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Immagini, Tracce, Racconti dei nostri Comuni

ALLEGATO - N.07/2012

Comune di Falerone Le chiavi della città Saluto del primo cittadino di Falerone Giandomenico Ferrini

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envenuti a Falerone, un comune “a 360°”: vasto, denso e prezioso entro il suo limitare sotto tanti aspetti. Situato a 432m s.l.m., a metà del corso del fiume Tenna, in una posizione baricentrica tra la costa e la montagna, Falerone si estende in una zona prettamente pianeggiante (Piane di Falerone), per poi risalire verso una zona collinare, fino a terminare sul cucuzzolo del centro storico, dal quale si assiste ad uno spettacolo da capogiro: il panorama spazia dall’Adriatico ai Sibillini, dal Conero all’ascolano segnando un cerchio completo. E ci si sente, allora, di far parte di una terra infinita, di bellezza. I numerosi ritrovamenti archeologici e le fonti antiche indicano come, già nel sec. VI a.C., la popolazione di Falerone fosse nella storia e venisse considerata popolazione “importante”. D’altronde, questo lembo di terra che ancora gode delle sue più uniche e preziose caratteristiche, terreno fertile, acqua in abbondanza e snodo di strade strategiche, è sempre riuscito a mantenere alto il suo vigore rispetto a tutti gli altri centri limitrofi. Tracce della sua fulgente storia sono i resti archeologici, architettonici e artistici, dall’epoca romana a quella medievale, preservati come un tesoro e promossi come prima risorsa turistica. Un popolo, quello faleronese, dedito all’impegno come un soldato romano e dedito alla fatica come un agricoltore piceno, che è sempre riuscito, dopo ogni avversità, a risplendere, contraddistinguendosi in diversi settori professionali: dalle attività agricole, silvo-forestali e di allevamento del bestiame sino all’industrializzazione della paglia prima e di altre materie prime poi. Le numerose associazioni di volontariato, oggi, oltre a dimostrare la nobiltà d’animo dei faleronesi, offrono a tutta la comunità continui momenti culturali, di svago, divertimento, solidarietà e soccorso. L’olio del Piantone di Falerone, “lu serpe de Falerò” e le altre ricette tipiche, sempre disponibili nei punti ristoro più tradizionali, vi daranno l’ennesimo ottimo motivo per venire o ritornare a Falerone.

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Storia/Dalla centuria romana all’incastellamento medievale, tracce indelebili di un glorioso passato

Falerio Picenus, la piccola Roma

L’origine del toponimo Falerio non è nota, ma Appiano ci offre un’importante indicazione nel libro I del De Bello Civilii a proposito della guerra sociale del 91 a.C. e, più specificatamente, della battaglia del 90 a.c. persa da Pompeo Strabone contro la lega picena capitanata dai comandanti Gaio Vidacilio, Publio Ventidio e Tito Lafrenio, nel quale dice che è stata combattuta “parte alia circa Falerinum montem” e cioè nei pressi del monte Falerino. Col passare dei tempi il toponimo si è degradato e contaminato più volte diventando Fàllera, Faleria, passando per Falleronis, Falleronem e Fallerone alla pari dei suoi abitanti chiamati Falerionensis, Falerionenses e Falerienses. L’appellativo Piceno, dalla Regio V Picenum in cui Falerio era compresa, serviva per distinguerla da Falerii nell’Etruria oggi Civita Castellana e da altri siti e città che avevano lo stesso nome. Convenzionalmente la fondazione di Falerio Picenus, probabilmente su un sito già organizzato, si fa riferire al 29 a.C. in seguito alla vittoria riportata da Ottaviano ed Agrippa contro Marco Antonio nel-

la battaglia di Azio del 31 a.C., in seguito alla quale Ottaviano decise di costruire una piccola città capoluogo della centuriazione della media Valtenna dove stabilire una colonia di suoi soldati veterani. Falerio Picenus ebbe quindi un vasto territorio sotto la sua giurisdizione che comprendeva molti comuni di quelli che oggi sono suoi limitrofi. Le motivazioni che portarono all’identificazione del sito per la costruzione della nuova città furono molte, e i concetti urbanistici, dettati da Vitruvio, seguiti per la sua costruzione, rispondevano ad una serie di problematiche sia ambientali che militari, nonché igieniche. Falerio, come una piccola Roma, si ergeva con gli edifici principali ai lati delle vie, disponeva del prezioso Teatro, disposto alla fine del decumano di levante, del maestoso Anfiteatro, disposto alla fine del decumano a ponente, e di ogni tipologia di monumenti comuni alle città romane: il Tempio Capitolino, le Terme maschili ben lontane da quelle femminili, le Cisterne, il Serbatoio che attraverso le tubature distribuiva l’acqua nella Colonia, la Basilica, le sedi delle varie corpora-

zioni artigiane, statue e monumenti dedicatori. In seguito alla diffusione del cristianesimo in Italia, Falerio venne innalzata a sede vescovile, i cui ambiti erano territorialmente simili a quelli della centuriazione, per poi essere accorpata alla chiesa fermana nel VII secolo quando, in seguito alle vicende storiche determinate dalle invasioni dei vari popoli barbarici, le popolazioni abbandonarono i luoghi in pianura per rifugiarsi nei centri collinari fortificati che garantivano una maggiore difesa, dando origine all’incastellamento. Una volta che Fermo divenne Ducato, nella seconda metà del VIII secolo Falerone diventò sede del Gastaldo con funzioni di polizia, di giustizia e riscossione dei tributi sotto le dipendenze di Fermo. In seguito il Castello di Falerone fu più volte saccheggiato da Fernando Blasco nel 1355, da Carlo Malatesta nel 1413 e da Braccio da Montone nel 1418 anche in seguito ai tirannici governi operati sulla città di Fermo da Mercenario da Monteverde, Gentile da Mogliano e Rinaldo da Monteverde, tutti imparentati con la dinastia faleronese. Da ricordare i tentativi dei faleronesi Euffreducci Oliverotto e del nipote Ludovico, che negli anni tra il 1500 ed il 1527 tentarono di imporre una propri Signoria a Fermo: entrambi i tentativi finirono nel sangue e il castello di Falerone dovette subire come punizione dal Vescovo Niccolò Bonafede la parziale demolizione delle mura castellane. Tra il 1537 ed il 1573 per ben due volte a Falerone ed ad altri castelli venne concessa l’autonomia dallo stato fermano. Tuttavia il provvedimento venne annullato nel 1575 dal Governatore di Fermo Giacomo

Buoncompagni, parente prossimo del Papa Gregorio XII. In seguito all’invasione napoleonica e con la proclamazione della Repubblica romana nel febbraio del 1798, le Marche vennero divise in tre Dipartimenti: del Metauro, del Musone e del Tronto, quest’ultimo con capoluogo Fermo; ogni dipartimento infine venne diviso in Cantoni amministrati dalla Municipalità formata da edili ed ufficiali pubblici che avevano giurisdizione su un’unione di comuni. Falerone per la sua importanza fu dichiarato Cantone avendo sotto la sua giurisdizione i comuni di Monte Vidon Corrado, Montappone, Massa Fermana, Loro Piceno, Sant’Angelo in Pontano, Gualdo e Penna San Giovanni. Dopo la bufera napoleonica con la Restaurazione, Pio VII promosse la riorganizzazione fiscale, economica ed amministrativa dello Stato Pontificio e la conseguente ripartizione territoriale che vide Fermo capoluogo di Delegazione, mentre Falerone perse le sue caratteristiche di paese capofila in luogo di Montegiorgio. In sintesi, dal sec. XI al Rinascimento, la storia di Falerone come nuovo centro urbano si identifica con quella dei vari signori che lo governarono e godette di possedimenti molto estesi, da Montefortino a Caldarola, da Force a Massa Fermana. Nei secoli XVI e XVII la cittadina conobbe una buona fioritura culturale, che si imperniò sulla solida tradizione agricola; nei secoli successivi registrò la nascita e lo sviluppo della lavorazione della paglia di grano per produrre cappelli, che la contrassegnò nel XIX secolo come principale centro di produzione industriale.


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Beni Culturali/Opere d’arte monumentali per un nuovo turismo culturale

Romanico e Medievale: il doppio patrimonio faleronese Sono molteplici i motivi per visitare questo Comune dell’entroterra fermano che racchiude e fonde gli aspetti archeologico culturali della città romana di Falerio Picenus e le caratteristiche medievali di Falerone capoluogo. Con la Legge Regionale 16/94 la Regione Marche ha istituito il Sistema Archeologico Marchigiano individuando sette aree ben definite e delimitate dove sono presenti importanti elementi archeologici. I Parchi Archeologici così definiti, tra cui Falerio Picenus, hanno la doppia finalità della conservazione e tutela dei beni ambientali, monumentali ed archeologici in essi contenuti e della loro fruizione al pubblico secondo una nuova forma di turismo culturale. Passeggiare nel Parco Archeologico di Falerio Picenus, a Piane di Falerone, allora, è come fare un salto indietro nel tempo per stupirsi continuamente di quello che la natura ed il lavoro dell’uomo ci propongono. Il Teatro è l’edificio più importante di tutta l’area archeologica: costruito in età augustea con una capienza di circa 1600 posti è il meglio conservato delle Marche. All’altra estremità del decumano è possibile vedere invece i resti delle mura esterne dell’Anfiteatro, risalente al I secolo d.c. e che poteva contenere circa 6000 spettatori. Nel Parco dal perimetro di due miglia con un’estensione di circa 30 ettari, è ancora visibile un serbatoio che attraverso delle tubature sotterranee riforniva di acqua tutta la città, chiamato impropriamente Bagno della Regina, oltre a monumenti sepolcrali e funerari di pianta quadrata, pozzi, tratti di muri e resti di lastricati stradali. Per il percorso medievale invece occorre spostarsi verso la parte alta del Comune, nel borgo storico. Dalla piazza della Concordia, in cui si affacciavano i palazzi signorili, si scorge la Chiesa matrice di San Giovanni che demolita nel 1573, fu ricostruita più grande per riunirvi tutte e tre le altre chiese del paese. In essa sono contenute: la pala d’altare raffigurante S. Ignazio di Loyola e S. Francesco Saverio attribuita al Van Dick, discepolo di Rubens, un dipinto presente nell’altare di San Paolino che mostra il Beato Pellegrino con San Paolino da Nola e Santa

Lucia ad opera di Filippo Bigioli, e una statua del Beato Pellegrino, lavorata con buona mano, commissionata dal Prevosto Don Angelo De Minicis all’artista sanseverinate Venanzo Bigioli. Dirigendoci verso Piazza della Libertà sulla sinistra a metà di Corso Garibaldi incontriamo una piccola casetta chiamata di San Paolino perché residenza del Prevosto dell’omonima parrocchia dopo l’inurbamento nel centro storico, con la porta d’ingresso ornata da un arco di stile gotico arricchito da bassorilievi scolpiti in pietra. Giunti in Piazza della Libertà, appoggiate alla Chiesa di San Sebastiano si incontra uno stupendo portico quattrocentesco a due ordini: le Loggette dei Mercanti accoglievano i pellegrini e erano luogo di fiere e mercati. La chiesa di San Sebastiano, risalente alla I metà del XVI secolo, venne eretta dalla comunità faleronese in seguito ad una pestilenza che in quel tempo mieteva molte vittime nella Marca Anconetana, per questo motivo San Sebastiano fu eletto comprotettore di Falerone insieme a San Fortunato. Dopo essere stata sede della Compagnia del S.S. Sacramento e monte frumentario, la chiesa a causa della fatiscenza della struttura non è più adibita al culto da quasi 80 anni. In seguito al restauro dell’immobile nell’aprile del 2005 nella ex chiesa di San Sebastiano è stata allestita una aula multimediale dotata di impianto audio e video e postazioni multimediali interattive per la fruizione da parte delle scuole e dei gruppi di visitatori oltre ad assolvere la funzione di centro convegni e pinacoteca. Dirimpetto a questa si trova la chiesa di San Francesco, di proprietà comunale, risalente alla fine del XIII secolo e riconsacrata in seguito in onore di San Fortunato patrono di Falerone. Di origine romanica, con l’abside poligonale e ai piedi del campanile un arco con decorazioni in cotto di un portale rinascimentale del 1440, conserva gelosamente nell’altare dell’Immacolata Concezione una tavola di Vittore Crivelli raffigurante la “Madonna stante che adora il Bambino, tra due Angeli musicanti” (1479).

Storia Solidità Autonomia Sicurezza del risparmio Sostegno al territorio

Nei locali dell’ex convento di San Francesco di cui fa parte anche la chiesa di san Fortunato, dopo importanti lavori di restauro terminati con l’inaugurazione del giugno 2003 si può tornare a visitare il Museo Archeologico Antiquarium dotato di numerosi ed importanti reperti provenienti da Falerio Picenus, come statue, urne funerarie e suppellettili. Presso un’ala dello stesso complesso monastico nel maggio del 2009 è stato aperto alla fruizione pubblica il Museo Laboratorio di Scienze Naturali, storia dell’uomo e del paesaggio. Vale la pena addentrarsi nella campagna faleronese per ammirare le due chiesine rurali di Santa Margherita lungo la strada provinciale che porta a Sant’Angelo in Pontano e di San Paolino a metà strada tra Falerone capoluogo e la frazione Piane. La prima del XIII sec., ha subito molti rimaneggiamenti e ha sulla facciata un rosone gotico; la seconda, di origine longobarda, fu realizzata con pietre di fiume e con materiale proveniente da edifici romani in rovina. Nella zona absidale è stato scoperto un tratto di muro probabilmente appartenente ad una costruzione romana da dove è sorta poi S. Paolino. Nella stessa zona, infine, sono state rinvenute delle tombe, tra cui alcune di epoca longobarda.

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Economia/Agricoltura, manifattura e commercio per una realtà versatile

Dove tradizione e innovazione si fondono insieme Durante le migrazioni stagionali, nei primi anni dell’800, i lavoratori faleronesi appresero, nei distretti di Prato e Firenze, la tecnica della lavorazione della paglia di grano, facendola diventare, una volta tornati in paese, da piccola integrazione ai miseri guadagni familiari, il settore dominante e fondamentale per l’economia di molte famiglie. Per tutto il XIX secolo la lavorazione della paglia è stata una vera e propria industria manifatturiera, coinvolgendo nella filiera pressoché tutta la popolazione faleronese. Nel 1853, su una popolazione di 3.439 abitanti, Falerone contava 1.000 addetti alla lavorazione, per una produzione di 80.000 cappelli, che aumentò considerevolmente con la costruzione della Ferrovia Porto San Giorgio-Amandola nel 1908. Una tradizione, quella legata alla raccolta del grano e alla lavorazione della paglia, che si fonde con la storia di altri quattro Comuni: Servigliano, Monte Vidon Corrado, Montappone e Massa Fermana, che insieme formano la “terra dei cinque nodi”. Negli ultimi due secoli, nel territorio del Distretto del Cappello, si è intrecciata la paglia per realizzare cappelli di ogni forma e misura, sporte, ventole e manufatti vari. Oggi Falerone ha ceduto la su eredità ad altri Comuni, dirottando il suo interesse produttivo su altri settori attraverso i quali, grazie alla

versatilità e alla serietà delle piccole e medie aziende, mantiene salda la sua economia. Le ditte faleronesi, concentrate in una zona a loro dedicata, la zona industriale situata a Piane di Falerone, vanno dal settore delle calzature alla lavorazione del legno, del ferro e di altri metalli, fino alle imprese edili, confermando il ruolo di snodo cruciale e di punto di riferimento industriale per l’intero territorio. Da annoverare, tra le altre attività, quelle legate alla tradizione agricola che, grazie alla conformazione del suolo, ma soprattutto alla passione e al duro lavoro degli agricoltori, permette un’offerta alimentare di alta qualità. Oltre ai piccoli, e pertanto sani, allevamenti di bestiame, importante sono la coltivazione, la raccolta e la spremitura delle olive del Pianto-

ne di Falerone, nonché la coltura di tutti i frutti e verdure tipici di questa zona. Nel 1874, con il R.D. del 7 agosto, fu fondata la Cassa di Risparmio di Falerone che dotò le industrie manifatturiere di strumenti più efficaci e moderni per far progredire i loro commerci. In seguito a gravi irregolarità gestionali l’istituto di credito fu assorbito dalla Cassa di Risparmio di Fermo che ancora oggi dispone di una filiale in questo comune. Un settore importante e fondamentale è poi quello degli esercizi commerciali che da sempre caratterizzano questo piccolo-grande comune: dai punti di riferimento storici legati all’abbigliamento e agli accessori più preziosi ai negozi di motori, da quelli per lo sport ai nuovi temporary shop alle più moderne strutture di medicina estetica: un centro commerciale all’aria aperta, lungo una strada solcata da millenni da genti di tutto il mondo. Da annoverare, infine, quelle attività che non solo perpetuano la tradizione culinaria ma che permettono anche di constatare la professionalità e la passione con cui questi mestieri sono svolti: il panificio in cui il pane viene fatto in modo tradizionale, il locale in cui si possono degustare solo prodotti locali in un ambiente familiare, i ristoranti che sono la storia di una comunità e che, attraverso i loro menù, consentono di assaporare cibi gustosi e prelibati.

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Ringraziamenti Si ringrazia il Sig. Marco Armellini per i preziosi contributi redazionali e fotografici

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Tipicità/Le eccellenze uniche di prodotti riconosciuti e garantiti

Tesori dalla terra Le DE.CO. o Denominazioni Comunali sono dei marchi di garanzia scaturiti dalla Legge n. 142 del 8 giugno 1990 che permette ai Comuni la facoltà di certificare le identità e le origini di prodotti tipici strettamente connessi al territorio di produzione. Falerone ha scelto di istituire la DE. CO. per due prodotti simbolo che più di altri si legano alla specificità del territorio e che incarnano la tradizione popolare faleronese, l’olio “Piantone di Falerone” e “lu Serpe”, dolce tipico natalizio. L’olio Piantone di Falerone (foto in basso) è ottenuto dalla spremitura a freddo in frantoio di tipo continuo della varietà di olive omonime appena raccolte regalando sensazioni olfattive di fruttato di media intensità, dal sapore forte e deciso con retrogusto piccante ed amaro si presta egregiamente al condimento di bruschette, di grigliate, di zuppe di legumi e di erbe amare raccolte. Lu Serpe (foto in basso) invece è un particolare dolce che si prepara nel periodo natalizio che oltre ad essere commercializzato dai forni e pasticcerie locali viene preparato in casa secondo la più antica tradizione faleronese. Antica perché la sua preparazione risale al 1600 per opera delle Monache Clarisse appena insediate nel convento faleronese che hanno tramandato la ricetta e custodito gelosamente il significato religioso ed

FOCUS Il ballo della ‘Nzegna

iconografico del serpe. Il serpe arrotolato che si mangia la coda trae riferimento dalla natura che, terminato il suo ciclo con l’anno che sta per finire, si rinnova con l’anno che sta per iniziare ma anche nel significato più intrinseco del serpente che, cambiando pelle, rinnova il suo vestito e propone un augurio di cambiamento positivo per chi lo gusta. Da non dimenticare il più vero significato religioso poiché in origine questo dolce era preparato in occasione della festività dell’Immacolata da sempre rappresentata nel gesto di schiacciare il serpente con il piede e quindi indissolubilmente legata al concetto di peccato originale. L’elaborazione di questo dolce è lunga e laboriosa e gli ingredienti variano a seconda di chi lo prepara ma in linea di massima si ottiene dall’unione di mandorle tostate e triturate, zucchero, uova, aroma di liquore, odore di limone, arancia grattugiata, cannella e cacao per il ripieno mentre per la pasta frolla dell’involucro esterno occorre farina, margarina, zucchero, cannella, uova e scorza di limone. Una volta cotto in forno viene pitturato con cioccolato, ricoperto di glassa e decorato con confetti di zucchero; due ciliegie candite vengono inserite come occhi ed una mandorla prende il posto della lingua. Viene servito in fette accompagnato piacevolmente ad un bicchierino di vino cotto.

È l’occasione per Falerone di recuperare la memoria storica, rivisitandone la tradizione contadina. “Il ballo della ‘Nzegna” o “dell’insegna” si svolgeva il primo giugno, giorno in cui ricorre la festività di San Fortunato a cui è dedicato, a ringraziamento dello scampato pericolo dei Barbari, e affonda le sue radici nella nostra più ancestrale cultura. L’alfiere, rappresentante giocatore di ogni contrada deve porre in posizione orizzontale l’insegna o la bandiera, raffigurante nella parte superiore l’immagine del santo e nel retro alcuni soldati che ballano intorno ad una bandiera con l’immagine di uno scorpione e, girando su se

stesso, deve svolgere il drappo facendolo rimanere parallelo al terreno facendo passare l’asta sotto le gambe una alla volta durando il più possibile senza che la stoffa della bandiera tocchi la terra. Al termine della sua esibizione la bandiera verrà consegnata all’alfiere di un’altra contrada e via via così fino a che tutti avranno fatto la loro gara. Vincerà chi ha commesso meno infrazioni ed avrà fatto girare la bandiera più a lungo. Le origini di questo ballo sono state indagate e studiate dai più valenti etnografi e studiosi di folklore italiani, tutti concordi nell’affermare l’altissima valenza storico culturale risalente addirittura

alle consuetudini delle legioni romane che veneravano le loro insegne sulle quali frequentemente venivano rappresentate figure di animali.

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Falerone

PER SAPERNE DI PIÙ Falerone, dall’antichità al medio evo, Pompilio Bonvicini, Andrea Livi Editore, 1991 Notizie storiche su San Fortunato vescovo e l’affermarsi del suo culto a Todi ed a Falerone. Giuseppe Orlandi, grafica Battistini, Todi, 1988 Feste e costumanze popolari, il “Ballo dell’Insegna” a Falerone, Luigi Mannocchi in Rivista Marchigiana Illustrata Falerio, Lisa Maraldi, L’ERMA di Bretschneider, 2002 Valorizzazione del Parco Archeologico di Falerio Picenus, Roberto Scocco Edizioni

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Personaggi/I nomi che hanno fatto la storia

I faleronesi illustri La storia di un Comune coinvolge necessariamente la storia di tutti gli uomini che l’hanno abitato, costruito e definito. Talvolta, alcuni di loro iscrivono in essa segni indelebili capaci di travalicare i confini nazionali: è questo il caso di frate Jacopo, nominato nel cap. LI dei Fioretti di San Francesco, oppure di Oliverotto Euffreducci, ospitato nel cap. VII del Principe di Machiavelli. Talaltra altri cittadini lasciano tracce incancellabili: i fratelli De Minicis, Angelo, Raffaele, Gaetano e Vincenzo figli dell’illustre dottore Pietro Paolo, occupano tutti un posto di primo piano nella cultura faleronese. Don Angelo fu Priore della parrocchia di Santa Margherita e Prevosto della parrocchia di San Paolino e ha redatto diversi manoscritti di storia e religione di vicende faleronesi; i suoi fratelli Raffaele e Gaetano hanno il merito di aver promosso e svolto numerose campagne di scavi volte al recupero del patrimonio archeologico faleronese oltre alla stesura di svariati testi a stampa dello stesso argomento; mentre Vincenzo fu il progettista ed il realizzatore del ponte monumentale costruito nel 1842 per collegare

Piane di Falerone con Servigliano. Falerone ha anche dato i natali a personaggi di primo piano che hanno calcato da protagonisti le scene politiche nazionali, come Francesco Concetti e Enrico Malintoppi. Il primo, oltre ad essere stato Commissario straordinario e Sindaco del comune di Falerone, è stato eletto alla Camera dei Deputati nel 1948 e fu rieletto ad un secondo mandato fino al giugno 1958; il secondo, invece, venne eletto nel 1948 al Senato della Repubblica nel V e VI governo De Gasperi e nella seconda legislatura del VII Governo De Gasperi fino al 1953. Il personaggio che più di tutti ha lasciato veri segni fondanti e fulgidi esempi da imitare è il Beato Pellegrino da Falerone a cui i Fioretti di San Francesco dedicano per intero il XXVII capitolo. Nella storia medioevale di Falerone e del circondario spicca la grande figura di un uomo, erede dei Signori di Falerone per discendenza: un umile frate al servizio dei poveri e degli abietti, per scelta. Rinaldo secondo alcuni, o Ruggero secondo altri, nacque a Falerone intorno al 1180, figlio di Corrado e nipote di

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Ruggero, detto Fallerone I, acquisì in seguito l’appellativo di Pellegrino com’era usanza tra i Signori di Falerone di chiamarsi con pseudonimi. Da giovane, dopo aver seguito i corsi del Trivio e del Quadrivio a Fermo, si recò a Bologna per frequentare i corsi di Giurisprudenza presso la celebre Università. La svolta della sua vita avvenne il 15 agosto 1222, in seguito ad un discorso di San Francesco d’Assisi tenutosi davanti a tutta la città. Le parole del santo assisiate furono così decise ed efficaci che toccarono il cuore dei presenti, in special modo quelli dei giovani studenti Pellegrino da Falerone e Rizziero da Muccia, che chiesero all’oratore di essere accolti nel suo Ordine. Dopo l’ammissione, nonostante egli fosse colto ed erudito non volle mai essere ordinato sacerdote, ma volle occuparsi delle cose più umili al servizio dei fratelli nel pieno rispetto della regola francescana. La sua condotta e il suo amore per Gesù gli fecero guadare la stima, il rispetto e l’ammirazione di tutti i francescani, i cattolici fino ai musulmani. Subito dopo la sua morte, avvenuta il 5 settembre 1233 a San Severino

Marche, la venerazione per il suo culto si propagò rapidamente tanto da essere approvato dal Papa Pio VII il 31 agosto 1821, che lo annoverò tra i Beati del cielo. Pompilio Bonvicini, professore e studioso di origine ascolana trapiantato nel Fermano, è da ricordare per aver indagato sulla città di Falerio Picenus dirigendo diversi scavi e per aver pubblicato libri e saggi sulla Falerone romana e medievale.

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NUMERI UTILI Comune Istituto Scolastico Comprensivo Museo Archeologico Antiquarium Informazioni turistiche Carabinieri Polizia Municipale

0734.710750 0734.710165 0734.759670 333.5816389 0734.710113 0734.710111

Farmacia Simonelli Piane di Falerone 0734.750076 Farmacia Freddi Falerone 0734.710147 Ufficio informazioni Turistiche 0734.759670 www.comunefalerone.it www.parcoarcheologico.it

Falerone

Comunità/Paese di volontari appassionati per soddisfare i gusti di tutti

Lo spirito del soldato romano e l’animo del contadino piceno Lo stemma municipale racchiude in sé le due anime presenti nel territorio, lo scudo sannitico su fondo blu con al suo interno una banda rossa con la scritta S.P.Q.F., Senatus Populus que Faleronensis, in ricordo dell’elezione a colonia romana, e l’armatura composta da elmo e pennacchio simbolo del potere della Signoria locale. I Faleronesi, l’abbiamo già detto in apertura, hanno nel DNA lo spirito del soldato romano e l’animo del contadino piceno: è un popolo dedito al lavoro, orgoglioso delle proprie origini e del suo passato, ma che contemporaneamente privilegia il rapporto umano, è solidale con l’altro e accoglie chiunque con generosità e rispetto. A conferma di questo sono numerose le associazioni di volontari che durante tutto l’anno mettono a disposizione il proprio tempo libero per promuovere con impegno e dovizia tutte le attività culturali, sportive, storiche, assistenziali che a Falerone hanno luogo. Molti sono gli appuntamenti a cui partecipano visitatori sempre più numerosi, provenienti anche dall’estero, denotando un apprezzamento e un attaccamento alla tradizione faleronese importante. Nella splendida ed unica cornice del Teatro romano di Piane di Falerone tutte le estati si svolge una importante Rassegna di Teatro Classico Antico di altissimo livello, con possibilità di degustare cene romane preparate sulla base delle ricette originali di Apicio. Dal 1987 nella Chiesa di San Francesco si svolge il “Festival Musicale Piceno” che da rassegna musicale di autori marchigiani è diventata

ghiotta occasione per ascoltare musica di qualità. Parallelamente si tengono corsi di interpretazione e Master Class dedicati agli strumenti ad arco tenuti da insegnanti di fama mondiale. Molte poi le rievocazioni storiche: dalle “Veglie” alle più maestose, come “La Passione”, con scene recitate e la partecipazione di numerosi figuranti in costume per le vie del centro storico di Falerone, e il “Presepe Vivente” che oltre a contare su oltre 500 partecipanti, si rende unico nel suo genere sviluppandosi lungo il suggestivo percorso della zona archeologica di Falerio Picenus. Durante il periodo natalizio è possibile anche visitare il “Presepio Artistico”, presso i locali dell’ex convento delle Clarisse, realizzato con molte statuine d’epoca, effetti speciali e scene in movimento ogni anno rinnovate. La ProLoco in testa, seguita da tutte le associazioni e i comitati festeggiamenti, meritano allora il plauso per questi e tutti gli altri eventi. A Falerone è altresì possibile essere protagonista nelle arti, della recitazione, del canto e della musica, grazie ai gruppi esistenti ed attivi da molti anni. Per gli sportivi non c’è che l’imbarazzo della scelta: pallavolo, calcio, ciclismo, motociclismo, caccia e chi più ne ha ne metta. Importante è anche la presenza sul territorio di Falerone della Protezione Civile che prontamente risponde alle esigenze più drammatiche anche a livello nazionale (come gli ultimi terremoti). A Falerone chiunque e a tutte le età può trovare la propria dimensione ricreativa e partecipativa.

Appuntamenti Periodo pasquale La Passione di Cristo - Centro storico 1° Giugno Festa e Fiera di San Fortunato Luglio - Agosto - Stagione teatrale - Teatro Romano - Veglie - Centro storico - Ballo de “La ‘Nzegna” - Centro storico - Festival Musicale Piceno - Chiesa S. Fortunato Periodo natalizio - Tradizionale Presepe Artistico - sotterranei Convento S. Pietro - Presepio vivente - Teatro Romano

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