Corriere ortofrutticolo n 04 2016

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CORRIERE ORTOFRUTTICOLO

M ENSI LE D I EC ONOM I A E A TTUALITÀ DI SETTORE

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o r t o f r u t t i c o l o THE FIRST ITALIAN MONTHLY ON FRUIT AND VEGETABLE MARKET |

ANNO XXX Nuova serie Aprile 2016 Euro 6,00

daily news: www.corriereortofrutticolo.it PROTAGONISTI GUIDO GRIMALDI Autostrade del mare e logistica integrata al servizio del commercio PAG.25

INCHIESTA • PAG.17 AFRICA/1 La Comunità dell’East Africa verso il boom ASSEMBLEE • PAG.31 FRUITIMPRESE Salvi striglia il governo: “Sottovaluta il nostro settore”

ANNO XXX

NUOVA SERIE

Aprile 2016

FIERE • PAG.35 FRUIT&VEG SYSTEM Questa volta Verona ce la fa grazie agli workshop

GEMMA EDITCO SRL - VIA FIORDILIGI, 6 - 37125 VERONA - I - TEL. 0458352317 /e-mail:redazione@corriereortofrutticolo.it / Poste Italiane Spa Sped. abb. post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/04 n.46) Art. 1, comma 1, DCB VR




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Ripartire dalle imprese L’insolita franchezza con cui il presidente di Fruitimprese Marco Salvi si è rivolto al mondo politico-istituzionale, all’ultima assemblea degli esportatori-importatori (presente il viceministro Olivero) denunciando la sottovalutazione del comparto ortofrutticolo pur in presenza di dati economici di tenuta del settore, di brillantezza dell’export, di sapersi adeguare alle turbolenze dei mercati ”garantendo livelli produttivi e livelli occupazionali” e partecipando alla crescita complessiva del Paese, mi ha istintivamente fatto sorgere un paragone con quello che avevo visto e sentito pochi giorni prima al Vinitaly. A Verona, come noto, a celebrare i 50 anni del salone del vino italiano sono intervenuti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Matteo Renzi. La loro presenza e i loro interventi mi sono tornati in mente mentre ascoltavo la relazione di Salvi a nome di Fruitimprese, l’associazione delle imprese private attive nell’export-import di ortofrutta, certamente uno dei cardini di rappresentanza del sistema ortofrutta Italia, ma anche uno dei pilastri del nostro export agroalimentare e , se permettete, bandiera del made in Italy nel mondo (se lo è il vino, perché l’ortofrutta no?). Anche a Verona si è parlato tanto ai massimi livelli di made in Italy e di come promuoverlo, difenderlo e valorizzarlo nel mondo. Frutta e vino hanno storie simili ma destini molto diversi. Grande qualità, innovazione spinta, tecnologie di prim’ordine sono tratti comuni. Produciamo tre volte l’ortofrutta che consumiamo e il doppio del vino che beviamo: nell’uno e nell’altro caso siamo obbligati all’export, all’internazionalizzazione. Però attorno al vino si affollano Governo, Parlamento, ministri, tutti pronti a fare la loro parte, a dare una mano. Giustamente. Attorno all’ortofrutta non c’è altrettanta attenzione. Correttamente Marco Salvi ha ricordato che “le nostre imprese confermano un’attitudine e una tradizione consolidata ad operare sul mercato internazionale…tuttavia la singola abilità imprenditoriale e l’intraprendenza commerciale non possono più essere le sole leve su cui fare forza nell’affrontare le sfide commerciali future. E’ necessario fare sistema, innanzitutto fra le imprese e, conseguentemente, anche come sistema paese”. A Verona Mattarella, Renzi, Farinetti – e chi più ne ha più ne metta – hanno chiesto più sistema per rilanciare l’export, più lavoro sull’immagine del paese. Renzi in particolare , parlando della diversità tra noi e i francesi, ha dato atto ai nostri cugini di una maggior capacità di ‘raccontare’ il sistema Paese all’estero, di far squadra, di non piangersi addosso. L’Italia ha tante chances: ambiente, turismo, gastronomia, artigianato, arte, storia, insomma l’ita-

✍ Lorenzo Frassoldati

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lian style, benessere, qualità della vita. Valori che nell’ortofrutta trovano la loro massima espressione, però…però l’ortofrutta “ha una immagine sfigata” (copyright Francesco Pugliese), deve costare poco e il comune cittadino-consumatore manco s’immagina il lavoro che c’è dietro un chilo di patate o di fragole, anche perché nessuno glielo racconta. Non basta produrre bene, fare qualità, bisognerebbe appunto ‘raccontare’, o meglio ‘raccontarsi’. Il sistema ortofrutta Italia non lo fa perché non è un ‘sistema’ nel senso vero del termine. E’ un grande comparto economico dove però ognuno tira l’acqua al suo mulino, dove produzione, commercio, ingrosso e distribuzione godono nel farsi le scarpe l’un l’altro, anziché lavorare - oltre che nel proprio legittimo interesse – su progetti strategici vitali per il settore e per il Paese. La controprova di questa ‘immaturità’ sta nella diversa rappresentanza: il vino ormai si muove come un sistema di imprese consapevoli di quello vogliono, di quello che si deve fare uniti per ottenere risultati. Quindi è un sistema che si tutela da solo, non ha bisogno del patronage delle varie organizzazioni professionali agricole, la cui frammentazione alimenta invece competizione e perpetua divisione nel mondo dell’ortofrutta. In quante cooperative, in quante Op, in quanti consorzi si guarda più alla tessera che ha in tasca il presidente o il direttore, anziché valutare i risultati economici effettivi? In quante di queste realtà le scelte derivano dal merito o dalle capacità, o piuttosto dalla provenienza sindacale? Se il sistema manca di un baricentro, di una cabina di regia, di chi è la responsabilità se non delle imprese che dovrebbero prendere in mano il loro futuro e giocare il loro peso economico e sociale – che è enorme - sui tavoli della politica, dell’opinione pubblica, dei media? In concomitanza con l’assemblea di Fruitimprese abbiamo lanciato una piccola provocazione. La Cabina di regia dell’ortofrutta c’è già, basta mettere attorno a un tavolo chi rappresenta le imprese. Alla proposta subito hanno aderito i mercati con Italmercati, l’unione nazionale Italia Ortofrutta, Fruitimprese c’è già, manca il mondo cooperativo (che sta marciando verso l’unificazione delle centrali) e si potrebbe partire. Intanto con chi ci sta. Pochi punti sul tavolo, poche priorità concrete da portare avanti in maniera compatta. Solo ripartendo dalle imprese, dalla loro esperienza, dalle loro necessità, si potrà combinare qualcosa di buono e soprattutto di utile al claudicante “sistema ortofrutta Italia”.

EDITORIALE

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PUNTASPILLI

FLOP La “Rete del lavoro agricolo di qualità” è un flop colossale. Ha aderito meno dell’1 per mille delle imprese. Che dire? Pochi sono cascati nella ‘rete’. *

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LETTERE al

DIRETTORE

Art. 62, nuovo intervento di Peron “Ecco perché non viene applicato” Vorrei riprendere la questione del mancato rispetto dell’art. 62, facendo alcune considerazioni sui comportamenti che continuano a ostacolarne la piena attuazione, almeno per quanto riguarda il settore ortofrutticolo che conosco bene e nel quale ho operato per 24 anni. A mio avviso, perché ciò avvenga davvero, si dovrebbe agire su 2 livelli: la certificazione e omologazione dei contratti di fornitura da parte di un organismo terzo che valida il contratto e la definizione dei listini. Il contratto, secondo l’art. 1321 del Codice civile, è «l’accordo di due o più parti». Oggi invece i contratti non sono il risultato di un accordo. Le regole del contratto vengono di fatto imposte dal cliente al fornitore senza che questi possa in alcun modo incidere sui termini del contratto stesso. Nel settore ortofrutticolo, molto spesso, i contratti non prevedono quantità, come disposto invece dall’art. 62, e non prevedono modalità di definizione del prezzo. Affinché la produzione sia tutelata si dovrebbe cercare di non andare al di sotto del prezzo minimo di produzione, più i costi aggiunti per la gestione del prodotto, ovvero un minimo garantito di sopravvivenza. Vi sono già parecchi studi che possono definire il prezzo di produzione e di trasformazione dei vari prodotti. A volte 5-10 centesimi di euro/kg sono nulla, ma per il produttore e l’azienda possono essere fondamentali. Ora i contratti che vengono stipulati impongono al fornitore: i premi che dovrà elargire; i costi e servizi che dovrà sostenere e fornire; la valuta di pagamento (da quando è entrato in vigore l’art. 62); le normative da rispettare; le certificazioni che dovrà possedere, ovviamente senza alcuna remunerazione per alti standard; le penali alle quali andrà sottoposto nel caso di inadempienza;

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il numero delle promo (che non vengono mai definite con certezza, con scontistica variabile); i contributi per l’apertura di nuovi punti vendita, ecc. A fronte di tutto questo, di impegni della distribuzione verso il fornitore nemmeno parlarne! Accade che siano applicate scontistiche straordinarie retroattive non previste nel contratto - al momento del pagamento delle fatture, trattenendo valori assolutamente non dovuti e non preventivamente concordati e tantomeno comunicati. Quello che servirebbe, allora, è una omogeneizzazione dei contratti, che prima della loro entrata in vigore fossero validati da un organismo terzo (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato o altri da individuarsi). Meglio ancora sarebbe che il contratto fosse pre-compilato e uguale per tutti. Sulla definizione dei listini gli elementi da riconsiderare sono i seguenti: addebito «fine anno»; trasporto (modalità di calcolo e incidenza/kg); sconto logistico; validità e insindacabilità; imballo secondario (determinazione dei costi); sottocosto. Il listino così come strutturato oggi, prevede un numero (prezzo) comprensivo di tutte le voci di costo, dalla materia prima al trasporto. Il valore che ne deriva viene poi gravato di un addebito ("fine anno") variabile in base all'interlocutore del mercato della distribuzione che, così come applicato oggi, agisce sul valore finale e quindi anche su servizi (ad esempio trasporto o noleggio cassa) che vengono acquistati. Il "fine anno" viene espresso in valore percentuale molto variabile (comunque in aumento progressivo) da minimi di 2-3% a massimi anche del 15%. Per nascondere questo balzello, esso viene a volte «smontato» inven-

tando servizi che poi non vengono forniti. Questo valore, a mio avviso, dovrebbe essere fissato per legge con un tetto massimo non superiore al 5%. Riguardo al trasporto, il valore del prodotto deve essere franco partenza stabilimento fornitore e non comprensivo del trasporto (che va indicato a parte) e sempre gravato di tutti gli addebiti imposti che pesano sul prezzo finale. Questo servizio viene gravato del "fine anno" in modo arbitrario, generando così una mancata trasparenza nella definizione del prezzo. Sempre più diffusa, inoltre, è la richiesta del cosiddetto "sconto logistico", ovvero di un addebito parametrato in relazione al numero dei pallet ordinati e acquistati. In sostanza, quando a fronte di una attività promozionale si ha un maggiore volume di prodotto in acquisto che dovrebbe generare per il fornitore un, seppur piccolo, beneficio, ecco che arriva la richiesta che drena anche questo a esclusivo vantaggio dell’acquirente, chiedendo uno sconto aggiuntivo visto l’incremento dei posti pallet. Il listino è uno strumento di fondamentale importanza, deve essere concordato tra le parti e deve avere una sua validità temporale. Deve contenere inoltre tutti gli aspetti relativi al rapporto commerciale. Una volta concordato deve essere vincolato e insindacabile. Invece si deve purtroppo constatare il moltiplicarsi dei casi nei quali il listino è rispettato rigorosamente solo con il mercato crescente, ma non lo è affatto se il mercato è calante, oltretutto con il sempre più frequente caso di arbitrari abbassamenti di listino senza alcun preavviso. E veniamo all’imballo secondario. Il prodotto confezionato viene posto all’interno di una cassa di plastica o cartone il cui costo è sostenuto dal fornitore. Nei casi, sempre più frequenti, nei quali l’acquirente ricorre a casse richiudibili e riutilizzabili (Ifco, Steco, Eps, Cpr, ecc), questo concorda con il fornitore della cassa il costo della stessa, ottenendo un

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ristorno a suo favore, obbligando il fornitore all’uso della cassa e a sostenerne il costo senza alcuna possibilità di partecipare alla sua definizione. Questa anomalia ne genera un’altra: essendo per l’acquirente ininfluente quanto prodotto vi è all’interno della cassa, molto spesso esso impone un numero di confezioni e un peso netto inferiore a quanto in effetti la cassa potrebbe contenere, generando così un forte aumento nell’incidenza del suo costo in rapporto al peso del prodotto contenuto. Infine, il problema del sottocosto, abbinato alle attività promozionali, è serio ed eccessivamente costoso per il fornitore, che si trova costretto a tagli dei prezzi nell’ordine del 25-30% sui valori a listino. In molti casi, poi, il sottocosto è già presente nella definizione del listino. Questo inaccettabile aspetto è una anomalia tutta italiana. Andrebbe assolutamente normato e regolamentato. Un’ultima considerazione: un fornitore per essere operativo secondo le necessità delle varie insegne deve strutturarsi e adeguarsi, formare personale secondo le esigenze e fare investimenti. Tutto questo comporta un periodo di adeguamento che può variare da uno a due anni, affinché ci si possa conformare alle esigenze qualitative, produttive e di packaging richieste. Una volta che l’insegna ritiene non più valido il fornitore, i suoi tempi di uscita dovrebbero essere minimo di 3 anni, ma soprattutto le motivazioni che inducono a cessare il rapporto commerciale dovrebbero essere codificate e non lasciate al libero arbitrio, o, peggio, a ragioni personali che nulla hanno a che vedere con il rapporto aziendale/commerciale. Ciò che ho scritto deriva da una esperienza personale e aziendale durata, come ho accennato, 24 anni. Ora, visto che non svolgo più attività, posso parlare liberamente, cosa che non ho potuto fare prima, per paura di ritorsioni poi puntualmente arrivate. Credo così di esprimere anche il pa-

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rere di tanti miei ex colleghi che in maniera informale mi hanno dato spunti e osservazioni sulle loro esperienze aziendali. E se nessuno di loro ha mai presentato lamentele sull’operato dei relativi acquirenti, talvolta facenti parte della grande distribuzione è perché vi è in gioco la sopravvivenza delle loro aziende e dei loro dipendenti. Posso capirli. Ma chiedo: come è possibile che a livello istituzionale vi sia la consapevolezza di questa situazione e nessuno intervenga? Mi piacerebbe proprio che qualcuno mi rispondesse. Fortunato Giovanni Peron

L’esperienza di Bologna da CAAB a FICO Il CAAB di Bologna è entrato in funzione nel marzo 2000. Da allora, nella nuova sede, ampia e dotata di tutti i moderni servizi, l’attività mercatale non si è sviluppata come ottimisticamente si prevedeva. Nel giro di una quindicina d’anni gli operatori grossisti si sono quasi dimezzati e le quantità commercializzate ne hanno conseguentemente risentito. La crisi non riguarda però il solo CAAB di Bologna, purtroppo interessa anche altri mercati e centri agroalimentari italiani. E ciò per diverse ragioni. La vera ragione risiede nella totale assenza di una visione d’insieme. Vista la contrazione dell’attività mercatale rispetto alla grandiosità della struttura bolognese, il presidente Segrè e il direttore Bonfiglioli di CAAB hanno pensato di concentrare questa attività nelle tettoie di carico, destinando la grande superficie che così veniva a liberarsi ad una nuova “cosa”: FICO Eataly World, parco agroalimentare che si propone di presentare l’enogastronomia italiana dall’origine al consumo finale, attraverso campi, orti, laboratori, bancali d’offerta, punti di ristorazione; filiera visibile ed illu-

strata per un percorso didattico e gustativo. Parco per celebrare e pubblicizzare la bellezza dell’agroalimentare italiano. In altri termini, il progetto intende sfruttare l’esperienza di EXPO 2015 di Milano ponendo in massima evidenza, e in forma permanente, la produzione agroalimentare italiana tipica di qualità. Ed intende anche utilizzare la favorevole posizione geografica di Bologna, dotata di uno snodo autostradale e ferroviario (grazie anche all’Alta Velocità) di rilevante importanza, e adiacente a un aeroporto fra i maggiori in Italia con ampi collegamenti con l’estero. L’idea è stata giudicata talmente valida che in tempi brevi sono state raccolte le ingenti risorse necessarie, provenienti soprattutto da parte di organismi privati. Il che consentirà la rapida concretizzazione dell’ambizioso progetto. Questa nuova intelligente e fortemente innovativa esperienza bolognese, anche se difficilmente riproducibile in altre parti del Paese, deve far riflettere quanti operano nel comparto, in quanto offre molti stimoli. Innanzitutto il definitivo riconoscimento della grande capacità di attrazione della biodiversità tipica delle nostre produzioni, poi l’importanza di studiare sistemi logistici rispettosi dell’ambiente specie quando percorrono l’ultimo miglio (soprattutto nella fase di approvvigionamento del centro urbano), inoltre la stretta collaborazione fra il “sistema mercato all’ingrosso e mercato al dettaglio” e la ristorazione tipica, per non parlare della soluzione razionale della vendita dei prodotti a km 0 e del corretto rapporto con la moderna distribuzione e quant’altro. Ma soprattutto FICO dimostra una cosa veramente importante: solo attraverso la stretta collaborazione fra tutte le componenti direttamente interessate è possibile realizzare grandi idee e grandi opere. Principio questo che dovrebbe essere preso in seria considerazione da parte di quanti operano in Italia nel mondo assai fragile dei Mercati. Marco Sibani

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MENSILE DI ECONOMIA E ATTUALITÀ DI SETTORE THE FIRST ITALIAN MONTHLY ON FRUIT AND VEGETABLE MARKET |

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Direttore responsabile: Lorenzo Frassoldati Redazione: Emanuele Zanini Hanno collaborato: Chiara Brandi, Lucio Bussi Sede operativa via Fiordiligi, 6 37135 Verona Tel. 045.8352317-Fax 045.8307646 e-mail: redazione@corriereortofrutticolo.it Editore Gemma Editco Srl Coordinatore editoriale Antonio Felice Comitato di indirizzo Lucio Bussi, Antonio Felice, Lorenzo Frassoldati, Corrado Giacomini, Claudio Scalise (coordinatore), Luciano Trentini Sede legale e amministrativa: via Fiordiligi, 6 37135 Verona E-mail: redazione@corriereortofrutticolo.it P.IVA 01963490238 Fotocomposizione e stampa: Eurostampa Srl - via Einstein, 9/C 37100 Verona Autorizzazione Tribunale di Verona n. 176 del 12-1-1965 Spedizione in abb. postale comma 26, art. 2, legge 549/95 La rivista viene distribuita in abbonamento postale c/c n. 11905379 Abbonamento annuo: 70 euro per due anni: 100 euro abbonamenti@corriereortofrutticolo.it Chiusura in redazione il 21.04.2016

Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

Profilo: Corriere Ortofrutticolo si è affermato come rivista “di filiera” del settore ortofrutticolo italiano. La rivista collega chi produce, chi commercializza e chi vende al pubblico, oltre ai settori connessi (dai macchinari ai trasporti). La diffusione è capillare in Italia, dove si è allargata alla grande distribuzione alimentare e al dettaglio. Diffusione: 6.000 copie. Ripartizione del

mailing: Dettaglianti 23%, Produttori 22%, Grossisti 19%, Distributori 12%, Import-export 6,5%, Servizi 5%, Tecnologie e Trasformati 2,5%, Altri 10%

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AFRICA MERCATO DEL FUTURO. Prima puntata: East Africa

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FIERE. Verona questa volta ce la fa 35

RUBRICHE EDITORIALE Ripartire dalle imprse

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Da Veronamercato l’iniziativa di una cabina di regia scaligera

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NOTIZIARIO

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Verona. Frutta sul treno: si può

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Mele: richieste all’Europa

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ATTUALITÀ Primo Piano Africa mercato del futuro East Africa verso il boom

MONDO 17

Primo Piano Africa mercato del futuro Un Continente destinato nel medio periodo ad avere un ruolo chiave nella crescita economica mondiale 18 Primo Piano Africa mercato del futuro In Africa orientale l’agricoltura rappresenta il settore più importante dell’economia

Obiettivo Kazakistan

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SIAL 2016, l’Italia primo espositore estero a Parigi

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Mondo flash

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SCHEDA PRODOTTO 20

Primo Piano Africa mercato del futuro FOCUS. Kenya locomotiva economica EAC, Rwanda gioiello in crescita, Uganda paradiso del bio 22 Copertina - Protagonisti GUIDO GRIMALDI Un ponte nel Mediterraneo

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Da Salvi critiche alla politica “Il governo trascura il settore”

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Tre minacce alla ripresa. Il 2016 è partito al rallentarore

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L’assemblea di Fruitimprese ha lanciato il dibattito sull’opportunità di una cabina di regia nazionale 34

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LEADER EUROPEO DELL’ORTOFRUTTA Nata più di 40 anni fa con l’obiettivo di valorizzare la produzione di migliaia di aziende agricole, Apo Conerpo è la principale Organizzazione di produttori ortofrutticoli europea con 45 cooperative, 7.000 produttori delle regioni più vocate d'Italia, una produzione di 1.100.000 tonnellate e un fatturato di 685 milioni di euro. Apo Conerpo offre alla propria clientela una gamma completa di ortofrutta di qualità, naturale e dalle ottime caratteristiche organolettiche. L’offerta di Apo Conerpo viene commercializzata allo stato fresco, ma anche indirizzata alla trasformazione per produzioni “firmate” da marchi storici come Valfrutta, Yoga, Derby, Jolly Colombani e Cirio. L’attività di Apo Conerpo si sviluppa lungo l’intera filiera, ma nasce in campagna, dove i tecnici forniscono precise indicazioni su scelte varietali, programmi di coltivazione e disciplinari di produzione, tenendo conto della vocazionalità da un lato e dell’evoluzione del mercato dall’altro. A livello commerciale, Apo Conerpo si avvale del supporto di cinque società (Alegra, Naturitalia, Valfrutta Fresco, Opera per le pere e Brio per il biologico) in grado di garantire risposte rapide e flessibili alle richieste del consumatore. La mission di Apo Conerpo si traduce in un impegno costante di valorizzazione del prodotto dei soci, ispirandosi ai principi di mutualità e agli ideali che contraddistinguono da sempre la cooperazione.

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E-commerce: Alibaba Group pronto a sbarcare in Italia

Sant’Orsola lancia il "giardino dei frutti di bosco"

Il colosso cinese dell’e-commerce Alibaba Group è interessato ad aprire una piattaforma distributiva in Italia, non appena i volumi giustificheranno l’investimento, tramite la controllata Cainiao. Dopo l’insediamento in provincia di Piacenza del grande polo distributivo di Amazon, la logistica italiana potrebbe presto assistere all’arrivo dell’altro colosso mondiale dell’e-commerce. Noto ai più per la quotazione in Borsa a New York avvenuta l’anno scorso con una capitalizzazione da 245 miliardi di dollari, Alibaba Group si è presentato all’assemblea nazionale della Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica svelando i propri piani in Italia. Il gruppo è guidato nel Sud Europa dall’italiano Rodrigo Cipriani Foresio ed ha in corso una sorta di roadshow tra le imprese del nostro Paese per convincerle a commercializzare attraverso i propri canali web la produzione made in Italy in Estremo Oriente: “Il nostro obiettivo è aiutare le imprese, anche le PMI, a fare business in tutto il mondo. Non possiamo portare un miliardo e mezzo di cinesi in Italia, ma possiamo portare i prodotti italiani a un miliardo e mezzo di cinesi”. I numeri di Alibaba sono già oggi impressionanti: 35 milioni di consegne effettuate ogni giorno, un ventaglio di un miliardo di

La crisi del 2012 è ormai un ricordo per gli oltre 900 soci della Sant’Orsola, la Cooperativa leader in Italia per la produzione e vendita di frutti di bosco, fragole e ciliegie, che ha chiuso il 2015 con un valore della produzione che sfiora i 51 milioni di euro. Con oltre 4.500 tonnellate di frutta conferita, la società di Pergine Valsugana (Trento) conferma la sua abilità nel valorizzare la produzione dei soci, anche in un’annata caratterizzata da un andamento climatico particolarmente anomalo. Il ritardo iniziale di stagione, seguito poi da un’estate senza piogge con temperature ben al di sopra della media, ha influenzato la qualità ma soprattutto la quantità della merce raccolta. Ciononostante, la cooperativa trentina ha realizzato un risultato d’esercizio superiore a 516 mila euro, con un margine operativo lordo di quasi 2,2 milioni di euro, mentre ai produttori saranno liquidati 4 punti percentuali in più rispetto alle previsioni, per un ammontare di circa 700 mila euro che si aggiungono al valore del prodotto conferito. “La buona gestione dei flussi di cassa ci ha permesso di accelerare i termini di pagamento ai soci, passando da liquidazioni bimestrali a versamenti con cadenza mensile. La percentuale della quota di acconto corrisposta è inoltre salita al 75%. Il 50% del

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prodotti e servizi commercializzati, un volume d’affari che lo scorso 21 marzo ha sfondato quota 3000 miliardi di dollari, un volume di vendite aumentato nel solo 2015 di 475 miliardi di dollari, 10 milioni di venditori e 407 milioni di compratori. D’altronde è l’e-commerce in Cina ad avere già numeri da capogiro: 649 milioni di utenti cinesi hanno acquistano on-line nel 2015 e diventeranno 800 milioni entro fine 2018. Il volume d’affari degli acquisti su internet è di mille miliardi di dollari e, di questi, il 60% degli acquisti avviene via telefono cellulare. Anche Jack Ma (nella foto), così come il collega Jeff Bezos (patron di Amazon), vuole controllare la filiera logistica e non a caso fa parte del gruppo una società di logistica che si chiama Cainiao. Un nome che presto potrà diventare familiare anche dalle nostre parti perché, come preannunciato dallo stesso managing director di Alibaba per il Sud Europa, “attualmente il global logistics network Cainiao ha magazzini propri nel Regno Unito e in Germania ma, non appena i volumi lo consentiranno, c’è interesse ad aprire più punti di aggregazione delle merci anche in Italia”.

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ARANCIA ROSARIA. PERFETTO EQUILIBRIO TRA GUSTO E BENESSERE. Ricca di vitamine A, B, PP e C, ideale come coadiuvante della cura degli stati influenzali

Ricca di antiossidanti contro l’invecchiamento

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saldo è già stato anticipato alla fine di dicembre. Si tratta di un’iniezione di fiducia necessaria per le aziende agricole, frutto di un’attenta gestione economico-finanziaria della società”, commenta soddisfatto il presidente, Silvio Bertoldi. Migliora anche la posizione nei confronti del sistema bancario: la Cooperativa infatti non utilizza ormai da tempo affidamenti bancari a breve termine mentre ha ottenuto cospicui finanziamenti a medio–lungo termine, segno di una riconquistata fiducia da parte degli operatori finanziari. “Piccoli produttori, grandi sapori” è il nuovo posizionamento scelto dall’azienda nel corso del 2015, un payoff più che azzeccato che sottolinea la mission di Sant’Orsola. “Siamo una Cooperativa di produttori”, rimarca il presidente “pertanto tutto il lavoro del prossimo triennio sarà totalmente incentrato ad aumentare la produzione delle aziende agricole socie, in termini quantitativi e qualitativi”. “Lavorare sulle varietà e sulle tempistiche di produzione, in accordo alle diverse zone individuate e migliorare i sistemi di conservazione della frutta: sono questi gli strumenti che ci permetteranno di raggiungere il nostro obiettivo” aggiunge da parte sua il direttore tecnico, Matteo Bortolini. Il traguardo posto è ambizioso: assicurare ai clienti la fornitura di frutti di bosco di origine italiana per 365 giorni l’anno. Grazie al prodotto conferito dai propri associati. La Cooperativa è impegnata nella realizzazione di un nuovo stabilimento, che sorgerà in località Cirè a Pergine Valsugana, su Aprile 2016

un’area edificabile di oltre 12 ettari. La nuova struttura si svilupperà su una superficie di 2,6 ettari; altri 3 ettari circa saranno coperti da serre interamente dedicate alle attività di Ricerca e Sviluppo. Sorgerà anche un “giardino dei frutti di bosco”: uno spazio vero e proprio di presentazione dell’azienda e dei suoi prodotti, dedicato a turisti, scuole, consumatori, semplici curiosi. Un biglietto da visita per la Cooperativa e un’opportunità anche per il territorio trentino. L’investimento previsto è di circa 27 milioni di euro. (Nella foto, il direttore Matteo Bortolini con il presidente Silvio Bertoldi)

Coop Natura Più e Puglia Export entrano in AOP Armonia La squadra di AOP Armonia si allarga. All’interno dell’associazione con sede a Battipaglia (Salerno) sono entrate due nuove aziende. Si tratta di Coop Natura Più di Sibari (Cosenza), specializzata nella produzione di clementine e arance oltre che di pesche e nettarine, e Puglia Export di Bisceglie, che punta più su ciliegie, uva da tavola e fichi fioroni. Coop Natura Più, diretta da Francesco Federico che diventerà il referente dell’AOP sulle clementine, è una cooperativa che aggrega 400 ettari di produzioni tra agrumi e drupacee disponendo di un magazzino di confezionamento con una capacità produttiva di circa 1.500 quintali gornalieri, con un macchinario di confezionamento di ultima generazione in grado di selezionare il prodotto per peso, diametro e colore. Alla Coop aderirà anche Giorgio Salimbeni, attuale presidente del Consorzio IGP delle Clementine di Calabria. Con questo ingresso nell’AOP Armonia aumenta anche la disponibilità di arance bionde con un calendario esteso

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da novembre ad aprile, per le quali l’anno prossimo verrà lanciata la linea Premium Dolce Arancia. Puglia Export, diretta dai fratelli Mastropasqua, svilupperà oltre alle linee standard anche la linea Premium Dolce per ciliegie e innovative confezioni monograppolo per l’uva da tavola che verranno presentate in giugno, oltre ai fichi fioroni. Le due compagini verranno inserite ufficialmente nell’AOP nel corso dei prossimi mesi. AOP Armonia grazie alle due new entry raggiungerà un fatturato attorno ai 35 milioni di euro. L’obiettivo dichiarato, afferma il direttore commerciale Marco Eleuteri (nella foto), è formare un “modello Real”, un autentico “dream team”, formato da aziende di primo piano nel comparto ortofrutticolo del Mezzogiorno ognuna specializzata in una determinata coltivazione: oltre ai due nuovi ingressi specializzati per agrumi (Coop Natura Più) e ciliegie e uva (Puglia Export), Poma per fragole e nettarine, IdeaNatura per i kiwi, l’azienda agricola Eleuteri per la pesca Saturnia. L’intento è formare insomma degli specialisti di prodotto che sappiano fare da “guida”, ognuno per la propria specializzazione, gli altri produttori associati. Con l’ingresso di Natura Più il gruppo crescerà progressivamente anche sul comparto delle albicocche (varietà Nobili) fino a raggiungere i 15.000 quintali nei prossimi 5 anni. Sulle albicocche inoltre quest’anno verrà lanciata la linea premium Dolce. A settembre, a Corigliano, in Calabria, ci sarà la presentazione ufficiale del nuovo assetto. www.corriereortofrutticolo.it

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Strategia mirata e nuova immagine per la Pinova della Val Venosta

Oranfrizer consolida la sua presenza in Giappone

Nuova stagione e nuova immagine per la mela Pinova, varietà bicolore tipica della Val Venosta, apprezzata per la sua freschezza e per il gusto dolce-asprigno soprattutto dai giovani consumatori. La stagione 2015 è stata particolarmente buona. Il clima mite e l’assenza di piogge durante il periodo della raccolta hanno favorito l’immagazzinamento di significativi quantitativi di Pinova in modo ideale, tanto che sarà disponibile fino all’estate con una qualità ed un aspetto estetico eccellenti. Al fine di valorizzare la mela Pinova Val Venosta e le sue peculiarità, il Consorzio Vi.P. ha studiato

Oranfrizer in occasione del Wine & Gourmet di Tokyo, dal 13 al 15 aprile, ha festeggiato il suo 18° anno di esportazione in Giappone, un traguardo costruito, anno dopo anno, con attività che hanno sempre mantenuto molto alto il livello di percezione qualitativa del made in Italy nel mercato nipponico. I prodotti principalmente esportati sono le spremute fresche di agrumi che dalla Sicilia giungono fino in Asia in ogni periodo dell’anno. Ad oggi le referenze di succhi 100% NFC introdotte sono ben otto: Arancia Rossa di Sicilia IGP, arancia rossa convenzionale, arancia rossa biologica, mandarino, limone e mix di agrumi biologici, tutti di origine siciliana. Dal 1998 ad oggi, l’esportazione di Oranfrizer in Giappone ha avuto una crescita esponenziale: la leader degli agrumi siciliani da pioniera è partita da zero e dopo quattro anni ha raggiunto la commercializzazione di quasi 500 mila succhi, nel 2006 l’export in Giappone ha superato un milione di prodotti esportati, da allora in poi il trend ha iniziato a stabilizzarsi con lievi oscillazioni dovute anche all’ingresso di alcuni competitor. Per ampliare questo network Oranfrizer nell’ambito del progetto “Delicious – Freshness from Europe” ha partecipato al Wine & Gourmet. Quello di Oranfrizer è stato il più esteso spazio espositivo tra quelli del padiglione Italia. L’evento, organizzato dalla Fiera di Colonia, si è integrato ad altri eventi concomitanti come FABEX, Dessert, Sweets, Bakery & Drink Festival, PBOEM, Japan Meat Industry Fair, Japan Noodles Industry Fair e Halal Market Fair, che tutti insieme hanno fatto gravitare su Tokyo una grande attrazione.

una strategia di prodotto che punta sugli aspetti specifici di qualità e di immagine. Pinova Val Venosta si presenta con una nuova veste grafica e un nuovo packaging: il cartone è di colore rosso ed esalta il caratteristico bicolore acceso della Pinova, rendendola ancora più invitante. Anche il nuovo bollino è personalizzato Pinova, dallo sfondo nero, accoglie da quest’anno le due coccinelle che trasmettono i concetti di naturalità e qualità del nuovo marchio Val Venosta e che, in questo caso, assumono il colore rosso e deciso come il gusto di questa varietà. Aprile 2016

L’indisponibilità di tratte di collegamento navale dirette tra l’Italia e il Giappone limita l’export del prodotto fresco; il transit-time per via marittima supera i 40 giorni, l’unica alternativa per esportare arance e altri agrumi freschi è il trasporto via aerea, molto costoso. Più frequente è l’export di agrumi frozen, Oranfrizer destina da 8 anni alle industrie pasticcere giapponesi l’intera gamma di agrumi siciliani a 18 °C, in Giappone vengono utilizzati per la creazione di ingredienti per il food service di alto livello. I prodotti finali a base di arancia rossa, mandarini, arance bionde, limoni, e pompelmi sono percepiti come specialità molto preziose, gli importatori ne valorizzano la provenienza e la qualità delle materie prime e li posizionano in una fascia di mercato top. Nessun limite invece per il trasporto dei succhi 100% NFC frozen. Dal loro esordio in Giappone nel 1998 si sono progressivamente ritagliati nuove fette di mercato, sia nella grande distribuzione organizzata che nel canale horeca.

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NaturaSì a 200 punti vendita e ne aprirà 33 entro l'anno Nel 2015 ha chiuso il fatturato a 330 milioni di euro, in aumento del 15%. Il ritmo di nuove aperture di supermercati e negozi marcia a ritmo spedito. A testimoniarlo è stata l’inaugurazione, l’1 aprile, del punto vendita numero 200, a Milano, dove già è presente con altri nove market. I numeri sono quelli di EcorNaturaSì, gruppo con sedi a Verona e nel Trevigiano, tra i leader del biologico grazie anche ai marchi Baule Volante e Cuore Bio. Quest’anno sono previste altre 33 nuove aperture e nuove assunzioni, circa 226, che si andranno a sommare alle 947 unità attuali, sfondando quindi abbondantemente www.corriereortofrutticolo.it

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quota mille. Dopo Messina e Bologna, sono previste aperture a Napoli, Chieti, Civitavecchia, Imperia, Udine, Bergamo, Palermo, di nuovo Milano, Riccione, Gorizia, Bari. Sono state progettate anche 17 ristrutturazioni e ampliamenti di negozi esistenti, per migliorare il format espositivo, mettendo in evidenza frutta e verdura. “Scegliamo location sulle strade a scorrimento, con possibilità di parcheggio, ma abbiamo anche sperimentato la nostra presenza in un centro commerciale a Busnago, che sta dando buoni risultati e nei centro storici di alcune città come Brescia e Bologna”, spiega Roberto Zanoni, direttore generale di EcorNaturaSì. Il settore deve adeguarsi alle esigenze di un mercato in crescita e sperimentare formule innovative. “I nuovi supermercati avranno mediamente una superficie di 500

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metri quadri, che riteniamo la più funzionale a presentare la gamma completa del nostro assortimento, comprendente 4mila referenze”.

Zespri va e da metà maggio arrivano i kiwi neozelandesi Avanza a ritmo spedito il kiwi Zespri® sul mercato italiano. Le vendite degli scorsi mesi confermano il trend positivo per le due varietà. Zespri® Sungold, a polpa dorata e dolce, ha registrato un ottimo gradimento del consumatore così come il posizionamento di prezzo realizzato. La stagione si è conclusa nel mese di gennaio con 170 tonnellate di prodotto commercializzato, raddoppiando i volumi dello scorso anno. Le vendite di Zespri® Green, dal-

la polpa verde brillante e gusto fresco, stanno procedendo con regolarità e in linea con gli obiettivi che l’azienda si è prefissata, che prevedono un aumento del 10% rispetto alla precedente stagione invernale. Nonostante l’abbondante offerta di kiwi italiano e greco che spinge al ribasso i prezzi, specie relativamente alle pezzature medio piccole, Zespri mantiene il suo posizionamento premium grazie alla fiducia instaurata con il consumatore. Il Kiwi Zespri® di provenienza neozelandese è ora previsto in arrivo sul mercato italiano a metà del mese di maggio. La stagione si prospetta caratterizzata da buone quantità e volumi crescenti soprattutto per Zespri® Sungold. Per comunicare il valore, la qualità premium dei suoi prodotti e aumentare la notorietà del brand, Zespri lavora da sempre in Italia su più fronti. Attività promozio-

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nali sono studiate per il canale della grande distribuzione e dei mercati ortofrutticoli, volte a rafforzare il brand consolidando le partnership commerciali e ad elevare la shopping experience della clientela. Continua inoltre a crescere in numeri e attività Zespri Kiwi Club, www.zesprikiwiclub.com, la piattaforma web dedicata ai dettaglianti specialisti del kiwi. Questo spazio digitale consente di accedere a servizi esclusivi, attività di ‘incentive' e richiedere materiali promozionali studiati ad hoc per supportare l’attività nei punti di vendita.

Lagnasco Group scommette su Eplì, mela piemontese Eplì, la nuova mela piemontese “made in Lagnasco”, è pronta a sbarcare sul mercato. Lagnasco Group l’ha lanciata ufficialmente sul mercato ponendo l’accetto sulle sue caratteristiche peculiari basate su alcuni principi: il valore fondamentale di Eplì è la responsabilità, sia nei confronti del produttore che del consumatore. Una mela, libera da diritti, studiata dall’INRA francese e licenziata da Novadi, che vuole valo-

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rizzare il territorio, le competenze dei coltivatori, rispettare l’ambiente e la salute dei consumatori. Bella esteticamente, buona shelf life, facile da coltivare. La buccia leggermente più spessa della media la agevolerà nell’export, Regno Unito e India compresi, mercati su cui si punta con decisione, avverte una nota di Lagnasco Group. È una mela resistente alle malattie e quindi richiede pochi trattamenti. L’imballaggio per la grande distribuzione infine sarà in carta riciclata, per rispettare maggiormente l’ambiente ed evitare gli sprechi. Dopo un primo test a Torino, presso un punto vendita della Coop Nord Ovest, Eplì sbarcherà sul mercato, con l’ambizione di creare una nuova concezione di filiera.

Afrucat e CSO aprono un tavolo su pesche e nettarine Tra Italia e Spagna è necessario aprire un tavolo di confronto per il comparto delle pesche e nettarine. È l’esigenza emersa a inizio aprile durante un incontro tra Afrucat, la più importante Associazione di organizzazioni di produttori spagnola, con sede a Lerida in Catalogna, e il CSO di Ferrara. Il gruppo iberico svolge attività di servizio, affiancando le OP ed imprese nelle diverse sfide del mercato globale. Gestisce un osservatorio di mercato con le principali statistiche sui prodotti ortofrutticoli più rappresentativi della Catalogna, accompagna le imprese associate nella acquisizione delle informazioni necessarie per l’export, realizza progetti di promozione dei consumi. È una realtà con attività e struttura molto affine al CSO, che si occupa in Italia di analisi di mercato e statistiche sulle produzioni, di servizi per l’internazionalizzazione delle imprese, compresi i protocolli per l’apertura di nuovi

mercati, l’organizzazione di fiere ed eventi in tutto il mondo e la realizzazione e gestione di progetti di promozione dei prodotti ortofrutticoli in Italia e all’estero. Dall’incontro, che ha visto la partecipazione di alcune aziende socie di CSO che fanno parte della Sezione pesche e nettarine, tra cui Alegra, Apo Conerpo, Apofruit, Orogel Fresco, Naturitalia, EuropFruit, Cico Mazzoni e dei responsabili di alcune delle più importanti imprese che producono e commercializzano pesche e nettarine in Catalogna come Fruits de Ponent, Actel, Coop de Seròs, Coop de Soses, Viyefruit, Fruilar, di Afrucat con il direttore Manel Simon, è emersa con grande evidenza l’esigenza di un confronto costante tra i due Paesi leader di produzione di pesche e nettarine in Europa. “Aprire un tavolo di confronto e di scambio con una struttura tecnica come Afrucat - ha commentato Elisa Macchi, direttore di CSO - è senza dubbio una grande opportunità per monitorare al meglio l’andamento delle produzioni di pesche e nettarine in un’ottica di collaborazione, pur essendo i nostri Paesi concorrenti. La conoscenza delle dinamiche di produzione è uno degli strumenti strategici per affrontare al meglio il mercato. Non dimentichiamo che la Catalogna è divenuta una delle maggiori aree di produzione di pesche e nettarine della Spagna”. Anche Gianni Amidei, coordinatore della Sezione Pesche e Nettarine di CSO, conferma l’importanza e la necessità di un confronto stretto con gli altri Paesi produttori, in particolare la Spagna. “Concludiamo questo incontro – ha dichiarato Amidei – con la volontà da parte di tutti di confrontarci sulla imminente campagna pesche e nettarine con una frequenza almeno quindicinale con Afrucat in modo da avere un continuo scambio di informazioni utili per sostenere la campagna commerciale 2016.” www.corriereortofrutticolo.it

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ll’avocado ’avocado b biologico iologico Al Alce ce N Nero ero

CREM CREMOSO OSO DI NOM NOMEE E DI FATTO FATT T O Ecco la fru erdur iologica Al ce N ero: Ecco frutta f tta tt e vverdura d a bbiologica Alce Nero: la ccarota arota Pin zimonia, il peper one Delic ato, Pinzimonia, peperone Delicato, il pomodor colino e mol te al tre ec cellenze. pomodoroo Pic Piccolino molte altre eccellenze. Perché dar Perché daree un nome al alla la fru fru a? a? P Perché erché a noi di Al Alce Nero piacee chiamar chiamaree llee ccose giusto. ce Ner o piac ose nel modo giust o. E ci piace bontà, quella vera, alle persone mangiaree sano, piace che lla a bont à, quel la ver a, sia ssempre empre più vicina al le pers one che amano mangiar biologico biol ogico e ccon o gust on gusto. o

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VIAGGIO NELL’AFRICA CHE CAMBIA/1. La East African Community

East Africa verso il boom Nella stampa italiana si scrive così poco sull’Africa a sud del Sahara che si potrebbe pensare che quest’Africa sia solo il continente dei problemi insanabili e dell’emigrazione selvaggia ma non è così. L’Africa è oggi anche un continente di opportunità, con economie in crescita, popolazioni con un maggiore potere di acquisto, infrastrutture che migliorano, stati che aderiscono a comunità economiche allargate che genereranno in pochi anni ulteriore sviluppo. In questo scenario, il commercio e l’import-export di ortofrutta sono in grande movimento con il diffondersi da una parte di un’agricoltura più competitiva e dall’altra della distribuzione moderna. Cominciamo un ‘viaggio’ in quest’Africa - che parte con questo numero del Corriere Ortofrutticolo e proseguirà nei prossimi due - per capirne di più e dare motivi di riflessione al settore qui in Italia. Tra le tante notizie che non si sono lette sulla stampa italiana c’è che nel 17° summit dei capi di stato dei Paesi della Comunità dell’Africa dell’Est (EAC) tenutosi il 2 marzo ad Arusha, Tanzania, è stata accettatala la domanda del Sud Sudan di diventare membro dell’organizzazione. Dal 2 marzo

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o. sano,

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Una comunità di circa 150 milioni di abitanti, costituita da Kenya, Rwanda, Uganda, Burundi, Tanzania e Sud Sudan avrà una moneta unica. Opportunità per il settore

Le catene della GDO sudafricana stanno prendendo piede in Africa orientale

2016, dunque, la East African Community è formata da sei Paesi e precisamente: Kenya, Uganda, Tanzania, Rwanda, Burundi e Sud Sudan, una popolazione di 150 milioni di abitanti non più divisa da barriere doganali interne e che nel giro di massimo 5 anni avrà una moneta unica. Questo

traguardo metterà l’intera macroarea in una nuova prospettiva e il fatto che ciò sia un’opportunità a livello internazionale è indubbio come testimoniano le presenze crescenti di Cina e India e, tra gli europei, dell’Olanda. Il Kenya è il perno di quest’area e il Rwanda è il suo gioiello. Ora il primo part-

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Un Continente destinato nel medio periodo ad avere un ruolo chiave nella crescita economica mondiale di Lucio Bussi L’Africa è destinata ad avere nel medio periodo un ruolo chiave nella crescita economica mondiale. Lo dimostrano, pur nelle difficoltà oggettive dell’instabilità politica, i dati di crescita delle economie e delle borse degli stati più evoluti del Continente. Una crescita a due velocità dove si confrontano Paesi estremamente poveri e altri molto ricchi con differenze all’interno dei singoli stati altrettanto forti. Una spinta a questa evoluzione, che dovrebbe nel medio-lungo periodo in qualche modo ridurre i disequilibri, arriva dall’accordo tripartito di libero scambio sottoscritto lo scorso anno tra 26 Paesi del continente e aderenti a tre delle quattro aree che negli anni avevano avviato processi di liberalizzazione dei commerci: il Mercato comune dell’Africa Orientale e meridionale (Comesa), la Comunità dell’Africa Orientale (Eac) e la Comunità per lo sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc). Rimane fuori dall’intesa, al momento, la Comunità economica degli stati dell’Africa Occidentale (Ecowas) che riunisce Paesi tra i più ricchi del continente come Nigeria, Ghana e Costa d’Avorio. Sono già avviati negoziati per allargare a questi Paesi l’area di libero scambio e si ritiene che entro un anno possano concludersi positivamente. Il Tfta (Tripartite Free Trade Area) è stato sottoscritto a Sharm ner commerciale del Kenya è l’India, l’Italia è oltre la decima posizione. Dal Rwanda passa qualche distratto turista e poco più. Dal Sudafrica e dal mondo arabo invece entra in questi Paesi la distribuzione moderna con tutti i suoi meccanismi paragonabili a quelli europei, dall’Olanda arriva-

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el-Sheikh, in Egitto, il 12 giugno dello scorso anno e crea un mercato unico nell’Africa australe e orientale per un totale di circa 625 milioni di persone e un Pil di oltre 1.200 miliardi di dollari. Quasi la metà dell’intero continente è interessato in un lungo corridoio senza barriere doganali che copre Libia, Egitto, Etiopia, Eritrea, Sudan, Gibuti, Kenya, Tanzania, Congo, Burundi, Rwanda, Uganda, Malawi, Madagascar, Seicelle, Comore, Maurizio, Angola, Zambia, Zimbabwe, Namibia, Botswana, Mozambico, Lesotho, Swaziland e Sudafrica. L’accordo del Tfta poggia su tre pilastri: l’integrazione del mercato, lo sviluppo infrastrutturale e lo sviluppo industriale. Punta a creare nell’immediato zone di libero scambio per le merci, rimuovendo tariffe doganali e barriere non tariffarie e favorendo la libera circolazione degli imprenditori, per poi procedere alla liberalizzazione dei servizi e a incentivi per gli investimenti. Una parte rilevante l’avrà il settore agricolo e alimentare che rappresenta una delle attività economiche principali. L’accordo, attraverso semplificazioni e di procedure e regolamenti, tenta di porre un fine alle difficoltà burocratiche estenuanti dell’Africa, fonte di lentezze alle frontiere, con aumenti dei costi del commercio. L’obiettivo condiviso è quello di favorire una crescita del commercio tra i Paesi africani che oggi vale appena il 12% delle loro esporno sementi, da mezzo mondo, Cina compresa, arrivano investitori. L’Italia qui è indietro come la coda del cane. C’è da chiedersi perché. In generale, tenendo conto dell’ottimo potenziale talvolta ancora inespresso, risulta evidente che l’East Africa possa rappresentare

tazioni (circa 60 miliardi di dollari) a fronte di un dato asiatico del 50% ed europeo del 70%. I Paesi firmatari dell’accordo scommettono inoltre su una crescita tra il 20 e il 30% degli scambi commerciali tra i Paesi della nuova area di libero scambio. Il successo del Tfta dipenderà anche da quello del Nepad, il nuovo partenariato per lo sviluppo dell’Africa, che prevede la costruzione di strade, ferrovie e altre vie di comunicazione per favorire il commercio intra-continentale. Sarà un altro grande volano di crescita del continente a cui guardano con grande attenzione sia la Cina - che sull’Africa agricola e delle infrastrutture, ha già scommesso da molti anni - sia i Paesi d’Europa. Le risorse per far decollare il sogno di un grande mercato unico continentale, caldeggiato dai tempi della decolonizzazione dell’Africa nella seconda metà del secolo scorso, non mancano. Il Tfta comprende infatti due fra le economie più sviluppate del continente, quella egiziana e quella sudafricana e alcune tra le più vivaci come quelle dell’Etiopia, del Kenya e del Rwanda. Il patto è ora alla ratifica dei parlamenti nazionali dei 26 Paesi coinvolti e, se tutto procede secondo la calendarizzazione prevista, entrerà in vigore nel 2017. Sarà una grande opportunità per le imprese straniere commerciali e non solo che operano nel Continente. un mercato interessante per l’import-export agroalimentare e per quello ortofrutticolo in particolare. Inoltre, l’avanzare della middle class e un trend di consumo sempre più sulla falsa riga del “modello occidentale” danno lo spunto per intavolare diverse riflessioni. Abbiamo cercato di farAprile 2016


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le con tre operatori dell’area. Suresh Kerai, direttore della South Lemon Ltd di Nairobi: “In Kenya la domanda della frutta di importazione è in particolar modo concentrata sulle varietà non coltivate nel Paese. Il lavoro degli importatori è infatti cercare di colmare il gap nell’assortimento. La nostra società, attraverso 4 centri di stoccaggio (a Nairobi, Mombasa, Nakuru, Eldoret) importa molti prodotti tra cui mele, arance, limoni e frutta con nocciolo principalmente dal Sudafrica ma anche dall'Egitto, Israele, Spagna, Italia e Francia. Il sistema logistico kenyota è in enorme sviluppo. Se fino a poco tempo fa il transit time per la merce proveniente dall’UE era di 35-40 giorni, oggi si è ridotto a 15-20 giorni. La sfida più grande riguarda il calibro richiesto dal mercato: in Europa i consumatori preferiscono frutta di grande dimensione, al contrario in Kenya si prediligono pezzature piccole poiché in tal modo il prezzo unitario del singolo frutto risulta inferiore”. Allan Simiyu, direttore di Continental Fresh Produce Ltd di Nairobi: “L’agricoltura in Africa Orientale ha grandi potenzialità. Il giusto clima, la domanda crescente, una maggiore attenzione sulla sicurezza alimentare e il sistema logistico in espansione sono tutti aspetti che contribuiranno a migliorare l’intero sistema. Anche sotto il profilo delle importazioni ci sono buone prospettive: negli ultimi 10 anni il cambiamento socio culturale in atto in Kenya e il continuo flusso di turisti hanno profondamente modificato le esigenze del mercato. Purtroppo però sul prezzo dei prodotti in entrata incidono ancora molto il costo della benzina, che rappresenta circa il 30% del prezzo a scaffale, i dazi in entrata e i costi legati alla sicurezza dei carichi, in particolare per le merci in transito dalla Somalia. Comunque, il mercato cresce. Noi siamo soprattutto esportatori di mango, avocado e passion fruit ma ci stia-

mo attrezzando per incrementare le importazioni”. Alphonse Bayingana, proprietario e managing director di Baibus Ltd, con sedi in Rwanda e Mozambico: “Ad oggi il trasporto su gomma in East Africa ha costi elevatissimi, talvolta paragonabili a quelli sostenuti via aerea dal-

l’Europa; un problema che si sta cercando di superare migliorando le infrastrutture e sviluppando la rete ferroviaria. Un secondo ostacolo, inoltre, che da sempre condiziona la crescita economica dei nostri Paesi è l’instabilità politica. Tuttavia il cambiamento generazionale mi fa ben sperare

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In Africa orientale l’agricoltura rappresenta il settore più importante dell’economia È il terzo per estensione dopo Asia e America, il Continente Antico, da molti considerato la “culla dell’umanità”: l’Africa. Estremamente mutevole sotto il profilo geografico, attraversato dall'equatore e dai tropici del Cancro e del Capricorno, è caratterizzato da una grande varietà di climi e ambienti che vanno da deserti a savane fino alle foreste pluviali. Politicamente instabile ed economicamente ineguale da Paese a Paese, l’Africa da sempre suscita un enorme fascino agli occhi delle popolazioni occidentali e ancora oggi continua ad attrarre investitori e uomini d’affari di tutto il mondo. Ma a differenza del passato, a dispetto delle numerosissime contraddizioni interne, le nuove generazioni sembrano avere una maggior consapevolezza delle proprie potenzialità e delle risorse del territorio. Secondo le Nazioni Unite la popolazione raggiungerà i 2,5 miliardi di abitanti entro il 2050, raddoppiando rispetto agli 1,2 miliardi attuali. Una stima notevole, che fa dell’Africa un continente giovane - il 41% degli abitanti ha meno di 15 anni e il 19% ha un’età compresa tra i 15 e i 24 anni - con non poche implicazioni in termini economico-sociali. E sebbene siano evidenti le difficoltà del dover supportare tale crescita, sono sempre più gli afri-

cani della middle class tornati alle proprie terre di origine dopo anni trascorsi all’estero, convinti di poter cambiare le cose lavorando per un futuro migliore sotto il profilo etico, tecnologico e ambientale. Il 60% della popolazione vive ancora oggi di agricoltura nonostante il dilagante fenomeno dell’urbanizzazione. Crescita demografica e concentramento urbano sono dunque due driver importanti grazie ai quali l’agricoltura di sussistenza sarà via via soppiantata da metodi di produzione industriale più moderni ed efficienti, in grado di rispondere alle esigenze di una società in una fase di profondo cambiamento strutturale. Le nuove generazioni di agricoltori, organizzate in cooperative e fortemente sostenute dai governi locali, basano le loro produzioni su conoscenze e tecniche innovative, utilizzano sementi selezionate e adatte alla specificità del singolo suolo, applicano fitofarmaci nuovi e specifici e si avvalgono di consulenze speciali in un’ottica di gestione della terra sempre più efficiente. Per meglio analizzare la “situazione africana” a sud del Sahara, si è pensato di dividere la macroregione in tre distinte aree, seguendo gli accordi economici e commerciali al momento vigenti tra i diversi Paesi. Iniziamo dalla

Comunità dell’Africa Orientale, la cosiddetta EAC, ovvero East African Community. Si tratta di una organizzazione regionale intergovernativa tra alcuni Paesi dell’area orientale che promuove la cooperazione in campo politico, economico e sociale. Fanno parte dell’EAC: Burundi, Kenya, Rwanda, Tanzania, Uganda e dallo scorso marzo il Sud Sudan. Nel 2010 l'EAC ha lanciato il proprio mercato comune dei beni, del lavoro e dei capitali all'interno della regione con l'obiettivo di creare una moneta unica entro i prossimi 5 anni e, in un secondo momento, una federazione politica. Dal 2008 l’EAC è entrata a far parte della zona di libero scambio del COMESA, Common Market for Eastern and Southern Africa, insieme ad un altro blocco commerciale africano, il SADC (Southern Africa Development Community), rendendo la free trade area uno dei pilastri della African Economic Community (AEC). Tra i Paesi EAC l’agricoltura rappresenta uno dei settori più importanti per economia con circa l’80% della popolazione che vive in aree rurali, la cui sopravvivenza dipende direttamente dalla coltivazione della terra. Le colture principali sono mais, riso, patate, banane, manioca, fagiolini, grano, saggina, miglio e legumi; ma anche granper il futuro: i giovani di oggi sono più cosmopoliti, hanno idee e possibilità diverse da quelle dei loro genitori e sono determinati a cambiare il sistema politico. Anche i consumi si stanno modificando profondamente; nelle aree urbane un qualsiasi bambino di classe medio-alta consuma lo stesso cibo di un suo coetaneo occidentale. Non comunque i prodotti di quarta gamma, che non

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turco, mango, papaya, ananas, avocado. Tra quelle che vengono definite “da reddito” figurano tè, cotone, canna da zucchero, tabacco, cocco, anacardi, agave, pireto, palme da olio e caffè. Quest’ultimo, dapprima prodotto e destinato all’esportazione a crudo, viene sempre più frequentemente trasformato in loco alimentando l’intero indotto e dando un buon impulso all’economia locale. La strategia di sviluppo rurale dell’organizzazione è volta all’implementazione della sicurezza alimentare contemporaneamente al miglioramento del sistema di irrigazione delle terre, al rafforzamento dei sistemi di allerta oltre ad una maggiore concentrazione nella ricerca e nella formazione, allo sviluppo dei rapporti commerciali intra e inter regionali e al miglioramento di infrastrutture a sostegno del commercio. Tale piano tuttavia, si legge nel sito ufficiale dell’EAC, “è in gran parte limitato

dalla politica - malgoverno, quadro giuridico e normativo inadeguato, scarsa partecipazione delle comunità locali, carenza di infrastrutture e servizi pubblici, quadro istituzionale debole - da fattori legati alla tecnologia servizi inadeguati e presenza di parassiti e malattie - infine da fattori ambientali - depauperamento delle risorse naturali e imprevedibilità del clima”. Nel tentativo di alleviare queste pesanti contraddizioni, sono tante le organizzazioni non profit di tutto il mondo che lavorano a sostegno dell’Africa Sub-Sahariana. Ne è esempio il recente rapporto pubblicato dalla Bill and Melinda Gates Foundation in collaborazione con il Governo olandese, “Access to Seeds Index”, volto ad incoraggiare le aziende di sementi ad intensificare gli sforzi e a colmare i divari tra l'industria sementiera e i piccoli produttori in Africa orientale. Il rapporto completo esamina più di 25 col-

ture orticole tra cui broccoli, cavoli, carote, cavolfiore, cetrioli, melanzane, aglio, zucche, fagiolini, spinaci, pomodori, porri, lattuga, okra, zucca e melone, così come prodotti locali quali l'amaranto e la canapa. I piccoli agricoltori hanno un ruolo fondamentale per la sicurezza alimentare ma la loro produttività è spesso gravemente ostacolata dalla scarsa disponibilità di sementi di qualità, sostenerli nell’aumentare la resa in campo è dunque essenziale per ridurre l’impiego di fitofarmaci. Un obiettivo che da tempo il COMESA si impegna a raggiungere attraverso la formazione di piccoli produttori e distributori di alimenti in Kenya, Rwanda, Zambia, Malawi e Etiopia affinché si operi nel rispetto delle norme sanitarie e degli MRL (maximum residue level) secondo i criteri internazionali, dando così loro la possibilità di aprirsi a tutti i mercati. Chiara Brandi

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Raccolta di agrumi in Burundi e una bancarella di frutta in Rwanda

sembrano però ancora trovare ampio spazio su questi mercati. Ancora oggi, infatti, poche famiglie hanno il frigorifero, solo i più benestanti, che possono però anche permettersi collaboratori domestici che tagliano e preparano al bisogno frutta fresca per loro. Come professionista del settore opero da anni tra Rwanda, mio Paese di origine, e Mozambico, mio Paese di adozione. Quest’ul-

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FOCUS. Kenya, locomotiva economica EAC, Rwanda gioiello in crescita, Uganda paradiso del bio KENYA

Dopo una crescita economica ritenuta moderata, ma comunque pari al 5,3% nel 2014, il Kenya, la più grande economia dell'Africa orientale, ha fatto registrare nel 2015 un tasso di crescita del 6,9%. Le opere infrastrutturali già completate sosterranno la crescita attesa in ogni settore. La produzione agricola, cresciuta del 5,2% nel 2013 e del 3,5% nel 2014, dovrebbe aver superato di nuovo il 5% nel 2015. Il calo del petrolio e l'aumento della domanda internazionale (in particolare dalla Russia) dovrebbero apportare un notevole incremento alla produzione. Le esportazioni di prodotti freschi (frutta e verdura), tè, caffè e prodotti tessili hanno rappresentato poco più della metà del totale dei proventi delle esportazioni del Paese lo scorso anno. L'agricoltura in Kenya è il settore economico più importante nonostante meno del 20% delle terre siano adatte alla coltivazione. Il Kenya è uno dei principali produttori di tè e caffè e un buon esportatore di ortofrutta. Tra le più importanti produzioni del Paese si annoverano anche patate, banane, fagioli e piselli; tuttavia circa la metà dei volumi è destinato all’autoconsumo. Negli ultimi anni la produzione di mango sta crescendo costantemente grazie ad un’intensa attività di formazione dei produttori e ad una migliore selezione delle varietà nel rispetto delle richieste provenienti dal mercato internazionale. Nel 2015-16 i quantitativi raccolti sono aumentati del 27% mentre l’export, schizzato del 400% nelle ultime 5 stagioni, ha segnato un +30%. La maggior parte delle esportazioni è desti-

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nata agli Emirati Arabi Uniti (il 56% delle spedizioni totali), seguiti da Arabia Saudita, Bahrain e Qatar; segnali più che positivi, dovuti a una decisa crescita della domanda, arrivano anche da Regno Unito, Francia e Germania. Anche il comparto dell’avocado sta registrando ottime performance tanto che il Kenya punta a diventare uno dei principali Paesi esportatori verso l’UE. Si tratta di un obiettivo ambizioso, per raggiungerlo il Kenya dovrà fare leva sulla bontà dei propri standard qualitativi in termini di produzione e confezionamento, superando così la concorrenza dei prodotti provenienti dal Perù, spesso venduti a prezzi inferiori grazie a costi di trasporto più bassi. La nazione africana può contare su due raccolti annui: uno da febbraio a luglio, con un periodo di alta stagione a maggio, l’altro da settembre fino a novembre. E proprio per raggiungere livelli di prezzo più competitivi, il Paese si sta attrezzando sul piano della logistica. A breve le nuove infrastrutture del porto di Mombasa saranno in grado di accogliere grosse navi che potranno raggiungere diret-

tamente i principali porti europei e competere così con i prodotti provenienti da Perù e Messico.

RWANDA

Il Rwanda, noto al turismo di élite come il paradiso degli ultimi gorilla, ha un’economia e una qualità di vita superiore alla media dei Paesi EAC. La popolazione gode dell’aspettativa di vita più lunga dell’Africa Orientale, del reddito pro-capite più alto, del tasso di inflazione più basso di tutte le economie dell’area. Grazie alla lungimirante politica, una trasformazione agricola guidata si sta diffondendo in tutto il Paese e sta alimentando la ripresa economica del Rwanda. Tuttavia, ancora oggi, come per altri Paesi dell’Africa Sub-Sahariana, l'agricoltura ruandese si serve di tecniche semplici e rudimentali ed è in gran parte soggetta ai capricci della natura; la siccità o le abbondanti precipitazioni possono portare pesanti conseguenze sul raccolto, erodere i terreni e provocare danni alle terrazze costruite a mano. Nonostante il suolo molto fertile, dunque, la produzione locale spesso non

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PRIMO PIANO

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UGANDA

il Paese non è privo di problemi

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timo ha caratteristiche molto diverse da tutti gli altri paesi dell’East Africa in termini di domanda di consumo perché la popolazione è molto mista, portoghesi in primis, e si risente tanto dell’influenza culturale del vicino Sudafrica. Inoltre le lunghe coste e il buon sistema di logistica rendono il trade migliore che in altri Paesi del continente. In termini di ortofrutta di importazione la domanda è concentrata soprattutto sulle mele. I kiwi sono richiesti soprattutto da consumatori di origine occidentale residenti in Africa, mentre le fragole rimangono un prodotto di lusso.” Un’indagine compiuta nei mesi scorsi da Omnibus Comunicazione, la società di servizi del nostro gruppo editoriale, su un campione piccolo ma significativo di player africani del commercio ortofrutticolo ha mostrato che i prodotti italiani più richiesti sono nell’ordine: mele, uva da tavola, kiwi, pere e drupacee. La stessa Omnibus ha organizzato, dal 4 al 9 aprile, una missione di importatori africani in Italia. Alphonse Bayingana ha in progetto l’avvio di importazioni dall’Italia di frutta nel medio termine e ha giudicato i contatti avuti di grande interesse. Stephen Mintah, direttore generale del gruppo SPEG (23 aziende in Ghana) che esporta ananas in Europa e sbarca ogni settimana nei porti di Antwerp, Portsmouth, Port Vendre e Vado Ligure avvierà presto sulle navi di ritorno dall’Europa un import in prevalenza di mele e uva da tavola. Suresh Kerai ha mostrato interesse per tutti i prodotti presentati e per i diversi tipi di confezionamento. Allan Simiyu, volendo allargare le importazioni dall’Europa partite nel 2015 con i primi carichi di mele, ha analizzato varietà, prezzi e condizioni logistiche. In generale, è stata confermata l’impressione che la fascia dell’Africa che sta sotto al Sahara sarà un’area di espansione del commercio ortofrutticolo. (cb - af)

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AFRICA MERCATO DEL FUTURO

riesce a soddisfare la domanda interna di una popolazione in crescita e con crescente potere di acquisto. Tra i prodotti principalmente coltivati si annoverano matoke (banane verdi), patate, fagioli, patate dolci, manioca, grano, mais, caffè e tè; questi ultimi quasi esclusivamente destinati all’esportazione extra-continentale. L’export verso gli altri Paesi EAC riguarda principalmente gli ortaggi per i quali il Rwanda è il maggiore fornitore del vicino Burundi. Interessanti le proiezioni economiche per il Paese: si parla di una crescita stimata del 6,3% nel 2016. Un progetto di circa 500 milioni di dollari finanziato dal Governo locale e dalla Howard G. Buffet Foundation (HGBF) di Howard Buffet, figlio del plurimiliardario Warren, amico personale del presidente ruandese Paul Kagame, è teso a realizzare un nuovo sistema di irrigazione di oltre 380 miglia quadrate (984,2 kmq) e sostenere la creazione di un istituto per la formazione agraria.

ma ha una caratteristica: è il primo tra i Paesi africani in termini di produzione ed esportazione di prodotti biologici. L’agricoltura è fondamentale per l'economia dell'Uganda con oltre l'85% della popolazione che vive in zone rurali, di cui più del 70% impegnato in agricoltura. Nel complesso, quasi il 66% della popolazione attiva del Paese è impiegata nel settore. Sebbene il contributo del comparto al PIL nazionale sia diminuito negli ultimi anni, l’agricoltura rimane di fondamentale importanza per l’intera crescita economica. L’importanza del comparto è tale per cui lo sviluppo di politiche adeguate è imposto al governo dalla Costituzione. In base a tale dettame, all’interno del “Uganda Vision 2040”, l’agricoltura viene identificata come una delle opportunità strategiche da sfruttare per trasformare il Paese e si valutano i diversi piani per rendere il settore redditizio e competitivo. Attualmente, secondo la classifica stilata da IFOAM (International Federation for Organic Movement), l'Uganda è appunto primo in Africa nelle produzioni agricole bio. Il valore delle esportazioni di prodotti bio è passato da 4 milioni di dollari nel 2003 a 44 milioni nel 2013 (ultimi dati disponibili), con un incremento del 1.000% in dieci anni. Una percentuale davvero stupefacente, che il NOAMU (National Organic Agriculture Movement of Uganda) riconduce a diversi fattori: clima favorevole, terre fertili e un elevato numero di agricoltori biologici certificati, senza dimenticare metodi di produzione nati dalla commistione di conoscenze tradizionali e tecniche moderne. Considerando le esportazioni totali, infine, l'Unione Europea è il maggiore mercato di riferimento dei prodotti freschi ugandesi e genera un fatturato annuo di oltre 800 milioni di dollari.

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GUIDO GRIMALDI. Il pioniere delle Autostrade del Mare

Un ponte nel Mediterraneo Emanuele Zanini Il gruppo armatoriale Grimaldi è stato tra i pionieri delle “Autostrade del mare”. Negli anni il progetto, che ha rivoluzionato il trasporto marittimo delle merci, si è sviluppato portando ad un consistente incremento delle rotte e dei servizi a disposizione, con investimenti importanti. Oggi nell’area del bacino del Mediterraneo (così come in quella del Baltico) Grimaldi Group ha creato una fitta rete di collegamenti marittimi che tagliano il Sud Europa da est a ovest e da nord a sud, consentendo alle merci di viaggiare lungo le acque del “Mare Nostrum”: le navi di Grimaldi salpano e attraccano dalla Spagna, dalla Grecia, dall’Italia, dal Nord Africa, anche attraverso servizi di “long bridge”, veri e propri “pon-

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Erede di una grande dinastia di armatori, Guido ha lanciato numerose iniziative di trasporto navale e di logistica integrata che danno valore al commercio

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CHI è GRUPPO GRIMALDI

Il Gruppo Grimaldi di Napoli è una compagnia di navigazione leader nei trasporti marittimi di automobili e di altri carichi rotabili con una delle maggiori flotte al mondo di navi roro/multipurpose e car carrier. L’attuale flotta è composta da oltre 100 navi, 35 delle quali costruite negli ultimi 5 anni. Si tratta di navi ro/ro/multipurpose, PCTC (Pure Car & Truck Carrier), cruise ferry e traghetti veloci.Fondato nel 1947 dai fratelli Grimaldi, il Gruppo Grimaldi, inizia le sue attività nel settore del trasporto merci con le navi Liberty, acquisite dalla flotta statunitense alla fine della seconda guerra mondiale, ed in seguito nel trasporto passeggeri, con i grandi flussi migratori post-bellici. Nel 1969, il Gruppo dà l’avvio ad un collegamento regolare tra l’Italia e l’Inghilterra per il trasporto di autovetture destinate al mercato britannico. Il Gruppo conquista rapidamente la fiducia dei maggiori costruttori automobilistici mondiali i quali affidano il trasporto verso il Mediterraneo delle auto prodotte in Nord Europa. Il raggio d’azione dei servizi offerti si allarga rapidamente al di là dei confini originari e gli attuali collegamenti marittimi operati dal Gruppo servono oltre 120 porti in 47 Paesi del Mediterraneo, Nord Europa, Africa Occidentale, Nord e Sud America. Il personale di terra e l'equipaggio conta circa 10.000 persone. Il Gruppo comprende sette compagnie marittime, incluso Atlantic Container Line (ACL), Malta

Motorways of the Sea, Minoan Lines e Finnlines. Quest’ultima società finlandese che opera una flotta di navi ro/ro e pax/ferry nel Mar Baltico ed il Nord Europa, è controllata al 90% dal Gruppo. Inoltre, il gruppo partenopeo detiene oltre il 90% del pacchetto azionario della compagnia greca Minoan Lines, operante navi ro/pax sulle rotte adriatiche Italia-Grecia e sulla rotta interna Pireo-Creta. Il trasporto navale di ortofrutta vale dal 16 al 18% del volume d’affari totale del Gruppo Grimaldi. La linea più interessata a questo traffico nel Mediterraneo è la Barcellona-Civitavecchia. Importanza per l’ortofrutta ha anche il porto di Catania soprattutto come destinazione dalla Spagna. Consapevole che il trasporto marittimo è solo un anello della ben più complessa e articolata catena logistica, negli ultimi anni il Gruppo Grimaldi ha dato via ad un piano d’espansione mirato ad integrare verticalmente i servizi logistici offerti seguendo il concetto "door-to-

door". Sono così stati creati terminal portuali in Nord Europa, in Mediterraneo e in Africa Occidentale con una superficie totale di oltre 5,4 milioni di metri quadrati, centri di stoccaggio attrezzati per le operazioni di pre-consegna delle autovetture, e società di trasporto in vari paesi Europei e Mediterranei. Negli ultimi anni il Gruppo Grimaldi ha investito anche nello sviluppo delle Autostrade del Mare con l’introduzione di nuove e moderne navi ro/ro e paxferry. Attualmente la rete di Autostrade del Mare del Gruppo collega regolarmente l’Italia a Spagna, Grecia, Malta, Montenegro, Tunisia, Libia e Marocco per il trasporto di trailer, autovetture e passeggeri. Tra i vari riconoscimenti ottenuti dal gruppo campano spiccano quello di “Fornitore dell’Anno” dalla General Motors dal 2000 al 2015, il Premio “Land Rover Best Supplier of the Year 2003”, il Premio “Qualitas” di Fiat Auto nel 2013 e 2015, il “Q1 award” dalla Ford Motor Company dal 1999 al 2014. Il Gruppo Grimaldi è stata la prima compagnia di navigazione italiana ad aver ottenuto i certificati di sicurezza, qualità SMS, ISO 9001, oltre alla certificazione ISO 14001, in conformità alla propria mission aziendale che fa della salvaguardia dell’ambiente un valore da perseguire e difendere. Il Gruppo Grimaldi è inoltre la prima compagnia di navigazione in Italia ad aver ottenuto lo status di Operatore Economico Autorizzato – Completo (AEO-F).

ti” tra Mediterraneo, Nord Europa e Scandinavia, che consentono a prodotti di vario genere tra cui quelli agroalimentari, compresi l’ortofrutta, di spostarsi rapidamente da una parte all’altra del continente. Percorsi che tra l'altro

consentono notevoli risparmi di tempo, costi e anidride carbonica, rispetto al trasporto su gomma. In questo scenario per Grimaldi i prodotti agroalimentari, così come nello specifico l’ortofrutta, rappresentano un’importante fet-

ta di un mercato, in costante crescita. Su alcune tratte le merci ortofrutticole valgono fino al 18% del business. Sulle “Autostrade del mare” oggi ci sono trenta linee marittime (merci o merci-passeggeri) percorse dalle navi del grup-

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GUIDO GRIMALDI

Guido Grimaldi è nato a Londra il 26 agosto 1983 ed all’età di 22 anni si è laureato in Economia e Commercio presso l’Università Federico II di Napoli. Ha inoltre potuto arricchire gli studi accademici con il Master MBA in Automotiv Logistics frequentato presso l’ECG Academy (European Vehicle Logistics Association). Lavora all’interno dell’azienda dal 2005 e, dopo essere stato dal 2008 commercial manager, ricopre dal 2012 il ruolo Direttore Commerciale delle linee Short Sea del Gruppo Grimaldi nel Mediterraneo e nel Nord Europa. Negli ultimi anni, durante la sua supervisione, si è assistito ad un progressivo aumento delle linee marittime e ad una generale espansione dei servizi di trasporto marittimi offerti dalla Grimaldi che oggi collegano Italia (incluso Sardegna e Sicilia), Spagna, Grecia, Malta, Tunisia, Marocco, Montenegro per il trasporto di merci e passeggeri. Tra le sue cariche, Guido Grimaldi è membro del Consiglio di amministrazione delle società Grimaldi Tunisie, Grimaldi Marocco ed è Presidente della Grimaldi Sardegna Srl. Siede inoltre nella commissione Short Sea della Confitarma (Federazione Italiana Armatori) ed è membro dell’Aspen Institute. Guido sin da giovane ha coltivato la sua passione per i cavalli ed è stato nel 2001 campione italiano di show jumping.

po campano in grado di caricare a bordo fino a 250 camion. All’interno della società armatoriale napoletana tra i primi a credere nelle “Autostrade del mare” è stato Guido Grimaldi, direttore commerciale delle linee Short Sea

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del gruppo nel Mediterraneo e nel Nord Europa. Ha anticipato i tempi, intuendo le grandi potenzialità di un servizio logistico con grandi prospettive anche per il settore agroalimentare, contribuendo in maniera determinante al suo sviluppo. Una scommessa che sta ripagando in pieno le aspettative. Il nuovo “protagonista” del Corriere Ortofrutticolo racconta come Grimaldi abbia preso il largo sulle nuove rotte tracciate sul Mediterraneo.

Negli anni avete sviluppato e po-

Grecia. Su quali puntante in particolare? Ce ne sono diverse, come per esempio la Livorno-Palermo (con corse di andata e ritorno). La linea è stata potenziata con l’introduzione di una nuova nave nel settembre 2015 con una capacità di carico notevole, 4.500 metri lineari in grado di trasportare 250 camion con autisti al seguito. Ci sono tre corse settimanali (lunedì, mercoledì e venerdì), che consentono alle merci di essere dalla Sicilia in Toscana (e viceversa) in tempi ridotti. Per esempio l’imbarco a Palermo avviene alla sera (entro le 23) e nel pomeriggio del giorno dopo, attorno alle 17,30, il carico riparte da Livorno, pronto per raggiungere le sempre più strategiche destinazioni del Nord Italia, e non solo. Come per le altre linee, anche la Palermo-Livorno è una tratta ecosostenibile con cui è possibile ridurre del 50% le emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Se si aumentasse il trasporto navale dei prodotti, a partire da quelli agroalimentari e ortofrutticoli nella fattispecie, si potrebbe diminuire il traffico dei mezzi pesanti presenti sulle autostrade e abbattere notevolmente l’inquinamento. Credo sia questa la direzione giusta verso cui il trasporto e la logistica dovrebbe andare. Le riduzioni sono anche nei costi: esistono delle promozioni

tenziato tragitti lungo tutto il Mediterraneo. Le rotte italiane rimangono uno snodo fondamentale nei vostri traffici mediterranei, anche per collegare Paesi strategici dal punto di vista commerciale come Spagna e

tariffarie per i trasportatori che consentono un risparmio economico considerevole con costi inferiori del 60%. Su gomma il percorso da Palermo a Livorno è di ben 1.260 chilometri, solo che via mare il costo è di 0,43 euro al chi-

Quando e perché è nata l'idea di creare le “Autostrade del mare”? Il progetto è partito e poi si è sviluppato tra il 2007 e il 2010. Abbiamo capito come un servizio di questo tipo fosse strategico per molti settori, compreso quello agroalimentare e ortofrutticolo nello specifico. Ben presto le “Autostrade del mare” si sono rivelate come una grande opportunità per il mercato ortofrutticolo internazionale. Fondamentale è stata anche la partecipazione a fiere come Fruit Logistica, dove abbiamo avuto la possibilità di conoscere nuove realtà ed effettuare numerosi contatti. Da qui sono state avviate importanti collaborazioni, come quella con il Mercabarna di Barcellona. Da allora non ci siamo più fermati.

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Inaugurata la nuova ‘corsa’ tra Civitavecchia e Olbia A Civitavecchia, al Terminal Autostrade del Mare del porto laziale, è stato inaugurato il nuovo collegamento giornaliero Civitavecchia-Olbia di Grimaldi Lines, alla presenza tra gli altri di Guido Grimaldi, direttore commerciale del Corporate Short Sea Shipping del gruppo. Sulla nuova rotta debutta la m/n (motonave) Cruise Olbia, recentemente acquisita dalla compagnia e totalmente rinnovata nell’ottica di una forte espansione sulla destinazione Sardegna. Lunga 204 metri con 834 posti letto, l’unità è in grado di trasportare 1.600 passeggeri, 1.900 metri lineari di carico rotabile e 170 auto al seguito (oppure 650 auto passeggeri al seguito). La m/n Cruise Olbia partirà da Civitavecchia tutti i giorni alle 22.45, con arrivo previsto ad Olbia alle 7 del giorno successivo. Il ritorno verrà invece effettuato con partenza da Olbia alle 12.30 e arrivo previsto a Civitavecchia alle 19. “Il Porto di Civitavecchia è la base strategica dei nostri collegamenti nel Mediterraneo sia per il trasporto merci che passeggeri fin dal 2004. Con l’avvio di questa nuova linea, intendiamo rafforzare e migliorare il servizio su una rotta storicamente primaria per i collegamenti con la Sardegna, in quanto Civitavecchia è non solo il porto naturale di Roma, ma insiste su un bacino di utenza demografico che abbraccia l’Italia Centrale e Meridionale”, ha affermato Guido Grimaldi. “Il nuovo collegamento sarà di supporto al settore turistico e commerciale, favorendo la mobilità di passeggeri e merci in maniera costante durante tutto l’anno”. Il progetto di espansione e rafforzamento sulla destinazione Sardegna, avviato dal Gruppo

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Grimaldi all’inizio del 2016, prevede altre importanti novità sia per il trasporto passeggeri che per il trasporto merci. A partire dal prossimo mese di giugno verrà infatti raddoppiato il collegamento Livorno-Olbia la cui frequenza, già giornaliera, salirà a due partenze al giorno da ambo i porti, con un transit time di appena 8 ore. Nel porto di Livorno, ad affiancare la nave Zeus Palace sarà la nave ro/pax Cruise Smeralda: entrambe potranno trasportare fino a 1.500 passeggeri ciascuna e più di 550 auto al seguito. Sempre sulla linea Livorno-Olbia, per soddisfare le richieste del mercato in termini di trasporto merci, nelle prossime settimane il Gruppo Grimaldi posizionerà un’unità ro/ro della classe Eurocargo, con partenze giornaliere in entrambe le direzioni. Questa nave di ultima generazione potrà trasportare fino a 4.000 metri lineari di merce rotabile, pari a circa 300 tra camion e semirimorchi. Per quanto riguarda la politica tariffaria per la stagione estiva 2016, Grimaldi Lines prevede una serie di promozioni, tra loro non cumulabili, su tutti i collegamenti passeggeri da e per la Sardegna. A fronte di questo recente piano di sviluppo e rafforzamento, il Gruppo Grimaldi ha costituito, in partenrship con Mec Shipping e Carimar - agenti storici del Gruppo in Sardegna una propria agenzia denominata Grimaldi Sardegna Srl con sede legale a Cagliari e sedi operative, oltre che nel capoluogo sardo, anche nei porti di Porto Torres e Olbia. L’agenzia, con un organico di circa 30 dipendenti, tutti sardi, si occuperà della gestione dei servizi commerciali ed operativi del Gruppo in Sardegna.

lometro mentre su strada si arriva a 1-1,10 euro al chilometro. In Sicilia oltre a Palermo, servita anche da Genova, e Salerno, un altro snodo importante è senza dubbio il porto di Catania, con collegamenti per Genova, Livorno, Salerno, Brindisi, Ravenna oltre che Patrasso. La Grecia. Altra area su cui state puntando molto… Dallo scorso novembre abbiamo potenziato l’asse che collega il Sud Italia (Bari e Brindisi) con Igoumenitsa (un importante crocevia delle rotte marittime che collegano la penisola italiana con quella ellenica e quindi alla Bulgaria e alla Turchia, ndr). Una vera e propria porta d’Oriente, un acceso diretto ai Balcani e alla Turchia con quasi 20 partenze a settimana da e per lo scalo greco. A questi si uniscono due nuovi collegamenti: le rotte che da Venezia e Ravenna portano a Patrasso (e viceversa). Le merci che dalla Grecia arrivano nella città veneta poi spesso prendono la via del centro nord Europa, mentre quelle che attraccano al porto romagnolo raggiungono anche l’Europa dell’Est. Da non dimenticare inoltre le tratte tra le due città greche anche con Ancona, Brindisi e Trieste. Questa rete crea collegamenti intermodali strategici anche con l’Europa continentale in grado di inviare i prodotti dalla penisola ellenica al cuore del vecchio continente. Che riscontri sta ottenendo il “long bridge”, con cui collegate gli estremi orientali e occidentali del Mediterraneo, viaggiando dalla Spagna direttamente fino nell’area dei Balcani e Turchia? Sono davvero ottimi. D’altra parte i vantaggi sono notevoli, a partire dal dimezzamento dei costi e dei tempi di percorrenza. Da Barcellona a Igoumenitsa, passando per Civitavecchia e Brindisi, ci si impiegano appena due giorni e mezzo contro i cinque e mezzo del “tutto strada”. Il sistema così perAprile 2016


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mette alle aziende di trasporto che viaggiano sulla linea Barcellona-Civitavecchia (circa 18 ore di transit time, ndr) di proseguire per la Grecia partendo da Brindisi o di dirigersi verso la Sicilia partendo da Salerno. Il tutto pagando un’unica tariffa scontata valida per i due passeggeri marittimi e trovando poi in loco partenze in perfetta coincidenza. Ma esiste anche un “long bridge” che collega il Sud al Nord, dalla Sicilia a Genova, via Sardegna, per poi proseguire alla volta della Germania via treno fino in Scandinavia.

Guido Grimaldi, a destra, con il fratello Eugenio Grimaldi

In questo fittissimo reticolo di collegamenti che ruolo ricoprono Spagna e Sardegna? Direi che rivestono un ruolo primario. Le linee che collegano Barcellona e Civitavecchia (con scalo a Porto Torres) sono strategiche anche per l’ortofrutta, con il Mercabarna, mercato ortofrutticolo della capitale catalana, che raccoglie e smista la frutta e gli ortaggi iberici pronti per essere spediti in Europa. Grazie all’incremento dei traffici stanno aumentando gli interscambi con la Sardegna. Quest'isola – trait d'union tra Spagna e Italia - è sempre più strategica per il nostro gruppo. Per anni i collegamenti con la Libia, sfruttati dagli operatori delle mele del Trentino Alto Adige, sono stati una colonna portante del nostro business. Oggi continuano comunque con successo le rotte con il Nord Africa e il Medio Oriente. Ma il lavoro di aumento e miglioramento dei servizi prose-

gue. Da settembre 2015 abbiamo ripristinato alcuni collegamenti come la Genova-Cagliari, la Livorno-Cagliari e la Cagliari-Palermo con quattro corse settimanali ciascuna. Abbiamo riattivato la Civitavecchia-Porto Torres oltre alla creazione di nuove tratte. Nel gennaio di quest’anno è stata lanciata la Livorno-Olbia con un transit time di sette ore. È previsto inoltre il potenziamento della Livorno-Olbia con l’esordio a breve di una delle più grandi navi cargo di sempre, un’unità ro/ro della classe Eurocargo, con partenze giornaliere in entrambe le direzioni. Questa nave di ultima generazione potrà trasportare fino a 4.000 metri lineari di merce rotabile, pari a circa 300 tra camion e semirimorchi. Abbiamo inoltre appena inaugurato una nuova linea Civitavecchia-Olbia. La Sardegna è al centro dei nostri programmi e rimarrà una delle aree su cui punteremo maggior-

mente anche per il 2016 e 2017. Quali sono le tre parole chiave per essere competitivi sulle rotte delle “Autostrade del mare”? Sono affidabilità, servizio e economicità. Il nostro compito è sviluppare ulteriormente, in maniera efficiente ed efficace, questi tre driver imprescindibili nel sistema logistico. Per ottenere i risultati che abbiamo raggiunto e che puntiamo a ottenere in futuro è oltremodo positiva anche la vicinanza del governo che ha deciso di far ripartire il contributo alle “Autostrade del mare” con il cosiddetto “Mare Bonus” (per il quale sono stati stanziati, nella legge di Stabilità, 45,4 milioni per il 2016, 44,1 per il 2017 e 48,9 per il 2018). L'appoggio delle istituzioni è importante ma comunque le potenzialità di questo servizio sono ancora elevate. Noi continuiamo su questa direzione. Siamo convinti sia quella giusta.

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Da Salvi critiche alla politica “Il governo trascura il settore” Le aziende ortofrutticole italiane, sulla base dei dati ISTAT su consuntivo 2015, hanno esportato in totale oltre 4 milioni di tonnellate di prodotti per un controvalore superiore a 4,54 miliardi di euro: 2,58 di frutta fresca e 1,23 di ortaggi e legumi ed il rimanente di agrumi, frutta secca e tropicale, con un incremento del 10,9% rispetto al 2014 e un incremento in volumi del 3,4%. Le importazioni sono aumentate sfiorando i 3,5 milioni di tonnellate, con un incremento del 18,6% determinando una caduta del saldo attivo commerciale del 17,8% che si attesta a poco più di 715 milioni di euro. Questi i numeri dai quali Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, è partito per analizzare il mercato italiano dell’ortofrutta durante il convegno “Quali politiche per un futuro sostenibile della filiera ortofrutticola” tenutosi il 14 aprile a Roma nell’ambito dell’assemblea annuale dell’Associazione nazionale degli esportatori e importatori. “Il dato relativo all’export è particolarmente positivo se si considerano alcuni fattori che hanno condizionato negativamente lo scenario internazionale, come l’embargo russo, l’instabilità in Nord Africa e Medio Oriente e l’incertezza economica in Cina ed Estremo Oriente. Le imprese del settore, in particolare le associate a Fruitimprese, hanno dimostrato – ha sottolineato Salvi – vivacità e competitività portando valore aggiunto all’intero sistema nazionale. In particolare l’aumento delle esportazioni ha consentito di riportare valore sui territori alle aziende di produzione e mantenere i livelli di occupazione ed inoltre, ha contribuito in maniera determinante al tasso di crescita dell’economia del Paese. I risulta-

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Dall’assemblea di Fruitimprese un chiaro segnale al ministero. Le risposte del viceministro Olivero. Ma le parole non bastano, servono i fatti

Marco Salvi, presidente di Fruitimprese. Da lui un segnale forte durante l’assemblea del 14 aprile. Sotto, il viceministro Olivero, presente in assemblea

ti raggiunti testimoniano l’impegno e il buon lavoro realizzati; i nostri soci sono pienamente consapevoli del ruolo fondamentale che ricoprono nel garantire il mantenimento e l’ulteriore sviluppo dell’internazionalizzazione del settore ortofrutticolo che, unendo il fresco e il trasformato, rappresenta il primo comparto per valore dell’export italiano”. Il potenziamento dell’internazionalizzazione richiede un adeguamento dell’approccio che l’intero comparto deve costruire per affrontare la competizione con gli operatori internazionali. “Le nostra aziende devono affron-

tare i mercati in modo nuovo e, aggregate e organizzate, devono mantenere un ruolo centrale quali attori principali del processo di potenziamento dell’attività di internazionalizzazione. Tuttavia – ha precisato Salvi – è prioritario poter contare sull’attività di accompagnamento e tutoraggio delle istituzioni, in particolar modo nei momenti di apertura di nuove relazioni internazionali e di sostegno alla promozione del “sistema Paese” nelle vetrine internazionali. Noi crediamo esista un grande spazio per lo sviluppo dell’export delle nostre produzioni e ci proponiamo come rappresentanti di un nuovo sistema vincente capace di raccogliere e vincere le sfide imposte dalla globalizzazione. Ribadiamo quindi con forza la revisione dell’attività della cabina di regia per l’export, affinché veda al suo interno la presenza diretta delle imprese esportatrici abituate a confrontarsi giornalmente con il mercato. Ribadiamo inoltre la necessità ormai non più rinviabile di un’unica regia della gestio-

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Tre minacce alla ripresa Il 2016 è partito al rallentatore

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“I dati congiunturali sul 2016 dicono che l’Italia non ripartirà senza il volano dell’estero, senza una robusta ripresa del mercato interno, e se la ripresa non si diffonde tra imprese e territori. Rispetto al passato la ripresa dipende più da noi che dagli altri. Nel bene e nel male”. Lo ha detto Francesco Daveri (nella foto), professore ordinario di Politica Economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, in riferimento all’analisi “Italia 2016: la ripresa minacciata e le sue implicazioni” presentata durante il convegno di Fruitimprese “Quali politiche per un futuro sostenibile della filiera ortofrutticola” tenutosi il 14 aprile a Roma. Daveri ha evidenziato che nel 2015 su tutta l’economia italiana è tornato il segno più: quattro trimestri consecutivi di crescita. Tuttavia la ripresa sta dando segnali di stasi nel 2016: l’Istat prevede un +0,1 di crescita del Pil nel primo trimestre, che ripete quanto già accaduto nell’ultimo trimestre 2015, il più debole di quell'anno. Esistono, secondo Daveri, tre minacce alla ripresa. La prima. Il mondo rallenta la corsa: secondo IMF World Economic Outlook aggiornato ad aprile 2016 nell’anno in corso la crescita non si discosterà molto rispetto all’anno precedente. A livello mondiale la proiezione prevede +3,2% (+3,1% nel 2015), nei Paesi avanzati +1,9% (+1,9% nel 2015), nei Paesi emergenti

+4,1% (+4,0% nel 2015) e in Italia +1,0% (+0,8% nel 2015). Il commercio globale non sta ripartendo, il petrolio e le materie prime sono ancora a livelli bassi e l’inflazione è prossima allo zero. La seconda. Da novembre 2015 i consumi interni sono in stagnazione: la modesta ripresa della spesa delle famiglie nel 2015 si è interrotta a novembre. Per quanto riguarda le vendite al dettaglio dopo l’estate si è inceppata anche la ripresa degli alimentari (2015 su 2014 volumi: +0,1 alimentari vs +0,4 non alimentari). Il 2016 della grande distribuzione è cominciato con il segno meno. La terza. Siamo in una condizione di deflazione da materie prime. L’indice dei prezzi al consumo in febbraio 2016 è risultato pari a -0,3 per cento rispetto al febbraio 2015, un calo spiegato interamente dal calo dei prezzi dei beni energetici. Con l’inflazione quasi a zero, il potere d’acquisto degli stipendi è salito di 1 punto nel 2014 e nel 2015, compensando il calo del 2011-12. La ripresa in atto rimane in Italia molto diseguale sia per quanto riguarda i settori che i territori.

ne comunitaria degli accordi bilaterali per l’export nei Paesi terzi”. Fruitimprese rappresenta 300 imprese per circa 50 mila addetti con un fatturato complessivo di 4,5 miliardi di euro, per oltre 1,6 miliardi derivante dalle esporta-

zioni. La produzione complessiva è di circa 5 milioni di tonnellate. In assemblea il presidente Salvi ha rivolto critiche all’azione del Governo e avanzato richieste precise. “Si è appena chiuso Vinitaly – ha sottolineato Salvi – e tutti

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abbiamo visto l’attenzione che le massime istituzioni del Paese hanno dato al settore vino. Tenendo conto che tra ortofrutta fresca e trasformata siamo il primo comparto dell’export agroalimentare col 21,5% dei 36 miliardi totali, pensiamo di meritare più attenzione anche per il peso occupazionale che il settore riveste nel Paese”. Salvi ha chiesto anche al ministro di essere presente a Fruitlogistica a Berlino dove gli italiani sono i primi espositori. Poi ha chiesto alle istituzioni di accompagnare le imprese dell’ortofrutta “nei momenti di apertura di nuove relazioni internazionali e di sostegno al sistema Paese nelle vetrine internazionali”. “Ribadiamo anche la necessità non più rinviabile di un’unica regia della gestione comunitaria degli accordi bilaterali per l’export nei Paesi terzi”. Poi biologico e sostenibilità. L’Italia è leader nelle produzioni sostenibili a livello mondiale: “La produzione integrata è nata qui da noi oltre 30 anni fa e il monitoraggio sui residui di fitofarmaci nell’ortofrutta non lascia dubbi col 60% di campioni che non presenta alcun residuo”. Ma le normative comunitarie in materia non sono omogenee e si creano situazioni distorsive della concorrenza fra le imprese dei diversi Stati membri dell’UE. “Un passo avanti è stato fatto con la costituzione presso il CSO di un tavolo fitosanitario tra Fruitimprese, Aci e Assomela che dialoga con i ministeri competenti”. “Attendiamo con fiducia un formale riconoscimento pubblico da parte del ministero di questo Tavolo attraverso una delega operativa che ci consenta di sviluppare tutta l’attività necessaria con tempi e risultati in linea con le esigenze della filiera”. Infine: prezzi, costi e responsabilità sociale ed etica. Occorre un confronto serio sui costi di produzione e sulla dinamica di formazione dei prezzi dal campo alla tavola. La filiera ortofrutticola – ha detto Salvi – “sconta ormai da Aprile 2016


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troppi anni una pressione sui prezzi e una lievitazione dei costi di produzione che la mettono fuori mercato sia nei confronti di altri Paesi Ue sia dei Paesi emergenti. E’ qui che si creano spazi per l’illegalità e fenomeni come il caporalato e il lavoro nero. Siamo convinti che l’istituzione della Rete del lavoro agricolo di qualità costituita nel 2014 possa essere l’inizio di un nuovo percorso quindi chiediamo al Governo che anche per le imprese di confezionamento e commercializzazione possa essere possibile iscriversi” . Però questa Rete, con meno dell’1 per mille delle imprese agricole iscritte, al momento è un esperimento fallito causa criteri e obblighi spesso assurdi che sono stati previsti: “Solo da un rapporto virtuoso tra pubblico e imprese può nascere uno strumento realmente utilizzabile”. Alla GDO Salvi ha chiesto maggiore collaborazione:

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“Non aspettiamo che esplodano le crisi delle pesche o dei pomodorini per fare progetti insieme”. Infine un appello: “La ripresa dipende da noi, però dobbiamo imparare a fare sistema con i fatti e non con le parole”. Il viceministro delle Politiche agricole Andrea Olivero ha in parte risposto ad alcuni dei temi sollevati da Salvi. Ha promesso impegno per alleggerire il peso burocratico sul settore (“come si sta facendo per il vino”) parlando di “sostenibilità burocratica”. Poi ha promesso l’impegno del Governo per il rilancio dei consumi attraverso campagne annuali anche d’intesa col ministero della Salute. “Al Vinitaly con gli altri ministri dell’agricoltura europei abbiamo parlato anche di ortofrutta – ha detto Olivero – e abbiamo concordato che le attuali misure di sostegno al settore nelle crisi sono lente e poco efficaci e biso-

gna intervenire agevolando i ritiri, estendendo lo strumento assicurativo e rafforzando in questo campo l’azione delle OP anche nelle azioni di promozione”. Internazionalizzazione: Olivero ha dato ragione a Salvi. “Avete ragione a chiedere di stare nella cabina di regia”. Poi sulla responsabilità etica e la Rete del lavoro di qualità: Olivero ha concordato che questo strumento non funziona per le troppe rigidità burocratiche , per le troppe clausole. Ha promesso l’intervento del Governo per migliorare la situazione (“dobbiamo far capire alle imprese quali sono i vantaggi effettivi di iscriversi alla Rete”) annunciando che la legge sul caporalato dovrebbe andare in porto entro l’anno. Su tutti questi impegni (promozione consumi, internazionalizzazione, barriere fitosanitarie, sostegno alle OP) vale quello che ha detto Salvi: attendiamo fatti.

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L’assemblea di Fruitimprese ha lanciato il dibattito sull’opportunità di una cabina di regia nazionale A margine dell’assemblea 2016 di FruitImprese si è sviluppato un dibattito sull’opportunità di creare una cabina di regia del settore in grado di fare lobby nei confronti della politica romana, delle autorità di Bruxelles e dei mezzi di comunicazione. A parlarne esplicitamente è stato Fabio Massimo Pallottini (nella foto), presidente di Italmercati Rete d’Imprese. “Ho particolarmente apprezzato – ha detto Pallottini – l’intervento del presidente Marco Salvi sulla necessità di dare finalmente all’ortofrutta il peso che merita nella politica agricola e agroindustriale italiana. Tuttavia servono per arrivare a questo risultato strumenti che oggi non ci sono, strumenti in grado di fare lobby a favore dell’intera filiera in sede di Governo, in sede comunitaria e nei confronti dei mezzi di comunicazione di massa. La filiera dovrebbe attrezzarsi in fretta in questa direzione. L’idea di una cabina di regia nazionale mi sembra oggi particolarmente importante da portare avanti insieme. Italmercati, per questo progetto, c’è perché esso andrebbe nella stessa direzione per cui ci siamo costituiti mettendo in rete i maggiori Centri agroalimentari italiani”. Il dibattito su questo argomento è stato acceso da un editoriale del direttore Frassoldati apparso sul nostro sito e subito apparso molto cliccato dai lettori. L’intervento di Pallottini ha dato il là ad altre prese di posizione. Gennaro Velardo, presidente dell’Unione Nazionale Italia Ortofrutta, ci ha scritto una lettera: "Noi di Italia Ortofrutta Unione Nazionale da tempo abbiamo aperto la riflessione sulle necessità strategiche del settore, da portare a sintesi attraverso azioni coordinate e programmate, per

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rispondere con efficacia e rapidità ai fabbisogni e alle esigenze di questo grande comparto agricolo italiano. Tuttavia non possiamo non evidenziare le differenze col vino, che è un prodotto che si conserva ed in cui le imprese possono trasferire tutta la loro ricerca di qualità e la loro immagine. L’ortofrutta è deperibile e, nella maggior parte dei casi, indifferenziata. Nel vino le grandi cantine, alla ricerca di identità territoriale e di tipicità, puntano a crearsi una immagine che a sua volta determina l’immagine complessiva del settore. Si instaura così un circuito virtuoso di emulazione da parte delle “firme minori” che si riflette nell’immagine che il vino italiano si è conquistato agli occhi del consumatore nazionale e mondiale. Nell’ortofrutta questo è più difficile per tanti motivi, che tutti conoscono e che qui non vale la pena di elencare, ed è per questo che il grande lavoro di rilancio deve partire da noi, dalle rappresentanze delle imprese che debbono fare una sintesi dei fabbisogni e definire la linea di indirizzo strategico per il settore ortofrutticolo. Noi la vorremmo chiamare “Federazione dell’ortofrutta” ovvero una sede di confronto strategico dove portare a sintesi sia gli argomenti da affidare alla politica, in modo

univoco e senza creare imbarazzi per la pubblica amministrazione con proposte divergenti come spesso è accaduto, ma soprattutto dove condividere alcune linee strategiche necessarie per un rilancio del settore che necessariamente deve fare delle scelte se vuole ritrovare slancio e competitività. Un luogo, un baricentro dove impostare politiche di lobby a favore delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione, del Governo, dell’Europa, dei media. Siamo consapevoli che serve una svolta e che questa svolta dipende solo da noi. Per questo noi diciamo: noi siamo qui, noi ci stiamo, non c’è più tempo da perdere". Sul punto è pienamente concorde anche Valentino Di Pisa, presidente dei grossisti rappresentati da Fedagromercati. “Ritengo che la partecipazione alla cabina di regia a livello nazionale della categoria degli operatori grossisti, elemento indispensabile ed essenziale per i mercati all’ingrosso, e degli altri attori della filiera, sia fondamentale per valorizzare il nostro settore ed i prodotti ortofrutticoli italiani, sia internamente che all’estero. È possibile infatti determinare un coordinamento strategico tra i vari attori, che mai come adesso deve realizzarsi il prima possibile, per acquisire un peso maggiore nei confronti delle istituzioni del governo e dell’Unione Europea. Deve essere una priorità di tutti fare sistema, sicuramente fra le imprese delle aziende grossiste ma soprattutto fra i diversi attori del processo agroalimentare per superare la frammentazione del nostro settore ed agire insieme nell’ottica di un bene collettivo, superando così l’immagine di secondo piano a cui ingiustamente è stata relegata l’ortofrutta”.

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FIERE. Fruit&Veg System cerca di proporre qualcosa di nuovo

Verona questa volta ce la fa Fruit&Veg System scalda i motori. Questa volta gli organizzatori ce l’hanno fatta. La manifestazione di Verona dedicata all’ortofrutta - forse più evento che fiera, ma con interessanti aspetti di novità - si fa. Il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani ci ha detto: "Questa edizione zero di Fruit&Veg System, sturt up che Veronafiere in collaborazione con Agrifood Consulting ha voluto creare per lo sviluppo del settore ortofrutticolo, riserva particolare riguardo a quegli aspetti che oggi rappresentano il reale valore aggiunto utile al comparto per professionalizzarsi sempre di più. Per tale ragione i tre giorni dell’evento sono specificatamente incentrati su macro temi quali logistica, innovazione di prodotto, certificazione di qualità, rapporto con la grande distribuzione, packaging e la profilazione sia degli intermediari che del consumatore finale. Il calendario degli appuntamenti è sicuramente di alto livello e mutua l’esperienza che Veronafiere ha già potuto mettere in campo con successo per il mondo vino con wine2wine. Una edizione che grazie al dialogo strategico con gli attori della filiera, sarà lo scenario migliore per fare in modo che l’Italia possa

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Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere

tornare ad avere un evento di richiamo internazionale per il settore ortofrutticolo, essendone già leader riconosciuta per la produzione”. Proprio la logistica è uno dei temi da cui ci aspetta di più da questo Salone neonato che ha luogo nella città scaligera dal 4 al 6 maggio. Il giorno 5, infatti, è stato battezzato Logistic Day e sarà gestisto da un ‘mattatore’ della logistica agroalimentare come Luca Lanini, docente di logistica e di supply chain management all’Università Cattolica di Piacenza e

Cremona. Lo scenario euro-mediterraneo che affronta il tema della logistica marittima al servizio degli scambi commerciali; il trasporto aereo e le crescenti opportunità offerte per l’export dei servizi deperibili, vera e propria sfida competitiva per l’Italia; le nuove tecnologie per la corretta gestione della catena del freddo per migliorare il valore aggiunto, infine, il tema della semplificazione normativa e dei controlli doganali con l’obiettivo di creare dei canali veloci per merci e documenti. Sono questi i quattro punti principali intorno ai quali si sviluppa la giornata interamente dedicata alla logistica. “La centralità di questo focus - spiega Lanini - è inevitabile dal momento che solo attraverso la corretta gestione della logistica si crea valore aggiunto e vantaggio competitivo. A maggior ragione sui mercati internazionali. In quest’ottica acquista rilievo anche lo spaccato che stiamo preparando sui sistemi portuali e aeroportuali per potere approfondire l’offerta di servizio, le esigenze e le prospettive che devono assicurare oggi il sistema di trasporto marittimo e aereo, le tecnologie applicate ai reefer container, i sistemi intermodali nonché il quadro norma-

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tivo legato, ad esempio, alle pratiche doganali”. La giornata si articolerà in 4 workshop, tavolo centrale con mini-presentazioni, scambi di opinioni, discussione, in perfetto stile Lanini. Ma sono numerose le iniziative che fanno pensare a una somma di eventi più che a una fiera tradizionale, un laboratorio si potrebbe dire. Il giorno 6, per esempio, a Fruit&Veg System sarà lanciato l’8mo Simposio Internazionale dell’Uva da Tavola che avrà luogo in Italia, tra Puglia e Sicilia, dal 3 al 7 ottobre 2017. “Quella con Agrifood Consulting è una collaborazione strategica – ha spiegato Vittorino Novello, professore ordinario di Viticoltura all’università di Torino nonché uno dei tre convener del Simposio – perché ci permetterà di presentare l’ottava edizione di questo appuntamento mondiale dedicato all’uva da tavola nell’ambi-

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Luca Lanini, coordinatore del Logistic Day a Verona

to di una vetrina internazionale che punta sulla qualità, sull’export e sulla necessità di fare sistema”. In questo senso a Verona, e per la prima volta, il mondo della ricerca tenderà una mano alla filiera dell’uva da tavola con l’intento - auspicato dagli organizzatori - di creare una sinergia, un momento di confronto generale in cui tutti gli attori del settore potranno dare un proprio contributo per segnalare temi, proble-

matiche, elementi di criticità e in genere per offrire spunti che saranno poi approfonditi nel corso della prossima edizione del Simposio. Sempre il 6 maggio si terrà un workshop dedicato al confezionamento dal titolo “Il Packaging che fa sistema, la competitività comincia dall’innovazione”. Si tratta di un momento di confronto tra i principali player del settore del packaging ortofrutticolo con l’obiettivo di individuare il nuovo ruolo che l’imballaggio assume nel mercato globale e nell’ambito delle nuove strategie di marketing ortofrutticolo orientate all’internazionalizzazione di brand, aziende e territori. Tra gli espositori c’è attesa. Maurizio Forigo, titolare della Roter Italia, riconosce che “la struttura e l’organizzazione si stanno impegnando molto”. Bene. Se son rose fioriranno.

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MERCATI. Nuovi servizi e nuova strategia a Verona

Da Veronamercato l’iniziativa di una cabina di regia scaligera Chi parla di crisi del ruolo e della funzione dei Mercati all’Ingrosso italiani non ne conosce a fondo la realtà. Almeno la realtà dei Mercati principali, attorno ai quali saranno destinati a ruotare i Mercati minori: è una realtà vivace e ricca di nuova progettualità. Questo è il caso di Verona, che tra i Mercati italiani rappresenta un’eccellenza per organizzazione complessiva, presenza di aziende commerciali insediate, rapporti internazionali, collocazione strategica. "Stiamo lavorando - afferma Gianni Dalla Bernardina, presidente della società di gestione per dare un volto nuovo a Veronamercato. Siamo con soddisfazione il terzo Mercato italiano ma non basta, vogliamo essere una realtà aggregatrice in grado da una parte, di fornire servizi innovativi e, dall’altra, di diventare un palcoscenico di eventi a ritmo ravvicinato. Il Mercato avrà al

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Il Centro Agroalimentare veronese intende promuovere una grande alleanza tra le istituzioni economiche del territorio e vuole offrire di più ai grossisti

Gianni Dalla Bernardina, presidente, e Paolo Merci, direttore di Veronamercato

suo interno la Borsa Merci di Verona, laboratori di analisi e stiamo lavorando per la presenza di un distaccamento del Nucleo Antisofisticazioni alimentari. Stiamo inoltre pensando ad eventi legati al business”. "Sulla fiera italiana dell’ortofrutta - prosegue Dalla Bernardina -

pensiamo anche noi che debba essere unica e con una grande impronta internazionale. Nello stesso tempo riteniamo che le capacità per fare questo non stiano solo da una parte. Se vogliamo la fiera unica dobbiamo gettare le basi di un percorso comune tra i soggetti in grado di realizzarla.

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L’IDENTIKIT DI VERONAMERCATO. Sono 430 mila le tonnellate di ortofrutta movimentate ogni anno Il Centro Agroalimentare di Verona sorge in prossimità delle principali vie di comunicazione a ridosso dell’asse autostradale Modena-Brennero e MilanoVenezia, del Cargo Center dell’aeroporto Valerio Catullo, del terminal ferroviario delle Ferrovie dello Stato, all’interno dell’area denominata Quadrante Europa, recentemente riconosciuto primo interporto europeo, al cui interno trovano sede alcune primarie società di autotrasporti. Il centro di Verona, raggiungibile direttamente attraverso la tangenziale, dista circa 10 km. Veronamercato Spa è la società che ha la proprietà e la gestione del Centro Agroalimentare di Verona. Costituita nel 1989, ha un capitale sociale di 34.543.557,15 euro. L’azionista di maggioranza assoluta è il Comune di Verona con il 75,16% delle quote, il secondo azionista è la Camera di Commercio di Verona con l’8,37. Il Centro Agroalimentare di Verona, operativo dal 28 aprile 2003, si estende su un’area di 550 mila metri quadrati e si colloca tra i primi Mercati all’ingrosso in Italia e al primo posto nel Veneto (seguono Padova e Treviso). Il Centro Agroalimentare è stato costruito beneficiando del finanziamento statale erogato ai sensi della legge 41/86. Tale finanziamento è stato totalmente rimborsato con il pagamento dell’ultima rata nel giugno 2013. Nel frattempo è stato acceso un nuovo mutuo con scadenza 2023 da rimborsare con rate semestrali dell’importo di circa 630 mila euro ciascuna. Il debito residuo ammonta a 9 milioni di euro. La società ha investito liquidità per un importo di circa 5 milioni di euro. L’attività prevalente nel Centro Agroalimentare di Verona è l’ortofrutta con una movimentazione annua di 430 mila tonnellate all’interno degli edifici Mercato Ortofrutticolo e piattaforme logistiche. Sono inoltre presenti altri immobili per la distribuzione di altre merceologie: ittico, latticini, prodotti agroalimentari biologici e fiori recisi. Rimane a disposizione un’area di 60 mila metri quadrati, edificabile al 50%, per progetti di sviluppo del Centro. La Società sta ricercando soggetti interessati ad insediare la propria attività distributiva in tale area. Veronamercato ha recentemente ultimato un nuovo sofisticato sistema di video sorveglianza che a breve sarà implementato con un sistema di controllo accessi innovativo di ultima generazione, per migliorare sempre di più il controllo delle operazione di mercato e la sicurezza degli utenti. E’ stata inoltre deliberata l’attuazione del progetto

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di copertura delle aree utilizzate dai dettaglianti per il carico dei prodotti acquistati in Mercato. Le nuove tettoie saranno pronte entro l’anno. Nel medio periodo Veronamercato provvederà a realizzare un progetto di chiusura del Mercato Ortofrutticolo nei punti esposti agli agenti atmosferici. Veronamercato è impegnata da anni in attività promozionali rivolte all’area business e al sociale. Per il 2016 Veronamercato è impegnata a sostenere il progetto Fruit&Veg System promosso da Veronafiere in collaborazione con Agrifood Consulting. Tale impegno consentirà alla Società di implementare un proprio progetto di marketing volto a sviluppare nuovi contatti con aziende, soprattutto estere, interessate a lavorare con Veronamercato. A tale proposito sono state individuate specifiche risorse per implementare al meglio l’attività di marketing e per consentire alla Società di rinnovare il proprio posizionamento nel settore dei Mercati all’ingrosso, sviluppando attività innovative. Per quanto riguarda l’aspetto sociale si evidenzia la prosecuzione del percorso formativo, iniziato nel 2007 e interamente progettato dalla società, che ha consentito di divulgare la campagna nazionale de “i cinque colori del benessere” unitamente alla promozione della produzione e del territorio locale. L’iniziativa, dal suo avvio sino ad oggi, si è concretizzata con l’accoglienza di oltre mille alunni all’anno, appartenenti alle classi elementari e medie inferiori, nei confronti dei quali sono state effettuate lezioni mirate in aula, accompagnate da visite guidate all’interno del Centro agroalimentare. Un’altra importante iniziativa sociale, avviata nel gennaio 2009 e in fase di continua crescita, riguarda le donazioni di frutta e verdura nell’ambito del progetto REBUS - Recupero solidale, che consiste nel ridurre la quantità di prodotti ortofrutticoli avviata ai centri di compostaggio, recuperando e valorizzando le merci rimaste invendute, che non hanno più un valore commerciale ma ancora idonee al consumo. Inoltre, c’è l’impegno di Veronamercato nella differenziazione dei rifiuti prodotti all’interno del Centro Agroalimentare. In collaborazione con AMIA Verona Spa e grazie all’impegno degli operatori concessionari e della Cooperativa di Servizi, è stato raggiunto l’ambizioso traguardo di oltre l’80% di differenziazione che vale il primato assoluto nazionale per tale attività nel settore dei mercati all’ingrosso. Sul tetto del Mercato Ortofrutticolo è stato realizzato un impianto fotovoltaico che si estende su una superficie di 60 mila mq e produce circa 1,8 Megawatt l’anno.

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Noi quest’anno a Verona, con Fruit&Veg System, gettiamo un seme. Siamo nello stesso tempo consapevoli che oggi sempre più bisogna fare squadra. Veronamercato su questo parte dal Sistema Verona. Abbiamo lanciato un protocollo d’intesa che, oltre a noi, coinvolge Veronafiere, l’aeroporto, l'interporto Quadrante Europa e la Camera di Commercio per fare sintesi su alcuni progetti che richiedono una cabina di regia territoriale. L’iniziativa è stata accolta positivamente ed è in corso di avanzata attuazione. Con il Sistema Verona alle spalle, potremo far valere le nostre ragioni a livello nazionale e anche all’estero perché Verona ha una forte vocazione internazionale. La globalizzazione dell’economia impone la necessità di sviluppare a tutto campo un serio processo di internazionalizzazione. Per questo abbiamo ritenuto indispensabile

raccogliere tutte le risorse disponibili sul territorio per avviare un nuovo percorso. Nella partita che si giocherà a livello fieristico poi, Verona e Veronamercato vogliono avere un ruolo. Del resto sul know-how fieristico Verona ha una valenza indiscutibile, come conferma il recente, rinnovato successo di VinItaly". "Dare un volto nuovo a Veronamercato - conclude il presidente Dalla Bernardina - per farla diventare una piattaforma erogatrice di servizi avanzati, non significa dimenticare gli operatori che sono i principali destinatari dei nostri servizi e della nostra atten-

Il mercato ospita 62 imprese grossiste e tutti i gruppi della Grande distribuzione locale

zione". "Fino ad oggi abbiamo curato al meglio la manutenzione del Centro e siamo l’unico Mercato in Italia a disporre di un sistema di gestione certificato secondo le norme UNI EN ISO 9001 (qualità), UNI EN ISO 14001 (ambiente) e BS OHSAS 18001 (sicurezza)”, afferma da parte sua il direttore generale Paolo Merci. “Quest'anno 1 milione e mezzo di euro saranno investiti per coperture che riparino clienti e fornitori, in particolare i piccoli dettaglianti, nelle aree di carico-scarico, dagli agenti atmosferici. Ma è arrivato per noi il momento di investire nel marketing, per fare di più e attrarre nuovi insediamenti. Per questo abbiamo sostenuto Fruit&Veg System, per questo abbiamo investito in Fruit Logistica 2016 portando la superficie di Veronamercato a 280 metriquadri, 70 mq in più rispetto al 2015”.

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Per sviluppare nuovi servizi di Mercato, la Società aderisce dal 2015 ad Italmercati, la Rete che riunisce i principali Mercati di interesse nazionale di Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma e Napoli, ed esprime un proprio rappresentante nel Comitato di gestione. Veronamercato offre già tutta una serie di servizi: logistica, movimentazione e trasporto delle merci, controllo merceologico, servizi legati alla spedizione delle merci, informazione sui prezzi e sulle quantità movimentate, pulizia e smaltimento rifiuti, raccolta differenziata, custodia e vigilanza, servizio bar e ristoro, servizi bancari, servizi informatici e telematici. Nello specifico, per quanto riguarda il controllo merceologico, Veronamercato è dotata di tecnici specializzati nel controllo della qualità dei prodotti ortofrutticoli secondo le norme comunitarie; il servizio è puntuale e procede integrato con gli interventi degli ispettori pubblici di Agecontrol e dalla Asl 20 di Verona. Con la recente acquisizione del 34% della Società Laboratorio Agroalimentare di Verona srl, Veronamercato è in grado di pianificare con risorse dedicate un ambizioso piano di sicurezza alimentare per i prodotti ortofrutticoli distribuiti all’interno del Centro. Si prevede di avviare il progetto entro il mese di giugno 2016. Il Mercato ortofrutticolo, dove operano 62 imprese concessionarie di vendita e tutti i gruppi della grande distribuzione organizzata locale, è il cuore del Centro Agroalimentare di Verona. Completano la funzione distributiva due piattaforme logistiche con servizio di frigoconservazione assegnate ad un operatore privato di servizi. La quantità annua di ortofrutta complessivamente movimentata nel Centro è pari a circa 430 mila tonnellate. I prodotti introdotti nel Centro Agroalimentare di Verona possono essere suddivisi in ortaggi (52,98%), frutta fresca (31,76%), agrumi

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(14%), frutta secca (0,75%), altro (0,39%). Dal Veneto proviene il 28,16% dei prodotti, dalla Sicilia 17,67%, dalla Campania 11,37%, dal Trentino Alto Adige 10,53%, dal Lazio 9,46%, dalla Puglia 8,91%, dall’Emilia Romagna 3,05%, dalla Calabria 3,57% dal resto d’Italia il 7,28%, dall’estero il 24,09%. L’ubicazione di Verona nel contesto geografico del nordest ha consolidato ormai da decenni il ruolo prevalente e indiscusso dell’attività di esportazione degli operatori veronesi. Attualmente la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli verso Germania, Austria, Paesi dell’Est e del Nord Europa assorbe circa il

Il network tra imprese punta sull’estero Veronamercato Network è una rete di imprese promossa da Veronamercato, di cui è capofila, costituita con 57 aziende commerciali del Mercato Ortofrutticolo. E’ nata con l'intento di fornire nuovi servizi alle imprese rivolti soprattutto all’internazionalizzazione. Nel gennaio 2016 Veronamercato ha dotato la Rete di un portale innovativo (Gas Portal) creato in collaborazione con Netspin srl, che consentirà alle aziende di usufruire di nuovi e moderni servizi web migliorando così le possibilità di lavoro, di rapporto e di conoscenza. Tra i servizi spicca soprattutto il nuovo collegamento con Cerved finalizzato ad accrescere il controllo sullo stato di solvibilità degli operatori acquirenti a garanzia delle operazioni commerciali di vendita dei prodotti. Coordinatore di Veronamercato Network è il grossista Marco Marrapese.

50% del quantitativo complessivamente movimentato nel Centro. Seguono la GDO locale (35%), i grossisti del nord Italia (10%), il piccolo dettaglio e canale Horeca (5%). Il settore dei generi agroalimentari misti rappresenta una tappa importante del percorso intrapreso da Veronamercato per ampliare la gamma dei prodotti merceologici offerti. All’interno del padiglione operano aziende che annualmente distribuiscono 4.500 tonnellate di prodotti ittici, 2.000 tonnellate di prodotti biologici, 13 mila tonnellate di latticini e un milione 700 mila fiori recisi. Nel settore direzionale di Veronamercato trovano sede le principali organizzazioni di categoria del mondo agricolo (Coldiretti, Confederazione Italiana Agricoltori, Confagricoltura), le organizzazioni degli operatori commerciali presenti sul territorio (Fedagro Verona e Fruit Imprese Veneto), l’Agecontrol, tre agenzie specializzate in import-export di prodotti ortofrutticoli, un’organizzazione di produttori, l’ordine degli agronomi e liberi professionisti agronomi. L’edificio che accoglie i servizi direzionali è dotato di un nuovo e moderno centro congressi con una capienza di 250 posti ed è diventato luogo di confronto della filiera con l’obiettivo di proporsi come sede ideale di relazione e dibattiti per tutto il sistema agroalimentare. Il prossimo giugno si insedierà nel Direzionale la Borsa Merci della Camera di Commercio con la prospettiva di completare la mission commerciale del Centro agroalimentare. Nei giorni liberi dalle contrattazioni di borsa, i locali saranno utilizzati per promuovere incontri b2b tra operatori commerciali coinvolgendo importanti buyers provenienti dai Paesi esteri, al fine di incrementare lo sviluppo imprenditoriale delle aziende del Centro e del territorio e di creare in tal modo quella che potremmo definire una 'Città dell’Agroalimentare’. Aprile 2016


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L’INTERVISTA. Parla il presidente del Quadrante Europa di Verona

Frutta sul treno: si può L’invito a utilizzare il mezzo ferroviario per l’ortofrutta non parte solo dal Piemonte. Anche a Verona ci sono gli strumenti per offrire da subito un servizio di trasporto ferroviario, per esempio, dalla e per la Germania, ma non solo. Ne abbiamo parlato con il presidente di uno dei poli logistici di eccellenza del nostro Paese, Matteo Gasparato, alla guida dell’interporto Quadrante Europa di Verona. Ecco domande e risposte. Presidente, quali sono le maggiori novità riguardanti l'Interporto Quadrante Europa? "La sintesi estrema delle novità è una non novità nel senso che il Quadrante Europa è stato riconfermato (dopo il quinquennio 2011-15) dalla DGG, società degli Interporti tedeschi, come primo Interporto d'Europa. Conferemando così il ruolo di leader europeo di Verona, sia in termini di

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La struttura intermodale veronese eccelle in Europa. Collegamenti quotidiani con la Germania con possibilità di far salire i semirimorchi stradali sulla ferrovia

Matteo Gasparato, presidente dell’interporto Quadrante Europa

infrastutture che di servizi che vengono erogati. In un'area, quella dell'Interporto veronese, nella quale lavorano quasi 13 mila adetti fra diretti ed indiretti, oltre 120 operatori fra i più importanti a livello internazionale. Una città delle merci dove la logistica tradizionale (quella del magazzino fornito dalla gomma), l'intermodalità ferro-gomma e l’e-commerce trovano terreno fertile. Ciò a tutto vantaggio del mercato e di chi fa impresa in un ambito, quello della logistica e dei trasporti, che riveste e rivestirà un ruolo sempre più decisivo nel contesto di una economia globalizzata, a tutto vantaggio delle performance economiche dell'Italia, che ha una

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ATTUALITÀ

vocazione logistica storica e importante". Ci può fornire in particolare i dati salienti del traffico e i risultati economici dell'attività in Quadrante? "Il primo dato è un record assoluto. Nel senso che nel 2015 il Quadrante Europa ha visto lavorati oltre 15.000 treni, la quasi totalità di tipo combinato. Un record come detto assoluto che colloca il Quadrante Europa leader in Italia per lo sviluppo dell'Intermodalità. Oltre il 30% dell'intermodalità italiana si svolge in Quadrante Europa. 28 milioni sono state le tonellate di merci trasportate; delle quali oltre 8 milioni solo con la modalità ferroviaria. Le UTI ( unità di trasporto intermodale ) trattate solo con la modalità ferro sono state oltre 400 mila pari a circa 713 mila TEU ( il container di 20 piedi). Verona così, sulla base di questo ultimo dato si colloca come il 5° porto italiano ( pur essendo un in-land port). A Verona poi, nel solo ambito del Centro Spedizionieri, ove si concentra la logistica classica, si contano 80 mila ingressi-uscite al mese di mezzi pesanti. "Dal punto di vista dell'economia prodotta, un solo dato su tutti. La movimentazione ferroviaria dei treni su tratte transnazionali muove fatturati sull'ordine dei 200 milioni di euro - anno. Autorevoli stakeholders hanno comunque quantificato in oltre il miliardo di euro il totale del fatturato annuo che la 'macchina Quadrante Europa' produce dai soli puri servizi erogati. Non dimenticando da sola Volkswagen Group Italia, insediata in Quadrante Europa già dai primi anni 90, dichiara fatturati di circa 4 miliardi di euro anno". Verona polo logistico importante, non solo a livello nazionale, per ormai antica tradizione, quali prospettive ha davanti e quali potrebbero essere i meccanismi per portare a un ulteriore

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sviluppo questa vocazione? "Esatto. Sul mercato Italia Verona è induscusso leader. Ma la vocazione di Verona è da sempre transanazionale. E' posta su un incrocio dei corridoi delle merci riconosciuto a livello europeo come strategico. E' punto naturale di intersezione dei traffici e pertanto è assolutamente primario guardare al futuro in termini di sviluppo. Verso l'Europa il corridoio del Brennero non potrà non vedere slancio dal tunnel ferroviario. Sarà un'opera talmente strategica che consentira di poter raddoppiare la capacità di trasporto ferroviario delle merci lungo il tragitto Monaco di Baviera Verona ovvero lungo il corridoio Scandinavia - Mediterraneo. Quest'opera completata dall'alta velocità e alta capacità consentirà di vedere transitare da e per Verona treni da 750 metri (gli attuali sono di 500 metri) con un indubbio vantaggio competitivo per chi intenderà affidare le merci al treno (con costi paragonabili il mercato potrà trasportare circa il 50% in più di merci). Verso l'Italia di sfruttare l'adeguamento infrastrutturale che l'alta velocità ed alta capacità apporterà a Verona, insieme con la possibilità di lavorare treni da 750 metri, per intercettare i traffici provenienti dai porti italiani. Sarà fondamentale, in termini di sviluppo, adeguare i nostri porti ad una logistica moderna che consenta di uscire da un porto con un treno diretto verso hub transnazionali (come Verona) per il rilancio delle merci sia a livello nazionale che internazionale. Verona ed il sistema dei porti italiani o almeno quelli vicini a Verona stessa, debbono poter competere con Rotterdam, Amburgo, Anversa. Per farlo necessitano di infrastutture adeguate e capacità di gestirle in maniera efficiente. Cioè come Verona ha dimostrato di saper fare, da tempo, in Quadrante Europa”. Quali sono i rapporti, se esistono, tra Quadrante Europa e Verona-

mercato? Più in generale: il trasporto tramite container frigo dell'ortofrutta e degli altri alimenti freschi può vedere coinvolto l'Interporto Veronese? "Si tratta di convincere gli operatori che fanno business nell'ambito dell'ortofrutta e della sua logistica distributiva che i tempi sono maturi per poter utilizzare la modalità ferroviaria per il trasporto dei loro prodotti. Dimenticando le difficoltà organizzative dei tempi passati quando affidare alla ferrovia un trasporto frigo rappresentava un'azzardo. Che tempi di reso? dove imbarcare? con che mezzi? Oggi il trasporto combinato a treno completo (navette intermodali su tratte trasnazionali) vede tempi di reso certi. Per esempio, su tratte Verona - Monaco di Baviera e Norinberga si lavora con frequenze A - B. Ossia si imbarca il giorno A e si è in distribuzione a Monaco o a Norimberga il giorno successivo il B (e viceversa), disponendo allo scopo di semirimorchi frigo che dal punto di vista della flessibilità non trovano confronto. Nessun altro strumento di trasporto è più economico e flessibile. Peraltro potendo utilizzare, da parte degli operatori gli stessi, semirimorchi stradali (quelli che usano tutti i giorni ) e non quelli specificatamente costruiti per l’interzonale. Certo che per attivare tutto ciò si necessita di un ambito adatto. Bene a Verona Quadrante Europa c'è tutto ciò e la Verona Mercato è Verona Quadrante Europa. Fa parte del sistema Quadrante Europa e quindi i suoi operatori possono disporre di impianti intermodali dotati di questa tecnologia, collegati con i mercati internazionali tedeschi con il modello A-B, con frequenze pluri-quotidiane. Solo su Monaco di Baviera si contano 5 treni giorno nelle due direzioni. Come detto bisogna solo aiutare gli imprenditori a compiere scelte non più azzardate ma calcolate, efficienti, a vantaggio del mercato e della sua competitività". Aprile 2016


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Riunito il gruppo di contatto tra Francia, Spagna e Italia

Mele: richieste all’Europa L'8 aprile l’Italia ha organizzato e ospitato il Gruppo di contatto Mela tra Italia, Francia e Spagna. L’incontro, cui hanno presenziato i rappresentanti del ministero delle Politiche Agricole e dell’Ambasciata di Spagna in Italia, è stato organizzato con l’ausilio di Assomela ed è stato ospitato dal Consorzio Melinda. All’incontro hanno partecipato 23 delegati dei Paesi coinvolti. L’occasione è stata preziosa per analizzare diversi problemi comuni per i produttori di mele di

Italia, Francia e Spagna che, pur essendo “pre-commerciali”, sono però strategici per la competitività dei consorzi e dei produttori. Innanzitutto, come sottolinea una nota di Assomela, si è presentata e analizzata la situazione di mercato e le prospettive in vista della conclusione della stagione. Ne emerge una situazione leggermente migliore rispetto al 2014-15, ma comunque difficile e condizionata dalla forte produzione europea del 2015, dall’embargo russo, che ha inciso maggiormente rispetto allo scorso anno intaccando in maniera sensibile la capacità di esportazione della Polonia costretta a cercare sbocchi altrove, ma anche dal peggioramento della situazione geopolitica ed economica di diversi Paesi del Nordafrica. A fronte di questi aspetti, è emer-

sa molto forte la richiesta di una maggiore incisività della Commissione Europea e dei rispettivi Ministeri competenti nell’apertura di nuovi mercati. Alla base dei ragionamenti si è richiamato con forza il concetto di reciprocità. L’attenzione delle autorità europee, a opinione generale, è ritenuta infatti eccessivamente favorevole all’importazione in Europa senza equilibrate contropartite in termini di esportazione dall’Europa verso i Paesi terzi. Si è quindi concluso con un’analisi comparativa tra sostanze attive e fitosanitari ammessi in Italia, Francia e Spagna che ha messo in evidenza un quadro con notevoli differenze - a seconda dei casi - a favore o sfavore di ciascuno dei Paesi. Un richiamo è stato fatto riguardo alle pressioni sui temi della salute e dell’ambiente.

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Insieme lavoriamo ogni giorno per consolidare la vostra presenza sui mercati esteri, attraverso un’ampia rete di contatti selezionati in tutto il mondo. I nostri punti di forza sono: la conoscenza delle dinamiche commerciali internazionali; la passione per la comunicazione specializzata; la competenza nel controllo della catena del freddo. Al servizio di chi ama la terra.

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MONDO

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LE NOSTRE INIZIATIVE. Parte il 5 giugno la missione economica

Obiettivo Kazakistan Omnibus Comunicazione, società di servizi del Gruppo Editoriale Gemma Editco - Corriere Ortofrutticolo, organizza la prima delle tre missioni del 2016 con méta il Kazakistan dal 5 all'11 giugno. Il Paese è un interessante mercato per l’ortofrutta, è in crescita economica e la presenza italiana, ancora molto limitata, ha opportunità per crescere nel commercio tradizionale e nella grande distribuzione moderna, in forte sviluppo. In Asia centrale, il Kazakistan è grande quanto l’Europa, confina con la Russia a nord e la Cina a sud-est. Ha 18 milioni di abitanti e due città di riferimento: la capitale Astana (870 mila abitanti) a centro-nord e Almaty (1 milione 600 mila) a sud-est, non lontana dal confine cinese, che saranno entrambe toccate dalla missione che si avvalerà di una guida locale, di interpreti e accompagnatori,

Il Paese dell’Asia centrale sta diventando un mercato interessante per l’export ortofrutticolo italiano. Cresce la grade distribuzione organizzata

Frutta a Interfood, Almaty

e permetterà di entrare nei gangli vitali del commercio ortofrutticolo locale. Il Paese è in pieno sviluppo e con l’aumento del reddito sale il potere d’acquisto della popolazione. Per questo si stanno sviluppando centri commerciali e catene di su-

permercati. E’ attivo ad Almaty (la vecchia Alma Ata) un grande mercato all’ingrosso con operatori che acquistano ortofrutta dall’estero e sono fornitori dei distributori non sempre in grado di fare importazione diretta. Circa il 9% dell’ortofrutta è venduta nella GDO ma questo dato è destinato a salire rapidamente. Dall’Italia il Kazakistan importa soprattutto kiwi, pere, mele, uva da tavola e limoni che, di solito, raggiungono il Paese dopo 10-12 giorni di camion dal Norditalia. Sono attive dall’Europa alcune linee air-cargo per carichi misti destinati all’horeca e insalatine in particolare. Da Francoforte parte quattro volte alla settimana un volo della Air

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MONDO

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Astana. L’aeroporto della capitale kazaka è attrezzato a ricevere carichi refrigerati. La missione ha durata dunque di 6 giorni viaggio compreso. Partenza nel pomeriggio di domenica 5 giugno con scalo a Istanbul e ritorno nel fine settimana successivo. Vengono toccate Almaty, che è il più grande centro del commercio ortofrutticolo kazako, e la capitale Astana. Ad Almaty interessanti i contatti previsti nel principale mercato all’ingrosso del Paese, Altyn Orda, in fase di modernizzazione grazie ad una società privata con forti agganci nella GDO locale. Sempre ad Almaty la delegazione incontrerà buyer della GDO e visiterà punti vendita: da Ramstor a Magnum, Interfood, Esentai, oltre che Metro e Carrefour. L’apertura di una grande superficie del colosso francese della distribuzione ad Almaty è recentissima. Carrefour ha spostato in Kazakistan uno dei suoi migliori manager presenti in Cina e si prepara ad aprire un secondo punto vendita nella capitale Astana. Qui la delegazione si sposterà con un volo interno per avere contatti con catene come Galmart e Kenmart che offrono uno spaccato dell’alto livello raggiunto dalla GDO kazaka. Sempre nella capitale - una città modernissima, una specie di Dubai dell’Asia Centrale - la missione toccherà il grande polo logistico Meva e visiterà la nuova iniziativa chiamata ‘Food City’ che sta sostituendo il vecchio mercato all’ingrosso. Sono previsti incontri business in albergo con grossisti e importatori di altre città. Una pre-missione avvenuta a fine marzo, ha permesso di mettere a punto anche nei dettagli il programma del 5-11 giugno. Fino a 7-8 anni fa le importazioni di ortofrutta in Kazakistan avvenivano esclusivamente attraverso la Russia, ora - anche se permane l’influenza di alcuni operatori di San Pietroburgo - crescono le importazioni dirette, in solo transito dalla Russia o via aerea.

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Sial 2016, l’Italia primo espositore estero a Parigi L’Italia sarà il primo Paese espositore, dopo la Francia, al SIAL 2016 in calendario a Parigi dal 16 al 20 ottobre prossimi. Nicolas Trentesaux, direttore di SIAL Network, che ha illustrato le caratteristiche del Salone dell’Alimentazione parigino durante una conferenza svoltasi il 21 aprile a Milano, sta lavorando con il suo staff su circa 800 aziende italiane. Si stima un aumento del 30% relativamente alle presenze dal nostro Paese. Oltre a stand individuali, SIAL 2016 potrà contare sulla presenza dell’ICE e delle Regioni (in particolare Liguria, Trentino Alto Adige, Puglia). L’obiettivo è comunque quello di aumentare la presenza di stand individuali da parte delle aziende. Gli organizzatori prevedono un aumento significativo del settore ortofrutta all’interno del Salone, in particolare per quanto riguarda alcuni ortaggi, i funghi e l’ortofrutta conservata. Oltre mezzo secolo fa, il Salone Internazionale dell’Alimentazione (SIAL) si era fissato l’obiettivo di essere il più importante network mondiale di fiere professionali dell’alimentazione. Il successo preannunciato della prossima edizione a Paris Nord Villepinte – si prevedono 7.000 espositori per l’85% internazionali – conferma che questo appuntamento biennale è diventa-

to il luogo d’ispirazione e d’incontro irrinunciabile dell’industria agroalimentare. Il luogo dove è presentata l’alimentazione di oggi e dove s’inventa quella di domani. I Paesi rappresentati al Salone francese saranno 104. Le presenze più forti a livello di espositori, dopo la Francia, si avranno da Italia, Cina, Spagna, Turchia e Belgio. Anche se il settore ortofrutta non è nella ‘top 5’ merceologica, esso resta un elemento importante di attrazione per l’emergere di frutta secca, piccoli frutti e prodotti di quarta gamma in grado di allargare i consumi ortofrutticoli nel mondo del trasformato, del congelato, del dolciario e in generale per un allargato uso in cucina. Tra i visitatori professionali prima piazza per il retail/commerce, seguono l’industria alimentare e i servizi al settore. Sono attesi 156 mila visitatori di cui il 71% internazionali. Saranno lanciati duemila nuovi prodotti. “SIAL Paris rappresenta una piattaforma unica d’ispirazione che permette di testare nuovi mercati, lanciare nuovi prodotti ed incontrare i principali operatori del settore per discutere delle sfide future”, ha affermato a Milano il direttore di SIAL Network, che sviluppa eventi, oltre che a Parigi, in Canada, Brasile, Abu Dhabi, Cina, Filippine e Indonesia.

Il 2016 è un anno speciale perché si celebra il 25° anniversario dell’indipendenza dalla Russia e coincide con il potenziamento dei piani di sviluppo governativi che rendono più interessanti le relazioni d’affari con il Paese. La missione è rivolta alle aziende ortofrutticole italiane desiderose di allargare i propri orizzonti e mercati di riferimento. E si inseri-

sce in un filone di attività che Omnibus ha sviluppato a partire dal 2011 con la creazione del servizio Int.B.Service che sta per International Business Service. La società, pur mantenendo l’attività di comunicazione, si è quindi specializzata nel marketing e nella business promotion a livello internazionale con incarichi anche da Paesi stranieri.

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MONDOFLASH GERMANIA

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FRANCIA

Rewe segna insieme a Penny una crescita record

Sopexa apre un ufficio sull’Africa

Con 52,4 miliardi di euro (+3,7% sul 2014) nell’anno finanziario 2015 il gruppo tedesco Rewe ha registrato il miglior risultato operativo dalla sua creazione “superando in modo significativo le previsioni per l’anno finanziario” come ha dichiarato il Ceo Alain Caparros alla presentazione dei risultati a metà aprile a Colonia. Rewe, che ha interessi nella Gdo come nel turismo, ha dichiarato un ‘ebita' di 587 milioni di euro (+12%) e un fatturato in crescita del 2,6% in Germania e del 6,8% negli altri Paesi in cui opera (Italia con il marchio Penny, Francia, Austria, Svizzera ed Europa dell’Est). L’utile si aggira sul 22%. Penny, il “braccio” discount di Rewe ha generato un fatturato di 4,1 miliardi di euro nei cinque Paesi in cui è presente al di fuori della Germania (Italia, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Romania) con una crescita del 4,2%. È cresciuto anche in Germania, un mercato fortemente competitivo, del 2,8% a 7 miliardi di euro, quando la crescita del segmento è stata l’anno scorso solo dello 0,3%. Sul fronte retail in Germania i punti vendita dell’azienda hanno registrato un 4,4% in più nelle superfici di grande estensione e del 10,6% nei pdv medi. Il fatturato dei supermercati Rewe (sia a gestione diretta sia in franchising) è aumentato del 5,5% sul 2014. Una crescita superiore alla media del settore, ma che specie in Germania ha tratto beneficio dall’aumento della spesa dei consumatori, particolarmente nell’ultimo trimestre del 2015. Ma secondo la società anche i numerosi investimenti impiegati nell’ammodernamento della rete (sono stati investiti 1,3 miliardi di euro) hanno portato a questi risultati straordinari.

Con un tasso di crescita del 4,9% in Marocco nel 2015 e una prospettiva di crescita del 4,2% nell’Africa subsahariana per il 2016, il continente africano è diventato un mercato attrattivo per le aziende dell’agroalimentare. Per questo i francesi di Sopexa hanno dato vita a Sopexa Africa. Guidata da Hassan Sefrioui, Sopexa Africa avrà come obiettivo quello di accompagnare i clienti dell’agenzia nelle azioni che riguarderanno tutto il continente africano e di sviluppare l’attività in Marocco, Algeria, Cameroun, Costa d’Avorio, Nigeria e Senegal.

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SVEZIA

Campagna shock per favorire il biologico Uva da tavola convenzionale, quindi trattata chimicamente, posizionata sullo stesso scaffale dei prodotti per la pulizia della casa: questa è la campagna shock adottata da un supermercato svedese per incoraggiare i consumatori ad acquistare prodotti biologici ed ecologici. “Abbiamo scelto di non vendere le uve convenzionali ma di posizionarle su tali scaffali per mostrare quanti prodotti chimici ci sono su di esse”, ha dichiarato Joakim Skotte, responsabile del supermercto situato a Täby, città della contea di Stoccolma, che ha aggiunto: “Ci sono un sacco di sostanze chimiche nelle uve e allora perché non metterle insieme agli altri prodotti chimici?”. Alla domanda sul perché nel supermercato fossero ancora in vendita prodotti di pulizia convenzionali, Skotte ha risposto che “sta semplicemente cercando di affrontare un problema per volta”. In Svezia il consumo di frutta, in

particolare di uva da tavola e banane, è molto elevato tra i bambini. Secondo il responsabile del supermercato bisogna rendere consapevoli i genitori sugli acquisti che fanno per i propri figli e campagne del genere potrebbero essere di aiuto. Un’attività promozionale del bio decisamente a forte impatto ma che, a nostro parere, va a screditare il duro lavoro dei molti produttori di uva convenzionale (italiani e non), che quotidianamente si impegnano nel rispetto dei rigidi regolamenti che vengono loro imposti.

RUSSIA

Corridoio verde alla Serbia per la frutta La Russia ha offerto alla Serbia la creazione di un “corridoio verde” per i prodotti agricoli, affinché tramite procedure doganali semplificate possano raggiungere più velocemente il mercato russo. Secondo le stime di Evica Mihaljevic dell’associazione Plodovi Srbije, l’apertura dei confini per i prodotti agricoli serbi contribuirà a velocizzare le procedure di esportazione e ridurre i costi di trasporto, aumentando la competitività delle merci agricole serbe. Secondo Mihaljevic, questa soluzione permetterà il trasporto più rapido dalla Serbia alla Russia, evitando le lunghe attese alle dogane. Il prodotto agricolo maggiormente esportato in Russia sono le mele, ma vi è un forte aumento nella domanda di pere, pesche e prugne. Negli ultimi anni, le esportazioni serbe verso la Russia sono rapidamente aumentate, salendo dagli 80 ai 300 milioni di dollari. Nei primi 11 mesi del 2015 l’esportazione di mele dalla Serbia ha raggiunto le 132 mila tonnellate, un significativo aumento rispetto all’anno precedente quando erano pari a 107 mila. Aprile 2016


SCHEDA PRODOTTO S

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Emanuele Zanini Il mercato della IV gamma mantiene il segno più. All’orizzonte però compaiono alcune nubi che fanno presagire un 2016 tutt'altro che semplice per il comparto delle insalate e altra ortofrutta lavata pronta al consumo. L’anno è infatti iniziato con segnali non troppo positivi. Tuttavia il 2015 ha chiuso sul 2014, sulla base dei dati Nielsen, con vendite a valore di prodotti a IV gamma cresciute del 3% (raggiungendo quota 720 milioni di euro con un incremento di oltre 17 milioni di euro in un anno) e del 2,8% a volume (per un totale di 96 mila tonnellate). Da un'analisi sul periodo 20132015 di Ismea su dati Market Track Nielsen, che focalizza le vendite di prodotto confezionato (peso fisso EAN) presso la Distribuzione Moderna (iper, super e liberi servizi), discount e grocery (superfici inferiori a 100 metri quadri), gli acquisti di ortaggi di quarta gamma nel 2015 sono invece aumentati del 2,3% rispetto al 2014 mentre la spesa è cresciuta del 2,2%, dopo la frenata del 2014 (-2,4% rispetto al 2013). I prezzi medi invece sono rimasti sostanzialmente stabili. Analizzando le referenze, le insalate sono nettamente il prodotto più acquistato costituendo il 75% delle vendite di ortaggi di IV gamma. Seguono a grande distanza la rucola con il 9% e quindi spinaci, carote, bietole, funghi, cavoli, aromi e minestroni. Nel 2015 si è assistito ad un aumento degli acquisti di tutti i principali prodotti orticoli di IV gamma rispetto all'anno precedente. La spesa per sole insalate di IV gamma è cresciuta dell'1,1%, beneficiando anche di un lieve aumento dei listini medi di queste referenze (+0,5%). Per la rucola Aprile 2016

Il punto sul mercato con quattro protagonisti. Dalle loro dichiarazioni emerge la grande vivacità delle aziende sul piano dell’innovazione di prodotto

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Partenza difficile nel 2016 ma il settore è vivo e creativo

Laura Bettazzoli di Bonduelle e Valerie Hoff di La Linea Verde

l'incremento della spesa rispetto al 2014 è stato del 3,4% trainato dall'aumento dei volumi esitati (+2,3%) e anche da quello dei listini medi (+1,3%). Per gli spinaci l'aumento della spesa è stato del 5,8% dovuto principalmente all'incremento dei quantitativi acquistati (+5,3%). Infine, per le carote è stato registrato un +5,6% della spesa a fronte di una riduzione del 4,4% del prezzo medio ed un +10,5% dei volumi venduti. Da tenere in considerazione le verdure da cuocere (+ 6%) e le crudité (+ 11.3%). Tuttavia Il segmento con le migliori performances nel 2015 è senza dubbio quel-

Restano dei margini per allargare il mercato a quei consumatori che non acquistano con regolarità i prodotti di IV gamma

lo delle ciotole con condimento: nonostante i volumi realizzati siano minimi (siamo nell'ordine di 1.200 tonnellate su 96 mila totali per la IV gamma) a volume questo segmento vola a +34,6% sul 2014. Tra i prodotti emergenti di IV gamma si segnala l'incremento degli acquisti per aromi, minestrone, zucche, germogli, carciofi e broccoli. Per il settore però il primo trimestre del 2016 ha riservato amare sorprese con una battuta d'arresto che segna a marzo un calo compreso tra il 2 e il 2,5% a valore con perdite per 4 milioni di euro (a volume il trend tiene con un +0,4%), con le insalate pronte tra i prodotti che soffrono di più e un incremento delle perdite nell'ultima parte dei primi tre mesi di quest'anno. La conferma di questo andamento non proprio positivo arriva da alcune delle principali realtà del settore, abituate a performance www.corriereortofrutticolo.it

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migliori negli ultimi anni, ad andamenti che macinavano risultati sempre brillanti. Le aziende meglio organizzate tuttavia sembrano accusare meno il colpo della decrescita. Per Bonduelle il passo falso di inizio 2016 si può giustificare in parte da una maggior attenzione dei consumatori italiani nell'ottimizzare la spesa. Concentrandosi tuttavia sui numeri sviluppati nel 2015 i risultati parlano di “un incremento del numero di italiani che inseriscono con regolarità le referenze di IV gamma nel carrello della spesa”, spiega Laura Bettazzoli, responsabile marketing di Bonduelle. “Il parco acquirenti, infatti, è arrivato a 19 milioni di famiglie. Innovazione continua e investimenti in comunicazione al consumatore hanno permesso di far crescere non soltanto il settore in generale, ma anche la marca Bonduelle, e a un ritmo ancora più veloce del mercato: 8% in valore e 4% in volume”. “Bonduelle investe molto in innovazione di prodotto e ricerca in agricoltura cercando di comprendere e anticipare i bisogni dei consumatori finali”, spiega Bettazzoli. “Recentemente abbiamo lanciato le Zuppe Bonduelle, create dalla nostra ricerca e sviluppo e la Carta delle Insalate dove, attraverso la consulenza di uno chef altamente qualificato, abbiamo creato mix di insalate da abbinare a diversi piatti principali. Il packaging nelle referenze di IV gamma è ormai considerato un fattore fondamentale nella scelta dei prodotti a scaffale: il consumatore, infatti, presta molta attenzione alla sostenibilità dei prodotti che acquista. Non solo Bonduelle utilizza pack riciclabili al 100%, ma ha lanciato sullo scaffale di IV gamma anche il primo e unico pack di carta riciclabile al 100% nella gamma Le Insalatine degli Agricoltori”, aggiunge la manager, che rileva come sulla frigoconservazione e la shelf life del prodotto è stata cruciale l'entrata in vigore della normativa di www.corriereortofrutticolo.it

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Fabio Ronco di Ortoromi

settore che ha migliorato la qualità di tutta la produzione. Anche per La Linea Verde il 2015 è stato un anno positivo chiuso con un fatturato di 210 milioni di euro (+7% sul 2014) sviluppato per il 30% all'estero grazie anche alle ottime performances delle filiale spagnola Vegetales Línea Verde Navarra inaugurata nel 2008. Innovazione e sviluppo del packaging sono tra i drivers cardine della politica aziendale. “Bisogna realizzare e proporre prodotti buoni che incontrino il favore dei consumatori anche più esigenti”, spiega Valerie Hoff, direttore marketing de La Linea Verde. “Puntiamo a proporre prodotti in grado di rispondere alle esigenze dei consumatori per facilitarli a seguire un’alimentazione sana e genuina basata sul consumo quotidiano di frutta e verdura. Il packaging (tutti i pack del gruppo sono riciclabili) offre l’opportunità di veicolare chiare informazioni direttamente al consumatore finale. Altro fattore fondamentale la praticità d’uso: abbiamo ciotole adatte al mi-

Il mercato chiede sempre più prodotti alternativi e sfiziosi con ricette sempre più elaborate

croonde per le zuppe, anche monoporzioni, e poi kit di servizio con posate, tovaglioli e condimenti”. Diverse le novità de La Linea Verde per il 2016 “con il lancio di molti nuovi prodotti, sia per quanto riguarda i primi piatti pronti, sia per le insalatone arricchite DimmidiSì con un ampliamento delle referenze di insalate fresche in busta pronte al consumo”, annuncia Hoff. “Lanceremo anche alcune referenze di insalate tematiche, come L’Insalata Divertente, nata l’anno scorso dalla partnership con Gardaland e riproposta quest’anno sulla scia del successo della scorsa edizione limitata”. I numeri ottenuti nel 2015 sono confortanti pure per Ortoromi che con i 76 milioni di euro di fatturato sviluppati (di cui il 9% all'estero) ha segnato un +13% sull'anno precedente chiuso a 69 milioni (nel 2013 era a 65 milioni). Segnali più che positivi anche per questa prima parte di 2016, con un +13%. Nel primo trimestre 2016 ancora meglio hanno fatto le ciotole “ready to eat” passate da un +35% a un +45%. La parola d'ordine per rimanere competitivi è innovazione e ricerca: “Il mercato ci chiede sempre di più prodotti alternativi, sfiziosi e con ricette sempre più elaborate”, spiega Fabio Ronco, direttore vendite dell'azienda veneta. “Il team ricerca e sviluppo sta portando avanti diversi progetti, che lanceremo prossimamente. Anche se al momento non possiamo anticipare nulla, l’obiettivo anche in questo caso è valorizzare la proposta a scaffale, andando a intercettare interessanti target di consumatori”. Tra i lanci più recenti da sottolineare la nuova linea di insalate IV gamma biologiche Insal’Arte, 4 referenze (lattughino, rucola, misticanza e mista) in vassoio con un pack dedicato. “L'obiettivo – spiega Ronco - è quello di arricchire le proposte bio a scaffale, dove riteniamo ci sia del potenziale vista l’imporAprile 2016


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Un prodotto innovativo di Bonduelle e, a destra, una confezione in vaschetta di La Linea Verde a marchio Dimmidisì

Vaschette Ortoromi a marchio “Cuor di gusto” con insalte, formaggi, frutta secca. A destra, una zuppa di Zerbinati

tanza che questo segmento ricopre oggigiorno. Abbiamo poi lanciato una nuova ciotola in comarketing con Auricchio, una base vegetale di valerianella, lattughino rosso e indivia scarola con originali cubetti di Auricchio piccante. L’obiettivo è quello di impreziosire lo scaffale delle maggiori catene nazionali con un prodotto tutto italiano, dove l’artigianalità e la tradizione delle 2 aziende si incontrano in questo inedito mix. La scelta del formato (ciotola con kit dressing incluso) risponde a una importante crescita del segmento ready-to-eat”. Infine, recentemente ha esordito sul mercato una nuova linea di succhi, freschi non pastorizzati e senza conservanti: “Riteniamo che anche in questo settore ci siano grosse potenzialità, e dai primi feedback crediamo che questi succhi freschi possano rispondere bene nei reparti ortofrutta”, conclude Ronco. Nell'analizzare i dati del settore della IV gamma nel 2015 ZerbiAprile 2016

nati, azienda piemontese in forte crescita negli ultimi anni, si sofferma sulla penetrazione e il consumo medio reale: “Non è facile far diventare i ‘medi' e ‘bassi' consumatori, che non hanno o che non dimostrano fiducia nella categoria, degli 'heavy user' ma dovremmo tutti impegnarci per far sì che questo avvenga realmente”, spiegano in azienda. “Questo non succede per caso ma avviene solamente attraverso il giusto e corretto utilizzo dell’innovazione. Non serve una semplice nuova ricetta né l’utilizzo di un nuovo sistema tecnologico, ma bisogna riuscire a trasmettere ai consumatori che devono potersi fidare. Non dovremmo più sentirci dire

La Linea Verde ha chiuso il 2015 con un fatturato di 210 milioni di euro e una crescita positiva anche in Spagna

“ma prima di consumarlo devo rilavare il prodotto?”. “Bisogna provare a cambiare il posizionamento e a differenziarsi”, commentano da Zerbinati. “L’insalata non fa solo bene ma è anche gustosa e ‘cool', e noi per questo abbiamo lanciato “Che Gusto!”: quattro nuove referenze, quattro mix di insalate particolarissime abbinati a mix di semi. Abbiamo provveduto al restyling del pack dell’intera offerta di IV gamma Zerbinati. Sul fronte della confezione viene enfatizzato attraverso un tag in posizione evidente, che le verdure sono già lavate, le immagini esplicative completano il film rappresentando i prodotti, il loro nome specifico e rendendoli immediatamente riconoscibili”. Il calo quindi nel primo trimestre ci sarà stato ma le aziende stanno reagendo alla grande, credono nell’innovazione e nel mercato e fanno della IV gamma italiana un settore dinamico e competitivo a livello europeo. www.corriereortofrutticolo.it

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La nuova stagione delle cipolle è alle porte. È ancora presto per tracciare un quadro della situazione. Dai primissimi segnali che potrebbero dare indicazioni sul trend dell'annata si avverte una tendenza ad un aumento dei volumi, almeno secondo le prime indiscrezioni di alcuni sementieri. La nuova campagna della cipolla dorata entra nel vivo alla fine di maggio, quando si inizia a lavorare il primo prodotto. Le prime partite sono quelle più chiare di colorazione che poi assumono colorazioni sempre più intense fino ad arrivare al top tra luglio e agosto. Poi verso la fine di giugno si parte con le produzioni di cipolla bianca e rossa dalle zone del Sud Italia. Per quanto riguarda l'Italia, il Belpaese si distingue in particolar modo per la produzione di cipolla bianca di cui è tra i principali produttori europei, in grado di offrire un prodotto di alta qualità che in media offre buoni risultati commerciali anche se non è facile coltivarla e lavorarla. Il 30-40% dei volumi venduti viene esportato. Le principali zone di produzione si trovano in Emilia Romagna, tra le prime aree produttive in termini di volumi, in Veneto e nella sponda adriatica del Mezzogiorno, tra Termoli e Foggia. Alla fine dell'estate, tra agosto e settembre il calendario produttivo si sposta in Piemonte con altre produzioni di qualità caratterizzate anche da semi autoctoni anche per la cipolla dorata. Il 2015 non è stato un anno semplice per la cipolla bianca italiana. A influenzare la stagione sono state in particolar modo le temperature molto elevate raggiunte durante l'estate, una delle più torride degli ultimi anni, con picchi superiori ai 40 gradi. Essendo la tipologia di cipolla più delicata, la Aprile 2016

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Difficoltà per la bianca Cresce sul mercato la dorata Il caldo eccessivo dell’estate 2015 ha creato non pochi problemi alla varietà più coltivata e di maggior successo in Italia. Incertezze sulla nuova stagione

Chiara Zuccari, a destra, con Michela Ruggin di Primo Mattino

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In Europa previsti volumi in calo In crescita Francia e Danimarca Per la stagione 2015-16 le stime di produzione di cipolle in Europa mostrano volumi in calo. Secondo le prime stime la produzione dell’Ue dovrebbe attestarsi attorno a 5,45 milioni di tonnellate, un volume inferiore dell’8% rispetto alla stagione passata. Il valore si basa sulla raccolta di informazioni nei 28 paesi dell’Unione Europea (alcune ottenute

prima della raccolta, altre dopo). Nell’Europa nord-occidentale i volumi sono buoni. Al contrario, sono previsti cali significativi in Austria, Spagna e Polonia. Si prevedono aumenti di quantità in Francia e Danimarca, mentre la situazione è più incerta nel Regno Unito e in Olanda. I dati sono riportati da Agrarmarkt Austria.

pressoché esaurito, con alcuni mesi di anticipo rispetto alla media, visto che solitamente si riesce a garantire il prodotto praticamente per 12 mesi dell'anno”. Ci sono tuttavia altre incognite sul mercato della cipolla bianca: la prima parte da un dato di fatto.

“La bianca italiana era molto apprezzata in Russia - rivela Zuccari -. L'embargo russo ha di certo influenzato negativamente le vendite sebbene le aziende più strutturate si siano riorganizzate puntando anche su Paesi prima poco esplorati come l'Arabia Saudita e

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bianca ha riscontrato problemi di tenuta e in alcune partite ci sono stati problemi di colorazione e di qualità specialmente all'interno, nell'anima del prodotto. A confermarlo è Chiara Zuccari, direttore commerciale dell'azienda Primo Mattino Baratella spa di Minerbe (Verona): “Lo shock termico registrato nei periodi più caldi dello scorso anno, sul mercato ha causato un aumento dei costi di lavorazione con un incremento anche degli scarti. Proprio il caldo ha costretto a rivedere i tempi di raccolta ed essiccazione della merce, effettuata per buona parte nei magazzini invece che in campo. La minore disponibilità di prodotto ha costretto inoltre molte realtà ad aumentare l'importazione di prodotto da altri Paesi produttori come Australia, India e Messico. Il risultato – aggiunge Zuccari – è stato che a febbraio di quest'anno il prodotto italiano si è

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La Rossa di Tropea contraffatta Interrogazione dei Cinque Stelle “Per arginare il fenomeno della contraffazione della cipolla rossa di Tropea IGP bisogna costituire un tavolo di crisi che coinvolga gli attori della filiera di produzione, la Regione Calabria e gli enti locali interessati”. È quanto affermano i deputati del Movimento Cinque Stelle Paolo Parentela e Dalila Nesci. “Abbiamo interrogato sul tema il ministro dell’Agricoltura perché il fenomeno della contraffazione di uno dei prodotti fiore all’occhiello dell’agricoltura calabrese, sta mettendo a repentaglio gli agricoltori che con onestà cercano di farlo conoscere nel mondo. Vengono prodotte circa 200mila quintali di cipolla rossa di Tropea IGP ogni anno, ma sul mercato ne finiscono diversi milioni. Vuol dire che gran parte del prodotto che troviamo in commercio non può

essere venduto fregiandosi del marchio di Indicazione Geografica Protetta concesso dall’UE”. “Considerata la grande quantità di frodi in atto - dichiarano i Cinque Stelle - è necessario disporre un controllo capillare da parte delle autorità preposte al fine di arginare il fenomeno. Il governo già due anni fa aveva promesso la creazione di un tavolo di crisi che coinvolgesse il Consorzio e le istituzioni locali per studiare altre forme di contrasto al fenomeno della contraffazione, che rischia di uccidere uno dei prodotti cardine della nostra agricoltura regionale, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo”. “Come è possibile - si chiedono Parentela e Nesci - che dopo due anni e mezzo non sia stato ancora costituito il tavolo di crisi sulla cipolla rossa di Tropea?”.

nello specifico Dubai, dove l'elevato potere d'acquisto ha permesso di effettuare mediamente buoni affari”. Il secondo aspetto riguarda la crescente competizione su questo prodotto della Spagna. “Le imprese spagnole stanno aumentando produzioni e qualità della merce avvisa la manager dell'azienda veneta -. Sulla bianca il Paese iberico sta crescendo molto, anche nelle tecniche di conservazione del prodotto, a tal punto che rischia di scippare la leadership europea all'Italia”. Diverso invece il discorso per la cipolla rossa e per quella dorata. La lavorazione di questi due prodotti è meno complessa rispetto a quella bianca e forse anche per questo la competizione si sposta più che sulla qualità sul prezzo. Il rischio del “gioco al ribasso” penalizza l'Italia che sconta maggiori costi di produzione rispetto ad altri Paesi produttori. Così l'Olan-

da diventa uno dei principali esportatori di queste due tipologie di cipolle, in cui si inserisce pure la Germania e la Francia specialmente per la dorata. Il clima più fresco agevola il lavoro dei Paesi competitor dell'Italia che possono sfruttare i minori costi di lavorazione e conservazione del prodotto. L'Italia in un contesto così competitivo perde terreno e fatica ad esportare, a parte il primo periodo produttivo e di approvvigionamento della cipolla dorata, tra maggio e giugno, quando viene rifornita la Germania. Le produzioni italiane della cipolla rossa si concentrano grossomodo negli stessi areali in cui è coltivata la bianca, mentre le semine della dorata sono in ordine sparso lungo la Penisola, in cui si distingue il Piemonte nell'ultima parte dell’estate. Sulla cipolla dorata e rossa oltre all'Italia i principali produttori europei sono l'Austria,

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la Germania e l'Olanda, mentre in secondo ordine saltuariamente a seconda delle stagioni si distinguono Danimarca e Francia. Come anche altre aziende italiane, Primo Mattino - realtà in grado di commercializzare circa 10 mila tonnellate di cipolle, di cui il 20% prende la via dell'export (Regno Unito, Germania, Olanda e Paesi scandinavi le principali destinazioni) - sta investendo anche sulla produzione di cipolla dolce, prodotto dal colore paglierino e dal gusto particolarmente delicato e appunto dolce. Questa tipologia particolare in Europa è nata in Francia per poi diffondersi anche Oltreoceano, negli Stati Uniti e in Messico. “È il terzo anno che sperimentiamo questa coltivazione, non facile ma che siamo convinti possa regalare buone soddisfazioni - spiega Zuccari. - Si tratta di un mercato nuovo, di nicchia, in buona parte ancora da esplorare”. Tornando alle attese per questa stagione Zuccari spera “non ci siano le problematiche dello scorso anno. L'importante è aver preparato bene i terreni, senza avvallamenti, con rotazioni corrette e aree idonee per lo scolo dell'acqua per evitare patologie alle colture. Ma la principale incognita rimane sempre il caldo”. In linea generale la situazione attuale dice che nella seconda parte di aprile la buona richiesta di cipolla bianca ha lasciato il posto a quella di origine australiana in attesa dell'arrivo della dorata, che “esploderà” a maggio inoltrato. Rimangono però due incognite: da una parte i consumi, non agevolati dal caldo e dalle temperature sopra media dell'ultimo periodo, dall'altra l'anticipo di stagione e il rischio sovrapposizione tra le produzioni italiane ed estere, tra quelle stoccate da diversi mesi e quelle nuove, appena raccolte. In questo contesto bisognerà capire come evolverà il mercato, l'andamento dei consumi e soprattutto dei prezzi. Con la fine della primavera il quadro sarà più chiaro. (e.z.) Aprile 2016



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