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Periodico di politica, attualità e costume della Piana del Tauro - Nuova serie, n° 42, Anno 2016 - “Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale - 70% Aut: ATSUD/CZ/518 val. dal 13/10/15”

In regalo SPORT MAGAZINE (24 pagine)

Processioni, revocato il divieto

Costalli a Reggio Calabria

Quale patto per la Calabria ?

PSC Palmi tutto ok

Conurbazione Progetto di cinque comuni

Mesima Contratto di fiume


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Corriere della Piana del 23 Maggio 2016

sommario

Guggenhndrina

L’

inaugurazione del “Palazzo della cultura” a Reggio Calabria oltre ad essere il canto del cigno della Amministrazione Provinciale che nell’ultima fase della sua esistenza ha voluto donare alla città un museo realizzato grazie alle confische di patrimoni ad imprenditori collusi con la 'ndrangheta e amanti dell’arte al punto da collezionare opere di autori come Picasso, Ligabue, Annigoni e De Chirico, ha dato la misura di quanti stridenti contrasti allignino

Corriere della Piana

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Periodico di politica, attualità e costume della Piana del Tauro

Direttore Responsabile: Luigi Mamone Vice Direttore: Filomena Scarpati Lettering: Francesco Di Masi

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Giovanni Garreffa, Natale Pace, Aldo Polisena, Antonio Violi, Antonio Spina, Diego Demaio, Domenico De Angelis, Lucia Treccasi, Pasquale Puntillo Diacono, Salvatore La Rocca,

Foto: Antonio Aricò, Antonio Violi, Gaetano Aveta, Francesco Del Grande, Free's Tanaka Press,

San Giorgio Morgeto: "Una rosa, un libro": il resoconto

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L'Africa che insegna la fratellanza

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Un profeta inascoltato... ma attuale

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Liliana Firu Lenuta

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Il volo delle farfalle

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Palmi: Approvato il Piano Strutturale San Ferdinando: Verso il contratto del Fiume Mesima Limitazioni e deficienze del Parco dell'Aspromonte Si riparte con le processioni Gioia Tauro: Giuristi, teologi, psichiatri e psicologi, si confrontano al Centro del Laicato

Quando 60 anni fa il Taurianova giocava contro il Crotone

Registrazione Tribunale di Palmi n° 85 del 16.04.1999

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Poster Crotone

La collaborazione al giornale è libera e gratuita. Gli articoli, anche se non pubblicati, non saranno restituiti. Chiuso per l’impaginazione il 23-05-2016

22 Emeroteca dr. Diego Demaio

corrieredellapiana@libero.it

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Domenico Mazzullo: Un artista che ha plasmato la bellezza nell'arte

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Editore Circolo MCL “Don Pietro Franco” Sede redazione: Via B. Croce, 1 89029 - Taurianova (RC)

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Terranova S.M.: Resituita ai fedeli l'Effigie del SS. Crocifisso "nero"

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Grafica e impaginazione:

Resp. Marketing: Luigi Cordova cell. 339 7871785 - 389 8072802 cordovaluigi@yahoo.it

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Stampa: Litotipografia Franco Colarco

Patto per la Calabria

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Diego Demaio.

Copertina: Concept by Free's Tanaka Press

Il Presidente Nazionale MCL Carlo Costalli a Reggio Calabria

Una città nuova per un nuovo territorio

Francesca Agostino, Mimma Giovinazzo,

Domenico Caruso

Editoriale: Non tutto è mafia!

Politichese, menzogne senza vergogna

Hanno collaborato a questo numero:

Caterina Sorbara, Gianfranco Sofia,

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nel mare magnum della legalità di maniera. A Reggio paladini della cultura, politici e magistrati tutti insieme appassionatamente a inaugurare un museo che deve essere l’emblema della lotta alla 'ndrangheta e parte di costoro - e a pochi giorni di distanza - indagati per aver goduto dei voti delle 'ndrine o averle in altro modo favorite. Neanche Pirandello avrebbe ipotizzato scenari così paradossali. Neanche Skakespeare avrebbe concepito siffatti livelli di perversione. Nulla cambia. Nulla cambierà. Il museo del forzoso mecenatismo 'ndraghetistico, in compenso, vale la pena d’esser visitato. Guardiamo il bicchiere dal lato mezzo pieno e ringraziamo tutti: chi ha acquistato i quadri, chi li ha confiscati e chi non li ha dispersi vendendoli in un’asta che avrebbe fruttato all’erario decine di milioni di euro.

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La Vergine di Fatima benedetta dal Papa

Rosarno: In un libro oltre 20 anni di storia vissuta e raccontata

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Onore al meriro!

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Francesco Del Grande e le macchine leonardesche

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Una scuola di recitazione anche in Calabria

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I sette vizi Capitali: l'Ira

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Maria nei sacri marmi cinquecenteschi della Piana

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Editoriale

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di Luigi Mamone

L

Integralismo e guerra alla 'ndrine

Non tutto è mafia!

e zone d’ombra, il lato oscuro della realtà calabrese, ovvero le zone grigie dentro le quali si muove e opera una congerie di personaggi adusi a non esporsi, a fiutare il vento e a rendersi partecipi e operosi - in cambio di posizioni di prestigio o di benefit - con coloro i quali praticano il malaffare, è ormai da tempo uno dei campi d’indagine della magistratura nel tentativo di fare terra bruciata intorno alle mafie. Di fatto è stato riscontrato che sussiste un circolo scellerato fra i produttori di denaro da fonti illecite quali lo spaccio della droga, il racket delle estorsioni, della prostituzione, degli appalti e le attività apparentemente lecite di imprenditori che, in realtà, si prestano a essere delle teste di legno - veri sostituti - di coloro i quali per ovvie ragioni devono restare “Ghost”: fantasmi che non possono apparire nella loro vera veste di pregiudicati, capi clan, capi 'ndrina o uomini di cosca. Queste strategie di “alleggerimento” si sono rese necessarie per eludere i rigori della legge e la mannaia dei provvedimenti ablativi che, con il sequestro prima e con le confische poi, hanno decimato patrimoni derivati da sistemi e logiche 'ndranghetistiche stimati in milioni di euro e talvolta in migliaia di milioni di euro. Le mafie, che si muovono sostanzialmente secondo una strutturazione orizzontale snella, dinamica, dirigisticamente poco burocratica rispetto a quella dello Stato apparato - da sempre verticale e burocratica al punto da apparire elefantiaca e semiparalitica, sono state spesso capaci di comprendere e anticipare le scelte dei mercati e i gusti delle società, quando addirittura non si sono rivelate capaci di condizionarli. Di fatto hanno perfezionato le logiche aziendalistiche - spesso basate sulla seduzione corruttiva tipica della imprenditoria corrotta - ancorchè non mafiosa - della “Milano da bere”: modello questo che è stato perfezionato e amplificato soprattutto nel ventennio di potere forzitaliota. Ecco allora che sulla spinta della necessità di far uscire la Calabria dalla sudditanza atavica all’e-

conomia agricola, regno incontrastato per le mafie delle terre, si sviluppa una neo imprenditoria dietro la quale emerge ora il dato preoccupante che siano sempre le 'ndrine, geneticamente modificatesi, a muoversi su uno scenario di imprenditoria rampante che non disdegna di beneficiare della intoccabilità garantita dalla benevolenza dei mafiosi nè del far ricorso - direttamente o tramite i “Ghost friends” delle 'ndrine - a metodologie mafiose - opera quasi sempre di ignoti - e che servono a eliminare dal mercato antagonisti e competitors. Il dramma è che non deve farsi di tutta l’erba un fascio. Non tutti i nuovi imprenditori - specie i giovani - sono mafiosi, o collusi o acquiescenti con le 'ndrine. Non tutti gestiscono aziende e imprese al solo scopo di ripulire soldi di illecita provenienza. Il rischio è quello della contaminazione. Non sono rari i casi di aziende - oggi caducate dalle scuri dell’antimafia - che fino a pochi anni prima - con tanto di certificato antimafia - partecipavano e si aggiudicavano appalti importanti della P.A., spesso decretate vincitrici al termine di procedure gestite dalle SUAP (Stazione Unica appaltante) che nel contesto delle loro attività facevano ricorso all’opera di professionisti - liberi e valenti - che operavano nel rispetto delle leggi al conseguimento degli obiettivi aziendali e dell’ottimo d’azienda senza essere partecipi a “pactum sceleris” di sorta e a vincoli associativi di alcun tipo creando così una cortina impenetrabile dove era difficile comprendere il limite fra la le-

galità, l’onestà e l’illegalità e la collusione. Se con chiave di contestazione omnicomprensiva l’aver lavorato o interagito con aziende - ex post ritenute mafiose o a capitale mafioso - è stato sufficiente a far finire in galera professionisti di grande fama e fino ad un certo punto della loro vita di “specchiata moralità” ci rendiamo conto di quanto sia divenuto pericoloso vivere e lavorare in Calabria. Eternamente pencolanti fra Stato e antistato, eternamente nella precarietà e davanti a offerte di lavoro e possibilità di lavoro onesto essere poi considerati fiancheggiatori di chi opera nell’ombra. La guerra contro le 'ndrine è totale e senza esclusione di colpi e non si possono operare soverchi distinguo, è vero. Non si deve peraltro far prevalere la logica del “tout comprendaire tout perdonnaire”. Però la generalizzazione finisce per far derivare integralismi. Non tutti gli imprenditori possono essere considerati mafiosi. Perché in Calabria, non tutto è mafia!


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Carlo Costalli - Presidente Nazionale MCL

Luigi Mamone, Carlo Costalli, Emanuele di Matteo, Mariano Battaglia, Vincenzo Massara

Il Presidente Nazionale Carlo Costalli presente alla conferenza del Movimento Cristiano Lavoratori di Reggio Calabria.

S

ul tema “Mezzogiorno e bene comune”, si è tenuta un’importante conferenza stampa a cura del Movimento Cristiano Lavoratori MCL nella sede di Reggio Calabria, alla quale hanno preso parte oltre al presidente della sezione provinciale di Reggio Calabria, Emanuele Di Matteo che ha aperto la conferenza e porto il suo saluto, il presidente MCL Calabria Vincenzo Massara, il Presidente Nazionale del patronato Sias, Guglielmo Borri, il direttore generale del patronato Sias Alfonso Luzzi e il Presidente Nazionale MCL, Carlo Costalli. La teoria dell’unità è stata la prima espressione a essere presa in considerazione da tutti gli intervenuti, nella considerazione che il Movimento Cristiano lavoratori è d’ispirazione cattolica e ciò che più conta è manifestare la propria identità basata sull’essere e non sull’apparire. L’amore per il prossimo denota la disponibilità e la garanzia di servizi efficienti all’utenza, prime caratteristiche che emergono dai tanti centri dislocati in tutta Italia. Dopo i saluti dei vari membri del Movimento, l’intervento del Presidente Nazionale, Carlo Costalli, che ha presenziato in occasione dell’apertura del patronato Sias nella sezione del Movimento Cristiano Lavoratori di Reggio Calabria e ha inteso sottolineare l’importanza della costanza nella richiesta di impegni fattivi e concreti delle forze politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno. Impegni che devono essere rispettati e concretizzarsi in opere pubbliche, infrastrutture, investimenti sull’agricoltura e il turismo che sono le due risorse più importanti per la Calabria. La perdita più lacerante è costituita dall’emigrazione dei cervelli in altre regioni d’Italia e all’estero, come ripiego per un’occupazione che i giovani sono destinati a non trovare mai. Ma le fughe iniziano con l’esodo verso le Università di altri luoghi. Solo lo scorso anno le statistiche parlano di ventiseimila studenti iscritti in altre regioni,

con uno spostamento di ricchezza dalla Calabria che si misura in diversi milioni di euro. Se non vengono fermati questi esodi, è stato l’asserire di tutti gli intervenuti, la Calabria diverrà ancora più povera, pur detenendo ricchezze naturali inestimabili che non vengono sfruttate per il susseguirsi di governi che negli anni hanno creato solo malcontenti, per promesse fatte e mai mantenute. La buona politica che è quella del fare e non del dire, in Calabria non è mai stata attuata. Si possono ricordare tra l’altro le promesse dei cento miliardi d’investimenti al Sud del governo Berlusconi, i vari punti che costituirono il decalogo Prodi per la risoluzione dei problemi nel Mezzogiorno, così come il Patto per il Sud del Ministro Barca. Stesse fonti e metodologie affrontate dal Cipe nel 2011 e che, a tutt’oggi, rischiano di mettere a repentaglio anche i progetti già avviati, per mancanza di risorse. Lo stesso fondo per lo Sviluppo e la Coesione, senza una precisa programmazione soprattutto proveniente dalla disponibilità economica, sicuramente non può dare buoni risultati. L’affidamento esclusivo dei fondi alle regioni che da sempre hanno attuato più che una politica del bene comune e dello sviluppo, la cosiddetta politica delle clientele, continuerà a creare squilibri notevoli in un sistema che già tarda a evolversi per una serie d’impedimenti legati alle logiche del malaffare, dalle quali purtroppo il Meridione non è sicuramente indenne. Il Governo deve assumere quindi il ruolo strategico di guida che incanali gli atteggiamenti verso il rispetto delle norme e la realizzazione del bene comune, anche attraverso punti di forze territoriali per la realizzazione di un vero progetto di coesione e sviluppo a cui il Masterplan fa riferimento. I contenuti di rilievo sono riferiti a due importanti componenti che prevedono la lotta alla criminalità organizzata, con tutti i mezzi possibili e l’educazione dei giovani che deve avvenire attraverso un piano che li

di Filomena Scarpati

ponga difronte a testimonianze concrete. La sfida del Mezzogiorno può essere affrontata e realizzata accelerando i processi d’investimento, creando posti di lavoro attraverso la realizzazione di infrastrutture utili al processo di crescita economica che da decenni attende di essere realizzato. Carlo Costalli si è detto disponibile a qualsiasi processo d’implementazione tra forze sociali e centri territoriali MCL, che portino alla realizzazione di progetti che siano d’individuazione di ricchezza da un lato e d’impiego di forze lavoro dall’altro. La stessa apertura del Sias - ritiene Costalli - è dovuta avvenire con l’assunzione di alcuni giovani che per una città come Reggio Calabria rappresenta una risorsa. Bisogna superare l’idea che abbiamo del patronato, per immergerci verso un’infinità di competenze che vanno dalla tutela dei diritti dei lavoratori, alla materia pensionistica, al diritto penitenziario, alla tutela della famiglia che possono essere definite un vero e proprio segretariato sociale che si attua attraverso i molteplici sportelli presenti su tutto il territorio nazionale. Nel prossimo numero del “Corriere della Piana” sarà pubblicato il documento conclusivo che invierà Carlo Costalli, in cui si parla non solo di pil, finanza e banche, ma viene affrontato lo spinoso argomento del lavoro a cui i giovani devono accostarsi senza la paura di risposte negative, in quanto rientra nei sacrosanti diritti dei cittadini, sanciti dalla Costituzione. Corre quindi l’obbligo di richiamare l’attenzione del governo nel dare risposte ai problemi del paese costituiti principalmente dalla povertà che ha bisogno di risposte forti ed incisive. Molto criticato è stato l’atteggiamento di Renzi nella visita fatta a Reggio di recente, avvenuta in maniera molto riservata, quasi a sembrare che si nascondesse per l’incapacità di dare risposte a quella parte di cittadini che chiede riscontro alle mancate risposte del governo.


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di Francesco Di Masi

E PUR SI MUOVE....!" frase celebre che si dice pronunciata dall’illustre Galileo riferendosi alla terra. Certamente non poteva che essere, più appropriato questo detto, per aver rivolto l’attenzione verso la Calabria, la nostra Piana del Tauro e ad interessarsi nella programmazione, di piccoli e più interni Comuni, rivolgendo lo sguardo di chi dirige nella “stanza dei bottoni”, finalmente, dopo anni d’isolamento e di abbandono, verso una terra martoriata dalla disoccupazione, in maggior parte giovanile e dall’emigrazione intellettuale e agricola. Ecco che arriva, auspice e sotto lo sguardo delle antiche e gloriose vestigie Magno-Greche, l’ennesima scommessa per il Sud, per un rinnovato “Patto per lo sviluppo della Calabria”, siglato dal Premier Matteo Renzi e dal Presidente della Regione Mario Oliverio, accompagnati, nella giornata d’inaugurazione per la riapertura del Museo, dal Ministro per i Beni e le Attività culturali Dario Franceschini e dal primo cittadino della Città di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, per la firma, anche del “Patto per la Città Metropolitana”. Giornata ricca e intensa, il “Patto per la Calabria”, come programmato, è costituito da sette macro aree d’intervento considerate strategiche all’interno del piano regionale, tra cui l’ambiente e la sicurezza del territorio, che consente di affrontare sistematicamente il dissesto idrogeologico e le erosioni costiere, la bonifica dei siti inquinati e la messa a norma dei depuratori, il completamento del piano regionale dei rifiuti, l’adeguamento delle reti idriche e l’attenzione per i rischi sismici sulle scuole e sugli edifici strategici. Le infrastrutture nodali con un importante intervento su Gioia Tauro e sul porto che interesserà il bacino di carenaggio e il bacino di espansione, opere che avranno una positiva ricaduta occupazionale ed economica, non tralasciando, unitamente al porto,

Patto per la Calabria ricadute economiche e sociali anche le opere per il potenziamento del sistema aeroportuale. L’impulso del progetto di banda ultra larga sarà una risorsa importante per l’agroalimentare e incrementerà l’occupazione giovanile e femminile e la valorizzazione, per quanto riguarda il turismo, dei siti con maggiore attrazione turistica, Renzi, con riferimento al Museo di Reggio Calabria ha detto: “ di fronte a tanta bellezza non è possibile che questa struttura sia sotto i 200 mila visitatori l’anno, servono interventi specifici e puntuali e ci dobbiamo impegnare per creare collegamenti a questo Museo e adottare gli interventi necessari per incrementare i visitatori e aggiunge:” i soldi ci sono”. Dal canto suo il Ministro Franceschini ha ribadito: “ l’impegno mio e del Governo in merito allo sviluppo del patrimonio artistico e culturale italiano, è in atto, vedrà l’apertura di altri dieci musei, sfida, questa, che vogliamo vincere per fare di questo Paese un unico contenitore culturale, invitando i turisti a venire al Sud, in un territorio ricco di bellezze naturali, paesaggistiche e storico-culturali”. Un capitolo molto importante per la Calabria e nello specifico, per le città meridionali, è lo sblocco dei fondi per l’edilizia sanitaria che vede un finanziamento di circa 268 milioni di euro, considerati perduti, che serviranno all’ammodernamento ed alla riorganizzazione delle reti e delle strutture sanitarie, fatiscenti nel profondo Sud, nell’ottica di impegni di spesa ispirata all’azione di trasparenza, sicurezza e legalità. Le risorse messe a disposizione per la sanità fanno capo all’art. 20. Gli ospedali che ne beneficeranno sono gli hub, nello specifico a Catanzaro vanno 180 milioni, a Cosenza 245 milioni, mentre 114

milioni saranno destinati al completamento dell’ospedale di Reggio Calabria. Tra gli ospedali detti spoke vi sono 25 milioni che serviranno per l’adeguamento e il potenziamento dell’ospedale di Crotone e 20 milioni per l’ospedale di Lametia Terme, ulteriori 17 milioni sono poi stanziati per il potenziamento tecnologico delle aziende ospedaliere e sanitarie provinciali e altri 60 milioni per la messa in sicurezza e l’adeguamento tecnologico delle Asp. Il nostro augurio è che almeno in quest’ultimi finanziamenti ricadano gli ospedali o “L’ospedale Unico della Piana” di cui si è tanto parlato e le strutture sanitarie in essa ricadenti, abbandonate a se stesse, e che in questo momento si reggono solo per la buona volontà degli operatori. Grande attesa, per la Piana di Gioia Tauro, di un adeguato finanziamento per la realizzazione di una centrale idroelettrica sul fiume Metramo, da realizzare su progetto del Consorzio di Bonifica “Tirreno” di Rosarno, che consentirà di produrre energia pulita con il conseguente rilascio dell’acqua per scopi irrigui a valle. Certamente vi sarà, anche, un positivo ritorno per gli investimenti del Consorzio di Bonifica, da parte della società che verserà un canone per la gestione dell’impianto. I primi interventi sono già in corso per l’ammodernamento e la ristrutturazione della rete irrigua, vetusta, per la distribuzione dell’acqua, sospesa da oltre un secolo, e che necessita di urgenti interventi. Ad essa vanno collegate le opere mancanti per il collegamento al manufatto principale che è la diga di sbarramento del Metramo, lavori iniziati 30 anni fa e che si spera si concretizzino, dopo anni di promesse mancate, in splendida realtà, che vedrà l’acqua a prezzi più bassi e l’allontanamento dello spettro della siccità che incombe in tanti paesi del versante Tirrenico e della costa Jonica, portando sviluppo e benessere economico per l’agricoltura e per gli imprenditori del settore ad essi connessi. Mi auguro che ciò avvenga, che si possa aprire per il meridione una nuova stagione di progresso, di occupazione e di prosperità.


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Politichese, menzogne senza vergogna di Giovanni Garreffa

I

n fase di avvio delle trattative, per la costruzione delle compagini e quindi per la individuazione delle candidature per le imminenti elezioni amministrative, Renzi, quale segretario nazionale del PD, ha inviato a Cosenza il suo vice, a sostegno di un personaggio paracadutato da Roma, ben poco conosciuto nel territorio, men che meno tra i vari raggruppamenti dei grandi elettori che l’avrebbero dovuto sostenere; questo, almeno, abbiamo appreso dalla televisione regionale e dalla carta stampata. Come era facile prevedere, il solito giornalista impertinente, che ci capita sempre nel momento più inaspettato, pone al personaggio la piccante domanda sul perchè, stando ai “ si dice” circolanti, nella città bruzia non si sarebbero celebrate le “primarie”; la risposta, per quanto sfrontata e spudorata, non si è fatta attendere. Il vice-segretario nazionale tranquillamente rivendicava al suo partito il merito di avere inventato la consultazioni di base, ma sfacciatamente proclamava che quando ricorre unanimità di consensi nella designazione del candidato, come, a suo vedere e dire, a Cosenza, non è proprio il caso di spendere tempo e risorse. Già in quel momento, era in avanzato stato di organizzazione una compagine, frangia ufficiale del PD, capeggiata da un aspirante alla carica di sindaco, addirittura candidato nell’analoga competizione elettorale precedente. Il messo proveniente dalla centrale operativa già con sede in via delle Botteghe Oscure, ma oggi non più, ha fatto finta di non accorgersi dell’effettiva situazione esistente, ha raccomandato di serrare le file intorno all’uomo di fiducia del premier ed esaurito il suo copione ha ripreso l’aereo per il ritorno, lasciando tranquillamente operanti più di prima i protagonisti del dissenso (almeno 3-4) all’interno del partito. L’individuato si dava immediatamente da fare per avvicinare gli esponenti più in vista che a Cosenza contano e concretamente dispongono dei consensi, allargava i suoi incontri a probabili alleati e tentava di costruire alcune liste collegate al suo nome, quale candidato

alla fascia di primo cittadino; dopo oltre un mese di spasmodico impegno, durante il quale la strategia della tela di Penelope era fin troppo evidente anche ai più ingenui, il malcapitato si è drasticamente ritirato, ha ripreso la via del ritorno a Roma e della missione cui si era votato, o era stato votato, non ha voluto neppur sentir parlare. Avvenuta la liberazione dell’assedio romano del partito, a livello cosentino, in concomitanza col 25 Aprile, data storica consacrata ad una liberazione di ben altra portata storica, immediatamente sono riemerse tutte le buone volontà dei soggetti da consociarsi, contestualmente alle candidature da consacrare. E’ ovvio che il caso illustrato è solo il copione di un sistema diffuso a livello esponenziale. La vicenda appena enunciata ci apre un orizzonte di più vasta portata e ci avvicina alle valutazioni che hanno acceso la miccia ad una grossa polemica tra il neoeletto responsabile dell’Associazione Nazionale Magistrati Dr. Davigo e la politica; il motivo è a conoscenza di tutti, per via della pubblicità che vi hanno fatto i mezzi di comunicazione di massa. L’ex pubblico ministero di mani pulite, da anni cassazionista, ha suscitato le ire di Renzi, allorchè ha detto che i politici oggi non solo sono più corrotti degli anni ‘90, ma, a differenza di allora, ai nostri giorni sono tanto adusi al predetto reato da non riuscire neppure a vergognarsi. Sono certo che il Dr. Davigo non fosse a conoscenza dei descritti fatti elettorali di Cosenza, diversamente, con ogni probabilità ed a buona ragione, avrebbe rincarato la dose della ignominiosa accusa di cui sopra. Quello prima analiticamente illustrato è soltanto un semplice esempio; la verità è, purtroppo, molto più amara, ove si pensi che oggi assistiamo allo scempio che si fa del cittadino, propinandogli non di rado nel corso della stessa giornata cose e notizie di segno diametralmente opposto alla verità e vistosamente contraddicenti con quanto dallo stesso politico di turno proclamato appena qualche momento prima, con disinvolta spudoratezza rispetto all’esatto contrario dianzi enunciato. Si direbbe che condizione indispensabile per

impegnarsi in politica sia diventata quella di frequentare un propedeutico corso, alquanto impegnativo, di mendacio, a conclusione del quale i solerti esperti stregoni pensano di essere entrati in possesso di una sorta di patente privilegiata che consente di inibire a noi , popolo bue, la capacità mentale ed il diritto naturale di capire l’effettivo significato del loro enunciato, spessissimo espresso in una lingua italiana che non eccede proprio in rispetto per le più elementari regole grammaticali e sintattiche. Sono veramente degli illusi, con buona pace dei pochi, anzi addirittura dei pochissimi, con una fetta di mortadella sugli occhi, per non offendere la dignità dello struzzo, facendo finta di non accorgersi che il 50% degli aventi diritto al voto non si reca alle urne, perchè ormai la repulsa di tale “ modus operandi” ha raggiunto il punto più alto della umana sopportazione; vero è che ciò ai politici poco o niente importa e si rifugiano dietro l’insignificante ed ipocrita slogan che in America il livello di partecipazione è ancora inferiore. E’ evidente che si tratta di un’etica a loro uso e consumo. E’ veramente molto amaro ed avvilente quanto poco rispetto sia riservato a noi tutti italiani, non considerandoci neppure capaci di discernere, rispetto alla notizia imbastita a proprio uso e consumo, ma necessari soltanto per mantenere le loro costosissime posizioni di privilegio; EPPURE LA COSITUZIONE PREVEDE ALTRA DEFERENZA NEI CONFRONTI DEL POPOLO E DELL’ELETTORE !


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di Francesco Di Masi

C

inque comuni, Polistena, Cinquefrondi, Anoia, Melicucco e San Giorgio Morgeto, circa trentamila abitanti, novantatrè chilometri quadrati: questi sono i numeri della Nuova Città che si vuole realizzare nella Piana di Gioia Tauro. Il comitato spontaneo, formato da  professionisti ed uomini di cultura, rappresentativi dei cinque comuni interessati, hanno rotto gli indugi e, dopo diverse riunioni “interne”, sono usciti allo scoperto e il   28 di Aprile, nell’Auditorium dell’Istituto Tecnico Industriale “Conte Milano” di Polistena, hanno tenuto una conferenza stampa per illustrare il progetto della Nuova Città. In un contesto globalizzato, dove profonde trasformazioni socioeconomiche stanno travolgendo le vecchie barriere nazionali rimescolando lingue, culture, razze e confini, diventa irrealistico innalzare la bandiera del proprio campanile ed accentuare le divisioni tra piccole comunità che vivono sullo stesso fazzoletto di terra e condividono le stesse tradizioni, parlano lo stesso dialetto, si ritrovano nello stesso supermercato, intasano le medesime strade e quotidianamente si trovano davanti gli stessi problemi. I confini dei nostri singoli comuni esistono solo nella mente degli uomini: le abitazioni, le strade, i luoghi di ritrovo sono ormai conurbati di fatto e da tantissimo tempo. La difesa di questi confini significa procedere contro la storia e, in  concreto, contro gli interessi reali della popolazione. “I nostri comuni stanno  morendo, non ce la fanno più - ha affermato Aldo Polisena, nell’introdurre l’iniziativa di Polistena - continui tagli finanziari, l’emorragia dell’emigrazione, l’impossibilità di realizzare attività produttive, hanno reso i nostri centri “morenti” ed in lenta agonia, minacciando anche la nostra identità”. “Per ritrovare una nuova identità, mantenendo i nostri riferimenti storici, culturali e sociali - ha affermato il preside dell’I.T.I.S. “M.M. Milano” Franco Mileto, - la strade è quella di una rifondazione dei nostri comuni, capace di creare una nuova realtà urbana, che faccia della vivibilità il suo obiettivo

Una città nuova per un nuovo territorio Un grande sogno che il comitato per la conurbazione vuole realizzare

principale”. “Oggi è un bel giorno - ha esordito il Dott. Raffaele Manferoce - perchè finalmente si ufficializza qualcosa che può sfociare in un grande sogno, una Città, la più grande della Provincia, dopo Reggio Calabria.” “Quello che stiamo facendo ha affermato   il Presidente del comitato, Letterio De Domenico - lo facciamo per i nostri figli, per i quali vogliamo  costruire una nuova realtà, ove le nuove generazioni, possono vivere e crescere in armonia e nel rispetto reciproco”.”Il percorso non sarà nè semplice, nè breve - ha dichiarato il Presidente - c’è da aprire un grande dibattito ed arrivare, da qui a qualche anno, a proporre un Referendum Day”. Quindi, il comitato conurbazione, ha lanciato la sfida progettuale del futuro: un nuovo centro urbano, nel cuore della Piana, che racchiude caratteristiche urbane, territoriali, culturali, urbanistiche. Una proposta di fare rete per  evitare ai comuni, problemi di bilancio, di tassazione alte, di essere competitivi con gli altri grossi centri urbani e  con la stessa Citta’ Metropolitana, capace di attrarre i fondi comunitari e nazionali e cre-

are progetti sinergici di filiera urbana. Una Nuova Città, con un suo Statuto e con l’elezione diretta del suo Sindaco e del Consiglio Comunale. Un nuovo  Comune, forte della sua identità, diventa ancora piu’ accogliente con il nuovo, con gli immigrati, con le nuove Religioni, con le nuove culture: “La liberta’ nel comune è una libertà basata sull’accoglienza”. Chi governerà la città, dovrà fermarsi e ascoltare i cittadini e prendere su di sé i loro problemi. Il Governo non si impone, ma rispetta l’identità di tutti. La città così non viene governata dall’alto, ma sollevata dal basso e la politica, assume il ruolo dello stelo che sostiene il fiorire delle iniziative pensate assieme ai cittadini. Uno sforzo verso il BENE COMUNE, riscoprendo, nel contempo, la vera vocazione della città, all’interno della quale, ognuno riceve l’opportunità di vivere la propria vita, realizzando il bene della città. Il comitato per la Conurbazione ha creato un sito WEB www.unanuovacitta.it, aperto a tutti e che sarà la piattaforma dialettica dove si incontreranno riflessioni, proposte, analisi ed approfondimenti.


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Palmi :

Approvato il Piano Strutturale

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a non la reggono proprio! E quasi quasi ci rinuncio, perché alla malafede non c’è riparo, come alla stoltaggine. Per mesi e mesi il centrosinistra palmese, anzi tutti i centrosinistra di Palmi (perché ce ne sono tante di anime sinistrorse) giù a blaterare sul PSC bocciato, su pseudo-documenti una volta regionali e una provinciali che avrebbero bocciato il Piano Strutturale Comunale deliberato dal Consiglio Comunale il 31 Luglio 2014. A voglia a spiegare che c’è una bella differenza tra bocciare un Piano e proporre correzioni, miglioramenti. A proposito voglio chiarirlo per l’ennesima volta anche al mio amico giornalista Ivan Pugliese che anche oggi parla di Piano bocciato, dopo tutto e nonostante tutto. Se il Piano, in una qualunque delle sue tante fasi di progettazione, fosse stato bocciato dalla Regione o dalla Provincia, per legge avrebbe dovuto essere riadottato, riavviando la procedura sin dalla fase preliminare, e poi con la Conferenza di Pianificazione e poi con il resto. Ovviamente il PSC palmese non è stato mai bocciato. Vero è che la procedura di adozione del Piano prevede, in base alla legge urbanistica regionale, un continuo controllo da parte dei due enti so-

vraordinati, che hanno l’obbligo di verificare l’aderenza dello stesso alle normative provinciali e regionali. Controllo che i dipartimenti Urbanistica regionale e provinciale non si sono limitati ad espletare in maniera lontana e fredda, ma con un continuo confronto con i tecnici incaricati. Questo confronto, come in altre occasioni ho asserito, è stato ricco di suggerimenti, proposte e arricchimenti che hanno reso il PSC, che oggi ha ottenuto il parere di congruità regionale e - in data 10 Maggio - anche il parere favorevole della Provincia, non solo, appunto, congruo rispetto alle norme, ma a mio parere, anche perfetto per il momento storico in cui nasce e perfettibile per il futuro. Definire il Piano Strutturale, ex Piano Regolatore, di una Città di quasi ventimila abitanti, non è certo cosa semplice. Già l’iter previsto dalla legge urbanistica è lungo e contorto, si aggiungano poi i milioni di interessi che il Piano va a toccare e si capisce perché da un secolo la Città di Palmi non era mai riuscita a dotarsi di questo fondamentale strumento di pianificazione urbanistica e territoriale. Perché tante Amministrazioni del passato non ce l’hanno fatta? C’era quasi arrivato il Sindaco Veneto, a mio avviso il miglior Sindaco della storia di Palmi, ma tutti

di Natale Pace

quanti sanno com’è finita. E quanti soldi per incarichi a tecnici che cominciavano il lavoro e mai lo completavano sono stati spesi? Oggi Palmi ha il suo Piano. Molte Città calabresi, compresa Reggio devono ancora iniziare. Come dicevo è perfettibile in futuro, ma con il PSC dovranno fare i conti tutti coloro, tecnici e non, che il territorio palmese lo hanno subissato di speculazioni senza ritegno. Si aggiunga poi che l’analisi del territorio, attraverso gli studi di microzonazione sismica e dal punto di vista del dissesto idrogeologico, insieme all’aggiornamento del Piano di Protezione Civile e al Piano Spiaggia, hanno offerto alla Città un quadro di conoscenze di cui era priva e l’ignoranza delle quali nel passato, ha permesso di costruire su faglie sismiche, di lottizzare ambiti sottoposti a pericoli sismici e maremoti e tanto altro. La barzelletta che il PSC palmese non sarebbe quello redatto dai bravi tecnici incaricati componenti l’Ufficio di Piano rappresenta l’ultima palla a cui si appigliano gli irredentisti del no a tutti i costi. I palmesi ormai hanno capito chi blatera a vanvera senza avere cognizione, oppure se ce l’ha in maniera strumentale, e chi invece realizza obiettivi storici per la Città. E smettetela per favore!


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Foce Mesima - Foto: Antonio Aricò

di Aldo Polisena

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San Ferdinando verso il contratto del Fiume Mesima

enerdi 8 Aprile, San Ferdinando, ha ospitato un importante convegno, organizzato dall’associazione Mesima Blu, sul contratto di fiume, previsto nella legge Urbanistica, recentemente approvata dal Consiglio Regionale. Il contratto di fiume è uno strumento volontario di programmazione strategica e negoziata, che persegue la tutela e la corretta gestione delle risorse idriche per la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia del rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale. Il contratto di fiume, è un vero contratto, caratterizzato dalla messa in atto di processi partecipativi aperti e inclusivi che  consentono la condivisione d’intenti, impegni e responsabilità tra i soggetti pubblici e privati, portatori di interessi  a vario titolo. Il contratto di fiume, se messo in atto, può rappresentare  lo strumento d’intervento per valorizzare e bonificare i nostri corsi d’acqua attraverso progetti  da realizzare tra le imprese  private e Enti Pubblici. Questo è l’obiettivo che   si è posto l’associazione che ha sede in San Ferdinando, per favorire un intervento sul Fiume Mesima, il quale  attraversa  circa cinquanta comuni tra la provincia di Vibo Valentia e quella di

Reggio Calabria, e che, allo stato attuale, rappresenta un elemento di degrado ambientale e portatore di elementi inquinanti che vengono scaricati nelle acque  del Mar Tirreno, al livello  dei comuni di Nicotera e San Ferdinando e che tanti problemi ha creato al turismo balneare. All’incontro di San Ferdinando, hanno partecipato: l’Assessore Regionale all’Urbanistica  Prof. Franco Rossi, il Presidente del Consiglio Regionale On. Nicola Irto, il  Commissario del Comune di San Ferdinando, Dott. Francesco Greco, i Sindaci dei comuni di  Galatro Dott. Carmelo Panetta, di Laureana di Borrello Dott. Paolo Alvaro e di Nicotera, Avv. Franco Pagano. Ha  coordinato i lavori l’Ing. Fabio Scionti, referente del Cirf (centro Italiano riqualificazione fluviale). Molto interessanti sono state le relazioni degli esperti, tra i quali, quelle dell’Ing. Giancarlo Gusmaroli, esperto di contratti di fiume, dell’Avv. Paola Rizzuto, membro del tavolo Nazionale dei contratti di fiume, dell’Arch. Filippo Barbaro, rappresentante di Arise, Progetti Società Cooperativa,  del Dott. Rocco Faga, del gruppo di Azione Costa degli Dei e della Dott.ssa Angela Martino dell’Associazione di Italia Nostra. Questo laboratorio, e’ stato  ribadito, rappresenta la premessa per realizza-

re un progetto pilota ed una assunzione di responsabilità, oltre che la costruzione di un percorso condiviso che deve portare a impedire i disastri del passato che i nostri fiumi hanno creato ed ancora creano, nel nostro territorio. Noi vogliamo riportare a nuova vita - e’ stato evidenziato - il fiume MESIMA, per noi stessi certamente, ma anche per motivi culturali, per motivi economici, per trasmettere a chi viene dopo di noi, un territorio che offra qualità. Si tratta  di un’opportunità che ci porta  a lavorare  fin  dalla sorgente, nei boschi e nella riserva forestale di Serra San Bruno, per poi scendere lungo  tutto il  corso del fiume fino alla foce, al mare. Per la prima volta una visione d’ insieme di un corso d’acqua ci permette di risolvere i problemi della montagna, della fascia media collinare e della costa. Costruire un progetto, che sarà alimentato da ulteriori  proposte man mano che il fiume rinascerà. Grazie a questo intervento si potrà, questo è l’auspicio degli organizzatori del convegno, rilanciare l’economia, le prospettive di lavoro, anche di qualità e di professionalità alte. Per la prima volta, i cittadini, assieme alle istituzioni, saranno chiamati a discutere e a decidere del destino dell’intero bacino del fiume.


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Limitazioni e deficienze del Parco dell’Aspromonte

di Antonio Violi

Un allarme degli appassionati della montagna

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na bella giornata di Maggio per godersi come un tempo la montagna del suo bel verde primaverile, i suoi stupendi panorami verso i due Mari, i prati fioriti, il silenzio, l’aria e tante meravigliose sensazioni che solo chi sa gustarsela riesce a percepire. Il mio intento era di godere al massimo l’azzurro cielo della giornata dalla cima di Montalto e sono partito. Superato il Sanatorio, svoltando verso sud, non ricordavo di aver lasciato molti mesi fa una strada in dissesto. Avanzavo con la prima marcia della mia macchina, contorcendomi insieme a lei sulle profonde buche che, a macchia di leopardo, tempestano la strada. L’entusiasmo di vivere qualche ora con l’animo aperto al mondo con la sorella natura che normalmente mi rinvigorisce e mi rasserena, svanisce così. Tutte le buche che avevo lasciato molti mesi fa, sono sempre presenti, simbolo di sofferenza della montagna. Anzi, come ogni ferita, se non curata peggiora. Ed i latini (i medici l’abbiamo ribadito) dissero: mens sana in corpore sano (Giovenale - Satire, X, 356). La mia mente fu subito avvolta dalla delusione, per questo corpo aspromontano martoriato e così abbandonato…Una montagna inerte, silenziosa perché non ho visto anima viva, ma non muta. La montagna sta soffrendo perché le sono state imposte leggi che non solo non la tutelano ma non danno nemmeno all’uomo la possibilità di godersela. Buche, dissesti, pietre lungo tutta la strada che ho potuto percorrere, fin quando una frana lì presente - come tutte le buche da mesi e mesi ed anni - mi ha fatto tornare indietro, facendomi rinunciare alla piccola gita. E tu, caro amico Diego Demaio, che di gite in questa montagna ne hai fatte in

lungo e in largo con la tua bici, quanto starai soffrendo? Il tuo “Aspromontando, in bici, a cavallo e a piedi” che tutti abbiamo apprezzato, oggi è un fallimento! A vantaggio dell’Aspromonte hai dato origine ad un nuovo vocabolo e proposto un modo di concepire la montagna del tutto nuovo e salutare che oggi è proibito viverlo. A questo punto sorge spontanea la domanda: il Parco dell’Aspromonte è un’isola a sé stante? Se sì, andrebbe recintato, così ognuno vede i limiti e sa come comportarsi nei suoi confronti e delle norme che lo regolano. Altrimenti, oltre alla recinzione (o adeguata segnaletica) per evidenziare i confini ai visitatori, agli escursionisti, ai pastori, ai cacciatori, ai contadini, ecc., ci dovrebbe essere libero e facile accesso per vivere il parco consci di ritrovarsi dentro ad un territorio tutelato da certe norme. Libero accesso a chi vuole viaggiare in macchina, a chi vuole valicare da un versante all’altro, a chi vuole andare a Polsi, a Moltalto o a Gambarie con la macchina ed a piedi. Luoghi come il Sanatorio, contrada Palazzo, Fistocchìo, la Croce di Toppa, la chiesa di Afanto, lo Zillastro, il monumento che ricorda l’ultima battaglia della II Guerra Mondiale, Montalto, Villaggio Moleti, Zervò dove ha combattuto Spartaco; i piani, le creste, le cascate, i monoliti, le sorgenti, le fiumare, i valichi ed i tantissimi luoghi che rammentano anche la letteratura come la Chanson d’Aspremont, ecc. Che ne sanno i Dirigenti di tutto questo? Così com’è la montagna è pericolosa perché: a) Le strade non sono percorribili ma sono chiuse alla circolazione. b) I confini del Parco non sono segnalati (è indispensabile segnalarli per le diverse problematiche legali).

c) È limitata la libera circolazione degli appassionati e dei turisti. d) È assente un’adeguata segnaletica interna. e) Non sono segnalati gli animali in cui ci si potrebbe imbattere. f) La montagna è sporca anche di materiale non biodegradabile. g) Ritorno d’immagine negativa. Secondo me in montagna andrebbe segnalata anche il tipo di flora in zone strategiche, per favorire gli studiosi nonché per tutelare le probabili persone allergiche. Ma in montagna non si va soltanto per camminare (a piedi, in bici, con cavallo o in macchina), si va pure per farsi un giro col mezzo che si preferisce, per passare momenti di spensieratezza, per vivere la sensazione di libertà ed anche per un picnic, magari in luoghi autorizzati ed attrezzati. Ritrovarsi strade non percorribili e addirittura chiuse è come privare della libertà. Non consentire alla gente di frequentare e conoscere la montagna in modo del tutto legale, equivale al libero accesso ad azioni non legali. Ricordiamo che un tempo si temeva di inoltrasi in montagna perché ritenuta regno dei fuorilegge, mentre oggi temiamo gli scarichi di scorie radioattive clandestini, gli incendi, i tagli di alberi protetti e la caccia indiscriminata, di essere incriminati per futili motivi. In montagna c’è storia, tanta storia che spesso la raccontiamo e l’indaghiamo per capire meglio il nostro passato e quei luoghi. Ma, se la strada è chiusa, se ci vengono posti dei limiti dai vari dirigenti che girano intorno a questo Ente, sarà inutile diffondere opuscoli e libri pubblicitari per farla conoscere, perché saranno sempre i fatti che confermeranno ogni gran bello scritto, se torneranno a vantaggioso della gente che ne gode il diritto.


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Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria

di Antonio Spina

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Antonio Marziale, uomo del popolo

l 22 Aprile u.s. il Presidente del Consiglio Regionale Nicola Irto e il Vicepresidente Francesco D’Agostino, nella Sala Giuditta Levato di Palazzo Campanella, hanno presentato alla stampa il nuovo Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria: il sociologo Dott.Antonio Marziale. Nomina, sancita con decreto del Presidente del consiglio regionale, che premia una delle figure più influenti nel campo della tutela dei minori. Antonio Marziale, 50 anni da poco compiuti su un volto da adolescente, plurilaureato, sociologo fondatore e presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, ha ricoperto prestigiosi incarichi, anche presso la Presidenza della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza ed è considerato uno dei massimi esperti in materia di tutela dei minori e di lotta alla pedofilia. Inoltre, è

stato membro delle commissioni ministeriali preposte alla stesura dei Codici “Tv e Minori” e “Internet & Minori” e relatore presso la commissione Ministero delle Comunicazioni - Rai Radiotelevisione Italiana per la stesura del Contratto di Servizio promulgato dal Presidente della Repubblica. “Non avremmo potuto scegliere una figura più autorevole e competente in questo campo - ha esordito il Presidente Irto all’inzio della press meeeting - in quanto Marziale è un riferimento assoluto in Italia e gode di stima e prestigio internazionali che ha saputo dare lustro alla nostra regione per la sua riconosciuta capacità e per la passione che anima il suo impegno, ormai, da molti anni”. Irto ha poi affermato “Marziale saprà adempiere la propria funzione nel rispetto delle proprie prerogative istituzionali, senza inutili ingessature e con un approccio pragmatico ai

problemi dei minori e degli adolescenti”. All’incontro ha preso parte anche il Vicepresidente dell’Assemblea regionale Francesco D’Agostino “Che questa nuova figura che ha saputo affermarsi lontano dalla sua terra d’origine” - ha detto - avvierà certamente una nuova fase di collaborazione con le Istituzioni e produrrà buoni frutti”. Il neo-garante con la disinvoltura rodata da anni di apparizioni televisive ha poi preso la parola: “Quando tanti anni fa ho segnalato il pericolo della pedopornografia, sono stato denunciato per procurato allarme. Soltanto i giornalisti mi hanno dato credito, e li ringrazio per questo, altrimenti la mia sarebbe stata una voce nel deserto. E’ la prima volta che un calabrese, costretto ad andarsene, torna a dare un contributo alla propria terra, e, in qualità di Garante, a nome dei bambini calabresi, soprattutto dei più bisognosi,


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mi prefiggo di scrivere una bella storia per questa regione” Il sociologo, ha affermato “ di voler intervenire sulla salute da dare ai bambini e di puntare, quindi, su una sanità migliore, su un nuovo sistema di trasporti che consenta ai bambini di muoversi sul territorio tranquillamente così come succede al nord, dove i bambini si muovono senza alcun problema anche per diversi chilometri utilizzando tanti mezzi”. Ancora, ha aggiunto - “sicuramente la figura del garante non è un toccasana per i problemi dei bambini, ma certamente rappresenta una buona occasione. Bisogna conoscere i problemi, prima di affrontarli e risolverli. Occorre mettere da parte il disfattismo e creare una rete a tutela dei bambini, poiché i primi veri garanti sono gli adulti, che quotidianamente lavorano con loro, la Chiesa, la Giustizia e, in modo particolare, la scuola. Non aspettate da me protocolli d’intesa, lettere e proclami. Mi vedrete in ogni angolo della Calabria al fine di prendere concretezza delle reali priorità, tra le quali emergono in modo eclatante la sanità infantile, i trasporti, specie da e per le scuole, e il rischio legato alla criminalità organizzata”. Mantenendo fede a quanto espressamente annunciato Antonio Mar-

ziale non ha perso, sicuramente, tempo anche perché le problematiche da affrontare sono tante e molto delicate. Infatti, a pochi giorni dall’ufficializzazione della sua nomina, ha fatto capire che il ruolo che ricopre sarà nuovo e dinamico, o meglio on the road, e pertanto, sono già stati numerosi i suoi incontri tra i quali si possono menzionare la visita ai detenuti del carcere minorile di Catanzaro, alla “Casa di Nilla”, Centro specialistico per la cura e la protezione di bambini e adolescenti vittime di abusi sessuali e alla Divisione di Pediatria degli ospedali Riuniti di Reggio Calabria durante i quali, insieme ai dirigenti delle medesime strutture, si è cercato di prendere atto di quelle che saranno le strategie da seguire. E poi in prima fila al Porto di Reggio in occasione dell’arrivo di navi cariche di migranti. La nomina di Antonio Marziale ha messo in risalto come la Regione Calabria sia molto attenta ai più piccoli, per far si che i bambini e gli adolescenti calabresi possano seguire un percorso di crescita lontano da ambienti malsani e sviluppare una personalità proiettata all’integrazione sotto l’aspetto sociale e morale.


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Si riparte con le processioni di Filomena Scarpati

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opo due anni di attento lavoro, la diocesi di OppidoPalmi ha emanato un regolamento sulle processioni, inaspettato per le logiche di misericordia e perdono che da secoli pratica la Chiesa calabrese, segno che è in atto un'evoluzione mentale che Mons. Francesco Milito, ha ritenuto appoggiare dopo le esperienze negative delle processioni di Scido, San Procopio e Oppido M., alle quali aveva già posto un freno determinante e coraggioso, con la sospensione e oggi con un regolamento in sintonia con il messaggio di Papa Francesco che intende adeguare la Chiesa ai bisogni di una società più sana, lontana da ogni tipo di compromesso. Mentre il Vescovo Renzo della diocesi di Mileto- Nicotera-Tropea, assicura che i portatori siano indenni su presentazione di certificazione penale, Mons. Francesco Milito fa molto di più: blocca ogni forma di palese indegnità, che possa turbare i fedeli, rendendo maggiormente responsabili i parroci, che devono agire esclusivamente applicando il regolamento pubblicato il 19 Marzo (data significativa) evitando qualsiasi atteggiamento dannoso per l'immagine della Chiesa. I fedeli sono oggi più che mai desiderosi di pulizia, ma

anche capaci di critiche mature e costruttive rispetto ad ogni atteggiamento che non muova da principi sanciti dal Vangelo. Se si pensa che giovani appartenenti a famiglie mafiose possono ritrovarsi incensurati pur

appartenendo alla cultura dell'illegalità e dell'odio, causa di infinite atrocità, è facile capire, quali siano i motivi di un regolamento più articolato emanato dalla nostra diocesi. Ben più ponderato e complesso rispetto a quello di diocesi limitrofe, che non presentano problematiche diverse, ma è di natura diversa, la capacità di risoluzione di tali discrasie. Le decisioni in esso adotta-

te, sono state deliberate dalla commissione presieduta da Mons. Milito, nominata ad hoc, supportata dal parere dei Consigli Pastorali delle parrocchie della diocesi. Parroci e fedeli devono creare delle sinergie che richiedono maggiori attenzioni rispetto ad un passato fatto di troppa tolleranza, dannoso e corrosivo dell'immagine sociale ed umana, che cominciava a far pensare ad un cattolicesimo di comodo per i tempi passati, legato alle correnti dell'antistato ormai superate, che hanno smosso notevolmente le coscienze degli abitanti della Piana. Mons. Milito è stato il primo ad intuire che andava posto un freno, adottando provvedimenti capaci di ricadute positive per la dignità morale e cristiana delle comunità appartenenti alla diocesi di Oppido m. - Palmi. La scelta dei parroci e dei consigli pastorali può anche essere quella di non effettuare le processioni, soprattutto nei luoghi in cui la preghiera intensa dinanzi al Santissimo e l'adorazione, possono essere più proficue delle manifestazioni esteriori. Resta ai cittadini il compito di esercitare un attento controllo. Chi aveva ritenuto che Mons. Renzo avesse emanato un regolamento forte, per l'assunzione della posizione di portatore, oggi si trova ad apprezzare maggiormente


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Il nuovo regolamento è la garanzia di esternazioni più adeguate all'immagine della Chiesa per i parroci che lo faranno rispettare

il regolamento della nostra diocesi, perchè capace di dare risposte più adeguate. Il proselitismo è uno dei compiti fondamentali della Chiesa ed è chiaro che situazioni di malcontento allontanano i fedeli. La Chiesa ormai è tenuta ad assumere posizioni di netto distacco da mafiosi e 'ndranghetisti che mistificano il sacramento della confessione con falsi pentimenti, che esaltano solo le infamie di gente senza Cristo, portata a compiere ulteriori violenze. Quale esponente della Chiesa sarà così sprovveduto da favorire l'avvicinamento di serpenti velenosi? Dopo la legge sull'isolamento durante

la detenzione per reati gravi e la confisca dei beni, il terzo passo la gente onesta lo esigeva dalla Chiesa, che ha risposto con la scomunica dei mafiosi di Papa Francesco a Cassano allo Jonio. Il sangue versato in Calabria per le vittime di mafia, è stato infinito e un regolamento diverso da quello adottato, si sarebbe sottoposto a critiche nocive per l'immagine della Chiesa! Complesso perchè contempla ogni aspetto e inflessibile perchè i parroci sono tenuti a farlo rispettare. Il percorso può essere definito una svolta decisiva che ha lo scopo di allontanare i mistificatori dalla Casa di Dio. Non si può accordare agli 'ndranghetisti nessun tipo di fiducia essendo coloro i quali si servono della Chiesa per acquisire maggiore credibilità e consensi dopo aver causato tanti morti, che è ben diverso dal pentirsi. E' l'orrore proveniente da straripanti fiumi di sangue che deve farci riflettere e per i quali anche la Chiesa reclama il riscatto di anime innocenti. "Da oggi, i parroci unitamente ai consigli pastorali facciano la loro parte e diano risposte chiare ed efficaci" - così si sono espressi durante la presentazione del regolamento, tenutasi presso l'Istituto Superiore "Severi Guerrisi" di Gioia Tauro, il Vescovo della Diocesi di Oppido Palmi e i membri della Commissione nominata allo scopo. Il testo del regolamento intitolato "Dalla liberazione alla comunione", contiene una vasta introduzione che prepara le coscienze ad

Fiocco Rosa

una migliore acquisizione dei principi del Vangelo. "L'elemento vincente - recita - è assimilare la parte fondativa per osservare quella normativa. Le feste costituiscono momenti memorabili ma non sono il concentrato della vita pastorale, al cui centro resta Cristo." L'importanza della catechesi distribuita su tutto l'anno rimane l'elemento fondante per prepararsi alle processioni regolate dagli articoli di seguito indicati. L'art. 20 raccomanda il silenzio, la preghiera che deve precedere le processioni e il divieto di praticare ogni forma d'incanto. Si raccomandano musiche esclusivamente sacre, la distribuzione di compiti durante le processioni, l'amplificazione della voce di chi prega per il coinvolgimento dei fedeli, la stesura di manifesti che deve essere senza pubblicità. L'art. 21 prevede che le soste devono essere stabilite prima, motivate e comunicate alla comunità parrocchiale. L'art. 22 prevede che le statue durante le processioni nei momenti di sosta, non devono mai essere rivolte verso persone, case o strade, ad eccezione di ospedali e case di cura. L'art. 23 prevede che è tassativamente proibita la raccolta di offerte. L'art. 25 proibisce di accompagnare o interrompere il tragitto con fuochi d'artificio o con qualsiasi altra manifestazione chiassosa o di folklore. Per ulteriori approfondimenti, Il regolamento è reperibile sul sito della diocesi di Oppido M.- Palmi.

BENVENUTA SYRIA ! Lo scorso 21 Maggio è nata la bellissima Syria, ultimogenita di Gianluca Iovine, una della “firme” del CdP. Al papà, alla Signora Claudia e alla sorellina Viola, gli auguri più affettuosi dell’Editore, del Direttore, dei redattori e di tutti i collaboratori del giornale.


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di Filomena Scarpati

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Giuristi, teologi, psichiatri e psicologi, si confrontano al Centro del Laicato di Gioia Tauro

intima relazione tra morale e diritto sembra essere rappresentata da un filo sottile che se non accuratamente sostenuto e alimentato, corre il rischio di staccarsi in periodi di tensione molto particolari non diversi dagli attuali. A fare da supporto spesso sono quelle associazioni ispirate dagli insegnamenti di Cristo che non sempre vengono presi in considerazione in modo pieno, perché ciascuno cerca di adeguarli al proprio bisogno di felicità, tema di cui si è discusso ampiamente al convegno dell’Unione Giuristi Cattolici italiani - Sezione “Felice Battaglia”, della diocesi di Oppido Palmi, tenutosi in Aprile presso la Casa per il Laicato di Gioia Tauro, dal titolo: “Vecchie e nuove schiavitù: Le nuove dipendenze e il mondo telematico”. Al convegno, introdotto dal presidente dell'Unione avv. Vincenzo Nizzari, guidato e moderato dal consulente ecclesiastico diocesano dei giuristi cattolici Don Domenico Caruso, hanno partecipato oltre al Vescovo Mons. Francesco Milito della Diocesi Oppido Palmi, che ha tratto le conclusioni e porto il saluto finale ai relatori: Antonio Epifanio, medico chirurgo specialista in psichiatria e psicologia clinica, che ha trattato l’approccio integrale al fenomeno della dipendenza dalla normalità alla patologia; Francesco Rosa magistrato onorario (PM) presso la Procura di Locri e docente di psicologia giuridica presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università Pegaso di Napoli, che ha parlato dell’autodeterminazione e responsabilità del giocatore compulsivo con particolare riferimento ai profili neuropsicologici e giuridici; Padre Domenico Marafioti S. J., teologo, preside e docente presso la facoltà teologica dell’Italia meridionale di Napoli, che ha illustrato il Progetto di vita e devianze negli aspetti etici, pedagogici e spirituali. I contenuti degli interventi, hanno

mirato a spiegare le origini delle dipendenze e quali possono essere i tentativi di soluzione alle diverse forme di manifestazione che hanno quasi sempre origini patologiche. Se si parte dal concetto che l’uomo è come l’edera: per vivere ha bisogno di attaccarsi a qualcosa, si percepisce con immediatezza, quali siano i rischi che si corrono quando l’attecchimento avviene verso il basso, fino a toccare il fondo. Dal contesto sociale in cui si vive da circa un ventennio, se riflettiamo emerge che un’evoluzione sociale veloce, senza proposizione di sani modelli di riferimento, sta intaccando a dismisura l’etica morale che rischia di scomparire se non si corre subito ai ripari. Il problema non è solo di tipo individuale, ma ha ormai intaccato tutte le istituzioni, anche le più insospettabili. Si parla quindi di problemi sociali che richiedono interventi urgenti a partire dagli organi costituzionali che già nel legiferare, non riescono a contemplare tutte quelle situazioni negative che dall’applicazione delle stesse leggi scaturiscono, come ha spiegato Padre Marafioti nel suo intervento, con particolare riferimento alla legge sul divorzio che ha creato parecchie incertezze sul contrarre matrimoni. Così come il ricorso alle “case famiglie”, sempre più diffuse, che accolgono giovani affetti da forti dipendenze dalla droga, o affetti da svariate forme di disagio sociale. Se si pensa che la penetrazione dell’infinito da parte di un religioso dedito in monastero alla ricerca di Dio attraverso la preghiera, è la stessa forma di dipendenza di chi fa uso di droghe, si comprende come ciò che parte dal cervello umano, depositario di tutti i desideri, possa essere svariato, ma sempre e comunque dedito all’individuale ricerca di felicità, si comprende quali possano essere le complessità del problema. Quali sono le speranze dell’intervento della stessa Chiesa nel tentativo di trovare dei rimedi? La rispo-

sta è stata data dallo stesso Padre Marafioti. La Chiesa per secoli ha dato l’impressione di voler ostacolare l’evoluzione culturale, in realtà oggi si apre a nuovi orizzonti, ma se non lo facesse, quali potrebbero essere gli effetti negativi al confronto di un periodo storico in cui tutto viene messo in discussione? I fatti, il modo di porsi e la testimonianza restano sempre al centro delle attenzioni dei fedeli e non, rispetto alle parole che nessuno ascolta più. Eppure ciascuno resta legato all’unico Dio che lenisce le ferite e fa risplendere il sole quando l’anima si libera da ogni macchia, prima della corrosione totale! Diritto, morale, teologia, psicologia, sembrano camminare di pari passi, ma l’uomo nella ricerca della sua felicità, che è il prodotto della psiche, sembra essere ostacolato dall’osservanza di codici e principi teologici che fanno la morale. Ma allora quali possono essere i rimedi? La prima risposta a questo quesito è formare una psiche sana! Ma la famiglia, che riporta in se già tanti problemi, con l’ausilio della Scuola e della Chiesa, riesce a formare nei giovani una psiche sana? I rimedi sono tanti da non poter essere affrontati in un solo convegno. Incontrarsi non solo per esporre dei problemi, ma trovare le soluzioni più opportune, è certamente un bene con effetti positivi che ricadono sulla comunità ascoltante che si speri sia sempre più numerosa e costituita da professionisti all’apice tenuti a dare e controllare gli input che regolano il comportamento umano nel contesto di una società che se ben guidata, può dare tanti buoni frutti. Il pericolo resta per quegli atteggiamenti equivoci di persone che nel nostro territorio sono ancora vicine all’antistato e ne praticano la promozione, usando sotterfugi poco visibili ma terribilmente nocivi e latenti alla nostra Calabria, ricca di sane risorse umane e ambientali ancora tutte da scoprire.


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Quando 60 anni fa il Taurianova giocava contro il Crotone

di Diego Demaio

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l Crotone è la 3^ squadra calcistica calabrese, dopo il Catanzaro nel 1971 e la Reggina nel 1999, a conquistare l’agognata promozione in serie A. La storica meta, meritatamente raggiunta la sera del 29 aprile scorso con l’1 a 1 di Modena (addirittura con 3 giornate di anticipo), ha destato notevole entusiasmo, non solo nella città di Milone ma in tutta la nostra, sovente emarginata, regione. Al triplice fischio finale dell’arbitro Pinzani il Crotone di Juric aveva in campo gli esultanti: Cordaz, Garcia Tena, Claiton Dos Santos, Ferrari, Balasa, Barberis, Salzano, Cremonesi, Ricci, Budimir e Palladino (autore della rete del pareggio su rigore al 44° minuto del primo tempo). Ebbene, compiaciuti da cotanta gloria, ci sembra ora più che mai opportuno ricordare, pubblicando l’ingiallito e prezioso specchietto con l’attinente classifica di 60 anni addietro, che il Taurianova (agli sportivi locali però è sempre piaciuto chiamare la loro squadra TAURIANOVESE) ha giocato contro il Crotone, partecipando al campionato di serie D del 1956-1957. La nostra gloriosa squadra che, da quanto si evince, era pure riuscita a rimanere dignitosamente nella IV serie, schierava la seguente formazione tipo: Arabia, Pepè Delfino (l’unico enfant du pays), Morani, Lammendola, Corica, Zema, Guerci, Paci, Ambanelli, Fucà e Del Giudice, con l’inserimento talvolta di Martinuzzi, Nava e Girardi. Nello stesso prospetto, con ulteriore soddisfazione per noi taurianovesi, si leggeranno ben 9 città capoluogo di provincia e tra queste il blasonato Avellino che ha pure militato per un decennio in serie A. Anche per tale ennesimo ed onorevolissimo trascorso, tra i tanti e prestigiosi ottenuti nel tempo con atleti, tecnici e dirigenti di diverse discipline agonistiche, la nostra cittadina può essere inconfutabilmente (e senza campanilismi) ritenuta la Capitale Sportiva della Piana.

La gloriosa Taurianovese degli anni 50. In piedi da sinistra: Ambanelli, Corica, Paci, Nava, Guerci, Morani, Fucà; Accosciati: Delfino, Zema, Girardi, Arabia


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Emeroteca dr. Diego Demaio - Fotoriproduzioni Gaetano Aveta.


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Il M° Mantella ha terminato i lavori di restauro dell’Effigie

di Domenico De Angelis

Restituita ai fedeli l’Effigie del SS. Crocifisso “nero” di Terranova S.M.

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l 27 Aprile U.S. i terranovesi ed i fedeli del SS. Crocifisso di Terranova S.M. hanno vissuto un’intensa ed emozionante giornata. Storica, a dire di molti. Finalmente è stata restituita, dopo il periodo di restauro, l’Effigie del SS. Crocifisso “nero” di Terranova S.M. L’Effigie lignea è stata presentata ufficialmente nel Santuario del SS. Crocifisso. In una chiesa gremita di fedeli, terranovesi e pellegrini, ed alla presenza di autorità civili, militari e religiose, è stato esposto quanto eseguito, per recuperare e preservare la cinquecentesca Effigie. Dopo i saluti iniziali del Presidente del Comitato per i festeggiamenti e parroco di Terranova S.M., P. Pasquale Carnovale, sono intervenuti il Dott. Faustino Nigrelli, Funzionario della Soprintendenza della Calabria, il Dott. Eduardo Lamberti Castronovo, Assessore alla cultura della Prov. di Reggio Calabria, l’Ing. Paolo Martino, Direttore per i beni ecclesiastici della Diocesi di Oppido-Palmi, ed un emozionato Arch. Salvatore Foti, Sindaco di Terranova S.M. La parte centrale è stata riservata all’esposizione del M° Giuseppe Mantella, restauratore di riconosciuta fama internazionale. Lo stesso, ha potuto spiegare, con dovizia di particolari, quanto è stato fatto nei mesi di complesso ed intenso lavoro. Tutte le operazioni, sono state eseguite presso apposito box costruito all’interno del Santuario. Le sorprendenti scoperte sono state tutte esposte, ricostruendo scientificamente ogni passaggio. “L’elevato valore artistico e di culto – premette Mantella – ci obbligava a procedere con calma, pazienza certosina e precisione”. Molte e differenti sono state le fasi di lavoro, ma tutte curate a dovere. Le scoperte si susseguivano, così come lo stupore e la meraviglia di un capolavoro ancora tutto da scoprire. I vari interventi che nei secoli si sono resi necessari, avevano nascosto la precisione anatomica dell’opera originale. Quello che Mantel-

la ha fatto è stato rimuovere quanto nei secoli aggiunto e restituire un’Effigie così come pensata dall’artista originario, di cui, per ora, non si conosce il nome. Molte leggende si sono potute superare e molta scientificità aggiungere in un cammino appena iniziato – questa l’impressione – alla scoperta di un capolavoro di fede ed arte. Il Cristo, oggi, si presenta ai fedeli con una rinnovata e struggente bellezza, capace di calamitare a sé tutte le genti. Si può dire che il Crocifisso si è rinnovato tornando all’origine. Percorso che ogni fedele dovrebbe intraprendere per riscoprire la bellezza e l’originalità dell’origine. Alla conclusione dell’in-

tervento, tutti i presenti hanno tributato al M° Mantella un sonoro e visivo apprezzamento per quanto operato. Una vera standing ovation. Tutti in piedi ad applaudire un uomo capace di restituire l’Effigie ai fedeli così com’era originariamente. Successivamente, S.E. Mons. Francesco Milito, vescovo della

Diocesi di Oppido-Palmi, ha voluto offrire un’esposizione teologica accanto a quella artistica. Invitando tutti i fedeli a vedere Gesù con occhi materni, come la Madonna. Solo tale sguardo è capace di restituire la piena sofferenza del Cristo e accedere al mistero. Proseguendo nella sua esposizione, l’Ordinario, da storico esperto, ha offerto alla riflessione un particolare accostamento di parole che non dovrebbe essere trascurato per la futura ricerca. Un ossimoro. Infatti – chiede Mons. Milito – perché l’Effigie è stata portata allora in un edificio chiamato “Chiesa” indicata come della “Giudecca”? Un interessante itinerario di ricerca che, se colto nella sua vera essenza, è capace di svelare una storia davvero interessante intorno al glorioso passato di Terranova. Al termine dell’esposizione, una S. Messa ha preceduto la benedizione della miracolosa Effigie, riposta nella pala d’altare maggiore. Molte sono le cure, gli accorgimenti e le attenzioni che tutti i fedeli devono avere nei riguardi del Crocifisso “nero” di Terranova. Nell’occasione, inoltre, è stato anticipato che sarà organizzato un convegno internazionale di studi, affinché venga approfondito tutto il fascino della straordinaria Effigie del SS. Crocifisso. La calamitante e struggente bellezza del Cristo, ha continuato, nei giorni a seguire (ed ancora oggi) ad attirare a sé i devoti della Piana, e non solo. Si ricorda che i festeggiamenti in onore del SS. Crocifisso si sono svolti, come da tradizione il 2 e 3 maggio, mentre la processione per le vie del paese è stata posticipata, eccezionalmente (causa condizioni metereologiche avverse), il 6 maggio. Nonostante l’obbligato cambio di programma, i presenti alla funzione liturgica ed alla successiva processione sono stati tanti. Tutto si è svolto nella massima regolarità e le nuove direttive sulle processioni sono state assorbite dal popolo terranovese con estrema serietà e devozione.


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di Lucia Treccasi

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Domenico Mazzullo: un artista che ha plasmato la bellezza nell’arte

l 29 Aprile è una data importante per Oppido Mamertina, poiché in questo giorno, per un bizzarro e armonico percorso ciclico della sorte viene alla luce e si spegne uno dei più poliedrici artisti oppidesi: Domenico Mazzullo. Il Maestro, in maniera quasi profetica, ripeteva spesso ai suoi familiari, che sarebbe morto il giorno della sua nascita. Il suo presagio si è avverato. Infatti, il 29 Aprile 1981 Domenico Mazzullo è morto, ma il suo genio artistico è ancora vivo grazie all’eredità delle sue pregiate opere che esprimono pienamente il suo talento e la sua versatilità. In occasione del XXXV an-

viste e immagini», che ha ricostruito la vita dell’artista ed è stato realizzato da Emiliano Chillico. Le interviste ad dottor Bruno Demasi e al signor Vincenzo Zappia, che hanno avuto l’onore di conoscere il Maestro Domenico Mazzullo, hanno fornito con i loro ricordi e aneddoti una fondamentale testimonianza storica. La riproduzione del documentario ha introdotto la conferenza stampa destinata alla presentazione del laboratorio sperimentale di cinematografia «Mazzullo, la casa della bellezza», un film dedicato alla figura di Domenico Mazzullo che ha l’obiettivo di contestualizzare storicamente la figura dell’artista

niversario della morte dell’artista oppidese, l’Associazione Culturale “Mazzullo Opere d’Arte” il 29 Aprile 2016 ha organizzato ad Oppido Mamertina, paese natio di Domenico Mazzullo, una serie di celebrazioni atte a commemorare la figura di un uomo che ha fornito con le sue opere un contributo sublime all’arte del Novecento. Il “Convegno in memoria di Domenico Mazzullo”, che si è svolto presso il Cinema Teatro di Oppido Mamertina, ha aperto la giornata. Durante questo incontro è stato proiettato il documentario «Memorie di Mazzullo, inter-

oppidese ma soprattutto descrivere e onorare la sua particolare personalità. Domenico Mazzullo è stato un uomo che con la sua arte ha modellato la forma in materia realizzando dei capolavori leggendari. Il progetto cinematografico è stato realizzato a più mani: Mariano Mazzullo, nipote di Domenico Mazzullo, ha scritto la sceneggiatura e ha anche prodotto il film. La regia è stata curata da Emiliano Chillico, responsabile delle riprese e del montaggio, e da Walter Cordopatri, l’attore protagonista che interpreta il ruolo del maestro Mazzullo. La

sceneggiatura ripercorre i momenti salienti della vita dell’artista oppidese: l’amicizia con il maestro Vincenzo Ierace, il rapporto con Alfonso Frangipane, il legame con Francesco Musicò. Il film descrive anche dei momenti intimi, come il parto, in cui Francesca Pignataro, interpretata da Marilena Luccisano, ha dato alla luce Domenico Mazzullo. Alessia Aloi ha moderato i diversi relatori che si sono succeduti durante l’incontro: Mariano Mazzullo, Walter Cordopatri ed Emiliano Chillico hanno illustrato al pubblico presente la nascita e gli aspetti che hanno portato alla realizzazione del film. Questo prodotto cinematografico, nato dal basso, verrà proiettato nelle sale cinematografiche della Piana di Gioia Tauro e probabilmente verrà presentato al “Calabria Film Festival”, con l’ambizione di approdare in numerose sale cinematografiche italiane. I Sindaci di Rizziconi, Palmi, Cittanova, Terranova Sappo Minulio, Polistena, Cinquefrondi, Gioia Tauro, hanno partecipato al convegno e hanno espresso i loro apprezzamenti per l’onorevole artista oppidese e l’efficace operato dell’Associazione “Mazzullo Opere d’Arte”. All’incontro era presente anche S.E.Rev.ma Mons. Francesco Milito, Vescovo di Oppido Mamertina – Palmi, che è stato omaggiato di una copia della sceneggiatura del film «Mazzullo, la casa della bellezza», offerta da Mariano Mazzullo, Presidente dell’Associazione “Mazzullo Opere d’Arte”. Le celebrazioni sono proseguite nella Chiesa “San Nicola extra moenia”, in cui è stata celebrata una messa in suffragio di Domenico Mazzullo. In seguito, in Corso Vittorio Emanuele 45, nella casa in cui Domenico Mazzullo ha vissuto dal 1968 al 1981, è stata inaugurata la targa commemorativa in onore dell’artista oppidese, che è stata composta da Antonio Roselli e offerta dall’Amministrazione Comunale di Oppido Mamertina.


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Accolta nella Diocesi di Oppido M. - Palmi

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La Vergine di Fatima benedetta dal Papa

l 13 Maggio 2016 si è svolta a Oppido Mamertina una veglia Mariana per celebrare la consegna della Statua della Madonna di Fatima alla Cattedrale per la Peregrinatio nell’Anno mariano 2016 - 2017. Una funzione che ha avuto un duplice scopo commemorativo: ricordare il giorno della Prima apparizione della Beata Vergine ai tre pastorelli, Lucia, Francesco e Giacinta, avvenuta a Cova di Iria il 13 Maggio 1916 e celebrare il IV anniversario dell’Ordinazione episcopale di S. E. Mons. Francesco Milito come Vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina - Palmi (13 Maggio 2012). La Vergine è stata accolta dal popolo diocesano sul sagrato della Cattedrale, in cui è stata rievocata l’ambientazione delle apparizioni di Fatima ed è stata recitata la prima decina del Santo Rosario del 1° Mistero Gaudioso. La statua della Madonna di Fatima è stata portata a spalla dai Cavalieri dell’Ordine del Santo Sepolcro e dai Seminaristi della Diocesi al Pontificio Seminario Teologico Regionale “San Pio

X” di Catanzaro. La celebrazione mariana è stata officiata dalla lettura di alcuni brani del Vangelo, alternati da diversi canti dedicati alla Beata Vergine. Sono stati anche rievocati dei brani tratti dalle “Memorie di Suor Lucia”, in cui vengono riportate le apparizioni dell’Angelo a Lucia, Giacinta e Francesco. In seguito, il Vescovo ha elevato al Signore una preghiera per ottenere il perdono della misericordia. Durante la funzione religiosa, sono stati consegnati venti mattoni, rinchiusi nella Porta Santa della Basilica Papale in Vaticano al termine del grande Giubileo dell’Anno 2000 indetto da S. S. Giovanni Paolo II ed estratti in occasione dell’apertura della medesima Porta compiuta dl Santo Padre Francesco all’inizio dell’Anno della Misericordia 2015 - 2016. I mattoni sono stati offerti dalla Fabbrica di San Pietro in Vaticano e sono stati consegnati da S. E. Mons. Francesco Milito alle Chiese Giubilari, Chiese di particolare affluenza e ai luoghi significativi della Diocesi di Oppido Mamertina - Palmi. La statua della Madonna di Fatima

di Lucia Treccasi

è stata benedetta mercoledì 11 Maggio da Papa Francesco al termine dell’Udienza Generale, in occasione del “Pellegrinaggio Diocesano” a Roma per l’Anno Giubilare di S. E. Mons. Francesco Milito e di una delegazione della Diocesi di Oppido Mamertina - Palmi, composta da un gruppo di sacerdoti e dai componenti dell’Associazione “Kairos” di Gioia Tauro. «Saluto i pellegrini di lingua italiana, rivolgendo un particolare benvenuto ai fedeli della Diocesi Oppido Mamertina - Palmi, accompagnati dal Vescovo Mons. Francesco Milito […] Auspico di cuore che il vostro pellegrinaggio giubilare vi rinsaldi nell’adesione a Cristo e nei vostri generosi propositi di testimonianza cristiana», con queste parole il Santo Padre ha benedetto i pellegrini. La Vergine di Fatima rimarrà esposta nella Cattedrale di Oppido Mamertina per l’intero mese di maggio per essere venerata dai fedeli. In seguito, rimarrà nella cittadina oppidese e nel mese di Ottobre farà il giro di tutte le Parrocchie della Diocesi di Oppido Mamertina - Palmi.


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Conclusa a San Giorgio Morgeto la IV Edizione della kermesse di Francesca Agostino

“UNA ROSA, UN LIBRO”: il resoconto

Scuole, istituzioni, autori ed editori riuniti nella tre giorni interamente dedicata al libro e alla lettura

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nche quest’anno San Giorgio Morgeto si è fatta pervadere dal profumo inebriante dei libri e delle rose, aderendo nella data del 23 di Aprile (festa patronale dell’antico borgo italico), alla Giornata mondiale del Libro, sotto l’egida e con il prestigioso patrocino dell’UNESCO. L’evento giunto ormai alla sua IV edizione ha visto la partecipazione di diverse scuole con la presenza di centinaia di studenti. Numerose attività culturali, a partire dalla ormai tradizionale GRANDE fiera del libro e dell’editoria, alle presentazioni degli autori partecipanti, all’esposizioni artistiche ed artigianali sino al concorso scolastico ispirato ai temi della pace e della coesistenza pacifica tra i popoli. In apertura, l’autore reggino Nicola Casile ha presentato al pubblico la propria opera, Diario di Un TrekKing sul Sentiero del Brigante, edita da Kaleidon casa editrice essa stessa presente in fiera grazie alla partecipazione del noto ed appassionato editore, Roberto Arilotta che aderisce alla Giornata del libro di San Giorgio sin dalla prima edizione. La Giornata Mondiale del libro ha voluto proporsi quest’anno proprio come una vetrina per questa grande tematica ed opportunità per la Calabria (il Sentiero del Brigante), emersa grazie al costante lavoro di escursionismo, ricerca e tutela del territorio portato avanti da molti anni dall’associazione “G.E.A.” di Reggio Calabria: presentato proprio nel volume di Casile. La valorizzazione dell’itinerario è stata già avviata da tempo e portata avanti dalle istituzioni scolastiche territoriali, che a tal fine hanno costituito una rete di scuole, denominata “Il Sentiero del Brigante: da itinerario per escursionisti a occasione di crescita sociale ed economica” per la promozione del Percorso del Brigante, itinerario culturale montano che è divenuto oggetto, in questi anni, di numerose iniziative sia scolastiche che istituzionali, costituendo un’importante opportunità di studio, osservazione e conoscenza del territorio nell’intento di invitare i giovani studenti, in un’autentica tensione antropologica ed orientata alla conoscenza, alla riscoperta della propria identità civica. Il Comune di San Giorgio Morgeto ha recentemente istituito una filiera intercomunale che comprende oltre 18 comuni

attraversati dal percorso, per promuovere il percorso quale “itinerario culturale europeo” dal Consiglio d’Europa. Hanno partecipato a questo importante momento il Sindaco Carlo Cleri del Comune di San Giorgio Morgeto, il Sindaco di Cittanova Francesco Cosentino, l’Assessore alle politiche sociali del Comune di Aosta Marco Sorbara e la Dirigente Scolastica del Liceo Statale Rechichi Francesca Maria Morabito. Molto significativa la mostra fotografica, svoltasi presso la Biblioteca Comunale e denominata “Gli studenti del Liceo Rechichi di Polistena raccontano il Sentiero del Brigante”, curata dal Prof. Staltari. Importantissimo inoltre il contributo del Prof. Ferdinando Giovinazzo dell’I.S.S. Liceo “Gerace” di Cittanova, che oltre a guidare gli studenti e accompagnarli a piedi sino all’antico borgo di San Giorgio, ha partecipato attivamente all’organizzazione dell’evento, anche con un emozionante incontro letterario, svoltosi nel pomeriggio, intorno alla raccolta di poesie “Brandelli di un Sogno”, alla presenza dell’editore Domenico Laruffa e del Prof. Arcangelo Audino. Gli studenti, nel corso dell’incontro, hanno rivolto al Poeta domande, interrogativi e riflessioni sul significato più intimo delle poesie, dense di contenuto semantico, perché capaci di stimolare gli interrogativi universali intorno al senso della vita e dell’esistenza e registrando così un alto momento di cultura e civiltà. Molto emozionante inoltre l’intervento di diversi studenti del Liceo Rechichi, (Antonella Napoli VA SU, Francesca Napoli IV DES, Anna Seminara e Giuseppe Laganà VB SU), che hanno raccontato al pubblico le loro esperienze escursionistiche sul Sentiero del Brigante nell’ambito del Progetto provinciale in rete che il Liceo Rechichi sta realizzando assieme a: L’IIS “V. Gerace” di Cittanova, l’IIS F. La Cava Di Bovalino, l’ITIS Panella di RC. Gli stessi studenti, alla fine della manifestazione della mattinata, hanno commemorato il loro amato Prof. José Formica, prematuramente scomparso nei giorni scorsi, recitando delle poesie sulla Resistenza del padre Domenico Formica, Partigiano. Ad allietare l’evento, l’Orchestra del laboratorio del Liceo Musicale Rechichi di Cinquefrondi, magistralmente diretta dal Maestro Bru-

no Zema con musiche di Béla Bartók e di James Barnes. Sono poi seguite le premiazioni delle scolaresche vincitrici del Concorso e delle presentazioni dei numerosi autori presenti alla manifestazione, alla prestigiosa presenza dell’Assessore regionale alla Scuola, lavoro e welfare Federica Roccisano, che ha partecipato con grande sensibilità ad uno dei momenti più importanti della manifestazione, insieme al Sindaco Carlo Cleri, dell’affermata scrittrice Marzia Matalone, dell’Assessore alle politiche sociali del Comune di Aosta, Marco Sorbara, della giovane Dottoressa Maria Stella Giovinazzo e del Vicesindaco di San Giorgio Morgeto, Andrea Carpentiere. I bambini hanno partecipato attivamente alla giornata con un concorso scolastico ispirato al tema “Promuoviamo la pace attraverso i libri”. Infine è stato presentato il neo-costituito Comitato Italiano Giovani UNESCO per la Regione Calabria, di cui era presente una delegazione composta, oltre che da Francesca Agostino, promotrice dell’evento, anche da Claudia Ventura (rappresentante regionale) e Giusy Cassalia, mentre gli autori presenti in fiera hanno potuto presentare al pubblico le loro opere nel corso della sessione ad essi riservata, denominata “Incontri d’autore”. Gli autori presenti, oltre alla giovane scrittrice Marzia Matalone, sono stati: Michele Caccamo, Giuseppe Nicolò, il giovane e talentuoso poeta Rocco Polistena, le autrici sangiorgesi Antonella Ferraro e Brigida Berlingeri, il dott. Antonino Catananti Teramo. Hanno partecipato attivamente, come ogni anno, in qualità di autori ed editori i giornalisti, del Corriere della Piana, Filomena Scarpati, Francesco Di Masi e Luigi Ottavio Cordova, consapevoli sin dall’inizio dell’importanza dell’iniziativa per la crescita culturale della gloriosa civiltà calabrese.


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III PARTE

L’Africa che insegna la fratellanza

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a Tanzania mi ha fatto ammirare dei paesaggi e delle scene di vita quotidiana indescrivibili con le parole. Infatti sono dal parere che per raccontare un paesaggio bisogna vederlo, per capire l’emozione che suscita il sorriso di un bambino che riceve una caramella bisogna che esso sia rivolto a te. Ma come fanno gli africani a considerarsi tutti fratelli credo che sia un concetto facilmente trascrivibile. Pertanto inizio a farvi capire come anche andando lontano ci si può sentire a casa, come si può passeggiare per le vie di un immenso mercato e guardare la gente che pur avendo la pelle di un altro colore ti fa sentire tuo fratello; e lo fa con gioia, senza doppio fine. Lo fa perché la sua indole è quella di amare la vita e, se in mano hanno solo un pezzo di pane lo divide per condividerlo con te. Ho ammirato profondamente questo loro modo di condividere e di vivere con spontaneità e senza vergogna, perché tanto siamo tutti fratelli. Durante la mia prima settimana a Tumaini ebbi modo di vedere i bambini giocare; essi fecero un gioco che mi colpì particolarmente: a cerchio tutti i bambini ruotano mentre uno sta al centro, quest’ultimo finge di piangere e tutti gli altri cantando gli chiedono perché piangi, perché piangi? E lui risponde dicendo perché ho perso il fratello perche ho perso la sorella. Così il cerchio di bambini replica sono io tua sorella sono io tuo fratello. Da quel momento il bambino non sarà più solo dentro al cerchio ma avrà un fratello con cui ballare e

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cantare insieme. La naturalezza con la quale i bambini concepiscono il loro compagno di giochi come fratello è stata per me disarmante. Ma perché sentirsi particolarmente colpiti di fronte a qualcosa che hai sempre creduto e predicato come la fratellanza? Sicuramente ho provato uno strano sentimento perché la vera fratellanza io non l’ho mai avvertita. Da piccola non avevo mai pensato che il compagno di giochi si potesse considerare come un fratello ma piuttosto un amico come un altro. E non è una questione di appellativi ma di sentimenti; di fatti concreti e di modi di rapportarsi pensando all’altro. La fratellanza è un sentimento che bisogna vivere, non si impara e non s’insegna; si vive dentro il cuore e basta. In Africa la fratellanza si concretizza spesso con lunghi saluti, con parole e gesti, con la condivisione del tempo, dello spazio e del cibo. Con rammarico ammetto che, i primi mesi in Tanzania, tutti questi comportamenti e sentimenti di fraternità erano per me come un’invasione al mio spazio vitale quotidiano. Mi è capitato spesso di essere tempestata di domande del tipo da dove vieni, che fai, da quanto tempo sei qui, dove sei diretta e quant’altro interrogativi replicati da un perfetto sconosciuto incontrato sul daladala (autobus). Mi è capitato anche di sentirmi dire dalla gente del villaggio, vedendomi uscire, dove vai, con chi vai e perché vai lì. Tutte quelle volte ho persino pensato questi sono peggio della mia gente; i meridionali, che vogliono sapere tutto di tutti per curiosità, per invidia o per chiacchiere. Ho impie-

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gato un pò, invece, per capire che loro non vogliono fare pettegolezzi vogliono sapere della tua vita unicamente perché ti considerano parte della comunità; un fratello. Ebbene quelle domande non erano altro che interrogativi guidate dal forte sentimento di familiarità. Semplicemente era la fratellanza materializzata in parole; un’incantevole modo per sentire l’altro un confratello, un vicino e nel mio caso uno di loro seppur “mzungu” (in lingua swahili uomo dalla pelle bianca). Questo senso di fraternità con il passare dei mesi mi ha fatto sentire a casa. Il modo che hanno loro di concepire quello che per noi è l’Altro mi ha fatto capire che siamo realmente tutti figli della medesima madre: la terra.


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Vladimir Sergeevič Solov’ëv 28 gennaio 1853, Mosca, 13 agosto 1900, Uzkoe, Mosca

di Pasquale Puntillo Diacono

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Un Profeta inascoltato . . . ma attuale

olti di noi rimangono sgomenti davanti ai tragici avvenimenti di questi ultimi anni (terrorismo, guerre, crisi economica, dissolutezza etica e morale, crollo dei valori) tanto da sembrare a molti che si stia realizzando la profezia dell’Apocalisse, cioè l’avvento del falso Profeta che prelude la venuta dell’Anticristo. I drammatici avvenimenti, che ogni giorno, in un crescendo sempre più incalzante, sbriciolano le nostre sicurezze e annichiliscono le nostre certezze, vengono amplificati dai potenti Mass Media, controllati da una ristretta oligarchia massonica-finanziaria, che ci bombardano quotidianamente cercando di annichilire la fede e i valori fondati e costruiti sulle radici cristiane in duemila anni, per imporci una nuova “morale” fondata sul relativismo, sulla filantropia fine a se stessa e su un finto buonismo. Questa“morale” mira ad annientare dalle fondamenta l’etica cristiana a partire dalla famiglia, per sostituirla con i presunti valori della nuova civiltà che orgogliosamente mette in soffitta Dio, relegandolo al più ad un’ esperienza personale, e a costruire l’universalismo del mondo nuovo, fondato sul dio denaro, sull’idolatria dell’uomo, e sull’esaltazione dei suoi istinti più bassi e delle sue perversioni elevati a diritti. Come difenderci da questo bombardamento? Davanti a tanto smarrimento che ci priva di punti di riferimento certi e forti, oggi più che mai ritornano di attualità alcuni grandi pensatori del Novecento come: Benson, Newman, Guardini, Solov’ev. E proprio Solov’ev, col suo “I Tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo” offre uno spunto significativo di riflessione per noi uomini del XXI secolo. Chi è l’Anticristo? O meglio, come si manifesterà? Sconcertante è la risposta di Solov’ev: “ non aspettatevi una creatura mostruosa pronta a diffondere un clima di terrore e gettare l’umanità nell’angoscia di una fine orribile e imminente da film dell’orrore hollywoodiano.” Si sottovaluta l’intelligenza satanica se ci si aspetta una così facile e scontata apparizione. In realtà, dice Solov’ev, l’Anticristo apparirà nelle vesti subdole del pacifista, del filantropo, del vegetariano, dell’amico di tutti e del dialogante ad oltranza, del difensore dei diritti delle minoranze discriminate. In una sola parola: l’Anticristo sarà buonista, tollerante e comprensivo! Agli uomini e in modo speciale ai cristiani del XXI secolo la “fabula” teologica di Solov’ev manifesta tutta la sua stringente attualità e fornisce un formidabile tema di meditazione. L’auspicio è che anche il mondo culturale cattolico (se esiste ancora) sappia davvero comprendere le drammatiche conseguenze del quadro prospettato da Solov’ev. Il profetico pensatore russo individua nel “politicamente corretto” e in un atteggiamento ideologico di stampo “umanitario filantropico ” la più diretta emanazione di un’intelligenza diabolica. In poche parole: il relativismo è la maschera del vero e proprio Male Assoluto. Fare prediche filantropiche, tolleranti, dimostrarsi aperto e accogliente di ogni aspirazione civile con

tutti e in nome di una presunta superiore civiltà, elevare a diritti:« il divorzio, l’aborto, le coppie di fatto, l’utero in affitto, la teoria gender e persino l’eutanasia» attira i plausi dei grandi media, un facile seguito tra le masse, di fatto scristianizzate, che abbandonata la sana dottrina si nutrono al nuovo catechismo di “mamma TV”, e come una lunga fila di formiche vanno dietro a una nuova insegna che ha come motto”tutto è possibile all’uomo”, come scrisse il Sommo Poeta: «E io, che riguardai, vidi una ’nsegna che girando correva tanto ratta, che d’ogne posa mi parea indegna; e dietro le venìa sì


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lunga tratta di gente, ch’i’ non averei creduto che morte tanta n’avesse disfatta»(Canto III vv 52-57). Commentando le tentazioni del Signore, nel primo tomo del suo monumentale” Gesu’ di Nazaret”, Benedetto XVI scrive: «Il tentatore non è così rozzo da proporci direttamente di adorare il diavolo. Ci propone soltanto di deciderci per ciò che è razionale, per la priorità di un mondo organizzato e pianificato, in cui Dio, come questione privata può avere un suo posto, ma non deve interferire nei nostri propositi essenziali. Solov’ev attribuisce all’Anticristo un libro,” La via aperta alla pace e al benessere del mondo”, che diventa per così dire la nuova Bibbia e ha come contenuto essenziale l’adorazione del benessere e della pianificazione razionale»(“Gesù di Nazaret” Tomo I, Ed. Rizzoli). Quei “valori comuni”(umanitarismo, buonismo, conformismo, accettazione di ogni diversità etica, morale e sessuale etc…….) che il mondo vuole imporre alla Chiesa mirano alla distruzione dei “principi non negoziabili”, quei principi che sono comuni a tutti gli uomini perché rammentano il primato unico e assoluto di Dio, essendo Egli il padrone unico della vita e della morte. Il Cardinale Giacomo Biffi, di venerata memoria, predicando gli esercizi spirituali quaresimali al Papa e alla Curia romana nel Febbraio del 2007 ci ammoniva:«L’insegnamento lasciatoci dal grande pensatore russo è che

il Cristianesimo non può essere ridotto ad un insieme di valori. Al centro dell’essere cristiani c’è infatti l’incontro personale con Gesù Cristo». E Paolo VI nel 1977 scriveva: «C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede…Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge per quanto piccolo esso sia». Riusciranno i cristiani del nostro tempo a smascherare questa perversione inaudita, che trasforma il cristianesimo in un cumulo di slogan mielosi e che pretende di trasformare la Chiesa in una ONG planetaria? Solov’ev scrisse che «incalzati dall’Anticristo, piccoli gruppetti di cattolici, ortodossi e protestanti risponderanno all’Anticristo: «Grande sovrano! Quello che noi abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui Stesso e tutto ciò che viene da Lui, giacché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità. Da te, o sovrano, noi siamo pronti a ricevere ogni bene, ma soltanto se nella tua mano generosa noi possiamo riconoscere la santa mano di Cristo. E alla tua domanda

che puoi tu fare per noi, eccoti la nostra precisa risposta: confessa, qui ora davanti a noi, Gesù Cristo Figlio di Dio che si è incarnato, che è resuscitato e che verrà di nuovo; confessalo e noi ti accoglieremo con amore, come il vero precursore del suo secondo glorioso avvento». Infatti il cristianesimo senza Cristo e senza la buona notizia di una reale e personale risurrezione “è la stessa cosa di uno spazio vuoto, di un semplice buco, praticato nell’acqua” e un pestare l’aria. In conclusione, a me pare che anche e soprattutto oggi siamo alle prese con la cultura della pura e semplice “apertura”, della libertà senza contenuti, del niente esistenziale. Questo è il più grande dramma del nostro tempo. Ma il dramma si tramuta in tragedia e diventa ancora più grande quando a questo “niente”, a queste “aperture”, a questi “buchi” si attribuisce, per “amore” di dialogo ad ogni costo, qualche approssimativa e ingannevole etichetta cristiana condita di presunta carità evangelica. Fuori di Cristo – persona concreta, realtà viva, avvenimento – c’è solo il “vuoto” dell’uomo e la sua disperazione. In Cristo, che è l’immagine del Padre, l’uomo trova la sua pienezza e la sua sola speranza. Sapranno i cristiani del nostro tempo ridotti a piccolo gregge, sempre più emarginati e ininfluenti dare la stessa risposta? Rimane lo sconvolgente interrogativo: «Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» (Lc 18, 8). 

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di Salvatore La Rocca

Liliana Firu Lenuta Ci sono cose che il destino vuole a tutti i costi. È inutile che ragione e virtù, doveri e santi principi d’ogni sorta, gli attraversino la strada: bisogna che avvenga ciò che a lui sembra giusto, a noi ingiusto; e riesce a imporsi, comunque noi ci si muova. (Goethe)

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i sono svolti a Candidoni, dov’era residente sin dal 2009, circondata dai pochi connazionali della zona e dalla piccola comunità parrocchiale, i funerali di Liliana Firu, la giovane donna Rumena che ha voluto porre fine, con gesto estremo, alla sua esistenza in quel di Rosarno, lasciando che la solitudine e l’indifferenza prendessero il sopravvento sulla sua voglia di vivere. Solitudine e mal di vivere, spesso interpretati da angolazione diversa da occhi distratti dall’opportunismo, che fanno sprofondare nell’abbandono, alla mercé del tutto, che l’amplifica fino all’autismo per esistenze già provate dagli eventi della vita e del suo divenire a singhiozzo. Vite che si spengono con il dramma del suicidio, archiviati in fretta dalla legge degli uomini, ma che demandano, invece, il loro fio alla coscienza di ognuno, di quanti si sono girati dall’altra parte, dalle istituzioni che si limitano ai protocolli, alla chiesa sempre più chiusa nei propri saloni, ai servizi sociali sempre freddi e lontani dal calore umano. Sono i protocolli, ormai, a farla da padroni, a cui si demanda, spesso sbrigativamente, il vivere o il morire dei meno abbienti, degli

emarginati, degli invisibili, degli ultimi a cui, paradossalmente, il nostro credo cristiano, riserva sempre un posto in prima fila. Posti difficilmente a cui ambire, in coscienza, che solo dinamiche che non ci è dato sapere, dispensano e a cui non ci si può sottrarre. Malattie alienanti, stampate a chiare lettere sui volti spenti da sguardi nel vuoto, sovente annegati nell’alcool come ultima metà di rifugio, che ogni TSO di buona volontà è atto solo all’eliminazione del “disturbo sociale”, come se otto giorni bastassero a ricostruire un’esistenza, a risollevarla, a placare gli spettri che la deturpano, a colmare le voragini di buio di un’esistenza minata dalla malattia, spesso sconosciuta, finanche agli esperti, diluita nell’alienazione dell’alcolismo che sovrasta e camuffa tutto il resto. Gelide sensazioni di passaggi senza storia, che lasciano attoniti e increduli a come ci si arrende all’indifferenza. E quando tutto sembra inghiottito nell’oblio distaccato, spiragli di “umana pietas” fioriscono nel deserto dell’aridità di questo tempo di secolarizzazione, dove al pensiero collettivo e del bene comune si è sostituito un ferreo individualismo. Con slancio di generosa solidarietà, con estrema discrezione, sono

stati i coniugi Cordì: Raffaele e Ala, a dare dignitosa sepoltura alla giovane donna, al di la dei probabili “sì, però, ma”, che illudono ma non assolvono dall’immobilismo dei critici di turno. Un prosieguo, il loro, di quanto, per oltre sei anni, hanno cercato di mantenere il più stabile possibile il suo precario equilibrio soggetto a dure sbandate. Assunta nella propria azienda agricola, con regolare contratto che gli consentiva di soggiornare regolarmente, con un alloggio a disposizione, con le pazienti ed amichevoli soluzioni alle sue tante peripezie nel corso degli anni. Allora dispongono che tutto sia come deve essere, come fosse un lutto di famiglia, di cui è doveroso farsi carico, pur non essendolo. E così è stato, sin dal suo ingresso in chiesa, quando il piccolo coro della comunità parrocchiale intona il delicatissimo Eccomi Eccomi! Signore io vengo. Eccomi, eccomi! si compia in me la tua volontà.


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Il Volo delle Farfalle

Inaugurazione e interviste

di Caterina Sorbara

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Santa Domenica di Ricadi si è tenuta la cerimonia di inaugurazione de “Il volo delle farfalle”, la prima struttura in Calabria, sia residenziale che semiresidenziale per il trattamento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, di cui l’anoressia e la bulimia. In questa struttura vengono proposti due programmi di cura: - Programma residenziale (per 8-10 ricoveri), dove il paziente beneficerà delle attività diurne e del monitoraggio h 24. - Programma semiresidenziale, dove il paziente beneficerà delle attività diurne del centro. I programmi prevedono: diagnosi, percorso di cura personalizzato e monitoraggio conti-

nuo. Entrambi i programmi prevedono trattamenti intensivi psicologici e nutrizionali, integrati dalla collaborazione dei professionisti presenti nella struttura: psichiatri, psicologi e psicoterapeuti, nutrizionisti ed educatori. Inoltre, saranno presenti: l’endocrinologo, medici, biologi, infermieri e OSS. Durante il periodo di permanenza nella struttura, il paziente seguirà un percorso mirato alla cura dei disturbi, non solo attraverso la semplice scomparsa dei sintomi, ma attraverso la quotidiana costruzione del benessere fisico, psicologico e sociale. Percorso che prevede, oltre alle attività cliniche, individuali e di gruppo, anche attività psicoeducative, come per esempio: corsi di giardinaggio, cucina, musicoterapia, laboratorio grafico-pittorico, teatrale e artistico. La struttura garantisce ai pazienti quiete e privacy. Lo stabile è suddiviso in due piani: al piano terra vi sono collocati reception, sala per la psicoterapia di gruppo, sala da pranzo e cucina. Il primo piano è destinato ai trattamenti residenziali:

vi sono tre camere da due posti letto e due singole. Tutte le camere sono fornite di tutti i confort, inoltre al primo piano si trovano gli studi per i colloqui individuali e con i familiari. Infine c’è un bellissimo giardino. Alla cerimonia di inaugurazione, oltre al Dott. Giuseppe Giogà e tutti i professionisti che opereranno nella struttura, erano presenti le massime autorità civili e militari del luogo. Nel corso della serata il Dott. Roberto Longordo, analista esistenziale, nonché membro dell’equipe della struttura, ci ha gentilmente concesso la seguente intervista: 1) Dottore Longordo, com’è nata l’idea di questo centro? Qualche hanno fa, nel corso della trasmissione condotta da Lino Polimeni “Articolo 21”, è emerso che in Calabria non esisteva un centro residenziale per questi disturbi e, tante erano le richieste. I pazienti erano costretti alle cosiddette ”migrazioni sanitarie”. Quella sera, alla trasmissione era presente il dottore Giuseppe Giogà, ed è nata in lui l’idea di questo centro. 2) Dottore ci vuole spiegare,in breve, che cosa sono l’anoressia e la bulimia? Una volta l’anoressia e la bulimia, venivano chiamati disturbi del comportamento alimentare; oggi il DSM5 li classifica come disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. In realtà questi disturbi, non sono altro che un sintomo che nasconde un disagio più profondo di origine psichica che riguarda l’affermazione di sé stessi, un riconoscimento, una ricerca. 3) Come si può accedere a questa struttura? In realtà è molto semplice: il medico di famiglia compila una ricetta di presunta anoressia o bulimia. Il paziente viene da noi al centro, dove c’è uno psichiatra, il dottore Francesco Cosentino che fa la diagnosi. Con questa diagnosi e la ricetta del medico di famiglia si va all’ASL per farsi autorizzare la permanenza nella struttura. 4) Quanto incidenza c’è oggi per questi disturbi? L’uno per cento di anoressici e il 2 per cento di bulimici. Sono più colpite la ragazze tra i 14 e i 19 anni. Le anoressiche e le bulimiche,

non si rendono conto di avere un disturbo. Le anoressiche non mangiano, sono pelle magrissime, oltre la misura, non hanno il ciclo, ma rimangono attive, perché il corpo produce sostanze eccitanti che le rendono attive. Sono quasi sempre i familiari ad accorgersi e si rivolgono a queste strutture. I familiari vivono di più questo disagio. Vorrei inoltre, ricordare che l’anoressia e la bulimia, sono due facce della stessa medaglia. Massimo Recalcati, dice che non si dovrebbe parlare anoressia-bulimia, perché la bulimia è una deviazione dell’anoressia. L’anoressica non mangia, la bulimica mangia, ma il suo scopo è vomitare, quindi è anoressica. Vede, l’anoressica mangia il vuoto, per la bulimica il cibo è lo strumento che le permette di vomitare. 5) C’è secondo lei un’incidenza dei MassMedia? Innanzitutto dobbiamo dire che sono malattie di una società industrializzata, dove c’è benessere. Infatti nei paesi poveri, questi disturbi non ci sono. Naturalmente i mass-media, fanno la loro parte, perché propongono modelli di donne magrissime e sempre perfette. Vorrei però precisare che le anoressiche sono sempre esistite. Le Sante per esempio non mangiavano per congiungersi a Dio. Il corpo doveva essere annullato. La grande Santa Teresa, diceva alla madre:” Vorrei che voi mi prendeste in considerazione per tutto e non soltanto per il mio corpo. Io non voglio essere accudita ma amata”. Ricordiamo che Santa Teresa si nutriva solo di Ostie. Come di solo Ostie si sono nutrite Alessandrina Maria da Costa e la mistica Teresa Neumann. 6) Quante presenze sono importanti per curare questi disturbi? Quando si vanno a curare questi disturbi, sono importanti tante figure, come per esempio psichiatri, nutrizionisti, biologi, educatori e psicologi. 7) Avete già avuto delle richieste? Si, abbiamo ricevuto tante richieste, almeno in questo campo, in Calabria finiranno le migrazioni sanitarie, perché fino ad oggi molti calabresi si sono rivolti a strutture del Nord Italia.


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Rosarno: Gaetano Spataro instancabile interprete del Dovere Civico

di Gianfranco Sofia

In un libro oltre 20 anni di storia vissuta e raccontata Un condensato di fatti nel fascino di un racconto autobiografico

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crivere un libro potrebbe sembrare la cosa più semplice o anche più difficile in relazione alla capacità dell’autore di costruire una trama che porti dall’antefatto alla conclusione, ma è assolutamente un’impresa vivere quella che potrebbe essere definita un’avventura, saldare i tasselli di un quotidiano impegno, raccoglierne la nutrita documentazione per poi metterla insieme in un ricco volume che possa raccontare agli altri l’incredibile storia di un comune cittadino che della scena è l’interprete principale. Non so se sia più difficile fare che raccontare, ma quel che è certo è che quando la trama del racconto si pone sul costrutto di una serie di sintagmi che costituiscono la ricostruzione di un vissuto, la cosa non è facile in quanto per essere credibili è necessario costruire una base solida le cui fondamenta siano poggiate su fatti reali e documentati, mattoni pieni che sostengono l’opera, nel suo contenuto e nel suo significato, anche di fronte alla spinta dei possibili delatori di turno che, pur non essendo questa la loro finalità, finiscono per dare credito all’antico monito dell’ “anche male purché se ne parli” in quanto, se se ne parla vuol dire che l’opera, nel suo fare è stata fruttuosa e nel suo dire oggi è soli-

damente ancorata a fatti incontrovertibili che hanno lasciato il segno. Chi è Gaetano Spataro, un maestro elementare a riposo che dopo i lunghi anni passati tra i banchi di scuola, quando poteva godersi il frutto del suo lavoro, ha ritenuto che il suo impegno di uomo, di maestro e di cittadino non era terminato. Quel che è più significativo è l’ambito scelto per dare vita al suo impegno, l’intuizione che la stazione ferroviaria potesse costituire il punto di arrivo e di partenza, il baricentro di una evoluzione intorno alla quale Rosarno, e l’intera Piana sino alla Locride, potevano trovare la via di fuga per uscire dal ghetto di un territorio che invece di espandersi si andava sempre più richiudendo in quello spazio angusto, ieri ricco oggi succube di una quotidianità alla quale non si riesce a dare respiro e proiezione, una realtà alla quale neanche il Porto è riuscito a dare vita, un’opera grandiosa che sembra, fra alti e bassi, non riuscire a trovare la sua giusta collocazione e destinata ad intraprendere la strada di un reperto che, colmo di premesse, di speranze e di promesse, andrà ad arricchire l’archeologia di una terra della quale Leonida Repaci nel suo “Quando fu il giorno della Calabria”, sublimando il suo sogno scriveva “Utta a fa jornu c’a notti è fatta”,

si sbrighi a far giorno che la notte è passata. Una notte che contiene già l’albore del giorno”. Ci sperava il poeta palmese, ci speriamo ancora noi, ci ha sperato e ci spera l’autore di un racconto al quale diamo spazio perché sia di esempio e di stimolo a quanti avrebbero potuto e potrebbero ancora fare, ed a tutti coloro i quali, anche se nel loro piccolo, potrebbero versare anche una goccia del loro impegno per formare un mare, e perché sia di sferza a tutti coloro i quali si cimentano nella salita allo scranno ai vari livelli della politica spinti dalla retorica vuota delle parole e mai dalla sostanza dei fatti. Gaetano Spataro è stato ed è l’esempio della coscienza civica, della consapevolezza che ognuno debba fare la sua seppur piccola parte, senza chiedere titoli o prebende ma per sentire nel fondo della propria coscienza la responsabilità di doversi spendere per la propria terra e per coloro che verranno e, soprattutto, l’orgoglio di averlo fatto dando più significato al proprio essere e meno contenuto al loro avere. Leggere questo libro non serve solo a conoscere una storia vera, ma avere una fonte dalla quale apprendere che la vita di ognuno di noi può andare oltre il suo tracciato naturale se non si ferma solo in attesa della “Notte di San Lorenzo”.


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Onore al merito! Conferita al varapodiese Rocco Gatto la “Stella al Merito del Lavoro”

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na gradita sorpresa accolta con piena commozione ed entusiasmo. Ma anche con la consapevolezza di aver sempre lavorato con serietà, raggiungendo eccellenti risultati. Un invito ad una cerimonia molto speciale. Prevista per il 1° Maggio, festa dei lavoratori, nella “Sala del Tricolore” presso la Prefettura di Catanzaro, alla presenza delle massime autorità militari, civili, politiche e religiose della Regione, nonché dei Consoli e dei Maestri del Lavoro anziani Regionali. Una cerimonia pubblica, particolarmente suggestiva ed improntata alla massima solennità. Con tale onorificenza, i lavoratori dipendenti vengono considerati “parte eletta della Nazione”. A Rocco Gatto, Funzionario del Credito Emiliano S.p.A. e Cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, gli è stato fatto recapitare una storica comunicazione. Ha letto quanto segue con la trepidazione che anticipa i grandi momenti. «E’ gradito comunicare che su proposta dell’Onorevole signor Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, il signor Presidente della Repubblica è compiaciuto di conferire alla S.V. la decorazione della Stella al Merito del Lavoro. Nel darle partecipazione la S.V. è invitata alla cerimonia di consegna della predetta decorazione che avrà luogo presso la Prefettura di Catanzaro “Sala del Tricolore”, domenica I° maggio p.v. alle ore 10:00». Firmato, Luisa Latella, Prefetto di Catanzaro. Come se non bastasse, ecco il telegramma del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministro Giuliano Poletti, del 22 Aprile u.s. «Sono lieto di comunicarLe che in qualità di Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ho proposto per Lei il conferimento della “Stella al Merito del Lavoro”, per singolari meriti di perizia, laboriosità e moralità acquisiti durante il corso dell’attività lavorativa. Congratulazioni e Auguri

vivissimi». Di cosa si tratta? Si tratta della più alta onorificenza che la Repubblica Italiana, con Decreto Presidenziale, riconosce ai lavoratori dipendenti che si sono distinti per particolari doti di perizia, laboriosità, iniziativa e condotta morale e civile. Essa viene proposta e assegnata a diverse categorie di lavoratori, che abbiano raggiunto i 50 anni d’età e almeno 25 anni di anzianità lavorativa. Oltre a questi requisiti, tuttavia, vengono vagliate delle caratteristiche meno tangibili, come la capacità di trovare strade innovative, di perfezionare la propria professionalità e i rapporti con il gruppo di lavoro, la gestione delle difficoltà e la risoluzione dei problemi, la tenacia, la disciplina nel lavoro e l’essere di esempio per le generazioni successive. Il tutto viene accertato da un’apposita Commissione nominata e presieduta dal Ministro del Lavoro. La decorazione della Repubblica Italiana è sostenuta anche dalla Federazione Maestri del Lavoro d’Italia, fondata nel 1954, ente che s’impegna nella promozione d'attività di solidarietà sociale, civile e culturale. Inoltre, questa onorificenza è anche un importante riconoscimento pubblico per le aziende e per la loro capacità di valorizzare i talenti personali, lo spirito innovativo e l’inventiva dei dipendenti. Con il riconoscimento di tali valori, il Prefetto Luisa Latella, ha consegnato la “Stella” a Rocco Gatto e ad altri 32 nuovi “Maestri del Lavoro della Calabria”. Aprendo la cerimonia, inoltre, ha voluto porre l’accento sull’alto merito dell’onorificenza conferita, evidenziandone il positivo esempio di chi ha onorato il lavoro, richiamando il significato di tale benemerenza conferita con decreto del Presidente della Repubblica. Il Console Regionale della Federazione dei Maestri del Lavoro, Giuseppe Mario Lombardo, ha concluso gli interventi porgendo il proprio saluto ai nuovi insigniti e rimarcando come il loro compito diviene

di Domenico De Angelis

ora quello di vivere appieno il significato di questa decorazione e d’insegnare agli altri, tramite il proprio esempio, la propria azione, la difficile arte di utilizzare al meglio le ricchezze personali, per il perfezionamento del singolo individuo come della collettività. Chiamati a consegnare la prestigiosa onorificenza al Dott. Gatto, sono stati il Dott. Palmiro Buonaiuto, Capo Mercato Calabria del Credito Emiliano S.p.A. ed il Sindaco di Varapodio, Dott. Orlando Fazzolari. Le parole del Dott. Gatto, sono state lo specchio dell’emozione provata quel giorno: «È un momento di particolare emozione ma anche di grande orgoglio per il riconoscimento dei sacrifici del lavoro e dei traguardi raggiunti. Sento, inoltre, di dover condividere questo risultato con la

mia famiglia che mi è stata sempre vicina, la mia azienda, che ha sempre creduto in me, ed i colleghi con cui lavoro ogni giorno da più di trent’anni». Onore al merito dunque. Il varapodiese Gatto, con questa onorificenza, dà lustro non solo all’azienda nella quale lavora, ma all’intera Città di Varapodio.


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Panoramica (Foto Francesco Del Grande - Ripr. vietata)

di Luigi O. Cordova

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(Foto Francesco Del Grande - Ripr. vietata)

Genio leonardesco e Disturbi dello Spettro Autistico

Francesco Del Grande e le macchine leonardesche

antissime luci blu hanno illuminato in tutto il mondo case e sedi istituzionali per esprimere solidarietà e ancor di più la consapevolezza che tutti insieme si possa aiutare ad uscire dal tunnel i tanti, troppi soggetti vittime di autismo. Dal 2007 l’ONU ha individuato nel 2 Aprile la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sul tema dei Disturbi dello Spettro Autistico: illuminando di blu i principali edifici delle città. Un colore enigmatico il blu che richiama il senso di sicurezza e il bisogno di conoscenza: sicurezza non solo come possibilità di poter condurre un’esistenza libera e allo stesso tempo protetta, sia per le persone autistiche che per i loro familiari, ma anche come “sicurezza del futuro” per gestire l’incubo del cosiddetto “dopo di noi”. Conoscenza vuol dire promuovere la consa-

Nave a pale (Foto Francesco Del Grande - Ripr. vietata)

Argano trasportabile con gru di ripresa

pevolezza dei cittadini perchè sappiano come comportarsi con un autistico, ma anche promuovere la ricerca scientifica sulle cause di questo disturbo ancora sconosciute. A Reggio Calabria, grazie alla sensibilità delle Istituzioni Regionali, Provinciali e Comunali; dell’Accademia di Belle Arti; del MIUR Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria e di diverse Associazioni e Ordini Professionali, l’ASD INTORNO A ME MILLE COLORI - ATTIVITA’ SPORTIVE TERAPEUTICHE E RIABILITATIVE ha organizzato “Il filo diretto tra Genio e Disturbi dello Spettro Autistico in Leonardo Da Vinci”. Una mostra espositiva di prototipi tratti dai disegni dei Codici di Leonardo Da Vinci realizzati dall’artista Francesco Del Grande - dal 2 al 30 Aprile 2016: sede della rassegna il Castello Aragonese, da poco restaurato dopo anni di lavori e riconsegnato alla città. Protagonista lo scenario del-

Tamburo meccanico (Foto Francesco Del Grande - Ripr. vietata)

le luci blu per sottolineare l’importanza della tematica dell’autismo e di tutti gli aspetti intrinseci ad essa collegati. Il genio leonardesco nella proposta curata da Francesco Del Grande, pittore, fotografo e artista a tutto tondo, autore anche di un volumetto di liriche, ha illuminato d’immenso le sale - che già esse da solo richiamano la possanza e la maestosità del pensiero medievale alla base delle arcane arti dei muratori che costruivano manieri e cattedrali. L’esposizione di prototipi ispirati ai disegni dei codici del “genio del Rinascimento” e agli ingegneri “pre-leonardiani”, accompagnata dalle splendide opere di Sara Sebastianis, hanno restituito ai visitatori una “via”, un canale “altro”, ricordandoci che l’autismo è anche un mondo che comunica in maniera potente muovendosi su percorsi alternativi come l’arte e l’immagine! Leonardo e la Sindrome di Asperger; il genio e i Disturbi dello

Ponte mobile (Foto Francesco Del Grande - Ripr. vietata)


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Macchina per filare (Foto Francesco Del Grande - Ripr. vietata)

Mulino a ricircolo

(Foto Francesco Del Grande - Ripr. vietata)

Arte al servizio della consapevolezza sulla via della inclusività

Doppia gru girevole

(Foto Francesco Del Grande - Ripr. vietata)

Spettro Autistico: un “Il filo diretto” da cui parte il progetto protrattosi per tutto il mese di Aprile. Solo un parallelo affascinante? L’ennesimo tentativo di accomunare forzatamente estro e genialità ai Disturbi Pervasivi dello Sviluppo? No! Le sensazioni che la mostra offre dicono tutt’altro, confermando appieno lo spirito dell’iniziativa: offrire uno spazio di ascolto, confronto e dibattito, contribuendo alla costruzione effettiva di una consapevolezza sui Disturbi dello Spettro Autistico. Una consapevolezza che coinvolga la comunità, non solo attraverso un’azione pedagogica, ma anche mettendo in piedi un ponte comunicativo con un mondo che troppo spesso viene ridotto, nella sua descrizione, alle sole difficoltà relazionali e al ritiro sociale. Osservare i disegni di Leonardo Da Vinci, vedere da vicino i prototipi, macchine geniali prima disegnate e poi “possibili”, utili e fondamentali per lo sviluppo dell’umanità, ha permesso di guardare la realtà con occhi diversi, di avvicinarsi un pò di più a un mondo che, spesso grazie alle

Cavafango (Foto Francesco Del Grande - Ripr. vietata)

immagini, comunica e crea; ha restituito il senso del termine “genio”, nella sua derivazione etimologica dal latino “genius” ovvero “forza naturale produttrice”, ed ha ricordato, sotto il profilo professionale, che le etichette diagnostiche sono un ottimo canovaccio da seguire, ma che i semi del cambiamento vanno rintracciati in un sentire comune, nel tentativo di mettere insieme universi che solo apparentemente sono irrimediabilmente paralleli e per i quali noi, sia come cittadini che come addetti ai lavori, abbiamo il dovere di iniziare a costruire mattone su mattone i sentieri entro i quali comunicare. Ricerca della Consapevolezza come chiave di volta verso l’aperura dell’arcano mistero dell’autismo e di percorsi di inclusività che devono essere posti alla base di qualsiasi forma altera di manifestazione della personalità. Di fatto il successo della Mostra curata da Francesco Del Grande ha fatto sì che le opere leonardesche continueranno ad abitare le stanze del Castello Aragonese anche durante il mese di Maggio.

Argano leggero (Foto Francesco Del Grande - Ripr. vietata)

Ala meccanica (Foto Francesco Del Grande - Ripr. vietata)


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di Domenico De Angelis

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Una scuola di recitazione anche in Calabria

inalmente, anche la Calabria avrà una scuola di recitazione “SRC” (Scuola di Recitazione della Calabria). È quella fortemente voluta dall’attore calabrese, Walter Cordopatri. Ovviamente, vestirà, nell’occasione, i panni del “Direttore Artistico”, per offrire a tutti coloro che lo vorranno, la possibilità di apprendere l’arte della recitazione. È una possibilità per tutto il meridione d’Italia. Attualmente, non esistendo una “scuola di recitazione” in Calabria, ma solo laboratori, quella di Cordopatri risulta essere l’unica. Quella nascente, si profila come una vera “scuola di recitazione”. Attenzione, non si tratta di una scuola di cinema o di teatro, ma una scuola capace di offrire gli elementi ed i presupposti per la recitazione. Il cinema o il teatro verranno successivamente e come scopo dell’arte primaria della recitazione. L’insegnamento è stato presentato al pubblico, per la prima volta, il 2 Maggio u.s. a Cittanova (RC), presso la sala convegni del “Polo Solidale per la Legalità”, struttura gestita attualmente dall’Associazione antiracket “ACIPAC”, (Associazione Commercianti, Imprenditori, Professionisti e Artigiani di Cittanova) attualmente presieduta dalla presidentessa Paola Raso. Ad introdurre i lavori è stata Francesca Loiacono, che ha moderato l’incontro. Ha voluto precisare come la comunicazione, oggi, sia alla base di molte realtà. Inoltre, come titolare di un’agenzia eventi, segue professionalmente i passi della neoconcepita scuola del Cordopatri. Presenti, come relatori, il Sindaco di

Cittanova, Francesco Cosentino. Non poteva non rimarcare come la città si profila sempre più come realtà culturale di riferimento per l’intera Piana del Tauro. Di conseguenza, porte aperte al progetto di Cordopatri, che potrà usufruire per la nascente scuola di recitazione dei locali che gestisce il Comune. Successivamente, la Dott.ssa Eva Nicolò, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Cittanova-San Giorgio Morgeto, ha voluto sostenere l’iniziativa ed aprirla al mondo della scuola, sicura che la recitazione possa offrire un futuro a tutti i ragazzi interessati. È estremamente convinta che, attraverso di essa, la lingua italiana sarà approfondita e studiata con metodi e strumenti pratici che sicuramente aumenteranno le capacità relazionali di ogni persona. A seguire ha preso la parola anche Emiliano Chillico, socio fondatore dell’Associazione “Prosopon” (la presidentessa è Sara Cannavò). Ha evidenziato come la sinergia tra le persone è alla base di ogni progetto di successo. Ha poi proseguito sottolineando che la collaborazione con Cordopatri ha già permesso la progettazione di diverse realtà nel territorio. Concludendo, un emozionato ed entusiasta Walter Cordopatri, ha preso la parola. Ha parlato di un sogno in via di realizzazione, di un progetto strutturato su validi presupposti, di una rivoluzione culturale in atto che ha solo bisogno di persone disponibili ad accoglierla. La sua esperienza formativa, a Roma, ha forgiato un ragazzo già pieno di energia. Finalmente – afferma Cordopatri – chi ha voglia e volontà di studiare recitazione lo può fare anche in Calabria, sen-

za spostarsi da questa bellissima regione. Le strutture sono a disposizione, gli insegnanti idem. Manca poco alle selezioni ufficiali (previste nei mesi di Luglio/Agosto) e si partirà con questa straordinaria avventura culturale che si propone di offrire una formazione completa, capace di strutturare un attore “Professionista” (introducendolo, quindi, nel mondo del lavoro). La scuola sarà un cantiere aperto. Si prevede, infatti, la ricerca di nuove drammaturgie e forme di spettacolo ma anche di strutturare un laboratorio per lo sviluppo della persona e della comunicazione. La SRC è per tutti coloro che vogliono arricchire il proprio bagaglio culturale, utile ad affrontare ogni esperienza futura. La Scuola, infatti, nasce per far conoscere ed approfondire il mestiere dell’attore in tutte le sue declinazioni espressive. La finalità è porre le basi per un’adeguata padronanza dei mezzi espressivi del proprio corpo e della propria voce, insieme a quella di rinforzare la consapevolezza della propria presenza scenica (a teatro) e della personalità (nella vita di tutti i giorni). Come già evidenziato, le condizioni di base ed i presupposti ci sono tutti. La scuola, offrendo vari servizi, è capace di strutturare e forgiare la persona affinché le relazioni sociali possano meglio svilupparsi. L’espressività, l’atteggiamento, la voce, la postura ecc., ne risulteranno sicuramente migliorate. Insomma, il linguaggio verbale e para-verbale (quello del corpo) sarà arricchito ed impreziosito. Chiunque volesse ulteriori informazioni, approfondimenti e chiarimenti, può scrivere a: scuolarecitazionecalabria@gmail.com


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IV PARTE

I sette vizi Capitali

”L'ira”

L’

di Domenico Caruso

nella letteratura e nel folklore

ira è un’esplosione improvvisa dell’anima che fa perdere alla persona il controllo di sé stessa. Non è necessariamente la conseguenza di un’oppressione, ma può nascere anche da uno stato depressivo. Una prerogativa degli dei, come ci tramanda Omero nell’Iliade, è l’ira che si manifesta con tutta la sua archètipa violenza. Il suo suggestivo racconto inizia con la solenne invocazione a Callìope: Cantami l’ira del Pelìde Achille, l’ira fatale, o Dea, che lunghi lutti agli Achivi recò, molte fiorenti vite di eroi precipitò nell’Ade. (Iliade, vers. di G. Vitali - Ed. Paravia). Oltre all’ira funesta vi è la giusta ira, come quella di Dio che rileviamo nella Bibbia e che ha lo scopo di sconfiggere il male. Anche il Parini ne Il giorno afferma che: Quasi foco di paglia è il foco d’ira in nobil cor… (Il mattino, 557-8). Per i nostri avi, come si legge nei nostri Proverbi di S. Martino (Reggio Cal.): Cori amaru feli jetta, oppure:‘U cori lardijàtu jetta feli. (Il cuore amareggiato getta fiele). Quando si è presi dalla collera, si è come quel serpente pericoloso che: ‘Ndavi ‘u denti ‘mbelenàtu (ha il dente avvelenato), e: Se mùzzica ‘mbelèna (se morde avvelena). Nel V Cerchio dantesco, affioranti dalla palude, vi sono le anime nude e accigliate degl’iracondi, che si percuotono e si sbranano: E io, che di mirare stava inteso, vidi genti fangose in quel pantano, ignude tutte, con sembiante offeso. Queste si percotean non pur con mano, ma con la testa e col petto e coi piedi, troncandosi co’ denti a brano a brano. Lo buon maestro disse: «Figlio, or vedi

l’anime di color cui vinse l’ira…». (Inf. VII, 109-116) Anche in vita quei dannati avevano la schiuma alla bocca: Jettàvanu schjuma di naschj. (Spumeggiavano dalle narici). Per gli antichi il travaso di bile cessava con la scomparsa di chi ne costituiva la causa: Mortu ‘u cani, morta ‘a rràggia. (Morto il cane, finita la rabbia). E’ pur vero che: Ogni artu focu cìnnari diventa. (Ogni gran fuoco diviene cenere). Seneca afferma che “Il miglior rimedio dell’ira è l’indugio”. E la Bibbia insegna: Il paziente è più di un eroe, e chi domina se stesso vale più di chi conquista città. (Prov., 16, 32). L’ira, infatti, si placa rimandandola: ‘A rràggia da’ sira stìpala p’’a matina. (Rinvia al giorno dopo l’ira della sera). La collera è pericolosa e può farci ammalare: Se ti ‘mbuzzùni ‘u pèju è ‘u toi. (Se ti accori il peggio è tuo). E’ preferibile venire tradito, piuttosto che farsi vincere dalla collera: Mègghju cornutu ca currìvu. A qualcuno che comincia a perdere le staffe, si dice: ‘Nci voli ‘a pacènzia di’ santi, oppure: ‘Nci voli ‘a pacènzia di’ mònaci. (Ci vuole la pazienza dei santi o dei monaci; tenendo presente che col termine pazienza si definiscono anche la veste dei carmelitani, lo scapolare e il cordone dei frati). Ne “Il Trovatore” di G. Verdi, il Conte di Luna intende battersi con Manrico per Leonora: Di geloso amor sprezzato arde in me tremendo foco!... . Ed il rivale di rimando: Del superbo vana è l’ira ei cadrà da me trafitto…. Concludiamo con un nostro quadretto del passato, una zuffa fra donne alla fontana per il rifornimento idrico:

A’ funtana (D. Caruso) Davanti a la funtana si senti ‘nu ribbedu,(1) ‘a genti si sciarrìa(2) perdendu ‘u ceravedu. Cummari, vegnu prima e non fati cagnara, pecchì è da stamatina chi ‘nd’haju la cortara!(2) ‘Na sula goccia d’acqua mi pìgghiu ‘ndo bagghiolu,(4) ca mi staci ‘rraggiandu(5) ‘nda naca (6) lu figghiolu. Mancu pe’ medicina vi dassu mu mentit,(7) se pe’ ‘na mala gòccia ‘ndaviti mu moriti! Quand’è ‘ccussì vi mmostru chidu chi sugnu jeu e quantu vali n’ùnghia di ‘nu jìditu meu!(8) Finiti ‘sti paroli arrivanu a li mani, si tìranu ‘i capidi, si mmòstranu vedani.(9) Bagghiola cu’ cortari, bùmbuli(10) cu’ cannati(11) si mìnanu ‘nda testa comu tanti dannati. ‘A genti di luntanu e di lu vicinatu senza pagari assisti a ‘nu veru triatu.(12) Schiamazzo - (2) si azzuffa grande brocca - (4) secchio (5) piangendo con stizza - (6) culla (7) vi lascio riempire - (8) di un mio dito (9) villane - (10) orcioli (11) boccali - (12) teatro. (1) (3)

AICol

ENTel

ALS

FEDER.Agri

CAA

Federazione Pensionati M.C.L.

CAF

PATRONATO SIAS

CEFA Ong

SNAP

Centro Europeo di Formazione Agraria

Sindacato Nazionale Autonomo Pensionati

EFAL

Gioia Tauro Via Monacelli, 8 Taurianova Via Benedetto Croce, 2

Associazione Intersettoriale Cooperative Lavoratori

Associazione Lavoratori Stranieri

Centro Assistenza Agricola

Centro Assistenza Fiscale

Ente Formazione Addestramento Lavoratori

Ente Nazionale Tempo Libero

Federazione Nazionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura

Servizio Italiano Assistenza Sociale


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Maria nei sacri marmi cinquecenteschi della Piana Santa Maria di Gesù in San Procopio a cura di Diego Demaio

9

S

ulla sinistra della navata, nell’angolo attiguo all’altare maggiore, della chiesa del Rosario in San Procopio è posta la pregevole scultura di Santa Maria di Gesù, risalente agli anni 1532-1533. La statua in marmo di Carrara, alta cm 174 incluso lo scannello di 24 cm, è opera documentata del maestro toscano Giovambattista Mazzolo. La scultura è infatti frutto dell’accordo stipulato a Messina, il 23 gennaio 1532, tra l’artista carrarese e quattro devoti abitanti di San Procopio: Bernardo Costa, Jacobo Auliva, Mariano Donato e Antonio de Alimi. La sacra effigie, con la Vergine che tiene nella mano destra (purtroppo mutila di alcune dita) il ricorrente pomo, simbolo del peccato originale, fu inizialmente collocata sull’altare maggiore della chiesa di Santa Maria di Gesù, sede di confraternita laicale, dove venne pure annotata dal vescovo di Mileto, mons. Marco Antonio Del Tufo, nella sua visita pastorale del 1586. L’interessante scultura è vagamente somigliante alla Madonna della Visitazione (attribuita allo stesso artista) di Delianuova, in particolare nella fattura dello scannello, raffigurante al centro la Visitazione di Maria ad Elisabetta, affiancata dai riquadri dell’Arcangelo Gabriele e dell’Annunciata. La significativa iconografia della bella statua del paesino pedemontano, non si discosta molto neanche da quella della Madonna del Pilerio di Tresilico e della Madonna del Gesù di Jatrinoli (l’una attribuita allo stesso Mazzolo e l’altra ad un suo ignoto seguace), in quanto le tre soavi Madri si apprestano ad allattare, di quel latte che è vera Fonte di Vita, il loro sorridente Gesù Bambino. Santa Maria di Gesù (Foto Dr. Diego Demaio - Riproduzione vietata)


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