&

Leon Van Biljon (nella foto) è il nuovo amministratore delegato dell'area marketing del colosso sudafricano Capespan. Van Biljon, ex direttore commerciale di Dole Europa, in passato ha lavorato anche in Dole Sudafrica. L'elezione è avvenuta dopo quella di Ronan Lennon ad amministratore delegato per gli approvigionamenti di frutta. Dieci anni di lavoro e di impegno dei grossisti scaligeri all'interno di Veronamercato sono stati celebrati domenica 13 ottobre, nel corso di un'affollatissima festa all'interno del Centro agro-alimentare veronese, organizzata dal consiglio direttivo di Fedagro Verona. Nel corso della cerimonia oltre 60 aziende sono state premiate per il loro contributo alla buona tenuta del commercio ortofrutticolo e alla crescita economica della comunità locale. Erano presenti il presidente nazionale di Fedagro Ottavio Guala, il presidente di Fedagro Verona Giuseppe Giomaro, promotore dell'iniziativa, il presidente di Veronamercato Erminia Perbellini con il vice Gianni Dalla Bernardina, la senatrice Cinzia Bonfrisco (che si sta impegnando in Parlamento per una modifica della normativa sul contante all'interno dei Mercati) e il sindaco di Verona, Flavio Tosi che si è trattenuto a lungo (il Comune di Verona ha il 75% della proprietà). Il presidente Guala ha detto che sono molti i Mercati italiani che in questo momento stanno guardando a Verona per le sue iniziative, in particolare per la neo-costituita Veronamercato Network. Nella foto: il consiglio direttivo di Fedagro Verona con il presidente Guala (quinto da sinistra) N o v e m b r e

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Mercuri in Alleanza Coop Il presidente di Fedagri-Confcooperative Giorgio Mercuri è stato eletto il 7 novembre per acclamazione nuovo presidente dell'Alleanza delle Cooperative Agroalimentari. Succede a Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, che ha guidato l'Alleanza per oltre due anni, dal 2011 al 2013, mentre era alla guida della Fedagri. Iniziando i lavori dell'assemblea, Gardini ha ricordato come l'Alleanza abbia rappresentato una prima grande svolta nel mondo agricolo nella direzione dell'unità e della semplificazione della rappresentanza. “L'Alleanza – ha dichiarato – si è posta come soggetto autorevole e credibile verso le istituzioni e la politica. Ora dobbiamo dare una nuova spinta all'Alleanza, che è chiamata a trasformarsi da progetto politico a progetto economico”. Giorgio Mercuri ha evidenziato come l'Alleanza “costituisca una rappresentanza reale, fatta da numeri, filiere robuste, strutture che contano e che esportano in Europa e nel mondo.”

Premiata la F.lli Abbascià

L'azienda F.lli Abbascià di Milano ha vinto a inizio novembre il Premio Eccellenza, organizzato da Manageritalia con Confcommercio e CFMT. L'obiettivo del premio è riconoscere e valorizzare manager, aziende e professionisti eccellenti del panorama produttivo italiano attraverso un premio a cadenza biennale. Tra dieci premiati 5 manager e 5 aziende: in questo secondo gruppo troviamo appunto la F.lli Abbascià, azienda che da più di 40 anni opera nel settore ortofrutticolo con un punto vendita aperto al pubblico e un’attività di ingrosso. Quattro i fratelli che la conducono, Donato, Pietro, Nicola e Dino (nella foto), quest’ultimo anche presidente di FIDA (Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione). www.corriereortofrutticolo.it

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FATTI

GENTE

&

Il MAAP apripista dei Mercati nel CSO Il Mercato di Padova (MAAP) è entrato ufficialmente il 10 ottobre, nel CSO, il Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara, come socio di filiera. L'adesione è stata formalizzata nel corso di una riunione avvenuta a Ferrara: presenti da una parte il presidente del CSO Paolo Bruni con la direttrice Elisa Macchi. Dall'altra il presidente del MAAP Claudio D'Ascanio, l'amministratore delegato Giancarlo Daniele e il direttore generale Francesco Cera. Tre giorni prima, il 7 ottobre, il consiglio di amministrazione del MAAP, aveva approvato l'operazione. E' una novità non da poco. Infatti, il MAAP è il primo Mercato italiano ad aderire al Centro Servizi Ortofrutticoli. Soddisfazione è stata espressa da ambo le parti. Il nuovo socio del CSO rappresenta 35 aziende che fatturano poco meno di 500 milioni di euro l'anno; il MAAP è inoltre il primo Mercato italiano per volume delle esportazioni, un Mercato assolutamente operativo, una grande piattaforma logistica specializzata nei carichi misti (come ha ben spiegato a Ferrara l'ad Giancarlo Daniele) e che guarda avanti. Il MAAP, da parte sua, entra in un circuito di servizi, di iniziative e di conoscenze dal quale si aspetta di ottenere un valore aggiunto per le sue imprese. L'operazione si è sviluppata ed è arrivata a conclusione in pochi mesi. L'ad padovano Daniele aveva avuto un primo abboccamento con il presidente Bruni nel corso della serata 'I Protagonisti' organizzata dal nostro gruppo editoriale. Successivamente, durante un incontro a Mosca il cerchio si era chiuso creando le premesse all'accordo formale. (nella foto Giancarlo Daniele, Francesco Cera e Paolo Bruni)

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Si riorganizza nel Veneto la AOP Ortofrutta E’ tempo di rilancio per la AOP Veneto Ortofrutta (Associazione di organizzazioni di produttori). L’assemblea dei soci, presieduta da Fausto Bertaiola ha approvato a fine ottobre il programma operativo pluriennale 2014-2017 che partirà dal primo gennaio 2014. Con la nuova programmazione comunitaria dal 2014 al 2020, saranno favoriti i processi di organizzazione dei produttori e di razionalizzazione delle filiere produttive ai fini di consentire una maggiore forza del mondo produttivo che permetta un reddito adeguato ai produttori. E’ uno scenario positivo e promettente, che viene tenuto d’occhio dall’AOP Veneto Ortofrutta, che, partendo dall’esperienza maturata e considerando i risultati conseguiti nelle precedente programmazione 2009-2013, intravvede importanti opportunità da cogliere. Si lavorerà su proposte concrete e su progetti mirati che prevedono servizi comuni, iniziative logistiche, sinergie sul fronte della commercializzazione, della promozione e della valorizzazione dei prodotti, attività lobbystica. In sostanza, rileva Fausto Bertaiola, presidente della AOP Veneto Ortofrutta, si tratta di aumentare la capacità operativa e di ottimizzare le risorse che si possono rendere disponibili a sostegno delle produzioni e del reddito degli ortofrutticoltori. In questa “ripartenza” l’AOP si presenterà più snella ma più omogenea e coesa, e quindi in grado di rispondere più efficacemente alle difficili sfide del futuro. Per OPO Veneto, socia fondatrice dell’AOP, è un percorso razionale e funzionale che vale la pena percorrere poiché è in sintonia con la politica europea, nazionale e regionale. C’è l’impegno di superare la frammentazione e la conseguente fragilità operativa, che sono tipiche dell’orticoltura veneta, per riuscire a essere sul mercato in termini di maggiore efficienza e capacità. (nella foto Cesare Bellò con il presidete della AOP Fausto Bertaiola)

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E’ stato siglato un contratto di coltivazione (contract farming) tra ACOS ETHIOPIA PLC, società del Gruppo Pedon, e due organizzazioni (Unions) che rappresentano 5 cooperative di agricoltori, che risiedono nella zona di Bale, Regione Oromia nella Repubblica Federale di Etiopia. L'accordo scaturisce dal progetto della Cooperazione Italiana allo Sviluppo “Filiere agricole in Oromia” (Agricultural Value Chains in Oromia) che ha già prodotto importanti risultati sul grano duro e sul caffè di foresta ed ora si espande ai legumi. Il progetto ha trovato nel Gruppo Pedon, presente con proprio stabilimento dal 2005, un partner strategico e un player internazionale per la commercializzazione dei legumi verso le principali industrie conserviere mondiali. Le Unioni delle Cooperative si sono impegnate nella coltivazione di fagioli rossi e di ceci seguendo standard internazionali di produzione secondo un rigoroso approccio di filiera. La filiale etiopica del Gruppo Pedon fornirà le sementi (un totale di 130 quintali) e ritirerà il prodotto finale sulla base del prezzo di mercato locale prevalente (ECX Borsa etiope), aumentato o diminuito in funzione, soprattutto, delle sue caratteristiche di purezza. L’accordo è nato grazie all’assistenza tecnica dell’Istituto Agronomico per l’Oltremare (IAO) di Firenze. “Le potenzialità di coltivare e produrre legumi in Etiopia sono enormi", ha commentato Remo Pedon (nella foto). N o v e m b r e

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Andrea Segrè nel pool della Anti-spreco Alimentare Sarà il fondatore e presidente di Last Minute Market Andrea Segrè (nella foto), direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari dell'Università di Bologna e presidente del CAAB, il coordinatore del nuovo pool contro lo spreco alimentare, istituito dal ministero dell'Ambiente nell'ambito del Piano nazionale di prevenzione dei rifiuti. Lo ha annunciato alla FAO, a metà ottobre, il ministro Andrea Orlando, chiudendo i lavori del convegno internazionale organizzato dal Ministero degli Affari Esteri - Cooperazione Italiana allo Sviluppo, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2013. Nel corso del suo intervento, il ministro Orlando ha sottolineato l'importante ruolo svolto da Last Minute Market, lo spin off dell'Università di Bologna divenuto eccellenza europea nel recupero degli sprechi alimentari, e ha anticipato che il suo presidente, Andrea Segrè, era 'naturalmente' candidato al ruolo di coordinatore.

FATTI

Progetto sui legumi per la Pedon in Etiopia

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Il CAR per il rilancio dei mercati rionali romani Un Piano generale della Regione Lazio per l’internazionalizzazione delle sue eccellenze. Un potenziamento generale delle risorse logistiche regionali che valorizzi le reti di trasporto locale, a partire dall’asse già funzionante tra CAR e Porto di Civitavecchia. Una modernizzazione delle infrastrutture e dei servizi per la mobilità, per ridurre le emissioni inquinanti ed accelerare tutte le movimentazioni di merci nel Lazio. Una nuova legislazione regionale che dia più efficienza, trasparenza e convenienza alla distribuzione e ai commerci. Queste, le iniziative programmatiche di breve e medio termine con le quali, il 29 ottobre a Guidonia presso il Centro Agroalimentare di Roma, il presidente della Giunta Regionale del Lazio, Nicola Zingaretti, ha voluto distinguere il suo intervento istituzionale alla cerimonia del Decennale del CAR dalla ritualità dei canoni ufficiali. E riconoscendo al Centro Agroalimentare Roma, ai suoi vertici ed ai suoi dirigenti il merito di successi niente affatto scontati, il presidente della Giun-

ta Regionale del Lazio ha evocato un ‘modello Car’ come opzione per il riscatto etico dell’impresa pubblica di servizi, come esempio di valorizzazione dei meriti professionali, come struttura di coordinamento per una prossima ristrutturazione delle politiche internazionali della Regione. Il direttore generale del CAR Fabio Massimo Pallottini, a conclusione della manifestazione, ha accennato al ruolo che il CAR può assumersi, forte delle sue 400 aziende, nel rilancio organizzativo della rete dei mercati rionali: “Siamo pronti a dare un contributo di qualità a questo importante settore, a cominciare dai vantaggi che gli saranno garantiti dal marchio di qualità Cuoridicar”. Con i cronisti che hanno seguito l’evento, Pallottini ha anche tenuto a sottolineare il supporto economico che il CAR e i suoi commercianti all’ingrosso hanno iniziato a prestare alle famiglie indigenti, con un progetto di recupero delle eccedenze alimentari condiviso con Roma Capitale, con la Caritas, con il Banco Alimentare. www.corriereortofrutticolo.it

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Bilancio 2012-13 senza precedenti per Melinda. Il fatturato del Consorzio della Val di Non ha infatti toccato il record storico di 282 milioni 784 mila euro, con un incremento di oltre 50 milioni di euro rispetto al 2012. Questo risultato si traduce in una liquidazione complessiva alle 16 cooperative associate (che poi li riverseranno ai soci) di 200 milioni 977 mila euro, 47 milioni in più sul 2011-12 e 24,5 milioni sul 2010-11. Alle cooperative viene corrisposta per ogni chilogrammo di mele conferite la cifra di 0,590 euro al chilo contro i 0,414 euro dell'anno precedente e i 0,524 dell'annata 2010/11. Per il prodotto da tavola, il liquidato quest'anno è stato pari a 0,617 euro al chilo (0,437 nel 2011/12, 0,548 nel 2010/11), mentre per il prodotto industriale la media è stata di 0,161 euro al chilo (0,146 nel 2011/12 e 0,168 nel 2010/11). "Risultati decisamente positivi pur in un contesto economico caratterizzato da elementi contrastanti - ha spiegato in assemblea il presidente del Consorzio, Michele Odorizzi. - Il mercato delle mele, infatti, è stato influenzato negativamente dal perdurare del trend di riduzione dei consumi osservato in tutti i principali Paesi dell'Unione Europea, che non ha mancato di interessare anche la frutta. Tale

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Roberto Moncalvo, 33 anni, torinese è il nuovo presidente nazionale Coldiretti A metà novembre, dopo alcuni tentennamenti, la scelta è stata fatta ed ha sorpreso più di qualcuno. Il nuovo presidente della Coldiretti è Roberto Moncalvo (nella foto), che con i suoi 33 anni è il più giovane presidente tra tutte le associazioni di impresa e dei lavoratori presenti in Italia. Lo ha eletto l'Assemblea nazionale. Moncalvo succede a Sergio Marini. La scelta della principale organizzazione agricola europea è coerente con il processo di rinnovamento della classe dirigente sul

territorio dove l'età media dei presidenti regionali è di 46 anni, ben al di sotto dell'età media della classe dirigente italiana impegnata in politica, in economia e nella pubblica amministrazione che è di 58 anni. Laureato in ingegneria al Politecnico di Torino, Moncalvo è titolare dell'azienda agricola 'SettimoMiglio', che gestisce con la sorella Daniela a Settimo Torinese. Con una superficie di 15 ettari, storicamente ad indirizzo cerealicolo (grano, mais e orzo), l'azienda nel 2005 ha ottenuto il riconoscimento di ''fattoria didattica'' e dal 2007

ha avviato la produzione di ortaggi e fragole per la vendita diretta con l'apertura di un nuovo punto vendita aziendale. L'azienda sta aprendo un laboratorio per la trasformazione dei prodotti ortofrutticoli e cerealicoli aziendali e una piccola attività agrituristica. Nel 2011, Roberto Moncalvo promuove la nascita di una piccola cooperativa agricola, 'Agricoltori Consapevoli', con la quale mette in rete alcune aziende agricole del territorio per aumentare la gamma di prodotti offerti ai clienti, sia nel punto vendita aziendale sia con consegne a domicilio presso luoghi di lavoro o gruppi di famiglie. Nonostante la giovane età, la partecipazione in Coldiretti di Roberto Moncalvo dura da ben 17 anni quando nel 1996 è entrato a far parte del movimento giovanile; dal 2003 al 2007 è delegato provinciale del Movimento giovanile Coldiretti Torino; dal 2005 è componente dell'Esecutivo nazionale Giovani Impresa; dal 2007 al 2011 è vice presidente di Coldiretti Torino; dal 2009 al 2011 è delegato regionale Giovani Impresa Coldiretti Piemonte. Dal dicembre 2011 Roberto Moncalvo è presidente di Coldiretti Torino. Dal 3 dicembre 2012 è presidente di Coldiretti Piemonte. Dal gennaio di quest'anno era membro di giunta della Confederazione nazionale di Coldiretti. Il sesto presidente di Coldiretti avrà il compito di guidare una organizzazione che ha esteso a nuovi settori la sua rappresentanza.

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NOTIZIARIO

Melinda: fatturato record che supera i 282 milioni di euro

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Notiziario trend nel corso del 2012/13 è stato però più che compensato dal modesto livello di produzione di mele e di altra frutta invernale registrato in Europa nel 2012 e da un andamento stagionale favorevole ai consumi, in particolare nel corso del periodo primaverile-estivo. In definitiva - conclude Odorizzi - il rapporto tra offerta e domanda di mele è sempre stato molto ben equilibrato ed è stato quindi possibile negoziare prezzi di cessione del prodotto sufficientemente soddisfacenti".

Anche per Agrintesa risultato record: 274 milioni di euro di fatturato È decisamente positivo il bilancio di Agrintesa che, nonostante la crisi economica, ha chiuso l'esercizio 2012/2013 con un valore della produzione in netto aumento rispetto all'annata precedente (+15%), attestatosi sui 274,4 milioni di euro, un livello mai raggiunto prima d'ora, e con un utile di 798 mila euro. La commercializzazione ha interessato, complessivamente, poco meno di 260 mila tonnellate di prodotti ortofrutticoli e circa 1.250.000 ettolitri di vino. Questi dati sono stati illustrati dal presidente di Agrintesa, Raffaele Drei, e dal direttore, Cristian Moretti, in occasione delle assemblee comprensoriali svoltesi a Castelfranco Emilia (Modena), Forlì, Bagnacavallo (Ravenna) e Faenza (Ravenna) a metà ottobre. "Le indicazioni emerse dal bilancio – commenta il presidente Drei – testimoniano la crescita della nostra cooperativa che può contare oggi su più di 5.000 soci, un patrimonio netto di oltre 107,6 milioni di euro, quasi 1.900 dipendenti, tra fissi e stagionali, 16 punti vendita e 26 stabilimenti". "Nell'esercizio chiuso al 30 aprile 2013 – prosegue Drei – Agrintesa ha visto aumentare si14

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gnificativamente i propri ricavi pur a fronte di una generale contrazione della produzione provocata soprattutto delle avverse condizioni climatiche. Soddisfacenti quindi le liquidazioni erogate ai soci che nel complesso raggiungono valori importanti grazie all'ottimo trend del settore vinicolo e al buon andamento del comparto ortofrutticolo, soprattutto per i prodotti autunnoinvernali". "Ciò indica anche che il piano industriale messo a punto negli ultimi anni sta cominciando a generare risultati – dichiara il direttore Moretti -. La radicale riorganizzazione delle strutture produttive frutticole e vitivinicole, con la sempre maggiore specializzazione e concentrazione delle lavorazioni, ha infatti consentito di razionalizzare e ridurre i costi fissi e di innalzare ulteriormente il livello qualitativo dei prodotti".

Ristrutturazione per Sant'Orsola: nuovo statuto e conti in ordine E’ stata un'assemblea molto partecipata quella di sabato 26 ottobre da cui Sant’Orsola esce rafforzata: la nuova organizzazione approvata a larga maggioranza costituisce la base per rilanciare la società trentina, leader nei piccoli frutti, che raggruppa 1.600 produttori. Il primo obiettivo, il pareggio di bilancio, è stato raggiunto e superato. Il mese di settembre si è concluso con un utile apprezzabile certificato dagli organi competenti della Federazione Trentina della Cooperazione. E’ lo stesso presidente della cooperativa, Silvio Bertoldi, ad annuciare all’assemblea i progressi della Sant’Orsola. “Il versamento del saldo di fine anno, pari al 30% del liquidato totale al socio che solitamente si pagava dopo l’approvazione del bilancio da parte dell’assemblea” ri-

ferisce il presidente “viene anticipato, nella misura del 15%, nel mese di dicembre”. Un impegno per la cooperativa che permetterà al socio di lavorare con ritrovato entusiasmo e fare investimenti per il futuro. “Si tratta a tutti gli effetti di una situazione in forte controtendenza finanziaria rispetto al delicato momento che stanno attraversando le aziende in Italia” commenta soddisfatto il direttore della Cooperativa, Matteo Bortolini: “è una iniezione di fiducia per i soci e per gli stakeholders della cooperativa in generale, che possono guardare al futuro con rinnovato ottimismo e serenità”. Il rafforzamento della società passa anche attraverso le numerose modifiche allo statuto che sono state approvate. Vengono rafforzati i poteri dell'assemblea, da ora innanzi chiamata ad eleggere direttamente il presidente. Cambiano anche le modalità di elezione dei consiglieri. In futuro, ciascun membro del consiglio di amministrazione, sarà scelto in base alle capacità, all’esperienza e alla fiducia che saprà infondere nella compagine sociale. Tutti gli articoli dello statuto sono stati revisionati, con l’obiettivo di progettare una società che possa vantare una organizzazione di tipo industriale, pronta a cogliere le opportunità offerte dal mercato, rivolta all’internazionalizzazione. (Nella foto il direttore Matteo Bortolini e il presidente Silvio Bertoldi) N o v e m b r e

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Rolando Drahorad A Vignola di Modena negli anni ’60 un gruppetto di esportatori ortofrutticoli intraprendenti si era riunito in una società cooperativa di nome Comunexport che aveva come scopo la conquista di nuovi mercati. Fin dall’anno di fondazione, il 1961, il direttore commerciale ero io. Vignola allora era uno dei tre centri più importanti per l’export di ortofrutta dopo Cesena e Ferrara che partendo dalle famose ciliegie comprendeva anche molte mele ed ancora le pere, arrivando a esportare in totale annualmente oltre un milione di quintali. Inizialmente furono principalmente nuove tipologie di clienti di Francia, Inghilterra, Scandinavia e Germania il terreno fertile su cui lavorare ma in seguito lo diventarono anche il mercato nordafricano (Libia) e quello del Medio Oriente (Arabia Saudita). Nel 1970 partirono circa 50 container di pere Kaiser per New York e fu il coronamento di un lungo lavoro preparatorio. Allora come ancora oggi l’ostacolo più grosso fu fitosanitario ed in particolare il controllo della mosca del Mediterraneo. La pianura padana non è un habitat naturale per questo insetto ma al Sud era la norma. Le carte dell'USDA (United States Department of Agricolture) dicevano che anche i prodotti importati dall’Italia dovevano sottostare al “cold treatment” che era stato sviluppato dalle autorità americane per garantire la morte delle larve durante un periodo di almeno 11 giorni a temperature di +1 °C. Per farla breve: in occasione di un unico incontro con tre funzionari del ministero a Washington fu sigillato l’accordo e si decise l’istallazione di tre celle frigorifere attrezzate con registratori Honeywell per il controllo documentato delle temperature. Così, tutto era pronto per la grande avventura. Per due mesi ospitammo a Vignola a nostre spese l’ispettore APHIS ed in quel periodo partirono 50 container Sealand refrigerati alla volta delle coste del Nordamerica. La merce, incartata al 100 per cento, sistemata in cartoni telescopici da 18 chili, fu accolta con grande favore perché il calibro e la rugginosità delle nostre pere Kaiser erano superiori a quelle

Quotazioni minime spingono l’export di pere Buone notizie per le esportazioni di pere italiane. Dall'agosto 2012 al giugno 2013 dall'invio di pere 16

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Pere italiane negli Usa la prima volta fu nel 1970 delle pere Bosc di produzione locale. Allora l’Abate era ancora agli inizi e di poco conto anche per noi. Prove con la Passa Crassana non diedero risultati positivi. Ma anche per le Kaiser si presentarono presto difficoltà sul mercato statunitense. Era richiesta una grande “shelf life” che però le nostre pere non avevano. Ci accorgemmo che gli americani vendevano pere che erano state raccolte in uno stato di maturazione molto meno avanzato. Questo non permetteva lo sviluppo pieno dei calibri e non riusciva a produrre una bella rugginosità simile alla nostra ma garantiva una serbevolezza molto più accentuata del nostro prodotto. I supermercati pertanto non sposarono il prodotto italiano ma rimasero legati al prodotto locale. Questo non ci permise di aumentare i quantitativi anno dopo anno, anzi essi diminuivano. Inoltre l’allarme che si era sparso fra i produttori di pere in USA aveva messo in moto le autorità fitosanitarie che dopo tre anni di import trovarono nelle pere italiane un insetto che ritenevano pericoloso per le loro produzioni: la Leucoptera Scitella, da noi chiamata comunemente “Cimiostoma”. Il risultato fu la sospensione del contratto di controllo della mosca del Mediterraneo e la fine delle esportazioni italiane verso quel mercato. In quei tempi le autorità italiane erano distratte da cose ritenute ben più importanti (per esempio l’industria) e non c’era verso di trovare una soluzione amichevole che permettesse la continuazione dei lavori. Adesso tutto è iniziato da capo ed i primi 10 container di pere Abate sono partiti il 27 di settembre scorso. Purtroppo le condizioni degli americani sono rimaste le stesse: niente mosca, niente Cimiostoma. Ma al bando anche altre quattro infestazioni che in misura molto limitata sono presenti nelle nostre zone di produzione. E’ sperabile che i controlli meticolosi anche delle autorità italiane sappiano prevenire eventuali contestazioni per poter aprire un mercato che senza dubbio sarebbe in grado di assorbire quantitativi di merce di qualità tali da alleggerire il mercato italiano in modo significativo. Automaticamente la pressione sui prezzi nazionali si attenuerebbe ed i produttori potrebbero tirare un sospiro di sollievo.

all'estero sono stati incassati 165 milioni di euro. Si tratta del valore più elevato mai registrato per questo prodotto, con un incremento di circa 20 milioni di euro rispetto alla campagna 2011/2012. Tra i fattori che hanno favorito questo ottimo risultato

c'è l'aumento del prezzo minimo. Le quotazioni minime sono state trainate verso l'alto da una limitata disponibilità di prodotto sia a livello nazionale, sia europeo. Infatti, tra agosto 2012 e maggio di quest'anno il prezzo medio all'export è cresciuto da 0,90 a 1,54 euN o v e m b r e

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ro al chilo e ciò ha consentito un incremento degli incassi del 16% nonostante la flessione del 27% dei volumi spediti, rispetto alla campagna 2011/2012.

Mele: cresce la domanda di Kanzi. In Alto Adige 5 mila tons Dal 21 ottobre sono nuovamente disponibili nei supermercati, ipermercati e nei principali negozi di ortofrutta italiani, spagnoli e di tutta Europa le Kanzi®, varietà di mela club dell’organizzazione GKE NV. La produzione di Kanzi® per questa stagione è stimata in oltre 50 mila tonnellate con un 10% proveniente dal territorio dell’Alto Adige, dove la coltivazione è curata dai soci dei Consorzi VOG e VI.P. Il principale bacino melicolo italiano, con 5.100 tonnellate di mele previste, è la terza area di produzione europea di Kanzi® dopo Germania e Olanda. “Il raccolto 2013 di Kanzi® si prospetta molto promettente. Nonostante una stagione resa difficile dal clima, la qualità è eccellente e i volumi rispecchiano le previsioni”, ha spiegato Urs Luder, CEO di GKE NV. In tutto il mondo la coltivazione di Kanzi® riguarda 2.100 ettari, l’80% dei quali in Europa. “La domanda di Kanzi® supera tuttora l’offerta. Le piantagioni continuano a soddisfare le richieste, ma anno dopo anno stiamo assistendo a un progressivo aumento di interesse per questa mela, che impone di accrescere ulteriormente il numero di impianti produttivi”, ha confermato Luder. Per sostenere le vendite di Kanzi®, in ogni nazione europea in cui la varietà viene distribuita sono in programma campagne di promozione per la stagione 2013/2014. Insieme a GKE e coerentemente con la campagna globale, i partner commerciali gestiranno risorse e indirizzi delle proprie attività. In 18

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programma ci sono promozioni sui punti vendita, PR tradizionali, cartellonistica, pubblicità tabellare e web e iniziative sui social media. In Italia e Spagna Kanzi® è commercializzata dai Consorzi VOG e VI.P. “La scorsa stagione abbiamo assistito all’affermazione di Kanzi® su questi mercati – ha dichiarato Josef Wielander, direttore del Consorzio VI.P – quest’anno proseguiremo l’opera con numerose attività di promozione e comunicazione online e offline, rivolte sia al trade che al consumatore finale”. Il direttore del VOG Gerhard Dichgans conferma il trend positivo: “Per questa stagione prevediamo una produzione in crescita e proprio per questo intensificheremo il lavoro di distribuzione in Italia e Spagna. In particolare nella penisola iberica abbiamo avuto riscontri molto positivi per Kanzi® e lavoreremo per valorizzare e affermare ulteriormente il marchio”.

Castagne: aumenta l’import e crolla la produzione nazionale L'andamento climatico sfavorevole ma soprattutto gli attacchi provocati dall'insetto killer del castagno "Cinipide galligeno del castagno" arrivato in Italia dalla

Cina hanno provocato il crollo della produzione nazionale al di sotto dei 18 milioni di chili, con tagli del 70 per cento rispetto agli anni precedenti l'infestazione. Al contrario, le importazioni di castagne sono cresciute del 20 per cento nei primi sette mesi del 2013 dopo che nel 2012 erano praticamente raddoppiate rispetto all'anno precedente e quasi triplicate rispetto al 2010. I principali Paesi di provenienza delle castagne importate sono Spagna, Portogallo, Turchia e Slovenia. Un duro colpo per un prodotto che nel 1911 aveva raggiunto una produzione record di 829 milioni di chili. La mancanza di un sistema trasparente di etichettatura fa correre al prodotto nazionale il rischio che le castagne importate vengano spacciate come italiane. Se dal punto di vista quantitativo la situazione è preoccupante, il primato italiano sul piano qualitativo è confermato dalla presenza di ben dodici tipi di castagne che hanno ottenuto il riconoscimento europeo. Quattro si trovano in Toscana e sono il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp e la Farina di Neccio della Garfagnana Dop mentre in Campania è riconosciuta la Castagna di Montella Igp e il Marrone di Roccadaspide Igp, in Emilia Romagna il Marrone di Castel del Rio Igp, in Veneto il Marrone di San Zeno Dop e i Marroni del Monfenera Igp, in Piemonte la Castagna Cuneo Igp e il Marrone della Valle di Susa Igp, e nel Lazio la Castagna di Vallerano Dop. Per queste motivazioni, è necessario che le istituzioni, oltre a continuare le attività di lotta al cinipide, mettano in campo azioni determinanti per il rilancio del settore, tra cui sicuramente più controlli sull'origine delle castagne messe in vendita in Italia per evitare che diventino tutte castagne 'italiane'.

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Notiziario Prende piede in Sicilia la coltivazione di frutta esotica Dai terreni di Milazzo (Messina) e del Ragusano, dai piccoli appezzamenti creati un po' per gioco un po' per avventura, i frutteti di essenze tropicali si stanno estendendo in Sicilia radicandosi nei paesi etnei e nell'Agrigentino. Produzioni di frutta eccellente che nulla hanno da invidiare all'originale di provenienza asiatica, sudamericana e africana. Un fattore a vantaggio dei prodotti siciliani è che costano anche il 75% in meno di quelli che si trovano nei banconi della grande distribuzione. Avocado, manghi, annona, feijoa, dai sapori esotici si trovano nelle bancarelle improvvisate lungo i tornati che salgono sull'Etna con prezzi che vanno dai 2 ai 3 euro al chilo. Un costo che è il 50% rispetto a quello che si può trovare su internet comprando all'ingrosso gli stessi frutti. Andrea Passaniti, 29 anni, aveva un agrumeto a Giarre (Catania) gestito con la famiglia. Dieci anni fa ha deciso di voltare pagina considerato l'andamento del mercato dei limoni e ha impianto un frutteto di avocado che ha cominciato la produzione tre anni dopo. Oggi raccoglie diverse tonnellate del frutto originario del Centro America che vende in Nord Europa. “Abbiamo due varietà - dice -. La Bacon che si raccoglie da ottobre a dicembre e la Hass che si raccoglie da dicembre fino a luglio. Ogni albero produce circa 180 chili e il prodotto viene venduto a due-tre euro al chilo. I nostri frutti sono biologici. Ora cercheremo di commercializzarli anche in Sicilia”. Su tutta la zona etnea stanno nascendo piccoli appezzamenti coltivati a feijioa, annona, avocado, che sfuggono, dice Cinzia Zerbini della Coldiretti, per ora a statistiche ufficiali anche se alcuni pro20

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duttori sono nostri associati. I frutti di queste piccole produzioni sparse in Sicilia si ritrovano in mercati locali, in bancarelle spesso improvvisate dagli stessi coltivatori, e i prezzi sono decisamente bassi: un chilo di avocado o di annona viene venduto a due euro. Uno di feijoa a 2,50 euro. I frutti freschi, a chilometro zero. Giuseppe Baio, 55 anni, agricoltore, coltiva nell'Agrigentino alberi di Annona cherimoja, che fa frutti un po' più grossi di una mela con una polpa bianca dolce e profumata, originaria degli altipiani andini e poi diffusa anche in Florida, Africa e Asia. “Ho circa 140 piante - spiega - che producono 50 chilogrammi di frutti ciascuna. Ho impiantato questa specie nove anni fa e dopo tre anni è cominciata la produzione. Vendo solo nella mia zona perché l'annona è un frutto facilmente deperibile. Il prezzo va da 4 a 6 euro al chilo. Certamente non ho fatto una scelta di tipo economico ma mi è piaciuto far conoscere questo frutto dalle proprietà uniche”. La famiglia Torre di Milazzo produce mango, carambola e altri frutti finora considerati esotici. L'imprenditrice palermitana Letizia Marcenò produce oltre 100 caschi di banane l'anno. Piccoli esempi di un fenomeno che cresce e fa riflettere.

Il ritorno della patata americana grazie all’impegno di OPO Veneto Zero Branco non finisce di sorprendere. Il piccolo centro del Trevigiano, al confine con la provincia di Venezia, che, grazie al grande lavoro di OPO Veneto, può considerarsi la capitale europea del radicchio rosso, adesso sta guidando il rilancio in Italia della patata americana (o patata dolce o batata). Sabato, 12 ottobre, ha infatti ospitato, nella sede dell'OPO, il convegno nazionale sulle

prospettive e lo sviluppo di questa coltura che, grazie al cosiddetto consumo etnico (gli immigrati), è in crescita nel nostro Paese. "Il nostro imperativo - sintetizza Cesare Bellò, consigliere delegato di OPO Veneto - è produrre qualità in un ambiente di qualità. Vale per il radicchio ma anche per gli altri due prodotti che fanno reddito, nel corso dell'anno, per i nostri agricoltori: l'asparago bianco e, in autunno, la patata americana". Si scopre così che la 'patata americana di Zero Branco' così come la 'patata americana di Anguillara e Stroppare', entrambe a pasta bianca (la produzione mondiale maggiore è a pasta gialla, molto meno remunerativa) sono due prodotti tradizionali con un loro mercato di nicchia consolidato. La coltivazione ha il suo cuore italiano proprio qui, tra le province di Venezia e Treviso, così come tra Rovigo e Padova, con estensioni in provincia di Latina e nel Leccese. Complessivamente, in Italia si producono di questo particolare tubero 20 mila tonnellate circa su un'stensione di 1.500 ettari. Nel mondo le cifre sono enormi: 135 milioni di tonnellate su 9 milioni di ettari, con Cina, Uganda, Indonesia, Vietnam, Nigeria, India, Giappone, Kenya, Filippine e Stati Uniti maggiori Paesi produttori. Cibo da popoli delle regioni tropicali. Ma la patata americana non è solo alimento etnico, c'è di più: essa rientra nella tendenza dei consumi dei cibi puliti, naturali, senza chimica. Per essere coltivata, conservata e per arrivare sulla tavola del consumatore la patata dolce non necessita di alcun trattamento chimico. Nella foto Francesco Daminato, presidente Opo Veneto, con un produttore N o v e m b r e

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TERRA DEI FUOCHI

I diritti dell’agricoltura vera La Campania è tra le principali regioni italiane per la produzione di ortofrutta. Il danno di immagine che il settore ortofrutticolo campano ha ricevuto dallo tsunami mediatico seguito alla trasmissione delle Iene di martedì 1 ottobre su Italia Uno (La camorra uccide anche senza pistole), sul tema dei terreni agricoli inquinati dalla malavita, è stato enorme. La giornalista Nadia Toffa, inviata del programma nella 'Terra dei fuochi' tra Napoli e Caserta (fuochi dovuti allo smaltimento illegale di rifiuti spesso altamente tossici), è andata giù duro. Non che ne mancassero i presupposti, ma è stata fatta di ogni erba un fascio, coinvolgendo anche gli agricoltori onesti. Tutta l'agricoltura è entrata nel mirino di un'opinione pubblica allarmata e stanca di scandali alimentari. Si sono mobilitati tutti i giornali (che pure avevano scritto più volte del problema), sono entrate in azione le varie associazioni di consumatori. Il Mattino di Napoli ha ricordato che l'accaparramento da parte della malavita dei terreni agricoli serve a coprire il business criminale dei rifiuti pericoN o v e m b r e

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Lo tsunami mediatico provocato dalla trasmissione Le Iene dello scorso ottobre ha fatto di ogni erba un fascio arrecando seri danni a una regione cuore del made in Italy

Dall’ortofrutta l’agromafia incassa 14 miliardi l’anno Le attività mafiose trovano terreno fertile nel settore agricolo e alimentare: il volume d'affari complessivo dell'agromafia è infatti salito a 14 miliardi di euro nel 2013, con un aumento del 12% rispetto a due anni fa, complice anche "il tessuto economico indebolito dalla crisi". È quanto emerge dal rapporto "Agromafie" sui crimini agroalimentari in Italia. Il report è stato realizzato da Coldiretti/Eurispes e presentalosi, una piaga con un fatturato illegale intorno ai 4 miliardi di euro. Un'attività che comporta gravi conseguenze non solo per l'ambiente ma anche per la salute, visto che mafia e camorra al fine di coprire lo smaltimento il-

to al Forum dell'agricoltura e dell'alimentazione di Cernobbio a fine ottobre. Il settore agroalimentare, soprattutto in tempi di difficile congiuntura economica, è considerato strategico dalla malavita - sottolinea il rapporto, in quanto "consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile". I massicci investimenti riscontrati nel settore (quasi un immobile su quattro confiscati alla criminalità organizzata è terreno agricolo) da parte delle mafie rispondono quindi a una precisa strategia di condizionare il settore. lecito continuano la coltivazioni. Parliamoci chiaro. In Italia si grida allo scandalo per molto meno. Il problema qui c'è ed è grave proprio perché è prossimo a terreni che sono tra i più vocati in Italia per le produzioni di quawww.corriereortofrutticolo.it

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Sotto, c’è tutto un gruppo. Da quarant’anni il nostro Gruppo produce, confeziona e distribuisce frutta scegliendo i migliori prodotti e le zone più vocate. L’attenzione rigorosa alla qualità, alla professionalità, all’impegno e la cura nei rapporti con partner, collaboratori e clienti hanno fatto di noi un importante player nel settore ortofrutticolo internazionale. Battaglio importa e distribuisce in Italia. Geagri e Cosur producono e confezionano, rispettivamente, in Italia e in Argentina: entrambe le aziende esportano in Europa, Russia, Medio Oriente e America Latina. Dentro la nostra frutta, la nostra consistenza!


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lità. Basti pensare alla Piana del Sele, all'aroma unico dei suoi pomodori, delle sue fragole, dei suoi agrumi, coltivati da alcune delle migliori aziende italiane che proprio lì hanno investito. Ora il concetto che conta è uno solo per la sopravvivenza dell'ortofrutta italiana: si chiama qualità. E la qualità, ce lo hanno insegnato personaggi come Cesare Bellò di OPO Veneto, comincia dal terreno: "Qui a Zero Branco ci aveva detto pochi mesi fa il guru del radicchio rosso di Treviso la terra era un deserto, non c'era un insetto, era distrutta dalla chimica. Abbiamo cominciato da lì, dalla terra, a creare il prodotto perché non esiste prodotto di qualità fuori da un ambiente di qualità". E' una frase che fa riflettere se trasferita alla realtà campana dove periodicamente la precarietà della gestione del territorio emerge in modo drammatico in netto contrasto con il clima, con la vocazione, con la tradizione agricola e con l'impegno delle migliori realtà aziendali della regione che rappresenta uno dei cuori pulsanti del made in Italy agro-alimentare. Ma l'impegno a migliorare la situazione in Campania non aveva bisogno di un nuovo grido d'allarme perché sono in atto iniziative non solo di contrasto della malavita ma anche di difesa e vaN o v e m b r e

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lorizzazione delle produzioni, iniziative ben precedenti alla trasmissione delle Iene. Citiamo degli esempi concreti. A metà gennaio, l'allora ministro dell'Agricoltura Mario Catania aveva così commentato la presentazione dei risultati del ‘Monitoraggio del territorio e contrasto dei reati per la lotta alle ecomafie e agromafie nel territorio della provincia di Caserta’: "Sono rimasto impressionato dal lavoro svolto dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere nell’attività di contrasto agli illeciti ambientali nel territorio della Provincia di Caserta. Il monitoraggio del territorio, effettuato con tecniche innovative, rappresenta un valore aggiunto per le forze dell’ordine nella battaglia condotta contro le ecomafie. Voglio anche sottolineare come la capacità di fare sistema dei diversi soggetti in campo, collaborando nell’ottica di un obiettivo comune, assuma un’importanza fondamentale. La collaborazione ha prodotto risultati eccezionali, per questo sono convinto che il lavoro portato avanti nella provincia di Caserta rappresenti un esempio da seguire e da esportare anche in altre realtà territoriali del nostro Paese". "La battaglia per la legalità – aveva aggiunto Catania – è fondamentale non solo sotto il profilo etico, ma anche per il riscatto

"Abbiamo voglia di lavorare e non abbiamo nulla da temere. Il terreno che coltiviamo è una tutela per il consumatore. Gli agricoltori sono le sentinelle del territorio e noi, per difendere questo territorio e il nostro lavoro, abbiamo combattuto anche contro il malaffare". Un'apertura dei lavori forte quella di Antonio Maione, presidente della Cooperativa Sole, che ha ospitato presso la sala conferenze di Parete, nel Casertano, l'incontro tra gli operatori del settore e il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, on. Luca Sani. Le parole d'ordine sono state unità e chiarezza d'informazione. I terreni inquinati non coincidono con quelli coltivati. Questo ultimi sono sottoposti da anni a controlli rigorosissimi per poter accedere non solo alla GDO italiana ma anche, e soprattutto, a quella europea. Le bonifiche riguardano terreni che da anni sono utilizzati come discariche e che non sono destinati all'agricoltura. E' emersa con forza la richiesta di organizzare una campagna di comunicazione a livello internazionale per ristabilire la credibilità dell'agroalimentare campano e italiano. Chiesto anche il supporto dell'Istituto Italiano di Sanità per le analisi che i produttori del territorio sono da subito disposti a fare. Pietro Paolo Ciardiello, direttore della Cooperativa Sole, ha spiegato in modo fermo che "nessuno vuole risorse straordinarie a beneficio delle aziende, ma che perimetrazione dei terreni inquinati e ristabilimento della corretta informazione sono le azioni da attuare tempestivamente ".

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Coop Sole: ecco le azioni da attuare subito

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L’agricoltura italiana continua a perdere terreno, minacciata costantemente dall’avanzata della cementificazione selvaggia e abusiva, che solo negli ultimi vent’anni ha divorato più di due milioni di ettari coltivati, dalla mancata manutenzione del suolo, dal degrado, dall’incuria ambientale, dall’abbandono delle zone collinari e montane, dove è venuto meno il fondamentale presidio dell’agricoltore: i disastri provocati dal maltempo negli ultimi anni ne sono la prova. Lo “scippo” di territorio agricolo procede in Italia a ritmi vertiginosi: 11 ettari l’ora, quasi 2.000 alla settimana e oltre 8.000 al mese, calpestando paesaggio, tradizioni e qualità del cibo. A rischiare le conseguenze di questo trend sono anche gli oltre 5.000 prodotti 'tradizionali', che sono la spina dorsale dell’enogastronomia italiana, ma che non godono delle tutele proprie dei marchi di qualità. Per questo motivo servirebbe una legge per la ristrutturazione del territorio. E’ quanto emerso il 14 novembre a Messina durante il convegno promosso dalla CIA (Confederazione italiana agricoltori) sul tema, appunto, “Custodi del suolo e dissesto idrogeologico”, concluso dal vicepresidente nazionale vicario Dino Scanavino. Basta citare alcuni dati per comprendere la delicatezza del problema: oggi - è stato rimarcato nel convegno della Cia che ha visto la partecipazione di esponenti delle istituzioni e di esperti e tecnici in materia di territorio e di assetto idrogeologico: 8 comuni su 10 sono in aree ad elevata criticità idrogeologica; oltre 700 mila sono gli immobili abusivi, spesso costruiti non a norma e, quindi, a rischio in presenza di una calamità naturale. In poco meno di dieci anni l’agricoltura ha perso una superficie di terra coltivabile di oltre 19 mila kmq, un territorio pari a quanto l’intero Veneto. Ciò che manca nel nostro Paese - è stato detto nel corso dell’iniziativa CIA - è una vera opera di prevenzione contro le calamità naturali. Dal 1950 ad oggi si sono spesi più di 200 miliardi di euro per riparare i danni causati da calamità naturali; sarebbe bastato destinare il 20% di questa cifra ad opere di manutenzione del territorio per limitare le disastrose conseguenze e soprattutto le perdite umane. E quello che è avvenuto in questi ultimi anni ripropone con forza le tematiche legate all’assetto idrogeologico e alla sicurezza delle persone e delle attività produttive, soprattutto in agricoltura. La prevenzione è, quindi, un mezzo efficace di contrasto al fenomeno, ma la difesa del suolo passa soprattutto dalla valorizzazione dell’agricoltura.

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Allarme CIA: in meno di 10 anni l’agricoltura ha perso un territorio grande come il Veneto

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economico del Mezzogiorno”. Il Corriere della Sera, sempre a inizio anno, aveva pubblicato alcune testimonianze sul dramma ambientale di una zona in particolare, il cosiddetto 'triangolo della morte' tra i Comuni di Marigliano, Palma Campania e Brusciano, dove la gente vivrebbe in appartamenti, scuole, parchi costruiti con cemento e amianto misto ai veleni dell'industria. Aveva riportato la testimonianza di Alfredo Mazza, medico del Cnr che per primo ha denunciato sul Lancet Oncology (autorevole rivista scientifica inglese) l'ecatombe che si sta verificando in questo territorio. "I dati in possesso di chi opera in prima linea per la cura e la prevenzione dei tumori parlano chiaro – aveva detto Gennaro Esposito dell'associazione Medici per l'Ambiente . In questi tre comuni c'è il record di tumori al polmone, colon retto, genitali e fegato". Chi ha scavato nella zona ha riportato in superficie persino bidoni di liquami industriali provenienti dalla Germania, un affare criminale che porta soldi nei forzieri del clan Alfieri. Ma - aveva sempre riportato il quotidiano milanese - lentamente la magistratura sta facendo chiarezza su quelli che fino a ieri erano solo dubbi. Abbiamo citato queste fonti per affermare che il problema non esiste dal primo ottobre, è serio, ha aspetti drammatici, ma non si risolve con un polverone scandalistico che, al contrario, rischia di non risolvere nulla.

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PROTAGONISTI

Luigi, il mago del discount Antonio Felice I consumi soffrono; i discount, in questa fine anno 2013, ancora resistono (+1,4 il dato nazionale). Dentro i discount c'è il fenomeno Eurospin, che ha dati costantemente superiori alla media nazionale. E dentro Eurospin c'è il fenomeno Luigi Mion (la famiglia detiene il 25% della proprietà), un manager con i fiocchi, un imprenditore nato, venuto dalla gavetta. A 14 anni era dentro un magazzino di generi alimentari, che gestiva lui. Oggi è ai vertici di un gruppo della grande distribuzione che raggiunge un consolidato intorno ai 4 miliardi di euro, 1.400 punti vendita, 10 mila dipendenti, cresciuto negli ultimi mesi a un ritmo di un nuovo supermercato a marchio Eurospin a settimana. Eurospin? Sì, l'insegna discount che in Italia ha fatto le scarpe ai tedeschi di Lidl, battendoli, con una rincorsa di anno in anno N o v e m b r e

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Far coincidere qualità e convenienza è il segreto che ha permesso ad Eurospin di battere il gigante Lidl nella fascia dei discount. In 20 anni raggiunti i 1000 punti vendita telli avevano scoperto che Migros, con una esse, era un gigante della distribuzione svizzera.

più veloce, nel numero di punti vendita e nel fatturato. Cose d'altri tempi, cose da viva l'Italia. E con Eurospin, nell'orbita Mion c'è anche Migross, con due esse, una delle quali aggiunta, a fine anni Settanta, davanti al notaio, quando Luigi Mion e i suoi fra-

Luigi Mion in questo 2013 che vede Eurospin compiere 20 anni e raggiungere i mille punti vendita è un protagonista indiscusso, lo è nel suo settore, lo è nel settore ortofrutticolo perché con lui, i suoi fratelli e i suoi manager devono fare i conti fornitori d'ortofrutta italiani e stranieri. Ecco domande e risposte. Qual è il segreto della sua attività? "Andare nel negozio, sentire la gente, capire quello che vuole senza chiederglielo. Con la stessa sensibilità con cui si annusa un profumo. Era ed è bellissimo. In www.corriereortofrutticolo.it

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PROTAGONISTI

Copertina CHI È LUIGI MION E' nato a Verona il 19 marzo 1960 da una famiglia numerosa. Il padre aveva una bottega di generi alimentari affiliata CRAI nel popolare quartiere di San Zeno. Inizia a lavorare a 14 anni, con il fratello maggiore, Valter, di appena 20 anni e tutti gli altri (Romano, Giovanni, Giuseppe) in un negozio di 350 metriquadri acquistato, sempre a San Zeno, con un prestito, contro la volontà della madre, Bruna, che oggi ha 87 anni. Il padre lo aveva già lasciato orfano. Il primo incarico di Luigi, nel 1970, è di responsabile del magazzino. Ben presto Luigi diventa protagonista dell'ascesa della famiglia Mion nella grande distribuzione, prima a livello locale, poi a livello nazionale. Una crescita dall'accelerazione che nel tempo diventa impressionante, fino a raggiungere l'apertura di un nuovo supermercato ogni settimana. I Mion prima fondano i Migross (1979), poi Eurospin (1993), per un totale, a novembre 2013, di circa 1400 punti vendita (il 40% dei quali circa in franchising), distribuiti in Italia e, in piccola parte, in Slovenia. Luigi Mion è stato responsabile commerciale di Migross, oggi è responsabile della parte logistica (il suo primo amore), immobiliare e di sviluppo del gruppo, tre attività nevralgiche per il successo, un sostantivo che gli si addice in modo particolare. Tra gli incarichi esterni al gruppo, quello, dal novembre 2012, di consigliere di amministrazione di Cattolica Assicurazioni.

Luigi Mion, accovacciato in centro, durante un sopralluogo in un frutteto di albicocche nel Sud della Francia la scorsa estate. Sotto, la direzione di Eurospin a Verona Est

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altre parole, bisogna vivere questo mestiere con passione". Tutto qui? "No. Far quadrare qualità e convenienza richiede molte attenzioni. La convenienza è figlia dell'efficienza. Eurospin deve risparmiare se vuole far risparmiare i suoi clienti. Dobbiamo riuscire ad accorciare la filiera a monte il più possibile, stare attenti a tutte le spese, contare su fornitori affidabili per avere prodotti affidabili". È così che Eurospin ha sorpassato in Italia la Lidl? "Nel 1992, vicino a un nostro supermercato Migross aveva aperto un Lidl. La gente andava da loro malgrado noi avessimo un assortimento molto più ricco. Siamo andati alla fonte, io e mio fratello Valter, in Germania, a studiare il fenomeno Lidl e un anno dopo, nel 1993, abbiamo trasformato un Migross poco performante in un discount a cui abbiamo dato il nome di Eurospin, in cui le lettere sp stanno per spesa e le lettere in per intelligente. Da allora Eurospin ha preso il volo. Prezzi accessibili, mai e poi mai prodotti scadenti. Buona qualità a buon prezzo. I consumatori, anche di fascia medio-alta, ci hanno premiato. Quando vogliono certe marche vanno altrove. Quando vogliono un prodotto buono vengono da noi. I dati Nielsen ci danno ragione". E tutto è cominciato da un negozietto. "Sì. E dalla reazione alla morte di un padre che se ne era andato troppo presto. Abbiamo avuto coraggio, noi fratelli Mion, quando nel 1974, contro il parere di nostra madre, abbiamo contratto un mutuo trentennale per il nostro primo supermercato a 4 casse, 350 metriquadri, in via Barbarani 8, nel quartiere di San Zeno a Verona. Avevamo un capitale di 30 milioni, ne servivano 60. Tre anni dopo, nel 1977, è arrivato il secondo supermercato. Nel 1979 N o v e m b r e

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Copertina CHI È EUROSPIN E' il più grande discount italiano con quasi 1.000 punti vendita - obiettivo che dovrebbe essere raggiunto entro dicembre - in Italia e Slovenia. E’ una delle poche realtà economiche, nel settore distributivo, in continua espansione che mira a una rete di punti vendita sempre più capillare sul territorio. Nel 2013 il gruppo festeggia i 20 anni di attività e successi: Eurospin è leader nel settore per numero di punti vendita, fatturato e numero clienti, e lavora quotidianamente per rafforzare il suo primato in Italia e diventare una delle realtà più significative in Europa, mantenendo costantemente prezzi bassi con prodotti di qualità.Eurospin nasce nel 1993 da un gruppo di soci con una lunga esperienza nel settore della grande distribuzione. E' la risposta italiana alla crescente necessità di risparmio dei consumatori. Ha saputo adattare il format discount alle esigenze di prodotti di qualità nel rispetto del gusto e della tradizione. La formula si è rivelata vincente, per questo Eurospin è diventata una insegna di riferimento non solo per i clienti, ma anche per chi, attraverso il franchising, cerca un progetto imprenditoriale di successo. Negli anni, la rete dei punti vendita si è estesa a tutta Italia e alla vicina Slovenia, in quanto sempre più persone hanno scelto Eurospin e l’offerta si è arricchita allineandosi con le nuove esigenze e tendenze. La filosofia del gruppo non è cambiata: lavorare con il massimo impegno perché il marchio Eurospin sia sempre garanzia di risparmio e qualità. Il marchio Eurospin è diffuso tramite 5 società operative italiane: Spesa Intelligente, Europsin Tirrenica, Eurospin Lazio, Eurospin Puglia, Eurospin Sicilia. In Slovenia la società è la Eurospin Eko. Eurospin Italia Spa, con sede in provincia di Verona, dal 1993, anno della sua fondazione, è la capogruppo con funzioni di holding e gestisce le attività strategiche di acquisto, assicurazione qualità, ricerca e sviluppo, logistica, marketing, risorse umane e formazione, merchandising, controllo di gestione, elaborazione dati, progettazione, espansione. Dieci sono le piattaforme logistiche operative, la più importante delle quali si trova al casello autostradale di Verona Est. Eurospin ha circa 10mila addetti. Il fatturato consolidato 2012 ha superato i 4 miliardi di euro e cresce di anno in anno. MIGROSS Il Gruppo nasce con lo scopo di creare non solo un gruppo di acquisto forte e competitivo, ma anche un valido punto di riferimento per tutti gli affiliati. La sede, inizialmente, è nella prima periferia di Verona, a Castel d’Azzano, con un magazzino di 3000 metriquadri ed un attivo di circa 10 supermercati, ma il successo aziendale porta all’esigenza di un ampliamento del Centro direzionale a 8000 metriquadri in un primo momento e poi, nel 2001, al trasferimento nella nuova e tecnologica sede centrale di Bussolengo, di circa 20 mila mq. Il gruppo è attualmente composto da quattro canali di vendite, pensati e sviluppati per rispondere a tutte le esigenze commerciali: Migross Superstore (supermercati di importante metratura, rivolti a famiglie numerose, grossi consumatori e piccola ristorazione); Migross Supermercati (leader dei punti vendita del gruppo, si rivolge a giovani famiglie e single che fruiscono dei servizi a cadenza bisettimanale); Migross Market (punti vendita dedicati ai piccoli centri abitati); Fresco Mio (insegna delle superette, ideato per la distribuzione di prossimità). Migross opera in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, servendo più di 400 punti vendita diretti e affiliati. Una M rossa e lo slogan 'convenienza di qualità', contraddistinguono la linea dei prodotti a marchio della casa.

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abbiamo aperto la nostra prima piattaforma logistica e abbiamo fondato Migross. Poi la scossa di Lidl e tutto il resto. Quello che abbiamo fatto è stato lavorare tanto, pedalare, andare a cercare il meglio, tagliare i costi, avere un rapporto diretto con i fornitori, curare la logistica". Che cura avete per l'ortofrutta? "Massima. Vogliamo dare qualità al giusto prezzo. Tutto quello che ho detto prima, insomma una buona organizzazione dal campo al bancone del negozio, vale ancora di più per i prodotti deperibili e per l'ortofrutta, che è freschezza e salute. Facciamo un grosso lavoro con i fornitori locali ma non trascuriamo tutte le altre provenienze per venire incontro al consumatore. Ai produttori di ortofrutta, per stare sul mercato, è richiesto sempre di più: sono chiamati a fare un prodotto sempre più buono e standardizzare, standardizzare al massimo, per quanto possibile". Avete fatto tanto. Cosa intendete fare nel prossimo futuro? "Dieci anni fa abbiamo aperto il primo punto vendita all'estero, in Slovenia. Non è stato facile ma alla fine abbiamo avuto soddisfazione. Stiamo guardando all'Europa. È in momenti difficili come questo che bisogna guardarsi attorno". Abbiamo incontrato e conosciuto Luigi Mion la scorsa estate, durante una missione nella Francia meridionale riservata a buyer di ortofrutta di diversi Paesi. Luigi Mion non è un buyer ma, ancora una volta, ha voluto rendersi conto di persona: la frutta estiva francese era di qualità e conveniente? Si è fatto una sua opinione, ha preso nota con scrupolo dei potenziali fornitori e delle caratteristiche dei loro prodotti. Poiché il lavoro è passione, si è anche divertito. Un suo buyer, se varrà la pena, ce lo manderà, in Francia, l'anno prossimo.

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Venti aziende per l’Igp Radicchio di Verona Sull’esempio della Geofur di Legnago, un’aggregazione di imprese cerca di ripercorrere nel Veronese l’esperienza di successo portata avanti da OPO Veneto nel Trevigiano Emanuele Zanini “Non abbandoniamo il radicchio di Verona Igp. È un marchio che va riconosciuto e valorizzato”. L’appello lanciato lo scorso anno da Cristiana Furiani, responsabile commerciale dell’azienda Geofur di Legnago (Verona) sul Corriere Ortofrutticolo inizia a fare i suoi effetti. Fino allo scorso anno l’impresa legnaghese era praticamente l’unica ad essere certificata per il “Radicchio di Verona Igp”, prodotto che ha ottenuto il riconoscimento nel 2008 ma che, a parte gli ottimi risultati ottenuti dalla ditta veronese, non ha avuto riscontri sul mercato. “Siamo partiti nel 2009 – afferma Furiani -. Ma siamo rimasti soli. Nessun altro produttore ci ha creduto. C’è un iter burocratico da seguire e bisognava essere ben organizzati per affrontare questa sfida. Quindi molti hanno rinunciato”. Le cose recentemente però sono cambiate e nell’ultimo anno, visti anche i risultati incoraggianti ottenuti da Geofur, altre aziende si sono incontrate con Furiani e si sono decise a certificarsi. Ad oggi sono una ventina le imprese che hanno scommesso sull’Igp del radicchio veronese, anche seguendo la strada aperta da Geofur, che tra il 2012 e il 2013 ha commercializzato 1.600 quintali di radicchio di Verona Igp. Per l’annata 2013-2014 gli ettari coltivati con quantitativi in crescita grazie anche all’arrivo di altre imprese. “Sono segnali positivi – commenta con convinzione CristiaN o v e m b r e

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Cristiana Furiani, di Geofur, sostenitrice dell’Igp Radicchio di Verona

na -. Finalmente qualcuno ha capito che serve investire su questo prodotto, che vuole distinguersi dal classico e anonimo semilungo: è anche un’occasione per dare un valore aggiunto alle proprie produzioni e alla propria azienda. Bisogna credere in questo prodotto certificato, che rischiava di essere perduto. La valorizzazione aiuta le vendite”. Così le richieste per aderire all’Igp sono aumentate e il futuro per il prodotto scaligero certificato è più sereno rispetto a un paio di anni fa. “Qualcuno ha iniziato ad accorgersi che lavorando bene, in maniera organizzata, con l’Igp si possono raggiungere risultati confortanti. Da quest’anno anche la grande distribuzione organizzata sta rispondendo bene trovando gradimento anche tra i consumatori. E anche con gli altri consorzi di valorizzazione del radicchio veneto ci sono rapporti di collabo-

razione intenti a dare risalto ai nostri prodotti. Ora c’è molto lavoro da fare sulla comunicazione per farlo conoscere in maniera capillare. Il nostro intento è quello di ridare valore al radicchio di Verona. Con l’identificazione di origine protetta mi aspetto che le aziende colgano l’occasione per organizzarsi ancora meglio, indispensabile per conquistare i mercati. Ridiamo fiducia a questo prodotto di qualità”. In linea generale, invece, per la stagione 2013-2014, Geofur prevede di incrementare leggermente la produzione (circa +5%) superando di poco le 13.500 tonnellate. Circa il 50% del venduto viene esportato, concentrandosi principalmente sui mercati del centro e nord Europa. L’azienda ha tre stabilimenti: il principale si trova nella sede principale di Legnago a cui si aggiungono le strutture di www.corriereortofrutticolo.it

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Attualità

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Chioggia e Rovigo. Il fatturato è in continua e costante crescita. Dai 12 milioni di euro del dicembre 2011 il giro d’affari è passato ai 14 milioni del giugno di quest’anno. Un balzo ottenuto anche grazie ad alta qualità di prodotto e di servizio con differenziazione di offerta di packaging, e azioni mirate di marketing.

Radicchi veneti in 50 supermercati Famila, quadruplicate le vendite. Risultato superiore a ogni standard

Vittorio Gheller, responsabile degli acquisti di ortofrutta di Unicomm. A destra, il Radicchio veneto in esposizione

La promozione dei radicchi veneti in cinquanta supermercati Famila (Gruppo Unicomm) ha dato risultati superiori a ogni aspettativa. Le vendite sono quasi quadruplicate rispetto allo standard tradizionale. Per OPO Veneto, che ha seguito l’iniziativa, è stata una bella soddisfazione, vista la stagione e l’aria di crisi che sta erodendo le capacità di acquisto delle famiglie. “Evidentemente - commenta il consigliere delegato Cesare Bellò - il radicchio è un prodotto che piace e che viene apprezzato e gustato volentieri; è importante però presentarlo fresco, bello, nel pieno delle sue proprietà nutritive”. “I riscontri rileva Vittorio Gheller, responsabile degli acquisti di ortofrut-

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ta di Unicomm - sono stati positivi sotto tutti i profili, con numeri effettivamente interessanti. L’avere quadruplicato i volumi è un fatto molto indicativo, tanto più che succede in un momento di sensibile raffreddamento dei consumi. Vuol dire che si è risposto bene alle attese dei consumatori”. La promozione ha interessato tutti i radicchi di qualità prodotti nel Veneto: dal lungo trevigiano (precoce e tardivo) al tondo rosso, al semilungo e al variegato. Una bella accoglienza è stata riservata al primo rosso tardivo: una primizia in assoluto che ha aperto la strada all’imminente arrivo della produzione Igp, che si sta facendo attendere a causa del tempo. Solo dopo le prime gelate il tar-

divo trevigiano si potrà fregiare del riconoscimento europeo. I radicchi veneti, selezionati e garantiti da OPO Veneto, sono stati messi in vetrina in punti strategici dei supermercati Famila. La presentazione è stata curata nei dettagli. Sono state fornite informazioni essenziali sulla provenienza, sulla tipicità e sulle caratteristiche nutrizionali dei radicchi. “Il successo della campagna dei radicchi - commenta sempre Vittorio Gheller - conferma che il consumatore è molto sensibile ai prodotti tipici del territorio, freschi, di qualità garantita, di stagione. I radicchi veneti, in questo periodo, riflettono in maniera esemplare questa tendenza”.

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Melone Mantovano È arrivato l’Igp Il riconoscimento coinvolge i produttori, oltre che di Mantova, di Cremona, Modena e Bologna. Soddisfazione in Emilia dell’Assessore Rabboni E' arrivato l'igp per il melone Mantovano, prodotto nelle province di Mantova, Cremona, Ferrara, Modena e Bologna. Sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea dell’8 novembre è stato infatti pubblicato il regolamento di esecuzione Ue recante l’iscrizione dell’Igp melone Mantovano nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette. Già nel luglio 2011, con decreto ministeriale, era stata accordata a livello nazionale la protezione

transitoria alla denominazione “Melone Mantovano”: a quel punto era stata inviata l'istanza alla Commissione europea per la registrazione come Indicazione Geografica Protetta e il 9 maggio di quest’anno era stata pubblicata la domanda di registrazione. Con questo passaggio ufficiale si conclude un iter iniziato nel 2007, con la presentazione da parte del Consorzio del Melone Mantovano della richiesta dell'Indicazione Geografica Protetta. Un lungo procedimento, scandito

da tutta una serie di passaggi burocratici, seguito e coordinato dal servizio Produzioni vegetali e Agriturismo della Provincia di Mantova. La superficie coltivata a melone è superiore ai 2.500 ettari, per un fatturato, che nel 2012, si è attestato sui 70 milioni di euro (solo per il territorio virgiliano). Grande la soddisfazione da parte del presidente del Consorzio del Melone Mantovano, il ferrarese Mauro Aguzzi, residente però a Sermide (Mantova): "L’auspicio di

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Vog, Dole e Valfrutta puntano sui fruttivendoli Costituito il Club “Maestri della frutta”. Il dettaglio tradizionale ha una quota di mercato del 20%. Dichgans: “Ma non trascuriamo la Gdo”

FruitImprese più forte in Sicilia È nata Fruitimprese Sicilia. A Catania si è tenuta l’assemblea costitutiva dell’associazione che ha eletto per il triennio 2013-16 il consiglio direttivo e come presidente Salvo Laudani, direttore marketing di Oranfrizer. Hanno preso parte ai lavori il presidente di Fruitimprese Marco Salvi ed il vice Giacomo Suglia. Una presenza quella di Salvi e Suglia per testimoniare l’importanza dell’evento in una delle regioni maggiormente vocate all’ortofrutticoltura. Particolarmente gradita la presenza dell’Europarlamentare Giovanni La Via, attento conoscitore dei problemi del settore e protagonista nei recenti negoziati sulla riforma della PAC. Laudani ha espresso gratitudine ai colleghi per la fiducia accordata ed ha illustrato alcuni punti su cui concentrare sforzi e risorse per rilanciare il settore in Sicilia. Riqualificazione del comparto agrumicolo, implementazione della ricerca, rivisitazione della normativa dell’arancia rossa IGP, adeguamento dei progetti di comunicazione istituzionale e potenziamento dei collegamenti navali e della logistica. Questi, in breve, i punti salienti del programma illustrati da Salvo Laudani. Molto soddisfatto Marco Salvi che ha sottolineato l’importanza delle associazioni territoriali.

ATTUALITÀ

tutti è che questo marchio possa offrirci la possibilità di vendere di più e meglio anche sui mercati esteri. La speranza è di poterci affacciare anche sui Paesi del Nord Europa dopo aver già fatto conoscere il nostro melone anche in Svizzera, Germania, Francia, Austria e Belgio. Speriamo che il melone mantovano venga riconosciuto dal consumatore. Qualche azienda in questi due anni che il marchio si poteva applicare in via transitoria ha già ottenuto un buon riscontro anche in termini economici". Il Consorzio per la valorizzazione del melone Mantovano è sorto nel 2003 e vi aderiscono 45 imprese. Soddisfazione è stata espressa in Emilia Romagna. "È un risultato importante e un ulteriore riconoscimento che viene conferito alla tipicità e all'alta qualità della nostra agricoltura”, commenta l'assessore regionale all'Agricoltura Tiberio Rabboni. Il “Melone Mantovano Igp” ha un sapore caratteristico, polpa succosa che varia dal colore gialloarancio al salmone, particolarmente spessa, fibrosa e consistente; ha grado zuccherino elevato, maggiore o uguale a 12 °Brix, e una quantità media di sali minerali e potassio generalmente superiore a quella riscontrata in altre zone di coltivazione. Tipici anche l’odore di fungo e polpa di anguria, l’aroma di tiglio e di zucchino rilevabili dai profili sensoriali. Le condizioni climatiche e pedologiche delle aree di produzione sono molto favorevoli alla coltivazione di questo frutto, infatti la vocazionalità dei terreni della provincia di Mantova e delle limitrofe aree emiliane è antica e rinomata. L’Igp ottenuta caratterizza i meloni allo stato fresco delle due varietà botaniche Cucumis melo. Le cultivar utilizzate sono riconducibili alle tipologie di riferimento Honey Moon (tipologia liscia), Harper (retata senza incisura della fetta) e Supermarket (retata con incisura della fetta.

Nonostante i tempi di crisi il comparto del dettaglio tradizionale sta andando in controtendenza rispetto a molti altri settori registrando confortanti segnali di ripresa. Nell’ultimo anno, per esempio, i fruttivendoli hanno registrato un leggero ma significativo aumento della quota di mercato arrivando al 20% del totale, che sale al 40% se si aggiungono ambulanti e mercati rionali. Il ruolo strategico che può rivestire il settore del dettaglio specializzato non è sfuggito a tre aziende di primo piano nel panorama ortofrutticolo italiano come Dole, Vog con il proprio marchio Marlene, e Valfrutta che hanno creato i “Maestri della frutta”, un club esclusivo di dettaglianti specializzati in ortofrutta che ha l’obiettivo di trasferire sempre meglio il valore dei loro prodotti al consumatore finale. Il progetto, presentato a Milano da Vittorio Grotta, amministratore delegato di Dole Italia, Gerhard Dichgans, direttore del consorzio Vog, Stefano Soli, direttore commerciale e marketing di Valfrutta Fresco assieme a Roberto Delle Casa di Agroter, consulente e coordinatore del piano, intende mettere in contatto diretto chi produce e chi distribuisce frutta e verdura. I destinatari dell’iniziativa pertanto sono soprattutto i “maestri” fruttivendoli specializzati, selezionati ad hoc in diverse parti d’Italia. “Maestri della frutta” diventa così un marchio comune alle tre imprese che si pone come altro obiettivo quello di integrare le diverse e peculiari professionalità dei diversi attori della filiera parti integranti del piano: dal prowww.corriereortofrutticolo.it

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Sono passati 15 anni da quando, nel 1997, si è costituito il Consorzio Nazionale Imballaggi in Plastica (CONIP). Il Corriere Ortofrutticolo ha intervistato, nell'occasione, il presidente, Arnaldo Satanassi. Presidente, ci può ricordare come si è evoluta la mission del Consorzio in questo ormai lungo periodo di attività? Quali erano le premesse iniziali e qual è la realtà di oggi? "Il Consorzio sin dalla sua costituzione si è posto come obiettivi primari la riduzione dell’impatto ambientale attraverso la raccolta ed avvio al riciclo di casse in plastica e la promozione delle casse in plastica. Oggi, a distanza di 15 anni si può affermare che i risultati raggiunti sono stati eccellenti se pensiamo che da un punto di vista ambientale gli obiettivi di raccolta ed avvio al riciclo sono stati sempre superiori rispetto a quelli previsti nei piani specifici di prevenzione e la produzione di casse è aumentata negli anni fino a raggiungere le attuali 85.000 tonnellate di plastica utilizzata. Se ne deduce che la scommessa di adottare un sistema ad anello chiuso dove tutti gli attori della filiera siano protagonisti è riuscita: non a caso si è passati dai 19 soci fondatori alle attuali 123 aziende. Inoltre, la crescita del Consorzio non è stata solo da un punto di vista numerico ma soprattutto qualitativo; infatti la differenza rispetto ad altre realtà è la nostra continua ricerca di soluzioni che vadano in direzione della sostenibilità ambientale". Può menzionare qualche attività specifica, particolarmente significativa, svolta dal CONIP in questi 15 anni? "Sarebbe lungo menzionare tutte le attività di prevenzione messe in atto dal CONIP ma la più significativa è senza dubbio la valorizzazione del materiale riciclato per la produzione di casse per ortofrutta. Si è partiti nel 2001 con gli studi condotti dall’Istituto Superiore di Sanità sul potenziale utilizzo di materiale plastico riciclato a contatto diretto con prodotti ortofrutticoli fino ad arrivare al parere faduttore, al grossista del mercato, al dettagliante. A livello operativo il fruttivendolo ogni giorno sceglie al mercato ortofrutticolo di riferimento la frutta migliore – dalle banane e ananas di Dole, alle mele Marlene fino alla frutta di stagione di Valfrutta - per accompagnare poi con la propria professionalità il cliente all’acquisto. In una prima fase saranno coinN o v e m b r e

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vorevole da parte dell’EFSA, la European Food Safety Authority. Questo riconoscimento significa che il sistema CONIP dà garanzie nella gestione del materiale plastico da utilizzare nella produzione di casse per ortofrutta attraverso l’adozione del 'Manuale di Qualità' che risponde alle norme italiane ed europee del contatto alimentare. La sensibilità del Consorzio verso questo tema è datata nel tempo; difatti il CONIP è il primo Consorzio ad aver richiesto al Ministero della Salute la deroga per l’utilizzo di materiale riciclato per produrre casse per ortofrutta come si evince dal D.M. 299 del 22/12/2005 e dal D.M. 270 del 12/12/2007".

ATTUALITÀ

L’INTERVISTA. L’evoluzione delle casse in plastica e i 15 anni del CONIP Satanassi: “Raggiunto l’obiettivo della sostenibilità ambientale”

Che ruolo riveste, dunque, il settore ortofrutticolo nell'attività del CONIP? "Mi sembra evidente, dalle precedenti considerazioni, che il comparto delle casse in plastica CONIP è direttamente correlato con il mondo ortofrutticolo; difatti la nostra produzione per il 98% interessa questo settore. Per questo motivo il CONIP partecipa alle fiere internazionali del settore ortofrutticolo per promuovere la commercializzazione di prodotti ortofrutticoli made in Italy in casse in plastica italiane garantite dal circuito CONIP". Quali vantaggi offre al mercato il sistema CONIP e quali traguardi intende raggiungere? "Il successo del CONIP è legato, oltre a quanto precedentemente detto, anche ai vantaggi economici derivanti da una gestione efficiente ed efficace del sistema a costi molto bassi, e a vantaggi organizzativi derivanti da una presenza capillare di piattaforme CONIP su tutto il territorio italiano. Come per tutte le realtà imprenditoriali ed istituzionali, il CONIP è peraltro alla continua ricerca delle eccellenze e, pur avendo raggiunto importanti traguardi, guarda con attenzione ai mercati e alle loro necessità, individuando e cercando soluzioni in linea con la Green Economy. E’ questo il futuro e su questo il Consorzio continuerà ad investire e a sensibilizzare i suoi consorziati".

volti 224 dettaglianti. L’obiettivo, ambizioso, è coprire il territorio nazionale entro tre anni, partendo dai capoluoghi di regione e di provincia e progressivamente estendendosi in modo capillare. “Intendiamo valorizzare un comparto, quello del dettaglio tradizionale specializzato, che di recente si è evoluto in maniera significativa e su cui vogliamo ac-

crescere la nostra presenza”, hanno sottolineato Grotta, Dichgans e Soli. Ad oggi il comparto del dettaglio tradizionale rappresenta il 40% per Valfrutta e il 20% per Dole. Gerhard Dichgans ha affermato: “La gdo rimane un punto di riferimento ma era ora di investire anche sul dettaglio specializzato”. (e.z.) www.corriereortofrutticolo.it

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Mercato di Pescara, operazione salvataggio i sta lavorando a Pescara per evitare la paralisi del Mercato ortofrutticolo connessa alla situazione debitoria della proprietà della struttura. Fedagro auspica una soluzione il più indolore possibile e che tuteli gli operatori, i quali, attraverso la società SMA, presieduta da Piero Galasso, sono pronti a garantire una gestione efficiente anche per il futuro. Lunedì 4 novembre si è svolta l'assembla del Consorzio La Valle della Pescara (che detiene la proprietà, con la Regione Abruzzo al 77%). E' stato deliberato di convocare un'assemblea straordinaria davanti al notaio per la messa in liquidazione della società entro il 20 dicembre. La liquidazione volontaria metterà al riparo il Mercato, attraverso la gestione di un commissario liquidatore, da qualsiasi rischio di blocco fino all'approvazione di una legge regionale specifica di risanamento. Il consiglio regionale abruzzese dovrebbe affrontare l'argomento nel febbraio 2014. Nel frattempo sarà la SMA a garantire l'operatività. Ma che cosa era successo? Vediamo di fare il punto. La società La Valle Della Pescara scarl, che ha realizzato il nuovo Centro agroalimentare abruzzese in località Villanova di Cepagatti (Pescara), non aveva pagato a luglio 2010 l’ultima rata di mutuo concesso dalla banca BIS per la realizzazione dell’opera per un ammontare di 4,3 milioni di euro (più interessi di mora) perché i soci non avevano ricapitalizzato la stessa, né era stato possibile rinegoziare o accendere un nuovo mutuo. La società, inoltre, aveva un debito nei confronti della ditta che ha realizzato e gestito il software del Centro che era og-

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getto di contestazione da una parte per mancato pagamento nei termini contrattuali, dall’altra per eccessiva onerosità per i servizi prestati. Tale debito è stato riconosciuto in bilancio per l’ammontare massimo (cioè quello richiesto dalla software house) per un principio di prudenza, ma questo ha fatto sì che la creditrice adisse le vie legali per il recupero dell’intero credito (di circa 540 mila euro compren-

scara non poteva incassare né disporre di alcuna cifra per il pagamento dell’ordinaria amministrazione (compreso stipendi e utenze). Nei mesi scorsi la società Vodafone aveva disabilitato le chiamate da e per il Centro (e quindi anche di tutti gli operatori di Mercato che erano agganciati alla convenzione con il Centro agro-alimentare fatta dalla stessa Vodafone) ed era in scadenza il termine ultimo per il pagamento dell’ultima bolletta energetica Enel, con conseguente spegnimento di tutte le utenze condominiali (celle frigo con merci in conservazione, galleria mercato, zona carico/scarico merci, plateatico dei produttori diretti, illu-

sivi di interessi) più il 50% prudenziali per le spese legali, di giudizio e gli ulteriori interessi, per un ammontare di 800 mila euro con un’azione di pignoramento presso terzi. A questo punto la Valle Della Pescara non poteva disporre del denaro sul proprio conto corrente né dei proventi dei fitti della struttura mercatale fino alla concorrenza di 800 mila euro. Considerato che, dalla ricognizione dei crediti, fatta dal tribunale di Pescara per conto della ditta creditrice, questi ammontano a circa la metà dell’importo pignorato, fino alla fine del 2014, senza la messa in liquidazione che congela la situazione, la Valle Della Pe-

minazione esterna, eccetera). Insomma, una situazione gravissima, da chiusura dell'impianto. Il pericolo, nel breve termine è stato scongiurato. "Va nella giusta direzione la volontà della Regione Abruzzo di rilevare gratuitamente tutte le quote degli altri soci al fine di disporre del 100% del capitale del Consorzio. Quello che chiediamo con forza è che si faccia presto” avevano dichiarato a fine ottobre i vertici di Confcommercio Pescara. Il presidente della stessa organizzazione, Ezio Ardizzi, in particolare aveva affermato: "E' importante che una volta terminata l'operazione di salvataggio del Mercato Ortofrutticolo venga im-

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L'11 novembre il presidente Ottavio Guala ha scritto al viceministro dell'Economia e delle Finanze Stefano Fassina per ragguagliarlo sul grave problema delle limitazioni all'utilizzo del contante, alla luce di un intervento dello stesso onorevole Fassina. "L'attuale soglia a 1.000 euro, introdotta dal decreto Salva Italia a fine 2011, - scrive il presidenmte di FedagroMercati - rappresenta un freno per quelle realtà imprenditoriali in cui i pagamenti in contanti risultano fisiologici, comportando difficoltà operative e perdita di opportunità economiche, in specie, per le imprese operanti in aree transfrontaliere, considerando che negli altri Paesi dell'UE vigono soglie per l'utilizzo del contante più elevate. In ambito comunitario, la materia è regolata dalla direttiva 2005-60CE (Terza Direttiva) che, oltre a fornire una definizione di riciclaggio di proventi illeciti e di finanziamento del terrorismo, prevede degli obblighi di adeguata verifica della clientela, a carico di determinati soggetti, qualora quest'ultimi intreccino una relazione d'affari o qualora concludano una transazione, in via occasionale, per un importo pari ad almeno 15.000 euro.Tale direttiva non pone, invece, limiti all'uso del contante, ma prevede che gli Stati membri possano adottare o conservare disposizioni nazionali più rigorose di quelle comunitarie. In base a una ricerca svolta su incarico della Direzione Generale Mercato e Servizi della Commissione europea, gli stati Membri che hanno previsto una soglia massima per le transazioni in contanti sono solo sei. Oltre all'Italia, la sola Francia ha introdotto un limite inferiore a 15 mila euro (pari a 3.000 euro). Tale limite, però, è stato, correttamente, previsto per i soli soggetti con domicilio fiscale in Francia, con

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esclusione, dunque, dei cittadini degli altri Stati Membri dell'Unione europea. Per quest'ultimi, il legislatore francese non ha previsto alcun limite". "In Italia, invece, il legislatore puntualizza il presidente Guala ha introdotto una deroga al divieto all'uso del contante solo a favore delle persone fisiche di cittadinanza extra-UE ed extra-SEE; di conseguenza, il limite all'uso del contante, al di sopra dell'importo di 1.000 euro, trova applicazione anche nei confronti delle persone fisiche residenti in altri Stati Membri dell'Unione europea, nonostante la legislazione comunitaria non preveda un tale tipo di divieto. Stante la persistente crisi economica, riteniamo sia divenuto ormai indispensabile affrontare il nodo delle necessarie modifiche alla normativa antiriciclaggio, prevedendo, nell'immediato, che la deroga all'uso del contante, nel rispetto dei principi di uguaglianza della normativa comunitaria, venga almeno estesa a tutti i cittadini dell'Unione Europea". La missiva è accompagnata da allegati che illustrano al Sottosegreatrio Fassina la realtà degli operatori dei Mercati all'ingrosso e le loro difficoltà attuali.

mediatamente avviata un'operazione di rilancio dello stesso, allargando sia l'ambito delle attività svolte ad altri segmenti del comparto alimentare, fra cui quello ittico, sia i confini operativi ai Paesi europei con particolare attenzione a quelli dell'Est e dei Balcani". E' perfettamente d'accordo il presidente di SMA, il grossista Piero Galasso. "Qui c'è molto da fare per costruire un futuro con forti prospettive. Attraverso il porto è facile il collegamento con Spalato, da cui ci separa un tragitto di 8 ore, e quindi con i mercati dei Balcani. Funziona già una linea giornaliera. Potremmo diventare il terminale di una parte delle produzioni del nostro Sud verso quell'area. Per questo abbiamo ipotizzato di realizzare una piattaforma a Spalato. La ripartenza può poggiare su uno schema semplice: la proprietà della struttura mercatale alla Regione Abruzzo, la gestione agli operatori". "Il Centro agroalimentare di Pescara - sottolinea il presidente di FedagroMercati, Ottavio Guala - è assolutamente da salvare. Ha un giro d'affari annuo di 300 milioni di euro, funziona da fondamentale sbocco commerciale per 600 produttori agricoli abruzzesi, è sede di 20 grossisti con 200 dipendenti, di due cooperative di facchinaggio con 80 dipendenti e di quattro società di trasporto. Ha duemila clienti tra dettaglianti, grossisti, ambulanti, ristoratori. Non solo. Ma la sua gestione è sempre stata in equilibrio. I problemi nascono a monte, dalle scelte fatte a livello di proprietà immobiliare nella gestione dei finanziamenti e del mutuo contratto". Lo scorso ottobre il presidente Guala aveva scritto sia al presidente della Regione Abruzzo, Luigi Chiodi, sia al sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, chiedendo di intraprendere l'azione che poi è stata avviata. In definitiva, per il Mercato di Pescara l'operazione salvataggio è in corso.

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Contante: il presidente Guala chiede l’intervento del sottosegretario Fassina

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Insieme lavoriamo ogni giorno per consolidare la vostra presenza sui mercati esteri, attraverso un’ampia rete di contatti selezionati in tutto il mondo. I nostri punti di forza sono: la conoscenza delle dinamiche commerciali internazionali; la passione per la comunicazione specializzata; la competenza nel controllo della catena del freddo. Al servizio di chi ama la terra.

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REPARTO ORTOFRUTTA. Alì SpA sotto la lente

Alta qualità e servizio Abbiamo visitato alcuni punti vendita Alì Supermercati, a cavallo tra le province di Treviso e Venezia, nella settimana 41, tra l'11 e il 12 ottobre e l'impressione che ne abbiamo ricavato coincide esattamente con quanto scrive, in queste pagine, il responsabile dei reparti ortofrutta di Alì SpA, Giuliano Canella. Per questo gruppo veneto, che ha avuto una sorprendente e rapida crescita facendo leva su strategie di vendita azzeccate, l'ortofrutta ha un'importanza primaria e tutto il settore del fresco (pesce compreso) è particolarmente curato. Il reparto ortofrutta è il primo che il consumatore incontra nel suo percorso di acquisto. Ciò che colpisce entrando in un negozio è la particolare ricchezza dell'offerta, la varietà e anche l'abbondanza del prodotto esposto. I banconi sono particolarmente vivaci nei loro colori, bene illuminati. Locandine e display mettono in evidenza le offerte e le iniziative speciali. Abbiamo contato numerose varietà e marchi diversi per singolo proN o v e m b r e

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Le due insegne del gruppo veneto - Alì Supermercati e Aliper - fanno dell’ortofrutta il loro punto di forza. Vincente la grande varietà di prodotti e la loro freschezza dotto, in modo che al consumatore sia data ampia possibilità di scelta. In poche altre insegne in Italia, ad esempio, abbiamo rilevato un tal numero di tipologie diverse di mele, sia sfuse che confezionate. Ma è praticamente completa anche l'offerta di pere e di altra frutta. Nel reparto ortofrutta Alì colpisce anche il servizio, nettamente superiore a quello offerto da catene più grandi. Il personale cura l'esposizione, controlla la freschezza del prodotto e risponde alle esigenze e alle richieste di chiarimento del consumatore. Insomma, è fisicamente, costantemente presente nel reparto, cosa che è abbastanza rara in altre insegne. La frutta fresca comprende una gamma che va dal prodotto locale, al prodotto nazionale garantito dalle migliori marche, all'eso-

tico. Anche per gli ortaggi la gamma è molto ampia. In generale, dunque, lo standard è tra i più alti che si possano incontrare. I prezzi sono la conseguenza di quanto sopra esposto: si va da offerte speciali vere, dove la convenienza è evidente, a prezzi in linea con la qualità più elevata. Non c'è la filosofia del discount. La qualità, la varietà e la freschezza in generale prevalgono sull'elemento prezzo. Ciò che colpisce è che, nonostante la crisi generale dei consumi che stiamo drammaticamente vivendo in Italia, ciò sia premiante. Alcuni manager di catene importanti sostengono che vincente è il rapporto qualità-prezzo, intendendo che la qualità deve comunque esserci pena la perdita di quote di mercato. In Alì ci è semwww.corriereortofrutticolo.it

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Distribuzione

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L'INTERVENTO. "Abbiamo regalato 100 mila DVD per promuovere nei nostri negozi il consumo di ortofrutta" L’ortofrutta rappresenta storicamente un ruolo di posizionamento per la nostra insegna. Alla base delle nostre politiche commerciali c'è la volontà di essere percepiti come differenti rispetto alla concorrenza. Alta qualità e giusta convenienza rappresentano le leve che da sempre abbiamo attivato per qualificarci sul mercato. L’ortofrutta è il reparto con la frequenza di acquisto più alta, quindi una mirata gestione assortimentale supportata da layout e display espositivi innovativi rappresentano fattori attrattivi di assoluta efficacia per noi. Noi riteniamo che la leva del prezzo, divenuta in questi ultimi tempi sicuramente più importante rispetto a prima, non deve però essere il fine assoluto da seguire ma anzi rimane un fattore da plasmare con capacità per creare fatturato e aiutare a mantenere la marginalità. Basandoci su questo principio, abbiamo così puntato sul concetto di “promozione della qualità”, garantendo per tutta la serie di prodotti che andiamo a promozionare sempre la massima freschezza, quindi senza mai abbassarne la qualità stessa. Anche il localismo è sicuramente una leva da sviluppare ma non la principale. Noi riteniamo che il gusto e le qualità organoelettiche espresse dai prodotti siano le variabili più importanti. A tal fine quindi operiamo sulla doppia provenienza (italiana e estera) per lo stesso prodotto proprio al fine di assicurare la migliore attrazione sensoriale possibile al consumatore. La nostra competenza di retailer passa in primis dalla capacità di scegliere il miglior prodotto disponibile nel mercato in ogni periodo dell’anno. Ad

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oggi fondamentale nelle stategie di differenzazione per distinguersi dai nostri competitor è per noi la comunicazione verso il consumatore finale. Su questo aspetto stiamo investendo molto e infatti il progetto che al momento rappresenta in modo concreto quanto appena dichiarato è quello che abbiamo sviluppato con Unaproa ossia il progetto 'Mangia di tutti i colori'. Partendo dal concetto dei 5 colori di frutta e ortaggi come linea guida per un’alimentazione sana abbiamo dato vita ad una serie di iniziative di comunicazione di forte impatto. Nella cosidetta 'piramide alimentare' l’ortofrutta deve essere consumata giornalmente. Quindi, focalizzandoci su questo bisogno quotidiano, abbiamo deciso di comunicare, tramite appunto l’uso dei colori, quali e quante siano le proprietà salutari e nutrizionali associate ad ogni frutto e ortaggio. Siamo così partiti istruendo in primis il nostro personale con corsi tecnici in sede e ci siamo poi dedicati - at-

traverso volantini istituzionali, locandine specifiche, totem innovativi e sopratutto realizzando allestimenti scenografici con tanto di schermi LCD - a dare 'corpo' a questi messaggi all’interno dei nostri punti vendita. Ciliegina sulla, torta abbiamo poi regalato ai clienti 100 mila DVD realizzati da noi per promuovere il consumo di frutta e verdura. A livello economico è stato per noi un investimento importante, ma reputiamo che sia la direzione più corretta per dare dei segnali positivi anche a tutto il settore. Coniugare nel miglior modo possibile tutti gli aspetti qui descritti, dando comunque sempre priorità alla qualità tangibile riconosciuta dal consumatore, riteniamo sia uno dei passi da seguire verso una politica commerciale di differenzazione. Giuliano Canella responsabile reparti ortofrutta e freschi di Alì SpA

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CHI È

Alì SpA è una realtà commerciale che opera nel modo della GDO dal 1971. La sede direzionale e gli uffici commerciali si trovano a Padova mentre i punti vendita sono localizzati in tutto il Veneto e in Emilia Romagna. La rete di vendita è divisa in due canali: Alì Supermercati, con negozi di quartiere e superfici fino a 1.500 metri quadri, e Aliper, con punti vendita tra i 2.000 e 5.000 metri quadri, spesso inseriti in centri commerciali. Ad oggi sono attivi 100 punti vendita di cui 26 con insegna Aliper. Dall’anno 2003 si è avuto il massimo sviluppo: in questi ultimi dieci anni Alì Spa ha raddoppiato i suoi numeri, arrivando a contare sulla collaborazione di 3000 dipendenti e raggiungendo nel 2012 un fatturato di circa 850 milioni di euro e una quota di mercato nel Veneto pari al 14%. A conclusione di quest'anno è previsto un aumento di fatturato del 5%. Alì SpA è un’azienda familiare, che dal primo supermercato, inaugurato nel 1971, ha saputo mantenere nel tempo la propria identità, fatta di valori tramandati da un padre ai propri figli, ai fratelli e ai nipoti. Sempre rispettando la tradizione, Alì è una realtà molto attenta anche alle innovazioni e in grado di cogliere le oppurtunità che queste offrono. La sua forza sta nel ricreare all’interno del supermercato l’alto livello di servizio del classico negozio di alimentari. La cura del cliente e l’attenzione alla qualità e alla freschezza dei prodotti, sorrette da un’organizzazione moderna, efficiente e puntuale, sono per Alì i punti chiave della propria attività. Di notevole importanza anche le molteplici iniziative benefiche, sociali, sportive e culturali che il gruppo da anni sostiene.

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brato che questa non sia un'opinione, ma pratica quotidiana. L'insegna merita un bel 8 su 10 per la frutta fresca e un punteggio identico per la verdura fresca. Siamo dunque al top a livello nazionale, in compagnia di pochi altri. I prodotti di quarta e quinta gamma, pur essendo presenti in discreta misura, sono invece in linea con l'offerta presente in altre catene e forse leggermente sotto lo standard dei competitor migliori in questo segmento. C'è tuttavia da tener conto del tessuto socio-economico in cui le due insegne del gruppo Alì (Alì Supermercati e Aliper) operano: nel Veneto, e in particolare nel bacino territoriale di Alì, fatto di centri medi e piccoli per lo più del Veneto centrale e orientate, privo di metropoli, la richiesta di questi prodotti è più bassa che nelle grandi città e probabilmente sotto la media dei consumi del Nord Italia. (a.f.)

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Attualità

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Marco Venturelli

Simone Martarello

Merce di stagione, sempre freschissima e scelta tra quella di maggiore qualità, una rete di fornitori locali e la proposta di verdure e frutta già lavate e tagliate, oppure cotte. Così Marco Venturelli si è guadagnato il titolo di fruttivendolo numero uno a Castelnuovo Rangone, cittadina a pochi chilometri da Modena famosa per essere la patria del maiale e per il reddito medio dei suoi abitanti: tra i più alti d’Italia. Nel 1984 Venturelli ha ereditato l’attività di fruttivendolo dal padre Ernesto, che a sua volta aveva rilevato il negozio fondato dal nonno Artemio nel 1933. Da ottant’anni, dunque, al servizio di una clientela molto esigente, come spiega lo stesso titolare: «Gli acquirenti sono molto attenti alla provenienza dei prodotti, chiedono merce italiana e io cerco di soddisfare le loro aspettative: i pomodori e i peperoni olandesi non li compro, così come i limoni argentini». I prezzi sono un po’ più alti che altrove, ma la qualità si paga. «Vorrei allestire anche un settore dedicato al biologico perché la richiesta c’è – spiega Venturelli – ma né al mercato di Modena né a Bologna riesco a trovare i quantitativi giusti e il numero di referenze adeguate. E poi c’è il problema della certificazione: devo essere certo di comprare frutta e verdura biologica, altrimenti è un problema. Intanto, quando riesco, acquisto prodotti coltivati con il metodo della lotta integrata». Quello degli acquisti è uno dei maggiori problemi per Venturelli: «Per questioni logistiche

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Marco dà servizio e qualità italiana sono costretto a rifornirmi solo al mercato di Modena – racconta – perché il Caab di Bologna apre troppo presto e io non posso alzarmi alle 3 di notte per gli acquisti e poi farmi un’intera giornata in negozio. Verona, invece, è troppo lontana. Qui a Modena poi è rimasto un unico grossista, quindi i negozianti sono obbligati a rifornirsi da lui. Per fortuna la qualità delle merci è ottima, ma sui prezzi non c’è possibilità di trattativa. A

gastronomia. Inoltre, offriamo un servizio di spesa a domicilio e prepariamo ceste regalo». Con un fatturato di mezzo milione di euro l’anno, il negozio di via Zanazi 4/a, nel cuore di Catelnuovo, si difende molto bene dalla difficile congiuntura economica. Quello che preoccupa di più è la “concorrenza sleale” dei piccoli produttori: «La crisi quest’anno un po’ la sento anch’io – ammette Venturelli – magari i miei clienti comprano

volte può capitare di acquistare zucche, pere, ciliegie, albicocche o pesche direttamente da piccoli commercianti o produttori locali, in questo caso si risparmia un po’». La grande distribuzione sempre più diffusa e la lunga crisi economica non favoriscono le attività al dettaglio come quella di Venturelli. Così, per reggere l’urto si è inventato qualcosa: «Abbiamo inserito i prodotti di IV e V gamma, molto apprezzati dai nostri clienti e un reparto di

meno rispetto al solito, ma la richiesta di frutta e verdura di alta qualità non è diminuita. Il vero problema sono le aziende agricole dei dintorni, che oltre a vendere la loro produzione, commercializzano frutta e verdura acquistata altrove. Alcune – lamenta – arrivano a vendere anche il 95% di merce non coltivata da loro». A tavola con Marco di Venturelli Marco Via Zanasi 4/a Castelnuovo Rangone (Mo)

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Boom di Fruit Attraction Buona edizione di Fruit Attraction. La fiera che ha chiuso i battenti il 18 ottobre a Madrid ha segnato un altro passo avanti per l'iniziativa madrilena che ha dato alla Spagna una ribalta degna del suo peso nel commercio ortofrutticolo europeo e mondiale. Fruit Attraction si consolidata come seconda fiera europea alle spalle di Fruit Logistica. I numerosi italiani presenti, sia a livello di espositori sia a livello di visitatori professionali, hanno trovato a Madrid quello che cercavano: i fornitori spagnoli, per alcuni prodotti (agrumi, ortaggi), e i clienti spagnoli, per altri prodotti (mele soprattutto, kiwi), oltre ai principali global players. Presenti i vertici dell'ortofrutta italiana, dal presidente di FruitImprese Marco Salvi al presidente del CSO Paolo Bruni, al presidente di Mercati Associati Giuseppe Pavan. Le grandi aziende delle mele con i loro marchi (e qualche novità come Bio Marlene) si sono presentate al meglio, con i loro vertici (Luca Granata di Melinda, Gerhard Dichgans di Vog, Fabio Zanesco di Vip e altri). Spettacolore, di grande impatto, N o v e m b r e

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La rassegna madrilena si è imposta come seconda fiera continentale dopo Fruit Logistica. L’ambizione degli spagnoli è di togliere spazio a Berlino. Molti italiani

L’ambasciatore d’Italia a Madrid Pietro Sebastiani con Paolo Bruni (secondo e primo da sinistra) nello stand del CSO a Madrid

l'area dei Mercati Veneti (Padova, Verona, Treviso), dominata da un ponte di Rialto e dalla colonna con il leone di San Marco, ma soprattutto vivacizzata da un grande movimento di clienti e fornitori delle numerose aziende presenti. I veneti sono stati guidati dall'amministratore del MAAP, Giancarlo Daniele con il presi-

dente Claudio D'Ascanio e il direttore generale Francesco Cera, dal presidente di Veronamercato Erminia Perbellini con il direttore generale Paolo Merci, dal nuovo presidente del Mercato di Treviso Alessandro Liana con il direttore Guido Cauteruccio. Presenti anche le aziende di tecnologie, con Unitec e la filiale www.corriereortofrutticolo.it

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Rivoluzione in vista per le fiere, servono idee e progetti nuovi Lorenzo Frassoldati Fruit Attraction di Madrid, grande vetrina muscolare e organizzativa della Spagna ortofrutticola, regina dell’export, ha visto l’Italia, ovviamente, osservatore privilegiato e interessato. Ma nel settembre-ottobre fieristico qualcosa non è andato: da Hong Kong al PMA americano, da Mosca a Madrid appunto, a Cesena, in sette settimane si sono svolti ben cinque saloni. Difficile non dare ragione a chi a nome delle imprese (come ha fatto Marco Salvi ai primi di settembre) ha lanciato l’allarme: questo calendario strozza le aziende, così non si può andare avanti. E il mondo delle fiere, in Italia, è sottosopra. Scricchiolii vengono dal Veneto (sponda Vicenza), Bologna ha perso il Motor Show: l’Emilia-Romagna, terra dei motori, senza la sua manifestazionesimbolo… la motor valley decapitata. Sembra incredibile, ma è il mercato, bellezza, verrebbe da dire. Milano (in ottica Expo 2015) apre le braccia a chi porta idee e novità. Innovazione è la parola d’ordine per affrontare il futuro. Tradotto: idee nuove, voglia di rinnovarsi. Luca di Montezemolo commenta la fine del Motor Show e dice: “Esportiamo le nostre fiere, portiamole in giro per il mondo, là dove i mercati crescono”. Vinitaly lo ha già fatto e porta il vino italiano nei quattro continenti: non è più solo un salone, ma un marchio che identifica l’enologia italiana nel mondo. C’è una rivoluzione in atto, e anche la ‘nostra’ fiera dell’ortofrutta, Macfrut, dovrà tenerne conto. Sul numero di ottobre del Corriere abbiamo pubblica-

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to un bel commento di Claudio Scalise (“Dopo Macfrut, oltre Macfrut”) che traccia le linee di un possibile passo in avanti del salone cesenate. Lo sforzo organizzativo fatto finora, e culminato con l’edizione 2013, è stato enorme. Domenico Scarpellini e il suo staff hanno fatto miracoli e i dati di espositori/visitatori sono lì a dimostrarlo. Con il rinnovo del cda dell’ente fieristico, dopo le elezioni di primavera a Cesena, è possibile che cambi qualcosa, che venga messa in campo una nuova squadra. Quindi serve anche un progetto nuovo che raccolga la migliore eredità fin qui accumulata e vada oltre: sul fronte dell’internazionalizzazione, della rappresentanza di tutta la filiera e di tutti i territori italiani, di un sistema Italia che punta a un salto di qualità sul mercato internazionale, di una Italia che si apre ai mercati dell’Est e del bacino del Mediterraneo/Medio Oriente. Tempistica e sede potrebbero essere messi in discussione: uscire dall’imbuto fieristico di settembre-ottobre e tornare a maggio? Traslocare in una sede fieristica più logisticamente comoda come Bologna o Roma? Tutte ipotesi in campo, da valutare con attenzione per il bene del sistema ortofrutta Italia. E a proposito di ‘sistema’, si stanno facendo i giochi in vista di Expo 2015, si sente parlare di caffè e altre commodity simbolo del made in Italy ma non proprio italiane di origine. L’ortofrutta come e dove sarà rappresentata? Ci sarà un padiglione in cui il “sistema Italia” si presenta unito o assisteremo alla solita armata Brancaleone di regioni, consorzi, imprese ognuna per conto suo? Pensiamoci finché siamo in tempo.

spagnola di Sorma. Un punto d'incontro per gli italiani è stato ancora una volta lo stand organizzato dal CSO. Presenti anche Fruttital, che punta sulla Spagna per il suo marchio F.lli Orsero, e Agricola Gloria, con l'esuberante suo numero uno Giulio Magrini, e per la prima volta Italia Ortofrutta–Unione Nazionale. Più di qualcuno si è chiesto quale sarà il futuro di questa fiera di cui gli spagnoli vanno già molto orgogliosi, al punto di pensare che ruberà spazio a Fruit Logistica. La risposta, tra gli italiani, è che potrà sicuramente crescere ancora, catalizzando l'attenzione di aree importanti dell'Africa e del Mediterraneo, oltre che degli stessi italiani che vorrebbero un ulteriore, sostanzioso salto in avanti di Macfrut, non più in settembre ma in primavera, come era una volta. Abbiamo notato anche una forte presenza di compratori olandesi e russi. Insomma, un successo a tutto tondo, in un clima disteso (caratteristica che manca a Fruit Logistica), adatto agli affari. L'Ambasciatore italiano a Madrid Pietro Sebastiani ha incontrato allo stand del CSO-Italy il dinamico presidente Paolo Bruni, alla presenza di ICE e Camera di Commercio di Madrid. "Un incontro costruttivo", l'ha definito Bruni. "Abbiamo focalizzato l'esigenza di rafforzare i rapporti e gli scambi d'informazione tra Italia e Spagna alla luce della importanza strategica dei due paesi leader dell'ortofrutta europea". Italia e Spagna, infatti, occupano rispettivamente il primo e il secondo posto in Europa in termini di produzione ortofrutticola con un totale di 60 milioni di tonnellate, pari al 50% della produzione UE. "In un contesto di crisi globale come quello attuale – ha affermato l'ambasciatore Sebastiani – occorre costruire sinergie tra Paesi con forti affinità produttive e commerciali per poter affrontare al meglio gli effetti della globalizzazione anche in vista dell'Expo 2015". N o v e m b r e

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Serve una regia nazionale per sfondare sui mercati esteri

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Calo dei volumi. Meno prodotto anche in Grecia. Prospettive commerciali abbastanza positive Apofruit, Agrintesa, Mazzoni e la stessa Salvi, quest’ultima già socia del consorzio Kiwifruit of Italy). Sono loro che devono dare il buon esempio, lanciare la sfida. “Bisogna operare insieme, ovviamente ognuno con le proprie peculiarità. Ma se all’estero, dall’Europa all’Oltremare, non si andrà uniti si perderanno posizioni. Se

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Nonostante un sensibile ritardo del raccolto e un calo dei volumi più consistente rispetto alle prime previsioni, per il kiwi si profila un’annata positiva. Gli operatori sono moderatamente ottimisti per la stagione. Dando però uno sguardo alla visione d’insieme del comparto non mancano le problematiche, i nodi critici che non permettono al mondo italiano dell’actinidia di spiccare davvero il volo. Su quest’ultimo aspetto Patrizio Neri, presidente di Jingold, è chiaro: “Al settore serve una regia nazionale che consenta alle imprese italiane di presentarsi sotto un’unica bandiera sui mercati internazionali in maniera più organizzata, efficiente ed efficace”. Il cambio di marcia per Neri parte dalla necessità di sviluppare un diverso approccio ai mercati: serve in sostanza creare un vero sistema del kiwi italiano, un “marchio” che venga identificato come tale in tutto il mondo. Per farlo serve appunto organizzazione evitando l’arrivo sui mercati in maniera sparpagliata. E per questo il presidente di Jingold lancia un appello ai gruppi italiani più grandi e strutturati (a partire magari da

nel mercato globale non si fa rete, sinergia, non si va molto lontano. Questo le aziende italiane devono iniziare a comprenderlo e mettere in pratica le contromosse”, spiega Neri. “Anche le nostre imprese più grandi, che magari fatturano 200 milioni di euro all’anno, rispetto ad altri gruppi internazionali non sono poi così strutturate e forti”. Un primo passo è stato portato avanti dal consorzio Kiwifruit of Italy, che raggruppa nove aziende italiane e rappresenta circa il 20-25% della produzione nazionale. La strada da percorrere tuttavia è ancora molta,

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SCHEDA PRODOTTO per un sistema ortofrutticolo italiano che vale 12 miliardi di fatturato. Soprattutto se si pensa a come operano all’estero: il comitato cileno del kiwi, per esempio, ha svolto un grande lavoro di aggregazione che ha portato a raggruppare circa l’85% della produzione nazionale. “In Italia abbiamo varietà importanti, ma spesso lavoriamo prodotto con i marchi stranieri (lo scorso anno ben 200 mila quintali di kiwi). Non dobbiamo trasfor-

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dotto del previsto. Alla fine i volumi rimarranno con ogni probabilità in linea con quelli del 2012. Buona forma e calibri. Campagna positiva sull’estero “anche perché dall’Emisfero Sud il prodotto era già finito a fine ottobre. Come kiwi giallo Jingold puntiamo sui mercati “aperti”. Aumenteremo il verde Hayward sempre a marchio Jingold con un potenziale di vendita di 10-12 mila tonnellate”. Per Fornari la Grecia, che quest’anno ha una carenza produttiva, rima-

maggio non ben sviluppata a causa del freddo e delle piogge. Fattori che hanno condizionato lo sviluppo e la maturazione del kiwi, che su diverse partite ha assunto forme irregolari. La qualità inferiore nella forma – ma non nel gusto – comporterà una presenza più massiccia di prodotto di seconda categoria”, aggiunge il manager cuneese. “A questo aspetto si aggiunge un mercato, in generale, pesante e poco reattivo. I volumi sono in calo sensibile, circa

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Giampaolo Dal Pane di Summerfruit e Alessandro Fornari, presidente di Kiwifruit of Italy

marci in confezionatori ma puntare sul prodotto made in Italy”, sottolinea Neri. “Ci sarebbero enormi possibilità, specie sull’Oltremare, ma dobbiamo avere dimensioni adeguate. Solo se ci si presenta uniti si potrà vincere fino in fondo questa sfida. Allo stesso tempo non dobbiamo precipitarci solo sull’Oltremare e abbandonare l’Europa, a favore della Grecia che con prezzi più aggressivi sta avendo la meglio”. Spostando più lo sguardo sulla produzione Alessandro Fornari, direttore di Jingold e presidente di Kiwifruit of Italy, conferma un ritardo nella maturazione del prodotto di una decina di giorni. Per la varietà Jintao sono confermate le previsioni di un calo produttivo dell’8%, con calibri di buon livello. Sull’Hayward, i cui invii verso Oltremare sono partiti l’11 novembre, le stime parlavano di un +5-6% ma con rese inferiori alle aspettative e con meno pro48

ne un competitor difficile che punta molto al prezzo aggressivo per sfondare sui mercati. “L’Europa non è satura, ci sono ancora sbocchi, ma serve effettuare una vera segmentazione, di qualità e di prezzo”, spiega Fornari, che aggiunge come, seppur in maniera inferiore rispetto agli anni scorsi, il panorama produttivo e commerciale sia ancora turbato da prezzi bassi per i prodotti raccolti in anticipo, “fenomeno che purtroppo ancora esiste e che continua a provocare un danno d’immagine al comparto”. Il ritardo nella raccolta viene confermato anche da Gualtiero Rivoira, dell’omonima azienda di Verzuolo (Cuneo): tra le due e le tre settimane per il Piemonte, tra i dieci e i quindici giorni in Veneto, mentre nel Lazio la situazione sembra essere più regolare. “Abbiamo problemi nella forma dei frutti – rivela Rivoira – causati dal clima, dalla fioritura di

il 25% in meno in magazzino per il gruppo piemontese. “I prezzi sono leggermente più alti rispetto al 2012 ma il cambio euro-dollaro non aiuta di certo. Inoltre dall’Europa c’è poca merce e manca pure la richiesta. Per fortuna pure la Grecia ha poco prodotto e pare infastidire meno rispetto all’anno scorso”. Tra i 12 e i 17 giorni il ritardo nella raccolta stimato da Giovanni Gullino, direttore generale dell’omonima impresa di Saluzzo (Cuneo). “Siamo partiti il 5 novembre: era dal 1987 che non si raccoglieva così tardi – afferma Gullino. Quest’anno le qualità organolettiche del prodotto sono eccellenti, ma purtroppo a rovinare l’immagine del kiwi ci sono ancora troppi operatori che raccolgono la merce in netto anticipo: qualcuno addirittura ha iniziato il 10 ottobre per l’actinidia destinata oltremare”. Secondo Gullino, inoltre, i volumi sono più bassi N o v e m b r e

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SCHEDA PRODOTTO del previsto: “C’è almeno un 20% in meno rispetto alle prime previsioni. In Piemonte dalle 90 mila tonnellate previste non supereremo probabilmente le 70 mila. Questo potrebbe comportare qualche grattacapo nelle pianificazioni sviluppate”. Buone notizie invece per le contrattazioni con l’estero. “La richiesta è alta da tutti i Paesi, specie dall’Oltremare, mentre i rapporti con i Paesi europei sono ormai consolidati”, spiega il manager di Gullino,

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Dal Pane conferma anche che i volumi sono in calo, “in quanto per diversi motivi ci sono stati problemi in campagna (disseccamento di piante per asfissia, danni da batteriosi, alternanza di produzione) che hanno limitato ed in alcuni casi gravi compromesso totalmente la produzione”. Tiene però la qualità, “nonostante le problematiche. Ritroviamo un alto tenore di sostanza secca dovuto anche al minor carico presente sulle piante. I calibri si pre-

Grecia allo scopo di sopperire alle mancanze di prodotto in Italia. Credo che sia arrivato il momento di ricominciare con fiducia a fare impianti di kiwi. Il futuro di questo frutto può essere davvero roseo, ma si dovrà fare molta attenzione a come si effettuano gli impianti e alle varietà”. Dal Pane traccia anche il quadro della situazione in Cile, dove possiede due aziende. Un Paese devastato dal gelo di quest’inverno: “Dopo il terremoto del 2010, que-

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Massimo Ceradini e Marco Eleuteri della AOP Armonia. A pagina 47, Gualtiero Rivoira

azienda che esporta circa l’85% del proprio prodotto, di cui metà circa verso l’Europa e il resto Oltremare, dal Nord America al Medio ed Estremo Oriente. “Stiamo avendo ottimi riscontri anche dal prodotto biologico specie nel Nord America, in primis negli Stati Uniti, nonostante il cambio sfavorevole. L’Oriente invece rimane ancora un’area commerciale difficile a causa anche di difficoltà di comunicazione e di un’attenzione quasi esasperata al prezzo. Per i nuovi magazzini però rimane un ottimo sbocco”. Anche Giampaolo Dal Pane di Summerfruit di Castel Bolognese ribadisce il ritardo di raccolta, do vuta al ritardo di fioritura, “finita mediamente il 30 maggio con conseguente data di raccolta fissata il 10 novembre (160 giorni dopo).Sappiamo però che il rischio delle gelate non permette in parti colare al Nord di attendere tale data e pertanto la raccolta a fine ottobre è ampiamente cominciata”. 50

sentano mediamente migliori rispetto all’anno scorso”. Sulle prospettive commerciali della stagione Dal Pane afferma che “per quest’anno siamo in linea con l’andamento dell’economia, quindi con diverse criticità in Europa; avremo un po’ meno prodotto a fronte però di minori consumi. Per l’Oltremare le richieste quantitative ci sono, ma si dovrà fare uno sforzo sul fronte della qualità per poter mandare sempre più un prodotto con alta materia secca e zuccheri, gradito ai consumatori. I clienti sono sempre più preparati e quindi si dovrà fare molta attenzione su questo punto”. Dando uno sguardo ai concorrenti internazionali il manager bolognese conferma come “la Grecia sia divenuto un competitor importante avendo aumentato negli ultimi anni la produzione in maniera significativa. In realtà, in parte, è anche un’opportunità in quanto molte aziende si stanno rifornendo di kiwi proprio in

sto è un terremoto climatico che ha sconvolto l’equilibrio finanziario di molte aziende cilene. Per la nostra impresa, i danni non sono stati pesanti in quanto le nostre produzioni sia di piante in vaso che a radice nuda sono tutte in ambiente protetto. Bisognerà vedere però se i produttori la prossima campagna avranno le disponibilità finanziarie per fare gli impianti essendo le perdite in particolare di kiwi e ciliegie oltre il 50% del potenziale ed in alcuni casi il 100%”. Per quanto riguarda la situazione della batteriosi secondo Dal Pane “la malattia ha dato segnali di regressione. A parte la zona di Verona che ha conosciuto quest’anno un’esplosione dei casi anche in conseguenza alle innumerevoli piogge – senza peraltro avere avuto conseguenze così gravi da dover estirpare decine di ettari - , nelle altre zone, vi è stato un rallentamento. È necessario pertanto evitare di fare impianti con le N o v e m b r e

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mercati. Fare la selezione manuale dei frutti sulla base del colore è difficile, non garantisce sempre un buon risultato e rallenta la lavorazione. La tecnologia Power Vision batte nei tempi e nella qualità la lavorazione manuale anche più rapida e attenta. Questo per il kiwi, è fondamentale, perché tutta la campagna di raccolta si chiude in un tempo breve, non più di 20 giorni su un ciclo complessivo di produzione di circa 7 mesi, quindi siamo costretti a una lavorazione rapida". Patrizio Neri quantifica questi vantaggi. "L'applicazione di Power Vision ci permette di lavorare 10 tonnellate di kiwi l'ora risparmiando

Aziende informano

Selezione kiwi: taglio di costi e tempi, più qualità con Power Vision di Aweta "Da quando abbiamo installato il sistema Power Vision sulla nostra calibratrice Aweta, le cose sono cambiate. Abbiamo potuto rivolgerci ai mercati esteri con maggiore sicurezza e maggiori possibilità. In una parola, potrei dire che abbiamo assolutamente compiuto un salto di qualità perché nessun lavoro manuale ci garantisce, in termini di qualità esteriore del prodotto, quello che ci offre la tecnologia che Aweta ha messo a punto, seguendo le nostre necessità, direi con un progetto su misura. Questo vale per le pesche e le nettarine, ma vale anche per il kiwi, che stiamo lavorando in questo periodo per il mercato asiatico". A parlare è Patrizio Neri, uno dei protagonisti del kiwi italiano, presidente del Consorzio Kiwi Gold, e l'azienda a cui si riferisce è la Consorzio Frutteto SpA di Cesena, attiva nella produzione di kiwi dalla fine degli Anni Ottanta (ne fa circa 7.000 tonnellate l'anno), di cui è vicepresidente. La tecnologia è fondamentale oggi per la competitività aziendale e per molti dei suoi elementi, a partire dalla riduzione dei costi di lavorazione. E questa storia è esemplare in proposito. Eccola. "Power Vision - spiega Neri - è un sistema dotato di telecamera gestita da un computer. Il programma, entrato in funzione tre anni fa su una calibratrice che avevamo acquistato in precedenza da Aweta, riesce a selezionare la frutta eliminando quella che presenta difetti esteriori: non solo di forma, ma anche di buccia e colore. Per il kiwi funziona molto bene e dobbiamo ringraziare l'azienda fornitrice perché ha saputo ascoltare e venire incontro alle nostre esigenze. Oggi, per esempio, l'omogeneità del colore è un elemento fondamentale, discriminante per entrare con successo in alcuni

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dal 15 al 20% del costo della manodopera. Nello stesso tempo, la qualità dei risultati è decisamente superiore a prima". Nei tre anni di applicazione della nuova tecnologia Aweta, la Consorzio Frutteto SpA ha compiuto molti passi avanti sui mercati esteri: ha sperimentato il difficile mercato americano, ha sfondato in Asia: dalla Cina a Taiwan, da Singapore alla Corea, dove oggi realizza oltre il 15 per cento del proprio volume d'affari, battendo la concorrenza nei tempi e nella presentazione di un prodotto estremamente omogeneo. Le sfide però non si fermano. La partnership tra l'azienda di Cesena e Aweta guarda al futuro. Insieme hanno studiato un prototipo che sarà la base per un sistema in grado di selezionare la frutta anche per qualità interna, con attenzione ai due elementi che contano: affidabilità e rapidità, da applicare alla calibratrice che già ingloba il Power Vision. Anche questa è l'Italia che fa sistema, che mette insieme le competenze per difendere e valorizzare il made in Italy ortofrutticolo nel mondo. www.corriereortofrutticolo.it

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SCHEDA PRODOTTO varietà ampiamente conosciute che si sono dimostrate molto sensibili alla Psa – avverte l’imprenditore emiliano - e cercare di orientarsi su quelle meno rischiose da un punto di vista fitosanitario. Inoltre occorre, proprio in previsione di annate umide come sono state le ultime effettuare gli impianti con baulature accentuate, anche in terreni sabbiosi o ghiaiosi, al fine di contenere al massimo i danni da possibili ristagni di acqua che debilitano le piante e le rendono più sensibili a batteriosi e funghi. La ricerca inoltre sta avanzando ed anche la nostra azienda ha sperimentato prodotti che hanno permesso di contenere fortemente la malattia. C’è molto interesse intorno al kiwi e in Italia o all’estero gli impianti si faranno. Io consiglio i produttori a non lasciarsi troppo scoraggiare, ma di avere coraggio e credere nel futuro”. Volgendo lo sguardo in Veneto, Massimo Ceradini dell’omonima azienda veronese, confermando il ritardo di maturazione del kiwi afferma: “Abbiamo deciso di concentrare il periodo di raccolta alla seconda settimana di novembre”. Sui volumi: “per quanto riguarda le ultime quattro stagioni abbiamo aumentato le quantità di non meno del 30% annuo. Abbiamo preparato un piano di approvvigionamento anche per quest’anno del 30% superiore a quello dell'anno scorso. Tuttavia credo non mancheranno le sorprese: sembra infatti che chi ha effettuato i primi raccolti abbia ottenuto un 20-30% in media in meno di quanto previsto e cioè un 40-50% in meno dell'anno scorso che è stato un anno di grande produzione nel nostro areale. La qualità del prodotto sarà buona a patto che sia raccolto al momento giusto. Per quanto riguarda i calibri, per questa stagione i frutti sono superiori alla norma grazie alla minor carica e molto ben formati”. Più che buone le prospettive commerciali “dal momento che i quantitativi anche nel resto d’Italia sembra

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siano inferiori al previsto. Inoltre sia Grecia che Francia hanno meno prodotto rispetto alla scorsa stagione e quindi non dovrebbero esercitare la stessa pressione. Il Cile in seguito alle gelate dei mesi scorsi ha subito un notevole danno per la prossima stagione e quindi non dovrebbe essere presente sul mercato nella prossima primavera. Sta a noi ora giocarci bene le nostre carte spalmando la disponibilità del prodotto durante tutta la stagione e non partire con dei prezzi da saldi. Non c’è motivo”. Sulla situazione della batteriosi, a differenza di quanto affermato da Dal Pane, Ceradini sottolinea come “a Verona è ancora poco preoccupante per il momento, visto che si è manifestata per la prima volta la scorsa campagna e che comunque i danni sono stati abbastanza limitati. Credo che possiamo contenerla con le pratiche di difesa ufficiali consigliate anche dai servizi fitosanitari. Molto più preoccupante è invece la cosiddetta “moria del kiwi”, una nuova problematica presente ad oggi solo nel Veronese che sta causando danni veramente ingenti. Incredibilmente dopo mesi durante i quali i vari esperti stanno indagando non abbiamo alcuna informazione ufficiale di cosa si tratti”. Dopo i buoni risultati del 20122013, con 1.800 tonnellate di kiwi commercializzati e oltre 55 centesimi al chilo liquidati ai produttori soci, l’Aop Armonia di Battipaglia (Salerno) non nasconde fiducia anche per questa stagione. “Nonostante le alte temperature autunnali, abbiamo registrato un buon contenuto di zucchero già a fine ottobre, quando avevamo superato i 6,5 gradi brix”, dichiara Marco Eleuteri, direttore commerciale dell’associazione, una delle più grandi del Mezzogiorno, nata dall’unione di due Organizzazioni di Produttori, Poma e Idea Natura. “Il raccolto inizierà come l’anno scorso durante la prima settimana di novembre (intervista di fine ottobre, ndr),

con un brix in raccolta superiore a 7 gradi. Questo dovrebbe consentirci già a metà di dicembre di commercializzare dei kiwi buoni da mangiare, e comunque con un grado brix non inferiore a 12”. I volumi quest’anno dovrebbero mantenersi in linea con quelli dello scorso anno, anche se “grazie agli investimenti fatti in questo ultimo biennio, la nostra produzione dovrebbe aumentare nei prossimi anni. Tuttavia si tratterà di un aumento “controllato”, anche perché vogliamo mantenere l’alto livello qualitativo raggiunto”. Secondo Eleuteri “i calibri saranno leggermente inferiori, ma con grado zuccherino superiore. Il clima favorevole e i conseguenti bassi danni ai frutti dovrebbe far registrare volumi di frutti di seconda categoria inferiori rispetto al 2012”. C’è pertanto un certo ottimismo sulla stagione da poco partita: “La quota di raccolto venduta attraverso la nostra linea Premium DolceKiwi continuerà a crescere – afferma Eleuteri - seguendo una dinamica che in questi anni si sta dimostrando strutturalmente positiva. Inoltre, a sostegno del marchio, consolideremo la nostra presenza sugli scaffali di alcune insegne distributive nazionali intensificando sia le degustazioni in-store che le presenze in volantino. Da tali attività, che vedranno rafforzare il valore emozionale della nostra linea Premium grazie al cobranding del nostro marchio DolceKiwi con quello dei “5 Colori del Benessere”, quest’anno ci aspettiamo un riscontro ancora più positivo da parte dei consumatori. Per quanto riguarda il mercato estero – aggiunge il manager dell’aop campana - oltre a rinnovare la collaborazione con la neozelandese Zespri, da quest’anno ci presenteremo sul mercato spagnolo di fascia alta congiuntamente al gruppo valenciano Bollo, mentre per i nostri mercati esteri più tradizionali, consolideremo la nostra presenza in Germania, Austria e Svizzera”. emanuele.zanini@corriereortofrutticolo.it N o v e m b r e

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Donato Palmieri della Commissione aglio di FruitImprese. Nell’altra foto Pio e Salvatore Del Prete dell’omonima azienda di Caserta

Tra i maggiori produttori italiani non c’è tuttavia pessimismo. Si punta sulla qualità del made in Italy

Afragola (Napoli), da luglio ad agosto la situazione è stata tranquilla con un mercato piuttosto lento a causa anche della sovrapproduzione di Spagna e Cina e una diminuzione sensibile delle

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Per l’aglio si profila un’annata tranquilla, senza scossoni eccessivi, almeno fino al prossimo maggio, quando partirà la nuova raccolta (le semine sono state effettuate lo scorso settembre). Nei mesi scorsi non sono mancate però le difficoltà causate soprattutto da alcune significative variazioni rispetto al 2012 sia per la produzione, in crescita, che per i prezzi, in calo. Si prospetta comunque una stagione buona e all’insegna della stabilità. La conferma arriva dai principali operatori italiani del settore. Per Donato Palmieri, coordinatore per FruitImprese della commissione tecnica per il comparto aglio e titolare dell’omonima azienda di

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Prezzi in calo e la presenza di prodotto cinese non aiuta

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SCHEDA PRODOTTO quotazioni. “I prezzi del prodotto cinese – afferma Palmieri – sono più bassi anche del 20% rispetto al 2012 ma si mantengono nella media. Se lo scorso anno si pagavano 1.400 dollari a tonnellata, quest’anno non si superano i mille. Ad ogni modo – assicura l’imprenditore campano – le quotazioni bassissime del prodotto cinese registrate 4-5 anni fa non torneranno più. La Spagna e il resto d’Europa – rivela Palmieri – seguiranno il trend tracciato dalla Cina, che rimane di gran lunga il primo produttore mondiale”. In Italia la produzione sta crescendo lentamente, toccando le 33 mila tonnellate su un’area di tremila ettari, in linea con il 2012. La Campania rimane la prima regione produttiva con un terzo della produzione nazionale, seguita da Puglia, Sicilia, Veneto e Piemonte. “Nel Nord Italia abbiamo assistito ad alcuni problemi con il seme bianco a causa di malattie che hanno fatto marcire il prodotto durante la conservazione provocando uno “svuotamento” del tubero. Tale fattore ha provocato danni alla produzione”, spiega Palmieri che aggiunge: “Come azienda puntiamo soprattutto sul seme precoce che non presenta problemi legati a malattie ma adatto più al clima più caldo e asciutto del Sud Italia rispetto a quello rigido e umido del Nord”. Palmieri accenna anche al fenomeno delle frodi con aglio estero, spesso cinese, importato e spacciato per italiano. “In Italia la questione è stata circoscritta ed è quasi scomparsa. Non ci sono quasi più casi, mentre sono ancora presenti nei Paesi dell’Est, specie quelli da poco entrato nell’Unione Europea”. Positivo il giudizio sulla stagione da parte di Pio Del Prete, dell’omonima azienda di Caserta. “La qualità è alta, i prezzi stabili e su livelli discreti, anche se le vendite sono deboli con un calo per la nostra ditta del 10-15%”. L’impresa campana commercializza circa 4 mila tonnellate di prodotti, di cui circa 900 sono aglio a cui si

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Aglio di Voghiera, la presidente Barbieri: “La Gdo deve darci più spazio” L’onda lunga della crisi si fa sentire anche per l’aglio di Voghiera Dop, una delle eccellenze dell’aglio italiano, coltivato in 5 comuni della provincia di Ferrara. Dopo un decennio di crescita costante, quest’anno per la prima volta il prezzo è sceso, passando dagli 1,80 euro al chilo del 2012 a 1,50-1,60 euro al chilo. E sempre nel 2013 la superficie coltivata dai 40 produttori riuniti in consorzio è rimasta stabile, attestandosi intorno a 120 ettari, dopo anni di continua espansione. Ecco allora che per mantenere la redditività si guarda all’estero, come spiega la presidente Neda Barbieri: "Quest’anno c’è stata una flessione del prezzo a causa di sovraproduzione e calo dei consumi interni, quindi stiamo puntando sull’export per piazzare tutto il raccolto, in particolare ai Paesi dell’Unione Europea. Inoltre, stiamo mandando avanti una campagna di comunicazione per far conoscere meglio ai consumatori questo prodotto che costa un po’ di più rispetto ad altri, ma che ha delle caratteristiche d’eccellenza certificate". "La campagna 2013 ha dato un aglio di qualità – aggiunge la presidente Barbieri – anche se con dimensioni un po’ più piccole del normale a causa delle abbondanti piogge estive. Il nostro impegno è oggi rivolto in due direzioni: da una parte a stimolare i produttori, dall’altra a sensibilizzare verso una spesa di qualità e in questo i Paesi del Nord Europa sono molto ricettivi. Ma per far quadrare i conti – sottolinea la presidente del consorzio – abbiamo bisogno dell’aiuto della grande distribuzione, soprattutto in Italia. La gdo deve incentivare l’alimentazione d’eccellenza con iniziative che rendano visibile agli acquirenti un prodotto come il nostro".

aggiungono tre varietà di cipolle, scalogno, e carote (di cui è stata lanciata una nuova linea nel settembre dello scorso anno e su cui nel 2014 lanceranno un progetto per il comparto della IV gamma). L’azienda casertana, che punta quasi esclusivamente sul mercato nazionale dove si rivolge per quasi il 100% alla gdo, ha produzioni proprie in Sicilia con la varietà Aglio di Nubia (Trapani) oltre a collaborare sia con produttori italiani che spagnoli. Franco Cappelletti, responsabile commerciale di Copap, cooperativa che commercializza in esclusiva il tradizionale aglio bianco piacentino, oltre a cipolle, scalogno e pomodori quasi esclusivamente di produzione dei propri associati, traccia un quadro del mercato a cavallo del 2012 e del 2013 sottolineando come “lo scorso anno si sia chiuso con prezzi abbastanza remunerativi per i coltivatori. Il 2013 invece è iniziato con una marcata flessio-

ne dei prezzi causata dalla rimanenza di prodotto a livello mondiale. Il raccolto 2013 è stato mediamente buono, seppur con una resa inferiore di circa un 10% rispetto all’anno precedente, causato dall’andamento climatico particolarmente sfavorevole, ma che fortunatamente non ha compromesso la qualità espressa dalle aziende tutte collocate nella provincia di Piacenza”. “La nota più negativa – sottolinea il referente della cooperativa piacentina, che commercializza il prodotto per il 90% nel mercato nazionale e indirizzato principalmente verso la gdo – rimane la flessione del prezzo di mercato, che ci impone oggi per un prodotto di buona qualità a mantenere solo i costi di produzione. Da ricordare che gran parte delle fasi di pulitura dell’aglio sono oggi ancora manuali”. Per Cappelletti le cause sono da cercare nell’alta offerta di prodotto spagnolo e cinese, senza tralasciare il tema N o v e m b r e

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anni. I due fenomeni hanno comportato una significativa discesa dei prezzi che ha creato non pochi problemi ai produttori di aglio, soprattutto in Spagna, sia in termini di minore remunerazione che in termini di giacenze vendute con molta difficoltà nel corso del periodo”. “Per questi motivi – spiega Lucantoni - nonostante la buona qualità generale delle produzioni, ci sono state grosse difficoltà nelle vendite. In questo scenario l’obiettivo, più che di accrescere, è stato sicuramente di mantenere i fatturati”. Il quadro attuale risente pertanto dei fenomeni appena descritti. Nonostante la buona qualità del prodotto, soprattutto quello spagnolo, le quotazioni ristagnano e la crescita delle vendite e delle quotazioni del prodotto italiano probabilmente non avverrà prima del prossimo anno.

numero 11 del 2013

quando, come è capitato, un dirigente di una nota catena distributiva italiana di primo piano afferma che “tutto l’aglio è uguale”. Continueremo a sensibilizzare i consumatori, convincendo anche quel dirigente che c’è aglio e aglio”. Secondo Gaetano Lucantoni di Eurogarlic, azienda di Sulmona (L’Aquila), fondata nel 1999 come naturale prosecuzione dell’attività iniziata 30 anni prima dalla famiglia Lucantoni e specializzata nella lavorazione, confezionamento e distribuzione di aglio e scalogno, “l’annata 2012-2013 è stata influenzata da due fenomeni fondamentali: da una parte dall’eccedenza dell’offerta rispetto alla domanda, dovuta ad un aumento delle produzioni di aglio nei principali Paesi produttori in Europa, dall’altra da una domanda debole dovuta essenzialmente alla crisi economica che si sta vivendo in questi ultimi

AGLIO

della qualità: “Alla significativa diminuzione dei consumi, oggi tutti sono più attenti all’acquisto del minimo essenziale (meno sprechi) si affianca una minore attenzione alla qualità e alla provenienza certificata da una buona parte di rivenditori che antepongono il prezzo a tutto. Quindi, le aziende che come la Copap hanno adottato come politica aziendale, da sempre, la trasparenza e l’origine certa del prodotto tramite filiere certificate, e scegliendo di commercializzare solo prodotto di qualità, si trovano oggi con costi produttivi superiori ai Paesi concorrenti e devono combattere con il prodotto sul mercato di varie tipologie e spesso dubbie provenienze”. “Siamo convinti che la strada da noi intrapresa sia quella giusta – conclude Cappelletti. “Continueremo a puntare alla valorizzazione dell’aglio bianco piacentino e non ci scoraggeremo anche

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LETTERE

CorriereOrtofrutticolo

Peron: “Così non va. Al ministro chiediamo fatti” Caro Direttore, ti chiedo di pubblicare sulla tua autorevole rivista la seguente lettera che ho indirizzato a fine ottobre al ministro dell'Agricoltura Nunzia De Girolamo. "Egr. On.le Sig. Ministro, desideravo ringraziarLa personalmente e a nome di tutti gli operatori del settore ortofrutticolo in particolare nel settore "pere" per quello che non è riuscita a fare dopo aver assicurato un Suo interessamento, "sbattendo i pugni sul tavolo" come Lei ha affermato in occasione del Macfrut di Cesena, presso la Sua On.le collega del Ministero della Sanità On. Lorenzin, che a parte la letterina che Le ha inviato, ci risulta che null'altro sia stato fatto. In questo Paese siamo di fatto bloccati dalla burocrazia romana, insensibile alle problematiche che gli operatori del settore agricolo devono affrontare e finchè non ci saranno competenze specifiche dei vari Ministeri e la politica non svolgerà il proprio ruolo importante che è quello di portare la voce del territorio al burocrate di turno, noi saremo sempre penalizzati da questa mancanza di sensibilità. In altri Paesi europei come Spagna e Portogallo le procedure sono più semplici e dirette, infatti le autorità competenti non bloc-

cano, ma cercano nuove strade che possano aiutare le imprese, come per il caso "etossichine", attenendosi solamente alle leggi comunitarie e in questo caso si sono appellati all'art. 53 del Reg. Cee 1107/2009, che consente di autorizzare per un periodo limitato e controllato di massimo 120 giorni un prodotto per combattere una emergenza fitosanitaria. Spero che ci sia l'occasione per un nuovo confronto per risolvere questo annoso problema che abbiamo nel settore e non solo nelle pere". Comm. Fortunato Giovanni Peron

Loschi: “Ortofrutta, fiere ed Expo 2015” Egregio Direttore, sono Roberto Loschi e sono stato prima membro C.d.A. e successivamente presidente (per tre mandati) della Treviso Mercati S.p.A. , ente gestore del mercato ortofrutticolo che Lei sicuramente ben conosce. Ho appena finito di leggere un Suo editoriale su CorriereOrtofrutticolo.it (“Fiere: rivoluzione in vista, servono idee e progetti nuovi”, del 16/10/13 ) e devo dire che come spesso mi accade concordo pienamente con la sua corretta e come sempre lucida disamina della situazione a dir poco malinconica del settore fiere ortofrutticole in Italia. Nel mio ex ruolo di consigliere prima e di presidente poi ho par-

tecipato dal 2001 alla Fruit Logistica di Berlino e nell’ultimo biennio alla Fruit Actration di Madrid. Non la voglio annoiare con concetti a Lei ben noti come il “fare squadra” ,”logistica ”,”rappresentanza “ ecc. , ma credo che, questi argomenti a parte, non si possa e non si debba non riflettere sull’importanza dell’ubicazione strategica di dove si vogliano fare gli eventi. Berlino prima e Madrid poi (quest’anno purtroppo non ho partecipato ma leggo come il numero degli espositori sia in crescita del 25% ) insegnano come sia importante puntare su grandi città per tali eventi. Per una moderna e capiente fiera sono altrettanto importanti: una forte ricettività alberghiera, efficienti e importanti collegamenti viari (aeroporto, metropolitana, snodo ferroviario e autostradale) e perché no “appetibilità turistica della città”. Tutto questo è fondamentale per fare una fiera che sappia realmente dimostrare la potenza del nostro settore. Non me ne vogliano gli amici di Cesena, ai quali va dato il merito di aver operato veramente bene, ma credo sia oramai arrivato il momento di ammettere che l’apice del Macfrut è stato raggiunto e che non vi siano ulteriori margini di crescita (ribadisco non per incapacità). E cosa dire di Expo 2015? Come e dove l’ortofrutta sarà rappresentata? A tutt’oggi non ne sappiamo nulla. Roberto Loschi loschiroberto@outlook.com

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