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ANNO V I N. 7/ 2018 PERIODICO DI INFORMAZIONE CO.S.P. COORDINAMENTO SINDACALE PENITENZIARIO AD USO INTERNO

SOMMARIO Pag. 1 EDITORIALE a cura di Domenico Mastrulli Pag. 2 LA RUBRICA DEL GRILLO PARLANTE Pag. 3 LA SALUTE VIEN MANGIANDO A cura della dr.ssa Francesca Accetta e Giovanni Bellomo Pag. 4 ELEZIONI R.S.U. - COSP Pag. 5 L’ECATOMBE SILENZIOSA A CURA DELLA O.S. CONSAP DI BARI POLIZIA DI STATO Pag. 6 PRAP CATANZARO CONSIGLIO DI DISCIPLINA Pag. 7 - 8 - 9 DAL TERRITORIO LETTERA APERTA AL PROVVEDITORE DELLA TOSCANA E UMBRIA Pag. 10 IL LIBRO DEL MESE I GIORNI IN CUI ERAVAMO FELICI FRANCESCA CORRARO

Pag. 11 - 12 MASCHERE E VOLTI A cura della Dott.ssa Gabriella Pascazio Psicoterapeuta della Gestalt


GOVERNO CHE VA, GOVERNO CHE VIENE … Editoriale a cura di Domenico Mastrulli

“GOVERNO CHE VA, GOVERNO CHE VIENE, QUANDO PIOVE , SEMPRE GOVERNO LADRO . CAMBIANO I POLITICI E I POLITICHESI, TUTTO RESTA A DISCAPITO DEL MONDO DEL LAVORO E DEI LAVORATORI PER CONTINUARE A PIOVERE SEMPRE SUL BAGNATO, E POTER DIRE: GOVERNO LADRO ” A urne chiuse, votazioni del 4 Marzo scorso hanno massacrato la Politica dell’insicurezza e dell’inciucio parlamentare, hanno dato una sferzata all’Italiana a chi credeva di spadroneggiare sugli Italiani nonostante le tante tasse, le tante attese e i debiti per singolo cittadino Italiano e qui, lo ripeto, Italiano! Molti dei Ministri del Governo uscente, in prima battuta, non sono stati votati e quindi eletti dai cittadini, ma come sempre accade in Italia, il ciambotto (zuppa di pesce) all’italiana ha dato il suo succo, ripescati come pesci nell’oceano del dissenso popolare, ritornano in parlamento a sedere sulle più alte poltrone della politica, occupando forse, ancora per cinque anni, ma noi crediamo anche meno, un posto a sedere e uno stipendio fisso mensile di oltre 10.000,00 euro assicurati , chi più e chi meno, con una pensione sicura dopo la prima legislatura con tanti benefit che il popolo non ha! Resta un’Italia sempre più frivola sulla Sicurezza, restano diverse categorie smembrate dalla legge Madia come gli ex CRI e la Forestale, restano molte categorie di lavoratori con stipendi da fame il cui aumento sottoscritto e promesso ma non ancora ricevuto di poche decine di euro rispetto a quello di nove anni fa, farà solo reddito e farà impazzire il toto Reddito annuale con aumenti vertiginosi di Tasse e sopratasse. Ritornando alla strategia sull’In-Sicurezza di questi ultimi cinque anni sinistroide della Boldrini, Alfano, Orlando, Politi, Fedeli e Minniti, lasciano un’eredità straziata una politica di sfacelo generale, carceri aperte a detenuti sempre più violenti, vigilanza dinamica, aggressioni, rivolte e tentativi di sommosse, violenze sui tutori dell’Ordine nelle Piazze e nelle Carceri, insomma un quinquennio politico di Sinistra

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Nella foto Domenico Mastrulli da lasciarsi alle spalle. Io, personalmente, un’idea di questi cinque anni me la sono fatta, certamente non buona, mi sono anche fatto un’idea sui Sindacati rappresentativi e sui Sindacalisti che hanno vergato CCNL da fame, un RIORDINICCHIO da paura e proprio su di loro, la mia idea è molto forte, spero anche la vostra. E dei Dirigenti Generali ne vogliamo proprio parlare???? Resta l’incognita di chi sarà il premier e con quale potere negoziale e di Camera potrà affrontare la battaglia del rinnovamento mentre milioni di Italiani affrontano sempre di più la fame, il disagio le criticità di una violenta situazione economica che non lascia scampo alcuno alle famiglie di un ceto medio e ceto minore, a povertà fa paura, la povertà ci riporta al dopo guerra il silenzio del popolo al disastro. Piove sempre, piove sempre sul bagnato e quando piove non ci resta che ricordare: “QUANDO PIOVE, GOVERNO LADRO!


La rubrica del grillo parlante

“… 2 giocatori, un tavolo rettangolare, racchette di legno, palline. Ed ancora, battuta, rovescio e dritto”. A chi non viene in mente il famoso ping pong che noi tutti almeno una volta nella nostra vita non abbiamo provato a giocare all’oratorio? Ad altri, forse più esperti, verrà da pensare all’”Air Hockey”, un gioco simile. No, oggi parliamo dello “Showdown”. Lo scopo del gioco è lanciare la pallina nella porta dell’avversario facendola passare prima sotto lo schermo centrale che divide il tavolo in due parti. La straordinarietà sta nel fatto che i giocatori sono gli ipovedenti ed i ciechi tesserati alla FISPIC (federazione italiana sport paralimpici per ipovedenti e ciechi) e molti di loro gareggiano nelle diverse categorie agonistiche. Donata Vecere, classe ’83, di origine peschiciana, è una di queste e proprio l’11 marzo 2018 ha vinto il campionato nazionale di serie B accedendo così alla massima categoria, promozione che tra qualche mese le consentirà di disputare anche il campionato di Coppa Italia. Un traguardo importante e gratificante se si pensa che la campionessa Vecere ha iniziato a giocare a showdown 4 anni fa a scopo ricreativo e da tre anni a titolo agonistico per la società foggiana “USSC Capitanata” che tra l’altro vanta il primato di non disporre di alcun preparatore atletico o coach come si vuole chiamarlo. All’interno della squadra Vecere è responsabile del gruppo sportivo. A Foggia la giovane Vecere non coltiva soltanto l’interesse per lo sport. E’ un’operatrice amministrativa dell’ufficio locale di esecuzione penale esterna del Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità ed è inoltre candidata RSU per la sigla sindacale Co.S.P.

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LA SALUTE VIEN MANGIANDO A CURA DELLA DR.SSA MAG.LE ACCETTA FRANCESCA E GIOVANNI BELLOMO SEGRETARIO CO.S.P. PIEMONTE, LIGURIA E VALLE D’AOSTA

Una sana ed equilibrata alimentazione consente al prestatore di lavoro di affrontare il turno di servizio con la giusta carica ed un adeguato apporto calorico in termini di qualità e quantità. La Polizia Penitenziaria usufruisce di un servizio mensa e laddove la struttura dell’Istituto Penitenziario non sia predisposta ad accogliere un locale ad hoc conforme ai criteri legislativi volti a garantire la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro, è prevista l’assegnazione individuale, in base alla fascia oraria, di buoni pasto del valore di € 7,00. La materia è stata esplicata nelle lettere circolari n. 144536/4.5 del 05.11.1997 e n. 3495/5945 del 09.03.1999. Nella foto ACCETTA FRANCESCA La M.O.S. per le Forze di polizia è disciplinata dalla legge 18 maggio 1989, n. 203, in base alla quale il Ministro della giustizia può emanare decreti per l’avvio di mense obbligatorie di servizio per il personale di Polizia penitenziaria che si trova nelle condizioni di cui alle lettere a), b), c) e d) dell’art. 1, comma 1, ovviamente in base al bilancio disponibile. La ratio di quanto sopra descritto, scaturisce dall’esigenza di garantire la continuità del servizio, infatti, per carenza di personale sovente risulta difficile perfino garantire il cambio per l’intervallo di sostentamento.

Il REGOLAMENTO (CE) N. 178/2002 rappresenta il baluardo per i criteri generali della legislazione in ambito nutrizionista insieme con il REGOLAMENTO (CE) N. 852/2004 del PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 29 aprile 2004 sull'igiene dei prodotti alimentari. Nel dettaglio, Giovanni BELLOMO, in qualità di segretario COSP Regione PIEMONTE evidenzia che la preparazione, la scelta dei prodotti ed il quantitativo nelle mense di servizio, non risultano proporzionati alle necessità di un intero turno, infatti il personale, in special modo, durante le fasce orarie serali, deve puntualmente avvalersi dell’ausilio di cibo da asporto.

Nella foto Giovanni Bellomo

Eclatante il caso dell’Istituto Penitenziario della Valle d’Aosta, in cui, molto probabilmente, gli addetti alla mensa, hanno utilizzato l’acqua contaminata e su sollecitazione della Segreteria COSP si è dato adito ai controlli del caso, evincendo l’avvelenamento delle acque.

In qualità di Coordinatrice del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, con delega alle Pari Opportunità, per questa O.S., propongo pertanto l’aumento del buono pasto, alzando l’importo a € 10,77 per le Forze di Polizia e le Forze Armate, in più si chiede l’applicazione, nel prossimo tavolo contrattuale, degli artt. 2 e 3 della Costituzione per consentire ad ogni O.S. di poter partecipare ai tavoli sindacali, nel caso in cui vi sia una percentuale di iscritti nell’Istituto di riferimento pari al 5%, in modo tale da garantire un risultato concreto delle iniziative presentate, la libertà decisionale del dipendente e contestualmente la rimozione degli ostacoli allo sviluppo di ogni sigla sindacale.

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L’ECATOMBE SILENZIOSA A cura della segreteria Consap di Bari Polizia di Stato L’ecatombe silenziosa. Traendo spunto dall’opera letteraria del criminologo barese Giuseppe Galante, così è stato definito il dilagante fenomeno dei suicidi tra gli appartenenti alle forze dell’ordine. Un fenomeno in forte ascesa, di cui nessuno parla o meglio tenta di non parlarne, che inizia a pesare come un macigno sulla coscienza di qualcuno. “Il Male Oscuro” questo è il titolo del Convegno svoltosi ieri mattina presso la Sala Convegni dell’Università degli Studi di Bari, evento voluto e organizzato dal Sindacato di Polizia CONSAP di Bari che ha visto Nella foto Domenico Mastrulli e Uccio Persia a sinistra

intervenire relatori d’eccezione quali il Prof. Francesco Introna, Medico Legale, la D.ssa Tiziana Nistrio, Psicologa e Psicoterapeuta, il Dr. Vito Ferrara e Giuseppe Galante e i capi delle rappresentanze sindacali Uccio Persia e Domenico Mastrulli, rispettivamente CONSAP per la Polizia di Stato e CO.S.P. per la Polizia Penitenziaria. A moderare l’ evento il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Dr. Giampaolo Balsamo. Una sala piena di appartenenti alle forze di Polizia con una prima fila, fila riservata alle autorità, completamente vuota. “Assenti!” dichiarano i rappresentanti sindacali Mastrulli e Persia. Sintomatica la scelta della classe dirigenziale di non intervenire all’incontro. Eppure si parla dei loro uomini, del malessere e del disagio in cui molti poliziotti si trovano ad intervenire. Il criminologo Galante durante il suo intervento ha parlato di una sorta di figlicidio, dove lo Stato ha abbandonato i suoi uomini, i suoi figli, lasciandoli combattere una guerra, senza mezzi, senza risorse, senza coperture normative. Ed è proprio lo svilimento di una professione di alto valore morale ad aver demotivato i poliziotti. Uno Stato che riconosce garanzie sproporzionate a chi commette reati e non tutela le vittime o i difensori della legge è uno dei motivi di sbandamento. Uccio Persia continua:” Abbiamo sempre meno uomini, con un’età media che si pone alla soglia dei 50 anni, con un aumento della richiesta di sicurezza, i nostri colleghi, per garantire standard di efficienza sono costretti a sforzi immani, il tutto con mezzi inadeguati e nessuna copertura a livello politico” . L’impatto emotivo, lo stress da prestazione, incidono fortemente sull’operatore che si sente impotente di fronte agli eventi che lo assalgono. Se a questo si aggiunge il totale interesse della classe dirigenziale a occuparsi e/o preoccuparsi dei suoi uomini abbiamo fatto bingo!. Quelle sedie vuote in prima fila oggi hanno dato un segnale chiaro a chi opera in trincea. Siamo soli conclude Persia. Ma non si molla, I sindacati di Polizia CONSAP e CO.S.P. hanno voluto di comune accordo lanciare un progetto pilota che prevede per tutti i poliziotti, carabinieri, polizia penitenziaria la possibilità di rivolgersi, in maniera anonima ad un centro di ascolto esterno, di cui la D.ssa Tiziana Nistrio diventa punto di riferimento, volto a prevenire, contrastare i fenomeni dei suicidi, mobbing e stalking negli ambienti di lavoro. Dove lo Stato è assente ancora una volta il CO.S.P. e la CONSAP sono presenti. Grazie Uccio Persia, grazie Mimmo Mastrulli, in nome di tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine.

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IL CO.S.P. CHIEDE LO SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO DI DISCIPLINA DI CATANZARO PREANNUNCIANDO RICORSI AL TAR E AZIONI PENALI

Ancora oggi non vi è alcun riscontro in merito alla incompatibilità tra funzioni sindacali e incarichi in seno al Consiglio Regionale di Disciplina di Catanzaro. La questione è stata sollevata nonostante il Co.s.p. abbia chiesto agli organi competenti l’avvio di attività ispettive ministeriali presso il Provveditorato regionale di Catanzaro e presso le direzioni di Arghillà, Panzera e Palmi. Ciò alla luce delle contestate azioni disciplinari poste in essere Delegazione CO.S.P. regione Calabria

nei confronti di personale appartenente ai ruoli della polizia penitenziaria femminile di Arghillà e della polizia

penitenziaria maschile delle sedi di Palmi e Panzera firmate dall’attuale dirigente penitenziario di cui il sindacato ne chiede l’immediato avvicendamento in ordine alla condotta persecutoria perpetrata nei confronti dei dirigenti del Co.s.p. Il sindacato ha ripetutamente segnalato le violazioni e gli abusi in materia di accesso agli atti amministrativi e disciplinari, denunciando la violazione delle norme sul diritto nella difesa soggettiva e plurima e sull’utilizzo improprio dei sistemi di videosorveglianza quale strumento considerato “probatorio” ma impropriamente utilizzato per le contestazioni disciplinari indirizzate a personale interno. Il Coordinamento sindacale penitenziario nel chiedere lo scioglimento del Consiglio Regionale di Disciplina per incompatibilità ambientale, preannuncia per tramite il proprio studio legale di Roma, il deposito di innumerevoli ricorsi al Tar, non escludendo la opportunità di intraprendere azioni penali nei confronti dei presunti responsabili dei reati di abuso d’ufficio e violenza privata esercitata sui dipendenti. Il personale ha confermato la propria disponibilità a fornire ulteriori testimonianze alla presenza di dirigenti dell’ufficio ispettivo in relazione agli episodi che chiamano in causa la direzione di Reggio Calabria e a situazioni che giustificano la richiesta di avvicendamento dell’attuale dirigenza da parte del Sindacato Co.s.p.

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DAL TERRITORIO LETTERA APERTA AL PROVVEDITORE DELLA TOSCANA E UMBRIA

Gentile Provveditore, il Sindacato Co.S.P., con nota 04-18/SR del 22/01/2018 e con nota 10-18/SR del 27/02/2018 del segretario regionale Toscana-Umbria, aveva chiesto e poi ancora sollecitato un incontro con la S.V. Dispiace dover qui sottolineare a distanza di tempo, forse anche troppo tempo di penoso silenzio e assenza di riscontro, la mancanza di considerazione per la scrivente sigla sindacale e per le tante donne/lavoratrici e uomini/lavoratori che rappresenta vista la mancata presa in carico delle note prima indicate.

Molti sono i temi che come sindacato si voleva porre alla Sua attenzione, stante soprattutto lo stallo nelle relazioni sindacali che si continua a “subire”, nostro malgrado. Mancanza di informazioni, mancanza di riscontri (nemmeno quelli sollecitati dalla S.V. a Dirigenti di Istituto!) che rendono un grave danno anche all'immagine di chi si sforza di far capire l'importanza della trasparenza, del rispetto della Costituzione, dello Statuto dei Lavoratori, di sentenze dei vari tribunali del lavoro in materia di contenziosi in materia di lavoro. La scrivente O.S. Co.S.P. riteneva e continua a ritenere opportuno e quanto mai urgente richiamare la Sua attenzione sulla “trascurata” situazione di alcuni Istituti penitenziari rientranti nella Sua competenza giuridico-amministrativa che, al pari delle altre realtà toscane, ben conosce la drammatica condizione della carenza organica. Ebbene, il Co.S.P. ha più volte sottolineato le tante problematiche che emergono presso la Circondariale di Livorno dove rimarchiamo la poca attenzione per il benessere del personale! I nove piani della caserma agenti si ergono sconsolati come una cattedrale nel deserto, dopo l'inibizione avvenuta più di un anno e mezzo fa! familiari e di carattere personale aveva come un porto posto al riparo dal maltempo!

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Non può più ospitare quel personale pendolare o che gravato di problematiche E nemmeno quel personale che per altri motivi poteva contare su un alloggio (vedi personale che effettua traduzioni a lunga percorrenza, personale proveniente dai corsi per espletamento del periodo "on the job", ecc). Inizieranno i lavori di messa a norma? Sarà prestata attenzione alle condizioni (pessime) in cui versa la Palestra agenti? E che dire della C.C. di

Pisa? Altra struttura che mostra i segni del passato e di chi ci è passato... Sarà stato sicuramente messo a conoscenza delle gravi carenze strutturali e delle gravi carenze di personale sia del comparto sicurezza che del comparto ministeri. Carenze che hanno portato il Dottor Santi Consolo nella sua visita di fine Agosto presso la struttura pisana "che avrebbe implementato il personale". Un carcere dove ad oggi non si riesce a far fronte nemmeno alle piccole spese per la messa in sicurezza di chi spesso è rimasto isolato nei reparti detentivi senza poter comunicare a causa dell'assenza di radio ricetrasmittenti... Addirittura imbarazzante risulta espletare il servizio per le poliziotte penitenziarie nel reparto femminile, dove sarebbe necessario secondo la scrivente provvedere alla chiusura dello stesso sine die, o meglio fino a quando non si provvederà alla messa a norma dello stesso, proponendo in alternativa la riapertura di reparto femminile proprio presso la C.C. Livorno!

E se Livorno e Pisa piangono altre realtà non ridono. E' il caso dell'istituto di Porto Azzurro, dove nonostante l'impegno dell'attuale Direttore e del Comandante, poco ha fatto l'Amministrazione Centrale per attenuare le carenze di sottufficiali, tanto che spesso la sorveglianza generale di un carcere così complesso viene affidata agli assistenti capo! Anche in quest'ultimo istituto molto può e deve essere fatto per garantire la sicurezza del personale nell'espletamento del proprio servizio: risulta improcrastinabile l'inserimento di due cancelli/inferriate nel Terzo Reparto all'inizio delle due sezioni di base "Prima e Sesta Sezione" in modo da creare altre due entrate alle sezioni, oltre l'ingresso principale. Tra un'inferriata e l'altra che delimitano l'ingresso delle sezioni si creerebbe così uno spazio intermedio dove troverebbero posto gli uffici per agenti e l'ispettore di reparto, all'interno di questo spazio intermedio si svolgerebbe il servizio del personale e dove, nonostante le promesse di far arrivare sull'isola nuovo vestiario e annessi, visto che dopo anni di mancato approvvigionamento, i poliziotti penitenziari sono costretti a rattoppare e a far fronte alla meno peggio in violazione a quanto previsto dalla tab. 40/33 del D.M. 10 dicembre 2014. Continua a pag 8


Alla C.R. Prato risulta carente il numero di poliziotti penitenziari e il sovraffollamento di alcune sezioni nuoce gravemente al buon andamento del servizio e delle condizioni di sicurezza del personale! Infine tra gli Istituti che meritano una Sua personale e particolare attenzione la C.R. di San Gimignano. La sede non può permettersi ancora l'assenza di un Direttore titolare (da ultimo tale lacuna colmata con l'invio in missione di un Dirigente), un dirigente che possa farsi carico delle aspettative del personale di quella che già è dichiarata sede disagiata e dove ulteriore disagio verrebbe fatto pesare al personale pendolare, negando l'accumulo dei riposi settimanali in barba alla sottoscrizione di accordi regionali e dove la stato di diritto sembra non esistere per svariate problematiche che ci riserviamo di farLe conoscere! Ci facciamo oggi portavoce del malumore, della stanchezza e dello sconforto dei poliziotti, muti servitori dello Stato, che proprio dallo Stato si sentono abbandonati.

In ragione di queste lunghe premesse, essendo nostra intenzione perorare la causa dei colleghi, chiediamo alla S.V. di voler intervenire personalmente e di sollecitare eventualmente i Superiori Uffici Dipartimentali dell’Amministrazione Penitenziaria in maniera tempestiva e radicale, sollecitando l’invio presso codesta (Macro) Regione di agenti provenienti dall'attuale Corso di formazione di agenti di polizia penitenziaria per permettere inoltre l'integrazione di tutti i NN.TT.PP. Voglia inoltre sollecitare quelle direzioni dove non risulta stipulato ancora (!) con le OO.SS. il protocollo d'intesa locale, come per esempio nella sede di Pisa, dove, il Co.S.P. ha posto in passato all'attenzione del Direttore la problematica degli orari di servizio chiedendo per il personale impiegato in compiti amministrativi, contabili e in altri servizi connessi alla sicurezza (cd. Cariche fisse ed equiparate quali i Coordinatori di UU.OO.) di poter articolare l'attuale orario di servizio previsto su 6 giorni con turno nella fascia 08.00/14.00 e, ove la tipologia lo consentiva per il personale prima menzionato la valutazione dell'articolazione dell'orario di servizio su 5 giorni lavorativi prevedendo l'opzione di recupero in due rientri settimanali di 3 ore ciascuno o il recupero giornaliero di 1 ora 12 minuti per 5 giorni settimanali. Nei posti di servizio ove è previsto più unità beneficiarie dell'orario di servizio articolato su 5 giorni lavorativi il riposo compensativo verrebbe fruito nell'arco della settimana lavorativa con criterio di rotazione tra gli interessati in modo da garantire la presenza di almeno una unità tutti i giorni della settimana lavorativa. Per il personale sopra citato si chiedeva di valutare la possibilità di eventuali richieste di flessibilità nell'orario di inizio e fine turno entro la misura di un'ora così come già accade in molti Istituti della Nazione garantendo fra l'altro efficienza, efficacia, e non ultimo un'organizzazione più funzionale dei servizi. Nonostante ciò non abbiamo notizia (leggendo i verbali di contrattazione) che l'argomento sia stato preso nella sperata considerazione. Si chiede alla S.V. di voler riscontrare la presente comunicando il numero di ore di lavoro straordinario consumato nell'anno appena trascorso, avendo anche cura di fornire i dati relativi alla piante organiche previste e amministrate per sede. Si chiede inoltre di conoscere l’ammontare dell’aliquota di personale penitenziario impiegato in compiti amministrativi in supplenza di figure del comparto ministeri. Voglia permettere alla scrivente O.S. Co.S.P. di poter svolgere la propria attività costituzionalmente garantita, attraverso le stesse comunicazioni che riserva alle altre sigle sindacali e invitando le Direzioni delle C.C. di Pisa, di Livorno e di San Gimignano a fare altrettanto. Signor Provveditore, abbiamo segnalato nel recente passato il crescente numero di procedimenti disciplinari in particolare in alcune sedi, l'aumentato disagio a cui viene costretto il personale di polizia penitenziaria all'or quando chi ha il “potere” di disporre della vita familiare e personale attraverso la predisposizione dei servizi e quindi anche dei relativi Riposi e dei Congedi, senza motivazioni plausibili forse solo per strane coincidenze (!) arreca un vero danno a chi purtroppo suo malgrado è costretto a subire... Apprendiamo a tal proposito di situazioni che rasentano l'arbitrarietà, la mancanza di trasparenza e l'imparzialità laddove così, con un colpo di spugna, si cancellano i congedi programmati di quel personale pendolare che necessariamente abbisogna di “certezze” (certezze venute meno solo da qualche mese a questa parte e mai venute meno in un ventennio... ) per poter prenotare al minor prezzo possibile i viaggi da e per la propria residenza/domicilio familiare e magari scopre all'ultimo momento che ciò non sarà possibile. Ciò provoca non solo un enorme danno economico ma un notevole stress e disagio in quel personale che potrebbe a causa di un comportamento etico e amministrativo scorretto dover rimandare la possibilità di condividere i propri momenti liberi con la propria famiglia.

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Signor Provveditore forse Signor Provveditore, forse qualcuno dimentica che l'errata attenzione se non addirittura la parzialità nel trattare le persone può tramutarsi in quelle forme di mobbing che anche se superfluo volevamo di seguito ricordare quale nozione: Per integrare il mobbing sul luogo di lavoro, l'azione molesta deve essere caratterizzata da molteplici condotte persecutorie, ripetute nel tempo, e tali da provocare un notevole danno alla salute del lavoratore. Dal punto di vista probatorio, ai fini della configurabilità della condotta mobbizzante del datore di lavoro, è necessario provare la serie di comportamenti di carattere persecutorio, l'evento lesivo, il nesso eziologico e l'elemento soggettivo, cioè l'intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi, in quanto la condotta non è configurabile per mera colpa. Dunque, per ottenere il risarcimento dei danni da mobbing, si richiede una prova particolarmente rigorosa che deve essere fornita dal lavoratore. Alcune pronunce hanno individuato sette parametri tassativi per il riconoscimento del fenomeno, rappresentati: dall'ambiente, dalla durata, dalla frequenza, dal tipo di azioni ostili, dal dislivello tra gli antagonisti, dall'andamento secondo fasi successive, dall'intento persecutorio. Quando invece la condotta mobbizzante è effettuata dai colleghi del lavoratore, tale comportamento può portare ad ottenere il risarcimento del danno da parte del datore di lavoro quando questo sia rimasto colpevolmente inerte nella rimozione del fatto lesivo o delle condizioni ambientali che rendono possibile, o le abbia addirittura determinate. Potrà essere chiamato a rispondere civilmente anche l'autore materiale delle condotte secondo le classiche regole civilistiche. Infine, l'intento persecutorio unificante i comportamenti lesivi può desumersi anche dall'uso abnorme del potere direttivo, ossia quando il datore di lavoro o il superiore va al di là dei poteri ad esso consentiti. Il fondamento della tutela contro il mobbing trae origine dal principio di buona fede cui deve ispirarsi lo svolgimento del rapporto di lavoro, dovendo il datore di lavoro astenersi dal porre in essere comportamenti e azioni che comportino condizioni lavorative caratterizzate da stress, in quanto lesivi dei diritti fondamentali del dipendente. La giurisprudenza ha riscontrato condotte mobbizzanti in caso di discredito continuo e palese del lavoratore; ostruzionismo nell'esercizio dei diritti del lavoratore; rimproveri immotivati ed aggressivi; demansionamento (però, quando sia dequalificante); e assegnazione di giorni arretrati di permesso diversi da quelli richiesti. Quando il comportamento mobbizzante non ha il carattere della ripetitività della condotta, il lavoratore ha comunque diritto a vedersi risarcito il danno patito in conseguenza della condotta lesiva e persecutoria, anche qualora non derivi da molteplici comportamenti. La fattispecie dello straining è stata recentemente legittimata dalla Corte di Cassazione, la quale ha avuto modo di confermare il risarcimento in favore del lavoratore danneggiato da attività di straining, che altro non è se non "una forma attenuata di mobbing, nella quale non si riscontra il carattere della continuità delle azioni vessatorie". Sostanzialmente, mentre nel mobbing ci sono una serie di azioni ostili, ripetute nel tempo, nello straining è sufficiente anche soltanto un'unica azione, basta che gli effetti siano continui nel tempo. In questo caso, dunque, il lavoratore vive sul luogo di lavoro una situazione stressante legata ad un'azione ingiusta. Si può configurare lo straining con la privazione immotivata degli strumenti di lavoro, con l'assegnazione di mansioni incompatibili con la situazione personale del lavoratore, con il trasferimento ingiustificato in una sede disagiata, e con la svalutazione dell'operato del lavoratore. Per concludere, non è importante la qualificazione dell'azione intentata dal lavoratore ai fini del risarcimento, in quanto il Giudice non sbaglia se qualifica la fattispecie come straining e non come il richiesto mobbing. Ciò che conta è che sia accertato il compimento di una condotta contraria alla buona fede, senza che rilevi la iniziale domanda giudiziale per l'accertamento ed il risarcimento da mobbing.

Quanto appena accennato per ribadire la nostra vicinanza e il nostro impegno a tutela dei nostri iscritti in tutte le sedi che si dovessero rendere necessarie per accertare eventuali “soprusi” lesivi dei diritti di chi tutti i giorni affronta con sacrificio e abnegazione un difficile lavoro.

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Il libro del mese

Titolo: I GIORNI IN CUI ERAVAMO FELICI Autore: Francesca Corraro Editore: Edizioni Ad Maiora Anno: Dicembre 2017 Libro in brossura: 189 pagine

Mi piace definirlo “romanzo sociale dei giorni nostri” e nasce dall’idea di abbracciare tematiche sensibili presenti sullo scenario giuridico odierno viste attraverso gli occhi di Claudia, avvenente avvocato del foro di Roma, con le proprie vulnerabilità nascoste sotto la toga. Poliamore è un neologismo che sta ad indicare la possibilità di vivere molteplici relazioni amorose. All’interno della relazione poliamorosa è ammessa la possibilità che una persona intrattenga più relazioni intime, di tipo sentimentale o/ e sessuale contemporaneamente nel pieno consenso di tutti i partner coinvolti. Il poliamore non include le relazioni clandestine, come quelle adulterine. La protagonista, prossima al matrimonio con Marco, fidanzato storico dai tempi del liceo, una sera incontrò Raul, un uomo elegante sulla cinquantina, in un louge bar di via Veneto e fu subito passione. Quella notte Claudia scopriva il poliamore biunovoco: «non è tradimento, li amo entrambi». Con tale affermazione, come se fosse un’obiezione in tribunale, avviene la completa negazione alla sua persona del tradimento. Rivede, a suo modo, il concetto di poliamore inteso come amore per due persone contemporaneamente, non accettando l’idea di essere un’adultera, né con Marco né con Raul. Destreggiandosi tra due uomini che non dovevano sapere, tra una bugia e l’altra che definiva “omissione di verità”, Claudia difendeva due delle sue assistite: Clara, vittima di stalking da parte dell’ex fidanzato Luigi che non aveva accettato di essere stato lasciato e Mara, vittima di mobbing da parte del suo responsabile, Cosimo, il quale la danneggiava sul lavoro per moventi personali. Sia Luigi che Cosimo si dicevano innamorati delle donne a cui cagionavano del male. Può definirsi amore puro qualcosa che reca così tanto dolore? Nel frattempo qualcosa nella vita di Claudia cominciava a non andare per il verso giusto. Ad un tratto Raul spariva di scena e Marco era sempre più assente a causa dei suoi numerosi spostamenti di lavoro a Milano. «E se fossero venuti a conoscenza del poliamore?» - si tormentava Claudia, mentre iniziava a realizzare di non essere stata corretta. L’amore era uscito di colpo di scena passando per la porta sul retro, rientrando da quella d’ingresso con un pacco doppio. Improvvisamente la gioia bussava alla sua porta. E di ciò che ormai fa parte del passato, per Claudia, cosa ne rimane?: “I giorni in cui eravamo felici”. Comprendendo che ogni fine può decretare un nuovo inizio, senza rimpianti per i giorni passati. Francesca Corraro L'autrice

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MASCHERE E VOLTI A cura della Dott.ssa Gabriella Pascazio Psicoterapeuta della Gestalt

“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita, incontrerai tante maschere e pochi volti.”

Con questa celeberrima frase, Luigi Pirandello, autorevole scrittore dei primi del Novecento, affrontava uno dei temi che nella nostra epoca è più attuale che mai. In una società in cui le relazioni interpersonali sono sempre più rare, sostituite da chat senz’anima e da onnipresenti social, si perde progressivamente la capacità di essere “socievoli”, quindi si tende ad avere sempre meno sviluppata, una delle caratteristiche prime per cui l’uomo si distinguerebbe, secondo un’evoluzione antropologica, dal resto degli essere viventi e abitanti il pianeta Terra: la socialità. L’uomo viene definito “animale sociale”, nome ad egli dedicato in quanto possessore anche di un linguaggio verbale che gli altri animali non hanno. I primati umani, dunque, parrebbero essere “animali superiori”, proprio in virtù della capacità di poter comunicare attraverso non versi, grugniti o particolari suoni, ma tramite una forma di linguaggio composta da “suoni e parole”. Ne è passato di tempo dal nostro antenato cavernicolo, che andava a caccia e viveva nelle grotte, ricoperto di folta peluria e vestito di pelli animali confezionate da sé stesso. Eppure, nell’ultimo decennio si registra un’inversione di tendenza: si parla sempre meno. La causa scatenante del poco dialogo che intercorre ormai anche e, soprattutto, all’interno delle famiglie sembra essere dovuto a quello che lo scrittore Umberto Galimberti chiama “L’ospite inquietante”, cioè la solitudine. Tale termine non viene considerato nell’accezione di “essere soli” in un luogo, ma viene inteso come “sentirsi soli dentro”. Sui social più utilizzati o sulle famigerate “App” degli smartphone, girano video ed immagini all’apparenza ironiche, come quella che ritrae un gruppo di donne negli anni Cinquanta, sedute su una scala a fare conversazione, immagine accompagnata dalla dicitura “Ecco il WhatsApp delle nostre nonne”. In realtà, la situazione è più seria e pericolosa di quel che sembra e negli ambiti terapeutici iniziano a vedersi le conseguenze catastrofiche. Manca non solo il dialogo, a tutti i livelli, ma la capacità di stare con gli altri, di relazionarsi, di scambiare opinioni, e meno che mai, di sentire il piacere di stare in compagnia, senza pretendere altro, solo “stare insieme”.

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Le interazioni che mancano generano nuove paure, soprattutto ma non solo, nella popolazione adolescenziale, gravemente compromessa nell’aspetto relazionale. Le autodenunce di questi ultimi di essere incapaci di stabilire contatti umani, di riconoscere le persone di cui potersi fidare stanno man mano lasciando ampio spazio alla paura di essere traditi o delusi dalla persona in cui si è riposta la propria fiducia. Va da sé, che meno esperienza si fa’ in ambito di rapporti interpersonali e meno si è allenati a contenere forti emozioni che derivano dalla malsana mediazione degli aggeggi infernali, attraverso i quali si crede di comunicare. Comincia anche da questo aspetto la corsa ad indossare “maschere”, che a volte sono di pura falsità, ma a volte paiono quasi necessarie per difendersi dalla paura di cascare in un rapporto che porti poi a sentirsi ancora più soli, nel momento in cui dovesse concludersi. Motivo questo, che mette in circolazione tante maschere diverse e disparate: la maschera che presenta la persona disponibile, la maschera che indossa la persona omertosa, la maschera di coloro che sanno in maniera consapevole che stanno tradendo la fiducia della persona che hanno di fronte, la maschera della vittima, e chi più ne ha più ne metta. L’elenco è lungo e, credo, che ognuno di voi possa aggiungere quotidianamente elementi nuovi. Questo accade in ambienti lavorativi, in luoghi di veloce transito quali i supermercati, gli uffici postali, ecc... il dramma è quando le maschere vengono indossate all’interno delle relazioni familiari e/o amicali. Tanti pazienti esordiscono dicendo: “Non si può essere sé stessi, perché c’è una cattiveria in giro che travisa tutto.

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Allora io non dico più nulla a nessuno, meno che mai la verità”. Tristezza infinita, se si considera che tale atteggiamento viene ormai adottato da tanti individui. E che fine fanno le relazioni? Quelle che le nostre nonne avevano ed erano il sale della loro esistenza? Succede che il nostro momento storico vede tante maschere aggirarsi in ogni dove, tante maschere che sorridono e si commuovono e poi... tornano a casa e dimenticano tutto ciò che hanno fatto e visto, perché non è importante e non ha toccato loro il cuore. Ma chi c’è dietro ciascuna di quelle maschere? Ognuno di noi. Con la stessa paura di mostrare il proprio volto e con lo stesso umano ed incredibile bisogno di poterlo fare, senza problemi e senza paure. Cosa si potrebbe cominciare a fare per superare la paura e scongelare le nuove generazioni che poco sanno delle relazioni umane vere? Imparare ad aver voglia di rivedere i “volti”, attraverso gli occhi di chi ci sta di fronte. Provare a pensare che siamo tutti nella stessa barca e tutti con lo stesso paradossale bisogno: tornare ad essere animali sociali. Tornare a ridere, parlare, scherzare, stare insieme, guardarsi e... perché no... anche litigare e discutere. Dietro ogni persona ci sono sacrifici che la gente non sa e non può vedere, ma se solo si superasse la paura di aprirsi ai milioni di cuori che aspettano solo che qualcun altro abbia il coraggio di farlo, tante maschere cadrebbero, e tanti bei volti tornerebbero a guardare liberamente il sole. Nella nostra società manca il coraggio di essere sé stessi e di dire la verità, anche se poco piacevole. L’autenticità, questo è il segreto per riprendersi il proprio posto nel mondo e sentirsi meno soli. Nella semplicità della vita di ognuno, rispettando i diversi modi che ognuno di noi ha per poter stare in piedi nelle ore inesorabili e travolgenti della vita. Friedrich Nietzsche riassume nella bellissima frase che segue, i concetti sopra esposti: “Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andare d’accordo con tutti. Le cose grandi ai grandi, gli abissi ai profondi, le finezze ai sottili e le rarità ai rari.” In altre parole... giù le maschere e spazio ai volti. Tutti diversi e tutti sorprendentemente simili. Ma almeno veri.


La redazione Cosp – Coordinamento Sindacale Penitenziario unitamente alla Segreteria Generale Nazionale augurano a tutti gli operatori del Comparto Sicurezza e Comparto Ministeri unitamente alle proprie famiglie, una Santa Pasqua 2018!

VULCANICA INFORMAZIONE  

PERIODICO DI INFORMAZIONE CO.S.P. COORDINAMENTO SINDACALE PENITENZIARIO AD USO INTERNO marzo 2018

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