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Corriere 5 Ortofrutticolo MENSILE DI ECONOMIA E AT T U A L I T À D I S E T T O R E

ANNO

XXV

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Nuova

serie

Maggio

2011

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euro

6,00

TRA LUCIeE MACCHINARI OMBRE TECNOLOGIE

IN QUESTO NUMERO

• Fiere, le pagelle del primo semestre

PAG.28

• Paolo Bruni: fare lobby ora o mai più

PAG.7

• Materie prime alle stelle Il packaging reagisce

PAG.33

• Arancia di Ribera, la Dop leva per il successo PAG.45

• Aop Armonia, il Sud inizia a fare sistema PAG.49

• Premesse discrete per pesche e ciliegie PAG.67

Export su, consumi giù

GEMMA EDITCO SRL - VIA FIORDILIGI, 6 - 37135 VERONA - I - TEL. 045.8352317 - e-mail:redazione@corriereortofrutticolo.it - Poste Italiane Spa Sped. abb. post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/04 n. 46) Art. 1, comma 1. DCB VR

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THE FIRST ITALIAN MONTHLY ON FRUIT AND VEGETABLE MARKET


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CorriereOrtofrutticolo

✍ Lorenzo

Comunicare, comunicare, comunicare. Frassoldati Se c’è un messaggio forte uscito dalla recente assemblea di Fruitimprese è proprio questo. L’associazione degli esportatori/importatori (ma in larga parte anche produttori) ha evitato toni trionfalistici, come poteva suggerire il primato dell’export ortofrutticolo del 2010, puntando piuttosto su una fredda analisi dello stato dell’arte. E lo stato dell’arte fotografa un settore sì dalle grandi potenzialità, con imprese dinamiche e innovative, ma al tempo stesso fragile nella percezione del consumatore, e quindi debole nelle motivazioni che portano all’acquisto. Al punto che Gino Peviani ha sottolineato che anche il sorpasso sul vino “non ha motivazioni strutturali ma solo una congiuntura favorevole”. E anche il saldo attivo della bilancia commerciale è certamente positivo rispetto all’orribile 2009 ma negativo rispetto al 2008; insomma il settore è esposto a qualunque vento. E anche il paragone col vino è penalizzante. Il vino nell’immaginario collettivo non è vissuto come un alimento “che fa bene alla salute”, al contrario dell’ortofrutta; eppure il vino è alimento glamour, gode di buona stampa, fa moda, ha un posto d’onore nel made in Italy alimentare e nell’Italian way of life all’estero. Invece l’ortofrutta, alimento toccasana, che gode di un sentiment positivo, sconta mille criticità che sul mercato si traducono in scarse motivazioni all’acquisto. Ne ha tracciato un quadro (desolante ma veritiero) Philippe Binard di Freshfel. In Europa dal 2004 al 2009 si sono persi 100 grammi giornalieri di consumo a testa; sui consumi pesano polemiche negative in tema di prezzi, di salubrità, di scarso valore nutritivo e organolettico. Ma il bello deve ancora venire. La mancanza di fondi adeguati per la promozione (anche qui il paragone col vino è addirittura umiliante) fa sì che proliferino loghi e messaggi generici e poco significativi mentre l’immagine positiva, salutista, del settore viene sfruttata da chi mette la frutta sul packaging ma non dentro il prodotto. In sostanza l’immagine spesso viene ‘rapinata’ dall’industria alimentare. Tirando le somme Binard propone la strategia delle quattro C: coordinamento, cooperazione, competizione, comunicazione. In una parola la lobby dell’ortofrutta si deve muovere, deve fare lobby, anche perché siamo alla vigilia di grandi riforme in sede comunitaria. Come dire: se non ora quando? Dall’Europa all’Italia il quadro non cambia. Gino Peviani ha stilato un lungo cahier des doleances che non fa sconti a nessuno: all’indifferenza del mondo istituzionale, alla scarsa educazione del consumatore, a tutti quanti ignorano la complessità del lavoro che c’è dietro il percorso dell’ortofrutta dai campi ai banchi del negozio o del market. Se il quadro è questo, se la diagnosi è corretta , non c’è dubbio che bisogna mettere in pratica una terapia adeguata. Solo una grande alleanza del mondo produttivo, che faccia piazza pulita delle diverse, frammentate, deboli e spesso M a g g i o

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inutili rappresentanze attuali, può mettere in campo un progetto di rilancio dei valori economici, sociali e salutistici dell’ortofrutta fresca. Non si può più stare in trincea a subire l’aggressività altrui, e spesso il fuoco amico di altri protagonisti della filiera. Il mondo privato, che rappresenta almeno il 50% dell’export nazionale, fa bene a chiedere pari dignità di condizioni con quello cooperativo ma - proprio perché il privato ha meno lacci e laccioli politico/sindacali - deve promuovere con decisione azioni di lobby a tutela dell’immagine del settore. Con chi? Con chi ci sta, rispondiamo noi. Le grandi potenzialità del comparto, il dinamismo delle imprese che sfidano i mercati globali vanno messe al servizio di un progetto che deve far perno su una comunicazione aggressiva, che parli al consumatore dei valori reali del prodotto e del sistema ‘ortofrutta Italia’, del lavoro e degli sforzi di innovazione che stanno dietro alla catena del fresco, dei prezzi al consumo che sono tra i più bassi sul mercato e delle garanzie di qualità che sono tra le più alte d’Europa. E nei confronti delle istituzioni e della politica non si può più tacere. Si deve chiedere, ad esempio, perché dopo aver speso tanto per disciplinare la vendita diretta dei prodotti agricoli, non si faccia niente (e sottolineo niente) per disciplinare - o almeno regolare, come si fa in Francia - la contrattazione con la Gdo, in particolare dando certezze sui tempi di pagamento e limitando le promozioni più aggressive che - è dimostrato - non fanno crescere i consumi, ma abbassano solo i margini. Così come alla politica si deve chiedere perché dopo tanto impegno sul varo della legge sull’etichettatura di origine, non si faccia niente per sostenere le imprese che esportano il made in Italy nel mondo. C’è un nuovo ministro, sudista, siciliano, proveniente da una grande regione dell’ortofrutta, dove si vivono tutte le contraddizioni del settore. Sarà il caso di chiedergli udienza e capire da che parte sta. E di trarne tutte le conseguenze. lorenzo.frassoldati@corriereortofrutticolo.it

EDITORIALE

L’immagine rapinata

PUNTASPILLI LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO Chiami il tuo pizzaiolo di fiducia e ti arriva la “Napoli” con una lattina di Coca Cola in omaggio. Così scopri che le lattina rosse celebri in tutto il mondo sono al centro di una campagna promozionale e di marketing colossale. Anche Nestlè si sta dando da fare creando la community ‘Pancia piatta’ su Facebook e Twitter per promuovere cereali e barrette fitness. Come dire: anche i colossi reagiscono alla crisi con idee innovative. E l’ortofrutta, l’unica che ha davvero valori salutistici da vendere, che fa? Dopo la campagna soporifera sui ‘5 colori della salute ‘ è calma piatta. La bella addormentata nel bosco continua a non informare gli italiani sui propri valori. Forse che, al contrario di Coca Cola e Nestlè, non ha bisogno di vendere? *

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Direttore responsabile: Lorenzo Frassoldati Redazione: Mirko Aldinucci (coordinatore) Eugenio Felice, Emanuele Zanini

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ECONOMIA DI SETTORE Nuova

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T H E F I R S T ITALIAN

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Hanno collaborato: Stefano Lugli, Maicol Mercuriali Redazione via Fiordiligi, 6 37135 Verona Tel. 045.8352317-Fax 045.8307646 e-mail: redazione@corriereortofrutticolo.it Editore Gemma Editco Srl Presidente: Fidenzio Crivellaro Coordinatore editoriale: Antonio Felice Sede legale e amministrativa: via Fiordiligi, 6 37135 Verona E-mail: segreteria@corriereortofrutticolo.it P.IVA 01963490238 Fotocomposizione e stampa: Eurostampa Srl - via Einstein, 9/C 37100 Verona Autorizzazione Tribunale di Verona n. 176 del 12-1-1965 Spedizione in abb. postale comma 26, art. 2, legge 549/95 La rivista viene distribuita in abbonamento postale c/c n. 11905379 Abbonamento annuo: 60 euro per due anni: 95 euro e-mail: abbonamenti@corriereortofrutticolo.it

Il bilancio delle fiere di settore

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Profilo Corriere Ortofrutticolo si è affermato come rivista “di filiera” del settore ortofrutticolo italiano. La rivista collega chi produce, chi commercializza e chi vende al pubblico, oltre ai settori connessi (dai macchinari ai trasporti). La diffusione è capillare in Italia, dove si è allargata alla grande distribuzione alimentare e al dettaglio organizzato. Il Corriere Ortofrutticolo è un formidabile, unico e specializzato strumento di raccordo e di informazione per l’intero settore. È presente a fiere in Italia e all’estero dove è diffuso a indirizzi specializzati di oltre 30 nazioni.

Diffusione 6.000 copie. Ripartizione del mailing: Grossisti 29%, Dettaglianti 23% Produttori 22%, Supermercati 9% Import-export 6,5%, Servizi 5% Tecnologie e Trasformati 2,5% Altri 3%

EDITORIALE L’immagine rapinata

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INTERVISTA Bruni: «sinergie, economie di scala, promozione, lobby… Ora o mai più»

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LOGISTICA Consorzio Zai di Verona “anticiclico” E ora strizza l’occhio ai porti

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Logistica flash

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ATTUALITÀ

BORSINO DELLE AZIENDE Del Monte, Cso, Consorzio il Biologico

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LETTERE DEI LETTORI Lettere aperta a Davide Vernocchi

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GENTE & FATTI Finaf, presidenza a Roberto Cera Guiderà otto Op italiane e due francesi 16

In copertina - Assemblea Fruitimprese Un primato non fa primavera 23 In copertina - Assemblea Fruitimprese In 34 nel nuovo Consiglio Fruitimprese Resteranno in carica fino al 2014 24 In copertina - Assemblea Fruitimprese Il prezzo non è tutto 27 Primo piano - Fiere & bilanci La pagella delle fiere del 2011

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Primo piano - Fiere & bilanci Patrocinio del Ministero e dell’Unione Europea al Green Med International Forum di Tunisi

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Cala il prezzo degli ortaggi nei campi: aprile chiude in rosso

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Crisi e boom delle materie prime L’imballaggio soffre ma non si spezza

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Industria del food e Gda, sentiment variegati

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Frutta e agrumi, primo trimestre “no” dei consumi: -8,7%, il dato Ismea

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NOTIZIARIO Contratto di settore rinnovato Ma Cgil non lo sottoscrive

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La vespa del castagno distrugge i marroni della Marca

Dopo Fefco arriva anche Brc Packaging:

L’ELENCO DEGLI

Un libro ripercorre gli 80 anni di storia dei periti agrari di Verona

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Presentato “La patata”, 13mo titolo di “Coltura&Cultura”

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BIOLOGICO NEWS BtoBio calamita 840 operatori esteri e Tuttofood richiama 40 mila visistatori 52 DISTRIBUZIONE Selex continua a correre: con oltre 3 mila pun-

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PAG.33

ti vendita ha raggiunto il 10% del mercato 58

RUBRICHE

Mercato di Fondi elegge Pesca-Raymondo con la “benedizione” della Polverini 17 Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

Imballaggi, l’handicap dei costi

AGRYPACK APO CONERPO APOFRUIT CHIQUITA CIESSE PAPER CONSERVE ITALIA CONS. VIGNOLA CORSI CPR SYSTEM CSO EOS EURO POOL SYSTEM FRANCESCON F.LLI ANCONA

pagina 33 pagina 15 pagina 12 pagina 1 pagina 11 pagina 56 pagina 69 pagina 28 copertina I pagina 6 pagina 9-44 pagina 34 pagina 65 pagina 67

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Ortofrutticolo

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M O N T H LY ON FRUIT AND VEGETABLE MARKET

w w w. c o r r i e r e o r t o f r u t t i c o l o. i t

www.corriereortofrutticolo.it è il nuovo Quotidiano on line nato dall’esperienza del più affermato mensile specializzato di settore

www.corriereortofrutticolo.it ti tiene costantemente aggiornato sulla campagna produttiva e commerciale della frutta con notizie, interviste, dati

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Aop Armonia, il Sud fa sistema

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Incognita Spagna per le pesche

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Aop Armonia, il Sud che fa sistema

da Agrypack l’igiene degli imballi è certificata

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Fragole, ecco Pir5. Anticipa Candonga

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Asparago di Altedo, controlli più severi 41

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Ortaggi, Monsanto apre in Sicilia un Centro di Sperimentazione

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Terremerse, parola d’ordine “diversificare”

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Task force e indennizio ai produttori Kiwi, le proposte anti-batteriosi

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Fatturato e volumi “su” per Opo Veneto 51

Mele, vendite ok

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EUROPA-MONDO

Arancia di Ribera, Dop strategica per incrementare ricavi e partner Sos dall’Emilia Romagna: troppa burocrazia, difficile gestire e dare valore ai prodtti tipici

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IV gamma, Bonduelle “risorge” e crea efficienza nella bergamasca

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Approvato al Mercato di Milano, il piano di rilancio e riqualificazione

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A Padova e Verona, via libera ai documenti consuntivi. Nuovi canali commerciali, fotovoltaico e logistica più efficiente

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Francia, Interfel impone un “dazio” per la promozione e limita i calibri

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Spagna, rischia la chiusura anticipa la campagna produttiva delle fragole

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Mondo flash

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Estate al via con premesse discrete per le principali specie frutticole. Sul prossimo Corriere Ortofrutticolo il punto sull’andamento commerciale di pesche e nettarine, ciliegie, cucurbitacee.

SCHEDA PRODOTTO PESCHE E NETTARINE Quantitativi stabili, raccolti in lieve anticipo. Il pericolo numero uno? La Spagna

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Europech: in Europa 3,6 milioni di tonnellate, dato analogo a quello del 2010

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CILIEGIE Premesse discrete ma tante variabili. Clima, qualità, concorrenza, prezzi: la ciliegia spera di fare poker

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Si torna a investire. Innovazione essenziale

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INSERZIONISTI GARDEN FRUTTA ILIP LA COSTIERA L’INSALATA DELL’ORTO MONTINI MONSANTO DE RUITER MONSANTO SEMINIS PLASTIC NORD RIJK ZWAAN ROSARIA TIBERPACK UNITEC VALFRUTTA FRESCO

☛ I colossi delle banane Inchiesta per fare il punto su come i grandi gruppi gestiscono l’enorme business delle banane: da Chiquita a Del Monte, da Dole a Fyffes, le strategie e le novità sul mercato mondiale, nello scenario europeo e in Italia.

☛ Frutta estiva, primi bilanci

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120 milioni di tons di agrumi nel mondo

NEL PROSSIMO NUMERO NEL PROSSIMO NUMERO

pagina 63 pagina 37 pagina 13 pagina 43 pagina 2 pagina 19 pagina 26 pagina 39 pagina54-55 pagina 30 copertinaIII pagina68-72 pagina 60

☛ Pomodori, meloni, angurie “Doppia” Scheda prodotto nel numero di giugno del Corriere: in una si parla di pomodori, nell’altra di meloni e angurie. Approfondimento del trend produttivo e mercantile in Italia e negli altri Paesi vocati. Interviste agli operatori con dati, trend varietali, problematiche. www.corriereortofrutticolo.it

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Lorenzo Frassoldati

Paolo Bruni è stato un pioniere della comunicazione dell’ortofrutta e oggi si scopre quanto questo settore abbia bisogno di comunicare di più e meglio i suoi valori. Dopo ruoli di primo piano ai vertici del sistema ortofrutta Italia (16 anni all’Apo Conerpo e 6 anni a Fedagri Confcooperative), oggi Bruni è impegnato su due fronti, quello europeo come presidente del Cogeca (la lobby delle cooperative agricole Ue) e quello nazionale come presidente del Cso di Ferrara, un centro servizi in forte sviluppo. Ci può dare qualche anticipazione? “Il settore ortofrutticolo oggi è caratterizzato da una elevata dinamicità, una evoluzione che coinvolge non solo il mondo produttivo ma anche quello dei servizi e della filiera. Per questo il Cso, in questa fase in cui è sempre più accesa la globalizzazione, intende investire sulla filiera, una filiera interamente made in Italy che prevede l’ingresso in Cso di Mediterranean Fruit Company, associazione di imprese all’avanguardia nel settore delle macchine per il confezionamento di ortofrutticoli freschi, per la costruzione degli impianti di conservazione, delle serre, degli imballaggi. Lavoreremo anche per l’allargamento alla presenza istituzionale di altre Regioni che possano, come già oggi fa l’Emilia Romagna, sostenere il Cso per dare un servizio alla propria ortofrutta. E non escludo ulteriori allargamenti ad altri segmenti importanti della filiera. Solo così si possono oggi affrontare le sfide della internazionalizzazione, creando sinergie capaci di generare economie di scala, e soprattutto costruendo un sistema in grado di essere presenM a g g i o

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Il presidente di Cogeca e Cso detta le linee guida indispensabili per il rilancio

te sui principali mercati mondiali, come quello americano, quello russo o quello asiatico”. L’ortofrutta, fresca del primato nell’export, manca di un tavolo nazionale e la rappresentanza è ancora frantumata tra cooperative, privati, unioni di prodotto… Il Cso può diventare la spina dorsale del sistema Ortofrutta Italia? “Questo dipenderà ovviamente dalla volontà dei protagonisti, io posso dire che il mondo produttivo ortofrutticolo risente degli effetti negativi dovuti all’eccessiva frammentazione delle imprese che devono affrontare un mercato che sempre si rivolge alla Moderna Distribuzione che, nonostante il calo dei consumi, guadagna ogni anno circa 1 punto percentuale nelle vendite, raggiungendo ormai in molte zone d’Italia oltre il 60 % del mercato dei prodotti ortofrutticoli. Oggi il Cso associa 54 imprese che producono e commercializzano ortofrutticoli che rappresentano una parte consistente della produzione italiana e che hanno sede in 11 regioni del territorio nazionale. Cso è una struttura di servizio alle imprese, in grado di modulare la propria offerta sulla

base delle effettive necessità del mercato e delle aziende associate. Svolge anche senza dubbio un ruolo di indirizzo attraverso il miglioramento delle conoscenze ed è in grado aiutare le imprese nello svolgimento delle proprie funzioni. Un ruolo tecnico che si accresce man mano che aumentano il numero di aderenti”.

L’INTERVISTA

Bruni: «sinergie, economie di scala, promozione, lobby... Ora o mai più»

La spesa pro capite degli italiani per ortofrutta è di 1,50 euro/giorno, come un cappuccino. E i consumi calano. Qui bisogna esportare di più, ma anche rilanciare i consumi interni. Dovrebbe essere facile per prodotti che danno salute e benessere, invece… Forse mancano strategie innovative e coraggiose anche su questo fronte? “Quando si ascolta la radio o si guarda la televisione spesso si parla del “caro prezzi dell’ortofrutta”. In realtà ogni famiglia italiana spende meno di 600 euro all’anno per approvvigionarsi di frutta e verdura fresca, proprio come dice lei, poco più di 1,5 euro al giorno, qualche spicciolo in più di un cappuccino al giorno. L’emorragia dei consumi, sembra comunque arrestata, dal 2005 ad oggi, stiamo assistendo ad un lieve recupero dei consumi, ancora tuttavia ben lontano dai consumi dei primi anni 2000. Se non vogliamo incorrere in importanti crisi di mercato dobbiamo fare due cose: primo, esportare di più. Ma per farlo serve l’impegno di tutti, in particolare delle istituzioni che devono aiutare il sistema ad abbattere quelle barriere, in particolare quelle fitosanitarie che impediscono alle produzioni europee di essere esportate in molti paesi del mondo. Alcuni esempi importanti sono gli Usa, la Corea, il Giappone ma anche verso Paesi più vicini a noi, ad esempio la Russia, un importante www.corriereortofrutticolo.it

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mercato che frequentemente usa l’arma dei residui per scoraggiare le esportazioni verso quel mercato. Dunque gli Stati membri e la Commissione europea debbono essere al fianco dei produttori e farsi carico di favorire il “riconoscimento degli scambi reciproci”. Secondo aspetto, ancora più importante, è quello salutistico. È ormai riconosciuto da tutti come il consumo di ortofrutta sia indice di maggior salute. Dobbiamo cercare di valorizzare al meglio, queste nostre conoscenze, dobbiamo comunicare a tutti i consumatori i reali benefici arrecati al nostro corpo, aumentando il consumi di frutta e ortaggi. Passi avanti ne abbiamo fatti, attraverso il progetto Frutta nelle scuole ad esempio, una emanazione della Commissione europea. L’Italia, attraverso le sue Op e le sue imprese è al primo posto in Europa nella distribuzione della frutta ai giovani in età scolare. Un passo importante per formare ed informare i consumatori di domani”. E con la Gdo siamo sempre su barricate opposte? “La Gdo, lo abbiamo detto prima, è un grande collettore di prodotto, un sistema in grado di acquistare grandi masse, in tutto il mondo, con una forte capacità di mettere in concorrenza le imprese fornitrici. Le imprese italiane, comprese quelle aderenti al Cso, non sono però sufficientemente 8

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grandi per competere con le grandi insegne distributive europee, basti pensare che le prime 5 catene distributive europee gestiscono oltre il 60 %del commercio del continente. Serve quindi un forte impegno della politica per affermare quelle regole comportamentali in grado di: favorire tempi di pagamento più brevi; maggiore trasparenza nelle transazioni commerciali; un margine sufficiente ai produttori per remunerare i costi di produzione. Per fare questo serve una base produttiva unita in una Interprofessione forte, che però in Italia stenta a decollare. Meritevole l’iniziativa dell’assessore emiliano all’Agricoltura Tiberio Rabboni di costituire una interprofessione del pomodoro e della patata nella sua regione. Di buon auspicio è anche la costituzione del Forum di Alto Livello per la competitività delle imprese agroalimentari voluto dal vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani di cui mi onoro di far parte. Si spera che tale Forum possa sfociare nel riequilibrio del valore della catena alimentare in cui i produttori agricoli sono la parte più penalizzata” Da Bruxelles arrivano brutti segnali, le richieste dei Paesi ortofrutticoli (gestione della crisi, rafforzamento del ruolo delle Op) non vengono recepite. E invece crescono burocrazia e in-

terpretazioni restrittive dei regolamenti comunitari. Il Cogeca che fa? “È vero. Quella di questi mesi è stata una vera e propria battaglia che ha visto molte forze in campo per difendere un regolamento, quello, per intenderci, dell’Ocm ortofrutta che ha portato tanti benefici al settore. Purtroppo non siamo sufficientemente uniti per contare di più. A livello europeo a fronte della messa a disposizione di risorse pari al 4,6% del valore della produzione commercializzata (compresa la gestione delle crisi di mercato) si spende poco di più del 3%. In Italia il livello di adesione alle Organizzazioni dei produttori, è di poco superiore al 35%. Due segnali di debolezza che non incoraggiano la Commissione Ue a prendere decisioni importanti a favore del settore. Comunque a fronte di alcune situazioni negative, ve ne sono altre positive, conquistate con il contributo di tutti. Ma non smetteremo di lavorare per difendere gli interessi dei nostri ortofrutticoltori. Oggi quello che ci preoccupa sono le crisi di mercato che minano il reddito delle imprese ed il loro futuro. Questo è un tema trasversale che non tocca solo l’ortofrutta ma anche altri settori produttivi che devono difendersi dalle speculazioni. Tutto il mondo produttivo e quello cooperativo in particolare, è mobiliM a g g i o

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I mercati si stanno globalizzando: Russia e Ucraina hanno assorbito nel 2010 oltre il 50% di tutto l’export europeo. L’est sta diventando lo sbocco di tutto il bacino euro-mediterraneo. Questo non cambierà i rapporti tra sponda nord e sud del Mediterraneo? Continueremo a farci concorrenza o non si dovrebbe lavorare assieme, cercando l’integrazione di prodotto? Che dice la cooperazione? “Il mercato dell’Est europeo è importante per tutti i paesi produttori. Tutti guardano al mercato

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russo, a quello ucraino e dei paesi baltici, in grado di assorbire grandi quantità di merce, in un momento in cui il mercato tedesco diminuisce le importazioni visto l’aumento delle proprie produzioni interne (mele, asparagi, fragole ecc). Un mercato quello russo al quale guardano con particolare interesse anche i paesi della riva sud del mediterraneo, che dal prossimo anno diventeranno nuovi competitors nella nuova area di libero scambio del bacino del Mediterraneo. Oggi in Russia si guarda ancora molto al prezzo del prodotto offerto, vende chi offre il prezzo più basso, dunque non siamo certamente noi italiani che possiamo competere. Noi non siamo favoriti ma abbiamo a disposizione prodotto di alta qualità che pensiamo possa diventare sempre più un valore aggiunto. Il Cso per monitorare la situazione commerciale ha realizzato, in collaborazione Mfc un apposito ufficio (La casa Russia)

che ha come obiettivo il monitoraggio dei prezzi di mercato e la valorizzazione delle nostre produzioni in quel Paese. Ritornando al tema vorrei comunque affermare che una situazione conflittuale fra Paesi produttori non giova a nessuno (anche se è pur vero che i produttori di pomodoro da mensa europei soffrono la concorrenza delle produzioni della riva sud). Molto lavoro è stato fatto e molto resta ancor da fare, anche in questo caso bisogna rispettare gli impegni sia in termini di quantità esportate in base agli accordi stipulati ed ai prezzi di riferimento concordati. Serve una maggiore collaborazione fra i differenti Paesi per monitorare meglio le disponibilità di produzioni ed i calendari produttivi, per evitare le tanto temute crisi di mercato. Il sistema cooperativo europeo deve vigilare e farsi promotore di idonee iniziative qualora gli accordi non venissero rispettati”. ●

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L’INTERVISTA

tato a produrre idee, a presentare proposte concrete per ottenere domani quello che non siamo riusciti ad ottenere oggi. Tutto questo sarà possibile solo se ci sarà la sicurezza e la disponibilità delle risorse per un settore che possiamo considerare di piccole dimensioni ma che pesa per oltre il 17% del valore della produzione agricola europea”.

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I “+” e “-” dell’ortofrutta

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BORSINO DELLE AZIENDE ☛ Del Monte Niente è per sempre. La separazione tra Del Monte e Simba ha una data non più lontana: 31 dicembre 2011. Certa? Sembra propro di sì. Manca la comunicazione ufficiale. Le premesse invece ci sono tutte e nessuno le smentisce. Motivi complessi ma anche semplici dietro a un divorzio clamoroso. Gli americani vogliono recuperare terreno in Europa dove stanno perdendo posizioni nei confronti dei tradizionali competitori globali e dove sono infastiditi dalle agenzie regionali che importano e distribuiscono frutta esotica, un business da miliardi di dollari che fa gola a tutti. La crisi economica generale e le politiche delle grandi catene distributive hanno fatto crescere a mille la competizione in Europa con Chiquita, Dole, Fyffes e una serie sempre più fitta di comprimari aggressivi, ben posizionati anche in Italia. Dole è un colosso ma è forte soprattutto in America, Chiquita e Fyffes invece sono sempre più agguerrite nel Vecchio Continente; a Del Monte non può bastare la supremazia in Asia. Così Del Monte intende reagire, anche sul terreno europeo, al risultato 2010 influenzato da un quarto trimestre in netta perdita (9,6 milioni di dollari come riportato dalla rivista americana The Packer) a fronte di risultati positivi di alcuni competitor (o addirittura molto positivi

☛ Cso In un’ottica di rafforzamento, sono previste ulteriori novità al Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara. Il CSO dovrebbe assorbire in tempi brevi Mediterranean Fruit Company facendone una branchia per lo sviluppo di attività internazionali e di pre-

nel caso di Fyffes). Reagire come? Agendo direttamente. Negli uffici europei di Montecarlo c’è già movimento, si stanno prendendo le misure alla nuova sfida. È partita la “campagna acquisti”. Un manager importante di Chiquita Italia sta facendo le valigie e da luglio sarà al lavoro alla Del Monte. Simba, società del GF Group di Albenga controllato dalla famiglia Orsero, rappresenta da oltre 30 anni la multinazionale americana gestendo la distribuzione della frutta a marchio Del Monte non solo in Italia ma anche in Francia, Spagna, Grecia, Portogallo e Slovenia per un giro commerciale che già 10 anni fa sfiorava le 300 mila tonnellate, per oltre il 70 per cento banane, per circa il 25 ananas, poi meloni e altra frutta. Il fatturato potrebbe aggirarsi sui 200 milioni di euro e forse più considerando che Chiquita Italia (dato ufficiale) commercializzando 250 mila tonnellate ha fatturato, nel 2010, 180 milioni di euro. Del Monte nella sola Italia ha comunque fatturato meno visto che vende nel nostro Paese più o meno il 50 per cento di quanto Simba ha distribuito in tutti i Paesi di competenza. Quali ripercussioni può avere su Simba e quindi su Fruttital il divorzio da Del Monte? E come reagirà il gruppo di Albenga? Per ora non si può dire. Certo, lo scossone è forte, quasi uno tsunami. Né su né giù

senze a manifestazioni estere. Potrebbe inoltre essere inserita a livello manageriale qualche nuova figura e non è nemmeno escluso qualche cambio importante ai vertici. Continua nel frattempo la campagna acquisti, con associati di settori diversi della filiera ortofrutticola. Su

☛ Consorzio il Biologico Soddisfatti dei risultati 2010 del Consorzio il Biologico il presidente Lino Nori e il vice presidente Fabrizio Piva (nella foto). A conferma che il settore in Italia è in crescita, il consorzio ha registrato un utile in aumento di quasi il 58 per cento. La società controllata CCPB srl è cresciuta dell’8,14 per cento nel fatturato e del 9,16 per cento nell'utile netto. Il Consorzio ha partecipazioni in Ithaca srl, Bioqualità srl, IMC srl, il che ne fa uno dei gangli vitali del settore biologico italiano. L'assemblea annuale si è svolta il 20 maggio in un agriturismo di Castelfranco Emilia ed è stata arricchita da un seminario internazionale sul biologico, che ha visto importanti presenze (Enrico De Ruvo dell' Ismea, che ha fatto il

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punto sul mercato interno, Udo Censkowsky di Organic Services che ha approfondito il mercato del biologico a livello internazionale, Roberto Della Casa, Roberta Chiarini e Teresa De Mattheis del ministero), a conferma che il Consorzio non smette mai di fare cultura di settore. Su

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«Urge un patto tra produzione e commercio per dare fiato al settore» Caro Presidente Vernocchi, Le scrivo perché è stato recentemente eletto presidente della più importante associazione fra produttori (oltre 10 milioni di quintali di merce da collocare) e perché la considero il rappresentante delle nuove generazioni. Le auguro di poter far contenti i suoi associati presto. Ritrovare cifre in ascesa non dovrebbe essere difficile visto che abbiamo toccato il fondo. A suo favore ha trovato tanti fattori positivi: aggregazioni ed economie di scala già in essere, fondi comunitari ancora accettabili, un’organizzazione del settore ortofrutta nazionale che ha il suo peso nelle istituzioni di Bruxelles. Ho l’impressione che più di così i produttori ortofrutticoli emiliano-romagnoli associati non possano sperare. Da anni la spinta a cooperare segna il passo e le organizzazioni regionali dovrebbero prenderne atto, accettare di aver raggiunto ottimi traguardi ed operare attivamente per consolidare i risultati. Questo semplicemente per rimettere in moto una nuova politica che, attraverso nuove alleanze, possa mirare a nuovi traguardi. Si tratterebbe di un’inversione di tendenza che dopo tanti anni di

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forti contrasti con altri mondi non si presenta certo facile. Per troppo tempo, infatti, la produzione ha visto nei vari attori della distribuzione un nemico da combattere: prima erano i commercianti-esportatori insediati in gran numero in vari centri della Regione, in seguito il settore dei servizi che veniva bollato come parassitario e, ultimamente, il dettaglio con le accuse alla Gdo di sfruttare la propria posi-

zione egemonica sopratutto per succhiare il sangue agli agricoltori. Alcuni degli antidoti messi in campo non possono certo risolvere i problemi. Farmer’s markets e Km zero sono interessanti ma non potranno mai incidere molto, quantitativamente parlando. Se partiamo dal dato certo che la quota di mercato della Gdo in Italia non supera il 50%, viene da dire che, nonostante la potenza del-

Rolando Drahorad e Davide Vernocchi

le forze in campo, sia dal lato produzione (le cooperative) che dal lato dettaglio (i supermercati), l’intermediazione commerciale ha mostrato una vitalità ed una resistenza incredibile fornendo al mercato interno l’altro 50 % ed all’estero molto di più. Se questo è vero, perché non avviare una collaborazione con gli intermediatori commerciali e farseli amici e coinvolgerli nelle strategie future? Sul mercato interno ci sono Mercati all’ingrosso mal serviti, una quarta e quinta gamma in pieno fermento, la Horeca in forte espansione grazie all’aumento dei pasti fuori casa. Vedo possibilità di migliorare i servizi in tutte queste direzioni. Non facendoli tutti in proprio ma sfruttando le varie professionalità. È anche risaputo, poi, che la globalizzazione ci permetterà di coprire su almeno 60-70 mercati del mondo le fasce alte di gamma di diversi prodotti nei quali l’Italia è già leader. Non penso soltanto alle specie già affermate come kiwi, pere, nettarine o susine. Penso alle potenzialità tutte da sviluppare che hanno solo per esempio prodotti come le albicocche di Imola, i cachi di Faenza e le ciliegie e le susine di Vi-

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Lettera aperta di Drahorad a Vernocchi

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LETTERE dei LETTORI gnola. Penso anche a patate e cipolle e penso anche a tutto il comparto biologico. Un’epocale inversione di tendenza dovrà essere operata in pochissimi anni. Invece di raccogliere frutta già matura atta ad arrivare su mercati dietro casa come Italia e Germania si dovrà agire in campagna, almeno per una parte dei quantitativi, come fanno i paesi dell’emisfero sud. Essi raccolgono mediamente due tre giorni prima delle nostre date perché sanno che i loro prodotti dovranno affrontare un viaggio lungo alcune settimane. Uguale attenzione dovrà essere posta sulle tecniche di refrigerazione e di conservazione. Il compito dei produttori dovrà in futuro essere sempre più quello di produrre ortofrutta adatta a questi nuovi mercati e/o fasce di consumatori, concentrando gli sforzi più su quel versante e delegando per i compiti distributivocommerciali chi quel lavoro lo fa per vocazione. A Lei come presidente di Apo Conerpo non mancheranno ulteriori compiti che richiedono innovazione e leadership anche a livello politico-operativo. Per esempio c’è tutto il vasto mondo della logistica da migliorare (pensiamo solo alle lentezze dei nostri porti) e c’è tutta la promozione da portare avanti. Per quanto riguarda quest’ultima dovrebbe essere chiaro a tutti che un miglioramento dei prezzi al dettaglio avrebbe come effetto una ricaduta di uguale portata sulla produzione, al netto delle spese pubblicitarie. L’unione di tutte le forze in campo per costruire un brand vero per le pere emiliane, ad esempio, sarebbe un forte segnale di discontinuità. Finalmente entrerebbero in campo strategie e tecniche di marketing che per troppo tempo sono state trascurate. In un’intervista recente a Italiafruit Lei accenna già a questo quando dice: “…qui l’aggregazione avrebbe un respiro diverso: l’obiettivo diviene creare valore

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al consumo coordinando l’immissione del prodotto sul mercato. Non siamo abituati a questa prospettiva e fatichiamo a superare gli individualismi, ma chi paga alla fine sono i produttori. Nella mia nuova veste di Presidente di ApoConerpo voglio prendere in mano la cosa verificando in questo anno di mandato se e cosa si possa fare per migliorare la situazione”. Sono d’accordo con Lei anche quando mette il dito sulla piaga delle crisi ricorrenti in agricoltura come quando denuncia il malcostume dei supermercati italiani di imporre balzelli infiniti e di procrastinare i pagamenti oltre ogni limite lecito. Spero che Lei non si faccia distrarre troppo dalle piccole beghe di bottega ed abbia la determinazione di operare una svolta guardando lontano e sostituendo molti degli strumenti che ormai si mostrano usurati. Auguri! Rolando Drahorad Vignola, Modena Nuove alleanze, verte attorno a questo concetto la lettera dell’amico Rolando al neopresidente Vernocchi. Partiamo da due dati di fatto: la crescente disillusione della base produttiva per prezzi quasi mai remunerativi, il venir meno della spinta propulsiva verso nuove aggregazioni (perché poi farle?, tanti sforzi per cambiare poco o nulla), la difficoltà quasi insormontabile di trovare un rapporto dignitoso con la Gdo stante l’indifferenza della politica verso l’agricoltura in generale, ed in particolare verso il comparto ortofrutta. Se non si ha il coraggio di percorrere strade nuove, innovative e coraggiose, difficilmente si coglierà

l’obiettivo di “creare valore al consumo” come auspicato da Vernocchi. Fra l’altro, bisognerebbe rivitalizzare l’istituto dell’Interprofessione, renderla realmente operativa, ma anche qui servirebbe l’intervento della politica, che invece si occupa solo di etichette e farmers market. La proposta di Drahorad di creare nuove alleanze tra le grandi Op e il vasto mondo dell’intermediazione commerciale va nel senso, tante volte anche da noi auspicato, di un grande rimescolamento di carte, di una apertura al nuovo, superando steccati, diffidenze e un assetto di rappresentanza ingessato e buono solo per il museo delle cere. Le nuove direttrici di crescita sono quelle indicate da Drahorad: Mercati all’ingrosso, IV e V gamma, Horeca, il dettaglio specializzato… e i nuovi mercati lontani che chiedono qualità e che imporranno un salto epocale di organizzazione e marketing. Senza contare che ci sono grandi produzioni (come le pere Abate o i meloni o i pomodori ciliegini) o anche di nicchia (ciliegie, cachi) che attendono ancora un’adeguata valorizzazione e promozione. Non basta più dire: bisogna aggregarsi, bisogna organizzarsi. Bisogna farlo in maniera intelligente ed efficiente. Il sistema delle Op non deve servire solo a drenare fondi comunitari ma a dare certezze al mondo produttivo e valore al sistema Italia. Per chi ricopre ruoli di vertice, non è più tempo di onesto tran-tran ma di scelte coraggiose. Altrimenti che senso ha stare assieme in cooperativa, nella Op, nella Aop se poi i risultati non cambiano, se ogni anno siamo qui in balìa dei prezzi, della crisi dei consumi, della Gdo che ci strozza? Lorenzo Frassoldati M a g g i o

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Chiquita conferma il sostegno a Race for the cure mini maratona di raccolta fondi a scopo benefico Chiquita ancora una volta al fianco di Susan G. Komen Italia Onlus per la “Race for the Cure”, mini maratona di raccolta fondi destinati al sostegno delle donne affette da tumore del seno e alla diffusione degli strumenti per la prevenzione. Chiquita offre il suo contributo mettendo a disposizione la frutta per i partecipanti e per i volontari coinvolti nell’organizzazione dell’evento benefico. “Anche per quest’anno abbiamo voluto confermare il sostegno all’evento - ha dichiarato Maurizio Pisani, direttore marketing di Chiquita Italia - entusiasti di poter dare il nostro piccolo contributo per questo importante momento di solidarietà e di sensibilizzazione nella lotta al tumore del seno”. Il primo appuntamento è stato domenica 22 maggio alle Terme di Caracalla a Roma; il 29 maggio, tappa a Bari.

Finaf, presidenza a Roberto Cera Guiderà otto Op italiane e due francesi Il ferrarese Roberto Cera è stato recentemente eletto all’unanimità alla presidenza di Finaf, l’associazione internazionale di Organizzazioni di produttori ortofrutticoli nata nel 2001 con l’obiettivo di favorire l’integrazione tra le principali realtà europee del settore. Costituita inizialmente da Apo Conerpo e Conserve Gard, in que-

sti anni Finaf ha visto aumentare progressivamente la propria base sociale che attualmente comprende dieci tra le più importanti Organizzazioni di produttori operanti nel comparto dell’ortofrutta fresca e trasformata. “Grazie a questo incessante pro-

Pomodoro di Pachino “mafioso” Il Consorzio querela Costanzo Il Consorzio di tutela Igp Pomodoro di Pachino ha querelato per calunnia e diffamazione la Rai, il giornalista Alessandro Di Pietro e Maurizio Costanzo. Nell’esposto si fa riferimento alla puntata della trasmissione “Bontà Loro” del 3 febbraio scorso, diretta da Maurizio Costanzo, nella quale il conduttore di RaiUno Alessandro Di Pietro invitò i consumatori a non acquistare il tipico pomodorino siciliano, in quanto la sua produzione sarebbe “in odore di mafia”. Sul sito del consorzio il direttore, Salvatore Chiaramida, denuncia anche le mancate promesse dei governi nazionale e regionale: “Nonostante siano trascorsi oltre tre mesi dalle sparate mediatiche su RaiUno sono finora cadute nel vuoto le rassicurazioni avute dall’assessore regionale Elio D’Antrassi e dal ministro Galan circa il finanziamento di una campagna pubblicitaria a risarcimento del danno. La media dei prezzi liquidati ai produttori di ciliegino Igp nel corso del mese di gennaio 2011, prima della boutade, era di 1,80-2,00 euro/kg mentre quella del mese di aprile scorso di 1,30-1,50 euro/kg”.

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cesso di crescita - il commento del neopresidente - la nostra Aop è uno dei più autorevoli interlocutori delle istituzioni nazionali e comunitarie e riveste quindi un ruolo decisamente strategico, soprattutto oggi, alla vigilia delle riforme comunitarie che modificheranno profondamente gli scenari europei. A tale proposito Finaf è impegnata in prima linea affinché l’Ocm ortofrutta non venga cancellata dopo il 2013, quando entrerà in vigore la nuova Pac. Consentendo di aumentare la competitività delle aziende e di valorizzare i prodotti sul piano qualitativo e commerciale, l’Organizzazione comune di mercato costituisce, infatti, un importante strumento a sostegno dell’ortofrutticoltura: un modello positivo che dovrebbe essere esteso ad altri settori produttivi”. Finaf comprende Apo Conerpo, Orogel Fresco, Coop. Modenese Essiccazione Frutta, Acom, Alpo, Moderna, Opera, Conapo Foggia e le francesi Conserve-Gard con sede a Nimes e Uniproledi con sede a Bias. M a g g i o

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Mercato di Fondi elegge Pasca-Raymondo con la “benedizione” della Polverini

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Lattuga di Lusia a Geo&Geo La puntata di martedì 10 maggio di Geo&Geo, programma quotidiano condotto da Sveva Sagramola, ha dedicato un ampio spazio alle insalate. In primo piano la lattuga di Lusia Igp (varietà gentile e cappuccia), la sola in Europa che si fregia del marchio di tutela Igp, raccolta nella prima mattinata e portata fresca Roma per Geo&Geo. Cesare Bellò, direttore di Aop Veneto ha passato in rassegna le lattughe spiegandone gusto, delicatezza, proprietà nutritive e dietetiche e altrettanto ha fatto con le insalate e le indivie: dalle insalatine “bambine”, alla romana, alla brasiliana. Un accenno anche ad erbe spontanee, come valeriana e carletti, alla rucola e al cavolo.

a cura di Mirko Aldinucci

Si è svolto mercoledì 11 maggio nella sede del Centro Agroalimentare di Fondi, il consiglio di amministrazione straordinario della Mof Spa che ha provveduto all’elezione di presidente e vicepresidente della società. A seguito delle designazioni compiute rispettivamente dalla Regione Lazio e dal Comune di Fondi, Michele Pasca-Raymondo è stato eletto alla presidenza; suo vice sarà Francesco Polese. L’elezione è avvenuta in concomitanza della visita ufficiale al Mof di Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, che assieme al sindaco di Fondi, Salvatore De Meo - ha preso parte ai lavori del Consiglio. È stato proprio al termine del CdA che si è svolta la conferenza stampa di presentazione del neo eletto presidente. Laureato in Chimica, con specializzazione nel settore delle industrie agroalimentari, Pasca-Raymondo è stato per sette anni, fino a marzo 2011, direttore generale aggiunto della Politica Regionale alla Commissione Europea, raggiungendo il grado più alto della carriera amministrativa europea. “Più di così - ha spiegato Renata Polverini - al Mof, non potevamo fare: Pasca-Raymondo ha l’autorevolezza, le competenze, la professionalità e anche quell’umiltà che serve ogni volta che s’inizia una nuova esperienza”. Una scelta “di altissimo profilo istituzionale - ha rilevato la governatrice che risponde all'esigenza di un territorio in forte sviluppo che ha al suo interno il Mof, la più grande azienda del Lazio”. L’amministratore delegato della Mof Spa, Enzo Addessi, ha ringraziato la presidente Polverini e il sindaco De Meo per aver designato figure di così alto profilo alla guida della società. In particolare, ha rivolto - pure a nome di tut-

Conad, De Berardinis lascia dopo oltre 20 anni Camillo De Berardinis lascia l’incarico di amministratore delegato di Conad ricoperto per oltre 20 anni. Rimarrà comunque nel consorzio come presidente di Ancd, l’Associazione nazionale delle cooperative fra dettaglianti. Con De Berardinis, Conad si è trasformato da una piccola associazione di bottegai nel secondo gruppo della distribuzione italiana, una realtà da oltre 9,7 miliardi di euro di fattu-

rato con 2.900 punti vendita, tra cui 1.483 supermercati e 31 ipermercati in partnership con Leclerc. Proprio l’accordo con Leclerc, ha dato una proiezione internazionale al consorzio portando benefici anche alle produzioni italiane proposte nei punti vendita dei partner della centrale di acquisto europea Coopernic: oltre al francese Leclerc, il tedesco Rewe, lo svizzero Coop Suisse e il belga Colruyt.

ti gli operatori - un ideale abbraccio alla presidente della Regione per aver mantenuta la promessa

di essere presente al Mof, a testimoniare la credibilità della struttura che rappresenta un brand di eccellenza nel panorama agroalimentare regionale, a livello nazionale e internazionale. Nell’occasione, la presidente Polverini è stata accompagnata dall’assessore al Bilancio, Stefano Cetica, dall’assessore alle Attività Produttive, Pietro di Paolo e dall’assessore alle Politiche Agricole, Angela Birindelli e dal senatore Claudio Fazzone. (E. Mùr.) www.corriereortofrutticolo.it

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Notiziario Contratto di settore rinnovato Ma Cgil non lo sottoscrive A fine aprile le organizzazioni sindacali Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno sottoscritto con Fruitimprese il rinnovo del contratto nazionale scaduto il 31 dicembre del 2010. L'intesa, che interessa circa 10.000 lavoratori e lavoratrici del settore ortofrutticolo, recepisce integralmente l'accordo sulla riforma degli assetti contrattuali siglato il 22 gennaio del 2009: avrà durata triennale e prevede l’effettivo decollo del secondo livello di contrattazione attraverso l'introduzione di un elemento economico di garanzia quantificato in 12 euro mensili. Sulla parte economica è stato stabilito un aumento di 68 euro al sesto livello calcolato sulla base dell'indice Ipca che consentirà di recuperare la perdita del potere di acquisto prevista per il triennio con una percentuale del 5,6%. L’aumento lordo complessivo nel triennio 2011-2013 sarà pari a 1.421 euro (sesto livello) e verrà erogato con le seguenti modalità: 15 euro dal primo gennaio 2011, 15 dal primo settembre 2012 e 38 dal primo ottobre 2013. Le parti hanno convenuto di aumentare il numero degli scatti di anzianità (da 10 a 13) e di incrementarne l’importo economico, quantificato in 74,36 euro per il quarto livello e in 81,99 euro per il terzo livello. L’accordo introduce l’istituto della banca delle ore: entro il mese di gennaio di ciascun anno il lavoratore potrà scegliere se destinare la prestazione straordinaria a recupero ore oppure se destinare il corrispettivo economico e la maggiorazione prevista dal Ccnl nella busta paga del mese succes18

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Nei registri europei tre ortofrutticoli cinesi: una mela e un agrume Dop e un tubero Igp Le nuove Denominazioni protette parlano cinese. Sono state inserite nei registri europei delle Dop, Igp e Stg cinque nuove eccellenze agroalimentari, comprendenti tre ortofrutticoli cinesi: Guanxi Mi You, Shaanxi ping guo e Lixian Ma Shan Yao. A questi si aggiunge il thè verde Longjing Cha Dop e l’ortofrutticolo greco Stafida Ilias Igp. Con queste nuove registrazioni, i prodotti a marchio Dop, Igp, Stg riconosciuti dalla Ue si portano a quota 1.024. Il Guanxi Mi You Dop è un agrume dalla polpa soda e tenera, succoso e dal delizioso sapore agrodolce. La buccia è liscia, sottile e di colore arancione vivo; il frutto si presenta piriforme. La zona geografica di produzione si estende a 16 città del Distretto cinese di Pinghe. La Shaanxi ping guo Dop è una mela caratterizzata dalla croccantezza della polpa, giusto equilibrio dolce-acidulo del gusto, lunga durata di serbevolezza e facilità di trasporto. Le mele appartenenti alla Dop Shaanxi ping guo crescono sull'altopiano del Loess nella Regione Weibei in Cina. I Lixian Ma Shan Yao Igp sono tuberi che possono essere tagliati a strisce o a fettine e fatti essiccare. La Stafida Ilias Igp è invece l’uva passa ottenuta da uva nera della varietà Vitis Vinifera, essiccata naturalmente al sole o in zone ombreggiate. Il colore è nero intenso, mentre il sapore è estremamente dolce. La zona di produzione della Stafida Ilias Igp ricade nella Prefettura di Ilia, nel Peloponneso, in Grecia. sivo allo svolgimento prestazione. L’intesa definisce inoltre alcune novità in tema di appalti e terziarizzazioni dei servizi. Le parti hanno infine sottoscritto un accordo quadro per la defiscalizzazione del salario riconducibile alla produttività aziendale derivante dall’applicazione della contrattazione di secondo livello prevista dal contratto nazionale. “Siamo soddisfatti - ha dichiarato il segretario nazionale della Fisascat, Vincenzo Dell'Orefice - soprattutto perché abbiamo garantito ai lavoratori del settore di poter beneficiare degli aumenti economici previsti dal nuovo contratto”. “Anche senza la Cgil - ha aggiunto il segretario generale della Fisascat Pierangelo Raineri - continueremo a siglare il rinnovo dei contratti che consentiranno di aumentare le tutele e di intervenire a sostegno dei lavoratori anche in termini di welfare”.

La vespa del castagno distrugge i marroni della Marca “La vespa del castagno sta colpendo pesantemente i nostri marroni: nello scorso anno la produzione è scesa a 250 quintali di marroni Igp dopo che si era arrivati a punte di 750 quintali”: dati e commento flash sono di Renzo Andrighetto, amministratore delegato dell’Associazione produttori di marroni della Marca trevigiana, marroni di Monfenera Igp (attorno ai 130 soci) aderente ad Opo Veneto. Andrighetto parla di una situazione veramente pesante. Sulle piante si vedono le prime galle, segno evidente della presenza della vespa del castagno, arrivata da oltre quattro anni sul Monfenera. E ora a rischio sono le produzioni venete. L’emergenza è stata al centro di un convegno organizzato sabato 16 aprile a Pederobba (Treviso). M a g g i o

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Notiziario Cala il prezzo degli ortaggi nei campi: aprile chiude in rosso Calano le quotazioni degli ortaggi nei campi. In base alle rilevazioni dell’Ismea l’indice dei prezzi all’origine dei prodotti agricoli è sceso ad aprile a 128,8 (base 2000=100), registrando un calo del 3,3% sul mese precedente. Si tratta - spiega l’Ismea - della seconda flessione mensile da inizio anno, dopo quella di febbraio. Un andamento determinato unicamente da una caduta dei prezzi delle coltivazioni vegetali, che in media hanno ceduto il 7,9%, mentre i prodotti zootecnici hanno confermato l’andamento positivo di marzo, chiudendo con un più 0,8%. In netta controtendenza risultano gli oli di oliva (+14,4% su marzo 2011) e, seppure in misura minore, i tabacchi (+2,3%). Per i cereali l’incremento medio dei listini è del 2%. Per i vini (+0,4%) è proseguito il trend al rialzo degli ultimi dodici mesi. Su base annua, si conferma il forte divario positivo dei prezzi rispetto ad aprile del 2010: del 19,6% nella media generale, con punte del +25,4% per le coltivazioni (+13,3% per il comparto zootecnico). Più in dettaglio, una dinamica tendenziale particolarmente sostenuta si evince per cereali (+71% su aprile 2010), tabacchi (+59,4%), oli di oliva (+30,3%), frutta (+24,3%) e vini (+21%).

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Agricoltori preoccupati dai costi Si chiude un primo trimestre 2011 in miglioramento, ma ancora poco soddisfacente per le aziende agricole italiane, malgrado il recupero dei prezzi. È il quadro di sintesi che emerge dai giudizi raccolti da Ismea su un panel di 900 operatori del settore primario, da cui si evince qualche ulteriore apprensione sull’andamento dei costi di produzione e sulla tenuta dei redditi. Nel complesso, la congiuntura di questi primi tre mesi - secondo il giudizio prevalente degli agricoltori - si è rivelata comunque migliore in rapporto al quarto trimestre 2010 soprattutto però per zootecnia da latte e vitivinicoltura. Gli operatori dichiarano un aumento dei costi di produzione sul trimestre precedente, a causa soprattutto del rincaro delle materie prime energetiche, dei mangimi e dei concimi. Quanto all’andamento del mercato, vi è un incremento dei prezzi che ha interessato in modo trasversale tutte le produzioni, ad esclusione di alcuni ortaggi e della zootecnia da carne. L’indagine focus ha messo in evidenza un’evoluzione leggermente al di sotto delle aspettative per quanto attiene agli sviluppi colturali. I raccolti sono attesi comunque in aumento per le patate, stabili nel settore ortofrutticolo.

Industria del food e Gda, sentiment variegati Fiducia in calo, nel primo trimestre 2011, tra gli operatori dell’industria alimentare italiana, seppure con forti differenziazioni a seconda dell’area geografica e del comparto di appartenenza. I risultati della consueta indagine trimestrale che Ismea ha condotto a marzo presso un panel di 1.200 industriali indicano un deterioramento dei giudizi nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno, a fronte di un bilancio migliore nel Nord Est e nel Centro Italia. La spinta inflattiva determinata dal rincaro dei prezzi delle materie prime ed energetiche - sottolinea l’Ismea - ha finito infatti col penalizzare l’industria alimentare. A livello settoriale, gli indici del clima di fiducia evidenziano una congiuntura più favorevole per l’industria dei gelati, della pasta, per la mangimistica, per gli elaborati a base di carne e per la lavorazione degli ortofrutticoli. Anche presso la Grande distribuzione alimentare l’indagine Ismea sul clima di fiducia, condotta su un panel di 200 operatori, rivela andamenti differenziati a seconda delle aree geografiche, evidenziando un maggiore ottimismo nel Nord Est e nel Centro Italia.

Dimmidisì in video su La7, Sky, Cielo, Rai 4 e Real Time: La Linea Verde “spinge” su frullati e insalate pronte al consumo In sinergia con la campagna affissione in corso, DimmidiSì torna protagonista in tv con tre spot dedicati a soggetti diversi: i Frullati Freschi, le insalate Fresco Raccolto e l’intera gamma firmata dal brand. L’on air parte il 22 maggio con una pianificazione che

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interessa principalmente il prime time su La7, La7d, Sky, Cielo, Rai 4 e Real Time. La Linea Verde, azienda madre del brand, prosegue gli investimenti in comunicazione con l’obiettivo di incrementare la notorietà di DimmidiSì e aumentare la penetrazione dei prodotti.

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I consumi interni restano l’anello debole del settore agroalimentare italiano nel primo trimestre 2011. Secondo le stime Ismea riportate nell’ultimo numero del trimestrale “Tendenze” gli acquisti alimentari delle famiglie italiane avrebbero infatti subito una flessione quantitativa del 3,6% su base annua, in risposta a un aumento dei prezzi del 3,1%. Riduzioni significative degli acquisti si registrano in particolare

per frutta e agrumi (-8,7% rispetto al primo trimestre 2010), prodotti ittici (-7,5%) e lattiero-caseari, (-6,3%). Negativo il bilancio per le carni bovine (-5,1%), i salumi e i tagli freschi di suino (2,7%), gli ortaggi (-2,6%), il pollame (-1,9%). Il prezzo resta un fattore di forte condizionamento per il consumatore italiano. Dalle rilevazioni Ismea emergono, infatti, riduzioni molto accentuate delle quantità acquistate per i prodotti interessati dai maggiori rincari. Un fenomeno che ha riguardato in particolare diversi prodotti del reparto ortofrutticolo. Ismea ha rivisto nel frattempo anche le stime sulla produzione agricola italiana, segnalando nell’ultimo numero di “Tendenze” un incremento, in termini reali, dello 0,3% a tutto il 2010. Un dato - spiega l’Istituto - che riflette una contrazione produttiva, rispetto al 2009, dello 0,6% delle coltivazioni vegetali, a fronte di una crescita del 2% nel comparto zootecnico. M a g g i o

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Da Noberasco cinque mix di frutta secca Noberasco lancia sul mercato cinque nuovi mix. Una combinazione di frutta secca e morbida che si avvale di ingredienti nuovi, come il goji berry, l'uva verde del Tibet, i semi di girasole e di zucca. In tutto 150 grammi racchiusi in un comodo pack con una grande finestra trasparente che mostra già dallo scaffale la qualità del prodotto. Berry Mix, ricco assortimento di frutti rossi arricchito dalla presenza di goji berry, una bacca tibetana considerata dalla tradizione la bacca della felicità, del buonumore e del benessere. Pensato per gli sportivi, ma non solo, Trial Mix abbina al sapore morbido del cranberry, la croccantezza di nocciole e mandorle, l’energia del miele e dell’uva e la

ricchezza di elementi nutritivi dei semi di zucca e girasole. Student Mix è invece un assortimento dove alla frutta secca si unisce la morbidezza dell'uva sultanina. La sua formulazione equilibrata apporta sali minerali, zuccheri e vitamine necessarie per ritrovare la giusta carica durante le pause. Fruit & Nuts Mix coniuga la morbidezza di banane, cranberries, albicocche e uva golden, alla croccantezza di mandorle, nocciole e noci del Brasile. Infine Choco Mix unisce uva verde del Tibet, cranberries e albicocche e frutti morbidi “custoditi” in un guscio di cioccolato fondente o bianco.

NOTIZIARIO

Frutta e agrumi, primo trimestre “no” nei consumi: -8,7% il dato Ismea

Un libro per ripercorrere 80 anni di storia dei periti agrari di Verona Il Collegio dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati della provincia di Verona ha pubblicato il volume “80 anni di storia e di libera professione”. L’iniziativa editoriale è nata dalla volontà di festeggiare la storia del Collegio, nato con il decreto regio del 1929 e attivo dal 1930, tentando di delineare il ruolo della figura del perito, libero professionista, di oggi attraverso la ricostruzione del suo passato. Promotori dell’iniziativa sono il presidente del Collegio Elia Sandrini e il vicepresidente Riccardo Vanoni, che si sono avvalsi della collaborazione della giornalista Maria Vittoria Adami. L’autrice ha ricostruito la storia dell’ente raccogliendo i ricordi dei Periti agrari decani del

Collegio, dei presidi che si sono succeduti alla guida dell’istituto agrario Marcantonio Bentegodi, fucina di futuri periti, e analizzando la documentazione e le fotografie disponibili nell’archivio dell’ente. Il testo ripercorre le tappe dell’istituzione del Collegio, il passaggio attraverso la seconda guerra mondiale, il boom economico, gli anni Settanta e Ottanta, e si conclude con il Collegio di oggi che conta circa 700 periti, raccontando le storie dei liberi professionisti ma anche i sogni e le previsioni dei giovani studenti. Nel raccontare il passato del Collegio emerge anche lo stretto legame che unisce da sempre Verona all’agricoltura. www.corriereortofrutticolo.it

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Notiziario Presentato a Budrio “La patata”, 13mo titolo di “Coltura&Cultura” Il 16 e 17 maggio sono confluiti a Budrio rappresentanti della filiera provenienti da tutta Italia in occasione della presentazione del volume “La patata”, 13mo titolo di “Coltura&Cultura”. Il nuovo volume, dedicato alla memoria di Carlo Cannella, autore e ispiratore della collana, è stato coordinato dal giornalista e scrittore Giancarlo Roversi e dal ricercatore Luigi Frusciante, Università di Napoli Federico II. Le due giornate hanno visto una massiccia presenza mediatica che si è interfacciata “in campo” con gli specialisti della pataticoltura italiana presso aziende altamente qualificate ed in pubblico con l’intera filiera. “Il nostro impegno nella comunicazione dell’agricoltura vera e della sostenibilità nei fatti - ha affermato Frank Terhorst, amministratore Delegato di Bayer CropScience in Italia - ha visto realizzato, in queste due giornate, l’ambizioso obiettivo di avvicinare la stampa alla filiera pataticola italiana, per sostenere la conoscenza e la formazione degli imprenditori agricoli”. “Con il volume sulla patata - ha dichiarato Renzo Angelini, Technical Management & Communications Head di Bayer CropScience in Italia - la pluralità degli autori ha saputo dimostrare la centralità dell’agricoltura oltre l’aspetto produttivo e la reale possibilità di fare sistema tra ricercatori, produttori e comunicatori, senza dimenticare la collaborazione della ristorazione”. Messaggi ripresi da Paolo Bruni, presidente di Cogeca e da Tiberio Rabboni, assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna, che ha sottolineato l’impegno verso il comparto con leggi specifiche e il finanziamento di un progetto di filiera. 22

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e dintorni

Christian Mori

A dispetto della grave crisi economica che ha colpito un po’ tutti i Paesi del vecchio continente ci sono state e ci sono aree che non solo hanno risentito meno della crisi ma hanno trainato altri Paesi, consentendo di limitare i danni e in alcuni casi anche di invertire il segno da negativo a positivo. Un esempio arriva da Russia, Polonia, Kazakhstan e Armenia. Per onestà intellettuale bisogna ammettere che il settore della tecnologia nell’agroalimentare ha risentito relativamente poco di questa crisi economica. Infatti nonostante i noti casi di fallimenti - non dipesi peraltro dalla crisi economica - la stragrande maggioranza delle imprese del comparto tecnologico è cresciuta. In questi primi mesi del 2011 sembra che tutte le imprese stiano lavorando a pieno regime. Forse sarebbe bene puntare su aree a noi più vicine, sia per cultura che per distanza, e cercare di consolidare tutti quei mercati appena aperti dando più continuità e solidità al business italiano. Le marginalità operative in aree nuove di sviluppo sono senz’altro più appetibili di quelle oggi registrate in Italia ma anche in Spagna e nel resto della Ue. Il problema della marginalità è stato il vero problema degli ultimi anni. Una concorrenza agguerrita in mercati ristretti ha provocato un grave ribasso dei prezzi che spesso ha sconfinato anche in una rinegoziazione delle condizione di vendita la-

Tanti mercati ancora tutti da esplorare sciando spazio a pagamenti non garantiti, che hanno aumentato l’esposizione e i rischi delle imprese. Se pensiamo ora alla difficoltà del recupero dei crediti in aeree lontane (a volte è difficile farlo pure in italia....), comprendiamo bene i rischi cui le imprese si sono esposte. Occorre quindi ora un inversione rapida delle strategie commerciali diversificando i mercati quanto più possibile per recuperare appunto marginalità e limitare i rischi (che peraltro esistono sempre). Investire quindi in aree “nuove”, ma vicine. I vantaggi sarebbero molteplici soprattutto per la riduzione dei costi di gestione che i mercati più vicini hanno. Come sistema Italia abbiamo poi una grande facilità nell’operare nell’area dei Balcani, per esempio, che per tradizione predilege lavorare con imprese italiane piuttosto che di altri Paesi. Quindi perché non farci un pensierino? Spesso i Paesi che presentano maggiori difficoltà “ambientali” sono proprio quelli in cui si lavora meglio, perché la concorrenza è più scarsa e soprattutto perchè, essendo i sistemi bancari più complessi, si impone alle imprese locali di lavorare con il proprio cash flow, limitando quindi i rischi per le imprese estere, dato che i pagamenti arrivano quasi sempre in anticipo: è il caso di Moldavia, Kazakhstan, Bielorussia, Ucraina, Romania, Serbia. Riusciranno le nostre imprese a cogliere queste nuove opportunità?

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Un primato non fa primavera ●

Mirko Aldinucci

Reduce da un 2010 altisonante in termini di volumi commercializzati Oltralpe e di conseguenti incassi legati all’export, fresca di primato nella bilancia agroalimentare a discapito del vino, l’ortofrutta sembra però tutto sommato intenzionata a non dar fiato alle trombe, a improntare a una forte cautela le sue riflessioni. L’assemblea di Fruitimprese dello scorso 5 maggio a Roma non ha rispecchiato l’immagine di un comparto esuberante; nessuna prova muscolare, piuttosto il rivendicare la voglia di accrescere il proprio peso specifico nei confronti della politica e del consumatore. Sarà che, come annotato dal direttore del Corriere Ortofrutticolo Lorenzo Frassoldati, moderatore dell’assise, il “vino gode di buona stampa ed è più glamour”. Sarà che già prima dell’assemblea, nei depliants d’invito, si era preferito mettere le mani avanti scrivendo che “i risultati 2010 non sono strutturali ma legati ad una congiuntura favorevole e ad una serie di fattori che li hanno determinati”. Fatto sta che tra i saloni dell’hotel Radisson Blu di via Turati, a pochi passi dalla stazione ferroviaria di Roma Termini, non M a g g i o

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Fresca di leadership nella bilancia agroalimentare, l’ortofrutta non gode però di buona immagine e di adeguata considerazione politica. Fruitimprese: rilanciare i consumi

v’era traccia di particolare entusiasmo e complice l’assenza di rappresentanti istituzionali del governo - c’era invece, per il secondo anno consecutivo, il presidente della Commissione agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro - si può forse parlare di assemblea che non ha trovato, a livello politico, il riscontro che avrebbe potuto avere. Nota positiva, la ricerca Nielsen dedicata ai comportamenti d’acquisto del consumatore con

ASSEMBLEA FRUITIMPRESE

Luigi Peviani

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particolare riferimento al significato che questi dà alla qualità; ne riferiamo a pagina 27. Consumi, così non va Il presidente dell’associazione Luigi Peviani, che con il suo intervento ha chiuso l’assemblea, ha lamentato il calo di consumi di ortofrutta passati, in Italia, da 9,3 milioni di tonnellate del 2001 a poco più di 8,2 milioni nel 2010, con una flessione dell’11%. L’obiettivo fissato da Fruitimprewww.corriereortofrutticolo.it

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se è quello di invertire la tendenza; per raggiunge il non facile scopo, occorre far leva sul concetto che aumentare i consumi garantisce un ritorno positivo alla salute e ai conti economici del Paese e sottolineare chiaramente che la produzione è rispettosa dell’ambiente, come attestano numerose rilevazioni effettuate sistematicamente sulle aziende di settore, impegnate con professionalità e competenza, ha aggiunto Peviani, per garantire un prodotto buono e sicuro. Immagine opaca, politica distante Ma troppo spesso l’ortofrutta viene abbinata a concetti negativi: le mani della mafia sui Mercati e sulla filiera di questo o quel ortaggio, la frutta Ogm, l'uso ed abuso di pesticidi, sono concetti che non troppo di rado si affacciano sui mass media generalisti. Ecco allora, ha detto Peviani, che occorre pretendere un’informazione documentata ed obiettiva, migliorando nel contempo la percezione dei consumatori che vanno “educati” sul reale valore dell’ortofrutta, sul percorso che frutta e verdura compiono dal campo alla tavola. Bisogna poi investire maggiori risorse sui giovani, da cui dipenderanno le sorti del settore. Settore che, ha proseguito Peviani, deve sforzarsi per una maggiore integrazione della filiera, per una competitività sempre più marcata facendo leva su conoscenza, efficienza, creatività, progettualità, ricerca, innovazione e formazione. L’auspicio espresso dal numero uno degli esportatori è quello di arrivare a una sinergia trasversale tra governo, comunità scientifica ed imprese, per operare in sintonia su precisi progetti. Ma, ha detto Peviani, mancano interlocutori competenti e l’ortofrutta viene ignorata a livello istituzionale. Infine una considerazione sulla bilancia commerciale 2010 che ha avuto sì un boom di esportazioni, ma il cui saldo registra un attivo meno corposo rispetto al 2008. www.corriereortofrutticolo.it

In 34 nel nuovo consiglio Fruitimprese Resteranno in carica sino al 2014 All’assemblea di Fruitimprese c’erano 139 rappresentanti delle aziende associate. Nel corso dei lavori si è proceduto alla elezione del nuovo Consiglio Direttivo e dei rappresentanti di comparto ove sono stati confermati per acclamazione Marco Salvi (produzione), Pino Calcagni (globale) e Vittorio Grotta (trading). Il nuovo Consiglio dell’associazione, comprensivo dei nuovi eletti, dei coordinatori delle Commissioni tecniche - già ricostituite - dei presidenti di associazioni territoriali e dei rappresentanti di comparto risulta composto, oltre che dal presidente Peviani, dai seguenti imprenditori che resteranno in carica nel triennio 2011-2014 (in ordine alfabetico; CT significa “commissione tecnica”, ndr): Battaglio Luca (Coordinatore CT Import); Bighelli Stefano; Bragantini Danila (Pres. Fruitimprese Veneto); Calcagni Giuseppe (Rappresentante di Comparto); Calcagni Riccardo (Coordinatore Ct Frutta Secca); Campisi Giuseppe; Carpentiere Luigi; Cosentino Sebastiano; Matteo D’Aprile (Coordinatore Ct Ortaggi); D’Avino Baldassarre, Fichera Rosario, Filippi Maurizio (Pres. Fruitimprese Emilia Romagna); Grotta Vittorio (Rappresentante Comparto); Laporta Michele (Coordinatore Ct Frutta Fresca Sud); Laudani Salvo (Coordinatore Ct Promotion); Messina Alfio (Coordinatore Ct Uva Da Tavola); Neri Patrizio (Coordinatore Ct Frutta Fresca Nord); Orsero Antonio; Palmieri Donato (Coordinatore Ct Aglio e Scalogno); Petteni Adriano; Pernigo Alessandro, Pezzo Stefano; Pignataro Franco; Piraccini Walther; Pizzoli Ennio (Past President); Privitera Michele; Rivoira Michelangelo; Romagnoli Giulio (Coordinatore Ct Patate); Salvi Marco (Rappresentante Comparto); Scrofani Salvatore (Coordinatore Ct Agrumi); Secondulfo Salvatore; Suglia Giacomo (Pres. Associazione Puglia); Theiner Fritz (Pres. Associazione di Bolzano). Freshfel: più promozione In precedenza Philippe Binard (foto), delegato generale di Freshfel si era soffermato sul lavoro svolto dalla “sua” associazione negli ultimi due anni per tamponare il progressivo calo di consumi di ortofrutta nel Vecchio Conti-

nente. Nella metà degli Stati membri della Ue, ha denunciato, non si consumano le dosi minime raccomandate dall’Organizzazione mondiale della sanità. Tra i problemi riscontrati a Bruxelles, preconcetti sulla salubrità ed errata percezione dei prezzi: bisogna spiegare perché la frutta costa, ha puntualizzato Binard. Dal 2009 il declino di importazioni in Europa è stato pesante: -15%. La flessione dei consumi è causata anche da campagne denigratorie come quelle avviate da Ong in Germania sul tema dei residui, che hanno colpito anche l’export italiano nello strategico Paese tedesco. Servono campagne nazionali che incentivino i consumi, ha proseguito l’esponente di Freshfel: vi sono 38 milioni di euro per la promozione agricola in europa, importo molto basso. 1,3 milioni di euro il budget per Frutm a g g i o

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Panacea contro l’obesità Al tema della salubrità quale chiave per incrementare i consumi si è riallacciato Francesco Leonardi, primario di dietetica e nutrizione clinica a Catania, che ha fatto il punto su criticità e qualità di comportamenti e scelte alimentari: un miliardo di persone sono sovrappeso e 388 milioni avranno problemi di malattie croniche, ha detto, parlando di “esercito di bambini sovrappeso”. Non solo e non tanto per eccesso di calorie ma anche qualità dei nutrienti: negli ultimi anni si è infatti assistito a un boom di grassi animali e proteine animali mentre le vegetali sono stabili. E poi troppe cattive abitudini: non si fa colazione, si mangia poco pesce e ortofrutta. Il 23% delle persone non include frutta e verdura nella propria dieta e solo il 50% ne mangia tutti i giorni. M a g g i o

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Conclusione: servono marketing culturale e... sensoriale. De Castro: Ue in ebollizione Venendo alla parte politica dell’assemblea, De Castro ha risposto ad alcune domande rivoltegli dal presidente di Fruitimprese Peviani sugli effetti della futura Pac, sulla riforma dell’Ocm e sulla diminuzione degli oneri sociali ipotizzata in Francia per i dipendenti agricoli, fortemente auspicata anche dagli imprenditori italiani. De Castro ha esordito parlando di “fase di ebollizione legislativa europea”, citando a tal proposito il pacchetto qualità che sarà approvato entro luglio: focalizzato sul sistema di qualità europeo, mira a rendere più forti i consorzi di tutela per affrontare meglio il mercato. Allo studio l’ipotesi di incrementare il budget per promuovere l’ortofrutta, nell’ottica di “fornire strumenti per essere più forti all’estero”. La Pac in fase di discussione, ha proseguito De Castro, è la madre di tutte le riforme: non ci saranno più riferimenti al passato e per la prima volta si rimette in discussione tutto il pacchetto che oggi costituisce il 42% della spesa europea. Quanto alla riforma di medio termine dell’Ocm nel 2012, l’orientamento è garantire più risorse a chi è più organizzato anche a livello transnazionale. Difficile invece, ha lasciato trasparire l’ex ministro dell’Agricoltura, una diminuzione degli oneri. A conclusione del suo inter-

vento, De Castro ha detto che è “fondamentale esprimere una capacità organizzativa che accompagni la qualità” ricordando che in Europa si sta ercando di armonizzare tempi di pagamento e modalità di scontistica della Gd sulla scorta di quanto avviene in Francia. In conclusione dei lavori, Giuseppe Calcagni ha esortato a “lavorare insieme per aumentare i consumi ed educare il consumatore”. Sulla stessa lunghezza donda Salvo Laudani: “Dobbiamo comunicare meglio il valore dei nostri eccellenti prodotti”.

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ta nelle scuole a livello europeo. Ma la comunicazione tra gli Stati membri resta frammentata. La soluzione potrebbe arrivare dall’aggredire nuovi segmenti di mercati come il vending. Occorre comunicare per innalzare l’immagine dell’ortofrutta, correggere percezioni sbagliate e raggiungere nuovi mercati, la considerazione successiva di Binard. Anche perché l’obesità sta diventando allarmante soprattutto tra i giovani: ogni anno 150 milioni di euro vengono spesi, in Europa, per curare malattie legate a diete errate. Forniti poi altri dati: il costo delle cinque porzioni raccomandate varia da 5 cent a 2 euro al giorno. Mentre oggi la spesa per l’ortofrutta copre solo l’1-1,5% del budget familiare. Nel futuro ci sarà una riduzione del bilancio per ortofrutta con la nuova Pac ed occorre migliorare l’immagine del settore nella stampa generalista. Magari attingendo alla regola delle “4C” citata da Binard prima di chiudere il proprio intervento: coordinamento, competizione, comunicazione, cooperazione.

La bilancia del primo bimestre Leggero calo delle quantità esportate rispetto allo stesso periodo del 2010 (-2,3%), controbilanciato da un buon aumento in valore (+18,9%), nei primi due mesi del 2011. Le importazioni sono invece cresciute sia in quantità (+12,2%) che in valore (+30,9%). Il saldo di 232 milioni di euro è superiore a quello del 2010 (+0,4%). L’Italia ha esportato poco meno di 650 mila tonnellate per un valore di circa 700 milioni di euro. In volume, flessione per tutti i comparti. A livello economico giù agrumi (-10%) e frutta secca (4,2%), dato positivo per ortaggi (+15,8%) e frutta fresca (+33,7%). Sul fronte dell’import il dato è di circa 530 mila tonnellate complessive con un generalizzato incremento in volume; in valore segno positivo in tutti i comparti, agrumi esclusi (-2,3%). mirko.aldinucci@corriereortofrutticolo.it

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L’eccellenza che soddisfa produzione e distribuzione

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Il prezzo non è tutto Indagine Nielsen sui criteri che ispirano i consumatori nella scelta dell’ortofrutta Le slides illustrate da Chiara Magelli di Nielsen, frutto di un indagine su un campione di 9.000 famiglie rappresentative della popolazione italiana, fanno chiarezza sui criteri di scelta dell’ortofrutta, cui vengono riconosciuti autenticità, tradizionalità, territorialità, salubrità, vitalità, naturalità e che viene acquistata per gusto, salubrità, leggerezza. Tra le motivazioni che inducono a depositare ortofrutta nel carrello spiccano freschezza (del prodotto, sensoriale, veicolata dal display), stagionalità (nel contesto di un favorevole rapporto qualitàconvenienza), provenienza (territorio: localismo e tipicità, che danno garanzia) e, in misura minore, tipicità (certificazione d’origine, selezione e specificità), capacità di dare consigli da parte del venditore (vale per il canale tradizionale e per i farmer), oltre alle promozioni e al prezzo (che non deve essere esagerato ma neppure troppo basso). Come attivare le leve d’acquisto d’impulso? Secondo la ricerca Nielsen presentata ai soci di Fruitimprese in occasione dell’assemblea di Roma, occorre valorizzare la freschezza, esporre bene il prodotto, attivare adegute promozioni, assicurare una buona varietà nell’assortimento. Comodità, garanzia, varietà, completezza e convenienza sono i fattori che indirizzano i consumatori nella Gd; prossimità, garanzia, convenienza i dirver nei supermercati di prossimità; qualità, affidabilità, specificità locale nei farmer market; specificità, prossimità e fiducia nel dettaglio ortofrutta. Nei mercatini rionali M a g g i o

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I relatori all’assemblea Fruitimprese. Magelli è seconda da sinistra

predomina “indisturbato”, invece, il fattore prezzo. Nel periodo febbraio 2010-febbraio 2011 la frutta fresca ha perso quote, lasciando sul terreno il 2,2% in valore; in controtendenza il “confezionato” a peso fisso che in parte “cannibalizza” lo sfuso il

quale però copre ancora il 74,5%. Il servizio insomma, dice la ricerca, conta sempre di più soprattutto a Nord e al Centro. E infatti al Sud il calo di consumi è maggiore (-3,8%). A livello di format distributivi, hard discount e libero servizio (supermarket) crescono; in calo il dettaglio tradizionale. Anche nel segmento verdura si registra un calo in valore (-3%) e anche in questo caso il confezionato cresce (del 7,8%), sebbene lo sfuso detenga una netta leadership: 96,5%. Il Sud segna il passo più del resto del Paese (-3,7%); si conferma la buona performance dell’hard discount non solo per il prezzo ma anche perché la gamma è sempre più ampia. (m.a.) www.corriereortofrutticolo.it

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La pagella delle fiere ●

Antonio Felice

Questo è il periodo in cui è possibile fare il bilancio di metà anno delle fiere di settore. Si sono chiuse le rassegne primaverili e le aziende si preparano ai saloni dell’autunno. Hanno chiuso i battenti Fruit Logistica, Biofach, Fresh Antalya, Expo Agro Almeria, Medfel, BtoBio e c’è attesa per World Food Moscow, Macfrut, Sana, Fruit Attraction, Fresh Gate, Sifel Maroc: per citare solo gli appuntamenti principali, che vedono una partecipazione diretta di almeno alcune delle aziende del settore ortofrutticolo nazionale o dei principali fornitori di tecnologie e servizi. Il panorama è ricco, qualcuno dice anche troppo. La crisi di solito porta a concentrare gli investimenti aziendali sulle iniziative considerate più utili e non c’è dubbio che vi sia stata una polarizzazione degli interessi verso le rassegne maggiori. Chi è leader di mercato, quando ci sono difficoltà, è premiato rispetto ai comprimari, le distanze si allungano e qualcuno rischia di sparire o di diventare piccolo piccolo. È quanto sta accadendo anche per le fiere. 28

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Tempo di bilanci per le principali rassegne di settore. Fruit Logistica e Medfel tengono le posizioni, Biofach cresce, “giù” Fresh Antalya ed Expo Agro Almeria. E in autunno... Fruit Logistica. Stabile La grande fiera di Berlino ha confermato la sua leadership mondiale lo scorso febbraio. Le cifre non indicano alcun segno di cedimento. Tuttavia nessuna crescita è per sempre e qualche esperto internazionale ha scorto, dietro

alle cifre ufficiali positive, qualche segnale di cedimento. Fruit Logistica finisce in un batti-baleno. Il primo giorno serve per orientarsi, il secondo giorno è quello che conta, il terzo è già tempo di chiudere i battenti per cui la fiera dura solo mezza giornata. Qualcuno l’ha battezzata “one-day exhibition”. Ma il grande investimento necessario per

essere presenti in forza, con buona visibilità a Fruit Logistica, vale la candela se il giorno di fiera che conta è uno solo? Può una fiera mondiale avere una durata che costringe tutti ad essere dei robot per tener dietro ai ritmi degli appuntamenti? Un espositore ci ha svelato di essere riuscito a fare nemmeno il 30 per cento di quello che avrebbe voluto. Un accavallamento di appuntamenti e stop, si perde un’occasione perché non c’è più tempo di recuperare. Ci sono poi due astri nascenti nel settore fieristico che pongono degli interrogativi sul ruolo di una rassegna che vuole essere globale. Da una parte World Food Moscow, con una sezione ortofrutticola sempre meglio organizzata, dall’altra la Fruit Attraction di Madrid. I russi vanno a Berlino ma credono sempre di più alla fiera di casa loro. Gli spagnoli si sono presentati nella capitale tedesca con circa il 20% di presenze in meno: crisi? Forse. Ma anche la volontà di scegliere la fiera di casa su cui in Spagna c’è finalM a g g i o

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mente una convergenza nazionale. Conclusione: Fruit Logistica tiene, ci si incontra il mondo, ma attenzione, forse siamo alla vigilia di una nuova tendenza: fiere di macro-area in cui si va a incontrare uno spicchio di mondo e non più fiere globali dove si incontra tutti e nessuno. Se così fosse, Fruit Logistica si attesterebbe a fiera per l’Europa continentale, che è poi l’essenza del suo successo attuale. Biofach. In rialzo La fiera di Norimberga dedicata al settore biologico, per quanto si svolga a una sola settimana da Fruit Logistica, non smette di essere attrattiva e fonte di sorprese. Una fiera grande e divertente, che gode di un clima più disteso della cugina berlinese (forse anche perché dura un giorno in più). L’edizione 2011 è stata la migliore di sempre. Ottimi i servizi fuori e dentro i padiglioni. Molti

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i convegni interessanti. Molte le nazioni al Biofach per la prima volta. E’ emerso l’impegno nel settore biologico dell’Est europeo così come si è vista la crescita

dell’Africa e dell’India. L’Italia si è battuta molto bene perché sull’export si gioca la partita della crescita delle aziende. Specchio di un mercato vivace, Biofach ha

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L’arancia rossa chiamatela per nome.


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ottime credenziali anche per il futuro. Grazie anche alla sua forte specializzazione, nessuna fiera in Europa e nel mondo è in grado di farle ombra. Fresh Antalya. In ribasso La fiera turca di metà marzo è solo uno specchio pallido del forte settore ortofrutticolo del Paese della Mezza Luna. La Turchia è una potenza ortofrutticola senza pari nel Mediterraneo ma non riesce a esprimere una fiera nazionale che attragga i grandi players nazionali e i global players interessati al mercato turco. Qualcuno sostiene che le fiere di successo si svolgono nei mercati di consumo e non nei Paesi della produzione ma non si deve dimenticare che la Turchia ha circa 80 milioni di abitanti, con metropoli come Istanbul che sono grandi bacini di consumo. A Fresh Antalya non si è notata una crescita di espositori turchi e si è registrata una partecipazione modesta, molto limitata di aziende straniere. Il significato di questa fiera è limitato al distretto di Antalya (una regione ortofrutticola forte, ma non la sola), con scambi tra produttori e fornitori di tecnologie e servizi per lo più locali, e alla presenza di compratori balcanici e russi ovvero provenienti dai Paesi che sono i tradizionali mercati di sbocco degli ortaggi e degli agrumi di Antalya. Assente la convegnistica, assenti eventi collaterali di richiamo. Se gli organizzatori non rivedranno la formula e non la sapranno promuovere, Fresh Antalya è destinata a un rapido declino nonostante sia giunta solo alla quinta edizione.

non ci vanno, di contro gli andalusi e i catalani non vanno a Valencia. La scelta nazionale di creare a Madrid Fruit Attraction ha tagliato la testa alle ambizioni delle rassegne regionali spagnole. Accelerandone il declino. La crisi economica, particolarmente dura in Spagna nel biennio 2009-2010, non ha certo aiutato Expo Agro Almeria ad uscire dal guscio di una dimensione sempre più locale.

Expo Agro Almeria. In ribasso Almeria offre una estesione di serre da ortaggi tra le maggiori del mondo. La fiera che vi si svolge agli inizi di aprile è soprattutto destinata alla produzione. È una fiera regionale, come altre in Spagna, da Lerida a Valencia, nessuna delle quali è riuscita a prevalere sulle altre. I valenciani

Medfel. Stabile Non si può dire male di Medfel anche se le cifre che la connotano non sono importanti. L’edizione che si è svolta a Perpignan dal 4 al 6 maggio ha confermato la grande specializzazione della fiera, con una convegnistica importante e la presenza di buyers di riguardo a livello inter-

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nazionale (provenienti anche da Hong Kong). La limitata presenza degli italiani, controbilanciata dal contributo anche a livello di convegni del CSO e di MFC e da alcune aziende di tecnologie e di logistica di primo livello (Unitec, GF Group), è stato un errore perché i compratori francesi si stanno guardando in giro e non sono più così spagnolo-dipendenti. Medfel vuole essere una fiera mediterranea ma è ancora ben lontana dal traguardo. C’erano marocchini, tunisini, algerini, libanesi ma non solo loro, anche gli stessi francesi potrebbero premiare maggiormente questa fiera molto bene organizzata. Quest’anno l’ospite d’onore è stata la Tunisia, nel 2012 sarà l’Italia: una sfida, un’arma a doppio taglio ma per la crescita di Medfel un percorso obbligato. BtoBio. In ribasso Il termine in ribasso non è quello più appropriato perché la fiera che si è svolta a Milano dall’8 all’11 maggio, in contemporanea con Tuttofood, era alla prima edizione. Lo usiamo per omogeneità con i giudizi precedenti. In ribasso rispetto alle aspettative. BtoBio è nata sulle delusioni provocate, nelle ultime edizioni, dalla bolognese Sana. Ciò faceva pensare ad un massiccio esodo da Bologna verso Milano da parte www.corriereortofrutticolo.it

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Patrocinio del Ministero e dell’Unione Europea al Green Med International Forum di Tunisi Sarà l'hotel Ramada Plaza di Gammarth, subito a nord di Tunisi, a pochi chilometri dall’aeroporto internazionale della capitale tunisina, nello splendido scenario dell’antica costa cartaginese, ad ospitare il quarto Green Med Forum dal 28 al 30 settembre prossimi. All’evento è giunto il patrocinio del Ministero dell'Agricoltura italiano e dell’Unione Europea. Il Forum, organizzato dallo staff di Green Med Journal, la rivista euro-mediterranea di business rivolta alle produzioni e ai mercati agricoli del Mediterraneo e alla loro promozione nel mondo, vede la partecipazione come co-organizzatori di due organismi tunisini: l’APIA (Agence de Promotion des Investissements Agricoles) e la FIPA (Agence de Promotion de l’Investissement Extérieur). In occasione della cena di gala che precede i lavori, la sera del 28 settembre, come ogni anno verranno assegnati i Green Med Awards, nelle categorie “best grower” per il produttore che ha saputo valorizzare le tipicità mediterranee attraverso alti livelli di qualità, “best exporter” per chi ha saputo distinguersi nella valorizzazione dei prodotti mediterranei nel mondo e “best service provider”, per il miglior fornitore di servizi. Sempre il 28, nel pomeriggio, si svolgerà l’assemblea di AssoMedMarkets, l’Associazione mediterranea dei manager dei mercati all'ingrosso, allargata a enti e istituzioni che condividono lo scopo di fare dei mercati, in tutto il Mediterraneo, centri di servizi innovativi per l’intera filiera. Nella giornata di giovedì 29 settembre si svolgerà il Forum. Dopo una sessione plenaria con autorità europee e tunisine e una relazione sull’economia agricola mediterranea affidata al CIHEAM, una sessione sarà dedicata alla qualità ortofrutticola mediterranea con un focus sul ruolo dei certificatori e gli standard dei retailers. Seguiranno nel pomeriggio una sessione sulla logistica dedicata in particolare alla Tunisia come piattaforma logistica e ponte per l’Africa e una sull'integrazione di prodotto e le opportunità d’investimento nel Paese magrebino e in altri Paesi della costa sud alla luce delle più recenti evoluzioni legislative. Sotto l’ombrello del Green Med Forum si svilupperà per la prima volta un dibattito sull’olivicoltura mediterranea, in particolare legato agli sviluppi della produzione olivicola in Tunisia, Italia e Spagna. La mattina del 30 settembre sarà dedicata alle visite aziendali con un programma distinto per l’ortofrutta e per l’olio d’oliva. Durante l’intero arco temporale del Forum sarà aperta una sala B2B con incontri programmati. Sono previste presenze da una dozzina di Paesi. La raccolta delle adesioni in Tunisia e Algeria è affidata all'agenzia Midaplus di Tunisi. Tra le sponsorizzazioni, significativa quella di Coop Italia. L’economia tunisina, dopo la cosiddetta Rivoluzione dei Gelsomini, ha bisogno di ripartire e può farlo principalmente dando garanzie di stabilità e segnali di apertura agli investitori esteri e al turismo internazionale. Nonostante il periodo di transizione politica, che richiede tempo, la Tunisia queste garanzie e questi segnali li dà in modo forte e chiaro.

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soprattutto dei principali attori del biologico italiano. In effetti, qualcuno, a partire da ApofruitAlmaverde, a Milano c’è stato ma altri hanno dato forfait. Pochi i visitatori, piuttosto depresso il clima. Sana può sperare di avere tempo per recuperare posizioni, prospettiva che le sarebbe stata negata da un successo vero della nuova rassegna milanese. Rassegne d’autunno Una grande partita fieristica è quella offerta dall’autunno, con tre rassegne tra tutte attorno alle quali ci sono aspettative importanti: in ordine di tempo Mosca, Cesena, Madrid. Scritti così i nomi di queste tre città danno l’idea di un vaso di coccio stretto tra due vasi di metallo. Invece il Macfrut ha ancora le sue brave carte da giocare e i numeri che promette sono ancora quelli del-

la seconda fiera europea alle spalle di Fruit Logistica e della prima fiera in ambito mediterraneo. Mosca fa corsa a se. Cesena e Madrid non possono parlare solo all’interno dei rispettivi sistemi nazionali ma debbono parlare anche alla macro-area mediterranea. Mosca risentirà positivamente della ripresa del mercato russo, che insieme all’Ucraina ha assorbito nel 2010 più del 50 per cento dell’export ortofrutticolo europeo. Non saranno pertanto pochi gli spagnoli e gli italiani che andranno a Mosca, se non con uno stand almeno per una visita. Sarà invece una sfida (e un “ingrediente” di successo) sia per Madrid che per Cesena assicurarsi buyers russi. A fine anno tireremo le somme. ● M a g g i o

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L’aumento, pesante, del costo delle materia prime. La crisi economica che riduce i margini, allunga i tempi dei pagamenti e incrementa il rischio di insolvenze. Il mercato italiano che sembra beneficiare meno di altri della (per alcuni solo presunta) ripresa. Eppure il variegato settore degli imballaggi, nonostante tutto, non vede nero. Innovazione, versatilità, servizio al cliente, consentono alle imprese più attente e dinamiche di restare ampiamente sopra la linea di galleggiamento. I protagonisti del “riutilizzabile”, in particolare, sembrano vivere un più che discreto momento. Ecco cosa ci hanno detto i responsabili di alcune delle principali aziende del packaging interpellati da Corriere Ortofrutticolo. Riutilizzabili Gianni Bonora, amministratore delegato CprSystem Le recenti notizie riportate dai più autorevoli giornali economici italiani lanciano l’allarme sulla crescita inarrestabile del prezzo delle materie prime: prezzi record per petrolio e derivati, con inevitabili ripercussioni sul settore della trasformazione della pla-

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L’exploit del costo del petrolio e le difficoltà del mercato interno spingono le imprese del settore a puntare su qualità, flessibilità, servizio al cliente. Nostra inchiesta

ATTUALITÀ

Crisi e boom delle materie prime L’imballaggio soffre ma non si spezza

Da sinistra Gianni Bonora, Emanuele Timpanaro, Luca Rossi e Claudio Dall’Agata

stica che in Italia, stando a quanto riportato recentemente da Il Sole 24 Ore, conta 130 mila addetti e un fatturato intorno ai 18 miliardi. L’aumento del petrolio si riflette sull'aumento di prezzo della plastica e si “scarica” sugli imballaggi e sui prodotti destinati ai consumatori finali. Ed è in questo contesto che il sistema

circolare di gestione degli imballaggi in plastica riciclabile a sponde abbattibili mostra con evidenza i vantaggi competitivi. Il nostro è un sistema estremamente vantaggioso per i produttori, ma anche per i distributori e naturalmente per il consumatore finale. Grazie alla gestione cooperativa siamo in grado di abbat-

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Imanol Alberdi Uria, Direttore Logistico Centri di Distribuzione:

ÂłCASSETTEPIEGHEVOLIALGIORNO GRAZIE ALLAPREPARAZIONEAUTOMATICADEGLIORDINI´ Nel giugno del 2010, la catena di supermercati spagnola Eroski è stata la prima su suolo nazionale ad adottare un impianto per la preparazione automatica degli ordini per i prodotti freschi. Quest’evoluzione fa parte di una vera e propria rivoluzione logistica, avviata dall’azienda dodici anni fa. Grazie agli imballaggi riutilizzabili di Euro Pool System, abbiamo standardizzato la linea dei prodotti freschi ed oggi Eroski usa ormai oltre 50 milioni di cassette pieghevoli all’anno. Per Imanol Alberdi Uria, Direttore Logistico e Responsabile dei Centri Distributivi: “Il passo successivo è stato centralizzare su Madrid i ussi dei prodotti freschi. Prima di allora, centinaia di fornitori consegnavano la propria merce a dieci Ce.Di. regionali,

sebbene l’80% di quegli stessi ussi logistici passasse giĂ da Madrid. La tappa ďŹ nale del processo di standardizzazione è rappresentata dall’installazione di un sistema di orderpicking nel centro di smistamento di Madrid. Imanol: “Euro Pool System aveva giĂ  una notevole esperienza nella preparazione automatica degli ordini e voleva ampliare l’offerta dei servizi. La nostra collaborazione è molto stretta e ora noleggiamo l’ order picker direttamente da Euro Pool System.â€? Per Eroski quali sono i vantaggi derivanti da una maggiore efďŹ cienza sul piano logistico? Una riduzione del chilometraggio pari al 30%, una maggiore velocitĂ  di rotazione, un risparmio del 15% sulla manodopera, meno errori e un prodotto di piĂš elevata qualitĂ .

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Cpr System anche al di là dell’ortofrutta. Eleonora Gemini country manager di Ifco: Il comparto degli imballaggi per ortofrutta sta continuando a vivere un periodo molto vivace, soprattutto negli ultimi mesi e relativamente agli imballaggi riutilizzabili, che stanno continuando a dare segnali di incremento anche per quanto riguarda retailers di piccole dimensioni e posizionati nel Sud. La crisi si fa sicuramente sentire, impattando anche nei consumi medi di frutta e verdura nelle principali catene della grande distribuzione modificando le abitudini di consumo delle famiglie. Il mercato si sta orientando ad acquisti che lascino molta flessibilità di scelta relativamente al fornitore, soprattutto nelle centrali d’acquisto della Gdo. I clienti stanno richiedendo una particolare capacità di fornire in tempi sempre più ristretti. Il fattore prezzo è sicuramente determinante, ma la nostra capacità di mantenere quotazioni costanti nel tempo aiuta il retailer a focalizzarzi sul valore della merce e non sull’imballaggio facendo ragionare i compratori in maniera globale. Il trend aziendale del gruppo Ifco è in costante crescita; nel 2010 rispetto al 2009 +6,7% su revenues e +17,4% su gross profit. Durante i prossimi mesi vi saranno importanti novità di cui è prematuro parlare. Luca Rossi, country general manager di Chep Italia Il modello di business offerto da Chep è l’ideale per rispondere alla crescente pressione sulla riduzione dei costi, particolarmente forte in questi tempi critici che

l’economia italiana e mondiale stanno vivendo; il pooling di pallet e contenitori elimina inefficienze e distrazioni rispetto al core business delle imprese, liberandone risorse ed energie, ed è quindi una soluzione particolarmente adatta per attraversare momenti di grave recessione, mitigandone i danni. Il prezzo non è la leva chiave della nostra strategia, che invece è incentrata sull’offerta di valore per il cliente. Questo valore è composto da servizio eccellente, efficienza logistica, qualità delle attrezzature, network capillare e copertura nazionale ed internazionale. Una volta che il cliente comprende appieno questi svariati vantaggi, il prezzo diventa irrilevante ai fini della scelta, anche se non trascurabile in quanto fattore che misura i risparmi derivanti dal sistema di pooling rispetto ad altri sistemi. Da sottolineare poi come, nell’ambito dei contenitori dell’ortofrutta, il principale fattore di scelta è rappresentato dalla funzionalità, qualità e disponibilità delle attrezzature richieste. Chep, grazie a una copertura di mercato tale da riuscire a gestire in modo ottimizzato il parco attrezzature, riesce a garantire vantaggi rilevanti anche in termini di riduzione dell’impatto ambientale. A livello di dati, nel primo semestre del 2011 il bilancio si può definire positivo. L’obiettivo di Chep Italia a brevemedio termine è di continuare ad accrescere ulteriormente la nostra quota di mercato in Italia almeno fino ai livelli riscontrabili in altri Paesi europei. Il settore su cui stiamo concentrando la nostra attenzione è quello del largo consumo, ma in futuro valuteremo di penetrare anche settori come il tessile e il farmaceutico, introducendo nuove attrezzature e nuovi servizi, incrementando ulteriormente il livello di soddisfazione dei clienti in portafoglio, sviluppando nuove sinergie e accordi di collaborazione con partners in operations e logistica. Per quanto riguarda i conteniwww.corriereortofrutticolo.it

ATTUALITÀ

tere i costi di imballaggio di oltre il 50% rispetto ai concorrenti. Il sistema è semplice, e oggi vede coinvolti oltre mille soci,parte dell’intera filiera. Nonostante la congiuntura economica degli ultimi anni, che ha visto nell’ortofrutta un perdurante ristagno dei consumi, il sistema Cpr è in crescita e vede aumentare le movimentazioni (117 milioni di euro) e il fatturato oltre che i ristorni ai soci. Va rimarcato inoltre il forte contributo che il sistema Cpr fornisce alla salvaguardia ambientale, evitando grazie al suo utilizzo, l’immissione di 100 milioni di tonnellate di rifiuti nell’ambiente. In prospettiva appare sempre più evidente l’importanza della plastica nel sistema di imballaggi italiano ed europeo, come emerge dai dati della ricerca da noi commissionata all’Università di Bologna che mette a confronto le performance economiche ed ambientali degli imballaggi in cartone a perdere utilizzati per frutta e verdura e il sistema circolare di Cpr System; il risparmio a favore di quest’ultimo è pari a 1,8 euro-movimento che equivale a dire che il sistema a perdere è più costoso di quasi 2,7 volte. Il risparmio di energia è ancora più evidente. Il sistema a perdere richiede più di tre volte l’energia del Cpr System nel suo complesso mentre è pressoché egualitario il fabbisogno energetico per la movimentazione delle cassette. Per ogni tonnellata di ortofrutta distribuita, la sostituzione di un sistema di imballaggi in cartone a perdere con quello in plastica riutilizzabile avrebbe ricadute straordinarie per l’ambiente. Il futuro ecosostenibile del Paese è legato alla capacità di utilizzare modelli come

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A ttualità Dopo FEFCO arriva anche BRC Packaging: da Agrypack l’igiene degli imballi è certificata

Nel mese di gennaio l’azienda di Verona gestita da Simone e Fabio Turrini, specializzata nell’assemblaggio di cassette in cartone ondulato e capace di rispondere a ogni soluzione di imballaggio, ha ottenuto la certificazione Global Standard for Packaging and Packaging Materials, nota anche come BRC IoP. Il riconoscimento, ottenuto con la collaborazione della società di consulenza 4Company, si va ad affiancare ad Iso 9001:2008 e a GMP-FEFCO, ottenuti nel novembre del 2009. GMP-FEFCO è uno standard volontario che garantisce la messa in atto, da parte dell’azienda, di tutte le misure idonee per mantenere nel tempo lo stato di conformità e igiene degli imballi in cartone ondulato. Per Verona e provincia Agrypack è agente e assemblatore di International Paper (cassette in cartone ondulato), agente e rivenditore di Infia (cestelli monouso), società del gruppo Linpac anch’essa certificata BRC IoP dal mese di maggio, e agente di Aweta (macchinari). BRC IoP e GMP-FEFCO coprono in modo approfondito le tematiche dell’igiene e della sicurezza dei prodotti in tutta l’industria del packaging. Gli imballaggi e le confezioni sono una componente significativa del prodotto alimentare e possono influenzare profondamente la sicurezza degli alimenti. Questi standard forniscono delle specifiche tecniche sull’argomento consentendo ai produttori una migliore gestione dei rischi attraverso l’adozione di un sistema per la gestione della sicurezza ampiamente riconosciuto. Queste norme fanno inoltre riferimento ai requisiti di “due diligence” cui devono attenersi produttori, assemblatori, confezionatori e commercianti al dettaglio di imballaggi per alimenti e permettono di essere in regola con la normativa vigente in materia di igiene e sicurezza dei materiali di imballaggio, con particolare riferimento al regolamento Ce 2023/2006, in vigore dal primo agosto 2008. Tutti i materiali che vengono a contatto con gli alimenti, soprattutto gli imballaggi, possono alterarne la sicurezza sia attraverso contaminazione, sia per mancanza di un’adeguata protezione. Gli standard BRC IoP, sviluppato dal British Retailer Consortium in collaborazione con l’Institute of Packaging, e GMP-FEFCO, sviluppato dai produttori di imballaggi europei, prescrivono i requisiti indispensabili per garantire la sicurezza alimentare applicando i principi HACCP e GMP (good manufacturing practice). L’attenzione crescente verso gli aspetti della sicurezza rende oggi più che mai strategica l’implementazione da parte delle aziende del settore di standard appropriati. Oltre alla sicurezza è sempre più di attualità il tema dell’impatto ambientale. Non a caso, nel settore della carta si stanno già affermando le certificazioni FSC e PEFC che certificano la provenienza della carta da legno da foreste sostenibili.

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tori per l’ortofrutta è in essere un progetto internazionale per lo sviluppo di nuove casse specifiche e modelli più moderni del formato standard, più funzionali e rispondenti alle crescenti esigenze dei clienti. Chep sta inoltre ampliando la gamma di pallet e ha introdotto in Italia anche i formati display (80x60 e 60x40), nonché nuovi servizi, quali ad esempio pallet con tag Rfid, pallet con basso grado di umidità o trattati termicamente, pallet specificamente adatti a magazzini automatizzati, con tolleranze molto strette. La nostra è un’azienda molto impegnata dal lato green. Chep crede fortemente nello sviluppo sostenibile, promuovendo l’acquisto di legno da foreste controllate, il riutilizzo dei pallet, il recupero delle attrezzature e il loro riciclo finale. Puntiamo all’efficienza e alla sostenibilità per ottimizzare la catena logistica. Emanuele Timpanaro, direttore Euro pool system Italia: Il trend di questo primo trimestre evidenzia una seppur lieve crescita; a livello aziendale ci attestiamo intorno a 3%, mentre in Italia l’incremento a parità di clienti è superiore al 5%. Il dato italiano è sicuramente destinato ad una crescita più importante grazie all’attivazione di nuovi clienti nei prossimi mesi. Infatti la catena di ipermercati Auchan dal mese di giugno andrà ad utilizzare i nostri imballi verdi all’interno della propria filiera e quindi dei suoi fornitori. L’accordo avrà durata quinquennale. Questo ci permetterà un balzo in avanti e un interessante incremento della penetrazione dei nostri imballi nel mercato italiano. Nostro obiettivo per il 2011 è arrivare intorno ai 35 milioni di imballi. Sicuramente il comparto ortofrutticolo sta soffrendo la crisi, ma per quanto riguarda le nostre specifiche competenze registriamo un andamento in controtendenza. In questo particolare momento le M a g g i o

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A ttualità grandi catene distributive nostre clienti stanno ancora di più prendendo in considerazione il mondo dell’imballaggio riutilizzabile come una risorsa competitiva più che come un costo. Migliorare il tasso di integrazione delle Rti rispetto al monouso, infatti, permette importanti recuperi economici e abbattimenti di costi nell’intera filiera. Stiamo ampliano l’area di competenza portando gli imballi ovunque siano presenti i fornitori dei nostri clienti. Siamo presenti anche fuori Europa, consentendo così agli operatori di questi Paesi di esportare il loro prodotto in imballi idonei e qualitativamente migliori per il trasporto su tratte elevate. A loro volta i distributori ottimizzano i flussi e riescono ad acquistare in Paesi come il Marocco, Tunisia, Egitto, Israele, Turchia; ci stiamo preparando anche per andare oltreoceano. Quanto alle priorità, la parola d’ordine è standardizzazione. Vi sono catene della distribuzione moderna che stanno viaggiando al 30-40% della loro capacità, accontentandosi dei ridotti benefici che il sistema è in grado di generare. È come mettere la quinta ma procedere con il freno a mano tirato. Sul fronte dei prezzi, l’imballo riutilizzabile è decisamente competitivo. Se al prezzo aggiugiamo i vantaggi che ne derivano con il loro utilizzo, scendiamo sotto il livello medio del mercato. Non a caso ormai gli imballi riutilizzabili sono i più utilizzati nel mercato della Gda; discorso a parte per i Mercati generali dove vi è una “giungla” ancora non ricettiva del sistema. Non forniamo solo imballi, ma soprattutto soluzioni collegate a servizi ad alto valore aggiunto. Cartone Claudio Dall’Agata, direttore consorzio Bestack L’andamento del comparto del packaging per ortofrutta è chiaramente legato ai quantitativi commercializzati. Veniamo da una annata precedente caratte38

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rizzata da segni discordanti: forte recupero sull’export e solita stagnazione sui consumi. Alla luce delle ipotesi produttive anche il 2011 sembra caratterizzato da luci e ombre. Ci sono timori per le ripercussioni della batteriosi che rischiano di essere drammatiche sulla produzione del kiwi. Le giacenze primaverili di mele sono inferiori rispetto all’anno appena trascorso mentre ci si aspetta sulla frutta estiva, così come sulle fragole, quantità maggiori rispetto al 2010. Venendo nello specifico al settore degli imballaggi il prezzo è sempre importante, ma più dei prezzi la solidità creditizia dei clienti. Nel 2010 si è confermato l’incremento delle quote di vendita delle moderne superfici, a dire il vero ad oggi sostenute solo dalle nuove aperture, mentre le opportunità sulle vendite dirette sono ad oggi ancora di difficile analisi. I produttori di imballaggi di cartone ondulato, oggi più di ieri, alla luce di trend sempre più variabili, hanno il dovere di farsi trovare pronti nel sostenere le novità in termini di strategia commerciale dei propri clienti con nuovi formati e su nuovi mercati, senza dimenticare l’ambiente e l’igiene. Anzi ci viene chiesto di comunicare che la produzione di imballaggi in cartone rispetta l’ambiente più degli altri, piantando alberi più di quanti ne tagliano per produrre carta oltre a garantire la totale igienicità grazie ad imballaggi di fibra vergine impiegati una volta sola prima di essere riciclati. In ogni caso, sulla base delle sti-

me di produzione anche per il packaging ortofrutticolo il 2011 rischia di non essere particolarmente roseo tra un inizio di anno di sofferenza e la speranza di recuperare i volumi persi entro settembre. Detto questo è costante l’erosione a danno del legno il che consente di confermare gli imballaggi in cartone ondulato quale tipologia maggiormente impiegata per l’ortofrutta con una quota di mercato che si avvicina al 35%. La novità del 2011 per Bestack è la certificazione Bestack Quality Approved. Una Certificazione di prodotto volontaria voluta dal mondo del cartone ondulato, nata per garantire al 100% le prestazioni e le dimensioni degli imballaggi certificati. La certificazione prevede parametri di resistenza specifici e migliorativi rispetto alla normativa formato per formato, prodotto per prodotto, e presuppone l’impiego di carte con certificazione ambientale. Su tali basi gode di un contributo rendicontabile all’interno dei piani operativi di 0,099 euro per imballaggio acquistato che sia certificato. La certificazione è utilizzabile dalle aziende socie di bestack previo il superamento della verifica ispettiva. Infine, crediamo molto nella sostenibilità ambientale, ma quella vera, sostenuta da dati scientifici solidi realizzati con metodologie approvate dalla comunità scientifica e non di parte. Per questo abbiamo iniziato un processo di ricerca con WWF e Politecnico di Milano, partner di riconosciuta credibilità, per affrontare il tema in maniera responsabile, fornire una esatta informazione sul nostro settore e dimostrare numeri alla mano che, dalla gestione responsabile delle foreste in giù, la produzione di imballaggi in cartone ondulato è la più sostenibile rispetto alle altre tipologie di imballaggio. Il percorso iniziato ci porterà poi a fare divulgazione nelle scuole per un approccio più responsabile all’utilizzo e al riciclo delle materie rinnovabili e non. M a g g i o

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particolare alla capacità dei clienti di rispettare gli impegni presi e le scadenze concordate. Il mercato come negli anni precedenti, continua a “girare” ancora attorno al prezzo di vendita dell’imballaggio; se fino alla fine del 2008, il costo del contenitore era rilevante, ma non determinate, adesso rappresenta un elemento di importanza notevole nel calcolo del prezzo del prodotto finito. Noi “viviamo” a contatto principalmente con il produttore ed il commerciante italiano e le sensazioni che questi nostri clienti ci hanno trasmesso quotidianamente in questo inizio 2011 non

sono così pessimistiche come quelle di due anni fa; in questi due anni abbiamo sempre più consolidati e rafforzati i rapporti tra cliente e fornitore per il bene comune. Il frutto di questo legame è rappresentato in questi anni dalla “nascita” di due nuove tipologie di imballaggi che stanno riscontrando risultati più che positivi; la Linea Elite, una cassetta di dimensioni 30x40x9 centimetri che rappresenta un vero e proprio vassoio ideato e realizzato per la vendita a collo e la Linea melone, di dimensioni 30x50x17 centimetri, studiata per contenere il melone e tutti i prodotti pesanti. I risultati del 2010 relativi a questi due imballaggi “giovani” sono pienamente soddisfacenti. In particolar modo grande soddisfazione è venuta dall’imballaggio della Linea Melone che si è positivamente “ambientato” anche nel settore orticolo (melanzane, zucche, ecc.). Non da ulti-

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Plastica Giovanni Giantin, titolare Plastic Nord Plastic Nord, azienda padovana che vanta un’esperienza decennale nel campo della produzione di imballaggi in plastica per l’ortofrutta realizzati attraverso il recupero di materiale post-consumo, negli ultimi tempi ha verificato che il mercato dell’ortofrutta sta diventando sempre più difficoltoso e soggetto all’andamento dell’economia in generale e che l’unico modo per restare competitivi è quello di puntare sull’innovazione. L’inizio dell’anno 2011 rappresenta la continuazione di un disegno di sviluppo che la Plastic Nord ha iniziato nel 2009 e che si sta confermando idoneo ai tempi ed alla situazione del mercato. La crisi iniziata nel 2009, si è fatta sentire nel 2010 e continua nel 2011 soprattutto dal punto di vista strettamente economico ed è legato in

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A ttualità mo nel 2011 abbiamo inserito un imballaggio di dimensioni 30x50x16 centimetri a “rete” per il mercati degli ortaggi “piccoli” quali i fagiolini che fino ad oggi utilizzavano altre tipologie di imballaggio.Infine, vorrei evidenziare il lavoro che hanno fatto e stanno continuando a fare i consorzi Conip e Copi che ogni anno si adoperano per relazionarsi con gli enti pubblici e privati e che con la grande distribuzione hanno posto in essere il progetto “Usa e Riusa” finalizzato ad espandere l’utilizzo ed il recupero degli imballaggi in plastica a perdere. Cestelli, vaschette Roberto Zanichelli, responsabile marketing Ilip Nonostante le incertezze causate dalla congiuntura economica, Ilip è rimasta in linea con gli obiettivi prefissati per il 2010 in tutti i segmenti di mercato presidiati (imballaggi ortofrutta, stoviglie monouso, foodservice packaging). Discorso a parte merita invece il risultato economico a cau-

sa degli aumenti delle materie prime che sono stati solo parzialmente assorbiti dal mercato. Per quanto riguarda il 2011, è più difficile fare previsioni soprattutto a causa della situazione legata al continuo e costante aumento delle materie prime ma anche della attuale situazione economica che non mostra segnali di ripresa consolidata dal momento che non abbiamo ancora assistito ad un pieno ristabilimento della situazione pre-crisi. Per contrastare questa situazione Ilip continuerà a lavorare sull’innovazione costante nei materiali e nei pro40

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dotti, in modo da consolidare la sua immagine di azienda innovatrice leader del settore. Per cui oltre a segmentare ulteriormente le gamme dei prodotti “standard” (vassoi, cestelle, clamshell e alveoli) che vengono percepiti molto spesso dal mercato come pure commodities, Ilip, in linea con le richiesta del mercato, orienterà la propria proposta anche verso prodotti di nicchia e “convenience” in modo da creare un valore aggiunto globale più elevato. Le ultime novità, il clamshell SETB36 per due frutti realizzato in PLA e vincitore dell’Oscar Macfrut, ora disponibile anche in r-PET, e la cestella termosaldabile B22-TS in r-PET anch’essa, sono prodotti che vanno nella direzione sopra citata. Soprattutto per la cestella B22-TS i vantaggi in termini di eco-sostenibilità sono notevoli a partire dalla materia prima, il Pet riciclato post-consumo. Inoltre essendo termosaldabile non serve più il coperchio per il suo confezionamento, risparmiando ulteriormente materia prima. Fabio Zoboli direttore commerciale di Infia Nelle scorse settimane Infia ha ottenuto la certificazione Brc, che si va ad unire alla Iso 9001 e 14001. Ciò ha comportato, oltre che un grossissimo lavoro interno, con un investimento di oltre 200.000 euro. Per tutte le aziende del nostro settore, il fenomeno più significativo dall’inizio dell’anno è sicuramente stato il fortissimo incremento delle materie prime. Hanno subito aumenti nell’ordine di oltre il 40% per il polipropilene e del 60% per il Pet. Questo ha comportato per tutti i produttori un forte calo della redditività mettendo a rischio la stessa sopravvivenza delle azien-

de. In Europa infatti abbiamo purtroppo assistito alla chiusura e all’amministrazione controllata di due storici produttori di imballaggi in Spagna e Francia. Il susseguirsi di incrementi dei nostri costi ci ha obbligato a rivedere più volte durante questi mesi i nostri listini. Il mercato, forse perché anche i nostri clienti sono consci di quello che sta succedendo con le materie prime, ci ha comunque seguito e come volumi siamo in linea con il dato del 2010. Sempre di più nel settore dell’ortofrutta sono fondamentali l’innovazione ed il servizio. La risposta che i produttori di frutta devono dare alla Gdo, è sempre più veloce ed articolata. Per questo motivo alle aziende che forniscono packaging, chiedono flessibilità e capacità di fornire prodotti innovativi e gamme ampie. La crisi si fa sentire ma in un settore tipicamente anticiclico come l’agroalimentare non vi è stato un un crollo dei consumi come è successo ad altri settori industriali. Quanto ai volumi, questi hanno risentito più di fattori congiunturali che ad un cambio delle abitudini d’acquisto dovute alla crisi. I volumi di frutta prodotti e venduti sono rimati costanti, ma si sono in alcuni casi travasati da un Paese all’altro e ciò si ripercuote anche nel nostro settore. Per quanto riguarda le fragole ad esempio, questa prima parte dell’anno è stata positiva per i produttori del Marocco e della Spagna, senza problemi qualitativi, con buone quantità che si sono spalmate nella campagna senza creare eccesso di offerta. In termini di flussi, si è notato una diminuzione di esportazioni verso la Gran Bretagna. Un fenomeno sicuramente influenzato dal cambio sfavorevole della sterlina che da un paio di anni continua a rimanere su valori che sono un 30% inferiori rispetto il 2008. Abbiamo poi notato soprattutto nel Nord Europa un forte aumento di esportazioni verso la Russia, mercato che ha ricominciato a tirare. ● M a g g i o

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Si inasprisce la lotta alla contraffazione da parte del Consorzio di tutela dell’Asparago Verde di Altedo Igp, che già da due anni effettua l’attività di vigilanza per la tutelare l’Identificazione Geografica Protetta del prezioso ortaggio coltivato nelle campagne bolognesi e ferraresi. Se inizialmente l’attività si è limitata prevalentemente alla sensibilizzazione, nel corso delle verifiche condotte nel 2010, sono state rilevate le prime sanzioni di attività recidive nell’uso scorretto delle diciture d’origine del prodotto. E chiunque usurperà evochi o imiti la denominazione protetta dell’Asparago Verde di Altedo Igp, verrà da ora in poi sanzionato con un’ammenda di 4 mila euro che però, in casi particolari, potrà arrivare fino a 13 mila euro secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 297 del 2004. “Lo scopo dell’attività di vigilanza - sottolinea Tarcisio Levorato, direttore del Consorzio - è quello di tutelare i consumatori che spesso vengono tratti in inganno per l’offerta sul mercato di asparagi di diversa provenienza spacciati per prodotto con origine Altedo senza che gli stessi siano certificati e rispettino il Disciplinare di produzione dell’asparago Verde di Altedo Igp”.

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Fragole, ecco Pir 5 Anticipa Candonga Escalation produttiva per la nuova varietà commercializzata in Basilicata dall’azienda cesenate Piraccini Secondo: previsti 3.500 quintali da 8,5 ettari Escalation per la produzione della nuova varietà di fragola Pir 5 che l’azienda Piraccini Secondo di Cesena commercializza in Basilicata, nell’area dove si concentra la produzione fragolifera. Qui da anni è in corso un’intensa attività pubblico-privata di miglioramento genetico, cofinanziata dal Gruppo cesenate in collaborazione con il Cra-Unità di ricerca per la frutticoltura di Forlì. Le previsioni per l’anno in corso si attestano sui 3.500 quintali di produzione, contro i 900 quintali del 2010, per un totale di 8,5 ettari coltivati. Questo nonostante l’andamento climatico, caratterizzato da un inverno molto lungo e freddo, abbia inciso negativamente sulla precocità di questa nuova varietà, che presenta una maturazione medio-precoce, simile a Camarosa, ma più precoce di Candonga. La Pir 5 si adatta bene a essere utilizzata con entrambe le tipologie di piante fresche (cime radicate e radice nuda). La pianta è molto rustica e piuttosto vigorosa, i frutti sono di grosse dimensioni con forma conica e molto allungata, elevata consistenza della polpa e buoni contenuti zuccherini, tra i 7 e gli 8 gradi Brix. “La Pir 5 si trova sul mercato da due anni - evidenzia Walther Faedi, direttore del CraUnità di ricerca per la frutticoltura di Forlì, che ha curato il progetto - e ha richiesto un’attività di breeding di circa sei anni. Si trat-

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Asparago di Altedo Controlli più severi

ta di una varietà importante per quest’area della Basilicata; si integra senza problemi con la dominante Candonga, di cui eguaglia sia i frutti che la qualità”. Una varietà che soddisfa i produttori, in particolare per la produttività delle piante (750 grammi a pianta a differenza di altre varietà che si attestano sui 500600 grammi). Il lavoro di innovazione varietale portato avanti negli ultimi anni condotto dal Gruppo Piraccini (che rappresenta, con 20mila quintali, il 13% della produzione totale di fragole in Basilicata) e dal Cra ha permesso di allungare il calendario di produzione della fragola, che oggi si può gustare già a partire dal mese di gennaio. Altro progetto dell’azienda cesenate, che conta diversi stabilimenti in Italia, è quello che riguarda la coltivazione in coltura protetta (tunnel) di pesche e albicocche - che attualmente si attesta sui 4.500 quintali con la prospettiva di raggiungere nell’arco dei prossimi 3-5 anni i 10 mila quintali circa - che permette un anticipo di maturazione dei frutti dai 20 ai 30 giorni. Fondata negli anni Cinquanta dal capostipite Secondo Piraccini oggi l’azienda, che ha sede a Pievesestina di Cesena, è presente in Italia con circa 200 mila quintali di frutta movimentata annualmente, di cui il 40% viene esportato in tutta Europa. ● www.corriereortofrutticolo.it

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Task force e indennizzi ai produttori Kiwi, le proposte anti-batteriosi Un tavolo di coordinamento a livello ministeriale con Regioni, organizzazioni agricole e principali istituzioni scientifiche competenti; una “task force” operativa sul territorio; adeguate misure di indennizzo per i produttori (almeno 30 milioni di euro per i prossimi, quattro-cinque anni), coinvolgimento delle istituzioni comunitarie. Queste alcune delle iniziative “da attivare in tempi rapidi per contrastare la grave emergenza che ha colpito nel nostro Paese la produzione di kiwi” che sono emerse nel corso di una riunione della Cia-Confederazione italiana agricoltori, che ha deciso di costituire un’unità di crisi per affrontare la drammatica situazione causata dal diffondersi della batteriosi che ha provocato pesanti danni alle colture. Riunione coordinata dal presidente Giuseppe Politi e alla quale hanno partecipato i rappresentanti confederali delle regioni direttamente interessate al problema (Lazio, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto). Oltre l’80%o della produzione di kiwi è concentrata in quattro regioni (Lazio 32%, Piemonte 21%, Emilia Romagna 15%, Veneto 13%) nelle quali rappresenta un’economia di assoluto rilievo, sul piano agricolo e dell’indotto territoriale. Oggi la coltivazione di kiwi è gravemente colpita dalla diffusione del “cancro batterico” (Pseudomonas syringae), che, segnalato in Italia dapprima nel Lazio, si è diffuso in tutte le più importanti aree produttive del nostro Paese; in pochi mesi ha pressoché distrutto gli impianti di kiwi a polpa gialla (actinidia chinensis) e 42

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La Cia sollecita risposte rapide per contrastare la pericolosa patologia. L’assessore regionale Sacchetto ha incontrato i produttori piemontesi al Creso colpito dall’8 al 30% degli impianti a polpa verde a seconda delle zone. Un’emergenza, quindi, che sta assumendo dimensioni allarmanti. La Cia da tempo ha sollecitato la creazione di un Tavolo di coordinamento, ma, è stato detto nell’incontro, la gravità della situazione è stata sottovalutata, soprattutto a livello di governo centrale e di alcune regioni. Per la Cia è, inoltre, indispensabile coordinare le azioni dei servizi fitopatologici e gli interventi

di contenimento ed espianto, prevedendo temporaneamente su tutte le aree colpite (tutto il territorio nazionale) il blocco del materiale vivaistico e il divieto dei reimpianti, anche amatoriali. Per quanto concerne il coinvolgimento del Parlamento europeo e della Commissione Ue, per mettere finalmente a punto un sistema europeo coordinato per l’intervento contro le emergenze sanitarie, la Cia sollecita un preciso impegno in questo senso. E ciò soprattutto per l’emergenza kiwi che sta assumendo aspetti

planetari, visto che anche in Cina e Nuova Zelanda la batteriosi sta avendo pesanti conseguenze. Di batteriosi dell’actinidia si è parlato anche in Piemonte, al Centro ricerche del Creso; a fine aprile oltre 500 persone hanno ascoltato l’assessore regionale all’agricoltura Claudio Sacchetto che ha testimoniato la piena consapevolezza circa la gravità della situazione e la necessità di interventi forti a supporto dei frutticoltori. In questa situazione di emergenza la Regione Piemonte ha recepito le linee guida del Decreto Ministeriale, interpretandole alla luce delle peculiarità del territorio regionale e coinvolgendo le amministrazioni locali a vari livelli, affinché le prescrizioni e le raccomandazioni giungessero capillarmente a tutti gli interessati. Un dispiego di forze ed energie, ha detto l’assessore, che è diventato - insieme a quello dell’Emilia Romagna - un riferimento a livello nazionale per le altre regioni colpite dal batterio. Marco Scortichini, batteriologo del Cra di Roma ha ricordato che la storia del Psa ha inizio circa un trentennio orsono, nei paesi orientali, culla della specie. Il primo caso a Roma è datato 1992. Il grafico che descrive il ciclo della malattia spiega come l’estate sia un periodo di calma apparente, in cui la batteriosi sembra rallentare la propria attività virulenta, per ritornare al massimo dell’infezione in inverno e dopo il germogliamento. ● M a g g i o

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Mele, vendite ok Al primo maggio erano state commercializzate 1,57 milioni di tonnellate

Per la varietà Golden Delicious nel mese di aprile 2011 si sono vendute in Italia 118.315 tonnellate rispetto alle 101.968 del mese

di marzo. In totale a livello nazionale le vendite di Golden Delicious da inizio stagione al primo maggio 2011 sono state di 603.951 tonnellate. Per il gruppo Red Delicious la stagione commerciale prosegue molto fluida con giacenza al primo maggio è 22.025 (39% rispetto al 2010). Le giacenze di Granny Smith e di Fuji, rispettivamente pari a 12.750 e 30.464 tonnellate sono allineate con gli obiettivi di commercializzazione dei maggiori Consorzi. Le informazioni provenienti dai Paesi produttori dell’Emisfero Sud conferma alla settimana 17 un volume di importazione in Europa inferiore rispetto al 2010, con 212.276 tonnellate rispetto alle 247.045 della medesima settimana del precedente anno. La qualità del prodotto disponibile si conferma molto buona per i mesi fino alla chiusura della stagione commerciale 2010-2011. ●

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ATTUALITÀ

Prosegue regolarmente la stagione delle mele italiane. Al primo maggio la situazione delle giacenze si conferma positiva con un ritmo di vendita costante ed in linea con i programmi dei diversi operatori. Le giacenze, stando alle stime di Assomela, si confermano inferiori del 1,9% rispetto allo stesso periodo del 2010. Il contesto italiano riflette lo scenario europeo, dove le giacenze risultano ovunque sostanzialmente inferiori rispetto all’annata precedente. L’andamento delle vendite è costante e regolare, con un volume di venduto del mese di aprile pari a 233.565 tonnellate, in leggero calo fisiologico rispetto al mese di marzo. Dall’inizio della campagna di commercializzazione le vendite totali sono state complessivamente pari a 1.571.844 tonnellate, in linea rispetto agli obiettivi di decumulo.

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ATTUALITÀ Arancia di Ribera, Dop strategica per incrementare ricavi e partner Ampliare il periodo di commercializzazione attraverso il lancio di nuove varietà, garantire più reddito agli agricoltori, facilitare le aggregazioni tra produttori, operare in modo continuativo e più capillare con la grande distribiuzione, consolidare il legame con il territorio anche nell’ottica di sviluppare il turismo, creare nuove occasioni di consumo per un frutto versatile che in cucina può essere preso in considerazione in svariate ricette. Unico agrume europeo a potersi fregiare di una Denominazione di origine protetta - acquisita da poche settimane -, supportata da un Consorzio che esprime un marchio di discreta notorietà, l’arancia di Ribera si è regalata la prima edizione di Riberella days, festival che ha coinvolto il Comune agrigentino dal 29 aprile al primo maggio scorsi: convegni, stand a forma di arancia, degustazioni, laboratori gastronomici, visite guidate per giornalisti, mostre, concorsi a tema e concerti per una kermesse organizzata in un periodo non propriamente cruciale a livello produttivo e commerciale (già a marzo i magazzini erano vuoti), che ha sofferto di qualche limite organizzativo e non si preclude però traguardi ambiziosi, visto che i promotori (tra i quali Regione, Provincia e Consorzio) hanno già M a g g i o

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In Sicilia a fine aprile la prima edizione dei Riberella Days. Il Consorzio di tutela impegnato per ampliare il periodo di commercializzazione e risollevare i redditi nei campi

Il presidente del Consorzio Pasciuta. In alto, due momenti dei Riberella Days. A fianco un campo sperimentale

annunciato il “bis” per il 2012, quando le date verranno anticipate e l’obiettivo sarà quello di farne un evento davvero internazionale. L’agrumicoltura di questa fascia sud occidentale della Sicilia bagnata dal fiume Verdura ed imperniata sulle varietà Brasiliano, Washington Navel e Navelina, so-

gna di tornare ai fasti degli anni Settanta e Ottanta, quando il prodotto veniva pagato nei campi l’equivalente di quanto spunta oggi (25-30 centesimi la remunerazione dell’ultima stagione) e, addirittura, una cassetta di arance “valeva” più di una di pesce fresco appena scaricato dai pescherecci. Impresa difficile, al limite www.corriereortofrutticolo.it

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A ttualità

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Sos dall’Emilia Romagna: troppa burocrazia, difficile gestire e dare valore ai prodotti tipici Il 21 maggio scorso, in occasione della sagra dell’Asparago Verde di Altedo Igp, si è colta l’occasione per fare il punto sulla situazione economica e sulle prospettive delle Denominazioni di Origine Certificate. Alla presenza dell’assessore all’agricoltura della Regione Emilia Romagna e con il contributo di numerosi interventi dei rappresentanti di importanti Consorzi di Tutela e valorizzazione della Regione la discussione si è incentrata sulle prospettive della origine certificata per i prodotti ortofrutticoli e non in Italia ed in Europa. È emerso come per molti di essi, tra cui asparago verde di Altedo, pesca e nettarina di Romagna, Ppera dell’Emilia Romagna, i volumi di vendita non sono ancora in linea con le potenzialità. Tra i problemi, l’aggravio burocratico per la gestione dei prodotti Igp che negli ultimi tempi si è estremamente appesantito creando non poche difficoltà agli operatori. forse dell’impossibile, ma sicuramente i margini di crescita ci sono: “Abbiamo rincorso la Dop per 11 anni, ora che l’abbiamo portata a casa vogliamo farla valere”, ci ha detto convinto il presidente del Consorzio Giuseppe Pasciuta. “Come? Cercando di ottenere un prezzo più soddisfacente a monte della filiera, in modo che le arance vengano pagate non meno di 40 centesimi al chilo e perseguendo un più stretto rapporto con la grande distribuzione che già ora acquista le arance Riberella, perché il consumatore le chiede, ma magari non rifornisce capillarmente tutti i punti vendita del territorio”. Dop come punto di partenza e non di arrivo, per un “rinascimento” dell’agrume agrigentino che dovrà passare anche da un ampliamento varietale teso a estendere il periodo di commercializzazione: “L’ultima stagione dice Pasciuta - è stata positiva, la consistenza della domanda ha fatto però sì che a marzo non avessimo prodotto a disposizione. Confidiamo nei risultati che potranno arrivare dai campi sperimentali in cui vengono testate 14 nuove cultivar tra cui la Cara Cara, molto promettente per essere sempre più competitivi e accrescere i volumi”. E per consolidare il peso specifi46

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120 milioni di tons di agrumi nel mondo La produzione mondiale di agrumi si aggira sui 120 milioni di tonnellate. Il Mediterraneo esprime il 19% della produzione totale; precede il Brasile (18%), la Cina (Paese di cui sono originarie le arance) e gli Usa. Tra i Paesi produttori l’Italia è ottava con 36 milioni di quintali di cui 22 milioni costituite da arance; dalla Sicilia ne arrivano circa 11 milioni di quintali. 180 mila gli ettari, 111 mila dei quali dedicati agli aranceti. co del marchio, sul mercato dal 1994 ma ora “impreziosito” dalla sigla Dop, a Ribera si punta a ridare fiato alla cooperazione, che negli anni Ottanta aveva fallita lasciando sul terreno polemiche e aprendo ferite non ancora del tutto rimarginate. “Il Consorzio vuole organizzare la produzione e punta a costituire una Op che migliori la fase di commercializzazione. La nostra non è una Dop “sulla carta”, il prodotto c’è ed è buono: tocca a noi decretarne il successo”. In questo senso il sindaco Carmelo Pace ha anticipato

che è in vista un accordo con i produttori per scrivere negli imballaggi “Ribera città turistica” con l’indirizzo internet del Comune. Nel convegno “Dop: cosa cambia nel territorio?”, condotto da Patrizio Roversi e in cui sono interventi tra gli altri Martino Ragusa, direttore tecnico di Riberelladays, Maria Antonientta Germanà della Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo e Giuseppe Russo Centro Ricerche per l’Agrumicoltura e le Colture Mediterranee di Acireale, è stato ricordato il professor Franco Calabrese, uno dei protagonisti del lungo camino conclusosi con il riconoscimento comunitario. Gli altri appuntamenti convegnistici ospitati nell’affascinante cornice della villa Comunale riberese hanno focalizzato le potenzialità dell’arancia in ristoranti, alberghi e bar (ancora inespresse: perfino nelle zone produttive, ai succhi di agrume fresco vengono spesso preferiti i prodotti industriali) e il legame tra il frutto oggetto della tre giorni ed il paesaggio. Intanto nei territori dell’arancia di Ribera si investe sul biologico: la quota di arance organic, oggi pari al 15% circa del totale prodotto, è destinata ad aumentare nei prossimi anni. (M.Ald.) M a g g i o

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A poco più di un anno dall’inizio dei lavori di ricostruzione, il Gruppo Bonduelle ha inaugurato a San Paolo d’Argon (Bergamo) il nuovo stabilimento dedicato al fresco di IV gamma, mantenendo così la parola data all’indomani dell’incendio che, il 28 febbraio 2008, aveva divorato gli impianti preesistenti. Con un sistema di approvvigionamento delle materie prime in prossimità del sito, assicurato dall’organizzazione dei produttori Oasi, una capacità produttiva pari a 20.000 tonnellate e un impiego effettivo di circa 250 addetti, il nuovo sito per la lavorazione e il confezionamento delle insalate pronte al consumo si colloca al primo posto in Europa sia in virtù delle soluzioni d’avanguardia adottate, sia per l’ampiezza della superficie su cui si estende. Con l’entrata a regime dello stabilimento di San Paolo d’Argon, inoltre, Bonduelle Italia ricostituisce e potenzia ulteriormente il polo del fresco di IV gamma che serve il bacino dell’Italia settentrionale e centrale. In esso, infatti, convergono le attività precedentemente svolte a Lallio e Costa di Mezzate (Bergamo). “Voglio rendere omaggio al nostro team italiano, che ha realizzato un lavoro notevole a tempo di record per assicurare la continuità del servizio ai nostri clienti”, ha affermato Christophe Bonduelle, presidente del Gruppo Bonduelle. “Questo nuovo stabilimento rispecchia pienamente le nostre priorità in termini di sviluppo sostenibile, la qualità organolettica e nutritiva delle nostre verdure lavorate subito dopo il raccolto - senza l’utilizzo di alcun conservante - e la preservazione delle risorse naturali, dato che terra, aria e acqua sono le principali materie prime per produrre delle buone verdure.” M a g g i o

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Nuova struttura all’avanguardia a San Paolo d’Argon. Sostituisce quella distrutta dall’incendio del febbraio 2008

Il nuovo stabilimento, che sorge su un’area contigua alla sede di Bonduelle Italia, è stato concepito secondo i principi della filosofia del Gruppo Bonduelle in materia di Sviluppo Sostenibile, avendo come obiettivo: combinare l’efficienza funzionale e produttiva di una realtà industriale all’avanguardia con il massimo rispetto per l’ambiente, migliorare le condizioni ambientali nelle aree critiche e ottimizzare i consumi energetici. Tra i principali interventi a livello strutturale effettuati a tal fine figurano: l’ottimizzazione energetica della centrale frigorifera; la coibentazione del pavimento, finalizzata a limitare la dispersione termica verso il terreno; un impianto per il recupero delle frigorie dell’acqua di processo per abbassare la temperatura dell’aria in entrata nello stabilimento; l’illuminazione a due intensità; la depurazione dell’acqua reflua per alimentare un ambiente ecologico; la predisposizione al fotovoltaico in copertura.

ATTUALITÀ

IV gamma, Bonduelle “risorge” e crea efficienza nella Bergamasca

“Oggi è un gran giorno per tanti motivi, primo tra tutti il legittimo orgoglio di aver tenuto fede alla promessa fatta tre anni fa. Il 28 febbraio del 2008 ci eravamo pubblicamente impegnati a ricostruire la fabbrica di San Paolo d’Argon nel minor tempo possibile, e questo è stato reso possibile grazie alla dedizione di tutti e a un grande lavoro di team svolto in collaborazione con Ced Ingegneria”, ha dichiarato Umberto Galassini, amministratore delegato Bonduelle Italia. “La gestione industriale del nuovo stabilimento di San Paolo d’Argon - ha concluso ancora Galassini - viene affidata a O.P. Oasi, società agricola consortile partner di Bonduelle da numerosi anni, che possiede l’esperienza e le competenze specialistiche per garantire quell’ulteriore salto quantitativo e qualitativo che ci permetterà di coprire in maniera ancora più adeguata e soddisfacente le esigenze della grande distribuzione organizzata e del canale Horeca”. ● www.corriereortofrutticolo.it

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A ttualità

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Approvato al Mercato di Milano il piano di rilancio e riqualificazione Il consiglio comunale di Milano ha approvato nella seduta del 28 aprile il piano di rilancio e riqualificazione dei Mercati Generali di Milano messo a punto da Sogemi in collaborazione con gli operatori, concedendo l’autorizzazione ad iniziare la prima fase degli investimenti per 43 milioni di euro, anche grazie al rilascio di una garanzia fideiussoria richiesta dal sistema bancario per la concessione di un mutuo trentennale in fase di ottenimento da Sogemi. Il piano era atteso da oltre vent’anni. Luigi Predeval (nella foto), presidente di Sogemi, ha sottolineato che “l’ente gestore potrà così avviare immediatamente quanto necessario per procedere il più

Messo a punto da Sogemi, prevede un investimento iniziale di 43 milioni di euro

rapidamente possibile nel realizzare gli investimenti previsti nella prima fase del progetto, interamente messo a punto nelle sue linee generali dalla Sogemi grazie alla costruttiva collaborazione

instauratasi con le categorie degli operatori, dei grossisti dei mercati e i loro presidenti: Alberto Albuzza, Dino Abbascià, Mario Bossi, Giuseppe Bianchi, Paolo Garavello, Angelo Nichetti, Giacomo Errico ed Ercolino Piva”. “L’obiettivo ha detto ancora Predeval - sarà quello di dotare la città di nuovi mercati generali entro il 2015, in modo che i milioni di visitatori attesi per l’esposizione universale possano avere l’opportunità di poter visitare i mercati generali che saranno, a livello mondiale, quelli in assoluto più all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, commerciale e per i livelli di qualità e di sicurezza alimentare dei prodotti posti in vendita”. ●

A Padova e Verona via libera ai documenti consuntivi Nuovi canali commerciali, fotovoltaico e logistica più efficiente Martedì 26 aprile l’assemblea dei soci del Mercato Agroalimentare Padova, presieduta da Franco Frigo ha approvato all’unanimità il bilancio 2010. A fronte di un patrimonio netto di 8.664.945 euro (+1%, rispetto al 2009), il bilancio registra un valore della produzione di 4.578.679 euro (+2,5%) ed un utile ante imposte di 278.943 euro (+310%). La relazione sulla gestione, ha evidenziato, tra l’altro, i principali investimenti e manutenzioni sulla struttura (242.000 euro) nonché un incremento dell’1% sul tonnellaggio di ortofrutta annua commercializzata, a fronte di un’attività di esportazione che raggiunge ormai circa il 50% del fatturato espresso dagli operatori del mercato. Gli obiettivi prossimi del Maap comprendono, tra l’altro, l’ampliamento logistico nell’area di circa 42.000 metri quadri di Corso Spagna, lo studio per la attivazione di piattaforme logistiche controllate sia nei Paesi di importazione che in quelli di esportazione, un nuovo impianto fotovoltaico per autoconsumo per circa 20.000 metri quadri di superficie nonché numerosi interventi di restyling. Il presidente del Maap ha ricordato l’attivazione, da parte di Maap, di nuovi canali commerciali

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verso Oriente ed il Nord Africa nonché l’importante investimento sviluppato nel corso del 2010 con la più ampia superficie su tetto a fotovoltaico per un mercato all’ingrosso in Italia, pari a circa 42.000 metri quadri per una produzione di circa 4,2 Megawatt di potenza. Spostandosi di poche decine di chilometri a ovest, in riva all’Adige, il bilancio approvato dall’assemblea dei soci di Veronamercato presenta un utile netto di quasi 90 mila euro. Il bilancio è sostanzialmente in linea con il piano economico finanziario della Società. Il Cda sta esaminando la fattibilità di alcuni progetti: la chiusura delle tettoie di carico/scarico e dei varchi di accesso; sostituzione dei corpi illuminanti per consentire, sfruttando la moderna tecnologia in materia di lampade e di fari, di abbattere sensibilmente i consumi energetici (negli scorsi mesi è stato installato sul tetto dell’edificio ortofrutta un impianto che consente la produzione di energia di circa 1,8 Mwatt l’anno); un nuovo moderno sistema di controllo accessi; la realizzazione di nuovi magazzini di logistica, confezionamento e di condizionamento. Positivo, dunque l’avvio del mandato del nuovo presidente Gian Paolo Sardos Alberitini.

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Presentata a Sorrento la prima associazione tra organizzazioni di produttori del Meridione frutto dell’intesa tra Poma e Idea Natura. Eleuteri: forte identità Il Meridione sa fare anche sistema. Ne sono convinti all’Aop Armonia, associazione di organizzazioni di produttori con le idee chiare su come organizzare le grandi potenzialità produttive di alcune aree della Campania (e non solo). L’occasione per illustrare progetti e intenzioni della nuova realtà è stata la presentazione ufficiale dell’Aop avvenuta nella suggestiva cornice del ristorante Don Alfonso 1890 di Sant’Agata sui due Golfi a Sorrento. Si tratta della prima Aop costituita nel Sud Italia che nasce nel 2009 dall’unione di due Organizzazioni di Produttori: Poma e Idea Natura. Giunta oggi a circa 2.000 ettari di superfici coltivate, dislocate in tutto il meridione d’Italia tra Campania, Calabria, Basilicata e Puglia, l’associazione vanta oltre 400 mila quintali di prodotti ortofrutticoli commercializzati, produzioni di eccellenza locale come kiwi, fragole, clementine, meloni, nettarine, pesche saturnie, uva e ciliegie. La Aop Armonia, con sede a Battipaglia (Salerno), rappresenta la prima grande aggregazione interregionale del Sud, una realtà unica nel suo genere che ha saputo riunire esperienza e professionalità per accrescere notevolmente la propria efficienza ed incisività commerciale e per soddisfare al meglio le esigenze del mercato ortofrutticolo moderno. “Ci uniamo per vendere meglio i nostri prodotti, non per ricevere più aiuti comunitari”, ha affermato Marco Eleuteri, direttore commerciale di Aop Armonia. “Non si tratta dell’unione di tanti M a g g i o

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L’assessore Vito Amendolara. Sopra, Marco Eleuteri con Ambrogio De Ponti

produttori diversi che coltivano di tutto - ha precisato Eleuteri nel corso della presentazione a cui a partecipato tra gli altri Ambrogio De Ponti, presidente di Unaproa e di Aop Uno Lombardia - ma di un gruppo di produttori con una identità produttiva forte e ben definita, ognuno dei quali è specializzato in un numero limitato di colture, la cui complementarietà consente alla Aop di formulare una offerta “armonica”, commercialmente interessante e lontana dal rischio di pericolose sovrapposizioni merceologiche”. L’offerta commerciale può contare su un’ampia gamma di prodotti,

ATTUALITÀ

Aop Armonia Il Sud che fa sistema

sia frutticoli che orticoli, caratterizzata da uno standard qualitativo elevato ed omogeneo, garantendo al consumatore un prodotto sano e sicuro grazie a processi e tecniche di coltivazione biologiche all’avanguardia e a basso impatto ambientale, aspetto ampiamente trattato in sede di convegno da Francesco Perri, agronomo esperto in agrumicoltura. L’aspetto politico ed economico, invece, è stato prontamente affrontato dall’assessore all’Agricoltura della Regione Campania, Vito Amendolara. “Si sono finalmente rotti gli argini, i meccanismi e le gerarchie da sempre presenti nelle Province e nelle Regioni. L’AOP Armonia rappresenta un grande monito per tutti i settori economici del Sud, che si fonda sulla sinergia e sulla rete come suo punto di forza”. Infine Eleuteri ha consegnato il diploma di Ambasciatore del Gusto allo chef Alfonso Iaccarino, che ha chiuso il pranzo servito in occasione della presentazione dell’Aop con “un’armonia di fragole e kiwi”. (Em.Zan.) www.corriereortofrutticolo.it

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Ortaggi, Monsanto apre in Sicilia un Centro di Sperimentazione ●

Emanuele Zanini

Un centro di sperimentazione ma anche un’area d’incontro che sappia diventare un punto di riferimento per la filiera orticola siciliana e non solo. Questo uno degli ambiziosi obiettivi del nuovo centro dimostrativo del pomodoro e del peperone a Marina di Acate (Ragusa), inaugurato con tanto di taglio del nastro alla presenza del sindaco dello stesso comune del Ragusano Giovanni Caruso e di molti operatori del settore, italiani ed esteri accolti da Lucio Colombo, marketing manager di Monsanto Vegetable Seeds, che ha fatto gli onori di casa. A ribadire le finalità che il gruppo intende raggiungere con questa nuova struttura è stato lo stesso Mauro Ferrari, amministratore delegato della divisione Vegetable Seeds di Monsanto e commercial lead Italia della stessa multinazionale. “Crediamo che il centro Living proof possa diventare una risorsa importante per creare nuove varietà e testarne direttamente sul campo le performances”, ha sottolineato Ferrari. “Attraverso questa struttura - ha aggiunto - si possono condividere i risultati con i produttori, in loco, attraverso immediate prove, confronti e opinioni. L’intento è quello inoltre di far diventare il centro un punto di incontro e confronto con i componenti della filiera sperimentando varietà sempre più innovative in un luo-

Dedicato a pomodoro e peperone, è insediato nel Ragusano e si propone quale punto di riferimento per l’intera filiera orticola isolana go, la Sicilia, che è senza dubbio una zona chiave per le produzioni orticole nazionali”. Sotto il marchio della nuova iniziativa “LivingProof”, che vuole essere appunto occasione di confronto e scambio con i partner della filiera, la Monsanto inaugura un centro dimostrativo unico nel suo genere; un ettaro di serre per la promozione delle nuove varietà commerciali e la selezione di nuovi ibridi rispondenti alle diverse esigenze degli operatori della filiera. Il centro dimostrativo di Acate si aggiunge agli altri già operativi in Olanda, Spagna e Marocco e vuole rappresentare il luogo dove condividere con i partner idee, opinioni, informazioni sulle varietà attuali e future e vedere, toccare, gustare le nuove proposte varietali a confronto con i competitor. Il centro Living Proof ragusano di Monsanto è composto da otto serre coltivate con 250 varietà di pomodoro e peperone (una dedicata ai portinnesti del pomodoro, le altre a numerose varietà dei due ortaggi, sia già in produzione che in fase di sperimentazione o di imminente arrivo sul mercato), disposte su una superficie di 10 mila metri quadrati. “Su questa struttura intendiamo puntare

molto”, ha precisato Fabrice Houdebert, marketing lead del gruppo, “in un Paese, l’Italia, che rimane uno dei mercati più strategici per Monsanto Vegetable Seeds”. “Come azienda crediamo nella tecnologia come elemento chiave per il progresso delle colture orticole” ha aggiunto Houdebert, che ha ideato e fortemente voluto l’iniziativa Living Proof. “Facciamo investimenti rilevanti in ricerca e sviluppo, circa mezzo milione di dollari al giorno nel mondo, probabilmente il più elevato nel settore; tuttavia poniamo grande attenzione alla valutazione dei nuovi prodotti e ai riscontri dei nostri partner e clienti. Noi abbiamo successo solo se loro hanno successo”. Colombo infine si mostra soddisfatto dei risultati ottenuti e immediatamente si prefigge un altro difficile obiettivo per i prossimi eventi Living Proof 2011-2012: raggiungere i 1.000 visitatori. Ma “Living Proof non è solo un evento, è un’esperienza” sottolineano i manager di Monsanto e infatti al tour per presentare i prodotti è seguita la dimostrazione di uno chef che ha presentato ricette preparate con frutti raccolti in loco, ideate apposta per dare la possibilità di “sentire e assaggiare” oltre che vedere. ●

Alcuni momenti dell’inaugurazione 50

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Positivo il bilancio 2010 sottoposto all’esame dell’assemblea dei soci Opo Veneto lo scorso mercoledì 4 maggio. In crescita il fatturato ed i volumi trattati. Il consuntivo parla di 28 milioni di euro, pari a quasi 29 milioni di chili di merce venduta, di cui quasi l’80% di provenienza da soci, dati in sensibile crescita rispetto all'anno recedente. Commenta il presidente Francesco Daminato: “Si è lavorato per soddisfare le esigenze di reddito dei soci cercando di prevenire le situazioni di crisi, instaurando rapporti più equilibrati di filiera e attivando azioni di promozione e di comunicazione, d’intesa con la grande distribuzione, per sostenere e incentivare i consumi”. I consumi, sempre fermi, con tendenza ad un ulteriore raffreddamento, rappresentano per la ortofrutticoltura una situazione molto pesante e condizionano negativamente il settore. Ecco perché, per Opo Veneto, è importante la strategia di spingersi all'estero per scoprire nuove potenzialità di mercato soprattutto verso il Nord Europa, direzione favorita dalla posizione geografica cui si trova il Veneto. Si punta inoltre su una sempre maggiore presenza nella Gdo (Grande distribuzione organizzata) e nel segmento distributivo rappresentato dal canale Horeca. Mentre i mercati all'ingrosso, rimangono un punto di riferimento per il ruolo che hanno nella formazione del prezzo dei prodotti.

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Terremerse, parola d’ordine “diversificare” La società archivia il 2010 con un utile di gestione di 823 mila euro e punta con decisione su specie frutticole e varietà in grado di assicurare redditività Il Cda di Terremerse ha recenemente approvato la proposta di bilancio d’esercizio 2010 da sottoporre all’approvazione dell’assemblea. La proposta di consuntivo si chiude con un risultato di gestione utile per 823.000 euro, al netto di scelte di gestione straordinaria caratterizzate dalla realizzazione di importanti accantonamenti prudenziali - pro Fondo crediti, garanzia scorte di magazzino e spese future impreviste - oltre alle svalutazioni determinate da vicende esterne alla gestione. Il comparto ortofrutticolo ha effettuato un importante recupero di costi diretti di lavorazione, garantendo così liquidazioni ai soci in linea con le migliori performance dei concorrenti cooperativi e consentendo inoltre un margine positivo di contribuzione ai costi generali di strutture. Con la destinazione a riserva dell’utile realizzato, il patrimonio netto di Terremerse raggiungerà i 34,5 milioni di euro. Nel comparto frutticolo si perseguirà la diversificazione dell’offerta, sia sostenendo gli investimenti dei soci, sia realizzando investimenti diretti della Cooperativa per la crescita della produzione in conferimento di quelle specie (albicocco nuove varietà, pere Abate Fetel, mele Fuji, pesche nettarine nuove varietà, kaki di Romagna) che ancora consentono di riscuotere apprezzamento dal mercato e margini per la Cooperativa e per i suoi so-

ATTUALITÀ

Fatturato e volumi “su” per Opo Veneto

ci. Attraverso l’ulteriore focalizzazione in senso premiale del regolamento di conferimento, si promuoverà la crescita della percentuale di prodotto valorizzabile sul totale dei conferimenti, anche per migliorare ancora il posizionamento strategico della Cooperativa sui mercati finali di sbocco. Al di là delle azioni ordinarie di reimpiego delle risorse ottenibile dal cash flow, Terremerse eserciterà un continuo monitoraggio sulle opportunità offerte dal mercato per eventuali acquisizioni di impianti, immobili, società dotate di avviamento, per sviluppare le attività di core business più suscettibili di crescita. Per realizzare tali acquisizioni, Terremerse si riserva di ricorrere anche all’utilizzo di leva finanziaria ottenibile a debito, da porre a carico dei volumi complessivi di attività che si potranno realizzare in seguito alle acquisizioni stesse. Tutto questo in aggiunta e a sostegno del tradizionale impegno a realizzare progetti di fusioni cooperative e/o accordi societari per la costituzione di sistemi d’impresa a rete capaci di rendersi protagonisti sul mercato globale. ● www.corriereortofrutticolo.it

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BtoBio calamita 840 operatori esteri Tuttofood richiama 40 mila visitatori La prima edizione di BtoBIO Expo si è proposta al mercato di riferimento come un nuovo modello di fiera: internazionale, professionale, esclusivamente dedicata al biologico. Un progetto fieristico con una prospettiva strategica chiara: di grande crescita per il 2013 e di ulteriore salto in avanti nel 2015, con l’inaugurazione dell’Expo Universale, “i cui valori fondanti coincidono appieno coi nostri, ossia sostenibilità, nutrizione, salute, ambiente” evidenziano gli organizzatori. Sono state 200 le aziende presenti nel padiglione 18 di Fieramilano. BtoBIO ha attratto operatori professionali da vari Paesi e organizzato una corposa operazione di incoming di giornalisti, importatori, grossisti e buyer internazionali da Usa, Canada, Germania, Spagna, Francia, Israele, Grecia, Svizzera, Polonia, Olanda, Ungheria, Lituania, Estonia, Corea del Sud, Belgio, Portogallo, Svezia e Repubblica Ceca a beneficio di tutti gli espositori. Anche Mipaaf e BuonItalia Spa hanno tenuto a battesimo BtoBIO, in cui hanno visto un progetto importante per la promozione dell’eccellenza del prodotto biologico italiano nei mercati internazionali. Più di 840 operatori esteri dai 5 Continenti e da 64 Paesi hanno partecipato alla rassegna; un dato ritenuto positivo dagli organizzatori che mettono in luce la necessità di un punto d’incontro tra la produzione biologica italiana e la domanda di Made in Italy nel mondo. Germania, Francia, Svizzera, Giappone, Spagna, Gran Bretagna, Usa e Olanda guidano la classifica dei Paesi di provenienza, che annovera ottimi dati di presenza anche dalla Federazione Russa, Australia, Israele, dall’America Latina nel complesso 52

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In archivio la prima edizione della rassegna milanese dedicata al biologico d’eccellenza, svoltasi in concomitanza con la fiera dell’agroalimentare

Galvanina, una new entry per Almaverde Bio Almaverde Bio Italia, società consortile proprietaria dell’omonimo marchio, registra l’ingresso nelle proprie fila di Galvanina Spa di Rimini, un’azienda storica nel panorama agroalimentare italiano che opera sul territorio nazionale dal 1901 e all’estero dal 1987. La Galvanina Spa è nota per la produzione di acque minerali naturali e di bevande analcoliche a base di frutta caratterizzate da una particolare attenzione alla ricchezza di componenti nutraceutici. Galvanina andrà ad arricchire la compagine di Almaverde Bio Italia già formata da Canova di Longiano (FC) (frutta e verdura fresca, frutta e verdura di IV e V gamma); Fileni Simar di Cingoli (MC) (carni bianche e carni rosse); V.Besana di Napoli (frutta secca ed essiccata); Fruttagel di Alfonsine (RA) (succhi e nettari di frutta, passate e polpe di pomodoro, ortaggi surgelati); Oranfrizer di Catania (spremute fresche di agrumi); Novissime di Cesena (FC) del Gruppo Eurovo (uova e oviprodotti); Astra Bio di Cremona (pasta di semola, all’uovo e paste speciali), Isalpa del Gruppo Saclà (olive, olio, aceti, marmellate); Natura Nuova (polpe di frutta, bevande vegetali, gastronomia vegetale); Molino Spadoni (farine, pane e derivati e prodotti da forno); Circeo Pesca (prodotti ittici). Per Almaverde Bio sono state create due linee di prodotti esclusivi rivolti sia al mercato nazionale che a quello europeo: una di quattro soft-drinks (aranciata bionda, limonata siciliana, mandarino e frutti rossi) e l’altra di quattro Tè Freddi I prodotti Almaverde Bio nel 2010 hanno realizzato un fatturato di 29,2 milioni di euro con un +12,4% sul 2009 e nel primo bimestre 2011 confermano un trend positivo sul 2010 del +14,8%. e, infine, da un’Africa sempre più coinvolta e votata alla scelta del biologico. BtoBIO Expo ha presentato sin dall’apertura un fittissimo calendario di convegni, incontri e degustazioni spalmato sulle giornate di fiera, arricchito da eventi,

showcooking, ristoranti BioGourmet e assaggi guidati. La crescita del 30% dei visitatori della concomitante Tuttofood (40.000 contro i 30.000 del 2009), conferma la piazza milanese quale nuovo cardine e snodo del futuro agroalimentare italiano. ● M a g g i o

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Cesena, 5-7 ottobre

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I dati Istat della bilancia commerciale agroalimentare rilevano che l’ortofrutta è la prima voce dell’export italiano nel mondo, superando il vino. Non solo, ma dall’Assemblea delle imprese private di import export è arrivato un altro importante elemento: il saldo attivo della bilancia commerciale ortofrutticola italiana, nel 2010, è stato di 1,2 miliardi di Euro, con un +111,2% rispetto al 2009, riportandosi quasi allo stesso livello del 2008. «Sono particolarmente contento di questi risultati - sostiene Domenico Scarpellini Presidente di MACFRUT - che premiano produttori e aziende di lavorazione, intermediari e imprese di attrezzature e packaging. Mi permetto di sottolineare che anche Macfrut ha contribuito a questa positiva situazione, stimolando l’intero settore verso l’innovazione di prodotto e di processo, aiutando concretamente l’internazionalizzazione e fornendo la maggior rassegna del bacino del Mediterraneo per concentrare l’incontro degli operatori di tutto il mondo. Non a caso vorrei ricordare che alla scorsa edizione parteciparono delegazioni e addetti di una ottantina di Paesi e abbiamo stretto joint venture con Egitto, Usa, Israele e siamo diventati partner del grande appuntamento di EimaAgrimach di Nuova Delhi, per quanto riguarda il Food Proces-

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sing». MACFRUT (che si terrà a Cesena dal 5 al 7 ottobre 2011) è la rassegna di tutta la filiera e si è caratterizzata come il punto di incontro sulle prospettive dell’ortofrutticoltura mondiale, dove si vedono macchine, attrezzature, varietà e cultivar, dove si affrontano le tematiche più scottanti e più impegnative e da cui escono indicazioni e di compilano documenti per il futuro del settore. Un futuro che deve fare i conti con un tendenziale calo dei consumi ortofrutticoli in Italia e in Europa, pertanto MACFRUT si sta incaricando anche di essere una piattaforma dove vengono presentati ed illustrati tutti quei metodi e azioni che possono incrementare l’uso di un alimento, come F&V, che di per sé è un forte aiuto per la salute (antiossidanti, ecc) ed il benessere. Uno dei punti più importanti su cui accentuare l’attenzione è come aiutare il consumo di frutta, soprattutto come incrementare il consumo “extra domestico”: mentre mela e banana, per esempio, sono maggiormente avvantaggiate per le loro caratteristiche, non si può dire altrettanto per pesca o kiwi. «Da qualche anno - spiega Scarpellini - si è cercato di stimolare l’intera filiera, parlando, a questo proposito, di nuovi modi di consumo con l’intento di ricercare e tro-

Qui Macfrut

Macfrut, una rassegna sempre più nel segno dell’innovazione

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vare forme diverse e interessanti per i giovani e i giovanissimi». Negli ultimi mesi, poi, si è assistito ad un vero e proprio exploit di proposte innovative e curiose, alcune sperimentali ed altre pronte a conquistare i mercati. Fra le sperimentazioni, ecco il pranzo Take Away in ufficio (a base di frutta e verdura), su richiesta e attualmente testato in una decina di città grandi e medie, mentre sul fronte dei Fruit drink ci sono alcune proposte di due aziende molto interessanti e particolari. In Gran Bretagna sembra sia imminente l’immissione sul mercato di uno snack caldo a base di verdure (si aggiunge acqua calda ed è pronto). E c’è chi propone rotolino e panino dove, al posto delle fette di pane, c’è una larga foglia di insalata. Anche le imprese di attrezzature e macchinari sono in grande attività per fornire tecnologie che salvaguardano la qualità e aiutano il percorso dal campo alla tavola. Non a caso Macfrut ha lanciato l’anno scorso l’Oscar dell’innovazione in cui si sono visti cestelle biodegradabili, rilevatori di maturazione, ozonizzatori, ecc. Un Premio che sta già preparando l’edizione 2011 perchè vuole porre all’attenzione del settore l’innovazione di prodotto e di processo.

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Rugantino RZ, una varietà ricca di tradizione pensata per soddisfare le esigenze di tutta la filiera Rijk Zwaan Italia, filiale dell’omonima multinazionale olandese, azienda leader nel breeding, nella produzione e nella commercializzazione di sementi orticole, si presenta sul mercato italiano con una nuova proposta di pomodoro, capace di soddisfare al meglio le esigenze di tutti gli attori della filiera. Dopo una attenta focalizzazione sulla specie del pomodoro, Rijk Zwaan è oggi pronta a lanciare nel mercato Rugantino RZ, cultivar di ultima generazione appartenente alla tradizionale e pregiata tipologia Cuore di Bue. L’ottima capacità di adattamento a differenti condizioni climatiche e la conseguente possibilità di coltivare il prodotto in tutta Italia, rappresentano i tratti distintivi della varietà estremamente apprezzati dai produttori, in forza anche dell’opportunità per gli stessi di estenderne il calendario di commercializzazione per lunghi periodi dell’anno; altri plus specifici di questo prodotto sono il buon bilanciamento tra la parte vegetativa e l’allegagione della pianta e l’interessante produttività che Rugantino RZ è in grado di garantire. Il principale vantaggio riconducibile alla fase di condizionamento è, invece, da attribuirsi all’elevata uniformità dei frutti su pezzature con uno standard dai 200 ai 250 gr. e alla loro consistenza a fronte delle quali risulta più facile la gestione del prodotto durante il confezionamento; un plus che incontra nel contempo le

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richieste della moderna distribuzione in relazione a calibro, regolarità e presentazione delle forniture. L’impulso alla segmentazione della gamma pomodoro, prodotto da Rijk Zwaan attraverso l’introduzione di Rugantino RZ, è però guidato in prima battuta dalla volontà di soddisfare le aspettative di gusto del consumatore finale. Non a caso la varietà appartiene alla linea Sensational Flavours,

specialità orticole selezionate ad hoc dall’azienda sulla scorta del giudizio di esperti sensoriali e delle preferenze palesate dal mercato, capaci di esprimere le migliori esperienze gustative. Rugantino RZ, si distingue, nella tipologia di pomodori a Cure di Bue, sempre più apprezzati dai consumatori italiani, per il sapore equilibrato e la farinosità della polpa, che ne fanno a ragione un prodotto top di gamma, pratico da preparare ed appetitoso. Forte è anche l’appeal visivo del prodotto, grazie al particolare aspetto costoluto, alla regolarità dei frutti ed al colore estremamente attraente dell’epidermide verde rosato e dal viraggio lento. Per informazioni, potete rivolgervi alla segreteria di Rijk Zwaan Italia, Letizia Bonfiglioli 051-729448.

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Elegante... ...come un diamante

La forma più tradizionale Allegagione ottimale Uniformità incredibile Produttività elevata CPVR: Privativa comunitaria per ritrovati vegetali richiesta o concessa (CPVR). La produzione o riproduzione di costituenti varietali protetti da CPVR necessita dell'autorizzazione del titolare. Informazioni aggiornate sul CPVR sono disponibili sul sito www.cpvo.europa.eu Le descrizioni, le illustrazioni, i consigli colturali e qualsiasi altra informazione, per esempio sulle date di scadenza, di semina, di trapianto e di raccolta, sotto qualsiasi forma compaiano, si basano nel modo più preciso possibile su quanto rilevato dalle prove e dalla pratica. È esclusa qualsiasi responsabilità da parte di Rijk Zwaan Italia per eventuali difformità manifestatesi nel prodotto coltivato rispetto a quanto indicato nelle descrizioni, illustrazioni ed informazioni. È una precisa responsabilità dell’Acquirente conservare il seme in modo appropriato così come valutare se i prodotti sono adatti al tipo di coltivazioni che si intendono effettuare ed alle condizioni ambientali. È importante evidenziare che la specificità dei parassiti o patogeni può variare a seconda della stagione e dell'area, che dipende da fattori ambientali e che possono emergere nuovi biotipi di parassiti o nuove razze di patogeni in grado di superare la resistenza.


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Vendite in aumento del 4,1% nei primi quattro mesi 2011, anno nel quale sono pianificate 82 aperture. Investiti 300 milioni, 900 i posti di lavoro creati

Dopo Consorzio Europa anche Multicedi entra in Sigma. Basciu: il consolidamento prosegue Selex ha raggiunto la soglia del 10% di quota di mercato (sulla totalità dei canali di vendita, iper + super + superettes + cash&carry, fonte Symphony Iri gennaio 2011), rafforzando così la sua posizione di terzo retailer nazionale e di prima realtà associativa di medie imprese distributive indipendenti italiane. Nei primi quattro mesi di quest’anno, inoltre, nonostante le difficoltà del mercato, il sodalizio ha registrato un aumento delle vendite a parità di rete nei formati super e iper del +4,1% (Fonte: Nielsen), contro una media di mercato del +0,3%. Un andamento molto positivo, che si conferma considerando anche le nuove aperture. “Questi dati testimoniano la qualità del lavoro svolto dalle imprese socie all’interno del nostro Gruppo”, sottolinea Riccardo Francioni, procuratore generale di Selex. Dal 2000 ad oggi, continua, abbiamo quasi raddoppiato la nostra quota di mercato. Un traguardo importante, che ci consente di guardare al futuro con fiducia e ottimismo. Ci guida, come sempre, la nostra esperienza e la profonda conoscenza del territorio”. Il Gruppo Selex, nato nel 1964, è presente in tutte le Regioni con 21 imprese associate e una rete multicanale composta da 3.024 punti di vendita (insegne Famila, A&O, C+C e numerosi marchi regionali), cui si aggiungeranno le 82 nuove aperture pianificate per M a g g i o

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Il gruppo Sigma (circa 2 mila punti vendita e un fatturato 2010 di 3,6 miliardi di euro) continua la sua strategia di rafforzamento: dopo l’adesione di Consorzio Europa (ex Sisa, da gennaio 2010), arriva quella di Multicedi, con sede a Pastorano (Caserta), nata nel 1993 e costituita da dieci soci, imprenditori locali, che operano in Campania, Lazio, Abruzzo, Molise e Puglia. “L’operazione che ha portato a questo ingresso di Multicedi è un segnale significativo della forte volontà non solo di proseguire nella nostra strategia di consolidamento a livello nazionale, ma anche di condividere e stimolare la crescita di una realtà della distribuzione meridionale molto interessante e dalle grandi potenzialità, che sta seguendo un percorso di sviluppo innovativo e virtuoso”, commenta Antonello Basciu, (nella foto) presidente del Gruppo Sigma (che, assieme a Coop Italia, Despar e Il Gigante fa parte di Centrale Italiana), come riporta Gdoweek. La rete di vendita di Multicedi comprende: -Decò: oltre 200 pdv per circa 130.000 mq di superficie di vendita, che sviluppano oltre il 20% del giro d'affari. Entro il 2012 saranno inaugurati oltre 25 punti vendita con insegna Decò. La rete è suddivisa in: - Supermercati Decò (fino a 1.000 mq area vendita), specializzati nel servizio di vicinato; - Maxistore Decò (oltre i 1.001 mq), focalizzati sui freschi e sul servizio; - Superfreddo Decò (circa 300 mq), negozi specializzati in prodotti congelati e surgelati; - Ayoka, primo punto vendita specializzato nel petcare - Ciro Amodio: insegna di vicinato servita da Multicedi su oltre 100 pdv in Campania - Adhoc: 5 cash&carry (circa 20.000 mq in totale), cui si aggiungerà nel prossimo biennio una nuova apertura nel Lazio. Il progetto Adhoc comprende anche servizi per il canale horeca, con particolare attenzione a ittico, ortofrutta e carne. Nel 2010, Multicedi ha superato i 650 milioni di euro di fatturato, dando lavoro a oltre 6.000 famiglie. L'obiettivo per quest'anno è di arrivare a quota 750 milioni e di raggiungere gli 850 milioni nel 2012. Nella sola Campania, lo scorso anno Multicedi ha raggiunto una quota di mercato del 13%; Sigma, dal canto suo, si attesta sul 5% (Fonte dei dati: IRI Top Trade, 1 gennaio 2011).

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Selex al 10% del mercato nazionale consolida il terzo posto tra i retailer

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Distribuzione l’anno in corso. Altre 68 unità saranno ristrutturate e ampliate per rispondere ancora più efficacemente alle moderne esigenze di consumo. Nel complesso, le imprese Selex hanno stanziato nel 2011 oltre 300 milioni per lo sviluppo e creato 950 nuovi posti di lavoro. Selex, che ha un organico di 31.000 addetti, ha chiuso l’esercizio 2010 con un fatturato al consumo di 8,72 miliardi di euro, in crescita del 3,8% rispetto al 2009. Positivo l’andamento in tutti i canali, in particolare il superstore (+8,6%). Vendite distribuite su tutto il territorio nazionale e, grazie anche allo sviluppo, con punte del +11,3% nel Sud. Per il 2011, considerando le brillanti performance dei primi quattro mesi e l’apporto delle nuove aperture e delle unità ristrutturate, il Gruppo prevede un fatturato in crescita, cui contribuiscono in modo sempre più rilevante i prodotti a marca commerciale (Selex e Vale). Da gennaio ad aprile, infatti, le vendite delle private label hanno viaggiato a ritmi superiori al +17% e le referenze hanno raggiunto quota 3.500 tra food e non food. ●

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Tutti i marchi associati a Selex

Belgio. Delhaize investe 80 milioni per ammodernare i punti vendita Grecia. Aldi con il vento in poppa: 20 nuove aperture in vista Delhaize, nota catena belga di supermercati, investirà nei prossimi 5 anni 80 milioni di euro per ammodernare i propri punti vendita in Vallonia. Il supermercato di Herstal nella periferia di Liegi è stato il primo ad essere ammodernato. Presso questo punto vendita sono stati ristrutturati il panificio, il reparto vini, nonché l’illuminazione e gli scaffali. Michel Eeckhout, Ceo di Delhaize ha sottolineto l’importanza di queste azioni di rinnovamen-

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to ai fini del miglioramento del servizio del supermercato e della qualità della clientela. Eeckhout ha inoltre annunciato l’obiettivo di attivare un piano di ammodernamento consistente nel rinnovo della maggior parte dei 43 punti vendita

Delhaize distribuiti sul territorio vallone. La società belga punta a intervenire su almeno otto punti vendita l’anno. Il management della catena di supermercati tedesca “Lidl” ha deliberato l’apertura in Grecia, nei prossimi mesi, di ulteriori 20 punti vendita che troveranno collocazione nelle città di Atene, Salonicco e Patrasso. La decisione è conseguenza degli ottimi risultati raggiunti nell’ultimo anno in termini di fatturato, quote di mercato ed acquisizione di nuova clientela. L’investimento complessivo previsto si aggira intorno ai 100 milioni di euro.

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“I numeri dell’Istat sull’inflazione di marzo e le altre condizioni di contesto prefigurano una situazione molto preoccupante per il Paese: prezzi che crescono, consumi fermi, incertezza sul futuro sono infatti tre ingredienti che rischiano di portare a una situazione economica e sociale difficile da fronteggiare”. Queste le dichiarazioni di Giovanni Cobolli Gigli (nella foto a fianco), presidente di Federdistribuzione, l’associazione che raggruppa le principali aziende della distribuzione moderna in Italia. “Con gli incrementi delle materie prime che abbiamo visto negli ultimi mesi i prezzi finali dei prodotti non potevano che aumentare, ma purtroppo ciò avviene con consumi piatti se non in calo. Le famiglie vedono inoltre diminuire i propri risparmi e aumentare le preoccupazioni sul lavoro, in un contesto di generale incertezza sul futuro”.

Il presidente Cobolli Gigli: le catene cercano di limitare gli aumenti

“Vogliamo portare un segnale positivo: i prezzi nei punti vendita del commercio moderno aumentano molto meno delle tariffe, dei consumi obbligati e della media dei beni di consumo: a febbraio 2011 la variazione dei prezzi dei prodotti confezionati era pari al +0,7% (fonte Synphony IRI Group) rispetto a un’inflazione di fondo Istat - cioè al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi - dell’ 1,7%”. “Continuiamo a lavorare nella speranza e volontà di aprire nuovi punti vendita, ristrutturare quelli esistenti e salvaguardare i livelli occupazionali. Un obiettivo sempre più difficile da realizzare, in particolare nel Sud Italia, in un momento di difficoltà nel quale non si vede una reale e coraggiosa politica di rilancio della domanda interna e in presenza di dubbi interventi sulla fiscalità, come il sostegno al nostro patrimonio artistico”. ●

Politi (Cia): prioritario migliorare i rapporti tra produzione e Gdo sviluppando un sistema di regolazione negoziata “Bisogna migliorare i rapporti tra mondo produttivo agricolo e grande distribuzione. La Cia, sulla base di quanto è avvenuto per esempio in Francia, ha da tempo chiesto al governo l’attivazione di un Tavolo di confronto tra agricoltura e Gdo, in modo da organizzare meglio la filiera agroalimentare, rendere più trasparenti i meccanismi di formazione del prezzo, evitare speculazioni ed eccesso di posizione dominante”. Lo ha affermato a fine maggio il presidente della Confederazione Giuseppe Politi. “La questione - avverte Politi - è comunque complessa e non può essere affrontata solo con interventi normativi. Occorre sviluppare un vero sistema di regolazione negoziata, in cui le imprese e le sue rappresentanze concordino apertamente e con il concorso delle amministrazioni pubbliche alcuni principi e disposizioni, da applicare poi nei contratti”.

“In questa direzione sta andando anche l’Unione europea, ad esempio con il cosiddetto pacchetto latte - dice il presidente della Confederazione italiana agricoltori- ma anche con le proposte avanzate nel Forum di alto livello per la catena alimentare o con la bozza di Direttiva Barnier e le sue proposte contro le speculazioni nel commercio delle materie prime e contro gli abusi di mercato. È importante dare un respiro europeo a queste problematiche e non pensare che rispondano solo a esigenze che emergono nei periodi di crisi, come quelli che stiamo attraversando. La regolazione negoziata ha valenza strategica generale e potrà anche favorire la trasparenza, la qualità, le produzioni nazionali e lo sviluppo dei territori”. “In Francia - ricorda Politi - un primo accordo è stato stipulato da tempo e alla presenza del presidente Nicolas Sarkozy, che si è impegnato personalmente”.

DISTRIBUZIONE

Federdistribuzione: consumi fermi e tanti rincari, la distribuzione soffre


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Anticiclico. Il Consorzio Zai di Verona non risente degli effetti della crisi e anzi, consolida la propria leadership tra gli interporti italiani davanti a Padova e Bologna. L’ente scaligero ha mandato in archivio un bilancio di tutto rispetto. E il presidente Flavio Zuliani (in alto a destra), in scadenza di mandato, gongola: “Stiamo facendo il massimo traffico ferroviario di sempre: abbiamo superato il record del mese di luglio 2008 in cui c’erano stati 605 coppie di treni al mese, ora siamo a 609. Prima della crisi l’occupazione dei treni era attorno al 75%, ora è all’80-85%. Le piattaforme logistiche stanno facendo segnare il tutto esaurito: 100% di utilizzo. A ciò va aggiunta la massima occupazione in termini di risorse umane: 13 mila persone tra diretti e indiretti. Poche settimane fa abbiamo approvato il miglior bilancio di sempre del Consorzio Zai. Senza dimenticare che un anno fa la società tedesca degli interporti Dgg ci ha classificato come primo interporto d’Europa al termine di un’analisi qualitativa e di un benchmarking estremamente accurato su oltre 70 siti di 30 Paesi europei”. La “Zai” vale il 40% dell’intermodale italiano: movimenta 27 milioni di tonnellate di merci mentre Padova, seconda, raggiunge quota 7 milioni e Bologna, terza, si attesta sui 4 milioni. Solo il 20% delle merci hanno ricaduta esclusivamente veronese, il resto nei 250 chilometri di raggio. “Mai come ora le cose sono funzionate bene”, commenta Zuliani. “Questo perché il Consorzio è nato 63 anni fa per fronteggiare la crisi post-bellica e quindi è strutturato e pensato per dare il meglio di sé nelle situazioni difficili”. Numerose le iniziative progettuaM a g g i o

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Risultati record e investimenti rilevanti per il primo Interporto italiano che sogna di intercettare i flussi marittimi Est-Ovest

li portate a termine negli ultimi tempi: il Terminal Gate, primo compact tecnologico d’Europa realizzato in 11 mesi; la nuova piattaforma logistica denominata “V2” inaugurata nell’Interporto Quadrante Europa dopo 10 mesi di lavori; l’impianto fotovoltaico da record, 9 megawatt sui tetti concretizzato in appena 5 mesi; il Centro Migross, da poco inaugurato, con 12 mila metri quadrati coperti per i freschi, realizzato in 8 mesi; una nuova piattaforma inaugurata il 10 giugno, estesa su 6.500 metri quadrati. “Anche l’Iveco di Marchionne è venuta a investire qui, a testimonianza che la nostra struttura funziona e ha un’immagine efficiente e vincente”, commenta Zuliani. “Stiamo facendo la nostra parte per sviluppare la rete nazionale del mondo del trasporto; entro la fine dell’anno si chiude ed entro il 2011 partirà. Abbiamo inoltre collaborato con il governo e i ministeri competenti alla stesura del Piano della logistica, oltre che alla legge 240 sugli interporti. Diamo inoltre un contributo fondamentale alle politiche del traffico confrontandoci direttamente con Berlino e con le ferrovie italiane”. Il Consorzio Zai in 20 mesi, prosegue Zuliani, ha investito 150 milioni di euro “ricavati da strategie e idee, non da finanziamenti pubblici: è il frutto della capa-

LOGISTICA

Consorzio Zai di Verona “anticiclico” E ora strizza l’occhio ai porti

cità di saper mettere tutte le marce per far girare a pieno ritmo questa straordinaria struttura”. La Germania assorbe al momento l’85% dell’interscambio. In prospettiva, però, il Consorzio punta a divenire hub anche marittimo, non solo terrestre, elemento che garantirebbe opportunità di sviluppo impressionante al sistema paese con grandi benefici per Verona. Il tutto anche per decongestionare le strade nell’ottica di una crescita ecocompatibile. “Al momento le nostre merci vengono trasportate esclusivamente via terra ma vorremmo sviluppare alleanze con i porti”, precisa Zuliani. “Guardiamo a Venezia ma anche a La Spezia; con l’off shore Venezia potrebbe diventare una grande risorsa per il Paese intero. Vorremmo intercettare le merci che arrivano da Oriente. Ma ci servono porti con pescaggio adeguato e il collegamento con treni ad altà capacità cui noi faremmo da retroterra. Ci bastano due porti, uno a est e uno a ovest. Occorre però la capacità di dare riposte doganali e sanitarie veloci per smistare le merci in tempi compatibili con quelli del resto d’Europa. I 200 mila addetti della logistica italiana, un decimo di quelli tedeschi, potrebbero diventare molti di più, garantendo una riposta straordinaria in termini di Pil e occupazione”. (M.Ald.) www.corriereortofrutticolo.it

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Porto di Zeebruges, traffici in aumento

Da Anversa alla Cina in 20 giorni (di treno)

Trasporto marittimo in ripresa a Gand

Nel primo trimestre di quest’anno il porto di Zeebruges ha gestito 12,12 milioni di tonnellate di merci registrando un aumento dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2010. Il traffico ro-ro è incrementato del 15,2%. Secondo Joachim Coens, presidente del porto di Zeebruges, ciò è dovuto al rafforzamento delle relazioni con i mercati europei. Il trasbordo di nuove macchine ha registrato un aumento del 28,1%. Paradossalmente il trasporto di container ha subito una regressione del 2,9%, dovuta alla soppressione di alcune rotte.

L’azienda svizzera Hupac ha presentato una nuova connessione ferroviaria che collega la città di Anversa alla Cina. Per dar vita a questa nuovo collegamento, la società elvetica ha sfruttato una rete ferroviaria già esistente, collaborando con il partner russo Russkaya Troyka e con il partner cinese Eurasia Good Transport. Il capolinea della tratta ferroviaria, che ha una lunghezza complessiva di 12.000 km, è Chongqing, il più grande hub della Cina dell’Ovest. Il vantaggio di questo nuovo collegamento è la velocità: effettuare questo viaggio in nave comporta 40 giorni di navigazione mentre con il treno il tempo sarà dimezzato.

Il porto di Gand (o Gent) ha gestito nel primo trimestre dell’anno un quantitativo di merci pari a 12,6 milioni di tonnellate, con un incremente del 14,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Con questi risultati, il porto conferma il trend positivo già registrato nel 2010. Il trasbordo marittimo ha fatto segnare una crescita del 18,7% rispetto al primo trimestre del 2010. Anche il settore RO-RO si è contraddistinto per una forte ripresa così come la navigazione interna, che ha registrato una progressione del 9,4%. L’unico settore che continua a mostrare segni di debolezza è quello chimico, ma il trend complessivo è buono.

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BOSNIA ERZEGOVINA

Il governo cede le quote del Pireo

Allo studio network per collegare i Balcani

Il governo di Atene ha presentato un piano di cessioni di quote pubbliche in società a partecipazione statale con l’obiettivo di reperire risorse per 50 miliardi di euro entro il 2015 per risanare le finanze del Paese e ridurre il debito pubblico evitandone la ristrutturazione. L’obiettivo è ottenere la quinta tranche del valore di 12 miliardi di euro del piano di salvataggio concesso dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale che consentirebbe alla Grecia di evitare il fallimento. In particolare, il Consiglio dei ministri greco ha approvato un pacchetto di misure che prevede di porre immediatamente in atto la vendita di quote nella società di telecomunicazioni (Ote), nella società elettrica (Ppc), nell'a-

Presentati nel corso di un seminario tenutosi a Sarajevo, i risultati dello studio di fattibilità realizzato dalla società spagnola Inocsa relativi alla linea ferroviaria Capljina-Trebinje-Nikši. Lo studio, finanziato dalla Ue per un importo di 510 milioni di euro, punta alla realizzazione di un’arteria strategica per i Balcani e cruciale per lo sviluppo della Bosnia-Erzegovina attraverso nuove possibilità di collegamento con Montenegro, Croazia, Macedonia, Albania e Grecia. Un progetto realizzabile attraverso le istituzioni finanziarie internazionali e altri mezzi presenti nel Paese. L’obiettivo è quello di realizzare un network che diventi parte del corridoio AdriaticoIonico, con gli stessi standard di cui godono gli utenti della Ue.

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zienda postale (Tt), nelle società municipalizzate dell’acqua di Atene e Salonicco (Eydap e Eyath) e nelle Autorità Portuali dei porti del Pireo (Olp) e di Salonicco (Olth). Attualmente lo Stato greco detiene il 74% del capitale azionario sia della Piraeus Port Authority (Olp) che della Thessaloniki Port Authority (Olth) quotato alla Borsa di Atene e il 100% delle azioni rimanenti delle due società. Il piano prevede la vendita delle quote dello Stato nelle due Autorità Portuali e l’ingresso di un investitore strategico.

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Francia, Interfel impone un “dazio” per la promozione e limita i calibri L’interprofessione può permettersi decisioni importanti, in Francia. Le autorità transalpine hanno notificato a Bruxelles l’intenzione di applicare due decisioni “erga omnes”, ovvero nei confronti di tutti gli operatori operanti sul loro territorio nazionale, stabilite dall’organismo interprofessionale dell’ortofrutta Interfel. La prima decisione, come riporta il sito internet di Coldiretti, riguarda l’applicazione di un prelievo “ad valorem” da utilizzarsi per attività di promozione dei consumi, mentre la seconda è relativa alla limitazione della commercializzazione del calibro “D” per le pesche e nettarine. Sarà di particolare interesse verificare la risposta che sarà data alla notifica francese nel corso del prossimo comitato di gestione dell’Unione europea; se questa fosse positiva, potrebbe aprire nuovi scenari anche in Italia. Nel dettaglio, la prima regola francese in discussione riguarda l’applicazione di un prelievo per tutta la campagna di commercializzazione 2011 pari allo 0,05% sul valore di mercato dei prodotti. L’80% delle somme raccolte verrebbe utilizzato per promuovere i consumi attraverso azioni di promozione generica, studi, ricerche e sviluppo. Il rimanente 20% sarebbe destinato a sviluppare e controllare la qualità. Il prelievo si applicherebbe su ortofrutticoli freschi, secchi e sulle piante aromatiche destinate ad usi culinari commercializzati in Francia; ne sono fuori prodotto trasformato, banane epatate. Le vendite di prodotti francesi sarebbero soggette al prelievo pieno, mentre le vendite di prodotti comunitari e di Paesi terzi sarebbero soggette all’80% del contributo. La seconda iniziativa francese riguarda il divieto di commercia64

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L’organismo interprofessionale vuole applicare erga omnes due importanti decisioni. Ora si attende il responso del comitato di gestione della Ue

Una promozione Interfel per accrescere tra i giovanissimi la “cultura” ortofrutticola

Spagna, rischia la chiusura anticipata la campagna produttiva delle fragole Rischio di chiusura anticipata per la stagione delle fragole spagnole. Secondo il presidente di Freshuelva Alberto Garrocho, i coltivatori di Huelva non potranno più continuare a raccogliere il prodotto nonostante ci siano ancora molti frutti nei campi. A causa delle abbondanti piogge dei giorni scorsi - spiega Garrocho che hanno rovinato le fragole prima di arrivare a destinazione, gli importatori italiani, francesi e tedeschi sono particolarmente restii ad acquistare, con i prezzi di vendita che sono diminuiti drasticamente. Garrocho spiega che “se i prezzi non aumenteranno nei prossimi giorni, la raccolta, quindi la stagione, sarà interrotta”. Nonostante questo calo, Garrocho ritiene che nel complesso la stagione è stata abbastanza buona. Anche se con una minore resa per pianta, circa 100-125 grammi in meno rispetto allo scorso anno, la produzione di questa stagione si attesta sulle 240 mila tonnellate, contro le 300 mila tonnellate del 2010. Finora la stagione è stata eccellente. Ora questa drastica frenata rischia di compromettere la fase conclusiva della campagna. lizzare il calibro “D” per le pesche e nettarine di produzione francese, fino al 30 giugno, tranne il prodotto destinato all’industria. Se le condizioni di mercato lo rendessero necessario, l’esten-

sione delle regole potrà essere sospesa. Viene previsto un sistema di controllo interno, a tutti gli stadi di commercializzazione, effettuato direttamente da Interfel o da soggetti da questa abilitati. ● M a g g i o

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DICEMBRE

NOVEMBRE

OTTOBRE

SETTEMBRE

AGOSTO

LUGLIO

GIUGNO

MAGGIO

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MARZO

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M ondo flash

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UCRAINA

L’inflazione fa decollare i prezzi dell’ortofrutta: +13% in 30 giorni Inflazione alle stelle per l’ortofrutta in Ucraina. A marzo, per fare un esempio, a Kiev i prezzi della frutta e della verdura sono cresciuti del 13% rispetto a febbraio. E se il paragone lo si fa con marzo 2010, l’aumento dei prezzi al consumo è addirittura del 43%. Ma cosa è successo sul mercato ucraino? Ad alimentare le tensioni sarebbero tre fattori: un naturale aumento dei prezzi dei vegetali, una domanda in forte crescita e, allo stesso tempo, l'esportazione sulle piazze russe dei prodotti di alta qualità coltivati in Ucraina. Per quanto riguarda la frutta, poi, la diminuzione delle riserve di mele ha accentuato il rincaro dei prezzi. A voler cercare una nota positiva, ci sono i prezzi dei prodotti da serra in leggera diminuzione a marzo, come i pomodori. Le patate meritano un capitolo a parte. Nella prima metà della stagione 2010-2011 in Ucraina si è registrato un incremento dell’export, non per abbondanza di tuberi, ma perché il deficit di patate in Russia e Bielorussia è molto marcato. E anche questo ha contribuito a mantenere piuttosto alto il prezzo del prodotto sul merca-

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to interno. Secondo gli esperti, nel Paese non ci saranno diminuzioni nei prezzi dell’ortofrutta fino a metà maggio. Ed è per questi motivi che il mercato dell’ortofrutta in Ucraina è previsto in crescita del 25% in valore, ma in flessione del 2-3% in volume durante il 2011. I prezzi di frutta e verdura stanno raggiungendo valori record nella storia del Paese. Da una stima di ApkInform, il mercato dei vegetali in ucraina raggiungerà un volume d’affari di circa 1,6 miliardi di dollari: un valore che negli ultimi cinque anni è triplicato. Coltivare verdura in Ucraina dà redditività agli agricoltori che hanno saputo investire nella loro azienda, acquisendo tecnologie e una gestione moderna della campagna. Anche perché nonostante il vertiginoso aumento dei prezzi, i consumi di frutta e verdura sono in deciso aumento nell’ex repubblica sovietica. Negli ultimi cinque anni il consumo è passato da 146 a 164 chili l’anno per ogni cittadino, un aumento del 12,3%. Il dato, elaborato dall’Ukrainian Club of Agrarian Business, evidenzia tuttavia che i consumi ucraini sono ancora molto lontani dalla media europea (225 chili pro capite), ma gli esperti prevedono una crescita nei prossimi anni, specialmente per quei prodotti che possono essere coltivati nelle campagne ucraine. Maicol Mercuriali

BELGIO

UNGHERIA

PORTOGALLO

Modesto aumento dei consumi nel 2010

Mele più costose di banane e arance

Effetto crisi: meno import, tante private

Nel 2010 in Belgio si è verificata una progressione del mercato ortofrutticolo pari al 2% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalle statistiche sul mercato ortofrutticolo belga pubblicate dalla Vlam, l’ente della Regione Fiandre per la promozione dei prodotti alimentari locali. Nel 2010, ciascun consumatore ha acquistato 62 chili di ortaggi freschi e 79 chili di frutta per un importo annuo, rispettivamente, di 136 e 165 euro. Nella classifica degli ortaggi più venduti si sono classificati al primo posto i pomodori, seguiti da carote e cipolle. Per quanto riguarda la frutta, le mele precedono arance e banane. Curioso notare che i giovani single risultano i principali consumatori di frutta esotica.

La mela è frutto che in Ungheria si coltiva da secoli in grandi quantità ed è generalmente di buona qualità, ma costa oggi più di banane ed arance. Questo perché nel 2010 il clima è stato sfavorevole alla raccolta, con piogge molto superiori rispetto alla media annua. A causa di questa situazione, nell’autunno dello scorso anno sono iniziate copiose importazioni, con costi di trasporto che incidono fortemente sui prezzi finali. Gli operatori del settore sostengono che si sia trattato di un’annata particolarmente difficile per questa coltura. Le previsioni per il 2011 sono peraltro più favorevoli.

La crisi economica che colpisce il Portogallo ha provocato un rallentamento delle importazioni di prodotti alimentari e bevande nel 2010. Secondo i dati dell’Istituto di Statistica lusitano, l’acquisto di questi beni è cresciuto ad un ritmo quattro volte inferiore al totale delle importazioni; è stata l’unica voce nella quale in Portogallo ha ridotto le importazioni provenienti dai Paesi extra-comunitari. Il consumatore ha intensificato l’acquisto di prodotti a marchio del distributore e ridotto gli altri. Mentre il 45% dei prodotti alimentari o bevande di private label sono d’origine portoghese, la gran parte dei prodotti con marchio del produttore vengono infatti da Paesi stranieri e quindi costano di più.

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Emanuele Zanini

Diego De Lucca (nel riquadro a sinistra) e Domenico Sacchetto

di pero e melo per piantare pesche. “Quest’ultimo aspetto - avverte De Lucca - potrebbe avere ripercussioni negative sul mercato italiano per quanto riguarda il tardivo con un’invasione di prodotto spagnolo”. In caduta libera invece la produzione francese, mentre la Grecia sopravvive o poco più. Analizzando l’annata 2010 secon-

do il manager emiliano-romagnolo la campagna si è divisa in due periodi: nel precoce Spagna e Sud Italia hanno avuto poco prodotto che hanno generato prezzi piuttosto soddisfacenti specie a luglio. Nel tardivo le quantità sono aumentate ma il clima sfavorevole con la conseguente depressione dei consumi ha causato una chiusura d’annata negativa.

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Le previsioni di Europech dovrebbero essere rispettate e così per pesche e nettarine si profila una stagione nella norma caratterizzata da una produzione stabile (leggeri cali, attorno al 2%, sono previsti solo in alcune aree del Nord Italia). A confermarlo è Diego De Lucca, export manager di Alegra, che parla di una certa stabilità produttiva, specie al Sud Italia. Per quanto riguarda il calendario di raccolta “i primi stacchi saranno attorno al 20 maggio (l’intervista risale a metà maggio, ndr) ma le prime quantità significative ci saranno dalla fine del mese. Al Nord si dovrebbe assistere ad una certa stabilità produttiva con un probabile anticipo in Piemonte e un leggero calo nelle quantità in Emilia Romagna”. Analizzando lo scenario internazionale De Lucca sottolinea come in Spagna manchi un po’ di prodotto precoce, a causa in particolare del maltempo (in Murcia la grandine ha compromesso parte del raccolto). Per il tardivo (che porterà la raccolta dall’8-10 agosto fino alla fine di settembre) invece la produzione è in aumento per effetto anche della riconversione colturale effettuata in alcune aree iberiche dove 6-7 anni fa sono stati tagliati appezzamenti

Il caldo di aprile ha favorito una maturazione precoce dei frutti, soprattutto in Piemonte. Le prospettive, dicono gli operatori, non sono negative ma la concorrenza iberica potrà dare filo da torcere

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Pesche e nettarine: quantitativi stabili, raccolti in lieve anticipo. Il pericolo numero uno? La Spagna

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PESCHE E NETTARINE

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“L’Italia rimane il Paese leader di mercato - afferma De Lucca - anche nel rapporto tra qualità e prezzo. Ma la Spagna sta migliorando sensibilmente offrendo, specie per i calibri più grandi, prezzi più vantaggiosi. Gli spagnoli grazie a una strategia ben studiata spingono per entrare su tutti i mercati internazionali delle drupacee, compreso il nostro e quelli “premium” come Regno Unito, Svizzera e Scandinavia”. “La crisi non è ancora passata aggiunge De Lucca - e di conseguenza la situazione economica non è tranquilla. Per questo il consumatore valuta cosa comprare e in che quantità, facendo delle scelte sempre più ponderate, così come del resto fanno le catene distributive”. L’anticipo della raccolta in Piemonte è confermato da Domenico Sacchetto, presidente di Asprofrut, che rivela una partenza anticipata di 15 giorni, prevista dal 10 al 15 luglio. “Il fenomeno è stato favorito dal caldo fuori stagione registrato ad aprile”, afferma. “La produzione sarà abbondante ma comunque nella media, mentre i calibri saranno piuttosto elevati. La qualità della frutta dovrebbe essere molto buona. Siamo assai ottimisti pure per i kiwi, che al 18 di maggio erano già fioriti. Un caso eccezionale mai successo prima che consentirà di avere una produzione superiore del 15-20% nonostante i 270 ettari tolti a causa della batteriosi. In generale siamo fiduciosi, specie per la ripresa economica tedesca, un fattore che dovrebbe far crescere le esportazioni verso la Germania”. Lo spau-

Europech: in Europa 3,6 milioni di tonnellate dato analogo a quello del 2010 I dati presentati a Perpignan in Francia, in occasione di Europech, relativi alle primissime stime di produzione 2011, mettono in rilievo per l’Europa una sostanziale stabilità rispetto all’anno scorso. Si prevedono infatti 3.640.000 tonnellate complessive tra pesche, nettarine e percoche, lo stesso valore del 2010. Va sottolineato però che se il confronto dei dati viene fatto con la media del periodo 2005-2009, si registra un -7%. I diversi Paesi mettono però in luce andamenti produttivi diversi. L’Italia, rappresentata da Cso ad Europech, presenta un calo produttivo del 2% rispetto all’anno precedente, ascrivibile in particolare alle regioni del Nord, in particolare Emilia Romagna; risulta invece molto simile al 2010 la produzione dell’Italia meridionale. Anche per la Grecia la previsione di produzione vede un calo di offerta totale del -3% e la stessa cosa si rileva per la Francia. Solo la Spagna appare quest’anno in controtendenza, con un +6% complessivo. Le pesche da consumo fresco a livello europeo sono previste in crescita del 3%, grazie a ad aumenti significativi in Spagna (+12%) e in Grecia (+9%), che si contrappongono ai cali previsti in Italia (-2%) e in Francia (-4%). Per quanto riguarda invece le nettarine si prevede una crescita della produzione europea dell’1% rispetto al 2010; anche in questo caso do-

vrebbe aumentare la produzione spagnola, +8% e greca, +4%, mentre Francia e Italia dovrebbero flettere ciascuna del 2%. Questi dati si riferiscono alle prime stime di produzione; un aggiornamento è atteso a giugno.

racchio semmai è rappresentato dalla solita Spagna “che ha più produzione degli altri anni ed è

riuscita ad abbassare i costi di produzione”. emanuele.zanini@corriereortofrutticolo.it

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Premesse discrete ma tante variabili Clima, qualità, concorrenza, prezzi: la ciliegia spera di fare poker

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Dal Nord al Sud della Penisola le voci di produttori e distributori che fanno il punto della situazione e concordano sulla necessità di una maggiore concentrazione dell’offerta nazionale gna è proseguita bene con le varietà precoci (in particolare con Bigarreaux)”. A preoccupare semmai sono le quotazioni, ben al di sotto di quelle dello scorso anno. “I prezzi rispetto al 2010 sono inferiori del 30% nonostante la qualità sia superiore”, afferma Giuliano. “Di media ci sono quota-

zioni alla produzione di 2-3 euro al chilo e di 5 euro al chilo alla vendita al dettaglio, cioè 1,5 euro in meno (sia alla produzione che al dettaglio) rispetto al 2010”. Altra delicata questione è l’agguerrita concorrenza di Spagna, nella prima parte della stagione, e di Turchia, nella fase successiva,

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La stagione delle ciliegie è partita sotto buoni auspici, anche se clima, consumi e soprattutto prezzi e concorrenza estera sono alcune delle variabili che potranno influenzare, in positivo o in negativo, i risultati finali. La partenza dell’annata ha dato segnali abbastanza incoraggianti agli operatori anche se non mancano le insidie. “Siamo partiti con le prime raccolte il 5 maggio”, rivela Nicola Giuliano, a capo dell’omonima azienda di Rutigliano (Bari). “Dopo i primi giorni di pioggia il tempo si è aggiustato e la campa-

buone,, uniche, buone uniche, tipiche

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SCHEDA PRODOTTO “che sono in grado di spuntare prezzi fino al 20% inferiori rispetto alle ciliegie italiane. Per essere più competitivi - rileva Giuliano - dobbiamo ridurre i costi di produzione, legati soprattutto alla fase della raccolta. Servono innovazione e strumenti che consentano di diminuire la manodopera”. L’obiettivo all’azienda barese per il 2011 è raggiungere i 40 mila quintali di ciliegie (70% varietà Ferrovia, 10% Giorgia, 10% Bigarreaux, 10% varie) spingendo su marketing e comunicazione. Alla Giuliano prosegue nel frattempo il progetto IV gamma “sebbene i prezzi siano ancora troppo alti (un cestino da 150 grammi con ciliegie “Ferrovia” lavate pronte al consumo costa un euro) per sperare di allargare notevolmente la fascia di clientela. Le potenzialità tuttavia rimangono alte”. Secondo Stefano Pezzo, a capo dell’azienda Cherry Passion di San Martino Buon Albergo (Verona), l’annata inizialmente ha avuto una buona disponibilità di prodotto in campagna, specie con Bigarreaux, però “poco interessante per la breve shelf life che non la fa apprezzare nei mercati nordeuropei”, e altre varietà minori. Le varietà principali sono Duroni, More e Ferrovia ma anche molte altre meno famose ma che rientrano nella categoria delle ciliegie a polpa dura come Giorgia, Adriana, Van, Stella. Il referente di Cherry Passion, i cui principali programmi vengono fatti con Germania e Regno Unito che pure quest’anno assorbiranno la maggior parte dei volumi destinati all’esportazione, conferma la forte concorrenza del prodotto spagnolo, “che ci fa soffrire specialmente nel mercati del Nord Europa e che inizia normalmente in anticipo rispetto al nostro. L’anno scorso abbiamo avuto una finestra favorevole tra la Spagna e la Turchia di soli 10 giorni quindi è stato molto difficile affermarsi sul mercato estero con dei prezzi accettabili. È andata meglio nel mercato italiano

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Vincenzo Pernice

Da sinistra Stefano Pezzo, Nicola Giuliano, Walter Monari e Giuseppe Zuech

che in generale preferisce il prodotto nazionale rispetto a quello d’importazione”. All’azienda La Pernice di Turi (Bari) la stagione si è contraddistinta per la memorabile fioritura dovuta al clima mite della prima parte della primavera, che ha consentito una buona produzione di tutte le varietà bigarreau, giorgia e ferrovia. “Le prime ciliegie della varietà Bigarreau, sono arrivate l'8 maggio, 1 settimana più tardi rispetto all'anno scorso, anche se la stagione vera e propria è partita il 15 maggio a causa di piogge e vento forte che hanno provocato danni alle ciliegie mature”, spiega Vincenzo Pernice, amministratore dell’azienda pugliese. “Inoltre il maltempo ha condizionato negativamente la fioritura delle zone di raccolta più tardive della varietà Ferrovia”. Secondo Pernice si registra un 15% in più di Bigarreau di qualità mediobassa perché le basse temperature hanno contrastato la crescita del frutto. Per quanto riguarda la Ferrovia le prime quotazioni sul mercato nazionale sono state in linea con il 2010 e si sono attestate da 3 a 5,5 euro al chilo, a seconda del calibro. A Vignola (Modena) la stagione è partita in anticipo di qualche giorno (10 maggio) con le primizie. Ad affermarlo è Walter Monari, presidente del consorzio di tutela e valorizzazione delle ciliegie, susina

e della frutta tipica di Vignola, secondo il quale la raccolta proseguirà fino al 5-10 luglio. “C’è cauto ottimismo sull’annata, anche se la produzione è buona sia per qualità che per quantità”. Dopo un 2010 caratterizzato da quotazioni buone per il prodotto di qualità medio-alta (da 4 a 6 euro al chilo) e insoddisfacenti per le ciliegie di qualità bassa (2 euro al chilo di media) ma con grossi problemi per i produttori di tardive a causa delle piogge prolungate attorno al 20 giugno che hanno fatto crollare la produzione del 30%, quest’anno ci possono essere le condizioni per ottenere buoni risultati. Specie perché nell’area attorno a Vignola i produttori stanno sempre più investendo nelle coperture automatiche che da una parte riducono l’impiego della manodopera, dall’altra consente di proteggere la frutta da piogge e grandine. “È questa la direzione da seguire”, sottolinea Monari. “Gli impianti anti grandine inoltre migliorano la shelf life del prodotto. E i costi iniziali vengono ammortizzati in una decina d’anni”. Da quest’anno gli ettari coperti saranno una settantina, poco meno del 10% del totale, ma sono tendenzialmente in aumento. Spostandoci in Veneto, nella zona di Marostica, il caldo record di aprile ha anticipato la raccolta di 15 giorni favorendo la fioritura e la maturazione sia delle ciliegie M a g g i o

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A Vignola convegno nazionale del ciliegio con 10 sessioni di studio focalizzate su ricerca, interscambio e prospettive della cerasicoltura ●

Stefano Lugli

Dopo un periodo di costante decadenza, da alcuni anni la cerasicoltura italiana ha invertito una tendenza negativa, culminata sul finire del secolo scorso con il raggiungimento dei minimi storici produttivi ed un saldo negativo del commercio estero, che ha visto l’Italia cedere la leadership di principale paese esportatore a livello comunitario fino a divenire

un discreto importatore di ciliegie. Grazie alla vivace spinta dei mercati, assecondati da una domanda crescente di ciliegie orientata per lo più verso prodotti con elevati standard qualitativi, l’interesse verso questa coltura è rifiorito. A favore di questo sviluppo hanno certamente contribuito le allettanti quotazioni di mercato registrate negli ultimi 67 anni per le ciliegie, quotazioni in controtendenza rispetto a

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Si torna a investire Innovazione essenziale

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precoci che delle tardive. Sono le considerazioni di Giuseppe Zuech, presidente del Consorzio di tutela della ciliegia di Marostica Igp. “Al 4 maggio stavamo già raccogliendo”, rivela Zuech. “Dal punto di vista quantitativo non si prevede una grande stagione. Le previsioni parlano di un raccolto del 10-15% in meno sulla media, e ci si attesterà sui 7-8 mila quintali. La raccolta terminerà al massimo il 15-20 giugno con le tardive”. Il presidente del consorzio vicentino fa trasparire un certo ottimismo: “Le vendite a metà maggio stanno dando buoni riscontri. Le precoci sono apprezzate e si vendono, a seconda della varietà, pezzatura e qualità, tra i 2 e i 6 euro al chilo”. Per Zuech occorre puntare a una maggiore concentrazione dell’offerta per dare potere contrattuale ai produttori e spingere sulla promozione. (E.Zan.)

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quelle raggiunte in altri comparti frutticoli. Ma la vera “rivoluzione rossa” si deve ai radicali mutamenti attuati in vari settori della cerasicoltura, a partire dalla scelta, per i nuovi impianti, delle aree maggiormente vocate a ciliegio, alle innovazioni di prodotto e di processo che hanno interessato il rinnovamento degli assortimenti varietali grazie anche al positivo successo di alcuni programmi di miglioramento genetico, della messa in campo di tecniche colturali di controllo del processo produttivo sempre più orientato verso produzioni specializzate, eco-sostenibili e di elevata qualità. La coltivazione del ciliegio in Italia copre una superficie di quasi 30.000 ettari per una produzione complessiva di circa 135.000 tonnellate. Le superfici sono localizzate per il 78% nella aree meridionali e per il 18% nelle aree settentrionali. Il processo di meridionalizzazione della coltivazione del cliegio in Italia è iniziato a partire dagli anni ’80 ed ha interessato in particolare una sola provincia, quella di Bari, dove sono presenti la quasi totalità degli ettari coltivati in Puglia. Nelle regioni del nord Italia la coltivazione è concentrata in due regioni principali: il Veneto, che ha mostrato un trend negativo e costante da alcuni decenni verso una diminuzione degli investimenti a ciliegio e l’Emilia-Romagna che, dopo un periodo di forte contrazione delle superfici a ciliegio, ha ripreso ad investire su questa coltura tanto da divenire la prima realtà italiana se come base di valutazione

viene utilizzato l’indicatore delle “superfici in allevamento”, cioè dei nuovi impianti a ciliegio che, in Regione rappresentano oltre l’11% del totale regionale, contro una media nazionale di appena il 3,5%. Bene anche l’andamento in Trentino-Alto Adige con quote di nuovi impianti attorno al 7%. CONVEGNO NAZIONALE DEL CILIEGIO Al Convegno nazionale del ciliegio di Vignola (8-10 giugno) vengono presentati in 10 sessioni di studio i risultati delle ricerche condotte in questi ultimi anni su questa specie in 118 contributi scientifici e tecnici. Si parlerà di miglioramento genetico e innovazione varietale, dei nuovi sistemi di impianto, di prevenzione e difesa contro le malattie, delle coperture antipioggia, di salvaguardia della biodiversità, di come migliorare la qualità delle ciliegie prima e dopo la raccolta e di tante altre tematiche. Le dieci sessioni del convegno 1. Nuove tecnologie di impianto 2. Miglioramento genetico e in-

novazione varietale 3. Spagna e Italia: realtà emergenti a confronto 4. Qualità alla raccolta e in postraccolta 5. Difesa delle produzioni 6. Controllo delle spaccature da pioggia 7. Commercio e mercati nel bacino del mediterraneo 8. Biologia e fisiologia 9. Germoplasma e biodiversità 10. La coltivazione del ciliegio da legno Il Dipartimento di Colture Arboree (Dca) dell’Università di Bologna è l’organizzatore del Convegno. Si avvale della collaborazione di altri Enti come il Comune di Vignola, il Consorzio della ciliegia, della susina e della frutta tipica di Vignola, il Dipartimento Scienze Agrarie e Alimenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia, l’Associazione Nazionale Città delle ciliegie, il Centro Ricerche Produzioni Vegetali di Cesena e l’Associazione Nazionale Direttori dei Mercati all’Ingrosso. Sessione dell’Andmi Il convegno di Vignola sul ciliegio oltre alle sessioni di studio riservate alle tecniche produttive ne dedica una - curata dall’Andmi (Associazione Nazionale Direttori Mercati all’Ingrosso) - alle problematiche connesse con la internazionalizzazione della commercializzazione. Dopo un esame dell’evoluzione del commercio delle ciliegie nel mondo e una analisi del mercato italiano, verranno proposti due esempi significativi di Paesi del bacino del Mediterraneo: la Turchia e il Marocco.

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Corriere Ortofrutticolo Maggio 2011  

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